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        <title type="main" level="a">Introduzione. La traduzione del linguaggio specialistico dei beni culturali: dalle pratiche passate alle metodologie attuali</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-4027-3911" type="ORCID">
            <forename>Monica</forename>
            <surname>Turci</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Nuove strategie per la traduzione del lessico artistico</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0061-5</idno>) by </resp>
          <name>Valeria Zotti, Monica Turci</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0061-5.02</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>The Introduction presents the chronological evolution of the practices employed in the translation of the language of cultural heritage. All the Chapters in this volume share close ties with the objectives of the research project «Multilingual Cultural Heritage Lexicon» and follow three trajectories: 1. The translations of Vasari as primary sources for the origins of the lexicon of the arts in Europe 2. Considerations on translation praxis and teaching of different text types of cultural heritage 3. The latest developments in the compilation and use of translational corpora in relation to local heritage sites. Through a diachronic and a synchronic perspective, all chapters contribute to the existing literature on Corpus-based Translation Studies (CTS) of the language of cultural heritage.</p>
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            <item>translation</item>
            <item>cultural heritage</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0061-5.02<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0061-5.02" /></p>


<p rend="h1_section" >Introduzione</p><p rend="h1_chapter" >La traduzione del linguaggio specialistico dei beni culturali: dalle pratiche passate alle metodologie attuali</p><p rend="h1_author" >Valeria Zotti, Monica Turci</p><p rend="text ParaOverride-1" >Il presente volume raccoglie un gruppo di saggi incentrati sulla traduzione del linguaggio specialistico dei beni culturali. Si tratta della più recente di una serie di pubblicazioni a diffusione nazionale e internazionale che sono scaturite nell’ambito del progetto di ricerca interuniversitario <hi rend="italic">Lessico plurilingue dei Beni Culturali</hi> (LBC), diretto da Annick Farina e condotto all’Università di Firenze in collaborazione con altre Università italiane e straniere, tra cui l’Università di Bologna a cui le due curatrici del presente volume afferiscono. I saggi qui contenuti sono in stretta relazione con gli obiettivi finali di questo progetto, vale a dire la creazione di dizionari specializzati monolingui e bilingui sul lessico artistico attraverso un approccio al tempo stesso <hi rend="italic">corpus-based</hi> e <hi rend="italic">corpus-driven</hi>.</p><p rend="text" >I dizionari LBC, come i contributi di questo volume, si rivolgono a un’ampia comunità di fruitori: da aspiranti traduttori e traduttori specializzati, da studenti, ricercatori e lessicografi delle lingue per scopi speciali, da critici d’arte e traduttori di guide turistiche a operatori nell’industria del turismo culturale che operano in un contesto internazionale e plurilingue. Nel suo complesso si tratta di un pubblico ibrido che include studiosi di linguistica applicata e di didattica dei linguaggi specialistici e professionisti che operano nell’ambito della comunicazione del patrimonio in un contesto internazionale per finalità informative e di promozione.</p><p rend="text" >A questi ultimi, il progetto LBC intende offrire risorse lessicografiche plurilingui al momento difficilmente reperibili e tuttavia fondamentali per l’industria della cultura. Tali risorse comprendono banche dati testuali, lessici, corpora comparabili e, a venire, corpora paralleli, attestanti lemmi relativi a concetti chiave della storia dell’arte, a tecniche artistiche, a tipologie di materiali, a elementi scultorei ed architettonici, oltre a termini connessi ai domini sottesi a questi ambiti. Dopo oltre un decennio di ricerche condotte all’interno di diverse squadre linguistiche, al momento attuale il Progetto LBC ha completato la creazione di corpora monolingui comparabili<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="02.html#footnote-002">1</ref></hi></hi>;  da questi sono stati ricavati i lemmari attraverso ai quali si accede alle concordanze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="02.html#footnote-001">2</ref></hi></hi> e che, a loro volta, fungeranno da fondamenta per la creazione del dizionario plurilingue. </p><p rend="text" >I contributi inclusi in questo volume sono in stretta relazione con il sopramenzionato progetto, e in particolare con i suoi recenti sviluppi, percorrendo essenzialmente tre direzioni. I saggi nella prima parte attingono a risorse che il progetto ha già reso fruibili o che sono attualmente in fase di sviluppo per fornire approfondimenti qualitativi sulla traduzione di opere fondanti nella storia dell’arte europea. Complessivamente questi saggi arricchiscono la letteratura scientifica esistente, ancora alquanto limitata, con approfondimenti di grande interesse su aspetti lessicali e sintattici, nonché sul fenomeno della metafora, del linguaggio specialistico dell’arte e nelle sue traduzioni in una prospettiva diacronica.