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        <title type="main" level="a">Bruno Trentin: una biografia attraverso l’Archivio Storico della CGIL</title>
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            <forename>Ilaria</forename>
            <surname>Romeo</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Diritti, Europa, Federalismo</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0049-3</idno>) by </resp>
          <name>Sante Cruciani, Maria Paola Del Rossi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.11</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The intellectual, political and human story of Bruno Trentin emerges from the paper and multimedia documentation related to him preserved by the National CGIL Historical Archives. Documents and images narrate the France of exile, Padua, a university city in which the Resistance was active, partisan Milan, and Fiat Mirafiori blocked by strikes, but also Trentin's commitment and charisma in his roles as a young researcher in the confederal study office, Fiom secretary, national and general secretary of the CGIL, and European parliamentarian for the PDS in the 1999-2004 legislature. Images from the photographic fund and paper records document his relationships with, among others, European Commission President Delors, Brazil's President Lula, South Africa's President Mandela and Solidarity leader Walȩsa.</p>
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            <item>Records</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.11<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0049-3.11" /></p>


<p rend="h1_chapter" >Bruno Trentin: una biografia attraverso <lb/>l’Archivio Storico della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi></p><p rend="h1_author" >Ilaria Romeo</p><p rend="h2" >1. La lezione federalista del padre e la lotta partigiana in Francia e in Italia</p><p rend="text" >Bruno, Libero, Victorio Trentin nasce il 9 dicembre 1926 in Francia, a Cédon de Pavie, piccolo centro vicino ad Auch capitale della Guascogna, avendo suo padre Silvio, docente di Diritto pubblico e amministrativo all’Università<hi > </hi>di Venezia e seguace di Giovanni Amendola, deciso di andare in esilio insieme alla famiglia per non sottostare alle imposizioni fasciste che punivano la libertà<hi > </hi>di insegnamento e di opinione. </p><p rend="text" >La famiglia è composta, oltre che da Silvio, dalla moglie Beppa Nardari e dai figli Giorgio e Franca, che hanno 8 e 7 anni più di Bruno. </p><p rend="text" >Pochi e frammentari sono i documenti prodotti dal giovane Trentin durante gli anni dell’esilio francese. Corrispondenza soprattutto, ma anche materiali e fotografie a lui riferibili sono in larga parte rintracciabili negli archivi dei familiari.</p><p rend="text" >Dopo la fondazione nella Francia occupata dai nazisti del movimento di resistenza “Libérer et Fédérer”, Silvio Trentin, con la moglie e i figli Giorgio e Bruno (Franca rimane in Francia), rientrano in Italia dopo la caduta di Mussolini pochi giorni prima dell’8 settembre. </p><p rend="text" >È allora che Bruno, non ancora diciassettenne, inizia a scrivere il suo diario, <hi rend="italic">Journal de guerre</hi>, nella sua lingua madre, il francese (Trentin 2008)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="11.html#footnote-024">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Padre e figlio vengono arrestati e imprigionati a Padova a metà<hi > </hi>novembre, poi liberati ma sotto sorveglianza. </p><p rend="text" >In carcere Silvio è colpito da un nuovo attacco di cuore: viene ricoverato prima a Treviso poi a Monastier dove muore nel marzo 1944<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="11.html#footnote-023">2</ref></hi></hi>, dopo aver dettato a Bruno (gennaio 1944) l’Abbozzo di un piano tendente a delineare la figura costituzionale dell’Italia al termine della rivoluzione federalista in corso di sviluppo e redatto un ultimo appello ai lavoratori delle Venezie. </p><p rend="text" >Bruno, che non ha ancora 18 anni alla morte del padre, si dedica anima e corpo alla guerra partigiana con lo pseudonimo Leone<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="11.html#footnote-022">3</ref></hi></hi>: prima nella marca trevigiana soprattutto nelle Prealpi sopra Conegliano, poi, dopo il rastrellamento tedesco dell’estate 1944, a Milano, agli ordini del Cln Alta Italia e di Leo Valiani, a cui il padre lo aveva affidato prima di morire<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="11.html#footnote-021">4</ref></hi></hi>. </p><p rend="quotation_b" >Vivrà a Milano sette mesi intensissimi, come dirigente dei GAP di GL, facendo una vita totalmente clandestina, cambiando continuamente residenza. Non teme di sporcarsi le mani. Il suo compito è di fare attentati, giustiziare spie, compiere azioni per acquisire armi, organizzare sabotaggi e azioni di propaganda nelle fabbriche. […] Bruno è un gappista determinato, dal sangue freddo eccezionale. I compagni di lotta ne ricordano il carisma: ‘ti inchiodava con lo sguardo’. Più giovane di tutti loro, impartisce ordini, risolve problemi, corre da un posto all’altro «con la furia di un ragazzo che aveva solo voglia di divorare, di divorare conoscenze, luoghi, persone (Ariemma, Bellina 2008, 77-8).</p><p rend="h2" >2. Dal Partito d’Azione all’Ufficio Studi della CGIL</p><p rend="text" >Dopo la Liberazione Bruno si iscrive al Partito d’Azione. Vive in questo periodo tra Milano, Padova – dove si iscrive all’Università<hi > </hi>nella Facoltà<hi > </hi>di Giurisprudenza – e Treviso, dove risiede la famiglia.</p><p rend="text" >Partecipa in modo intenso alla tormentata storia del PdA fino al suo scioglimento nell’ottobre 1947<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="11.html#footnote-020">5</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Nel mentre si reca negli Stati Uniti, ad Harvard, grazie all’interessamento di Gaetano Salvemini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="11.html#footnote-019">6</ref></hi></hi>, per approfondire la tesi di laurea. Si laurea a Padova il 16 ottobre 1949, nell’Istituto di Filosofia del diritto di Norberto Bobbio con la tesi «La funzione del giudizio di equità<hi > </hi>nella crisi giuridica contemporanea (con particolare riferimento all’esperienza giuridica americana)». Relatore Enrico Opocher, sostituto di Bobbio da poco andato a Torino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="11.html#footnote-018">7</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Dopo la laurea, alla fine del 1949, viene chiamato da Vittorio Foa a far parte come ricercatore dell’Ufficio studi della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="11.html#footnote-017">8</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Si trasferisce così a Roma divenendo uno dei più stretti collaboratori di Giuseppe Di Vittorio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="11.html#footnote-016">9</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Come riconoscerà sempre, Trentin subisce il fascino di Di Vittorio, di cui lo colpiscono sia la dimensione umana – l’autenticità, la curiosità, l’onestà, la disponibilità all’autocritica – sia la statura politica e la sua idea originale del sindacato come soggetto politico autonomo e plurale, espressione della volontà delle masse più povere e diseredate di liberarsi da ogni forma di sfruttamento. </p><p rend="text" >La morte di Di Vittorio segna profondamente il giovane Trentin, che in proposito scriverà alla sorella Franca: </p><p rend="quotation_b" >Mia Franchina, dopo un lungo silenzio posso scriverti e tramite te anche a Mario. Quest’ultimo periodo è stato convulso e sconvolgente, per me. Prima, il Congresso di Lipsia, con tutte le discussioni e le battaglie che ha comportato. Poi una serie di riunioni e di conferenze in Italia – compresa la commissione elettorale del partito di cui faccio parte e dove si sono riaperte vecchie ferite dell’VIII Congresso. […] La morte di Di Vittorio ha rappresentato naturalmente il maggiore elemento di sconvolgimento. Ero a Napoli, di ritorno da Palermo, quando si è diffusa la notizia. E puoi immaginare quanto mi abbia colpito. Tuttora non ho ancora