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        <title type="main" level="a">Bruno Trentin e l’Europa in prospettiva transnazionale</title>
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            <forename>Maria Paola</forename>
            <surname>Del Rossi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Diritti, Europa, Federalismo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0049-3</idno>) by </resp>
          <name>Sante Cruciani, Maria Paola Del Rossi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.05</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Starting from the reconstruction of Bruno Trentin's transnational network of political and intellectual relationships, the essay analyzes the European and international dimensions of his political and trade union activity from the years of his leadership of the General Secretary up to his experience in the European Parliament. The union of rights and the political program on Europe are the main themes of the essay. They are combined with the question of the construction of political Europe and the institutional reform of the Union, and culminate in his contribution to the European Parliament, in the aftermath of the elaboration of the "European Charter of Fundamental Rights of the European Union," and on the occasion of the debate on the European Constitution.</p>
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            <item>European Union</item>
            <item>Trade Unions</item>
            <item>Socialism</item>
            <item>Federalism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.05" /></p>





<p rend="h1_chapter" >Bruno Trentin e l’Europa in prospettiva transnazionale</p><p rend="h1_author" >Maria Paola Del Rossi</p><p rend="h2" >1. Introduzione</p><p rend="text" >Le riflessioni sulle trasformazioni del capitalismo e i processi di integrazione dell’Europa rappresentano un elemento centrale nella biografia politica e intellettuale di Bruno Trentin, sin dalle sue prime analisi sulla CECA e sul MEC, così come originale è la sua riflessione sulla costruzione dell’Europa politica (Del Rossi 2010). Il confronto con la dimensione europea e internazionale è, d’altronde, uno dei nodi ineludibili sia della sua esperienza alla guida della CGIL nazionale, in cui viene eletto Segretario generale nel 1988, sia nell’Ufficio programma della CGIL prima e dei Democratici di sinistra poi, oltre che nel Parlamento europeo (1999-2004) e nel ‘Gruppo Spinelli’ (Cruciani 2011).</p><p rend="text" >Il più recente filone di studi sull’attività politico-sindacale di Bruno Trentin avviato a partire dalla pubblicazione del volume per <hi >l’</hi>École<hi > française de Rome</hi>,<hi rend="italic"> Trentin e la</hi><hi rend="italic"> sinistra italiana e francese</hi> (Cruciani 2012), sino alla ripubblicazione per la Firenze University Press de <hi rend="italic">La città del lavoro. </hi><hi rend="italic">Sinistra e crisi del fordismo </hi>(Ariemma 2014) e<hi rend="italic"> La libertà </hi><hi rend="italic">viene prima. La libertà come posta in gioco nel conflitto </hi><hi rend="italic">sociale</hi> (Cruciani 2021) ha, infatti, sancito il passaggio da una storia comparata a una storia transnazionale della sua biografia e del suo pensiero politico<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="05.html#footnote-018">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Figura di grande spessore a livello internazionale e voce autorevole nel panorama politico e intellettuale della sinistra europea – come testimoniato dalla costante attenzione ai suoi lavori, pubblicati anche recentemente all’estero<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="05.html#footnote-017">2</ref></hi></hi> –, la dimensione internazionale ha rappresentato un elemento centrale dell’attività politico-sindacale di Bruno Trentin. </p><p rend="text" >Protagonista del dibattito che attraversa la sinistra sui cambiamenti e sulle trasformazioni in corso nel mondo del lavoro, sui diritti e sul ruolo politico dell’Europa (Fredet 1998, 32-3), le sue riflessioni maturano all’interno di un’articolata rete transnazionale di interlocutori e rapporti, sedimentata nel tempo e che Trentin riprende nei primi anni Ottanta e rinnova costantemente attraverso il lavoro di analisi che conduce dalla Segreteria nazionale della CGIL e che traduce in pratica politica e sindacale in un continuo intreccio tra dimensione nazionale e internazionale. </p><p rend="text" >L’<hi rend="italic">humus </hi>politico e culturale in cui si era formato, tra la Francia dell’emigrazione antifascista – ove prese corpo il progetto di <hi rend="italic">Costituzione </hi><hi rend="italic">federale per l’Europa</hi> di Silvio Trentin passando attraverso l’esperienza resistenziale di <hi rend="italic">Libérer et Fédérer</hi> (Bobbio 1987; Arrighi 2007; Verri 2011; Cortese 2016) – e poi il soggiorno di studio ad Harward nel 1947 su proposta di Gaetano Salvemini (Gambino 1988), in cui si confrontò con la cultura economica <hi rend="italic">newdealista</hi> e manageriale di Adolf A. Berle, Gardiner C. Means (1932) e John K. Galbraith (1952), dalla quale trasse nuova linfa per le sue successive analisi sul neocapitalismo, furono per lui esperienze fondamentali insieme alla lezione di Giuseppe Di Vittorio sul tema dell’autonomia del sindacato, dei valori dell’unità e della solidarietà, oltre che sulla questione costitutiva della libertà (Pepe 2012, 1996). </p><p rend="text" >Attraverso questi originali e autonomi percorsi conoscitivi si è stratificata la sua personale cultura politica che ha trovato un primo importante momento di sintesi e di confronto con la cultura della sinistra italiana ed europea nell’originale saggio <hi rend="italic">Le dottrine neocapitalistiche e l’ideologia delle forze dominanti nella </hi><hi rend="italic">politica economica italiana</hi>, presentato al Convegno dell’Istituto Gramsci  <hi rend="italic">Tendenze del capitalismo italiano</hi> (23-25 marzo 1962)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="05.html#footnote-016">3</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Attento studioso del capitalismo manageriale, della sociologia industriale e della cultura economica anglosassone, Bruno Trentin negli anni Ottanta dialoga sulle trasformazioni del lavoro e sull’economia della conoscenza con il mondo <hi rend="italic">liberal</hi> americano, come testimoniano gli incontri con Jeff Faux dell’Istituto di politica sociale a Washington<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="05.html#footnote-015">4</ref></hi></hi>, Norman Birnbaum, della Georgetown University Law Center e autore di <hi rend="italic">The Crisis of Industrial Society</hi> (1969), e poi ancora negli anni Novanta con Robert B. Reich, autore di <hi rend="italic">The work of Nations:</hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="italic">preparing Ourselves for 21st Century </hi><hi rend="italic">Capitalism</hi> e <hi rend="italic">The Next American Frontier</hi> (Reich 1992, 1983), ministro del Lavoro durante la presidenza di Bill Clinton, approfondendo così il tema della solidarietà sociale «nell’era della fine delle economie nazionali»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="05.html#footnote-014">5</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >In Europa avviava contestualmente un serrato confronto con il Presidente della Commissione europea, Jacques Delors, il quale con l’Atto Unico Europeo nel 1986 imprimeva un nuovo slancio al processo di integrazione europea attraverso il completamento del mercato unico che permetteva all’Europa di tornare a essere competitiva di fronte alle sfide poste dalla globalizzazione e dalle innovazioni tecnologiche (Guasconi 2017, 119). Trentin prese parte sin dall’inizio ai colloqui di Val Duchesse, promossi da Delors, che