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        <title type="main" level="a">Bambini in tempo di guerra. Raccontare il passaggio della guerra e la Resistenza attraverso video-interviste di testimonianza: luoghi, memorie, racconti</title>
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            <forename>Mario</forename>
            <surname>Spiganti</surname>
            <placeName type="affiliation">AISO, Associazione Italiana di Storia Orale, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Raccontare la Resistenza a scuola</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-650-6</idno>) by </resp>
          <name>Luca Bravi, Chiara Martinelli, Stefano Oliviero</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.14</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The paper aims at dealing mainly with infantry and it is carried on with methodological reflections, oral history research and audio-visive narrations. It sums up some issues about how to use oral and audio-visive sources on a didactic basis. Afterwards, the paper aims at dealing with the front passage in Tuscany in 1944 a Carda (Casentino region) and Florence. The paper describes and uses five interviews reacheable through the following link: .</p>
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            <item>Rebels</item>
            <item>Oral history</item>
            <item>Memory</item>
            <item>Oral reception</item>
            <item>Infantry</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.14<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.14" /></p>



<p rend="h1_chapter" >Bambini in tempo di guerra. Raccontare il passaggio della guerra e la Resistenza attraverso video-interviste di testimonianza: luoghi, memorie, racconti</p><p rend="h1_author" >Mario Spiganti</p><p rend="text" >In questo contributo saranno presentati alcuni video che ritengo necessari per la sua comprensione e fornirò inoltre brevi indicazioni sulla metodologia seguita, segnalando gli elementi che rappresentarono per me, che non sono stato insegnante ma ‘educatore/esperto’ esterno, il punto di partenza fondamentale per l’impostazione del lavoro che svolgevo di sostegno alla didattica nella scuola, tra 1984 e 2014. Lavoravo nel Centro Risorse Educative e Didattiche del Casentino (CRED), un servizio della locale Comunità Montana, di cui ero progettista e responsabile. Tramite il CRED (al cui interno si collocava il servizio multimediale Banca della Memoria, erede della precedente Banca Intercomunale Audiovisivi) veniva fornito alle scuole un utile supporto a percorsi didattici. Sostegno che non era solo di tipo ‘tecnologico’ ma comprendeva competenze di tipo linguistico e storico. Descrivo questa operatività, che riguarda anche la didattica pertinente alla Resistenza, seguendo una duplice articolazione:</p><p rend="text_list" >1.	Collaborazione alla progettazione di percorsi didattici interdisciplinari di riflessione e analisi, in forma laboratoriale, sulla struttura del <hi rend="italic" >racconto</hi>, seguendo le sue diverse modalità di codifica: orale, scritta, iconica grafica, audiovisiva e cinematografica. Quando possibile questi percorsi erano organizzati con una tempistica pluriennale e procedevano di pari passo con l’approfondimento delle competenze curriculari. Tra i laboratori proposti molti avevano per contenuto argomenti di storia e cultura del territorio nel Novecento, con particolare attenzione al passaggio della guerra e dunque anche al tema della Resistenza.</p><p rend="text_list" >2.	