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        <title type="main" level="a">Guerra e pace nell’europeismo federalista di Bruno Trentin</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-2333-0403" type="ORCID">
            <forename>Antonio</forename>
            <surname>Cantaro</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Urbino Carlo Bo, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
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          <resp>This is a section of <title>Diritti, Europa, Federalismo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0049-3</idno>) by </resp>
          <name>Sante Cruciani, Maria Paola Del Rossi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.09</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The essay dwells on the important reflection on the dialectic between war and peace that Trentin opens up in parallel with the first and second Gulf Wars, involving the role of the Union as an international actor and the need for European defense before the waning of American hegemony. The author points out how Trentin participates in the life of the European Parliament with the same intellectual setting that led him heretically to argue that "freedom comes first". Political Europe comes first, he argued. The importance of a political Europe in the governance of globalization is, in fact, central to his tenure in the European Parliament and his battle for the approval of the European Constitution project.</p>
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            <item>peace and war</item>
            <item>Federalism</item>
            <item>European Constitution</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.09<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.09" /></p>



<p rend="h1_chapter" >Guerra e pace nell’europeismo federalista <lb/>di Bruno Trentin</p><p rend="h1_author" >Antonio Cantaro</p><p rend="text" >Pensare l’impensato. </p><p rend="quotation_b" >San Candido, 19 agosto 2003. </p><p rend="quotation_b" >Non rimpiango nulla della mia vita e delle esperienze che ho potuto fare nel sindacato e nel partito. Sento piuttosto che il mio messaggio sulla libertà nel lavoro non è passato e che nello stesso tempo la politica ha preso ormai un’altra strada. Questo vuole dire essere <hi rend="italic">out</hi> “bellezza”, </p><p rend="text_NOindent" >confessa Bruno Trentin nel suo Diario (Trentin 2021). </p><p rend="text" >Non si sbagliava. La politica interna aveva già da tempo preso la strada dell’amministrativizzazione degli interessi, quel concretismo, quel male oscuro dell’Occidente, che va sotto il nome di governance (Cantaro 2022a). Mentre, d’altra parte, la politica internazionale segue sempre più i canoni del fondamentalismo geopolitico<hi rend="italic"> </hi>e geoeconomico: esibizione della volontà di potenza che nega in radice l’esistenza di una politica per il mondo, se non quella dei poteri costituiti, dei poteri forti.</p><p rend="text" >È su questo secondo versante della trasformazione delle democrazie contemporanee che concentrerò la mia attenzione. Lo farò a partire da alcune affermazioni contenute nel recente pamphlet del direttore di Limes, <hi rend="italic">La pace è finita </hi>(Caracciolo 2022)<hi rend="italic">.</hi> Alcune condivisibili, altre profondamente distanti dall’idea di politica e di democrazia coltivata da Trentin. </p><p rend="h2" >1. Sostiene Caracciolo, l’europeismo è antieuropeo</p><p rend="text" >Sostiene Caracciolo. L’Antieuropa è la forma dell’impero americano in Europa. Su questo, Trentin concorderebbe. Come non vedere nella recente qualificazione della Russia come ‘Stato terrorista’, da parte della maggioranza del Parlamento dell’Unione, la zelante e supina accettazione della dottrina statunitense degli ultimi decenni? Come non vedere che c’è un filone dell’unionismo che asseconda la strategia americana tesa a utilizzare l’Europa come una sua articolazione politico-militare? Come non vedere che l’Unione è vittima della sua mancanza di una visione autonoma del mondo? Se l’avesse, avrebbe in questo <hi rend="italic">annus horribilis</hi> impostato il problema della guerra, della pace e della cooperazione all’altezza della sua complessità, all’altezza della sfida che la <hi rend="italic">questione russa</hi> pone. Oggi e domani.