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        <title type="main" level="a">Il memoriale italiano di Auschwitz come occasione di formazione professionale</title>
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            <forename>Andrea</forename>
            <surname>Burzi</surname>
            <placeName type="affiliation">IPSEOA "Saffi", Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Raccontare la Resistenza a scuola</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-650-6</idno>) by </resp>
          <name>Luca Bravi, Chiara Martinelli, Stefano Oliviero</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.20</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The italian Auschwitz memorial in Florence has been the basis for a didactic project where a fourth class in the vocational institute "Saffi" studies the exhibition  for acting as a guide for visitors. There was a integration between historic and touristic content and competencies. As there was no book able to illustrate the exhibition, Luca Bravi experience was pivotal. The pandemy has interrupted the project at the step where students would have served as guides.</p>
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            <item>Auschwitz's italian memorial</item>
            <item>Shoah</item>
            <item>Didactics of Shoah</item>
            <item>transdisciplinary didactics</item>
            <item>vocational education</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.20<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.20" /></p>


<p rend="h1_chapter" >Il memoriale italiano di Auschwitz come occasione di formazione professionale</p><p rend="h1_author" >Andrea Burzi</p><p rend="text" >L’attività didattica sul memoriale italiano di Auschwitz con una classe quarta dell’istituto professionale alberghiero “Aurelio Saffi” di Firenze oggetto di questo intervento rappresenta in realtà un progetto incompiuto. Infatti, con il lockdown della primavera 2020, non è stato più possibile recarsi nel museo del memoriale e di conseguenza è stato necessario interrompere le attività previste dal progetto che andiamo a presentare. È auspicabile che il progetto possa essere ripreso in futuro, anche se con classi diverse in quanto la classe quarta con la quale abbiamo lavorato è diventata una quinta nell’anno scolastico 2020/21 e ha concluso la scuola con gli esami di Stato.</p><p rend="text" >Lavorare a scuola con e nel memoriale significa affrontare un’opera d’arte con caratteristiche particolari, all’avanguardia per il periodo in cui è stata progettata e realizzata. Non un’opera da osservare dall’esterno (come un quadro) o a cui girare intorno (come una scultura), ma un’installazione. In essa le immagini ed i colori (sulla spirale di tessuto che si snoda per tutto il percorso) si accompagnano alla musica di Luigi Nono e ad effetti di luce e spazio specificatamente pensati. Si tratta di uno spazio percorso da una passerella in legno (che evoca i binari che portavano ad Auschwitz) nel quale si entra e si cammina, sviluppando un’esperienza che mette in gioco diversi linguaggi e mezzi espressivi. Dunque non un’opera d’arte da osservare, ma uno spazio multimediale da percorrere, che nelle intenzioni degli autori vuole creare un’atmosfera da incubo, uno spazio unitario, ossessivo, scandito da zone di luce e di ombra che si alternano equidistanti fra loro, e che rinvia continuamente, attraverso le finestre che lo punteggiano, alla visione altrettanto ossessiva degli altri blocchi del campo di sterminio.