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      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Quando un ‘Tuono’ colpisce uno storico: come può nascere un fumetto sulla Resistenza</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-4114-5866" type="ORCID">
            <forename>Stefano</forename>
            <surname>Gallo</surname>
            <placeName type="affiliation">National Research Council, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Raccontare la Resistenza a scuola</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-650-6</idno>) by </resp>
          <name>Luca Bravi, Chiara Martinelli, Stefano Oliviero</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.18</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The paper deals with the metting and the collective work which led to the publication of the comic book "Bandierine. Tutta una storia di Resistenze". It deas with a group of stories linked to a story which works as a frame. The coordinator of this job was the author and comic book writer Andrea Paggiaro, known also as Tuono Pettinato, who died in june 2021. In order to cope with the history of Resistenza with we took into account the most recent historical literature. Everyone can judge the efficacy of the book after having read it; htis essay tried to describe the pace taken into consideration for publishing the book.</p>
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        <keywords>
          <list>
            <item>Resistance</item>
            <item>Contemporary History</item>
            <item>Comics</item>
            <item>Graphics</item>
            <item>Tuono Pettinato</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.18<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.18" /></p>

<p rend="h1_chapter" >Quando un ‘Tuono’ colpisce uno storico: come può nascere un fumetto sulla Resistenza</p><p rend="h1_author" >Stefano Gallo</p><p rend="quotation_b" >L’idea di questo libro è nata nel 2012 a Pisa, dall’incontro tra una libraia, uno storico e un autore di fumetti. A dire la verità, l’idea è nata dalla libraia, Silvia Barsotti, per ragioni soprattutto politiche: “Voglio fare un fumetto che parli della Resistenza ai bambini e ai ragazzi, lo voglio fare come impegno politico personale! Poi, se si fa per benino, sono sicura che qualche copia la venderà…”.</p><p rend="quotation_b" >E, in effetti, non mancavano le persone che arrivavano in negozio, sia ragazzi sia adulti, e cercavano un fumetto che parlasse della guerra, della guerra che avevano fatto i nostri nonni, della lotta al fascismo e al nazismo, della nascita della Repubblica…</p><p rend="quotation_b" >Così, tra una chiacchiera e l’altra, l’idea lanciata dalla libraia è stata raccolta dallo storico e dall’autore di fumetti: un giorno, di fronte a un piatto di zuppa toscana fredda ghiacciata, seduti a un tavolino all’aperto ma al riparo dalla pioggia di aprile, riscaldati da un buon vino rosso, si sono messi a discutere. Poi hanno trovato un editore entusiasta… (Gallo, Tuono Pettinato 2015, 109).</p><p rend="text" >Con queste righe si chiude il volume <hi rend="italic" >Bandierine. Tutta una storia di </hi><hi rend="italic" >Resistenze</hi>, a cura di chi scrive e di Tuono Pettinato, nome d’arte di Andrea Paggiaro. Il libro è stato pubblicato nel 2015, dopo tre anni di lavorazione, giusto in tempo per la celebrazione dei sessanta anni della Liberazione (25 aprile 1945-25 aprile 2015). Non è stato un percorso semplice, ma per me – studioso di storia che non aveva mai conosciuto il mondo del fumetto, se non da appassionato lettore – è stata un’esperienza molto stimolante: queste pagine cercano di spiegare il perché.</p><p><graphic url="18-web-resources/image/FIGURA1.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_table" >Figura 1 – La prima di copertina del volume <hi rend="italic" >Bandierine</hi>.</p><p rend="text" >Nel 2012 Tuono Pettinato aveva già affrontato il fumetto storico. Anzi, si può dire che è stato proprio con il fumetto storico che aveva raggiunto il successo presso il grande pubblico: <hi rend="italic" >Garibaldi. Resoconto </hi><hi rend="italic" >veritiero delle sue valorose imprese, ad uso delle giovini menti</hi> è uscito nel 2010 per Rizzoli-Lizard, in vista del 150º Anniversario dell’Unità d’Italia, ed è stato un best seller, con un grande riscontro in termini di presentazioni e recensioni. In quel libro si affrontava la figura di Garibaldi attraverso due strategie: da una parte si portavano in evidenza alcune sue caratteristiche personali riscontrate dalla produzione storiografica, dall’altra si giocava con il mito e la popolarità della figura di Garibaldi (emblematico a proposito il capitolo intitolato “Garabalda faffarata”, dalla nota filastrocca che tutti i bambini continuano a cantare cambiando la vocale ad ogni passaggio). Entrambe queste strategie avevano come obiettivo la ‘desacralizzazione’ di un personaggio alla base del processo di Unità d’Italia e quindi della nascita effettiva dello stato-nazione italiano, mettendo in risalto dei tratti poco eroici e più caricaturali, ma sempre fondati su una lettura e una reinterpretazione degli studi storici su Garibaldi.