La Banca della Memoria procedeva parallelamente con una propria costante attività di raccolta di memorie, documentazione e interviste fatte non solo nel territorio ma anche in tutta la Toscana, utilizzando strumenti di registrazione audiovisiva, tanto analogici che digitali. Argomenti prevalenti di questa attività erano Cultura materiale, poesia e canto popolare, testimonianze su Novecento e guerra, eccidi nazifascisti, Leggi Razziali, Resistenza, cultura dell’integrazione e altro ancora. Particolare rilievo aveva una consistente raccolta di cinema familiare, con pellicole di vario formato che datavano a partire dagli anni ’30. Parte delle interviste erano inoltre realizzate con il coinvolgimento diretto degli allievi all’interno dei percorsi laboratoriali nelle scuole, organizzando incontri con testimoni speciali e ottenendo risultati molto interessanti. Tutto l’archivio era infine messo a disposizione delle attività didattiche.</p><p rend="text" >Questa attività costante era svolta con mia direzione e progettazione. Dopo il pensionamento, iscritto ad AISO (Associazione Italiana Storia Orale) ho proseguito in proprio, anche con i progetti di ricerca e interviste che qui presento. Ulteriori dettagli rispetto alla metodologia seguita:</p><p rend="text_list" >1.	<hi rend="italic" >Impostazione linguistica e semiologica dei progetti. </hi>La struttura narrativa del <hi rend="italic" >racconto</hi>, nella sua articolata complessità, era, come sopra detto, al centro dell’attenzione. Si seguivano le sue trasformazioni attraverso i vari codici espressivi con cui poteva essere narrato e comunicato: orale, scritto, disegnato, rappresentato in forma video ‘cinematografica’ e televisiva. Massima attenzione era posta alla comprensione della <hi rend="italic" >complessità </hi>del linguaggio multimediale video-cinematografico, respingendo il suo utilizzo didattico inteso come ausilio di supporto veicolante contenuti da propinare passivamente agli alunni per semplificare il loro approccio alle varie discipline (‘qualcosa imparano’). Ad es. individuata una storia (o attraverso la riflessione sui testi scelti e utilizzati per l’analisi del racconto curriculare o scrivendola direttamente come storia da sceneggiare in un esercizio di fiction) si analizzava l’uso delle forme verbali proprie del racconto (imperfetto, presente e passato remoto) e l’aspetto dei vari personaggi e dell’ambientazione della storia, e si osservava come tutto poteva essere tradotto nei linguaggi iconici (disegno, video-fumetto, video racconto televisivo secondo le specificità del genere).</p><p rend="text_list" >2.	<hi rend="italic" >Percorsi laboratoriali </hi>articolati e strettamente connessi ai processi di apprendimento linguistici. Quando possibile si stabilivano dei percorsi laboratoriali pluriennali, secondo il modello culturale della esperienza di riferimento bolognese “Vedere e scrivere”, sviluppatasi tra anni ’70 e ’80. Questo per consentire agli alunni di mettere a fuoco e maturare anche le competenze grammaticali, retoriche e comunicative che si sarebbero utilizzate. Persino operazioni apparentemente complesse quali quelle di riprese e montaggio video si facevano assieme in classe (almeno per la parte prevalente e per quanto possibile).</p><p rend="text_list" >3.	<hi rend="italic" >Massimo coinvolgimento degli insegnanti</hi>. Non si proponevano laboratori in cui il ruolo prevalente e spesso esclusivo fosse quello degli animatori esterni che, in qualche modo, si sostituivano in modo magico agli insegnanti. Osservazione non banale perché la presenza di esperti esterni di vario genere (videomaker, teatranti, educatori ambientali etc.) era molto forte e spesso non lasciava sedimentazioni significative nella pratica didattica. Anche molti Enti esterni alla scuola (Enti locali, Provincia, Assessorati, Banche etc.) offrivano pacchetti didattici confezionati da esperti, chiusi e presentati come offerta formativa. Invece per noi gli strumenti laboratoriali fondamentali di lavoro erano nelle mani degli insegnanti di lettere ed educazione artistica o di altri presenti nel gruppo lavoro. Ad es. nei percorsi nella scuola primaria con cui si lavorava al video-fumetto, tutto il lavoro di passaggio di codice tra il racconto scritto utilizzato e i disegni era gestito dagli insegnanti all’interno