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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">A cent’anni dai ‘Fatti di Renzino’. Dalla celebrazione alle attività di Public History of Education nelle scuole di Foiano della Chiana</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-9786-8698" type="ORCID">
            <forename>Francesco</forename>
            <surname>Bellacci</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Raccontare la Resistenza a scuola</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-650-6</idno>) by </resp>
          <name>Luca Bravi, Chiara Martinelli, Stefano Oliviero</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.09</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The paper shows Public History projects carried on in some school in Foiano della Chiana (Arezzo) in the last years. These projects were focused on the so-called "Fatti di Renzino", i.e. the army revolts organised in 1921 by socialists, communists and anarchiest in answer to fascists and their continuous, brutal attempts in sovverting liberal institutions.</p>
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            <item>Public History</item>
            <item>Public History of Education</item>
            <item>anti-fascism</item>
            <item>Foiano della Chiana</item>
            <item>education</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.09<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.09" /></p>


<p rend="h1_chapter" >A cent’anni dai ‘Fatti di Renzino’. Dalla celebrazione alle attività di <hi rend="italic" >Public History of Education</hi> nelle scuole di Foiano della Chiana</p><p rend="h1_author" >Francesco Bellacci</p><p rend="text" >A cento anni dalla ribellione armata contro il nascente fascismo conosciuta come ‘I Fatti di Renzino del 1921’ (cfr. ANPI Foiano 2021), il Comune di Foiano della Chiana (AR), l’ANPI, la CGIL, l’ARCI e l’Istituto omnicomprensivo Guido Marcelli hanno celebrato l’evento con diverse iniziative, nonostante la pandemia da Coronavirus e sempre nel rispetto delle norme anticontagio.</p><p rend="text" >Il coinvolgimento delle scuole, in particolare, non è stato limitato solo alla ben nota prassi della celebrazione pubblica formalizzata di quegli eventi significativi della storia nazionale e locale, come in questo caso. Le docenti, infatti, hanno organizzato una serie di attività didattiche di <hi rend="italic" >Public History</hi> (PH), che hanno impegnato direttamente e attivamente gli studenti nello studio della storia di inizio Novecento e nella produzione di manifesti murari.</p><p rend="text" >Ma la vicenda di Renzino – come anche quelle della Resistenza locale – assunse già dagli anni Cinquanta un’importanza centrale nella didattica delle scuole della zona limitrofa, grazie ad attività che oggi potremmo definire di <hi rend="italic" >Public History</hi> <hi rend="italic" >of Education</hi> (PHE) sulla memoria storica. Si tratta quindi, nel caso delle scuole di Foiano, di una sorta di lunga tradizione educativa, che per oltre mezzo secolo ha messo in relazione generazioni di studenti con i protagonisti e i luoghi della storia locale.</p><p rend="text" >I ‘Fatti di Renzino’, nei pressi della piccola località di Foiano della Chiana (AR), dell’aprile 1921 furono un episodio di rivolta armata organizzato da antifascisti comunisti, socialisti e anarchici per rispondere alle violenze, alle distruzioni e alle imposizioni delle camicie nere. I fascisti, infatti, presero di mira il borgo toscano e la Giunta comunale guidata dal Partito Comunista d’Italia in stretta collaborazione con quello socialista. Attraverso ripetute incursioni armate gli uomini di Mussolini bruciarono le stanze del comune, gli edifici delle cooperative e le sedi dei partiti, minacciarono e picchiando non solo i rappresentanti democraticamente eletti, ma anche gli anziani genitori del sindaco e degli assessori e imposero le dimissioni degli stessi rappresentanti. La risposta a questa violenza dilagante esplose improvvisa, nel tentativo di rivendicare le conquiste democratiche. Un gruppo di ribelli, tra i quali molti esponenti politici foianesi, organizzò un’imboscata nella quale persero la vita