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        <title type="main" level="a">BlogRoll e risorse digitali per la Public History</title>
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            <forename>Monica</forename>
            <surname>Dati</surname>
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          <resp>This is a section of <title>La &lt;i&gt;Public History&lt;/i&gt; tra scuola, università e territorio</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-616-2</idno>) by </resp>
          <name>Francesca Borruso, Gianfranco Bandini, Marta Brunelli, Paolo Bianchini, Stefano Oliviero</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-616-2.13</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This paper proposes a brief review of digital resources useful for historians, scholars, professionals and students who want to approach Public History and which can offer opportunities for exploration and participation at several levels.  The analysis has been divided into four parts, each starting from an exploration of the Italian context and then moving on to international resources: 1. Web spaces of national and international associations, 2. Oral History and Digital History, 3. Public History Journals , 4. Apps and Databases.</p>
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            <item>Digital History</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-616-2.13<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-616-2.13" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">BlogRoll e risorse digitali per la <hi rend="italic">Public History</hi></p><p rend="h1_author">Monica Dati</p><p rend="text">Oggi la storia – e la <hi rend="italic">Public History</hi> ancora di più – viaggiano in rete con contenuti digitali. Database, app e siti web che non solo informano sulle attività nel campo della Storia e della <hi rend="italic">Public History</hi>, ma diffondono contenuti storici in rete ponendosi come strumenti di ricerca e di condivisione per la realizzazione di vere e proprie agorà scientifiche. La crescita della rete si è così coniugata con lo sviluppo della <hi rend="italic">Public History</hi> che dagli albori californiani ad oggi ha iniziato un suo percorso di internazionalizzazione, soprattutto nei paesi linguisticamente affini trovando spazio anche nel dibattito europeo e differenziandosi in base ai bisogni specifici e alle tradizioni culturali nazionali. In Italia la <hi rend="italic">Public History</hi> come etichetta è arrivata più tardi che altrove e per importazione dal mondo anglosassone ma ha avuto poi un successo molto rapido, come dimostra il fiorire in breve tempo di numerose iniziative sul tema e lo sviluppo di spazi dedicati sul web. </p><p rend="text">Il presente contributo propone pertanto una rassegna di risorse digitali utili per storici, studiosi, professionisti e studenti che si vogliano approcciare alla <hi rend="italic">Public </hi><hi rend="italic">History</hi> capaci di offrire opportunità di esplorazione e partecipazione a molti livelli. L’analisi è stata suddivisa in quattro parti ognuna delle quali inizia esplorando il contesto italiano per poi muovere l’attenzione verso risorse di carattere internazionale. </p><p rend="text">La parte iniziale offre una panoramica delle pagine web di associazioni ed istituti storici, italiani e non, che si occupano di questa nuova disciplina proponendo numerose ed aggiornate informazioni sullo stato dell’arte della <hi rend="italic">Public History</hi> e fornendo un primo sguardo alle tendenze emergenti nel campo. Una galleria di fonti e strumenti che, seppur sotto forma di elenco, consente di comprendere le origini, le modalità e i luoghi dove la <hi rend="italic">Public History</hi> è insegnata e praticata, il suo sviluppo internazionale e i progressi in corso nel nostro specifico contesto nazionale dove si stanno aprendo scenari interessanti per lo sviluppo di nuove forme di ricerca e collegamenti tra mondo professionale ed accademico. L’analisi prosegue elencando alcuni autorevoli spazi digitali dedicati alla storia orale e alla storia digitale, due discipline che dialogano perfettamente con la storia pubblica.</p><p rend="text">La storia orale vanta nel nostro paese una tradizione ormai pluriennale ed essendo nata fuori dallo stretto contesto accademico e caratterizzata da una metodologia aperta e partecipativa, si può considerare strutturalmente come <hi rend="italic">Public History</hi> quando condivisa ed elaborata insieme al pubblico dei testimoni (Carrattieri 2019). La storia digitale rappresenta invece un approccio utilissimo ad incorporare storie dal basso nella narrazione storica, con modalità non sempre possibili nella stampa, nelle esposizioni e ovviamente nei manuali scolastici, che si avvale delle nuove tecnologie di comunicazione, aiutando a dare parola non solo ai singoli ma anche ad associazioni e gruppi. Attenzione viene dedicata anche al blog di Serge Noiret, autorevole studioso le cui ricerche hanno spaziato dalla storia politica a quella dei media e del digitale e si sono poi indirizzate verso la <hi rend="italic">Public History</hi>, tanto che tra il 2012 e il 2017 è stato fondatore e primo presidente dell’International federation of Public History (Ifph-Fihp). Attualmente ricopre il ruolo di History Information Specialist presso l’Istituto Universitario Europeo, promotore dell’importante progetto EHPS -European History Primary Sources, un indice di ricerca di archivi digitali accademici che contengono fonti primarie per la storia dell’Europa, anch’esso presentato e approfondito nel nostro elenco. </p><p rend="text">Come ricorda Giuliana Iurlano (2019, 51): </p><p rend="quotation_b">gli archivi digitali – non più soltanto intesi come luoghi di “deposito” e di “conservazione” dei documenti, ma anche come strumenti di ricerca e di condivisione – possono costituire uno strumento per il recupero dal basso di fonti inedite.