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        <title type="main" level="a">Da un segno a tanti segni. L’emergere della polisemia del termine disegno nelle traduzioni tedesche delle Vite di Vasari</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-0407-4405" type="ORCID">
            <forename>Sabrina</forename>
            <surname>Ballestracci</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Nuove strategie per la traduzione del lessico artistico</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0061-5</idno>) by </resp>
          <name>Valeria Zotti, Monica Turci</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0061-5.04</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>This chapter focuses on the German translations of La Vita of Raffaello by Vasari. Ballestracci focuses her attention on translations into German of the word «disegno», on its complex and multifaceted meanings and its crucial role in Vasari’s work. After presenting all the occurrences of the word forms from the lemma «disegn-», Ballestracci analyses the instances in which  «disegn-» was not translated directly as «Zeichnung» in two different target texts. Results of this study confirm the fascinating hypothesis by which the translations of a polysemous term cause the surfacing of meanings in the target text that were hidden in the source text and that, in this particular case, carry key aspects of Vasari’s thought.</p>
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            <item>translation</item>
            <item>art</item>
            <item>polysemy</item>
            <item>Vasari</item>
            <item>German language</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0061-5.04<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0061-5.04" /></p>


<p rend="h1_chapter" >Da un segno a tanti segni. L’emergere della polisemia del termine <hi rend="italic">disegno</hi> nelle traduzioni tedesche delle <hi rend="italic">Vite</hi> di Vasari<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="04.html#footnote-013">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author" >Sabrina Ballestracci </p><p rend="quotation_b" >Perché il «disegno», padre delle tre arti nostre, architettura, scultura e pittura, procedendo dall’intelletto, cava di molte cose un giudizio universale, simile a una forma o vero idea di tutte le cose della natura, la quale è singolarissima nelle sue misure, di qui è che non solo nei corpi umani e degl’animali, ma nelle piante ancora, e nelle fabriche e sculture e pitture cognosce la proporzione che ha il tutto con le parti, e che hanno le parti fra loro e col tutto insieme. E perché da questa cognizione nasce un certo concetto e giudizio, che si forma nella mente quella tal cosa che poi espressa con le mani si chiama «disegno»; si può conchiudere che esso «disegno» altro non sia che una apparente espressione e dichiarazione del concetto che si ha nell’animo, e di quello che altri si è nella mente immaginato e fabbricato nell’idea (Vasari 1981 [1568]: 168-69).</p><p rend="h2" >1. Introduzione</p><p rend="text" >Il passo citato in esergo documenta il ruolo fondamentale rivestito dalla parola «disegno» in un’opera unanimemente considerata il primo esempio di letteratura artistica moderna (cfr. Carrara 2013) e il capolavoro in cui sono poste «le basi teoriche e le coordinate storiche per l’elaborazione del mito rinascimentale» (Mattioda 2008, 2). Tratto dalla parte introduttiva delle <hi rend="italic">Vite</hi> di Vasari dedicata alla pittura (edizione giuntina; cfr. Vasari 1568), il noto passo mette in evidenza la complessità concettuale che dal pensiero vasariano viene condensata in quest’unica parola: da una parte, definendolo come «padre delle tre arti nostre, architettura, scultura e pittura», Vasari attribuisce a «disegno» significato e funzione di principio artistico basilare, genealogico, archetipico dell’arte pittorica, scultorea e architettonica; dall’altra, definendone i rapporti con l’intelletto e la natura, rende possibile l’apertura a una molteplice declinazione semantica del segno linguistico che viene così a collocarsi in un dominio talvolta astratto, talvolta concreto, talaltra oscillante tra i due poli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="04.html#footnote-012">2</ref></hi></hi>. Sebbene, dunque, «disegno» corrisponda a una parola, il concetto cui il segno linguistico fa riferimento è talmente complesso e poliedrico da conferire al segno linguistico stesso una carica semantica altrettanto complessa e poliedrica, caratterizzata da molteplici accezioni. </p><p rend="text" >A rendere ancora più densa la referenzialità semantica del termine «disegno» nella lingua dell’arte si aggiungono altri fattori tra loro intrinsecamente legati. Da una parte, si tratta di un concetto che in generale nella storia dell’arte è oggetto di svariate elaborazioni teoriche ed è definito ora come <hi rend="italic">graphidos scientia</hi> (Vitruvio; cfr. Vitruvio 1964-76), ora come forza immaginativa e pratica (Cellini 1558; cfr. Cellini 1973), ora come fondamento e principio (Cennini 1437; cfr. Cennini 1982) o ancora come <hi rend="italic">medium</hi> (Filarete 1460-1464; cfr. Filarete 1972)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="04.html#footnote-011">3</ref></hi></hi> fino ad assumere nella contemporaneità anche accezione di «elemento essenziale e spesso illuminante nella valutazione della personalità di un artista» («disegno» in <hi rend="italic">Enciclopedia Treccani online</hi>). Dall’altra, è proprio nell’arte rinascimentale e nelle teorizzazioni artistiche del periodo che il disegno e il concetto di «disegno» assumono un ruolo ancora più di rilievo, soprattutto grazie al contributo vasariano che ne rappresenta momento cruciale di storicizzazione (cfr. Kemp 1974; Faietti 2011). Tracce della complessità semantica che caratterizza la parola «disegno» si rilevano, come diffusamente avviene nelle lingue naturali, anche nella lingua italiana comune documentata e descritta nei principali codici lessicografici. Al lemma «disegno» corrispondono diverse varianti di significato, le quali a loro volta mostrano come la parola nel corso del tempo abbia continuato ad avere la propensione ad arricchirsi di nuovi significati e a entrare nei lessici specialistici di svariate discipline o ambiti della vita<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="04.html#footnote-010">4</ref></hi></hi>: 1. rappresentazione grafica di oggetti della realtà o dell’immaginazione, di persone, di luoghi, di figure geometriche ecc., fatta con o senza intento d’arte; motivo ornamentale; 2. modo di disegnare; 3. arte del disegnare; 4. abbozzo, schema di un’opera, anche letteraria; 5. determinazione schematica, a grandi linee, di una serie di operazioni; 6. progetto, piano d’azione, proposito, intenzione (cfr. «disegno» in <hi rend="italic">TLIO</hi>, 11/2020; «disegno» in <hi rend="italic">Enciclopedia Treccani online</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="04.html#footnote-009">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Leggendo il testo delle <hi rend="italic">Vite</hi>, la complessità semantica del termine vasariano «disegno» non emerge in modo immediato poiché a più significati corrisponde un unico segno linguistico. Per lungo tempo la polisemia della parola non è stata recepita nemmeno dai traduttori tedeschi del Vasari: nella prima traduzione pervenutaci, quella a cura di Schorn e Förster (cfr. Vasari 1832-1949), e nelle traduzioni successive, che in pratica consistono in riedizioni totali o parziali di quest’ultima (cfr. p. es. Jaffé 1910; Siebenhühner 1940; Fein 1974), le diverse accezioni di «disegno» sono appiattite in un unico traducente dal significato generico: il sostantivo femminile di derivazione verbale (<hi rend="italic">die</hi>)<hi rend="italic"> Zeichnung</hi>.