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        <title type="main" level="a">«E la nodosa podagra, con gravissima noia di chi l’ha, tiene tutto il corpo quasi imobile e contratto». Note sul lessico medico-anatomico nel Boccaccio volgare</title>
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            <forename>Kevin</forename>
            <surname>De Vecchis</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio/Boccaccio e dintorni 2021</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-668-1</idno>) by </resp>
          <name>Monica Berté</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.05</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>After providing a brief description of medicine in the Middle Ages, the work collects and examines the terms attested in three vernacular works by Boccaccio (Decameron, Corbaccio and Esposizioni sopra la Comedia) that can be classified in the medical lexicon. The aim of the paper is to verify the importance that this lexical sector has in Boccaccio’s vernacular production, by identifying possible differences (qualitative as well as quantitative) between the three works examined and, through the specific examination of a particular case (the sequence nodosa podagra), to show the usefulness of a more in-depth lexical analysis also to clarify Boccaccio’s sources.</p>
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            <item>lexicon</item>
            <item>medicinal language</item>
            <item>anatomic language</item>
            <item>Boccaccio</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.05<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.05" /></p>


<p rend="h1_chapter" >«E la nodosa podagra, con gravissima noia di chi l’ha, tiene tutto il corpo quasi imobile e contratto». Note sul lessico medico-anatomico nel Boccaccio volgare<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="07.html#footnote-058">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author" >Kevin De Vecchis</p><p rend="h2" >1. Premessa</p><p rend="text" >Questo lavoro vuol essere un primo contributo allo studio del rapporto tra le opere del Boccaccio volgare e il lessico specialistico della medicina. Sebbene si disponga sulla lingua del Certaldese di un’ampia bibliografia generale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="07.html#footnote-057">2</ref></hi></hi>, il numero di saggi incentrati prevalentemente su aspetti specifici del lessico è più esiguo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="07.html#footnote-056">3</ref></hi></hi> e all’interno dell’ampio spettro di varietà lessicali, tra cui il settore tecnico-specialistico, il lessico della medicina e dell’anatomia non ha ancora goduto di una trattazione specifica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="07.html#footnote-055">4</ref></hi></hi>, a differenza di quanto si può riscontrare ad esempio per Dante e Petrarca<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="07.html#footnote-054">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Lasciando da parte la produzione latina, in questo studio si analizzeranno tre opere in volgare di Boccaccio – ossia il <hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="07.html#footnote-053">6</ref></hi></hi>, il <hi rend="italic">Corbaccio</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="07.html#footnote-052">7</ref></hi></hi> e le <hi rend="italic">Esposizioni sopra la Comedia</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="07.html#footnote-051">8</ref></hi></hi> – alla ricerca di una porzione abbastanza consistente di lessico medico-anatomico. Successivamente, si passeranno in rassegna i termini rintracciati e si approfondirà uno di essi, particolarmente interessante sia sul piano linguistico sia per il rapporto di Boccaccio con le fonti classiche e medievali.</p><p rend="text" >Lo scopo sarà verificare il peso specifico che il lessico medico-anatomico ha nella produzione volgare di Boccaccio e rintracciare le possibili differenze (qualitative oltre che quantitative) tra le tre opere.</p><p rend="h2" >2. Questioni preliminari sulla lingua della medicina</p><p rend="text" >Data la «consistenza magmatica dell’oggetto in questione»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="07.html#footnote-050">9</ref></hi></hi>, prima di esaminare la presenza del lessico medico in Boccaccio, occorre delineare, seppur brevemente, il quadro della medicina in epoca medievale in cui le opere del nostro si inseriscono<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="07.html#footnote-049">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >La medicina al tempo si basava ancora sulla teoria dei quattro umori di derivazione ippocratico-galenica (sangue, flemma, bile gialla, atrabile) e considerava la malattia una corruzione di questi, messi in rapporto con le quattro proprietà fisiche (secco, umido, caldo e freddo)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="07.html#footnote-048">11</ref></hi></hi>. Ma già tra il XII e il XIII secolo in Italia tali considerazioni non erano più accettate pacificamente: il sapere medico oscillava tra un’interpretazione più ‘laica’, principalmente di matrice araba<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="07.html#footnote-047">12</ref></hi></hi> (e ancora prima ippocratica), che aveva trovato terreno fertile grazie alle traduzioni di Costantino Africano nella scuola salernitana e alla corte di Federico II, e una di più schietta matrice scolastico-aristotelica, sostenuta dalla Chiesa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="07.html#footnote-046">13</ref></hi></hi> e promossa dalle grandi università di Bologna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="07.html#footnote-045">14</ref></hi></hi>, Montpellier e Parigi. Tutto ciò era legato anche al proliferare di traduzioni eterogenee – non solo in rapporto alla lingua di partenza (il greco e l’arabo), ma anche al contenuto – che davano continuamente nuova linfa alla cultura medica del tempo: la ristrutturazione del corpus di opere di Galeno (il «nuovo Galeno» con le traduzioni di Gherardo da Cremona e di Burgundio da Pisa) si affiancava ad esempio alla circolazione del <hi rend="italic">Canone</hi> di Avicenna all’interno dei programmi universitari; parallelamente il corpus zoologico di Aristotele, tradotto sia dall’arabo che dal greco in latino, e l’interpretazione delle posizioni mediche dello Stagirita date da Averroè acquistavano grande circolazione. La vitalità del dibattito è testimoniata anche dai numerosi testi e commenti non solo in latino, ma anche in volgare, da parte di medici e intellettuali (si ricordano Guglielmo da Saliceto e Mondino de’ Liuzzi). Anche il confronto sullo statuto della medicina (risalente già all’età antica) si riaccende: si discuteva ad esempio se essa dovesse essere considerata una disciplina teorica in quanto legata alla filosofia naturale o una semplice arte meccanica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="07.html#footnote-044">15</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Questo quadro, molto più complesso in realtà di come è stato qui brevemente tratteggiato, incideva notevolmente sul piano linguistico. Il fatto che la maggior parte del sapere della medicina nel Medioevo provenisse dalla «prolungata attività traduttoria» di opere in greco e in arabo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="07.html#footnote-043">16</ref></hi></hi> comportava non solo la presenza in latino di sinonimi derivanti da lingue diverse (e questo è visibile ancora oggi), ma anche l’attribuzione di nuovi significati a un significante già esistente, con l’evidente rischio di cadere in ‘anacronismi’ semantici, cioè di attribuire a termini antichi significati moderni estranei ai testi di partenza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="07.html#footnote-042">17</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Infine, se si considera che il Medioevo è a tutti gli effetti una «realtà bilingue»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="07.html#footnote-041">18</ref></hi></hi>, la scrittura scientifica in volgare, che riesce a conquistare un suo spazio proprio a partire dal XIII-XIV sec.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="07.html#footnote-040">19</ref></hi></hi>, rimane in ogni caso strettamente dipendente dalla produzione latina e ne eredita le questioni linguistiche.</p><p rend="text" >Tale panoramica deve essere tenuta presente anche per un’analisi come quella che qui si propone, che si concentra sulla presenza del lessico medico esclusivamente in opere letterarie: non solo infatti la circolazione del linguaggio specialistico ha sicuramente riguardato anche la letteratura<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="07.html#footnote-039">20</ref></hi></hi>, ma si è trattato di </p><p rend="quotation_b" >un’influenza reciproca la cui direzione è spesso difficilmente riconoscibile: la letteratura, e i casi “mitici” che ne sono tradizionale patrimonio, vengono spesso usati dai <hi rend="italic">magistri </hi>a supporto esperienziale; mentre, in letteratura, sovente tramite spie lessicali, si svelano significati prettamente tecnico-scientifici in luoghi che interpretazioni <hi rend="italic">vexatae </hi>leggono quali metafore letterarie, anche elaborate e ardite<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="07.html#footnote-038">21</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >L’esempio del volgare di Boccaccio potrà aiutare a comprendere questo rapporto, attraverso lo studio di termini dell’ambito medico, a condizione di tener presente sia il loro legame con il linguaggio medico scientifico del tempo sia la loro ulteriore legittimazione nella letteratura<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="07.html#footnote-037">22</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2" >3. Analisi</p><p rend="text" >Si presentano in questo paragrafo i termini appartenenti al lessico medico-anatomico emersi dallo spoglio delle tre opere boccacciane.