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        <title type="main" level="a">Osservazioni tassiane a margine dell’opera di Boccaccio</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-5790-1123" type="ORCID">
            <forename>Marika</forename>
            <surname>Incandela</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Siena, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Intorno a Boccaccio/Boccaccio e dintorni 2021</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-668-1</idno>) by </resp>
          <name>Monica Berté</name>
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      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2022">2022</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.08</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The essay proposes a study of the relationship between Tasso and Boccaccio, analysing the references to the ancient auctoritas present in Tasso's theoretical production. The sixteenth-century poet's interest in Boccaccio's works can be found in the author's epistolary, in the letters in which Tasso claims to be in possession of some of his texts or in those in which he explicitly requests them. As with Dante and Petrarch, the reading is careful and inclined to take the ancient source as a model for observations of a rhetorical, linguistic-grammatical and metrical nature. These observations form a non-systematic corpus of reflections on poetic language, an authentic reflection of an intimate dialogue between the author and Boccaccio.</p>
      </abstract>
      <textClass>
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          <list>
            <item>Tasso</item>
            <item>ancient tradition</item>
            <item>poetical language</item>
            <item>metrics.</item>
          </list>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.08<ref target="https://doi.org/10.36253/978-88-5518-668-1.08" /></p>




<p rend="h1_chapter" >Osservazioni tassiane a margine dell’opera di Boccaccio</p><p rend="h1_author" >Marika Incandela</p><p rend="text" >Nell’orizzonte di ricerca tassiano sulla poesia antica, ruolo non secondario occupa la figura di Boccaccio. Sono diverse, infatti, le osservazioni che il poeta cinquecentesco matura a margine della produzione dell’<hi rend="italic">auctoritas</hi> volgare. Si tratta di minime tracce disseminate nella variegata produzione teorica dell’autore, che costituiscono un <hi rend="italic">corpus</hi>, seppur non organico, di rilievi di ordine stilistico, linguistico-grammaticale, metrico e retorico, non particolarmente dissimile nelle forme da quello che si origina dal suo studio condotto su Dante e Petrarca. </p><p rend="text" >Uno dei primi riferimenti, in termini cronologici, che dimostri un’attenzione per lo scrittore antico si ha nei <hi rend="italic">Discorsi dell’</hi><hi rend="italic">arte poetica</hi>, dove Tasso manifesta una posizione di «antiboccaccismo» sul piano della <hi rend="italic">compositio</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-066-backlink"><ref target="10.html#footnote-066">1</ref></hi></hi>: </p><p rend="quotation_b" >Dalla composizione delle parole nascerà la tumidezza se la orazione non solo sarà numerosa, ma sopra modo numerosa, come in assai luoghi le prose del Boccaccio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="10.html#footnote-065">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >La critica espressa con una terminologia che richiama alla memoria «luoghi pseudo-demetriani ed <hi rend="italic">excerpta</hi> provenienti dal Vettori»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="10.html#footnote-064">3</ref></hi></hi> è da leggersi in un’ottica di fondazione di una prosa cinquecentesca moderna e ritorna similare in un’epistola del 1566 indirizzata a Ercole Tasso in cui l’autore si pronuncia sullo stile boccacciano:</p><p rend="quotation_b" >Se desiderate esser raguagliato del mio stato, sappiate ch’io mi trovo a i servigi del cardinal da Este, e c’ora sono in Padova per alcuni miei negozi particolari, e che andrò fra pochi giorni a Mantova, ove aspetterò che ‘l cardinale torni di Roma. Si stamperanno fra pochi giorni le Rime de gli Eterei, ove saranno alcune mie rime non più stampate. Sono arrivato al sesto canto del Gottifredo, ed ho fatti alcuni dialoghi ed orazioni; ma non in istilo così familiare e plebeio com’è quello di questa lettera; nè anco così boccaccievole come piace ad alcuni, ed a me non piacque mai […]<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="10.html#footnote-063">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Il giovane Tasso, che ha da poco consegnato alle stampe la raccolta delle <hi rend="italic">Rime eteree</hi>, impegnato nella scrittura del <hi rend="italic">Gottifredo</hi>, nell’offrire all’interlocutore un piccolo bilancio di alcune sue opere, descrive lo stile dei suoi «dialoghi e orazioni» definendolo, al contempo, né «familiare e plebeo», come quello della lettera, né «boccaccievole»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="10.html#footnote-062">5</ref></hi></hi>. Il non celato giudizio negativo espresso nei confronti di Boccaccio si accompagna ad una dichiarata presa di distanza da coloro a cui piace e l’accenno, contenuto nella missiva, quasi anticipa una riflessione che troverà spazio nel <hi rend="italic">Discorso dell’Arte del dialogo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="10.html#footnote-061">6</ref></hi></hi>. Nel trattato, infatti, nel momento in cui viene analizzata la scrittura dialogica, il poeta, soffermandosi sulla sintassi del periodo, propone una distinzione tra il genere storico, il dialogico e l’oratorio:</p><p rend="quotation_b" >Oltre di ciò, là dove egli parla del periodo, ne fa tre generi, il primo istorico, il secondo dialogico, il terzo oratorio: e vuol che l’istorico si nel mezzo dell’uno e dell’altro, non molto ritondo né molto rimesso. Ma la forma dell’oratorio sia contorta e circolare, e quella del dialogico più simplice dell’istorico, in guisa ch’a pena dimostri d’esser periodo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="10.html#footnote-060">7</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Come osservato da Bozzola, dietro gli aggettivi «contorta» e «circolare», desunti dal dettato di Demetrio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="10.html#footnote-059">8</ref></hi></hi>, si cela una critica a Cicerone che, nel panorama volgare, equivale a una critica a Boccaccio e a Bembo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="10.html#footnote-058">9</ref></hi></hi>. La riflessione tassiana, inscritta in una dimensione descrittiva piuttosto che normativa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="10.html#footnote-057">10</ref></hi></hi>, ben restituisce la preferenza per un periodare semplice, chiaro, distante dagli <hi rend="italic">Asolani</hi> e da quanto teorizzato da Bembo nelle <hi rend="italic">Prose</hi> sul modello di Boccaccio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="10.html#footnote-056">11</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Ma, se l’autore dichiara di distaccarsi dalla fonte trecentesca per ciò che concerne la sintassi nel 1566, Boccaccio diviene modello per osservazioni di carattere linguistico-grammaticale nelle <hi rend="italic">Lettere poetiche</hi>. L’utilizzazione di tale <hi rend="italic">auctoritas</hi> nelle epistole che accompagnano la revisione della <hi rend="italic">Liberata</hi> mira alla difesa di determinate scelte linguistiche operate nella stesura del poema<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="10.html#footnote-055">12</ref></hi></hi>. Nella lettera poetica X, indirizzata a Scipione Gonzaga e datata 20 maggio 1575, il poeta si sofferma su <hi rend="italic">infino</hi>, richiamandosi direttamente a Dante, Villani e Boccaccio:</p><p rend="quotation_b" >«Infin la torre» è ben detto, senza alcun dubbio. Dante, Giovan Villani, il Boccaccio accompagnano questa particella infino con l’accusativo, senza la proposizion a: ho notati i luoghi, ma non ho tempo di cercarli. Messer Luca, che è dantista, e, s’io non m’inganno, già avertito da me di quest’uso, facilmente n’avrà alcuno in pronto<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="10.html#footnote-054">13</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Nel breve passo epistolare la reggenza diretta della <hi rend="italic">particella</hi> nel sintagma «infin la torre» viene sostenuta – «è ben detto» – evocando l’esempio degli antichi. La segnalazione dell’uso di <hi rend="italic">infin</hi> in unione con l’accusativo permette di entrare all’interno del laboratorio dell’autore, restituendo un’istantanea del suo metodo di lavoro: il commento al costrutto, oltre a registrare una lezione che non si ritrova nel testo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="10.html#footnote-053">14</ref></hi></hi>, ci indica come l’operazione correttoria degli anni della revisione romana venga condotta anche alla luce di un attento studio dei testi della tradizione volgare. Infatti, su indicazione delle stesse parole di Tasso – «ho notato i luoghi»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="10.html#footnote-052">15</ref></hi></hi> – si rinvengono, in un suo postillato della <hi rend="italic">Commedia</hi>, oggi conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana con segnatura Stamp. Barb. Cr. Tass. 28<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="10.html#footnote-051">16</ref></hi></hi>, diversi segni di attenzione e postille che analizzano l’impiego dantesco di <hi rend="italic">infino</hi>, di seguito riportati<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="10.html#footnote-050">17</ref></hi></hi>:</p><p rend="caption_table" >Tabella 1 – Stamp. Barb. Cr. Tass. 28. Postille che evidenziano impiego dantesco di <hi rend="italic">infino</hi>.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row role="label" rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top">
							<p rend="table" >n</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >carta</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >cantica, canto</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >verso oggetto di annotazione</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >tipologia segno di attenzione</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >parole indicate</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >annotazione autore</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >posizione annotazione</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >note</p>
						</cell>
					</row>
				
