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        <title type="main" level="a">Ricerche sullo Zibaldone Magliabechiano: il De doctoribus seu inventoribus tra Paolino Veneto e Boccaccio</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-8050-6500" type="ORCID">
            <forename>Damiano</forename>
            <surname>Mariotti</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Chieti-Pescara G. D'Annunzio, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio/Boccaccio e dintorni 2021</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-668-1</idno>) by </resp>
          <name>Monica Berté</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.01</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>In the De doctoribus seu inventoribus inserted in the Zibaldone Magliabechiano, Boccaccio reports names and short biographies of several distinguished men and women that he read in Paolino Veneto’s Chronologia Magna. By comparing this list with its original source, the article means to reconstruct the modus operandi of the Certaldese during the study for the production of his erudite works of the late age, highlighting the importance of such a tool for understanding the intellectual baggage of its author and his methods of reworking the material.</p>
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            <item>Giovanni Boccaccio</item>
            <item>authorial philology</item>
            <item>Zibaldone Magliabechiano</item>
            <item>Paolino Veneto</item>
            <item>Chronologia Magna.</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.01<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.01" /></p>
 
 
 <p rend="h1_chapter" >Ricerche sullo Zibaldone Magliabechiano: <lb/>il <hi rend="italic">De doctoribus seu inventoribus</hi> <lb/>tra Paolino Veneto e Boccaccio</p><p rend="h1_author" >Damiano Mariotti</p><p rend="text" >Il manoscritto Banco Rari 50 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, meglio conosciuto come Zibaldone Magliabechiano o Cartaceo di Boccaccio, venne scoperto e valorizzato da Sebastiano Ciampi nel 1827, il quale ne riconobbe sin da subito l’autografia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="03.html#footnote-013">1</ref></hi></hi>. Il codice palesa un’evidente vocazione storica, raccogliendo al suo interno materiali molto eterogenei tra loro ma che è possibile riordinare entro quattro grandi nuclei<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="03.html#footnote-012">2</ref></hi></hi>: il primo, dedicato alle narrazioni storiche, include una storia degli imperatori da Giulio Cesare a Luigi IX, fondata sulle <hi rend="italic">Historie</hi> di Riccobaldo da Ferrara, le <hi rend="italic">Historiae adversus paganos </hi>di Paolo Orosio, un compendio dei <hi rend="italic">Mirabilia urbis Romae </hi>e il resto del <hi rend="italic">Chronicon imperatorum </hi>di Martino Polono e infine alcuni estratti da enciclopedie inglesi; il secondo, certamente il più caotico, propone la trascrizione di un discorso di Zanobi da Strada, le epistole VIII e IX di Boccaccio, la <hi rend="italic">Familiare</hi> XVIII 15 di Petrarca, il compendio mitologico di Franceschino degli Albizzi e Forese Donati; il terzo, fatta eccezione per un resoconto sulla scoperta delle Canarie, si dedica interamente ai classici latini con il <hi rend="italic">De coniuratione Catilinae </hi>di Sallustio<hi rend="italic">, </hi>presente per i primi ventisette capitoli<hi rend="italic">, </hi>estratti dalla <hi rend="italic">Naturalis historia </hi>di Plinio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="03.html#footnote-011">3</ref></hi></hi> e una raccolta di sentenze ricavate dalle <hi rend="italic">Epistulae ad Lucilium</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="03.html#footnote-010">4</ref></hi></hi>; la quarta parte è strettamente dipendente dall’enciclopedia moderna di Paolino veneto, seguita da un compendio del <hi rend="italic">Flos historiarum terre Orientis </hi>di Aitone armeno e si<hi rend="italic"> </hi>conclude con elenchi di uomini famosi ricavati da Orazio, Persio e Fulgenzio mitografo. Protagonista indiscusso di questo nucleo, infatti, che occupa la maggior parte dello Zibaldone, è una serie di capitoli monografici ricavati dalla lettura della <hi rend="italic">Chronologia Magna </hi>di Paolino Veneto. Tra essi, ai fogli dal 183r al 190v, vi è un <hi rend="italic">De doctoribus seu inventoribus, philosophis, poetis tam gentilibus, iudeis, christianis quam quibuscumque aliis</hi>, ossia un elenco di uomini di cultura illustri di origine biblica, mitica, cristiana o pagana,<hi rend="italic"> </hi>da Seth ai contemporanei del certaldese, ciascuno dei quali accompagnato da alcune informazioni essenziali. Il mio intervento si occuperà appunto di questa rassegna di <hi rend="italic">viri illustres</hi>, tentando di ricostruire il <hi rend="italic">modus operandi</hi> del Boccaccio sul testo di Paolino, le finalità per le quali è stata concepita e l’importanza che riveste nel definire l’erudizione del certaldese<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="03.html#footnote-009">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Conosciuta anche con il titolo di <hi rend="italic">Compendium</hi>, la <hi rend="italic">Chronologia Magna</hi> partecipa con l’<hi rend="italic">Epithoma </hi>e la <hi rend="italic">Satirica ystoria</hi> al grande progetto enciclopedico che ha impegnato il Veneto nell’ultima parte della sua vita<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="03.html#footnote-008">6</ref></hi></hi>. Questi, entrato nell’ordine francescano sin dalla giovane età, riuscì a meritarsi le grazie di Giovanni XXII e a diventare, oltre