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        <title type="main" level="a">Bruno Trentin al Parlamento europeo: macroeconomia ed elementi di socialismo</title>
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          <resp>This is a section of <title>Diritti, Europa, Federalismo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0049-3</idno>) by </resp>
          <name>Sante Cruciani, Maria Paola Del Rossi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.08</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The essay focuses on Trentin's theoretical elaboration and action in the European Parliament. Starting with his involvement in the "Spinelli Group," it analyzes the relationship between work and knowledge conceived as an in-depth study of the Lisbon program from the perspective of labor and its transformations. The socio-economic program, which was supposed to become an essential part of the program of the European Socialists for the 2004 elections, on which Trentin works, is analyzed in relation to his coeval writings (La libertà viene prima (2004) and the Keynote Lecture given at Ca'Foscari in 2002). The essay highlights the link between knowledge economy, lifelong learning, elements of socialism and analyzes the tools envisaged for the strengthening of a transparent economic governance, at the European level, in dialogue with the social partners capable of leading to a federal socialism.</p>
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            <item>Federalism</item>
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            <item>Socialism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.08<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.08" /></p>


<p rend="h1_chapter" >Bruno Trentin al Parlamento europeo: macroeconomia ed elementi di socialismo</p><p rend="h1_author" >Giovanni Mari</p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_1" >«Io voglio morire socialista».</p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_3 ParaOverride-1" >B. Trentin, <hi rend="italic">L’Unità</hi>, 8 giugno 2006. </p><p rend="h2" >1. Introduzione </p><p rend="text" >L’attività politica che Bruno Trentin svolge nel parlamento europeo durante la legislatura che lo vede eletto è coerente con l’azione che egli ha svolto e svolge in quegli anni come dirigente ed esponente sindacale della CGIL e come intellettuale e pubblicista. La critica che tante volte ha rivolto alla sinistra novecentesca di praticare una politica dei ‘due tempi’ – in cui gli obiettivi sociali dovevano essere affrontati solo dopo la conquista del potere politico, anche se questa conquista non poteva che avvenire sull’onda delle contraddizioni aperte dalle questioni sociali innescate dal conflitto tra capitale e lavoro – non è indirizzabile alla sua attività politica europea. Non lo è, sia per l’idea stessa di Europa che egli sostiene, sia nella concezione del percorso che alla realizzazione di tale idea doveva condurre. L’idea federalista di Europa che egli sostiene, insieme al “Gruppo Spinelli”, rappresenta una visione transnazionale che non cancella le specificità e le ricchezze delle differenze nazionali e che si riallaccia all’idea di un sindacato capace di creare solidarietà tra persone diverse che lavorano in cooperazione oltre la dimensione di classe. La concezione che la nuova realtà europea dovesse essere il risultato di una battaglia, condotta prima di tutto dalle forze socialiste, sulla base di una «strategia integrata» capace di superare la «separazione mistificante fra politica sociale e politica economica»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="08.html#footnote-006">1</ref></hi></hi> è la negazione della ‘politica dei due tempi’.</p><p rend="text" >In questa visione il sindacato, sia come organizzazione internazionale, la Confederazione europea dei sindacati (CES), sia come soggetto nazionale, riveste un ruolo essenziale nella costruzione dell’Europa, il cui governo è pensato da Trentin in continua consultazione con i «partner sociali». Una assunzione partecipata di obiettivi e di responsabilità non estrani a certe scelte, come quella compiuta da Trentin segretario della CGIL in occasione della trattativa col governo Amato nel 1992, e successivamente con Ciampi nel 1993, che trattavano temi politicamente rilevanti ai fini della piena associazione dell’Italia all’Europa di Maastricht. Più in generale, e con un valore segnatamente teorico e strategico, si può dire che il nuovo sindacato pensato da Trentin negli anni della sua segreteria (1988-1994) è un’organizzazione che risponde, sia alle trasformazioni economiche e sociali intervenute non solo in Italia tra gli anni Settanta ed Ottanta, sia, proprio per questo rinnovamento, all’ottica di un sindacato predisposto per un’azione dal significato transnazionale. Mi riferisco al sindacato delle persone, dei diritti e della conoscenza, che ridescrive il sindacato dei consigli degli anni Sessanta, e che Trentin promuove tra la Conferenza organizzativa di Chianciano (12-14 