del normale tempo curriculare, con la collaborazione saltuaria di esperti CRED. </p><p rend="h2" >1. Bambini in tempo di guerra. Sulla Resistenza e su come raccontarla a scuola. Il caso Carda</p><p rend="text" >Non sono uno storico di professione ma per oltre trenta anni mi sono occupato, dunque, di linguaggi e comunicazione, lavorando come animatore e progettista in percorsi di didattica all’interno della scuola e di acquisizione e archiviazione di Memorie del territorio. </p><p rend="text" >Molte di queste attività didattiche hanno avuto per contenuto riflessioni sul periodo fascista (con particolare riferimento alle leggi razziali) e Resistenza, promuovendo nelle scuole incontri e riflessioni con vari testimoni delle vicende di guerra casentinesi.</p><p rend="text" >Il riferimento ai ‘bambini’ è complesso. Naturalmente legato al fatto che molte testimonianze ‘dirette’ sul passaggio della guerra sono rilasciate oggi da persone che erano all’epoca giovanissime, bambini o poco più. Ma altro fondamentale aspetto è che le narrazioni sono come ‘filtrate’ dalla trasmissione orale generazionale che avviene nelle famiglie. Elemento questo che non fa affatto perdere loro ‘veridicità’, importanza e profondità di messaggio. Al contrario riteniamo i passaggi generazionali come culturalmente decisivi per la sedimentazione e affermazione di memorie condivise.</p><p rend="text" >Una volta in pensione ed iscritto all’Associazione Italiana di Storia Orale (AISO) ho concentrato la mia attenzione e riflessione alla piccola frazione montana di Carda, comune casentinese di Castel Focognano, situata a 700 metri di altitudine e nascosta nelle pieghe dell’appennino toscano in provincia di Arezzo. Luogo da me ben conosciuto durante l’attività lavorativa (come testimonia una vasta raccolta documentale pregressa) e abitato da persone amiche molto speciali. Argomento della ricerca è stato (lavoro in corso!) il passaggio del Novecento dal paese, con tutte le trasformazioni sociali ed economiche che lo hanno caratterizzato, seguendo le narrazioni orali di alcuni abitanti, raccolte in forma di intervista audiovisiva.</p><p rend="text" >Fondamentali a questo progetto sono le narrazioni che raccontano eventi datati dal settembre 1943 al 21 agosto 1944 (data in cui il presidio militare tedesco abbandonò Carda per il ripiegamento verso Nord. Prendo qui in esame solo il passaggio della guerra nel 1944, precisando che Il massiccio del Pratomagno in cui si trova collocata Carda ospitò nel 1944 varie formazioni partigiane, tra cui quella di ‘Potente’ (strettamente legata alla liberazione di Firenze) e quella de ‘La Teppa’, guidata dal giovanissimo diciottenne comandante Licio Nencetti, acquartierata appunto a Carda e nella vicina frazione di Calleta.</p><p rend="text" >Gli eventi di guerra registrati e narrati da memorie di paese (orali e scritte), elenco rozzo ma utile, sono:</p><list type="unordered">
				<item>Presenza di due militari inglesi fuggiti dal campo di prigionia di Laterina (fondovalle del Valdarno) nell’8 settembre 1943 e ospitati e nascosti a Carda fino al 13 agosto 1944. </item>
				<item>Presenza a Carda della formazione partigiana ‘La Teppa’, guidata da Licio Nencetti, dal marzo 1944 al 25 maggio 1944 (cattura e uccisione di Licio).</item>
				<item>Tragici eventi giugno 44 legati alla presenza di sbandati con varie uccisioni.</item>
				<item>Rastrellamento e uccisioni nazifasciste nel luglio 1944.</item>
				<item>Occupazione del paese con presidio militare tedesco tra luglio e 20 agosto 1944.</item>
				<item>Deportazione di 40 uomini da Carda in Germania avvenuta il 6 agosto 1944.</item>
				<item>Accompagnamento da parte di alcuni cardesi dei 2 militari inglesi (protetti in clandestinità dal paese per tutto questo periodo) al quartier generale alleato (fondovalle del Valdarno aretino) nella notte del 13 agosto, sfuggendo all’occupazione tedesca del paese.</item>
