<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Introduzione</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-7232-1987" type="ORCID">
            <forename>Giorgia</forename>
            <surname>Bulli</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
          <persName n="2" ref="https://orcid.org/0000-0002-6175-9921" type="ORCID">
            <forename>Alberto</forename>
            <surname>Tonini</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Migrazioni in Italia: oltre la sfida</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-6453-965-2</idno>) by </resp>
          <name>Alberto Tonini, Giorgia Bulli</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-6453-965-2.01</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>Migration is a highly debated issue in political but also academic terms. Research on the national and international level is more and more sophisticated and detailed in the selection of the case studies. In this scenario, the authors of this volume aim to present to the academic attention and to the community of university students a multi-disciplinary approach to the analysis of migration in Italy, whose main purpose is to go beyond the over-adopted concept of migration as social, political and cultural “challenge”</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>migration</item>
            <item>Italy</item>
            <item>challenge</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-6453-965-2.01<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-6453-965-2.01" /></p>
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Introduzione</p><p rend="h1_author">Giorgia Bulli, Alberto Tonini</p><p rend="text">Il fenomeno delle migrazioni è sempre più al centro dell’attenzione accademica. Da almeno tre decenni, le analisi dei processi migratori si susseguono, producendo una grande quantità di ricerca sempre più dettagliata in termini di oggetti di studio, e sofisticata dal punto di vista metodologico. In questo sconfinato panorama, in cui spesso i principali fruitori degli studi sono gli stessi membri della comunità scientifica, le autrici e gli autori del presente volume sono stati motivati alla produzione di un ulteriore contributo sul tema delle migrazioni contemporanee dalla volontà di presentare – principalmente alla comunità delle studentesse e degli studenti – una riflessione multidisciplinare che prenda in considerazione il possibile superamento del paradigma delle migrazioni come ‘sfida’.</p><p rend="text">Il titolo del libro <hi rend="italic">Migrazioni in Italia: oltre la sfida</hi> è un esplicito riconoscimento del fatto che da anni – anche in Italia, dove il passaggio da paese di emigrazione a paese di immigrazione si è compiuto più recentemente che in altri paesi europei – la presenza di migranti rappresenta un fatto sociale compiuto. Come tale, esso sembra gradualmente assumere caratteri di sfida comparabili a quelli di altri fenomeni sociali osservabili, monitorabili, influenzati e a loro volta capaci di influire su processi di <hi rend="italic">governance</hi> complessi e multilivello (Zincone e Caponio 2006). </p><p rend="text">Ad influire sull’adozione di questa prospettiva sono stati quattro motivi principali, che hanno ispirato la struttura del volume<hi rend="italic">. In primo luogo</hi>, a suggerire di tentare di superare la lettura spesso utilizzata nel passato delle migrazioni come sfida nazionale (Cesareo 2015), europea (Zanfrini 2019) e transnazionale (Ambrosini 2008), concorrono considerazioni sulla natura del fenomeno in Italia, in relazione all’ampiezza della presenza di migranti e alla definizione di chi venga considerato come tale. I due aspetti sono certamente correlati, poiché la definizione del migrante è strettamente legata alle modalità con cui questi vengono ‘contati’. Il primo di questi aspetti è trattato nel capitolo di Maurizio Ambrosini che, a partire dal tema della percezione sociale nella categorizzazione del «migrante», affronta il problema definitorio e le sue conseguenze in termini di politiche a livello nazionale e sovranazionale. Attraverso l’analisi statistica delle presenze di migranti in Italia, il saggio di Gian Carlo Blangiardo evidenzia l’illegittimità della rappresentazione del fenomeno come ‘invasione’, soffermandosi invece sulla combinazione dei fenomeni di povertà, guerre, mancanza di libertà