rilanciarono il dialogo sociale europeo dando nuova voce alle parti sociali, dedicandosi in particolare ai dossier sull’innovazione tecnologica e la formazione (Ciampani, Gabaglio 2010; Cruciani 2012, 367)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="05.html#footnote-013">6</ref></hi></hi>; successivamente, durante gli anni della sua Segreteria condivise con il Presidente della Commissione europea il programma della costruzione di un’Europa politica e sociale, oltre che l’attenzione ai temi dell’educazione permanente e della riforma dello Stato sociale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="05.html#footnote-012">7</ref></hi></hi>. Un processo che ebbe un primo importante punto di approdo nella «Carta dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori» (1989) e poi nel varo del «Protocollo sociale» annesso al Trattato di Maastricht (Gabaglio 2021, 70; Degimbe 1999; Mechi 2010). </p><p rend="text" >I mutamenti che investirono nei primi anni Ottanta il polo sovietico, con la nascita in Polonia dell’esperienza sindacale di <hi rend="italic">Solidarność</hi> guidata da Lech Wałęsa lo portarono invece ad approfondire il confronto con la dissidenza dell’Est e non mancò di cogliere in questa vicenda un’occasione utile per «una autocritica del sindacato» e del suo ruolo, coerentemente con la lezione di Giuseppe Di Vittorio del 1956 e la posizione espressa dalla CGIL sul 1968 cecoslovacco (Stabile 1982, 3; Ciampani, Rosati 2021, 148-49; Guerra, Trentin 1997). Un dialogo quello con Wałęsa, oltre che con Joseph Niemec,<hi rend="italic"> </hi>che riprese nel difficile crinale del 1989 europeo, in cui la Polonia anticipò la rapida transizione dell’Europa orientale di cui Trentin sottolineò i limiti e le contraddizioni (Trentin 2017, 77; Mazower 2000, 374-75). D’altronde, sin dalla Primavera di Praga, che aveva accelerato il distacco della CGIL dalla FSM (Iuso 2001; Cruciani 2016), egli iniziò a confrontarsi, approfondendola, con l’elaborazione teorica e politica della <hi rend="italic" >Confédération française démocratique</hi> (CFDT) e con le posizioni più avanzate del personalismo cristiano, anche grazie al rapporto che instaura in questi stessi anni con Paul Vignaux (Vignaux 1980). </p><p rend="text" >Un punto di riferimento intellettuale importante in Europa per Trentin, inoltre, era rappresentato dalla sinistra riformista francese, come testimoniato dal rapporto di lungo periodo con l’Istituto di Studi e Ricerche Sociali di Parigi, con Alain Touraine e Jean Louis Moynot (Moynot 2012). Tuttavia, era il tema della crisi più in generale che interrogava la sinistra europea e che venne posto al centro di una serie di incontri svoltisi tra Parigi e Berlino attraverso il coinvolgimento di studiosi ed esponenti del mondo politico e sindacale. È un <hi rend="italic">milieu</hi> intellettuale con il quale Trentin si misura prendendo parte a conferenze e seminari in cui poneva a costante verifica le sue riflessioni e analisi sui mutamenti intervenuti nelle strutture economiche e sociali italiane (Martinet 1990). Una rete transnazionale che negli anni Novanta si consolida ulteriormente attraverso un intenso rapporto con studiosi come Pierre Heitier e Dominique Taddei, raccolti attorno al <hi rend="italic" >Laboratoire </hi><hi rend="italic" >sociale d’actions d’innovations de réflexions et d’</hi><hi rend="italic">échanges</hi>, che animeranno una serie di seminari sui temi dell’Europa, la mondializzazione ed il lavoro (Trentin, Taddei 1996), oltre che con Alain Supiot autore della prefazione all’edizione francese de <hi rend="italic">La città del lavoro</hi> (Trentin 2012). Tuttavia, sin dal 1982 in un’intervista doppia su <hi rend="italic">Libération</hi> e <hi rend="italic">l’Unità</hi> con Jacques Delors, allora ministro dell’Economia nel governo Mitterand, Trentin si interrogava sulla rivoluzione informatica, sui primi passi della globalizzazione e sul ruolo della sinistra in Europa (Fabiani 1982, 2; Bozo 2008). All’Università di Parigi-Dauphine, invece, discuteva de <hi rend="italic">Le </hi><hi rend="italic" >changement</hi><hi rend="italic"> sociale. France et Europe en 1982 </hi>(14-15 ottobre 1982), per poi affrontare il tema de «La Gauche, le Pouvoir le Socialisme» all’<hi >Université</hi> Paris VIII (ottobre 1981), mentre a Berlino intesseva un serrato confronto con Rainer Roll e Anne Marie Grozelier, la <hi rend="italic">Technische Universität,</hi> la <hi rend="italic">Freie Universität </hi>e il <hi rend="italic">Wissenschaftszentrum</hi> di Berlino sul passaggio dalla fabbrica fordista alla mondializzazione, portando in primo piano i temi dell’innovazione tecnologica e delle trasformazioni del mondo del lavoro. In Germania costante era poi il dialogo con Klaus Schmitz, sindacalista della DGB e in seguito responsabile ricerche del Ministero tedesco per il lavoro e consigliere per gli Affari sociali dell’ambasciata tedesca in Italia nei primi anni Duemila.</p><p rend="text" >Le prospettive dell’Europa sociale erano, invece, al centro degli incontri tra economisti ed esponenti politici e sindacali a cui partecipò sia in occasione del dibattito tra esponenti del PSOE e dell’UGT, organizzato dalla fondazione socialista spagnola <hi rend="italic">Fundación Pablo Iglesias</hi>, che, successivamente, dal Centre <hi >d’</hi>Études<hi > des Systèmes et de Technologies Avancées</hi><hi > </hi>- CESTA a Parigi. Un tema che torna anche nell’incontro su <hi rend="italic">Sortir de la Crise?</hi> (4-6 novembre 1982) in cui dibatte con Stuart Hollande, della Camera dei comuni londinese (Achilli, Archibugi 1983), e Daniel Bachet nell’ambito dell’<hi >‘International Forum pour une </hi><hi >Politique Sociale et </hi>Économique’, dedicato a <hi rend="italic">Mutations Technologiques, Changements</hi><hi rend="italic"> Socio-Culturales et Systèmes de Travail. Où va l’Europe?</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="05.html#footnote-011">8</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Contestualmente si confrontava sulle grandi questioni della trasformazione del lavoro, della democrazia e dello sviluppo con le CC.OO. e Nicolas Sartorius in Spagna, Jean-Louis Moynot per la CGT francese (Trentin 1988b), ma anche con esperienze differenti e «sensibilità distanti» (Trentin 2017, 215-16) come quella brasiliana, in cui dialogava con il <hi rend="italic">leader</hi> del <hi rend="italic">Partido dos Trabalhadores</hi>-PT, Lula, e con il Sud Africa di Nelson Mandela, protagonisti dei processi di liberazione e democratizzazione dei propri paesi e della lotta contro l’<hi rend="italic">Apartheid</hi>. Un’esperienza che portò la CGIL dei primi anni Novanta a riflettere, durante un ciclo di seminari congiunti con il COSATU sudafricano e il CUT brasiliano, sul tema dei diritti sindacali e costituzionali, il governo della mondializzazione dell’economia e la contrattazione collettiva (ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria confederale, Materiali di studio, 1991)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="05.html#footnote-010">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Prendeva dunque corpo e si sviluppava durante gli anni Ottanta una rete di rapporti politici e intellettuali che Trentin continuò ad alimentare anche dopo la sua uscita dalla CGIL, come testimonia il dialogo con il segretario generale dell’<hi rend="italic">Organizzazione regionale Interamericana del lavoro</hi>, Luis Anderson, condensato nel volume <hi rend="italic">Nord Sud. Lavoro diritti e sindacato nel mondo</hi> dedicato all’America Latina (Anderson, Trentin 1997; Garavini, Petrini 2012, 197-220) e incentrato sulla necessità del sindacato di riorganizzarsi su scala transnazionale dopo la fine della Guerra Fredda, mentre veniva posto il tema del governo della mondializzazione attraverso l’accelerazione dei processi di integrazione regionale e sovranazionale, anche sul modello dell’Unione europea.