<hi rend="italic"> </hi>Per comodità si distinguono tre macro-categorie lessicali: l’anatomia, la medicina e la farmacopea. All’interno della prima rientrano le voci che designano le parti<hi rend="italic"> </hi>e gli organi del corpo (es. <hi rend="italic">anguinaia </hi>e <hi rend="italic">pellicula</hi>); nella seconda quelle che fanno riferimento alle teorie mediche del tempo (es. <hi rend="italic">complessione</hi>) e alle malattie (es. <hi rend="italic">gotta</hi>); nell’ultima quelle che indicano i medicamenti utilizzati per guarire un’infermità, dall’oggetto in cui si conserva il medicinale (es. <hi rend="italic">alberelli</hi>) fino al singolo ingrediente (es. <hi rend="italic">savina</hi>). Si riportano, in ordine alfabetico, per ogni categoria, tutti i termini rintracciati e si fornisce tra parentesi l’indicazione dei passi in cui occorrono.</p><p rend="text" >Nella raccolta le voci sono ricondotte a lemma (singolare per i sostantivi, maschile singolare per gli aggettivi, infinito per i verbi) sulla base della documentazione presente nel <hi rend="italic">VD</hi> o nel <hi rend="italic">TLIO</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="07.html#footnote-036">23</ref></hi></hi><hi rend="notes_number">,</hi> senza contesto esteso, ma indicando tra parentesi la forma con cui occorrono nelle tre opere, e per questo sono seguite anche dalla marca grammaticale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="07.html#footnote-035">24</ref></hi></hi>. La definizione viene riportata così come si legge nei repertori lessicografici consultati (principalmente il <hi rend="italic">VD</hi>, e poi il <hi rend="italic">TLIO</hi> e il <hi rend="italic">GDLI</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="07.html#footnote-034">25</ref></hi></hi> o nelle note al testo dell’edizione critica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="07.html#footnote-033">26</ref></hi></hi>. I termini di cui Boccaccio fornisce la prima attestazione (almeno secondo i repertori di riferimento consultati) sono preceduti da un asterisco.</p><p rend="text" >Da ogni categoria si escludono le voci che non hanno una valenza significativa dal punto di vista del lessico scientifico o perché proprie anche della lingua comune (ad es. i termini anatomici <hi rend="italic">bocca</hi>, <hi rend="italic">occhi</hi>, <hi rend="italic">cuore</hi>) o perché largamente attestate in italiano antico (es. <hi rend="italic">cerebro</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="07.html#footnote-032">27</ref></hi></hi> e, per quanto riguarda le <hi rend="italic">Esposizioni</hi>,<hi rend="italic"> </hi>quelle che Boccaccio riprende dal passo di Dante che commenta (es. <hi rend="italic">casso</hi>). Viceversa, sono state inserite le parole a una prima lettura appartenenti al linguaggio comune, ma che in realtà il Certaldese usava probabilmente in senso specialistico (es. <hi rend="italic">tagliatura</hi>).</p><p rend="text" >Conclude la rassegna una serie di termini che si pongono al limite tra lessico medico e lessico comune, ma interessanti dal punto di vista linguistico.</p><p rend="h2" >3.1 <hi rend="italic">Decameron</hi></p><p rend="text" >[1] <hi rend="italic">anguinaia</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. f. ‘parte del corpo adiacente alla radice anteriore della coscia, inguine’ [<hi rend="italic">VD</hi>] (I Intr., 10); <hi rend="italic">ditello </hi>s. m<hi rend="italic">. </hi>‘cavità tra la radice del braccio e la parte alta laterale del torace; ascella’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (al f. plur. <hi rend="italic">ditella</hi> I Intr., 10 e VI 10, 23); <hi rend="italic">gengìa</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. f.<hi rend="italic"> </hi>‘parte della bocca che sostiene i denti’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (al plur. IV 7, 12).</p><p rend="text" >[2]<hi rend="italic"> accidente</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. m. ‘stato di malessere, malanno’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(I Intr., 14, 20, 47; X 4, 6; al plur. VIII 7, 147); *<hi rend="italic">battimento</hi>, s. m. ‘battito accelerato del cuore’ [<hi rend="italic">Dec</hi>., p. 443, nota 45] (II 8, 45-47; III 2, 24); <hi rend="italic">enfiato</hi>,<hi rend="italic"> </hi>agg. ‘gonfio, tumefatto (nel linguaggio medico)’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(IV 7, 14, 15); <hi rend="italic">enfiatura</hi>, s. f. ‘ingrossamento (spec. rotondeggiante) di una zona cutanea per cause patologiche’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (al plur. I Intr., 10); <hi rend="italic">fistola</hi>, s. f. ‘lesione in forma di canale, gen. sintomo di malattie infettive, pustola, piaga’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (III 9, 1, 7); <hi rend="italic">fracido</hi>,<hi rend="italic"> </hi>agg. ‘ammalato, infetto; incancrenito’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (IV 10, 9; VII 9, 49; al plur. m. IV 5, 12); <hi rend="italic">fumosità</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. f.<hi rend="italic"> </hi>‘esalazione che, nella medicina antica, si riteneva passasse da un organo all’altro del corpo animale e in partic., salisse dallo stomaco alla testa provocando, specialmente a causa del cibo ingerito o del vino bevuto, stato di pesantezza e di oppressione; ebrezza’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (III 8, 33); *<hi rend="italic">gavòcciolo </hi>s. m.<hi rend="italic"> </hi>‘bubbone della peste (che si manifesta nella regione inguinale e sotto le ascelle)’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (I Intr., 11-12; al plur. I Intr., 11);<hi rend="italic"> gotta</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. f.<hi rend="italic"> </hi>‘malattia del ricambio (artrite urica), dovuta a una deposizione eccessiva di acido urico (sotto forma di urato monosodico) nei tessuti, i cui attacchi sono in genere localizzati nell’alluce (<hi rend="italic">podagra</hi>), nel ginocchio (<hi rend="italic">gonagra</hi>), nelle mani (<hi rend="italic">chiragra</hi>), ma spesso anche nei gomiti e nelle spalle, e sono caratterizzati da arrossamento e gonfiore dell’articolazione colpita (…)’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(al plur. VII 3, 10-11); <hi rend="italic">gottoso</hi>, agg. ‘che è affetto da gotta’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (al plur. m. VII 3, 10-11); <hi rend="italic">guastare</hi>, v.<hi rend="italic"> </hi>‘danneggiare lo stato di buona salute (del corpo o di una sua parte)’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(all’ind. fut. 3ª sing. VII 9, 49);<hi rend="italic"> guasto</hi>, agg. ‘affetto da un disturbo, da una patologia o da una lesione’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (IV 5, 15; VII 9, 47; IX 7, 6; al f. sing. IV 10, 9); <hi rend="italic">lattime</hi>, s. m.<hi rend="italic"> </hi>‘malattia che colpisce i bambini, crosta lattea’<hi rend="italic"> </hi>[<hi rend="italic">TLIO</hi>] (VIII 9, 31); <hi rend="italic">lesione</hi>, s. f. ‘danno’ [<hi rend="italic">Dec</hi>. p. 620, nota 31] (III 8, 31);<hi rend="italic"> magagnato</hi>, agg. ‘guasto’ [<hi rend="italic">Dec</hi>. p. 1157, nota 49]<hi rend="italic"> </hi>(VII 9, 49, 54); <hi rend="italic">malore</hi>, s. m. ‘malattia allo stato epidemico, contagio’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(I Intr., 13); <hi rend="italic">nascenza</hi>, s. f. ‘escrescenza, cisti, protuberanza carnosa, tumore benigno o maligno di origine patologica; foruncolo, bubbone, porro, verruca, pustola’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (III 9, 7 ‘tumore’; V 5, 33 ‘ascesso’); <hi rend="italic">posta</hi>, s. f.<hi rend="italic"> </hi>‘postema, ascesso’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(IV 6, 33); <hi rend="italic">segno</hi>, s. m. 1. ‘anomalia tipica di una situazione morbosa e obiettivamente rilevabile, sia come alterazione delle funzioni fisiologiche (<hi rend="italic">segno funzionale</hi>), sia come modificazione morfologica di una regione esaminata (<hi rend="italic">segno fisico</hi>); […] Anche: sintomo da cui si ricava la prognosi dell’evolversi di una malattia’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (I Intr., 10; II 8, 42; al plur. I Intr.,<hi rend="italic"> </hi>13; II 8, 47); 2.<hi rend="italic"> </hi>‘interruzione dell’uniformità dell’epidermide; macchia cutanea, ruga, lividura, arrossamento, cicatrice, sfregio, piaga, ustione, ferita e, anche, lesione dovuta a colpi, a percosse, a morsicature, a punture d’insetto; traccia fisica lasciata da una malattia’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (V 7, 36; VII 8, 37); <hi rend="italic">segnale</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. m. lo stesso che <hi rend="italic">segno</hi>, nel sign. 2. (II 9, 27; IV 2, 36); <hi rend="italic">vèrmine</hi>, s. m. ‘con riferimento ai parassiti di aspetto vermiforme dell’organismo umano e, in partic., dell’apparato digerente (e al plur. può indicare un’infestazione di tali parassiti nell’organismo)’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(al plur. VII 3, 1, 30).