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >1</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >92r</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Inf</hi>. XVII,</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >v. 13: due branche avea pilose infin l’ascelle</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >infin l’</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >infin senza la/ particella a/ e co’l quarto/ caso.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >postilla sottolineata</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" >2</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >270r</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Purg</hi>. XXXI</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >v. 94: Tratto m’havea nel fiume infino a gola</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >infino a</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >insino a gola</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >-</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" >3</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >275v</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Purg</hi>. XXXII</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >v. 156: La flagellò dal capo infin le piante</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >infin</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >infin co’l/ quarto caso</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >marg. sn</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >-</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line">
							<p rend="table" >4</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >366r</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Par</hi>. XXV</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >v. 84: infin la palma e a l’uscir del campo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >infin la palma</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >infin la pal/ma</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >postilla sottolineata</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Come si può osservare dalla schematizzazione presentata, la lettura dei versi, mediante gli usuali segni di attenzione e sottolineature, è scandita dal rilevare la presenza o meno della preposizione <hi rend="italic">a</hi>, ponendosi, dunque, in linea di forte continuità con quanto affermato nella lettera. Nel volume postillato, inoltre, si ritrovano chiose in cui Tasso richiama l’esempio di Boccaccio e di Villani, nel momento in cui legge il dettato dantesco<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="10.html#footnote-049">18</ref></hi></hi>:</p><p rend="caption_table" >Tabella 2 – Stamp. Barb. Cr. Tass. 28. Postille che evidenziano usi di Boccaccio e Villani.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-6">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-8">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-8">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-8">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-8">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-8">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-8">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row role="label" rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2">
							<p rend="table" >n</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table" >carta</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table" >cantica, canto</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table" >verso oggetto di annotazione</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table" >tipologia segno di attenzione</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table" >parole indicate</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table" >annotazione autore</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table" >posizione annotazione</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-3">
							<p rend="table" >note</p>
						</cell>
					</row>
				
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >1</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >34v </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Inf</hi>. V</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >v. 104: Mi prese del costui piacer sì forte</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >Mi prese</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >prende del pia/cere modo usa/tiss(im)o dal Boccac/cio</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >marg. sn</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >postilla sottolineata</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-11">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table" >2</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >112v</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Inf.</hi> XXII</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >v. 109: Ond’ei, ch’avea lacciuoli a gran divizia</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >lacciuoli a gran diuitia</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >Usato dal Boccaccio</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >marg. sn</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >-</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-12">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table" >3</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >121v </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Inf. </hi>XXIV</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >v. 88: Né tante pestilentie, né si ree</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >pestilentie</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >pestilentie. Vedi/ la Annotazioni sovra’l Boccaccio.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >marg. sn</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >postilla sottolineata</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table" >4</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >142r</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Inf</hi>. XXIX</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >v. 30: Che, non guardasti in là, si fu partito</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >si fu</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sin in/ si vece di che Boc/ non si ritenne/ si fù a Castel/ Guglielmo</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >«sin in» cassato; postilla sottolineata</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-12">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table" >5</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >165r </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Purg.</hi> I</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >v. 19: Lo bel pianeta, ch’ad amar conforta</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >pianeta</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >la pianeta dice/ Gi(ova)n Villani</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >-</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-13">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table" >6</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >187v</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Purg. </hi>VII</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >vv. 1-2: Poscia che l’accoglienze oneste e liete/ furo iterate tre e quattro volte</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >Poscia che l’accoglienze oneste e liete/ furo iterate tre e quattro volte</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >Versi mescolati dal Boccaccio fra le prose</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >marg. sn</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >postilla sottolineata</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-12">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table" >7</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >223r</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Purg. </hi>XVII</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >v. 84: Se i piè si stanno non stea tuo sermone</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >stea</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >Stea, così sempre il Boccaccio.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >-</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-12">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table" >8</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >239v</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Purg. </hi>XXII</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >v.141: Di questo cibo avrete caro</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >caro</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >Caro per carestia, usato spesso dal Villani</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >marg. sn</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >-</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-14">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table" >9</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >251r</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Purg.</hi> XXVI</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >v.118: Versi d’amore, &amp; prose di romanzi</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >Versi d’amore, &amp; prose di romanzi</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >modo usato dal Villani</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >-</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-14">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table" >10</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >260v</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-3">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Purg. XXIX</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >v. 79: Questi stendali drietro eran maggiori</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >sottolineatura</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >stendali</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >Stendali voce usitatissima dal Villani</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >marg. sn</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-3">