</p><p rend="text" >Sin dagli anni della Segreteria generale egli, inoltre, coniugava – all’interno di un progetto di lungo periodo sulla costruzione dell’Europa politica – la questione della riforma istituzionale dell’Europa con quella dei diritti, che trovò un più compiuto sbocco nel suo contributo al Parlamento europeo – all’indomani dell’elaborazione della “Carta europea dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”, proclamata dal Consiglio europeo di Nizza nel Duemila, e del varo della “Strategia di Lisbona” nel Consiglio europeo del 23-24 marzo dello stesso anno per sostenere l’occupazione, le riforme economiche e la coesione sociale nel contesto di un’economia basata sulla conoscenza – e in occasione del dibattito sulla Costituzione europea. </p><p rend="text" >Il progetto di un’Europa federale, prospettata da Jacques Delors e a cui egli aderiva, permetteva di riannodare i diversi fili della sua biografia politica, tenendo insieme la costituzione di un’Europa federalista elaborata dal padre, Silvio Trentin, negli anni dell’esilio antifascista a Tolosa e la successiva esperienza maturata nel ‘Gruppo Spinelli’, in seno al Parlamento europeo, che contribuì a fondare assieme ad altri esponenti del socialismo europeo come Michel Rocard, Martin Schultz, David Martin e Giorgio Napolitano e che divenne impegno politico per un progetto costituente dell’Europa (Cruciani 2011, 305-10). </p><p rend="h2" >2. Il programma europeo della CGIL e il «sindacato dei diritti <lb/>e della solidarietà»</p><p rend="text" >In una fase contrassegnata sul piano internazionale dalle grandi trasformazioni geopolitiche del 1989-91 si assisteva alla caduta del muro di Berlino e alla riunificazione della Germania, alla dissoluzione dell’URSS e dei regimi comunisti dell’Europa orientale che conducevano alla fine della Guerra Fredda e a uno spostamento degli interessi strategici delle grandi potenze nell’area del Golfo Persico, mentre si affermavano nuove gerarchie di potere nel mondo <hi rend="italic">post</hi>-bipolare e il sistema occidentale si confrontava con la fine del fordismo, l’affermazione delle politiche neoliberiste, i riflessi della mondializzazione dell’economia e della Terza rivoluzione industriale sia sotto il profilo economico e nel mondo della produzione, che sul piano sociale (Westad 2022; Varsori 2018). Contestualmente il nuovo slancio al processo di integrazione impresso dal crollo dei regimi comunisti dell’Europa orientale e dell’Unione Sovietica, tra il 1989 e il 1991, avrebbe portato alla firma del Trattato di Maastricht nel 1992 (Bozo, Rey, Ludlow, Nuti 2009; Pons 2021). </p><p rend="text" >All’interno di questa cornice si collocava la rifondazione identitaria del sindacato social-comunista, costruito nell’età fordista e travolto dalla sua implosione, che si confrontava con la sfida che Jacques Delors, Presidente della Commissione europea, lanciava ai paesi europei e alle parti sociali sulla costruzione di un ‘grande spazio sociale europeo’. </p><p rend="text" >Il «sindacato dei diritti e della solidarietà» di Bruno Trentin, eletto alla guida della CGIL nel novembre 1988, rappresentava la risposta alla frammentazione del mondo del lavoro e aveva l’ambizione di unificare le molteplici individualità, mentre apriva a una nuova stagione dei diritti, dalla formazione permanente alla conoscenza (Pepe 2008). All’interno di questo progetto, sin dall’inizio un ruolo chiave venne assegnato all’Europa. La sfida avviata da Trentin nel sindacato intersecava infatti l’attenzione del Presidente della Commissione europea alla dimensione sociale della Comunità e trasformava l’Europa in un fecondo terreno di incontro tra i due, importanti protagonisti di questa fase, esponenti eterodossi del socialismo europeo ed accomunati dal riferimento etico e teorico al personalismo comunitario di Emmanuel Mounnier e Jacques Maritain (<hi rend="italic">Rassegna sindacale</hi>. 1990). </p><p rend="text" >Tuttavia, già prima della cesura dell’89, l’Europa come ‘progetto politico’ era al centro della riflessione di Trentin che, sin dal Convegno di Ariccia del luglio 1988 – <hi rend="italic">1992: Atto</hi><hi rend="italic"> Unico e Piano Delors. L’Italia e la Comunità europea</hi><hi rend="italic"> tra piano globale e processi di internazionalizzazione</hi> –, nella sua relazione legava il ‘Programma della CGIL’ al processo di attuazione dell’Atto unico perseguendo l’obiettivo della costruzione di un’Europa unita politicamente e socialmente in grado di lavorare per il riequilibrio tra Nord e Sud, per la distensione tra Est e Ovest e in cui vi era un reale equilibrio tra concorrenza, sviluppo tecnologico ed equità sociale (Trentin 1988a).</p><p rend="text" >Quella che poneva in essere Trentin era una strategia europea di governo dello sviluppo da attuare attraverso una riforma delle istituzioni comunitarie per la costruzione di un’Europa politica. Un progetto di lungo periodo che venne poi ripreso e sviluppato organicamente durante la sua esperienza al Parlamento europeo. </p><p rend="text" >Per Trentin si trattava di «mettere in campo una nuova ripartizione dei poteri fra nazioni e Comunità, fra sindacati nazionali e Confederazione europea, fra Parlamento europeo e Consiglio dei Ministri, fra Commissione e Consiglio» per giungere gradualmente alla costruzione di un’Europa potenza politica capace di esprimere «anche nel campo di una vera politica comune europea di difesa, una politica estera propositiva e determinante» (Trentin 1988a). </p><p rend="text" >Nell’ambito del convegno, che consacrava il salto di qualità nell’impegno europeista della CGIL nel concorrere alla costituzione di uno di «spazio sociale europeo plurietnico, regolato da alcuni fondamentali diritti sociali» (Trentin 1988a, 7), inoltre veniva definito l’obiettivo di una riorganizzazione della Confederazione europea dei sindacati-CES, con l’assegnazione di un forte ruolo alle organizzazioni di settore (Loreto 2010, 138-41). </p><p rend="text" >Un impegno che si sarebbe sviluppato più compiutamente nella nuova «era Trentin», come la definirono le grandi testate italiane, e che a partire dalla Conferenza di Chianciano (12-14 aprile 1989) avrebbe avviato un processo di ‘autoriforma’ del sindacato che investì la cultura stessa della CGIL (Ugolini 1989; Loreto 2021). Passaggi importanti di questo percorso furono la Conferenza di organizzazione di Firenze del novembre 1989, che portò allo scioglimento delle componenti di partito nel 1990, il XII Congresso di Rimini (1991) e, infine, la Conferenza programmatica di Chianciano del giugno 1994.</p><p rend="text" >La relazione introduttiva di Trentin a Chianciano nel 1989, “Per una nuova solidarietà riscoprire i diritti, ripensare il sindacato”, sancì il passaggio dalla classe alla centralità della persona, l’umanizzazione del lavoro e la scelta di campo sull’Europa. La nuova identità della CGIL, «come sindacato plurietnico della solidarietà fra diversi e come sindacato dei diritti» (Trentin, 1989), rappresentò la risposta alla crisi della rappresentanza sociale e alla frammentazione dei lavoratori seguita all’offensiva neoliberista degli anni Ottanta e alla nuova fase delle relazioni industriali in Italia avviata dalla crisi della FIAT nel 1980 e proseguita con la lunga disputa sulla scala mobile aperta da Confindustria nel 1982 e che si chiuse con l’accordo sul costo del lavoro del 31 luglio 1992 tra il Governo Amato, le imprese e i sindacati. Ma il ‘sindacato dei diritti’ e della solidarietà fu anche la risposta alla sfida del sindacalismo autonomo in settori come la scuola o i trasporti, mentre diminuiva il numero degli iscritti tra i lavoratori attivi e aumentava quello dei pensionati. </p><p rend="text" >Il “Programma fondamentale”, attraverso il