aprile 1989) e la Conferenza programmatica (2-4 giugno 1994), sempre a Chianciano. Due conferenze tra le quali cade il XII Congresso nazionale (Rimini, 23-27 ottobre 1991) in cui Trentin, in un contesto politico caratterizzato dalla caduta del muro di Berlino, parla molto dell’«Europa che cambia». In particolare, sottolineando l’esigenza di un ruolo attivo del sindacato nel processo che nei «prossimi dieci anni» vedrà il mutamento della «geografia industriale» e della «divisione del lavoro», mentre «cambierà anche la geografia sociale nella grande Europa che si costruirà con noi o contro di noi». </p><p rend="h2" >2. Il “Gruppo Spinelli” e la prospettiva federalista</p><p rend="text" >Ma quale idea di Europa ha Trentin? A questo proposito essenziali sono i contenuti del Manifesto del gruppo Spinelli (2001), i temi dell’azione svolta da Trentin come sindacalista in sostegno alle politiche europee promosse da Jacques Delors (Presidente della Commissione europea: 1985-1995), e l’attività di parlamentare europeo, che coincide con la presidenza della Commissione europea di Romano Prodi (1999-2004), che ebbe nel Documento pubblicato in conclusione alla riunione di Lisbona del Consiglio europeo (23-24 marzo 2000) un evento particolarmente significativo. </p><p rend="text" >Trentin è tra i promotori del “Gruppo Spinelli” (che si forma nel 1999) e del <hi rend="italic">Manifesto per un nuovo federalismo </hi>(2001)<hi rend="italic"> </hi>che nascono allo scopo di spostare l’asse del gruppo socialista del parlamento europeo su posizioni più europeiste, ponendo l’accento sull’esigenza di una Costituzione europea e sul federalismo (cfr. Napoletano 2011, 621 sgg.). Del “Gruppo”, tra gli altri, fecero parte Giorgio Ruffolo, Giorgio Napolitano, Renzo Imbeni, Elena Paciotti, Pasqualina Napolitano, Michel Rocard, Catherine Lalumière, Martin Schulz, David Martin, complessivamente 94 europarlamentari che rappresentavano la maggioranza del gruppo socialista. Tra le iniziative del “Gruppo” ci fu la stesura di un documento per un governo economico dell’Unione che contrastasse le politiche monetariste centrate sulla Banca europea attraverso un programma di politiche economiche, sociali e fiscali comuni, documento la cui stesura fu affidata a Trentin e che venne pubblicato col titolo <hi rend="italic">Un programma di governa</hi><hi rend="italic">nce economica e sociale </hi>(febbraio 2004), dopo una verifica dei suoi contenuti in un seminario tenuto a Bruxelles. Questo Programma, Insieme al <hi rend="italic">Manifesto</hi>, presentato a Ventotene ne 2001,<hi rend="italic"> </hi>e al documento di Michel Rocard, <hi rend="italic">L’Europa nel</hi><hi rend="italic"> mondo di oggi</hi>, rappresentano la piattaforma ideale e politica del “Gruppo” intitolato alla memoria e all’opera di Altiero Spinelli (1907-1986), uno dei padri fondatori dell’unità europea<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="08.html#footnote-005">2</ref></hi></hi>. L’idea dell’Europa che per Trentin ed il “Gruppo Spinelli” occorreva sviluppare e proporre come modello di democrazia e di un sistema sociale e che solo l’Europa come soggetto politico, capace di diplomazia e difesa autonome, poteva difendere e avanzare, è costituita, si legge nel <hi rend="italic">Manifesto</hi>, dai «valori europei», dallo «stile di vita europeo», dal «modello sociale europeo», dall’equilibrio che in Europa è possibile costruire «tra libertà individuali e responsabilità collettive, tra efficienza economica e giustizia sociale» (Cruciani 2011, 571 sgg.). Insomma l’Europa dei servizi e delle tutele sociali universalistiche di stampo socialdemocratico uscita dal secondo dopoguerra, alla cui realizzazione la sinistra ed il movimento operaio avevano contribuito in maniera fondamentale sulla base di un patto sociale che andava rinnovato. Risultati storici che il neoliberismo di stampo inglese e statunitense stava attaccando e che per Trentin potevano essere rilanciati e difesi solo a livello europeo, come, d’altra parte, l’Europa doveva essere costruita attorno a questi stessi valori. Un progetto che avrebbe dovuto attuarsi sulla base di uno slancio europeistico ancora vivo che Trentin e il “Gruppo” contavano la sinistra europea fosse in grado di animare ed egemonizzare sulla strada della costruzione di una grande Europa federata. </p><p rend="h2" >3. La Strategia di Lisbona e la governance economica e sociale della zona euro </p><p rend="text" >A questi fini Trentin fu incaricato nel 2004 dal “Gruppo Spinelli” di stendere, come già ricordato, un programma economico-sociale che sarebbe dovuto diventare parte essenziale del programma dei socialisti europei per le elezioni del 2004. Il progetto va letto tenendo presenti gli scritti pubblicati da Trentin nello stesso periodo, soprattutto quelli del 2004 raccolti in <hi rend="italic">La libertà</hi><hi rend="italic"> viene prima </hi>(2004)<hi rend="italic">, </hi>in particolare l’Introduzione al volume, in cui si cerca di rispondere alla domanda «Che cosa resta del socialismo?», e la <hi rend="italic">Lezione magistrale</hi> tenuta a Ca’ Foscari nel 2002, intitolata <hi rend="italic">Lavoro e conoscenza</hi>, un vero e proprio approfondimento del programma di Lisbona dal punto di vista del lavoro e delle sue trasformazioni. </p><p rend="text" >Lisbona pone due questioni centrali per l’analisi di Trentin: a) lo sviluppo di una «economia basata sulla conoscenza» e l’informazione, promossa dalla rivoluzione informatica, e, b) la costruzione di un «stato sociale attivo» che favorisca l’«occupabilità» delle persone; si legge nelle conclusioni di Lisbona:</p><p rend="quotation_b" >le persone sono la principale risorsa dell’Europa e su di esse dovrebbero essere imperniate le politiche dell’Unione. Investire nelle persone e sviluppare uno stato sociale attivo e dinamico sarà essenziale per la posizione dell’Europa nell’economia della conoscenza nonché per garantire che l’affermarsi di questa nuova economia non aggravi i problemi sociali esistenti rappresentati dalla disoccupazione, dall’esclusione sociale e dalla povertà<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="08.html#footnote-004">3</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Pilastri sociali di questi obiettivi sono l’istruzione e la formazione per tutto l’arco della vita, e quindi il riscatto oggettivo del lavoro da una condizione di esecutività, un riscatto che tuttavia occorre evitare sia concentrato solo in determinati segmenti del mercato del lavoro. Contro questa polarizzazione, in <hi rend="italic">La libertà viene prima</hi>, Trentin propone l’esigenza di un nuovo contratto e di un nuovo patto sociali in grado di proporre misure atte a unificare il mondo del lavoro diviso tra coloro che sanno e coloro che non sanno, tra impieghi ad alta professionalità e <hi rend="italic">poor works</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="08.html#footnote-003">4</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >In questo senso il documento del “Gruppo” è un esempio, tuttora valido e insuperato, del tentativo di elaborare una visione macroeconomica finalizzata alla promozione della qualità del lavoro nel quadro di un nuovo modello sociale, e quindi del nucleo degli «elementi» di un socialismo inteso come realizzazione della persona la cui attuazione non può che partire dal lavoro «da cui tutto incomincia»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="08.html#footnote-002">5</ref></hi></hi>. Trentin cerca di riportare al livello europeo – che per certi versi gli appare più favorevole di quello nazionale – l’idea che una profonda riforma della società, nel senso della creazione di una struttura favorevole alla maggiore crescita della persona e della solidarietà tra diversi, debba partire dalla aspirazione del lavoro ad una maggiore libertà nelle attività lavorative. Realizzabile perché non più contrapposta, come nel lavoro parcellizzato e esecutivo del fordismo, con lo sviluppo dell’economia, anzi favorevole allo sviluppo di una economia della conoscenza. E che tutto questo determini delle condizioni, non prive di contraddizioni (come la frammentazione del mercato del lavoro), favorevoli alla costruzione di un nuovo patto sociale fondato, direi, su uno scambio tra responsabilità e qualità del lavoro, in cui il lavoro esca dalla sua subalternità industriale e divenga parte integrante, partecipata e responsabile dello sviluppo della società, cioè parte dirigente di questa, è l’importante messaggio contenuto nel testo di Trentin. Elementi di socialismo in una visione in cui il socialismo è un processo di crescita della persona da incominciare ad attuare immediatamente e non un modello di società da costruire <hi rend="italic">dopo</hi> la presa del potere: </p><p rend="quotation_b" >Che cosa resta del socialismo? […] Certo il socialismo non è più un modello di società […] Esso può essere concepito soltanto come una <hi rend="italic">ricerca </hi>ininterrotta sulla <hi rend="italic">liberazione della persona </hi>e sulla sua capacità di autorealizzazione, introducendo nella società concreta degli elementi di socialismo […] superando di volta in volta le contraddizioni e i fallimenti del capitalismo e dell’economia del mercato, facendo della persona, e non solo delle classi, il perno di una convivenza civile […] cominciando dalla persona che lavora, dalla quale discende tutto il resto. Un misurarsi quotidianamente con il problema di conciliare il rapporto fra governanti e governati, che nessuna socializzazione della proprietà può risolvere da sola, con l’espansione degli spazi di libertà e di autonomia creativa anche nel momento del lavoro […] per fare sì che l’impresa non costituisca più un mondo a sé, che smentisce l’ordinamento democratico del paese, ma diventi parte integrante del patto costituzionale, sia pure con norme sue proprie (Trentin 2021, 36-7).