</p><p rend="text" >I saggi della seconda parte hanno per filo conduttore la riflessione sulla pratica della traduzione del lessico artistico in diverse tipologie testuali: rispettivamente un resoconto di viaggio ad opera dello scrittore russo Pavel Muratov, un dizionario specializzato sull’arte spagnola della fine del XIX secolo e un glossario terminologico collaborativo francese-portoghese realizzato nell’ambito di un’esperienza incentrata sull’uso di corpora per l’apprendimento. Si tratta di tre tipologie di risorse che costituiscono al tempo stesso il materiale documentario di cui si nutrono i corpora LBC e da cui gli studiosi del progetto attingono dati linguistici per studiare il lessico artistico nei suoi diversi gradi di specializzazione e in diverse epoche. Emerge in maniera evidente da questi contributi l’impatto positivo che l’uso dei corpora, coniugato ad una consultazione consapevole delle risorse lessicografiche e terminologiche, può avere sulla pratica della traduzione, nonché sull’apprendimento linguistico.</p><p rend="text" >I saggi contenuti nella terza parte volgono lo sguardo al futuro delle ricerche del gruppo LBC. Si inseriscono nel sotto progetto LBC Emilia-Romagna e si intersecano con progetti locali e collaborazioni attive sul territorio che hanno condotto alla raccolta di un corpus di testi sul patrimonio della sopra menzionata regione che va ad aggiungersi al corpus LBC. In questi saggi, corpora paralleli allineati di piccole e medie dimensioni vengono analizzati attraverso il quadro teorico dei <hi rend="italic">Corpus-Based Translation Studies</hi> (CBTS). Complessivamente questo gruppo di saggi propone una metodologia di indagine ancora poco utilizzata negli studi sulla traduzione del linguaggio dei beni culturali, fornendo spunti di riflessione e applicazioni pratiche originali in una prospettiva sincronica. </p><p rend="text" >I tre saggi inclusi nella prima parte del volume prendono le mosse da un recentissimo sviluppo all’interno del Progetto LBC che ha avuto inizio nel 2022 e che prosegue al momento attuale sotto la direzione di Daniel Henkel e Valeria Zotti, entrambi membri storici del gruppo di ricerca LBC. Questo sviluppo segna l’inizio della fase di compilazione di corpora paralleli contenenti traduzioni di testi di riferimento per lo studio della storia dell’arte europea pubblicati tra il XVIII e il XX secolo. Innestandosi in questo filone di indagine, i tre saggi volgono l’attenzione su <hi rend="italic">Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori</hi> di Giorgio Vasari, un’opera considerata il primo esempio di letteratura artistica moderna (cfr. Carrara 2013) e oggetto di varie traduzioni e ri-traduzioni verso il francese, inglese, russo e spagnolo. </p><p rend="text" >Il contributo di Sabrina Ballestracci (<hi rend="italic">Da un segno a tanti segni. L’emergere della polisemia del termine </hi>disegno<hi rend="italic"> nelle traduzioni tedesche delle </hi>Vite<hi rend="italic"> di Vasari</hi>) si concentra sulle traduzioni verso il tedesco. In particolare, Ballestracci si focalizza sulla resa «disegno», sia per la carica semantica complessa e poliedrica di questo termine, sia per il ruolo fondamentale che esso assume nel pensiero e nell’opera del Vasari e in modo particolare nella parte de <hi rend="italic">Le vite </hi>dedicata a Raffaello. È precisamente su questa <hi rend="italic">Vita</hi> che si dispiega la parte centrale del saggio. Dopo aver presentato in maniera dettagliata e sistematica le occorrenze delle parole che hanno come radice «disegn», Ballestracci prende in esame strategie traduttive che si discostano dall’utilizzo del traducente <hi rend="italic">Zeichnung</hi> con riferimento a due recenti traduzioni: quella a cura di Kupper, apparsa nel 2008, e l’edizione a cura di Alessandro Nova in collaborazione con il <hi rend="italic">Kunsthistorisches Institut</hi> di Firenze, ultimata nel 2015. L’analisi traduttologica conferma, fornendone esempi al contempo, l’affascinante ipotesi di partenza di questo studio secondo cui le traduzioni di un termine polisemico – quale «disegno» – portano con sé il potenziale di far affiorare sulla superficie del testo di arrivo significati che rimangono impliciti e latenti nel testo di partenza e che, nello specifico del caso studio oggetto di questo saggio, si fanno portatori di alcuni capisaldi del pensiero del Vasari.  