quale la CGIL si sarebbe fatta garante del nuovo patto di solidarietà fra i lavoratori diversi tra loro – «un sindacato dei diversi e un sindacato dei diritti individuali e collettivi: questa è la CGIL che vogliamo costruire, ispirando a questi princìpi le nostre politiche rivendicative, le nostre forme di rappresentanza, le nostre strutture organizzative, le nostre regole di democrazia e il nostro codice etico» (Trentin 1989a) –, era dunque il punto di approdo di una riflessione di lungo periodo e di un lavoro di analisi e studio su molteplici temi portati a sintesi nel XII congresso nazionale della CGIL, svoltosi a Rimini nell’ottobre 1991 (Trentin 1993c). </p><p rend="text" >A partire dalla cesura periodizzante dell’‘89, in cui si sovrapponevano quadro interno e contesto internazionale della Guerra Fredda e dove il crollo del primo trovava «conferme e spiegazioni in una più ampia ridefinizione di equilibri e rapporti di forza», Trentin collocava la sua riflessione sul tema dell’autonomia del sociale e del politico, inserendola all’interno di un rapporto dialettico tra autonomia culturale e progetto politico (D’Agostini 1990; Trentin 1992a). Egli si proponeva, infatti, di ricomporre la scissione tra l’autonomia del politico e quella del sociale e sottolineava che il</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1" >superamento progressivo di ogni arcaica divisione delle sfere di competenza fra partiti e sindacati, pur nel rispetto rigoroso di una diversità di funzioni e di rappresentanza, può rappresentare, in concreto, la conquista di una reale autonomia culturale e politica del sindacalismo italiano; la fine dei rapporti di subordinazione occulta che ne condizionavano oggettivamente la libertà di iniziativa, non appena esso invadeva un ‘territorio già occupato’, magari da opzioni divergenti dei partiti dai quali esso traeva origine. Si apre così una fase nuova, di grande confronto dialettico, di ricerca senza pregiudiziali ideologiche o dogmatiche fra sindacati e partiti, fra il movimento sindacale e le forze di progresso che sono rappresentate nel Parlamento italiano (Trentin 1989a). </p><p rend="text" >Per Trentin, in continuità con Di Vittorio e innovando il pensiero politico classico della CGIL, il sindacato assumeva dunque una ‘funzione nazionale’ che traslava anche sul piano europeo e significativamente i pilastri su cui egli rifondava il sindacato – definiti «le scelte di fondo» – erano: la dimensione europea e l’integrazione dell’economia italiana nel mercato unico; il Mezzogiorno inteso quale «frontiera d’Europa» e, al contempo, la sua integrazione nel mercato unico, grazie a politiche coordinate, «banco di prova della [stessa] scelta per l’Europa» (ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria generale, materiali e studi 1990. <hi rend="italic">Il Programma</hi>); e, infine, la questione dello sviluppo e del suo governo, declinandolo anche rispetto a temi quali la formazione permanente, il lavoro e la conoscenza e la democrazia industriale (CGIL, 1993)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="05.html#footnote-009">10</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Trentin sosteneva ugualmente l’importanza di porre le basi per la costruzione di una «cultura politica europea» in cui i diversi attori, politici e sociali, dovevano assumere «la dimensiòn europea como suo espacio y como su vincolo», laddove la creazione dello spazio sociale europeo «significa construir, pura y sencillamente, la Europa de los ciudadanos» (Trentin 1989b, 15). </p><p rend="text" >Di fronte alla domanda «quale Europa vogliamo costruire?», egli sosteneva con forza la proposta del Presidente della Commissione europea, Jacques Delors, di una Europa Federazione di Stati-Nazione in grado di promuovere politiche comuni in campo sociale, nei trasporti, nell’informazione e nelle telecomunicazioni, nella produzione di energia, della cultura, così come sui temi cruciali della politica estera e di sicurezza (Trentin 1991). </p><p rend="text" >D’altronde, come sottolineato nello stesso “Programma”, la scelta europea rappresentava la strada ineludibile per la realizzazione di «una politica [realmente] efficace di cooperazione fra il Nord e il Sud del mondo e per gettare le basi di una collaborazione internazionale che spezzi le vecchie logiche bipolari e consenta ai popoli del Terzo Mondo di partecipare concretamente alle battaglie dei movimenti sindacali del nostro Continente per la conquista di nuovi diritti e di libertà individuali e collettive» (Trentin 2008). </p><p rend="text" >Il rapporto con i sindacati dell’area del Maghreb (ASCgil, UI. 1992c-e-d), il sostegno alle battaglie del sindacato Sudafricano COSATU e il rapporto strategico con i sindacati spagnoli e i paesi di più recente democrazia, con cui la CGIL si confrontava sul tema de <hi rend="italic">La estrategia sindacal ante el espacio social europeo</hi> (Trentin 1989b) rappresentavano, inseriti in questo quadro, tasselli importanti nella definizione della nuova identità del sindacato e l’attuazione della sua strategia europea. </p><p rend="text" >La CGIL di Trentin individuava, infatti, nel quadrante geopolitico del Mediterraneo-Europa-Mezzogiorno un’area di solidarietà fra i popoli e di sviluppo, fondamentale per la costruzione della pace, la cui centralità sarebbe apparsa evidente con la prima guerra del Golfo nel 1990 (Cruciani e Ridolfi 2017). In quest’occasione, il Segretario generale della CGIL si fece promotore insieme a CISL, UIL e alle centrali sindacali dell’area del Mediterraneo di un’iniziativa «volta a costruire una soluzione politica» per la risoluzione del conflitto e per fare del Mediterraneo «un’area di pace e solidarietà» (ASCgil, UI 1990; ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria generale, 1991a-b. Corrispondenza CGIL, CISL, UIL 1991-1992. ASCgil, UI, 1992a)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="05.html#footnote-008">11</ref></hi></hi>. Un appello che CGIL, CISL e UIL ribadirono in occasione del «conflitto sanguinoso e fratricida» (ASCgil, UI 1991b) esploso nel 1991 nella ‘polveriera Balcanica’, con il quale la guerra tornava nel cuore del Vecchio continente, facendo riemergere i più biechi nazionalismi (Pirjevec 2014). </p><p rend="text" >Nel frattempo si era assistito alle prime elezioni democratiche in Polonia, all’apertura delle frontiere in Ungheria e alla riunificazione tedesca, che segnavano la fine delle democrazie popolari, mentre Gorbačëv affrontava crescenti difficoltà in Unione Sovietica. La risposta alle sfide che si ponevano al sindacato in questa fase, venne nuovamente individuata da Trentin nell’Europa a partire dal terreno fondante dei diritti e, dunque, dalla necessità di giungere a un riconoscimento della «Carta dei diritti sociali (anche qui importa poco sapere per ora quanto essa sia ricca e rispondente ai bisogni reali), [...] riconosciuta come il momento fondante di un movimento sindacale in Europa, come la ragione di essere, di agire di un movimento sindacale in Europa, che dimostra che proprio quel sindacato delle libertà e dei diritti torna – torna da molte strade anche al nostro interno – a farsi strada» (Conclusioni Trentin, 1989b, 92)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="05.html#footnote-007">12</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Nel frattempo, mentre il sistema Italia veniva travolto dal terremoto di Tangentopoli, prendeva avvio il rilancio del processo di integrazione continentale attraverso il negoziato e la firma del Trattato di Maastricht. Una scelta di politica internazionale che costituiva la rotta per uscire dalle difficoltà interne, legando il destino della Repubblica al cammino europeo. </p><p rend="text" >Se Ciampi parlava di ‘vincoli europei’ come risorsa e necessità per il Pae­se, l’allarme per la sua tenuta si snodava tra il 