</p><p rend="text">La terza sezione è dedicata alle riviste nazionali ma soprattutto internazionali che si occupano di <hi rend="italic">Public History</hi>. Nell’ormai consistente bibliografia, per uno sguardo d’insieme si rinvia all’articolo <hi rend="italic">Un nuovo percorso bibliografico sulla Public History,</hi> pubblicato in <hi rend="italic">MinervaWeb</hi> 63 (giugno 2021), ma soprattutto ad ELPHi - <hi rend="italic">Electronic Library</hi><hi rend="italic"> of Puxblic History. </hi>Si tratta di una nuova biblioteca digitale dedicata agli studi di <hi rend="italic">Public History</hi>, lanciata nel gennaio 2021 dalla collaborazione tra l’AIPH - Associazione Italiana di Public History e l’Università degli Studi di Salerno, che la ospita sulla propria piattaforma EleA (per maggiori dettagli si rinvia all’articolo di <hi rend="italic">MinervaWeb</hi>, “Una nuova banca dati online per la Public History” e alla pagina di presentazione del progetto &lt;<ref target="http://elea.unisa.it"><hi rend="CharOverride-1">http://elea.unisa.it</hi></ref>&gt;). </p><p rend="text">L’occasione è utile per sottolineare brevemente come, nonostante il recente fermento nel nostro paese per questa disciplina, la produzione di volumi risulti ancora molto ridotta: delle oltre 600 voci che citano la <hi rend="italic">Public</hi><hi rend="italic"> History</hi> sull’OPAC SBN, solo 26 sono pubblicate in Italia in lingua italiana e il concetto di «Public History» non risulta ancora nel soggettario (Carrattieri 2019). </p><p rend="text">Come sottolinea Thomas Cauvin (2016, 70) i testi di riferimento sono ancora quelli americani e, più in generale, anglosassoni: una considerazione che vale ancora nel 2021. Non a caso, per quanto riguarda le pubblicazioni in volume, i due testi cardine in Italia sono ancora l’opera di Maurizio Ridolfi, <hi rend="italic">Verso la Public History: fare</hi><hi rend="italic"> e raccontare storia nel tempo presente</hi> (Pacini Editore, 2017), e quella a cura di Paolo Bertella Farnetti, Lorenzo Bertucelli, Alfonso Botti, <hi rend="italic">Public History: discussioni e pratiche</hi> (Mimesis, 2017). </p><p rend="text">A proposito di e-book si segnalano: Colombi, Valentina, e Giovanni Sanicola, <hi rend="italic">Public History. La </hi><hi rend="italic">storia contemporanea</hi>. <hi rend="italic">Utopie/56 Cittadinanza Europea</hi> (Feltrinelli, 2017), che nasce dalla cooperazione tra il Dipartimento di Storia Moderna dell’Università Statale di Milano e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli; Demantowsky, M., <hi rend="italic">“</hi><hi rend="italic">Public History and School”: International Perspectives</hi> (De Gruyter, 2018), reperibile su &lt;<ref target="https://www.jstor.org"><hi rend="CharOverride-1">https://www.jstor.org</hi></ref>&gt;; Dean, David M., ed. <hi rend="italic">A Companion </hi><hi rend="italic">to Public History</hi> (Wiley, 2018), in Open Access per gli utenti universitari sul sito dell’editore: &lt;<ref target="https://www.wiley.com"><hi rend="CharOverride-1">https://www.wiley.com</hi></ref>&gt;. </p><p rend="text">Con riferimento alla <hi rend="italic">Public</hi><hi rend="italic"> History</hi> nel suo incontro con la storia dell’educazione meritano attenzione: <hi rend="italic">Public History of Education</hi> a cura di Gianfranco Bandini e Stefano Oliviero, pubblicato in Open Access sul sito della Firenze University Press (&lt;<ref target="https://fupress.com/catalogo/ipublic-history-of-education-i-riflessioni-testimonianze-esperienze/3799"><hi rend="CharOverride-1">https://fupress.com/catalogo/ipublic-history-of-education-i-riflessioni-testimonianze-esperienze/3799</hi></ref>&gt;); <hi rend="italic">Public </hi><hi rend="italic">History tra didattica e comunicazione</hi>, a cura di Salvatore Colazzo, Giuliana Iurlano e Demetrio Ria (Atti del seminario di studi “Public History tra didattica e comunicazione”, 7-8 novembre 2017, Università del Salento, Numero monografico di <hi rend="italic">Sapere pedagogico e Pratiche </hi><hi rend="italic">educative</hi> 3, 201, consultabile in Open Access su: &lt;<ref target="http://siba-ese.unisalento.it/index.php/sppe/article/viewFile/20492/17360"><hi rend="CharOverride-1">http://siba-ese.unisalento.it/index.php/sppe/article/viewFile/20492/17360</hi></ref>&gt;). </p><p rend="text">Ad integrazione delle schede di ricognizione allegate al volume e dedicate a progetti e percorsi online, la rassegna termina proponendo alcuni emblematici esempi di database ed app riconducibili a progetti realizzati attraverso il <hi rend="italic">public engagement</hi>. In particolare, le applicazioni mobile illustrate possono rappresentare fonti di ispirazione nella progettazione di percorsi di <hi rend="italic">Public </hi><hi rend="italic">History</hi> sottolineando come contenuti multimediali, sistemi di geolocalizzazione e nuove esperienze di tecnologia informatica possano supportare la narrazione storica tracciando strade di ricerca molto innovative, soprattutto nell’ambito delle discipline umanistiche, fino a qualche tempo fa impensabili. L’attenzione è stata rivolta in questo caso principalmente al contesto italiano segnalando anche due significative esperienze nate negli Stati Uniti. </p><p rend="text">Si tratta, concludendo, di quattro sezioni che, dato il diffondersi della disciplina e l’aggiornamento costante di risorse reperibili sul web, non pretendono di essere esaustive. Il loro scopo – come anticipato – è unicamente quello di offrire riferimenti che possano aiutare professionisti, formatori ed aspiranti futuri <hi rend="italic">public historians</hi> ad avere un primo quadro orientativo sulla disciplina e dare indicazioni di carattere operativo su strumenti, risorse e banche dati presenti in Rete. Del resto la conoscenza delle fonti di informazione nella propria area disciplinare, la capacità