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        <title type="main" level="a">Il Laurenziano Pluteo 42, 3 e la tradizione caratterizzante del Decameron</title>
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            <forename>Giulia</forename>
            <surname>Monaco</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Naples L’Orientale, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2020 </title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-510-3 </idno>) by </resp>
          <name>Giovanna Frosini</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2021">2021</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-510-3.06</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The aim of this article is to illustrate the most relevant results of the philological and textual analysis that I accomplished on a witness of Boccaccio’s Decameron, MS. Firenze, Bibl. Medicea Laurenziana, Plut. 42, 3. The work consisted in an integral collation, based on two Giornate and some loci critici, between Plut. 42, 3 and the most authoritative tradition of Decameron (MSS. Berlin, Staatsbibl., Ham. 90, Paris, Bibl. nationale de France, It. 482 and Firenze, Bibl. Med. Laur., Plut. 42, 1). On one hand, the purpose of this work is to demonstrate that the text transmitted by Plut. 42, 3 is contaminated and altered by errors and innovations, therefore unusable for a new critical edition of the work; on the other hand, it leads us to an investigation into the existence of a «characterizing tradition» of Decameron.</p>
      </abstract>
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        <keywords>
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            <item>Boccaccio</item>
            <item>Decameron</item>
            <item>tradition</item>
            <item>witnesses</item>
            <item>copyists</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-510-3.06<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-510-3.06" /></p>
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Il Laurenziano Pluteo 42, 3 e la tradizione caratterizzante del <hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="07.html#footnote-037">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author">Giulia Monaco</p><p rend="text">Il presente lavoro intende illustrare i principali risultati del riesame filologico-testuale da me eseguito su un testimone manoscritto del <hi rend="italic">Decameron</hi>: il Pluteo 42, 3 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze (da ora in avanti L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>)<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="07.html#footnote-036">2</ref></hi></hi>, risalente al terzo quarto del XV secolo. Il testo trasmesso dal codice è stato messo a confronto, nelle giornate I e V e in alcuni <hi rend="italic">loci critici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="07.html#footnote-035">3</ref></hi></hi>, con la tradizione più autorevole dell’opera boccacciana, rappresentata dai seguenti testimoni: il Parigino Italiano 482 (P), copiato da Giovanni d’Agnolo Capponi, riferibile ad un primo stadio redazionale; l’Hamilton 90 (B), autografo di Boccaccio risalente agli anni ’70 del Trecento, corrispondente all’ultimo stadio redazionale; il Laurenziano Pluteo 42, 1 (Mn), copiato da Francesco d’Amaretto Mannelli nel 1384, affine a B<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="07.html#footnote-034">4</ref></hi></hi>. L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> è stato inoltre messo a confronto, in singoli luoghi in cui presenta lezioni molto particolari, con altri testimoni del <hi rend="italic">Decameron</hi>.</p><p rend="text">L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi>è un codice cartaceo in cui il testo dell’opera boccacciana è trascritto su due colonne da un’unica mano che si serve di una tipologia grafica mercantesca con elementi della cancelleresca e dell’<hi rend="italic">antiqua</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="07.html#footnote-033">5</ref></hi></hi>. Con ogni probabilità si tratta di una copia eseguita «a prezzo» da un professionista<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="07.html#footnote-032">6</ref></hi></hi>. Sul versante testuale, il testimone è stato ritenuto in passato da alcuni studiosi particolarmente autorevole ai fini della ricostruzione testuale del <hi rend="italic">Decameron</hi>: nella sua edizione del 1955, Charles Singleton presentò una proposta stemmatica in cui L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> (siglato FL<hi rend="CharOverride-1">3</hi>) occupava una posizione di notevole rilievo come presunto collaterale dell’Hamilton 90<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="07.html#footnote-031">7</ref></hi></hi>. Riporto qui a seguire un esempio in cui Singleton ha promosso a testo una lezione peculiare di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>, segnalando che da qui in avanti (fatta eccezione per le Tabelle 1 e 2, vd. <hi rend="italic">infra</hi>) nei passi del <hi rend="italic">Decameron</hi> presi in esame il testo di partenza riproduce sempre l’edizione Fiorilla 2017<hi rend="CharOverride-1">2</hi> (vd. <hi rend="italic">infra</hi>, n. 3) e che i <hi rend="italic">loci</hi> <hi rend="italic">critici</hi> sono evidenziati in corsivo (con rimando in nota al quadro delle soluzioni proposte in altre edizioni moderne)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="07.html#footnote-030">8</ref></hi></hi>; i brani riportati sono sempre accompagnati da un apparato in corpo minore con le lezioni trasmesse da P, B, Mn, L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>, e – in alcuni casi particolari – anche da altri testimoni affini a quest’ultimo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="07.html#footnote-029">9</ref></hi></hi>. </p><p rend="quotation_b">V 7, 4: Bellissime donne, al tempo che il buon re Guiglielmo la Cicilia reggeva, era nell’isola un gentile uomo chiamato messere Amerigo Abate da Trapani, il quale, tra gli altri ben temporali era di figliuoli assai ben fornito: per che, avendo di servidori bisogno e venendo galee di corsari genovesi di Levante, li quali <hi rend="italic">corseggiando</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="07.html#footnote-028">10</ref></hi></hi> l’Erminia, molti fanciulli avevan presi […]. </p><p rend="quotations_quotation_b3">costeggiando P<hi rend="CharOverride-3"> </hi>Mn<hi rend="CharOverride-3"> </hi>corseggiando (<hi rend="italic">in marg. </hi>costeggiando) B<hi rend="CharOverride-3"> </hi>chorseggiando e chonsteggiando L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi></p><p rend="text">La lezione di L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi><hi rend="italic">chorseggiando</hi> <hi rend="italic">e</hi> <hi rend="italic">chonsteggiando</hi> riflette, con l’aggiunta di una <hi rend="italic">e</hi> assente nei gradini più alti della tradizione, la giustapposizione di due lezioni concorrenti: <hi rend="italic">costeggiando</hi> è infatti trasmessa da P, mentre <hi rend="italic">corseggiando</hi> è a testo in B, che reca però in margine la lezione del Parigino. Si tratta di una delle cinque lezioni di P poste da Boccaccio a margine dell’autografo hamiltoniano, giudicate dalla maggior parte degli studiosi e degli editori alternative<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="07.html#footnote-027">11</ref></hi></hi>; più di recente è stata avanzata l’ipotesi che possa trattarsi invece di lezioni sostitutive<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="07.html#footnote-026">12</ref></hi></hi>. Come si può notare, solo l’edizione Singleton in questo passo promuove il testo di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>, contro tutti gli altri editori (ad eccezione di Massèra che restituisce <hi rend="italic">costeggiando</hi> di Mn) che accolgono <hi rend="italic">corseggiando</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="07.html#footnote-025">13</ref></hi></hi><hi rend="italic">.