				<item>20 agosto termine dell’occupazione ed ultima vittima ad opera dell’esercito tedesco in ritirata.</item>
			</list><p rend="text" >Il <hi rend="italic" >focus</hi> del lavoro di ricerca è rivolto non solo ai contenuti ma anche e soprattutto alle modalità <hi rend="italic" >narrative e comunicative</hi> degli intervistati (e anche ai modi dell’interazione dialogica con cui ci siamo tra noi relazionati nelle conversazioni). Ho posto molta attenzione alla formidabile cultura orale degli amici/che cardesi e alla potenza della trasmissione orale delle memorie di paese. In quel contesto di bassissima scolarità (terza elementare e poi quinta serale in età adulta) e forte analfabetismo era tuttavia diffusa una formidabile competenza culturale poetica mutuata attraverso passaggi generazionali ed in cui è vivissima una profonda conoscenza di classici come Divina Commedia ed Orlando Furioso, e non solo. Gli stessi racconti di guerra sono difficilmente comprensibili, a mio avviso, senza la comprensione di queste competenze.</p><p rend="text" >La mia riflessione sul materiale raccolto è ben lontana dall’essere compiuta e definitiva. Ho realizzato circa trenta piccoli montaggi video, tratti da alcune ore di videointerviste, che considero fondamentalmente come montati di restituzione pensati per eventi estivi di paese e anche utilizzabili per consultazioni didattiche per le quali posso renderli disponibili. Qui colloco dei link per la consultazione di alcuni montati video, che amo definire propriamente come ‘estratti’ da più ampie conversazioni invece che ‘documentari’.</p><p rend="text" >In premessa, prima di presentare alcuni esempi concreti di video, richiamo il recente libro di Chiara Colombini (2021). Lettura pertinente e preziosa, soprattutto per me che, ripeto, non sono uno storico della guerra e della Resistenza in senso stretto. <hi rend="italic" >Partigiani rubagalline o sanguinari assassini?</hi> In tal senso l’esperienza di Carda è qualche modo esemplare e significativa e contiene preziosi elementi contraddittori. Infatti, in molte narrazioni da me raccolte, si distingue tra il periodo della presenza di Licio Nencetti e della sua banda partigiana, acquartierata a Carda tra marzo e fine maggio, e quello seguente alla sua uccisione da fine maggio all’occupazione tedesca di luglio.</p><p rend="text" >Nelle narrazioni memoriali Licio Nencetti, medaglia d’oro, è considerato unanimemente un eroe martire e celebrato da poesie e canti popolari diffusi anche immediatamente dopo la sua morte. E così sono stimati anche oggi i suoi compagni di lotta, tra cui lo straordinario Ezio Raspanti, per la cui necessaria conoscenza rimando a Francesco Bellacci. In paese è presente un singolare monumento che fu eretto dai partigiani de ‘La Teppa’ (nome della banda partigiana), per ringraziare gli abitanti del paese dell’accoglienza solidale a loro fornita. Monumento credo molto originale in quanto eretto da Partigiani per ringraziare la popolazione e non viceversa.</p><p rend="text" >Differente e divisa è invece la memoria del paese rispetto ad alcuni sedicenti partigiani definiti sbandati e «raccogliticci dell’ultima ora», identificati come responsabili di saccheggi e proditorie e terribili uccisioni avvenute nel mese di giugno, dopo la morte di Licio e la conseguente crisi della sua banda. Su questa parte del materiale raccolto devo ancora mettere le mani in modo organico. Ma ho delle difficoltà, legate credo alla mia relativa competenza di storico. Tuttavia, ritengo si tratti di passaggi doverosi e utili da affrontare anche in sede didattica.</p><p rend="text" >Ho preparato dunque video esemplificativi, estratti molto brevi e sintetici, che gli interessati possono vedere a loro discrezione, accompagnati da note descrittive. </p><p rend="text" >Nel mio intervento online ho avuto solo il tempo di presentare questo video, in una forma molto più sintetica di quella fruibile adesso sul mio canale YouTube (per cui si veda Spiganti 2021a).