di costruire strategie di ricerca efficaci, di valutare criticamente le risorse digitali e di creare relazioni e collaborazione anche attraverso il web rappresentano sempre più indispensabili competenze per ogni studioso di <hi rend="italic">Public History</hi> e parti integranti del mestiere di storico. </p><p rend="h2">1.Spazi web di associazioni nazionali ed internazionali</p><p rend="h3 ParaOverride-1">1.1 AIPH-Associazione italiana di Public History: &lt;<ref target="https://aiph.hypotheses.org">https://aiph.hypotheses.org</ref>&gt;</p><p rend="text">Il blog dell’AIPH informa su tutte le attività dell’Associazione e promuove il dibattito nazionale e internazionale tra i <hi rend="italic">public historia</hi><hi rend="italic">n</hi>. La prima Conferenza, fondativa, della AIPH, si è tenuta a Ravenna nel giugno del 2017 parallelamente alla IV Conferenza della Federazione Internazionale. In occasione della Conferenza regionale della <hi rend="italic">Public</hi><hi rend="italic"> History</hi> in Piemonte, svoltasi al Polo del ’900 il 7 maggio 2018, è stata presentata e discussa pubblicamente la bozza del Manifesto della <hi rend="italic">Public History</hi> italiana. In esso si legge: </p><p rend="quotation_b">La Public History è un campo delle scienze storiche a cui aderiscono storici che svolgono attività attinenti alla ricerca e alla comunicazione della storia all’esterno degli ambienti accademici nel settore pubblico come nel privato, con e per diversi pubblici. I <hi rend="italic">public historian</hi> operano affinché i risultati e le metodologie della ricerca storiografica siano conosciuti da un pubblico più ampio e sperimentano pratiche di comunicazione e ricerca che possono anche produrre originali avanzamenti nel sapere storico proprio grazie all’interazione con il pubblico. Per i <hi rend="italic">public historian</hi> è imprescindibile considerare i pubblici, specialisti e non, sia come interlocutori privilegiati sia come possibili protagonisti di originali pratiche di ricerca, contribuendo a restituire agli storici e alla storia un ruolo centrale nell’interpretazione della società contemporanea.</p><p rend="text">All’interno del sito è possibile scaricare inoltre i “Books of Abstract” dei vari convegni, strumenti utilissimi per seguire gli aggiornamenti e gli sviluppi della disciplina nel nostro contesto nazionale. Un esempio: AIPH, <hi rend="italic">Book </hi><hi rend="italic">of Abstract: Metti la storia al lavoro!</hi> Seconda conferenza italiana di Public History, Pisa 11-15 giugno 2018 (Pisa 2019, AIPH - Associazione Italiana di Public History: &lt;<ref target="https://arpi.unipi.it/retrieve/handle/11568/961521/406744/AIPH2018-Book-of-Abstract-Privitera-ITA.pdf"><hi rend="CharOverride-1">https://arpi.unipi.it/retrieve/handle/11568/961521/406744/AIPH2018-Book-of-Abstract-Privitera-ITA.pdf</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;).</hi></p><p rend="h3">1.2 Allacciati le storie: &lt;<ref target="http://allacciatilestorie.it">http://allacciatilestorie.it</ref>&gt;</p><p rend="text"><hi rend="italic">Allacciati le storie</hi> è il blog di due ricercatori: Paola Gemelli e Daniel Degli Esposti. Lo spazio digitale illustra la loro attività di ricerca come <hi rend="italic">public</hi><hi rend="italic"> historians</hi> legate alla storia contemporanea, locale e nazionale, alle memorie della comunità, ai fatti bellici e al mondo del lavoro. All’interno del sito è possibile consultare materiali didattici, materiale multimediale inerente musei, spettacoli, iniziative ed eventi.</p><p rend="h3">1.3 Beyond Academe: &lt;<ref target="http://beyondacademe.com">http://beyondacademe.com</ref>&gt;</p><p rend="text"><hi rend="italic">Beyond Academe</hi> è un sito web che supporta gli storici accademici che pianificano carriere al di fuori dell’accademia. Il sito offre numerosi articoli sui diversi percorsi di carriera disponibili per gli storici, suggerimenti su come candidarsi a bandi, progetti, opportunità professionali, profili di storici che lavorano al di fuori dell’accademia e un <hi rend="italic">blogroll</hi> a siti di annunci di lavoro.</p><p rend="h3">1.4 Centre for Public History, University of Essex: <lb/>&lt;<ref target="https://www.essex.ac.uk/centres-and-institutes/public-history">https://www.essex.ac.uk/centres-and-institutes/public-history</ref>&gt;</p><p rend="text">Fin dalla sua istituzione nel 1972, il dipartimento si è impegnato ad andare oltre le convenzioni accademiche creando il Center for Public History per fungere da forum per la ricerca, l’insegnamento e attività di sensibilizzazione.</p><p rend="h3">1.5 Centre for Comparative and Public History, The Chinese University of Hong Kong: &lt;<ref target="https://cuhk.edu.hk">https://cuhk.edu.hk</ref>&gt;</p><p rend="text">Caso interessante è quello della Chinese University of Hong Kong che ha attivato un master in <hi rend="italic">Comparative </hi><hi rend="italic">and Public History</hi> incentrato sulle modalità di applicazione della disciplina e sullo studio della storia cinese con particolare riferimento allo sviluppo dell’economia statale durante la globalizzazione. Istituito nel 2002, il Centro per la storia comparata e pubblica sostiene le missioni ei programmi del Dipartimento di storia, CUHK. Opera come un vero centro e rete multidisciplinare per la ricerca accademica, la formazione e la consulenza sulla storia, in particolare le aree della storia comparata e pubblica.