</p><p rend="text" >In altre parole un programma di obiettivi generali, compatibili con lo sviluppo di un’economia capitalistica, i cui effetti dovrebbero promuovere e incrociare l’azione delle persone che lavorano e delle loro organizzazioni impegnate nella costruzione di un lavoro in cui realizzare l’autonomia, la creatività e la responsabilità della persona che lavora. Quindi un programma attento all’occupazione non chiuso nell’orizzonte keynesiano di un lavoro qualsiasi come mero fattore dipendente dalla quantità di investimenti in beni capitali, cioè di un obiettivo di ‘piena occupazione’ che non si pone la questione della qualità del lavoro; un lavoro di cui si possono prevedere solo mutamenti di orario, che non cambiano l’attività, ma solo la sua quantità. Un progetto, invece, quello di Trentin, che a partire dalle Conclusioni di Lisbona del 2000, vede nella costruzione di un’economia della conoscenza una macroeconomia che può coniugare, per la prima volta e in generale, la crescita economica con l’elevazione professionale, e quindi della conoscenza personale del lavoratore con l’incremento della produttività. Determinando, in questo modo, un nuovo intreccio tra lavoro e conoscenza che per Trentin, come sostiene nella <hi rend="italic">Lezione magistrale</hi>, è la premessa e la «sfida» per la conquista di più «libertà nel lavoro», e quindi della creatività, della partecipazione e della responsabilità che possono trasformare il lavoro dipendente da esecutivo ad attivo, riproponendo la centralità della persona nel lavoro (cfr. Trentin 2021, 85 sgg.). Ovvero, l’attuale rivoluzione informatica (e digitale), come «ogni rivoluzione industriale», è anche una «redistribuzione dei poteri e delle libertà», e questa volta gioca a favore del lavoro il fatto che incremento della produttività e aumento della libertà nel lavoro oggettivamente coincidono. Anche se la loro trasformazione in rapporti soggettivi, organizzativi e istituzionali di una stabile maggiore libertà è una «sfida» tutta da giocare.</p><p rend="text" >Il quadro europeo, dato l’elevato livello di sviluppo economico della società e la storica attenzione europea alle questioni sociali, appare a Trentin come lo spazio più idoneo per il lancio di una nuova idea di socialismo a partire dalla ricomposizione del piano economico, con quello sociale e politico che la sinistra europea novecentesca ha sempre tenuti separati in una successione temporale che vedeva l’inizio del processo nella conquista del potere. Il documento intende, perciò, rispondere al quesito, dato il quadro europeo, di quale macroeconomia occorra per un modello sociale fondato sull’incremento della qualità del lavoro, piano su cui per Trentin è possibile costruire quegli «elementi di socialismo» che sostiene in <hi rend="italic">La libertà viene prima.</hi><hi rend="italic"> </hi>In questo senso, a mio giudizio, si tratta di un documento assolutamente originale per la sinistra, il quale purtroppo non ha fatto scuola e del quale intendiamo proporre un’analisi dettagliata finalizzata ad evidenziare il nesso tra crescita economica e crescita del socialismo.</p><p rend="h2" >4. Il modello sociale europeo, la Costituzione europea, le cooperazioni rafforzate </p><p rend="text" >Il programma consta di due parti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="08.html#footnote-001">6</ref></hi></hi>. La prima, intitolata <hi rend="italic">Il nostro progetto. </hi><hi rend="italic">Promuovere il nostro modello sociale nella zona euro</hi>, ha un carattere fondamentale e di indirizzo strategico. La seconda, <hi rend="italic">Il quadro</hi><hi rend="italic"> della nostra azione. Costituzione e cooperazione rafforzata</hi>, intende misurare da subito gli spazi esistenti per l’avvio della realizzazione degli obiettivi strategici; margini aperti dal testo della costituzionale europea varato nel 2003 dalla Costituente di Laeken che si ritiene approvabile, nonché dallo strumento tecnico della cooperazione rafforzata. Le due parti sono precedute da una Introduzione che fa un bilancio dell’eurozona nata con l’introduzione dell’euro nel 1999.</p><p rend="text" >Il bilancio è finalizzato a stabilire i termini in cui articolare il programma. Da un lato «l’euro è un successo», perché pone gli attori economici al «riparo dai rischi di cambio» e determina «senso di appartenenza». Dall’altro, dal punto di vista dei «cittadini europei», si sottolineano i problemi di una crescita lenta, della disoccupazione, della caduta del potere di acquisto, della protezione sociale minacciata dal Patto di stabilità, il persistere del problema delle pensioni, l’incremento della flessibilità dei diritti del lavoro in seguito all’integrazione dei mercati, a fronte di una mobilità debole, una accentuata liberalizzazione dei servizi pubblici, delocalizzazioni crescenti, competitività a troppo breve termine, infine una politica sociale non rinnovata né più giusta a fronte della sfida della mondializzazione e dell’evoluzione demografica. Da qui l’esigenza di un programma politico ed economico, per «rilanciare la crescita a lungo termine» attraverso una riforma delle «regole» e delle «istituzioni» che coincida con l’adozione di un Costituzione indispensabile per la stessa attuazione del programma. Un programma, infine, che per l’attuazione di suoi obiettivi prevede sempre, quando nel testo l’azione è configurata, «una previa consultazione dei partner sociali» da parte dell’eurogruppo, tra i quali in primo luogo vanno compresi la Confederazione europea dei sindacati (CES) e i sindacati nazionali.