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        <title type="main" level="a">Cartoline: la memoria e la sua forma visiva</title>
        <author>
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            <forename>Lara</forename>
            <surname>Pieri</surname>
            <placeName type="affiliation">Istitute Valdichiana in Chiusi, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Raccontare la Resistenza a scuola</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-650-6</idno>) by </resp>
          <name>Luca Bravi, Chiara Martinelli, Stefano Oliviero</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.19</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>"Cartoline" is a didactic method practised by the studies center "Yad Vashem". Starting from the observation and the study of an image, pupils and teachers think about it invlving themselves in a dynamic lesson stimulated by some guided-questions the teacher made. The teachers asked students to create a circle where some images are putted into. Students are asked to choose one of them and to write a words the image suggest them. The image is not contextualized and it shows daily item as a glass of milk or common action as petting an animal. Only afterward the teacher is going to contextualize the image: the glass of milk rapresent the amount of calories (184) assumed by prisoners in concentration camp. A discussion with students is launched.</p>
      </abstract>
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        <keywords>
          <list>
            <item>Knowledge</item>
            <item>Partecipation</item>
            <item>Interaction</item>
            <item>Involvement</item>
            <item>Inclusion</item>
          </list>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.19<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.19" /></p>



<p rend="h1_chapter" >Cartoline: la memoria e la sua forma visiva</p><p rend="h1_author" >Lara Pieri</p><p rend="h2" >1. Perché è necessario raccontare la Resistenza</p><p rend="text" >Raccontare la Resistenza è un imperativo. La scuola: il luogo preposto a farlo. </p><p rend="text" >I luoghi ‘di cultura’ dovrebbero promuovere con forza e determinazione, considerando i valori antifascisti della nostra Costituzione, lo studio della Resistenza nelle sue molteplici sfaccettature. Sperimentare per trasmettere, confrontarsi per educare, dialogare per condividere: raccontare la Resistenza ha una molteplice valenza, non significa solo promuovere lo studio della storia, ma conoscere le origini della nostra Democrazia, della nostra Costituzione, significa conoscere le nostre radici e avere gli strumenti per guardare in maniera critica al presente, significa saper essere Cittadini e saper individuare e combattere tutte quelle organizzazioni neofasciste penetrate oggi in buona parte del tessuto sociale italiano. </p><p rend="text" >Raccontare la Resistenza a scuola significa solo rispettare i valori antifascisti e democratici della nostra Costituzione. </p><p rend="text" >Raccontare la Resistenza a scuola significa raccontare il fascismo, significa porre l’accento su ciò che il fascismo è stato: discriminazione, violenza, sopraffazione, annientamento. </p><p rend="text" >Raccontare la Resistenza significa educare alla partecipazione, dopotutto «libertà è partecipazione» cantava Gaber.</p><p rend="text" >Raccontare la Resistenza significa dare voce all’antifascismo, significa sottolineare i valori della Democrazia, in cui ci riconosciamo, in antitesi ai disvalori del totalitarismo, della soppressione delle più elementari libertà, dell’antipolitica, di tutto ciò che il fascismo è stato.</p><p rend="text" >I movimenti neofascisti oggi, come allora è stato per il fascismo, si alimentano su una serie di fake e di leggende che sono relative al ventennio fascista e alla figura del duce che, purtroppo, sono ancora radicate «dite il falso, ditelo molte volte e diventerà una verità comune» sosteneva Goebbels, ministro della propaganda nazista. Nell’Italia di oggi ci sono centinaia di migliaia di persone che condividono compulsivamente fake colossali, inesattezze sul fascismo. Notizie false che, probabilmente, nascono spesso da osservazioni individuali inesatte, da testimonianze imprecise e, sicuramente, dalla distorsione della storia o, peggio ancora, da una mancanza di un’adeguata conoscenza storica. L’errore poi si propaga, si amplifica grazie ai moderni mezzi di comunicazione di massa e ad un substrato di cultura (?) favorevole: paure, odi, pulsioni negative, personalismi, impoverimento del linguaggio, incapacità di considerare il punto di vista altrui, perdita della capacità di comunicare. Grandi stati d’animo collettivi hanno il potere di trasformare in leggenda la distorsione della realtà, raccontare la Resistenza significa riposizionare i tasselli di un puzzle nel loro corretto contesto, significa dotare la società di tutti quegli strumenti necessari a destrutturare fake e inesattezze.