</p><p rend="text" >Lo spazio nel quale l’opera è inserita a Firenze riproduce il volume del blocco del campo di sterminio di Auschwitz 1 per il quale è stata pensata. Al primo piano dell’area espositiva EX3 di Firenze è stato infatti costruito, al fine di accogliere il memoriale, un ulteriore edificio che riproduce esattamente l’interno del Blocco 21 di Auschwitz, finanche nelle finestre che corrispondono alle fasce vuote della spirale di tessuto e attraverso le quali, come detto, si vedevano gli altri blocchi del campo, le cui immagini venivano così a intervallare e scandire quelle del memoriale. Quest’ultimo effetto non è ovviamente possibile a Firenze, dove dalle finestre si vedono per ora le pareti interne del più grande edificio EX3. Com’è facilmente comprensibile, il problema di come risolvere la visuale dalle finestre è una delle questioni aperte nel progetto di sistemazione definitiva del museo. Entrandovi e percorrendo il memoriale sperimentiamo quindi i vari codici di comunicazione e la molteplicità di esperienze sensoriali e di stimoli culturali pensati dai progettisti. Gli studenti di oggi sono immersi nella multimedialità e costantemente sollecitati da suoni e immagini in rapida successione. È interessante vedere insieme a loro che negli anni Settanta del Novecento era stata pensata un’installazione che in qualche modo anticipava questa esperienza multimediale oggi abituale e cercare di capire con loro se e in quale misura l’effetto voluto dai progettisti sia efficace ancora oggi. </p><p rend="text" >Un altro aspetto interessante del memoriale, già sottolineato da Luca Bravi, è il fatto che nell’opera viene presentata l’articolazione della persecuzione nazifascista e della lotta contro di essa (la Resistenza, le stragi, la Shoah, la deportazione politica, la liberazione), con una unitarietà di visione non comune, né al tempo della progettazione del memoriale né oggi. Rispetto all’epoca di realizzazione del memoriale, l’interesse si è infatti spostato dalla memoria politica della Resistenza e dal tema dell’internamento politico (aspetti esaltati negli anni Sessanta e Settanta) verso la memoria delle vittime della Shoah e dei campi di sterminio nei quali si è consumata. Il memoriale svolge una sintesi di questi diversi aspetti, consentendone una trattazione unitaria ed evitando la riduzione degli effetti del nazismo alla sola Shoah, che finisce per negarne la storicizzazione risultando quindi scarsamente formativa (Bravi 2014, 25). Inoltre, la complessità storica delle vicende in esame è ben rappresentata, almeno per quanto riguarda l’Italia, dalla mostra di proprietà dell’ANED provvisoriamente installata al piano terra dell’edificio, in attesa della definitiva sistemazione prevista dalla seconda fase del progetto, che costituisce quindi una buona introduzione alla visita.</p><p rend="text" >C’è poi la storia dell’opera d’arte in quanto tale: un’opera ideata e progettata nella seconda metà degli anni Settanta, inaugurata e aperta al pubblico nel 1980 che, ad un certo punto, un paese dell’Est Europa, la Polonia, non vuole più. Il motivo ufficiale di questo rifiuto è il fatto che è cambiato il regolamento del museo di Auschwitz che adesso prevede una netta e chiara separazione fra la parte storico-documentaria-didattica e quella artistica di ogni padiglione (esattamente il contrario del concetto alla base del memoriale), ma credo si possa dire tranquillamente che il motivo sostanziale di tale rifiuto è stato il cambiamento di regime in Polonia, con i governi post sovietici che non accettano di vedere sottolineato il contributo socialista e comunista alla liberazione dal nazifascismo e quindi non accettano di vedere la falce e martello come simbolo eminente nelle manifestazioni antifasciste, simbolo che compare invece nelle immagini del memoriale. Anche questo aspetto, ovviamente riconducibile alla specificità della vicenda dei paesi dell’Europa dell’Est nella seconda metà del Novecento, è meritevole di essere presentato agli studenti e di diventare oggetto di riflessione e approfondimento. Credo infatti importante affrontare la complessità delle vicende storiche e politiche novecentesche, che tanto differenziano l’Europa occidentale dai paesi del blocco ex sovietico, vicende lontane dagli studenti di oggi e che troppo spesso vengono presentate nei manuali scolastici (specialmente quelli più sintetici per gli istituti tecnici e professionali) in maniera indistinta sotto l’etichetta di ‘totalitarismi del Novecento’, etichetta talmente generica da rivelarsi controproducente per un approccio minimamente critico a questioni indubbiamente complesse.