</p><p rend="text" >[3]<hi rend="italic"> acqua</hi>, s. f. ‘pozione medicinale’ (IV 10, 10; X 3, 29); <hi rend="italic">acqua rosa </hi>loc. s. f. ‘acqua di rose’ (VIII 7, 126)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="07.html#footnote-031">28</ref></hi></hi>;<hi rend="italic"> </hi>*<hi rend="italic">adoppiato</hi>, agg.<hi rend="italic"> </hi>1. ‘mescolato con l’oppio’ (<hi rend="italic">acqua adoppiata</hi>, IV 10, 10); 2. ‘stordito dall’oppio’ [<hi rend="italic">Dec</hi>. p. 784, nota 1] (IV 10, 1, 10); *<hi rend="italic">alberello</hi>, s. m. ‘vaso da contenervi medicinali o colori’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (al plur. VII 3, 10)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="07.html#footnote-030">29</ref></hi></hi>;<hi rend="italic"> aloè patico</hi>, loc. s. m. ‘aloe epatico: tipo di aloe avente il colore delle foglie simile a quello del fegato’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="07.html#footnote-029">30</ref></hi></hi> [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (VIII 6, 39); <hi rend="italic">argomento</hi>, s. m. ‘cura e medicina’ (I Intr., 13; al plur. VIII 9, 39); <hi rend="italic">beveraggio</hi>, s. m. ‘pozione medicinale’ [<hi rend="italic">Dec</hi>. p. 1405, nota 29] (IV 10, 23; X 9, 84); <hi rend="italic">chiarea</hi>, s. f.<hi rend="italic"> </hi>‘infuso medicinale, composto da vino, acquavite, zucchero e spezie’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (IX 3, 31); <hi rend="italic">comino</hi>, s. m. ‘pianta medicinale’ (VIII 9, 25);<hi rend="italic"> gèngiovo</hi>, s. m. ‘spezia usata per farmaci’ (VIII 6, 1, 35)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="07.html#footnote-028">31</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">impiastro</hi>, s. m. ‘preparato farmaceutico’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="07.html#footnote-027">32</ref></hi></hi> (VIII 9, 39); <hi rend="italic">lattovario</hi>, s. m. ‘lo stesso che elettuario’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (al plur. VII 3, 10); <hi rend="italic">unguento</hi>, s. m. ‘preparato farmaceutico per uso esterno, costituito da sostanze grasse di tipo naturale o artificiale in cui viene disciolto il medicamento’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(al plur. VII 3, 10)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="07.html#footnote-026">33</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2" >3.2 <hi rend="italic">Corbaccio </hi></p><p rend="text" >[1] <hi rend="italic">cotenna</hi>, s. f.<hi rend="italic"> </hi>‘pelle, in part. del capo’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="07.html#footnote-025">34</ref></hi></hi> (§ 137);<hi rend="italic"> bellìco</hi>, s. m. ‘ombelico’ (§ 289) [<hi rend="italic">TLIO</hi>, s.v. <hi rend="italic">ombelico</hi>]; <hi rend="italic">occhiaia</hi>, s. f.<hi rend="italic"> </hi>‘infossamento in corrispondenza della palpebra inferiore’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(§ 285); <hi rend="italic">ventraia</hi>, s. f.<hi rend="italic"> </hi>‘ventre prominente e dilatato’, ‘interiora animali o umane’ [<hi rend="italic">VD</hi>] (§ 290)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="07.html#footnote-024">35</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">vescica</hi>, s. f.<hi rend="italic"> </hi>‘sacca o ricettacolo in cui si raccoglie una secrezione’; ‘per anton.: organo sacciforme muscolo membranoso, impari e mediano, situato nella parte anteriore della piccola pelvi, destinato a raccogliere l’urina defluente dagli ureteri’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(§ 290).</p><p rend="text" >[2] <hi rend="italic">digesto</hi>, s. m. ‘ciò che è stato sottoposto a un processo di trasformazione (in riferimento alla teoria scientifica dell’epoca secondo la quale il liquido seminale è sangue sottoposto a un processo di trasformazione)’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (§ 264)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="07.html#footnote-023">36</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">farneticare</hi>, v.<hi rend="italic"> </hi>‘pensare e dire cose prive di connessione reciproca e avulse da ogni riscontro nella realtà (anche generic.)’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (all’ind. pres. 2ª sing. § 172); *<hi rend="italic">impostemire</hi>, v.<hi rend="italic"> </hi>‘andare in suppurazione (una ferita); diventare infetto (il sangue)’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (all’ind. perf. 3ª sing. § 302); <hi rend="italic">paraletico</hi>, agg. ‘affetto da paralisi’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(plur. f. § 162)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="07.html#footnote-022">37</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >[3] <hi rend="italic">beveragio</hi> (§ 280; già in <hi rend="italic">Dec</hi>.); <hi rend="italic">dimostrazione</hi>, s. f. ‘verifica empirica, generalmente a carattere scientifico o filosofico, con cui si prova la verità di un assunto’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (al plur. § 277); *<hi rend="italic">faldellato</hi>,<hi rend="italic"> </hi>agg. ‘incrostato, da <hi rend="italic">faldella</hi> ‘medicazione, impiastro’ [<hi rend="italic">Corbaccio</hi>, a cura di G. Natali, p. 114, nota 930]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="07.html#footnote-021">38</ref></hi></hi> (al plur. m. § 294); <hi rend="italic">savina</hi>, s. f. ‘pianta medicinale velenosa, che era ritenuta fornita di capacità abortive’ [<hi rend="italic">Corbaccio</hi>, a cura di G. Natali, p. 59, nota 465] (§ 154); <hi rend="italic">unguento</hi> (al plur. § 276; già in <hi rend="italic">Dec</hi>.).</p><p rend="h2" >3.3. <hi rend="italic">Esposizioni sopra la Comedia</hi></p><p rend="text" >[1] <hi rend="italic">arteria</hi>, s. f. ‘vaso sanguigno che porta il sangue dal cuore alla periferia’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (al plur. IV, esp. litt. 6);<hi rend="italic"> budello</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. m. ‘canale dell’intestino; parte dell’intestino’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(al plur. f. <hi rend="italic">budella </hi>XII, esp. litt. 115); <hi rend="italic">cotenna</hi> (II, esp. all. 32; già in <hi rend="italic">Corb</hi>.); <hi rend="italic">craneo</hi>, s. m. ‘scatola ossea che contiene l’encefalo’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(II, esp. all. 32)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="07.html#footnote-020">39</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">ditello </hi>(al plur. f. <hi rend="italic">ditella</hi> XVII, esp. litt. 7; già in <hi rend="italic">Dec</hi>.); <hi rend="italic">emuntorio</hi>, s. m. ‘apparato che espelle dall’organismo i prodotti di rifiuto’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(al plur. IV, esp. litt. 141);<hi rend="italic"> giuntura</hi>, s. f. ‘punto in cui due ossa si congiungono, articolazione’ [<hi rend="italic">VD</hi>] (al plur. VI, esp. all. 29, 47);<hi rend="italic"> meato</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. m. ‘ciascuno dei condotti o degli orifizi, per lo più ristretti, che mettono in comunicazione la cavità di un organo con l’esterno o con un altro organo’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (al plur. VII, esp. all. 156);<hi rend="italic"> pellicula</hi>, s. f. ‘diaframma’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (XII, esp. litt. 115); <hi rend="italic">poro</hi>, s. m. ‘piccolissima apertura sulla superficie di un organo che rende possibile la comunicazione con l’ambiente esterno’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (al plur. III, esp. litt. 86; XII, esp. litt. 51); <hi rend="italic">ventriculo</hi>, s. m. ‘cavità di un organo che permette il flusso di liquidi’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (IX, esp. all. 27).</p><p rend="text" >[2] *<hi rend="italic">battimento</hi>, s. m. ‘rif. ai polmoni, gonfiamento e sgonfiamento dell’organo’ (XII, esp. litt. 115); *<hi rend="italic">bolso</hi>, agg. ‘fiacco, debole’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (VII, esp. all. 153);<hi rend="italic"> cispa</hi>, agg. ‘cisposo’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (IV, esp. litt. 71); <hi rend="italic">complession(e)</hi>, s. f. ‘struttura fisica degli organismi viventi, in quanto combinazione dei vari elementi di cui sono composti’ [<hi rend="italic">VD</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(I, esp. litt. 37; VII, esp. all. 116; IX, esp. all. 52; XII, esp. all. 5)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="07.html#footnote-019">40</ref></hi></hi>;<hi rend="italic"> dieta</hi>, s. f. ‘regime alimentare regolato da prescrizioni mediche’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (al plur. IV, esp. litt. 14)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="07.html#footnote-018">41</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">diminuizione</hi>, s. f. ‘rif. al sangue, svuotamento di esso da una zona del corpo’ (al plur. IV, esp. litt. 14);<hi rend="italic"> essalazione</hi>, s. f. ‘emissione di vapori umidi o secchi’ [<hi rend="italic">VD</hi>] (IV, esp. litt. 17; XII, esp. litt. 115); <hi rend="italic">evacuazione</hi>, s. m. ‘atto di svuotare o contribuire a svuotare (il corpo o un suo organo, da liquidi o umori)’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (al plur. IV, esp. litt. 14);<hi rend="italic"> gottoso</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. m. ‘chi è affetto da gotta’ (al plur. XV, esp litt. 79);<hi rend="italic"> gottoso</hi>, agg. (XV, esp. litt. 79; già in <hi rend="italic">Dec</hi>.); <hi rend="italic">guastare </hi>(all’ind. pres. 3ª pers. V, esp. all. 60; già in <hi rend="italic">Dec</hi>.); <hi rend="italic">lebbra</hi>, s. f. ‘malattia infettiva caratterizzata da una sintomatologia deformante della cute (piaghe, ulcere, chiazze biancastre ecc.)’