<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">«Venerabilem preceptorem meum Boccaccium de Certaldo»: i rapporti (intertestuali) fra Giovanni Boccaccio erudito e Benvenuto da Imola</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-5826-0281" type="ORCID">
            <forename>Giandomenico</forename>
            <surname>Tripodi</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Siena, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio/Boccaccio e dintorni 2021</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-668-1</idno>) by </resp>
          <name>Monica Berté</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.03</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The text of the commentary to the Georgics of Benvenuto da Imola allows to illuminate the intertextual relationships between Benvenuto da Imola and Giovanni Boccaccio. Through a series of examples that highlight clear dependence on the Genealogia Deorum Gentilium, the De montibus and the Zibaldone membranaceo, the aim is to show Benvenuto's intellectual and cultural debt to the preceptor Boccaccio, thus configuring the Imolese as a personally known disciple and one of the first readers of Boccaccio's Latin erudite works.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Benvenuto da Imola</item>
            <item>Giovanni Boccaccio</item>
            <item>Genealogia deorum gentilium</item>
            <item>Zibaldone membranaceo</item>
            <item>commento alle Georgiche</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.03<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.03" /></p>




<p rend="h1_chapter" >«Venerabilem preceptorem meum Boccaccium de Certaldo»: i rapporti (intertestuali) fra Giovanni Boccaccio erudito e Benvenuto da Imola<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="05.html#footnote-039">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author" >Giandomenico Tripodi</p><p rend="text" >La grande varietà del <hi rend="italic">corpus</hi> esegetico e storiografico valse a Benvenuto da Imola, già ai suoi tempi, la doppia qualifica di <hi rend="italic">egregius historiarum receptor</hi> e di <hi rend="italic">solennissimus authorista</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="05.html#footnote-038">2</ref></hi></hi>. Commentatore dei <hi rend="italic">Factorum et dictorum memorabilium libri</hi> di Valerio Massimo, del <hi rend="italic">Bellum civile</hi> di Lucano, delle <hi rend="italic">Bucoliche</hi> e delle <hi rend="italic">Georgiche</hi> virgiliane, del <hi rend="italic">Bucolicum carmen</hi> petrarchesco e della <hi rend="italic">Commedia</hi> dantesca, fu definito, in tempi più recenti, ‘lettore degli antichi e dei moderni’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="05.html#footnote-037">3</ref></hi></hi>. Ad eccezione del grande lavoro svolto sull’esegesi dantesca, gli altri commenti giacciono, tuttavia, ancora sepolti nei manoscritti, privi di salde edizioni critiche, fortunatamente preziosi contributi hanno cominciato ad illuminare il magistero di un tanto prolifico <hi rend="italic">authorista</hi>. In questa sede si vuole dunque, analizzando le <hi rend="italic">recollecte</hi> alle <hi rend="italic">Georgiche</hi> di Virgilio, porre l’attenzione sull’utilizzo delle opere erudite di Giovanni Boccaccio quali fonti privilegiate per le glosse benvenutiane.</p><p rend="h2" >1. «Venerabilem preceptorem meum Boccaccium de Certaldo»</p><p rend="text" >Preliminarmente è utile osservare quali siano stati i rapporti fra i due autori, così da poter valutare in quali forme Benvenuto abbia potuto attingere dal grande <hi rend="italic">corpus</hi> erudito boccaccesco. La presenza di Benvenuto da Imola in Santo Stefano di Badia, dall’ottobre del 1373 ai primi mesi del 1374, per ascoltare le <hi rend="italic">Esposizioni sopra la Commedia</hi> di Giovanni Boccaccio, è testimoniata dallo stesso <hi rend="italic">authorista</hi> nella sua <hi rend="italic">expositio</hi> (<hi rend="italic">Pd</hi>. <hi rend="CharOverride-1">xv </hi>97-99)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="05.html#footnote-036">4</ref></hi></hi> e l’attribuzione del titolo di <hi rend="italic">venerabilis preceptor</hi> evidenzia chiaramente il debito intellettuale verso il lettore del <hi rend="italic">nobilis poeta</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="05.html#footnote-035">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Vi è, tuttavia, la possibilità di anticiparne l’incontro di un decennio. Benvenuto, infatti, il 20 marzo 1365 fu investito dal Consiglio degli Anziani del ruolo di ambasciatore della città di Imola alla corte papale di Avignone con il compito di sollecitare l’intervento di Urbano V contro il mal governo della famiglia degli Alidiosi; l’ambasceria non sortì i risultati sperati e gli Alidiosi divennero oltretutto vicari di Imola, così da costringere il <hi rend="italic">magister</hi> all’esilio bolognese<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="05.html#footnote-034">6</ref></hi></hi>. Nello stesso periodo anche Boccaccio si trovava alla corte di Avignone, inviato dal comune di Firenze per indurre il papa a ritornare presso la sede apostolica romana<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="05.html#footnote-033">7</ref></hi></hi>. Non possedendo, tuttavia, alcuna testimonianza né documentaria né epistolare che il soggiorno avignonese abbia portato i due intellettuali a intrecciare un rapporto personale, è necessario usare cautela. È possibile quindi immaginare, nonostante l’esiguo lasso temporale, che tale rapporto sia cominciato – se di rapporto personale possiamo parlare – nel periodo corrispondente alla lettura dantesca.</p><p rend="text" >Altrettanto utile è l’analisi delle riprese da Boccaccio nelle diverse <hi rend="italic">facies</hi> in cui è tradito il commento alla <hi rend="italic">Commedia</hi>. Sono infatti giunte fino a noi una <hi rend="italic">recollecta</hi> del corso tenuto a Bologna (1375)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="05.html#footnote-032">8</ref></hi></hi>, immediatamente dopo le lezioni fiorentine di Boccaccio, una <hi rend="italic">recollecta</hi> del corso tenuto a Ferrara l’anno seguente (1375/1376)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="05.html#footnote-031">9</ref></hi></hi> e la più nota ed ampia <hi rend="italic">expositio</hi>, sulla quale Benvenuto continua a lavorare fino a metà degli anni ’80<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="05.html#footnote-030">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >I materiali boccacceschi che possono costituire fonte per la prima esposizione benvenutiana, la <hi rend="italic">lectura</hi> bolognese, si rivelano esigui ed inseriti solo in glossa all’ultima cantica: si contano infatti unicamente tre rinvii impliciti a materiali tratti dal <hi rend="italic">Decameron</hi> (<hi rend="italic">Dec. </hi><hi rend="CharOverride-1">x</hi><hi rend="CharOverride-3"> 6</hi> a <hi rend="italic">Pd.</hi> <hi rend="CharOverride-1">vi</hi> 1; <hi rend="italic">Dec.</hi><hi rend="CharOverride-1"> i</hi> 2 a <hi rend="italic">Pd.</hi> <hi rend="CharOverride-1">v</hi> 81; <hi rend="italic">Dec.</hi> <hi rend="CharOverride-1">iv</hi> 4 a <hi rend="italic">Pd</hi>. <hi rend="CharOverride-1">xx</hi> 61) ed il racconto della visita a Montecassino, ascoltato dalla viva voce del <hi rend="italic">preceptor </hi>(<hi rend="italic">Pd</hi>. <hi rend="CharOverride-1">xxii</hi> 73-84)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="05.html#footnote-029">11</ref></hi></hi>. I materiali presenti invece nella seconda esposizione, la <hi rend="italic">lectura </hi>ferrarese, aumentano in particolare relativamente all’utilizzo del <hi rend="italic">Trattatello</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="05.html#footnote-028">12</ref></hi></hi>. Per quanto riguarda le riprese esplicite del <hi rend="italic">preceptor</hi> possiamo infatti ritrovare: la menzione di una lettera di Boccaccio riguardante la sobrietà dei Fiorentini (<hi rend="italic">If.