</p><p rend="text" >Ben nota alla letteratura artistico-storiografica (cfr. Kemp 1974)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="04.html#footnote-008">6</ref></hi></hi>, tale polisemia viene colta da alcuni editori e traduttori più recenti che affiancano all’atto meramente traduttivo uno studio approfondito dell’apparato concettuale e terminologico vasariano. L’edizione a cura di Kupper (cfr. Vasari 2008) che, come molte delle edizioni precedenti, riprende la prima traduzione di Schorn e Förster e non presenta grandi variazioni dal punto di vista sintattico e stilistico, arricchisce e modifica il piano lessicale non solo con una modernizzazione dell’ortografia, ma anche introducendo precisazioni terminologiche particolarmente rilevanti in riferimento al sistema concettuale vasariano. Un esempio riguarda specificamente la parola «disegno»: per alcune occorrenze, a fianco dei traducenti tedeschi <hi rend="italic">die Zeichnung</hi>, <hi rend="italic">die Zeichnungen</hi> e simili, Kupper aggiunge tra parentesi quadre le corrispondenti parole dell’originale italiano, segnalando al lettore i casi in cui il termine tradotto ha un significato più denso rispetto al traducente tedesco<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="04.html#footnote-007">7</ref></hi></hi>. Una strategia traduttiva più articolata e sistematica, che conduce il testo di partenza nella cultura di arrivo e rende il testo in traduzione di più fluida lettura, pur rimanendo fedele allo stile complessivo e alla terminologia specialistica dell’originale, è assunta dall’edizione a cura di Alessandro Nova e di altri collaboratori del <hi rend="italic">Kunst</hi><hi rend="italic">historisches Institut</hi> (d’ora in poi <hi rend="italic">KHI</hi>) di Firenze (cfr. Vasari 2004-2015). La nuova traduzione del testo vasariano affidata a Victoria Lorini presta grande attenzione sia agli aspetti sintattico-stilistici dell’originale sia alla resa di termini specialistici prettamente vasariani. Testimoniano la consapevolezza di approccio al testo originale un saggio in cui la traduttrice esplicita le scelte operate (cfr. Lorini 2015, 44-45) e la stesura di un glossario, pubblicato nel primo volume della serie (cfr. Feser e Lorini 2010<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">2</hi>), che contiene 50 termini italiani tipicamente vasariani e altrettanti tedeschi (es. it. «bellezza», «concetto», «maniera», morbidezza»; ted. <hi rend="italic">Bescheidenheit</hi>, <hi rend="italic">Vorstellung</hi>, <hi rend="italic">Stil</hi>, <hi rend="italic">Plastizität</hi>), il cui significato viene spiegato partendo dal traducente tedesco e indicando l’originale italiano nonché sinonimi e antonimi. Significativamente, delle 50 entrate tedesche contemplate nel glossario, due sono le parole mantenute nella forma originale italiana: «chiaroscuro» e «disegno» (cfr. Feser e Lorini 2010, 203).</p><p rend="text" >Il presente contributo prende avvio dall’ipotesi che, laddove il segno linguistico di partenza sia caratterizzato da polisemia, l’analisi di traduzioni che propongono modalità di resa distinte e il loro confronto con l’originale possano essere utilizzati come strategia cognitiva in grado di fare affiorare in superficie i molteplici significati che si celano dietro a quest’unico segno linguistico. Prendendo in esame le due traduzioni sopra menzionate, si propone un’analisi dei diversi traducenti di «disegno» che permette non solo di esplicitare quella polisemia che in Vasari rimane implicita, ma anche di delineare corrispondenze interlinguistiche utili per la traduzione specialistica di ambito artistico. A titolo di esempio si analizza una <hi rend="italic">Vita</hi> in cui la parola «disegno» riveste un ruolo centrale sia in termini di occorrenza sia in termini di rimandi concettuali: la <hi rend="italic">Vita di Raffaello</hi>. Vari i motivi della scelta. Nella <hi rend="italic">Vita di Raffaello</hi> il sostantivo «disegno», il verbo «disegnare» e il sostantivo «disegnatore» compaiono con una frequenza relativamente elevata rispetto ad altre <hi rend="italic">Vite</hi> e con diverse sfumature di significato, poiché in essa – così come nella <hi rend="italic">Vita di Michelangelo</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="04.html#footnote-006">8</ref></hi></hi> – la teorizzazione del «disegno» costituisce un nucleo tematico fondamentale (cfr. Gründler 2011, 7). La <hi rend="italic">Vita di Raffaello</hi> ha inoltre notevolmente influenzato la produzione letteraria tedesca dell’Ottocento che a sua volta ha contribuito alla diffusione del mito rinascimentale su suolo tedescofono e stimolato la traduzione delle <hi rend="italic">Vite</hi>: un’opera fondamentale che risente sicuramente di questa influenza e che in parte è frutto della ricezione del testo vasariano è <hi rend="italic">Herzensergießungen eines kunstliebenden Klosterbruders </hi>(1991 [1797]) di Wilhelm Heinrich Wackenroder (cfr. Fiorillo 1798; Collini 2017).</p><p rend="text" >Il lavoro si compone di altri due paragrafi. In par. 2 si descrivono le occorrenze della parola «disegno» e di parole aventi come radice «disegn-»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="04.html#footnote-005">9</ref></hi></hi> nell’originale italiano (edizione giuntina del 1568)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="04.html#footnote-004">10</ref></hi></hi> e si offre una panoramica delle rese in tedesco proposte nelle due edizioni prese in esame, focalizzando in particolare quei contesti in cui nel testo tedesco sono state adottate strategie traduttive diverse dal termine tradizionalmente utilizzato per rendere la parola «disegno» (<hi rend="italic">Zeichnung</hi>). Chiudono il lavoro alcune riflessioni sugli esiti del confronto inter- e intralinguistico e proposte per la pratica della traduzione specialistica di ambito artistico (par. 3).</p><p rend="h2" >2.<hi rend="italic"> Disegno</hi> nella <hi rend="italic">Vita di Raffaello</hi> (1568) e le sue rese nelle traduzioni tedesche scelte</p><p rend="text" >Nella <hi rend="italic">Vita di Raffaello</hi>, i sostantivi «disegno»/«dissegno»/«disegni», il verbo «disegnare» e i sostantivi «disegnatore»/«disegnatori» compaiono con la frequenza illustrata in tab. 1:</p><p rend="caption_table" >Tab. 1. Frequenza di «disegno» e parole affini<hi rend="italic"> </hi>nella<hi rend="italic"> Vita di Raffaello</hi>.</p><table rend="tab1" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table" >Italiano</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >Frequenza assoluta</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="bold">Sostantivo: </hi><hi rend="boldItalic">disegno/dissegno</hi><hi rend="bold">, </hi><hi rend="boldItalic">disegni</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1"/>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table" >Sostantivo singolare (<hi rend="italic">disegno/dissegno</hi>)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >15</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table" >Sostantivo plurale (<hi rend="italic">disegni</hi>)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >6</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table" >Totale</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >21</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="bold">Verbo: </hi><hi rend="boldItalic">disegnare</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1"/>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table" >Forma coniugata</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >2</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table" >Forma