</p><p rend="text" >Per fare questo, a detta dello stesso Tuono Pettinato, era stata imprescindibile su tutte la lettura della classica biografia a opera di Denis Mack Smith. Con lo stile e l’humour tipico delle biografie anglosassoni, lo storico britannico apriva il suo studio con queste parole: «Con tutti i suoi difetti, Giuseppe Garibaldi ha un suo posto ben fermo fra i grandi uomini del secolo decimonono» (Mack Smith 1959, 15)<hi rend="notes_number CharOverride-1" ><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="18.html#footnote-002">1</ref></hi></hi>. L’autore pisano raccontava così in un’intervista il rapporto con questo libro: </p><p rend="quotation_b" >dallo studio di Denis Mack Smith […] emerge un Garibaldi sempre animato da buone intenzioni ma non molto lungimirante, un uomo che si getta a corpo morto in situazioni più grandi di lui. Un atteggiamento che io, poi, ho esasperato nel mio lavoro. Diciamo che, al di là della deformazione comica, la situazione reale era un po’ meno nobile rispetto all’agiografia risorgimentale tramandata intorno alle gesta del personaggio (Soscia 2010).</p><p rend="text" >Decostruire un ritratto oleografico attraverso lo studio e l’umorismo, per avvicinare ai lettori la persona e non il personaggio: questa una delle chiavi di lettura del fumetto <hi rend="italic" >Garibaldi</hi>. Date queste premesse, Tuono era la persona ideale per costruire insieme un racconto a disegni sulla Resistenza. La produzione fumettistica sulla guerra di Liberazione, in realtà non molto numerosa, soffriva di tutto il peso retorico della monumentalizzazione fatta intorno alla figura del partigiano. Se la storiografia era riuscita a sfuggire alla celebrazione mummificata della Resistenza grazie al confronto serrato con la documentazione archivistica e le testimonianze, l’espressione artistica del fumetto invece rimaneva per lo più ingessata dentro formule stereotipate che non aiutavano certo a scatenare la fantasia e la passione dei lettori. Il primo fumetto a larga diffusione che si collocava sulla nostra linea di pensiero, <hi rend="italic" >L’inverno di Diego. Le quattro stagioni della Resistenza</hi><hi rend="italic" > </hi>di Roberto Baldazzini, sarebbe uscito l’anno successivo, nel 2013, a conferma che stavamo percorrendo una strada che raccoglieva anche gli sforzi di altri autori<hi rend="notes_number CharOverride-1" ><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="18.html#footnote-001">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Nel 2013 sarebbe iniziato il ciclo di celebrazioni del settantennale della nascita della Resistenza (1943-2013) e della Liberazione (1945-2015). Quindi anche commercialmente poteva essere opportuno proporre un prodotto originale sull’argomento. In Francia il centenario della Grande Guerra, che sarebbe stato inaugurato nel 2014, era stato preparato da tempo con una produzione impressionante di fumetti che stavano invadendo le librerie d’Oltralpe: a dimostrazione che le ‘nuvole parlanti’ sono una forma nobile e alta di narrazione, capace di veicolare i contenuti più importanti e impegnativi per la comprensione del passato di un paese.</p><p rend="text" >I presupposti c’erano tutti. Bisognava solo capire come dare concretezza al progetto. Un esempio di rapporto virtuoso tra fumetto e storia era rappresentato in quegli anni da <hi rend="italic" >Volto Nascosto</hi>, miniserie edita tra 2007 e 2008 dalla storica casa editrice Bonelli per la penna di Gianfranco Manfredi, ambientata nel Corno d’Africa occupato dagli italiani alla fine dell’Ottocento: storie avventurose e godibili, come nella tradizione di Tex Willer, ma storicamente solide e ben documentate. Nella terza pagina di ogni fascicolo l’autore proponeva sempre ai lettori un resoconto degli studi affrontati per costruire la storia, rispondeva alle loro domande e dava indicazioni per ulteriori approfondimenti.</p><p rend="text" >Un’altra pietra di confronto era la <hi rend="italic" >Storia d’Italia a fumetti</hi> di Enzo Biagi, pubblicata tra il 1978 e il 1986 sull’esempio della <hi rend="italic" >Histoire de France en bandes dessinées,</hi> con cui eravamo cresciuti sia io che Tuono. Storie disegnate dai migliori autori italiani, che pur riuscendo ad avvincere il lettore con una forte tensione narrativa, presentavano sempre una visione della storia molto tradizionale: moralistica e manichea, da una parte il Bene, dall’altra il Male, incentrata sui grandi personaggi storici.