</p><p rend="text" >Sbaglia, tuttavia, il direttore di Limes quando appiattisce l’Europa spazio politico sull’Europa spazio mercantile, quando non distingue tra l’europeismo federalista e l’europeismo unionista, tra il sogno, che fu a un certo punto anche trentiniano, di una Europa solidale e l’incubo dell’ordine di Maastricht.</p><p rend="text" >Sostiene Caracciolo. </p><p rend="quotation_b" >L’europeismo ha partecipato e continua a partecipare dello sfarinamento dell’incerto spazio vetero-continentale. Dice Europa e s’accomoda volentieri in Antieuropa. L’europeismo è antieuropeo, al pari dell’imperialismo americano. </p><p rend="text" >Sostiene Caracciolo. Quello dell’Europa unita è un miraggio che affonda le sue origini «nella radice illuministica virata in hegelismi e marxismi vari da cui germina il mito del dopo-storia». Così, in un sol colpo, Caracciolo liquida il pensiero occidentale moderno, tutto accomunato dall’ingenua pretesa di ricavare dal dover essere, dall’imperativo dell’Europa come destino, l’essere, l’Europa unita.</p><p rend="text" >Europa unita. Per Caracciolo, una vertiginosa astrazione. «Fondata» – cito testualmente – «sulla fede che la storia dell’umanità abbia una direzione, che siano le idee a fare la storia e non viceversa». Un ingenuo credo per il quale grandi uomini mobilitano «le nazioni e gli imperi chiamati a volgere l’idea in realtà». Fine della storia, dice Caracciolo. Quella fine annunciata <hi rend="italic">urbi et orbi</hi>, dopo la caduta del Muro e dell’Urss, dal nippo-americano Francis Fukuyama. </p><p rend="text" >Per Caracciolo questa ideologia è stata alimentata dal complice e ipnotico universo europeista della pace perpetua. Pura idea perché a differenza della fine della storia in salsa americana, non poggia su un soggetto geopolitico, ma sorge dalla sconfitta post 1945 quale onirica compensazione della retrocessione delle potenze europee da dominanti a suffraganee dell’egemone a stelle e strisce. </p><p rend="text" >Una condanna senza appello. L’idea di Europa ha perso perché, incalza il direttore di Limes, nega la storia. E ne è, dunque, negata. È utopia, senza spazio e senza tempo. <hi rend="italic">Metaverso</hi><hi rend="italic"> ante litteram</hi>. Più degli americani, «abbiamo davvero creduto» di essere lo scopo della storia: «abbiamo immaginato l’Europa come lo spazio che per primo avrebbe superato lo Stato nazionale in vista di un utopico impero universale del diritto e della pace».</p><p rend="text" >La prosa è graffiante. L’europeismo è senza storia, sempre uguale a sé stesso. Nel Manifesto di Ventotene, sostiene Caracciolo, vibra «il fervore di chi rifiuta lo stato presente delle cose in nome di un ideale urgente, del progresso che non può attendere». Un volontarismo elitario associato alla «convinzione che gli Stati Uniti d’Europa non sono affare di gradualisti, ma di selezionati rivoluzionari di professione». La rivoluzione – è la sarcastica chiosa – compie la storia. Suo scopo è «la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani», in vista «di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo». Dalla rivoluzione europea a quella mondiale. </p><p rend="text" >Per Caracciolo, Spinelli e Rossi sono i pionieri del principio primo d’ogni successivo europeismo: l’indefinizione spaziale sposata all’indeterminazione temporale. Tre generazioni dopo l’invenzione del ‘progetto europeo’, il soggetto geopolitico unitario semplicemente non c’è. Per via della scelta americana di ergersi a potenza europea numero uno, sino ad inglobare l’impero sovietico nell’Alleanza Atlantica. Per via di una ideologia dell’impotenza europea che sanziona il dominio statunitense. La sacralizzazione di un’Europa governata dalla pace si è alla fine rilevata mero accompagnamento del dominio americano. Il resto è cronaca di una retorica infinita sulla Grande Europa, di una retorica mossa dal senso di sconfitta di chi da troppe generazioni si pensava razza vincente e non si rassegna al destino cinico e baro, s’illude anzi di rovesciarlo. </p><p rend="h2" >2. Sostiene Trentin, l’Europa federale viene prima</p><p rend="text" >Non mi persuade. Non posso motivare questa mia non persuasione in nome di Trentin, che pure ho conosciuto nelle stanze del Centro Riforma dello Stato di Ingrao e qualche volta timidamente incrociato nella sua CGIL. Provo a farlo grazie a Trentin, alle sue battaglie politiche e intellettuali.