tre camicie nere. La reazione fascista non si fece attendere e la notte stessa molte case vennero date alle fiamme, madri e contadini furono uccisi sommariamente sulla porta di casa. Il giorno successivo, nella piazza centrale di Foiano, venne istituito un ‘tribunale fascista’ e un numero mai precisato di abitanti della zona venne giustiziato con un colpo di fucile alla testa. Nelle settimane successive processi farsa e confini vennero imposti agli organizzatori dei ‘fatti di Renzino’, che si erano momentaneamente salvati tentando la latitanza. Questo atto di coraggio si rivelerà fondamentale per l’esperienza resistenziale della zona venti anni più tardi. Non a caso questa vicenda viene da sempre considerata come l’atto di nascita dell’antifascismo foianese. Le condanne al confino che seguirono, infatti, innescarono all’interno delle stesse carceri fasciste quel già ben noto processo formativo dei futuri quadri dirigenti del Movimento di liberazione. Fu proprio grazie a questi primi antifascisti che, una volta usciti dal carcere per amnistia nel 1943, da Foiano venne organizzata una delle più famose bande partigiane della provincia di Arezzo: la Teppa Volante comandata da Licio Nencetti, di diciassette anni. (Raspanti 1970; 2008; 2010; Raspanti, e Verni 1991; Sacchetti 2000).</p><p><graphic url="09-web-resources/image/Foto_1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" >Figura 1 – L’imboscata di Renzino. Disegno di Ezio Raspanti.</p><p rend="text" >Inizialmente rivolte alle classi quinte delle secondarie di secondo grado dell’Istituto Marcelli di Foiano, le attività didattiche sui ‘Fatti’ hanno infine coinvolto le classi terze delle secondarie di primo grado, per sfruttare la possibilità di presenza al 50% prevista dalle normative anticontagio in vigore fino alle settimane centrali di aprile.</p><p rend="text" >Nonostante, quindi, le difficoltà imposte dalla pandemia, le docenti hanno ritenuto fondamentale realizzare percorsi didattici di storia e di arte e immagine sulla ribellione del ’21. La profonda dedizione delle professoresse per l’insegnamento della storia dell’antifascismo e della Resistenza, soprattutto locale, in un certo senso si tramanda all’interno dell’Istituto Guido Marcelli dagli anni Cinquanta attraverso sistematiche attività integrative (Raspanti 1970).</p><p rend="text" >Prima di tentare una spiegazione del perché da settant’anni nelle scuole di Foiano della Chiana ci sia profonda premura per la realizzazione di attività didattiche sull’antifascismo in generale e sulla nascita della Costituzione, è opportuno accennare alla definizione di <hi rend="italic" >Public History</hi> – della quale rimandiamo l’approfondimento ai titoli in bibliografia – e quindi riassumere rapidamente i progetti organizzati per il centenario dei ‘Fatti’. In questo modo sarà facile capire la tipologia di didattica utilizzata nelle scuole del borgo aretino e su di essa costruire un ragionamento più ampio legato alla PHE: un potente strumento di formazione attraverso i saperi storici, che risponde anche ai bisogni sociali emergenti di cittadinanza attiva (Bandini, e Oliviero 2019).</p><p rend="text" >La <hi rend="italic" >Public History</hi>, in breve, è quel campo delle scienze storiche che punta, attraverso attività di ricerca e comunicazione della storia, a raggiungere una diffusione e un coinvolgimento attivo di gruppi e comunità esterni agli ambienti accademici, senza però rinunciare alla complessità interpretativa e alla metodologia scientifica (cfr. titoli in bibliografia).</p><p rend="text" >Tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso prese forma negli Stati Uniti il movimento della PH spinto dall’esigenza fortemente avvertita di un colloquio maggiore tra gli storici e la società. Mi limito a sottolineare il fatto che in Italia l’approccio alla disciplina che proveniva da oltreoceano solleverà interesse dagli inizi del XXI secolo e solo nel 2016 verrà fondata l’Associazione Italiana di Public History (AIPH). Tuttavia, prima della recente affermazione di questo diffuso interesse, in Italia erano attive numerose iniziative e pratiche ‘inconsapevoli’, ma fondamentali per la disseminazione partecipata del patrimonio storico e memoriale dei rispettivi territori (Colombi 2017; Noiret 2011; Noiret 2017).