</p><p rend="text" >La parte prima, finalizzata alla promozione di un «modello sociale», e non ad un modello economico, inizia con le seguenti parole: </p><p rend="quotation_b" >le aspirazioni si sono orientate in una nuova direzione, i cittadini si preoccupano sempre di più della qualità del loro lavoro e della loro protezione sociale […] l’Unione Europea deve […] rimettere in discussione la predominanza del mercato sul sociale e il monetarismo sull’occupazione […] la regolamentazione del mercato e la politica monetaria devono servire gli obiettivi sociali […] è indispensabile una politica macroeconomica volontaristica (Cruciani 2011, 598). </p><p rend="text" >In particolare, per coordinare le spese d’investimento necessarie ad una crescita a lungo termine – «educazione, formazione, ricerca, sviluppo» –, e realizzare un «riequilibrio tra il monetario, l’economico e il sociale», occorre rafforzare la «<hi rend="italic">governance </hi>economica». Quindi il documento sottolinea che il mercato non è in grado da solo di realizzare un modello sociale centrato sull’occupazione di qualità e sullo sviluppo sostenibile, e che ciò sia perseguibile solo attraverso una politica economica che ponga volontaristicamente questi obiettivi ricorrendo agli strumenti offerti dalla «cooperazione rafforzata». A questi fini si sostiene la necessità di una politica economica fondata su «investimenti pubblici» e ispirata alla strategia di Lisbona fondata sulla conoscenza, che favorisca la creazione di «nuovi e migliori posti di lavoro, e una maggiore coesione sociale», a cui associare, secondo le indicazioni scaturite dal summit di Göteborg del 2001, una più precisa «dimensione ambientale» e «riforme strutturali con valenza sodale (pensioni, sanità)».</p><p rend="text" >Seguono sei punti che articolano questo programma di «politica macroeconomica volontaristica» cui associare i «partner sociali»: 1) <hi rend="italic">Strumenti macroeconomici per l’</hi><hi rend="italic">occupazione</hi>, ispirati a favorire la creazione di «un vero mercato dell’occupazione nella zona euro»; la «mobilità dei lavoratori», ravvicinando le «legislazioni sul diritto del lavoro; il «lavoro di qualità e a lungo termine», soprattutto attraverso politiche attive centrate sull’ «educazione» e la «formazione lungo tutto l’arco della vita». 2) <hi rend="italic">Protezione sociale, </hi>centrata sulle «sfide seguenti»: ammodernamento dei sistemi di sanità; riforma delle pensioni in modo da favorire la «partecipazione dei <hi rend="italic">senior </hi>alla vita attiva su base volontaria e liberamente scelta»; «fissazione di un salario minimo» e «diritto ad un reddito minimo legato al salario minimo»; lotta alla povertà e all’esclusione. 3) <hi rend="italic">Politica fiscale comunitaria </hi>contro le politiche neoliberali di una «riduzione generalizzata» delle imposte dirette, contro il <hi rend="italic">dumping fiscale </hi>e per una coesione economica che preveda il «un controllo dei bilanci degli Stati membri»; necessità di una «imposta europea», da sottrarre alle imposte nazionali, al fine di garantire una sostenibilità finanziaria alle politiche sociali europee. 4) <hi rend="italic">Per gli investimenti pubblici </hi>in innovazione, ricerca e nuove tecnologie, educazione e formazione, infrastrutture, ad un livello di spesa del 3% del PIL. 5) <hi rend="italic">Per </hi><hi rend="italic">un bilancio autonomo della zona euro</hi>, necessario per le politiche ricordate e per la coesione economica e territoriale, anche in relazione al Patto di stabilità, di cui si richiede a più riprese una riforma in direzione di una maggiore flessibilità. 6) <hi rend="italic">L’eurozona deve spronare l’Unione Europea ad agire</hi><hi rend="italic"> </hi>«attraverso politiche di finanziamento favorevoli alla strategia di Lisbona e alla coesione economica, sociale e territoriale» fino ad «un “piano Marshall” in favore dei nuovi Stati membri».</p><p rend="text" >Seguono altri tre punti relativi alla macroeconomia: 1) <hi rend="italic">Le regole della zona euro: </hi><hi rend="italic">riformare il Patto di crescita e di stabilità </hi>in maniera che non si miri alla stabilità dei prezzi ma dell’occupazione e quindi della crescita; ovvero non solo alla stabilità attraverso una «sinergia tra PCS e la strategia di Lisbona» riequilibrando lo squilibri di potere tra politiche monetarie (BCE) e intervento in materia macroeconomica. 