<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Dalla storia all’inclusione. Il racconto della comunità cinese di Prato</title>
        <author>
          <persName n="1">
            <forename>Davide</forename>
            <surname>Finizio</surname>
            <placeName type="affiliation">Buddhist temple in Prato, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Raccontare la Resistenza a scuola</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-650-6</idno>) by </resp>
          <name>Luca Bravi, Chiara Martinelli, Stefano Oliviero</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.26</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The contribution describes the connections between attempt in building the history of the chinese community in Prato and the inclusion process activated thanks to the Memory Train in the project of the Tuscany region. As the student Luisa Xu joined the training trip towards the statal Museum in Auschwitz, it has been carried on a project of opening and narration of Chinese people in Italian history. Young generations in the chinese community in Prato have used them as a tool for knowledge and communitarian transformation. From this point of view, processes linked to the Resistance movement have to read in the present as they are addressed to mutual knowledge and to peace.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Chinese deportation</item>
            <item>Italian concentration camps</item>
            <item>inclusion</item>
            <item>citizenship</item>
            <item>education</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.26<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-650-6.26" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter" >Dalla storia all’inclusione. Il racconto della comunità cinese di Prato</p><p rend="h1_author" >Davide Finizio</p><p rend="h2" >1. Con gli occhi di Luisa </p><p rend="text" >In questo breve contributo, cercherò di descrivere l’importanza che l’incontro con la storia ha avuto per la comunità di origine cinese che vive a Prato e che ha come riferimento il tempio buddista della citta, di cui sono attualmente il segretario. Un ruolo centrale in questa vicenda l’ha avuto una studentessa che ha partecipato nel 2017 ad al viaggio con il Treno della Memoria della Toscana, diretta verso Auschwitz Birkenau per vedere, dopo aver studiato e approfondito, i luoghi di quanto descritto sui libri. La storia e il significato di quel binario che terminava dentro a Birkenau ingoiando i destini di milioni di persone Luisa Xu, studentessa diciottenne cinese della comunità di Prato che frequentava l’istituto Dagomari di Prato, li aveva studiati molto bene prima di partire. Ha letto i libri, gli articoli, i saggi suggeriti dai suoi insegnanti. E alla fine, spinta dalla passione, è partita per Auschwitz sul Treno della Memoria della Regione Toscana insieme ad altri 550 studenti. Il viaggio è stato costruito insieme al Tempio Buddista di Prato e Luisa è stata gli occhi di un’intera comunità. Luisa è salita sul treno per sé, per crescere attraverso ciò che ha studiato, ma anche per tutta la comunità che rappresenta, con il mandato di restituire nel Tempio Buddista i frutti della sua esperienza. «Non la deluderò» mi ha detto Luisa alla partenza e da quel saluto è iniziato un viaggio molto più lungo e duraturo che ha riguardato tutti noi. È stato grazie all’incontro quasi casuale tra me e due insegnanti del Dagomari, che è nata l’idea di offrire a una studentessa che tanto lo desiderava l’opportunità del viaggio in Polonia. E così il consiglio direttivo del Tempio di Prato, dopo una riunione, ha deciso in nome della fratellanza, dell’integrazione e della pace fra gli esseri umani, valori portanti del buddismo che Luisa sarebbe salita su quel treno, per fare il viaggio della memoria e riconsegnare alla sua comunità la memoria viva di ciò che avrebbe vissuto. Al suo ritorno, la studentessa ha narrato insieme alla sua classe il viaggio e le tante tematiche affrontate ed incontrate; il viaggio della comunità è proseguito, perché ne è nata la motivazione per indagare le connessioni tra la storia italiana e quella della comunità cinese qui residente da almeno un secolo. </p><p