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (II, esp. litt. 56); <hi rend="italic">lesione </hi>(I, esp. litt. 139; già in <hi rend="italic">Dec</hi>.); <hi rend="italic">malore</hi>, s. m. ‘ferita’<hi rend="italic"> </hi>(II, esp. all. 43);<hi rend="italic"> oppilare</hi>, v. ‘occludere un condotto, ostruire un canale fisiologico’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(VII, esp. all. 156)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="07.html#footnote-017">42</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">paralitico</hi>, agg. 1. ‘che è proprio della paralisi’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (<hi rend="italic">infermità paralitica</hi>, VI, esp. all. 59); 2. ‘affetto da paralisi’ (VI, esp. all. 29; già in <hi rend="italic">Corb</hi>., <hi rend="italic">paraletico</hi>); <hi rend="italic">podagra</hi>, s. f. ‘lo stesso che gotta (in partic. del piede)’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (I, esp. all. 103; al plur. VI, esp. all. 29); <hi rend="italic">pugnitura</hi>, s. f. ‘ferita provocata da un morso o da un oggetto appuntito’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>]<hi rend="italic"> </hi>(al plur. V, esp. litt. 96); <hi rend="italic">rognoso</hi>, agg. ‘affetto da rogna’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (VII, esp. all. 153)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="07.html#footnote-016">43</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">scabbioso</hi>, agg. ‘affetto da scabbia o da altre affezioni cutanee che provocano lesioni simili a quelle di tale malattia (una persona o un animale)’ [<hi rend="italic">GDLI</hi>] (VII, esp. all. 153)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="07.html#footnote-015">44</ref></hi></hi>; <hi rend="italic">seccheza</hi>, s. f. ‘la qualità sensibile del secco’ (I, esp. litt. 47); *<hi rend="italic">tagliatura</hi>, s. f. ‘taglio chirurgico’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (IV, esp. litt. 185).</p><p rend="text" >[3]<hi rend="italic"> unguento</hi> (II, esp. all. 43; già in <hi rend="italic">Dec</hi>. e in <hi rend="italic">Corb</hi>.).</p><p rend="h2" >3.4 Termini non propriamente tecnici</p><p rend="text" ><hi rend="italic">assiderato</hi>, agg. ‘colpito da assideramento’ (<hi rend="italic">Dec</hi>. II 2, 26; VIII 7, 33); <hi rend="italic">attratto</hi>, agg. ‘storpio’ (<hi rend="italic">Dec</hi>. II 1, 1); <hi rend="italic">busecchia</hi>, s. f. ‘intestino di animale o dell’uomo, interiora’ (al plur. <hi rend="italic">Dec</hi>. VI 10, 40; <hi rend="italic">Corb</hi>. 360)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="07.html#footnote-014">45</ref></hi></hi>;<hi rend="italic"> macchia nera </hi>o<hi rend="italic"> livida</hi>, loc. s. f. ‘sintomatologia della peste’<hi rend="italic"> </hi>(al plur. <hi rend="italic">Dec</hi>. I Intr., 11); <hi rend="italic">rattratto</hi>, agg. ‘paralizzato’<hi rend="italic"> </hi>(<hi rend="italic">Dec</hi>. II 1, 12); <hi rend="italic">spregnare</hi>, v.<hi rend="italic"> </hi>‘partorire’ (<hi rend="italic">Dec</hi>. IX 3, 33)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="07.html#footnote-013">46</ref></hi></hi>; *<hi rend="italic">rosa</hi>,<hi rend="italic"> </hi>s. f. ‘voglia cutanea’ (al plur. <hi rend="italic">Dec</hi>. V 7, 35);<hi rend="italic"> stupefazione</hi>, s. f. ‘stato di stordimento; incapacità o forte diminuzione delle proprie facoltà mentali, percettive o motorie, spec. in seguito a sorpresa o meraviglia’ [<hi rend="italic">TLIO</hi>] (<hi rend="italic">Dec.</hi> IV 10, 23); *<hi rend="italic">svenare</hi>, v.<hi rend="italic"> </hi>‘tagliare le vene’ (all’ind. perf. 3ª plur. <hi rend="italic">Dec</hi>. IV 4, 23).</p><p rend="h2" >3.5 Analisi della collocazione<hi rend="italic"> nodosa podagra</hi></p><p rend="text" >Molti dei lemmi, anche quelli largamente attestati e conosciuti, meritano un approfondimento per acquisire ulteriori dati sulla lingua di Boccaccio e sulla sua cultura medico-scientifica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="07.html#footnote-012">47</ref></hi></hi>. Ne è un esempio il termine <hi rend="italic">podagra</hi>, di origine greca (da ποδάγρα, in origine ‘laccio per intrappolare le zampe degli animali’ e poi ‘gotta’, composto da πούς ποδός ‘piede’ e ἄγρα ‘caccia, presa’, cfr. <hi rend="italic">GDLI</hi>), che indica una forma di gotta che colpisce in particolar modo il piede, malattia descritta anche nel mondo latino da diversi autori (già in Plinio, Catullo e Marziale)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="07.html#footnote-011">48</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >In volgare, le prime attestazioni, secondo il <hi rend="italic">TLIO</hi>, risalgono al XIII sec. in area mediana e meridionale nel <hi rend="italic">Regimen Sanitatis</hi> e in una lauda di Jacopone da Todi, in area toscana nell’<hi rend="italic">Antidotarium Nicolai</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="07.html#footnote-010">49</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Nelle opere di Boccaccio, il sostantivo ricorre soltanto cinque volte: due volte in volgare nelle <hi rend="italic">Esposizioni</hi>, come si è visto sopra, e tre in latino, rispettivamente nel <hi rend="italic">De casibus virorum illustrium</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="07.html#footnote-009">50</ref></hi></hi>, nel <hi rend="italic">De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus, et de diversis nominibus maris</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="07.html#footnote-008">51</ref></hi></hi><hi rend="italic"> </hi>e nell’epistola XVI indirizzata a Niccolò da Montefalcone del 1371<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="07.html#footnote-007">52</ref></hi></hi>. Si riportano qui di seguito le attestazioni, iniziando dalle opere in latino, che precedono nel tempo le <hi rend="italic">Esposizioni</hi>:</p><p rend="quotation_b" >[…] et sic in corpore omnis ordo nature vertatur in peius oportunum est, ex quo oculorum orisque totius deformitas nascitur, oriuntur et insuper tremula paralysis, tumens bulsities, sitibunda ydropisis, macilenta tisis, nodosa podagra, fervens prurigo, turpis scabies estuansque febris et nausea stomaci renuentis (<hi rend="italic">De casibus vir. ill.</hi> <hi >VII 7).</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" >CYDUS Cilicie fluvius podagra laborantibus conferens plurimum (<hi rend="italic">De mont. </hi>V 285).</p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi >Nam, cum nec contractum corpus, seniles ruge, nodosa podagra nec presulatus infule aut insignia reliqua quibus prefulges immeritus et abbas iam diceris pater, infelicis factus auriga cenobii, priscos illos mores tuos, quibus effrenis in illecebras precipitans ultro […] (</hi><hi rend="italic" >Epist. </hi>XVI).</p><p rend="quotations_quotation_b3" >E la dilettazione, la quale questa bestia ha del sangue del becco, assai chiaro dimostra l’appetito che ciascuna delle parti di quegli, che a questa turpitudine si congiungono, hanno del fine di quello disonesto atto; nel quale il sangue de’ miseri dannosamente tante volte, quante per altro che per generare si versa, non meno biasimevolmente che se in una fetida sentina si gittasse, si perde. Senza che, per questo i nervi ne ‘ndeboliscono, il veder ne racorcia, i membri ne diventan tremuli e la nodosa podagra, con gravissima noia di chi l’ha, tiene tutto il corpo quasi imobile e contratto: e così non solamente se n’offende Idio, ma ancora se ne guastano i miseri la persona (<hi rend="italic">Esp</hi>.<hi rend="italic"> </hi>I, esp. all. 103).</p><p rend="quotations_quotation_b3" >Ma, che che esso alle misere anime s’aparecchi nell’altra vita, è assai manifesto lui a’ corpi essere assai nocivo nella presente: per ciò che il molto cibo vince le forze dello stomaco, in tanto che, non potendo cuocere ciò che dentro cacciato v’è per conforto del non ordinato appetito e dal diletto del gusto, convien che rimanga crudo e questa crudeza manda fuori rutti fiatosi, tiene affitti i miseri che la intrinseca passion sentono, raffredda e contrae i nervi, corrompe lo stomaco, genera omori putridi; li quali, per ogni parte del corpo col sangue corrotto trasportati, debilitan le giunture, creano le podagre, fanno l’uom paralitico, fanno gli occhi rossi, marcidi e lagrimosi, il viso malsano e di cattivo colore, le mani tremanti, la lingua balbuziente, i passi disordinati, il fiato odibile e fetido; senza che, essi e meritamente e senza modo tormentano il fianco di questi miseri che nel divorar si dilettano (<hi rend="italic">Esp. </hi>VI, esp. all.