2) <hi rend="italic">Tener conto</hi><hi rend="italic"> della congiuntura: sostenere gli investimenti necessari alla strategia di Lisbona</hi><hi rend="italic">, </hi>cioè introduzione di una<hi rend="italic"> </hi>golden rule che sottraendo gli investimenti pubblici dal calcolo del deficit permetta di intervenire per la crescita anche in una congiuntura sfavorevole ed in presenza di un deficit di bilancio significativo, al fine di mantenere comunque gli investimenti necessari alla strategia di Lisbona (educazione e formazione permanente, innovazione e ricerca e R&amp;S, tecnologie sostenibili, trasporto e energia). 3) <hi rend="italic">Il controllo del debito</hi><hi rend="italic"> pubblico: una sorveglianza multilaterale a lungo termine: </hi>dopo aver sottolineato che il Patto di stabilità può determinare «effetti particolarmente nefasti» in «termini di protezione sociale» e di aumento dei «prelievi fiscali» in generale </p><p rend="quotation_b" >il gruppo Spinelli sottolinea che il debito pubblico può essere un motore di crescita a lungo termine e che non deve essere combattuto se si rivela sostenibile; d’altro lato il gruppo Spinelli auspica che si assicuri una sorveglianza multilaterale più stretta […] L’indebitamento pubblico rimane indispensabile ad una politica d’investimento favorevole alla crescita, alla giustizia sociale e all’innovazione tecnologica.</p><p rend="text" >La prima parte del documento termina con un punto tre: <hi rend="italic">Rafforzare le</hi><hi rend="italic"> istituzioni della zona euro </hi>in vista di una <hi rend="italic">governance </hi>macroeconomica più forte e efficace, articolato in tre paragrafi: 1) <hi rend="italic">Stabilire l’eurogruppo economico e sociale, </hi>cioè fare assumere al Consiglio dei ministri della zona competenze di effettiva direzione politico-economica anche in dialogo con la BCE. 2) <hi rend="italic">La Banca centrale</hi><hi rend="italic"> europea (BCE)</hi> deve uscire da una logica neoliberista e monetaria (ad esempio con politiche NAIRU<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="08.html#footnote-000">7</ref></hi></hi> in caso di inflazione) ed i presidenti della BCE e dell’Eurogruppo devono disporre di «uno spazio di dialogo trasparente» cui associare i «partner sociali creando in questo modo, istituzionalmente, uno «spazio di Dialogo sociale» permanente. 3) <hi rend="italic">Ampliare il dibattito e gli attori</hi>: le decisioni economiche «devono compiersi nella trasparenza, sotto il controllo dell’opinione pubblica e della società civile e in concertazione con i partner sociali»; tra gli attori vanno qualificati anche i parlamenti nazionali in particolare nella gestione del deficit.</p><p rend="text" >Si passa quindi alla Parte seconda: <hi rend="italic">Il quadro della nostra azione. </hi><hi rend="italic">Costituzione e cooperazione rafforzata, </hi>definita a partire dal giudizio che la Convenzione europea non permette una sufficiente governance economica e sociale, per questo il documento si schiera con decisione a favore del progetto di Costituzione. Quindi 1) <hi rend="italic">Nuovi obiettivi </hi><hi rend="italic">per l’Unione. Riequilibrio degli obiettivi economici e sociali</hi> la «simmetria tra le dimensioni economiche e sociali» prevede lo sviluppo sostenibile, un’ «economia sociale di mercato» (piena occupazione, progresso sociale, miglioramento qualità ambientale), lotta all’esclusione e alla discriminazione sociali, giustizia, protezione sociale e solidarietà intergenerazionale, coesione economica sociale e territoriale rafforzati dal capitolo “Solidarietà” della Carta dei diritti fondamentali che rende obbligatoria una serie di diritti sociali: «informazione e consultazione dei lavoratori, negoziati collettivi, protezione contro i licenziamenti ingiustificati, condizioni di lavoro…»; Protezione dei servizi pubblici<hi rend="italic"> </hi>che «sono un pilastro essenziale del nostro modello sociale»: l’accesso ai servizi di carattere generale è un diritto che la «concorrenza» non deve mettere in discussione: </p><p rend="quotation_b" >universalità, la continuità, la qualità, l’efficacia, la parità di accesso, la proporzionalità, un costo accessibile e la protezione degli utilizzatori e dei consumatori, compresa la partecipazione degli utilizzatori e il controllo democratico dei prestatori,</p><p rend="text_NOindent" >sono tutti obiettivi del modello sociale che il documento persegue.</p><p rend="text" >Dopo ulteriori raccomandazioni finalizzate al rafforzamento della governance e dell’impiego più utile delle cooperazioni rafforza, il documento termina sul «ruolo motore per la zona euro» rappresentato dall’azione di alcuni paesi, rifiutando l’idea di un’avanguardia e sostenendo invece la possibilità che un gruppo ristretto di paesi (ed esempio i 12 della zona euro) possa raggiungere forme di integrazione maggiore in cui associare in un secondo momento altri paesi in una processo volontario, tenendo conto che i 12 attraverso la moneta unica possiedono un’«accresciuta coerenza economica e sociale ma anche giuridica: insomma: coordinamento più approfondito delle politiche economiche e di bilancio, armonizzazione fiscale, rappresentanza esterna delle posizioni comuni, ricerca e sviluppo, innovazione».