</p><p rend="text" >Alla luce di queste considerazioni e delle esperienze svolte con gli studenti, penso di poter affermare che la definizione del memoriale come «un percorso freddo e così vecchio da essere incomprensibile» espressa da Giovanni De Luna in un articolo su <hi rend="italic" >La Stampa</hi> del gennaio 2008 (De Luna 2008), quando si discuteva di cosa fare del memoriale che il museo di Auschwitz non voleva più e minacciava di smantellare, sia francamente ingenerosa o quantomeno affrettata. </p><p rend="text" >Abbiamo invece trovato significativa la definizione del memoriale espressa nei documenti dell’ANED (che dell’opera è committente e proprietaria) come di «un luogo di raccoglimento e di ricordo», approccio sicuramente suggestivo, che però richiede un’interpretazione ed un approfondimento tramite gli strumenti della storia. Camminare dentro il memoriale, come camminare all’interno dei fili spinati di Auschwitz, può rappresentare un solido strumento di formazione, ma soltanto se gestito all’interno di un consapevole percorso di «pedagogia della memoria» (Bravi 2014, 26) e quindi di approfondimento storico. Ogni memoria ha bisogno di una mediazione e di un’interpretazione storica per essere contestualizzata e per diventare efficace da un punto di vista formativo e significativa dal punto di vista civile. Senza entrare qui nel tema del complesso rapporto fra storia e memoria, oggetto anche di un ampio e interessante dibattito suscitato da recenti pubblicazioni, penso sia chiaro che un oggetto come il memoriale ha bisogno di essere interpretato e letto alla luce di categorie storiche per essere compreso e vissuto in maniera significativa dai giovani di oggi. È vero quello che diceva Luca Bravi in uno degli interventi che mi hanno preceduto: immagini, ad esempio il volto di Gramsci, che per le generazioni oggi adulte erano immediatamente riconoscibili e quindi riconducibili ad un contesto specifico, non è detto dicano qualcosa ai giovani di oggi (anche se devo dire che, quando Luca ci ha guidati nella visita, diversi studenti hanno riconosciuto almeno alcune immagini). Come ha bisogno di essere interpretato il tema dei colori, costituito dalle grandi macchie di colore che ricoprono la tela e dalla loro successione: la lotta fra il rosso e il nero che corrisponde alla lotta fra antifascismo e fascismo, il giallo che richiama la persecuzione degli ebrei, fino al trionfo finale del bianco e della luce che segna la liberazione. Si tratta di un aspetto suggestivo e di forte impatto del memoriale che potrebbe apparire scontato ma che, visitandolo con i giovani di oggi, ha bisogno quantomeno di essere segnalato. </p><p rend="text" >Grazie all’opportunità costituita dal fatto di avere a Firenze il memoriale, nella mia scuola, che si trova a poche centinaia di metri anche se dall’altra parte dell’Arno, abbiamo pensato di utilizzarlo come occasione formativa, anche perché fra i vari indirizzi della scuola c’è quello di Accoglienza Turistica i cui studenti, per quanto indirizzati specificatamente alla carriera d’albergo, con il diploma ottengono anche la qualifica di accompagnatori turistici.