di regimi non democratici alla base degli elementi di spinta alle migrazioni, anche verso il nostro paese. </p><p rend="text"><hi rend="italic">In secondo luogo,</hi> si è voluto sottolineare che, dal punto di vista storico, le migrazioni hanno – anche nel breve periodo della storia repubblicana italiana – contribuito a plasmare la società italiana per come oggi la conosciamo. Se di sfida si deve parlare, quindi, si tratta di un concetto di durata ben più ampia degli ultimi due decenni, che rappresentano l’arco temporale che ha visto in Italia un’inedita crescita di rilevanza del tema, sia a livello di agenda politica, sia dal punto di vista della percezione della rilevanza del fenomeno da parte dei cittadini. Includiamo infatti nella storia delle migrazioni in Italia il fenomeno dell’emigrazione e quello delle migrazioni interne. Come mostrato da Simone Paoli (cap. 3 nel volume), le politiche italiane sul tema delle migrazioni del decennio compreso tra la metà degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta – la cui analisi è di fondamentale importanza perché indica già da allora l’esistenza di interessi politici e sociali diversificati nella gestione del fenomeno – si fondavano sulla presa d’atto dell’avvenuta transizione migratoria in Italia (da paese di emigrazione a paese di immigrazione) fin dai primi anni Settanta. Allo stesso modo, l’adozione di una prospettiva storica ci restituisce la complessità della natura transnazionale delle migrazioni. Da questo punto di vista, un territorio finora molto poco esplorato nella ricerca sulle migrazioni comprende la vasta prospettiva dei rapporti che l’Italia ha sviluppato nel corso degli anni con paesi – come quelli dell’Africa subsahariana – di rilevanza cruciale per la comprensione della natura dei flussi migratori recenti verso il nostro paese, e della loro gestione. Il saggio di Moroni e Rognoni (cap. 4), che indaga le relazioni tra Italia e Senegal nel decennio 2008-2018 attraverso il prisma delle migrazioni, è esemplificativo dell’ampiezza degli studi ancora da svolgere con un approccio storico alla ricerca sulle migrazioni.</p><p rend="text"><hi rend="italic">In terzo luogo, </hi>il paradigma della sfida viene accolto, ma al tempo stesso superato, dalla contemporanea esistenza di processi di globalizzazione e localismo politico anche nella gestione dei fenomeni migratori in Italia. La prospettiva dello spostamento del confine adottata da Ivana Acocella (cap. 5) nell’analisi della politica italiana sul diritto di asilo getta luce proprio sull’interdipendenza tra principi adottati a livello internazionale e legislazione nazionale. Se, sulla carta, i primi dovrebbero delimitare i perimetri del <hi rend="italic">policy making</hi> a livello nazionale, nella realtà il legame tra cornice internazionale e normative nazionali cede facilmente di fronte alla natura politica della gestione dei fenomeni migratori, non solo in Italia. La tensione tra livelli di <hi rend="italic">governance</hi> differenziati è evidente anche nel contesto locale. La gestione dell’accoglienza di richiedenti asilo (e migranti) a partire dalle cosiddette «Primavere arabe», fino alle conseguenze della «crisi dei rifugiati» del 2015, evidenzia l’incidenza della <hi rend="italic">governance</hi> multilivello in paesi con decentramento territoriale (Caponio e Correa 2018). Il capitolo 6 di Ivana Acocella, Erika Cellini, Miriam Cuevas e Giovanna Tizzi offre una descrizione del «modello diffuso» realizzato dalla Regione Toscana, mettendone in luce da una parte l’ispirazione partecipativa e inclusiva, dall’altra le debolezze conseguenti all’adozione di una logica emergenziale determinata a livello nazionale e successivamente influenzata dai cosiddetti «Decreti Sicurezza».