</p><p rend="text" >Evitando di soffermarmi per motivi di spazio sull’evoluzione di questa disciplina nella Penisola, va comunque necessariamente segnalato come le scuole – primarie e secondarie – abbiano indubbiamente rappresentato (e rappresentano ovviamente tutt’oggi) uno dei luoghi chiave per le pratiche di <hi rend="italic" >Public </hi><hi rend="italic" >History</hi>, in quanto agenzie della trasmissione formalizzata del sapere alla totalità della popolazione (Tomassini, e Biscioni 2019).</p><p rend="text" >Le attività didattiche sui Fatti di Renzino, quindi, sono state preparate dalle docenti di lettere e storia e arte all’interno di uno stesso progetto, che ha visto coinvolto il Professor Ivo Biagianti dell’Università di Siena. Biagianti ha tenuto una lezione di approfondimento del lavoro già svolto dalla classe insieme alla Professoressa Marta Sciabolini sul contesto sociale e politico della Valdichiana nei primi decenni del XX secolo oltre che, ovviamente, sulle vicende di Renzino.</p><p><graphic url="09-web-resources/image/Foto_2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" >Figura 2 – Il Professor Ivo Biagianti in uno degli incontri con le scuole secondarie di primo grado.</p><p rend="text" >Dopo l’incontro gli studenti hanno rielaborato con le docenti di arte (Simona Marino e Marta Renzi) le idee, le immagini, i dubbi e le sensazioni che sono emerse dalla lezione, per poi legarle al concetto e all’uso che è stato fatto nel ’900 del manifesto delle avanguardie. Gli alunni hanno poi realizzato manifesti grafici, che sono stati esposti nella piazza delle scuole, in cui tra l’altro sono affisse le targhe commemorative di due personalità di rilievo della vita politica foianese che presero parte alla ribellione del ’21 contro i fascisti. </p><p><graphic url="09-web-resources/image/Foto_3.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" >Figura 3 – I manifesti grafici esposti in paese.</p><p rend="text" >Nella stessa piazza è stata organizzata dall’Associazione Foto Club Furio del Furia una mostra con fotografie di inizio Novecento sulla quotidianità dei concittadini e sulle vicende dei Fatti di Renzino. Inoltre l’ANPI ha curato la realizzazione di un murale dedicato alle donne coinvolte nell’aprile del 1921. Purtroppo, viste le limitazioni che ancora erano in vigore alla data della celebrazione del centenario, è stato difficile coinvolgere gli studenti durante la realizzazione di queste due installazioni, ma la premura e la dedizione delle docenti hanno sopperito in buona parte al problema. Le classi, infatti, sono state accompagnate per il paese e tra le installazioni per delle lezioni ‘itineranti’. Ma, come già accennato, questo è solo l’ultimo, in ordine cronologico, dei progetti didattici sull’antifascismo che vengono annualmente messi in pratica a Foiano della Chiana. Altri sono stati visite guidate all’Istituto storico dell’antifascismo in Valdichiana, che hanno permesso ai ragazzi di entrare per la prima volta in un archivio e capirne il funzionamento, e lezioni di approfondimento in collaborazione con l’ANPI locale alle quali ho preso parte proprio come <hi rend="italic" >Public Historian</hi>.</p><p rend="text" >A livello generale, la PH nelle scuole può giocare un ruolo decisivo grazie alla sua capacità di coinvolgere direttamente e attivamente gli studenti. In particolare crea un legame più stretto con il territorio, può efficacemente migliorare l’apprendimento e generare cambiamenti culturali nelle comunità. Unire ‘il fare storia’ con la didattica offre molte opportunità e modalità per costruire delle efficaci e coinvolgenti attività di PHE (Bandini 2019).</p><p rend="text" >All’interno di questo campo un ruolo privilegiato, che deve essere messo in particolare evidenza, è svolto dalle pratiche di storia orale e dalle storie di vita (Bandini 2019; Bonomo 2013; De Luna 2004). Come scrive Gianfranco Bandini (2019) porre l’accento sulle testimonianze personali e sul tema delle «memorie di comunità» inteso come occasione di conoscenza e valorizzazione di microstorie – per quanto sempre in collegamento con quadri conoscitivi più ampi – consente di sviluppare appieno la riflessività degli studenti, di ripensare e risignificare questioni, valori, eventi, attraverso le traiettorie biografiche della ‘gente comune’, di valorizzare il patrimonio storico-sociale della comunità in cui viviamo e di aumentare la capacità di comprensione del presente e del futuro tramite la consapevolezza del passato.