</hi> Almeno in altri due casi, inoltre, il Laur. Plut. 42, 3 restituisce un testo interpolato che unisce due lezioni alternative (quella di B e quella trasmessa da P a testo e da B in margine)<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="07.html#footnote-024">14</ref></hi></hi>: nel dettato di L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi>leggiamo infatti <hi rend="italic">sopra presso</hi> (V 4, 12) e <hi rend="italic">a preghare e acchconfortare</hi> (V 10, 46).</p><p rend="text">Anche nell’edizione del <hi rend="italic">Decameron</hi> curata da Aldo Rossi, uscita nel 1977 – a poco più di un decennio dal definitivo riconoscimento dell’autografia dell’Hamilton 90 – il Laur. Plut. 42, 3 venne valutato come testimone affidabile, portatore di lezioni riconducibili all’autore. Nel suo testo critico, di fronte a lacune di B, Rossi attingeva sia a P sia a L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>, che credeva riflettesse una redazione intermedia, più avanzata rispetto al Parigino. Di conseguenza, in alcuni luoghi anche Rossi promosse a testo lezioni peculiari di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>, come nel caso che segue:</p><p rend="quotation_b">IX 1, 5: Dico adunque che nella città di Pistoia fu già una bellissima donna vedova, la quale due nostri fiorentini, che per aver bando di Firenze<hi rend="italic"> a</hi> <hi rend="italic">Pistoia</hi> <hi rend="italic">dimoravano</hi>,<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="07.html#footnote-023">15</ref></hi></hi> chiamati l’uno Rinuccio Palermini e l’altro Alessandro Chiarmontesi […].</p><p rend="quotations_b3_piccola">ad pistoia dimoravano P dimoravano B là dimoravano (<hi rend="italic">in marg.</hi> deficiebat <hi rend="italic">riferito a</hi> là)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="07.html#footnote-022">16</ref></hi></hi> Mn vi dimoravano L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> </p><p rend="text">In questo passo, B presenta una lacuna (manca l’indicazione di luogo dove i due fiorentini risiedessero dopo essere stati banditi da Firenze) che Mannelli sana aggiungendo l’avverbio <hi rend="italic">là</hi> e dichiarando l’intervento congetturale con la nota marginale <hi rend="italic">deficiebat</hi>. Il Parigino trasmette invece la lezione <hi rend="italic">ad pistoia dimoravano</hi>, promossa a testo da Singleton e da Fiorilla (Massèra accolse la congettura di Mn, mentre Branca conservò la lezione di B). Rossi privilegiò la lezione di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi><hi rend="italic"> vi dimoravano </hi>(peraltro già attestata in un codice di poco anteriore)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="07.html#footnote-021">17</ref></hi></hi>, che però non dà alcuna garanzia di autorialità ed ha piuttosto l’aspetto di un intervento congetturale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="07.html#footnote-020">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Più di recente Maurizio Fiorilla ha osservato come il testo di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> presenti evidenti tracce di contaminazione e lezioni singolari che in molti casi sembrano riconducibili ad interventi congetturali e interpolazioni di copisti<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="07.html#footnote-019">19</ref></hi></hi>. Nuovi riscontri da me compiuti hanno confermato innanzitutto come il codice restituisca un testo che contamina due livelli redazionali: nella I giornata e in alcuni <hi rend="italic">loci critici</hi> delle altre L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi>alterna lezioni dell’Hamilton 90 a lezioni del Par. It. 482, mentre nella V giornata il testimone presenta un dettato prevalentemente ricollegabile a B. Offro a seguire in due tabelle distinte una scelta di luoghi: nella prima, dopo il passo decameroniano sono riportati i casi in cui la lezione di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> si accorda con P (seconda colonna) contro B-Mn (terza colonna); allo stesso modo, la seconda tabella mostra nella seconda colonna i casi in cui L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi>riflette la lezione di B-Mn contro P e nella terza colonna la lezione di P<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="07.html#footnote-018">20</ref></hi></hi>. </p><p rend="caption_table">Tabella<hi rend="CharOverride-4"> 1 – </hi>Casi in cui L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> segue P contro B-Mn.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi>P</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">B Mn</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">I <hi rend="italic">Intr</hi>., 96</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">non possa chi non [nol P] pruova di chi il [’l P] pruova </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">non possa chi nol pruova </p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">I <hi rend="italic">Intr</hi>., 97</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">ad una voce lei per reina del primo giorno elessero </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">ad una voce lei prima del primo giorno elessero </p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">II 7, 81</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">ma preso una grandissima parte [presa grandissima P] delle più care cose che quivi erano [eran P] d’Osbech</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">ma presa una grandissima parte [parte de’ beni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="07.html#footnote-017">21</ref></hi></hi> Mn] che quivi eran d’Osbech B </p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">V 7, 27</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">la quale mentre la madre di lei il padre teneva in parole </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">la quale mentre di lei il padre teneva in parole</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">V 9, 40</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">starei sanza più rimaritarmi [senza rimaritarmi mi starei P] </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">mi starei </p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">IX 10, 8</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">in riconoscimento dell’onore [onor P] che da lui</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">in riconoscimento che da lui<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="07.html#footnote-016">22</ref></hi></hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">X 9, 102-103</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">Ella similemente [similmente P] alcuna volta guardava lui non già per riconoscenza alcuna che ella [ch’ella P] n’avesse, ché la barba grande e lo strano abito e la ferma credenza che aveva che egli [ch’egli P] fosse morto gliele toglievano, ma per la novità dello abito [dell’abito P]. Ma poi che […]</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">Ella similemente alcuna volta guardava lui non già per riconoscenza [conoscenza Mn] alcuna che ella n’avesse, ché la barba grande e lo strano abito e la ferma credenza che aveva che egli fosse [che ella aveva che fosse Mn] morto gliele toglievano. Ma poi che […]</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="caption_table">Tabella<hi rend="CharOverride-4"> 2 – </hi>Casi in cui L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> segue B-Mn contro P.