</p><p rend="text" >Con il nostro lavoro invece volevamo allontanarci il più possibile da un’immagine stereotipata del partigiano: non ci interessava rappresentare un eroe-monumento senza macchia e senza paura che porta con sé la Legge, sa perfettamente cosa fare e va avanti senza indugi fino alla vittoria. Volevamo mettere in scena degli anti-eroi, far capire la quotidianità della guerra, immaginare cosa possa significare trovarsi in mezzo a un conflitto enorme e non sapere bene che fare. I nostri protagonisti dovevano essere delle persone che provano a fare qualcosa di utile, forse anche perché non riescono a fare altro. Lo spirito con cui abbiamo iniziato a lavorare al progetto è bene espresso da un testo rivolto ai possibili collaboratori che ci siamo scambiati nell’aprile del 2012 e che riporto qui:</p><p rend="quotation_b" >Ci piacerebbe fare un libro d’avventura, rivolto principalmente ai ragazzi tra i 10 e i 14 anni. Sappiamo che una storia che piace a un ragazzo di quell’età, probabilmente riesce anche a incantare un seriosissimo professore di fisica nucleare o un magazziniere di Bartolini. Quindi pensiamo innanzitutto a quel target.</p><p rend="quotation_b" >Abbiamo pensato a un numero limitato di storie (6-7, forse 8), illustrate da autori diversi, provenienti da non troppo lontano: ci piaceva l’idea del fumetto a km 0, non per localismo o “chiusura in periferia”, ma per l’esigenza di mettere insieme le energie e le risorse che sappiamo essere molte nel territorio dove viviamo. Chissà che incontrandosi e rincontrandosi, non ne venga fuori anche altro…</p><p rend="quotation_b" >Abbiamo anche pensato alla Resistenza come a un periodo della nostra storia che troppo spesso è rimasto pietrificato in un monumento alla “Memoria di ciò che avremmo voluto fosse stata”. Gli anni tra il 1943 e il 1945 sono tra i più vitali e complessi della storia italiana recente, pieni di passioni, rischi e avventure, non tutti facilmente incasellabili in facili categorie: non ci sembra giusto ridurre tutto questo a dei santini agiografici, o peggio farne occasione per cercare facili scandalismi. Esiste già una miniera di materiale utile per fabbricare le storie che ci interessa raccontare: è la letteratura e la memorialistica resistenziale, quella più fresca e viva (es: Fenoglio, Meneghello, Revelli), ma anche la storiografia, che soprattutto negli ultimi anni è riuscita a raccontare degli episodi di grande interesse, in maniera aperta e problematica (es: Pavone, Peli, Capogreco). Un’idea potrebbe essere quella di alternare un episodio reale della Resistenza con un episodio di finzione, che riprenda lo stile di uno degli autori citati: il ventaglio di storie dovrebbe coprire tutta la Penisola, dal Meridione al Trentino, mostrando la varietà di approcci e di figure che popolarono la Resistenza italiana, senza limitarsi all’immagine iconografica del “partigiano maschio che affronta il nemico a petto alzato, con il fucile in mano”. Immagine che può anche rispondere al vero, ma non dobbiamo dimenticare che ci furono anche i contadini, le donne, i militari, gli sbandati, i disperati, i contrabbandieri, i doppiogiochisti… La lotta partigiana non può essere “depurata” da questi personaggi, possibili ingredienti per una storia d’avventura (Gallo 2012).</p><p rend="text" >Queste osservazioni nascevano in effetti dalla constatazione che la storiografia sulla Resistenza aveva appena completato un fondamentale allargamento dei suoi orizzonti. La Seconda guerra mondiale era stata una guerra totale, con il coinvolgimento di tutta la popolazione sia nella costruzione delle risorse belliche attraverso la mobilitazione che soprattutto nel loro impiego: i bombardamenti sulle città e le stragi di persone inermi furono i tratti più atroci di questa «guerra ai civili» (Battini, e Pezzino 1997), oltre alle deportazioni, agli sfollamenti, alla miseria e alla fame. A partire da queste riflessioni, la storiografia italiana ha lavorato molto sul concetto di ‘Resistenza civile’ introdotto dal sociologo francese Jacques Sémelin alla fine degli anni Ottanta, quella Resistenza di coloro che «senz’armi» si opposero con determinazione ed efficacia al nazismo e al fascismo (Sémelin 1993). Intendere il concetto di Resistenza quindi come ventaglio allargato di pratiche di disobbedienza, di autorganizzazione, di boicottaggio e sabotaggio della macchina organizzativa bellica degli occupanti nazisti e dei loro alleati italiani, comportava un ampliamento delle tipologie dei suoi protagonisti: le donne che ressero le reti di sussistenza nelle «belle città date al nemico», i bambini che riuscivano a muoversi con più agilità nella gabbia dei controlli e dei divieti, i militari che dissero di no all’ingiunzione nazista a collaborare, il basso clero che prestò soccorso a ebrei e partigiani (Bravo, e Bruzzone 1995).