</p><p rend="text" >Raccontare la Resistenza è responsabilità civile, un dovere per il ruolo che rivestiamo in qualità di docenti, un obbligo istituzionale. </p><p rend="text" >Dopo tutto quello che è stato il fascismo: una guerra disastrosa, milioni di morti, l’infamia delle leggi razziali, la vergogna dell’occupazione coloniale, una politica interna economicamente fallimentare, una politica estera aggressiva e criminale, un’attitudine culturale liberticida, una sanguinosa e lunga guerra civile; è doveroso chiedersi come sia possibile che oggi ci siano organizzazioni che al fascismo si rifanno. </p><p rend="text" >Dobbiamo fare i conti con un passato che, ad oggi, passato non è: crescono i simboli fascisti sui muri delle città, cresce l’antisemitismo, cresce il sentimento razzista che permea tutti i settori della società e il passare del tempo sembra aver edulcorato il ricordo del periodo più oscuro e violento d’Italia. Cresce la violenza nel linguaggio e nei gesti, cresce la violenza verbale e fisica che non si nasconde più.</p><p rend="text" >Dobbiamo fornirci di tutti quegli strumenti per difenderci dal rigurgito nostalgico di chi guarda a quel periodo con nostalgia.</p><p rend="text" >Raccontare la Resistenza significa dotarsi di un antidoto in grado di destrutturare un’opinione pubblica distorta e scorretta. </p><p rend="text" >Umberto Eco (2018, 22) ricordava che: «Mussolini non aveva nessuna filosofia aveva solo una retorica» così, nella società fluida di oggi, in mancanza di strumenti di analisi corretti, il fascismo assume i connotati di una narrativa pubblica, un racconto mitico di felicità perduta. Raccontare la Resistenza significa dotarsi di tutti quegli strumenti in grado di destrutturare una narrazione scorretta, pericolosa, significa riuscire a destrutturare una colossale <hi rend="italic" >fake</hi>.</p><p rend="h2" >2. Cartoline: la memoria e la sua forma visiva</p><p rend="text" >Al centro del processo educativo si trova l’essere umano che, oltre a conoscere, deve saper comprendere gli avvenimenti storici. Affrontare la storia non significa solo studiarne i fenomeni, implica lo sforzo di comprendere l’animo umano e le modalità con le quali esso ha affrontato le diverse situazioni che si prospettavano.</p><p rend="text" >Il nostro vivere in una società complessa rende necessario un approccio ai saperi e alle conoscenze diverso rispetto al passato, non è essenziale soltanto conoscere ma diventa indispensabile possedere conoscenze durature, competenze, strategie in grado di farci comprendere il mondo in cui viviamo sempre più complesso e in costante sviluppo. L’esperienza dell’apprendere rappresenta il fondamento dell’esperienza scolastica, in questa scelta diventa imprescindibile l’integrazione tra le conoscenze personali e i saperi che diventano efficaci e persistenti solo se vengono proposti in modo che, chi apprende, ne sia coinvolto, ne colga l’importanza per costruire un proprio sé. Fondamentale così diventa l’apprendimento che coinvolge, che rende partecipi, che crea interazione, che spinge a prendere posizioni e a costruire un proprio punto di vista.</p><p rend="text" >“Cartoline” è un progetto che ho conosciuto al centro studi “Yad Vashem” di Gerusalemme nel settembre 2019 quando, insieme ad un gruppo di docenti provenienti da tutta Italia, sono stata in Israele in rappresentanza della Regione Toscana. L’idea di lavorare attraverso delle cartoline, immagini che richiamano alla memoria oggetti di uso quotidiano, qui decontestualizzati, mi ha suggerito un nuovo modo di fare didattica laboratoriale. </p><p rend="text" >Questo modo di fare lezione è coinvolgente, inclusivo, partecipativo e permette la continua interazione tra docenti e studenti. È un percorso che:</p><list type="unordered">
				<item>Incuriosisce;</item>
				<item>permette una lezione dinamica;</item>
				<item>stimola la riflessione.</item>
			</list><p rend="text" >Le azioni promosse hanno l’obiettivo di: </p><list type="unordered">
				<item>offrire molteplici chiavi di lettura;</item>
				<item>imparare a contestualizzare;</item>
				<item>offrire un’opportunità di riflessione;</item>
				<item>stimolare il confronto critico con il tema della memoria.</item>