che vescovo di Pozzuoli nel 1324, consigliere di re Roberto. La sua spiccata passione per la storia e i libri non fu sufficiente a vedersi riconosciuto il titolo di storico capace da parte di un lettore arguto come Boccaccio, che non gli risparmia aspri rimproveri. Tra i fogli dello stesso zibaldone che ospita la sua opera, infatti, quest’ultimo non esita a ribadire più volte il disappunto nei suoi confronti, lamentando soprattutto la difficoltà di fruizione del testo, oltre che l’inesattezza di certe informazioni riportate<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="03.html#footnote-007">7</ref></hi></hi>. E poi ancora, sull’ultimo foglio del Parigino latino 4939 della Bibliothèque Nationale de France, in cui Boccaccio lesse l’opera di Paolino e di cui parleremo ampiamente in seguito, si trova un’importante postilla scoperta dal Billanovich<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="03.html#footnote-006">8</ref></hi></hi> che, sulla base di osservazioni paleografiche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="03.html#footnote-005">9</ref></hi></hi>, colloca cronologicamente la lettura da parte del Certaldese attorno agli anni Cinquanta del XIV secolo e ne analizza i possibili intenti che l’hanno guidata. In essa si legge l’ennesimo biasimo contro il vescovo per la sua ruffianeria («Iste venetus adulator») nei confronti di Giovanni XXII, accusato di tirannia, di assassinio, di partigianeria e di altre ‘gesta diaboliche’ e apostrofato biblicamente come <hi rend="italic">vir sanguinis</hi>: e questo per ottenere il cappello cardinalizio («expectabat quidem bergolus iste pilleum rubeum»)! Verrebbe dunque da chiedersi perché mai lo ZM conceda così largo spazio al minorita, al quale, come si è detto prima, il Boccaccio nega il titolo di <hi rend="italic">historicus</hi> preferendogli il meno impegnativo epiteto di «historiarum investigator permaximus» (<hi rend="italic">Geneal</hi>. XIV 8, 3). Ebbene, al netto di tutte le critiche che è possibile riferire alle sue opere, è altresì evidente che la cultura del Veneto spazia tra argomenti disparati, includendo aspetti e volti della storia che di norma sono passati sotto silenzio dagli altri enciclopedisti: la sua è dunque un’opera che, pur essendo difettosa, rimane una fonte imprescindibile per chi, come Boccaccio, intende allestire lavori ambiziosi come il <hi rend="italic">De casibus </hi>e il <hi rend="italic">De mulieribus. </hi>È quanto il certaldese scrive in un breve medaglione dedicato al vescovo di Pozzuoli in ZM, c. 129<hi rend="italic">v</hi>: «ex cuius opere si quid me summere contingat alibi non repertum, Venetum allegabo»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="03.html#footnote-004">10</ref></hi></hi>. Per guidare sé stesso e gli altri nel marasma dell’opera di Paolino, Boccaccio ha la necessità di riorganizzare il materiale ricavato dal <hi rend="italic">Compendium </hi>nei capitoli che inaugurano il quarto nucleo dello zibaldone, così da rimediare al caos espositivo del <hi rend="italic">laberintator</hi> Paolino attraverso apposite sezioni monografiche dedicate ai vari argomenti che l’enciclopedista, seguendo un criterio prettamente cronologico, ha sparso per tutta l’opera.</p><p rend="text" >Tra questi capitoli, dunque, <hi rend="italic">De doctoribus </hi>si presenta come un <hi rend="italic">de viris illustribus</hi>, che comprende più di 300 item, dedicato a uomini e donne di grande scienza e cultura. La voce di ciascun illustre, solitamente, riporta i dati biografici essenziali e spesso si sofferma su alcuni fatti degni di nota che lo hanno coinvolto. L’estensione, perciò, può variare notevolmente: a fianco di medaglioni laconici, come quello per Euripide (ZM, c. 184<hi rend="italic">v</hi>, «Euripedes poeta. Tempore Xerxis primi regis») se ne individuano altri ben più nutriti, fino ad arrivare al caso limite del ritratto, amplissimo, riservato a Origene (ZM, cc. 187<hi rend="italic">v</hi>-188<hi rend="italic">r</hi>).</p><p rend="text" >Come si è detto, le informazioni qui riportate dipendono pressoché <hi rend="italic">verbatim </hi>dal<hi rend="italic"> Compendium </hi>di Paolino, che Boccaccio poté consultare nel già citato Parigino latino 4939<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="03.html#footnote-003">11</ref></hi></hi>. In questo codice, è notevole la disposizione poco tradizionale del testo, ripartito per tavole sinottiche su colonne, affiancate talvolta da alberi genealogici e piccoli ritratti. Questa singolarità si deve all’originale intento dell’opera, concepita non come un’enciclopedia classica, ma bensì come strumento utile per una più rapida fruizione dell’ampio materiale storico raccolto precedentemente dallo stesso Paolino nell’<hi rend="italic">Epithoma</hi>. Il vertiginoso assetto di ciascuna pagina si impernia attorno alla <hi rend="italic">linea regularis</hi>, sulla quale i nomi dei sovrani regnanti si susseguono cronologicamente, mentre le informazioni di storia e cultura relative a quegli anni (i <hi rend="italic">contingentia</hi>) sono riportate nel resto della pagina in maniera non sempre agevole da seguire. Per tentare di ricostruire il metodo di lettura e di lavoro del Boccaccio, occorre rintracciare nella complessa macchina del Par. lat. 4939 i singoli passi che costituiscono la fonte delle voci raccolte monograficamente nel <hi rend="italic">De scriptoribus seu inventoribus</hi> trascritto in ZM. Da tale raffronto emerge chiaramente che la lettura di Boccaccio fu tutt’altro che cursoria e distratta. L’ordine delle voci riportate sullo zibaldone suggerisce che, nello scorrere la pagina, l’occhio di Boccaccio si soffermasse primariamente sulle colonne dedicate a <hi rend="italic">doctores