</hi><hi rend="CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-1">vi</hi> 46-48)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="05.html#footnote-027">13</ref></hi></hi>; un aneddoto riguardante il potere vendicativo delle statue (<hi rend="italic">If.</hi> <hi rend="CharOverride-1">xiii</hi> 146-150)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="05.html#footnote-026">14</ref></hi></hi>; il già menzionato racconto della visita a Montecassino (<hi rend="italic">Pd</hi>. <hi rend="CharOverride-1">xxii</hi> 73-84)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="05.html#footnote-025">15</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Si nota invece che i materiali boccacceschi si arricchiscono in maniera considerevole nell’<hi rend="italic">expositio</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="05.html#footnote-024">16</ref></hi></hi>. Benvenuto non si limita unicamente a rinviare in maniera esplicita alle opere del Certaldese o ad utilizzarne tacitamente il contenuto, ma menziona più volte il <hi rend="italic">preceptor</hi>, riferisce di alcuni colloqui privati e ne traccia un ritratto bio-bibliografico (<hi rend="italic">Pd</hi>. <hi rend="CharOverride-1">xv</hi> 97-99)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="05.html#footnote-023">17</ref></hi></hi>. Non riporto il prezioso elenco fornito da Luca Carlo Rossi nel suo contributo, mi soffermo, tuttavia su un aspetto: i quattro casi di colloqui privati<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="05.html#footnote-022">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >La presenza della locuzione «narrabat michi» o il sintagma «audivi» sottintende la presenza fisica e un rapporto personale fra i due interlocutori; la natura orale delle informazioni contenute in questi quattro casi è inoltre indiscutibile, poiché non è possibile rintracciare le medesime notizie nelle opere boccaccesche<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="05.html#footnote-021">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >L’attribuzione esclusiva del titolo di <hi rend="italic">venerabilis preceptor</hi>, assente nelle <hi rend="italic">lecture</hi> bolognesi e ferraresi, collocandosi a seguito della morte di Boccaccio, potrebbe dunque ridursi ad indicare un rapporto d’occasione nel solco della lettura dantesca e/o a ricalcare il discepolato di Virgilio su Dante o ancora di Petrarca sullo stesso Boccaccio.</p><p rend="text" >Unica fonte attendibile per poter illuminare questo discepolato rimangono quindi i rapporti intertestuali fra i lavori esegetici dell’Imolese e la produzione del Certaldese. Questo contributo, portando alla luce alcune glosse tratte dal commento benvenutiano alle <hi rend="italic">Georgiche</hi> ed analizzando il <hi rend="italic">modus glossandi</hi> dell’Imolese, mira ad evidenziare il fondamentale ruolo del Boccaccio erudito per quanto concerne i materiali mitologici, geografici e letterari. Verranno infatti presentati alcuni esempi di rinvii evidenti alla <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi>, al <hi rend="italic">De montibus</hi>; in ultimo illustrerò un caso emblematico di possibile relazione con materiale presente nello <hi rend="italic">Zibaldone</hi> membranaceo.</p><p rend="h2" >2. Le <hi rend="italic">Recollecte</hi> di Benvenuto da Imola alle <hi rend="italic">Georgiche</hi> di Virgilio</p><p rend="text" >La <hi rend="italic">recensio</hi> dei testimoni del commento alle <hi rend="italic">Georgiche</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="05.html#footnote-020">20</ref></hi></hi> ha finora individuato dieci manoscritti quattrocenteschi, suddivisibili in tre diverse forme testuali, corrispondenti a tre differenti <hi rend="italic">recollecte</hi>, risalenti ad un unico ciclo di lezioni, svolto a Ferrara nel 1378.</p><p rend="text" >Quattro manoscritti costituiscono la <hi rend="italic">recollecta </hi>α (Cremona, Biblioteca Statale, Fondo Governativo 109; London, British Library, Additional 10095; Modena, Biblioteca Estense Universitaria, Campori Appendice 263; Sevilla, Biblioteca Capitular y Colombina, 05-7-03); tre manoscritti costituiscono la <hi rend="italic">recollecta </hi>β - redazione lunga (Oxford, Bodleian Library, Lat. class. C. 9; Firenze, Museo Horne, 2924; Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ott.lat.1262); due manoscritti la <hi rend="italic">recollecta </hi>β - redazione breve (Assisi, Biblioteca francescana, Fondo antico 302; Basel, Öffentliche Bibliothek der Universität, F V 49); un ultimo testimone (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chigi H.VIII.267), contenente solo due cc. dell’esegesi benvenutiana, attende ancora di essere adeguatamente analizzato per la sua collocazione nell’ambito della trasmissione del commento.</p><p rend="text" >Un tentativo di datazione del commento al 1378 fu offerto da Ghisalberti sulla base di tre elementi interni, ricavati dalla lettura del ms. cremonese. Il primo elemento, riguardante il racconto della morte del <hi rend="italic">preceptor</hi> Boccaccio nell’esegesi bucolica, che nel ms. precede quella alle <hi rend="italic">Georgiche</hi>, pone quindi la stesura dell’opera sicuramente successiva al 1375<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="05.html#footnote-019">21</ref></hi></hi>. Il secondo criterio riguarda la presenza della canzonatura di Dionigi da Borgo San Sepolcro, collega più anziano e predecessore nell’esegesi di Valerio Massimo (<hi rend="italic">Geor. </hi><hi rend="CharOverride-1">ii</hi> 252-258): secondo Ghisalberti Benvenuto non avrebbe avuto motivo di parlare in maniera irriverente di Dionigi, se non avesse già avuto occasione di censurarlo precedentemente nel suo commento. L’ultimo criterio riguarda invece la citazione a memoria molto frequente di Lucano, il cui <hi rend="italic">Bellum civile</hi> Benvenuto legge e commenta a Ferrara fra il 1377 e il 1378<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="05.html#footnote-018">22</ref></hi></hi>. La datazione ipotizzata da Ghisalberti trova inoltre conferma nell’explicit del ms. di Oxford: «Expliciunt recollectiones libri Buccolicorum recollecte sub reverendo magistro Benvenuto de Ymola in civitate Ferrarie, millesimo<hi rend="CharOverride-1"> iii° lxxviii </hi>die <hi rend="CharOverride-1">xiii</hi> decembris»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="05.html#footnote-017">23</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Se da un lato la forma di <hi rend="italic">expositio</hi> è sicuramente più autorevole per il necessario lavoro di rielaborazione operato dall’autore, dall’altro quella della <hi rend="italic">recollecta</hi> in cui è tradito il commento alle <hi rend="italic">Georgiche </hi>apre ad una diversa e più concreta visione dell’operato di Benvenuto e della stessa didattica trecentesca. Le <hi rend="italic">recollecte </hi>offrono infatti interessanti elementi: sia utili a comprendere come fosse strutturato e quanto durasse un ciclo di letture alla fine del Trecento, sia necessari ad illuminare quanto lavoro in cattedra e fra i banchi occorresse per esporre il poema georgico, fornendoci così la misura di quanto impegno e di quanta erudizione fossero propri del <hi rend="italic">magister</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="05.html#footnote-016">24</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >La distinzione delle <hi rend="italic">lectiones</hi> in cui il corso si suddivide, visibile dai riepiloghi iniziali, dai richiami alla materia già svolta, dagli incisi, dalle soste e dalle digressioni del commentatore, fornisce un’immagine viva del <hi rend="italic">magister</hi> che espone il poema georgico, appianandone le difficoltà, illuminando ogni allusione, teso a mostrare l’utilità degli insegnamenti degli antichi.