completamente eliminato la sensazione d’angoscia e di dolore che mi ha provocato. Dio sa quanto conoscessi i suoi limiti e le sue debolezze e quante volte mi sia ribellato a certe ristrette manifestazioni della sua mentalità di contadino meridionale. Ma sento sempre di più quello che quest’uomo ha rappresentato per me, nella mia formazione di uomo politico e – retorica a parte – semplicemente di uomo. Sento la sua forza e la sua giovinezza, il suo ottimismo intellettuale, sempre ‘provocatorio’, come una delle cose più ricche che mi abbiano trasformato in questi ultimi anni. Qualche volta – e in questi ultimi tempi, spesso – questa forza diventava meno razionale, ingenua e puramente polemica. Ma anche in questi casi restava come un’esigenza, come un richiamo a un certo linguaggio, fresco e stimolante, come l’affermazione polemica di un metodo che io sento sempre più vivo e valido: non si può mettere in crisi nessun ‘sistema’, in una società o in un uomo, se non avendo fiducia nell’elemento positivo, progressivo, illuminato, che ne ha giustificato l’esistenza, se non sottolineando l’incapacità di una società o di un uomo a realizzare vittoriosamente ‘la sua ragione d’essere’. Anche in modo ingenuo, Di Vittorio vedeva nella società capitalistica italiana ‘la ricchezza che poteva essere prodotta’ – e che non lo era – piuttosto che la ‘povertà’ esistente. Ed era l’idea della ‘ricchezza’ ad entusiasmarlo. Per questo non poteva essere un fatalista o un positivista da quattro soldi. Per questo voleva, con accanimento, da autodidatta, essere un uomo del proprio tempo: era stupito dalle macchine, dalla televisione e dai nuovi modelli di automobili. Rispettava come profeti gli scienziati e i medici. Voleva essere sempre ‘al corrente’ delle cose. Temeva con angoscia, come uomo e come CGIL, di venir ‘escluso’, di non svolgere un ruolo riconosciuto nello sviluppo della società contemporanea. Era d’altro canto uomo di un’altra epoca e aveva il fiatone negli ultimi tempi. Il suo sforzo diventava straziante ma era sempre magnifico e grandioso. La sua morte rappresenta davvero, in Italia, la fine di un’epoca, quella un po’ ‘populistica’ e romantica del dopoguerra, e gli inizi di un’altra. E ha saputo essere l’uomo del passato e insieme l’uomo della transizione. Ha capito quello che c’era di nuovo nella storia e, con tutte le sue forze, da toro qual era, ha fatto di tutto per capire, e per esistere, da uomo moderno. Capisco, ora che è morto, quanto io l’amassi. Purtroppo non c’è nessuno del suo calibro a sostituirlo, i migliori hanno un respiro molto più modesto. Gli ultimi giorni sono stati occupati come puoi immaginare dalle discussioni sulla ‘successione’. Sembra che sia stata adottata la soluzione migliore: quella di sostituire Di Vittorio non con un uomo ma con una nuova segreteria, con un collettivo di uomini nuovi, dopo aver eliminato tutte le ‘zavorre’, tutte le mummie. Se si otterrà questo risultato, avremo fatto un grande passo in avanti. […] Roma, 27 novembre 1957. </p><p rend="text" >Bruno rimane all’Ufficio studi della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> anche dopo la morte di Di Vittorio e, nel 1960, viene nominato vicesegretario della Confederazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="11.html#footnote-015">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Nel 1953 ha un momento di esitazione e chiede, a causa dei dissapori con il responsabile dell’Ufficio studi, di passare al PCI<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="11.html#footnote-014">11</ref></hi></hi>, ma Di Vittorio non lascia andar via il talentuoso giovane ricercatore, che rimarrà<hi > </hi>all’Ufficio studi economici della Confederazione fino alla sua designazione a segretario <hi rend="CharOverride-1">FIOM</hi>. </p><p rend="h2" >3. La sconfitta alle Commissioni interne Fiat e l’invasione sovietica dell’Ungheria</p><p rend="text" >Nel 1955, dopo la grave sconfitta della <hi rend="CharOverride-1">FIOM</hi> nelle elezioni delle Commissioni interne della Fiat, Trentin viene inviato a Torino. Il suo rapporto, redatto con i dirigenti della Camera del lavoro torinese, è decisivo per cambiare la strategia della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> e l’orientamento del segretario generale, determinando il cosiddetto ritorno in fabbrica del sindacato. Trentin è con Vittorio Foa tra gli esponenti della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> più consapevoli dell’esigenza di non nascondersi dietro la tesi del supersfruttamento e dell’autoritarismo padronale, ma di aprire una riflessione sui cambiamenti innescati dal progresso tecnico nella realtà di fabbrica e nell’identità operaia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="11.html#footnote-013">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Il vero spartiacque del suo pensiero avviene tuttavia negli anni 1956–1957, in seguito alle vicende che riguardarono il socialismo nei paesi dell’Est Europa e in particolare in Ungheria. Schierato dalla parte di Di Vittorio, Trentin è tra i protagonisti della battaglia per il rinnovamento della cellula comunista della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> e della Federazione romana, con una forte solidarietà politica con le posizioni assunte da Antonio Giolitti nell’ambito dell’VIII Congresso del PCI<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="11.html#footnote-012">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Sempre nel 1957 Bruno scrive insieme a Renzo Ciardini, segretario della Camera del lavoro di Genova, una lettera a Togliatti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="11.html#footnote-011">14</ref></hi></hi> dopo che il segretario del PCI in un suo intervento al Comitato centrale del Partito aveva detto che il sindacato non doveva pretendere di avere voce in capitolo sulle trasformazioni tecnologiche delle imprese, ma limitarsi alle politiche salariali, viste come l’unico modo a disposizione del sindacato per condizionare le scelte delle imprese. Trentin manifesta molto apertamente il suo dissenso. Sottrarre al padrone la possibilità di decidere unilateralmente sugli indirizzi, le modalità, i tempi di realizzazione dei cambiamenti tecnologici e organizzativi è fin da allora per lui compito fondamentale del sindacato. Quello fondativo della sua autonomia. Perché quelle scelte decideranno delle condizioni di vita delle persone che lavorano e hanno a che fare con gli spazi di libertà che vanno conquistati e difesi anche all’interno della fabbrica capitalista.</p><p rend="h2" >4. La guida della FIOM, il neocapitalismo, il sindacato dei consigli</p><p rend="text" >Nel febbraio 1962 Bruno Trentin viene eletto segretario generale dei metalmeccanici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="11.html#footnote-010">15</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Scriverà anni dopo Piero Boni: </p><p rend="quotation_b" >Luciano Lama era eletto nel gennaio 1962 segretario della CGIL e lasciava la FIOM. La successione di Lama fu oggetto nella CGIL e nella FIOM di vivace confronto fra socialisti e comunisti. I primi ritenevano che, dopo i Congressi confederali di Roma e di Milano, non sussistendo più differenziazioni fra le due correnti sulla politica sindacale, alla carica di segretario generale potesse accedere un socialista. I secondi obiettavano che l’unità della politica sindacale non cancellava il fatto che i comunisti erano maggioranza nell’organizzazione. La questione fu risolta con una formula originale, l’unica adottata nella storia della FIOM, di due segretari generali (Boni 1993, 163).</p><p rend="text" >Una sistemazione completa del suo pensiero si trova già nella relazione che Bruno svolge al Convegno del 1962 sulle tendenze del capitalismo italiano promosso dall’Istituto Gramsci. In essa già ci sono gli assi fondamentali della sua concezione sindacale e politica. Le sue idee sul laburismo cristiano e della <hi rend="CharOverride-1">CISL</hi> e sulle dottrine neocapitalistiche<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="11.html#footnote-009">16</ref></hi></hi> daranno il via ad una polemica, anche aspra, con Giorgio Amendola.