</p><p rend="h2" >5. Economia della conoscenza, formazione permanente, elementi di socialismo</p><p rend="text" >Ebbene qual è il filo rosso o se si preferisce l’ordito del processo che, messo in moto da una governance europea rafforzata, trasparente e in dialogo con i partner sociali, può condurre dalla questione sociale ad un socialismo federale attraverso un’idea di sviluppo economico in un mercato regolato? A mio avviso sono i contenuti del documento di Lisbona, ripetutamente citato nel documento, che forniscono tale filo: la conoscenza che lega, o meglio che può legare se promossa in una certa maniera – questa la «sfida» da non perdere per evitare rivoluzioni passive conservatrici o reazionarie –, la crescita della società e quella delle persone, del lavoro e delle imprese sotto una politica economica volontaristica, che non si affidi al mercato e alla concorrenza ma a un modello sociale. Quindi <hi rend="italic">conoscenza</hi> più <hi rend="italic">solidarietà</hi> sociale, questo il socialismo di Trentin per gli anni 2000, a cui la governance rafforzata offre un potere che a tali processi si affianca senza lasciare il sociale nelle mani del mercato né pretendere di costituirlo ex novo (rifiuto dei ‘due tempi’). </p><p rend="text" >Ma tutto questo con la consapevolezza politica, che nelle conclusioni di Lisbona affiora assai meno, che la contraddizione fondamentale rispetto a questo processo è costituita dal nesso tra capitale e Stato nazionale, tra spirito europeo e sovranismo, e quindi che il rafforzamento delle politiche europee e l’uscita dal monetarismo della BCE, che lascia spazio al nesso nazionale tra politica e economia, sono decisivi, come lo sono la trasparenza e la consultazione costante con le parti sociali.</p><p rend="text" >In questo quadro, in cui il capitale indebolito nel nesso nazionale con lo Stato, ma richiedente una economia della conoscenza, non può impedire, anzi ha bisogno come recita il documento di Lisbona, dello sviluppo di un modello di Stato sociale attivo, tale da prefigurare una società altamente inclusiva e partecipata, fondata sulla persona e la conoscenza, un insieme di ‘elementi di socialismo’ da non sottovalutare.</p><p rend="text" >Tutto questo è rinvenibile puntualmente nel documento che individua nell’Europa unita, patria del modello sociale più avanzato al mondo, l’occasione per instaurare una «economia sociale di mercato» espandibile significativamente. Il documento non si preoccupa di fornire un modello di società, quanto, piuttosto, di individuare i punti in cui innestare il processo di liberazione delle potenzialità sociali altrimenti ingabbiate dalla privatizzazione e dalla concorrenza. Perché non si tratta di difendere le conquiste novecentesche ma di rafforzare e espandere il quadro della socialità europea. A questo fine il Documento Trentin tocca tutti i punti qualificanti di questo programma in una visione di governance rafforzata non solo istituzionalmente ma per il rapporto costante con la società civile. Una cornice in cui il punto centrale è che lo sviluppo di una macroeconomia della conoscenza determina le condizioni più favorevoli per la liberazione delle persone, a cominciare da quelle che lavorano, la cui impiegabilità costituisce il punto centrale di una nuova sicurezza sociale in uno stato sociale attivo nei confronti di tutti gli aspetti arretrati e precari del mercato del lavoro. </p><p rend="text" >Il documento del “Gruppo Spinelli” puntava politicamente su di un ampio appoggio dei cittadini europei allo sviluppo dell’Unione europea e sulla approvazione popolare della carta costituzionale europea. Sappiamo che nel 2005 queste speranze naufragarono con la sconfitta dei referendum francese e olandese. All’indomani di questa sconfitta, in cui Trentin vede anche un successo degli USA e della Gran Bretagna di Blair, egli descrive, molto efficacemente l’Unione europea come un «mercato senza politica estera» (Cruciani 2011, 412). Dal soggetto politico forte e volontaristico del programma del gruppo Spinelli a un mercato senza testa il salto non è piccolo. Una zona di forti consumi in mano ad un mercato sorretto dal monetarismo senza precise finalità economiche e sociali appare l’opposto della realizzazione degli «elementi di socialismo» che Trentin inseguiva nel suo quadro di sviluppo macroeconomico. Da quel 2005 i sovranismi e gli egoismi nazionali di stampo statuale sono andati avanti fino al punto in cui, sotto l’emergenza del Covid e della invasione dell’Ucraina, le esigenze di una dimensione politica ed economico-sociale forte dell’Europa sono ricomparse. Purtroppo nel frattempo la sinistra europea, di cui Trentin fu attivo partecipe e animatore, ha conosciuto una crisi inedita ed oggi appare priva di progetto, di credibilità e di seguito. Quanto al progetto europeo oggi appare appoggiarsi, in un senso assai lontano da quello auspicato dal gruppo Spinelli, da una parte sulle professionalità della burocrazia articolata sulla Commissione e sul parlamento europei, dall’altro sulle politiche di aggregazione messe in atto dagli Stati più forti, che nel migliore dei casi possono condurre a mediazioni al ribasso e all’allungamento di tutti i processi. Il 2005, attraverso un mix di liberismo e di sovranismo, ha probabilmente messo fine allo spirito sorto dalle tragedie del secondo conflitto mondiale che aveva creato l’Europa della pace, e di cui il documento di Trentin si presenta come un frutto maturo. Ma i suoi contenuti sono tutti attuali, anche se non si intravede un soggetto capace di farli propri. Eppure la geopolitica, ancor più che nel 2005, richiede un’Europa ed un’Europa con una politica sociale e estera all’altezza delle contraddizioni in cui la Terra, anche come ambiente, si trova a vivere. Ed in Europa, ancora, tutto dipende dagli europei.