et scriptores. </hi>Si prenda ad esempio la voce sui sette sapienti della Grecia (ZM, c. 184<hi rend="italic">r</hi>, «Tales Milesius, Chilo Lacedemonius Theobolus Lidius, Piander Corinthius, Bias Prianeus. Hii <hi rend="CharOverride-2">v</hi> cum Pictaco et Solone, de quibus<hi rend="CharOverride-2"> </hi>supra dicti sunt, <hi rend="CharOverride-2">vii</hi> sapientes Grecie. Qui fuerunt circa tempus Nabuccodonosor, <hi rend="CharOverride-2">ii</hi> regis Babilonie»): qui sono elencati i nomi dei saggi come si trovano nell’ultima porzione della colonna di c. 28<hi rend="italic">v</hi> di Par. lat. 4939, seguendo lo stesso ordine e riportando con minime variazioni la breve didascalia apposta da Paolino. Successivamente però, la lettura dev’essere proseguita anche sulle altre colonne, perché solo così Boccaccio avrebbe potuto rintracciare le notizie riservate ad Acisco per la voce seguente (ZM, c. 184<hi rend="italic">r</hi>, «Aciscus poeta tempore Pictaci Mitileni»), che il Veneto riporta in un apposito capitolo dei <hi rend="italic">contingencia </hi>trascritti a c. 29<hi rend="italic">r</hi> del Par. lat. 4939 («Pitacus Mitelenus, qui ita moderatus fuit ut Aciscum poetam in amaritudine odii et viribus ingenii pertinacissime usum tyranidem a civibus delatam adheptus tantummodo quid oprimendo posset admonuit»). In linea di massima, dunque, il metodo di lettura adoperato dal Boccaccio sembra essere stato quello effettivamente auspicato da Paolino: individuati i nomi di suo interesse lungo la <hi rend="italic">linea doctorum</hi>, l’attenzione del certaldese si spostava sulle sezioni più discorsive dei fogli attigui, così da acquisire informazioni più nutrite sui personaggi già citati dall’enciclopedista in maniera cursoria e trovarne altre relative a personaggi che nella <hi rend="italic">linea doctorum</hi> non era stati neppure menzionati, come nel caso di Acisco appunto. Prova ulteriore di ciò si deduce dall’analisi della sequenza di queste voci:</p><p rend="quotation_b" >Plutarcus philosophus, magister Trayani imperatoris.</p><p rend="quotation_b" >Plinius Secundus Veronensis, orator et ystoricus, qui provinciam administrabat, multitudine interfectorum commotus, ad imperatorem retulit quod innumera hominum milia cotidie obtruncarentur, in quibus nicil omnino sceleris deprehenderetur nisi quod antelucanos ynnos Christo cuidam canerent Deo, adulteria et cetera crimina ab eis penitus arceri, cetera vero agere secundum communes leges. Tunc Trayanus statuit ut christiani [<hi rend="italic">ante </hi>christiani <hi rend="italic">del</hi>. Tray] non querantur, siqui tamen inciderint puniantur. Hic Plinius scripsit De historia naturali libros XXVII. Item bella omnia qui cum Romanis gesta sunt XXXVII voluminibus comprehendit. <hi >Scripsit etiam nonnullas epistolas.</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi >Plutarcus, de quo proximo supra, preceptor Traiani. Habuit servum nequam, sed liberalibus scientiis eruditissimus. </hi>Contigit autem ex certa causa ut eum verberari iuberet. Ille vero duriuscule verbera sentiens sine causa pati se ait et, cum non proficeret, obiurgare cepit dicens non se habere Plutarcum ut deceret philosophum et ei precipue, qui de malo ire disseruerat et de patientia pulcerrimum librum fecerat, turpe esse irasci, addens quod doctrina moribus impugnaret. Ad quem Plutarcus cum summa gravitate ait: «Nu‹n›quid quia vapulas tibi irasci videor? Est ne ira mea si a me debitum suscipis? Ex vultu ne an ex voce an saltem ex verbis me correptum ira intelligis? Michi – inquit – ut oppinor nec oculi truces nec os turbidum neque immaniter clamo, neque in spumam ruboremque furesco, neque pudenda dico neque penitenda. Hec quippe omnia irarum signa esse solent». Et simul ad eum qui cedebat conversus, «Interim – inquit – dum ego et hic disputamus, tu hoc age et sine iracunda mea tunde servilem contumaciam et iniquum potius penitere doceas quam iurgare». <hi >Hic scripsit ad Traianum librum pulcerrimum de institutione pollitica, cuius titulus est </hi><hi rend="italic" >Trayani Institutio</hi><hi >. </hi>Scripsit etiam librum de magistratuum moderatione qui inscribitur Archigramaton (ZM, c. 186v).</p><p rend="text" >Qui si verifica un insolito e duplice richiamo a Plutarco. Esso può facilmente spiegarsi ipotizzando che inizialmente Boccaccio, rifacendosi alla colonna dei <hi rend="italic">doctores</hi> di c. 64<hi rend="italic">r</hi> del Par. lat. 4939, abbia trascritto il nome suo e quello di Plinio, proprio come indicato nella colonna, dove leggeva in elenco <hi rend="italic">Plutarcus. Plinius Secundus Veronensis</hi>. Leggendo poi il capitoletto su Plinio (<hi rend="italic">De Plinio ystorico</hi>) nei <hi rend="italic">contingencia</hi> copiati immediatamente a destra della colonna, le cui informazioni sono puntualmente riferite nel ritratto di <hi rend="italic">Plinius Secundus Veronensis,</hi> Boccaccio deve aver osservato anche il medaglione, trascritto subito prima, <hi rend="italic">De Plutarco phylosopho</hi>, cavandone quindi le notizie su cui è costruito il ‘secondo’, ampio ritratto di Plutarco in ZM (da notare in particolare la precisazione, assente nella fonte, «de quo proximo supra»).