Complessivamente questo saggio contribuisce alla ricca riflessione in corso da diversi anni sul “terzo codice” (Frawley 2000) con un’applicazione inedita ad un ambito poco esplorato e con importanti conclusioni su diversi livelli. In primo luogo, attraverso l’analisi del testo di partenza e di arrivo, l’autrice ricostruisce le possibilità traduttive di un concetto complesso, nonché le possibilità offerte dalla lingua tedesca per veicolarne i significati. In senso più ampio, il saggio offre interessanti connessioni tra lingua specialistica e lingua standard in un’ottica contrastiva. </p><p rend="text" >Il saggio di Giovanna Siedina e Gabriele Papini (<hi rend="italic">Le traduzioni russe della </hi>Vita di Cimabue<hi rend="italic"> di Giorgio Vasari: strategie traduttive a confronto</hi>) si focalizza sulle traduzioni della <hi rend="italic">Vita di Cimabue</hi> in una prospettiva comparativa. In particolare, gli autori mettono a confronto due traduzioni: quella di Jurij Verchovskij del 1933 e quella di Aleksandr Venediktov del 1956. Una breve analisi delle differenze tra la versione torrentiniana e giuntina dell’opera del Vasari offre un elemento significativo per il contesto di queste traduzioni, evidenziando che entrambe si rifanno alla versione Giuntina. L’interesse per un confronto tra queste traduzioni risiede nell’approccio adottato dai due traduttori. Se da un lato per entrambi è fondamentale rendere il testo del Vasari accessibile al pubblico di arrivo, dall’altro lato essi appartengono a due distinte scuole di pensiero e di conseguenza mettono in campo differenti scelte traduttive ottenendo diversi risultati, come si evince dalla conclusione del saggio. Secondo gli autori, la traduzione di Verchovskij è caratterizzata da una sintassi molto più lineare rispetto all’originale che contribuisce alla comprensione del testo, mentre la traduzione di Venediktov è caratterizzata da un taglio arcaizzante che tenta di far affiorare tratti del testo originale mettendo in questo modo in secondo piano la fruibilità della traduzione da parte di un pubblico non colto.  Questa conclusione è supportata da un’analisi comparativa dettagliata e ricca e si muove su diversi livelli del testo. Sul piano sintattico, gli autori si soffermano sulla resa delle costruzioni complesse dell’originale con una particolare attenzione ai connettori interfrasali e intrafrasali, e dei participiali e gerundiali con valore temporale e causale. Sul piano semantico, ci si sofferma sulla resa di toponimi di luoghi non comunemente conosciuti con un approfondimento sulla traduzione dell’apostrofo, elemento ricorrente nella lingua italiana ma assente in russo.  Infine, gli autori non mancano di analizzare le strategie traduttive delle citazioni e delle iscrizioni latine esaminando in profondità il contesto della traduzione dei versi danteschi in Verchovskij.</p><p rend="text" >Nel suo saggio, Antonella Luporini (<hi rend="italic">Metaphors of art in the English translations of Giorgio Vasari</hi><hi rend="italic">’s </hi>Le Vite<hi rend="italic">: a software-assisted enquiry</hi>) prende in esame le rappresentazioni metaforiche della nozione di «arte» nelle <hi rend="italic">Vite</hi> di Vasari (edizione giuntina) e in due note traduzioni inglesi: quella di Gaston de Vere (1912-1915) – a tutt’oggi l’unica traduzione integrale in lingua inglese – e quella, più recente, di Julia Conaway Bondanella e Peter Bondanella (1991). L’approccio che Luporini adotta è, come indica già il titolo del saggio, <hi rend="italic">software-assisted</hi>, nel senso che l’analisi qualitativa viene supportata e affiancata da strumenti informatici. Dal punto di vista metodologico, la prima fase di questa analisi consiste nell’estrazione di una serie di occorrenze del termine «arte» nell’opera di Vasari dal corpus LBC italiano e nell’identificazione manuale delle metafore linguistiche e concettuali riguardanti la parola e il concetto di «arte», secondo il modello della teoria della metafora concettuale (Lakoff e Johnson 1980). Successivamente, attraverso la costruzione di due <hi rend="italic">dataset</hi> paralleli e l’uso della piattaforma di interrogazione di corpora Sketch Engine, Luporini esamina la presenza, o assenza, delle stesse metafore nelle due traduzioni e le strategie di resa che portano, invece, ad una perdita o sostituzione delle metafore originali. Un simile approccio ibrido può essere replicato al fine di rendere più efficace e meno dispendioso, in termini di tempo, lo studio della metafora dal punto di vista traduttologico - un campo di ricerca indubbiamente fervente (Schäffner 2017) ma ancora poco battuto nell’ambito del linguaggio specialistico dei beni culturali. Al tempo stesso, l’evidenza testuale conferma ancora una volta la natura sfuggente e inevitabilmente soggetta a <hi rend="italic">bias</hi> interpretativo della metafora. Il <hi rend="italic">bias</hi> probabilmente non si può evitare del tutto (come l’autrice stessa dichiara, spesso l’analisi metaforica non è una scienza esatta e rimangono casi discutibili), ma può essere ridotto, come dimostra questo saggio, attraverso una metodologia rigorosa affiancata all’uso di strumenti informatici.