</p><p rend="h3">1.6 Cliomedia Public History - Associazione di promozione sociale: <lb/>&lt;<ref target="https://www.cliomediapublichistory.it">https://www.cliomediapublichistory.it</ref>&gt;</p><p rend="text"><hi rend="italic">Cliomedia PH</hi> è un’associazione di promozione sociale senza finalità di lucro che si occupa di <hi rend="italic">Public History</hi> su base volontaria ponendo al centro dei suo agire la risorsa cultura e il sapere storico. Dal 2020 l’associazione si arricchisce con la lunga e variegata esperienza di studio, ricerca, produzione e comunicazione di Cliomedia Officina: nata nella seconda metà degli anni ‘80 su iniziativa di Chiara Ottaviano e Peppino Ortoleva, si proponeva di unire gli aspetti di ricerca e di comunicazione con i nuovi media (inizialmente soprattutto audiovisivi, producendo documentari). Ha svolto sia attività importanti di servizio – sul piano della riorganizzazione archivistica, ma anche della comunicazione – per imprese di primissimo livello in Italia, e inoltre progetti molto qualificati sul territorio nazionale, da Torino alla Sicilia. È significativo ai nostri fini che oggi questa società si definisca sul suo sito «la più antica impresa di <hi rend="italic">Public History</hi> in Italia».</p><p rend="h3">1.7 Clionet: &lt;<ref target="http://clionet.it">http://clionet.it</ref>&gt;</p><p rend="text">Nata a Bologna nel 2011, l’associazione <hi rend="italic">Clionet</hi> è un network fra ricercatori, docenti e liberi professionisti, che svolgono la propria attività di lavoro nell’ambito delle discipline storiche e della comunicazione, dentro e fuori l’università. L’obiettivo prioritario è uscire dal contesto strettamente accademico, per approfondire e valorizzare la storia delle amministrazioni e del tessuto associativo e imprenditoriale, intrecciando gli aspetti istituzionali, politici ed economici che innervano la vita dei territori. All’interno del sito è possibile consultare risorse e visionare numerosi progetti.</p><p rend="h3">1.8 IFPH Internation Federation of Public History: &lt;<ref target="https://ifph.hypotheses.org">https://ifph.hypotheses.org</ref>&gt;</p><p rend="text">L’International Federation for Public History (IFPH), promosso dal NCPH nel 2009, nasce come una task force per internazionalizzare la <hi rend="italic">Public History</hi>, trasformandosi negli anni seguenti in una vera e propria federazione. Tra i suoi obiettivi la IFPH si prefigge di creare un network internazionale per programmi di <hi rend="italic">Public History</hi> facilitando lo scambio di informazioni sull’insegnamento e la ricerca nella pratica della disciplina, condividere <hi rend="italic">best practices</hi> professionali e accademiche inclusi gli standard per valutare i tirocini, incoraggiare la formazione di comitati nazionali di storici che lavorano nel campo della <hi rend="italic">Public History</hi>.</p><p rend="h3">1.9 London Centre for Public History: &lt;<ref target="https://www.londoncphh.org">https://www.londoncphh.org</ref>&gt;</p><p rend="text">Il London Centre for Public History è stato istituito a Royal Holloway nel 2016 per creare uno spazio per la discussione pubblica della storia e del patrimonio culturale e per promuovere una maggiore collaborazione e comunicazione tra gli storici pubblici in tutto il Regno Unito, sia che lavorino nelle università sia in luoghi più aperti al pubblico. Si segnala inoltre che l’Università di Londra si fa promotrice di un Mooc<hi rend="CharOverride-2"> </hi>di sei settimane dal titolo “Applied Public<hi rend="italic"> </hi>History: Places, People, Stories”, tenuto da Catherine Clarke docente e direttore del Centre for the History of People, Place and Community, Institute of Historical Research a Londra. Il corso è reperibile su Cousera e con un piccolo contributo permette di ricevere l’attestato di partecipazione (&lt;<ref target="https://www.coursera.org/learn/uol-public-history"><hi rend="CharOverride-1">https://www.coursera.org/learn/uol-public-history</hi></ref>&gt;).</p><p rend="h3">1.10 National Council on Public History: &lt;<ref target="https://ncph.org/history-at-work">https://ncph.org/history-at-work</ref>&gt;</p><p rend="text">Nato nel 1980, principale associazione di <hi rend="italic">public historians</hi> negli Stati Uniti: </p><p rend="quotation_b">to making the past useful in the present and to encouraging collaboration between historians and their publics. Our work begins in the belief that historical understanding is of essential value in society. </p><p rend="text">Fin dalla sua nascita il National Council si è proposto anche di offrire ai numerosi storici che lavorano fuori dalle università un luogo di discussione, e una forma di legittimazione, di riconoscimento e di identità attraverso l’appartenenza all’Associazione. In qualità di organizzazione professionale nazionale dedicata alla storia pubblica, stabilisce standard e migliori pratiche, offre numerose opportunità di sviluppo attraverso conferenze e workshop annuali, premia l’eccellenza nella storia pubblica e fornisce una rete per gli storici pubblici. NCPH pubblica <hi rend="italic">The Public Historian</hi>, la rivista accademica dedicata alla disciplina. The Public History Commons, il suo nuovo sito web, ospita il blog History@Work, annuncia opportunità di lavoro, oltre a fornire documenti di <hi rend="italic">best practices</hi> e altre guide utili per il campo. History@Work mostra i progetti di storia pubblica in corso da tutto il paese, funge da luogo per discutere, offre agli studenti l’opportunità di scrivere sui loro progetti attuali o passati sul campo. Il blog offre anche una newsletter: <hi rend="italic">Public History</hi> News. Si tratta di una newsletter trimestrale che offre aggiornamenti sulle attività dell’NCPH, notizie sugli sviluppi nel campo e informazioni tempestive su conferenze, borse di studio, riunioni e posizioni vacanti in arrivo. La newsletter è pubblicata in formato cartaceo e in formato PDF online nei mesi di dicembre, marzo, giugno e settembre.