			</list><p rend="h2" >3. Il progetto</p><p rend="text" >Il progetto può essere svolto sia ‘in presenza’ che ‘online’. In classe si chiede agli studenti di disporsi in cerchio al cui interno verranno sparpagliate una serie di ‘cartoline’ rappresentanti immagini diverse, immagini comuni. Si chiede loro di scegliere una cartolina, una sola e pensare a cosa viene loro in mente dall’osservazione di quell’immagine. Se la lezione viene svolta online sarà il docente a proporre di volta in volta agli studenti un’immagine. L’’immagine è decontestualizzata e presenta oggetti con cui, quotidianamente, i ragazzi hanno a che fare come ad esempio un bicchiere di latte o un pezzo di pane. A volte è raffigurata un’azione, ad esempio ‘assistere ad una rappresentazione teatrale’ oppure ‘accarezzare un animale’. Sono immagini di oggetti o azioni comuni, legate al nostro quotidiano. Successivamente alla scelta effettuata si chiede agli studenti di osservare l’immagine e darne una definizione, scrivendo la parola che viene loro in mente. Se la lezione, invece di essere in presenza, viene svolta on line, si potrà utilizzare l’applicazione <hi rend="italic" >Mentimeter</hi> e, associando all’immagine un codice che lo studente dovrà digitare, si potrà indicare la parola scelta.</p><p rend="text" >Solo in un secondo momento il docente rivelerà il significato dell’immagine e la contestualizzerà all’interno del contesto storico che si intende affrontare. Ad esempio il bicchiere di latte rappresenta il totale delle calorie giornaliere, 184, che erano concesse ai prigionieri dei campi di concentramento: 184 cal. al giorno, meno del 7,5% del minimo giornaliero richiesto. Molti dei prigionieri morivano di fame. </p><p rend="text" >L’immagine del teatro, o del militare fascista che accarezza un animale rende consapevoli che molti fascisti erano uomini che amavano l’arte o la musica (uomini appassionati di cultura) o gli animali (da cui emerge una profonda umanizzazione) ma che tutto questo non li ha preservati dal commettere atrocità. Tutto ciò fa riflettere sul fatto che il male non si riconosce da una caratteristica demoniaca di proporzioni gigantesche, il male è in ognuno di noi, e ognuno di noi, nella nostra banalità di cittadini comuni, può incarnarlo. Tutto questo così diventa propedeutico a riflettere sul fatto che le nostre scelte, il libero arbitrio diventano, una responsabilità personale prima, collettiva poi. Contestualizzare quell’immagine, quell’azione, riporta la centralità del ruolo dell’uomo nei grandi processi storici, la sua responsabilità nel processo partecipativo, quanto ‘il male’ sia perpetrato da persone ordinarie, comuni. Quanto ognuno di noi può finire per ‘incarnarlo’. Il fascismo era un sistema politico che si basava su una struttura gerarchica militare: dare/eseguire ordini. L’ordinarietà dell’eseguire ordini deresponsabilizzava chi le eseguiva. Potevi essere un uomo buono che amava gli animali e nello stesso tempo un delatore che denunciava i vicini di casa ebrei (denunciare un ebreo nell’Italia fascista era il dovere di un cittadino) e li mandava a morire nei campi di sterminio. Questo era fare il proprio dovere nella società fascista. Prendere ordini deresponsabilizza e ti fa essere l’ingranaggio di un processo molto più ampio a cui, spesso, ci si vuole adeguare per non intaccare lo <hi rend="italic" >status </hi><hi rend="italic" >quo</hi> delle cose. Si diventa parte del sistema, a volte il sistema stesso, l’elemento che esegue una procedura. Un ingranaggio in mezzo ad altri ingranaggi, la persona che deve eseguire e non pensare. Ecco così che dall’immagine di un soldato fascista che accarezza un gattino si riesce a strutturare un percorso storico che chiama in causa l’uomo, il libero arbitrio, e dimostra come sia fondamentale il senso di responsabilità di ognuno di noi nel prendere parte al processo partecipativo di un paese. Si dimostra inoltre come la Resistenza sia stata l’elemento che ha combattuto quello <hi rend="italic" >status quo</hi> a cui, per comodità, ci si è adeguati; come sia stata l’elemento che ha riportato l’uomo alla sua centralità, anticipando quella condizione che ci chiama in causa, in un sistema democratico, come cittadini e non più sudditi.</p><p rend="h2" >4. Conclusioni: “Cartoline”, le <hi rend="italic" >soft skills</hi> e le competenze chiave dell’apprendimento permanente</p><p rend="text" >“Cartoline” è un progetto che risponde alla necessità di sviluppare conoscenze e competenze per una vita attiva e partecipata. È un progetto coinvolgente con cui gli studenti, stimolati, chiamati in causa interagiscono, si mettono alla prova, riflettono e partecipano alla lezione in qualità di soggetti attivi. A partire dall’osservazione e dalla lettura di un’immagine si riflette, si partecipa, si discute. Attraverso lezioni dinamiche e continue riflessioni sollecitate dalle domande-guida che il docente sottopone alla classe, si realizza un processo di crescita costante e continua che permette di realizzare quelle competenze chiavi per l’apprendimento permanente così come richiesto dalle nuove direttive europee.</p><p rend="text" >Le <hi rend="italic" >soft skill</hi> sono competenze basilari, o abilità fondamentali, che aiutano gli individui ad adattarsi e ad assumere atteggiamenti positivi in modo da riuscire ad affrontare efficacemente le sfide poste dalla vita.</p><p rend="text" >Tra le otto competenze chiave relative all’apprendimento permanente ci sono: </p><list type="unordered">