</p><p rend="text" >Così nel suo diario personale ancora completamente inedito<hi rend="notes_number CharOverride-2" ><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="11.html#footnote-008">17</ref></hi></hi>, Trentin racconta i suoi primi anni alla <hi rend="CharOverride-1">FIOM</hi>: </p><p rend="quotation_b" >Febbraio 1962. Subisco la decisione di mandarmi alla FIOM. Il prezzo della mia ambiguità. Mia non chiarezza nei rapporti che devono intercorrere fra me e i compagni. Fra me e il Partito. In quale misura pesa nella mia incertezza di fondo, una mia incapacità di scelta, un fascino degli aspetti molteplici che presentano le diverse soluzioni. Anche degli aspetti superficiali, fumettisti. Una componente infantile sempre presente che si traduce in goffaggine e in una concezione subalterna dei rapporti politici. La rottura con le vecchie amicizie dell’Ufficio studi è totale e senza rimedio. Qualche miserabile cerca di cautelarsi. L’umiliazione dei miti del passato non ha fine né fondo. L’inserimento alla FIOM e gli assurdi problemi di potere e di concorrenza che esso pone. Essi sono lontani da me, ridicoli e miserabili. Mi sento umiliato per il fatto che li devo assumere come “parte” di un mio impegno di lavoro. Sono ferito ogni giorno è il mio orgoglio. Forse un fatto positivo in questa assurda premessa: la strada è sbarrata ad una soluzione paternalistica e alla mitizzazione dei rapporti psicologici che oscura la responsabilità. L’unica strada che mi è aperta: affrontare i miei rapporti con gli altri in termini di responsabilità e di atti politici. Paradossalmente per me una “purificazione”. Su questa strada però c’è forse un ultimo prezzo da pagare, la liquidazione di un ultimo quanto sofferto e caro retaggio del passato. I miei rapporti con E. resisteranno alla prova? </p><p rend="quotation_b" >Marzo-aprile-maggio 1962. Le lotte di Milano. Le mie prime esperienze. Il convegno del Gramsci una lezione per me. Debbo continuare a studiare. Basta poco per ritrovare se stessi. </p><p rend="quotation_b" >Giugno-luglio 1962. L’Inghilterra. La lotta contrattuale. Le mie prime esperienze di trattativa. Mi sento messo alla prova e questo mi eccita. Raramente si ha la possibilità in termini così concreti e propri di passare dall’altra parte di una “barricata” e di divenire protagonisti di un fenomeno che prima si osserva criticamente. La cavia di me stesso. Delle mie opinioni passate. Lo sciopero alla Fiat è una giornata indimenticabile. Il caldo mostruoso davanti alla Spa di Stura. Il primo tentativo di stabilire un rapporto personale vivo con dei volti lontani e delle entità astratte. La sera davanti ai cancelli della Mirafiori. Mi pare di sognare.</p><p rend="quotation_b" >Agosto 1962.  Di fronte agli stessi cancelli il 4 mattina. Lo sciopero oscilla poi all’ultimo momento – vicino alle 6, tracolla e china la testa. Mai così viva la sensazione – la visione cinematografica – di una sconfitta. La fuga in montagna. Le mie tristezze nel rifugio del Sassolungo. Il bivacco in vetta il fallimento delle 5 Dita. Venezia e la calma atmosfera del Lido. Lo strano incontro con “Giorgio”. Nuovo stupendo tentativo in Brenta. La via “nuova” sulla Brenta Alta: tutto era possibile. Mi ritrovo in una situazione completamente imponderabile e poi felice. Maestri nella discesa del Campanile Basso. La notte il rifugio. La prima serenità e la gioia infantile delle cose accumulate con l’avarizia e l’ingordigia di chi ha messo da parte molti giocattoli – già in sé privi di valore e di interesse. Gli ultimi giorni a Venezia. Franca. Le ultime letture <hi rend="italic">Il </hi><hi rend="italic">giardino dei Finzi Contini</hi>, il secondo volume delle memorie di Alan Brooks. La mia amicizia con Da. Ancora impacciata e spigolosa. Per il momento è meglio coesistere con affetto e con prudenza.</p><p rend="quotation_b" >Settembre 1962. La lotta alla Fiat e le trattative. L’ossessione della Prefettura di Torino. Passeggio solo al buio nella stanza degli specchi. La crisi dura con P. Sono ferito ma sorprendentemente tranquillo. Un anno fa mi avrebbe distrutto. So soltanto che verrà la mia ora. L’accordo firmato all’alba.</p><p rend="quotation_b" >Ottobre 1962. Primo accordo con la Confindustria. Esco da un incubo.</p><p rend="quotation_b" >Novembre 1962. L’accordo l’Intersind.</p><p rend="quotation_b" >Dicembre 1962. Ripensare le lotte nelle industrie private. Quando finirà? A Natale la fuga fallita al Velino. Pioggia dolce alla Serra di Celano. Il rifugio dei pastori nella nebbia. Un assurdo Capodanno.</p><p rend="text" >Rimarrà alla <hi rend="CharOverride-1">FIOM</hi> fino al 1977.</p><p rend="text" >Sulla spinta delle lotte studentesche e operaie del biennio 1968-1969 il suo impegno sarà principalmente volto ad affermare l’esperienza del sindacato dei Consigli fino alla costituzione nell’ottobre 1972 della FLM, Federazione unitaria dei lavoratori metalmeccanici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="11.html#footnote-007">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2" >5. Il sindacato dei diritti e l’impegno europeista </p><p rend="text" >Dopo essersi dimesso da segretario generale della <hi rend="CharOverride-1">FIOM</hi>, Trentin fa parte della Segreteria nazionale della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> dove dirige vari settori di lavoro: democrazia economica e industriale, mercato del lavoro, pubblico impiego, studi e ricerche ecc. </p><p rend="text" >Promuove in questi anni l’idea del piano di impresa, l’IRES (Istituto di ricerche economiche e sociali della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi>) e più tardi l’Istituto superiore di formazione, la Consulta giuridica, ecc. </p><p rend="text" >Documentazione relativa a questo periodo è rintracciabile nel suo fondo istituzionale all’interno della serie “Segreteria confederale” oltre che nelle carte personali del secondo (Carte della scrivania) e terzo (Carte personali) versamento<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="11.html#footnote-006">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Il 29 novembre del 1988 viene eletto segretario generale della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="11.html#footnote-005">20</ref></hi></hi>. </p><p rend="quotation_b" >Giorni difficili e confusi anche se li ho vissuti con un sorprendente distacco. È  precipitata la crisi nella CGIL. Antonio ha rimesso il suo mandato, incontrando, purtroppo, un’accoglienza anche troppo disinvolta e glaciale. Si è aperta la consultazione sul nuovo segretario generale, in un’atmosfera tesa, piena di critiche reciproche, di recriminazioni, di domande sincere ed esasperate di cambiamento che si intrecciavano con manovre da basso impero e contrastanti tentativi di rivalsa e di scalata al potere. […] Domani, a quanto pare, la consultazione del C.D. mi designerà come nuovo segretario generale. Non so provare forti emozioni. Da un lato certo, la sensazione fredda di un atto di giustizia rispetto alle basse manovre di Lama e compagni prima dell’ultimo Congresso. Ma dall’altro lato molte incertezze sulle possibilità di contribuire in modo efficace e curare il malato, tenuto conto delle complicazioni secondare intervenute che appaiono oggi più gravi del male originario. E poi, il dolore, il rammarico, il senso di fallimento personale che provo per lo scacco di Antonio nella piena coscienza delle responsabilità che io ho avuto nello spingerlo in questa prova, dal momento in cui mi sono convinto che quella burocrazia sindacale e partitica allora dominante escludeva un’avventura come la scelta della mia persona. Temo anche per la mia attitudine a sapermi “fermare, leggere e riflettere” nel corso degli impegni che mi attendono e di sapere, quindi, sceverare le cose che contano, alle quali assicurare un futuro e gli “accessori”, i dati contingenti, in ordine ai quali anche le mediazioni più spregiudicate sono possibili. Vedremo.</p><p rend="text" >Così scrive il 27 novembre sul suo diario: «È cominciata la nuova storia della mia piccola vita – torna a scrivere il 6 dicembre –Fino a quando non lo so. Qualche tentativo di gettare nuove basi, nuove regole al lavoro e alla ricerca della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi>».