</p><p rend="h3">1.11 Pop History: &lt;<ref target="http://www.pophistory.it">http://www.pophistory.it</ref>&gt;</p><p rend="text">Un gruppo di storici, insegnanti, sociologi, giornalisti, scrittori, bibliotecari, antropologi, archeologi che hanno deciso di fondare, il 4 marzo 2017, un’associazione senza scopo di lucro, che sia innanzitutto la casa di chi si riconosce nella <hi rend="italic">Public History</hi> elaborata nelle comunità. Partendo dalla scientificità del metodo storico, <hi rend="italic">Pop History</hi> vuole «ritrovare la profondità della storia e promuovere un uso critico del pensiero storico che possa spiegare la complessità del presente, attraversando confini e culture». Come si legge nella home page:</p><p rend="quotations_quotation_b1">vogliamo elaborare un fertile lavoro di confronto e condivisione su percorsi interdisciplinari e multidisciplinari, che concretizzeremo in ricerche storiche di Public History, nella realizzazione di eventi, spettacoli, filmati, siti web, app, progetti di didattica storica, consulenze a enti privati e pubblici, utilizzando tutti i linguaggi e le tecnologie proprie del nostro tempo, a seconda dei contesti e dei contenuti trasmessi.</p><p rend="h3">1.12 Rede Brasileira de História Pública: &lt;<ref target="https://historiapublica.com.br">https://historiapublica.com.br</ref>&gt;</p><p rend="text">La pagina del <hi rend="italic">Brazilian Public History Network</hi> è ancora in fase di rielaborazione. Nel 2021 si avrà accesso non solo alle informazioni istituzionali in rete, ma a un archivio completo di pubblicazioni, eventi, gruppi di ricerca e ricercatori legati alle pratiche e riflessioni della <hi rend="italic">Public History</hi>, gestite in modo collaborativo. Al momento il sito si rivolge agli studiosi per migliorare la mappatura delle pratiche di <hi rend="italic">Public History</hi> in Brasile, alimentando il database che verrà lanciato nei prossimi mesi.</p><p rend="h3">1.13 <ref target="http://Teachinghistory.org">Teachinghistory.org</ref>, National History Education Clearinghouse: <lb/>&lt;<ref target="https://teachinghistory.org">https://teachinghistory.org</ref>&gt;</p><p rend="text">Finanziato dal Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti, <ref target="http://Teachinghistory.org"><hi rend="italic">Teachinghistory.org</hi></ref> è progettato per aiutare gli insegnanti di storia ad accedere a risorse e materiali per migliorare l’istruzione storica degli Stati Uniti in classe. Il sito web offre recensioni di programmi di lezioni e siti web, esempi di pensiero storico e capacità di ragionamento critico che ne sono inerenti e saggi su importanti questioni storiche che spesso non sono completamente esplorate nei libri di testo tradizionali. Gli storici accademici forniscono esempi di analisi delle fonti storiche, che offre agli insegnanti un modo per mostrare agli studenti come pensare storicamente. Per gli storici pubblici che lavorano direttamente con gli studenti, nelle gallerie dei musei o nelle visite in classe, è importante comprendere i metodi pedagogici degli insegnanti in modo che gli storici pubblici siano comunicatori più efficaci con gli studenti.</p><p rend="h2">2. Storia Orale e Storia digitale</p><p rend="h3 ParaOverride-1">2.1 AISO: &lt;<ref target="https://www.aisoitalia.org">https://www.aisoitalia.org</ref>&gt;</p><p rend="text">Fondata nel 2006, l’Associazione Italiana di Storia Orale (AISO); funziona da organismo di comunicazione e coordinamento tra gli oralisti italiani, ha il compito di promuovere convegni, seminari di formazione e giornate di studio su temi legati all’uso delle fonti orali nella ricerca storica, favorendo così un raccordo tra i vari gruppi e centri di ricerca attivi sul territorio. All’interno del sito è di utile consultazione la sezione “Buone Pratiche” che offre indicazioni operative per tutti coloro che si cimentano con questa disciplina. </p><p rend="h3">2.2 Center for Public History + Digital Humanities: &lt;<ref target="https://csudigitalhumanities.org">https://csudigitalhumanities.org</ref>&gt;</p><p rend="text">Promossa dalla Cleveland State University, il centro nasce con la missione di promuovere la <hi rend="italic">Public History</hi> e le <hi rend="italic">Digital Humanities</hi>. All’interno del sito si possono consultare numerosi progetti ed iniziative relative anche alla storia orale. A tal proposito il sito in homepage riporta i riferimenti a due database di interviste e storie orali: il <hi rend="italic">Clevalandovoices</hi> (<ref target="https://clevelandvoices.org/"><hi rend="CharOverride-1">https://clevelandvoices.org/</hi></ref>) e <hi rend="italic">The Cleveland Regional Oral History</hi><hi rend="italic"> Collection </hi>(<ref target="https://engagedscholarship.csuohio.edu/crohc/"><hi rend="CharOverride-1">https://engagedscholarship.csuohio.edu/crohc/</hi></ref>). Dato ancora più interessante: CPHDH è specializzato in app mobili che promuovono lo storytelling digitale, ne segnaliamo due: <hi rend="italic">Cleveland Historical</hi> e <hi rend="italic">Curatescape</hi>, approfondite nell’apposita sezione. </p><p rend="h3">2.3 Digital &amp; Public History – @sergenoiret: &lt;<ref target="https://dph.hypotheses.org">https://dph.hypotheses.org</ref>&gt;</p><p rend="text">Il blog di Serge Noiret nasce con lo scopo di identificare esigenze e pratiche comuni di <hi rend="italic">Digital Public History</hi> e i contributi che la rete e il crowdsourcing possono dare alla storia. Oltre ad una sezione dove è possibile consultare i suoi articoli è presente uno spazio completamente dedicata a EHPS, <hi rend="italic">European</hi><hi rend="italic"> History Primary Sources</hi>, un’iniziativa promossa dalla Biblioteca e del Dipartimento di Storia e Civiltà dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze. </p><p rend="text">Lo scopo di EHPS è fornire un indice facilmente ricercabile di archivi digitali accademici che contengono fonti primarie per la storia dell’Europa e dei paesi che ne fanno parte: &lt;<ref target="http://primary-sources.eui.eu"><hi rend="CharOverride-1">http://primary-sources.eui.eu</hi></ref>&gt;.