							<p rend="table" >-</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Tali annotazioni, muovendo analogamente dallo studio di elementi linguistici e stabilendo un contatto tra gli autori, creano un gioco di allusioni simile a quello realizzato in <hi rend="italic">Lettere poetiche</hi>, X<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="10.html#footnote-048">19</ref></hi></hi>. Soffermandoci, in questa sede, unicamente sulle postille riguardanti Boccaccio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="10.html#footnote-047">20</ref></hi></hi>, presenti a margine dei versi delle tre cantiche, si noti come il poeta cinquecentesco registri l’uso di alcune forme, come nella chiosa 7, in cui mette in risalto il verbo <hi rend="italic">stea</hi>, oggetto di commento anche nelle <hi rend="italic">Prose</hi> di Bembo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="10.html#footnote-046">21</ref></hi></hi>. Segnala, inoltre, costrutti boccacciani, come «prender del piacer», – postilla 1 – espressione, questa, che trova molte occorrenze, ad esempio, nel <hi rend="italic">Filocolo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="10.html#footnote-045">22</ref></hi></hi> e nel <hi rend="italic">Corbaccio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="10.html#footnote-044">23</ref></hi></hi>. Altrettanto interessanti sono le glosse in cui Tasso appunta le riprese della <hi rend="italic">Commedia</hi> in Boccaccio: il rinvio può essere generico, come per le postille 2<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="10.html#footnote-043">24</ref></hi></hi> e 6<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="10.html#footnote-042">25</ref></hi></hi>, o avvenire con la citazione precisa del passo boccacciano – postilla 4<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="10.html#footnote-041">26</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Similare modalità di rinvio all’antica <hi rend="italic">auctoritas</hi> si rinviene in un altro postillato dell’autore, l’esemplare della Biblioteca Apostolica Vaticana con segnatura Stamp. Barb. Tass. Cr 14, <hi rend="italic">Le rime del Petrarca, brevemente sposte per Castelvetro</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="10.html#footnote-040">27</ref></hi></hi><hi rend="italic">,</hi>con annotazioni ai <hi rend="italic">Fragmenta</hi> e ai <hi rend="italic">Trionfi</hi> petrarcheschi e alla prosa di commento di Castelvetro. Anche in questo caso, la sua attenzione si concentra quasi esclusivamente su questioni di natura linguistica, con chiose che, a partire dal testo dei <hi rend="italic">Rvf</hi>, istituiscono parallelismi tra Petrarca e Boccaccio o tra Petrarca, Boccaccio e Dante<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="10.html#footnote-039">28</ref></hi></hi>: </p><p rend="caption_table" >Tabella 3 – Stamp. Barb. Cr. Tass. 14. Postille che mettono a confronto usi di Petrarca, Boccaccio e Dante</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table003">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-6">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-15">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-16">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-17">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-18">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top">
							<p rend="table" >n</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >c.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >testo, tipologia, numero</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >verso</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >luogo del commento </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >tipologia segno di attenzione</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >parole indicate</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >chiosa</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table" >posizione chiosa</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-19">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >1</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >289</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Non d’atra &amp; tempestosa onda marina</hi></p>
							<p rend="table" >Sonetto CXVIII</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >Hor il P. dipingendo Amore con la pharetra, &amp; con l’ali significa, che egli sia potentissimo sopra lui. si come altroue dipingendolo senza pharetra, &amp; senza ali allo’ncontro significa la fieuolezza</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineat.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >allo’ncontro</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >allo’nco(n)tro/ nel Boc(cac)cio/</p>
							<p rend="table" >all’incontra/ nel petrarca</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" >2</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >397</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Vincitore Alessandro l’</hi><hi rend="italic">ira vinse</hi></p>
							<p rend="table" >Sonetto CXCVI</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >13: è furor lungo; che’l suo possessore</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineat.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >possessore</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >possessore. posseditore/ il Boccaccio</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1"/>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" >3</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >399</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Qual ventura mi fu; quando da l’uno</hi></p>
							<p rend="table" >Sonetto CXCVII</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >5: Send’io tornato a solver il digiuno</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineat.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >solver il digiuno</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >solvere il digiuno</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-20">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line">
							<p rend="table" >4</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >399</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Qual ventura mi fu; quando da l’uno</hi></p>
							<p rend="table" >Sonetto CXCVII</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >Hor quello, che il P. qui dice Soluere il digiuno, il Bocc.175.a.13 dice Poi che col buon vino &amp; con confetti hebbero il digiuno rotto. Dante dice pur. Soluere il digiuno, 207, b.25. Soluetemi spirando vn gran digiuno                    </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineat.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >solvere/ il/ dig(iu)no il Boccaccio/ rotto il digiuno</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-20">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line">
							<p rend="table" >5</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >399</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="italic">Qual ventura mi fu; quando da l’uno</hi></p>
							<p rend="table" >Sonetto CXCVII</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >Hor quello, che il P. qui dice Soluere il digiuno, il Bocc.175.a.13 dice Poi che col buon vino &amp; con confetti hebbero il digiuno rotto. Dante dice pur. Soluere il digiuno, 207, b.25. Soluetemi spirando vn gran digiuno            </p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >sottolineat.</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >D. solvere il digiuno</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table" >marg. dx</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text ParaOverride-2" >Nella postilla 1, dopo aver sottolineato «allo ‘ncontro», l’autore con l’annotazione «allo ‘nco(n)tro / nel Boc(cac)cio / all’incontra / nel petrarca» riporta le due diverse forme della voce, citando l’esempio di Boccaccio e l’esempio di Petrarca. Dal confronto tra i due autori trapela un interesse per la più ampia tradizione volgare e una riflessione tra poesia e prosa che riprende le <hi rend="italic">Prose</hi> bembiane:</p><p rend="quotation_b" ><hi rend="italic">Contro</hi> e <hi rend="italic">Contra</hi>, che si disse parimenti <hi rend="italic">Incontro</hi> e <hi rend="italic">Incontra</hi>; ma quest’ultima è solo dei poeti, de’ quali è <hi rend="italic">A l’incontra</hi> altresì. Et è <hi rend="italic">Rimpetto</hi> e <hi rend="italic">A rimpetto</hi> e <hi rend="italic">Di rimpetto</hi> solamente delle prose; e vagliono, non quello che vale <hi rend="italic">A l’incontra</hi>, ma quello che vale <hi rend="italic">Di rincontro</hi> e <hi rend="italic">Per iscontro</hi>, e <hi rend="italic">Affronte</hi>, contraria di cui è <hi rend="italic">Di dietro</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="10.html#footnote-038">29</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Nella seconda chiosa, invece, Tasso sottolinea il sostantivo «possessore» e aggiunge a margine «posseditore», <hi rend="italic">nomen agentis</hi> in -tore, specificandone l’<hi rend="italic">usus </hi>boccacciano e non petrarchesco<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="10.html#footnote-037">30</ref></hi></hi>. Il raffronto tra Boccaccio, Petrarca e Dante può essere, inoltre, suggerito dal commento di Castelvetro, come si deduce dalle postille 3, 4 e 5, nelle quali il poeta cinquecentesco riscrive le differenti espressioni impiegate dai tre autori per esprimere la fine del digiuno.</p><p rend="text" >Prove ancor più evidenti della volontà di approfondimento della conoscenza della produzione boccacciana si hanno nelle lettere in cui Tasso dichiara di disporre di alcune opere di Boccaccio e quelle in cui ne fa esplicita richiesta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="10.html#footnote-036">31</ref></hi></hi>. In una missiva datata 21 dicembre 1582 e indirizzata ad Aldo Manuzio Tasso afferma di aver ricevuto il <hi rend="italic">Corbaccio</hi> e di attendere la <hi rend="italic">Fiammetta</hi>:</p><p rend="quotation_b" >Ho ricevute da messer Biagio Bernardi la Fabbrica e le Ricchezze de la lingua toscana, e gli Asolani ed il Corbaccio; ma non una Somma di teologia, la quale io le aveva parimente dimandata, e molto più desiderata. Mi sarà caro oltre modo che mi mandi con lei il Calepino e la Fiammetta e l’Istorie del Bembo, ma non le Lettere, perciochè questi giorni addietro mi furono date da messer Giulio Vasalini libraro di questa città<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="10.html#footnote-035">32</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Il passo riportato restituisce l’immagine di un autore desideroso di arricchire la propria biblioteca con opere della tradizione antica e moderna<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="10.html#footnote-034">33</ref></hi></hi>. Si osservi come l’accostamento di Bembo e Boccaccio, e, in particolar modo degli <hi rend="italic">Asolani</hi> e del <hi rend="italic">Corbaccio</hi>, possibili suoi modelli per la prosa, trovi diretto e preciso riscontro in un inventario di beni e di libri stilato dal poeta nell’aprile del 1590, contenuto nel manoscritto estense It. 379b, c. 90<hi rend="italic">v</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="10.html#footnote-033">34</ref></hi></hi>. Nell’elenco, compilato in occasione di un viaggio in Toscana, malgrado le diverse imprecisioni contenute nell’indicazione dei vari titoli, compaiono gli appunti «Teseida del