</p><p rend="text" >Nemmeno 6 mesi dopo, il 12 aprile 1989, si apriva a Chianciano la prima Conferenza di programma della Confederazione. </p><p rend="text" >Eletto segretario generale da pochi mesi, Trentin rompe gli indugi e illustra il suo progetto, avanzando l’ipotesi di una nuova <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi>, sindacato dei diritti, della solidarietà e del programma.</p><p rend="text" >La Conferenza di Chianciano avvia un processo di autoriforma che, di fatto, proseguirà con la Conferenza di organizzazione di Firenze del novembre 1989 e con il Congresso di Rimini del 1991, per concludersi nel giugno 1994 con la seconda Conferenza programmatica della Confederazione.</p><p rend="text" >Sul piano organizzativo, la novità più rilevante è lo scioglimento delle componenti storiche collegate ai partiti di riferimento della sinistra italiana. In questo modo, la dinamica tra maggioranza e opposizione si sarebbe sviluppata all’interno del sindacato non tanto sulla base della vicinanza a un partito o a una coalizione di governo, quanto in virtù della condivisione o meno di un programma di governo dell’organizzazione.</p><p rend="text" >Sul piano rivendicativo, la <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> accetta di contribuire alla riforma della contrattazione collettiva e di discutere con gli interlocutori pubblici e privati l’introduzione della politica dei redditi attraverso il sistema della concertazione, individuata come il principale strumento per riportare sotto controllo l’esplosione del debito nazionale; entrambi questi temi saranno introdotti con lo storico accordo siglato nel luglio 1993 con il governo Ciampi, evento rivelatosi presto decisivo per il risanamento dei conti pubblici e per l’ingresso dell’Italia nell’Unione europea<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="11.html#footnote-004">21</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2" >6. Dalla “Città del Lavoro” al Parlamento europeo</p><p rend="text" >Nel giugno 1994 Bruno lascia la direzione della Confederazione.</p><p rend="text" >Dopo le dimissioni rimane negli organismi confederali come responsabile dell’Ufficio di programma, ma soprattutto ritorna ad essere un «ricercatore socio economico», come si autodefiniva con un certo vezzo.</p><p rend="text" >Sono anni in cui scriverà molto: <hi rend="italic">Il coraggio dell’</hi><hi rend="italic">utopia</hi> (Rizzoli, 1994), <hi rend="italic">Lavoro e libertà nell’Italia che cambia</hi> (Donzelli, 1994), <hi rend="italic">Nord Sud. Lavoro, diritti e sindacato nel mondo</hi> (Ediesse, 1996), <hi rend="italic">La città del lavoro. Sinistra e crisi del </hi><hi rend="italic">fordismo</hi> (Feltrinelli, 1997), <hi rend="italic">Di Vittorio e l’ombra di Stalin. </hi><hi rend="italic">L’Ungheria, il Pci e l’autonomia del sindacato</hi> (Ediesse, 1997).</p><p rend="text" >Nel giugno 1999, su proposta dei Democratici di sinistra, viene candidato ed eletto al Parlamento europeo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="11.html#footnote-003">22</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >All’indomani di una campagna elettorale dedicata prevalentemente al ruolo dell’Europa nello scenario internazionale dell’intervento della NATO nei Balcani contro la pulizia etnica della Serbia di Milošević nel Kosovo, l’impegno di Trentin al Parlamento europeo è contraddistinto dalla capacità di connettere la costruzione dell’Europa politica alle dinamiche economiche e sociali dei paesi della moneta unica. Bruno ritrova l’Europa senza mai perdere di vista la realtà italiana della quale rimane lucido commentatore e inevitabile protagonista.</p><p rend="text" >Documentazione relativa al suo impegno internazionale e transnazionale è rintracciabile tanto nei sui fondi personali (primo, secondo e terzo versamento) quanto nelle carte dell’Ufficio internazionale della Confederazione (secondo versamento).</p><p rend="text" >Di particolare rilevanza risulta essere la documentazione relativa al seminario del luglio 1988 <hi rend="italic">Per un </hi><hi rend="italic">programma europeo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">CGIL</hi>, nel quale Trentin rimarca adeguatamente l’esigenza di un governo politico dell’economia, di un sistema di concertazione sovranazionale, di uno spazio sociale europeo plurietnico, regolato da alcuni fondamentali diritti universali di cittadinanza, di una riforma della CES oltre la logica di un semplice contenitore di sindacati nazionali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="11.html#footnote-002">23</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >La Conferenza programmatica svoltasi a Chianciano nell’aprile del 1989 avvia di fatto un processo di ‘autoriforma’ della Confederazione anche in campo internazionale, schierando nettamente la <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> nel campo europeista. </p><p rend="text" >Il collasso del comunismo accelererà sia le dinamiche di rinnovamento interno del sindacato quanto la sua adesione al disegno di «unità europea», come stabilito al Congresso nazionale di Rimini dell’ottobre del 1991. </p><p rend="text" >Con queste scelte la <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> – anche in virtù del rapporto instauratosi tra Delors e Bruno Trentin ed al loro sforzo congiunto di individuare un «modello sociale europeo» capace di operare una sintesi tra diritti civili e politici, primato assoluto della persona umana e valore sociale del lavoro – si doterà di strumenti ‘politici’ (ma anche organizzativi: ad esempio nel 1992 apre un proprio Ufficio a Bruxelles) idonei a influire sugli eventi che si svilupperanno in Europa tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei ‘90 (“Dialogo sociale”, “Protocollo sociale”, mercato interno, Maastricht, ecc.).</p><p rend="text" >L’azione di Trentin non si esaurisce nel rinnovamento della CES con l’elezione di Emilio Gabaglio a segretario generale nel 1991, ma si dispiega in una rete di rapporti transnazionali con, tra gli altri, il presidente della Commissione europea Delors, il presidente del Brasile Lula, il presidente del Sudafrica Mandela e il leader di Solidarność Wal<hi rend="CharOverride-3">ȩ</hi>sa. Rapporti testimoniati non soltanto dalla documentazione cartacea conservata in Archivio ma anche riscontrabili nelle immagini del Fondo fotografico.</p><p rend="text" >La riflessione di Bruno sull’identità della sinistra italiana ed europea vive un momento particolarmente importante tra il 2001 e il 2004, quando l’ex segretario generale della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> viene chiamato a presiedere la Commissione progetto dei Democratici di sinistra (DS).</p><p rend="text" >La Commissione, pur tra mille difficoltà, produrrà un testo condiviso dall’insieme dei suoi membri al di là delle mozioni di appartenenza, ma il suo effetto sulla dinamiche reali del partito, sulle scelte di ogni giorno della sua dirigenza sarà di fatto poco rilevante.</p><p rend="text" >Intanto il 13 settembre del 2002 Bruno tiene la sua <hi rend="italic">lectio doctoralis</hi> nell’aula magna dell’Università<hi > </hi>Cà<hi > </hi>Foscari a Venezia. </p><p rend="text" >Vive quel momento rituale con una straordinaria intensità<hi > </hi>intellettuale ed emotiva. </p><p rend="text" >L’aula in cui la cerimonia si svolge è intitolata al padre, Silvio Trentin, e il ‘laureando’ Bruno coglie l’occasione per pronunciare uno dei discorsi più importanti dell’ultima fase della sua vita, nel luogo più proprio, una grande Università<hi > </hi>storica, sul tema che più di ogni altro gli pareva centrale, quello del rapporto tra lavoro e conoscenza, dentro le grandi trasformazioni del modo di vivere e di produrre del nuovo secolo.</p><p rend="h2" >7. I diari e gli appunti </p><p rend="text" >L’Archivio storico della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> nazionale conserva – in originale – tutti i diari di Bruno Trentin. </p><p rend="text" >Tutti i diari di Bruno Trentin, non solo quelli editi (Ariemma 2017, Ranieri-Romeo 2020, Mari-Cruciani 2020).</p><p rend="text" >Perché Bruno ha riempito, giorno dopo giorno – dal 1977 al 2006 (ma già dai primi anni Sessanta, pur se saltuariamente) – il diario della sua vita.