</p><p rend="text">Per il nostro paese sono indicate ben 163 archivi digitali online da <hi rend="italic">14-18 Immagini della Grande </hi><hi rend="italic">Guerra</hi> all’<hi rend="italic">Archivio globale della Maremma</hi>, dall’archivio <hi rend="italic">Faccia a</hi><hi rend="italic"> Faccia</hi> della Fondazione Dalmine (per la valorizzazione della storia dell’industria attraverso fotografie donate a dipendenti ed ex dipendenti) all’<hi rend="italic">Albo dei caduti della Grande Guerra</hi>. Pur non pretendendo di essere completo, EHPS contiene le principali biblioteche digitali nazionali, database, molte piccole serie di fonti elettroniche e anche piccoli progetti di digitalizzazione in Europa. Riflette quindi in misura considerevole lo stato attuale della digitalizzazione dei materiali di origine storica in Europa, nonché di quelli digitalizzati al di fuori dell’Europa relativi alla sua storia. Un punto di riferimento per tutti gli storici e studiosi, di grande importanza ed utilità. </p><p rend="h3">2.4 H-Net: Social Sciences &amp; Humanities Online (<ref target="http://h-net.org">h-net.org</ref>): &lt;<ref target="https://www.h-net.org">https://www.h-net.org</ref>&gt;</p><p rend="text"><hi rend="italic">H-Net</hi> è un’organizzazione interdisciplinare ed internazionale di studiosi e insegnanti dedicata allo sviluppo dell’enorme potenziale educativo di Internet e del web. Indipendente e senza scopo di lucro, offre uno spazio accademico aperto per studiosi, insegnanti, ricercatori e professionisti. La piattaforma fornisce una vasta gamma di funzioni che consentono agli accademici di interagire tra loro, produrre conoscenza in modo collaborativo e diffondere informazioni ai suoi abbonati e al pubblico in generale. Di utile consultazione è il <hi rend="italic">blogroll</hi> presente nella sezione “All networks” che rimanda ad altri siti di storia e discipline umanistiche. </p><p rend="h3">2.5 International Public History, De Gruyter: <lb/>&lt;<ref target="https://www.degruyter.com/journal/key/iph/html">https://www.degruyter.com/journal/key/iph/html</ref>&gt;</p><p rend="text">Importante stimolo internazionale nel campo della <hi rend="italic">Public History</hi>, che è cresciuta in tutto il mondo, sia come disciplina accademica che come identità di sé per i suoi professionisti. La pubblicazione online peer-reviewed IPH è uno sviluppo tempestivo, fornendo un luogo di pubblicazione tanto necessario per chiunque sia impegnato nella storia pubblica. I contributi a International <hi rend="italic">Public History</hi> sono valutati in doppio cieco peer review. Pubblicato due volte l’anno, IPH fornisce un mix di articoli accademici teorici, di ricerca e ‘orientati alla pratica’ su una vasta gamma di argomenti. La rivista multimodale offre ai lettori una ricca esperienza attraverso il miglioramento di articoli utilizzando foto, filmati e clip audio. IPH è l’organo ufficiale della Federazione internazionale per la storia pubblica.</p><p rend="h3">2.6 Luxembourg Centre for Contemporary and Digital History (C2DH): <lb/>&lt;<ref target="https://www.c2dh.uni.lu">https://www.c2dh.uni.lu</ref>&gt;</p><p rend="text">Il Centro C2DH è il terzo centro di ricerca interdisciplinare dell’Università del Lussemburgo, incentrato su ricerca, analisi e divulgazione pubblica di alta qualità nel campo della storia contemporanea lussemburghese ed europea. Promuove un approccio interdisciplinare con particolare attenzione ai nuovi metodi e strumenti digitali per la ricerca e l’insegnamento storico. Organizza seminari online, Summer e Winter School per dottorandi, numerose iniziative e convegni. Recentemente ha lanciato la rivista di Journal of Digital History (JDH).</p><p rend="h3">2.7 OHA- Oral History Association (Middle Tennessee State University): <lb/>&lt;<ref target="https://www.oralhistory.org">https://www.oralhistory.org</ref>&gt;</p><p rend="text">Dal 1966 la Oral History Association è stata la principale organizzazione statunitense per tutti gi studiosi impegnati nel campo della storia orale. OHA offre diverse pubblicazioni eccellenti: <hi rend="italic">The Oral History Review</hi> è la rivista di riferimento negli Stati Uniti per la teoria e la pratica della storia orale e dei campi correlati. La missione principale della rivista è esplorare la natura e il significato della storia orale e far progredire la sua comprensione tra studiosi, educatori, professionisti e il pubblico in generale. La newsletter dell’OHA informa sugli eventi più recenti dell’Associazione di storia orale oltre che su tutte le questioni importanti per gli storici orali. </p><p rend="h3">2.8 Oral History Australia: &lt;<ref target="https://oralhistoryaustralia.org.au">https://oralhistoryaustralia.org.au</ref>&gt;</p><p rend="text">Oral History Australia (OHA) è un’organizzazione no-profit gestita da volontari impegnata a promuovere la pratica etica della storia orale in Australia e all’estero. All’interno del sito è possibile accedere a progetti, essere aggiornati su varie iniziative, consultare la rivista: Studies in Oral History, la rivista di Oral History Australia (OHA). Si tratta di una pubblicazione online ad accesso aperto che viene prodotta ogni anno ed è disponibile attraverso il sito web a beneficio dei membri dell’OHA e della più ampia comunità di professionisti della storia orale</p><p rend="h3">2.9 Oral History Society: &lt;<ref target="https://www.ohs.org.uk">https://www.ohs.org.uk</ref>&gt;</p><p rend="text">Nel 1969 una conferenza informale al British Institute of Recorded Sound (BIRS) portò alla formazione di un comitato che avrebbe a sua volta istituito nel 1973 la Oral History Society. Dagli anni Sessanta l’associazione si occupa di numerose tematiche che spaziano dal lavoro allo studio delle minoranze, dall’arte alla medicina incoraggiando anche i non professionisti ad impegnarsi nella creazione di storie attraverso l’uso della storia orale.