</p><p rend="text" >Essendo tale il procedimento adottato per scandagliare l’enciclopedia del vescovo di Pozzuoli, in non pochi casi risulta impegnativo riconoscere da quale ritaglio di pagina Boccaccio riuscì a carpire le notizie: la prolissità del Veneto, infatti, porta spesso a ripetere informazioni e oltretutto a distribuire la materia sui <hi rend="italic">viri illustres</hi> in maniera non sempre immediatamente intelligibile tra la <hi rend="italic">linea doctorum</hi> e i <hi rend="italic">contingentia</hi>. Esemplare a tal proposito la voce su Filone d’Alessandria (ZM, c. 186<hi rend="italic">v</hi>, «Phylo clarissimus Iudeorum multa scripsit et legatus gentium suarum ad Gaium cum beato Petro amicitias habuit, preterea sectatore‹s› Marci Petri discipulos apud Alexandriam laudibus ornavit. Scripsit librum Sapientie»), risultato di un <hi rend="italic">collage</hi> di due paragrafi distanti ben otto fogli tra loro (Par. lat. 4939, c. 57<hi rend="italic">r</hi>, «Phylo clarissimus Iudeorum plura scripsit. Hic legatus sue gentis ad Gaium cum Petro amicitias habuit, preterea sectatores Marci Petri discipulos apud Alexandriam laudibus ornavit; c. 61<hi rend="italic">v</hi>, Doctores et scriptores. Phylo clarior eo quod librum Sapientie scripsit»). A siffatta distribuzione delle informazioni, non facile da seguire per il lettore, può esser fatto risalire anche uno degli errori del Boccaccio. A ZM, c. 189<hi rend="italic">r</hi>, infatti, egli scrive il nome «Iesus Damascenus», mal sciogliendo un’abbreviazione effettivamente non solita nel Par. lat. 4939 per abbreviare il nome «Iohannes» a c. 80<hi rend="italic">v</hi>.; due righe più sotto però dedica una voce a Giovanni Damasceno e in essa si riportano gli aneddoti inseriti nei <hi rend="italic">contingencia </hi>da Paolino: la mancata correzione della prima voce porta a pensare che Boccaccio non si sia accorto del lapsus, considerando invece il presunto <hi rend="italic">Iesus Damascenus</hi> e il reale <hi rend="italic">Iohannes Damascenus</hi> come persone distinte. A tale svista, per l’appunto, deve sicuramente aver contribuito la grande distanza tra il primo riferimento al santo a c. 80<hi rend="italic">v</hi> e gli aneddoti a lui riferiti, presenti a c. 82<hi rend="italic">r</hi> del Par. lat. 4939. Se al contrario la digressione sul Damasceno fosse stata posta più vicina alla prima menzione, probabilmente Boccaccio non avrebbe fatto fatica ad accorgersi della sovrapponibilità.</p><p rend="text" >Se questo è l’ordine di lettura adottato da Boccaccio per le prime voci, col procedere si nota che non di rado il richiamo nella colonna degli scrittori, utile ad orientare la lettura in un primo momento, sembra essere trascurato da Boccaccio, che si concentra sulla parte più discorsiva dei <hi rend="italic">contingencia</hi> e prosegue la lettura su quest’ultima sezione, certamente più interessante rispetto alla fin troppo essenziale lista dei <hi rend="italic">doctores</hi>. Ciò risulta evidente, ad esempio, nella serie di voci dedicate ai cristiani dell’età tardo antica (ZM, c. 187<hi rend="italic">v</hi>): la successione dei nomi sullo zibaldone (<hi rend="italic">Tertullianus, Policrates, Apion</hi>) non corrisponde a quella della colonna centrale di Par. lat. 4939 c. 67<hi rend="italic">r</hi>, che non contempla Policrate, ma lo stesso ordine si riscontra nella tavola dei <hi rend="italic">contingencia</hi> a sinistra, segno evidente che la lettura di Boccaccio è proseguita proprio lungo questa sezione della pagina.</p><p rend="text" >Va inoltre osservato che, per quanto la tavola dei <hi rend="italic">contingencia </hi>sia stata esaminata in maniera assidua per ciascun foglio, la consultazione da parte di Boccaccio non si è limitata solo a questa sezione. Ne è prova lampante la voce dedicata a Ciconio (ZM, c. 189<hi rend="italic">r</hi>), le informazioni della quale non si trovano nei <hi rend="italic">contingencia </hi>ma nella tavola dello <hi rend="italic">Status ecclesie</hi> (Par. lat. 4939, c. 82<hi rend="italic">v</hi>)<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text" >Nel trascrivere le notizie, in generale Boccaccio si attiene a quanto riportato dal Veneto, tutt’al più ritoccando la forma espositiva o riassumendo laddove il Veneto si dimostra troppo prolisso, come, ad esempio, alla voce dedicata a Nino:</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base">
							<p rend="quotation_b" >ZM, c. 183<hi rend="italic">r</hi>:</p>
							<p rend="quotation_b" >Ninus rex Assiriorum Belo patri statuam faciens primus ydola reperit.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base">
							<p rend="quotation_b" ><hi >Par. lat. 4939, </hi><hi >c. 12</hi><hi rend="italic" >v</hi><hi >:</hi></p>
							<p rend="quotation_b" ><hi >Ninus mortui patris ydolum faciens, ydolatrie occasio fuit in Syria, sicut Syrophanes ydolum filii faciens in Egypto. </hi>Et sicut ab ydolo Beli cetera ydola traxerunt originem, ita et denominationem.</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Nell’elenco, però, si ritrovano anche alcune eccezioni. Per quei personaggi assai ben noti a Boccaccio, infatti, le voci si discostano in modo evidente dal testo di Paolino. Così è ad esempio per Noè:</p><p rend="quotation_b" >Noe: apud istum primo in hedificatione arce invenitur architecturam initium habuisse; numquid ipse sua manu ceperit vel alter non habemus. Bene possumum tamen concipere a precepto sibi facto a Deo: «Fac tibi arcam» quod ipse ceperit et coauctoribus ostenderit. Hic etiam post diluvium primus vineam plantavit, vinum fecit et bibit et inebriatus est, et primus de arca exiens altare Deo hedificavit, et suo tempore primo concessus est carnium usum hominibus propter debilitatam naturam et bonitatem fructuum in diluvio, et primo medicina reperta: a quo tamen non habetur (ZM, c. 183<hi rend="italic">r</hi>).