</p><p rend="text" >Vado quindi ad illustrare quello che abbiamo fatto e che avremmo voluto completare se non ci fosse stata la pandemia. Insieme alla mia collega Sara Contedini, docente di Laboratorio di Accoglienza Turistica, ci siamo posti la domanda di come lavorare con gli studenti su questa installazione a partire dal fatto specifico di trovarci in una scuola professionale alberghiera. Si è trattato quindi di un lavoro realmente interdisciplinare che doveva fare i conti con studenti che (quando va bene) arrivano nella nostra scuola sulla base di uno specifico interesse professionale verso la cucina, la sala o il turismo e (quando va male) vi arrivano sulla base della scellerata ma ancora persistente abitudine delle scuole medie di indirizzare ai professionali i ragazzi che hanno ‘meno voglia di studiare’. Talvolta si tratta anche di studenti che hanno alle spalle ambienti sociali e familiari non ricchissimi di stimoli. Senza voler generalizzare e con le dovute eccezioni, possiamo dire che il progetto è stato rivolto quindi a studenti per i quali l’interesse per la storia ha bisogno di essere motivato, mostrando loro l’importanza e la bellezza della disciplina, e non è un prerequisito esistente al momento dell’inizio degli studi superiori. Per di più in un ordine di scuole nelle quali le recenti riforme (se così si possono definire) hanno ulteriormente contribuito a svilire l’importanza della storia. Basti dire che al biennio le ore di storia sono state portate da due ad una, il che, mi sento di dirlo apertamente, è una cosa vergognosa. Pertanto recuperare questi spazi di lavoro interdisciplinare anche in chiave di recupero del ruolo della storia è una cosa importante. Tanto più in un momento in cui la storia ed il suo aspetto formativo sono oggettivamente in crisi e necessitano di una rivitalizzazione in tutti gli ordini di scuola. In particolare la storia del Novecento, che è quella più direttamente significativa per interpretare il mondo di oggi, si trova a fare i conti con la scomparsa dei testimoni e con l’affievolirsi delle memorie familiari. Se non vogliamo ridurre la storia ad un manuale da memorizzare e ripetere, ma proporla come uno strumento fondamentale per comprendere genesi e cause della realtà presente, possiamo contare fra l’altro sulle vicende delle persone che quella storia hanno vissuto (anche se si tratta di vicende ormai disponibili sotto forma di documenti e sempre più raramente mediante testimonianze dirette) e sui luoghi dove le vicende si sono svolte e che in qualche modo ne conservano le testimonianze. Ecco allora che il memoriale diventa un luogo molto significativo e suscettibile di letture su più livelli: l’installazione progettata negli anni Settanta e la memoria nel nazifascismo da essa trasmessa, la sua presenza nel luogo per il quale è stata progettata cioè il campo di sterminio di Auschwitz, la sua rimozione dovuta ad un rifiuto degli attuali gestori di quel luogo, il senso della sua presenza a Firenze oggi. Sullo sfondo, la memoria e la storia delle tragedie del nazifascismo, ma anche dell’onda vasta e variegata di ribellione ad esso, la Resistenza, culminata nella Liberazione. </p><p rend="text" >Arrivando alla operatività del progetto, abbiamo prima di tutto deciso di visitare il memoriale con gli studenti per capire bene che cosa rappresenta e quali sono i presupposti della sua realizzazione. Naturalmente il prerequisito è stato un approfondimento in classe sulla storia del fascismo, del nazismo, della Seconda guerra mondiale, della Shoah e della Resistenza. Lavorando con una quarta, abbiamo dovuto anticipare temi che il curricolo prevede di trattare in quinta. Colgo l’occasione per sottolineare che a mio parere è necessario uscire dal vincolo dell’organizzazione dello studio della storia per cui non si arriverebbe a trattare il Novecento fino alla terza media e alla quinta superiore: ci sono temi legati alla storia contemporanea che, per il loro rilievo civile e politico (nel senso alto del termine), devono essere affrontati in tutto il corso di studi, uscendo dalla gabbia del ‘programma’ ordinato in maniera rigidamente diacronica e guardando ai fenomeni di lungo periodo che culminano nella contemporaneità. Abbiamo quindi fatto una visita accurata e approfondita, grazie alla collaborazione preziosa di Luca Bravi che ci ha fatto da guida. La visita è stata filmata integralmente in modo che poi in classe potessimo riprendere e approfondire eventuali aspetti e