</p><p rend="text" >Manca in effetti un quaderno. Mancano le pagine che raccontano dal 1999 al 2001, poiché<hi > </hi>il quaderno che conteneva quei diari fu rubato a Trentin, allora europarlamentare, mentre era in viaggio tra Parigi e Bruxelles.</p><p rend="text" >Scritti in venti quaderni non comuni con solide copertine, senza regolarità<hi > </hi>periodica, i diari non sono solo appunti per lavori futuri e più compiuti. Sono per stile e contenuto un’<hi >opera a s</hi>é<hi > </hi>e in sé<hi > </hi>compiuta. In essi Bruno riporta con cura il resoconto delle proprie vicende politiche – coi suoi dubbi più che con le sue certezze – e insieme le sue letture. </p><p rend="text" >Nei suoi diari Trentin riporta con cura il resoconto delle proprie vicende umane e politiche – coi suoi dubbi più che con le sue certezze – e insieme le sue tantissime letture.</p><p rend="text" >Pagine nelle quali scava a fondo, nella sua anima tormentata innanzitutto e poi nell’oggi e nel domani della Sinistra.</p><p rend="text" >Ma Bruno non ci ha lasciato solo i famosi ‘Diari’.</p><p rend="text" >Particolarmente interessanti risultano essere gli appunti – inediti – lasciati da Trentin in piccoli quaderni o calepini ritrovati alla sua morte nella sua abitazione.</p><p rend="text" >Si tratta di appunti manoscritti relativi agli anni Cinquanta e Sessanta, particolarmente rilevanti per approfondire la formazione culturale di Trentin.</p><p rend="text" >Autografi anche di poesie, appunti personali e di lavoro che aiutano a comprendere uno dei maggiori protagonisti della storia della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> e non solo nel corso del Secolo breve.</p><p rend="text" >I primi appunti risalgono al periodo in cui Bruno Trentin era all’Ufficio studi della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi>. Collaborava in quel periodo con l’Istituto Gramsci appena fondato e con il bimestrale «Critica economica» diretto da Antonio Pesenti (poi «Politica ed economia»).</p><p rend="text" >Emerge da questi appunti quello spirito di ricerca che permarrà in Trentin tutta la vita, spirito di ricerca e conoscenza che a volte lo farà discostare dalla ortodossia del Partito e dalla dottrina tradizionale comunista.</p><p rend="text" >Testi ci restituiscono un Trentin sotto certi aspetti inedito, raccontandoci di un uomo riservato e poco confidenziale, ma mai – nel modo di essere e di comportarsi – né elitista né narcisista.</p><p rend="text" >Testi ai quali aggiungere le 11 buste contenenti circa 600 documenti riconducibili alla tipologia di “appunti s.d.”, parte integrante del ‘Fondo istituzionale’.</p><p rend="text" >Recita la descrizione archivistica:</p><p rend="quotation_b" >La serie è contenuta in 11 buste ed è composta da 602 documenti privi di data, che per la maggior parte sono appunti manoscritti di Trentin, bozze di relazioni e interventi dattiloscritti e corretti a penna dallo stesso Trentin, ritagli stampa, corrispondenza ricevuta, bozze di lettere manoscritte, appunti per lettere da inviare. Inoltre fotocopie di articoli di periodici e di studi scritti da altri o suoi, conservati in cartelline di plastica o trasparenti. Sembrerebbe materiale di lavoro dello stesso Trentin sia per preparare i propri interventi orali e scritti, sia per annotare e registrare i documenti inviatogli da terze persone e raccolti poiché di interesse del Segretario.</p><p rend="h2" >7. Le fotografie</p><p rend="text" >Acquisita da <hi rend="italic">Rassegna </hi><hi rend="italic">Sindacale</hi> e costantemente arricchita da nuove accessioni, la Sezione fotografica dell’Archivio storico <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> nazionale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="11.html#footnote-001">24</ref></hi></hi> comprende circa 5000 buste per un totale di 45.000 fotografie digitalizzate<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="11.html#footnote-000">25</ref></hi></hi> di argomento politico, storico – sociale, di storia del costume e della cultura in particolare italiana.</p><p rend="text" >Le immagini, fedele cronaca dei cambiamenti del nostro Paese, coprono un arco temporale esteso, raccontando eventi, paesaggi, mutamenti sociali dall’inizio del Novecento agli anni Novanta, con maggiore consistenza per il periodo dal secondo dopoguerra agli anni Ottanta.</p><p rend="text" >Si tratta di un notevole apparato iconografico, costruito negli anni da «Lavoro», settimanale rotocalco della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> dal 1948 al 1962, poi da «Rassegna Sindacale».</p><p rend="text" >L’archivio presenta le caratteristiche tipiche dell’archivio redazionale, connesso e finalizzato alla pubblicazione di un periodico di attualità<hi > </hi>sociale, politica e culturale.</p><p rend="text" >Attraverso le foto in esso conservate (molte delle quali uniscono al valore documentario un intrinseco valore artistico) è possibile avere il quadro dei momenti più significativi dell’attività<hi > </hi>della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi>, ma anche di altre organizzazioni sindacali, della storia degli scioperi, delle manifestazioni, delle lotte per i diritti dei lavoratori, dei Congressi, cui parteciparono figure celebri del sindacalismo italiano ed estero.</p><p rend="text" >L’Archivio, per la qualità<hi > </hi>e quantità<hi > </hi>dei materiali conservati, per la specificità<hi > </hi>dei soggetti e la rilevanza dei fotografi rappresentati, è tra le massime raccolte fotografiche in ambito sindacale d’Italia.</p><p rend="text" >Rispetto agli argomenti scelti da «Lavoro» e da «Rassegna Sindacale», funzionali al lavoro quotidiano delle due riviste e senza alcuna pretesa di sistematicità, è stato elaborato un quadro di classificazione per materia che pur rispettando i temi originari ha teso a fornire una struttura organizzata per facilitare sia la fase di schedatura che quella di consultazione. </p><p rend="text" >L’elaborazione delle classi principali ha tenuto conto ovviamente degli argomenti già<hi > </hi>presenti; ogni classe è stata suddivisa in sottoclassi, in alcuni casi con partizioni ulteriori, necessarie rispetto sia alla quantità<hi > </hi>del materiale fotografico, sia per riorganizzare tematicamente le singole buste. Le principali classi sono: <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> nazionale, Camere del lavoro, Federazioni di categoria e sindacati nazionali, <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi>-CISL-UIL, CISL-UIL, Guerra mondiale, Resistenza, Fascismo, Antifascismo, Problemi sociali e del lavoro, Infortuni sul lavoro, Fabbriche, Calamità<hi > </hi>naturali, Istituzioni, Partiti politici, Pace, Organizzazioni europee e internazionali, Paesi esteri, Personaggi.</p><p rend="text" >Sono disponibili in file digitalizzato allegato alla scheda documento circa 160 fotografie ritraenti Trentin nelle varie fasi della sua vita in <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> dal 1952 (60° Di Vittorio) alle immagini dei funerali in Corso Italia.</p><p rend="text" >A queste bisogna aggiungere le circa 200 foto del secondo versamento, le immagini del Fondo Trentin – Ravagli acquistate direttamente dal fotografo e le foto conservate nel fondo personale precedentemente citato. </p><p rend="text" >Si tratta di una imponente mole di documenti ed immagini non conservate e valorizzate dall’Archivio attraverso mostre e pubblicazioni.</p><p rend="h2" >8. Le mostre e le pubblicazioni dell’archivio storico CGIL nazionale</p><p rend="text" >Attraverso le immagini della mostra <hi rend="italic">Bruno Trentin, dieci anni dopo</hi> (inaugurata nel suo formato cartaceo a Lecce nella prima de ‘Le Giornate del lavoro’ della <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi>, il 15 settembre 2017, per ricordare Bruno Trentin a dieci anni dalla morte), l’Archivio storico <hi rend="CharOverride-1">CGIL</hi> nazionale entrava a far parte di Google Arts &amp; Culture, piattaforma tecnologica sviluppata da Google – disponibile sul web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l’app per iOS e Android – per permettere agli utenti di esplorare opere d’arte, documenti, video e molto altro di oltre 1.000 musei, archivi e organizzazioni che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per trasferire in rete le loro collezioni e le loro storie.