Boccaccio»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="10.html#footnote-032">35</ref></hi></hi> e «Gli Asolani del Bembo, e ‘l Corbaccio», informazione, quest’ultima, in linea con quanto da lui dichiarato nel 1582<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="10.html#footnote-031">36</ref></hi></hi>. </p><p rend="quotation_b" >E ancora, nel 1583, nella missiva indirizzata a Giovann’Angelo Papio, Tasso prega l’interlocutore di <hi rend="italic">tenere</hi> l’<hi rend="italic">Apologia di Dante</hi> e il <hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="10.html#footnote-030">37</ref></hi></hi>:</p><p rend="quotation_b" >Oltre di ciò, vorrei per sua intercessione impetrar licenza da Sua Beatitudine di tener l’Apologia di Dante, e il Decameron di Boccaccio, di qualunque stampa egli sia, non ostante alcun divieto fatto in contrario<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="10.html#footnote-029">38</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Il <hi rend="italic">Decameron</hi> viene poi richiesto, insieme ad altri libri per porre rimedio alla <hi rend="italic">malinconia</hi>, ad Antonio Costantini nel 1589:</p><p rend="quotation_b" >In tanto bisogno di tutte le cose, non ho maggior disiderio che di qualche delicatezza, e de’ libri da passar la maninconia: fra gli altri erano le Rime antiche, l’Italia liberata del Trissino, l’Avarchide, e l’altre opere de l’Alemanni, et il Decamerone: co ‘l cambio de’ Floridanti si potrebbono trovar tutti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="10.html#footnote-028">39</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Dai frammenti epistolari raccolti è ben riconoscibile il desiderio del poeta cinquecentesco di avere sullo scrittoio opere di materia poetica, in versi e in prosa, di materia storica e filosofica, opere che siano di apporto per i suoi progetti letterari, nell’ottica di un sempre maggiore arricchimento e di una continua innovazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="10.html#footnote-027">40</ref></hi></hi>. Il <hi rend="italic">bisogno</hi> di tali testi è da inquadrare, quindi, in una prospettiva di perpetua ricerca che coinvolge autori antichi e moderni, tra i quali lo stesso Boccaccio, richiesto, con sollecitazione, ai suoi interlocutori. I riflessi di tali letture si colgono in alcune sue missive di quegli anni, nelle quali l’<hi rend="italic">auctoritas</hi> trecentesca è al centro di un accurato lavoro sul linguaggio. Ne è un esempio una lettera del 1581, ove viene rilevato l’uso del lemma «prole» in Boccaccio e nei moderni: </p><p rend="quotation_b" >Il sonetto per altro modo mi piace; perchè non è in lui concetto o parola c’a mio giudizio meriti biasimo; quantunque ad alcuni potesse parere ch’ella con maggior lode avesse schivato il nome prole, nome nondimeno usato dal Boccaccio, e poi da’ moderni; il quale io non ho sempre rifiutato. Ed a Vostra Signoria bacio le mani. Di Ferrara<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="10.html#footnote-026">41</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >e, ancora, l’epistola datata 1° agosto 1584, destinata a Coccapani, dove Tasso matura una riflessione sull’opportunità o meno dell’avverbio «per forza» in unione con il verbo «tirare»: </p><p rend="quotation_b" >Nondimeno, perchè ne l’interpretazione di tutto il testo io non aveva dubbio alcuno, ma solamente ne la proprietà di quella parola periélkein, che gli espositori latini d’Aristotele hanno detto trahere, e ch’io interpretai tirare; di questa sola discorrerò di nuovo. Dico, dunque, ch’io non biasimo l’aggiunta che vi fate de l’avverbio per forza; tuttavolta non mi par necessaria: perciochè il tirare è uno de’ quattro moti violenti; che sono, il portare, il sospingere, il girare a torno, e ‘l tirare; ciascun de’ quali si fa per forza. Laonde questa parola vi s’intende in conseguenza, quantunque non s’esprima: e chi vuole aver riguardo a l’uso del Petrarca e del Boccaccio, troverà che nessuno o pochissimi sono i luoghi ne’ quali s’aggiunga, e molti quelli ne’ quali si lascia: ed uno particolarmente n’addussi ne l’altra mia lettera, assai proprio; perciochè in lui si parla del piacere, del quale Aristotele ragiona parimente. Ed ora del Boccaccio io reco questi altri: “e tirandoli il diletto parecchie miglia;” “e tirandolo da una parte amore, e da l’altra i conforti di Gisippo;” “e quasi da eguale appetito tirati:” ne’ quali tutti si parla del piacere, de l’amore e de l’appetito; cose molto somiglianti […]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="10.html#footnote-025">42</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >La tesi del poeta viene portata avanti e sostenuta alludendo alla prassi petrarchesca e presentando all’interlocutore luoghi del <hi rend="italic">Decameron</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="10.html#footnote-024">43</ref></hi></hi>, secondo una modalità che, come visto, si riscontra anche nelle <hi rend="italic">Lettere poetiche</hi>.</p><p rend="text" >Una considerazione di carattere più ampio sulla lingua boccacciana si legge, invece, nella missiva a Cataneo, del 1585, ove Tasso, più dedito ai <hi rend="italic">concetti</hi> che alle <hi rend="italic">parole</hi>,<hi rend="italic"> </hi>definisce quella di Boccaccio «pura fiorentina»: </p><p rend="quotation_b" >Mi spiace c’abbia Vostra Signoria mandato il discorso al Lombardello; perc’oltre l’altre cose notate da me con una mia lettera al Licino, uso queste particelle ce ne più d’una volta; le quali son più tosto de la lingua italiana o de la toscana volgare, che de la pura fiorentina usata dal Boccaccio, o de la nobile toscana ricevuta da gli scrittori più nobili: ma, come ho detto, sono smemorato. Mi rimetto a gli osservatori de la lingua, se non m’è dato tempo di rivederle; perch’io ora penso più a’ concetti c’a le parole<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="10.html#footnote-023">44</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Pari attenzione si ritrova nell’<hi rend="italic">Apologia in </hi><hi rend="italic">difesa della Liberata</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="10.html#footnote-022">45</ref></hi></hi> composta nel 1585, anno in cui Tasso «sembra tracciare un bilancio conclusivo delle proprie esperienze umane e letterarie»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="10.html#footnote-021">46</ref></hi></hi>. Tra «istanze apologetiche» e «teorizzazione generale»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="10.html#footnote-020">47</ref></hi></hi> l’autore si dedica alla trattazione di alcune questioni -favola, costumi, elocuzione e lingua<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="10.html#footnote-019">48</ref></hi></hi> – che aveva già toccato dagli anni ’60 con i <hi rend="italic">Discorsi</hi> nel tentativo di difendere la <hi rend="italic">Liberata</hi>. In particolar modo, in relazione alla lingua il poeta avanza la proposta di Dante, Petrarca e Della Casa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="10.html#footnote-018">49</ref></hi></hi> di contro al volgare fiorentino contemporaneo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="10.html#footnote-017">50</ref></hi></hi> a sostegno delle scelte stilistiche del poema. Nella distinzione tra gli antichi e i contemporanei, oltre a Dante e Petrarca, l’autore rimanda anche a Boccaccio: </p><p rend="quotation_b" >Forestiero:<hi rend="CharOverride-2"> </hi>E s’è pur vero ch’a picciolo numero si ristringano nel <hi rend="italic">Goffredo</hi> le parole e i modi di questa lingua, egli dee intendere della volgar fiorentina.</p><p rend="quotation_b" >Segretario: Di quella, non d’altra.</p><p rend="quotation_b" >Forestiero:<hi rend="CharOverride-2"> </hi>E peraventura di quella che s’usa a questi tempi, non di quella la qual era usata a’ tempi del Boccaccio, o pur di Dante che scrisse più fiorentinamente del Petrarca, ma non ebbe elocuzione così poetica e così pellegrina.</p><p rend="quotation_b" >Segretario:<hi rend="CharOverride-2"> </hi>La lingua del Petrarca molte volte è poetica più tosto che fiorentina; e così mi par quella di alcuni moderni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="10.html#footnote-016">51</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Nel testo, inoltre, Boccaccio viene impiegato quale «automatica autorizzazione di lessico»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="10.html#footnote-015">52</ref></hi></hi>, </p><p rend="quotation_b" >Forestiero: Ma fra quelle ch’egli biasima nel mio poema, non sono della lingua fiorentina antica scuotere e riscuotere, breve, capitano, vide e vinse?</p><p rend="quotation_b" >Segretario: Son di quella senza dubbio; e tutte da loro sono state usate in versi, e dal Petrarca; eccettuatone capitano, usata dal Boccaccio e da’ poeti che scrivono romanzi, necessaria negli eroici, come dimostrò il Trissino, che l’usò così spesso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="10.html#footnote-014">53</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Il quadro di ricezione della figura di Boccaccio diviene ancor più articolato qualora si prenda in considerazione il breve accenno all’autore in un contesto di riflessioni metriche. Negli stessi mesi di composizione dell’<hi rend="italic">Apologia della Gerusalemme</hi>, Tasso, infatti, si dedica alla stesura de <hi rend="italic">La Cavaletta o della poesia toscana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="10.html#footnote-013">54</ref></hi></hi>, opera nella quale egli si occupa del «rapporto tra testura metrica e stili, soprattutto in riferimento alla poesia lirica»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="10.html#footnote-012">55</ref></hi></hi>, con l’analisi di testi desunti dalla tradizione volgare antica, Dante, Cavalcanti, Cino<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="10.html#footnote-011">56</ref></hi></hi>, Petrarca<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="10.html#footnote-010">57</ref></hi></hi>, e contemporanea, guardando alla prassi poetica di Bembo e di Della Casa<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="10.html#footnote-009">58</ref></hi></hi>. Accanto allo studio del sonetto condotto sull’esempio delle <hi rend="italic">Osservationi</hi> del Dolce<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="10.html#footnote-008">59</ref></hi></hi> e della <hi rend="italic">Summa Artis Rithmici Vulgaris Dictaminis</hi> di Antonio da Tempo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="10.html#footnote-007">60</ref></hi></hi> e della canzone, quest’ultima teorizzata con paragrafi fortemente debitori del <hi rend="italic">Dve</hi> nella traduzione del Trissino<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="10.html#footnote-006">61</ref></hi></hi>, si pone una breve sezione dedicata alle ballate e ai madrigali. A queste ultime forme metriche viene riservata una trattazione unitaria in quanto entrambe destinate alla materia umile e Boccaccio affiora nel momento in cui propone una descrizione della ballata:</p><p rend="quotations_quotation_b1" >E del carattere istesso ancora paiono quelle che da tutti son dette ballate, fra le quali è la prima quella che comincia:</p><p rend="quotation_b ParaOverride-3" ><hi rend="italic">Lassare il velo o per il sole o per ombra.