punti del memoriale che avessero bisogno di essere chiariti ed elaborati in maniera più specifica. Questo con l’obiettivo che gli studenti stessi, stante la loro vocazione professionale turistica, diventassero poi guide del memoriale per gli altri studenti della scuola e, se possibile, anche di altre scuole fiorentine. Qui il progetto si è interrotto nella sua operatività sul campo perché eravamo a marzo 2020, è arrivato il lockdown, le lezioni si sono trasferite a distanza e non era più possibile accedere al memoriale. Avevamo anche pensato di produrre una visita virtuale, ma non avendo sufficiente materiale a disposizione e lavorando in DAD ciò sarebbe stato davvero di difficile attuazione. Basti pensare infatti che ad oggi non esiste una guida sistematica del memoriale, né a stampa né in formato digitale, e che il materiale iconografico disponibile in rete è reperibile in maniera dispersa e casuale. Non era quindi pensabile, con il materiale e con i mezzi nella nostra disponibilità, di far lavorare gli studenti ad una visita virtuale ragionevolmente completa e sistematica e quindi adeguata al nostro obiettivo. </p><p rend="text" >Devo dire che il progetto, nonostante sia rimasto in sospeso e non abbia potuto affrontare le fasi più operative che avevamo previsto, ha riscosso molto interesse e molta partecipazione da parte degli studenti, dimostrando che quando questi temi vengono presentati in maniera significativa, attiva ed interdisciplinare, la disponibilità a lavorarci da parte degli studenti di un professionale c’è. </p><p rend="text" >Voglio anche sottolineare che questa è stata una fattiva occasione di collaborazione fra scuola e università. Il contributo del prof. Luca Bravi è stato determinante nell’ideazione del progetto, nella sua attuazione ed anche nei rapporti con gli enti locali, consentendoci così un accesso al memoriale al di là della sua normale fruibilità per scuole e cittadinanza. </p><p rend="text" >Il museo del memoriale fa parte dei musei civici del Comune di Firenze, proprietario dell’edificio in cui si trova, che lo gestisce tramite la stessa associazione a cui è affidata la gestione degli altri musei civici fiorentini e questo comporta qualche difficoltà, stante la specificità del memoriale stesso. Spiace inoltre, e questo è apparso incongruo anche agli studenti, che il memoriale, a prescindere dalle obiettive difficoltà dovute alla pandemia, abbia scarsissima visibilità nel panorama culturale e museale fiorentino. L’impegno della Regione Toscana nello smontaggio, trasporto, restauro e ricollocazione del memoriale è stato davvero notevole nonché risolutivo di una vicenda che aveva rischiato seriamente di vedere l’opera distrutta da parte della attuale gestione del museo di Auschwitz, anche a fronte dell’inerzia del governo italiano. Come è stato notevole l’impegno del Comune di Firenze nell’ospitare il memoriale in un edificio di sua proprietà, il centro EX3 appositamente ristrutturato, pensato originariamente come spazio multifunzionale nell’ambito della trasformazione urbanistica di un’area industriale dismessa nella immediata periferia di Firenze e rimasto poi sottoutilizzato. Però il museo del memoriale è di fatto sconosciuto ai più, privo del benché minimo segno di riconoscimento (non esiste nemmeno una targa o un pannello esterno che indichi cosa si trova nell’edificio) e non adeguatamente valorizzato nei siti web dei musei fiorentini. Questa situazione di trascuratezza non ci sembra giustificata dal fatto che la sistemazione definitiva del complesso è rimandata ad un successivo progetto di completamento che si spera vedrà adeguatamente sistemato anche il piano terra dell’edificio dove è adesso ospitata temporaneamente una mostra su fascismo, antifascismo e Costituzione di proprietà dell’ANED che, per quanto non pensata specificatamente allo scopo, costituisce, come già detto, una degna introduzione alla visita del memoriale anche per un pubblico generalista. La sua valorizzazione, coinvolgendo anche le scuole e a maggior ragione quelle di indirizzo turistico, potrebbe contribuire a far inserire l’edificio del memoriale fra i musei fiorentini ‘minori’, che resterebbe certamente fuori dai circuiti del turismo di massa, ma potrebbe interessare turisti e visitatori culturalmente accorti e non ‘mordi e fuggi’.