infinita</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >2</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table" >Verbo sostantivato (<hi rend="italic">la maniera del disegnare</hi>)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >1</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table" >Totale</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >5</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table" ><hi rend="bold">Sostantivo: </hi><hi rend="boldItalic">disegnatore</hi><hi rend="bold">, </hi><hi rend="boldItalic">disegnatori</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1"/>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table" >Sostantivo singolare (<hi rend="italic">disegnatore</hi>)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >1</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table" >Sostantivo plurale (<hi rend="italic">disegnatori</hi>)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >1</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table" >Totale</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >2</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-4">
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table" ><hi rend="CharOverride-2">Totale complessivo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-2">28</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Tab. 1 mostra che la forma più ricorrente è il sostantivo «disegno»,<hi rend="italic"> </hi>che compare 21 volte, di cui 15 volte al singolare e sei volte al plurale. Segue la forma verbale «disegnare», talvolta coniugata (due occorrenze), talvolta all’infinito (due occorrenze) e in un caso nella forma sostantivata. Più rara è l’occorrenza del sostantivo «disegnatore»/«disegnatori» (solo due occorrenze).</p><p rend="text" >Per la loro resa in tedesco, le due edizioni prese in esame adottano strategie diverse che nel seguito vengono descritte partendo dalle forme meno frequenti (i sostantivi «disegnatore»<hi rend="italic">/</hi>«disegnatori» e il verbo «disegnare»; cfr. 2.1.) per passare in un secondo momento alla forma di maggiore interesse per il presente saggio (i sostantivi «disegno»/«dissegno» e «disegni»; cfr. par. 2.2.).</p><p rend="h3" >2.1. Disegnatore/i e disegnare: <hi rend="italic">Zeichner</hi>, <hi rend="italic">zeichnen</hi> e <hi rend="italic">gezeichnet</hi>, ma anche <hi rend="italic">Zeichen</hi> e <hi rend="italic">disegno</hi></p><p rend="text" >Per la forma singolare «disegnatore» e quella plurale «disegnatori», le due edizioni tedesche adottano – come ipotizzabile anche <hi rend="italic">a priori</hi>, avendo i due sostantivi un rapporto univoco con i propri referenti nella realtà – la stessa strategia, traducendo con la forma sostantivale corrispondente <hi rend="italic">der Zeichner/die Zeichner. </hi>Di seguito un esempio con il plurale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="04.html#footnote-003">11</ref></hi></hi>:</p><table rend="tab2" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-5">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-5">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-5">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab2 _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="tab2 base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Era tanta la grandezza di questo uomo, che teneva <hi rend="bold">disegnatori</hi> per tutta Italia, a Pozzuolo e fino in Grecia. (Vasari 2006, 81)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base CellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Raffaels künstlerischer Geist war so umfassend, dass er in ganz Italien, zu Pozzuolo, ja sogar in Griechenland </hi><hi rend="bold" >Zeichner</hi><hi > hielt. (Vasari 2008</hi><hi >, 2499)</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab2 base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Von solcher Wichtigkeit war dieser Mann, daß er sich in ganz Italien </hi><hi rend="bold" >Zeichner</hi><hi > hielt, in Pozzuoli und bis nach Griechenland. (Vasari 2011, 68)</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Una maggiore differenziazione di strategie traduttive emerge per le forme verbali. L’unica occorrenza per cui entrambe le traduzioni utilizzano la stessa modalità di resa in L2 riguarda l’uso del verbo «disegnare» in forma sostantivata: in entrambe le traduzioni l’espressione italiana costituita da sintagma nominale seguito da sintagma preposizionale attributivo «la maniera del disegnare» è reso con l’espressione formata da sostantivo seguito da attributo infinitivo, <hi rend="italic">Art</hi> <hi rend="italic">zu zeichnen</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="04.html#footnote-002">12</ref></hi></hi>. Per le altre forme verbali, in particolare per la forma verbale presente e passata («disegnano» e «disegnò»: un’occorrenza ciascuna) e per le forme participiali passate («disegnate»: due occorrenze), le due edizioni assumono differenti strategie di resa in tedesco: mentre Kupper rimane più vicino alla traduzione canonica optando omogeneamente per il verbo <hi rend="italic">zeichnen</hi>, la traduzione del <hi rend="italic">KHI</hi> se ne discosta in diversi modi. Le strategie adottate dalla traduzione del <hi rend="italic">KHI</hi> sono spiegabili solo in parte come scelte stilistiche esclusivamente morfo-sintattiche, poiché vanno a investire anche il piano semantico-lessicale, come illustrato per mezzo degli esempi riportati in tab. 2:</p><p rend="caption_table" >Tab. 2. Rese del verbo «disegnare» nelle edizioni di Kupper (2008) e del <hi rend="italic">KHI</hi> (2011).</p><table rend="tab1" xml:id="table003">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-8">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-8">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-8">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 top base"/>
						<cell rend="tab1 top base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Vasari 2006</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base CellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Vasari 2008 (Kupper)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Vasari 2011 (<hi rend="italic">KHI</hi>)</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="tab1 base_line base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >1</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-2 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Né si può esprimere la bellezza di quelli astrologi e geometri che <hi rend="bold">disegnano</hi> <hi rend="CharOverride-3">con le seste</hi> in su le tavole moltissime figure e caratteri. (69)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-3 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Nicht zu beschreiben ist die Schönheit der Astrologen und Mathematiker, welche </hi><hi rend="CharOverride-3" >mit dem Zirkel</hi><hi > eine Menge Figuren und Charaktere auf die Tafeln </hi><hi rend="bold" >zeichnen</hi><hi >. (2467)</hi><hi rend="bold" > </hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-4 _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Es ist unmöglich, die Schönheit jener Astrologen und Mathematiker wiederzugeben, die </hi><hi rend="CharOverride-3" >mit Zirkel und</hi><hi > </hi><hi rend="bold" >Zeichen</hi><hi > unzählige Figuren auf ihren Tafeln </hi><hi rend="bold" >darstellen</hi><hi >. (99)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table" >2</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >E così nella volta medesima, in su le cantonate de’ peducci di quella, fece quattro storie <hi rend="bold">disegnate</hi> <hi rend="CharOverride-3">e colorite</hi> con una gran diligenza, ma di figure di non molta grandezza. (70)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >In den Zwickeln des Gewölbes brachte er vier Bilder an, mit höchstem Fleiß </hi><hi rend="bold" >gezeichnet</hi><hi > </hi><hi rend="CharOverride-3" >und gemalt</hi><hi > [</hi><hi rend="italic" >disegnate e colorite con una</hi><hi rend="italic" > gran diligenza</hi><hi >], die Figuren jedoch nicht sehr groß. (2470)</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Und im selben Gewölbe malte er in ihre Eckzickel vier Szenen, die hinsichtlich </hi><hi rend="boldItalic" >disegno</hi><hi > </hi><hi rend="CharOverride-3" >und Farbgebung</hi><hi > von großer Sorgfalt, aber deren Figuren nicht besonders groß sind. (34)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="tab1 base_line base">
