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        <title type="main" level="a">Ancora su Boccaccio copista di Dante: (almeno) tre ‘redazioni’ della Vita nuova</title>
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            <forename>Lorenzo</forename>
            <surname>Giglio</surname>
            <placeName type="affiliation">Scuola Superiore Meridionale di Napoli, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2020 </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-510-3 </idno>) by </resp>
          <name>Giovanna Frosini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-510-3.03</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The paper studies the editorial practice of Boccaccio in his copies of Dante’s Vita Nuova, through a textual comparison between the two preserved transcriptions and the ones that are only hypothetically referable to his work, thanks to an examination of the varia lectio. What emerged for Vita Nuova from a new comprehensive collatio of the most important witnesses of Boccaccio’s manuscript tradition, put together with what is known about the other Dante’s works copied by Boccaccio himself (lyrics and Commedia), seem to converge in the hypothesis, already suggested by Michele Barbi, that around the interpositus b3 it is quite recognizable a third “authorial edition”, originally conceived like the other two, and perhaps currently surviving in the manuscript Riccardiano 1035.</p>
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            <item>Boccaccio</item>
            <item>Dante</item>
            <item>Vita nuova</item>
            <item>manuscript tradition</item>
            <item>autographs</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-510-3.03<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-510-3.03" /></p>
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Ancora su Boccaccio copista di Dante: (almeno) tre ‘redazioni’ della <hi rend="italic">Vita nuova</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="04.html#footnote-042">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author">Lorenzo Giglio</p><p rend="text">Il ruolo di Boccaccio nella trasmissione degli scritti dell’Alighieri è fra gli aspetti più discussi negli studi sia danteschi che boccacciani, tanto nella prospettiva della critica del testo quanto in quella della storia della tradizione. La composizione di ben tre sillogi da parte del Certaldese denota un’attenzione straordinaria nei confronti del Dante volgare, che non avrà eguali per organicità e fortuna almeno fino al 1477, quando sarà allestita la <hi rend="italic">Raccolta aragonese</hi>.</p><p rend="text">Si tratta dei mss. Zelada 104.6 della Bibl. Capitolare di Toledo (<hi rend="CharOverride-1">To</hi>, 1348-1355), 1035 della Bibl. Riccardiana di Firenze (<hi rend="CharOverride-1">R35</hi>, 1360 ca.), Chig. L <hi rend="CharOverride-2">V</hi> 176 e L <hi rend="CharOverride-2">VI</hi> 213 della Bibl. Apostolica Vaticana (<hi rend="CharOverride-1">C</hi>, 1363-1366)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="04.html#footnote-041">2</ref></hi></hi>. Mentre il primo e l’ultimo corrispondono nel contenuto (<hi rend="italic">Vita</hi>, <hi rend="italic">Vita nuova</hi>, <hi rend="italic">Commedia</hi> e canzoni), preservando cioè intatto il carattere del libro, il secondo ha solamente il poema e le canzoni, e restituisce l’«immagine di un Dante amputato»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="04.html#footnote-040">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La storia del dibattito sull’<hi rend="italic">editio</hi> boccacciana ha inizio nel 1907, con l’uscita della prima edizione critica della <hi rend="italic">Vita nuova</hi> curata da Michele Barbi. Lo studio integrale della tradizione manoscritta gli consentì infatti di riconoscere <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi> come autografi di Boccaccio, e di precisarne contestualmente i rapporti genealogici: <hi rend="CharOverride-1">To</hi> sarebbe il capostipite della famiglia <hi rend="CharOverride-1">b</hi>, da cui deriva <hi rend="CharOverride-1">C</hi> tramite cinque intermediari (<hi rend="CharOverride-1">b*</hi>, <hi rend="CharOverride-1">*</hi>, <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>, <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>, <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="04.html#footnote-039">4</ref></hi></hi>. Già nel 1907, d’accordo con Vandelli che anche <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> fosse autografo, Barbi suggeriva che fra le due sillogi <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi> ne fosse esistita una terza introdotta dal <hi rend="italic">Compendio</hi> lungo della biografia dantesca seguito dalla <hi rend="italic">Vita nuova</hi> nella lezione di <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>, dalla <hi rend="italic">Commedia</hi> con gli <hi rend="italic">Argomenti</hi> e le rubriche di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>, e infine dalle canzoni con le rubriche di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> (e con l’errore di numerazione dalla nona che è appunto in questo codice)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="04.html#footnote-038">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Una volta fissate così le coordinate del problema, Domenico De Robertis è intervenuto a circostanziarlo, da un lato semplificando la trafila barbiana (smentita l’esistenza di <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi> e ridotti a quattro gli interpositi fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="04.html#footnote-037">6</ref></hi></hi>, dall’altro osservando che il terzo ipotetico ‘Dante’ boccacciano, l’unico inquadrabile nei pressi di <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>, sembrava configurarsi come un affine di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>: «si vorrebbe dire il Riccardiano stesso nella sua primitiva consistenza, se fosse possibile trovare, come nel nostro codice [<hi rend="CharOverride-1">C</hi>], tracce di uno smembramento»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="04.html#footnote-036">7</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il punto non sta tanto nella composizione originaria di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>, alla cui verifica osta l’assenza di prove materiali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="04.html#footnote-035">8</ref></hi></hi>, quanto nel modo di intendere il criterio di allestimento delle sillogi: un conto è che Boccaccio copiasse le opere dantesche di volta in volta secondo modalità e circostanze diverse; altra cosa è che invece avesse in mente sempre lo stesso progetto, che si tratti cioè di più forme dello stesso ‘libro di Dante’ (come sembra suggerito dall’identità strutturale fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi>) che nell’arco di quasi un ventennio sia venuto assestandosi con coerenza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="04.html#footnote-034">9</ref></hi></hi>. Se però per <hi rend="italic">Commedia</hi> e canzoni la vicenda editoriale è più tangibile anche per l’apporto di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>, l’assenza in quest’ultimo della <hi rend="italic">Vita nuova</hi> (tralasciando la <hi rend="italic">Vita</hi>) complica indubbiamente ogni intento ricostruttivo, tanto più se si resta ancorati allo schema proposto da Barbi.</p><p rend="text">Nella sua articolazione interna tracciata dal dantista di Sambuca Pistoiese, salvo la correzione di De Robertis per <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>, la tradizione boccacciana della <hi rend="italic">Vita nuova</hi> è praticamente rimasta insondata, ed è anzi stata declassata sia in quanto <hi rend="italic">descripta</hi> del toledano, sia in quanto viziata da una spregiudicata pratica emendatoria oramai divenuta proverbiale. Scorrendo la bibliografia successiva a Barbi si ha l’impressione che il suo giudizio sull’inattendibilità delle trascrizioni autografe abbia agito da lieve deterrente a una loro globale riconsiderazione, più di quanto non sia avvenuto per gli altri scritti danteschi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="04.html#footnote-033">10</ref></hi></hi>. Soltanto Guglielmo Gorni ha evidenziato alcune criticità nei rapporti stemmatici fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi>, che poi Laura Banella ha interpretato come indizi di una «lieve ma diffusa» contaminazione fra le copie riconducibili a Boccaccio, o per una sorta di memoria inconscia consolidata di copia in copia, o per ricorso saltuario al primo esemplare di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, forse rimasto a lungo accessibile alla consultazione. <hi rend="CharOverride-1">To</hi> sarebbe allora il più fededegno testimone di <hi rend="CharOverride-1">b</hi>, talora rappresentato da <hi rend="CharOverride-1">C</hi> in via preferenziale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="04.html#footnote-032">11</ref></hi></hi>. Si dà quindi lo stemma aggiornato (e parzialmente semplificato) della tradizione boccacciana della <hi rend="italic">Vita nuova</hi>:</p><p><graphic url="04-web-resources/image/fig1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="text">Gli intermediari fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi> restano dunque almeno quattro, ma quello siglato <hi rend="CharOverride-1">*</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi> risulta alquanto incerto già dalla <hi rend="italic">recensio</hi> barbiana, poiché fondato soltanto su opposizioni adiafore, che sembrano ancor meno probanti di contro all’apparente convergenza di altri dati<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="04.html#footnote-031">12</ref></hi></hi>: <hi rend="italic">a</hi>) alcuni errori e varianti comuni a <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">1</hi> <hi rend="CharOverride-1">*</hi><hi rend="CharOverride-3">1</hi> (o a una parte dei suoi discendenti), a favore di una loro congiunzione<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="04.html#footnote-030">13</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">b</hi>) l’identità del contenuto fra <hi rend="CharOverride-1">R50</hi> <hi rend="CharOverride-1">Pn9</hi> <hi rend="CharOverride-1">Mg2</hi> <hi rend="CharOverride-1">Al</hi>, i primi due già imparentati per la <hi rend="italic">Vita</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="04.html#footnote-029">14</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">c</hi>) una certa instabilità testuale di <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">1</hi> (agli atti per <hi rend="CharOverride-1">R50</hi>), che in più d’un caso presenta varianti di tipo non-<hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="04.html#footnote-028">15</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">d</hi>) un profilo decisamente più omogeneo degli altri tre interpositi (<hi rend="CharOverride-1">b*</hi>, <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>, <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>), la cui illustrazione per sommi capi costituisce l’oggetto di queste pagine.</p><p rend="text">L’interesse editoriale che qualifica nel suo insieme il disegno boccacciano è stato ampiamente messo in luce per gli aspetti paratestuali, sia in relazione alla <hi rend="italic">Vita nuova</hi> che in generale al ‘tutto Dante’ (scrittura, <hi rend="italic">mise en page</hi>, scansione in paragrafi, aggiunta di apparati, divisioni a margine e persino ‘nota del curatore’ che ne rende conto)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="04.html#footnote-027">16</ref></hi></hi>. Quanto invece al testo del «libello», la conclusione più o meno condivisa è che Boccaccio ne avesse poca cura: la distanza che separa <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi> nello stemma sopra riportato, eventualmente accresciuta da interpositi <hi rend="italic">deperditi</hi>, addirittura sembrerebbe invalidare, secondo Giuliano Tanturli, l’ipotesi che <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> fosse una copia boccacciana parzialmente sovrapponibile a <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>:</p><p rend="quotation_b">Se si volesse immaginare (e non sarebbe vano immaginare) che in origine anche questo [<hi rend="CharOverride-1">R35</hi>] ce l’avesse [la <hi rend="italic">Vita nuova</hi>] e fosse da identificare con <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> […], appurato dal De Robertis che per queste [le canzoni] <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> è collaterale, non discendente, di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, bisognerebbe anche immaginare che il Boccaccio, nell’ipotetico <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> = <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> tra la copia dell’una e la copia delle altre cambiasse esemplare, trascrivendo l’una da <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e l’altre dall’esemplare di questo. L’ipotesi è dispendiosa, ma andrebbe in analogia con la certezza che, tornando alla sola <hi rend="italic">Vita nova</hi>, dopo aver costruito <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, per replicare il <hi rend="italic">corpus</hi> dantesco in K2 [<hi rend="CharOverride-1">C</hi>] il Boccaccio non ricorresse o non potesse ricorrere a quel capostipite, ma a un suo <hi rend="italic">descriptus</hi>, ultimo d’una trafila di copie esemplate verosimilmente anche da altri. E chissà s’egli avesse chiara coscienza ch’esso discendesse dal suo <hi rend="CharOverride-1">To</hi>; né forse se ne curava<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="04.html#footnote-026">17</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">È chiaro che qui si intrecciano questioni capitali di filologia dantesca. La collateralità fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> per le canzoni è in realtà ben più sfumata di come appare dalla sintesi di Tanturli, e andrebbe considerata nella prospettiva più ampia della pertinenza di Bocc a b, b* e b° secondo la complessa ricostruzione di De Robertis<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="04.html#footnote-025">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Fra le pochissime innovazioni singolari di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> non attestate fuori da b (le uniche su cui dovrebbe fondarsi l’ipotesi di collateralità con <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>), almeno due sembrano quasi dare avvio ai successivi sviluppi di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>, di cui <hi rend="CharOverride-1">C</hi> si dimostra descritto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="04.html#footnote-024">19</ref></hi></hi>: in <hi rend="italic">Le dolci rime</hi> v. 99 la strana variante di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> (<hi rend="italic">cotanto piouera da lei piu tosto</hi>) potrebbe essere intermedia fra la lezione vulgata (<hi rend="italic">ed ancor più da lei verrà più tosto</hi>) e quella di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi> (<hi rend="italic">cotanto perverra da lei…</hi>), magari a partire da un ricollocamento di b (<hi rend="italic">ed ancor</hi> / <hi rend="italic">cotanto piuuer</hi>[<hi rend="italic">r</hi>]<hi rend="italic">a da lei…</hi>), racconciato malamente in <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e più efficacemente in <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi> al medesimo scopo di eliminare il primo <hi rend="italic">più</hi>; ma resta comunque <hi rend="CharOverride-1">To</hi> più vicino al comune ascendente, mentre appare meno probabile l’evoluzione opposta (<hi rend="italic">piu uerra</hi> &gt; b <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> <hi rend="italic">perverra</hi> &gt; <hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">piouera</hi>). Al v. 105 di <hi rend="italic">Io sento sì d’amor</hi> <hi rend="CharOverride-1">To</hi> (<hi rend="italic">que le</hi><hi rend="italic CharOverride-5">i</hi><hi rend="italic"> teme</hi> con espunzione della vocale finale, frequentissima nel ms.) sta praticamente con la migliore tradizione (<hi rend="italic">que la t.</hi>), e forse produce esso stesso la banalizzazione di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi> (<hi rend="italic">quegli t.</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="04.html#footnote-023">20</ref></hi></hi>. Inoltre in <hi rend="italic">Al poco giorno</hi> v. 39 <hi rend="CharOverride-1">To</hi> legge correttamente <hi rend="italic">la fa sparer</hi>, ma la<hi rend="italic"> a</hi> di <hi rend="italic">la</hi> è rifatta in <hi rend="italic">i</hi>: <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi><hi rend="italic"> </hi>(e tutto b) <hi rend="italic">gli fa sparer</hi>. E ancora in <hi rend="italic">Poscia ch’Amor</hi> vv. 21-22 (vulg. <hi rend="italic">potere</hi> | <hi rend="italic">capere</hi> o <hi rend="italic">valere</hi>) <hi rend="CharOverride-1">To</hi> ha <hi rend="italic CharOverride-5">poter</hi><hi rend="italic"> capere</hi> | <hi rend="italic">valer</hi>, forse per disponibilità di alternative <hi rend="italic">ante</hi> b (ugualmente accorpate in <hi rend="CharOverride-1">R50</hi> <hi rend="italic">poter capere</hi> | <hi rend="italic">valer</hi>), mentre <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi> (e tutto b) hanno solo <hi rend="italic">capere</hi> | <hi rend="italic">valer</hi>, a quanto pare applicando l’errata espunzione di <hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="04.html#footnote-022">21</ref></hi></hi>. E infine al v. 12 di <hi rend="italic">Tre donne</hi> <hi rend="CharOverride-1">To</hi> ha giustamente <hi rend="italic">virtute ne bilta</hi> mentre <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> ha <hi rend="italic">virtute </hi><hi rend="italic">nobilta</hi> con <hi rend="italic">o</hi> rifatta su <hi rend="italic">e</hi>; ma De Robertis nota che la <hi rend="italic">e</hi> di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> non poteva esser confusa, come non potevano esser confuse le <hi rend="italic">o</hi> di <hi rend="italic">E’ m’incresce di me</hi> v. 7 (<hi rend="CharOverride-1">To C</hi> <hi rend="italic">Entro</hi> <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> <hi rend="italic">Entre</hi>) e di <hi rend="italic">Poscia ch’Amor</hi> v. 13 (<hi rend="CharOverride-1">To C</hi> <hi rend="italic">degno</hi> <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> <hi rend="italic">degne</hi>): lasciando cioè intravedere la possibilità che fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> sia esistito un terzo esemplare in cui le due lettere erano simili<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="04.html#footnote-021">22</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">D’altra parte, il solo <hi rend="CharOverride-1">C </hi>recupera a volte, rispetto alla sua fonte primaria <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>, la lezione che risale a <hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="04.html#footnote-020">23</ref></hi></hi> o probabilmente al modello di <hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="04.html#footnote-019">24</ref></hi></hi>. E allora non si può escludere che già in <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> le scarse correzioni al dettato di <hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="04.html#footnote-018">25</ref></hi></hi> (e la comparsa di rubriche volgari) siano ugualmente dovute a un ricorso a quella stessa copia, sempre tenuta da Boccaccio disponibile per un controllo.</p><p rend="text">Una situazione analoga si verifica per la <hi rend="italic">Commedia</hi>: di nuovo a una più stretta continuità, del resto anche cronologica, fra <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi> (nel senso di un incremento del ‘tasso redazionale’, ferma restando la <hi rend="italic">descriptio</hi> del secondo), si oppone una maggiore fedeltà di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> (anche in errore) al primo testo usufruito dal Certaldese, senza nulla togliere al carattere redazionale della fase ‘preparatoria’ riflessa in <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, a cui vanno senz’altro ricondotti già numerosi rassettamenti; di nuovo l’impressione di collateralità fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi> deriva dalla presenza costante (finanche mnemonica), a fianco dell’esemplare di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> (forse <hi rend="CharOverride-1">To</hi>), e di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> per <hi rend="CharOverride-1">C</hi>, ancora della fonte di <hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="04.html#footnote-017">26</ref></hi></hi>, magari attraverso il filtro di una precedente (a <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>) copia di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, già testualmente avanzata in senso ‘redazionale’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="04.html#footnote-016">27</ref></hi></hi>; di nuovo cioè l’operazione boccacciana sembra guidata da congetture <hi rend="italic">ope ingenii</hi> più che <hi rend="italic">ope codicum</hi>, e assume i tratti di un sistema chiuso ma non districabile <hi rend="italic">a posteriori</hi>, complice il riflesso di esemplari perduti nello stato ‘in pulito’ delle sillogi conservate<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="04.html#footnote-015">28</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Vanno quindi constatati per canzoni e <hi rend="italic">Commedia</hi> l’insistente e capillare iniziativa sul dettato dantesco ricevuto, e il conseguente riconoscimento di Bocc, rispetto a una maggiore inerzia della vulgata precedente, «in una serie di successivi assestamenti lungo l’asse diacronico», che non è detto non siano «in parte ricupero della tradizione su cui si <hi rend="italic">sono</hi> esercitat<hi rend="italic">i</hi>», e che procedono di pari passo al deterioramento dell’originale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="04.html#footnote-014">29</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Tornando perciò alla <hi rend="italic">Vita nuova</hi>, è utile comparare lo stato testuale degli snodi più sicuri fra <hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi>, per accertare la persistenza delle seguenti condizioni: <hi rend="italic">a</hi>) caratterizzazione ‘redazionale’ della serie <hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi> &gt; <hi rend="CharOverride-1">b*</hi> &gt; <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> &gt; <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi>, con<hi rend="italic"> </hi>naturale aumento delle corruttele e riproposizione della figura già vista <hi rend="CharOverride-1">To</hi>/<hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> &gt; <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C </hi>(cfr. <hi rend="CharOverride-1">To</hi>/<hi rend="CharOverride-1">R35</hi> &gt; <hi rend="CharOverride-1">C</hi>); <hi rend="italic">b</hi>) apparente collateralità fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e i suoi <hi rend="italic">descripti</hi>, dovuta a un reiterato affiorare di <hi rend="CharOverride-1">b</hi> (sotto forma di recuperi di lezioni) ai vari livelli dell’articolazione di <hi rend="CharOverride-1">Bocc</hi>.</p><p rend="text">Quanto al punto <hi rend="italic">a</hi>, l’aspetto ‘redazionale’ di <hi rend="CharOverride-1">b</hi>, che fotografa – attraverso <hi rend="CharOverride-1">To</hi> – il primo intervento di Boccaccio sul testo ereditato, è stato già rilevato da chi si è occupato della questione: di contro a qualche omissione che intacca il significato o a lacune più ampie dovute a incidenti di copia forse intercorsi più in alto di <hi rend="CharOverride-1">b</hi>, spiccano già in <hi rend="CharOverride-1">b</hi> cospicue riscritture, tentativi di correzione o di appianamento della sintassi, sostituzioni sinonimiche, esplicitazioni del soggetto, inversioni insignificanti e altre modifiche arbitrarie che molto raramente introducono svarioni<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="04.html#footnote-013">30</ref></hi></hi>. Lo stesso avviene in <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>: gli unici guasti evidenti sono XX 8 <hi rend="italic">simil</hi>(<hi rend="italic">e</hi>) <hi rend="italic">simil</hi>(<hi rend="italic">e</hi>) <hi rend="italic">face</hi> (<hi rend="italic">et simil f.</hi>), XXVI 15 <hi rend="italic">per alcuni</hi> (<hi rend="italic">per altrui</hi>, cfr. <hi rend="italic">Vede perfettamente</hi>, vv. 9-11 e 13), XXIX 2 <hi rend="italic">comunione astrologa</hi> (<hi rend="italic">comune </hi><hi rend="italic">oppinione a.</hi>), e al più XXXIX 1 <hi rend="italic">che mi parea</hi> (<hi rend="italic">che mi parve</hi>), cui si aggiungono il salto del v. 49 in <hi rend="italic">Donne ch’avete</hi> (XIX 11) e altre lezioni deteriori causate da probabili fraintendimenti anche grafici, tutte comunque ammissibili<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="04.html#footnote-012">31</ref></hi></hi>; di gran lunga più consistenti sono però gli interventi immotivati, pure stavolta affiancati da omissioni di elementi accessori, aggiunte pronominali e inversioni di minima importanza<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="04.html#footnote-011">32</ref></hi></hi>. Il passaggio a <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi> non fa che documentare la prosecuzione di questo lavoro, condotto tuttavia con più disattenzione<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="04.html#footnote-010">33</ref></hi></hi>. La verifica sul punto <hi rend="italic">a</hi> può dirsi allora soddisfatta: la tradizione boccacciana della <hi rend="italic">Vita nuova</hi>, già in fase di prima gestazione – e cioè ai piani alti dello stemma –, è scandita da ben tre snodi di natura ‘redazionale’ (<hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi>, <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>, <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi>), dietro ai quali è lecito scorgere la mediazione del Certaldese.