</p><p rend="text" >La varietà dei personaggi che volevamo mettere in scena ci ha portato a immaginare un albo composto da più storie, ognuna affidata a un autore diverso. Il percorso pratico di lavoro sarebbe stato esattamente quello che ci eravamo immaginati all’inizio:</p><p rend="quotation_b" >Troviamo una rosa di disegnatori che ci piace, proviamo a individuare per ogni stile illustrativo e narrativo una possibile storia e proponiamogli il progetto. Dopo di che capiamo come costruire la storia, a seconda dei disegnatori ci sarà chi preferisce avere una sceneggiatura definita, chi vorrà creare la sua storia a partire dal soggetto. Intanto studiamo gli aspetti economici della questione: abbiamo la disponibilità di un editore locale, facciamo un piano finanziario per un albo dallo spessore di un centinaio di pagine, per capire anche come rapportarci con gli autori (Gallo 2012).</p><p rend="text" >A partire da queste suggestioni abbiamo cercato dei soggetti tratti dalla storia e dalla letteratura, che proponessero delle figure umane, vicine, familiari, che ci consentissero di rappresentare le contraddizioni della guerra senza retorica. La prima scaletta dei capitoli del libro è stata questa:</p><p rend="text_list" >1) Federico Chabod a Milano;</p><p rend="text_list" >2) Le 5 giornate di Napoli e il Meridione;</p><p rend="text_list" >3) La nascita della Resistenza a Roma;</p><p rend="text_list" >4) Don Roberto Angeli: una rete di sostegno per sbandati e ebrei in Toscana;</p><p rend="text_list" >5) L’esperienza delle donne: la ribellione di Piazza delle Erbe a Carrara;</p><p rend="text_list" >6) Revelli, Meneghello e Fenoglio: la Resistenza armata nel Nord-ovest;</p><p rend="text_list" >7) Facio e i fratelli Cervi: la Resistenza comunista tra Emilia, Liguria e Toscana.</p><p rend="text" >Questo primo canovaccio ci è servito per iniziare ad associare ogni soggetto con un autore diverso, avviare le collaborazioni, iniziare a ragionare dei contenuti storici e del tipo di effetto che ci saremmo aspettati direttamente con gli autori che avevano accettato di lavorare al progetto. Come storico, ho costruito delle rapide schede di riferimento per ogni episodio, dando anche dei suggerimenti di libri e film che avrebbero potuto aiutare il processo creativo.</p><p rend="text" >Riporto di seguito le informazioni fornite agli autori coinvolti nell’estate del 2012. Alcune di queste schede contenevano già indicazioni precise, altre appena suggestioni di ‘ingresso’ per storie tutte da creare. La prima storia era stata pensata per lo stesso Tuono Pettinato, che ha accettato di buon grado l’invito<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1" ><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="18.html#footnote-000">3</ref></hi></hi>, le altre rimanevano in cerca di autore.</p><p rend="text" >1) <hi rend="italic" >Invasioni d’Italia</hi> […]</p><list type="unordered">
				<item>La storia si ambienta a Milano, tra il gennaio e l’aprile 1944. Gli Alleati stanno risalendo il Meridione, l’8 settembre 1943 il governo Badoglio ha annunciato l’armistizio; al Centro-Nord si è formata la Repubblica Sociale, ma il vero potere è in mano alle armate tedesche che occupano questa parte d’Italia. Sono loro che hanno liberato Mussolini (fatto arrestare dal Re il 25 luglio) e lo hanno rimesso al potere, sono loro che consentono al fascismo di riorganizzarsi per appoggiare e continuare la guerra al loro fianco. Considerano tuttavia gli italiani come traditori.</item>
				<item>Milano è devastata dai bombardamenti alleati, parte della popolazione è sfollata, ma la vita continua. All’Università si svolgono i corsi di storia moderna: Federico Chabod, storico quarantenne (era nato nel 1901), intellettuale affermato, redattore dell’Enciclopedia Italiana e collaboratore di Gioacchino Volpe, tiene un corso sull’idea di Europa e di nazione sul lungo periodo, dal mondo antico al 1800. Chabod si sposta tra Valsavarenche, in Val d’Aosta, luogo di origine, e il capoluogo lombardo.</item>
				<item>Immaginiamo quindi che sia avvenuta in questo frangente la definitiva maturazione della scelta di impegno antifascista di Chabod: se prima del dicembre 1943 Chabod era sempre stato attento a non ‘compromettersi’ con ambienti non allineati pur mantenendo una alta autonomia intellettuale (era pur sempre allievo di Salvemini), alla fine del corso, con il nome di battaglia di Lazzaro (simbolo di rinascita?), Chabod si arruola nella banda Crétier, formazione azionista di Valsavarenche comandata dal cugino.</item>