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2" >E oltre a questa sei altre si leggono nel Petrarca, parte nude, parte vestite, cioè parte di una, parte di più stanze, e in tutte si ripiglia ne gli ultimi versi la rima de’ primi; ma quelle di Dante e del Boccaccio e de gli antichi s’inchinano più a l’umil forma di dire, come si può conoscere da quella:</p><p rend="quotation_b ParaOverride-4" ><hi rend="italic">Io non dimando Amore</hi> […]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="10.html#footnote-005">62</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Alla citazione di <hi rend="italic">Rvf</hi> LIV con la definizione delle ballate «vestite» e «nude»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="10.html#footnote-004">63</ref></hi></hi> segue una valutazione relativa a quelle di Dante e Boccaccio e degli antichi, i quali, secondo il giudizio espresso da Tasso, realizzano ballate che tendono maggiormente all’«umil forma di dire».</p><p rend="text" >Infine, un aumento significativo delle menzioni esplicite di Boccaccio si registra nei <hi rend="italic">Discorsi del poema eroico</hi>, ove la sua produzione, oltre che essere citata accanto a quella dantesca o virgiliana per illustrare figure retoriche, quali metafora, similitudine e zeugma<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="10.html#footnote-003">64</ref></hi></hi>, viene ricordata per i suoi vocaboli «sozzi» e «vili»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="10.html#footnote-002">65</ref></hi></hi> e per la rarità di alcune voci, quali il termine «melliflue»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="10.html#footnote-001">66</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Dagli accenni tassiani che si ritrovano nelle lettere e che provano il suo disporre di opere di Boccaccio, si è tentato, dunque, di ricostruire le fila della ricezione dell’<hi rend="italic">exemplum</hi> boccacciano nell’autore cinquecentesco. Le informazioni che si ricavano dall’epistolario costituiscono non solo una base documentaria da cui muovere per definire l’ascendenza di Boccaccio nella cultura tassiana, ma anche una preziosa fonte da cui attingere rilievi di natura stilistica e linguistica, riguardanti lessico o microsintassi. I passi riportati dal <hi rend="italic">Decameron</hi> o dal <hi rend="italic">Filocolo</hi> si rivelano funzionali, nel sistema di Tasso, per affermare la liceità di alcune espressioni o particolari usi poetici da lui impiegati nella produzione lirica o epica. L’eredità del patrimonio boccacciano, anche se può apparire oscurata dal numero più ingente di citazioni di Petrarca e Dante, è comunque percepibile sul versante epico della <hi rend="italic">Liberata</hi>, con un Boccaccio che affiora, seppur sempre in unione con Dante, nelle <hi rend="italic">Lettere poetiche</hi> e nell’<hi rend="italic">Apologia</hi>, e della <hi rend="italic">Conquistata</hi>, come si deduce dalla richiesta al Costantini del <hi rend="italic">Decameron</hi> nel 1589, assieme ad altri testi antichi, da intendersi nella direzione di un «ispessimento»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="10.html#footnote-000">67</ref></hi></hi> del dettato del poema.</p><p rend="text" >Le coordinate del dialogo con l’<hi rend="italic">auctoritas</hi> volgare si precisano ulteriormente nel momento in cui, al livello lessicale e linguistico, si aggiunge quello metrico, con <hi rend="italic">La Cavaletta</hi>, e retorico, con i <hi rend="italic">Discorsi del poema eroico</hi>. I riferimenti a Boccaccio interni alla produzione teorica del poeta cinquecentesco aumentano, infine, se ci si riferisce alle annotazioni presenti in alcuni volumi della sua biblioteca, come la <hi rend="italic">Commedia</hi> dantesca e i <hi rend="italic">Fragmenta</hi> di Petrarca. Osservando da vicino il lavoro di postillatura e, in particolar modo, le chiose nelle quali Tasso rinvia ad altri autori, il nome di Boccaccio compare in note di natura grammaticale, nelle quali, accanto alla sottolineatura di usi danteschi o petrarcheschi, si cita l’esempio boccacciano. Alcune tra le voci e/o forme grammaticali evidenziate trovano, inoltre, una precedente analisi nelle <hi rend="italic">Prose</hi> di Bembo, autore con il quale Tasso, in questi casi, sembra istituire un colloquio a distanza, restituendo la percezione di uno studio della tradizione antica condotto sotto la guida della codificazione cinquecentesca. Il peso della ricezione boccacciana in Tasso si riconosce pertanto, unendo i tanti piccoli tasselli sparsi nell’eterogeneo suo <hi rend="italic">corpus</hi> teorico, operazione che consente di comporre un sistema organico di riflessioni, soprattutto di natura linguistica, che rientra nella sua più ampia e articolata ricerca condotta sulla poesia antica e moderna. </p><p rend="h2" >Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib" >Baldassarri G., <hi rend="italic">Ancora sulla cronologia dei ‘Discorsi dell’arte poetica’ (e filigrane tassesche)</hi>, «Studi Tassiani», 32, 1984, pp. 99-110.</p><p rend="bib_indx_bib" >Baldassarri G., <hi rend="italic">Il discorso tassiano «dell’arte del dialogo»</hi>, «La Rassegna della letteratura italiana», 75/1-2, 1971, pp. 93-134.</p><p rend="bib_indx_bib" >Baldassarri G., <hi rend="italic">L’«Arte del dialogo» in Torquato Tasso</hi>, «Studi Tassiani», 20, 1970, pp. 5-46.</p><p rend="bib_indx_bib" >Baldassarri G., <hi rend="italic">L’«Apologia» del Tasso e la «maniera platonica»</hi>, in W. Binni <hi rend="italic">et al.</hi> (a cura di), <hi rend="italic">Letteratura e critica.</hi> <hi rend="italic">Studi in onore di N. Sapegno</hi>, Bulzoni, Roma 1977, IV, pp. 223-251.</p><p rend="bib_indx_bib" >Baldassarri G., <hi rend="italic">La prosa del Tasso e l’universo del sapere</hi>, in G. Venturi (a cura di), <hi rend="italic">Torquato Tasso e la cultura estense</hi>, Atti del convegno (Ferrara, 10-13 dicembre 1995), Olschki, Firenze 1999, II, pp. 361-409.</p><p rend="bib_indx_bib" >Baldassarri G., <hi rend="italic">Per un diagramma degli interessi culturali del Tasso. Le postille inedite al commento petrarchesco del Castelvetro</hi>, «Studi Tassiani», 25, 1975, pp. 5-74.</p><p rend="bib_indx_bib" >Basile B., <hi rend="italic">La biblioteca del Tasso. Rilievi ed elenchi di libri dalle ‘Lettere’ del poeta», </hi>«Filologia e critica», 2-3, 2000, pp. 222-244.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bembo Pietro, <hi rend="italic">Prose e rime</hi>, C. Dionisotti (a cura di), UTET, Torino 1960.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bianchi N., <hi rend="italic">Con Tasso attraverso Dante. Cronologia, storia ed analisi delle postille edite alla ‘Commedia’,</hi> «Studi tassiani», 45, 1997, pp. 87-129.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bianchi N., <hi rend="italic">Il postillato laurenziano Acquisti e Doni 228, ultima fatica di Torquato Tasso esegeta di Dante</hi>, «Studi tassiani», 44, 1996, pp. 147-179.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bianchi N., <hi rend="italic">Tasso lettore di Dante: teoresi retorica e prassi</hi> <hi rend="italic">poetica</hi>, «Medioevo e Rinascimento», n.s. IX, 12, 1998, pp. 223-247.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boccaccio Giovanni, <hi rend="italic">Decameron</hi>, Introduzione, note e repertorio di Cose (e parole) del mondo di A. Quondam, Testo critico e Nota al testo a cura di M. Fiorilla, Schede introduttive e notizia biografica di G. Alfano. Edizione rivista e aggiornata, Rizzoli, Milano 2017<hi rend="superscript CharOverride-1">2</hi>.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bozzola S., <hi rend="italic">La sintassi del periodo dei ‘Dialoghi’ del Tasso e la tradizione della prosa dialogica cinquecentesca</hi>, «Studi tassiani», 44, 1996, pp. 15-71.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bozzola S., <hi rend="italic">Purità e ornamento di parole. Tecnica e stile dei ‘Dialoghi’ del Tasso</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Accademia della Crusca, Firenze 1999.</p><p rend="bib_indx_bib" >Carini A. M., <hi rend="italic">I postillati barberiniani del Tasso</hi>, «Studi tassiani», 12, 1962, pp. 98-110.</p><p rend="bib_indx_bib" >Colussi D., <hi rend="italic">Figure della diligenza. Costanti e varianti del Tasso lirico nel Canzoniere Chigiano L VIII 302</hi><hi rend="CharOverride-2">, </hi>Antenore, Roma-Padova<hi rend="CharOverride-2"> </hi>2011.</p><p rend="bib_indx_bib" >Da Rif B.M., <hi rend="italic">Sulle annotazioni del Tasso al </hi><hi rend="italic">‘Decameron’</hi>, in <hi rend="italic">Miscellanea di Studi in onore di Vittore Branca. II. Boccaccio e dintorni</hi>, Olschki, Firenze 1983, II, pp. 253-265.</p><p rend="bib_indx_bib" >Daniele A., <hi rend="italic">Linguaggi e metri del Cinquecento</hi>, Marra Editore, Rovito (Cosenza) 1994.</p><p rend="bib_indx_bib" >Girardi M.T., <hi rend="italic">Le lettere non ‘poetiche’ di Tasso come luogo di riflessione poetica</hi>, in C. Carminati ed E. Russo (a cura di), <hi rend="italic">Ricerche sulle lettere di Torquato Tasso</hi>, Edizioni di Archilet, Sarnico 2016, pp. 25-43.</p><p rend="bib_indx_bib" >Girardi M.T., <hi rend="italic">Tasso e la nuova </hi><hi rend="italic">‘Gerusalemme’. Studio sulla ‘Conquistata’ e sul ‘Giudicio’</hi>, Edizioni Scientifiche italiane, Napoli 2002.</p><p rend="bib_indx_bib" >Girardi M.T., <hi rend="italic">Testi biblici e patristici nella ‘Conquistata’</hi>, «Studi tassiani», 42, 1994, pp. 13-25.</p><p rend="bib_indx_bib" >Granata G., <hi rend="italic">Le postille del Tasso alla </hi><hi rend="italic">‘Divina Commedia’</hi>, in W. Moretti e L. Pepe (a cura di), <hi rend="italic">Torquato Tasso e l’università</hi>, Atti del Convegno (Ferrara, 14-16 dicembre 1995), Olschki, Firenze 1997, pp. 333-341.</p><p rend="bib_indx_bib" >Grosser H., <hi rend="italic">La sottigliezza del disputare, Teorie degli stili e teorie dei generi in età rinascimentale e nel Tasso</hi>, La Nuova Italia, Firenze 1992.</p><p rend="bib_indx_bib" >Lombardi M.M., <hi rend="italic">La polemica antitassiana della Crusca nella proposta di Monti</hi>, in F. Gavazzeni (a cura di), <hi rend="italic">Sul Tasso. Studi di filologia e letteratura italiana offerti a Luigi Poma</hi>, Antenore, Roma-Padova 2003, pp. 321-350.