</p><p rend="text" >Per lui Boccaccio non recupera quanto si legge nell’ampio capitolo a lui dedicato nel <hi rend="italic">Compendium </hi>(Par. lat. 4939, c. 8<hi rend="italic">v</hi>), ma presenta sinteticamente episodi salienti della sua vita a partire dalle proprie conoscenze bibliche, senza l’ausilio dell’enciclopedista (lo dimostra, ad esempio, il fatto che Boccaccio ricordi che dopo il diluvio il patriarca concesse di mangiare carne, mentre Paolino non ne fa menzione). Altre volte, come nel caso dell’episodio su Dionigi tiranno di Siracusa raccontato a c. 185<hi rend="italic">r </hi>(«Aristippus philosophus. Hic amicitia usus est Dyonisii tyrampni Siragusarum, cui Dyogenes silvestres lattucas lavans dixit et cetera»), per i famosi aneddoti riportati dall’enciclopedista sulla base di Valerio Massimo e ampiamente conosciuti da Boccaccio, il Certaldese decide di interrompere la narrazione ricorrendo a <hi rend="italic">et cetera</hi>. Per la voce su Polemone (c. 185<hi rend="italic">v</hi>), riconosciuta la fonte, Boccaccio riporta a memoria il rimando all’opera da cui è tratto l’episodio («vide quid dicat Valerius de mutatione morum, si bene recolo»). Non mancano poi le rettifiche a Paolino, apportate già in fase di copiatura oppure segnalate a margine. Esempio del primo caso è la voce nella quale Boccaccio corregge Paolino in merito al nome del marito d’Armonia, non «Catino», come vorrebbe l’enciclopedia del Veneto che riporta una variante ortografica ben attestata, ma Cadmo (ZM, c. 183<hi rend="italic">v</hi>), come il Certaldese ribadisce nella <hi rend="italic">Genealogia</hi> (V 12), dove indica anche la sua fonte, cioè Rabano Mauro (<hi rend="italic">De univ. </hi>XVIII 4); per il secondo caso ci si può riferire alle correzioni cronologiche («non fuit hiis temporibus») delle voci dedicate ad Apuleio (ZM, c. 185<hi rend="italic">v</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Apuleius librum fecit de deo Socratis. Fuit autem deus Socratis spiritus sibi familiarissimus. Non fuit hiis temporibus»; non stupisce, per altro, che Boccaccio, uno dei pochi lettori di Apuleio narrativo nel Medioevo, possa correggere Paolino in proposito) e Tolomeo (ZM, c. 186<hi rend="italic">r</hi>, «Ptholomeus astrologus tempore Philadelphi. Non fuit hiis temporibus» [<hi rend="italic">Non fuit hiis temporibus </hi>add. mg.]), oppure ancora alla voce di c. 185<hi rend="italic">r</hi> («Dyogenes cinicus. […] et querenti ceco quid ibi faceret respondit: “In venatione sum. Quicquid cepi non habeo, quicquid autem non cepi teneo”. Verba piscatorum ad Omerum cecum fuerunt ista, non Diogenis»<hi rend="italic"> </hi>[<hi rend="italic">Verba~Diogenis</hi> add. mg]), nella quale l’ermetico dialogo con i pescatori di Io, tradizionalmente riferito ad Omero sia nel commento di Dionigi di Borgo S. Sepolcro a Valerio Massimo, sia dallo pseudo Burley, fonte importante per il Boccaccio, viene invece attribuito a Diogene dal Veneto.</p><p rend="text" >Particolarmente interessanti sono poi quelle voci che presentano materiale assente in Paolino, è il caso dei ritratti di Persio, presente nella biblioteca del certaldese nell’attuale Laur. Plut. 33.31, e Lucano, altrettanto conosciuto da Boccaccio, che a quest’epoca poté leggere dal Laur. Plut. 35. 23, per i quali ZM riporta notizie biografiche assenti nell’enciclopedia. In altri casi, addirittura, si trovano uomini illustri del tutto assenti in Paolino: l’ultima voce di c. 186<hi rend="italic">r</hi>, riservata ai benemeriti dell’età cesariana e augustea, contempla anche Tucca, che non è citato nella lista dei <hi rend="italic">doctores </hi>del c. 41<hi rend="italic">v</hi> del Par. lat. 4939, e la prima voce di c. 186<hi rend="italic">v</hi> riporta i nomi di Cassio Parmense e Cornelio Gallo, poeti i cui nomi il Boccaccio poté conoscere, ad esempio, grazie a Varrone e Ovidio, ma di cui non si trova traccia nel <hi rend="italic">Compendium</hi>.</p><p rend="text" >Ulteriori innesti rispetto al testo di Paolino sono i contemporanei posti in chiusura, che il vescovo di Pozzuoli non avrebbe mai potuto inserire nella sua enciclopedia per ragioni cronologiche<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="03.html#footnote-002">12</ref></hi></hi>. Quest’ultima sezione, per altro, fu uno degli indizi più importanti che permise a Ciampi di confermare l’autografia dello zibaldone<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="03.html#footnote-001">13</ref></hi></hi>, oltre che fornire ulteriori indizi in merito alla datazione del codice, già suggerita dalla data «1356» annotata al c. 145<hi rend="italic">v</hi>. Tra le voci di c. 190<hi rend="italic">v</hi> se ne trova infatti una dedicata a Zanobi da Strada, il cui titolo di poeta laureato permette di considerare il 1355 come data <hi rend="italic">post quem</hi> per la compilazione del <hi rend="italic">de viris</hi>. Ma tra le voci che vanno da Dante a Coppo Borgese non vi è traccia di Boccaccio, un’assenza fin troppo evidente per essere imputata alla sola sbadataggine del compilatore e verosimilmente dovuta, invece, all’elegante modestia del certaldese, riconosciutagli anche dagli amici e riconfermata nello Zibaldone Laurenziano, dove evade il suo nome nelle rubriche delle sue composizioni<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="03.html#footnote-000">14</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Sono proprio queste ultime aggiunte che, se ve ne fosse bisogno, permettono di escludere l’eventualità di vedere in queste rielaborazioni del Par. lat. 4939 un mero riassunto del codice, un esercizio erudito fine a sé stesso o poco più. I commenti al materiale di Paolino distribuiti qua e là, così come la libera volontà di discostarsi dalla fonte quando ritenuto necessario, portano a pensare che questo <hi rend="italic">de viris</hi>, al pari dell’altro materiale accolto dallo zibaldone, sia stato concepito come uno strumento, utile soprattutto per la raccolta di notizie cui Boccaccio attinse per le opere della tarda maturità, primi fra tutti il <hi rend="italic">De casibus</hi> e il <hi rend="italic">De mulieribus</hi>, che