</p><p rend="text" >La mostra rappresenta una biografia per documenti e immagini che di fatto narrano il Novecento italiano: la Francia dell’esilio, Padova città<hi > </hi>universitaria in cui attivare la Resistenza, la Milano partigiana, la Mirafiori dominata dalla Fiat e poi bloccata dagli scioperi. Dall’infanzia in terra di Francia alle lotte operaie dell’Autunno caldo, fino allo scontro col governo Amato nel 1992 sull’abolizione della scala mobile, si dipana il racconto di sessant’anni di vita italiana passata tra le fabbriche e le scrivanie.</p><p rend="text" >Otto i focus principali, declinati attraverso 20 pannelli 200×100 cm e un volume 24×28 cm in carta patinata opaca: il rientro in Italia e la Resistenza, gli anni della formazione, l’Ufficio studi della <hi rend="CharOverride-1" >CGIL</hi><hi >, la</hi> Segreteria generale <hi rend="CharOverride-1">FIOM</hi>, gli anni in <hi rend="CharOverride-1" >CGIL</hi><hi > </hi>nazionale e la Segreteria generale, il Parlamento europeo, l’addio. </p><p rend="text" >Scrive Susanna Camusso nella prefazione al catalogo che accompagna l’esposizione (<hi rend="italic">Bruno Trentin, dieci anni dopo</hi>, a cura di Ilaria Romeo, prefazione di Susanna Camusso, Roma, Ediesse 2017):</p><p rend="quotation_b" >Scorrendo le pagine di questo prezioso volume –chiunque abbia avuto il privilegio di conoscere Bruno Trentin o abbia avuto con lui anche solo un’affinità ideale o politica, non può che sentirsi inorgoglito. Bruno è stato un uomo, prima ancora che un sindacalista, un intellettuale o un politico, che ha attraversato il Novecento da protagonista, consigliando, interloquendo, a volte scontrandosi con quasi la totalità di coloro che hanno costruito l’Italia e l’Europa dal dopoguerra a oggi, ricevendone sempre amicizia e stima. Questa sua dimensione umana, complessa e riservata, che raramente lasciava intravvedere nella sua attività quotidiana, traspare con forza nei documenti e nelle testimonianze fotografiche.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Ariemma, Iginio, e Luisa Bellina, a cura di. 2008. <hi rend="italic">Bruno Trentin. Dalla guerra partigiana alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">CGIL</hi><hi rend="italic">. </hi>Roma: Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Ariemma, Iginio. 2009. <hi rend="italic">Bruno Trentin. Tra il Partito d’azione e il Partito comunista. </hi>Roma: Ediess.</p><p rend="bib_indx_bib" >Bertucelli, Lorenzo, Adolfo Pepe, e Maria Luisa Righi. 2008. <hi rend="italic">Il sindacato nella società industriale. </hi>Roma: Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Boni, Piero. 1993. <hi rend="italic CharOverride-1">FIOM</hi><hi rend="italic">. 100 anni di un sindacato industriale</hi>.<hi rend="italic"> </hi>Roma: Meta-Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Corridori, Teresa, e Gianni Venditti, a cura di. 2008. <hi rend="italic">Confederazione generale italiana del lavoro. Inventario dell’Archivio storico </hi>(<hi rend="italic">1958-1969). </hi>Roma: Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per gli archivi<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Cruciani, Sante, a cura di. 2011. <hi rend="italic">Bruno Trentin. La sinistra e la sfida dell’Europa politica. Interventi al Parlamento europeo, documenti, testimonianze (1997-2006)</hi>. Roma: Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Cruciani, Sante, a cura di. 2012. <hi rend="italic">Bruno Trentin e la sinistra italiana e francese</hi>.<hi rend="italic"> </hi>Roma: Collection de l’Ecole Française de Rome.</p><p rend="bib_indx_bib" >Cruciani, Sante, e Ilaria Romeo, a cura di. 2015. <hi rend="italic">L’itinerario di Bruno Trentin. Archivi, immagini, bibliografia. </hi>Roma: Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Ranieri, Andrea, e Ilaria Romeo, a cura di. 2020. <hi rend="italic">Bruno Trentin e l’eclissi della sinistra. Diari 1995-2006</hi>.<hi rend="italic"> </hi>Roma: Castelvecchi<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Romeo, Ilaria, a cura di. 2013. <hi rend="italic">I segretari della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">CGIL</hi><hi rend="italic">: da Luciano Lama a Bruno Trentin</hi>. Roma: Ministero per i Beni e le attività culturali, Direzione generale per gli archivi.</p><p rend="bib_indx_bib" >Romeo, Ilaria, a cura di. 2017.  <hi rend="italic">Bruno Trentin dieci anni dopo. </hi>Roma: Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 1962. “Le trasformazioni tecnologiche e l’autonomia rivendicativa contrattuale del sindacato nell’azienda, 1960.” In <hi rend="italic">Lavoratori e sindacati di fronte alle trasformazioni del processo produttivo</hi>, a cura di F. Momigliano, 181-85. Milano: Feltrinelli Editore.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 1997. <hi rend="italic">La città del lavoro. Sinistra e crisi del fordismo</hi>.<hi rend="italic"> </hi>Milano: Feltrinelli.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 2008. <hi rend="italic">Diario di guerra, settembre-novembre 1943</hi>,<hi rend="italic"> </hi>con una prefazione di Iginio Ariemma e una postfazione di Claudio Pavone. Roma: Donzelli.</p><p rend="bib_indx_bib" >Trentin, Bruno. 2017. <hi rend="italic">Diari 1988-1994, </hi>a cura di Iginio Ariemma. Roma: Ediesse.</p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Trentin, Bruno.</hi><hi > </hi>2021. <hi rend="italic">La libertà viene prima. La libertà come posta in gioco nel conflitto sociale</hi>, a cura di Sante Cruciani, presentazione di Iginio Ariemma, postfazione di Giovanni Mari. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="11.html#footnote-024-backlink">1</ref></hi>	Il diario – conservato in originale presso l’Archivio storico CGIL nazionale – inizia il 22 settembre e termina il 15 novembre 1943. Sono oltre duecento pagine scritte in un francese limpido e ordinatissimo. Bruno trascrive, ogni giorno, le notizie più rilevanti, ritagliando giornali, raccogliendo volantini, incollando mappe e cartine che illustrano la situazione dei diversi fronti, riportando le informazioni raccolte da Radio Londra o le notizie di cui viene a conoscenza in casa. Ma soprattutto annota, cataloga, sottolinea, esprime impressioni, paure, commenti, giudizi politici.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-023-backlink">2</ref></hi>	L’Archivio storico CGIL nazionale conserva copia di una lettera di Giorgio sulla morte del padre del 12 marzo 1944 (in ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (III), fasc. 2). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-022-backlink">3</ref></hi>	Il 24 aprile del 1945 Bruno viene incaricato dal Comando formazioni Giustizia e Libertà di assumere la guida della Brigata Rosselli a Milano. L’Archivio storico CGIL nazionale conserva, in originale, il racconto per anni rimasto inedito di quelle giornate (24-25-26 aprile) redatto in forma di verbale da un giovanissimo Bruno Trentin (ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (III), b. 1, fasc. 1).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-021-backlink">4</ref></hi>	Documentazione riferibile a questo periodo è conservata soprattutto negli Istituti della Resistenza. Per una guida generale alle carte di Bruno Trentin si veda Cruciani, Romeo 2015.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-020-backlink">5</ref></hi>	L’Archivio storico CGIL nazionale conserva tra l’altro due lettere datts. (Milano, 18 e 29 set. 1945) indirizzate ad un giovane di nome Guido (non meglio identificato) relative al lavoro politico e organizzativo da fare per costruire in Francia una nuova organizzazione politica. Nelle lettere Bruno esprime la sua intenzione di costruire un nuovo partito che abbia «basi storiche» e che sia «internazionale e di massa», «non un piccolo partito di gente per bene» come vogliono alcuni, in ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (III), fasc. 4. Le lettere sono state pubblicate in Ariemma 2009, 77-80. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="11.html#footnote-019-backlink">6</ref></hi>	L’Archivio storico della CGIL conserva una fitta corrispondenza tra Salvemini, Bruno, Franca e Giorgio Trentin (in ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (III), b. 1, fasc. 4).