</p><p rend="text" >Il corso si compone dunque di 67 lezioni: in particolare 19 lezioni per il I libro; 18 lezioni per il II libro; 16 lezioni per il III libro; 14 lezioni per il IV libro.</p><p rend="text" >Il commento è caratterizzato da una salda struttura logica: all’inizio di ogni lezione è infatti esposto un brevissimo riassunto della lezione precedente, segue poi una breve presentazione della lezione appena cominciata, subito dopo viene suddivisa la materia in parti più ampie e se necessario in <hi rend="italic">particule</hi> circoscritte. Analogamente ogni libro è esposto nella sua struttura compositiva fin dalla sua presentazione e vengono suddivise le diverse parti con uno sguardo che dalle più grandi macro aree si sposta nuovamente alle singole <hi rend="italic">particule</hi>.</p><p rend="text" >Nel commento alle <hi rend="italic">Georgiche</hi> Benvenuto non mira a svelare sensi nascosti, anzi dichiara apertamente che sarebbe vano ricercarli, e sottolinea quali siano le istanze fondamentali del poema e cosa si accinge a trattare:</p><p rend="quotation_b" ><hi rend="italic">Recoll. Geor. </hi><hi rend="CharOverride-1">iii</hi> 1-2: Huius igitur operis causa efficiens fuit Virgilius, causa materialis agricultura, causa formalis est ipse ordo, finalis est maxima utilitas cum summa delectatione […]. Et adverte quod in <hi rend="italic">Buccolicis</hi> tractatur de pastoribus sub integumento et figura, hic vero intendit tractare de materia pastorali historice et realiter<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="05.html#footnote-015">25</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Benvenuto utilizza un metodo di esposizione parafrastico che, opponendosi a quello lemmatico di Servio, gli consente un’ampiezza di discorso in cui gli è possibile esprimere la sua originalità, la sua vena di polemista e la sua capacità di narratore, risultando per noi preziosa testimonianza del suo metodo filologico <hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="05.html#footnote-014">26</ref></hi></hi>. Lo stile utilizzato è ovviamente volto alla didattica: è infatti semplice, chiaro e preciso. Analogamente al commento alla <hi rend="italic">Commedia</hi>, l’<hi rend="italic">ego magister</hi> di Benvenuto appare poche volte nel commento alle <hi rend="italic">Georgiche</hi>, unicamente per esporre un parere proprio, spesso in opposizione a quanto sostenuto da altri commentatori o quanto riportato dagli autori da cui trae il materiale glossografico. Il pubblico dei <hi rend="italic">discipuli</hi>, appellato solitamente con un generico <hi rend="italic">vos</hi>, viene spesso chiamato in causa in prima persona per agire attivamente durante la lezione, in particolare ne viene sollecitata l’attenzione nell’ascoltare qualche esempio, qualche racconto e nel ricomporre in modo corretto l’<hi rend="italic">ordo </hi>della pericope che si sta analizzando. Ampio è l’uso di interrogative dirette ed indirette, e soprattutto di domande retoriche; particolarmente interessante anche l’uso di discorsi diretti fittizi, attraverso i quali Benvenuto riporta e parafrasa il messaggio contenutistico presente nei versi virgiliani o nelle parentesi storiche e mitologiche, spesso inscenando dialoghi fra gli stessi personaggi di cui sta trattando.</p><p rend="h2" >3. <hi rend="italic">Excerpta</hi> dal Boccaccio erudito</p><p rend="text" >Il materiale mitologico presente nel commento alle <hi rend="italic">Georgiche</hi> è vasto, composito, eterogeneo e spesso intrecciato nel formare un’unica glossa. Se in prima battuta sono menzionate le <hi rend="italic">Metamorfosi </hi>di Ovidio con la specificazione del libro che contiene il mito e viene fornito un breve riassunto dei versi, in molte glosse sono presenti materiali tratti da diverse raccolte mitografiche: in particolare, il <hi rend="italic">Mythographo</hi> III<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="05.html#footnote-013">27</ref></hi></hi> – la cui presenza era già stata segnalata da Ghisalberti<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="05.html#footnote-012">28</ref></hi></hi> – non viene mai citato; alle <hi rend="italic">Allegorie</hi> di Giovanni del Virgilio è invece fatto esplicito rinvio; l’utilizzo della <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium</hi> di Giovanni Boccaccio<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="05.html#footnote-011">29</ref></hi></hi> è nuovamente taciuto. Un suggerimento sulla scelta dei materiali mitografici è però forse offerto dallo stesso Benvenuto nella digressione bio-bibliografica tratteggiata per il <hi rend="italic">preceptor</hi> nell’<hi rend="italic">expositio</hi> alla <hi rend="italic">Commedia</hi>, dove si sottolinea l’utilità del repertorio <hi rend="italic">ad intelligentiam poetarum</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="05.html#footnote-010">30</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Si riportano di seguito alcuni casi di rapporto fra le <hi rend="italic">recollecte </hi>alle <hi rend="italic">Georgiche </hi>e la <hi rend="italic">Genealogia deorum gentilium </hi>dai quali appare evidente il debito nei confronti del Certaldese. La modalità di utilizzo del materiale mitologico è duplice: non solo vengono utilizzati i medesimi lemmi boccacceschi, ma anche la costruzione della glossa appare strutturalmente dipendente da quella di riferimento.</p><p rend="text" >Il caso [1] – glossa relativa alla natura della «virga Neptuni» i cui tre denti corrispondono alle tre proprietà dell’acqua – mostra uno stretto contatto con il passo della <hi rend="italic">Genealogia</hi>, chiarendo come Benvenuto attingesse dal repertorio boccaccesco.</p><p rend="quotation_b" >[1a]<hi rend="italic"> Recoll. Geor.</hi> <hi rend="CharOverride-1">i</hi> 11-13: Virga Neptuni dicitur tridens ex eo quod tres dentes habeat, et hii dentes significant <hi rend="italic">triplicem proprietatem</hi> Neptuni, scilicet maris, scilicet aqua est <hi rend="italic">labilis, nabilis et potabilis</hi>.</p><p rend="quotation_b" >[1b]<hi rend="italic"> Geneal. </hi><hi rend="CharOverride-1">x</hi> 1 (<hi rend="italic">de Neptuno </hi><hi rend="italic CharOverride-1">viiii</hi><hi rend="italic CharOverride-3">° </hi><hi rend="italic">Saturni filio</hi>): Tridens autem sceptrum illi concessum <hi rend="italic">triplicem</hi> aque <hi rend="italic">proprietatem</hi> ostendit: est enim <hi rend="italic">labilis, natabilis et potabilis</hi>.</p><p rend="text" >Nel secondo caso [2] – glossa relativa alla ricostituzione dell’umanità operata da Deucalione e Pirra a seguito del diluvio – si può notare non solo l’utilizzo del medesimo sintagma «solum Deucalion / Deucalionem solum» e del verbo <hi rend="italic">evado</hi> al perfetto con il complemento <hi rend="italic">in navicula</hi>, ma anche la medesima struttura della glossa sulla falsa riga del passo della <hi rend="italic">Genealogia</hi> attraverso la ripresa benvenutiana «post terga» dell’espressione boccaccesca «postergasse», a sua volta strettamente dipendente da <hi rend="CharOverride-3">O</hi>vid., <hi rend="italic">Met.</hi> I 383 («ossaque post tergum magnae iactate parentis») e 394 («ossa reor dici; iacere hos post terga iubemur»).