</p><p rend="text" >Nella seconda parte del volume, tre diversi generi discorsivi, il resoconto di viaggio, il dizionario specialistico e il glossario terminologico, ognuno rappresentativo di diversi gradi di specializzazione del lessico artistico, sono il punto di partenza di una riflessione sulla pratica e sulla didattica della traduzione.  Nel primo contributo di questa sezione (<hi rend="italic">L</hi><hi rend="italic">’immagine di Firenze e Bologna in </hi>Obrazy Italii<hi rend="italic"> di Pavel Muratov: riflessioni sulla traduzione del lessico artistico</hi>), Monica Perotto, Valentina Rossi e Natalia Zhukova esaminano <hi rend="italic">Obrazy Italii</hi>, l’opera più nota dello scrittore, pubblicista, critico e storico d’arte russo Pavel Muratov. Questo resoconto letterario del viaggio in Italia compiuto dall’autore all’inizio del Novecento è considerato un testo classico sulla ricezione dell’arte italiana in Russia, in quanto espressione non solo dell’‘italomania’ di Muratov stesso, ma anche dell’amore dei russi per l’Italia, le sue città d’arte, e i suoi luoghi ricchi di cultura e bellezza. Di grande successo in patria, quest’opera è meno nota in Italia dove è stata tradotta di recente dall’editore Adelphi (2019) con il titolo evocativo <hi rend="italic">Immagini dell’Italia</hi>. Soffermandosi sui capitoli relativi all’arte della Toscana e dell’Emilia-Romagna, le due regioni che hanno visto la nascita e lo sviluppo del progetto LBC, le tre autrici di questo contributo svelano le specificità lessicali del testo in lingua russa, caratterizzato dalla presenza di lessico artistico a cavallo tra linguaggio specialistico e linguaggio comune, e le difficoltà traduttive derivanti dall’alto grado di variazione tipico di questo linguaggio ibrido. Soggette a variazione sono ad esempio le trascrizioni in lingua russa dei nomi degli artisti più rappresentativi della pittura bolognese (come, per esempio, Carracci e Guido Reni) che le studiose analizzano meticolosamente. Molteplici sono inoltre le rese traduttive di alcuni lemmi distintivi del patrimonio architettonico bolognese, come «portici», «chiese» e «pale d’altare». Questi traducenti, attestati nell’edizione italiana di Adelphi, vengono messi a confronto con gli equivalenti rilevati nei principali dizionari e strumenti traduttivi disponibili per la lingua russa e infine analizzati nelle loro realizzazioni discorsive all’interno del corpus testuale LBC Russo, esplorato con l’ausilio del software Sketch Engine. Nella sezione dedicata alla città di Firenze, la descrizione dei monumenti architettonici è il punto di partenza di un’analisi che porta alla luce la totale o parziale corrispondenza dei termini usati in russo e in italiano per designare gli edifici di culto («tempio», «chiesa», «cattedrale», ecc.) e alcuni elementi architettonici («parete», «porta») e parti del mobilio ecclesiastico («cassone»). L’analisi circostanziata dei fenomeni lessicali attestati nell’opera e nella sua traduzione e validati dalla consultazione di corpora testuali e di risorse lessicografiche e terminologiche di riferimento non fa che confermare lo status canonico dell’opera di Muratov, primo esempio di critica d’arte incentrata sui beni culturali italiani in lingua russa. Questo contributo anticipa inoltre il territorio geografico, ovvero il patrimonio artistico italiano, in particolare toscano e emiliano-romagnolo,<hi rend="italic"> </hi>oggetto della terza parte del volume.</p><p rend="text" >Il saggio di Elena Carpi (<hi rend="italic">José Ramón Mélida, traduttore del </hi>Lexique des termes d’art<hi rend="italic"> di Jules Adeline</hi>) studia il <hi rend="italic">Vocabulario de Términos de Arte</hi>, la più importante opera lessicografica della storia dell’arte del XIX secolo, pubblicata in Spagna con il patrocinio dell’<hi rend="italic">Academia de Bellas Artes</hi>. Il suo autore, lo storico dell’arte José Ramón Mélida, lo diede alle stampe nel 1887 con il proposito di divulgare la conoscenza del lessico artistico, attraverso la traduzione e l’adattamento per il pubblico spagnolo del <hi rend="italic">Lexique des termes d’art</hi> dell’erudito francese Jules Adeline. La metodologia adottata in questo studio è descrittivo-contrastiva, in quanto l’autrice esamina quest’opera di riferimento sia dal punto di vista lessicografico, dedicando particolare attenzione alla descrizione del paratesto, delle integrazioni e dei cambiamenti intervenuti nell’opera spagnola rispetto al testo fonte, sia dal punto di vista traduttivo, soffermandosi sulle creazioni neologiche effettuate dal lessicografo spagnolo per far fronte a vuoti lessicali e