1992-’93 ed era collegato a un rilancio della strategia europea. </p><p rend="text" >In questo complesso frangente si collocava la firma dell’accordo del 31 luglio 1992 della CGIL con il governo guidato dal socialista Giuliano Amato per scongiurare non solo la crisi politica, ma più in generale quella dell’Italia. Siglato l’accordo Trentin diede le dimissioni – poi rientrate su pressione del Comitato direttivo – e si aprì la fase più complessa della sua Segreteria e il periodo più drammatico della sua esperienza di sindacalista, come emerge dalle pagine dei suoi <hi rend="italic">Diari</hi> (Trentin 2017). Tuttavia, accanto al lancio dei bulloni in piazza, numerose furono le attestazioni di stima e solidarietà da parte della base della sua organizzazione così come dal mondo politico e intellettuale (ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria generale, Corrispondenza in entrata). Su questa fase complessa Trentin – ribadendo in più occasioni l’importanza della democrazia di mandato<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="05.html#footnote-006">13</ref></hi></hi> – sostenne: </p><p rend="quotation_b" >ero e sono convinto di aver avuto delle ‘buone ragioni’ per preferire la firma di un brutto accordo a una crisi devastante del movimento sindacale che lo avrebbe trasformato nel capro espiatorio di una bancarotta politica e finanziaria che incombe tuttora sulle pubbliche istituzioni. Ma nessuno, almeno questa è la mia convinzione e la mia morale, può ritenersi interprete delle buone ragioni di un’organizzazione; soprattutto quando questa organizzazione si esprimeva, sia pure con i dati di fatto di cui poteva disporre, in modo difforme (<hi rend="italic">Rassegna Sindacale</hi> 32/1992, 4-14). </p><p rend="text" >L’accordo venne in seguito ribaltato dalla firma del Protocollo sul costo del lavoro del 23 luglio 1993 con il governo Ciampi che, come sostenuto dall’allora Presidente del Consiglio, costituiva «un’intesa che accresce[va] la credibilità del paese», uno strumento ritenuto fondamentale per abbattere l’inflazione, far recuperare competitività all’industria italiana e combattere la disoccupazione, ma anche per il risanamento della finanza pubblica (Gentiloni 2013, 33). </p><p rend="text" >Favorevole al Trattato di Maastricht, nonostante le sue contraddizioni, per Trentin in questa fase era necessario dar vita in Europa a una battaglia per riequilibrare il rapporto tra politica ed economia (ASCgil, UI. 1992b). Infatti, in continuità con una riflessione che maturava nella sinistra europea, a partire dal seminario dedicato a <hi rend="italic">Une dynamique politique de gauche dans l’espace social européen </hi>(Parigi, 15-17 dicembre 1988), la CGIL connetteva integrazione europea, sviluppo economico italiano e salvaguardia dei diritti sociali del mondo del lavoro, mentre individuava nella creazione di uno spazio sociale europeo un passaggio centrale per la riforma della CES (ASCgil, UI. 1990a.; Trentin, Bruno. 1993b). </p><p rend="text" >Il sindacato italiano proponeva una trasformazione della Confederazione europea dei sindacati in un soggetto contrattuale a tutti gli effetti attraverso una revisione dello Statuto e l’impegno per una svolta programmatica. Sottolineava a riguardo Trentin: «il problema al quale dobbiamo fornire risposte compiute non solo per l’immediato è infatti il seguente: come trasformare la CES in protagonista dell’unificazione politica dell’Europa e della grande Confederazione» (ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria generale, Interventi e appunti, 1991. <hi rend="italic">VI Congresso </hi><hi rend="italic">della CES</hi>). </p><p rend="text" >Inoltre, la CGIL rivendicava la necessità di costruire un sistema di relazioni industriali europee, andare oltre il dialogo sociale e porre le basi di una riforma del Trattato finalizzata alla costruzione dell’unione politica nell’Europa dell’allargamento. Un tema che Trentin affrontò con coraggio in occasione del seminario internazionale, <hi rend="italic">La transizione democratica in </hi><hi rend="italic">Europa centrale ed orientale</hi>, organizzato dalla CGIL in occasione del centenario del 1° maggio, a partire dalla domanda: «What kind of Union should Oversee the transition?» (ASCgil UI, 1990b). </p><p rend="text" >Nel porre in evidenza «l’effetto Est» sull’Europa comunitaria, che metteva in discussione la divisione del lavoro e apriva a una fase migratoria nuova e potenzialmente incontrollabile, Trentin richiamava l’urgenza di una forte capacità di proposta dei sindacati e delle forze democratiche della sinistra europea, più in generale, per porre le basi di un «New Deal europeo» (Ugolini, Bruno 1991) a sostegno dei processi di democratizzazione dell’Europa orientale. Una scelta che egli individuava come strategica per la sinistra europea al fine di «evitare una nuova ondata restauratrice in Europa».</p><p rend="text" >Ugualmente con il superamento delle logiche bipolari, sancito dall’adesione della CGIL alla CISL internazionale, si sottolineava la necessità per il sindacato di riorganizzarsi su scala transnazionale e di avviare nuove forme di cooperazione tra Nord e Sud del mondo, sostenendone le lotteper la democrazia, la libertà e l’autodeterminazione attraverso la proposta di <hi rend="italic">Una </hi><hi rend="italic">carta del sindacalismo libero, volontario e indipendente </hi>(Trentin, Bruno.1992b; ASCgil, UI. 1991b). </p><p rend="text" >La “nuova carta dei diritti”, inoltre, doveva rappresentare un argine a difesa della libertà e contro il razzismo – sostenne Trentin durante un serrato dibattito su accoglienza e integrazione con Daniel Cohn Bendit sulle colonne di <hi rend="italic">Politica ed economia</hi> –:</p><p rend="quotation_b" >Oggi in Italia la bandiera della sinistra, anche quella che consente di trovare tutti i compromessi per salvaguardare una prospettiva di democrazia, è la bandiera della libertà e dei diritti per tutti. Questo dovrebbe essere il primo obiettivo della sinistra progressista e del sindacato. Nel nostro dialogo con tutte le forze politiche democratiche riproponiamo e riproporremo la questione della nuova carta dei diritti come premessa di una riforma della società italiana (<hi rend="italic">Politica</hi><hi rend="italic"> ed economia</hi> 2, 1994).</p><p rend="text" >In un primo maggio festeggiato con la Comunità di Sant’Egidio a Trastevere, nel 1993, Trentin tornava di nuovo sul tema dell’immigrazione e sul lavoro dei migranti, sostenendo la necessità di combatterne l’emarginazione a partire dall’ampliamento della sfera dei loro diritti e dal cambiamento della società civile che doveva passare anche attraverso una trasformazione del sindacato e della CGIL che doveva divenire «non soltanto l’organizzazione di tutti i lavoratori occupati e disoccupati, ma l’organizzazione di tutti i lavoratori italiani o immigrati» (Trentin 1993a;inoltre cfr. Trentin 2007)<hi rend="italic">.</hi> </p><p rend="h2" >3. Sviluppo economico e Strategia di Lisbona: welfare state e formazione permanente (1998-2006). Trentin e il dibattito sulla Costituzione europea</p><p rend="text" >Sin dal Congresso della CGIL del 1991 Trentin, a partire dall’adesione alla visione di Delors e alla proposta della costruzione di una Federazione degli Stati nazione, aveva posto al centro del suo programma la costruzione dell’Europa politica e di uno spazio sociale europeo che connetteva con una riforma in senso federalista dello Stato italiano prima e dell’Europa poi. </p><p rend="text" >Egli riteneva infatti che </p><p rend="quotation_b ParaOverride-2" >la sinistra italiana e lo stesso sindacato debbano tentare di darsi l’idea di una Europa politica, di quali possano essere i suoi spazi, di quale possa essere, quindi, una ridefinizione dei poteri nei rapporti tra Stati e Unione Europea, tra Stati e regioni, tra regioni e Unione. […] Compiere quest’operazione vuol dire affrontare il problema dei poteri, degli organismi sovranazionali, per definire gli spazi di coordinamento delle politiche economiche (Trentin 1998).