rend="h2" >2. La memoria della deportazione cinese nei campi di concentramento fascisti</p><p rend="text" >È stato per questo motivo che si è iniziato ad indagare le storie di quei cinesi che erano giunti in Italia tanto tempo fa, quasi tutti per commerciare i prodotti dell’oriente. Anche la comunità cinese in Italia ha in fondo la sua storia di deportazione. Ne fu vittima durante la Seconda guerra mondiale. La comunità era perlopiù insediata a Milano, erano soprattutto commercianti di sete e perle, ma rappresentavano una minoranza etnica e una minoranza nemica dell’asse Roma-Berlino-Tokyo. Per questo, durante il fascismo, circa trecento di loro furono deportati nei campi d’internamento del fascismo italiano nella provincia di Teramo, poi a Trieste e alcuni in Germania. Molti non fecero più ritorno. Alcuni si salvarono. Tra questi, il nonno di un giovane cinese, Ciaj Rocchi che insieme a Matteo Demonte, nel 2015, nella graphic novel <hi rend="italic" >Primavere e autunni</hi> ha avuto la voglia e l’idea di raccontare la storia di questa fetta del suo popolo, i primi cinesi approdati in Italia prima degli anni Trenta del Novecento e le loro vicende. E di restituire ai più una pagina di storia ancora poco conosciuta. La comunità riunita intorno al tempio di Prato ha conosciuto questo pezzo di storia attraverso un fumetto, un genere molto in voga tra le giovani generazioni di origine cinese; sono stati in effetti loro, ragazze e ragazzi, ad occuparsi, dopo l’esperienza di Luisa in Polonia, di narrare in differenti serate questo estratto di storia cinese ed italiana al tempo stesso. </p><p rend="h2" >3. Un Giorno della Memoria diverso dagli altri</p><p rend="text" >I semi fatti germogliare nella comunità del tempio dal viaggio sul Treno della Memoria hanno portato dei frutti duratura, primo tra i quali il rapporto che si è stretto con la Fondazione Museo della Deportazione di Prato, conosciuta proprio perché organizza con la Regione Toscana l’esperienza del viaggio-studio ad Auschwitz per gli studenti delle scuole superiori. </p><p rend="text" >Il Giorno della Memoria, il 27 gennaio, istituito in Italia da una legge del Duemila, non era molto conosciuto nella comunità d’origine cinese, forse soltanto i ragazzi e le ragazze più giovani, studenti e studentesse delle scuole pratesi, avevano avuto esperienza di qualche attività costruita con senso formativo intorno a questi temi della memorialistica; anche per i giovani studenti di origine cinese non è però sempre facile fare propri certi temi, se nelle famiglie di provenienza non c’è consapevolezza e conoscenza intorno a questi argomenti. Il Tempio ha così iniziato a collaborare in rete con Museo della Deportazione e scuola superiore Dagomari per dedicare un’iniziativa legata al periodo del Giorno della Memoria alla storia di deportazione dei cinesi in Italia. È stato in quest’occasione che il museo, insieme al tempio buddista e alla scuola Dagomari ha potuto invitare lo studioso Daniele Brigadoi Cologna, un accademico italiano che ha dedicato i suoi studi e le sue pubblicazioni proprio alla storia della deportazione cinese nei campi fascisti italiani. Nelle sue frequenti relazioni pubbliche, Daniele Cologna ha ricordato spesso il lavoro pioneristico svolto da Philip W. L. Kwok a metà degli anni Ottanta (1984): </p><p rend="quotation_b" >Tossicia e Isola del Gran Sasso in Abruzzo, Ferramonti di Tarsia in Calabria sono stati i campi fascisti in cui sono stati deportati anche i cinesi, nemici dell’Italia, perché nemici del Giappone. L’elenco nominativo degli internati cinesi trasferiti da Tossicia a Isola del Gran Sasso il 16 maggio 1942 che egli scoprì nell’archivio storico del Comune di Tossicia sarebbe rimasto a lungo l’unica fonte nota dell’identità delle persone cinesi internate nei campi di concentramento fascisti. Il mio personale lavoro di ricerca sulle origini dell’immigrazione cinese dalla regione cinese del Zhejiang all’Italia è nato proprio da questo elenco, ripercorrendo lo stesso cammino che condusse Philip Kwok a raccontare per la prima volta la realtà degli internati cinesi di Tossicia, Isola del Gran Sasso e Ferramonti. A trent’anni di distanza, grazie alla possibilità di intrattenere con la Repubblica Popolare Cinese rapporti più stretti e cordiali di quanto non fosse possibile allora, e dopo anni di estese ricerche d’archivio in Italia e in Cina, mi è stato possibile completare il lavoro pionieristico dell’autore di questo libro, giungendo a identificare più precisamente la maggior parte degli internati, individuandone i villaggi di partenza e a ricostruirne meticolosamente i percorsi attraverso il complesso di strutture di confino e di detenzione del regime fascista (Brigadoi Cologna 2020, 35).