</p><p rend="text" >Estratto da una lunga conversazione con Giovanni Maria Cardini detto Gianmaria, realizzata commentando un disegno di Ezio Raspanti (poco più che sedicenne nel 1944), il giovanissimo componente della Banda ‘La Teppa’, il cui nome di battaglia era ‘Mascotte’. Gianmaria, nato il 27 marzo 1928, di poco più giovane di Raspanti, era uno dei ragazzini che popolavano il piccolo paese nel 1944. Lui era tra i più grandi ma molti non avevano più di 9 o 12 anni al massimo e facevano gruppo assieme. Familiarizzarono subito con quei giovani partigiani, di cui uno, Raspanti, era così giovane da indossare i calzoni corti ed era di poco più grande di loro.</p><p rend="text" >Il disegno su cui Gianmaria parla fu realizzato e regalato a lui da Ezio, il quale a sua volta aveva letto un breve articolo di Gianmaria sulla rivista ciclostilata del paese <hi rend="italic" >Foglie lunghe</hi> e intitolato, appunto “Giocavamo a fare i Ribelli”. Ezio ben ricordava quei momenti, legati alla vita dei bambini di Carda tra marzo e maggio 1944.</p><p rend="text" >Riprendendo anche qui le categorie narrative di <hi rend="italic" >Spazio</hi> e<hi rend="italic" > Tempo</hi>, propongo alcune riflessioni che possono essere utili, spero, per la didattica. Nel video la narrazione si sviluppa tramite diversi livelli descrittivi:</p><list type="unordered">
				<item>Il <hi rend="italic" >disegno</hi>, con le sue proprietà appartenenti a codici narrativi grafici, che a loro volta traducono in immagini il <hi rend="italic" >racconto breve scritto</hi> da Gianmaria. Ezio però in questa <hi rend="italic" >trascrizione grafica</hi> del racconto trasmette anche una sua personale memoria, da lui vissuta direttamente, della vita di paese: un gioco di ruolo in cui i ragazzi si identificavano in quel gruppo di ribelli visti come mitici eroi. Al centro è lo spazio della ‘Piazzolina’, limitrofa alla bottega centrale di Carda e luogo simbolico ricco di avvenimenti. </item>
				<item>Il <hi rend="italic" >racconto orale</hi> di Gianmaria che interpreta e definisce luogo e personaggi disegnati da Raspanti attribuendo nomi (utilizzando il condizionale). Sottolineo ancora come il disegno sia a sua volta una rappresentazione grafica del breve racconto scritto molti anni prima da Gianmaria. <hi rend="italic" >Spazio</hi> e <hi rend="italic" >personaggi </hi>in campo vengono dunque narrati utilizzando codici diversi che appartengono al linguaggio <hi rend="italic" >orale</hi> (la mia intervista), <hi rend="italic" >scritto</hi> (il breve racconto di Gianmaria riportato anche nel volume di Raspanti <hi rend="italic" >Ribelli per un ideale</hi> ed <hi rend="italic" >iconico</hi>. Il codice iconico utilizzato nel disegno fornisce una concretezza determinata che le parole, tanto verbali che scritte, non hanno. Le ragazze, ad es. indossano scarpe precise e determinate, particolari dell’epoca.</item>
				<item>Lo <hi rend="italic" >spazio della conversazione</hi> tra me (Mario Spiganti) e Gianmaria. Tavolo e mobili del soggiorno in cui si svolge il dialogo sono opera di Gianmaria, così come sue sono le piccole sculture lignee esposte alle sue spalle. Gianmaria è infatti un ottimo artigiano e artista intagliatore e scultore di legno ed anche in pietra. Boscaiolo come Marco e come lui provvisto di licenza elementare ottenuta alla scuola serale è profondo conoscitore dei classici, come Divina Commedia e Orlando Furioso. Giovanissimo ed autodidatta già mentre giocava ‘a fare i ribelli’ nel 1944 aveva una profonda conoscenza dell’Orlando Furioso e già allora si cimentava con altri del paese come poeta improvvisatore in ottava rima. Le testimonianze che fornisce vanno lette e comprese all’interno della sua più ampia storia di vita, pur nel fondamentale impatto che ebbe in lui il passaggio della guerra.</item>