				<item>Collochiamo quindi il nostro intellettuale con la valigetta che si sposta per le vie di Milano, città dalla grande storia e importanza, ora sfigurata dalle bombe e occupata dalle truppe tedesche. Questo porta il nostro pensieroso e spigoloso storico (lo immagino un po’ come il Wittgenstein di <hi rend="italic" >Logicomix</hi>), abituato a stemperare la realtà quotidiana nei grandi quadri storici, a immaginare paralleli tra le invasioni barbariche e l’attualità, a controbilanciare lo squilibrio delle forze in campo (barbarie/civiltà) con il ruolo della cultura come guida per fare le scelte giuste in frangenti così difficili. Possibili espedienti narrativi (il dialogo con gli studenti, i particolari della vita quotidiana, episodi di azioni gappiste o rappresaglie tedesche, carri armati tedeschi che tagliano la strada) forniscono elementi per ritornare sul nodo del bisogno di un ordine morale più alto e inclusivo, che possa porre le basi per un futuro democratico.</item>
				<item>La storia si potrebbe concludere con Chabod che si lascia alle spalle la città e sale in montagna, scena che simbolicamente apre al resto del libro.</item>
				<item>Riferimenti: </item>
				<item>Un romanzo: Elio Vittorini. 1945.<hi rend="italic" > Uomini e no</hi>. Milano: Mondadori.</item>
				<item>Un film: Marco Tullio Giordana<hi rend="italic" >. </hi>1980. <hi rend="italic" >Notti e nebbie</hi>.</item>
				<item>Un saggio: Francesco Mores. 2011. <hi rend="italic" >Invasioni d’Italia. La prima età longobarda nella</hi><hi rend="italic" > storia e nella storiografia</hi>. Pisa: Edizioni della Normale.</item>
			</list><p><graphic url="18-web-resources/image/FIGURA2.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></p><p rend="caption_table" >Figura 2 – Un disegno di Tuono Pettinato.</p><p rend="text ParaOverride-1" >2) <hi rend="italic" >Le giornate di Napoli</hi> […]</p><list type="unordered">
				<item>La storia si ambienta nella Napoli occupata dai tedeschi, tra il 27 e il 30 settembre 1943. Gli Alleati sono sbarcati dai primi di luglio in Sicilia e stanno cercando di risalire il Meridione: i primi di settembre è iniziata l’occupazione dell’Italia continentale; il 9 settembre 1943, giorno successivo l’annuncio dell’armistizio, le truppe alleate sono sbarcate a Salerno. Verso la fine del mese si sente imminente l’arrivo delle armate angloamericane; i tedeschi non hanno intenzione di difendere Napoli, scelgono di attestarsi su difese naturali migliori (Linea Gustav: Cassino), ma vogliono rallentare l’avanzata nemica.</item>
				<item>Anche Napoli è una città devastata dai bombardamenti, che hanno colpito soprattutto il porto e la zona industriale, ma anche le abitazioni. Una città paralizzata e impaurita, gli uomini vengono rastrellati dai tedeschi per il servizio obbligatorio di lavoro. La fame, la miseria, il dolore della guerra, il continuo rinchiudersi nei rifugi quando suona l’allarme aereo, dove le donne passano il tempo sferruzzando e i bambini inventano giochi in spazi ristretti.</item>
				<item>Qui la storia potrebbe assumere il punto di vista di una bambina, e contemplare due differenti momenti: il primo si svolge tra i vicoli, i bassi e i rifugi, con cui si introduce il contesto attraverso gli occhi dell’infanzia per cui tutto è gioco, che trasfigura i problemi della fame, del mercato nero, dei pidocchi, dei saccheggi, della guerra; il secondo invece riguarda l’insurrezione della fine di settembre 1943, le giornate di Napoli, in cui la bambina può avere anche un ruolo attivo.</item>
				<item>Contro i tedeschi, colpevoli di troppe vessazioni, nel quartiere Vomero, il 27 settembre 1943 si scatena una battaglia popolare, fatta di solidarietà di quartiere, barricate in ogni strada, protagonismo degli scugnizzi; dopo 4 giorni i tedeschi sono costretti a lasciare la città; il 1º ottobre le truppe alleate entrano in una Napoli già liberata. Quello che nella prima storia è un percorso individuale e intellettuale diventa qui un episodio corale, collettivo e ‘sanguigno’. In particolare il legame tra le due storie è importante: la seconda serve da contraltare concreto e vivo all’atmosfera rarefatta e teorica del primo.</item>
				<item>Non solo. Se il primo episodio era un episodio di un percorso morale limpido, qui si potrebbe mettere in scena l’ambiguità e la complessità. La fine, dopo la liberazione, non è in realtà una fine: il 7 ottobre 1943 una mina lasciata dai tedeschi alle poste centrali uccide 30 persone, i bombardamenti sulla città proseguono, stavolta dagli aerei nazisti (in particolare quella del marzo 1944, con oltre 300 morti): la guerra continua, anche se la fame è minore grazie all’affluire delle truppe alleate nel porto di Napoli.</item>
				<item>Riferimenti:</item>