avrebbero potuto trarre vantaggio da una simile enumerazione di uomini illustri. In diverse occasioni c’è coincidenza di informazioni tra quanto raccolto in ZM e queste opere erudite: è il caso di Zoroastre, presentato nel <hi rend="italic">De casibus </hi>come lo scopritore della magia,<hi rend="italic"> </hi>e di Semiramide per il <hi rend="italic">De mulieribus</hi>, della quale si ricorda l’adozione del velo come indumento femminile testimoniata da Lattanzio. Per altre figure, invece, Boccaccio non sembra riutilizzare quanto copiato nel proprio zibaldone cartaceo: Apollo, ad esempio, pur profilandosi con tutti gli attributi che gli venivano riconosciuti nei culti antichi nella <hi rend="italic">Genealogia </hi>(V 3), non viene mai citato quale inventore della cetra e della medicina, come si legge in Paolino, ripreso da Boccaccio a c. 183<hi rend="italic">v</hi> dello ZM («Apollo citharam et medicinam invenit. Tempore Delbore»), e se, ricopiando da Par. lat. 4939, c. 26, il Certaldese, in questo caso fedele al testo di Paolino, offre un secco medaglione per una sola Cerere (ZM, c. 183<hi rend="italic">r</hi>, «Ceres preter instrumenta arandi etiam greni mensuras invenit»), inventrice degli strumenti agricoli, nel <hi rend="italic">De mulieribus</hi> (V), come nella <hi rend="italic">Genealogia </hi>(III 4 e VIII 4)<hi rend="italic">,</hi> attingendo alla propria vasta erudizione, egli ha cura nel distinguere almeno due divinità omonime. Ovviamente le notizie appuntate in questi fogli contribuiscono in minima parte a formare quel vasto patrimonio di conoscenze che sostenne Boccaccio nell’elaborazione delle proprie opere erudite. Si prenda quale ulteriore esempio la voce sulle isole Baleari (ZM, c. 183<hi rend="italic">v</hi>, «In insulis Balearibus funde et baliste usus inventus est»): in nessuna opera della maturità il certaldese accenna a queste isole come patria di fionda e balestra, primato attribuito loro da Paolino sul fondamento di Servio (<hi rend="italic">Commentarius in Vergilii Georgicon libros, </hi>I 309). L’assenza ribadisce senz’altro che l’elenco era uno strumento di lavoro come raccolta del materiale.</p><p rend="text" >Il <hi rend="italic">de viris</hi> può dunque collocarsi in una fase preliminare della composizione delle opere della maturità, quando ancora l’intento doveva essere quello di raccogliere materiali e dare sostanza alla sua vasta erudizione. Ma più che indagare l’impiego preciso che il Certaldese fece di un simile strumento, occorre considerare il<hi rend="italic"> De doctoribus</hi> soprattutto quale tassello utile a definire l’ossatura culturale del Boccaccio. D’altra parte, indagando le corrispondenze che intercorrono tra le voci di ZM e il resto della produzione boccacciana, ci si accorge che l’elenco onomastico appuntato si rispecchia in un certo qual modo nella sua forma mentis, non solo per gli ultimi anni di operatività. In tale ottica, le soluzioni di continuità prima citate tra <hi rend="italic">De casibus </hi>e <hi rend="italic">De mulieribus</hi> non ridimensionano semplicemente l’impiego pratico ipotizzato per l’elenco, ma bensì permettono anch’esse di definire gli interessi culturali del Boccaccio: sia che il materiale consultato sia stato riproposto nelle sue opere, sia che invece sia stato scartato in un secondo momento, in ogni caso l’elenco di ZM rimane un fossile dell’attenzione dimostrata dal Boccaccio nei confronti di nomi, miti e racconti del passato. Lo sguardo che la filologia vorrà rivolgere al <hi rend="italic">De doctoribus</hi>, dunque, non potrà limitarsi a leggervi esclusivamente una traccia del lavoro che impegnò il certaldese negli ultimi anni di attività, ma bensì ritrova in esso conferme e smentite su quello che doveva essere il suo orizzonte culturale, rintracciabile poi in tutta la sua opera: non sorprende, infatti, che certi nomi e informazioni si reperiscano anche nell’<hi rend="italic">Amorosa Visione</hi>, nettamente precedente alla stesura di questa lista. Partecipando in questi termini alla definizione del suo bagaglio intellettuale, certamente il D<hi rend="italic">e doctoribus</hi> concorre, nel suo piccolo, a facilitare ulteriormente l’ingresso nell’officina del suo autore, portando alla nostra attenzione strumenti e materiali da lui adoperati e permettendoci di studiarne i processi di rielaborazione da lui adottati.</p><p rend="h2" >Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib" >Billanovich G., <hi rend="italic">Autografi del Boccaccio nella Biblioteca Nazionale di Parigi (Par. Lat. 4939 e 6802)</hi>, «Atti della Accademia Nazionale dei Lincei, classi di scienze, morali, storiche, e filologiche», s. VIII, 7, 1952, pp. 376-388.</p><p rend="bib_indx_bib" >Ceccherini I., Monti C.M., <hi rend="italic">Boccaccio lettore del </hi>Compendium seu Chronologia Magna<hi rend="italic"> di Paolino da Venezia</hi>, in De Robertis T., Monti C.M., Petoletti M., Tanturli G., Zamponi S. (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>. Catalogo della mostra di Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, Mandragora, Firenze 2013, pp. 374-376.</p><p rend="bib_indx_bib" >Ciampi S., <hi rend="italic">Monumenti di un manoscritto autografo di Giovanni Boccaccio da Certaldo</hi>, Giuseppe Galletti, Firenze 1827.</p><p rend="bib_indx_bib" >Costantini A.M., <hi rend="italic">Studi sullo Zibaldone Magliabechiano. II. Il florilegio senechiano</hi>, «Studi sul Boccaccio», 8, 1974, pp. 79-126.</p><p rend="bib_indx_bib" >Cursi M., Fiorilla M., <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio</hi>, in G. Brunetti, M. Fiorilla, M. Petoletti (a cura di), <hi rend="italic">Autografi dei letterati italiani. Il Trecento I</hi>, Salerno Editrice, Roma 2013, pp. 43-103.