</p><p rend="text" >Gli obiettivi generali propri dell’uso della storia orale (favorire conoscenza, cultura, sviluppare competenze) si coniugano con gli obiettivi propri a loro volta della PH, ossia innescare partecipazione, sviluppare appartenenza, riappropriarsi del senso della propria evoluzione e dei cambiamenti sia come singoli sia come comunità e valorizzare il patrimonio delle memorie comuni impedendone la dispersione e affermandone la significatività (Benelli 2019).</p><p rend="text" >Questo lo scenario attuale – o sarebbe meglio dire auspicabile – di quella che è stata introdotta come <hi rend="italic" >Public History of Education</hi>.</p><p rend="text" >Come accennato all’inizio dell’intervento, a Foiano fin dal secondo Dopoguerra sono state proposte attività o interventi didattici che oggi chiameremmo di PH. Gran parte del merito, oltre che degli insegnanti preparati nel cogliere un’opportunità veramente speciale, è da attribuire a Ezio Raspanti, partigiano combattente all’età di 16 anni, che è riuscito a coniugare insieme le potenzialità della PH e delle testimonianze orali a scuola, tanto che non sarebbe sbagliato definirlo come un precursore dei <hi rend="italic" >Public H</hi><hi rend="italic" >istorians</hi> (Bellacci 2019; 2020; Oliviero 2015).</p><p rend="text" >Dall’inizio degli anni ’70, infatti, l’ex partigiano iniziò a raccogliere decine di fonti orali intervistando i protagonisti della guerra di liberazione in Valdichiana e Casentino. Ma già dagli anni ’50 Raspanti ebbe occasione, in quanto inserviente nelle scuole di Foiano, di portare direttamente nelle aule scolastiche la sua testimonianza di ribelle comunista e in seguito quella dei protagonisti dei ‘Fatti di Renzino’, provando consapevolmente a colmare quelle note lacune che riguardano l’insegnamento della Resistenza e degli avvenimenti collegati alla nascita della Repubblica nelle scuole italiane (Bellacci 2019; 2020; Oliviero 2015).</p><p rend="text" >Uno dei tratti peculiari della figura di Raspanti, che lo rende oltretutto molto probabilmente un caso unico tra coloro che hanno portato la loro storia di antifascisti nelle scuole, sono i suoi disegni. Durante gli interventi nelle classi, ai quali ho assistito sia come studente sia come ricercatore, riusciva a creare grande entusiasmo e a far immedesimare il pubblico nei suoi racconti grazie alla sua innata capacità di narratore e al fatto che all’epoca dei combattimenti aveva solo 16 anni: un’età molto prossima a quella degli studenti. Ma ciò che davvero distingueva gli interventi di Raspanti erano appunto i disegni di scene di battaglia e di vita quotidiana che lui stesso dipingeva (Gradassi 2001; Raspanti 2008; 2010; 2014). L’impatto visivo di momenti vissuti impressi sulla carta riscuotevano un notevolissimo successo tra i ragazzi, che si trovavano per la prima volta nella possibilità di confrontare la loro realtà con quella di un’epoca affatto lontana. Gli oltre trecento dipinti a china hanno reso i racconti di Raspanti estremamente efficaci, potendo contare su un dispositivo didattico molto simile alla testimonianza fotografica.</p><p><graphic url="09-web-resources/image/Foto_4.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" >Figura 4 – Ezio Raspanti parla della sua esperienza davanti a un gruppo di studenti.</p><p><graphic url="09-web-resources/image/Foto_5.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" >Figura 5 – La scuola sotto il regime. Disegno di Ezio Raspanti.</p><p><graphic url="09-web-resources/image/Foto_6.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" >Figura 6 – I ribelli della Teppa. Disegno di Ezio Raspanti.</p><p><graphic url="09-web-resources/image/Foto_7.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" >Figura 7 – Fucilazione di Licio Nencetti. Disegno di Ezio Raspanti.