</p><p rend="h2">3. Riviste di Public History</p><p rend="h3 ParaOverride-1">3.1 <hi rend="italic">Clionet. Rivista di Public History</hi>: &lt;<ref target="https://rivista.clionet.it/">https://rivista.clionet.it/</ref>&gt;</p><p rend="text">Come indicato nella homepage la rivista si occupa </p><p rend="quotation_b">di tutto ciò che possa favorire il racconto, l’interpretazione e la comprensione del contemporaneo, facendo da “ponte” tra sensibilità e curiosità diverse. Come l’omonima associazione che la promuove, la rivista Clionet è indipendente e autonoma.</p><p rend="h3">3.2 <hi rend="italic">Journal of Digital History</hi> (JDH): &lt;<ref target="https://journalofdigitalhistory.org">https://journalofdigitalhistory.org</ref>&gt;</p><p rend="text">Il <hi rend="italic">Journal of Digital History</hi> (JDH) è un’iniziativa congiunta del Luxembourg Centre for Contemporary and Digital History (C²DH) dell’Università del Lussemburgo e del gruppo editoriale De Gruyter, La rivista intende fungere da forum per il dibattito critico e la discussione nel campo della storia digitale, offrendo una piattaforma di pubblicazione innovativa e promuovendo anche borse di studio. </p><p rend="h3">3.3 <hi rend="italic">New</hi><hi rend="italic"> Zealand Journal of Public History, Arts and Social Sciences</hi>, University of Waikato: &lt;<ref target="https://www.waikato.ac.nz/fass/about/social-sciences/history/nzjph">https://www.waikato.ac.nz/fass/about/social-sciences/history/nzjph</ref>&gt;</p><p rend="text">Rivista elettronica sottoposta a peer review dedicata alla discussione, al dibattito e alla diffusione di idee sulla pratica della storia pubblica nell’Aotearoa, Nuova Zelanda. Lo scopo di questa rivista è stimolare e facilitare la ricerca sulla storia pubblica in Nuova Zelanda.</p><p rend="h3">3.4 <hi rend="italic">Public History Review</hi>:<hi rend="italic"> &lt;</hi><ref target="https://epress.lib.uts.edu.au/journals/index.php/phrj">https://epress.lib.uts.edu.au/journals/index.php/phrj</ref>&gt;</p><p rend="text"><hi rend="italic">Public History</hi> <hi rend="italic">Review</hi> è una rivista peer review che indaga la natura e le forme della <hi rend="italic">Public History</hi>: come ea chi viene comunicato il passato e come opera il passato nel presente? La rivista fornisce un forum per gli storici che lavorano in tutte le aree della cultura per approfondire le questioni e riflettere sulla pratica; commento sulle rappresentazioni storiche; o estendere la nostra conoscenza della storia pubblica come campo di studio</p><p rend="h3">3.5 <hi rend="italic">Public History Weekly</hi>: &lt;<ref target="https://public-history-weekly.degruyter.com/">https://public-history-weekly.degruyter.com/</ref>&gt;</p><p rend="text">Rivista internazionale dedicata al tema della <hi rend="italic">Public History</hi>, multimodale solo elettronica, che consente il miglioramento dei contenuti con foto, video e materiale audio. È una rivista online in Open Access; lo scopo del progetto viene esplicitato nella sezione “About us”: </p><p rend="quotation_b">Public History Weekly – We want to build bridges between as many academic language communities as possible, net community and digital skepticism, research and application, politics and science, and the school and the university. Look forward to the weekly multi-lingual contributions of our authors from around the world and get the journal through your comments to a place of lively debate. </p><p rend="text">Molto utile è la sezione “Issues”, in cui è possibile ricercare gli articoli tramite argomento. </p><p rend="h3">3.6 <hi rend="italic">The Public </hi><hi rend="italic">Historian</hi>, University of California Press: <lb/>&lt;<ref target="https://online.ucpress.edu/tph">https://online.ucpress.edu/tph</ref>&gt;</p><p rend="text">Storico periodico <hi rend="italic">The Public</hi><hi rend="italic"> Historian</hi> e pubblicazione ufficiale del National Council on <hi rend="italic">Public History</hi>, nata nel 1978 e consultabile anche su Jstore. Uno strumento per ripercorrere la storia della <hi rend="italic">Public History</hi> americana, i dibattiti sulla disciplina e i suoi sviluppi attraverso articoli che ne rappresentano momenti cruciali. </p><p rend="text"><hi >Per esempio: </hi></p><p rend="text"><hi >R. Kelley, “Public History</hi><hi >: Its Origins, Nature, and Prospects.” </hi><hi rend="italic" >The Public Historian</hi><hi > 1</hi><hi > (Fall), 1978; G. Wesley Johnson, “Professionalism: Foundation of Public </hi><hi >History Instruction.” </hi><hi rend="italic" >The Public Historian</hi><hi > 9, No. </hi><hi rend="italic" >The Field of</hi><hi rend="italic" > Public History: Planning the Curriculum</hi><hi > (Summer), 1987: 96-1</hi><hi >11; J. Warren-Findley, “The Globalizing of Public Practice: A Personal</hi><hi > Journey.” </hi><hi rend="italic" >The Public Historian</hi><hi > 20, 4, 1998: 11-20; R.</hi><hi > Conrad, “Public History as Reflective practice: An Introduction.” </hi><hi rend="italic" >The</hi><hi rend="italic" > Public Historian</hi><hi > 28, 1, 2006.</hi></p><p rend="h2">4. APP e banche dati</p><p rend="h3 ParaOverride-1">4.1 Archivio degli Iblei: &lt;<ref target="http://www.archiviodegliiblei.it">http://www.archiviodegliiblei.it</ref>&gt;</p><p rend="text">Nella home page del progetto si legge:</p><p rend="quotation_b">L’Archivio degli Iblei nasce con l’intento di valorizzare il patrimonio storico, paesaggistico, documentario e iconografico degli Iblei, il territorio a sud est della Sicilia che corrisponde prevalentemente ai paesi che costituiscono attualmente il Consorzio di Ragusa. Vuole essere un punto di riferimento per chi opera nel territorio, un’occasione di visibilità oltre i confini regionali e nazionali, un originale esempio di positiva collaborazione fra enti e soggetti diversi. Alla base del progetto vi è la convinzione che la risorsa cultura sia un bene prezioso per la comprensione del presente e per la progettazione del futuro, anche a partire dalla consapevolezza del proprio passato. Archivi pubblici e privati, collezionisti e famiglie, scuole, studenti e studiosi, giovani e anziani, donne e uomini interessati alla conoscenza e alla riflessione sul passato sono invitati a contribuire.