</p><p rend="bib_indx_bib" >Resta G., <hi rend="italic">Nuove immagini del Boccaccio nel Tasso</hi>, «Lettere Italiane», 9, 1957, pp. 357-370.</p><p rend="bib_indx_bib" >Russo E., <hi rend="italic">L’ordine, la fantasia e l’arte. Ricerche per un quinquennio tassiano (1588-1592)</hi>, Bulzoni Editore, Roma 2002.</p><p rend="bib_indx_bib" >Russo E., <hi rend="italic">Studi su Tasso e Marino</hi>, Antenore, Roma-Padova 2005.</p><p rend="bib_indx_bib" >Scotti L., <hi rend="italic">Note sul Tasso, poeta e studioso, di fronte alla ‘Commedia’ di Dante</hi>, «Studi tassiani», 35, 1987, pp. 101-113. </p><p rend="bib_indx_bib" >Solerti A., <hi rend="italic">Vita di T. Tasso</hi>, Loescher, Torino 1895, III.</p><p rend="bib_indx_bib" >Squicciarini E., <hi rend="italic">Le postille del Tasso alla ‘Commedia’. Il Dante dell’Angelica</hi>, «Studi Tassiani», 62-63, 2014-2015, pp. 9-29.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tasso T., <hi rend="italic">Dell’arte del dialogo</hi>, introduzione di N. Ordine. Testo critico e note di G. Baldassarri, Liguori, Napoli 1998.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tasso T., <hi rend="italic">Dialoghi</hi>, B. Basile (a cura di), Mursia, Milano 1991.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tasso T., <hi rend="italic">Dialoghi</hi>, G. Baffetti (a cura di), introduzione di E. Raimondi, Rizzoli, Milano 1998, 2 voll.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tasso T., <hi rend="italic">Discorsi dell’arte poetica e del poema eroico</hi>, L. Poma (a cura di), Laterza, Bari 1964.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tasso T., <hi rend="italic">Giudicio sovra la Gerusalemme riformata</hi>, C. Gigante (a cura di), Salerno Editrice, Roma 2000.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tasso T., <hi rend="italic">Le lettere,</hi> C. Guasti (a cura di), Le Monnier, Firenze 1852-1855, 5 voll. </p><p rend="bib_indx_bib" >Tasso T., <hi rend="italic">Lettere (1587-1589), edizione critica del manoscritto estense Alfa V 7 7</hi>, E. Russo (a cura di), Bites, Milano 2020.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tasso T., <hi rend="italic">Lettere poetiche</hi>, C. Molinari (a cura di), Fondazione Pietro Bembo-Guanda, Parma 1995.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tasso T., <hi rend="italic">Prose</hi>, E. Mazzali (a cura di), con una premessa di F. Flora, Ricciardi, Milano-Napoli 1959.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tomasi F., <hi rend="italic">La bibliothèque du Tasse: problèmes interprétatifs et solutions éditoriales</hi>, «Genesis», 49, 2019, pp. 73-84. </p><p rend="bib_indx_bib" >Vallone A., <hi rend="italic">L’interpretazione di Dante nel Cinquecento</hi>. <hi rend="italic">Studi e ricerche</hi>, Olschki, Firenze 1969.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-066-backlink">1</ref></hi>	Cfr. G. Baldassarri, <hi rend="italic">Ancora sulla cronologia dei ‘Discorsi dell’arte poetica’ (e filigrane tassesche)</hi>, «Studi Tassiani», 32, 1984, p. 103. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-065-backlink">2</ref></hi>	Torquato Tasso, <hi rend="italic">Discorsi dell’arte poetica e del poema eroico</hi>, L. Poma (a cura di), Laterza, Bari 1964, p. 46. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-064-backlink">3</ref></hi>	Baldassarri, <hi rend="italic">Ancora sulla cronologia</hi>, cit., p. 105.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-063-backlink">4</ref></hi>	Torquato Tasso, <hi rend="italic">Le lettere,</hi> C. Guasti (a cura di), Le Monnier, Firenze 1852, I, n. 6, pp. 14-16.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-062-backlink">5</ref></hi>	L’allusione, qui presente, allo stile dei dialoghi costituisce un primo riferimento alla produzione dialogica, destinato a rimanere isolato fino al 1578, anno in cui si «apre ufficialmente, per così dire, la storia dell’opera» con una missiva inviata a Maurizio Cataneo (cfr. Tasso, <hi rend="italic">Le lettere</hi>, cit., I, n. 114, p. 295). La lettera costituisce, inoltre, un esempio di come la comunicazione epistolare possa rappresentare non solo un momento di conoscenza di dati biografici, ma anche un’occasione per rilevare considerazioni di argomento letterario. Per una valutazione dell’epistolario tassiano e per «l’apporto conoscitivo» apportato dalle epistole si rimanda a M.T. Girardi, <hi rend="italic">Le lettere non ‘poetiche</hi><hi rend="italic">’ di Tasso come luogo di riflessione poetica</hi>, in C. Carminati ed E. Russo (a cura di), <hi rend="italic">Ricerche sulle lettere di Torquato Tasso</hi>, Edizioni di Archilet, Sarnico 2016, pp. 25-43. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-061-backlink">6</ref></hi>	Il dialogo venne composto tra i mesi di marzo e aprile 1585 e concluso sicuramente in data 12 aprile (cfr. Tasso, <hi rend="italic">Le lettere, </hi>cit., II, n. 362, pp. 363-364). Per il testo si rinvia all’edizione di G. Baldassarri, <hi rend="italic">Il discorso tassiano «dell’arte del dialogo»</hi>, «La Rassegna della letteratura italiana», 75/1-2, 1971, pp. 93-134. Cfr. anche G. Baldassarri, <hi rend="italic">L’Arte del dialogo» in Torquato Tasso</hi>, «Studi Tassiani», 20, 1970, pp. 5-46.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-060-backlink">7</ref></hi>	Cfr. Baldassarri, <hi rend="italic">Il discorso tassiano «dell’arte del dialogo»</hi>, cit., p. 131. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-059-backlink">8</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">ibidem</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-058-backlink">9</ref></hi>	Cfr. S. Bozzola, <hi rend="italic">La sintassi del periodo dei ‘Dialoghi’ del Tasso e la tradizione della prosa dialogica cinquecentesca</hi>, «Studi tassiani», 44, 1996, pp. 63-64.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-057-backlink">10</ref></hi>	I testi dedicati alla codificazione del dialogo prodotti nel Cinquecento, tra cui quello tassiano, si caratterizzano per una prospettiva descrittiva e non normativa, determinata dal carattere «sfuggente» del genere cfr. Torquato Tasso, <hi rend="italic">Dell’arte del dialogo</hi>, introduzione di N. Ordine. Testo critico e note di G. Baldassarri, Liguori, Napoli 1998, p. 7.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-056-backlink">11</ref></hi>	La lezione delle <hi rend="italic">Prose</hi> all’interno della produzione cinquecentesca trova seguito esclusivamente per «lessico e microsintassi, fonomorfologia, prosodia e moduli ritmici» cfr. S. Bozzola, <hi rend="italic">Purità e ornamento di parole. Tecnica e stile dei ‘Dialoghi’</hi><hi rend="italic"> del Tasso</hi>,<hi rend="italic"> </hi>Accademia della Crusca, Firenze 1999, p. 201.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-055-backlink">12</ref></hi>	Il <hi rend="italic">corpus</hi> comprende epistole inviate tra il mese di febbraio 1575 e l’estate del 1576, periodo coincidente con la fase β di revisione del poema. Per la moderna edizione delle <hi rend="italic">Lettere poetiche</hi> cfr. Torquato Tasso, <hi rend="italic">Lettere poetiche</hi>, C. Molinari (a cura di), Fondazione Pietro Bembo-Guanda, Parma 1995. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-054-backlink">13</ref></hi>	Ivi, p. 81.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-053-backlink">14</ref></hi>	La lezione riportata e oggetto di commento nella lettera viene sostituita con «infra la torre» – <hi rend="italic">GL</hi>, III 64, 7 – nelle stampe Bonnà e nelle moderne edizioni. La variante rimane in Fr e nei suoi derivati estensi, prova del consenso ricevuto dal Gonzaga cfr. ivi, p. 81, nota 11.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-052-backlink">15</ref></hi>	La ricerca di luoghi testuali a supporto di scelte linguistiche o teoriche è pratica non isolata nelle <hi rend="italic">Lettere poetiche</hi>, come dimostrano le due epistole, la XV e la XVII, indirizzate a Scipione Gonzaga. In particolar modo, nella prima Tasso dichiara di aver «trascorso l’Iliade» e di aver trovato «molti altri luoghi» in suo favore, nella seconda si ripropone di annotare i passi della <hi rend="italic">Poetica</hi> di Castelvetro (cfr. Tasso, <hi rend="italic">Lettere poetiche</hi>, cit., pp. 126 e 149-150). Per la lettura tassiana di Castelvetro e Omero cfr. G. Baldassarri, <hi rend="italic">La prosa del Tasso e l</hi><hi rend="italic">’universo del sapere</hi>, in G. Venturi (a cura di), <hi rend="italic">Torquato Tasso e la cultura estense</hi>, Atti del convegno (Ferrara, 10-13 dicembre 1995), Olschki, Firenze 1999, II, pp. 361-409, in particolar modo p. 401 e p. 405; B. Basile, <hi rend="italic">La biblioteca del Tasso. Rilievi ed elenchi di libri dalle ‘Lettere’ del poeta», </hi>«Filologia e critica», 2-3, 2000, p. 234.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-051-backlink">16</ref></hi>	<hi rend="italic">Dante con l</hi><hi rend="italic">’espositione di Christoforo; Landino, et di Alessandro Vellutello, sopra la sua Comedia, dell’Inferno, del Purgatorio, &amp; del Paradiso</hi>, Sessa, Venezia 1564. Per lo studio di tale esemplare cfr. L. Scotti, <hi rend="italic">Note sul Tasso, poeta e studioso, di fronte alla Commedia di Dante</hi>, «Studi tassiani», 35, 1987, pp. 101-113; N. Bianchi, <hi rend="italic">Con Tasso attraverso Dante. Cronologia, storia ed analisi delle postille edite alla Commedia,</hi> «Studi tassiani», 45, 1997, pp. 87-129; G. Granata, <hi rend="italic">Le postille del Tasso alla Divina Commedia</hi>, in W. Moretti e L. Pepe (a cura di), <hi rend="italic">Torquato Tasso e l’università</hi>, Atti del Convegno (Ferrara, 14-16 dicembre 1995), Olschki, Firenze 1997, pp. 333-341. Tasso pone le sue chiose anche in altre tre edizioni cinquecentesche della <hi rend="italic">Commedia</hi>: <hi rend="italic">La Divina Commedia di Dante</hi>, Gabriel Giolito de’ Ferrari, Venezia 1555, volume conservato nella Biblioteca Angelica con segnatura AUT.J.23; <hi rend="italic">Dante con l’espositione di M. Bernardino Daniello da Lucca, sopra la sua Comedia</hi>, Da Fino, Venezia 1569 della Biblioteca Apostolica Vaticana con segnatura STAMP.BARB.HHH.II.38; <hi rend="italic">La Divina Commedia di Dante</hi>, Gabriel Giolito de’ Ferrari, Venezia 1555 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze con segnatura Acquisti e Doni 228. Ricca la bibliografia sui postillati tassiani alla <hi rend="italic">Commedia</hi>; qui basti A. Vallone, <hi rend="italic">L</hi><hi rend="italic">’interpretazione di Dante nel Cinquecento</hi>. <hi rend="italic">Studi e ricerche</hi>, Olschki, Firenze 1969; N. Bianchi, <hi rend="italic">Il postillato laurenziano Acquisti e Doni 228, ultima fatica di Torquato Tasso esegeta di Dante</hi>, «Studi tassiani», 44, 1996, pp. 147-179; N. Bianchi, <hi rend="italic">Tasso lettore di Dante: teoresi retorica e prassi</hi> <hi rend="italic">poetica</hi>, «Medioevo e Rinascimento», n.s. IX, 12, 1998, pp. 223-247; E. Squicciarini, <hi rend="italic">Le postille del Tasso alla Commedia. Il Dante dell’Angelica</hi>, «Studi Tassiani», 62-63, 2014-2015, pp. 9-29.