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> B Mn</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">P</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">I <hi rend="italic">Intr</hi>., 57</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">quasi quelle schernendo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">quasi quelle exercitando</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">V 1, 69</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">alla riscossa delle donne venivano [venia B Mn]</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">al soccorso delle donne venia</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-7">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">V 4, 17</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">Madre mia, voi doverresti [dovreste B Mn] dire ‘a mio parere’, e forse vi diresti [direste B Mn] il vero; ma voi dovresti [dovreste B Mn] pure [<hi rend="italic">om.</hi> B Mn] pensare</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">Madre mia, voi dovreste pensare </p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">V 8, 13</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">venendo quasi all’entrata di maggio</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">un venerdì quasi all’entrata di maggio</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">V 10, 63</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">fu il giovane, non assai certo quale [qual B Mn] più stato si fosse la notte o moglie o marito, accompagnato</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">fu il giovane da Pietro accompagnato</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">VI 2, 15</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">al quale o la qualità<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="07.html#footnote-015">23</ref></hi></hi> o affanno </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">al quale o la qualità del tempo o affanno</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table">IX 3, 24</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">ella se ne poterà bene [potrà ben B Mn] prima morire [morir B Mn] di voglia</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1">ella non saprà sì bel giuoco fare che mai più l’avvenga, ella se ne potrà ben prima morir di voglia</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Ho potuto constatare, inoltre, come L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> recepisca correzioni dell’Hamilton 90 non attribuibili a Boccaccio ma a lettori successivi. Si veda un esempio:</p><p rend="quotation_b">III 7, 16: […] e oltre a ciò la cieca severità delle leggi e de’ rettori, li quali assai volte, quasi solleciti investigatori <hi rend="italic">del vero</hi>,<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="07.html#footnote-014">24</ref></hi></hi> incrudelendo fanno il falso provare […].</p><p rend="quotations_b3_piccola">del vero P Mn delli erori B degli errori L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> </p><p rend="text">La correzione <hi rend="italic">delli erori</hi> (sulla lezione <hi rend="italic">del vero</hi>) fu ritenuta autografa da Branca e per questo motivo accolta a testo nella sua edizione critica del 1976. Studi successivi hanno tuttavia messo in discussione la paternità dell’annotazione, che con ogni probabilità è da attribuire ad un lettore successivo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="07.html#footnote-013">25</ref></hi></hi>. La presenza di questa lezione, recepita dall’<hi rend="italic">editio princeps </hi>del <hi rend="italic">Decameron</hi> (Napoli, Tipografia del Terenzio, 1470 ca), collega L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> (in cui si legge <hi rend="italic">degli errori</hi>) alle stratificazioni testuali di B.</p><p rend="text">Grazie ad ulteriori raffronti con la tradizione autorevole nelle giornate I e V, nonché in luoghi problematici o caratterizzati da varianti d’autore, ho riscontrato nel dettato di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> un nutrito insieme di errori ed innovazioni, in parte già presenti in altri testimoni e consistenti in rielaborazioni, sostituzioni e aggiunte non attribuibili a Boccaccio. In particolare, sono riuscita ad isolare nella tradizione due testimoni cronologicamente anteriori a L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> che condividono con quest’ultimo lezioni particolari: il Vaticano Latino 9893 (sec. XIV <hi rend="italic">ex</hi>.) e il Barberiniano Latino 4058 (1423), da ora in avanti rispettivamente Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> e Vb. Questi due manoscritti hanno in comune con L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> anche il materiale cartaceo, i modelli grafici mercanteschi e il probabile statuto di copie «a prezzo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="07.html#footnote-012">26</ref></hi></hi>. Sul versante testuale, in numerosi casi L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> presenta una lezione differente da quella trasmessa concordemente da P, B ed Mn, riflettendo il testo già rimaneggiato di Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> e/o Vb. Si osservi un primo esempio tratto dall’<hi rend="italic">Introduzione</hi> alla prima giornata; i giovani componenti della brigata si trovano nel giardino della tenuta che li ospita, dilettandosi nell’attesa del pranzo:</p><p rend="quotation_b">I <hi rend="italic">Intr</hi>., 103-104: Licenziata adunque dalla nuova reina la lieta brigata, li giovani insieme con le belle donne, ragionando dilettevoli cose, con lento passo si misero per un giardino, belle ghirlande di <hi rend="italic">varie frondi</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="07.html#footnote-011">27</ref></hi></hi> faccendosi e amorosamente cantando.