terminologici, il quale ha il merito di aver arricchito il castigliano di tecnicismi artistici al tempo sconosciuti e ancora oggi in uso. Nella prima parte del saggio viene illustrato il progetto di divulgazione dell’arte di Adeline attraverso un’opera destinata a un pubblico colto che intende informarsi senza dover ricorrere a testi specialistici. È interessante notare che quest’opera è di fatto un testo multimodale, in cui le immagini, realizzate dallo stesso Adeline, fanno da complemento alle definizioni lessicografiche rispondendo così al suo obiettivo di divulgazione. Nel corso della trattazione, Carpi dimostra come, a tre anni dalla pubblicazione del <hi rend="italic">Lexique</hi>, il traduttore spagnolo si sia appropriato del progetto dell’autore francese adattandolo alle esigenze del pubblico spagnolo. Mélida traduce fedelmente il <hi rend="italic">Lexique</hi> e al tempo stesso lo amplia intervenendo a livello della macrostruttura e microstruttura. Sul piano della macrostruttura, Mélida aggiunge nuove entrate motivando queste integrazioni con la necessità di dare una versione castigliana di tecnicismi considerati veri e propri <hi rend="italic">realia</hi>. Inserisce inoltre entrate relative all’arte araba assenti nell’originale francese, nonché note esplicative volte a adattare l’originale alla cultura castigliana. A livello della microstruttura, Mélida interviene sulle entrate riformulando alcune definizioni, riunendo due entrate in una sola, sulla base di considerazioni di natura semantica, inserendo informazioni enciclopediche relative alla Spagna laddove lo ritiene necessario, e, sul piano fonetico, adattando parole francesi alla pronuncia castigliana. Grazie a questi interventi eruditi e coraggiosi, sapientemente messi in pratica da un traduttore del linguaggio specialistico dell’arte che è anche un fine studioso di storia dell’arte, il repertorio lessicografico realizzato da Mélida assume le caratteristiche di una risorsa ibrida – al tempo stesso enciclopedica in un’ottica bilingue spagnolo-francese e monolingue – e di un’opera di riferimento per la valorizzazione e la divulgazione del patrimonio artistico spagnolo di grande valore scientifico.</p><p rend="text" >L’articolo di Christina Dechamps (<hi rend="italic">Glossaire terminologique collaboratif et </hi>Data-Driven Learning<hi rend="italic"> dans le cadre de la traduction du lexique artistique</hi>)<hi rend="italic"> </hi>sposta l’asse della riflessione sul ruolo dei corpora, e nello specifico del corpus <hi rend="italic">Lessico dei Beni Culturali</hi> (LBC), nell’ambito della formazione di aspiranti traduttori. Nella prima parte, l’autrice riposiziona alcuni concetti didattici, come <hi rend="italic">Progetto di apprendimento</hi>, <hi rend="italic">Lessicografia/terminografia bilingue di apprendimento</hi> e <hi rend="italic">Data Driven Learning </hi>(Boulton e Tyne 2014) all’interno di una riflessione più ampia di natura metodologica che poggia su una vasta letteratura scientifica e che prende in considerazione l’apprendente di una lingua straniera come attore sociale. Il saggio illustra poi l’esperienza con due classi di traduzione specializzata dell’Università NOVA di Lisbona, finalizzata all’elaborazione di un glossario terminologico bilingue collaborativo ed evolutivo (portoghese-francese e francese-portoghese) sui domini dell’architettura e della storia dell’arte. Nel corso di questa esperienza <hi rend="italic">in progress</hi>, gli studenti e le studentesse sono stati sensibilizzati alle variazioni terminologiche e discorsive e alle problematiche relative all’individuazione di equivalenti traduttivi pertinenti all’interno di testi con diversi gradi di specializzazione – dall’articolo giornalistico all’articolo scientifico, passando per il documento pedagogico rivolto a futuri architetti o storici dell’arte (come per l’esempio, ampiamente illustrato, relativo alle denominazioni dei diversi tipi di «archi» in architettura). Fondamentale nel processo di apprendimento è stata la consultazione sistematica di corpora comparabili nelle due lingue, tra i quali anche quelli LBC, di cui l’autrice sottolinea l’interesse e le qualità indubbie per l’acquisizione di competenze strategiche trasversali (Hurtado Albir 2008) all’interno di un progetto di apprendimento, nonché di altri corpora di dimensione più ridotta costituiti dagli studenti stessi. Attraverso l’applicazione dei principi pedagogici del <hi rend="italic">Data Driven Learning</hi>, l’autrice mostra che i principi difesi attualmente in didattica della lingua (<hi rend="italic">Learning by Doing</hi>) sono applicabili all’insegnamento della traduzione specializzata e che il ricorso sistematico a corpora testuali, come i corpora LBC, permette di migliorare la formazione nel campo della traduzione specializzata e la qualità complessiva delle traduzioni del lessico artistico.