</p><p rend="text" >La storia del federalismo europeista e dell’europeismo di Trentin non è affatto riducibile a una storia da ingenui e «utili idioti». Darò la parola direttamente a Trentin, alle sue scelte, ai suoi pensieri.</p><p rend="text" >Trentin partecipa alla vita del Parlamento europeo con lo stesso impianto intellettuale che lo portava ereticamente a sostenere che «la libertà viene prima». L’Europa politica viene prima, sosteneva. E il <hi rend="italic">primum</hi> è la riforma costituzionale<hi rend="italic">,</hi> prima dell’allargamento ad Est all’ordine del giorno in quegli anni e, persino, prima dell’Europa sociale. Si può non concordare con questa gerarchia, ma l’ormai ex segretario della CGIL aveva il senso politico, altamente politico, di chi sa che nel vivo dei conflitti esistono delle priorità. Non era certo il senso della storia che gli mancava. </p><p rend="text" >Perché l’Europa federale? Per dare alla zona euro un governo politico dell’economia e una politica estera e della difesa comune. Due obiettivi che non hanno nulla di declamatorio: l’Europa sovrana è l’Europa che fa i conti con il declino dell’egemonia americana nel mondo(Cantaro 2003), con l’epocale crisi dell’ordine internazionale che è venuta compitamente e drammaticamente alla luce lo scorso 24 febbraio. </p><p rend="text" >Sostiene testualmente Trentin, in un intervento del gennaio 2004, dall’eloquente titolo “Il partito americano e la sinistra europea”, che il condizionamento esercitato in quei giorni dagli USA </p><p rend="quotation_b" >per negare qualsiasi spazio di autonomia nei confronti degli organismi operativi della NATO all’operatività di un quartiere generale della forza europea di difesa e di sicurezza si colloca in continuità con l’iniziativa di otto paesi europei guidati dalla Gran Bretagna, dalla Spagna, dalla Polonia e dall’Italia – la c.d. coalizione dei volenterosi – per assicurare il governo Bush di tutta la loro solidarietà con la sua guerra preventiva all’Iraq. </p><p rend="text" >E aggiunge subito dopo: questa iniziativa è del tutto </p><p rend="quotation_b" >“complementare” alla strategia dell’amministrazione Usa, tesa a contenere l’evoluzione politica dell’Unione Europea e il pericolo che questa rappresenta per il monopolio americano della forza, per l’unilateralismo delle decisioni di politica estera. Essa tende a scongiurare l’esempio che l’Unione Europea potrebbe rappresentare per altre forme di organizzazione regionale dei poteri politici in un sistema pluralista che cerca la sua strada in tutte le parti del mondo (Trentin 2021). </p><p rend="text" >Ciò a cui pensa Trentin è un ordine internazionale fondato non sulla forza ma sul diritto, una politica di pace e di cooperazione internazionale, una Federazione di Stati Nazioni e Popoli come auspicato dal ‘gruppo Spinelli’, una riconciliazione della tradizione socialista con quella federalista, un nuovo internazionalismo della sinistra critico anche con le sue ricorrenti tentazioni neocolonialiste. Tutti temi che non sono frutto di una visione onirica e pacificata della politica europea e della globalizzazione. Basti pensare all’insistita polemica tanto contro la destra sovranista quanto con la sinistra laburista, favorevoli, per Trentin, a un «grande mercato senza politica estera». Giudizio che affonda le sue radici in una perspicua, non dottrinaria, rappresentazione geo-storica e geopolitica.