</p><p rend="text" >Da questo punto di vista centrale è l’esperienza che matura nel Parlamento europeo (1999-2004), che si articola attorno all’evoluzione delle sue analisi sul ruolo dell’Unione nelle relazioni internazionali e sulla necessità della costruzione di un’Europa politica per il governo della mondializzazione (Cruciani 2011).</p><p rend="text" >Coerentemente con le riflessioni condensate ne <hi rend="italic">La</hi><hi rend="italic"> città del lavoro. Sinistra e crisi del fordismo</hi> (Trentin 1997) sul tema della ridefinizione dei poteri dello Stato Nazione e sulla centralità di una strategia europeista delle sinistre – che elabora durante la sua esperienza di direzione dell’<hi rend="italic">Ufficio di</hi><hi rend="italic"> Programma </hi>della CGIL che lascerà nel 1998 –, il suo impegno a Strasburgo e a Bruxelles è volto a far avanzare una chiara prospettiva federalista per un’Europa politica forte, in grado di contrapporsi al ‘partito americano’, e chiara alternativa alla visione di un’Unione intergovernativa prevalente nella sinistra europea egemonizzata dalla ‘terza via’ di Tony Blair (Trentin 2004a). </p><p rend="text" >L’obiettivo della costruzione dell’Europa politica veniva, infatti, posto da Bruno Trentin anche alla base dell’identità e del programma di governo della sinistra italiana, a cui egli lavora in grande sintonia politica con Iginio Ariemma durante la presidenza della <hi rend="italic">Commissione Progetto</hi> dei Democratici di Sinistra, e che trovava espressione nel 2004 ne il <hi rend="italic">Manifesto</hi><hi rend="italic"> per l’Italia. Una società della libertà, dei diritti, della</hi><hi rend="italic"> persona</hi> (marzo 2003) e nel <hi rend="italic">Manifesto per l’Europa. Più</hi><hi rend="italic"> Europa per una nuova Europa </hi>(novembre 2003), disegnando gradualmente le linee di un progetto politico per la sinistra italiana ed europea. </p><p rend="text" >È uno scenario internazionale inedito e complesso quello con cui Trentin si misura durante la quinta legislatura del Parlamento europeo in cui gli eventi dell’11 settembre e la politica dell’amministrazione Bush si intrecciavano con l’evolvere delle vicende europee (Varsori 2018, 133-34). Nell’Europa della moneta unica e dell’allargamento dell’Unione ai paesi dell’Europa orientale, all’indomani del <hi rend="italic">September 11 </hi>– a cui l’America di Bush <hi rend="italic">jr.</hi> rispose dapprima con ‘la guerra al terrore’ e l’attacco all’Afghanistan e poi con l’elaborazione della dottrina della ‘guerra preventiva’ – e della seconda guerra del Golfo (marzo 2003), si aprì una nuova fase delle relazioni transatlantiche, mentre una forte divisione attraversava il Vecchio continente che nel frattempo, in occasione del Consiglio di Laeken del dicembre 2001, aveva inaugurato una fase costituente con l’istituzione di una Convenzione europea (2002-2003), presieduta da Valérie Giscard D’Estaing, che avrebbe portato all’elaborazione della ‘Costituzione europea’, poi bocciata nel 2005 dal ‘no’ francese e olandese nel <hi rend="italic">referendum</hi> sulla sua ratifica (Loth 2015, 384-85; Beccaro 2013; Bozo 2013). </p><p rend="text" >Se l’obiettivo di Trentin era la costruzione di un’Europa politica in grado di saldare il filo tra istituzioni e società, la battaglia che egli attuava dai banchi del Parlamento europeo per la costruzione di un’Europa soggetto politico nell’arena internazionale procedeva congiuntamente con quella di una riforma istituzionale dell’Unione finalizzata a scongiurare la paralisi di un’Europa allargata, intesa quale mera zona di libero scambio, e funzionale a definire una «soluzione europea nella risposta alla sfida della globalizzazione» (Trentin 2002a). </p><p rend="text" >Centrale diveniva, a riguardo, anche l’apertura di un dibattito sulla redazione di «una Costituzione europea capace di redistribuire competenze e responsabilità» fra Commissione, Parlamento e Consiglio dei ministri (Trentin 2000a), architrave del progetto politico federalista promosso dal ‘Gruppo Spinelli’, a cui aderì, sin dall’elaborazione del “Manifesto per un nuovo federalismo”<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="05.html#footnote-005">14</ref></hi></hi> all’indomani del Consiglio europeo di Nizza (7-10 dicembre 2000). Un obiettivo che per Trentin doveva essere posto al centro del programma della sinistra europea più in generale, in cui fondamentale era la questione dei diritti – intesi quali strumenti per «portare avanti la frontiera della democrazia»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="05.html#footnote-004">15</ref></hi></hi> –, ed a cui collegare una strategia capace di favorire «il coordinamento delle politiche economiche e sociali nazionali», il conseguimento di «una politica estera e della sicurezza» e la «riforma graduale delle istituzioni comunitarie» (Trentin 2000c). </p><p rend="text" >Coerentemente con l’azione promossa dal ‘Gruppo Spinelli’, egli sottolineava l’importanza della costruzione di «un’Europa della prossimità», raccordo tra territori e istituzioni sovranazionali fondata sul criterio della sussidiarietà, così come la realizzazione della Strategia di Lisbona per l’economia della conoscenza, la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica per un rafforzamento dell’Europa sulla scena politica internazionale. </p><p rend="text" >La Strategia di Lisbona varata dal Consiglio europeo del 23-24 marzo 2000 rappresentò, insieme all’introduzione dell’euro, un passaggio importante della legislatura a cui Trentin dedicò numerosi interventi (pur sottolineandone i limiti), polemizzando con l’eccessiva rigidità del Patto di stabilità derivante dai parametri di Maastricht e proponendo la sua «trasformazione […] in un vero Patto di stabilità e sviluppo» (Ranieri e Trentin 2002a). A fronte dei cambiamenti imposti al lavoro e all’economia dall’ingresso dell’informatica e delle nuove tecnologie, per Trentin l’Europa doveva rifondare il proprio modello di sviluppo investendo su scuola, ricerca e conoscenza. </p><p rend="text" >Obiettivo era l’affermarsi di un’interpretazione del Patto di stabilità e di sviluppo che mettesse al primo piano lo sviluppo e la piena occupazione attraverso la programmazione degli investimenti nazionali per la ricerca, la formazione e la costruzione di un’infrastruttura integrata a livello europeo nei trasporti e nelle telecomunicazioni, in continuità con le linee della Strategia di Lisbona, e finalizzata a stimolare l’economia della conoscenza, lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale, in cui centrali erano i temi della riforma del <hi rend="italic">welfare</hi> e dell’invecchiamento attivo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="05.html#footnote-003">16</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >‘Lavoro e conoscenza’ – per il riprendere il titolo della sua <hi rend="italic">Lectio doctoralis – </hi>era il binomio con cui l’Unione doveva dunque rispondere alla sfida della mondializzazione e su cui impostare una strategia globale per l’implementazione «di una nuova generazione di diritti civili», il diritto alla formazione lungo l’arco della vita per i lavoratori, giovani, donne, immigrati, anziani, ma anche la tutela dell’ambiente e l’informazione sui processi di ristrutturazione industriale (Trentin, 2013). </p><p rend="text" >La «posta in gioco» (Trentin 2005c) nel confronto in atto fra i governi e gli attori politici sul futuro istituzionale dell’Europa era: in primo luogo, la costruzione dell’unità politica della Comunità europea, a partire dalla zona dell’euro, attraverso il coordinamento delle politiche economiche, sociali