<hi rend="italic"> </hi>29).</p><p rend="text" >Ciò che colpisce delle attestazioni boccacciane è la ricorrenza in tre dei passi riportati del termine <hi rend="italic">podagra </hi>preceduto dall’aggettivo <hi rend="italic">nodosa</hi>. Tale sequenza, che rispetta l’ordine determinante + determinato della lingua latina, viene ripresa anche nelle <hi rend="italic">Esposizioni</hi>. Dal confronto linguistico dell’attestazione di <hi rend="italic">nodosa podagra </hi>nel <hi rend="italic">De casibus </hi>con quella nelle <hi rend="italic">Esposizioni</hi>, si può ipotizzare che l’attestazione in volgare di <hi rend="italic">Esp</hi>.<hi rend="italic"> </hi>I, esp. all. 103 sia un’autotraduzione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="07.html#footnote-006">53</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Questa sequenza, che si potrebbe definire una collocazione se non proprio una polirematica, sembra non avere precedenti in lingua volgare in autori coevi o precedenti a Boccaccio. Difatti, ricorre soltanto in lingua latina in Boncompagno da Signa all’interno del <hi rend="italic">Boncompagnus</hi>, opera scritta verso la fine del XII sec., letta in occasione della sua incoronazione poetica vicino a S. Giovanni in Monte nel 1215 e pubblicata nuovamente nel 1226:</p><p rend="quotation_b" >Nam oculi pre debilitate spiritum iam caligant et nodosa podagra opilatis meatibus nervos contrahit et desiccat, virtus appetitiva remittitur, digestiva tepescit, retentiva distemperata siccitate succumbit, et expulsiva humiditate soluta laxatur (<hi rend="italic">Boncompagnus</hi>, 5.1.29)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="07.html#footnote-005">54</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Se, invece, si cerca nel mondo classico, la collocazione <hi rend="italic">nodosa podagra </hi>ci conduce direttamente a Ovidio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="07.html#footnote-004">55</ref></hi></hi>. Infatti, nelle <hi rend="italic">Epistulae ex Ponto</hi> si trova scritto che:</p><p rend="quotation_b" >tollere nodosam nescit medicina podagram (<hi rend="italic">Epistulae ex Ponto</hi>,<hi rend="italic"> </hi>I, 3).</p><p rend="text" >Si può ipotizzare che Boccaccio, che possedeva, con ogni probabilità, nella sua biblioteca, il ms. Plut. 36 32<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="07.html#footnote-003">56</ref></hi></hi>, contenente il testo delle <hi rend="italic">Epistulae ex Ponto</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="07.html#footnote-002">57</ref></hi></hi>, abbia ripreso l’espressione direttamente da Ovidio, senza la mediazione di Boncompagno da Signa.</p><p rend="text" ><hi rend="italic">Nodosa podagra</hi> diviene, a partire da Boccaccio, una collocazione che nel corso dei secoli mantiene una discreta fortuna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="07.html#footnote-001">58</ref></hi></hi>, tanto da essere registrata nel Tommaseo-Bellini:</p><p rend="quotation_b" >3. Aggiunto di Podagra, ed è così detta, perchè infesta le giunture o nodelli de’ piedi, e perchè questi gonfiano, e induriscono. Bocc. Com. Dant. 1. 75. (C) E la nodosa podagra… tiene tutto il corpo quasi immobile e contratto. Serd. Galeott. Marz. 36. Non sa la medicina levar via La nodosa podagra (TB, s.v. <hi rend="italic">nodoso</hi>).</p><p rend="h2" >4. Conclusioni</p><p rend="text" >I risultati di questa prima ricognizione sul lessico medico-anatomico del Boccaccio volgare mettono in luce diversi aspetti. Il primo dato, forse scontato, è che tutte le opere del Certaldese e non solo il <hi rend="italic">Decameron </hi>meritano un’approfondita analisi linguistica. Gli scritti in volgare qui esaminati mostrano infatti differenze sostanziali per quanto riguarda il peso specifico della componente scientifica. Il <hi rend="italic">Decameron</hi> accoglie un buon numero di termini tecnici, ma li concentra specialmente nella descrizione della peste o in alcune novelle in cui viene messa in campo la figura del medico o di un infermo (spesso con funzione parodica, non tanto verso l’<hi rend="italic">ars medica</hi>, piuttosto verso il singolo personaggio). Su questa scia si colloca anche il <hi rend="italic">Corbaccio</hi>, in cui vi è una selezione minore di termini tecnici perché la scientificità è sacrificata per far posto alla caricatura espressiva. La dimestichezza di Boccaccio con la terminologia scientifica del tempo emerge chiaramente nelle <hi rend="italic">Esposizioni</hi>; grazie alla tipologia testuale del trattato, Boccaccio può permettersi divagazioni erudite sulle teorie mediche del tempo. Già Rita Librandi ha notato come le digressioni nel commento boccacciano contengano «una selezione di contenuti, quali l’astronomia, la meteorologia, la politica, l’etica e la dottrina cristiana, che rientravano nella composita trattatistica due-trecentesca», a cui si aggiunge anche la medicina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="07.html#footnote-000">59</ref></hi></hi>. L’ultimo aspetto che emerge da questa analisi riguarda il rapporto delle <hi rend="italic">Esposizioni </hi>con le opere latine, già messo in luce dagli studiosi di Boccaccio, che collocano questo trattato tra le opere erudite al pari della produzione latina. Sarà pertanto necessario approfondire la storia dei termini medici usati da Boccaccio, tenendo conto anche delle altre opere dell’autore e del più ampio contesto in cui esse vanno collocate.</p><p rend="h2" >Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib" >Altieri Biagi M.L., <hi rend="italic">Mondino de’ Liucci e il lessico medico</hi>, «Lingua Nostra», 27, 1966, pp. 124-125.</p><p rend="bib_indx_bib" >Altieri Biagi M.L., <hi rend="italic">Guglielmo volgare. Studi sul lessico della medicina medievale</hi>, il Mulino, Bologna 1970.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bertini Malgarini P., <hi rend="italic">Il linguaggio medico e anatomico nelle opere di Dante</hi>, «Studi danteschi», 61, 1989, pp. 29-109.</p><p rend="bib_indx_bib" >Berté M., Fera V., Pesenti T. (a cura di), <hi rend="italic">Petrarca e la medicina</hi>. Atti del convegno di Capo d’Orlando (27-28 giugno 2003), Centro interdipartimentale di studi umanistici, Messina 2006.</p><p rend="bib_indx_bib" >Biffi M., Maraschio N., <hi rend="italic">La lingua di Giovanni Boccaccio</hi>, «ICoN. <hi >Italian Culture On the Net», 2002, </hi><hi >&lt;</hi><ref target="https://www.bsu.by/Cache/pdf/258793.pdf"><hi >https://www.bsu.by/Cache/pdf/258793.pdf</hi></ref><hi >&gt; (11/2022).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">Esposizioni sopra la “Comedia” di Dante</hi>, G. Padoan (a cura di), in Branca V. (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano 1965, VI.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">Corbaccio</hi>, introduzione, testo critico e note a cura di T. Nurmela, Suomalainen Tiedeakatemia, Helsinki 1968, Serie B, Tomo 146.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">De casibus virorum illustrium</hi>, P.G. Ricci, V. Zaccaria (a cura di), in Branca V. (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano 1983, IX.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni,<hi rend="italic"> Epistole e lettere</hi>, G. Auzzas (a cura di), in Branca V. (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano 1992, V/1.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">Corbaccio</hi>, G. Padoan (a cura di), in Branca V. (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano 1994, V/2.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus, et de diversis nominibus maris</hi>, M. Pastore Stocchi (a cura di), in Branca V. (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano 1998, VII-VIII.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">Decameron</hi>, Introduzione, note e repertorio di Cose (e parole) del mondo di A. Quondam. Testo critico e nota al testo a cura di M. Fiorilla. Schede introduttive e notizia biografica di G. Alfano. Edizione rivista e aggiornata, Rizzoli, Milano 2017<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">2</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib" >Branca V. (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano 1964-1998, 10 voll.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boncompagno da Signa, <hi rend="italic">De malo senectutis et senii</hi>, P. Garbini (a cura di), SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2004.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bruni F., <hi rend="italic">Boccaccio. L’invenzione della letteratura mezzana</hi>, il Mulino, Bologna 1990.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bruni F., <hi rend="italic">Dalle Origini al Trecento</hi>, in <hi rend="italic">Storia della civiltà letteraria</hi>, diretta da G. Bàrberi Squarotti, UTET, Torino 1990, I.</p><p rend="bib_indx_bib" >Casapullo R., <hi rend="italic">Il Medioevo</hi>, il Mulino, Bologna 1999.</p><p rend="bib_indx_bib" >Cella R., <hi rend="italic">La prosa narrativa. Dalle Origini al Settecento</hi>, il Mulino, Bologna 2013.</p><p rend="bib_indx_bib" >Cella R., <hi rend="italic">La lingua e lo stile</hi>, in M. Fiorilla, I. Iocca (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio</hi>, Carocci, Roma 2021, pp. 253-268.</p><p rend="bib_indx_bib" >Checchi D. (a cura di),<hi rend="italic"> Libro della natura degli animali. 