</p><p rend="text" >La storia è diventata compagna di viaggio della comunità pratese di origine cinese che vive intorno al tempio buddista e con la scoperta di una storia collettiva italo-cinese è nato e si è rinforzato il percorso di costruzione collettiva che non è stato più fatto soltanto di vicende narrate sui libri, ma si è arricchito, con tutte le sue sfaccettature, delle storie dei singoli e di una memoria personale, familiare, comunitaria. </p><p rend="text" >Il percorso è continuato con la traduzione in cinese del catalogo del percorso museale del Museo della Deportazione di Prato, fondazione cittadina frequentemente visitata dalle classi delle scuole locali di ogni ordine e grado. Nel 2017, il catalogo è stato poi presentato al Salone del Libro di Torino attraverso una lettura bilingue in italiano e in cinese, svolta in collaborazione con la scuola frequentato da Luisa Xu. </p><p rend="h2" >4. I semi, se annaffiati, danno frutti </p><p rend="text" >C’è un ultimo aspetto che vorrei considerare: che cosa ha smosso questo processo di storicizzazione della comunità di origine cinese a Prato? Se dovessi rispondere direi una diversa consapevolezza della propria appartenenza a questa città e a questa nazione. Inaspettatamente, il discorso sulla memoria del Novecento ha poi toccato nuove corde nelle famiglie di questi studenti ed ho cominciato a sentir affrontare il tema di vicende storiche che riguardano la Cina e che sono tuttora un rimosso collettivo nella memoria popolare cinese. Sta affiorando pian piano il ricordo dei fatti di Piazza Tienanmen: nel 1989, luogo delle proteste popolari di massa avvenute proprio a Pechino contro il governo da parte di studenti e operai. In Cina è un tema rimosso, perché sono ancora puniti con la reclusione coloro che tentano di fare memoria pubblica di quei fatti avvenuti tra giugno ed aprile e repressi nel sangue da parte dell’esercito cinese. Vedere affiorare questo racconto così presente, ma così taciuto tra i cinesi significa che il percorso iniziato da Luisa Xu sul Treno della Memoria ha saputo far germogliare frutti utili e maturi, perché non ha guardato soltanto alla storia per celebrarla, ma è diventato strumento di cittadinanza e di riflessione civica collettiva. Forse sarà un caso, ma l’immagine di quelle proteste del 1989 a Pechino, è da sempre la foto dello studente che si para senza nessuna protezione o arma, di fronte ad un carro armato dell’esercito. Quell’immagine è ricordata come ‘il rivoltoso sconosciuto’ e questo penso abbia molto a che fare con il tema della Resistenza da rendere attuale che stiamo affrontando in questo nostro seminario.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Brigadoi Cologna, Daniele. 2020. <hi rend="italic" >Aspettando la fine</hi><hi rend="italic" > della guerra. Lettere dei prigionieri cinesi nei campi di concentramento</hi><hi rend="italic" > fascisti</hi>. Roma: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib" >Kwok, Philip W. L. 1984. <hi rend="italic" >I cinesi</hi><hi rend="italic" > in Italia durante il fascismo</hi>. Napoli: Phoenix Publishing.</p><p rend="bib_indx_bib" >Rocchi, Ciaj e Matteo Demonte. 2015. <hi rend="italic" >Primavere e autunni</hi>. Milano: Becco Giallo.</p>
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="92506">Brigadoi Cologna, Daniele. 2020. Aspettando la fine della guerra. Lettere dei prigionieri cinesi nei campi di concentramento fascisti. Roma: Carocci</bibl>
          <bibl n="92507">Kwok Philip W. L. 1984. I cinesi in Italia durante il fascismo. Napoli: Phoenix Publishing.</bibl>
          <bibl n="92508">Rocchi, Ciaj e Matteo Demonte. 2015. Primavere e autunni. Milano: Becco Giallo.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>