</p><p rend="h2 ParaOverride-2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Ariemma, Iginio, a cura di. 2009. <hi rend="italic">Il futuro del sindacato dei diritti. Scritti e testimonianze in onore di Bruno Trentin. </hi>Con la <hi rend="italic">lectio doctoralis</hi> tenuta all’università Ca’ Foscari di Venezia il 13 settembre 2002. Roma:<hi rend="italic"> </hi>Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Ariemma, Iginio. 2014. <hi rend="italic">La sinistra di Bruno Trentin. Elementi per una biografia</hi>. Roma:<hi rend="italic"> </hi>Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Callieri, Carlo, e Bruno Trentin. 1997. <hi rend="italic">Il lavoro possibile. Prospettive di inizio millennio. Dialogo con Angelo Varni</hi>. Torino: Rosenberg &amp; Sellier.</p><p rend="bib_indx_bib" >Casellato, Alessandro, a cura di. 2014. <hi rend="italic">Lavoro e conoscenza dieci anni dopo. 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Rivista sulle trasformazioni sociali</hi> 11 (22): 239-44.</p><p rend="bib_indx_bib" >Napoletano, Pasqualina. 2011. “Bruno Trentin e il “Gruppo Spinelli”.” In <hi rend="italic">Bruno Trentin. La sinistra e la sfida dell’Europa politica. Interventi al Parlamento europeo, documenti, testimonianze (1997-2006)</hi>, a cura di S. Cruciani. Roma:<hi rend="italic"> </hi>Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 1994. <hi rend="italic">Lavoro e libertà nell’Italia che cambia. </hi>Roma: Donzelli.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 1995. <hi rend="italic">Il coraggio dell’utopia. La sinistra e il sindacato dopo il taylorismo. Un’intervista di Bruno Ugolini</hi>. Milano: Rizzoli.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 2014. <hi rend="italic">La città del lavoro. Sinistra e crisi del fordismo, </hi>a cura di Iginio Ariemma. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 2021.<hi rend="CharOverride-2"> </hi><hi rend="italic">La libertà viene prima. La libertà come posta in gioco del conflitto sociale, </hi>Nuova edizione con pagine inedite dei Diari e altri scritti, a cura di Sante Cruciani, presentazione di<hi rend="italic"> </hi>Iginio Ariemma<hi rend="italic">, </hi>postfazione di<hi rend="italic"> </hi>Giovanni Mari. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib" >Tronti, Leonello. 2022. “Per non ricadere nella trappola dell’austerità.”<hi rend="italic"> Collettiva</hi>, 12 dicembre, 2022.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-006-backlink">1</ref></hi>	Cfr. l’intervento di Trentin del 16 gennaio 2006, ora in Del Rossi in questo volume, p. 37. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-005-backlink">2</ref></hi>	Tutti i documenti citati sono reperibili in Cruciani 2011.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-004-backlink">3</ref></hi>	Consiglio europeo, 23-24 marzo 2000, Conclusioni della presidenza, par. 24.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-003-backlink">4</ref></hi>	Trentin 2021, 87. Su questi temi cfr. anche Mari 2022, 239-44.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-002-backlink">5</ref></hi>	Trentin 2021. Per l’idea di socialismo sostenuta da Trentin nel libro, cfr. la “Postfazione” di Mari 2021, 261 sgg.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-001-backlink">6</ref></hi>	Le numerose citazioni che seguono sono rinvenibili, nell’ordine di successione in cui sono riportate, in <hi rend="italic">Un programma</hi><hi rend="italic"> di governance economica e sociale</hi>, in Cruciani 2011, 595-615.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="08.html#footnote-000-backlink">7</ref></hi>	NAIRU: <hi rend="italic" >Non Accelerating Inflation Rate of Unemployment</hi>, cioè lotta all’inflazione mediante riduzione degli investimenti e corrispondente diminuzione dell’occupazione e quindi dei consumi che devono raffreddare l’inflazione. A questo proposto cfr. Tronti 2022, a commento delle politiche monetarie messe in atto dalla BCE nel 2022.</p>


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          <head>References</head>
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          <bibl n="103541">Trentin, Bruno. 2014. La citt&amp;#224; del lavoro. Sinistra e crisi del fordismo, a cura di Iginio Ariemma. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
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