				<item>Un romanzo: Erri De Luca. 2009. <hi rend="italic" >Il giorno</hi><hi rend="italic" > prima della felicità</hi>. Città: editore.  (ambientato negli anni ’50 ma ricollegandosi al significato delle quattro giornate)</item>
				<item>Un film: Nanni Loy. 1962. <hi rend="italic" >Le Quattro giornate di Napoli</hi>.</item>
				<item>Un saggio: Gabriella Gribaudi. 2005. <hi rend="italic" >Guerra totale. Tra bombe alleate e violenze</hi><hi rend="italic" > naziste. Napoli e il fronte meridionale 1940-1944</hi>. Torino: Bollati Boringhieri.</item>
			</list><p rend="text ParaOverride-1" >3) <hi rend="italic" >Il Nonnino</hi> […]</p><list type="unordered">
				<item>La storia si svolge <hi rend="italic" >on </hi><hi rend="italic" >the road</hi>, tra la Toscana e il Lazio: in particolare tra le campagne e montagne toscane, le città di Livorno, Firenze e Roma. Il periodo è tra l’ottobre 1943 e il maggio 1944; l’Italia centrale è sotto l’occupazione tedesca, mentre gli Alleati stanno avanzando: Roma è ‘città aperta’, per modo di dire, la capitale verrà liberata solo il 4 giugno 1944. Il protagonista è Emilio Angeli, detto ‘il Nonnino’. L’idea è quella di partire da un personaggio singolo per parlare di varie cose: i primi atti della Resistenza a Roma (l’attentato di via Rasella, marzo 1944), la persecuzione contro gli ebrei, il caos in cui versava l’Italia a ridosso del fronte.</item>
				<item>La storia del Nonnino è molto complessa: Angeli infatti era l’anello centrale di una rete di sostegno per sbandati e ebrei che si era creata ad opera di ambienti azionisti ed ecclesiastici (il figlio del nonnino era un prete di Livorno). Si spostava continuamente da vari centri della Toscana fino a Roma, dove il contatto era la marchesa Marta Benzoni, vicina agli ambienti del Vaticano: qui l’organizzazione, che si occupava di «attività di assistenza e occultamento di israeliti, perseguitati politici e prigionieri alleati», godeva della fiducia di alcuni ambasciatori, interessati ad aiutare i soldati connazionali scampati alla prigionia tedesca. Il Nonnino dunque porta messaggi dai soldati a Roma e soldi da Roma ai soldati, circa 1500-1600, «sprovvisti di tutto, dal vestiario ai viveri»; l’aiuto va anche alle famiglie ebree nascoste. Il Nonnino collabora anche con il Comando Clandestino Militare a Roma, a cui riferisce informazioni militari avute dai prigionieri. Nell’aprile 1944, quindi, riesce a portare ai militari italiani un dossier sui sistemi di difesa che i tedeschi stavano approntando sulla Linea Gotica e sulla costa. Qualcuno tradisce: il 10 maggio, appena fuori Roma, viene arrestato. Era scattata una vasta operazione per colpire l’organizzazione in cui cadde tra gli altri il figlio di Emilio, deportato a Mathausen. Il Nonnino invece riuscì a salvarsi durante la fuga dei tedeschi da Roma, il 4 giugno 1944.</item>
				<item>Non è necessario raccontare per filo e per segno la storia del Nonnino: basta utilizzare bene la sua figura, un ‘omìno’ che viaggia per l’Italia facendosi dare passaggi dai camion che portano merci alle città, fingendo di essere un vecchio svampito per non correre guai, con messaggi e informazioni nascoste nella giacca. La furbizia tradizionale paesana è l’arma fondamentale per stare a galla in una società allo sfacelo, con contrabbandieri che lucrano al mercato nero, le osterie a Roma dove girano le voci sulla Resistenza ma in cui ancora ci sono troppi informatori; nell’aprile, poi la scelta di ‘alzare il tiro’ dopo l’attentato di via Rasella. </item>
				<item>La figura del Nonnino è da tratteggiare bene, un anziano e semplice signore che si gioca la vita in una <hi rend="italic" >spy story</hi> di primo piano, ma sempre con il distacco e il disincanto delle persone semplici. Qui l’atmosfera degli spaghetti-western può andare ai massimi livelli, anche per controbilanciare l’odore di incenso…</item>
				<item>Riferimenti:</item>
				<item>Un saggio: Alessandro Portelli. 1999. <hi rend="italic" >L’ordine è già stato eseguito</hi>. Roma: Donzelli.</item>
				<item>Un film: Sergio Leone. 1971. <hi rend="italic" >Giù la</hi><hi rend="italic" > testa</hi>.</item>
			</list><p rend="text" >4) <hi rend="italic" >Piazza delle Erbe</hi> […]</p><list type="unordered">
				<item>La storia si svolge a Carrara, città di cavatori dalla forte tradizione anarchica, e prende spunto da un episodio specifico. I piani di guerra tedeschi prevedevano lo sfollamento dei centri abitati riempiti da profughi e sfollati che si trovavano in zone strategiche, soprattutto in punti chiave come la striscia di terra costiera tra Toscana e Liguria, dove i tedeschi stavano preparando la difesa sulla Linea Gotica. Il 7 luglio 1944 venne emanato dal Comando tedesco di Carrara un bando che imponeva l’evacuazione della città e il trasferimento di parte della popolazione al di là degli Appennini, in provincia di Parma. La notizia si sparse rapidamente in città: le donne carrarine si raccolsero a Piazza delle Erbe, sede storica del mercato, e al segnale di rovesciare le ceste di frutta e verdura si recarono in massa a protestare contro i tedeschi. Di fronte ai soldati che intimavano di disperdersi, la massa delle donne ebbe la meglio: rimasero in presidio vociante davanti al Comando fino a che l’ordine non fu revocato.</item>