</p><p rend="text" >Centrale per la terza parte di questo volume è l’apporto dei <hi rend="italic">Corpus-Based Translation Studies</hi> (CBTS). Nati in tempi relativamente recenti attraverso l’integrazione dello studio dei corpora nei <hi rend="italic">translation studies</hi>, i CBTS hanno contribuito a introdurre un nuovo paradigma nella teoria e nella pratica della traduzione (cfr. Laviosa 2002, 1). Rifacendosi a questa metodologia di ricerca, le autrici dei saggi inclusi nella terza parte di questo volume fanno uso di corpora comparabili e/o paralleli e allineati di piccole dimensioni creati <hi rend="italic">ad hoc</hi> fornendo evidenze dell’efficacia di questa metodologia nel campo della traduzione settoriale del linguaggio dei beni culturali, nonché spunti di applicazioni didattiche. Tutti i saggi compresi in questa sezione scaturiscono da recenti collaborazioni o progetti di ricerca, il cui obiettivo – vale a dire la comunicazione in ambito internazionale del patrimonio culturale della regione Emilia-Romagna e della città di Bologna – si interseca con le attività del Progetto LBC. In particolare, i contributi di Ana Pano Alamán e Gaia Aragrande e Monica Turci hanno avuto inizio con la collaborazione tra la Laurea Magistrale Internazionale in <hi rend="italic">Language, Society &amp; Communication</hi> con sede presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne e il Segretariato Regionale del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo (MiBACT) della regione Emilia Romagna, mentre il contributo di Valeria Zotti si concentra su due progetti di ricerca derivati dal progetto LBC, incentrati sulla valorizzazione del patrimonio dell’Alma Mater Studiorum, della città di Bologna e della regione Emilia-Romagna. </p><p rend="text" >Entrambi i saggi di Pano Alamán e di Aragrande e Turci esplorano i problemi e le sfide traduttive posti dal linguaggio specialistico nei testi del Tour-ER, un sito web rivolto a turisti per promuovere un itinerario attraverso le città di Reggio Emilia, Modena e Ferrara alla riscoperta del patrimonio legato agli Estensi.  In particolare, il contributo di Ana Pano Alamán (<hi rend="italic">Traducir al español el léxico de los castillos y fortalezas de Emilia-Romaña</hi>) offre una panoramica delle principali caratteristiche del lessico e della terminologia dell’architettura medievale e rinascimentale relative ai castelli e alle fortezze degli Este. Dopo aver sollevato alcune questioni teoriche sul lessico italiano e spagnolo dell’architettura relativo alla fortificazione (Nencioni 1995; Biffi 2001; Salicio 2014) e sulla traduzione della terminologia (Faber e Montero-Martínez 2019), l’autrice analizza il lessico relativo ai castelli e alle fortezze attraverso l’esplorazione di un corpus parallelo e allineato di traduzione, costituito dai testi in italiano (TO) pubblicati sulla piattaforma online TourER e la loro traduzione in spagnolo (TM) da parte di studenti di spagnolo madrelingua italiani. I risultati dell’analisi lessico-semantica delle parole e delle espressioni multi-parola più frequenti, effettuata tramite la consultazione di dizionari e glossari monolingui di architettura e delle concordanze nel corpus, hanno mostrato che in questi testi semi-specializzati, i termini di dominio («rocca»<hi rend="italic">, </hi>«merlo») coesistono con vocaboli quasi sinonimi («castello»<hi rend="italic">, </hi>«fortezza») e polisemici («corpo», «cortile», «pianta») che solitamente formano collocazioni più o meno esclusive di questo campo. Tuttavia, molte di queste parole appartengono ad aree semantiche diverse (architettura, paesaggio) e si riferiscono – in alcuni casi implicitamente – alla storia e alla cultura dei territori dominati dagli Estensi nel Medioevo e nel Rinascimento (toponimi, personaggi). Lo studio del corpus parallelo allineato è stato il punto di partenza per avviare una riflessione sulle soluzioni adottate in relazione agli obiettivi comunicativi dei testi di partenza, nonché dei potenziali destinatari. Le parole e i gruppi nominali più frequenti hanno talvolta un equivalente in spagnolo, documentato in dizionari e glossari bilingui che forniscono informazioni etimologiche e propongono equivalenti del termine in altre lingue. Tuttavia, la natura informativa dei testi e l’esistenza di parole con significati diversi rendono necessario tenere conto delle relazioni semantiche che si instaurano tra il nucleo e i modificatori nelle numerose collocazioni riscontrate, così come il loro contesto di utilizzo. È ben noto come toponimi e altri elementi culturali possono guidare il traduttore nella scelta delle diverse opzioni possibili, nei casi in cui la parola non presenti un equivalente immediato nella lingua di arrivo, e talvolta contribuiscono ad arricchire la traduzione mettendo in campo strategie comunicative in grado di attirare l’attenzione del potenziale turista. </p><p rend="text" >In continuità con quanto affrontato dal