</p><p rend="text"><hi rend="italic">Infine</hi>, la rappresentazione mediatica e la politicizzazione del tema delle migrazioni in Italia si mostrano sempre più in linea con i fenomeni di spettacolarizzazione, emotivizzazione e drammatizzazione della comunicazione politica, anch’essi diffusi a livello globale. Da questo punto di vista, la sfida pare non derivare tanto dalla gestione dei fenomeni migratori in sé, quanto dalla comprensione delle trasformazioni politico-sociali che hanno determinato un aumentato livello di polarizzazione politica a livello sociale ed elettorale. Ad incidere su questo panorama sono anche le trasformazioni del sistema delle comunicazioni. L’avvento dei social media ha velocizzato e intensificato il fenomeno del discorso d’odio che, nella logica binaria del «noi contro loro» tipica del linguaggio politico contemporaneo (Cosenza 2017), ha trovato nella rappresentazione di migranti e richiedenti asilo un perfetto terreno di coltura. Ne descrive le caratteristiche Marinella Belluati (cap. 7) che, oltre a analizzare le componenti di base dell’<hi rend="italic">hate speech</hi>, si interroga anche sulle modalità di messa in atto di logiche politiche e discorsive per il contrasto a questa pratica ormai divenuta pervasiva. Preoccupazioni non dissimili informano la comunità dei professionisti della carta stampata, della radio e della televisione, che hanno dato vita a misure di monitoraggio della rappresentazione dei migranti sui media tradizionali. L’esperienza dell’Associazione Carta di Roma, che si è posta da più di un decennio l’obiettivo di analizzare le tendenze di questa rappresentazione, è descritta da Letizia Materassi e Silvia Pezzoli, che presentano nel capitolo 8 l’evoluzione del tema delle migrazioni sui media italiani, sottolineandone l’aumento della notiziabilità al crescere della politicizzazione. Su quest’ultimo aspetto, Giorgia Bulli e Sorina Soare offrono un quadro ampio dell’uso crescente del tema delle migrazioni da parte di imprenditori politici che ne hanno compreso il rendimento in termini elettorali fin dalla metà degli anni Ottanta. Il capitolo offre un’analisi comparata dell’evoluzione di quattro partiti – appartenenti alla famiglia politica del populismo di destra in Italia, Spagna, Austria e Germania – e mostra come le posizioni anti-immigrazione abbiano pagato in termini di successo elettorale, costituendo una parte rilevante del programma politico di partiti stabilmente presenti nei sistemi partitici europei e di quelli di più recente formazione.</p><p rend="text">I quattro ambiti sopra esposti evidenziano come il carattere di sfida che il fenomeno delle migrazioni presenta alle società contemporanee è quantomeno interpolato ai grandi temi della trasformazione politica e sociale che interessano anche il nostro paese. </p><p rend="text">Oltre ad offrire una riflessione multidisciplinare, il volume presenta anche una lettura che evidenzia la complessità dell’interazione esplicita ed implicita tra attori sociali, politici mediatici nel rapporto con le migrazioni. Che si tratti della gestione, della rappresentazione, della regolamentazione del fenomeno migratorio, la dimensione multilivello e il carattere transnazionale emergono con chiarezza, trascendendo i confini statuali all’interno dei quali si è soliti parlare delle politiche migratorie. L’ampia gamma di interrelazioni tra contesti territoriali e politici diversi, ormai riconosciuta in letteratura attraverso l’adozione di un approccio incentrato sulla multi-level governance (Zincone e Caponio 2006), trova quindi spazio nella trattazione degli autori parallelamente agli impliciti interrogativi sul «modello» di integrazione prevalente nel nostro paese. Non vi è dubbio, infatti, che l’ormai classico filone di studio e di ricerche che vede nella multi-level governance l’interrelazione tra diversi livelli di governo e la contemporanea presenza in questi di attori governativi e non governativi (Alcantara e Nelles 2004) si sposi con le pratiche di integrazione dei migranti promosse o avversate nei diversi livelli territoriali.</p><p rend="text">La riflessione sulla realtà italiana della gestione delle migrazioni e dell’integrazione dei cittadini migranti pone inoltre interrogativi sia in merito ai principi ispiratori delle politiche di immigrazione e delle politiche sull’immigrazione, sia in relazione alla natura di un concetto – quello di integrazione – per sua natura multiforme e polisemico.