</p><p rend="quotation_b" >[2a] <hi rend="italic">Recoll. Geor</hi>. <hi rend="CharOverride-1">i</hi> 61-63: Fabulam habetis ab Ovidio I <hi rend="italic">Methamorphoseos</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="05.html#footnote-009">31</ref></hi></hi>, et Augustinus dicit quod illud diluvium quod fuit tempore Deucalionis regis Thesalie fuit particulare<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="05.html#footnote-008">32</ref></hi></hi>; et habetis ab Ovidio quare <hi rend="italic">solum Deucalion</hi> et Pirra <hi rend="italic">evaserunt in una navicula</hi> et appulerunt in montem Parnasum et ibi consuluerunt Apollinem.<hi rend="CharOverride-4"> </hi>Responsum est eis quod, cum diluvium cessaverit, tunc accipiant lapides et proiiciant <hi rend="italic">post terga</hi> et ex illis nascentur homines, et ita fecerunt, quia Deucalion et Pirra restauraverunt humanum genus ex lapidibus, id est ex montanis rusticis, qui evaserant a diluvio in montibus.</p><p rend="quotation_b" >[2b]<hi rend="italic"> Geneal</hi>. <hi rend="CharOverride-1">iv</hi> 47 (<hi rend="italic">De Deucalione filio Promethei</hi>): Huius enim tempere apud Thessalos ingens fuit diluvium, de quo fere omnes scriptores veteres mentionem faciunt; finguntque plurimi, excrescentibus aquis<hi rend="italic">, Deucalionem solum</hi> cum Pyrra coniuge <hi rend="italic">in navicula evasisse</hi>, et in Parnasum devenisse montem, et cum iam aque cessarent Themis adisse oraculum consulturi de humani generis restauratione; eiusque iussu, tecto capite solutisque vestibus postergasse saxa, tanquam magne parentis ossa, et ea in homines feminasque conversa.</p><p rend="text" >Di analoga struttura e natura anche gli esempi seguenti. Nel terzo caso [3] – glossa relativa all’insania di Atamante – la subordinata e la principale di Benvenuto sembrano essere costruite su quelle di Boccaccio, «videns istam Inonem cum duobus filiis in brachis, credidit videre unam leenam cum duobus leunculis / ut dum videret Ynoem ad se venientem cum duobus filiis, leenam illam crederet, et filios suos leene catulos» ed in seguito è utilizzato in chiusura di frase il medesimo termine «saxo».</p><p rend="quotation_b" >[3a] <hi rend="italic">Recoll. Geor.</hi> <hi rend="CharOverride-1">i</hi> 437: Cadmus habuit multas filias et in omnibus recepit magnam infelicitatem et inter alias habuit unam que vocata est Inno, uxorem Athamantis, qui Athamas<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="05.html#footnote-007">33</ref></hi></hi> factus insanus <hi rend="italic">videns istam Inonem cum duobus filiis in brachis, credidit videre unam leenam cum duobus leunculis</hi> et statim iniecit manus in unum eorum vocatum Learcum et ipsum mactavit torquendo ipsum in <hi rend="italic">saxo</hi>. Ipsa Ino cum alio vocato Melicerta fugit et iniecit se in mare cum illo et dicitur facta dea et postea vocata fuit Leucothoe et filius Melicerta conversus est in deum marinum.</p><p rend="quotation_b" >[3b] <hi rend="italic">Geneal</hi>. <hi rend="CharOverride-1">xiii</hi> 67 (<hi rend="italic">De Athamante, Eolifilio, qui genuit Frixum, Hellem, Learcum et Melicertem</hi>): Inde superaddit Ovidius Iunonem excitasse ad inferis Furias in Athamantem, que venientes in aulam, in qua forte tunc erat Athamas, eum colubribus iniectisin tantam deduxerunt insaniam, ut <hi rend="italic">dum videret Ynoem ad se venientem cum duobus filiis, leenam illam crederet, et filios suos leene catulos</hi>; quam ob rem, emisso clamore ingenti, in eos irruit, ut Learcum ex filiis alterum ex ulnis matris excerptum totis viribus illideret <hi rend="italic">saxo</hi>. Quod Yno videns territa, cum Melicerte filio altero fugiens, se ex rupe, que Leucotoea dicitur, precipitem dedit in mare.</p><p rend="text" >L’allegoria di Orfeo presente al caso [4] costituisce l’esempio più eloquente della ripresa boccaccesca. Non solo è infatti presente il medesimo sintagma «Aristeus, id est virtus», ma anche la glossa è costruita nuovamente sulla falsa riga di quella presente nella <hi rend="italic">Genealogia</hi>: l’allegoria è anticipata da un sintagma che lega il sostantivo «prata» al verbo «vago» ed è seguita da un sintagma che lega i sostantivi «virtus» e «serpens» al verbo «fugio».</p><p rend="quotation_b" >[4a]<hi rend="italic"> Recoll. Geor</hi>. <hi rend="CharOverride-1">iv</hi> 453-484: Allegoria: Orpheus est homo magne sapientie et eloquentie, Euridice est ratio, scilicet anima sua quam naturaliter diligit; ista anima vadit spaciando per amena prata, id est vagando per delectabilia mundi; <hi rend="italic">Aristeus, id est virtus</hi>, persequitur ipsam animam, sed ipsa respuit <hi rend="italic">virtutem </hi>et sic<hi rend="italic"> fugiendo </hi>calcat<hi rend="italic"> serpentem</hi>, id est fallaciam mundi, et statim moritur; Orpheus recuperat eam dannatam, scilicet abolendo et domando peccata, et tamen eam perdidit postea, quia se retrovertit, id est revertit in peccata.</p><p rend="quotation_b" >[4b] <hi rend="italic">Geneal. </hi><hi rend="CharOverride-1">v</hi> 12 (<hi rend="italic">De Orpheo Apollinis filio </hi><hi rend="italic CharOverride-3">viiii</hi><hi rend="italic">°</hi>): Hic insuper Euridicem habet in coniugem, id est naturalem concupiscentiam, qua nemo mortalium caret; hanc per prata vagantem, id est per temporalia desideria, amat <hi rend="italic">Aristeus, id est virtus</hi>, que eam in laudabilia desideria trahere cupit; verum ipsa fugit, quia naturalis concupiscentia virtuti contradicit et dum <hi rend="italic">fugit virtutem a serpente</hi> occiditur, id est a fraude inter temporalia latente; nam apparet minus recte intuentibus temporalia virere, id est posse beatitudinem prestare, cui apparentie si quis credat, se in perpetuam deduci mortem comperiet.</p><p rend="text" >Nuovamente complessa si presenta anche la ricerca delle fonti geografiche: del <hi rend="italic">De montibus</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="05.html#footnote-006">34</ref></hi></hi> non è riportato alcun esplicito rinvio e la brevità delle notizie geografiche ne rende inoltre ancor più difficile una sicura individuazione. Un interessante caso [5] rimanda, tuttavia, alla corrispondenza fra Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="05.html#footnote-005">35</ref></hi></hi>. Nella <hi rend="italic">Senile</hi> <hi rend="CharOverride-3">III</hi> 1, 174-175 Petrarca annuncia la sua futura visita della fonte del Timavo, nei dintorni di Aquileia, lì dove la posizionavano i cosmografi in opposizione ad un’antica errata collocazione fra i colli Euganei<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="05.html#footnote-004">36</ref></hi></hi>. Pur non possedendo l’epistola di risposta di Boccaccio, possiamo immaginare che tale voce del <hi rend="italic">De fluminibus</hi> sia stata frutto proprio di tale corrispondenza. L’evidenza di una tale notizia in Benvenuto non può dunque che essere risultato della ripresa dal repertorio geografico boccaccesco.</p><p rend="quotation_b" >[5a] <hi rend="italic">Recoll</hi>. <hi rend="italic">Geor</hi>. <hi rend="CharOverride-1">III</hi> 475: Timavus est fluvius magnus qui proprie nascitur in Germania, in una contrata que vocatur Carsica, et dividit Forum Iulium ab Istria et labitur non longe a Concordia et cadit in mare apud Tergestum.</p><p rend="quotation_b" >[5b] <hi rend="italic">De montibus</hi> <hi rend="CharOverride-1">V</hi> 870: Timavus. Venetorum fluvius est Concordie atque Tergeste oppidis proximus. Ex monte quidem grandi per novem ora effusus amplissimum ante alia fontem facit, ex quo uno tandem exiens alveo in Adriaticum funditur mare in sinu Tergestino. Fuere tamen qui putavere hunc fluvium apud Antenoridas esse et ex Euganeo monte fundi, quod falsum est.