</p><p rend="text" >Contiamo di proseguire il progetto in futuro mentre, come prodotto intermedio assolutamente provvisorio, gli studenti hanno preparato un filmato che documenta la visita in maniera volutamente frammentaria, proprio al fine di mostrare il carattere incompiuto del progetto. Il video è disponibile in rete su YouTube all’indirizzo riportato in bibliografia. Nel filmato c’è anche un aggancio finale al tema delle pietre d’inciampo, specificatamente a quelle fiorentine, tema che esula da questa relazione ma che vorrebbe essere terreno di ulteriore lavoro con gli studenti, sempre con riferimento ad una analoga impostazione interdisciplinare fra storia, conoscenza del territorio e formazione professionale turistica.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti - ANED. s.d. “Memoriale in onore degli italiani assassinati nei campi nazisti.” <hi >D</hi>é<hi >pliant. &lt;</hi><ref target="https://cultura.comune.fi.it/system/files/2019-05/memoriale_depliant-2.pdf"><hi >https://cultura.comune.fi.it/system/files/2019-05/memoriale_depliant-2.pdf</hi></ref><hi >&gt; (2021-06-30).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Bravi, Luca. 2014. “Turismo di massa e luoghi di sterminio. Treni della Memoria: un’esperienza formativa?” <hi rend="italic" >Ricerche di Pedagogia</hi><hi rend="italic" > e Didattica - Journal of Theories and Research in Education</hi><hi > 9, 2: 23-38.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Burzi, Andrea. 2021. “Il memoriale italiano di Auschwitz.” <hi >YouTube video. &lt;</hi><ref target="https://youtu.be/aSHuChZbdkk"><hi >https://youtu.be/aSHuChZbdkk</hi></ref><hi >&gt;. </hi>20 giugno 2021 (2021-06-29). </p><p rend="bib_indx_bib" >Ciatti, Marco, Gisella Capponi, Renata Pintus e Oriana Sartiani, a cura di. 2021. <hi rend="italic" >Per non dimenticare. Il Memoriale italiano di Auschwitz. Conservazione, restauro e riallestimento</hi>. Firenze: EDIFIR. </p><p rend="bib_indx_bib" >De Luna, Giovanni. 2008. “Se questo è un memoriale.” <hi rend="italic" >La Stampa,</hi> 21 gennaio 2008.</p><p rend="bib_indx_bib" >Ingarao, Giulia, a cura di. 2010.<hi rend="italic" > Il memoriale italiano di Auschwitz. L’astrattismo politico di Pupino Samonà</hi>. Palermo: Edizioni d’arte Kalós.</p>


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          <bibl n="92447">Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti - ANED. s.d. Memoriale in onore degli italiani assassinati nei campi nazisti, &amp;lt;https://cultura.comune.fi.it/system/files/2019-05/memoriale_depliant-2.pdf&amp;gt; [2021-06-30].</bibl>
          <bibl n="92448">Bravi, Luca. 2014. “Turismo di massa e luoghi di sterminio. Treni della Memoria: un’esperienza formativa?”, Ricerche di Pedagogia e Didattica - Journal of Theories and Research in Education 9, 2: 23-38.</bibl>
          <bibl n="92449">Burzi, Andrea. 2021. “Il memoriale italiano di Auschwitz.” YouTube video. &amp;#160;&amp;lt;https://youtu.be/aSHuChZbdkk&amp;gt;. 20 giugno 2021 [2021-06-29].</bibl>
          <bibl n="92450">Ciatti, Marco, et al., a cura di. 2021. Per non dimenticare. Il Memoriale italiano di Auschwitz. Conservazione, restauro e riallestimento. Firenze: EDIFIR.</bibl>
          <bibl n="92451">De Luna, Giovanni. 2008. “Se questo &amp;#232; un memoriale.” La Stampa, 21 gennaio 2008.</bibl>
          <bibl n="92452">Ingarao, Giulia, a cura di. 2010. Il memoriale italiano di Auschwitz. L&amp;#39;astrattismo politico di Pupino Samon&amp;#224;. Palermo: Edizioni d&amp;#39;arte Kal&amp;#243;s.</bibl>
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