				<item>la competenza personale, sociale e la capacità di imparare a imparare;</item>
				<item>la competenza in materia di cittadinanza;</item>
				<item>la competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturale.</item>
			</list><p rend="text" >La competenza personale, sociale e la capacità di imparare a imparare consiste nella capacità di riflettere su se stessi, di gestire efficacemente il tempo e le informazioni, di lavorare con gli altri in maniera costruttiva, di mantenersi resilienti e di gestire il proprio apprendimento. Essa si articola in:</p><list type="unordered">
				<item> conoscenze (strategie di apprendimento, lettura, analisi e interpretazione sulle esigenze personali di sviluppo e di formazione);</item>
				<item>abilità (individuare e gestire le situazioni di complessità, riflettere criticamente sulle diverse informazioni, gestire una comunicazione in modo costruttivo, organizzare il proprio apprendimento, comunicare, collaborare, negoziare, accettare e confrontarsi con prospettive differenti, creare fiducia ed essere empatici);</item>
				<item>in atteggiamenti (essere predisposti ad apprendere per tutta la vita, essere attenti alla propria integrità, avere rispetto per le diversità, cogliere i pregiudizi e corredarsi culturalmente per superarli).</item>
			</list><p rend="text" >La competenza in materia di cittadinanza si riferisce alla capacità di agire da cittadini responsabili e di partecipare pienamente alla vita civica e sociale, in base alla comprensione delle strutture e dei concetti sociali, economici, giuridici e politici oltre che dell’evoluzione a livello globale e della sostenibilità. Essa si articola in:</p><list type="unordered">
				<item> conoscenze (concetti e funzioni principali di individui, gruppi, organizzazioni sociali e politiche, fondamentali avvenimenti, relativi alla dimensione regionale, nazionale, europea e internazionale, principali movimenti sociali, sindacali e politici);</item>
				<item>abilità (predisporsi al pensiero critico, saper affrontare e risolvere i problemi, sviluppare gli argomenti, relativi agli interessi sociali, essere attenti al tema della società democratica, impiegare criticamente e in modo costruttivo i mezzi di comunicazione, trasformandoli in utili strumenti per vivificare la democrazia);</item>
				<item>in atteggiamenti (accogliere e fare fronte ai temi della diversità sociale e culturale, della parità e della sostenibilità ambientale, sostenere i valori della pace e della non violenza, essere attenti alla privacy e superare i pregiudizi per diventare tutti cittadini attivi e partecipi).</item>
			</list><p rend="text" >La competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturale implica la comprensione e il rispetto di come le idee e i significati vengono espressi creativamente e comunicati in diverse culture e tramite tutta una serie di arti e altre forme culturali. Essa si articola in:</p><list type="unordered">
				<item>conoscenze (culture ed espressioni culturali, regionali, nazionali, europee e internazionali, patrimonio artistico e culturale, tradizioni, diverse forme di comunicazione, diverse forme artistiche come teatro, musica, architettura e forme ibride);</item>
				<item> abilità (esprimere, analizzare e interpretare idee, emozioni, esperienze delle diverse forme artistiche, riconoscere e realizzare le opportunità di valorizzazione personale, sociale e commerciale con le arti e forme culturali, espresse individualmente o collettivamente);</item>
				<item>atteggiamenti (avere rispetto verso le diverse manifestazioni culturali, attestare apertura e rispettare le diverse espressioni a livello artistico e culturale, avere un orientamento etico e responsabile nei confronti della titolarità culturale e artistica, avere apertura per l’immaginazione e la creatività, essere disponibili a partecipare alle manifestazioni culturali, a livello individuale o collettivo).</item>
			</list><p rend="text" >“Cartoline” permette, attraverso il dinamismo delle lezioni e l’interazione degli studenti, soggetti attivi del percorso formativo, continue riflessioni in un percorso partecipato di vera politica democratica. </p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Eco, Umberto. 2018. <hi rend="italic" >Il fascismo eterno.</hi> Milano: La nave di Teseo.</p>




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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="92446">Eco, Umberto. 2018. Il fascismo eterno. Milano: La Nave di Teseo.</bibl>
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