</p><p rend="text" >Ampliando il raggio, il debito di Benvenuto nei confronti del <hi rend="italic">preceptor</hi> si allarga anche ai materiali omerici ed in particolare alle traduzioni prodotte da Leonzio Pilato. Gli esempi riportati mostrano la dipendenza dal testo sia attraverso la citazione diretta [6], sia attraverso un tacito riutilizzo degli stessi lemmi («servire» e «dominium») all’interno della parafrasi benvenutiana [7].</p><p rend="quotation_b" >[6a] <hi rend="italic">Recoll. Geor</hi>. <hi rend="CharOverride-1">ii</hi> 87-88: Alcinous fuit rex Tracum et fuit homo epicureus quia multum voluptuosus, quem Homerus in XI° <hi rend="italic">Odixee</hi> nominat et dicit quod Ulixes appulit ad curiam eius, et ibi narravit ipsi Alcinoo quomodo iverit ad infernum et quicquid viderit ibi et isto modo Homerus scribit «<hi rend="italic">infernum</hi>» tali narratione.</p><p rend="quotation_b" >[6b] <hi rend="italic">Leon</hi>. <hi rend="italic">Od</hi>. <hi rend="CharOverride-1">xi</hi> 475 (471 in Mangraviti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="05.html#footnote-003">37</ref></hi></hi>): «Quomodo sustinui ad <hi rend="italic">infernum</hi> descedere. ubi mortui / Insensata habitant mortalium ydola mortuorum».</p><p rend="quotation_b" >[7a] <hi rend="italic">Recoll. Geor</hi>. <hi rend="CharOverride-1">i</hi> 38: Ad hoc respondet: ob hoc non velis ire apud Inferos, licet Greci ponant illic esse beatos, et hoc accipit ab Homero. Homerus XI° Odixee introducit quod Ulixes in Campo Elisio loquitur cum Achille, qui dicit quod potius vellet esse unus agricola et <hi rend="italic">servire</hi> uni privato quam habere <hi rend="italic">dominium</hi> apud Inferos.</p><p rend="quotation_b" >[7b] <hi rend="italic">Leon. Od</hi>. <hi rend="CharOverride-1">xi</hi> 489-491: «Velles terricultor existens pro mercede <hi rend="italic">servire</hi> alii. / Viro sine sorte. cui non divitie multe essent. / Quam omnibus mortuis corruptis <hi rend="italic">dominari</hi>».</p><p rend="text" >In ultimo si riporta un interessante caso di collegamento fra le <hi rend="italic">recollecte</hi> alle <hi rend="italic">Georgiche</hi> e materiale tratto dallo <hi rend="italic">Zibaldone membranaceo</hi>. I due testi tramandano la più antica testimonianza di alcuni versi sulla città di Taranto, attribuiti a Cicerone, inseriti nell’<hi rend="italic">Antologia Latina</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="05.html#footnote-002">38</ref></hi></hi>. Un’altra attestazione, più recente, nonché la fonte da cui sono stati tratti ed editi finora, è il ms. <hi >Oxford, Bodleian Library, Canon. Class. Lat. 308, al c. 190</hi><hi rend="italic" >r</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="05.html#footnote-001">39</ref></hi></hi><hi >.</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi >[8a] </hi><hi rend="italic" >Recoll. Geor</hi><hi >. </hi><hi rend="CharOverride-1" >II</hi><hi >, 195-200: Nichilominus Tarentum habuit abundantiam omnium rerum et est prope mare et omne genus piscium capitur ibi. Et est ibi titulus insculptus muro; sunt circa sex versus et duo finales dicunt: «Vitis oliva seges surgunt tellure feraci / et mare purpureo murice dite rubet». </hi>Ergo ad propositum dico quod Virgilius dicit quod illa civitas Tarentina est satura et abundans rerum et non vult dicere quod Saturum sit una civitas per se, imo litteri ‘saturi’ est adiectivum di litteri ‘Tarenti’.</p><p rend="quotation_b" >[8b] <hi rend="italic">Zibaldone</hi> <hi rend="italic">membranaceo</hi>, 31: Versus Tarenti per Tullium ut dicitur editi: «Ambitur gemini sinuosa fauce profundi / Urbs que de parvo flumine nomen habet / Quam mare quam tellus ditant sed dispare fato / Pisce fretum terra germine grata placent / Vitis oliva seges surgunt tellure feraci / Et mare purpureo murice dite rubet». (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Pluteo 29.8, c. 59<hi rend="italic">v</hi>a)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="05.html#footnote-000">40</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Analizzando le differenze fra le due attestazioni si nota che: Boccaccio precisa l’attribuzione a Cicerone e riporta l’intero componimento; Benvenuto invece riporta solo il distico finale, ma specifica la loro natura epigrafica, «titulus insculptus muro». Azzardata l’ipotesi di una copia diretta dallo <hi rend="italic">Zibaldone</hi> e difficile anche immaginare la presenza di una fonte comune per una così tanto preziosa e antica citazione, è più probabile che quest’occorrenza possa essere equiparata ad uno di quei casi di comunicazione orale già evidenti nell’<hi rend="italic">expositio</hi> alla <hi rend="italic">Commedia</hi>. Nemmeno in tale occorrenza il <hi rend="italic">preceptor</hi> è citato, ma la rarità dei versi non può non indicare che, trascritti e utilizzati con particolari differenti per scopi diversi – di raccolta del testo da un lato e con valore didattico dall’altro –, la presenza di questi versi sia il risultato di uno scambio di materiale letterario fra il <hi rend="italic">preceptor </hi>e il <hi rend="italic">magister</hi>.</p><p rend="text" >Concludendo, la presenza intertestuale del Certaldese nelle <hi rend="italic">recollecte</hi> alle <hi rend="italic">Georgiche</hi>, datate al 1378, fornisce quindi un <hi rend="italic">terminus ante quem</hi> importante: Benvenuto aveva ottenuto copia e letto le opere erudite del Boccaccio sicuramente prima del 1378. In particolare, l’Imolese pare aggiungere ai repertori mitografici comuni e già largamente utilizzati anche la <hi rend="italic">Genelogia</hi>, divenendo così uno dei primissimi lettori dell’opera anche se lontano da Firenze, servendosene per commentare il più importante fra i poeti classici. Inoltre, gli incontri testimoniati probabilmente ad Avignone e sicuramente a Santo Stefano di Badia; il titolo di <hi rend="italic">venerabilis preceptor</hi> e i casi di comunicazione privata nel commento alla <hi rend="italic">Commedia</hi>; la conoscenza della traduzione omerica di Leonzio Pilato, la lettura approfondita delle opere erudite e l’interessante caso dello <hi rend="italic">Zibaldone</hi> risultano tasselli importanti nell’ottica di nuovi studi che portino a rivalutare il rapporto fra Benvenuto da Imola e Giovanni Boccaccio.</p><p rend="h2" >Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="italic">Antologia latina sive poesis latinae supplementum</hi>, ed. F. Buechler-A. Riese, Teubner, Leipzig 1804.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Baehrens E., </hi><hi rend="italic" >Zur lateinischen Anthologie</hi><hi >, «Rheinisches Museum für Philologie», 31, 1876, pp. 89-104.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus et de diversis nominibus maris</hi>, M. Pastore Stocchi (a cura di), in Branca V. (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano,<hi rend="italic"> </hi>1998, VII-VIII.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">Genealogie deorum gentilium</hi>, V. Zaccaria (a cura di), in Branca V. (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano, 1998, VII-VIII.</p><p rend="bib_indx_bib" >Branca V. (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano 1964-1998, 10 voll.</p><p rend="bib_indx_bib" >Coxe H.O., <hi rend="italic">Catalogi codicum manuscriptorum bibliothecæ Bodleianæ pars tertia, codices Græcos et Latinos Canonicianos complectens</hi>, ex Typographeo academico, Oxford 1854.</p><p rend="bib_indx_bib" >De Robertis T., Monti C.M., Petoletti M., Tanturli G., Zamponi S.