				<item>La conversazione documentata è qui trasmessa in breve estratto. La versione integrale è molto più articolata e contiene importanti informazioni qui omesse. Il tempo della registrazione è molto lontano da quello in cui si svolgono gli avvenimenti narrati. Negli anni ha riflettuto e scritto anche lui nella rivista del paese. E ha fornito a Raspanti per il suo libro informazioni scritte convalidate da firma, secondo l’uso di Ezio.</item>
			</list><p rend="text" >In questa sintesi video ho evidenziato un passaggio a mio avviso centrale per comprendere l’atteggiamento del paese verso i partigiani. Vi fu e resta tutt’ora una grande differenza tra le valutazioni positive date sulla banda guidata da Licio Nencetti e quelle negative date sulla presenza di sbandati sedicenti partigiani (secondo le considerazioni di Gianmaria, Marco Italiani e molti altri) che operarono a Carda nel mese di giugno, dopo la morte di Licio e lo scioglimento della banda La Teppa, i cui membri si aggregarono in altre formazioni partigiane in provincia di Arezzo, lontano dal paese. Sugli avvenimenti accaduti nel mese di giugno, sui quali sto lavorando, restano giudizi molto pesanti su ‘ladri e assassini’ in veste di sedicenti partigiani senza guida. Una tematica forte e da affrontare con tranquillità costruttiva anche in sede didattica quando possibile. In proposito non esito ulteriormente a raccomandare, qualora ve ne fosse bisogno, il citato libro di Chiara Colombini (2021), sicuramente molto più competente e attrezzata di me come storica della Resistenza, che segnalo come strumento in grado di fornire adeguate chiavi di lettura, con il grande merito di porre sul tappeto correttamente questioni troppo spesso rimosse.</p><p rend="text" >Il secondo video (per cui si veda Spiganti 2021b) è un breve corto estratto da una narrazione molto più articolata. Il narratore in questo caso è Marco Italiani, cardese, nato nel 1924 e renitente alla leva nel 1944. Il montaggio è una sintesi di due interviste a Marco, intervallate da qualche mese. Lui aveva all’epoca 20 anni. Si trovava quel giorno presso la bottega del calzolaio Salvadore dove esercitava mansioni di apprendista. </p><p rend="text" >Osservo qui alcune cose nel suo racconto, rispetto a due coordinate fondamentali che, a mio avviso, occorre sempre avere presenti nell’impostare un lavoro didattico: <hi rend="italic" >Spazio</hi> e <hi rend="italic" >Tempo</hi>.</p><p rend="text" >Per quanto riguarda lo <hi rend="italic" >Spazio</hi>:</p><p rend="text" >Marco attraversa nell’intervista le strade del paese con passi cadenzati, indicando fisicamente con mano e sguardo tanto la bottega da cui uscirono lui e Salvadore, attratti dal rumore insolito udito nel 1944, quanto il paesaggio in lontananza, oggi radicalmente cambiato rispetto a quel giorno e che nasconde adesso la via da cui giunsero i partigiani:</p><list type="unordered">
				<item>Attraverso le indicazioni spaziali sottolinea la validità referenziale della sua testimonianza (come dire «ero lì e ho visto e sentito»). Il dettaglio del passaggio delle fortezze volanti segnalato con esattezza proprio quel giorno di marzo è storicamente reale e significativo. Anche se in realtà però gli aerei non erano diretti esattamente a Bologna ma a Padova, dove quel giorno vi fu un terrificante bombardamento.</item>
				<item> Interessante notare assieme alle forme verbali, le indicazioni gestuali utilizzate da Marco. La bottega dove avvenne l’incontro tra Licio e il proprietario ex-squadrista è qui solo narrata ma in altre videoregistrazioni è anche mostrata fisicamente, come luogo di importanti avvenimenti.</item>
				<item>Per quanto banale è opportuno osservare e analizzare i tempi verbali, fondamentalmente l’imperfetto, usati per le descrizioni spaziali. Soprattutto nel caso di utilizzo didattico di questi racconti.</item>
			</list><p rend="text" >Per quanto riguarda il <hi rend="italic" >Tempo</hi>:</p><list type="unordered">