contributo di Pano Alamán, Gaia Aragrande e Monica Turci (<hi rend="italic">Translating heritage tourism in Italy: churches and palaces of the Ducato Estense</hi>) focalizzano l’attenzione sulla traduzione verso l’inglese del patrimonio culturale della regione Emilia-Romagna utilizzando una metodologia mista basata sulla linguistica dei corpora e sull’analisi contrastiva allo scopo di offrire una riflessione sul processo traduttivo (Kruger, Wallmach, e Munday 2011). In particolare, questo studio esplora le sfide traduttive poste dalla coesistenza di lessico specializzato ed elementi culturo-specifici in testi turistici che trattano di chiese e palazzi del Ducato Estense. Il punto di partenza e, al contempo, la giustificazione del focus di questo studio è un sondaggio condotto tra gli studenti che è stato incluso in un’altra pubblicazione delle medesime autrici (2020) che vedeva la terminologia specialistica e gli elementi culturo-specifici (House 2006) come la questione più spinosa nell’analisi pre-traduttiva e nel processo di traduzione. Le autrici prendono le mosse da un’introduzione descrittiva che, oltre a fornire informazioni generali sui testi di partenza (ST), il loro committente e sugli studenti-traduttori, contestualizza lo studio sulla traduzione dando risalto alle caratteristiche sintattiche e pragmatiche dei testi oggetto dello studio in relazione alle specificità del linguaggio del turismo. Il saggio prosegue illustrando la metodologia impiegata che combina la linguistica dei corpora e l’analisi qualitativa e contrastiva della traduzione. All’interno di questo approccio ibrido, è di particolare rilievo l’intersezione teorico-metodologica tra gli studi contrastivi della traduzione (<hi rend="italic">Contrastive Translation Studies</hi>), la linguistica dei corpora e lo studio delle lingue speciali che si è rivelata particolarmente produttiva sul piano della didattica delle lingue speciali, mettendo in questo modo in luce sinergie tra didattica e ricerca.  Grazie a questa ibridazione metodologica, lo studio prende le distanze dai concetti di corpus parallelo e comparabile (Baker 1995), per prendere in considerazione da un lato il corpus dei testi di partenza (ItSeg Corpus) e dall’altro un <hi rend="italic">sub-corpus</hi> (TLC-2021) parte di un <hi rend="italic">learner translational corpus</hi> (Turci, Aragrande 2020) contenente le traduzioni eseguite da studenti. Attraverso una estrazione terminologica si sono individuati cinque temi principali – <hi rend="italic">Art and Architecture</hi>; <hi rend="italic">History and Society</hi>; <hi rend="italic">Building, Restoring and Modifying</hi>; <hi rend="italic">Miscellaneous</hi>; <hi rend="italic">Tourism</hi> – per poi incentrare l’analisi su elementi ricorrenti, che presentano una sfida traduttiva per la loro relazione di (pseudo-)sinonimia (ad es. «ornare» e «decorare»), per la mancanza di un equivalente 1:1 (ad es. «corpo di fabbrica»), per aspetti di polisemia o per un uso peculiare e specializzato di termini generalmente usati nella lingua comune (ad es. «configurazione» e «complesso»). Un interessante risultato di questa analisi traduttiva è la quasi totale assenza di termini prettamente legati ad aspetti tipici del linguaggio turistico (come ad esempio esortazioni, istruzioni e iperbole), che lascia spazio ad un linguaggio specialistico dell’arte. Il confronto con corpora più ampi ha infine permesso alle autrici di inserire a conclusione dello studio un glossario con suggerimenti traduttivi per i termini più salienti e problematici del corpus oggetto dello studio. </p><p rend="text" >Nell’ultimo saggio del volume (<hi rend="italic">Traduire en français le lexique du patrimoine de la ville de Bologne : le sous-corpus BER du projet LBC</hi>), Valeria Zotti illustra una nuova fase del progetto di ricerca interuniversitario <hi rend="italic">Lessico plurilingue dei Beni Culturali</hi> (LBC), condotta dall’unità di ricerca LBC-CeSLiC dell’Università di Bologna da lei coordinata, che verte sull’ampliamento del corpus comparabile LBC francese con l’aggiunta di un sottocorpus sulla città di Bologna e sulla regione Emilia-Romagna (corpus BER). Questo sottocorpus è stato prodotto nell’ambito di due progetti di ricerca: il primo, <hi rend="italic">UniCittà. Riscoprire Bologna attraverso l’Alma Mater</hi> è stato finanziato dalla Fondazione Carisbo nell’ambito del bando <hi rend="italic">Riscoprire la città</hi>, negli anni 2019-2021; il secondo, <hi rend="italic">UniVOCIttà: Voci digitali sull’unicità del patrimonio bolognese</hi> è stato selezionato nel 2022 dall’Università di Bologna tra i progetti di ricerca Alma Idea che esplorano temi di rilevanza interdisciplinare in sinergia con il Piano Nazionale di Ripresa (PNR). Entrambi mirano a valorizzare il patrimonio artistico e culturale di Bologna e della sua antica Università, pur restando in forte continuità con gli obiettivi