</p><p rend="text">Veniamo così al punto <hi rend="italic">b</hi>, ricordando che già Barbi dovette addurre vari argomenti alla dimostrazione puramente testuale che <hi rend="CharOverride-1">To</hi> sia la fonte di <hi rend="CharOverride-1">b*</hi>, allora debolmente individuato da pochissime varianti secondarie<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="04.html#footnote-009">34</ref></hi></hi>. E infatti anche <hi rend="CharOverride-1">b*</hi> raffina il dettato di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, o riparandone qualche svista<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="04.html#footnote-008">35</ref></hi></hi> oppure allineandosi con coerenza ai primi ritocchi di <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="04.html#footnote-007">36</ref></hi></hi>, si direbbe a garanzia della continuità dell’operazione, che assume nelle copie successive proporzioni molto più ampie. La lezione ricevuta è pertanto corretta in <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>, con riscontro nel resto della tradizione, almeno in III 14 <hi rend="italic">di diverse sententie</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">da d. s.</hi>), XII 3 <hi rend="italic">mi riguardava</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">mi raguardava</hi>), 7 <hi rend="italic">che gliele dica</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="italic">v</hi> <hi rend="italic">che egli gliele dica</hi>), XV 1 <hi rend="italic">avrestù da rispondere</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">avresti tu da r.</hi>), XIX 12 v. 56 <hi rend="italic">puote alcun</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">può a.</hi>), XXIII 3 <hi rend="italic">fra me stesso</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">fra me medesimo</hi>), 25 v. 58 <hi rend="italic">vedea che parean</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">vedean che p.</hi>), XXIV 9 v. 12 <hi rend="italic">sì come la mente</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">così come la m.</hi> iperm.), XXXI 10 v. 18 <hi rend="italic">non la ci tolse</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">ne la ci t.</hi>); nonché liberamente accomodata in XIX 16 <hi rend="italic">che mi pare ad me</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">che mi pare avere ad me</hi> <hi rend="CharOverride-1">k β</hi> <hi rend="italic">quale </hi>[valore?] <hi rend="italic">me pare avere a me</hi>), XXII 2 <hi rend="italic">come quella del buon padre</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">come di buono padre</hi>), 4 <hi rend="italic">giva la maggior parte</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="CharOverride-1">k β</hi><hi rend="italic"> givano la m. p.</hi>), XXIII 13 <hi rend="italic">mi svegliassi et mi vergognassi</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="italic">t</hi> <hi rend="italic">mi s. mi v.</hi>), XXIV 9 vv. 13-14 <hi rend="italic">questa…quella</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="CharOverride-1">k β</hi> <hi rend="italic">quella…quella</hi>). E di nuovo<hi rend="CharOverride-1"> k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi> asseconda la tendenza notata in <hi rend="CharOverride-1">b*</hi>, restaurando il testo di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>-<hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> in XVI 1 <hi rend="italic">mi parea</hi><hi rend="italic"> che fossero</hi> (<hi rend="italic">mi pareano che f.</hi>), XXIII 7 <hi rend="italic">dinanzi da loro</hi> (<hi rend="italic">dinanzi a loro</hi>), XXIV 2 <hi rend="italic">mi giunse</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">mi iunse</hi> <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> <hi rend="italic">mi vinse</hi>), XXV 2 <hi rend="italic">come se fosse corpo</hi> (om. <hi rend="italic">se</hi>), XXVIII 1 <hi rend="italic">reina</hi> (<hi rend="italic">regina</hi>), 3 <hi rend="italic">conviensi di dire</hi> (<hi rend="italic">converriesi d.</hi>), XXX 3 <hi rend="italic">solamente in volgare</hi> (<hi rend="italic">s. v.</hi>), XL 3 <hi rend="italic">se essi fossero</hi> (<hi rend="italic">se e’ fossero</hi>); e ‘migliorandolo’ per iniziativa autonoma in VII 4 v. 11 <hi rend="italic">dio </hi>(<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">de</hi><hi rend="italic CharOverride-5">o</hi> <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3 </hi><hi rend="italic">de</hi>‹<hi rend="italic">o</hi>›?) e forse XXIV 10 <hi rend="italic">dice</hi> <hi rend="italic">come parve</hi> (per simmetria col precedente <hi rend="italic">come parve</hi>? <hi rend="CharOverride-1">To</hi> etc. <hi rend="italic">dice come pare</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="04.html#footnote-006">37</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Che si tratti di recuperi da <hi rend="CharOverride-1">b</hi>, pochi e di lieve entità, più che di contaminazione <hi rend="italic">extra</hi> <hi rend="CharOverride-1">b</hi> (o meglio <hi rend="italic">extra</hi> <hi rend="CharOverride-1">Bocc</hi>), è suggerito sia dall’accordo con <hi rend="CharOverride-1">k</hi> (che di <hi rend="CharOverride-1">b</hi> è collaterale in <hi rend="CharOverride-1">α</hi>)<hi rend="CharOverride-1"> </hi>in tutti i suddetti allineamenti per cui c’è opposizione tra <hi rend="CharOverride-1">α </hi>e <hi rend="CharOverride-1">β</hi> (XII 7, XXIII 7, XXVIII 1, XXX 3, XL 3), sia dall’assenza in <hi rend="CharOverride-1">Bocc</hi> di altre evidenti interferenze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="04.html#footnote-005">38</ref></hi></hi>. Pur essendo <hi rend="CharOverride-1">b*</hi>, <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> e <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi> sicuramente <hi rend="italic">descripti</hi> di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, come sembra confermato – per la <hi rend="italic">Vita nuova</hi> – dall’omissione, unanime in <hi rend="CharOverride-1">b</hi>, di <hi rend="italic">luogo</hi> in XXVIII 3 (<hi rend="CharOverride-1">k</hi> <hi rend="CharOverride-1">β</hi> <hi rend="italic">avesse molto luogo</hi>), che cade in <hi rend="CharOverride-1">To</hi> fra <hi rend="italic">recto</hi> e <hi rend="italic">verso</hi> di c. 41, anche il punto <hi rend="italic">b</hi> può allora dirsi verificato.</p><p rend="text">Che poi sia davvero Boccaccio a capo di tale intreccio «di una tradizione “d’autore” (ossia di un processo genetico, specificabile come genesi di un’edizione) con quello della trasmissione di un testo»<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="04.html#footnote-004">39</ref></hi></hi> – processo che inizia in <hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi> e si arresta a <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi>, che semmai ne determina la fortuna –, è infine comprovato da un dato linguistico: in <hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi> sicuramente Boccaccio trasferisce ai margini le divisioni e riscrive quasi da capo quelle dei paragrafi XXVI 8, XXXV<hi rend="CharOverride-2"> 4</hi>, XXXVI 3, XXXIX 7, XL 8, sostituendo sempre (o introducendo <hi rend="italic">ex novo</hi> in XXVI 8 e XXXVI 3) <hi rend="italic">perciò </hi>a <hi rend="italic">però</hi> (in XXXV<hi rend="CharOverride-2"> 4 </hi><hi rend="italic">p. che</hi>), come anche in XXII 7, 11, XXXIV 2 (+ <hi rend="CharOverride-1">S</hi>), XXXVIII 6 (<hi rend="italic">p. che</hi>); e <hi rend="italic">perciò</hi> ad <hi rend="italic">acciò</hi> in <hi rend="CharOverride-2">VII</hi> 2<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="04.html#footnote-003">40</ref></hi></hi>. In tutta la tradizione della <hi rend="italic">Vita nuova</hi> la sostituzione dilagante di <hi rend="italic">perciò </hi>a <hi rend="italic">però </hi>avviene in <hi rend="CharOverride-1">b</hi> nei luoghi citati, con incremento regolare in <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> (XIV 13, 14 <hi rend="italic">p. non è bene</hi>) e <hi rend="CharOverride-1">C</hi> (XXIII 9), oltre che, almeno, in <hi rend="CharOverride-1">R35 C</hi> <hi rend="italic">Inf</hi>. XIX 68; mentre quella di <hi rend="italic">per che</hi> a <hi rend="italic">però che</hi> si impianta in <hi rend="CharOverride-1">b</hi> (IV 2 e VIII 9 err.), <hi rend="CharOverride-1">b*</hi> (XII 16), <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> (XXIII 16, XLI 7), oltre che, almeno, in <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> <hi rend="CharOverride-1">C</hi> <hi rend="italic">Io son venuto</hi> v. 35: quasi a sancirne la progressione ‘redazionale’ già rilevata sulla base di altri elementi<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="04.html#footnote-002">41</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">È allora plausibile, come credeva Barbi, che una volta compiuta la fatica di allestire il <hi rend="italic">corpus</hi> dantesco procurandone in <hi rend="CharOverride-1">To</hi> l’edizione (e si ricordi che almeno per la <hi rend="italic">Vita nuova</hi> l’operazione di estrazione delle divisioni è sicuramente eseguita a monte di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>), il Certaldese partisse da questo, o da un suo surrogato ‘privato’ non destinato alla pubblicazione (vd. <hi rend="CharOverride-1">b*</hi> per la <hi rend="italic">Vita nuova</hi>), per approntare a distanza di anni la seconda revisione sostanziale (<hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>-<hi rend="CharOverride-1">R35</hi>?), probabilmente tenendo sott’occhio l’esemplare di servizio originale, se non altro per annotarvi gli interventi meno sicuri. Più complesso risulta il passaggio da <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> a <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi>, sia perché manca – ripeto – la testimonianza di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> (forse non ultimato benché ugualmente concepito per la divulgazione), sia perché anche per le canzoni la derivazione di <hi rend="CharOverride-1">C</hi> da <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> potrebbe non essere diretta<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="04.html#footnote-001">42</ref></hi></hi>. Sta di fatto che la configurazione di Bocc già emersa per <hi rend="italic">Rime</hi> e <hi rend="italic">Commedia</hi> appare inalterata per la <hi rend="italic">V</hi><hi rend="italic">ita nuova</hi>: il confronto fra <hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi>, <hi rend="CharOverride-1">b*</hi>, <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> e <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi> getta anzi nuova luce sulla fisionomia di un libro ‘in movimento’, che si perfeziona in circa vent’anni con l’affinarsi della pratica ‘filologica’. Ha ragione dunque Barbi ad estendere la trafila all’intera silloge, e ha ragione in parte Gorni, rispetto alla <hi rend="italic">Vita nuova</hi>, a dire che il Certaldese «non <hi rend="italic">ne </hi>ha dato una lettura e un’interpretazione, professata pubblicamente al modo dell’<hi rend="italic">Inferno</hi>, ma una costante e privata e continua rielaborazione»<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="04.html#footnote-000">43</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">Indice alfabetico delle sigle</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">A</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Firenze, Bibl. Medicea Laurenziana, Ash. 843.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Al</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Collezione privata, Codice già Altemps.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">ASF</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il Principato, filza 88, doc. 14.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">C</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Città del Vaticano, Bibl. Apostolica, Chig. L.V<hi rend="CharOverride-2">.</hi>176 + L.VI.213</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Co</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Roma, Bibl. dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, 44.E.34.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Conv</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Firenze, Bibl. Nazionale Centrale, Conventi Soppressi B.2.1267.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">D</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Firenze, Società Dantesca Italiana, Ms. 3.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">L31</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Firenze, Bibl. Medicea Laurenziana, Plut. 40.31.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">L42</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— Plut. 40.42.</p>
						</cell>
					</row>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">L136</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— Plut. 90 sup. 136.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">L137</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— Plut. 90 sup. 137.</p>
						</cell>