</p><p rend="text" >Il lavoro di divulgazione di Raspanti nelle scuole del territorio aretino, seguito poi da quello dell’ANPI e degli Istituti storici della Resistenza organizzato più o meno sistematicamente dagli anni Ottanta, in sostanza consiste in una sorta di passaggio di testimone tra la memoria e i valori fondanti della Repubblica custoditi dai vecchi partigiani e dai ribelli di Renzino e le generazioni successive. Nello specifico, è stato possibile far conoscere agli studenti l’apporto dato dai partigiani alla liberazione dal nazifascismo, tentando così di colmare una lacuna della scuola sulla storia nazionale. Le testimonianze orali nelle scuole degli ex combattenti per la libertà hanno in parte colmato questa mancanza, almeno da un punto di vista emozionale e civico, seppur nella loro limitata capacità di coinvolgere un consistente numero di classi (Bellacci 2019; 2020; Oliviero 2015).</p><p rend="text" >L’impegno di Raspanti, durato mezzo secolo e interrotto solo negli ultimi anni della sua vita, ha lasciato a Foiano come una sorta di substrato, un humus particolarmente incline alla sedimentazione e alla fioritura dei valori della Resistenza, sia tra la società civile di ispirazione associativa e sindacale, sia tra gli abitanti, sia all’interno delle scuole. La conferma arriva dalla vivacità dell’ANPI locale, dalla giovane età dei suoi associati, e dalla sensibilità delle professoresse delle scuole del paese, che riservano sistematicamente spazio ad attività didattiche sulle tematiche della lotta di Liberazione e sulla nascita della Costituzione repubblicana da circa sessanta anni.</p><p rend="text" >Dalle interviste alle professoresse di Foiano che ho personalmente raccolto – per la preparazione del mio intervento al webinar “La Resistenza con gli occhi. Fumetti e memoria visiva – Raccontare la Resistenza a scuola. Costruire percorsi didattici e educativi fra storia e memoria” (cfr. Public History of Education Lab 2021)<hi rend="italic" > </hi>– è emerso, tra le altre cose, come gli studenti riescano ad appassionarsi maggiormente alla storia quando coinvolti in attività di PH sia all’interno, che all’esterno delle aule: per esempio in visite guidate all’Istituto della Resistenza della Valdichiana o nei luoghi dell’antifascismo locale. Sempre secondo le docenti la curiosità e l’interesse verso queste tematiche rimane accesa nei ragazzi anche a distanza di mesi o anni. Mettere in connessione la storia d’Italia con quella locale attraverso progetti di PHE pare accendere una diversa consapevolezza e forse una maggiore comprensione di cosa sia la Storia e del fatto che sia molto più vicina a noi di quanto gli studenti non pensino.</p><p rend="text" >La storia dell’antifascismo, in un paese che probabilmente non ha fatto del tutto i conti con vent’anni di dittatura fascista, rimane così fonte di controversie pubbliche sulla memoria e si espone al rischio di analisi revisionistiche del passato. In un contesto in cui la scuola ha avuto difficoltà a fornire gli strumenti più adeguati per leggere la storia del ventennio fascista e della Liberazione, il ruolo del <hi rend="italic" >Public </hi><hi rend="italic" >Historian</hi>, in questa ottica, è quello di mediatore tra la storia pubblica, particolarmente viva nelle comunità come Foiano, e il campo storico-educativo attraverso la <hi rend="italic" >Public History of Education</hi> (Bellacci 2020; 2019; Oliviero 2015).</p><p rend="text" >Con la recente introduzione dell’Educazione civica tra le discipline obbligatorie in tutti i gradi scolastici, le possibilità di mettere in atto progetti di PHE si moltiplicano. Pertanto, sarebbe opportuno accelerare la riflessione sulla progettazione e la messa in pratica di attività formative di questo tipo. Anche nell’educazione civica, oltre alle lacune nell’insegnamento della storia contemporanea nazionale, è forse mancata in Italia proprio questa profonda e convincente opera di ‘storia pubblica’, di divulgazione critica, non retorica e, soprattutto, di educazione alla cittadinanza repubblicana.</p><p><graphic url="09-web-resources/image/Foto_8.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_figure" >Figura 8 – Francesco Bellacci in uno dei vari incontri tra ANPI e scuole.