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La lingua di Dante, Petrarca e Boccaccio</hi>, Laterza, Roma-Bari 2015.</p><p rend="bib_indx_bib" >Penso G., <hi rend="italic">La medicina romana</hi>, Ciba-Geigy, Saronno 1985.</p><p rend="bib_indx_bib" >Piro R., <hi rend="italic">L’Almansore. Volgarizzamento fiorentino del XIV secolo. Edizione critica</hi>, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2011.</p><p rend="bib_indx_bib" >Piro R., <hi rend="italic">Su alcune retrodatazioni di termini anatomici e sulla loro continuità dall’Almansore a Leonardo Da Vinci</hi>, «Romance Philology», 72, 2018, pp. 377-402.</p><p rend="bib_indx_bib" >Quondam A., <hi rend="italic">Le Cose (e le parole) del mondo</hi>, in Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">Decameron</hi>, Introduzione, note e repertorio di Cose (e parole) del mondo di A. Quondam. Testo critico e nota al testo a cura di M. Fiorilla. Schede introduttive e notizia biografica di G. Alfano. Edizione rivista e aggiornata, Rizzoli, Milano 2017<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">2</hi>, pp. 1669-1815.</p><p rend="bib_indx_bib" >Ricotta V., <hi rend="italic">«Istoriare e adornar di lavorìo perfetto». Primi sondaggi sul lessico artistico in Boccaccio</hi>, in S. Zamponi (a cura di), <hi rend="italic">Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2016</hi>. Atti del Seminario internazionale di studi (Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio, 9 settembre 2016), Firenze University Press, Firenze 2017, pp. 113-124.</p><p rend="bib_indx_bib" >Serianni L., <hi rend="italic">Un treno di sintomi</hi>, Garzanti, Milano<hi rend="italic"> </hi>2005.</p><p rend="bib_indx_bib" >Stussi A., <hi rend="italic">Lingua</hi>, in R. Bragantini, P. M. Forni (a cura di), <hi rend="italic">Lessico critico decameroniano</hi>, Bollati Boringhieri, Torino 1995, pp. 192-223.</p><p rend="bib_indx_bib" >Stussi A., <hi rend="italic">La lingua del Decameron</hi>, in Id., <hi rend="italic">Storia linguistica e storia letteraria</hi>, il Mulino, Bologna 2005, pp. 81-119.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tansillo L., <hi rend="italic">Il Canzoniere edito ed inedito: secondo una copia dell’autografo ed altri manoscritti e stampe</hi>, con introduzione e note di E. Pèrcopo, Liguori, Napoli 1996.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tonelli N., <hi rend="italic">Fisiologia della passione: poesia d’amore e medicina da Cavalcanti a Boccaccio</hi>, SISMEL-Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, Firenze 2015.</p><p rend="bib_indx_bib" >Vallone A., <hi rend="italic">Boccaccio lettore di Dante</hi>, in Società Dantesca Italiana (a cura di), <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio editore e interprete di Dante</hi>, Olschki, Firenze 1979, pp. 91-117.</p><p rend="bib_indx_bib" >Veglia M., <hi rend="italic">Il corvo e la sirena: cultura e poesia del Corbaccio</hi>, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Pisa<hi rend="italic"> </hi>1998.</p><p rend="bib_indx_bib" >Zaccarello M., <hi rend="italic">Boccaccio, Giovanni</hi>, in R. Simone (a cura di), <hi rend="italic">Enciclopedia dell’italiano</hi>, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2010, I, pp. 155-159.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-058-backlink">1</ref></hi>	Ringrazio Paolo D’Achille per le sue osservazioni durante la stesura di questo articolo, Maurizio Fiorilla ed Enrico Moretti per i suggerimenti che mi hanno dato e tutti coloro che sono intervenuti alla discussione durante il convegno.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-057-backlink">2</ref></hi>	Cfr. almeno A. Stussi, <hi rend="italic">Lingua</hi>, in R. Bragantini, P.M. Forni (a cura di), <hi rend="italic">Lessico critico decameroniano</hi>, Bollati Boringhieri, Torino 1995, pp. 192-223 (rist. A. Stussi, <hi rend="italic">La lingua del </hi>Decameron, in Id., <hi rend="italic">Storia linguistica e storia letteraria</hi>, il Mulino, Bologna 2005, pp. 81-119); M. Biffi, N. Maraschio, <hi rend="italic">La lingua di Giovanni Boccaccio</hi>, «ICoN. Italian Culture On the Net», 2002 &lt; <ref target="https://www.bsu.by/Cache/pdf/258793.pdf">https://www.bsu.by/Cache/pdf/258793.pdf</ref>&gt; (11/2022); P. Manni, <hi rend="italic">Il lessico del </hi>Decameron, in Ead., <hi rend="italic">Il Trecento Toscano</hi>, il Mulino, Bologna 2003, pp. 284-298 (ora con aggiornamento bibliografico in Ead., <hi rend="italic">La lingua di Boccaccio</hi>, il Mulino, Bologna 2016; M. Zaccarello, <hi rend="italic">Boccaccio, Giovanni</hi>, in R. Simone (a cura di), <hi rend="italic">Enciclopedia dell’italiano</hi>, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2010, I, pp. 155-159; G. Patota, <hi rend="italic">La grande bellezza. La lingua di Dante, Petrarca e Boccaccio</hi>, Laterza, Roma-Bari 2015; R. Cella, <hi rend="italic">La prosa narrativa. Dalle Origini al Settecento</hi>, il Mulino, Bologna 2013; Ead., <hi rend="italic">La lingua e lo stile</hi>, in M. Fiorilla, I. Iocca (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio</hi>, Carocci, Roma 2021, pp. 253-268.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-056-backlink">3</ref></hi>	Cfr. gli articoli di Quaglio apparsi su «Lingua Nostra» dal 1958 al 1966 con un taglio non solo linguistico ma anche filologico, di cui si rinuncia a dare qui tutti gli estremi bibliografici; lo studio sul testamento in volgare di Boccaccio di G. Frosini, <hi rend="italic">«Una immaginetta di Nostra Donna». Parole e cose nel testamento volgare di Giovanni Boccaccio</hi>, «Studi sul Boccaccio», 42, 2014, pp. 1-23; il sondaggio sul lessico artistico di V. Ricotta, <hi rend="italic">«Istoriare e adornar di lavorìo perfetto». Primi sondaggi sul lessico artistico in Boccaccio</hi>, in S. Zamponi (a cura di), <hi rend="italic">Intorno a Boccaccio / Boccaccio e dintorni 2016</hi>. Atti del Seminario internazionale di studi (Certaldo Alta, Casa di Giovanni Boccaccio, 9 settembre 2016), Firenze University Press, Firenze 2017, pp. 113-124.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-055-backlink">4</ref></hi>	L’unico esempio in tal senso è N. Tonelli, <hi rend="italic">Fisiologia della passione: poesia d’amore e medicina da Cavalcanti a Boccaccio</hi>, SISMEL-Edizioni del Galluzzo per la Fondazione Ezio Franceschini, Firenze 2015. Il lessico medico è trattato solo cursoriamente e in relazione al <hi rend="italic">Decameron </hi>nello studio di Manni, <hi rend="italic">Il lessico</hi>, cit., p.<hi rend="italic"> </hi>116 e nel repertorio di A. Quondam, <hi rend="italic">Le Cose (e le parole) del mondo</hi>, in Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">Decameron</hi>, introduzione, note e repertorio di Cose (e parole) del mondo di A. Quondam, testo critico e nota al testo a cura di M. Fiorilla, schede introduttive e notizia biografica di G. Alfano. Edizione rivista e aggiornata, Rizzoli, Milano 2017<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">2</hi> (I ed. 2013), p. 1740. Ci sono anche studi che interpretano alcuni passi del <hi rend="italic">Decameron</hi> come indizi di casi clinici in un’ottica paleopatologica, cfr. da ultimo F. Galassi, <hi rend="italic">Boccaccio e la paleopatologia</hi>, «Heliotropia», 15, 2018, pp. 267-280.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-054-backlink">5</ref></hi>	Cfr. almeno per Dante P. Bertini Malgarini, <hi rend="italic">Il linguaggio medico e anatomico nelle opere di Dante</hi>, «Studi danteschi», 61, 1989, pp. 29-109; i lavori di D. Lippi, <hi rend="italic">Dante tra Ipocràte e Galieno. Il lessico della medicina nella «Commedia»</hi>, schede lessicografiche di C. Murru, Angelo Pontecorboli Editore, Firenze 2021; C. Murru, <hi rend="italic">«L’alta letizia che spira dal ventre». Sugli usi di </hi>ventre<hi rend="italic"> nella </hi>Commedia, «Studi linguistici italiani», 47, 2021, pp. 14-22 e, infine alcune voci del <hi rend="italic">Vocabolario dantesco </hi>(<hi rend="italic">VD</hi>); per Petrarca almeno i saggi presenti in M. Berté, V. Fera, T. Pesenti (a cura di), <hi rend="italic">Petrarca e la medicina</hi>. Atti del convegno di Capo d’Orlando (27-28 giugno 2003), Centro interdipartimentale di studi umanistici, Messina 2006.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-053-backlink">6</ref></hi>	Nell’ed. Boccaccio, <hi rend="italic">Decameron</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-052-backlink">7</ref></hi>	Si fa riferimento a Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">Corbaccio</hi>, G. Padoan (a cura di), in V. Branca (a cura di), <hi rend="italic">Tutte le opere di Giovanni Boccaccio</hi>, Mondadori, Milano 1994, V/2, pp. 413-614. Sulla lingua cfr. F. Bruni, <hi rend="italic">Boccaccio. L’invenzione della letteratura mezzana</hi>, Il Mulino, Bologna 1990; Manni, <hi rend="italic">Il Trecento</hi>, cit.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-051-backlink">8</ref></hi>	Si fa riferimento a Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">Esposizioni sopra la </hi>Comedia<hi rend="italic"> di Dante</hi>, G. Padoan (a cura di), in <hi rend="italic">Tutte le opere</hi>, cit., VI, 1965. Sulla lingua cfr. A. Vallone, <hi rend="italic">Boccaccio lettore di Dante</hi>, in Società Dantesca Italiana (a cura di), <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio editore e interprete di Dante</hi>, Olschki, Firenze 1979, pp. 91-117; Manni, <hi rend="italic">Il Trecento</hi>, cit.; R. Librandi, <hi rend="italic">La lingua di Boccaccio esegeta di Dante</hi>, in L. Azzetta, A. Mazzucchi (a cura di), <hi rend="italic">Boccaccio editore e interprete di Dante</hi>. Atti del Convegno internazionale di Roma (28-30 ottobre 2013), Salerno Editrice, Roma 2014, pp. 349-368.