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-050-backlink">17</ref></hi>	La tabella registra gli interventi tassiani classificabili come segni di attenzione, volti a indicare singoli vocaboli o passi reputati di rilevante interesse, e le annotazioni di mano dell’autore strettamente legate a tali segni. Nella trascrizione delle postille, viene mantenuta la grafia tassiana e le abbreviazioni vengono sciolte tra parentesi tonde. L’interruzione di riga viene resa con una barretta trasversale (/).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-049-backlink">18</ref></hi>	Cfr. nota 15.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-048-backlink">19</ref></hi>	Questo elemento, unito alle postille che analizzano la voce <hi rend="italic">infin</hi>, se non costituisce prova sufficiente per legare l’utilizzo di questo esemplare della <hi rend="italic">Commedia</hi> al periodo di stesura dell’epistola, è comunque testimonianza di un’uniformità di interessi che muove il poeta e della necessità di supportare lo studio delle opere tassiane con i suoi postillati, depositari, molto spesso, di annotazioni che trovano o meno riscontro nella sua produzione.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-047-backlink">20</ref></hi>	Per quel che riguarda le chiose in cui Tasso allude a Villani, si osservi il ricorrere di una terminologia – «modo usato da»; «usatissimo» – comune con quella delle note che rimandano a Boccaccio e che caratterizza le postille che istituiscono contatti tra gli autori. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-046-backlink">21</ref></hi>	Cfr.<hi rend="CharOverride-3"> </hi>Pietro Bembo, <hi rend="italic">Prose e rime</hi>, C. Dionisotti (a cura di), UTET, Torino 1960, p. 258.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-045-backlink">22</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Filocolo</hi>, III 35: «presa del piacere d’un sacerdote»; IV 60: «talora tanta parte prende del suo piacere».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-044-backlink">23</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Corbaccio</hi>: «E del piacere preso da me per la lettera ricevuta».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-043-backlink">24</ref></hi>	Giovanni Boccaccio,<hi rend="italic"> Decameron, </hi>Introduzione, note e repertorio di Cose (e parole) del mondo di A. Quondam, Testo critico e Nota al testo a cura di M. Fiorilla, Schede introduttive e notizia biografica di G. Alfano, edizione rivista e aggiornata, Rizzoli, Milano 2017<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">2</hi>, p. 1296.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-042-backlink">25</ref></hi>	Ivi, p. 392.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-041-backlink">26</ref></hi>	Ivi, p. 324.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-040-backlink">27</ref></hi>	LE RIME/ DEL PETRARCA/ brevemente sposte/ PER/ LODOVICO CASTELVETRO/ Con privilegio del Re cristianissimo/ impresa/ In Basilea ad istanza di Pietro/ de Sedabonis./ M D LXXXII. Il volume compare nell’inventario stilato da Carini, cfr. <hi rend="CharOverride-3">A.M. </hi>Carini, <hi rend="italic">I postillati barberiniani del Tasso</hi>, «Studi tassiani», <hi rend="CharOverride-3">12</hi>, 1962, p.101. Delle postille al <hi rend="italic">Canzoniere</hi> e ai <hi rend="italic">Trionfi</hi>, ivi presenti, ha fornito una prima edizione Guido Baldassarri cfr. G. Baldassarri, <hi rend="italic">Per un diagramma degli interessi culturali del Tasso. Le postille inedite al commento petrarchesco del Castelvetro</hi>, «Studi Tassiani», 25, 1975, pp. 5-74). I diversi punti di contatto che si rinvengono tra le annotazioni e determinate opere dell’autore permettono di circoscrivere il periodo entro cui inserire l’utilizzo del volume e di ascriverlo sicuramente alla tarda produzione tassiana, rilevando un uso che si fa sempre più intensivo negli anni compresi tra il 1585 e 1594. (cfr. Baldassarri, <hi rend="italic">Per un diagramma degli interessi culturali del Tasso</hi>, cit., pp. 7-12).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-039-backlink">28</ref></hi>	Vengono qui riportate alcune postille presenti nella prima parte del volume che richiamano alla memoria Boccaccio o sue opere. Nella tabella viene specificato se il segno di attenzione e/o la postilla si riferisce al testo petrarchesco o alle chiose esegetiche di Castelvetro.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-038-backlink">29</ref></hi>	Cfr. Bembo, <hi rend="italic">Prose e rime</hi>, cit., p. 287.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-037-backlink">30</ref></hi>	Cfr. D. Colussi, <hi rend="italic">Figure della diligenza. Costanti e varianti del Tasso lirico nel Canzoniere Chigiano L VIII 302</hi>,<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Antenore, Roma-Padova<hi rend="CharOverride-2"> </hi>2011, p. 366.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-036-backlink">31</ref></hi>	Resta già metteva in rilievo come, nonostante Boccaccio fosse poco citato dal poeta cinquecentesco, i riferimenti presenti nell’epistolario costituissero non piccola testimonianza dell’interesse tassiano nutrito per l’antico autore. cfr. G. Resta, <hi rend="italic">Nuove immagini del Boccaccio nel Tasso</hi>, «Lettere Italiane», 9, 1957, p. 358. Per l’opportunità di impiegare le lettere tassiane quale fonte di informazioni funzionali alla ricostruzione della biblioteca dell’autore, desumendo da esse notizie relative ai volumi richiesti e posseduti cfr. Basile, <hi rend="italic">La biblioteca del Tasso</hi>, cit. e cfr. Baldassarri, <hi rend="italic">La prosa del Tasso e l’universo del sapere</hi>, cit., p. 400 e sgg.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-035-backlink">32</ref></hi>	Tasso, <hi rend="italic">Le lettere, </hi>cit., II, n. 228, pp. 222-223.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-034-backlink">33</ref></hi>	Per la fisionomia della biblioteca tassiana si rimanda a Baldassarri, <hi rend="italic">La prosa del Tasso e l’universo del sapere</hi>, cit., p. 394 e F. Tomasi, <hi rend="italic">La bibliothèque du Tasse: problèmes interprétatifs et solutions éditoriales</hi>, «Genesis», 49, 2019, pp. 73-84.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-033-backlink">34</ref></hi>	Cfr. A. Solerti, <hi rend="italic">Vita di T. Tasso</hi>, Loescher, Torino 1895, III, pp. 59-60 e Basile, <hi rend="italic">La biblioteca del Tasso</hi>, cit., pp 226-228. L’inventario viene lasciato a Niccolò Degli Oddi, cfr. Tasso, <hi rend="italic">Le lettere, </hi>cit., IV, n<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">i</hi> 1240-1241, pp. 307-308. L’edizione critica e commentata del manoscritto estense è stata curata da Russo cfr. T. Tasso, <hi rend="italic">Lettere (1587-1589), edizione critica del manoscritto estense Alfa V 7 7</hi>, E. Russo (a cura di), Bites, Milano 2020.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-032-backlink">35</ref></hi>	All’interno dell’epistolario tassiano tra i libri richiesti o posseduti dall’autore non compare mai il <hi rend="italic">Teseida</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-031-backlink">36</ref></hi>	La lista comprende testi della tradizione filosofica o letteraria classica e moderna, ma anche opere tassiane sottoposte al lavoro di revisione – l’<hi rend="italic">Aminta</hi>, <hi rend="italic">Il Messaggiero </hi>– o non ancora concluse -il commento alle proprie rime-. cfr. Basile, <hi rend="italic">La biblioteca del Tasso</hi>, cit., pp 228-229.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-030-backlink">37</ref></hi>	Resta riporta la testimonianza di due manoscritti di mano foppiana della Vaticana, il Vat. lat. 10975 e il Vat. lat. 10980 in cui vengono trascritte le postille tassiane al <hi rend="italic">Decameron </hi>e ad altre opere di Boccaccio (cfr. Resta, <hi rend="italic">Nuove immagini del Boccaccio nel Tasso</hi>, cit.). Per l’edizione delle annotazioni di Tasso al <hi rend="italic">Decameron</hi> cfr. B.M. Da Rif, <hi rend="italic">Sulle annotazioni del Tasso al ‘Decameron’</hi>, in <hi rend="italic">Miscellanea di Studi in onore di Vittore Branca. II. Boccaccio e dintorni</hi>, Olschki, Firenze 1983, II, pp. 253-265.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-029-backlink">38</ref></hi>	Tasso, <hi rend="italic">Le lettere, </hi>cit., II, n. 230, pp. 224-225. L’osservazione «di qualunque stampa egli sia» costituisce un dato non privo di interesse in quanto da essa si comprende come l’edizione dei volumi della biblioteca dell’autore dipenda non da un’accurata selezione o scelta da parte del poeta, ma esclusivamente dalla disponibilità dei testi. cfr. Baldassarri, <hi rend="italic">La prosa del Tasso e l’universo del sapere</hi>, cit., p. 378.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-028-backlink">39</ref></hi>	Tasso, <hi rend="italic">Le lettere, </hi>cit., IV, n. 1183, p. 256. Dietro l’indicazione di <hi rend="italic">Rime antiche</hi> si cela, con molta probabilità, un riferimento alla raccolta di poesia antica intitolata <hi rend="italic">Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani</hi>, pubblicata nel 1527 dagli editori Giunti. Il volume richiesto è identificato con la <hi rend="italic">Giuntina Galvani</hi>, conservata oggi presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, con collocazione N.A. 332. Tasso ottenne il volume dopo il febbraio del 1591, come emerge dalla lettera 1314 del 7 febbraio 1591 indirizzata al Costantini (cfr. Tasso, <hi rend="italic">Le lettere, </hi>cit., IV, n. 1314, p. 35). Cfr. E. Russo, <hi rend="italic">L’ordine, la fantasia e l’arte. Ricerche per un quinquennio tassiano (1588-1592)</hi>, Bulzoni, Roma 2002, p. 73 e sgg.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-027-backlink">40</ref></hi>	Il dialogo con le fonti caratterizza soprattutto l’ultima stagione dell’autore e si traduce in un incessante lavorio di assimilazione e di studio di opere non solo volgari e classiche, ma anche bibliche. Le tessere lessicali, le immagini pregnanti, estrapolati dai testi, vengono rielaborate e inserite all’interno della <hi rend="italic">Conquistata, </hi>del <hi rend="italic">Giudicio</hi> e del<hi rend="italic"> Mondo Creato</hi> (cfr. Torquato Tasso, <hi rend="italic">Giudicio sovra la Gerusalemme riformata</hi>, C. Gigante (a cura di), Salerno Editrice, Roma 2000, p. XXV; cfr. M.T. Girardi, <hi rend="italic">Testi biblici e patristici nella Conquistata</hi>, «Studi tassiani», 42, 1994, pp. 13-25).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-026-backlink">41</ref></hi>	Tasso, <hi rend="italic">Le lettere, </hi>cit., II, n. 182, pp. 146-149.