e ambientali, superando una separazione che aveva ridotto le politiche sociali e ambientali al rango di obiettivi residuali; in secondo luogo, il governo economico della zona euro, adottando il metodo della cooperazione rafforzata. </p><p rend="text" >Si trattava, innazitutto, di poter esercitare un potere di indirizzo e di coordinamento delle politiche economiche, sociali e ambientali dei singoli Stati, sulla base dell’azione propositiva e promozionale della Commissione esecutiva (superando il ruolo di unico attore rivestito dalla BCE nella zona euro, così come la sua politica deflazionista). Il dispiegarsi delle cooperazioni rafforzate era considerato da Trentin il presupposto necessario per il rilancio della Strategia di Lisbona, con l’obiettivo di mettere la dimensione sociale al centro del progetto europeo e dar vita a una vera politica di concertazione per la crescita e a un elevato livello di occupazione qualitativa. Inoltre, sottolineava, che </p><p rend="quotation_b" >soprattutto […] sul governo economico dell’Europa dal quale dipende in larga misura una politica estera, commerciale e di cooperazione dell’Unione Europea, molto dipenderà dagli spazi che potrà conquistare una forma di cooperazione rafforzata della zona euro, capace di sottrarla al diritto di veto degli Stati che non aderiscono all’Unione monetaria<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="05.html#footnote-002">17</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2" >4. L’11 settembre 2001 e l’Europa come attore internazionale</p><p rend="text" >Tuttavia, accanto alla prospettiva di un grande allargamento a Est e della creazione dell’euro, era la discussione sulla costruzione di un’Europa potenza civile che animava i dibattiti delle <hi rend="italic">élite européiste</hi> soprattutto dopo i tragici avvenimenti del 9/11. Infatti, di fronte alla prospettiva della guerra più stringente diveniva la questione del ruolo dell’Europa nelle relazioni internazionali. </p><p rend="text" >Il rilancio del progetto di un’Europa capace di avere una politica estera, una politica di sicurezza e di difesa comune diveniva non più eludibile all’indomani del sostegno europeo alle forze statunitensi presenti in Afghanistan, deciso dal Consiglio europeo di Gand nel 2001, e rappresentava un elemento importante dello stesso progetto di Costituzione europea, contestualmente allo sviluppo della coesione economica e sociale della Comunità. </p><p rend="text" >Trentin collegava l’importanza di «accelerare, rispetto ai tempi ancora lunghi della riforma istituzionale», l’entrata in campo dell’Europa «come soggetto politico di dimensione mondiale, capace, cioè, di parlare con una sola voce a Washington come a Islamabad» (PE. Trentin, Bruno. 2001c), e l’avvio di una riforma del Patto di stabilità e crescita. Una battaglia che portava avanti in sintonia con la Commissione guidata da Romano Prodi. Egli, infatti, riteneva necessario evitare una</p><p rend="quotation_b" >sfasatura pericolosa fra i tempi, lenti, di una riforma istituzionale dell’UE e l’urgenza di un progetto che metta in campo un’iniziativa dell’Unione capace di dare ‘un governo’ all’Unione monetaria nei confronti dei primi cenni di recessione e nei confronti dei paesi in via di sviluppo a meno di lasciare all’alleanza squilibrata fra gli USA e la GB il ruolo di arbitri incondizionati della scena politica mondiale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="05.html#footnote-001">18</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >In particolare, in questa fase, Trentin nelle sue riflessioni richiamava l’importanza di un’accelerazione dell’integrazione politica dell’Europa, centrale nella lotta al terrorismo e per l’affermazione di «una politica di pace e di cooperazione internazionale» (PE. Trentin, Bruno. 2002e), funzionale a emarginare la minaccia integralista nei paesi in via di sviluppo nel grande quadrante del Mediterraneo che, da area di solidarietà e sviluppo, si trasformava in zona di crisi. </p><p rend="text" >Su questa battaglia Trentin innestava, inoltre, il suo lavoro ‘progettuale’ sulla identità della sinistra italiana ed europea<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="05.html#footnote-000">19</ref></hi></hi>, condotto nella Commissione Progetto dei DS, oltre che nel ‘Gruppo Spinelli’, coerentemente con quanto affermato dal documento redatto da Rocard su <hi rend="italic">L’Europa nel </hi><hi rend="italic">mondo di oggi</hi>, in cui si delineava il progetto di un’Unione in grado di porsi come alternativa all’unilateralismo di G.W. Bush nelle questioni della guerra e della pace, di proporre un governo multilaterale della globalizzazione e di ridurre le disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo (<hi rend="italic">Bullettin </hi><hi rend="italic">Quotidien Europe</hi>, 2002).</p><p rend="h2" >5. Conclusioni</p><p rend="text" >Bruno Trentin durante il suo mandato al Parlamento europeo sostenne con forza la ratifica del progetto di Costituzione europea individuandovi lo strumento fondamentale per far ritrovare all’Unione un ruolo da protagonista nel governo della mondializzazione e individuandovi un passaggio importante verso «un approdo federalista» dell’Unione stessa (Trentin 2004b). </p><p rend="text" >Un progetto che, nonostante l’amarezza per la mancata ratifica della Costituzione europea, continuò a sostenere con realismo sottolineando ancora nel 2006 l’importanza di tornare a una nuova fase costituente attraverso l’istituzione di una Convenzione europea (Trentin 2006):</p><p rend="quotation_b" >Per uscire quindi da questo stato di libertà vigilata in cui versa il modello sociale europeo, la sinistra e il sindacato hanno il compito di superare una separazione mistificante che rischia di pesare anche al nostro interno, anche all’interno dei militanti del sindacato e delle forze politiche. Superare questa separazione mistificante fra politica sociale e politica economica. Costruire una strategia che affermi la necessità di una concertazione a livello europeo che comprenda questi due elementi, capace di introdurre una codecisione effettiva su tutti gli elementi della politica economica e sociale. È un terreno questo da Convenzione, forse domani dato che il vecchio Trattato potrà difficilmente uscire dalle rovine in cui si trova. Ma è un terreno che può dare davvero un nuovo contenuto alla ricerca di una diversa Unione Europea più in avanti rispetto agli obiettivi che si impongono in questo periodo. Vuol dire fare una battaglia politica, vuol dire continuare nella CES l’opera per renderla capace di codecidere con le altre associazioni e con la presenza attiva della Commissione esecutiva il Dialogo sociale. Vuol dire aprire una battaglia nel Partito socialista europeo per dare appunto forza e credibilità ad una strategia integrata di politica di sviluppo, di politica sociale.</p><p rend="text" >Da questo punto di vista il laboratorio intellettuale di Trentin e le sue riflessioni sull’Europa politica e sociale, la pace e la guerra, ma anche sul superamento del Patto di stabilità e il coordinamento delle politiche economiche, sono ancora oggi le priorità su cui si misurano le parti sociali e la politica italiana ed europea in un mondo che cambia.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Anderson, Luis, e Bruno Trentin. 1996. <hi rend="italic">Nord Sud. Lavoro, diritti e sindacato nel mondo</hi>. Roma: Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Anderson, Luis, e Bruno Trentin. 1997. <hi rend="italic">Norte-Sur. 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Archivio sonoro <hi rend="italic">Radio Radicale</hi>. <ref target="https://www.radioradicale.it/scheda/136749/la-sinistra-e-il-futuro-dellitalia-lavoro-economia-europa-democrazia-promosso-dalla?i=1581499">https://www.radioradicale.it/scheda/136749/la-sinistra-e-il-futuro-dellitalia-lavoro-economia-europa-democrazia-promosso-dalla?i=1581499</ref> (2023-02-01).