</p><p rend="quotations_b3_piccola">varie frondi P B Mn varii fiori Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> Vb varie fronde e fiori L<hi rend="CharOverride-1">2</hi></p><p rend="text">Mentre P, B ed Mn sono concordi nella lezione <hi rend="italic">varie frondi</hi>, Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> e Vb recano entrambi a testo <hi rend="italic">varii fiori</hi>; L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> sembra di nuovo giustapporre due diverse lezioni (quella corretta e quella attestata in Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> e Vb): <hi rend="italic">varie fronde e fiori</hi>. </p><p rend="text">Un altro esempio di tal genere si ricava dalla novella I 8, che ha come protagonista Guglielmo Borsiere, appartenente ad una categoria ormai estinta di uomini di corte, di cui la novellatrice Lauretta elogia le virtù. Una di queste è la capacità di rinfrancare gli animi dei sofferenti con la loro raffinata dialettica:</p><p rend="quotation_b">I 8, 7: E là dove a que’ tempi soleva esser il lor mestiere e consumarsi la lor fatica in trattar paci […] o trattar matrimonii, parentadi e amistà, e con belli motti e leggiadri <hi rend="italic">ricreare</hi> <hi rend="italic">gli</hi> <hi rend="italic">animi degli affaticati</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="07.html#footnote-010">28</ref></hi></hi> e sollazzar le corti […].</p><p rend="quotations_b3_piccola">ricreare gli animi degli affaticati P B Mn recare gli animi degli affatichati a comforto Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> rechare gli animi degli uomini afatichati a chonforto Vb ricreare gli animi degli affatichati acchonforto L<hi rend="CharOverride-1">2</hi></p><p rend="text">Nel testo di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>, <hi rend="italic">acchonforto</hi> risulta ridondante, dal momento che il significato del verbo <hi rend="italic">ricreare</hi> implica già l’idea del ristoro dalle sofferenze. D’altro canto, l’innovazione è già nel testo di Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> e Vb, in cui però si legge<hi rend="italic"> recare/rechare</hi> e non <hi rend="italic">ricreare</hi>. Siamo di fronte alla giustapposizione di una lezione appartenente a una tradizione diversa, che potrebbe identificarsi con una glossa esplicativa penetrata ad un certo punto nel testo. </p><p rend="text">Interessante anche il caso che segue, in cui si riscontra una coincidenza con il solo Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi>:</p><p rend="quotation_b">I 5, 5: Era il marchese di Monferrato, uomo d’alto valore, gonfaloniere della Chiesa, <hi rend="italic">oltremare passato in un general passaggio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="07.html#footnote-009">29</ref></hi></hi> da’ cristiani fatto con armata mano. </p><p rend="quotations_b3_piccola">oltremare [oltremar Mn] passato in un general passaggio P B Mn doltremare pasato in Gierusaleme in un gieneral pasaggio Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> oltre ammare e di la passo uno generale passagio Vb oltre ammare passato in Gierusalem in uno gienerale passaggio L<hi rend="CharOverride-1">2</hi></p><p rend="text">Anche in questo caso, la lezione <hi rend="italic">in Gierusalem/in Gierusaleme</hi> condivisa da L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> e Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> potrebbe derivare da glossa entrata a testo: sembra infatti chiarire il concetto di <hi rend="italic">passaggio</hi> d’<hi rend="italic">oltremare</hi>, che designa perifrasticamente la crociata (con <hi rend="italic">outremer</hi> in francese ci si riferiva ai possedimenti dei cristiani in Terrasanta), cfr. figura 3. Queste coincidenze confermano l’appartenenza di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> alla medesima tradizione dei due testimoni vaticani. </p><p rend="text">Proseguendo oltre, non mancano casi in cui è il solo L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi>a presentare un testo che appare con tutta evidenza contaminato con glosse:</p><p rend="quotation_b">I 4, 21: «Messere, io non sono ancora tanto all’ordine di san Benedetto stato, che io possa avere ogni particularità di quello apparata; e voi ancora non m’avavate monstrato che’ monaci si debban far dalle femine <hi rend="italic">priemere</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="07.html#footnote-008">30</ref></hi></hi> come da’ digiuni e dalle vigilie; ma ora che mostrato me l’avete, vi prometto, se questa mi perdonate, di mai più in ciò non peccare, anzi farò sempre come io a voi ho veduto fare».</p><p rend="quotations_b3_piccola">priemere P Mn premiere B primiere Vb chavalchare e priemere L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> </p><p rend="text">Protagonista della novella è un novizio che viene sorpreso dall’abate con una giovane nella sua cella, ma riesce a scagionarsi perché l’abate a sua volta cade nel peccato e giace con la ragazza. Il motto finale che salva il giovane dalla punizione gioca sul significato linguisticamente ambiguo di <hi rend="italic">priemere</hi>, che allude al contempo alla posizione della ragazza sull’abate e all’effetto dei digiuni e delle veglie sul corpo. In questo punto L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> sovrappone al testo genuino la lezione <hi rend="italic">chavalchare</hi>, che sembra un’alternativa <hi rend="italic">facilior</hi> in quanto metafora topica associata alla sfera sessuale. Siamo probabilmente in presenza di una glossa esplicativa anche in questo caso, una chiosa dal contenuto salace generatasi per via del significato poco consueto di <hi rend="italic">priemere</hi> e poi entrata a testo. A tal proposito, segnalo che il <hi rend="italic">corpus</hi> <hi rend="italic">OVI</hi> dell’italiano antico registra poche occorrenze di <hi rend="italic">priemere</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="07.html#footnote-007">31</ref></hi></hi>, in nessuna delle quali il verbo è risemantizzato come metafora sessuale, fatta eccezione per passi tratti proprio da opere boccacciane. Al contrario, <hi rend="italic">cavalcare</hi> compare in numerose occorrenze e con diversi significati, a cui, inoltre, nel <hi rend="italic">TLIO </hi>è associata una connotazione erotica secondaria, molto frequente proprio nelle opere del Certaldese.</p><p rend="text">Si consideri ancora un caso di innovazione di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>, tratto da V 3, novella che narra delle peripezie dei due giovani amanti Pietro Boccamazza e Agnolella; dopo essersi separato dalla donna a seguito dell’imboscata di una masnada nemica, Pietro sale su una quercia per passare la notte, ma si imbatte in un branco di lupi che fa strazio del suo ronzino:</p><p rend="quotation_b">V 3, 44: […] alla fine da loro atterrato e strozzato fu e subitamente sventrato, e tutti pascendosi, senza altro lasciarvi che <hi rend="italic">l’ossa</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="07.html#footnote-006">32</ref></hi></hi>, il divorarono e andar via.</p><p rend="quotations_b3_piccola">lossa P B Mn Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> Vb lossa ella sella L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> </p><p rend="text">Siamo di nuovo in presenza di un ampliamento del testo, che tuttavia sembra inquadrarsi maggiormente in una tradizione di tipo caratterizzante. Più che come glossa esplicativa, la lezione <hi rend="italic">e la sella</hi> si configura come una nota di commento entrata a testo: essa sembra puntualizzare che i lupi devono aver risparmiato, oltre le ossa del cavallo, anche la sella, evidentemente non commestibile.