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-025-backlink">42</ref></hi>	Tasso, <hi rend="italic">Le lettere</hi>, cit., II, n. 297, pp. 293-294. La lettera a cui rinvia il poeta nel testo è l’epistola 295 datata 28 luglio, in cui Tasso riflette sulla traduzione del passo aristotelico «et ipsum perinde, atque mancipium trahere» (cfr. Tasso, <hi rend="italic">Le lettere</hi>, cit., II, pp. 291-292).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-024-backlink">43</ref></hi>	Rispettando l’ordine di citazione tassiana cfr. Boccaccio, <hi rend="italic">Decameron</hi>, cit., pp. 481, 1579 e 421.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-023-backlink">44</ref></hi>	Tasso, <hi rend="italic">Le lettere</hi>, cit., II, n. 454, pp. 472-475. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-022-backlink">45</ref></hi>	Cfr. T. Tasso, <hi rend="italic">Prose</hi>, E. Mazzali (a cura di), con una premessa di F. Flora, Ricciardi, Milano-Napoli 1959. L’opera dal carattere apologetico fu composta tra il marzo e l’aprile 1585 e la lettera di dedica è del 20 luglio dello stesso anno (cfr. Tasso, <hi rend="italic">Prose</hi>, cit., p. 411). L’<hi rend="italic">Apologia</hi> venne scritta in risposta al testo <hi rend="italic">Degli Accademici della Crusca in difesa dell’Orlando Furioso contra ‘l dialogo Dell’epica poesia di Camillo Pellegrino: Stacciata prima,</hi> Per Domenico Manzani, Firenze 1584. Nel 1585 ci furono due edizioni dell’<hi rend="italic">Apologia</hi> -<hi rend="italic">Apologia </hi>[…] <hi rend="italic">in difesa della sua Gierusalemme liberata</hi> […], Per Francesco Osanna, Mantova e <hi rend="italic">Apologia</hi> […] <hi rend="italic">in difesa della sua Gierusalemme liberata</hi>, Appresso Giulio Cesare Cagnacini et Fratelli, Ferrara, a cui se ne aggiunse una terza l’anno successivo: <hi rend="italic">Apologia del S. Torq. Tasso, In difesa della sua Gierusalemme liberata, A gli Accademici della Crusca</hi> […] <hi rend="italic">Aggiuntovi la Risposta dell’istesso Tasso, al Discorso del Lombardelli </hi>[…], Ad istanza di G. Vasalini, Ferrara. Cfr. M.M. Lombardi, <hi rend="italic">La polemica antitassiana della Crusca nella proposta di Monti</hi>, in F. Gavazzeni (a cura di), <hi rend="italic">Sul Tasso. Studi di filologia e letteratura italiana offerti a Luigi Poma</hi>, Antenore, Roma-Padova 2003, p. 321.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-021-backlink">46</ref></hi>	G. Baldassarri, <hi rend="italic">Storia del Gianluca</hi>, «Studi Tassiani», 22, 1972, pp. 85-114.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-020-backlink">47</ref></hi>	G. Baldassarri, <hi rend="italic">L’Apologia del Tasso e la «maniera platonica»</hi>, in W. Binni <hi rend="italic">et al</hi>. (a cura di), <hi rend="italic">Letteratura e critica. Studi in onore di Natalino Sapegno</hi>, Bulzoni, Roma 1977, IV, p. 237.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-019-backlink">48</ref></hi>	All’interno dell’opera la trattazione delle singole questioni non è ordinata, rendendo difficile, per il lettore, seguire l’argomentazione tassiana. Lo stesso Baldassarri nota che, non a beneficio della chiarezza, il ragionamento «procede piuttosto in virtù delle proprie inesauribili capacità dialettiche» (cfr. Baldassarri,<hi rend="italic"> L’</hi><hi rend="italic">Apologia del Tasso e la «maniera platonica»</hi>, cit., p.240).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-018-backlink">49</ref></hi>	Per l’«elezione» di Giovanni Della Casa e per il significato che assume nel percorso tassiano cfr. E. Russo, <hi rend="italic">Studi su Tasso e Marino</hi>, Antenore, Roma-Padova 2005, p. 14. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-017-backlink">50</ref></hi>	Cfr. Baldassarri, <hi rend="italic">La prosa del Tasso e l’universo del sapere</hi>, cit., p. 375, nota 49: «E si ricordi, già nell’<hi rend="italic">Apologia</hi>, il guardare all’indietro, a un orizzonte di civiltà letteraria cui il Tasso rimane fedele, ma ormai disatteso dai moderni fiorentini».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-016-backlink">51</ref></hi>	Tasso, <hi rend="italic">Prose</hi>, cit., p. 472.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-015-backlink">52</ref></hi>	Cfr. Russo, <hi rend="italic">Studi su Tasso e Marino</hi>, cit., p. 5.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-014-backlink">53</ref></hi>	Tasso, <hi rend="italic">Prose</hi>, cit., p. 473.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-013-backlink">54</ref></hi>	Lo scritto teorico, composto contemporaneamente o poco dopo la redazione del <hi rend="italic">Chigiano </hi>(cfr. Colussi, <hi rend="italic">Figure della diligenza</hi>, cit., p. 580) risulta, concluso nel 1585, come si deduce dalla lettera dedicatoria 337 e dalle successive 338 e 341 a Don Angelo Grillo del 15 e 22 febbraio 1585 (cfr. Tasso, <hi rend="italic">Le lettere</hi>, cit., II, pp. 321-328), e si inserisce dopo un periodo di silenzio in merito a questioni di poetica che tanto avevano animato gli anni 1575-1576. Prendendo le mosse dal confronto tra <hi rend="italic">Locar sopra gli abissi</hi> di Coppetta e <hi rend="italic">Questa vita mortal </hi>di Della Casa, si rinviene la «volontà di riannodare il discorso sulla poesia, a lungo trascurato […] di riandare quasi alle fonti stesse della sua riflessione sulla lingua e lo stile» (H. Grosser, <hi rend="italic">La sottigliezza del disputare</hi>,<hi rend="italic"> Teorie degli stili e teorie dei generi in età rinascimentale e nel Tasso</hi>,<hi rend="italic"> </hi>La Nuova Italia, Firenze 1992, p. 250).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-012-backlink">55</ref></hi>	<hi rend="italic">Ibidem</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-011-backlink">56</ref></hi>	A Basile si deve il riconoscimento della silloge edita dai Giunti del 1527 come base di lettura per tali testi citati nel <hi rend="italic">Cavaletta</hi>: cfr. T. Tasso, <hi rend="italic">Dialoghi</hi>, B. Basile (a cura di), Mursia, Milano 1991, p. 207. L’esemplare è stato individuato da Russo nel codice della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia con segnatura 52 D 218: cfr. Russo, <hi rend="italic">Studi su Tasso e Marino</hi>, cit., p. 52.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-010-backlink">57</ref></hi>	Il riferimento esplicito al Vellutello è in <hi rend="italic">Cavaletta </hi>70.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-009-backlink">58</ref></hi>	Un volume di «Prose et <hi rend="italic">Rime</hi> del Casa» compare nel già citato inventario del 1590 del ms. It. 379b (alfa.V.7.7) della Biblioteca Estense a c. 90<hi rend="italic">v</hi>. Come si deduce dall’epistolario dell’autore, sin dal 1581, Tasso richiede le rime di Della Casa (cfr. Tasso, <hi rend="italic">Le lettere</hi>, cit., II, n. 179, p. 145 e Baldassarri, <hi rend="italic">La prosa del Tasso e l’universo del sapere</hi>, cit., p. 402).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-008-backlink">59</ref></hi>	Un’allusione alle <hi rend="italic">Osservationi</hi> di Dolce si rinviene in una lettera del 28 novembre 1585 indirizzata a Giovan Battista Licino, missiva in cui l’autore fa riferimento ad un errore contenuto nel dialogo relativo al numero delle forme dei terzetti: cfr. Tasso, <hi rend="italic">Le lettere</hi>, cit., II, n. 446, pp. 466-467 e A. Daniele, <hi rend="italic">Linguaggi e metri del Cinquecento, </hi>Marra Editore, Rovito (Cosenza) 1994, p. 252.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-007-backlink">60</ref></hi>	Non è da escludere la possibilità che Tasso abbia letto l’opera di Antonio da Tempo nel cod. cl. II, 357 della Biblioteca Ariostea di Ferrara, codice legato con altre opere dello stesso Tasso, <hi rend="italic">Il Nifo</hi> e l’<hi rend="italic">Orazione nella morte del Santino</hi>: cfr. Daniele, <hi rend="italic">Linguaggi e metri del Cinquecento</hi>, cit., p. 251.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-006-backlink">61</ref></hi>	Il modello dantesco trapela e nella terminologia impiegata per descrivere la struttura della stanza (cfr. Daniele, <hi rend="italic">Linguaggi e metri del Cinquecento</hi>, cit., pp. 252 e 254-255) e nella scelta dei componimenti citati per esporre i precetti sulla canzone. Il <hi rend="italic">De vulgari eloquentia</hi> viene richiesto da Tasso nel dicembre 1582, come testimoniato nella lettera 227 indirizzata a Bernardo Giunti: «[…] De la volgare eloquenza di Dante e de la Vita Nuova e de la Monarchia avrei gran bisogno […]» (Tasso, <hi rend="italic">Le lettere, </hi>cit., II, n. 227, pp. 221-222). Si veda, a tal proposito, quanto individuato da Baldassarri (cfr. Baldassarri, <hi rend="italic">La prosa del Tasso e l’universo del sapere</hi>, cit., p. 402) e quanto evidenziato da Basile nella sua edizione commentata del dialogo (cfr. Tasso, <hi rend="italic">Dialoghi</hi>, cit., p. 186 e sgg.). Non sarà superfluo ricordare, inoltre, come il poeta dia notizia di esser in possesso di un volume del <hi rend="italic">Dve</hi> legato alla <hi rend="italic">Poetica</hi> del Trissino alla c. 90<hi rend="italic">r</hi> del ms. It. 379b della Biblioteca Estense, «Poetica del Tris[si]no leg[a]ta con la volg[a]re eloq[uen]za di Dante», e che la <hi rend="italic">Poetica</hi> non venga mai citata all’interno del dialogo tassiano.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-005-backlink">62</ref></hi>	Torquato Tasso, <hi rend="italic">Dialoghi</hi>, G. Baffetti (a cura di), introduzione di E. Raimondi, Rizzoli, Milano 1998, I, pp. 694-695.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-004-backlink">63</ref></hi>	Nei due aggettivi impiegati per la classificazione delle ballate Daniele intravede l’opposizione tra ballate con stanze «vestite» e stanze «non vestite» presente nelle <hi rend="italic">Prose</hi> di Bembo; cfr. Daniele, <hi rend="italic">Linguaggi e metri del Cinquecento</hi>, cit., pp. 273-274 e Bembo, <hi rend="italic">Prose e rime</hi>, cit., p. 153.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-003-backlink">64</ref></hi>	Cfr. Tasso, <hi rend="italic">Discorsi dell’arte poetica e del poema eroico</hi>, pp. 183 e sgg., 217 e sgg.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-002-backlink">65</ref></hi>	Ivi, p.192.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-001-backlink">66</ref></hi>	Ivi, p. 249.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="10.html#footnote-000-backlink">67</ref></hi>	Cfr. M.T. Girardi, <hi rend="italic">Tasso e la nuova Gerusalemme. Studio sulla Conquistata e sul Giudicio</hi>, Edizioni Scientifiche italiane, Napoli 2002, e Russo, <hi rend="italic">Studi su Tasso e Marino</hi>, cit., p. 32.</p>




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