</p><p rend="bib_indx_bib" >De Robertis T., Monti C.M., Petoletti M., Tanturli G., Zamponi S. (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista.</hi> Catalogo della mostra di Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, Mandragora, Firenze 2013.</p><p rend="bib_indx_bib" >Di Cesare M., <hi rend="italic">Studien zu Paulinus Venetus De mapa mundi</hi>, Harrassowitz, Wiesbaden 2015.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Heullant-Donat I., </hi><hi rend="italic" >Entrer dans l’histoire. Paolino da Venezia et les prologues des ses chroniques universelles</hi><hi >, «Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge», 105/1, 1993, pp. 381-442.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Kirkham V., <hi rend="italic">Iohannes de Certaldo: la firma dell’autore</hi>, in M. Picone e C. Cezalé Bérard (a cura di), <hi rend="italic">Gli Zibaldoni del Boccaccio. Memoria, scrittura, riscrittura</hi>. Atti del seminario internazionale di Firenze-Certaldo (26-28 aprile 1996), Franco Cesati Editore, Firenze 1998, pp. 455-468.</p><p rend="bib_indx_bib" >Mariotti D., <hi rend="italic">Ricerche sullo Zibaldone cartaceo di Giovanni Boccaccio: Paolino Veneto e il ‘De doctoribus seu inventoribus’</hi>, Tesi di laurea magistrale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia 2020.</p><p rend="bib_indx_bib" >Monti C.M., <hi rend="italic">Osservazioni sul ruolo di Paolino Veneto nella diffusione delle sue opere</hi>, in R. Morosini e M. Ciccuto (a cura di), <hi rend="italic">Paolino Veneto. Storico, narratore e geografo</hi>, L’Erma di Bretschneider, Roma 2020, pp. 137-166.</p><p rend="bib_indx_bib" >Petoletti M., <hi rend="italic">Boccaccio e Plinio: gli estratti dello Zibaldone Magliabechiano</hi>, «Studi sul Boccaccio», 41, 2013, pp. 257-293.</p><p rend="bib_indx_bib" >Petoletti M., <hi rend="italic">Gli zibaldoni di Giovanni Boccaccio</hi>, in De Robertis T., Monti C.M., Petoletti M., Tanturli G., Zamponi S. (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista.</hi> Catalogo della mostra di Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, Mandragora, Firenze 2013, pp. 291-326.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Petoletti M., </hi><hi rend="italic" >Boccaccio, the Classics and the Latin Middle Ages</hi><hi >, in I. Candido (</hi><hi >edited by), </hi><hi rend="italic" >Petrarch and Boccaccio. The Unity of Knowledge in the Pre-modern World</hi><hi >, De Gruyter, Berlin 2018, pp. 226-243.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-013-backlink">1</ref></hi>	S. Ciampi, <hi rend="italic">Monumenti di un manoscritto autografo</hi><hi rend="italic"> di Giovanni Boccaccio</hi> <hi rend="italic">da Certaldo</hi>, Giuseppe Galletti, Firenze 1827.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-012-backlink">2</ref></hi>	Per una presentazione più esaustiva del manoscritto si veda M<hi rend="CharOverride-2">. </hi>Petoletti<hi rend="CharOverride-2">, </hi><hi rend="italic">Gli zibaldoni di Giovanni Boccaccio, </hi>in T. De Robertis, C.M. Monti<hi rend="CharOverride-2">, M. P</hi>etoletti, G. Tanturli, S. Zamponi (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi><hi rend="CharOverride-2">,</hi> Mandragora,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Firenze 2013, pp. 291-299.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-011-backlink">3</ref></hi>	M. Petoletti, <hi rend="italic">Boccaccio e Plinio: gli estratti dello Zibaldone Magliabechiano</hi>, «Studi sul Boccaccio», 41, 2013, pp. 257-293.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-010-backlink">4</ref></hi>	A.M. Costantini, <hi rend="italic">Studi sullo Zibaldone Magliabechiano. II. Il florilegio </hi><hi rend="italic">senechiano</hi>,<hi rend="italic"> </hi>«Studi sul Boccaccio», 8, 1974, pp. 79-126.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-009-backlink">5</ref></hi>	Per un’analisi più puntuale sulle singole voci che compongono l’elenco si veda D. Mariotti, <hi rend="italic">Ricerche sullo Zibaldone cartaceo di </hi><hi rend="italic">Giovanni Boccaccio: Paolino Veneto e il ‘De doctoribus seu inventoribu</hi><hi rend="italic">’</hi>, Tesi di laurea magistrale, Università Cattolica del Sacro Cuore, Brescia 2020.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-008-backlink">6</ref></hi>	Per l’<hi rend="italic">Epithoma</hi> il dato cronologico più recente è il 1313, per il <hi rend="italic">Compendium </hi>il<hi rend="italic"> </hi>1323 e per la <hi rend="italic">Satirica ystoria </hi>il 1321: C.M. Monti, <hi rend="italic">Osservazioni sul</hi><hi rend="italic"> ruolo di Paolino Veneto nella diffusione delle sue opere, </hi>in R. Morosini e M. Ciccuto (a cura di), <hi rend="italic">Paolino Veneto.</hi><hi rend="italic"> Storico, narratore e geografo</hi>, L’Erma di Bretschneider, Roma 2020, pp. 137-166. Su Paolino Veneto e la sua produzione erudita si veda inoltre I. Heullant-Donat<hi rend="CharOverride-2">,</hi> <hi rend="italic">Entrer dans l’histoire</hi>. <hi rend="italic">Paolino da Venezia et les prologues des ses chroniques </hi><hi rend="italic">universelles</hi>, «Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge», 105/1, 1993, pp. 385-392 e<hi rend="CharOverride-2"> </hi>I. Ceccherini, C.M. Monti, <hi rend="italic">Boccaccio lettore del </hi>Compendium seu Chronologia Magna<hi rend="italic"> di Paolino da</hi><hi rend="italic"> Venezia</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., pp. 374-375 e M. Di Cesare, <hi rend="italic">Studien zu Paulinus Venetus De mapa</hi><hi rend="italic"> mundi</hi>. <hi >Harrassowitz, Wiesbaden 2015.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-007-backlink">7</ref></hi>	<hi >Cfr.