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-018-backlink">7</ref></hi>	La documentazione relativa alla carriera accademica di Trentin è conservata presso l’Archivio generale dell’Università degli studi di Padova. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-017-backlink">8</ref></hi>	L’Ufficio studi economici della CGIL risulta costituito formalmente il 20 giugno 1947 nell’ambito delle decisioni adottate dalla Segreteria confederale, relative alla struttura e al funzionamento della Segreteria stessa. Nel 1948 la responsabilità<hi > </hi>dell’Ufficio era affidata congiuntamente a Canini e Dalla Chiesa insieme all’Ufficio per la protezione sociale; successivamente, dopo la scissione, viene affidata a Vittorio Foa, fino al 1955, anno del suo passaggio alla Segreteria della Fiom (Foa è in realtà<hi > </hi>il responsabile referente per la Segreteria; la responsabilità<hi > </hi>dell’Ufficio studi è affidata in questi anni al socialista Ameduzzi con il quale Bruno avrà<hi > </hi>un rapporto non facilissimo). Una nota informativa del febbraio 1955 inviata a Novella entra nei dettagli dell’attività<hi > </hi>e dell’organizzazione interna dell’Ufficio: dalla responsabilità<hi > </hi>di Vittorio Foa alla funzione di coordinamento di Bruno Trentin, ai settori di ricerca, alla presenza di un archivio e di una emeroteca. Dello stesso Trentin vi sono appunti manoscritti relativi al programma del 1955 in cui enumera i progetti già<hi > </hi>realizzati, i problemi di un rapporto più stretto con la Segreteria, i rischi di dispersione e di mancanza di continuità, i nuovi temi da affrontare, in primo luogo l’introduzione di nuove tecniche nei processi di lavoro, «[…] frutto più di intuizioni empiriche che di analisi approfondite». Si vedano in proposito ASCgil nazionale, Segreteria, Verbale del 25 giugno 1947; ASCgil nazionale, Atti e corrispondenza 1946, fasc. 1; ASCgil nazionale, Fondo Renato Bitossi, fasc. 16; ASCgil nazionale, Atti e corrispondenza 1955, fasc. 1. L’inventario delle carte dell’Ufficio studi è consultabile on line all’indirizzo <ref target="http://151.1.148.212/cgil/">http://151.1.148.212/cgil/</ref>, oppure a stampa in Corridori, Venditti 2008. Documentazione relativa all’attività<hi > </hi>di Bruno nell’Ufficio è rintracciabile anche nel suo fondo «istituzionale» all’interno della serie ‘Ufficio studi economici’. È il Centro confederale a versare all’Archivio nazionale le carte dei segretari al termine del loro mandato. Il 26 maggio 1998 il sovrintendente archivistico per il Lazio integra la precedente dichiarazione di notevole interesse storico del 1° dicembre 1980 e dichiara di notevole interesse storico e quindi sottoposti alla disciplina prevista dall’art. 38 del d.p.r. 30 settembre 1963, n. 1409, tra gli altri i fondi Luciano Lama (124 bb. dal 1968 al 1987), Antonio Pizzinato (bb. 87 per gli anni 1982–1991) e Bruno Trentin (bb. 126 dal 1970 al 1994). Questa documentazione «oltre a completare e arricchire l’Archivio della CGIL già<hi > </hi>dichiarato di notevole interesse storico – si legge nella dichiarazione – riveste una notevole importanza per la storia sociale, politica ed economica italiana». L’inventario del Fondo è consultabile on line oppure a stampa all’interno del volume <hi rend="italic">I segretari della CGIL: da Luciano Lama a Bruno</hi><hi rend="italic"> Trentin</hi>, a cura di Ilaria Romeo, Ministero per i beni e le attività<hi > </hi>culturali, Direzione generale per gli archivi, Roma 2013. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-016-backlink">9</ref></hi>	ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (III), fasc. 4. «Trentin – scrive Andrea Ranieri – vedrà in Di Vittorio il punto di riferimento teorico essenziale dell’idea e della pratica della soggettività politica del sindacato. Col Piano del Lavoro, e col suo impegno costante per affermare l’autonomia e l’unità del sindacato anche dopo la sua rottura. A Di Vittorio penserà fino alla fine della sua vita. Le ultime cose scritte sul suo diario parlano di Di Vittorio, pochi giorni prima del tragico incidente in Alto Adige. Per strappare Di Vittorio dall’immagine romantica in cui l’aveva avvolto con qualche sufficienza la retorica della sinistra. «Un grande tribuno, un generoso autodidatta». Per Bruno, Di Vittorio resterà per tutta la vita un riferimento morale e teorico. Lui, che ha vissuto gran parte della sua vita leggendo e scrivendo, vede in Di Vittorio l’uomo capace di fare teoria ascoltando e parlando, coi braccianti della sua terra, con gli operai del Nord, così come con le menti più lucide del suo tempo. L’uomo che riesce a portare a sintesi nuove il modo orale con cui i suoi rappresentati hanno letto e fatto la Storia. La forza intellettuale, la voglia di libertà e di conoscenza di chi vive del proprio lavoro e che sulle condizioni del proprio lavoro riflette, pensa, in vista dell’azione necessaria a renderlo più degno e più giusto» (Ranieri, Romeo 2020, 10-1).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-015-backlink">10</ref></hi>	Dal 1956 è membro del Comitato direttivo confederale; dal 1960 è membro del Comitato esecutivo. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="11.html#footnote-014-backlink">11</ref></hi>	L’Archivio storico CGIL nazionale conserva, tra l’altro, la lettera di Trentin a Palmiro Togliatti (22 gennaio 1953) contenente la richiesta di trasferimento dall’Ufficio studi della CGIL alla Sezione economica del PCI (in ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (III), fasc. 7; anche in APCI, Fondo Mosca, Segreteria, Lettera di Bruno Trentin a Palmiro Togliatti, 22 gennaio 1953, mf. 189). La richiesta di Trentin è esaminata dalla Segreteria del Pci nella riunione del 9 febbraio 1953. Sono presenti Togliatti, Longo, Scoccimarro, D’Onofrio e Pajetta. Il verbale della riunione esprime l’accordo di massima per il trasferimento di Trentin all’«apparato centrale del partito salvo il consenso di Di Vittorio». Scrive Marco Di Maggio: «Il 18 settembre 1952 una nota firmata da Longo e da Mauro Scoccimarro a nome delle sezioni Economica e Lavoro di Massa è inviata alla Segreteria del PCI e per conoscenza a Di Vittorio e a Novella. Il documento affronta due problemi: l’organizzazione del lavoro culturale in campo economico e la riorganizzazione dell’Ufficio Studi della CGIL. Gli autori ritengono che i due ambiti siano collegati poiché<hi > </hi>dalla loro riorganizzazione dipende il migliore e di più efficace utilizzo delle risorse del partito». Sottolineano quindi la necessità<hi > </hi>dell’inserimento nella Sezione Economica di un quadro che si dedichi esclusivamente al lavoro economico-culturale e possieda i requisiti per farlo. «Il profilo più adatto per svolgere questo compito è individuato proprio in quello del giovane Trentin, anche alla luce di problemi politici e organizzativi dell’Ufficio Studi della CGIL che investono l’attività<hi > </hi>dello stesso Trentin». Longo e Scoccimarro infatti, sottolineano che il socialista Ameduzzi, che dirige l’Ufficio Studi, «sostiene orientamenti errati, o comunque criticabili, su problemi di fondo, facendone oggetto di contrasto quasi personale nei confronti del compagno Trentin». La nota continua ricordando che Trentin – «il quale più di ogni altro si è prodigato per far prevalere giuste impostazioni» – è l’unico comunista che lavora in questo organismo del sindacato e che, essendosi iscritto al partito dopo essere entrato all’Ufficio Studi, «può con difficoltà<hi > </hi>presentarsi con l’autorità<hi > </hi>di chi invece fosse stato formalmente designato dal partito». Alla luce di queste considerazioni la soluzione prospettata è quella di effettuare uno scambio fra la Sezione Economica e l’Ufficio Studi per cui Trentin passerebbe a lavorare all’organismo del partito, di cui peraltro fa già<hi > </hi>parte, per lasciare il suo posto a Mario Lena il quale, «molto preparato sui problemi industriali, ha spiccate attitudini per un lavoro di approfondimento di situazioni settoriali e aziendali, quali si richiedono per un membro dell’Ufficio Studi confederale» (Cruciani 2012, 105-6). </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="11.html#footnote-013-backlink">12</ref></hi>	Cfr. “Analisi sulle condizioni dei lavoratori e dell’organizzazione produttiva alla Fiat Mirafiori, dicembre 1955 (conclusioni)”, in ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (II), b. 11, fasc. 46. Nel 1960 Bruno Trentin e Vittorio Foa scrivono a quattro mani la relazione “La CGIL di fronte alle trasformazioni tecnologiche dell’industria italiana”, presentata nel convegno internazionale di studi sul progresso tecnologico e la società italiana curato da Franco Momigliano. Trentin in particolare, in una comunicazione aggiuntiva, insiste sull’autonomia rivendicativa contrattuale del sindacato nell’azienda di fronte alle trasformazioni tecnologiche (Trentin 1962, 181-85).