</p><p rend="h2" >3. Sulla metamorfosi della dottrina Monroe</p><p rend="text" >Sostiene Trentin, siamo nel giugno 2005, che «la seconda fase imperiale – dopo quella di Teodoro Roosevelt, con la sua “politica del bastone” – di un governo degli Stati Uniti, caricato da un fondamentalismo evangelico, richiede una riflessione attenta». Né Bush né Blair hanno in un primo tempo «posto il problema della democrazia come la nuova frontiera di una strategia internazionale fondata sulla difesa e la promozione dei diritti e della libertà individuali». Per questa ragiona, precisa Trentin, </p><p rend="quotation_b" >l’ascesa di Bush e il potere dei <hi rend="italic">neocons</hi> nella scena politica americana non sono riducibili alla rivendicazione di un’attualità della democrazia. Essi sono l’espressione di un’ideologia unipolare della nazione più potente del mondo, di un fondamentalismo evangelico che chiama l’America alla missione di esportare tutti i suoi valori e le sue credenze in ogni angolo della terra. Da qui, una innovazione rivoluzionaria della dottrina Monroe che considerava l’America latina come “il cortile di casa”. Ogni nazione del mondo, anche la più lontana dagli Usa, diventa oggi il cortile di casa e minaccia potenzialmente l’unico punto di riferimento dell’ideologia imperiale: la sicurezza degli Stati Uniti come potenza mondiale. </p><p rend="text" >E conclude, quasi profeticamente. </p><p rend="quotation_b" >Sottolineo questi aspetti, tutt’altro che contingenti, della formazione di una dottrina imperiale negli Stati Uniti anche perché non credo che essi si dissolveranno come neve al sole con la vittoria di un’altra amministrazione. Qui facciamo i conti con pulsioni, idee, sentimenti profondi. Quello che temo è una lettura riduttiva e superficiale delle attuali ideologie dell’impero americano. Perché dire che i <hi rend="italic">neocons</hi> ci pongono il problema dell’espansione della democrazia, al di là del ricorso alla guerra unilaterale che costituirebbe un “errore”? È veramente soltanto un errore? Non credo: né Bush né Blair sono compagni che sbagliano. Io non sono contro l’uso della forza, quando si tratta di difendere la democrazia. Come è stato in Spagna nel 1936. O per scongiurare un massacro di popolazione o per difendere la sopravvivenza di una minoranza. Quando il ricorso alla forza avvenga sotto la decisione dell’ONU e con le regole del diritto internazionale (Trentin 2021).</p><p rend="h2" >4. Globalizzazione e unilateralismo statunitense</p><p rend="text" >Non mi interessano superficiali parallelismi con la situazione determinatasi con l’invasione dell’Ucraina per mano dell’altro impero declinante del XXI secolo, quell’Antieuropa russa che cancella per mano dell’anti-leninista Putin ogni rapporto con l’illuminismo moderno. Mi interessa, piuttosto, evidenziare, da una parte, la costante condanna di Trentin dell’unilateralismo statunitense e, dall’altra, la rappresentazione del carattere ambivalente della globalizzazione che quell’unilateralismo prova a piegare a suo vantaggio.</p><p rend="text" >Sostiene Trentin.</p><p rend="quotation_b" >Noi non guardiamo con paura alla globalizzazione. La consideriamo il terreno storico nuovo su cui stare, agire, lottare. Perché la globalizzazione ha offerto e offre a miliardi di persone nuove opportunità di progresso. E, al tempo stesso, la globalizzazione oggi è ingiusta per grandi moltitudini di poveri del mondo. </p><p rend="text" >Il problema però, aggiunge subito dopo: </p><p rend="quotation_b" >non è la globalizzazione, bensì l’ideologia neoliberista che spesso l’ha guidata, gli orientamenti delle élites politiche e finanziarie che l’hanno gestita. L’alternativa all’ideologia neoliberista, alla sua cieca fede nella <hi rend="italic">deregulation</hi> del mercato e ai fallimenti che ha provocato, è una nuova e moderna responsabilità dell’intervento pubblico su scala internazionale, una dimensione sociale del processo di globalizzazione al servizio dell’umanità e delle generazioni future (in Cruciani 2011). </p><p rend="text" >Ed è qui che Trentin colloca il contributo dell’Europa federale, nella sua partecipazione</p><p rend="quotation_b" >alla costruzione di un mondo più giusto. Le guerre locali – osserva – sono in aumento e sempre più devastanti. La proliferazione nucleare è una minaccia crescente. La Russia cerca al contempo la stabilità e il suo ruolo nel mondo. Un miliardo di musulmani, dopo secoli di umiliazioni e di sottosviluppo, cercano di trovare la strada verso il progresso e la dignità ma si trovano di fronte ad una temibile contestazione integralista e terrorista. Come aiutarli in questa lotta? Infine gli Stati Uniti, consapevoli della loro potenza, non abituati a chiedere consigli o ad avere controparti (Cruciani 2011).