</p><p rend="text">Sebbene non si possa ignorare il fatto che ogni individuo segue un proprio progetto migratorio, non vi è dubbio che il diverso esito di questo processo risiede in gran parte nelle politiche e nelle pratiche di accoglienza che sono applicate nel contesto di arrivo, e dalle modifiche di queste nel corso del tempo. </p><p rend="text">In linea generale, l’analisi sui processi di integrazione di cittadini stranieri nelle società di accoglienza deve confrontarsi con almeno tre aspetti essenziali del concetto di integrazione sociale: si tratta anzitutto di un concetto polisemico, poiché non consente una definizione univocamente intesa, ma richiede apporti disciplinari differenti che sono chiamati a definire non solo l’obiettivo, ma anche il processo che mira a conseguirlo; in secondo luogo, il concetto di integrazione è una nozione quali-quantitativa, che può essere indagata attraverso dimensioni biografiche e individuali, ma anche mediante l’analisi di dati quantitativi; infine, si tratta di una nozione multidimensionale, che dipende da una molteplicità di variabili interrelate e non sempre facilmente distinguibili. Da qui, ancora, deriva l’utilità di un approccio multidisciplinare, come è emerso anche nel corso dell’ideazione di questo volume. Nel nostro paese la ridotta capacità di programmazione, la sovrapposizione fra norme diverse e la forte differenziazione delle pratiche adottate a livello locale hanno prodotto un’ampia varietà di esiti diversi nelle esperienze di integrazione dei nuovi cittadini, al punto che risulta ancora oggi difficile individuare un modello prevalente di gestione del fenomeno migratorio per il caso italiano. </p><p rend="text">Tale individuazione è inoltre resa difficoltosa da una letteratura ormai quasi unanime nel sottolineare il superamento dei modelli un tempo ritenuti classici di integrazione (Joppke 2007, Bertossi 2011). Negli ultimi 25 anni l’esperienza italiana di gestione delle politiche migratorie ha oscillato tra le possibili intersezioni presenti fra l’approccio assimilazionista tipico del contesto francese, quello della <hi >«precarizzazione istituzionalizzata»</hi> tedesco e quello multiculturale olandese, senza che si giungesse alla definizione di una linea univoca, sia dal punto di vista dell’implementazione delle politiche, sia relativamente alla loro valutazione analitica. </p><p rend="text">Questo quadro, sovente frammentato e talvolta contraddittorio, si è progressivamente aggravato a seguito di scelte politiche e di governo dei fenomeni migratori che, negli anni recenti, hanno apparentemente privilegiato l’esclusione dei nuovi membri della società italiana, rispetto alla loro integrazione: esclusione dai canali di arrivo sicuri, esclusione dai percorsi di accoglienza, esclusione dalle politiche abitative, esclusione dal mercato del lavoro regolare, esclusione dalla cittadinanza.</p><p rend="text">Fra queste forme di esclusione, quella che priva i nuovi arrivati (e i loro figli) dell’accesso alla cittadinanza è quella che produce i danni maggiori: in una realtà giuridico-istituzionale che attribuisce diritti e tutele sulla base della cittadinanza, la sua negazione produce esclusione, in quanto chi non è dotato di questo <hi rend="italic">status</hi> semplicemente non è titolare dei diritti correlati a questo status. Con l’effetto - paradossale - che la cittadinanza intesa come <hi rend="italic">membership</hi>, e spesso declinata come sinonimo di inclusione, rischia di risolversi nel suo contrario (Mindus 2014, 11).</p><p rend="text">Ogni tentativo di analisi delle esperienze di integrazione realizzate in Italia e in altri paesi europei, dunque, dovrebbe tener conto del fatto che l’interazione fra nuovi cittadini e società di arrivo non si configura in forma simmetrica: al contrario, poiché inserite nel quadro di rapporti socio-economici, l’interazione si struttura con parametri fortemente asimmetrici, determinati da una ripartizione dei ruoli che favorisce esclusivamente chi si trova in una posizione avvantaggiata; questo determina una relazione tra autoctoni e stranieri che si declina nei termini di una evidente subalternità economica e sociale.</p><p rend="text">A questo riguardo, Maurizio Ambrosini ha infatti definito la partecipazione degli immigrati alla vita della società e al mercato del lavoro italiani nei termini di una <hi >«integrazione subalterna»</hi>, con un’accettazione degli immigrati nella misura in cui sono impegnati nelle professioni a cui gli italiani non ambiscono più (Ambrosini 2001). La stessa mobilità sociale ridotta, che ha reso più difficile per tutti i membri della collettività nazionale migliorare il proprio status rispetto a quello della famiglia di origine, si riflette e si amplifica sui nuovi cittadini e sui loro figli, perpetuando l’asimmetria e la subalternità rispetto agli autoctoni.