							<p rend="table" >3</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >la quale cosa parve maravigliosa a Raffaello; per che egli gli mandò molte carte<hi rend="bold"> disegnate</hi> di man sua, le quali furono carissime ad Alberto. (78)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-3">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Raffael verwunderte sich sehr darüber, und sandte Dürer eine Menge Blätter von seiner Hand </hi><hi rend="bold" >gezeichnet</hi><hi >, welche dieser ungemein wert hielt. (2492)</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base_line base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Daher sandte er ihm viele von ihm </hi><hi rend="bold" >gezeichnete </hi><hi >Blätter, die Albrecht lieb und teuer waren. (61)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="tab1 down_line base _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table" >4</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-2 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Ne <hi rend="bold">disegnò</hi> ancora uno [<hi >«disegno»</hi> di architettura] al vescovo di Troia, il quale lo fece fare in Fiorenza nella via di San Gallo. (82)</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-3 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Einen anderen Palast </hi><hi rend="bold" >zeichnete</hi><hi > er für den Bischof von Troja, der ihn in Florenz in der via di San Gallo erbauen ließ. (2502)</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 down_line base CellOverride-4 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Er </hi><hi rend="bold" >entwarf</hi><hi > einen weiteren [Architekturentwurf] für den Bischof von troia, der diesen in Florenz in der Via San Gallo errichten ließ. (71)</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Tab. 2 mostra le strategie di tipo morfo-sintattico e semantico-lessicale adottate nelle due traduzioni: per esempio, mentre per tradurre «disegnano con le seste» (1) Kupper mantiene il verbo <hi rend="italic">zeichnen</hi> accostato allo strumentale <hi rend="italic">mit dem Zirkel</hi>, la traduzione del <hi rend="italic">KHI</hi> opera un’altra scelta morfo-sintattica e semantico-lessicale utilizzando il verbo <hi rend="italic">darstellen </hi>(«rappresentare») e trasferendo il nucleo semantico contenuto in it. «disegno» a uno dei due nomi tra loro coordinati del complemento strumentale <hi rend="italic">mit Zirkel und Zeichen</hi> («con circoli e segni»). La strategia utilizzata conferisce all’azione espressa per mezzo dell’originale <hi rend="italic">disegnano</hi> un significato specifico: «rappresentano con segni/tracciano segni». </p><p rend="text" >Altra discrepanza a livello morfo-sintattico tra le due traduzioni riguarda la scelta in (3) di rendere il participio passato in funzione aggettivale attributiva con la corrispondente forma tedesca, come nell’edizione del <hi rend="italic">KHI</hi> (<hi rend="italic">viele von ihm </hi><hi rend="italic">gezeichnete Blätter</hi>, lett. «molti da lui disegnati fogli»), oppure con il participio passato in funzione appositiva, come nella versione del Kupper (<hi rend="italic">eine Menge Blätter von seiner Hand gezeichnet</hi>, lett. ‘una gran quantità di fogli di sua mano disegnati’). Si tratta di scelte stilistiche di carattere morfo-sintattico che solo parzialmente investono il piano semantico-lessicale. La scelta stilistica può essere, tuttavia, valutata anche in termini di efficacia: mentre il participio passato utilizzato come aggettivo attributivo in tedesco ha uno stretto legame di congruenza con il sostantivo che specifica (da cui anche la flessione), il participio utilizzato in funzione appositiva formalmente non mostra legami con il sostantivo che specifica, non essendo accordato con il nome, rispetto al quale è posto anche a una certa distanza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="04.html#footnote-001">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="text" >Sempre in termini di efficacia può essere valutato l’esempio (2), per il quale già Kupper, pur mantenendo la stessa strategia traduttiva adottata in (3), sente la necessità di inserire tra parentesi quadre l’originale italiano per segnalare una certa inadeguatezza del traducente tedesco. L’edizione <hi rend="italic">KHI</hi> adotta una strategia ancora più radicale sia variando la struttura morfo-sintattica sia optando per la parola «disegno» in sostituzione del sostantivo <hi rend="italic">Zeichnung</hi> utilizzato tradizionalmente: l’attribuzione participiale italiana è resa con una secondaria relativa, nella quale i participi dell’originale assumono la forma di nomi internamente a un sintagma preposizionale introdotto da <hi rend="italic">hinsichtlich </hi>(«in quanto a»).</p><p rend="text" >Anche per (4) le due edizioni adottano strategie differenti: mentre Kupper mantiene la resa per mezzo di <hi rend="italic">zeichnete</hi>, <hi rend="italic">KHI</hi> opera una scelta semantico-lessicale e utilizza <hi rend="italic">entwarf </hi>(«schizzò») che esplicita l’accezione assunta dal verbo italiano in questo particolare contesto, in cui il disegnare si riferisce specificamente a disegni di architettura, ossia a schizzi che delineano, rappresentano e fanno da modello all’opera architettonica ancora da realizzarsi.</p><p rend="text" >Gli esempi descritti, in particolare gli ultimi due, mostrano casi in cui «disegnare» in Vasari assume accezioni particolari per le quali in tedesco è opportuno, al fine di rendere il significato specifico, operare scelte sia morfo-sintattiche sia semantico-lessicali. L’esempio (2) mostra come anche la variazione morfo-sintattica sia un segnale della densità di significato contenuta nel termine «disegno» italiano, anche laddove esso si presenti in veste di participio passato con funzione attributiva. Da qui presumibilmente la scelta dell’edizione <hi rend="italic">KHI</hi> di rendere «disegnate» e «colorite» con la classe di parole tipicamente utilizzata per la designazione di concetti, i sostantivi. Per rendere «disegnate» viene preso in prestito dall’italiano il sostantivo «disegno», mentre per «colorite»<hi rend="italic"> </hi>– «colore» compare spesso in Vasari in combinazione e in opposizione a «disegno» – si opta per <hi rend="italic">Farbgebung</hi>, la sostantivizzazione di una frase verbale, <hi rend="italic">Farbe geben</hi> («dare colore»). Traducibile a sua volta in italiano con «coloritura» o «colore», <hi rend="italic">Farbgebung</hi> esprime con più precisione il processo attraverso cui i fogli assumono colore e sottintende la presenza di un attante, l’artista. </p><p rend="text" >Quest’ultimo esempio permette di introdurre il caso che è oggetto centrale di riflessione del presente contributo: la traduzione del sostantivo «disegno» e dei suoi svariati significati. Si tratta tendenzialmente – come ipotizzabile – del caso in cui Kupper preferisce accostare l’originale italiano al traducente tedesco e in cui l’edizione <hi rend="italic">KHI</hi> adotta strategie diversificate a seconda dell’accezione assunta dalla parola italiana (cfr. par. 2.2.).