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-050-backlink">9</ref></hi>	R. Casapullo, <hi rend="italic">Il Medioevo</hi>, il Mulino, Bologna 1999, p. 151.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-049-backlink">10</ref></hi>	Cfr. M. Dardano, <hi rend="italic">I linguaggi scientifici</hi>, in L. Serianni, P. Trifone (a cura di), <hi rend="italic">Storia della lingua italiana</hi>, Einaudi, Torino<hi rend="italic"> </hi>1994, II, pp. 497-551; L. Serianni, <hi rend="italic">Un treno di sintomi</hi>, Garzanti, Milano<hi rend="italic"> </hi>2005.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-048-backlink">11</ref></hi>	Cfr. D. Jacquart,<hi rend="italic"> La scolastica medica</hi>, in M.D. Grmek (a cura di), <hi rend="italic">Storia del pensiero medico occidentale</hi>, <hi rend="italic">1. Antichità e medioevo</hi>, Laterza, Roma-Bari<hi rend="italic"> </hi>1993, pp. 261-322; Dardano, <hi rend="italic">I linguaggi</hi>, cit.; Serianni, <hi rend="italic">Un treno</hi>,<hi rend="italic"> </hi>cit.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-047-backlink">12</ref></hi>	Sulla fortuna degli arabismi, rimando a M.L. Altieri Biagi, <hi rend="italic">Mondino de’ Liucci e il lessico medico</hi>, «Lingua Nostra», 27, 1966, pp. 124-125.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-046-backlink">13</ref></hi>	Casapullo, <hi rend="italic">Il Medioevo</hi>, cit., p. 520. Tale scissione è visibile anche in Petrarca, cfr. Dardano, <hi rend="italic">I linguaggi</hi>, cit., p. 519.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-045-backlink">14</ref></hi>	Sul rapporto tra Bologna e Boccaccio, cfr. almeno M. Veglia, <hi rend="italic">Il corvo e la sirena: cultura e poesia del </hi>Corbaccio, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Pisa<hi rend="italic"> </hi>1998.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-044-backlink">15</ref></hi>	Cfr. Jacquart,<hi rend="italic"> La scolastica medica</hi>, cit., p. 273.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-043-backlink">16</ref></hi>	Dardano, <hi rend="italic">I linguaggi</hi>, cit., p. 507.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-042-backlink">17</ref></hi>	Un esempio può essere la parola <hi rend="italic">nervo</hi>, «usato correntemente dai medici ippocratici», che aveva in epoca antica il solo significato di ‘legamento, tendine’, non di ‘sistema nervoso’, J. Jouanna, <hi rend="italic">La nascita dell’arte medica occidentale</hi>, in <hi rend="italic">Stori</hi><hi rend="italic">a del pensiero medico occidentale</hi>, cit.,<hi rend="italic"> </hi>p. 47.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-041-backlink">18</ref></hi>	Serianni, <hi rend="italic">Un treno</hi>, cit., p. 93. Sul problema del confine tra latino e volgare, cfr. M.L. Altieri Biagi, <hi rend="italic">Guglielmo volgare. Studi sul lessico della medicina medievale</hi>, il Mulino, Bologna 1970, p. 34.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-040-backlink">19</ref></hi>	Casapullo, <hi rend="italic">Il Medioevo</hi>, cit., p. 510; cfr. anche Altieri Biagi, <hi rend="italic">Guglielmo volgare</hi>, cit. Sul circuito della produzione scientifica in volgare di testi come i <hi rend="italic">Regimina </hi>o i <hi rend="italic">Consilia</hi>, cfr. F. Bruni, <hi rend="italic">Dalle Origini al Trecento</hi>, in G. Bàrberi Squarotti (a cura di), <hi rend="italic">Storia della civiltà letteraria</hi>, UTET, Torino 1990, I; C. Crisciani, <hi rend="italic">L’’individuale’</hi> <hi rend="italic">nella medicina tra Medioevo e Umanesimo: i ‘Consilia’</hi>, in R. Cardini, M. Regoliosi (a cura di), <hi rend="italic">Umanesimo e medicina. Il problema dell’’</hi><hi rend="italic">individuale’, </hi>Bulzoni, Roma<hi rend="italic"> </hi>1996, pp. 1-30; Casapullo, <hi rend="italic">Il Medioevo</hi>, cit. A tal proposito, Serianni, <hi rend="italic">Un treno</hi>, cit., pp. 89-90 si chiede se si possa effettivamente parlare di un linguaggio tecnico della medicina nell’italiano antico o se si è costretti a «piluccare singoli termini o nozioni di pertinenza medica là dove si trovano, costringendo a una coabitazione forzata figure professionali e intellettuali distinte: dal medico universitario allo scrittore che affronti tangenzialmente argomenti medici (a partire da Dante) fino all’anonimo trascrittore di ricette». M.-D. Gleßgen, <hi rend="italic">Gibt es eine altitalienische Fachsprache der Medizin?</hi>, in G. Mensching, K.-H. Röntgen (eds.), <hi rend="italic">Studien zu romanischen Fachtexten aus Mittelalter und früher Neuzeit</hi>, G. Olms, Hildesheim-Zürich-New York 1995, pp. 85-111, ritiene che ciò sia possibile in quanto in italiano antico ricorrevano già precise strategie sintattiche e testuali e un vocabolario specifico. Dello stesso parere è anche Altieri Biagi, <hi rend="italic">Guglielmo volgare</hi>, cit., p. 29<hi rend="italic"> </hi>che nota già una «reale istituzionalizzazione del lessico della medicina, in volgare, a partire dal Due e dal Trecento».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-039-backlink">20</ref></hi>	Cfr. Jacquart,<hi rend="italic"> La scolastica medica</hi>, cit., p. 313; Dardano, <hi rend="italic">I linguaggi</hi>, cit., p.<hi rend="italic"> </hi>519.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-038-backlink">21</ref></hi>	Tonelli, <hi rend="italic">Fisiologia della passione</hi>, cit., p. XII.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-037-backlink">22</ref></hi>	Per Jacopone o Dante, cfr. Altieri Biagi, <hi rend="italic">Guglielmo volgare</hi>, cit., p. 30.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-036-backlink">23</ref></hi>	Tutte le forme lemmatizzate sono documentate tranne i singolari <hi rend="italic">emuntorio</hi> e <hi rend="italic">busecchia </hi>che sono attestati soltanto al plurale.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-035-backlink">24</ref></hi>	Nei casi di nomi che occorrono al plurale con un genere diverso rispetto al singolare, si indica tra parentesi la forma plurale per esteso (es. <hi rend="italic">ditello</hi> m. sing, <hi rend="italic">ditella </hi>f. plur). Per quanto riguarda i verbi, variamente coniugati all’interno dei testi, si fornisce la forma con cui occorrono (es. ind. perf. 3ª sing.). Se le parole, invece, ricorrono in più opere si fornisce la categoria grammaticale e la definizione soltanto la prima volta che viene riportata, in tutti gli altri casi si dà soltanto il passo in cui occorre, con rinvio alla segnalazione precedente.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-034-backlink">25</ref></hi>	Tra i tre si privilegia il <hi rend="italic">VD</hi> (e poi, nell’ordine, il <hi rend="italic">TLIO</hi> e il <hi rend="italic">GDLI</hi>)<hi rend="italic"> </hi>perché è il più recente e permette di verificare ulteriori corrispondenze della parola in altri testi italiani antichi e/o vocabolari (nella scheda della parola, sezione “corrispondenze”), che, anche per motivi di spazio, non è qui possibile citare.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-033-backlink">26</ref></hi>	Il repertorio da cui è tratta la definizione è segnalato subito dopo tra parentesi quadre. Se tale indicazione manca, significa che la definizione è stata predisposta da me, o per semplificare quelle disponibili, o perché la voce non appare in nessuno dei tre repertori.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-032-backlink">27</ref></hi>	Sulla parola <hi rend="italic">cerebro </hi>cfr. la scheda lessicografica di Murru in Lippi, <hi rend="italic">Dante tra Ipocràte e Galieno. Il lessico della medicina nella «Commedia»</hi>, cit., p. 155.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-031-backlink">28</ref></hi>	Cfr. G. Frosini, <hi rend="italic">Il cibo e i signori. La mensa dei priori di Firenze nel quinto decennio del sec. XIV</hi>, Accademia della Crusca, Firenze 1993, p. 185.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-030-backlink">29</ref></hi>	Cfr. ivi, p. 217.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-029-backlink">30</ref></hi>	Manni, <hi rend="italic">Il lessico</hi>, cit., p. 116 interpreta, invece, <hi rend="italic">patico </hi>in questa espressione come ‘buono per la cura del fegato’.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-028-backlink">31</ref></hi>	Cfr. Frosini, <hi rend="italic">Il cibo e i signori</hi>, cit., p. 167.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-027-backlink">32</ref></hi>	Nel <hi rend="italic">VD </hi>è registrato col significato di ‘rimedio a sofferenze morali’.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-026-backlink">33</ref></hi>	Cfr. Frosini, <hi rend="italic">Il cibo e i signori</hi>, cit., p. 189.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-025-backlink">34</ref></hi>	Nel <hi rend="italic">VD</hi> figura col significato di ‘pelle dura e spessa di un suino (in partic. di un cinghiale)’ e per sineddoche indica anche l’animale stesso.