					</row>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">M</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— Martelli 12.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Mc</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Venezia, Bibl. Nazionale Marciana, It. <hi rend="CharOverride-2">x.</hi>26.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Mg1</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Firenze, Bibl. Nazionale Centrale, Magl. <hi rend="CharOverride-2">vi.</hi>187.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Mg2</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— Magl. VII<hi rend="CharOverride-2">.</hi>1103.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Mgl</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— Magl. VI.30.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Ox</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Oxford, Bodleian Lib., Canonici It. 114.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">P561</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Firenze, Bibl. Nazionale Centrale, Palat. 561.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Pn9</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— Panc. 9.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Pn10</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— Panc. 10.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">R35</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Firenze, Bibl. Riccardiana, 1035.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">R50</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— 1050.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">R54</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">— 1054.</p>
						</cell>
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						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">To</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Toledo, Archivo y bibl. Capitulares, Zelada, 104.6.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent"><hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="italic CharOverride-6">1</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">D. Alighieri, <hi rend="italic">La Vita nuova</hi>, per cura di M. Barbi, Società Dantesca Italiana, Firenze 1907.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent"><hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="italic CharOverride-6">2</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">La <hi rend="italic">Vita nuova</hi> di D. Alighieri, edizione critica per cura di M. Barbi, Bemporad, Firenze 1932.</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">W</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-1">
							<p rend="text_NOindent">Strasburgo, Bibl. Nationale et Universitaire, Ms. 1808.</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Alighieri D., <hi rend="italic">La Commedia secondo l’antica vulgata</hi>, G. Petrocchi (a cura di), Le Lettere, Firenze 1994<hi rend="CharOverride-6">2</hi>, 4 voll.</p><p rend="bib_indx_bib">Alighieri D., <hi rend="italic">Vita nova</hi>, G. Gorni (a cura di), Einaudi, Torino 1996.</p><p rend="bib_indx_bib">Alighieri D., <hi rend="italic">Rime</hi>, D. De Robertis (a cura di), Le Lettere, Firenze 2002, 3 voll.</p><p rend="bib_indx_bib">Allegretti P., <hi rend="italic">L’ecdotica applicata alla «Vita nova»: modelli, concetti e ricerche</hi>, «L’Alighieri», 44, 2014, pp. 111-120.</p><p rend="bib_indx_bib">Banella L., <hi rend="italic">Per la «Vita nuova» di B. Note sulle relazioni stemmatiche all’interno della famiglia b e sul B. dantista</hi>, «Rivista di studi danteschi», XIV (2), 2014, pp. 350-373.</p><p rend="bib_indx_bib">Banella L., <hi rend="italic">La «Vita nuova» del B. Fortuna e tradizione</hi>, Antenore, Roma-Padova 2017.</p><p rend="bib_indx_bib">Barbi M., <hi rend="italic">Qual è la seconda redazione della «Vita di Dante» del B.?</hi> (1913), in Id., <hi rend="italic">Problemi di critica dantesca</hi>. <hi rend="italic">Prima serie (1898-1918)</hi>, Sansoni, Firenze 1934, pp. 395-427.</p><p rend="bib_indx_bib">Berisso M., <hi rend="italic">Il Dante di De Robertis e il «Libro delle canzoni»</hi>, in E. Ferrarini <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">Dante a Verona 2015-2021</hi>, Longo, Ravenna 2018, pp. 247-266.</p><p rend="bib_indx_bib">Bertelli S., <hi rend="italic">Codicologia d’autore. Il manoscritto in volgare secondo G.B</hi>., in S. Bertelli <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Dentro l’officina di G.B. Studi sugli autografi in volgare e su B. dantista</hi>, Bibl. Apostolica, Città del Vaticano 2014, pp. 1-80.</p><p rend="bib_indx_bib">Bertelli S., Cursi M., <hi rend="italic">B. copista di Dante</hi>, in L. Azzetta <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">B. editore e interprete di Dante</hi>. Atti del Convegno internazionale (Roma, 28-30 ottobre 2013), Salerno, Roma 2014, pp. 73-111.</p><p rend="bib_indx_bib">Bettarini A., <hi rend="italic">Un manoscritto ricostruito della «Vita di Dante» di B. e alcune note sulla tradizione</hi>, «Studi di filologia italiana», 57, 1999, pp. 235-255.</p><p rend="bib_indx_bib">Bettarini A., Breschi G., Tanturli G., <hi rend="italic">G.B. e la tradizione dei testi volgari</hi>, in M. Marchiaro <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">B. letterato</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno internazionale (Firenze-Certaldo, 10-12 ottobre 2013)</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 2015, pp. 9-104.</p><p rend="bib_indx_bib">Branca V., Vitale M.,<hi rend="italic"> Il capolavoro del Boccaccio e due diverse redazioni. La riscrittura del ‘Decameron’</hi>, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia 2002.</p><p rend="bib_indx_bib">Breschi G., <hi rend="italic">B. editore della «Commedia»</hi>, in T. De Robertis <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">B. autore e copista</hi>. Catalogo della mostra (Firenze, Bibl. Medicea Laurenziana, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014), Mandragora, Firenze 2013, pp. 247-253.</p><p rend="bib_indx_bib">Breschi G., <hi rend="italic">Parole del Boccaccio: ‘tututto’</hi>, in M. Biffi <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">«Acciò che ’l nostro dire sia ben chiaro». Scritti per Nicoletta Maraschio</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 2018, vol. I, pp. 155-176.</p><p rend="bib_indx_bib">Breschi G., <hi rend="italic">Copista “per amore”: B. editore di Dante</hi>, in E. Malato <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">La critica del testo. Problemi di metodo ed esperienze di lavoro. Trent’anni dopo in vista del Settecentenario della morte di Dante, </hi>Salerno, Roma 2019, pp. 93-118.</p><p rend="bib_indx_bib">Cappi D., Giola M., <hi rend="italic">La redazione non autografa del «Trattatello in laude di Dante»: tradizione manoscritta e rapporti con le altre redazioni</hi>, in<hi rend="italic"> </hi>S. Bertelli <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Dentro l’officina di G.B. Studi sugli autografi in volgare e su B. dantista</hi>, Bibl. Apostolica, Città del Vaticano 2014, pp. 245-325.</p><p rend="bib_indx_bib">Cursi M., <hi rend="italic">Cronologia e stratigrafia nelle sillogi dantesche di G.B.</hi>, in S. Bertelli <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Dentro l’officina di G.B. Studi sugli autografi in volgare e su B. dantista</hi>, Bibl. Apostolica, Città del Vaticano 2014, pp. 81-130.</p><p rend="bib_indx_bib">De Robertis D., <hi rend="italic">La Raccolta Aragonese primogenita</hi>, «Studi danteschi», 47, 1970, pp. 239-258.</p><p rend="bib_indx_bib">De Robertis D., <hi rend="italic">Il Dante e Petrarca di G.B.</hi>, in <hi rend="italic">Il codice Chigiano L V 176 autografo di G.B.</hi>, Alinari, Roma-Firenze 1974, pp. 7-72.</p><p rend="bib_indx_bib">De Robertis D., <hi rend="italic">Sulla tradizione del ‘2° compendio’ della «Vita di Dante» del B.</hi>, in G. Varanini <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">Studi filologici, letterari e storici in memoria di Guido </hi><hi rend="italic">Favati</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Antenore, Padova 1977, pp. 245-256.</p><p rend="bib_indx_bib">De Robertis D., <hi rend="italic">La tradizione boccaccesca delle canzoni di Dante</hi>, in <hi rend="italic">G.B. editore e interprete di Dante</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno (Firenze-Certaldo, 19-20 aprile 1975)</hi>, Olschki, Firenze 1979, pp. 5-13.</p><p rend="bib_indx_bib">Di Berardino N., <hi rend="italic">Le due redazioni autografe del «Trattatello in laude di Dante»: osservazioni fonomorfologiche</hi>, «Studi sul Boccaccio», 40, 2012, pp. 31-103.</p><p rend="bib_indx_bib">Giglio L., <hi rend="italic">La «Vita nuova» secondo B. a partire da un libro recente</hi>, «Scaffale aperto», 10, 2019, pp. 130-143.</p><p rend="bib_indx_bib">Giglio L., <hi rend="italic">Per la fortuna della «Vita nuova» di B. nella tradizione a stampa italiana ed estera</hi>, «Studi (e testi) italiani», 44-45, 2020, pp. 33-56.</p><p rend="bib_indx_bib">Giglio L., <hi rend="italic">Un testimone ritrovato della «Vita nuova»</hi>, «Rivista di studi danteschi», XXI (<hi rend="CharOverride-2">1), </hi>2021, pp. 191-200.</p><p rend="bib_indx_bib">Gorni G., <hi rend="italic">Restituzione formale dei testi volgari a tradizione plurima. Il caso della «Vita nova» </hi>(1998), in Id., <hi rend="italic">Dante prima della «Commedia»</hi>, Cadmo, Firenze 2001, pp. 149-176.</p><p rend="bib_indx_bib">Gorni G., <hi rend="italic">Appunti di filologia e linguistica in margine alla lingua della «Vita Nova»</hi>, «Studi danteschi», 74, 2009, pp. 1-37.</p><p rend="bib_indx_bib">Gorni G., <hi rend="italic">Il B. lettore ed editore della «Vita nova»</hi> (2014), «Letture classensi», 43, 2015, pp. 13-44.</p><p rend="bib_indx_bib">Grimaldi M., <hi rend="italic">B. editore delle canzoni di Dante</hi>, in L. Azzetta <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">B. editore e interprete di Dante.</hi> Atti del Convegno internazionale (Roma, 28-30 ottobre 2013), Salerno, Roma 2014, pp. 137-158.</p><p rend="bib_indx_bib">Libri M. (dei), <hi rend="italic">Arringhe</hi>, E. Vincenti (a cura di), Ricciardi, Milano-Napoli 1974.</p><p rend="bib_indx_bib">Lippi Bigazzi V. (a cura di), <hi rend="italic">I volgarizzamenti trecenteschi dell’«Ars amandi» e dei «Remedia amoris»</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 1987.</p><p rend="bib_indx_bib">Manni P.,<hi rend="italic"> Ricerche sui tratti fonetici e morfologici del fiorentino quattrocentesco</hi>, «Studi di Grammatica Italiana», 8, 1979, pp. 115-171.</p><p rend="bib_indx_bib">Manni P. , <hi rend="italic">La lingua di Boccaccio</hi>, Bologna, Il Mulino 2016.</p><p rend="bib_indx_bib">Mecca A.,<hi rend="italic"> L’amico del B. e l’allestimento testuale dell’officina vaticana</hi>, «Nuova Rivista di Letteratura Italiana», XV (1-2), 2012, pp. 57-76.</p><p rend="bib_indx_bib">Mecca A., <hi rend="italic">Il canone editoriale dell’antica vulgata di Giorgio Petrocchi e le edizioni dantesche del B.</hi>, in E. Tonello <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di),<hi rend="italic"> Nuove prospettive sulla tradizione della «Commedia». Seconda serie (2008-2013)</hi>, Lib. Universitaria, Padova 2013, pp. 119-182.</p><p rend="bib_indx_bib">Mecca A., <hi rend="italic">G.B. editore e commentatore di Dante</hi>, in S. Bertelli <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Dentro l’officina di G.B. Studi sugli autografi in volgare e su B. dantista</hi>, Bibl. Apostolica, Città del Vaticano 2014, pp. 163-186.</p><p rend="bib_indx_bib">Parodi E.G., rec. a <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="italic CharOverride-6">1</hi>, «Bullettino della Società Dantesca Italiana», XIV (2), 1907, pp. 81-97.</p><p rend="bib_indx_bib">Petrocchi G., <hi rend="italic">Dal Vaticano </hi><hi rend="italic">lat. 3199 ai codici del B.: chiosa aggiuntiva</hi>, in <hi rend="italic">G.B. editore e interprete di Dante</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno (Firenze-Certaldo, 19-20 aprile 1975)</hi>, Olschki, Firenze 1979, pp. 15-24.</p><p rend="bib_indx_bib">Pirovano D., <hi rend="italic">B. editore della «Vita nuova»</hi>, in L. Azzetta <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">B. editore e interprete di Dante</hi>. Atti del Convegno internazionale (Roma, 28-30 ottobre 2013), Salerno, Roma 2014, pp. 113-135.</p><p rend="bib_indx_bib">Rea R., <hi rend="italic">La «Vita nova»: questioni di ecdotica</hi>, «Critica del testo», XIV (1), 2011, pp. 233-277.</p><p rend="bib_indx_bib">Tanturli G., <hi rend="italic">Le copie di «Vita nova» e canzoni di Dante</hi>, in T. De Robertis <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">B. autore e copista</hi>. Catalogo della mostra (Firenze, Bibl. Medicea Laurenziana, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014), Mandragora, Firenze 2013, pp. 255-260.</p><p rend="bib_indx_bib">Tempestini S., <hi rend="italic">B. copista della «Commedia»: un’analisi della variantistica</hi>, «Critica del testo», XXI (2), 2018, pp. 9-54.</p><p rend="bib_indx_bib">Tonello E., <hi rend="italic">Il testo della «Commedia» nelle «Esposizioni di Boccaccio»</hi>, in S. Zamponi (a cura di), <hi rend="italic">Intorno a Boccaccio/Boccaccio e dintorni 2015</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno (Certaldo, 9 settembre 2015)</hi>, Firenze University Press, Firenze 2016, pp. 109-127.</p><p rend="bib_indx_bib">Vandelli G., <hi rend="italic">Rubriche dantesche pubblicate di su l’autografo Chigiano</hi> (1908), in Id., <hi rend="italic">Per il testo della «Divina Commedia»</hi>, R. Abardo (a cura di), Le Lettere, Firenze 1989, pp. 277-292.