del progetto LBC che, nato con l’obiettivo iniziale di descrivere il patrimonio fiorentino in ottica plurilingue, sta adesso ampliando le proprie risorse lessicali e testuali per coprire tutto il patrimonio artistico italiano. In questa tappa relativa alla costituzione dei corpora, precedente alla creazione di un dizionario multilingue del patrimonio culturale italiano, l’apporto del sotto-corpus BER al corpus LBC Francese è rilevante in termini sia quantitativi che qualitativi. I dati sul patrimonio locale bolognese messi a confronto con quello fiorentino svelano infatti informazioni linguistiche significative riguardo al fenomeno della sinonimia diastratica e diatopica in terminologia, oltre a suggerire nuove strategie per la traduzione di collocazioni specializzate e di termini artistici riferiti a realtà culturo-specifiche (<hi rend="italic">realia</hi>). Attraverso il caso di studio delle traduzioni francesi di «portico», un termine che designa un bene culturale caratteristico del panorama architettonico bolognese<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="02.html#footnote-000">3</ref></hi></hi>, l’autrice mostra che l’approccio <hi rend="italic">corpus-based</hi> permette di far emergere in modo induttivo conoscenze linguistiche specifiche nell’ambito della disciplina trattata – il discorso generalista e specializzato sull’arte italiana – che sono ancora ignorate dai dizionari mono- e plurilingui attualmente disponibili. </p><p rend="text" >Il metodo proposto da questo contributo, al pari di tutti i contributi presenti nel volume, si rivela dunque di grande interesse sia per la riflessione in traduttologia specializzata che per la ricerca in socioterminologia (Gaudin 1993, 2003) e in didattica della traduzione. La scelta del titolo <hi rend="italic">Nuove strategie per la traduzione del lessico artistico. Da Giorgio Vasari a un corpus plurilingue dei beni culturali</hi> condensa l’auspicio delle due curatrici di contribuire alla riflessione sulla traduzione del discorso sul patrimonio artistico e culturale, un ambito di grande valore strategico per l’Italia a livello internazionale, con applicazioni e ricadute nei settori della conservazione e della promozione turistica. Lo studio del lessico artistico e delle sue traduzioni in ben sei lingue straniere (francese, inglese, portoghese, russo, spagnolo, tedesco) è stata condotta in ottica diacronica, dal Cinquecento di Giorgio Vasari ad oggi,  ed è supportato dalla metodologia della linguistica dei corpora, incentrata sulle più innovative tecniche di catalogazione, analisi e interrogazione dei testi. Il volume svela le due anime della terminologia artistica, quella umanistica e quella tecnica, portando alla luce sia la storia dei linguaggi e delle culture, sia le dinamiche della comunicazione specializzata in una prospettiva nazionale e internazionale. Considerato questo taglio metodologico, si rivolge a studiosi, professionisti del settore museale, turistico e culturale che si occupano della ricerca, traduzione e comunicazione attraverso il linguaggio specialistico dell’arte, nonché a studenti che intendono migliorare le proprie competenze nella traduzione in lingua straniera di varietà linguistiche ibride, quale è la lingua dell’arte.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Baker, Mona. 1995. “Corpora in Translation Studies. <hi >An Overview and Suggestions for Future Research.” </hi><hi rend="italic">Target</hi> 7(2): 223-43.</p><p rend="bib_indx_bib" >Biffi, Marco. 2001. “Sulla formazione del lessico architettonico italiano: la terminologia dell’ordine ionico nei testi di Francesco di Giorgio Martini.” In <hi rend="italic">Le parole della scienza. 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Newcastle. Cambridge Scholars Publishing.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-002-backlink">1</ref></hi>	Si rimanda al link <ref target="http://corpora.lessicobeniculturali.net/"><hi rend="CharOverride-1">http://corpora.lessicobeniculturali.net/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> (22/12/2021)</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-001-backlink">2</ref></hi>	Per un esempio si rimanda al lessico spagnolo già pubblicato al sito <ref target="https://lexicon.lessicobeniculturali.net/es/"><hi rend="CharOverride-1">https://lexicon.lessicobeniculturali.net/es/</hi></ref> <hi rend="CharOverride-1">(22/12/2021).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="02.html#footnote-000-backlink">3</ref></hi>	Nel 2021 l’UNESCO ha riconosciuto 12 tratti e 62 km di portici bolognesi patrimonio mondiale dell’umanità; cfr. <ref target="http://whc.unesco.org/document/181034"><hi rend="CharOverride-1">http://whc.unesco.org/document/181034</hi></ref> <hi rend="CharOverride-1">(22/12/2021).</hi></p>

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        </listBibl>
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