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Alcantara, C., Nelles J. 2014. “Indigenous Peoples and the State in Settler Societies: Toward a More Robust Definition of Multilevel Governance”. <hi rend="italic">Publius: The Journal of Federalism</hi> 44 (1): 183-204.</p><p rend="bib_indx_bib">Ambrosini, M. 2001. <hi rend="italic">Utili invasori. L</hi><hi rend="italic">’inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro</hi>. Milano: F. Angeli-Ismu.</p><p rend="bib_indx_bib">Ambrosini, M. 2008.<hi rend="italic"> Un</hi><hi rend="italic">’altra globalizzazione: la sfida delle migrazioni transnazionali</hi>. Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Bertossi, C. 2011. “National Models of Integration in Europe: A Comparative and Critical Analysis”. <hi rend="italic">American Behavioral Scientist</hi> 55 (12): 1561-80.</p><p rend="bib_indx_bib">Caponio, T., Correa, M. 2018. “Theorising migration policy in multilevel states: the multilevel governance perspective”. <hi rend="italic">Journal of Ethnic and Migration Studies</hi> 44 (12): 1995-2010.</p><p rend="bib_indx_bib">Cesareo, V. 2015. <hi rend="italic">La sfida delle migrazioni</hi>. Milano: Vita e Pensiero.</p><p rend="bib_indx_bib">Cosenza, G. 2017. <hi rend="italic">Semiotica e comunicazione politica</hi>. Bari: Laterza.</p><p rend="bib_indx_bib">Joppke, C. 2007. “Beyond National Models: Civic Integration Policies for Immigrants in Western Europe”. <hi rend="italic">West European Politics</hi> 30 (1):1-22.</p><p rend="bib_indx_bib">Mindus, P. 2014. <hi rend="italic">Cittadini e no. Forme e funzioni dell</hi><hi rend="italic">’inclusione e dell’esclusione</hi>. Firenze University Press: Firenze.</p><p rend="bib_indx_bib">Zanfrini, L. 2019. “Beyond the Complementarity Postulate. How Immigration Challenges the Sustainability of the Italian Accumulation Regime”. <hi rend="italic">Rivista Internazionale di Scienze Sociali </hi>127 (1): 85-104.</p><p rend="bib_indx_bib">Zincone, G., Caponio, T. 2006. “The Multilevel Governance of Migration”. In <hi rend="italic">The Dynamics of Migration and Settlement in Europe. A state of </hi><hi rend="italic">the Art</hi>, <hi >a cura di</hi> Rinus Penninx, Maria Berger e Karen Kraal, 269-304. Amsterdam: Amsterdam University Press.</p>
      
      
      
      
      
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="62931">Alcantara, C., Nelles J. 2014. “Indigenous Peoples and the State in Settler Societies: Toward a More Robust Definition of Multilevel Governance”. Publius: The  Journal of Federalism 44 (1): 183-204.</bibl>
          <bibl n="62932">Ambrosini, M. 2001. Utili invasori. L&amp;#39;inserimento degli immigrati nel mercato del lavoro. Milano: F. Angeli-Ismu.</bibl>
          <bibl n="62933">Ambrosini, M. 2008. Un&amp;#39;altra globalizzazione: la sfida delle migrazioni transnazionali. Bologna: Il Mulino.</bibl>
          <bibl n="62934">Bertossi, C. 2011. &amp;quot;National Models of Integration in Europe: A Comparative and Critical Analysis&amp;quot;. American Behavioral Scientist 55 (12): 1561-80.</bibl>
          <bibl n="62935">Caponio, T., Correa, M. 2018. &amp;quot;Theorising migration policy in multilevel states: the multilevel governance perspective&amp;quot;. Journal of Ethnic and Migration Studies 44 (12): 1995-2010.</bibl>
          <bibl n="62936">Cesareo, V. 2015. La sfida delle migrazioni. Milano: Vita e Pensiero.</bibl>
          <bibl n="62937">Cosenza, G. 2017. Semiotica e comunicazione politica. Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="62938">Joppke, C. 2007. &amp;quot;Beyond National Models: Civic Integration Policies for Immigrants in Western Europe&amp;quot;. West European Politics 30 (1):1-22.</bibl>
          <bibl n="62939">Mindus, P. 2014. Cittadini e no. Forme e funzioni dell&amp;#39;inclusione e dell&amp;#39;esclusione. Firenze University Press: Firenze.</bibl>
          <bibl n="62940">Zanfrini, L. 2019. &amp;quot;Beyond the Complementarity Postulate. How Immigration Challenges the Sustainability of the Italian Accumulation Regime&amp;quot;. Rivista Internazionale di Scienze Sociali 127 (1): 85-104.</bibl>
          <bibl n="62941">Zincone, G., Caponio, T. 2006. &amp;quot;The Multilevel Governance of Migration&amp;quot;. In The Dynamics of Migration and Settlement in Europe. A state of the Art, a cura di Rinus Penninx, Maria Berger e Karen Kraal, 269-304. Amsterdam: Amsterdam University Press.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>