</p><p rend="h3">4.2 Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia (Banca dati): &lt;<ref target="http://www.straginazifasciste.it">www.straginazifasciste.it</ref>&gt;</p><p rend="text">Nel 2012 l’Insmli e l’Anpi hanno avviato i lavori per costruire un «atlante delle stragi nazifasciste» in Italia. Si tratta di un progetto di ricerca storica sulla Seconda guerra mondiale, concretizzatosi nel 2016 nell’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia. Finanziato dal Governo della Repubblica Federale Tedesca, comprende tutti gli episodi in cui civili e partigiani sono stati uccisi da reparti tedeschi o della Repubblica Sociale Italiana al di fuori degli scontri armati. In particolare l’Atlante, che fa riferimento ad avvenimenti più recenti e per certi versi più laceranti del tessuto sociale, ha fatto scaturire una generosa contribuzione alla produzione dei contenuti storici da parte di ricercatori locali, associazioni o famigliari (avvenuta prevalentemente nella fase che ha seguito la sua messa online).</p><p rend="h3">4.3 Cleveland Historical: &lt;<ref target="https://clevelandhistorical.org">https://clevelandhistorical.org</ref>&gt;</p><p rend="text">APP che consente di esplorare persone, luoghi e i momenti che hanno plasmato la storia della città attraverso presentazioni multimediali a più livelli, basate su mappe ed utilizzo dei social media per condividere storie. </p><p rend="h3">4.4 Curatescape: &lt;<ref target="https://curatescape.org">https://curatescape.org</ref>&gt;</p><p rend="text">Si tratta di una app che permette la pubblicazione di contenuti basati sulla posizione conveniente e di facile utilizzo che offre alle organizzazioni culturali di piccole e medie dimensioni, ai gruppi di conservazione o alle istituzioni educative l’opportunità di reclamare la loro voce interpretativa e riconnettersi alle loro comunità e al pubblico.</p><p rend="h3">4.5 Modena 900: &lt;<ref target="https://modena900.it">https://modena900.it</ref>&gt; </p><p rend="text">Concepito dapprima come app gratuita per smartphone, tablet e desktop, Modena 900 è stato successivamente trasformato in un portale. L’idea è quella di farvi confluire risorse e banche dati sulle storie personali dei modenesi attivi sulla scena pubblica nel Novecento. La sezione “Collabora” propone ad enti, associazioni, istituzioni, singoli cittadini la partecipazione attiva al progetto. </p><p rend="h3">4.6 Resistenza mAPPe: &lt;<ref target="http://resistenzamappe.it">http://resistenzamappe.it</ref>&gt;</p><p rend="text">Il progetto nasce per ricordare e celebrare, nel 70° anniversario della Liberazione, i luoghi e gli eventi della Seconda guerra mondiale e della Resistenza, pensato ed elaborato dagli Istituti Storici dell’Emilia-Romagna in Rete. L’applicazione consente di esplorare in modo autonomo gli itinerari tematici e i luoghi dove si sono svolti i fatti storici. Grazie al sistema di geolocalizzazione, è possibile percorrere un itinerario dedicato a un tema specifico, ma anche limitarsi a scoprire qualcosa di più su un luogo preciso. Per ogni percorso esistono tappe che riportano a eventi o circostanze di settant’anni fa.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Carrattieri, M. 2019. “Per una <hi rend="italic">Public History</hi> italiana<hi rend="italic">.</hi>”<hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic" >Italia contemporanea </hi><hi >1</hi><hi >: 106-21.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Cauvin, T. 2016. </hi><hi rend="italic" >Public History: a textbook of practice</hi><hi >. New York-London: Routledge</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Cauvin, T.</hi><hi > 2018. “The Rise of Public History: An International Perspective.” </hi><hi rend="italic" >Historia Crítica</hi><hi > 68: 3-26.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Cohen, D., and R. Rosensweig. </hi><hi >2006. </hi><hi rend="italic" >Doing digital history: A guide to presenting, preserving, and gathering the past on the Web. </hi><hi >University of Pennsylvania Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Danniau, F. 2013. “Public History in </hi><hi >a Digital Context: Back to the Future or Back to </hi><hi >Basics?” </hi><hi rend="italic" >BMGN: Low Countries Historical Review</hi><hi > 128 (4): 118-44.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >De Vecchis, C. 2021. “Biblioteche e Public Histor</hi><hi rend="italic" >y</hi><hi >: intersezioni, opportunità, sfide.” </hi><hi rend="italic">Biblioteche oggi</hi> <hi rend="italic">Trends</hi> 7, 1: 32-42.</p><p rend="bib_indx_bib">Iurlano, G. 2019. “Recupero e fruizione delle fonti inedite storico-culturali per la Public History.” <hi rend="italic">Sapere pedagogico e Pratiche educative</hi> 3: 51-66.</p><p rend="bib_indx_bib">Minuti, R. 2015. <hi rend="italic">Il web e gli studi storici. Guida critica all’uso della rete</hi>. Roma: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib">Noiret, S. 2011. “La Digital History: Histoire et Mémoire à la portée de tous<hi rend="italic">.</hi>”<hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic" >Ricerche Storiche</hi><hi > 41</hi><hi >: 111-48.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Noiret, S. 2018. “Digital Public History.” In </hi><hi rend="italic" >A companion to Public History</hi><hi >, edited by D. Dean,</hi><hi > 111-24.</hi><hi rend="italic" > </hi>Malden (MA): Wiley.</p><p rend="bib_indx_bib">Salvatori E. 2017. “Digital (Public) History: la nuova strada di una antica disciplina.” <hi rend="italic">RIME, Rivista dell’istituto di storia dell’Europa mediterranea</hi> 1, 1: 57-94.</p>
      
      
      
      
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