<hi rend="italic"> </hi>(a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, Catalogo della mostra di Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, Mandragora, Firenze 2013.</p><p rend="bib_indx_bib" >Fiorentini L., <hi rend="italic">Per Benvenuto da Imola. Le linee ideologiche del commento dantesco</hi>, il Mulino, Bologna 2016.</p><p rend="bib_indx_bib" >Ghisalberti F., <hi rend="italic">Le chiose virgiliane di Benvenuto da Imola</hi>, «Studi Virgiliani», 9, 1930, pp. 71-145.</p><p rend="bib_indx_bib" >Lacaita G.F. (ed.), <hi rend="italic">Benvenuti de Rambaldis de Imola Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam</hi>, Barbera, Firenze 1887.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Lord M.L., </hi><hi rend="italic" >The Commentary on Virgil’s Eclogues by Benvenuto da Imola: a comparative Study of the Recollectiones</hi><hi >, «Euphrosyne», 22, 1994, pp. 373-401.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Mangraviti V., <hi rend="italic">L’Odissea marciana di Leonzio tra Boccaccio e Petrarca</hi>, Brepols, Barcellona-Roma 2016.</p><p rend="bib_indx_bib" >Palmieri P. e Paolazzi C. (a cura di),<hi rend="italic"> Benvenuto da Imola lettore degli antichi e dei moderni. </hi>Atti del convegno internazionale (Imola, 26 e 27 maggio 1989), Longo, Ravenna 1991.</p><p rend="bib_indx_bib" >Paolazzi C., <hi rend="italic">Le letture dantesche di Benvenuto a Bologna e a Ferrara e le redazioni del suo «Comentum</hi>», «Italia Medievale e Umanistica», 22, 1979, pp. 319-366.</p><p rend="bib_indx_bib" >Paolazzi C., Pasquino P., Sartorio F., <hi rend="italic">Lectura Dantis Ferrariensis</hi>, Longo, Ravenna 2021.</p><p rend="bib_indx_bib" >Paoletti L., <hi rend="italic">Benvenuto da Imola</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, Istituto Italiano dell’Enciclopedia, Roma 1966, VIII, p. 691.</p><p rend="bib_indx_bib" >Pasquino P., <hi rend="italic">Lectura Dantis Bononiensis</hi>, Longo, Ravenna 2017.</p><p rend="bib_indx_bib" >Petrarca Francesco, <hi rend="italic">Res Seniles.</hi> <hi rend="italic">Libri I-IV</hi>, S. Rizzo (a cura di), con la collaborazione di M. Berté, Le Lettere, Firenze 2006.</p><p rend="bib_indx_bib" >Rossi L.C., <hi rend="italic">Benvenuto lettore di Lucano</hi>, in Id., <hi rend="italic">Studi su Benvenuto da Imola</hi>, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2016, pp. 3-50.</p><p rend="bib_indx_bib" >Rossi L.C., <hi rend="italic">Il Boccaccio di Benvenuto da Imola</hi>, in Id., <hi rend="italic">Studi su Benvenuto da Imola</hi>, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2016, pp. 203-270.</p><p rend="bib_indx_bib" >Schaller-E. Könsgen D., <hi rend="italic">Initia carminum Latinorum saeculo undecimo antiquiorum</hi>, Vandenhoeck und Ruprecht, Göttingen 1977.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-039-backlink">1</ref></hi>	Un ringraziamento necessario va al professor Marco Petoletti per essere stato maestro scrupoloso e guida paziente nel percorso che mi ha condotto alla stesura di questo contributo.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-038-backlink">2</ref></hi>	Cfr. l’<hi rend="italic">explicit </hi>del ms. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Chig. A.VII.220, contenente il <hi rend="italic">Libellus Augustalis</hi>: «Benve(n)tum de Imola, egregium historiarum (p)receptorem, solemnissimum authoristam». Riportato in L.C. Rossi, <hi rend="italic">Benvenuto lettore di Lucano</hi>, in Id., <hi rend="italic">Studi su Benvenuto da Imola</hi>, S<hi rend="CharOverride-1">ismel</hi>-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2016, p. 3 nota 1.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-037-backlink">3</ref></hi>	P. Palmieri, C. Paolazzi (a cura di),<hi rend="italic"> </hi><hi rend="italic">Benvenuto da Imola lettore degli antichi e dei moderni. </hi>Atti del convegno internazionale, (Imola 26 e 27 maggio 1989), Longo Editore, Ravenna 1991.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-036-backlink">4</ref></hi>	L’edizione di riferimento è: <hi rend="italic">Benvenuti de Rambaldis de Imola Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam</hi>, ed. G. F. Lacaita, Barbera, Firenze 1887. Le <hi rend="italic">recollecte </hi>bolognesi sono state edite da <hi rend="CharOverride-3">P. </hi>Pasquino, <hi rend="italic">Lectura Dantis Bononiensis</hi>, Longo Editrice, Ravenna 2017; quelle ferraresi da C. Paolazzi, P. Pasquino, F. Sartorio, <hi rend="italic">Lectura Dantis Ferrariensis</hi>, Longo Editrice, Ravenna 2021. <hi rend="italic">Pd. </hi><hi rend="CharOverride-3">XV</hi> 97-99: «Nunc ad literam, dicit Cacciaguida: <hi rend="CharOverride-3">FIORENZA</hi>, prima nostra, <hi rend="CharOverride-3">SI STAVA IN PACE</hi>, ubi nunc habet bellum et bellum civile, <hi rend="CharOverride-3">SOBRIA</hi>, scilicet in victu, ubi modo est intemperans, <hi rend="CharOverride-1">e pudica,</hi> scilicet in vita et honestate, ubi modo est impudica, lubrica, et inhonesta, <hi rend="CharOverride-3">DENTRO DALLA CERCHIA ANTICA</hi>, idest, intra moenia sua prima. Habet enim Florentia tres circulos, unum interiorem altero, secundum quod fuit diversis temporibus ampliata; sicut et Bononia et Padua. Modo in interiori circulo est Abbatia monachorum sancti Benedicti, cuius ecclesia dicitur Sanctus Stephanus, ubi certius et ordinatius pulsabantur horae quam in aliqua alia ecclesia civitatis; quae tamen hodie est satis inordinata et neglecta, ut vidi, dum audirem venerabilem praeceptorem meum Boccacium de Certaldo legentem istum nobilem poetam in dicta ecclesia».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-035-backlink">5</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-3">L.C. </hi>Rossi, <hi rend="italic">Il Boccaccio di Benvenuto da Imola</hi>, in <hi rend="italic">Studi su Benvenuto da Imola</hi>, cit., pp. 206-208.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-034-backlink">6</ref></hi>	L. Paoletti, <hi rend="italic">Benvenuto da Imola</hi>, in <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, Istituto Italiano dell’Enciclopedia, Roma 1966, VIII, p. 692.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-033-backlink">7</ref></hi>	L. Regnicoli, <hi rend="italic">Documenti su Giovanni Boccaccio</hi>, in T. De Robertis, C.M. Monti, M. Petoletti, G. Tanturli, S. Zamponi (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, Mandragora, Firenze 2013, p. 386.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-032-backlink">8</ref></hi>	Pasquino, <hi rend="italic">Lectura Dantis Bononiensis</hi>, cit., p. 9.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-031-backlink">9</ref></hi>	C. Paolazzi, <hi rend="italic">Le letture dantesche di Benvenuto a Bologna e a Ferrara e le redazioni del suo «Comentum</hi>», «Italia Medievale e Umanistica», 22, 1979, pp. 330-347.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-030-backlink">10</ref></hi>	Pasquino, <hi rend="italic">Lectura Dantis Bononiensis</hi>, cit., p. 9.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-029-backlink">11</ref></hi>	Rossi, <hi rend="italic">Il Boccaccio di Benvenuto da Imola</hi>, cit., p. 211.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-028-backlink">12</ref></hi>	Per quanto riguarda l’utilizzo delle opere di Boccaccio quali fonti implicite, rinvio all’indice dei nomi del volume: Paolazzi, Pasquino, Sartorio, <hi rend="italic">Lectura Dantis Bononiensis</hi>, cit., p. 899.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-027-backlink">13</ref></hi>	Paolazzi, Pasquino, Sartorio, <hi rend="italic">Lectura Dantis Ferrariensis</hi>, cit., p. 187: «Primo posuit eum quia cognovit modo&lt;s&gt; suos; etiam, quia quamquam Florentinus sit sobrius, tamen quando regula fallit, non sunt maiores – ut dicit Petrarca in una sua epistula, etiam dominus Iohannes in alia epistula –». Gli editori propongono che l’epistola in questione sia quella a Francesco Nelli.