</p><p rend="bib_indx_bib">Vandelli G., <hi rend="italic">G.B. editore di Dante</hi> (1923), in Id., <hi rend="italic">Per il testo della «Divina Commedia»</hi>, R. Abardo (a cura di), Le Lettere, Firenze 1989, pp. 145-161.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="04.html#footnote-042-backlink">1</ref></hi>	Il contributo proposto è tratto in buona parte dalla mia tesi magistrale e presenta alcuni risultati di una collazione integrale dei mss.<hi rend="CharOverride-1"> To L136 R54 Mg2 Pn9 R50 Mg1 C Mc Ox D P561 Pn10 L42 L31 ASF L137 Conv</hi> (vd. in calce l’indice delle sigle). Per facilitare la lettura ho evidenziato in grassetto le sigle riguardanti la sola tradizione della <hi rend="italic">Vita nuova</hi> più <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>, e ho lasciato a piè di pagina la documentazione filologica. Per Bocc intendo l’insieme degli interventi riconducibili a Boccaccio per <hi rend="italic">Vita nuova</hi>, <hi rend="italic">Commedia</hi> e canzoni. Ringrazio Anna Bettarini, Chiara De Cesare, Marco Grimaldi e Giorgio Inglese per aver seguito questa ricerca fin dal suo nascere.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-041-backlink">2</ref></hi>	La descrizione più esaustiva è in S. Bertelli, <hi rend="italic">Codicologia d’autore. Il manoscritto in volgare secondo G.B.</hi>, in S. Bertelli <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">Dentro l’officina di G.B. Studi sugli autografi in volgare e su B. dantista</hi>, Bibl. Apostolica, Città del Vaticano 2014, pp. 1-80: 4-9, 17-23 e 34-54. Nello stesso volume M. Cursi, <hi rend="italic">Cronologia e stratigrafia nelle sillogi dantesche di G.B.</hi>, pp. 81-130: 109, 114 e 121-25, spiega che B. trascrisse in <hi rend="CharOverride-1">To</hi> prima la <hi rend="italic">Commedia</hi>, poi <hi rend="italic">Vita nuova</hi> e canzoni, e infine la <hi rend="italic">Vita</hi>; in <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> <hi rend="italic">Commedia</hi> e canzoni in tempi piuttosto brevi; in <hi rend="CharOverride-1">C</hi> <hi rend="italic">Commedia</hi>, <hi rend="italic">Compendio</hi> breve, <hi rend="italic">Vita nuova</hi> e canzoni. Sulla formazione originaria di <hi rend="CharOverride-1">C</hi>, indubbiamente ‘a trazione dantesca’ pur con l’aggiunta del Petrarca volgare forse per ripensamento del piano editoriale, oltre a G. Vandelli, <hi rend="italic">Rubriche dantesche pubblicate di su l’autografo Chigiano</hi> (1908), in Id., <hi rend="italic">Per il testo della «Divina Commedia»</hi>, R. Abardo (a cura di), Le Lettere, Firenze 1989, pp. 277-292: 279-280, e D. De Robertis, <hi rend="italic">Il Dante e Petrarca di G.B.</hi>, in <hi rend="italic">Il codice Chigiano L V 176 autografo di G.B.</hi>, Alinari, Roma-Firenze 1974, pp. 7-72: 14-30, vd. S. Bertelli-M. Cursi, <hi rend="italic">B. copista di Dante</hi>, in L. Azzetta <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">B. editore e interprete di Dante</hi>. Atti del Convegno internazionale (Roma, 28-30 ottobre 2013), Salerno, Roma 2014, pp. 73-111: 92-93, 110-111. Che il nucleo primigenio di <hi rend="CharOverride-1">C</hi>, qui trattato come testimone unico, fosse comunque lo stesso di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> non sembra discutibile.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="04.html#footnote-040-backlink">3</ref></hi>	D. De Robertis, <hi rend="italic">La tradizione boccaccesca delle canzoni di Dante</hi>, in <hi rend="italic">G.B. editore e interprete di Dante</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno (Firenze-Certaldo, 19-20 aprile 1975)</hi>, Olschki, Firenze 1979, pp. 5-13: 8.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-039-backlink">4</ref></hi>	Vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">1</hi>, pp. CLXXI-CLXXIII e CLXXIV-CLXXVIII.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="04.html#footnote-038-backlink">5</ref></hi>	Vd. ivi, pp. CLXXIV n. 1 e CLXXVII, quindi M. Barbi, <hi rend="italic">Qual è la seconda redazione della «Vita di Dante» del B.?</hi> (1913), in Id., <hi rend="italic">Problemi di critica dantesca</hi>. <hi rend="italic">Prima serie (1898-1918)</hi>, Sansoni, Firenze 1934, pp. 395-427: 425-426 e n. 1, e <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, p. CLXXXIX. L’ipotesi formulata nel 1907 si precisa nel 1913: il <hi rend="italic">Comp</hi>. lungo, tràdito da mss. non autografi e indipendenti da <hi rend="CharOverride-1">C </hi>per <hi rend="italic">Vita nuova</hi> e canzoni, è giudicato migliore della <hi rend="italic">Vita </hi>toledana. Boccaccio avrebbe allora trascritto almeno quattro sillogi dantesche: <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, quella col <hi rend="italic">Comp</hi>. lungo e la <hi rend="italic">Vita nuova</hi> secondo <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>, una col <hi rend="italic">Comp.</hi> breve e la <hi rend="italic">Vita nuova</hi> secondo <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>, e infine <hi rend="CharOverride-1">C</hi>. Esattamente in questi termini è ripresa nel ’32.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-037-backlink">6</ref></hi>	Vd. De Robertis, <hi rend="italic">Il Dante</hi>, cit., p. 39. L’infondatezza di <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi> scongiura di per sé l’ipotesi di una quarta raccolta anteriore a <hi rend="CharOverride-1">C</hi> con il <hi rend="italic">Comp</hi>. breve in posizione iniziale, essendo fra l’altro la tradizione del <hi rend="italic">Comp</hi>. breve derivata interamente da <hi rend="CharOverride-1">C</hi>: vd. Id., <hi rend="italic">Sulla tradizione del ‘2° </hi><hi rend="italic">compendio’ della «Vita di Dante» del B.</hi>, in G. Varanini <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">Studi filologici, letterari e storici in memoria di Guido Favati</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Antenore, Padova 1977, pp. 245-256, e D. Cappi, M. Giola, <hi rend="italic">La redazione non autografa del «Trattatello in laude di Dante»: tradizione manoscritta e rapporti con le altre redazioni</hi>, in Bertelli <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di),<hi rend="italic"> Dentro l’officina</hi>, cit., pp. 245-325: 249 n. 26 e 287 n. 118.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-036-backlink">7</ref></hi>	De Robertis, <hi rend="italic">Il Dante</hi>, cit., p. 45. Ma vd. già, su <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> come «grosso lacerto» di una terza raccolta, G. Vandelli, <hi rend="italic">G.B. editore di Dante</hi> (1923), in Id., <hi rend="italic">Per il testo</hi>, cit., pp. 145-161: 151, ripreso ora da Bertelli, <hi rend="italic">Codicologia</hi>, cit., p. 46.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-035-backlink">8</ref></hi>	Ma si osservi che il ms. ha perso almeno i fascc. 10° e 11°, e 2 cc. del 5°: vd. ivi, p. 47.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-034-backlink">9</ref></hi>	A prescindere dall’attuale offerta di <hi rend="CharOverride-1">R35 </hi>(che «in origine può supporsi più ampia grazie a un perduto complemento»), è questo il parere di G. Breschi, <hi rend="italic">Copista “per amore”: B. editore di Dante</hi>, in E. Malato <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">La critica del testo. Problemi di metodo ed esperienze di lavoro. Trent’anni dopo in vista del Settecentenario della morte di Dante</hi><hi rend="italic">, </hi>Salerno, Roma 2019, pp. 93-118: 93, 97-99, invertito però l’ordine <hi rend="italic">Commedia</hi>-canzoni in <hi rend="CharOverride-1">To</hi>. Che almeno tale sequenza abbia avuto una genesi contestuale è suggerito dalla struttura fascicolare delle prime due raccolte (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>), essendo in entrambe le canzoni trascritte di seguito al <hi rend="italic">Paradiso</hi>, separate da una pagina bianca. Quanto a <hi rend="CharOverride-1">To</hi> in particolare, probabilmente concepito in modo organico se le copie di <hi rend="italic">Vita nuova</hi> e canzoni seguono cronologicamente quella del poema (vd. <hi rend="italic">supra</hi>, n. 2) pur essendo dislocate nell’assetto finale del libro, è utile porre l’accento su tale adiacenza, già segnalata da De Robertis (vd. D. Alighieri, <hi rend="italic">Rime</hi>, Le Lettere, Firenze 2002, vol. <hi rend="CharOverride-2">I</hi>**, p. 657) ma non chiaramente recepita in alcuni contributi recenziori (come emerge anche dalle osservazioni di A. Bettarini, G. Breschi, G. Tanturli, <hi rend="italic">G.B. e la tradizione dei testi volgari</hi>, in M. Marchiaro <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">B. letterato</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno internazionale (Firenze-Certaldo, 10-12 ottobre 2013)</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 2015, pp. 9-104: 11 e n. 8). Si precisa allora che in <hi rend="CharOverride-1">To</hi> le canzoni cominciano a c. 257<hi rend="italic">r</hi>, 4ª del fasc. 36° (che è il penultimo) dove pure finisce la <hi rend="italic">Commedia</hi> (c. 256<hi rend="italic">r</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-033-backlink">10</ref></hi>	Vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">1</hi>, pp. CXC, CCLIV e CCLVIII, e <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, pp. CCXI, CCLXXIV e CCLXXVIII. Tolte le eccezionali osservazioni di cui <hi rend="italic">infra</hi>, G. Gorni, <hi rend="italic">Appunti di filologia e linguistica in margine alla lingua della «Vita Nova»</hi>, «Studi danteschi», 74, 2009, pp. 1-37: 20, e R. Rea, <hi rend="italic">La «Vita nova»: questioni di ecdotica</hi>, «Critica del testo», XIV (1), 2011, pp. 233-277: 246-247, riscontrano in <hi rend="CharOverride-1">Bocc</hi> una spiccata tendenza allo scorciamento, mentre D. Pirovano, <hi rend="italic">B. editore della «Vita nuova»</hi>, in <hi rend="italic">B. editore</hi>, cit., pp. 113-135, che pure riconosce al Certaldese una evidente attenzione «redazionale», di fatto poi identifica <hi rend="CharOverride-1">b</hi> con <hi rend="CharOverride-1">To</hi>. Tutti cioè fanno capo alla Tav. 1 di <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, equiparando in sostanza <hi rend="CharOverride-1">Bocc</hi> al capostipite della famiglia <hi rend="CharOverride-1">b</hi>. Così ho recepito l’invito a tornare sui mss. espresso da P. Allegretti, <hi rend="italic">L’ecdotica applicata alla «Vita nova»: modelli, concetti e ricerche</hi>, «L’Alighieri», 44, 2014, pp. 111-120, anche se io stesso in <hi rend="italic">Per la fortuna della «Vita nuova» di B. nella tradizione a stampa italiana ed estera</hi>, «Studi (e testi) italiani», 44-45, 2020, pp. 33-56: 47-48 e 51, riportavo le sole innovazioni di <hi rend="CharOverride-1">b</hi>, poiché allora non avevo ultimato lo studio del gruppo <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-032-backlink">11</ref></hi>	Vd. D. Alighieri, <hi rend="italic">Vita nova</hi>, G. Gorni (a cura di), Einaudi, Torino 1996, p. 297; G. Gorni, <hi rend="italic">Restituzione formale dei testi volgari a tradizione plurima. Il caso della «Vita nova» </hi>(1998), in Id., <hi rend="italic">Dante prima della «Commedia»</hi>, Cadmo, Firenze 2001, pp. 149-176: 166-168; L. Banella, <hi rend="italic">Per la «Vita nuova» di B. Note sulle relazioni stemmatiche all’interno della famiglia b e sul B. dantista</hi>, «Rivista di studi danteschi», XIV (2), 2014, pp. 350-373 (cit. a p. 364), che identifica poi <hi rend="CharOverride-1">C</hi> con <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>, riducendone ancora la distanza da <hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi>. La sua dimostrazione, fondata sulla presunta ‘spiegabilità’ su <hi rend="CharOverride-1">C</hi> di alcune lezioni di <hi rend="CharOverride-1">Mc</hi>, prescinde però dall’escussione delle innovazioni ‘separative’ di <hi rend="CharOverride-1">C</hi>, d’altronde già scarse in <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, p. CLXI (per cui vd. Tanturli, <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., pp. 61-62). Fra gli errori di<hi rend="CharOverride-1"> C</hi> non passati a <hi rend="CharOverride-1">mc</hi> (o a <hi rend="CharOverride-1">Mc</hi>), occorre però aggiungere almeno i seguenti, recepiti in <hi rend="CharOverride-1">P561</hi> ma corretti in <hi rend="CharOverride-1">D</hi>: XXIII 27 <hi rend="italic">disiderosa</hi> (<hi rend="italic">desideroso</hi>), 28 <hi rend="italic">consumata ogni duolo</hi> (<hi rend="italic">consumato o. d.</hi>), XL 9 <hi rend="italic">’ntendesse</hi> (<hi rend="italic">’ntendesser</hi>). La (non) dipendenza di <hi rend="CharOverride-1">mc</hi> (o <hi rend="CharOverride-1">Mc</hi>) da <hi rend="CharOverride-1">C</hi> andrà dunque ridiscussa per esteso sulla base di un esame del testimone marciano, per ora accogliendo prudenzialmente l’ipotesi tradizionale.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-031-backlink">12</ref></hi>	Vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, p. CXCVIII<hi rend="CharOverride-2"> </hi>e n.1.