				<item>Marco racconta nel 2017 fatti avvenuti nel 1944, narrati come presenti e vivi. Ovviamente tutte le vicende accadute tra luglio 1943 e agosto 1944 sono state centrali nella sua esperienza di vita. Fatti e avvenimenti che sono stati da lui nel corso degli anni rielaborati e anche scritti, ma cercando sempre, a suo giudizio, di distinguere le sue valutazioni da quanto, sempre da lui, realmente visto e udito. Scrisse una serie di memorie tra 1981 e 1982 sulla rivista ciclostilata del paese <hi rend="italic" >Foglie Lunghe</hi> e rilasciò ad Ezio Raspanti una serie di dichiarazioni su avvenimenti del 1944 scritte e firmate (seguendo una rigorosa metodologia di Ezio) che Raspanti inserì nel suo fondamentale citato libro <hi rend="italic" >Ribelli per un ideale</hi>, in cui è narrata la vicenda di Licio Nencetti e dei compagni partigiani de ‘La Teppa’. Rispetto a quei lontani scritti il racconto orale del 2015/17 non contiene significative discrepanze, aggiunge invece importanti dettagli non scritti ed una vivacità eccezionale, propria dell’oralità e delle espressioni mimiche.</item>
				<item>Al tempo verbale imperfetto utilizzato per le descrizioni Marco alterna passato remoto e a tratti anche i tempi presente e futuro remoto presente, e inserendo forme di dialogo. Rispetto ai modi del suo racconto orale occorre ricordare che lui possedeva una fortissima competenza poetica e lessicale, maturata con una straordinaria padronanza di classici come Divina Commedia e Orlando Furioso. Ed era, già nel 1944, un valente poeta improvvisatore, come altri in paese. La qualità della memoria è impressionante ed appartiene ad una cultura abituata ad esprimersi oralmente e a trasmettere attraverso le generazioni le competenze necessarie alla vita senza ricorso alla scrittura e alla lettura, in un contesto prevalentemente di analfabetismo diffuso.</item>
			</list><p rend="text" >Sottolineo come il punto di vista della testimonianza di Marco non sia quello di un partigiano combattente (il caso degli scritti di Ezio) ma quello di un abitante di Carda, il paese che dette ospitalità convinta e generosa e sostegno logistico alla banda di Licio. Il racconto sottolinea la profonda stima per la capacità carismatica di Licio che riuscì a trasformare il bottegaio squadrista in valente e sincero collaboratore e anche il comportamento cristallino che non esitò a giustiziare con scontro armato chi si era macchiato di furti compiuti a nome della Banda La Teppa. Nello scontro narrato oltre al colpevole perse la vita anche un partigiano che aveva affiancato Licio nella azione punitiva. </p><p rend="text" >Licio Nencetti divenne immediatamente un eroe popolare, e fu subito protagonista di canti e ballate. Uno di essi era già diffuso in fogli volanti sin da fine giugno 1944. In questa forma scritta fu sequestrato a Carda con una perquisizione tedesca alla giovane Nunziatina Mascalchi che passò per questo motivo un brutto momento. A proposito di questa presenza di Licio nel canto epico popolare, rimando al video sul mio canale YouTube, per chi volesse saperne di più (si veda Spiganti 2019). </p><p rend="text" >Il colloquio ripercorre la fucilazione del giovanissimo Licio Nencetti, avvenuta Il 26 maggio 1944 a Talla. Nencetti entrò immediatamente nella leggenda popolare come eroe senza macchia, subito cantato in ballate e ottave rime. Questo video è nato come estratto da una conversazione con il ricercatore di cultura popolare Dante Priore ed il poeta improvvisatore e cantastorie Marco Betti. </p><p rend="text" >Per quanto riguarda il lavoro <hi rend="italic" >Bambini a Firenze 1944</hi>, posso solo fare degli accenni alla tematica per mancanza di tempo e spazio. Si tratta di un mio lavoro ancora in corso (corredato da nuove lunghe interviste) molto interessante con al centro due famiglie ebraiche vissute in clandestinità nella Firenze del 1944, in pieno centro storico, e con la rilettura completa del cinema familiare di Alberto Innocenti realizzato tra 1939 e 1944. Ad ogni modo questa parte è esemplificata da un vecchio video su YouTube, che gli interessati potranno vedere a loro discrezione, accompagnato da una breve scheda descrittiva (per cu si veda Spiganti 2021c).