</p><p rend="h2" >5. Liberare e federare</p><p rend="text" >Parole attualissime. Parole di chi è pienamente dentro la storia, con il cuore e con la testa. «Liberare e federare», dice a un certo punto Bruno, rievocando il nome di un movimento di liberazione fondato dal padre nel Sud-Ovest della Francia (in Cruciani 2011). Liberazione in senso politico e non meramente giuridico-formale; federazione in senso costituzionale, e non meramente organizzativo, di Stati, Nazioni, popoli. Senza questa precisazione non si capisce niente del trentiniano la libertà viene prima, del trentiniano l’Europa politica viene prima. </p><p rend="text" >Non c’è nulla di ingenuamente idealistico nel sottotitolo al libro <hi rend="italic">La libertà viene prima</hi> che contiene gli scritti di Trentin: La libertà come posta in gioco nel conflitto sociale. Un imperativo che Trentin perora a partire dalla consapevolezza storica che anche quando al centro del conflitto v’è la lotta contro l’ingiustizia redistributiva, la causa delle disuguaglianze è sempre – cito testualmente – «l’esclusione e l’oppressione». È per questa ragione che «viene prima» la lotta per rapporti di lavoro che garantiscano ai lavoratori un crescente grado di autonomia, il riconoscimento del valore delle loro conoscenze, la loro creatività e responsabilità. La convinzione, insomma, che la lotta di classe non è mai un affare meramente redistributivo ma evoca sempre una richiesta di legittimazione identitaria, cosicché anche quando le lotte si sviluppano come un conflitto economico, il proletariato combatte anche per il riconoscimento della propria vita spirituale (Trentin 2021). <hi rend="italic">In primis</hi>, nella lingua del costituzionalismo democratico-sociale, per il diritto di vedersi riconosciute l’umanità e la dignità della propria persona.</p><p rend="text" >Orizzonte che nella prospettiva trentiniana è reso attuale dall’esaurimento del ‘compromesso fordista’ (lo scambio sicurezza/ubbidienza) che rende virtualmente possibili un ciclo di lotte per un lavoro di qualità. Perché – sostiene – una democrazia non potrà dirsi pienamente tale fino a quando, nella parte della vita che la persona dedica al lavoro non le siano restituite quegli spazi di libertà che sono essenziali per la sua progressiva autorealizzazione. Quell’autodeterminazione gramsciana che Trentin declina in modo originale e che è presente, sino alla fine, nella sua lettura del rapporto tra potere, diritti e libertà in fabbrica e nella società. </p><p rend="text" >Siamo stati in passato facili profeti, osserva amaramente, nel temere che la sinistra italiana ed europea subisse soltanto gli effetti travolgenti della Terza rivoluzione industriale e restasse, quindi, indifesa di fronte al dilagare delle ideologie neoliberiste e del nuovo conservatorismo (Trentin 2021). Resta da capire – e senza Trentin l’impresa è veramente ardua – il perché le forze che avrebbero dovuto fare della libertà, della lotta per il riconoscimento dell’eguale libertà giuridico-sociale, la loro bandiera, hanno ceduto il campo ad una declinazione della cittadinanza simpatetica con quella neoliberale. Quella declinazione per cui la vera libertà è l’autorealizzazione nella forma della performance, nella forma del principio del massimo rendimento nel tempo del lavoro e dello sfrenato godimento nel cosiddetto tempo libero. Rivoluzione passiva la definisce ripetutamente, gramscianamente, Trentin. Rivoluzione passiva perché questa trasfigurata libertà del volere è pagata al caro prezzo di diventare la maschera di sé stessi. Un autosfruttamento, una nuova forma di schiavitù che ci autoimponiamo in nome del ‘capitalismo che è in noi’. In nome del ‘dovere antropologico’ di pensare positivo, dell’’obbligo’ intellettuale di pensare a-dialetticamente. Quella dialettica a cui Trentin è, invece, rimasto fedele anche nella sua attività politica transnazionale, nella sua ‘militanza’ federalista. </p><p rend="h2" >6. Pensare l’impensato</p><p rend="text" >Sullo sfondo, il tema cruciale della fine dell’‘epoca colombiana’, della Grande divergenza planetaria tra Occidente e resto del mondo. E l’inizio, nel mondo occidentale, di un’altra ‘grande divergenza’, quella tra la ricchezza di pochi e la crescente penuria delle classi popolari.