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="04.html#footnote-030-backlink">13</ref></hi>	Tenendo da parte <hi rend="CharOverride-1">Mg2 Al</hi> (già immuni alle innovazioni di <hi rend="CharOverride-1">*</hi><hi rend="CharOverride-3">1</hi> e<hi rend="CharOverride-1"> b*</hi>), <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">1</hi> sta con <hi rend="CharOverride-1">Pn9</hi> <hi rend="CharOverride-1">L136</hi> in <hi rend="CharOverride-2">II</hi> 7 <hi rend="italic">disposta</hi> (<hi rend="italic">disposata</hi>), XVI 4 <hi rend="italic">di questa battaglia</hi> (<hi rend="italic">da q. b. </hi>con alterazione del senso), XIX 7 <hi rend="italic">chiama divino</hi> [<hi rend="CharOverride-1">Pn9</hi><hi rend="italic">t</hi> <hi rend="italic">chiamo didivino</hi>] (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">c. ’n d</hi>. <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> <hi rend="italic">c. in d</hi>. [vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, <hi rend="italic">ad l</hi>.]), XXIII 7 <hi rend="italic">di loro canto</hi> (<hi rend="italic">del l. c.</hi>); e con il solo <hi rend="CharOverride-1">Pn9</hi> in <hi rend="CharOverride-2">XXXVIII</hi> 3 <hi rend="italic">et mosso</hi> (<hi rend="italic">et è m.</hi>), XL 9 <hi rend="italic">Deh peregrini che sì pensosi andate</hi> iperm. [ma <hi rend="CharOverride-1">R50</hi> <hi rend="italic">peregrin</hi>] (<hi rend="italic">Deh peregrini che p. a.</hi>). Su <hi rend="CharOverride-1">Al</hi> vd. ora, di chi scrive, <hi rend="italic">Un testimone ritrovato della «Vita nuova»</hi>, «Rivista di studi danteschi», XXI<hi rend="CharOverride-2"> (1), </hi>2021, pp. 191-200.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-029-backlink">14</ref></hi>	Rinnovo il ringraziamento ad Anna Bettarini che ha condiviso con me i risultati di un suo studio solo parzialmente confluito in Ead., <hi rend="italic">Un manoscritto ricostruito della «Vita di Dante» di B. e alcune note sulla tradizione</hi>, «Studi di filologia italiana», 57, 1999, pp. 235-255 (e vd. già <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, p. CXCVIII n. 2).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-028-backlink">15</ref></hi>	Vd. almeno XXII 3 <hi rend="italic">secondo l’usanza</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi> <hi rend="italic">s. ch’è l’u.</hi>), 10 <hi rend="italic">tornar</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi> <hi rend="italic">venir</hi>), 16 <hi rend="italic">sarebbe innanzi</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi> <hi rend="italic">saria dinanzi</hi>), XXIII 27 <hi rend="italic">dei aver pietate</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi> <hi rend="italic">d. a. pieta</hi>), XXIV 1 <hi rend="italic">tremuoto</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi> <hi rend="italic">triemito</hi>), 6 <hi rend="italic">per rima</hi> (<hi rend="CharOverride-1">α</hi> <hi rend="italic">in r.</hi>), XXVI 3 <hi rend="italic">non lo sapeano</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi> <hi rend="italic">n. la s.</hi>), 6 <hi rend="italic">ella si va</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi> <hi rend="italic">e. sen va</hi>), XXXI 16 <hi rend="italic">par che mi dica</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi> <hi rend="italic">p. m. d.</hi>). Trattandosi comunque di una tradizione complessa e caratterizzata sia da contatti orizzontali che da una estrema (e conseguente) rarefazione delle varianti congiuntive (già emersa in <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, pp. CXCVII-CXCVIII), rimando ad altra sede la trattazione di questi dati, a cui è necessario un supplemento di indagine.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-027-backlink">16</ref></hi>	Basti il rinvio a L. Banella, <hi rend="italic">La «Vita nuova» del B. Fortuna e tradizione</hi>, Antenore, Roma-Padova 2017, con la mia nota <hi rend="italic">La «Vita nuova» secondo B. a partire da un libro recente</hi>, «Scaffale aperto», 10, 2019, pp. 130-143.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-026-backlink">17</ref></hi>	Tanturli, <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., p. 63, e vd. Id., <hi rend="italic">Le copie di «Vita nova» e canzoni di Dante</hi>, in T. De Robertis <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">B. autore e copista</hi>. Catalogo della mostra (Firenze, Bibl. Medicea Laurenziana, 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014), Mandragora, Firenze 2013, pp. 255-260: 255-256. Che Boccaccio, «senza forse averne il più lontano sospetto, trascrivesse più tardi un’altra volta la <hi rend="italic">Vita Nuova</hi> [in <hi rend="CharOverride-1">C</hi>] sopra una delle tante copie provenienti dalla sua prima copia medesima», era già opinione del Parodi recensore di <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">1</hi>, «Bullettino della Società Dantesca Italiana», 14, 2, 1907, pp. 81-97: 83. Anche Banella, <hi rend="italic">Per la «Vita nuova»</hi>, cit., nonostante le premesse apparentemente divergenti, conclude osservando che Boccaccio «sembra avere poco interesse nei confronti del testo, copiato pare senza alcun discrimine da una delle copie afferenti al suo scrittoio» (p. 364, e vd. p. 369).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="04.html#footnote-025-backlink">18</ref></hi>	Stando a <hi rend="italic">Rime</hi>, cit., la trafila sarebbe b &gt; b* &gt; b° &gt; <hi rend="CharOverride-1">To</hi> da un lato, <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> dall’altro, di cui <hi rend="CharOverride-1">C</hi> è copia. Lo stesso De Robertis afferma però che la natura di Bocc «non permette una semplice sua individuazione entro b° allo stesso modo che di b° entro b*, o di b* entro b, ossia di un vero e proprio sottogruppo di b°» (ivi, vol. II*, p. 268). Non è un caso che la Tav. di Bocc pubblicata in Id., <hi rend="italic">La Raccolta Aragonese primogenita</hi>, «Studi danteschi», 47, 1970, pp. 239-258: 249-250, e discussa in Id., <hi rend="italic">Il Dante</hi>, cit., pp. 41-44, nell’edizione confluisce in quelle di b, b* e b° (vd. <hi rend="italic">Rime</hi>, cit., vol. II*, pp. 244-245 e 268-269, con le osservazioni di Tanturli, <hi rend="italic">Le copie</hi>, cit., pp. 258-259). Inoltre, le lezioni di tipo non-b «penetrate fino» a <hi rend="CharOverride-1">To</hi> (<hi rend="italic">Rime</hi>, cit., vol. II*, p. 271) e registrate nella Tav. 55 <hi rend="italic">quater</hi>, che il filologo interpreta come innovazioni particolari di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> entro b, di cui <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> e <hi rend="CharOverride-1">C</hi> sarebbero «più fedeli interpreti» (p. 271, e vd. pp. 277, 281-282, 318, più vol. III, p. 39 su <hi rend="CharOverride-2">II</hi> 29 <hi rend="italic">onorata</hi> già indicato come luogo problematico in Breschi, <hi rend="italic">Copista</hi>, cit., p. 108), sono tutte autorevolmente attestate e quasi tutte a testo: che <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi> rappresentino meglio b si dovrebbe desumere dal seguito del capitolo su b; ma tali varianti mancano nelle tavv. 52 e 52 <hi rend="italic">bis</hi> di b (tranne VII 39 su cui vd. <hi rend="italic">infra</hi>). Se poi si considera che la gran parte dei testimoni di b°, b* e b indipendenti da Bocc, oltre ad essere spesso raggruppati, sono tutti più o meno contaminati, è chiaro che ne va dello statuto di Bocc in b, per cui è forse integrabile il resoconto di M. Berisso, <hi rend="italic">Il Dante di De Robertis e il «Libro delle canzoni»</hi>, in E. Ferrarini <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">Dante a Verona 2015-2021</hi>, Longo, Ravenna 2018, pp. 247-266: 257-263, ferma restando una certa ambiguità in M. Grimaldi, <hi rend="italic">B. editore delle canzoni di Dante</hi>, in <hi rend="italic">B. editore</hi>, cit., pp. 137-158. Si tratterebbe cioè di valutare il reale apporto testimoniale di questi codici ‘indipendenti’ da Bocc per l’individuazione di b°, b* e b, di cui <hi rend="CharOverride-1">To</hi> è indubbiamente un rappresentante autorevole. Un indizio, notato da De Robertis, che già la fonte di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> sia ‘compromessa’ dal Certaldese è il <hi rend="italic">tututto</hi> di <hi rend="italic">La dispietata mente</hi> v. 47 (vulg. «che ’l sì e ’l no di me in vostra mano», b* «che ’l sì e ’l no tututto in vostra mano»), che egli registra fra le innovazioni di b* (<hi rend="italic">Rime</hi>, cit., vol. II*, Tav. 53), precisando che «non si può certo escludere che l’esemplare di Bocc fosse un testo preparato da Boccaccio: sta di fatto che <hi rend="italic">tututto</hi> s’impianta in <hi rend="CharOverride-1">To</hi> in seconda battuta [<hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="italic">t</hi> <hi rend="italic CharOverride-7">e</hi><hi rend="italic"> tutto</hi> <hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="italic">v</hi> <hi rend="italic">tu</hi>-]» (p. 278 n. 51, e vd. p. 325 e Tav. 80 XII 59). Ma l’aggiunta marginale di <hi rend="italic">tu</hi>- è dell’inchiostro della copia e può essere contestuale, per cui <hi rend="CharOverride-1">To</hi> stesso può aver indotto la diffrazione (e il <hi rend="italic">tututto</hi> di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi><hi rend="italic">v</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi>&gt; <hi rend="CharOverride-1">C</hi>). Comunque nel <hi rend="italic">corpus</hi> OVI (12/06/21) <hi rend="italic">tututto</hi> è solo in Boccaccio (64 occ.) e una volta in un commento all’<hi rend="italic">Ars amandi </hi>già attribuito a Boccaccio; un <hi rend="italic">tututti</hi> in Bono Giamboni sparisce nell’<hi rend="italic">Orosio</hi> volg. «più conservativo» del <hi rend="italic">corpus</hi> DiVo, mentre un <hi rend="italic">tututo</hi> di Giovanni da Vignano è probabilmente errore di copia: vd. V. Lippi Bigazzi (a cura di), <hi rend="italic">I volgarizzamenti trecenteschi dell’«Ars amandi» e dei «Remedia amoris»</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 1987, pp. 883-930; M. dei Libri, <hi rend="italic">Arringhe</hi>, E. Vincenti (a cura di), Ricciardi, Milano-Napoli 1974, p. 320; e ora G. Breschi, <hi rend="italic">Parole del Boccaccio: ‘tututto’</hi>, in M. Biffi <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di), <hi rend="italic">«Acciò che ’l nostro dire sia ben chiaro». Scritti per Nicoletta Maraschio</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 2018, vol. I, pp. 155-176.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-024-backlink">19</ref></hi>	Vd. <hi rend="italic">Rime</hi>, cit., vol. II*, Tav. 83.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-023-backlink">20</ref></hi>	Vd. ivi<hi rend="italic">,</hi> Tav. 55. In <hi rend="italic">Doglia mi reca</hi> v. 64 la lez. di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">e come e quel</hi> ‘è com(e) è quel’ è equivalente a quella di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi> <hi rend="italic">e come quel</hi> ‘è com’è quel’ (e vd. Tav. 55 <hi rend="italic">ter</hi>), mentre al v. 71 <hi rend="italic">lo suo </hi>[dell’avaro] <hi rend="italic">folle vedere</hi> di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> (<hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi> etc. <hi rend="italic">lo suo f. volere</hi>), in rima con <hi rend="italic">vedere</hi> al v. precedente, è senz’altro correggibile e di fatto corretto in tutti i <hi rend="italic">descripti</hi> sicuri di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, se non già in un perduto intermediario (vd. tav. 55 <hi rend="italic">ter</hi> e p. 281). Restano la variante di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> in <hi rend="italic">Voi che ’ntendendo</hi> v. 34 (<hi rend="italic">chen tal donna</hi> vs. <hi rend="italic">che tal d.</hi> di <hi rend="CharOverride-1">R35 C</hi>) e poi la lacuna in <hi rend="CharOverride-1">To</hi> nella rubr. latina della canz. IX (<hi rend="CharOverride-1">R35</hi> <hi rend="italic">leggiadria</hi>, con rubrr. volgari): ben poca cosa nel quadro che viene delineandosi di Bocc, anche al lume di quanto detto in n. 18. Quanto a <hi rend="italic">piouera</hi> di <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="italic">perverrà</hi> di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>, che De Robertis ritiene lezione di b (registrando comunque la semplificazione <hi rend="italic">cotanto verrà</hi> di <hi rend="CharOverride-1">R54</hi> e di altri affini di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>), vd. pp. 280-281 e vol. <hi rend="CharOverride-2">III</hi>, <hi rend="italic">ad l</hi>. Che <hi rend="italic">quegli teme</hi> sia invece lez. dei soli <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>-<hi rend="CharOverride-1">C</hi> (e <hi rend="italic">descripti</hi>, quindi non di b) si ricava dal vol. III, <hi rend="italic">ad l</hi>. Su una possibile derivazione di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> da <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, screditata – nella prospettiva di De Robertis – dal fatto che <hi rend="CharOverride-1">To</hi> sarebbe ultimo nella serie b &gt; b* &gt; b°, vd. già ivi, pp. 270, 278, e spec. 325-327, dove, più che la <hi rend="italic">descriptio</hi>, si nega il contatto fra i due mss. Anche la vicenda delle rubriche, su cui De Robertis fa tanto leva, va valutata assieme alla conformazione di Bocc, senza escludere che <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> le recuperi dalla stessa fonte di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-022-backlink">21</ref></hi>	Vd. ivi, Tavv. 52 e 55 <hi rend="italic">quater</hi>, vol. III, pp. 167-168.