</p><p rend="text">Particolarmente interessante è, infine, il caso che segue, tratto dalla novella V 6, in cui si narra dell’amore di Gianni di Procida per una fanciulla oggetto delle attenzioni del re di Sicilia Federico II d’Aragona, e dell’intervento di Ruggieri di Lorìa che salva la vita ai due giovani:</p><p rend="quotation_b">V 6, 37 […] seguitò Ruggieri: «Il fallo commesso da loro il merita bene ma non da te; e come i falli meritan punizione così i benefici meritan guidardone oltre alla grazia e<hi rend="italic"> alla misericordia. Conosci</hi> <hi rend="italic">tu</hi> <hi rend="italic">chi color sieno li quali tu vuogli che s’ardano</hi>?»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="07.html#footnote-005">33</ref></hi></hi>.</p><p rend="quotations_b3_piccola">alla misericordia conosci tu chi color sieno li quali tu vuogli che sardano P B Mn chonosci tue chiccoloro siano i quali tu vuolghi chessardano Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> chonosci tu chi chostoro sono i quali tu vuoglia chessi ardino Vb alla miserichordia chonstituta Chi coloro siano gli quali tu vuogli che sardino chonoscigli tu L<hi rend="CharOverride-1">2</hi></p><p rend="text">Si noti come L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> presenti l’innovazione <hi rend="italic">chonstituta</hi>, riferito a <hi rend="italic">miserichordia</hi>; nel resto della tradizione invece la parola <hi rend="italic">misericordia</hi> è immediatamente seguita da una interrogativa introdotta da <hi rend="italic">conosci/chonosci tu</hi>, segmento testuale che in L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> manca in quella posizione ma è riproposto più avanti (con aggiunta di <hi rend="italic">gli</hi> enclitico). Considerando che <hi rend="italic">chonstituta</hi> è graficamente vicino a <hi rend="italic">conosci</hi> <hi rend="italic">tu</hi>, e che lo scambio tra la <hi rend="italic">c</hi> e la <hi rend="italic">t</hi> è comune, si può ipotizzare che il copista abbia frainteso <hi rend="italic">conosci tu</hi> e letto <hi rend="italic">chonstituta</hi>. Accortosi dell’errore, potrebbe aver poi rabberciato il testo ripristinando <hi rend="italic">chonoscigli tu</hi> alla fine della frase (vista anche la necessità di un verbo reggente per l’interrogativa) e lasciando comunque <hi rend="italic">chonstituta</hi>. L’intervento sembra proprio mirare a preservare la pulizia della pagina, per evitare di sporcarla con riscritture o espunzioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="07.html#footnote-004">34</ref></hi></hi>; non possiamo tuttavia essere del tutto sicuri che anche in quest’ultimo caso il copista di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> non abbia ereditato il guasto da un antigrafo già corrotto.</p><p rend="text">A partire dai dati raccolti e presentati finora, si possono proporre alcune prime conclusioni. Se Singleton e Rossi avevano considerato L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi>testimone affidabile di uno stadio redazionale dell’opera (portatore di lezioni risalenti all’autore), arrivando a promuoverlo a testo in luoghi problematici, i riscontri offerti fin qui mi pare mostrino come il codice rifletta in realtà un testo contaminato e fortemente rimaneggiato, in parte sicuramente ereditato da una tradizione già corrotta. Non possiamo sapere se il copista di L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> avesse avuto sul tavolo Vl<hi rend="CharOverride-1">2</hi> o Vb, con cui, si è visto, il codice laurenziano condivide alcune lezioni particolari; l’ipotesi più plausibile è che avesse di fronte un antigrafo affine ai due testimoni, forse caratterizzato da glosse e varianti a margine o in interlinea. La presenza massiccia di innovazioni in L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> andrà, inoltre, almeno in parte ricondotta entro le coordinate di una tradizione «attiva»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="07.html#footnote-003">35</ref></hi></hi>, che – a questa altezza cronologica – aveva non solo già contaminato due livelli redazionali ma anche rimaneggiato il testo in punti problematici. </p><p rend="text">A partire dagli anni ’60 del secolo scorso, Vittore Branca individuava nei sistemi di allestimento, stesura e confezione dei codici del <hi rend="italic">Decameron</hi> delle peculiarità che, a suo dire, distinguevano il capolavoro boccacciano da altre opere:</p><p rend="quotation_b">[…] la tradizione manoscritta del <hi rend="italic">Decameron</hi>, nella maggior parte, non si ramifica secondo le consuete, canoniche linee di uno schematico albero genealogico, ma piuttosto con la irregolarità avventurosa, con la prepotente indisciplinatezza di una massa di virgulti su un tallo incolto: e non solo con discendenze verticali ma con circolazioni e scambi orizzontali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="07.html#footnote-002">36</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Lo studioso poneva l’accento soprattutto sul carattere occasionale dell’attività di copia finalizzata alla riproduzione dell’opera, occasionalità che sul versante testuale si traduceva in una non troppo rigida osservanza del dettato autoriale. È stato sempre Branca a coniare l’espressione «copisti per passione», con riferimento ad alcuni copisti <hi rend="italic">amateurs</hi> a cui sarebbe stata affidata la prima circolazione del testo decameroniano: si trattava perlopiù di mercanti, che erano soliti trarre copia delle opere della letteratura volgare per uso domestico e che non si curavano della correttezza del dettato, ma anzi lo rimaneggiavano riflettendo in esso elementi appartenenti ad una memoria collettiva o biografica. Anche Marco Cursi, che pure ha successivamente ridimensionato la portata di certe conclusioni di Branca in merito alla tradizione caratterizzante<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="07.html#footnote-001">37</ref></hi></hi>, è concorde con lo studioso nel distinguere due categorie di copisti del <hi rend="italic">Decameron</hi>: quelli che trascrivono «per passione» e i copisti «a prezzo», riconoscendo modalità diverse di allestimento dei codici tra la prima e la seconda specie<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="07.html#footnote-000">38</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Sebbene il Laur. Plut. 42, 3 sembri collocarsi nella seconda categoria, il testimone appare tuttavia caratterizzato da alterazioni ereditate da una tradizione attiva su cui bisognerà tornare a ragionare alla luce di nuovi riscontri e verifiche sull’intera tradizione del <hi rend="italic">Decameron</hi>, da mettere a confronto con quelle di altre opere in volgare, anche per meglio comprendere fino a che punto la trasmissione del testo boccacciano si configuri con caratteristiche di eccezionalità e se il livello delle innovazioni che si sono prodotte non abbia invece a che fare con una fenomenologia di copia diffusa in età medievale, soprattutto nelle tradizioni romanze.</p><p rend="h2">Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Decameron</hi>, A.F. Massèra (a cura di), Laterza, Bari 1927, 2 voll.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Decameron</hi>, C. Singleton (a cura di), Laterza, Bari 1955, 2 voll.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Decameron. Edizione critica secondo l’autografo Hamiltoniano</hi>, V. Branca (a cura di), Accademia della Crusca, Firenze 1976.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Il Decameron</hi>, A. Rossi (a cura di), Cappelli, Bologna 1977.