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-012-backlink">13</ref></hi>	Seppure sensibile ad alcune posizioni di Antonio Giolitti, Trentin è nettamente contrario alla sua decisione di abbandonare il PCI, ritenuta un passo indietro rispetto a una battaglia politica che è invece possibile sostenere all’interno del partito. La corrispondenza tra Trentin e Giolitti sull’argomento è conservata in ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (III), fasc. 7 e in Fondazione Lelio e Lisli Basso, Fondo Antonio Giolitti, Lettera di Bruno Trentin ad Antonio Giolitti, 23 luglio 1957, scatola 12, fasc. 5.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-011-backlink">14</ref></hi>	ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (III), fasc. 7.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="11.html#footnote-010-backlink">15</ref></hi>	Nel 1963 viene eletto deputato (collegio Lecce- Brindisi-Taranto) del Parlamento italiano. Il portale storico della Camera dei deputati gli attribuisce due progetti di legge presentati e due interventi. Dalla scheda relativa alle attività<hi > </hi>svolte nella IV Legislatura conservata nel suo Fondo personale (ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (III), fasc. 12), risulta iscritto al Gruppo parlamentare comunista dal 1° luglio 1963 al 4 giugno 1968 e componente della V Commissione (Bilancio e partecipazioni statali) dal 21 gennaio 1965 al 4 giugno 1968. È inoltre membro della Commissione industria e commercio (XIII, 1° luglio 1963-20 gennaio 1964) e della Commissione parlamentare consultiva per il parere sulla tariffa generale dei dazi doganali (19 giugno 1963-31 dicembre 1964). Trentin è uno dei primi a dichiarare le dimissioni da parlamentare per incompatibilità<hi > </hi>fra incarichi sindacali e di partito.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-009-backlink">16</ref></hi>	«La relazione al Convegno dell’Istituto Gramsci fonde profondità storica, nessi transnazionali delle teorie del neocapitalismo, comparazione delle esperienze di governo dello sviluppo tra Stati Uniti e Europa e specificità del caso italiano. Sulla scia degli studi a Harward, Trentin coglie l’«essenza» e «l’insanabile contraddizione» del neocapitalismo nella tecnocrazia degli anni Venti, nell’equilibrio dinamico delle forze produttive e del controllo sociale dell’economia con la sanzione dello Stato, «che diventerà dopo pochi anni l’ideologia dominante nella politica del New Deal» e che riemerge, sostanzialmente immutata nella sua essenza, nella teoria galbraithiana del «potere di equilibrio». Mentre le teorie dell’automazione, della contrattazione aziendale, della compenetrazione tra intervento pubblico e capitale privato sono fatte proprie dalle socialdemocrazie europee, la punta avanzata del neocapitalismo in Italia è costituita dalla CISL e dalla sua influenza sulla DC. Le lotte per la «conquista di una autonomia (in termini di reddito, di qualifica, di prerogative sindacali) del lavoratore dalla singola azienda e dalla sua politica di gestione» sono ora affiancate da rivendicazioni sempre più sentite dalla classe operaia, quali «il salario garantito, nuove qualifiche rispondenti alla capacità professionale della persona del lavoratore, il diritto a negoziare i ritmi di produzione». Rispondendo all’«economia concertata» ripresa dal modello francese, alla politica regionale dei «poli di sviluppo» nel Mezzogiorno dei governi di centrosinistra, la lotta del movimento operaio deve estendersi dalla fabbrica alla società, per investire il governo dello sviluppo. I problemi del controllo operaio, dei nuovi istituti di democrazia di base devono diventare parte integrante di una politica di riforme strutturali, per superare una crisi degli istituti tradizionali della democrazia, che nasce dai «riflessi oggettivi di un determinato processo di sviluppo capitalistico» (Cruciani 2021, 15-40). Come ha rimarcato Franco De Felice, la relazione di Trentin rappresenta un «esempio molto elaborato di rapporto tra teoria e movimento, di critica ma anche di ribadimento della realtà delle ideologie» (De Felice 1995, 807). Non si sbaglia nell’affermare che in essa sono contenuti i germi teorici del ‘Sindacato dei Consigli’, che si svilupperà nel crogiolo delle lotte operaie degli anni Sessanta» (Trentin 2021, 23).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-008-backlink">17</ref></hi>	Trentin, <hi rend="italic">Diari personali</hi>, in Fondo Trentin, ASCgil nazionale. </p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-007-backlink">18</ref></hi>	Documentazione relativa a questo periodo è rintracciabile all’interno dell’Archivio storico Fiom: &lt;<ref target="https://www.fiom-cgil.it/net/index.php/la-fiom/archivio-storico">https://www.fiom-cgil.it/net/index.php/la-fiom/archivio-storico</ref>&gt;.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-006-backlink">19</ref></hi>	Documentazione versata all’Archivio storico CGIL nazionale da Marcelle Padovani in due distinti versamenti (2012 e 2014) e consultabile on line all’indirizzo: <ref target="http://151.1.148.212/cgil/">http://151.1.148.212/cgil/</ref>.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-005-backlink">20</ref></hi>	Di particolare interesse per questo periodo anche la Serie Atti e corrispondenza della Segreteria generale (1988-1994). Serie riordinata ma non schedata analiticamente.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-004-backlink">21</ref></hi>	Documentazione relativa a questo periodo è rintracciabile nel fondo «istituzionale» all’interno della serie “Segreteria generale” oltre che nelle carte personali del secondo e terzo versamento consultabili on line all’indirizzo <ref target="http://151.1.148.212/cgil/">http://151.1.148.212/cgil/</ref> ed a stampa in Cruciani, Romeo 2015.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-003-backlink">22</ref></hi>	Documentazione relativa a questo periodo è rintracciabile nelle carte personali del secondo e terzo versamento. Preziose informazioni ci vengono offerte in questo caso dal portale web del Parlamento europeo. Gli interventi, le relazioni, le interrogazioni, gli appelli, i documenti della Commissione nazionale dei democratici di sinistra ed i documenti del Gruppo Spinelli sono riprodotti in Cruciani 2011; si veda anche Cruciani 2012, 413-26.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-002-backlink">23</ref></hi>	ASCgil nazionale, Fondo Bruno Trentin (Fondo istituzionale), b. 43, fasc. 92.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-001-backlink">24</ref></hi>	Visitabile al seguente link: &lt;<ref target="http://151.1.148.212/cgilfotografico">http://151.1.148.212/cgilfotografico</ref>&gt;.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="11.html#footnote-000-backlink">25</ref></hi>	Primo versamento al quale nel 2015 è seguito un secondo lascito riordinato, schedato, ma non digitalizzato.</p>


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          <head>References</head>
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            <bibl>Trentin, Bruno. 2021. La libert&amp;#224; viene prima. La libert&amp;#224; come posta in gioco nel conflitto sociale, a cura di Sante Cruciani, presentazione di Iginio Ariemma, postfazione di Giovanni Mari. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-282-9</idno>
          </bibl>
        </listBibl>
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    </body>
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</TEI>