</p><p rend="text" >Una sfida insufficientemente evocata negli scritti di Trentin. Ma non si può chiedere tutto, nemmeno ad un ‘grande’. Tocca principalmente ai suoi eredi pensare, sulla sua scia, l’impensato. Ne saranno, ne saremo, capaci? </p><p rend="text" >Se non lo saremo temo che quella «integrazione sempre più stretta dei popoli europei» scritta nei Trattati possa involvere in un accelerato processo di disintegrazione. Tanti, purtroppo, sono oggi i segnali in questa direzione. Compreso, su un piano epistemologico, quell’ascesa della geopolitica a canone unico di lettura del mondo, quel caraccioliano determinismo degli spazi geografici e della psicologia dei popoli (Caporalini 2022). Niente di più anti-gramsciano, di anti-trentiniano (Cantaro 2022b). Ma questo è il tema di un’altra ricerca e di un altro Convegno.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Cantaro, Antonio. 2003. <hi rend="italic">Europa sovrana. La Costituzione dell’Unione tra guerra e diritti</hi>. Bari: Dedalo. </p><p rend="bib_indx_bib" >Cantaro, Antonio. 2022a. “Concretismo, il male oscuro del nostro tempo.” <hi rend="italic">Volere la luna</hi> 22 agosto, 2022. &lt;<ref target="https://volerelaluna.it/opinioni/2022/08/22/concretismo-il-male-oscuro-del-nostro-tempo/">https://volerelaluna.it/opinioni/2022/08/22/concretismo-il-male-oscuro-del-nostro-tempo/</ref>&gt; 2022-09-01).</p><p rend="bib_indx_bib" >Cantaro, Antonio. 2022b. “Libertà dei Moderni, Liberalismo e Comunismo in Domenico Losurdo.” <hi rend="italic">Materialismo Storico Rivista di Filosofia, Storia e Scienze Umane</hi> 12 (1): 197 sgg.</p><p rend="bib_indx_bib" >Caporalini, Antonio. 2022. “America corrotta, pianeta infetto.” <hi rend="italic">Fuoricollana</hi> 20 dicembre, 2022. &lt;<ref target="https://fuoricollana.it/america-corrotta-pianeta-infetto/">https://fuoricollana.it/america-corrotta-pianeta-infetto/</ref>&gt; (2022-09-01).</p><p rend="bib_indx_bib" >Caracciolo. Lucio. 2022. <hi rend="italic">La pace è finita. Così ricomincia la storia in Europa</hi>. Milano: Feltrinelli,</p><p rend="bib_indx_bib" >Cruciani, Sante, a cura di. 2011. <hi rend="italic">La sinistra e la sfida dell’Europa politica. Bruno Trentin al Parlamento europeo</hi>. Roma: Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 2021. <hi rend="italic">La libertà viene prima. La libertà come posta in gioco nel conflitto sociale. </hi>Nuova edizione con pagine inedite dei Diari e altri scritti.<hi rend="italic"> </hi>Firenze: Firenze University Press.</p>


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          <head>References</head>
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          <bibl n="103441">Cantaro, Antonio. 2022a. “Concretismo, il male oscuro del nostro tempo.” Volere la luna 22 agosto, 2022. &amp;lt;https://volerelaluna.it/opinioni/2022/08/22/concretismo-il-male-oscuro-del-nostro-tempo/&amp;gt; (2022-09-01).</bibl>
          <bibl n="103473">Cantaro, Antonio. 2022b. “Libert&amp;#224; dei Moderni, Liberalismo e Comunismo in Domenico Losurdo.” Materialismo Storico Rivista di Filosofia, Storia e Scienze Umane 12 (1): 197 sgg.</bibl>
          <bibl n="103484">Caporalini, Antonio. 2022. “America corrotta, pianeta infetto.” Fuoricollana 20dicembre, 2022. &amp;lt;https://fuoricollana.it/america-corrotta-pianeta-infetto/&amp;gt;(2022-09-01).</bibl>
          <bibl n="103641">Caracciolo. Lucio. 2022. La pace &amp;#232; finita. Cos&amp;#236; ricomincia la storia in Europa.Milano: Feltrinelli.</bibl>
          <bibl n="103555">Cruciani, Sante, a cura di. 2011. La sinistra e la sfida dell’Europa politica. Bruno Trentin al Parlamento europeo. Roma: Ediesse.</bibl>
          <bibl n="103456">Trentin, Bruno. 2021. La libert&amp;#224; viene prima. La libert&amp;#224; come posta in gioco nel conflitto sociale. Nuova edizione con pagine inedite dei Diari e altri scritti. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
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