</p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Decameron</hi>, A. Quondam, M. Fiorilla, G. Alfano (a cura di), Rizzoli, Milano 2013. </p><p rend="bib_indx_bib">Boccaccio G., <hi rend="italic">Decameron</hi>, Introduzione, note e repertorio di Cose (e parole) del mondo di A. Quondam, Testo critico e Nota al testo a cura di M. Fiorilla, Schede introduttive e notizia biografica di G. Alfano, Edizione rivista e aggiornata, Rizzoli-BUR, Milano 20172.</p><p rend="bib_indx_bib">Branca V., <hi rend="italic">Copisti per passione, tradizione caratterizzante, tradizione di memoria</hi>, in <hi rend="italic">Studi e problemi di critica testuale.</hi> Convegno di studi di filologia nel centenario della Commissione per i testi di lingua (7-9 aprile 1960), Commissione per i testi di lingua, Bologna 1961, pp. 69-77.</p><p rend="bib_indx_bib">Branca V., <hi rend="italic">Studi sulla tradizione del testo del «Decameron»</hi>, «Studi sul Boccaccio», 13, 1981-1982, pp. 22-160.</p><p rend="bib_indx_bib">Branca V.,<hi rend="italic"> Tradizione delle opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1991, 2 voll., vol. II: <hi rend="italic">Un secondo elenco di manoscritti e studi sul testo del «Decameron» con due appendici.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Branca V., <hi rend="italic">Per la storia del testo del </hi>«<hi rend="italic">Decameron</hi>», in R. Bragantini, P.M. Forni (a cura di), <hi rend="italic">Lessico critico decameroniano</hi>, Bollati Boringhieri, Torino 1995, pp. 419-438.</p><p rend="bib_indx_bib">Branca V., Vitale M., <hi rend="italic">Il capolavoro del Boccaccio e due diverse redazioni</hi>, Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, Venezia 2002, 2 voll.</p><p rend="bib_indx_bib">Cursi M., <hi rend="italic">Produzione, tipologia, diffusione del «Decameron» fra Tre e Quattrocento. Note paleografiche e codicologiche</hi>, «Nuova rivista di letteratura italiana», I (2), 1998, pp. 463-551.</p><p rend="bib_indx_bib">Cursi M.,<hi rend="italic"> Tradizione caratterizzante e tradizione di memoria. Note sulla tradizione manoscritta del «Decameron»</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Critica del testo», I (2), 1998, pp. 751-774.</p><p rend="bib_indx_bib">Cursi M., <hi rend="italic">Il «Decameron»: scritture, scriventi, lettori: storia di un testo</hi>, Viella, Roma 2007.</p><p rend="bib_indx_bib">Cursi M., Fiorilla M., <hi rend="italic">Fisionomia del manoscritto ed ecdotica: Boccaccio e Mannelli copisti del «Decameron»</hi>, in A. Mazzucchi, E. Malato (a cura di), <hi rend="italic">La critica del testo. Problemi di metodo ed esperienze di lavoro. Trent’anni dopo in vista del Settecentenario della morte di Dante</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno Internazionale (Centro Villa Altieri / Palazzetto degli Anguillara 23-26 ottobre 2017)</hi>, Salerno Editrice, Roma 2019, pp. 249-274. </p><p rend="bib_indx_bib">Cursi M., Fiorilla M., <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio</hi>, in G. Brunetti <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Autografi dei letterati italiani. Le Origini e il</hi> <hi rend="italic">Trecento</hi>, I, Salerno editrice, Roma 2013, pp. 34-103.</p><p rend="bib_indx_bib">De Robertis T. <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, Mandragora, Firenze 2013.</p><p rend="bib_indx_bib">Fiorilla M., <hi rend="italic">Per il testo del «Decameron»</hi>, «L’Ellisse», 5, 2010, pp. 9-38.</p><p rend="bib_indx_bib">Fiorilla M., <hi rend="italic">Ancora per il testo del «Decameron»</hi>, «L’Ellisse», VIII (1), 2013, pp. 75-90.</p><p rend="bib_indx_bib">Fiorilla M., <hi rend="italic">Sul testo del «Decameron»: per una nuova edizione critica</hi>, in M. Marchiaro, S. 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Fera </hi><hi rend="italic" >et al.</hi><hi > (</hi><hi >ed.), </hi><hi rend="italic" >Talking to the Text: Marginalia</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >from Papyri to Print</hi><hi >, Proceedings of a Conference held at Erice, 26 September-3 October 1998, as the 12th Course of International School for the Study of Written Records, Centro interdipartimentale di studi umanistici, Messina 2002, 2 voll., vol. </hi>I, pp. 289-300.</p><p rend="bib_indx_bib">Ricci P.G., <hi rend="italic">Problemi di metodo per un’edizione critica del «Decameron»</hi>, «Rinascimento», VII (2), 1957, pp. 159-176.</p><p rend="bib_indx_bib">Sapegno N., <hi rend="italic">A proposito di una nuova edizione del «Decameron»</hi>, «Giornale storico della letteratura italiana», 131, 1956, pp. 48-66.</p><p rend="bib_indx_bib">Vàrvaro A., <hi rend="italic">Critica dei testi classica e romanza. Problemi comuni ed esperienze diverse</hi>, «Rendiconti dell’Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli», 45, 1970, pp. 73-117.</p><p rend="bib_indx_bib">Vàrvaro A.,<hi rend="italic"> Il testo letterario</hi>, in P. Boitani <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Lo spazio letterario del Medioevo</hi>, 3 voll., vol. II. <hi rend="italic">Il Medioevo volgare</hi>. I. <hi rend="italic">La produzione del testo</hi>, Salerno Editrice, Roma 2001, tomo I, pp. 387-422.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-037-backlink">1</ref></hi>	Il contributo prende le mosse dal mio lavoro di tesi magistrale in Filologia italiana: <hi rend="italic">Il Laurenziano Plut. 42, 3 e la tradizione caratterizzante del</hi> «<hi rend="italic">Decameron</hi>», Università Roma Tre, a.a. 2018-2019 (relatore M. Fiorilla).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-036-backlink">2</ref></hi>	All’interno del contributo, mi riferirò ai testimoni del <hi rend="italic">Decameron</hi> tramite le sigle fissate in V. Branca, <hi rend="italic">Per la storia del testo del </hi>«<hi rend="italic">Decameron</hi>», in R. Bragantini, P.M. Forni (a cura di), <hi rend="italic">Lessico critico decameroniano</hi>, Bollati Boringhieri, Torino 1995, pp. 419-438.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-035-backlink">3</ref></hi>	Sono ripartita dall’elenco di luoghi problematici offerto da Maurizio Fiorilla nella <hi rend="italic">Nota al testo</hi> dell’edizione BUR-ADI: G. Boccaccio, <hi rend="italic">Decameron</hi>, Introduzione, note e repertorio di Cose (e parole) del mondo di A. Quondam, Testo critico e Nota al testo a cura di M. Fiorilla, Schede introduttive e notizia biografica di G. Alfano, Edizione rivista e aggiornata, Rizzoli-BUR, Milano 2017<hi rend="CharOverride-1">2</hi> (I ed. 2013), pp. 116-122 (da qui in poi Fiorilla 2017<hi rend="CharOverride-1">2</hi>).