</p><p rend="h3" >2.2. <hi rend="italic">Disegno</hi>,<hi rend="italic"> Zeichnung</hi>(<hi rend="italic">en</hi>) e altri traducenti </p><p rend="text" >Come già menzionato, mentre l’edizione del <hi rend="italic">KHI</hi> consiste in una vera e propria nuova traduzione del testo vasariano, l’edizione di Kupper non apporta grandi variazioni alla traduzione di Forst e Schörner (cfr. Vasari 1832-1849); in alcuni casi, tuttavia, l’editore sente la necessità di accostare al traducente tedesco, tra parentesi quadre, la parola dell’originale italiano. Tale strategia vale per diverse parole chiave della teoria vasariana (p. es. «bontà», «diligenza», «grazia» e «colorito»), in particolare per «disegno». Nella traduzione della <hi rend="italic">Vita di Raffaello</hi>, l’originale italiano è accostato da Kupper ai traducenti tedeschi in nove casi su ventuno (otto casi per «disegno» e uno per «disegni»). In tutti questi casi il traducente tedesco è <hi rend="italic">Zeichnung</hi> o <hi rend="italic">Zeichnungen</hi>. Vi è un’unica eccezione, in cui «lavorate con «disegno» bonissimo» viene reso con <hi rend="italic">sehr gut gezeichnet</hi> (lett. «disegnate molto bene»). Il significato del sostantivo «disegno» è trasferito al participio passato <hi rend="italic">gezeichnet</hi>, che riassume in sé anche l’italiano «lavorate», mentre l’attributo di «disegno», l’aggettivo «bonissimo», è reso con un sintagma aggettivale che svolge funzione di attributo del participio:</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table004">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-11">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-11">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-12">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Le quali quattro istorie sono tutte piene di senso e di affetto, e <hi rend="CharOverride-3">lavorate</hi><hi rend="bold"> con </hi><hi rend="bold">disegno</hi> <hi rend="CharOverride-3">bonissimo</hi> e di colorito vago e graziato. (Vasari 2006, 70-71)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Alle vier Bilder sind voll Sinn und lebendiger Handlung, <hi rend="CharOverride-3">sehr gut</hi> <hi rend="bold">gezeichnet</hi> [<hi rend="italic">disegno bonissimo</hi>] und höchst lieblich gemalt [<hi rend="italic">colorito vago e graziato</hi>]. (Vasari 2008, 2471)</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Diversamente, nella resa in tedesco del sostantivo «disegno» e del suo plurale «disegni» l’edizione <hi rend="italic">KHI</hi> adotta uno spettro più ampio di strategie, pur scegliendo sempre rese nominali, come illustrato per mezzo di tab. 3:</p><p rend="caption_table" >Tab. 3. Resa di <hi rend="italic">disegno/disegni</hi> in Vasari 2011 (<hi rend="italic">Das Leben des Raffael</hi>).</p><table rend="tab1" xml:id="table005">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-13">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-14">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-15">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table" ><hi rend="bold">Vasari 2006</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table" ><hi rend="bold">Vasari 2011</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table ParaOverride-1" ><hi rend="bold">Occorrenze</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >disegno/dissegno</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >disegno</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >9</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base"/>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table" >Entwurf/Entwürfe</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >3</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base"/>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table" >Zeichnungen</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >2</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base"/>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table" >Zeichen</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >1</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-2"/>
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table" >Gestaltung</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-1" >1</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table" >Totale</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base"/>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >16</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >disegni</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table" >Zeichnungen</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-1" >2</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base"/>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table" >Vorzeichnungen</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >1</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base"/>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table" ><hi >Entwurfszeichnungen</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >1</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-2"/>
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table" ><hi >(Architektur)entwürfe</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 base _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-1" >1</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table" >Totale</p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base"/>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table ParaOverride-1" >5</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="tab1 _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table" ><hi rend="bold">Totale complessivo</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="tab1 top base"/>
						<cell rend="tab1 top base">
							<p rend="table ParaOverride-1" ><hi rend="bold">21</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Tab. 3 mostra che i traducenti sono cinque per «disegno» («disegno», <hi rend="italic">Entwurf/Entwürfe</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="04.html#footnote-000">14</ref></hi></hi>,<hi rend="italic"> Zeichnung</hi><hi rend="italic">en</hi>,<hi rend="italic"> Zeichen</hi> e <hi rend="italic">Gestaltung</hi>) e quattro per «disegni» (<hi rend="italic">Zeichnungen</hi>, <hi rend="italic">Vorzeichnungen</hi>, <hi rend="italic">Entwurfszeichnungen</hi> e <hi rend="italic">Entwürfe</hi>). La panoramica in tab. 3 permette alcune prime osservazioni generali. In tre casi il sostantivo italiano singolare è tradotto con un plurale tedesco: una volta con <hi rend="italic">Entwürfe</hi> e due volte con <hi rend="italic">Zeichnungen</hi>. Diversamente dalle traduzioni precedenti, il tedesco <hi rend="italic">Zeichnung</hi> non compare mai al singolare. La traduzione del <hi rend="italic">KHI</hi> fa emergere una sfumatura di significato che potrebbe sfuggire alla lettura del solo testo italiano: la pluralità, l’essere enumerabile, è un segnale di concretezza attribuibile solo a una accezione di «disegno», quella di prodotto artistico concreto. La traduzione, utilizzando il plurale, talvolta esplicita semplicemente una pluralità espressa anche nell’italiano, non però grazie al sostantivo, bensì attraverso altri segni linguistici come l’aggettivo indefinito «ogni» nel passo che segue:  </p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table006">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-11">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-11">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-12">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >O felice e beata anima, da che ogn’uomo volentieri ragiona di te e celebra i gesti tuoi et ammira <hi rend="CharOverride-3">ogni</hi> tuo <hi rend="bold">disegno</hi> lasciato! (Vasari 2006, 87)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >O glückliche und selige Seele, über die jeder Mansch gerne nachdenkt und deine Taten verherrlicht und <hi rend="CharOverride-3">jeder</hi> deiner hinterlassenen <hi rend="bold">Zeichnungen</hi> bewundert! (Vasari 2011, 84)</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Mediante il traducente <hi rend="italic">Zeichnungen</hi>, tuttavia, oltre a essere espressa la pluralità o numerabilità dell’oggetto – e dunque anche il suo essere concreto –, viene reso anche un significato di «disegno» più generico, come fa emergere il confronto di <hi rend="italic">Zeichnungen</hi> con altri traducenti tedeschi della forma plurale italiana <hi rend="italic">disegni</hi>: <hi rend="italic">Vorzeichnungen</hi>, <hi rend="italic">Entwurfszeichnungen</hi> e <hi rend="italic">Entwürfe</hi>. Di seguito un esempio per ognuna delle quattro varianti:</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table007">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-11">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-11">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >messer Francesco Masini, gentiluomo di Cesena […] ha, fra molti suoi <hi rend="bold">disegni</hi> et alcuni rilievi di marmo antichi, alcuni pezzi del detto cartone. (Vasari 2006, 75)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Herr Francesco Masini, ein Edelmann aus Cesena […] besitzt, neben vielen seinen <hi rend="bold">Zeichnungen</hi> und einigen antiken Marmorreliefs, Teile des besagten […] Kartons. (Vasari 2011, 53)</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-16">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >In questo mentre, avendo egli acquistato fama grandissima nel séguito di quella maniera, era stato allogato da Pio Secondo pontefice la libreria del Duomo di Siena al Pinturicchio, il quale, essendo amico di Raffaello e conoscendolo ottimo disegnatore, lo condusse a Siena, dove Raffaello gli fece alcuni dei <hi rend="bold">disegni</hi> <hi rend="CharOverride-3">e cartoni</hi> di quell’opera. (Vasari 2006, 66)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Zur gleichen Zeit, als er durch Fortsetzung dieses Stils sehr großen Ruhm erworben hatte, wurde Pinturicchio von Papst Pius II. mit [der Ausstattung] der Bibliothek im Dom von Siena beauftragt. Weil dieser ein Freund Raffaels war und ihn als hervorragenden Zeichner kannte, nahm er ihn mit nach Siena, wo Raffael ihm einige </hi><hi rend="bold" >Vorzeichnungen</hi><hi > </hi><hi rend="CharOverride-3" >und Kartons</hi> für dieses Werk anfertigte.<hi > (Vasari 2011, 22)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Per che volendo papa Leone mostrare la grandezza della magnificenza e generosità sua, Raffaello fece i <hi rend="bold">disegni</hi> <hi rend="CharOverride-3">degli ornamenti di stucchi e delle storie</hi> che vi si dipinsero, e similmente de’ partimenti. (Vasari 2006, 81)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Da Papst Leo das Ausmaß seiner Pracht und Großzügigkeit zeigen wollte, schuf Raffael die <hi rend="bold">Entwurfszeichnungen</hi> <hi rend="CharOverride-3">für die Stuckornamente und für diese </hi><hi rend="italic CharOverride-3">istorie</hi>, die dort gemalt wurden, und in ähnlicher Weise für die Rahmenleisten. (Vasari 2011, 71)</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Diede <hi rend="bold">disegni </hi><hi rend="CharOverride-3">d’architettura</hi> alla vigna del Papa, et in Borgo a più case, e particularmente al palazzo di messer Giovan Batista dall’Aquila, il quale fu cosa bellissima. (Vasari 2006, 81-82)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Er verfertigte <hi rend="CharOverride-3">Architektur</hi><hi rend="bold">entwürfe</hi> für die <hi rend="italic">vigna</hi> des Papstes, für mehrere Häuser im Borgo und insbesondere für den Palast des Herrn Giovanni Battista dall’Aquila, der ihm wunderbar gelang. (Vasari 2011, 71)</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Gli esempi mostrano che il sostantivo plurale <hi rend="italic">Zeichnungen</hi> viene mantenuto per esprimere un significato concreto, ma generico, mentre le altre varianti, pur esprimendo anch’esse concretezza, assumono un significato più specifico, che in tutti e tre i casi sottintende il «disegno» che precede la realizzazione di un’opera non pittorica. La particolare accezione assunta da «disegni» nella versione italiana è il risultato dell’accostamento del termine ad altre parole specialistiche con le quali «disegni» spesso forma, come è tipico della lingua specialistica dell’arte (cfr. Biffi 2013; 2019), espressioni polirematiche (sottolineato negli esempi): «disegni e cartoni», «disegni degli ornamenti di stucchi», «disegni d’architettura». Per la resa di «disegni» in questi contesti particolari, la traduzione tedesca si avvale in massima parte della strategia tipica del tedesco, la composizione nominale: la parola <hi rend="italic">Vorzeichnungen</hi>, formata dalla base sostantivale <hi rend="italic">Zeichnungen </hi>e dalla preposizione <hi rend="italic">vor</hi> («prima, pre-»), viene utilizzata per tradurre l’accezione «disegni che precedono la rea­lizzazione dell’arredamento di un luogo», nel caso citato di una biblioteca; in questa accezione «disegni» spesso compare, come nell’esempio, accompagnato da un altro sostantivo del vocabolario artistico-specialistico vasariano: «cartoni». Anche la parola <hi rend="italic">Entwurfszeichnungen</hi>, formata dalla base sostantivale <hi rend="italic">Zeichnungen</hi> e dal determinante nominale <hi rend="italic">Entwurf</hi> («schizzo»), viene utilizzata per tradurre l’accezione «modello», nel caso specifico «disegni che precedono la realizzazione di ornamenti in stuccatura». Una strategia leggermente differente occorre nel traducente <hi rend="italic">Architekturentwürfe</hi>, composto dalla base sostantivale <hi rend="italic">Entwurf</hi> e il sostantivo determinante <hi rend="italic">Architektur </hi>(«architettura»): il composto, che designa i disegni che precedono la realizzazione di un’opera architettonica, traduce fedelmente il sintagma «disegni d’architettura». Dall’analisi dei tre casi esemplari emerge una scala progressiva di determinatezza dei significati che può essere spiegata anche in termini di iperonimi e iponimi, laddove <hi rend="italic">Zeichnung</hi>, nella sua genericità riveste il ruolo di iperonimo, <hi rend="italic">Vorzeichnungen</hi>, <hi rend="italic">Entwurfszeichnungen</hi> e <hi rend="italic">Architekturentwürfe</hi> di iponimi che indicano il «disegno» che precede la realizzazione di un’opera tendenzialmente non pittorica. Le corrispondenze rilevate, oltre a fare emergere le accezioni più generiche e più specifiche che può assumere il termine vasariano «disegno», suggerisce strategie per la traduzione di espressioni polirematiche e utili alla compilazione di strumenti lessicografici destinati alla traduzione specialistica di ambito artistico.  </p><p rend="text" >Nella traduzione del <hi rend="italic">KHI</hi>, anche il sostantivo singolare italiano «disegno» ha quattro diversi traducenti e anche in questo caso la frequenza dei singoli traducenti è varia: il traducente più frequente è «disegno»<hi rend="italic"> </hi>(nove occorrenze); segue <hi rend="italic">Entwurf</hi> con tre occorrenze; meno frequenti – con una sola occorrenza ciascuno – sono i traducenti <hi rend="italic">Zeichen</hi> e <hi rend="italic">Gestaltung</hi>. Nel seguito si propongono dapprima un esempio per ognuno dei tre traducenti meno frequenti (<hi rend="italic">Entwurf</hi>, <hi rend="italic">Zeichen</hi> e <hi rend="italic">Gestaltung</hi>), successivamente ci si focalizza sul traducente più ricorrente («disegno»):</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table008">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-17">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-17">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-18">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >[Scale papali et logge] seguite poi col nuovo <hi rend="bold">disegno</hi> et architettura di Raffaello. (Vasari 2006, 81)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Diese wurden jetzt nach dem neuen <hi rend="bold">Entwurf</hi> und in der Architektursprache Raffaels weitergeführt. (Vasari 2011, 68)</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >[…] Francesco Masini, gentiluomo di Cesena (il quale senza aiuto di alcun maestro, ma infin da fanciullezza guidato da straordinario instinto di natura, dando da se medesimo opera al <hi rend="bold">disegno </hi><hi rend="CharOverride-3">et alla pittura</hi>, ha dipinto quadri […]. (Vasari 2006, 75)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Herr Francesco Masini, ein Edelmann aus Cesena (der ohne die Hilfe irgendeines Meisters, aber seit seiner Kindheit von außergewöhnlichem natürlichem Instinkt geleistet, sich selbst an das Werk des <hi rend="bold">Zeichens</hi> <hi rend="CharOverride-3">und der Malerei</hi> machte und Bilder gemalt hat […]. (Vasari 2011, 53)</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-10">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Et oltre che di grottesche e vari pavimenti egli tal palazzo abbellì assai, <hi rend="CharOverride-3">diede</hi> ancora <hi rend="bold">disegno</hi> alle scale papali et alle logge, cominciate bene da Bramante architettore, ma rimase imperfette per la morte di quello […]. (Vasari 2006, 81)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Nicht nur mit Grotesken und verschiedenartigen Fußböden verschönerte er jenen Palast sehr, er machte sich zudem an die <hi rend="bold">Gestaltung</hi> der päpstlichen Treppen und Loggien, die von dem Architekten Bramante gut begonnen, aber nach seinem Tod unvollendet geblieben waren. (Vasari 2011, 68)</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Dalle tre varianti traduttive emergono tre diversi significati: mentre <hi rend="italic">Entwurf</hi> («schizzo») esplicita un significato di «disegno» già presente nei plurali sopra analizzati, quello più concreto, <hi rend="italic">Zeichen</hi> e <hi rend="italic">Gestaltung</hi> fanno emergere accezioni non ancora incontrate:</p><list type="unordered">
				<item><hi rend="italic">Zeichen</hi> («segno») è contenuto in un genitivo attributivo che specifica il sintagma nominale <hi rend="italic">das Werk </hi>(«opera», «lavoro»), che sottintende l’azione, l’effetto (<hi rend="italic">das Wirken</hi>) e, nel complesso, designa l’esecuzione del (di)segno; in tal senso è accostato alla pittura da cui si differenzia per la mancanza di colore («diede opera al «disegno» et alla pittura»);</item>
				<item><hi rend="italic">Gestaltung</hi> è un derivato del verbo <hi rend="italic">gestalten</hi> («formare») e a sua volta significa «figura», «profilo» e traduce un significato metaforico di «disegno»: «dare disegno» nel senso di «dare forma».</item>
			</list><p rend="text" >I traducenti finora analizzati mettono in luce diverse sfumature semantiche assunte dalla parola italiana «disegno» in accezioni prevalentemente concrete. Diversamente, il traducente «disegno» è utilizzato per rendere accezioni più astratte del concetto vasariano, le quali si realizzano laddove Vasari, pur descrivendo opere artistiche reali, teorizza sul «disegno» e sulla pittura. In questi contesti «disegno» appare spesso accompagnato da parole che a loro volta designano altri concetti chiave del pensiero vasariano, come per esempio «bellezza», «bontà», «colorito», «eccellenza», «grazia», «invenzione» e «vaghezza» (cfr. Feser e Lorini 2010, 203-04):</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table009">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-11">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-11">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-12">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Le quali quattro istorie sono tutte piene di senso e di affetto, e <hi rend="CharOverride-3">lavorate con</hi><hi rend="bold CharOverride-3"> disegno</hi><hi rend="CharOverride-3"> bonissimo e di colorito vago e graziato</hi>. (Vasari 2006, 70-71)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Alle vier Episoden bekunden Gefühl und Leidenschaft und sind zudem <hi rend="CharOverride-3">mit bestem </hi><hi rend="italic CharOverride-3">disegno</hi><hi rend="CharOverride-3"> sowie einem lieblichen und anmutigen Kolorit ausgeführt</hi>. (Vasari 2011, 36)</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-19">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >nel quale pare che spiri veramente un fiato di <hi rend="CharOverride-3">divinità nella bellezza delle figure e da la nobiltà</hi> di quella pittura, la quale fa maravigliare, chi intentissimamente la considera, come possa ingegno umano, con l’imperfezzione di semplici colori, ridurre con <hi rend="CharOverride-3">l’eccellenzia del </hi><hi rend="bold CharOverride-3">disegno</hi> le cose di pittura a parere vive […]. (Vasari 2006, 71)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Es scheint hier, als ob ein Hauch von <hi rend="CharOverride-3">Göttlichem der Schönheit der Figuren und dem Adel</hi> dieses Gemäldes innewohnt, so daß er den, der es intensivst betrachtet, staunen macht ob der Frage, wie ein menschliches Wesen mit dem Unvollkommenen der reinen Farben und durch <hi rend="CharOverride-3">das Vortreffliche des </hi><hi rend="italic CharOverride-3">disegno</hi> das Gemalte so zu verwandeln vermag, daß es zu leben scheint […]. (Vasari 2011, 37)</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-16">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Ma tornando a Raffaello, nella volta poi che vi è sopra fece quattro storie: l’apparizione di Dio ad Abraam nel promettergli la moltiplicazione del seme suo, il sacrificio d’Isaac, la scala di Iacob, e ‘l rubo ardente di Moisè, nella quale non si conosce meno arte, <hi rend="CharOverride-3">invenzione, </hi><hi rend="bold CharOverride-3">disegno</hi><hi rend="CharOverride-3"> e grazia</hi> che nelle altre cose lavorate di lui. (Vasari 2006, 75)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Aber kommen wir zu Raffael zurück: Dieser malte in dem darüberliegenden Gewölbe vier Szenen: Gottes Erscheinung von Abraham, bei der ihm die Vermehrung seines Samens verheißt, die Opferung Isaaks, die Himmelsleiter Jakobs und Moses vor dem brennenden Dornbusch, aus denen nicht weniger Kunst, <hi rend="CharOverride-3">Erfindungsgabe, </hi><hi rend="italic CharOverride-3">disegno</hi><hi rend="CharOverride-3"> und Anmut</hi> spricht als aus anderen von ihm geschaffenen Werken. (Vasari 2011, 53)</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Il traducente «disegno», nell’edizione del KHI, designa dunque l’accezione più complessa del termine vasariano «disegno», non una semplice <hi rend="italic">Zeichnung</hi>, come proposto dalle edizioni precedenti, bensì un insieme di concetti: <hi rend="italic">Vorstellung</hi> («immaginazione»), <hi rend="italic">Idee</hi> («idea»), <hi rend="italic">Regel</hi> («regola»), <hi rend="italic">Ordnung</hi> («ordine»), <hi rend="italic">Stil</hi> («stile»), <hi rend="italic">Erfindung</hi> («invenzione») e