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-021-backlink">22</ref></hi>	Vd. ivi, Tav. 81 e n. 63. Per alcune confusioni fra <hi rend="italic">e</hi>/<hi rend="italic">o</hi> lo studioso dimostra la derivazione di <hi rend="CharOverride-1">D </hi>da <hi rend="CharOverride-1">C</hi>, poiché in effetti la semigotica boccacciana può facilmente trarre in inganno: vd. De Robertis, <hi rend="italic">La Raccolta</hi>, cit., pp. 247 (per <hi rend="italic">Vita nuova</hi>) e 252 (per il passo in questione), nonché <hi rend="italic">Rime</hi>, cit., vol. II*, Tav. 82 (singolari di <hi rend="CharOverride-1">C</hi> rispetto a <hi rend="CharOverride-1">To R35</hi>) <hi rend="CharOverride-2">V</hi> 56, IX 21, XIV 9, e infine XIII 12 <hi rend="italic">virtute o</hi> [«come pentendosi di una <hi rend="italic">e</hi>»] <hi rend="italic">nobiltà</hi>. Anche Tanturli, <hi rend="italic">Le copie</hi>, cit., pp. 258-260, richiama l’attenzione su alcuni dei luoghi qui discussi, partendo però dall’assunto inamovibile della collateralità fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>, e addirittura sospettando una contaminazione in <hi rend="CharOverride-1">To</hi>(<hi rend="italic">v</hi>), che tenderebbe in vari casi ad allinearsi a b° (= <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>): ma egli stesso in fin dei conti ritiene «più semplice che <hi rend="CharOverride-1">To </hi>nel suo rinunciare alla lezione diversa da b°, che poteva trovarsi anche sui margini dell’esemplare, faccia da battistrada a <hi rend="CharOverride-1">R35</hi>» (p. 259). Che fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi> e <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> vi sia un interposito corrispondente al nostro <hi rend="CharOverride-1">b*</hi> era opinione di Barbi: vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, p. CXCV n. 2 (praticamente trascurato in <hi rend="italic">Rime</hi>, cit., vol. II*, Tav. 52 e p. 280).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-020-backlink">23</ref></hi>	Vd. almeno ivi, Tav. 81 IV 105 (e pp. 322-323), V 31 e 42 (C<hi rend="CharOverride-6">1</hi> è refuso per C<hi rend="CharOverride-6">2</hi>),<hi rend="CharOverride-2"> X</hi> 7, XI 13, XIII 62 (e 82), XV 42.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-019-backlink">24</ref></hi>	Vd. almeno ivi, Tav. 82 IV 45 <hi rend="italic">fe</hi>, IX 24, XIV 51, e poi Tav. 84 X 2, XI 26 <hi rend="italic">messione</hi>, XIII 32 (più eventualmente 84 <hi rend="italic">bis</hi> XI 38 e XIV 147). De Robertis interpreta genericamente i recuperi di <hi rend="CharOverride-1">C</hi>, anche minimi, come il frutto di una «ricognizione ormai fuori dai confini di b* se non di b» (p. 321), che non vuol dire per forza fuori da Bocc: non considera cioè che potrebbe trattarsi di un ritorno alla fonte di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, che è invece constatato per <hi rend="CharOverride-1">R35 </hi>(p. 327). Che comunque Bocc resti immune da interferenze ‘esterne’, vale a dire che Boccaccio si fidasse più di sé che del lavoro altrui, risulta sia dalla <hi rend="italic">recensio</hi> di De Robertis (che non rileva contaminazione in Bocc), sia dal mio esame della tradizione della <hi rend="italic">Vita nuova</hi>: vd. <hi rend="italic">infra</hi> e nn. 28 e 38.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-018-backlink">25</ref></hi>	Vd. ivi, Tav. 55 II 34, XIV 71, e Tav. 55 <hi rend="italic">quater</hi> <hi rend="CharOverride-2">I</hi> 75 <hi rend="italic">acciso</hi>, IV 45 <hi rend="italic">tenne</hi>, V 16, X 21 e 44 (più eventualmente VI 98, XI 26 <hi rend="italic">può</hi> e 95, XIV 59).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="04.html#footnote-017-backlink">26</ref></hi>	Vd. già G. Petrocchi, <hi rend="italic">Dal Vaticano lat. 3199 ai codici del B.: chiosa aggiuntiva</hi>, in <hi rend="italic">G.B. editore</hi>, cit., pp. 15-24, e ora A. Mecca, <hi rend="italic">Il canone editoriale dell’antica vulgata di Giorgio Petrocchi e le edizioni dantesche del B.</hi>, in E. Tonello <hi rend="italic">et al. </hi>(a cura di),<hi rend="italic"> Nuove prospettive sulla tradizione della «Commedia». Seconda serie (2008-2013)</hi>, Lib. Universitaria, Padova 2013, pp. 119-182, Tavv. 10, 11, 12, 17, 21; quindi Id., <hi rend="italic">G.B. editore e commentatore di Dante</hi>, in <hi rend="italic">Dentro l’officina</hi>, cit., pp. 163-186: 164-166 e 169-183; e ancora G. Breschi, <hi rend="italic">B. editore della «Commedia»</hi>, in <hi rend="italic">B. autore e copista</hi>, cit., pp. 247-253; Id., <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., pp. 15, 30, 34-36, 43-45, 50-51; S. Tempestini, <hi rend="italic">B. copista della «Commedia»: un’analisi della variantistica</hi>, «Critica del testo», XXI (2), 2018, pp. 9-54: 17-18, 52-54.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-016-backlink">27</ref></hi>	La stessa a cui allude Mecca, <hi rend="italic">Il canone</hi>, cit., p. 148, da intendere come collettore di varianti che potrebbe anche dar ragione di alcuni interventi di <hi rend="CharOverride-1">R35</hi> apparentemente non spiegabili su <hi rend="CharOverride-1">To</hi><hi rend="italic">t</hi>-<hi rend="italic">v</hi>: vd. ad es. Breschi, <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., pp. 36 (<hi rend="italic">Inf</hi>. VII 47), 39 (<hi rend="italic">Inf</hi>. <hi >IV 2, V 22), 40 (</hi><hi rend="italic" >Inf</hi><hi >. XVI 34, 102, </hi><hi rend="italic" >Purg</hi><hi >. XIII 28, XXXIII 19), 41 (</hi><hi rend="italic" >Inf</hi><hi >. VIII 111), 42 (</hi><hi rend="italic" >Par</hi><hi >. </hi>XXVII 128), 47 (<hi rend="italic">Inf</hi>. XIV 83), 48 (<hi rend="italic">Inf</hi>. IX 45, <hi rend="italic">Purg</hi>. XIV 33, XV 49); e ora E. Tonello, <hi rend="italic">Il testo della «Commedia» nelle «Esposizioni» di Boccaccio</hi>, in S. Zamponi (a cura di), <hi rend="italic">Intorno a Boccaccio/Boccaccio e dintorni 2015</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno (Certaldo, 9 settembre 2015)</hi>, Firenze University Press, Firenze 2016, pp. 109-127: 127 e n. 37.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-015-backlink">28</ref></hi>	L’ipotesi di una contaminazione in Bocc (e specialmente in <hi rend="CharOverride-1">C</hi> da Triv/Urb) avanzata da Petrocchi, in D. Alighieri, <hi rend="italic">La Commedia secondo l’antica vulgata</hi>, Le Lettere, Firenze 1994<hi rend="CharOverride-6">2</hi>, vol. I, pp. 20-30 (e accolta, senza nuova documentazione, da Breschi, <hi rend="italic">B. editore della «Commedia»</hi>, cit., pp. 250 e 252 e Id., <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., pp. 56-59, e vd. ancora Id., <hi rend="italic">Copista</hi>, cit., p. 117), è ora fortemente ridimensionata da Mecca, <hi rend="italic">Il canone</hi>, cit., Tavv. 2, 3, 4, 6, 7 e 7<hi rend="italic">bis</hi> e p. 182 n. 90, che rileva invece interferenze significative con la sola famiglia tosco-occidentale (<hi rend="italic">b</hi>/Ham), probabilmente risalenti al già contaminato testimone di <hi rend="italic">vat</hi> usato da Boccaccio: vd. ivi, Tav. 18 e soprattutto Id.,<hi rend="italic"> L’amico del B. e l’allestimento testuale dell’officina vaticana</hi>, «Nuova Rivista di Letteratura Italiana», XV (1-2), 2012, pp. 57-76. La conclusione, ribadita in Id., <hi rend="italic">G.B. editore e commentatore</hi>, cit., pp. 184-185, è che «Boccaccio, piuttosto che correggere il dettato dantesco <hi rend="italic">ope codicum</hi>, ossia contaminando, preferisse emendare <hi rend="italic">ope ingenii</hi>»: che era poi il parere di Vandelli, <hi rend="italic">G.B. editore</hi>, cit., p. 154.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-014-backlink">29</ref></hi>	Citazioni tratte da <hi rend="italic">Rime</hi>, cit., vol. II*, rispettivamente pp. 268 e 245 (e vd. in generale pp. 245, 268-69, 315, 318), senz’altro estendibili alla casistica del poema, per cui valga la sintesi di Breschi, <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., p. 35, in aggiunta alla bibliografia cit. <hi rend="italic">supra</hi>: «la dinamica dei rapporti genealogici tra gli autografi sembra dunque stabilita con assoluta certezza, e dal loro confronto emerge un’immagine nitida di B., non più soltanto del copista, intento ad un’opera servile, bensì del filologo, assorbito nella <hi rend="italic">restitutio</hi> del testo».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-013-backlink">30</ref></hi>	Vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, Tav. 1 e pp. CCXI-CCXII e n. 1; Pirovano, <hi rend="italic">B. editore della «Vita nuova»</hi>, cit., pp. 131-32; Tanturli, <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., pp. 64-67. Le sole lezioni inaccettabili di <hi rend="CharOverride-1">b</hi>, quasi tutte omesse da Barbi, sono a mio parere <hi rend="CharOverride-2">VIII</hi> 9 <hi rend="italic">perché alla gente</hi> ipom. o con dialefe eccezionale (<hi rend="italic">però ch’alla g.</hi>), 12 <hi rend="italic">parlando di lei</hi> (<hi rend="italic">p. a lei</hi>), IX 7 <hi rend="italic">disparve. Questa</hi> (<hi rend="italic">disparve q.</hi>), XIX 16 <hi rend="italic">che mi pare</hi> (<hi rend="italic">quale m. p.</hi>), XXV 4 <hi rend="italic">et se volemo</hi> (<hi rend="italic">è che se v.</hi>), XXVI 14 <hi rend="italic">dico che tra gente</hi> (ma <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="boldItalic CharOverride-8"> </hi><hi rend="italic">dico tra gente</hi>, <hi rend="CharOverride-1">β</hi><hi rend="boldItalic CharOverride-8"> </hi><hi rend="italic">d. tra che g.</hi>), 15 <hi rend="italic">et negli atti</hi> (<hi rend="italic">et è n. a.</hi>), XXIX 1 <hi rend="italic">tismin</hi> (<hi rend="CharOverride-1">α</hi><hi rend="boldItalic CharOverride-8"> </hi><hi rend="italic">tisirin</hi> <hi rend="CharOverride-1">β</hi><hi rend="boldItalic CharOverride-8"> </hi><hi rend="italic">tisirim</hi>), XXXIV 5 <hi rend="italic">ma questi</hi> (<hi rend="italic">ma quelli</hi>). Le altre sono invece lacune più estese, magari per salto di riga o per omoteleuto, che potrebbero anche essersi depositate in <hi rend="CharOverride-1">b</hi>: vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, Tav. 1 XII 11, XV 1 e 2, XIX 19, XXII 3, XXIII 5, XXIX 2.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-012-backlink">31</ref></hi>	Vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, Tav. 7, XXVII 1 (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">parevami</hi>), XXXIX 10, XLI 5; da integrare con <hi rend="CharOverride-2">II</hi> 7 <hi rend="italic">anima mia</hi> (<hi rend="italic">m. a.</hi>), III 12 <hi rend="italic">mi sembiava</hi> (<hi rend="italic">mi sembrava</hi>), XIV 14 <hi rend="italic">ove sì manifesto</hi> (<hi rend="italic">o. si manifesta</hi>), <hi rend="italic">solverebbe le dubbiose</hi> (<hi rend="italic">s. le dubitose</hi>), XIX 16 <hi rend="italic">cagione per che</hi> (<hi rend="italic">ragione p. c.</hi>), XXV 9 <hi rend="italic">optas</hi> (<hi rend="italic">optes</hi>), XXXIX, 4 <hi rend="italic">martire</hi> (<hi rend="italic">martiro</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-011-backlink">32</ref></hi>	Fra le innovazioni di <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3 </hi>registrate ivi, Tav. 7 (a cui in generale si rimanda), almeno le seguenti sono ‘redazionali’: III 11, XIII 10 <hi rend="italic">prepongo</hi>, XV 3, 7, XVIII 2, XIX 8, XXI 5, XXII 4 <hi rend="italic">intendeva</hi>, XXII 6 <hi rend="italic">vedemmo</hi>, 9 (vd. <hi rend="italic">infra</hi>), 17, XXIII 18, 20, XXIV 10 <hi rend="italic">nella seconda dico</hi>, XXIX 1, XXXI 6, 8, XXXIII 1, 4, XXXVII 2; ma risalgono ugualmente a <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> anche questi altri ritocchi: XIV 12 <hi rend="italic">sì ch</hi><hi rend="italic">’el solo</hi> (<hi rend="italic">sì che solo</hi>), XVI 4 <hi rend="italic">appropinquarmi</hi> (<hi rend="italic">appropinquare</hi>), XIX 13 <hi rend="italic">io sono ornata</hi> (<hi rend="italic">io so adornata</hi>), 20 <hi rend="italic">operation (delle operazioni)</hi>, XXIII 21 <hi rend="italic">cor dove dimora</hi> (<hi rend="italic">core ove d</hi>.), XXIX 3 <hi rend="italic">per sé medesimo multiplicato</hi> (<hi rend="italic">p. sé med.</hi>), XLI 13 <hi rend="italic">ch’el parla</hi> (<hi rend="italic">che parla</hi>). Una tavola completa di <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> sarà pubblicata in altra sede, assieme a quelle di <hi rend="CharOverride-1">b</hi>, <hi rend="CharOverride-1">b*</hi> e <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-4"><ref target="04.html#footnote-010-backlink">33</ref></hi>	In attesa di chiarire i rapporti fra <hi rend="CharOverride-1">C </hi>e <hi rend="CharOverride-1">mc</hi> (vd. <hi rend="italic">supra</hi> n. 11), si rinvia a <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, Tav. 8 (su <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>) e pp. CLXI-CLXII (su <hi rend="CharOverride-1">C</hi>, di cui Barbi registra quattro innovazioni peculiari). Gli errori di <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi> restano comunque contenuti (Tav. 8 VI 2, VIII 6, XII 4, XIII 3, XXIII 3, 19, 30; più XIII 8 <hi rend="italic">miei pensieri</hi> iperm. [<hi rend="italic">m. </hi><hi rend="italic">pensier</hi>], XX 3 <hi rend="italic">core gentile</hi> iperm. [<hi rend="italic">c. gentil</hi>], XXIX 1 <hi rend="italic">partì del nono mese</hi> [<hi rend="italic">p. nel n. m.