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-034-backlink">4</ref></hi>	Per una descrizione dei testimoni, con bibliografia precedente, cfr. M. Cursi, <hi rend="italic">Il «Decameron»: scritture, scriventi, lettori: storia di un testo</hi>, Viella, Roma 2007, pp. 31-36, 217-219 (per il Par. It. 482), 39-45, 161-164 (per l’Hamilton 90), 47-52, 180-182 (per il Laur. Plut. 42, 1); si vedano le schede sui tre manoscritti curate dallo stesso Cursi in T. De Robertis <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, Mandragora, Firenze 2013, pp. 137-138 e 140-144; per B e P cfr. anche M. Cursi, M. Fiorilla, <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio</hi>, in G. Brunetti <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Autografi dei letterati italiani. Le Origini e il</hi> <hi rend="italic">Trecento</hi>, I, Salerno editrice, Roma 2013, pp. 34-103: 48 e 56. Si segnala che i tre codici sono consultabili in riproduzioni digitali a colori e integrali: per B e P cfr. <hi rend="italic">ALI – Autografi</hi> <hi rend="italic">dei letterati italiani online</hi> &lt;<ref target="http://autografi.net">http://autografi.net</ref>&gt;, id. 001810 e id. 001844 (con <hi rend="italic">link</hi> a <ref target="http://gallica.bnf.fr/">gallica.bnf.fr/</ref>); per Mn cfr. la Teca Digitale della Biblioteca Medicea Laurenziana &lt;<ref target="http://mss.bmlonline.it/">http://mss.bmlonline.it/</ref>&gt;. Sulle due redazioni del <hi rend="italic">Decameron</hi> cfr. almeno V. Branca, M. Vitale, <hi rend="italic">Il capolavoro del Boccaccio e due diverse redazioni</hi>, Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, Venezia 2002, 2 voll. Per la complessa e delicata questione del rapporto tra B ed Mn, oggetto di vivace dibattito critico da più di un secolo, si rinvia da ultimo a M. Cursi, M. Fiorilla, <hi rend="italic">Fisionomia del manoscritto ed ecdotica: Boccaccio e Mannelli copisti del «Decameron»</hi>, in A. Mazzucchi e E. Malato (a cura di), <hi rend="italic">La critica del testo. Problemi di metodo ed esperienze di lavoro. Trent’anni dopo in vista del Settecentenario della morte di Dante</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno Internazionale (Centro Villa Altieri / Palazzetto degli Anguillara 23-26 ottobre 2017)</hi>, Salerno Editrice, Roma 2019, pp. 249-274.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-033-backlink">5</ref></hi>	Per la descrizione del codice con bibliografia precedente, cfr. Cursi, <hi rend="italic">Il</hi> <hi rend="italic">«Decameron»</hi>, cit., pp. 183-184. Per la fotoriproduzione digitale a colori del ms., cfr. &lt;<ref target="http://mss.bmlonline.it/">http://mss.bmlonline.it/</ref>&gt;.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-032-backlink">6</ref></hi>	Ivi, pp. 114-115.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-031-backlink">7</ref></hi>	G. Boccaccio, <hi rend="italic">Decameron</hi>, C. Singleton (a cura di), Laterza, Bari 1955, 2 voll. (da ora in avanti Singleton 1955), vol. II, p. 386.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-030-backlink">8</ref></hi>	In questo apparato vengono riportati prima gli editori che condividono la ricostruzione offerta e, a seguire, le proposte degli altri. Le edizioni prese in considerazione sono abbreviate come segue: Massèra 1927 = G. Boccaccio, <hi rend="italic">Decameron</hi>, A. F. Massèra (a cura di), Laterza, Bari 1927, 2 voll.; Branca 1976 = G. Boccaccio, <hi rend="italic">Decameron. Edizione critica secondo l’autografo Hamiltoniano</hi>, V. Branca (a cura di), Accademia della Crusca, Firenze 1976; Rossi 1977 = G. Boccaccio, <hi rend="italic">Il Decameron</hi>, A. Rossi (a cura di), Cappelli, Bologna 1977; Fiorilla 2013 = G. Boccaccio, <hi rend="italic">Decameron</hi>, A. Quondam, M. Fiorilla, G. Alfano (a cura di), Bur-Rizzoli, Milano 2013. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-029-backlink">9</ref></hi>	La riproduzione delle lezioni dei codici rispetta la grafia dei manoscritti, ma le parole sono divise secondo l’uso moderno (eccezion fatta per i casi di elisione che normalmente si segnalano con apostrofo o per i casi in cui sia reso graficamente il raddoppiamento fonosintattico); inoltre, le abbreviazioni sono sciolte tacitamente ed <hi rend="italic">u</hi> e <hi rend="italic">v</hi> sono distinte. Più avanti, secondo i medesimi criteri, saranno segnalate in apparato anche alcune lezioni dei codici Vat. Lat. 9893 e Barb. Lat 4058 (siglati rispettivamente Vl<hi rend="CharOverride-1">2 </hi>e Vb), che, come si vedrà, condividono con L<hi rend="CharOverride-1">2 </hi>significative innovazioni testuali.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-028-backlink">10</ref></hi>	<hi rend="italic">corseggiando </hi>Branca 1976 Rossi 1977 Fiorilla 2013; <hi rend="italic">costeggiando </hi>Massèra 1927; <hi rend="italic">corseggiando e costeggiando</hi> Singleton 1955.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-027-backlink">11</ref></hi>	Cfr. almeno Branca, Vitale, <hi rend="italic">Il capolavoro del Boccaccio</hi>, cit., vol. II, pp. 210-213.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-026-backlink">12</ref></hi>	Sul problema cfr. da ultimo E. Moretti, <hi rend="italic">Annotazioni e correzioni al «Decameron» nell’Hamilton 90: Boccaccio e altri lettori</hi>, in S. Zamponi (a cura di), <hi rend="italic">Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni</hi>. <hi rend="italic">Atti del seminario internazionale di studi (Certaldo Alta, 9 settembre 2016)</hi>, Firenze University Press, Firenze 2017, pp. 65-78. Interessante rilevare in questa sede come in un testimone del <hi rend="italic">Decameron</hi> anteriore a L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>, il Laur. Plut. 42, 5, del secondo quarto del XV secolo (cfr. Cursi, <hi rend="italic">Il «Decameron»</hi>, cit., pp. 85-86), sia presente la lezione <hi rend="italic">chosteggiando e chorseggiando</hi>, come mi segnala lo stesso Moretti.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-025-backlink">13</ref></hi>	Alcuni studiosi criticarono le scelte ecdotiche di Singleton, negli anni immediatamente successivi l’uscita della sua edizione, anche in merito alla predilezione riservata in certi casi a L<hi rend="CharOverride-1">2</hi>: cfr. A.E. Quaglio, <hi rend="italic">Studi sul testo del «Decameron»</hi>, «Paideia», 10, 1955, pp. 449-472; N. Sapegno, <hi rend="italic">A proposito di una nuova edizione del «Decameron»</hi>, «Giornale storico della letteratura italiana», 131, 1956, pp. 48-66; P. G. Ricci, <hi rend="italic">Problemi di metodo per un’edizione critica del «Decameron»</hi>, «Rinascimento», VII (2), 1957, pp. 159-176.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-024-backlink">14</ref></hi>	Cfr. Branca, Vitale, <hi rend="italic">Il capolavoro del Boccaccio</hi>, cit., vol. II, pp. 211-212.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-023-backlink">15</ref></hi>	<hi rend="italic">a</hi> <hi rend="italic">Pistoia</hi> <hi rend="italic">dimoravano</hi> Singleton 1955 Fiorilla 2013;<hi rend="italic"> là dimoravano</hi> Massèra 1927; <hi rend="italic">dimoravano </hi>Branca 1976; <hi rend="italic">‹vi› dimoravano</hi> Rossi 1977.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-022-backlink">16</ref></hi>	Mannelli segnala spesso l’assenza di una lezione nel suo antigrafo con note di questo tipo. Sul caso specifico cfr. da ultimo Cursi, Fiorilla, <hi rend="italic">Fisionomia del manoscritto</hi>, cit., p. 275.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-021-backlink">17</ref></hi>	Si tratta del ms. Additional 10297 della British Library di Londra, da datarsi agli anni Trenta del XV secolo (cfr. M. Cursi,<hi rend="italic"> Il</hi> <hi rend="italic">«Decameron»</hi>, cit., pp. 91-92). Ringrazio Enrico Moretti per avermi segnalato la presenza della lezione <hi rend="italic">vi dimoravano</hi> all’interno di questo codice.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-020-backlink">18</ref></hi>	Cfr. da ultimo M. Fiorilla, <hi rend="italic">Sul testo del </hi><hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="italic">»</hi><hi rend="italic">: per una nuova edizione critica</hi>, in M. Marchiaro, S. Zamponi (a cura di),<hi rend="italic"> Boccaccio letterato</hi>. <hi rend="italic">Atti del Convegno Internazionale (Firenze-Certaldo 10-12 ottobre 2013), Accademia della Crusca, Firenze 2015</hi>, pp. 211-237: 224-225.