</hi><hi rend="CharOverride-2" > </hi><hi >M. Petoletti</hi><hi rend="CharOverride-2" >, </hi><hi rend="italic" >Boccaccio, </hi><hi rend="italic" >the Classics and the Latin Middle Ages, </hi><hi >in I. Candido </hi><hi >(edited by), </hi><hi rend="italic" >Petrarch and Boccaccio. The Unity of Knowledge in </hi><hi rend="italic" >the Pre-modern World</hi><hi >, De Gruyter, Berlin 2018, p. 235.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-006-backlink">8</ref></hi>	G. Billanovich<hi rend="CharOverride-2">,</hi> <hi rend="italic">Autografi del Boccaccio nella Biblioteca Nazionale di Parigi</hi><hi rend="italic"> (Par. Lat. 4939 e 6802)</hi>, «Atti della Accademia Nazionale dei Lincei, classi di scienze, morali, storiche, e filologiche»<hi rend="italic">,</hi> s. VIII, 7, 1952, pp. 376-388.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-005-backlink">9</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2">M. </hi>Cursi, M. Fiorilla, <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio</hi>, in G. Brunetti, M. Fiorilla, M. Petoletti (a cura di), <hi rend="italic">Autografi dei letterati italiani. Il Trecento I</hi>, Salerno editrice, Roma 2013, p. 55 nota 8.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-004-backlink">10</ref></hi>	Petoletti<hi rend="CharOverride-2">, </hi><hi rend="italic">Gli zibaldoni di Giovanni Boccaccio, </hi>in <hi rend="italic">Boccaccio autore</hi><hi rend="italic"> e copista</hi>, cit., p. 320 nota 72.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-003-backlink">11</ref></hi>	Una scansione in alta definizione del codice è disponibile sul sito Gallica della <hi >Bibliothèque nationale de France</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-002-backlink">12</ref></hi>	La lista è discussa in Petoletti, <hi rend="italic">Gli zibaldoni</hi>, cit., p. 325 nota 126.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-001-backlink">13</ref></hi>	Ciampi, <hi rend="italic">Monumenti</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit., pp. 24-25.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="03.html#footnote-000-backlink">14</ref></hi>	V. Kirkham,<hi rend="italic"> Iohannes de Certaldo:</hi><hi rend="italic"> la firma dell’autore</hi>, in M. Picone e C. Cazalé Bérard (a cura di), <hi rend="italic">Gli Zibaldoni del Boccaccio. Memoria, </hi><hi rend="italic">scrittura, riscrittura. </hi>Atti del seminario internazionale di Firenze-Certaldo (26-28 aprile 1996),<hi rend="italic"> </hi>Franco<hi rend="italic"> </hi>Cesati Editore, Firenze 1998, pp. 455-468 e Petoletti, <hi rend="italic">Boccaccio, the Classics</hi>, cit., pp. 229-230.</p>
 
 
 
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="97413">Billanovich G., Autografi del Boccaccio nella Biblioteca Nazionale di Parigi (Par. Lat. 4939 e 6802), &amp;#171;Atti della Accademia Nazionale dei Lincei, classi di scienze, morali, storiche, e filologiche&amp;#187;, s. VIII, 7, 1952, pp. 376-388.</bibl>
          <bibl n="97489">Ceccherini I., Monti C.M., Boccaccio lettore del Compendium seu Chronologia Magna di Paolino da Venezia, in Boccaccio autore e copista (vd.), pp. 374-376.</bibl>
          <bibl n="97602">Ciampi S., Monumenti di un manoscritto autografo di Giovanni Boccaccio da Certaldo, Giuseppe Galletti, Firenze 1827.</bibl>
          <bibl n="97553">Costantini A.M., Studi sullo Zibaldone Magliabechiano. II. Il florilegio senechiano, &amp;#171;Studi sul Boccaccio&amp;#187;, 8, 1974, pp. 79-126.</bibl>
          <bibl n="97450">Cursi M., Fiorilla M., Giovanni Boccaccio, in G. Brunetti, M. Fiorilla, M. Petoletti (a cura di), Autografi dei letterati italiani. Il Trecento I, Salerno Editrice, Roma 2013.</bibl>
          <bibl n="97409">De Robertis T., Monti C.M., Petoletti M., Tanturli G., Zamponi S. (a cura di), Boccaccio autore e copista. Catalogo della mostra di Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, Mandragora, Firenze 2013.</bibl>
          <bibl n="97719">Di Cesare M., Studien zu Paulinus Venetus De mapa mundi, Harrassowitz, Wiesbaden 2015.</bibl>
          <bibl n="97442">Heullant-Donat I., Entrer dans l’histoire. Paolino da Venezia et les prologues des ses chroniques universelles, &amp;#171;M&amp;#233;langes de l’&amp;#201;cole fran&amp;#231;aise de Rome - Moyen &amp;#194;ge&amp;#187;, 105/1, 1993, pp. 381-442.</bibl>
          <bibl n="97389">Kirkham V., Iohannes de Certaldo: la firma dell’autore, in M. Picone e C. Cezal&amp;#233; B&amp;#233;rard (a cura di), Gli Zibaldoni del Boccaccio. Memoria, scrittura, riscrittura. Atti del seminario internazionale di Firenze-Certaldo (26-28 aprile 1996), Franco Cesati Editore, Firenze 1998, pp. 455-468.</bibl>
          <bibl n="97434">Mariotti D., Ricerche sullo Zibaldone cartaceo di Giovanni Boccaccio: Paolino Veneto e il &amp;#39;De doctoribus seu inventoribu&amp;#39;, Tesi di laurea magistrale, Universit&amp;#224; Cattolica del Sacro Cuore, Brescia 2020.</bibl>
          <bibl n="97415">Monti C.M., Osservazioni sul ruolo di Paolino Veneto nella diffusione delle sue opere, in R. Morosini e M. Ciccuto (a cura di), Paolino Veneto. Storico, narratore e geografo, L’Erma di Bretschneider, Roma 2020, pp. 137-166.</bibl>
          <bibl n="97569">Petoletti M., Boccaccio e Plinio: gli estratti dello Zibaldone Magliabechiano, &amp;#171;Studi sul Boccaccio&amp;#187;, 41, 2013, pp. 257-293.</bibl>
          <bibl n="97435">Petoletti M., Boccaccio, the Classics and the Latin Middle Ages, in I. Candido (a cura di), Petrarch and Boccaccio. The Unity of Knowledge in the Pre-modern World, De Gruyter, Berlin 2018, pp. 226-243.</bibl>
          <bibl n="97657">Petoletti M., Gli zibaldoni di Giovanni Boccaccio, in Boccaccio autore e copista (vd.), pp. 291-326.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>