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-026-backlink">14</ref></hi>	Ivi, pp. 257-258: «Et nota quod fuit diu comunis error Florentie (scilicet, vulgi) quod ista statua esset certa protectio Florentie. Dicebat Boccacius quod sepe vidit quod, si pueri iecissent lapidem vel cenum isti imagini, dicebant aliqui veterani ‘Abi! Ne facias! Quia vidi talem qui leserat eum sumersum in Arno, talem suspensum’».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-025-backlink">15</ref></hi>	Ivi<hi rend="italic">.</hi>, p. 808: «Boccaccius narrabat michi, per veram sperientiam, quod dum esse&lt;t&gt; in Apulia ivit ad Montem Casinium […]».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-024-backlink">16</ref></hi>	Rossi, <hi rend="italic">Il Boccaccio di Benvenuto da Imola</hi>, cit., pp. 212-213. Anche, in particolar modo relativamente alla presenza del <hi rend="italic">Decameron</hi>, L. Fiorentini, <hi rend="italic">Per Benvenuto da Imola. Le linee ideologiche del commento dantesco</hi>, il Mulino, Bologna 2016, pp. 475-501.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-023-backlink">17</ref></hi>	Rossi, <hi rend="italic">Il Boccaccio di Benvenuto da Imola</hi>, cit., pp. 205-206, 211-236.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-022-backlink">18</ref></hi>	<hi rend="italic">If.</hi> <hi rend="CharOverride-1">i</hi> 31-33: «Credo tamen quod autor potius intelligat hic de pardo, quam de aliis, tum quia proprietates pardi magis videntur convenire luxuriae, ut patet ex dictis, tum quia istud vocabulum florentinum <hi rend="italic">lonza</hi> videtur magis importare pardum, quam aliam feram. Unde, dum semel portaretur quidam pardus per Florentiam, pueri concurrentes clamabant: vide lonciam, ut mihi narrabat suavissimus Boccatius de Certaldo»; <hi rend="italic">If.</hi> <hi rend="CharOverride-1">xiii</hi> 143-145: «postea tandem reaedificata civitate, fuit reinventa, et posita in uno pilastro in capite Pontis Veteris, ubi stetit usque ad tempora autoris, imo ultra usque ad diluvium Arni, quod fuit in <hi rend="CharOverride-1">mcccxxxv</hi>, quod tunc violenter dejecit pontem, et exportavit imaginem, et alia multa et magna damna fecit, de quibus dicetur alibi; sed quamdiu duravit ista petra, duravit error induratus in mentibus multorum civium. Unde narrabat mihi Boccacius de Certaldo se saepe audisse a senioribus, quando aliquis puer proiiciebat lapidem vel lutum in statuam: Tu facies malum finem; quia ego vidi talem, qui hoc fecit, qui suffocatus est in Arno, et alium qui suspensus est laqueo»; <hi rend="italic">Pg.</hi> <hi rend="CharOverride-1">vi</hi> 16-18: «Ego tamen audivi a bono Boccatio de Certaldo, cui plus credo, quod Marciuchus fuit quidam bonus vir in civitate Pisarum, fraticellus de domo, cui comes Ugolinus tyrannus fecit truncari caput, et mandavit, quod corpus relinqueretur insepultum»; <hi rend="italic">Pd</hi>. <hi rend="CharOverride-1">xxii</hi> 73-75: «Et volo hic ad clariorem intelligentiam huius literae referre illud quod narrabat mihi jocose venerabilis praeceptor meus Boccaccius de Certaldo. Dicebat enim quod dum esset in Apulia, captus fama loci, accessit ad nobile monasterium montis Cassini, de quo dictum est».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-021-backlink">19</ref></hi>	Rossi, <hi rend="italic">Il Boccaccio di Benvenuto da Imola</hi>, cit., pp. 213-215.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-020-backlink">20</ref></hi>	Trascritto integralmente dal ms. Cremona, Biblioteca Statale, Fondo Governativo 109 in sede di tesi di laurea magistrale, ora in fase di edizione critica quale progetto dottorale.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-019-backlink">21</ref></hi>	<hi rend="italic">Recoll. Buc. </hi>X: «Et adverte quod hic Virgilius dicit verum quod nimium ocium in studio nocet studentibus et verum nimium ocium studii destruxit dominum Johannem Bucatium, quia in tantum dedit se ocio studii quod ipse qui erat pinguis multum destruxit se, quia humores diversi superabundarunt» in<hi rend="CharOverride-3"> F. </hi>Ghisalberti, <hi rend="italic">Le chiose virgiliane di Benvenuto da Imola</hi>, «Studi Virgiliani», 9, 1930, p. 73.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-018-backlink">22</ref></hi>	Ghisalberti, <hi rend="italic">Le chiose virgiliane di Benvenuto da Imola</hi>, cit., pp. 73-74.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-017-backlink">23</ref></hi>	<hi >M.L. Lord, </hi><hi rend="italic" >The Commentary on Virgil’s Eclogues by Benvenuto da Imola: a comparative study of the Recollectiones</hi><hi >, «Euphrosyne», 22, 1994, p. 375.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-016-backlink">24</ref></hi>	Ghisalberti, <hi rend="italic">Le chiose virgiliane di Benvenuto da Imola</hi>, cit., p. 119.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-015-backlink">25</ref></hi>	Cremona, Biblioteca Statale 109, c. 42<hi rend="italic">r</hi>, I, <hi rend="italic">accessus</hi>. Ogni citazione del commento benvenutiano alle <hi rend="italic">Georgiche</hi> da ora presentata è tratta dal ms. cremonese.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-014-backlink">26</ref></hi>	Ghisalberti, <hi rend="italic">Le chiose virgiliane di Benvenuto da Imola</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>p. 118.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-013-backlink">27</ref></hi>	G.C. Garfagnini, <hi rend="italic">Mythographus Vaticanus tertius: un esempio di mitografia e letteratura del XII secolo</hi>, Fondazione Centro italiano di studi sull’alto Medioevo, Spoleto 2018. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-012-backlink">28</ref></hi>	Ghisalberti<hi rend="CharOverride-3">, </hi><hi rend="italic">Le chiose virgiliane di Benvenuto da Imola</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>pp. 128-136.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-011-backlink">29</ref></hi>	L’edizione utilizzata è: Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">Genealogie deorum gentilium</hi>, V. Zaccaria (a cura di), in V. Branca (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano 1964-1998, VII-VIII. Per quanto riguarda le fonti mitologiche di Benvenuto si veda anche Fiorentini, <hi rend="italic CharOverride-3">P</hi><hi rend="italic">er Benvenuto da Imola, </hi>cit<hi rend="italic">.</hi>, pp. 216-239.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-010-backlink">30</ref></hi>	<hi rend="italic">Pd</hi>. XVI 49-51: «Sed hic nota quod licet praedictus sua temeritate cedat ad infamiam Certaldi, tamen temporibus modernis floruit Boccacius de Certaldo, qui sua suavitate sapientiae et eloquentiae reddidit ipsum locum celebrem et famosum. Hic siquidem Johannes Boccacius, verius bucca aurea, venerabilis praeceptor meus, diligentissimus cultor et familiarissimus nostri autoris, ibi pulcra opera edidit; praecipue edidit unum librum magnum et utilem ad intelligentiam poetarum <hi rend="italic">de Genealogiis Deorum</hi>; librum magnum et utilem <hi rend="italic">de casibus virorum illustrium</hi>; libellum <hi rend="italic">de mulieribus claris</hi>; librum <hi rend="italic">de fluminibus</hi>; et librum Bucolicorum etc».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-009-backlink">31</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-3" >O</hi><hi >vid., </hi><hi rend="italic" >Met</hi><hi >. I 253-434.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-008-backlink">32</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-3" >A</hi><hi >ug., </hi><hi rend="italic" >Civ. </hi><hi rend="italic">Dei</hi> XVIII 8.