</hi>], XXXIV 4 <hi rend="italic">piangendo usciano</hi> [<hi rend="italic">p. uscivan</hi>]), mentre di nuovo prevalgono le varianti ‘impreviste’: Tav. 8 IX 13, XI 2, XII 16, XIV 1, XV 8, XIX 10, XXVI 6, XXVIII 2, XXXIII 4, 8 <hi rend="italic">ciel</hi> <hi rend="italic">sì spande…che gli angeli saluta</hi>, XXXVIII 6 <hi rend="italic">perciò che… </hi><hi rend="italic">et advegna che</hi>, XLII 2 (ma già <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">per alquanti anni duri</hi>); più XV 8 <hi rend="italic">negli occhi miei giugne</hi> (<hi rend="italic">n. o. mi g.</hi>), XXI 5 <hi rend="italic">ha una particella</hi> (<hi rend="italic">è una p.</hi>), XXV 10 <hi rend="italic">rimasse cosa</hi> (<hi rend="italic">r. cose</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-009-backlink">34</ref></hi>	<hi >Vd. </hi><hi rend="italic" >Vn</hi><hi rend="CharOverride-6" >2</hi><hi >, pp. CXCII-CXCVII, spec. </hi>Tav. 34 e n. 1, ora integrabile con qualche altro errore sicuro: XXI 2 <hi rend="italic">et ogni suo difecto</hi> (<hi rend="italic">et d’ogni s. d.</hi>), 8 <hi rend="italic">che è decto et nella prima</hi> (<hi rend="italic">che d. è n. p.</hi>), XXIII 29 <hi rend="italic">ad infinita</hi> (<hi rend="italic">ad indiffinita</hi>), XXXVII 6 <hi rend="italic">occhi miei</hi> (<hi rend="italic">oh o. m.</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-008-backlink">35</ref></hi>	Vd. VIII 3 <hi rend="italic">morte villana</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">m. crudele</hi>), IX 12 <hi rend="italic">di lui</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">di lu</hi>), XVIII 8 <hi rend="italic">mi partì</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">mi pari</hi>), XXVI 14 <hi rend="italic">gioiosa</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">giosa</hi>), XXXI 5 div. <hi rend="italic">parte quivi partissi</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">p. q. partisi</hi>). Su alcune di queste opposizioni e su altre menzionate <hi rend="italic">infra</hi>, relative a <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> e <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi>, vd. già <hi rend="italic">ibidem</hi>, ma soprattutto Banella, <hi rend="italic">Per la «Vita nuova»</hi>, cit., pp. 357-362, Tanturli, <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., p. 60, e Breschi, <hi rend="italic">Copista</hi>, cit., pp. 109-111.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-007-backlink">36</ref></hi>	Così in VIII 12 div. <hi rend="italic">se di gratia</hi> rifatto sul v. 7 di <hi rend="italic">Morte villana</hi> secondo la lez. di <hi rend="CharOverride-1">b</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">s’io di g.</hi>), XV 3 <hi rend="italic">che comincia</hi> reintegrato per analogia con gli altri paragrafi della <hi rend="italic">Vita nuova</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> om.), XIX 20 <hi rend="italic">bocca ch’è fine</hi> per simmetria col sintagma precedente <hi rend="italic">occhi che sono principio</hi> secondo la lez. di <hi rend="CharOverride-1">b</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> <hi rend="italic">b. la quale è f.</hi>). In XIX 8 v. 25 <hi rend="CharOverride-1">To</hi> legge <hi rend="italic">che vostra spem</hi><hi rend="italic CharOverride-5">e</hi><hi rend="italic"> si e quanto mi piace</hi> ‘ché vostra spem si è…’: entro <hi rend="CharOverride-1">b*</hi> solo <hi rend="CharOverride-1">Al</hi> ha a testo <hi rend="italic">speme si è</hi> (ipermetro), mentre <hi rend="CharOverride-1">Mg2</hi> interpreta <hi rend="italic">speme sie</hi>, e <hi rend="CharOverride-1">L136</hi> corregge <hi rend="italic">sia</hi> in <hi rend="italic">si è</hi>, per cui è probabile che il restauro di <hi rend="italic">speme sia</hi> (lez. di <hi rend="CharOverride-1">k</hi> <hi rend="CharOverride-1">β</hi> <hi rend="CharOverride-1">L136</hi><hi rend="italic">t</hi> <hi rend="CharOverride-1">Pn9</hi> <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">1</hi> e <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi>) sia introdotto all’altezza di <hi rend="CharOverride-1">b*</hi> per ricorso a <hi rend="CharOverride-1">b</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-006-backlink">37</ref></hi>	Il solo <hi rend="CharOverride-1">C</hi> si raccosta alla migliore tradizione finanche in varianti linguistiche: <hi rend="CharOverride-2">II</hi> 7 <hi rend="italic">disponsata</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> etc. <hi rend="italic">disposata</hi>), XVI 11 <hi rend="italic">m’intrametto</hi> (<hi rend="italic">mi trametto</hi>), XVIII 7 <hi rend="italic">avrestù</hi> (<hi rend="italic">avresti tu</hi>); sanando invece a suo modo l’omissione di <hi rend="italic">cui</hi> in XII 4 <hi rend="italic">tanquam </hi>‹<hi rend="italic">ad</hi>› <hi rend="italic">centrum circuli</hi> (<hi rend="CharOverride-1">To</hi> ecc. <hi rend="italic">tanquam centrum circuli cui</hi>: vd. in ultimo Tanturli, <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., p. 61), e forse l’errore di <hi rend="CharOverride-1">b*</hi> in VIII 12 <hi rend="italic">ad in</hi>‹<hi rend="italic">di</hi>›<hi rend="italic">finita</hi> (vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, Tav. 24), ma non sono certo che in questo caso l’aggiunta interlineare sia boccacciana.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-005-backlink">38</ref></hi>	L’ipotesi di un contatto fra <hi rend="CharOverride-1">b</hi> e <hi rend="CharOverride-1">β</hi>, cautamente invocato da Parodi, rec. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">1</hi>, cit., pp. 87-88, per spiegare le famose <hi rend="italic">singulares</hi> di <hi rend="CharOverride-1">k</hi>, è generalmente ritenuta improbabile (vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, p. CCLXXI; Rea, <hi rend="italic">La ‘Vita nova’</hi>, cit.). Lo spazio bianco in corrispondenza del v. 12 di <hi rend="italic">Ballata i’ vo’</hi>, lasciato da Boccaccio sia in <hi rend="CharOverride-1">To</hi> che in <hi rend="CharOverride-1">C</hi> ma chiaramente deputato a colmarne la caduta, sembrerebbe smentirla definitivamente (vd. Pirovano, <hi rend="italic">B. editore della «Vita nuova»</hi>, cit., p. 130; Breschi, <hi rend="italic">Copista</hi>, cit., pp. 102-103).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-004-backlink">39</ref></hi>	<hi rend="italic">Rime</hi>, cit., vol. II*, p. 269.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-003-backlink">40</ref></hi>	Vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="italic CharOverride-6">2</hi>, Tav. 1 per il testo delle divisioni ‘riscritte’; ma si noti che, per quanto Barbi trascriva «però» in XXVI 8 e XXXVI 3, e ometta il passo in XXXIX 7 e XL 8, in <hi rend="CharOverride-1">To</hi> si legge sempre chiaramente «p(er)cio».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-002-backlink">41</ref></hi>	Gli esempi non di <hi rend="italic">Vita nuova</hi> sono segnalati in <hi rend="italic">Rime</hi>, cit., vol. II*, p. 348, e Breschi, <hi rend="italic">G.B. e la trad.</hi>, cit., p. 46, e verificati sui mss. La lezione di <hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">Bocc</hi> è sempre confortata dalla testimonianza di <hi rend="CharOverride-1">To</hi>; quella di <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> dall’accordo fra <hi rend="CharOverride-1">C L42 L31 ASF L137 Conv</hi>. Qualche isolata eccezione, solamente nei luoghi citati, si riscontra in<hi rend="CharOverride-1"> w</hi>, <hi rend="CharOverride-1">p</hi> e <hi rend="CharOverride-1">A</hi>, di fatti contaminati da <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> o <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi> (vd. <hi rend="italic">Vn</hi><hi rend="CharOverride-6">2</hi>, pp. CCXXI-CCXXIV e Tavv. 57 e 59): <hi rend="italic">perciò che</hi> è solo in <hi rend="CharOverride-1">w</hi> XIV 13 (<hi rend="CharOverride-1">p</hi> <hi rend="italic">per che</hi>) e in <hi rend="CharOverride-1">p</hi> XXIII 9 (<hi rend="CharOverride-1">FtCa</hi> <hi rend="italic">per che</hi>), mentre <hi rend="italic">per che</hi> è in <hi rend="CharOverride-1">Mgl</hi> IV 2, <hi rend="CharOverride-1">p</hi> XXII 11 (+ <hi rend="CharOverride-1">M</hi>) e XXIII 16, <hi rend="CharOverride-1">W</hi> <hi rend="CharOverride-1">Co</hi> XXXV 4, <hi rend="CharOverride-1">W</hi> XL 8 (<hi rend="CharOverride-1">Co</hi> <hi rend="italic">che</hi>); <hi rend="italic">però che</hi> per <hi rend="italic">acciò che</hi> è in <hi rend="CharOverride-1">A</hi> VII 2. Un netto sbilanciamento a favore di <hi rend="italic">perciò</hi> negli scritti boccacciani degli anni ’50 e ’60 (specialmente in <hi rend="italic">Decameron</hi> e <hi rend="italic">Trattatello</hi>, meno nel <hi rend="italic">Corbaccio</hi>) è documentato da M. Vitale,<hi rend="italic"> Il capolavoro del Boccaccio e due diverse redazioni. La riscrittura del ‘Decameron’: i mutamenti linguistici</hi>, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia 2002, pp. 174-176, che nota nell’autografo hamiltoniano una leggera contro-tendenza al restauro di <hi rend="italic">però</hi>, forse da valutare in parallelo al riaumento di <hi rend="italic">però</hi> nel <hi rend="italic">Corbaccio</hi> e al rimpiazzo di <hi rend="italic">però</hi> nel recenziore <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi> XXII 11. A prescindere dalla loro diffusione oltre <hi rend="CharOverride-1">b</hi> (ma <hi rend="italic">siri</hi> e <hi rend="italic">otta</hi> sono solo in <hi rend="CharOverride-1">Bocc</hi>), altre costanti evolutive fra <hi rend="CharOverride-1">To</hi>, <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> e <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi>, che risaltano su uno sfondo di accentuato polimorfismo, sono le seguenti: (<hi rend="italic">a</hi>)<hi rend="italic">presso</hi> (<hi rend="italic">di</hi>) &gt; (<hi rend="italic">a</hi>)<hi rend="italic">presso</hi> <hi rend="italic">a</hi>(<hi rend="italic">d</hi>) (<hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi> XV 7 [accanto a <hi rend="italic">presso di lei</hi>]; <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> <hi rend="CharOverride-2">II</hi> 1, <hi rend="CharOverride-2">XLII</hi> 1), <hi rend="italic">contra</hi> &gt; <hi rend="italic">contro</hi> <hi rend="italic">a</hi>(<hi rend="italic">d</hi>) (<hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi> XII 17, XV 2, XXXIX 1; <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> XXV 6, XXXVIII 6, XXXIX 2; <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi> XIV 12), <hi rend="italic">grande</hi> &gt; <hi rend="italic">gran</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi> III 1, XIV 1; <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> XIX 3, XXIII 11, XXV 10), <hi rend="italic">là ove</hi> &gt; <hi rend="italic">là dove</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b*</hi> <hi rend="CharOverride-2">XII</hi> 2, <hi rend="CharOverride-2">XIV</hi> 1; <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> XXI 1), <hi rend="italic">ora</hi> &gt; <hi rend="italic">otta</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi> IX <hi rend="italic">tale</hi> <hi rend="italic">otta</hi>, <hi rend="CharOverride-1">k</hi><hi rend="CharOverride-3">2</hi>-<hi rend="CharOverride-1">mc</hi>/<hi rend="CharOverride-1">C</hi> XXXV 3 <hi rend="italic">allotta</hi>), <hi rend="italic">sire</hi> &gt; <hi rend="italic">siri</hi> (<hi rend="CharOverride-1">b</hi>/<hi rend="CharOverride-1">To</hi> XIX 7, XLII 3; <hi rend="CharOverride-1">b</hi><hi rend="CharOverride-3">3</hi> VI 2). Vd. inoltre De Robertis, <hi rend="italic">Il Dante</hi>, cit., p. 60, e ora Breschi, <hi rend="italic">Copista</hi>, cit., pp. 114-117, sempre tenendo presenti, oltre a Vitale cit., P. Manni,<hi rend="italic"> Ricerche sui tratti fonetici e morfologici del fiorentino quattrocentesco</hi>, «Studi di Grammatica Italiana», 8, 1979, pp. 115-171, e ora Ead., <hi rend="italic">La lingua di Boccaccio</hi>, Bologna, Il Mulino 2016, ma anche N. Di Berardino, <hi rend="italic">Le due redazioni autografe del «Trattatello in laude di Dante»: osservazioni fonomorfologiche</hi>, «Studi sul Boccaccio», 40, 2012, pp. 31-103.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-001-backlink">42</ref></hi>	Vd. Tanturli, <hi rend="italic">Le copie</hi>, cit., pp. 259-260.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-000-backlink">43</ref></hi>	G. Gorni, <hi rend="italic">Il B. lettore ed editore della «Vita nova»</hi> (2014), «Letture classensi», 43, 2015, pp. 13-44: 15.</p>
      
      
      
      
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