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-024-backlink">35</ref></hi>	Cfr. sulla parola <hi rend="italic">ventraia </hi>e <hi rend="italic">ventre</hi> le schede lessicografiche di Murru in Lippi, <hi rend="italic">Dante tra Ipocràte e Galieno. Il lessico della medicina nella «Commedia»</hi>, cit., pp. 165-167 e Murru, <hi rend="italic">«L’alta letizia che spira dal ventre». Sugli usi di </hi>ventre<hi rend="italic"> nella </hi>Commedia, cit.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-023-backlink">36</ref></hi>	La variante <hi rend="italic">digesto </hi>si trova a testo in Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">Corbaccio</hi>, introduzione, testo critico e note a cura di T. Nurmela, Suomalainen Tiedeakatemia, Helsinki 1968, Serie B, Tomo 146. Nell’edizione curata da Padoan si legge <hi rend="italic">del gesto</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-022-backlink">37</ref></hi>	Cfr. il termine <hi rend="italic">parlasia </hi>nel <hi rend="italic">VD</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-021-backlink">38</ref></hi>	Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">Corbaccio</hi>, G. Natali (a cura di), Mursia, Milano 1992.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-020-backlink">39</ref></hi>	Nel <hi rend="italic">TLIO</hi> il termine è documentato soltanto dall’attestazione di Boccaccio. Tuttavia, <hi rend="italic">craneo </hi>è già presente nell’<hi rend="italic">Almansore</hi>, cfr. R. Piro, <hi rend="italic">Su alcune retrodatazioni di termini anatomici e sulla loro continuità dall’Almansore a Leonardo Da Vinci</hi>, «Romance Philology», 72, 2018, p. 384.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-019-backlink">40</ref></hi>	Cfr. anche la scheda lessicografica di Murru in Lippi, <hi rend="italic">Dante tra Ipocràte e Galieno. Il lessico della medicina nella «Commedia»</hi>, cit., p. 156.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-018-backlink">41</ref></hi>	Nel <hi rend="italic">VD </hi>figura nel senso di ‘digiuno’.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-017-backlink">42</ref></hi>	Cfr. nel <hi rend="italic">VD </hi>la voce <hi rend="italic">oppilazione</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-016-backlink">43</ref></hi>	Cfr. nel <hi rend="italic">VD </hi>la voce <hi rend="italic">rogna</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-015-backlink">44</ref></hi>	Cfr. nel <hi rend="italic">VD </hi>la voce <hi rend="italic">scabbia</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-014-backlink">45</ref></hi>	Cfr. Frosini, <hi rend="italic">Il cibo e i signori</hi>, cit., p. 69.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-013-backlink">46</ref></hi>	Nelle note di commento (Boccaccio, <hi rend="italic">Decameron</hi>, cit., p. 1406, nota 33) si parla di unica attestazione nel corpus <hi rend="italic">OVI</hi>. In realtà, il termine appare anche in D. Checchi (a cura di), <hi rend="italic">Libro della natura degli animali. Bestiario toscano del secolo XIII</hi>, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2020, p. 350. Qui il verbo è riferito alle pecore che per via dei tuoni partoriscono prematuramente. Boccaccio, tuttavia, è il primo che usa il verbo riferendolo a una persona, nello specifico a Calandrino.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-012-backlink">47</ref></hi>	Non è possibile in questa sede approfondire ciascun termine medico per ovvi motivi di spazio. Un esempio di quest’analisi è stata condotta per <hi rend="italic">gavacciolo </hi>ed <hi rend="italic">emuntore</hi>, cfr. K. De Vecchis, <hi rend="italic">Su due termini medici in Boccaccio: </hi>emuntorio e gavocciolo, «Lingua e Stile», 57, 2022, pp. 107-123.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-011-backlink">48</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">ThLL</hi>,<hi rend="italic"> TLL</hi>, ma anche G. Penso, <hi rend="italic">La medicina romana</hi>, Ciba-Geigy, Saronno 1985, pp. 364-365.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-010-backlink">49</ref></hi>	Il termine è attestato anche nell’<hi rend="italic">Almansore</hi>, per cui rimando a R. Piro, <hi rend="italic">L’Almansore. Volgarizzamento fiorentino del XIV secolo. Edizione critica</hi>, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2011, p. 321.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-009-backlink">50</ref></hi>	Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">De casibus virorum illustrium</hi>, P.G. Ricci, V. Zaccaria (a cura di), in <hi rend="italic">Tutte le opere</hi>, cit., IX, 1983.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-008-backlink">51</ref></hi>	Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">De montibus, silvis, fontibus, lacubus, fluminibus, stagnis seu paludibus, et de diversis nominibus maris</hi>, M. Pastore Stocchi (a cura di), in <hi rend="italic">Tutte le opere</hi>, cit., VII-VIII, 1998.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-007-backlink">52</ref></hi>	Giovanni Boccaccio, <hi rend="italic">Epistole e lettere</hi>, G. Auzzas (a cura di), in <hi rend="italic">Tutte le opere</hi>, cit., V/1, 1992, pp. 642-647, note alle pp. 819-820.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-006-backlink">53</ref></hi>	Già F. Marzano, <hi rend="italic">Intertestualità e autotraduzioni nelle </hi>Esposizioni sopra la Comedia<hi rend="italic"> di Boccaccio</hi>, «Studi sul Boccaccio», 45, 2018, p. 233 ha notato come il passo in questione del <hi rend="italic">De casibus </hi>sia fonte di <hi rend="italic">Esp. </hi>VI, esp. all.<hi rend="italic"> </hi>29.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-005-backlink">54</ref></hi>	Si tratta di un modello d’epistola in cui un vecchio rinunciatario alla carica di vescovo scrive al neoeletto, spiegando i motivi di tale rinuncia. Il passo è tratto da Boncompagno da Signa, <hi rend="italic">De malo senectutis et senii</hi>, P. Garbini (a cura di), SISMEL-Edizioni del Galluzzo, Firenze 2004, p. XXV. Garbini dichiara di aver tratto il testo dal lavoro di S.M. Wight che ha reso disponibile in rete tutti i testi di Boncompagno (&lt;<ref target="http://scrineum.it/scrineum/wight/">scrineum.it/scrineum/wight/</ref>&gt;), sebbene siano viziati da numerosi errori. Le citazioni che Garbini riporta, tra cui questo passo, sono state quindi controllate da lui stesso anche su alcuni manoscritti (p. XIX, nota 26). Oltre all’epistola, il termine <hi rend="italic">podagra </hi>ricorre nel testo del <hi rend="italic">De malo </hi>(p. 12, v. 148), ma è preceduto dall’aggettivo <hi rend="italic">generosa</hi>. Vale la pena sottolineare che uno dei manoscritti, il codice di Brugge (B nella tradizione esaminata dall’autore), riporta invece la lezione <hi rend="italic">nodosa</hi>. Per il curatore, tuttavia, tale correzione, che si inserisce all’interno di una generale rassettatura stilistica e lessicale compiuta sul testo del <hi rend="italic">De malo</hi>, difficilmente può essere attribuita a Boncompagno, ma si adatta «all’epoca e al profilo di chi nel 1470 ha fatto allestire il codice, il prelato Jan Crabbe» (p. LXV). Questo potrebbe essere indice del fatto che alla fine del Quattrocento la collocazione fosse ancora vitale.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-004-backlink">55</ref></hi>	Si ritrova anche nell’<hi rend="italic">Epistole </hi>di Orazio (I, 1, 31) dove <hi rend="italic">nodosa </hi>segue però <hi rend="italic">cheragra</hi>, un’altra malattia simile alla podagra ma che colpisce le mani.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-003-backlink">56</ref></hi>	Il ms. non presenta note di Boccaccio, bensì annotazioni interlineari di mano anonima sia sopra <hi rend="italic">nodosa</hi> («quia contrait et quasi innodat artaculos») sia sopra <hi rend="italic">podagra </hi>(«dicitur a pedibus et egritudine»). Ringrazio Valentina Rovere ed Enrico Moretti per l’aiuto che mi hanno fornito nella lettura.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-002-backlink">57</ref></hi>	M. Cursi, M. Fiorilla, <hi rend="italic">Giovanni Boccaccio</hi>, in G. Brunetti, M. Fiorilla e M. Petoletti (a cura di), <hi rend="italic">Autografi dei letterati italiani</hi>, dir. da M. Motolese ed E. Russo, <hi rend="italic">Le Origini e il Trecento</hi>. <hi rend="italic">I</hi>, Salerno Editrice, Roma 2013, p. 45.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-001-backlink">58</ref></hi>	L’espressione è attestata nel son. CLXVII di L. Tansillo, <hi rend="italic">Il Canzoniere edito ed inedito: secondo una copia dell’autografo ed altri manoscritti e stampe</hi>, con introduzione e note di E. Pèrcopo, Liguori, Napoli 1996; in L. Fioravanti, <hi rend="italic">De capricci medicinali</hi>, Lodovico Avanzo, Venezia 1568, p. 259; in M. Filippi, <hi rend="italic">Vita di S. Caterina vergine e martire</hi>, Decio Cirillo, Palermo 1642, s.p.; Don Francesco Bono, <hi rend="italic">Historia della vita, morte, et azzioni illustri di San Guglielmo eremita</hi>, Bisagni, Palermo 1652, p. 254; G.B. Grappelli, <hi rend="italic">Vita, morte e miracoli di San Nicola di Tolentino</hi>. <hi rend="italic">Sonetti</hi>, Mascardi, Roma 1714, p. 147; C. Della Valle, <hi rend="italic">Il Pollajo</hi>, Luigi Perego Salvioni, Roma 1799, p. 25; L. Martini, <hi rend="italic">Emilio o sia del governo della vita</hi>, Antonio Fontana, Milano 1829, p. 288.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="07.html#footnote-000-backlink">59</ref></hi>	Librandi, <hi rend="italic">La lingua di Boccaccio</hi>, cit., p. 352.</p>


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