				<item>Temi: lo sfollamento, l’esperienza delle donne, la resistenza non armata.</item>
				<item>Riferimenti:</item>
				<item>Un saggio: Francesca Pelini e Francesco Andreotti<hi rend="italic" >. </hi>2005.<hi rend="italic" > Le radici</hi><hi rend="italic" > della Resistenza. Donne e guerra, donne in guerra. Carrara, Piazza</hi><hi rend="italic" > delle Erbe</hi>. Atti del convegno (Carrara,<hi rend="italic" > </hi>7 luglio 2004). Pisa: Edizioni Plus.</item>
				<item>Una video-intervista: Archivi della Resistenza. 2010. “Francesca Rolla, staffetta partigiana e donna della rivolta di Piazza delle Erbe a Carrara.” YouTube video. &lt;<ref target="http://www.youtube.com/watch?v=-XTpXj05kRU">http://www.youtube.com/watch?v=-XTpXj05kRU</ref>&gt; 7 dicembre 2010 (2021-12-18).</item>
			</list><p rend="text" >5) <hi rend="italic" >La Resistenza armata</hi> […]</p><p rend="quotation_b" >Ci sono due case vicine e molto simili, l’una accanto all’altra, abitate da famiglie più o meno della stessa condizione. Una certa mattina da una delle due case esce un giovane, prende la strada dei boschi e sale in montagna, imbraccia l’arma che gli porgono e comincia a sparare contro i guardiani dell’oppressione e dell’ingiustizia, gli alleati di una forza d’occupazione feroce; dall’altra casa, esce un giovane, coetaneo dell’altro, si dirige alla più vicina caserma, indossa la divisa delle Brigate nere e comincia a sparare contro il primo e se lo prende lo appicca ad un albero […]. Il senso della storia è che al primo dobbiamo quel che non avevamo, cioè quel tanto di libertà e giustizia che i tempi […] ci hanno garantito; il secondo, se avesse avuto “ragione”, ce ne avrebbe ancor più ferocemente privato che in passato […] Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono (Asor Rosa 2000).</p><p rend="text ParaOverride-1" >6) <hi rend="italic" >Il mitra</hi> […] – senza parole</p><list type="unordered">
				<item>La guerra è finita: un uomo e una donna salgono sui monti, lui è stato partigiano e vuole tornare per cercare un mitra che ha lasciato in un anfratto del terreno, perso durante una fuga da un feroce rastrellamento fascista. Lo trovano, è un oggetto che non ha più alcun senso: il paesaggio è bellissimo. I due dormono in una tenda la mattina dopo bevono il latte in una malga. Luigi Meneghello, <hi rend="italic" >I piccoli maestri</hi>, 1964.</item>
			</list><p rend="text" >Come potrà constatare chi vorrà prendere in mano il libro e leggerlo, i risultati finali sono ancora più articolati di questo prima schema. Insieme a Tuono abbiamo discusso una prima volta le singole tracce, poi una seconda insieme agli autori, lasciando libero spazio di creatività a chi voleva andare avanti da solo nella realizzazione e seguendo invece più da vicino chi aveva bisogno di un supporto. Sia nella scelta degli autori che soprattutto in questa fase di aiuto, il lavoro è stato svolto fondamentalmente da Tuono: secondo le parole dell’editore, è stata la «infaticabile “spalla” di ogni autore, a volte comprimario, a volte defilato, pronto a correre in soccorso a chi si sentiva bloccato da un passaggio, da un mancato abbrivio» (Settis Frugoni 2021).</p><p rend="text" >Alcune storie si sono poi aggiunte strada facendo, altre sono state riviste radicalmente. Francesco Guarnaccia, all’epoca appena maggiorenne all’ultimo anno di liceo, ha inventato una storia-cornice che ancora oggi, rileggendola, mi commuove. Ma anche gli altri autori, Lorenza De Luca, Margherita Tramutoli (La Tram), Roberta Sacchi (Sakka), Fabio Ramiro Rossin, Emanuele Tonini ed Emanuele Messina hanno fornito delle prove di grande estro: la fortuna è stata quella di riuscire a mettere insieme un gruppo di artisti straordinari, talentuosi e curiosi. Di questo l’unico merito va dato a Tuono Pettinato.</p><p rend="text" >Il titolo del libro merita due ultime parole di spiegazione. La scelta di «bandierine» è legata a un vezzo di Tuono di declinare i termini al diminutivo, in parte per una tendenza idiomatica del parlato pisano, in parte per una passione tutta sua personale a rendere più vicine e approcciabili le cose. La Resistenza richiama la bandiera italiana, simbolo dei partigiani e dell’ANPI: noi volevamo mettere in scena delle piccole storie per farle leggere ai ragazzi, delle «bandierine» come quelle che i bambini usano per giocare. Il sottotitolo, «tutta una storia di Resistenze», è comprensibile da quanto già detto in precedenza: la storia della Resistenza si può considerare unitaria nella sua complessità, nel poter individuarne le cause e gli effetti, ma le resistenze concrete sono state tante e diverse.