</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 2002c. “Il nostro programma per l’Europa.” <hi rend="italic">Gli Argomenti umani</hi> 10-11 (ottobre-novembre): 41-51.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 2004a. “Il partito americano e la sinistra europea”, <hi rend="italic">Gli Argomenti umani</hi> 1 (gennaio): 26<hi rend="CharOverride-3">-</hi>32.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 2004b. “L’Europa e la sfida della mondializzazione” <hi rend="italic">Gli Argomenti umani</hi> 5 (maggio): 44-7.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 2004c. “Una fenice chiamata democrazia economica. 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Cella 2012 e, più in generale, si veda Cruciani 2021 e le sue riflessioni sui <hi rend="italic">Quaderni di lavoro</hi> di Bruno Trentin degli anni Cinquanta e Sessanta, ora conservati presso l’Archivio Storico CGIL nazionale (d’ora in avanti ASCgil).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-015-backlink">4</ref></hi>	Nel 1981 partecipa a un convegno organizzato dal ‘Center for European Studies’ dell’Università di Harward su <hi rend="italic">Economic</hi><hi rend="italic"> Crisis and Political Responce in the Auto City: Detroit and</hi><hi rend="italic"> Turin</hi> (12-13 dicembre 1981); nel 1982 interviene, invece, al convegno organizzato dal ‘The Centre for Strategic and International Study’ a Washington su <hi rend="italic">Threats to Industrial Democracies in the 1980s</hi> (ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria confederale, Atti e corrispondenza). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-014-backlink">5</ref></hi>	Trentin 2017, 349, 389, 400, 431.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-013-backlink">6</ref></hi>	Egli prende parte al gruppo di lavoro <hi rend="italic">Introduction</hi><hi rend="italic"> des nouvelles technologies et dialogue social</hi>, 12 novembre 1985, incontro di Val Duchesse CE-CEEP-UNICE-CES (ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria confederale, Atti e corrispondenza).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-012-backlink">7</ref></hi>	Il 4 febbraio 1985 partecipa a un seminario organizzato dal ‘Centro europeo per la formazione permanente-CEDEP’ a Lussemburgo (ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria Confederale, Atti e corrispondenza). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-011-backlink">8</ref></hi>	Nel 1983 prende parte come esperto al seminario internazionale <hi rend="italic">Economic and Society</hi><hi rend="italic"> in the Transformation of the World</hi> nell’ambito del progetto dell’United Nations University<hi rend="italic"> </hi>“Socio-Cultural Development Alternative in a Changing World” e dal 2 al 4 maggio dello stesso anno partecipa all’“International workshop on Taylorism” organizzato dall’Université Paris XIII; precedentemente era stato tra i relatori dell’incontro organizzato da Roulleau per l’Université d’été su <hi rend="italic">Les perspectives</hi><hi rend="italic"> sociales en Europe dans les anneés 80</hi> (27 settembre 1978) e l’anno successivo del seminario internazionale, organizzato da J. P. Jallades, <hi rend="italic">Emploi et nouveaux</hi><hi rend="italic"> modes de vie</hi> (27-29 novembre 1979) presso la Fondation Européenne de la Culture dell’Università di Parigi. Nello stesso anno (20-21 settembre) interviene al seminario organizzato dalla Fondation P. Henri Spaak<hi rend="italic"> </hi>a Washington (ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria confederale, Atti e corrispondenza). Più in generale cfr. Fulla, Lazar 2020.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-010-backlink">9</ref></hi>	Il primo seminario triangolare CGIL, COSATU, CUT si svolge a San Paolo dal 28 al 30 maggio 1991 e il secondo a Johannesburg dal 15 al 16 settembre 1991 (ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria generale, Interventi e appunti). Dal 15 al 17 dicembre 1988 Trentin partecipa a Parigi al Seminario internazionale <hi rend="italic">Une dynamique politique de la Gauche </hi><hi rend="italic">dans l’espace social européen</hi> (ASCGIL, Fondo Trentin, Segreteria generale, Interventi e appunti). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-009-backlink">10</ref></hi>	Il Programma della CGIL, approvato a Rimini nel 1991 con il titolo <hi rend="italic">Strategia dei diritti. Etica della</hi><hi rend="italic"> solidarietà</hi>, è stato pubblicato negli atti del XII congresso nazionale, Rimini 23-27 ottobre 1991 (CGIL,1993): 447-505. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-008-backlink">11</ref></hi>	Inoltre cfr. ASCgil. Segreteria generale. Comitato esecutivo, 18 gennaio 1991. <hi rend="italic">Gli ordini del giorno sulla crisi del Golfo.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-007-backlink">12</ref></hi>	In occasione del seminario dedicato a <hi rend="italic">La costruzione di un’Europa sociale, le proposte del sindacato </hi><hi rend="italic">per la presidenza italiana della Comunità europea</hi> del 6 aprile 1990, nella sua introduzione Trentin sottolinea l’importanza di andare oltre il dialogo e superare la totale assenza di un sistema europeo di relazioni industriali. A riguardo cfr. ASCgil, Ufficio Internazionale (d’ora in avanti UI) 1990. <hi rend="italic">Europa sociale. Forum CGIL</hi><hi rend="italic">, CISL, UIL. Sintesi della relazione introduttiva di Bruno Trentin </hi><hi rend="italic">(Roma, 6 aprile 1990)</hi>; ASCgil, UI. 1990a. CGIL<hi rend="italic">, Cisl, Uil: l’occasione per </hi><hi rend="italic">un colpo di acceleratore al processo di integrazione. Il Documento dei </hi><hi rend="italic">sindacati sul semestre di presidenza italiana (1990)</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-006-backlink">13</ref></hi>	Cfr. ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria Confederale. 1992. <hi rend="italic">Lettera di dimissioni</hi><hi rend="italic"> Trentin (31 luglio 1992</hi>); ASCgil, Fondo Trentin, Segreteria confederale. 1992.<hi rend="italic"> Lettera Trentin-Del Turco a Giuliano </hi><hi rend="italic">Amato 8 settembre 1992 sulle ragioni dell’adesione all’accordo </hi><hi rend="italic">del 31 luglio</hi>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-005-backlink">14</ref></hi>	Bozza del documento <hi rend="italic">Un progetto europeo per la sinistra: il nuovo federalismo. Ventotene, 19-20 luglio 2001</hi> in  <ref target="http://www.delegazionepse.it/canali.asp?id=1581">www.delegazionepse.it/canali.asp?id=1581</ref>. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-004-backlink">15</ref></hi>	Strasburgo, 13 marzo 2003, <hi rend="italic">Diari Trentin</hi>, Cruciani 2019, 166.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-003-backlink">16</ref></hi>	Cfr. PE. Trentin, Bruno. 2000; PE. Trentin, Bruno. 2001a; PE. Trentin, Bruno. 2001b; PE. Trentin, Bruno. 2002a;PE. Trentin, Bruno. 2002b; PE. Trentin, Bruno. 2002c; PE. Trentin, Bruno. 2002d; PE. Trentin, Bruno. 2002e; PE. Trentin, Bruno. 2002f; PE. Trentin, Bruno. 2003a; PE. Trentin, Bruno. 2003b; PE. Trentin, Bruno. 2004.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-002-backlink">17</ref></hi>	Bruxelles, mercoledì 18 giugno 2003, <hi rend="italic">Diari Trentin</hi>, Cruciani 2019, 173.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-001-backlink">18</ref></hi>	Strasburgo, martedì 2 ottobre 2001, <hi rend="italic">Diari Trentin</hi>, ora in Cruciani 2021, 158. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05.html#footnote-000-backlink">19</ref></hi>	San Candido, lunedì di Pasqua, 1° aprile 2002, <hi rend="italic">Diari Trentin</hi>, ora in Cruciani 2021, 160.</p>




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