</p><p rend="text" >È necessario, perciò, insistere sulla progettazione di percorsi formativi nelle scuole mediati da esperti e ben formati <hi rend="italic" >Public Historian</hi>, che operino all’esterno degli ambienti accademici con competenze professionali nelle metodologie della ricerca, nell’insegnamento e nella comunicazione della storia.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >ANPI Foiano. 2021. “I Fatti di Renzino: le radici della Resistenza foianese.” YouTube video. &lt;<ref target="https://www.youtube.com/watch?v=Xcf6jmawGqg">https://www.youtube.com/watch?v=Xcf6jmawGqg</ref>&gt; 29 settembre 2021 (2021-12-20).</p><p rend="bib_indx_bib" >Bandini, Gianfranco, e Stefano Oliviero, a cura di. 2019. <hi rend="italic" >Public History of Education. Riflessioni, Testimonianze, Esperienze</hi>. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bandini, Gianfranco. 2019. “Manifesto della <hi rend="italic" >Public History of Education.</hi>” Una proposta per connettere ricerca accademica, didattica e memoria sociale”. In <hi rend="italic" >Public History of Education. Riflessioni, Testimonianze, Esperienze</hi>, a cura di Gianfranco Bandini and Stefano Oliviero, 41-53. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bellacci, Francesco. 2019. “Il valore educativo della Memoria della Resistenza antifascista in Italia. Il caso del partigiano Ezio Raspanti.” In <hi rend="italic" >XX coloquio - congreso internacional HISTORIA DE LA EDUCACIÓN Identidades - Internacionalismo Pacifismo y Educación siglos XIX y XX</hi>, edited by Xosé Manuel Cid Fernández and María Victoria Carrera Fernández, 571-74. Ourense: SEDHE.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bellacci, Francesco. 2020. “O valor educativo da memoria da resistencia antifascista en Italia. O caso do partisano Ezio Raspanti.” <hi rend="italic" >Sarmiento</hi> 24: 115-25.</p><p rend="bib_indx_bib" >Benelli, Caterina. 2019. “Memorie autobiografiche come patrimonio di comunità.” In <hi rend="italic" >Public History of Education. Riflessioni, Testimonianze, Esperienze</hi>, a cura di Gianfranco Bandini and Stefano Oliviero, 65-75. Firenze: Firenze University Press. </p><p rend="bib_indx_bib" >Bonomo, Bruno. 2013. <hi rend="italic" >Voci della memoria. L’uso delle fonti orali nella ricerca storica</hi>. Bari: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib" >Botti, Alfonso, Lorenzo Bertucelli, e Paolo Bertella Farnetti. 2017. <hi rend="italic" >Public History Discussioni E Pratiche</hi>. <hi >Milano: </hi><hi >Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Cauvin, Thomas. 2018. “The Rise of Public History: An </hi><hi >International Perspective.” </hi><hi rend="italic" >Historia crítica</hi> 4, 68: 3-26.</p><p rend="bib_indx_bib" >Colombi, Valentina, e Giovanni Sanicola, a cura di. 2017. <hi rend="italic" >Public History La storia contemporanea</hi>. Milano: Feltrinelli.</p><p rend="bib_indx_bib" >De Luna, Giovanni. 2004. <hi rend="italic" >La passione e la ragione.</hi> Orio Litta: Mondadori.</p><p rend="bib_indx_bib" >Gradassi, Enzo, a cura di. 2001. <hi rend="italic" >Lavoro e libertà nella grafica di Ezio Raspanti</hi>. 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YouTube video. &lt;<ref target="https://www.youtube.com/watch?v=O7OAKRFg6C4&amp;t=4084s">https://www.youtube.com/watch?v=O7OAKRFg6C4&amp;t=4084s</ref>&gt; 9 maggio 2021 (2021-12-20).</p><p rend="bib_indx_bib" >Raspanti, Ezio, e Giovanni Giovanni. 1991. <hi rend="italic" >Foiano e dintorni</hi>. Firenze: S.n.</p><p rend="bib_indx_bib" >Raspanti, Ezio, ed Enzo Gradassi. 2010. <hi rend="italic" >Ribelli per un ideale.</hi> Foiano della Chiana: Edizioni Argonautiche.</p><p rend="bib_indx_bib" >Raspanti, Ezio. 1970. <hi rend="italic" >Ricordi di Ezio Raspanti sui problemi e le lotte dell’Antifascismo.</hi> Inedito.</p><p rend="bib_indx_bib" >Raspanti, Ezio. 2014. <hi rend="italic" >Momenti in bianco e nero: Licio Nencetti nei racconti di Ezio Raspanti.</hi> Camucia: Cortona Moduli.</p><p rend="bib_indx_bib" >Raspanti, Ezio. 2008. <hi rend="italic" >Racconti in bianco e nero di Ezio Raspanti (1943-1944), (Catalogo della mostra Foiano della Chiana 19 aprile-4 maggio 2008)</hi>. 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