</p><p rend="text" >Andrea Paggiaro è scomparso prematuramente lo scorso giugno, a soli 44 anni, poco più di un mese dopo l’incontro che mi dà ora l’occasione di scrivere queste pagine. Per fortuna chi è vissuto producendo disegni non scompare mai veramente: le sue creazioni continueranno sempre a far capolino tra le quadrettature della pagina. La vita trasmessa nell’inchiostro dei personaggi di Tuono Pettinato non smetterà mai di scorrere e di suscitare emozioni nei suoi lettori. Rimane il rimpianto della scomparsa di una persona eccezionale, Andrea, sensibile e generosa come poche. Per nostra fortuna ci rimane Tuono, con le sue immortali invenzioni poetiche. Una di queste è stata <hi rend="italic" >Bandierine</hi>.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Asor Rosa, Alberto. 2000. “Storia e revisionismo: la lezione di Calvino.” <hi rend="italic" >La Repubblica</hi>, 13 novembre, 2000.</p><p rend="bib_indx_bib" >Battini, Michele, e Paolo Pezzino. 1997. <hi rend="italic" >Guerra ai civili.</hi><hi rend="italic" > Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944</hi>. Venezia: Marsilio.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bravo, Anna, e Anna Maria Bruzzone. 1995. <hi rend="italic" >In guerra senza</hi><hi rend="italic" > armi. Storie di donne 1940-1945</hi>. Laterza: Roma-Bari.</p><p rend="bib_indx_bib" >Gallo, Stefano, e Tuono Pettinato, a cura di. 2015. <hi rend="italic" >Bandierine. Tutta una storia</hi><hi rend="italic" > di Resistenze</hi>. San Giuliano Terme: Barta edizioni.</p><p rend="bib_indx_bib" >Gallo, Stefano. 2012. “Libro.” Ricevuta da Silvia Barsotti e Tuono Pettinato, 22 aprile 2012.</p><p rend="bib_indx_bib" >Mack Smith, Denis. 1959. <hi rend="italic" >Garibaldi. Una grande vita</hi><hi rend="italic" > in breve</hi>. Milano: Lerici.</p><p rend="bib_indx_bib" >Sémelin Jacques. 1993. <hi rend="italic" >Senz’armi di fronte</hi><hi rend="italic" > a Hitler. La Resistenza Civile in Europa 1939-1943</hi>. Milano-Torino: Sonda.</p><p rend="bib_indx_bib" >Settis Frugoni, Andrea. 2021. “Tuono.” Ricevuta da Stefano Gallo, 16 ottobre 2021.</p><p rend="bib_indx_bib" >Soscia, Danilo. 2010. “Wu Ming, Altai e il senso della storia.” <hi rend="italic" >Pisanotizie</hi> &lt;<ref target="https://www.pisanotizie.it/">https://www.pisanotizie.it/</ref>&gt; (2021-12-18).</p><p rend="bib_indx_bib" >Tuono Pettinato. 2012. “Re: libro.” Ricevuta da Stefano Gallo, 23 aprile 2012.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1" ><ref target="18.html#footnote-002-backlink">1</ref></hi>	Il libro di Mack Smith è stato ripubblicato in seguito con la stessa traduzione da Laterza e poi da Mondadori, dando grande diffusione al suo lavoro.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1" ><ref target="18.html#footnote-001-backlink">2</ref></hi>	Pubblicato dalla casa editrice The Box-Fandango, il volume riportava una postfazione di Claudio Silingardi, allora direttore dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in provincia di Modena e direttore generale dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri di Milano.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1" ><ref target="18.html#footnote-000-backlink">3</ref></hi>	«Il parallelo di Chabod/Mores su nazisti in Italia e invasioni barbariche vorrei appaltarmelo io, mi piace un sacco» (Tuono Pettinato 2012, 1).</p>

      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="92439">Battini, Michele, e Paolo Pezzino. 1997. Guerra ai civili. Occupazione tedesca e politica del massacro. Toscana 1944. Venezia: Marsilio.</bibl>
          <bibl n="92440">Bravo, Anna, e Anna Maria Bruzzone. 1995. In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945. Laterza:Roma-Bari.</bibl>
          <bibl n="92441">Gallo, Stefano, e Tuono Pettinato, a cura di. 2015. Bandierine. Tutta una storia di Resistenze. San Giuliano Terme: Barta edizioni.</bibl>
          <bibl n="92442">Mack Smith, Denis. 1959. Garibaldi. Una grande vita in breve. Milano: Lerici.</bibl>
          <bibl n="92443">S&amp;#233;melin Jacques. 1993. Senz’armi di fronte a Hitler. La Resistenza Civile in Europa 1939-1943. Milano-Torino: Sonda.</bibl>
          <bibl n="92444">Soscia, Danilo. 2010. “Wu Ming, Altai e il senso della storia”, Pisanotizie, &amp;lt;https://www.pisanotizie.it/&amp;gt; [2021-12-18]</bibl>
          <bibl n="92445">Tuono Pettinato. 2012. “Re: libro.” Ricevuta da Stefano Gallo, 23 aprile 2012.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
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