</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Bellacci, Francesco. 2019. “Il valore educativo della Memoria della Resistenza antifascista in Italia. Il caso del partigiano Ezio Raspanti.” In <hi rend="italic" >XX coloquio - congreso internacional HISTORIA DE LA EDUCACIÓN Identidades - Internacionalismo Pacifismo y Educación siglos XIX y XX</hi>, edited by Xosé Manuel Cid Fernández and María Victoria Carrera Fernández, 571-74. Ourense: SEDHE.</p><p rend="bib_indx_bib" >Cavaglion, Alberto. 2021. <hi rend="italic" >Decontaminare le Memorie</hi>. Torino: Add.</p><p rend="bib_indx_bib" >Colombini, Chiara. 2021. <hi rend="italic" >Anche i partigiani però</hi>… Roma-Bari: Laterza.</p><p rend="bib_indx_bib" >Cremonini, Giorgio, e Fabrizio Frasnedi, a cura di. 1982. <hi rend="italic" >Vedere e Scrivere</hi>. Bologna: il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib" >Levi Strauss, David. 2021. <hi rend="italic" >Perché crediamo alle immagini fotografiche. </hi>Monza: JOHAN&amp;LEVI.</p><p rend="bib_indx_bib" >Raspanti, Ezio. 2010. <hi rend="italic" >Ribelli per un Ideale. </hi>Foiano della Chiana: ANPI.</p><p rend="bib_indx_bib" >Spiganti, Mario. 2019. “Licio Nencetti, conversazione con Dante Priore e Marco Betti.” YouTube video. &lt;<ref target="https://youtu.be/VxDBYuF79uQ">https://youtu.be/VxDBYuF79uQ</ref>&gt; 26 maggio 2019 (2021-12-20).</p><p rend="bib_indx_bib" >Spiganti, Mario. 2021. “La videointervista come prima forma di trascrizione.” AISO,<hi rend="italic" > </hi>&lt;<ref target="https://www.aisoitalia.org/videointervista-prima-forma-trascrizione/">https://www.aisoitalia.org/videointervista-prima-forma-trascrizione/</ref>&gt; (2021-12-20).</p><p rend="bib_indx_bib" >Spiganti, Mario. 2021a. “Primavera 1944 a Carda in Casentino: “Giocavamo a fare i Ribelli”.” YouTube video. &lt;<ref target="https://youtu.be/F8exKLSdgnU">https://youtu.be/F8exKLSdgnU</ref>&gt; 28 maggio 2021 (2021-12-20).</p><p rend="bib_indx_bib" >Spiganti, Mario. 2021b. “11 marzo 1944, arrivo di Licio Nencetti a Carda (estratto breve).” YouTube video. &lt;<ref target="https://youtu.be/RfeJRynwH94">https://youtu.be/RfeJRynwH94</ref>&gt; 17 maggio 2021 (2021-12-20).</p><p rend="bib_indx_bib" >Spiganti, Mario. 2021c. “Via de Pecori n.6 - Firenze 1944, di Mario Spiganti e Daniela Bartolini.” YouTube video. &lt;<ref target="https://youtu.be/UK3kiNWRk4g">https://youtu.be/UK3kiNWRk4g</ref>&gt; 18 maggio 2021 (2021-12-20).</p>


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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="92374">Bellacci, Francesco. 2019. “Il valore educativo della Memoria della Resistenza antifascista in Italia. Il caso del partigiano Ezio Raspanti”. In XX coloquio - congreso internacional HISTORIA DE LA EDUCACI&amp;#211;N Identidades - Internacionalismo Pacifismo y Educaci&amp;#243;n siglos XIX y XX, edited by Xos&amp;#233; Manuel Cid Fern&amp;#225;ndez and Mar&amp;#237;a Victoria Carrera Fern&amp;#225;ndez, 571-574. Ourense: SEDHE.</bibl>
          <bibl n="92375">Cavaglion, Alberto. 2021. Decontaminare le Memorie. Torino: Add.</bibl>
          <bibl n="92376">Cremonini, Giorgio, e Fabrizio Frasnedi, a cura di. 1982. Vedere e Scrivere. Bologna: Il Mulino.</bibl>
          <bibl n="92377">Levi Strauss, David. 2021. Perch&amp;#233; crediamo alle immagini fotografiche. Monza: JOHAN&amp;amp;LEVI.</bibl>
          <bibl n="92378">Spiganti, Mario. 2021. La videointervista come prima forma di trascrizione, &amp;lt;https://www.aisoitalia.org/videointervista-prima-forma-trascrizione/&amp;gt; [2021-12-20]</bibl>
          <bibl n="92379">Raspanti, Ezio. 2010. Ribelli per un Ideale. Foiano della Chiana: Anpi.</bibl>
        </listBibl>
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