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-007-backlink">33</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Benvenuti de Rambaldis de Imola Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam</hi>, cit., <hi rend="italic">If.</hi> XXX 1-12.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-006-backlink">34</ref></hi>	L’edizione utilizzata è: Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus et de diversis nominibus maris</hi>, M. Pastore Stocchi (a cura di), in <hi rend="italic">Tutte le opere, </hi>cit.,<hi rend="italic"> </hi>VII-VIII.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-005-backlink">35</ref></hi>	Ringrazio per il prezioso suggerimento la dott.ssa Valentina Rovere.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-004-backlink">36</ref></hi>	Francesco Petrarca, <hi rend="italic">Res Seniles.</hi> <hi rend="italic">Libri I-IV</hi>, S. Rizzo (a cura di) con la collab. di M. Berté, Le Lettere, Firenze 2006, p. 216: «Commigrabimus Iustinopolim ac Tergestum, unde michi fidelibus literis votiva temperies nuntiatur. Ad postremum boni hoc saltem habiturus est reditus tuus, ut, quod iandudum cogito, Timavi fontem vatibus celebrem, multis vero vel doctioribus ignoratum, ubi est, non ubi queritur, hoc est non Patavinis in finibus vestigemus – quem errorem peperit Lucani versiculus quo Apono illum iunxit euganeo –, sed in agro potius Aquilegiensi, ubi illum cosmographi certiores locant, <hi rend="italic">unde per ora novem vasto cum murmure montis / it mare preruptum et pelago premit arva sonanti</hi>».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-003-backlink">37</ref></hi>	V. Mangraviti, <hi rend="italic">L’Odissea marciana di Leonzio tra Boccaccio e Petrarca</hi>, Brepols, Barcellona-Roma 2016, p. 424.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-002-backlink">38</ref></hi>	<hi rend="italic">Antologia latina sive poesis latinae supplementum</hi>, ed. F. Buechler-A. Riese, Teubner, Leipzig 1804, I, pp. 318-319, 873<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">a</hi> (Tullius). Presenti, inoltre, in: E. Baehrens, <hi rend="italic">Zur lateinischen Anthologie</hi>, «Rheinisches Museum für Philologie», 31, 1876, p. 96: «Versus composita (<hi rend="italic">sic</hi>) ut dicitur per Tullium de ciuitate Tarenti. <hi rend="italic">Ambitur gemini sinuosa fauce profundi / Urbs quae de paruo flumine nomen habet, / Quam mare, quam tellus ditant, set dispare pacto: / Pisce fretum, terra germine grata placent. / Vitis oliua seges surgunt tellure feraci / Et mare purpureo murice dite rubet</hi>». Anche in D. Schaller-E. Könsgen, <hi rend="italic">Initia carminum Latinorum saeculo undecimo antiquiorum</hi>, Vandenhoeck und Ruprecht, Göttingen 1977, p. 22, n. 699.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-001-backlink">39</ref></hi>	H.O. Coxe, <hi rend="italic">Catalogi codicum manuscriptorum bibliothecæ Bodleianæ pars tertia, codices Græcos et Latinos Canonicianos complectens</hi>, ex Typographeo academico, Oxford 1854, pp. 244-245. Il ms. è un codice membranaceo del XIV secolo contenente parte del corpus senecano; nelle pagine finali di mano diversa del sec. XV sono invece presenti questi versi e tre distici privi di menzione autoriale. La mano recente pone anche una nota in calce al manoscritto «Ad 14 Mayo 1467 mi Pollo da Mulla ho abuto in pegno questo libro pro ducat. quatro».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-000-backlink">40</ref></hi>	M. Petoletti, <hi rend="italic">Gli zibaldoni</hi>, in <hi rend="italic">Boccaccio autore e copista</hi>, cit., p. 307 n 31.</p>





      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="97666">
            <bibl>Antologia latina sive poesis latinae supplementum, ed. F. Buechler-A. Riese, Teubner, Leipzig 1804.</bibl>
            <idno type="DOI">10.1017/s0009840x00001487</idno>
          </bibl>
          <bibl n="97659">Baehrens E., Zur lateinischen Anthologie, &amp;#171;Rheinisches Museum f&amp;#252;r Philologie&amp;#187;, 31, 1876, pp. 89-104.</bibl>
          <bibl n="97438">Boccaccio Giovanni, De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus et de diversis nominibus maris, M. Pastore Stocchi (a cura di), in Tutte le opere (vd.), 1998, VII-VIII.</bibl>
          <bibl n="97611">Boccaccio Giovanni, Genealogie deorum gentilium, V. Zaccaria (a cura di), in Tutte le opere (vd.), 1998, VII-VIII.</bibl>
          <bibl n="97674">Branca V. (a cura di), Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, Mondadori, Milano 1964-1998, 10 voll.</bibl>
          <bibl n="97465">Coxe H.O., Catalogi codicum manuscriptorum bibliothec&amp;#230; Bodleian&amp;#230; pars tertia, codices Gr&amp;#230;cos et Latinos Canonicianos complectens, ex Typographeo academico, Oxford 1854.</bibl>
          <bibl n="97411">De Robertis T., Monti C.M., Petoletti M., Tanturli G., Zamponi S. (a cura di), Boccaccio autore e copista, Catalogo della mostra di Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana 11 ottobre 2013-11 gennaio 2014, Mandragora, Firenze 2013.</bibl>
          <bibl n="97637">Fiorentini L., Per Benvenuto da Imola. Le linee ideologiche del commento dantesco, Il Mulino, Napoli 2016.</bibl>
          <bibl n="97660">Ghisalberti F., Le chiose virgiliane di Benvenuto da Imola, &amp;#171;Studi Virgiliani&amp;#187;, 9, 1930, pp. 71-145.</bibl>
          <bibl n="97593">Lacaita G.F. (ed.), Benvenuti de Rambaldis de Imola Comentum super Dantis Aldigherii Comoediam, Barbera, Firenze 1887.</bibl>
          <bibl n="97501">
            <bibl>Lord M.L., The Commentary on Virgil’s Eclogues by Benvenuto da Imola: a comparative Study of the Recollectiones, &amp;#171;Euphrosyne&amp;#187;, 22, 1994, pp. 373-401.</bibl>
            <idno type="DOI">10.1484/j.euphr.5.126132</idno>
          </bibl>
          <bibl n="97652">
            <bibl>Mangraviti V., L&amp;#39;Odissea marciana di Leonzio tra Boccaccio e Petrarca, Brepols, Barcellona-Roma 2016.</bibl>
            <idno type="DOI">10.4000/crm.16343</idno>
          </bibl>
          <bibl n="97448">
            <bibl>Palmieri P. e Paolazzi C. (a cura di), Benvenuto da Imola lettore degli antichi e dei moderni. Atti del convegno internazionale (Imola, 26 e 27 maggio 1989), Longo, Ravenna 1991.</bibl>
            <idno type="DOI">10.33137/q.i..v13i2.10145</idno>
          </bibl>
          <bibl n="97477">Paolazzi C., Le letture dantesche di Benvenuto a Bologna e a Ferrara e le redazioni del suo &amp;#171;Comentum&amp;#187;, &amp;#171;Italia Medievale e Umanistica&amp;#187;, 22, 1979, pp. 319-366.</bibl>
          <bibl n="97716">Paolazzi C., Pasquino P., Sartorio F., Lectura Dantis Ferrariensis, Longo, Ravenna 2021.</bibl>
          <bibl n="97556">Paoletti L., Benvenuto da Imola, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto Italiano dell’Enciclopedia, Roma 1966, VIII.</bibl>
          <bibl n="97774">Pasquino P., Lectura Dantis Bononiensis, Longo, Ravenna 2017.</bibl>
          <bibl n="97561">Petrarca Francesco, Res Seniles. Libri I-IV, S. Rizzo (a cura di) con la collaborazione di M. Bert&amp;#233;, Le Lettere, Firenze 2006.</bibl>
          <bibl n="97579">Rossi L.C., Benvenuto lettore di Lucano, in Id., Studi su Benvenuto da Imola, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2016.</bibl>
          <bibl n="97555">Rossi L.C., Il Boccaccio di Benvenuto da Imola, in Id., Studi su Benvenuto da Imola, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2016.</bibl>
          <bibl n="97580">D. Schaller-E. K&amp;#246;nsgen, Initia carminum Latinorum saeculo undecimo antiquiorum, Vandenhoeck und Ruprecht, G&amp;#246;ttingen 1977.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>