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-019-backlink">19</ref></hi>	M. Fiorilla, <hi rend="italic">Ancora per il testo del «Decameron»</hi>, «L’Ellisse», VIII (1), 2013, pp. 75-90: 81 nota 29; Id., <hi rend="italic">Sul testo del </hi><hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="italic">»</hi>, cit., pp. 225 n. 60, e 228 n. 67.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-018-backlink">20</ref></hi>	Nella tabella 1 il testo segue nella prima colonna L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> (con segnalazione in parentesi delle lezioni di P) e nella seconda colonna B (in parentesi le lezioni di Mn); nella prima colonna della tabella 2 il testo è offerto sempre secondo L<hi rend="CharOverride-1">2</hi> (in parentesi sono indicate le varianti di B e Mn).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-017-backlink">21</ref></hi>	In margine si legge <hi rend="italic">deficiebat</hi> riferito a <hi rend="italic">de’ beni</hi>. Con questa nota Mannelli segnala di aver integrato <hi rend="italic">de’ beni</hi> (assente nel suo antigrafo). Cfr. da ultimo, Cursi, Fiorilla, <hi rend="italic">Fisionomia del manoscritto</hi>, cit., pp. 273-274.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-016-backlink">22</ref></hi>	In margine compare la postilla di Mannelli <hi rend="italic">† deficit hic aliquid</hi> riferita a <hi rend="italic">riconoscimento</hi>, con cui il copista segnala come nel testo manchi qualcosa. Cfr. da ultimo Fiorilla, <hi rend="italic">Sul testo del </hi><hi rend="italic">«</hi><hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="italic">»</hi>, cit., pp. 225-226.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-015-backlink">23</ref></hi>	Mannelli ha in margine la nota <hi rend="italic">credo che voglia dire «o la qualità del tempo»</hi>. Cfr. da ultimo Fiorilla, <hi rend="italic">Ancora per il testo del «Decameron»</hi>, cit., p. 83.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-014-backlink">24</ref></hi>	<hi rend="italic">del vero</hi> Massèra 1927 Singleton 1955 Rossi 1977; <hi rend="italic">delli errori</hi> Fiorilla 2013 Branca 1976.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-013-backlink">25</ref></hi>	Cfr. almeno Moretti, <hi rend="italic">Annotazioni e correzioni</hi>, cit., pp. 68-69; Cursi, Fiorilla, <hi rend="italic">Fisionomia del manoscritto</hi>, cit., p. 255.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-012-backlink">26</ref></hi>	Per una descrizione dei testimoni con bibliografia precedente cfr. Cursi, <hi rend="italic">Il «Decameron»</hi>, cit., pp. 57-58, 173-176 (per il Vat. Lat. 9893); pp. 72-74, 141, 165-166 (per il Barb. Lat. 4058). Per le fotoriproduzioni dei mss., cfr. &lt;<ref target="https://digi.vatlib.it/">https://digi.vatlib.it/</ref>&gt;.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-011-backlink">27</ref></hi>	Tutti gli editori precedenti condividono questa ricostruzione. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-010-backlink">28</ref></hi>	Tutti gli editori precedenti condividono questa ricostruzione.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-009-backlink">29</ref></hi>	Tutti gli editori precedenti condividono questa ricostruzione.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-008-backlink">30</ref></hi>	<hi rend="italic">Priemere </hi>Massèra 1927 Singleton 1955 Rossi 1977 Fiorilla 2013;<hi rend="italic"> premiere</hi> Branca 1976.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-007-backlink">31</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-5">Sulla forma </hi><hi rend="italic CharOverride-5">premiere </hi><hi rend="CharOverride-5">attestata nell’Hamilton 90 cfr. da ultimo M. Fiorilla, </hi><hi rend="italic CharOverride-5">Per il testo del «Decameron»</hi><hi rend="CharOverride-5">, «L’Ellisse», 5, 2010, pp. 9-38: 18.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-006-backlink">32</ref></hi>	Tutti gli editori precedenti condividono questa ricostruzione.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-005-backlink">33</ref></hi>	Tutti gli editori precedenti condividono questa ricostruzione.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-004-backlink">34</ref></hi>	<hi >Per </hi><hi >comportamenti analoghi, cfr. M.D. Reeve, </hi><hi rend="italic" >Misunderstanding marginalia</hi><hi >, in V. Fera, G. Ferraù, S. Rizzo (eds.), </hi><hi rend="italic" >Talking to the Text: Marginalia</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >from Papyri to Print</hi><hi >, Proceedings of a Conference held at Erice, 26 September-3 October 1998, as the 12th Course of International School for the Study of Written Records, Centro interdipartimentale di studi umanistici, Messina 2002, 2 voll., vol. </hi>I, pp. 289-300, alle pp. 293-295.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-003-backlink">35</ref></hi>	Per il concetto di tradizione «attiva» e tradizione «quiescente», cfr. almeno A. Vàrvaro, <hi rend="italic">Critica dei testi classica e romanza. Problemi comuni ed esperienze diverse</hi>, «Rendiconti dell’Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli», 45, 1970, pp. 73-117; Id., <hi rend="italic">Il testo letterario</hi>, in P. Boitani <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Lo spazio letterario del Medioevo</hi>, 3 voll., vol. II. <hi rend="italic">Il Medioevo volgare</hi>. I. <hi rend="italic">La produzione del testo</hi>, Salerno Editrice, Roma 2001, tomo I, pp. 387-422.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-002-backlink">36</ref></hi>	V. Branca, <hi rend="italic">Copisti per passione, tradizione caratterizzante, tradizione di memoria</hi>, in <hi rend="italic">Studi e problemi di critica testuale.</hi> Convegno di studi di filologia nel centenario della Commissione per i testi di lingua (7-9 aprile 1960), Commissione per i testi di lingua, Bologna 1961, pp. 69-77: 63; le considerazioni di Branca sulla tradizione del <hi rend="italic">Decameron</hi> sono riprese e ampliate in: Id., <hi rend="italic">Studi sulla tradizione del testo del «Decameron»</hi>, «Studi sul Boccaccio», 13, 1981-1982, pp. 22-160; Id., <hi rend="italic">Tradizione delle opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1991, 2 voll., vol. II: <hi rend="italic">Un secondo elenco di manoscritti e studi sul testo del «Decameron» con due appendici</hi>; Id., <hi rend="italic">Per la storia del testo del «Decameron»</hi>, cit., pp. 433-438.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-001-backlink">37</ref></hi>	Cfr. M. Cursi, <hi rend="italic">Tradizione caratterizzante e tradizione di memoria. Note sulla tradizione manoscritta del «Decameron»</hi>, «Critica del testo», I (2), 1998, pp. 751-774; Id., <hi rend="italic">Produzione, tipologia, diffusione del «Decameron» fra Tre e Quattrocento. Note paleografiche e codicologiche</hi>, «Nuova rivista di letteratura italiana», I (2), 1998, pp. 463-551.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-000-backlink">38</ref></hi>	Cfr. Cursi, <hi rend="italic">Il «Decameron»</hi>, cit., pp. 134-142. </p>
      
      
      
      
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