anche <hi rend="italic">Urteilskraft</hi> («giudizio») (cfr. Feser e Lorini, 213-17). È esattamente in questi casi che anche la traduzione più conservativa di Kupper sente la necessità di mantenere tra parentesi quadre a fianco dei traducenti tedeschi l’originale italiano:</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table010">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-17">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-17">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-20">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Ma tornando a Raffaello, nella volta poi che vi è sopra fece quattro storie: l’apparizione di Dio ad Abraam nel promettergli la moltiplicazione del seme suo, il sacrificio d’Isaac, la scala di Iacob, e ’l rubo ardente di Moisè, nella quale non si conosce meno <hi rend="CharOverride-3">arte, invenzione,</hi> <hi rend="bold">disegno</hi><hi rend="bold CharOverride-3"> </hi><hi rend="CharOverride-3">e grazia</hi> che nelle altre cose lavorate di lui. (Vasari 2006, 75)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Doch wir wollen zu Raffael zurückkehren; er malte in der Wölbung des oben genannten Zimmers vier Bilder: in dem ersten Gott Vater, der Abraham erscheint und ihm eine große Nachkommenschaft verkündet; im zweiten die Opferung Isaaks, im dritten Jakobs Himmelsleiter, und im vierten Moses vor dem brennenden Busch, alle mit eben so viel </hi><hi rend="CharOverride-3" >Kunst, </hi><hi rend="CharOverride-3" >Erfindung,</hi><hi rend="bold" > Zeichnung </hi><hi rend="CharOverride-3" >und Anmut</hi><hi rend="bold" > </hi><hi >[</hi><hi rend="italic CharOverride-3" >arte, inventione</hi><hi > [sic!]</hi><hi rend="italic" >, </hi>«disegno»<hi rend="italic" > </hi><hi rend="italic CharOverride-3" >e grazia</hi><hi rend="bold" >]</hi><hi > ausgeführt, wie seine übrigen Arbeiten. (Vasari 2008, 2484-85</hi><hi >)</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Appare scontato che tutti i nove casi in cui l’edizione <hi rend="italic">KHI</hi> presenta il traducente «disegno»<hi rend="italic"> </hi>corrispondano ai casi in cui anche Kupper accosta l’originale italiano al traducente tedesco – solo in quattro casi il curatore rinuncia a questa strategia e mantiene esclusivamente il traducente tedesco <hi rend="italic">Zeichnung</hi>. Meno scontato è il caso in cui Kupper inserisce tra parentesi quadre la parola «disegno» dell’originale italiano laddove il <hi rend="italic">KHI</hi> non traduce con «disegno». Ciò avviene per le quattro occorrenze per le quali <hi rend="italic">KHI</hi> utilizza i traducenti <hi rend="italic">Entwurf </hi>e <hi rend="italic">Vorzeichnungen</hi>:</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table011">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-21">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-21">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-21">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >E certo che in tal magisterio mai non fu più nessuno più valente di <hi rend="bold">disegno</hi> <hi rend="CharOverride-3">e d’opera</hi> che fra’ Giovanni. (Vasari 2006, 72)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Sicher war kein anderer in <hi rend="bold">Zeichnung</hi> [<hi rend="italic">disegno</hi>] <hi rend="CharOverride-3">und Ausführung</hi> solcher Arbeiten jemals vorzüglicher als Fra Giovanni. (Vasari 2008, 2475)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >Mit Sicherheit gab es in dieser Kunst nie wieder jemanden, der in </hi><hi rend="bold" >Entwurf</hi><hi > </hi><hi rend="CharOverride-3" >und Ausführung</hi> fähiger war als Fra Giovanni.<hi > (Vasari 2011, 40</hi><hi >)</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-12">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2" >[…] a Siena, dove Raffaello gli fece alcuni dei <hi rend="bold">disegni</hi> <hi rend="CharOverride-3">e cartoni</hi> di quell’opera. (Vasari 2006, 66)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-5">
							<p rend="table ParaOverride-2" >Dort entwarf Raffael ihm einige <hi rend="bold">Zeichnungen [</hi><hi rend="italic">disegni</hi><hi rend="bold">]</hi> <hi rend="CharOverride-3">und Kartons</hi> zu jenem Werk. (Vasari 2008, 2458)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base CellOverride-4">
							<p rend="table ParaOverride-2" ><hi >[…] nach Siena, wo Raffael ihm einige </hi><hi rend="bold" >Vorzeichnungen</hi><hi > </hi><hi rend="CharOverride-3" >und Kartons</hi> für dieses Werk anfertigte.<hi > (Vasari 2011, 22)</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text" >Il confronto tra le due traduzioni permette di accostare e mettere in opposizione tra loro due occorrenze di «disegno» nel senso di «schizzo» che apparentemente designano due accezioni tra loro molto simili, tuttavia non identiche: in un caso «disegno» nel senso di «schizzo» indica la dote umana naturale di progettazione (<hi rend="italic">Entwurf</hi>), cui segue la fase di realizzazione (<hi rend="italic">Ausführung</hi>); nel secondo caso designa un oggetto concreto (<hi rend="italic">Vorzeichnung</hi>) che insieme al cartone (<hi rend="italic">Karton</hi>) viene utilizzato come modello dell’opera d’arte. </p><p rend="h2" >3. Conclusioni</p><p rend="text" >L’analisi delle traduzioni si è rivelata uno strumento utile non solo per ricostruire e comprendere un concetto complesso e per distinguere singole sfumature di significato specialistico, ma anche per delineare possibili corrispondenze tra le diverse accezioni della parola italiana «disegno» e i mezzi espressivi a disposizione nella lingua tedesca.</p><p rend="text" >Già la traduzione proposta nell’edizione di Kupper si discosta dalla traduzione canonica e segnala nel testo di arrivo la necessità di specificare il significato generico di <hi rend="italic">Zeichnung</hi> utilizzando la classica strategia dell’inserimento tra parentesi quadre dell’originale italiano. La traduzione a cura del <hi rend="italic">KHI</hi>, per la prima volta nella storia delle edizioni tedesche delle <hi rend="italic">Vite</hi>, fa un passo importante: tenta di sciogliere la complessità semantica della parola «disegno» e ne traduce i vari significati attraverso un sistema di corrispondenze fondato sul sapere specialistico.</p><p rend="text" >Una prima riflessione è stata offerta dai traducenti utilizzati per rendere le forme del verbo «disegnare». Pur trattandosi di usi che rimandano soprattutto all’atto pratico e concreto, nelle varie occorrenze il verbo «disegnare» assume diverse sfumature di significato, alcune delle quali vanno al di là della semplice azione. Tali sfumature sono emerse soprattutto dall’analisi della traduzione del <hi rend="italic">KHI</hi> che, operando variazioni morfo-sintattiche e semantico-lessicali, per esempio mediante sostantivizzazioni («disegnate e colorate» → «disegno e <hi rend="italic">Farbgebung</hi>»), esplicita formalmente la valenza concettuale che la parola assume in Vasari e nella lingua specialistica dell’arte.</p><p rend="text" >L’analisi della nuova traduzione del <hi rend="italic">KHI</hi> ha dato poi modo di vagliare diverse possibilità di resa in tedesco del sostantivo «disegno» così come esso è utilizzato nel testo vasariano: «disegno» come «disegno concreto in senso generico, enumerabile» (<hi rend="italic">Zeichnungen</hi>); «disegno» come «effetto di un’azione» (<hi rend="italic">Zeichen</hi>); «disegno» come «progetto» (<hi rend="italic">Entwurf</hi>); «disegno» come «modello, schizzo di un’opera non pittorica» (<hi rend="italic">Vorzeichnung</hi>, <hi rend="italic">Entwurfszeichnung</hi>); «disegno» come «conferimento di forma» (<hi rend="italic">Gestaltung</hi>). I traducenti mettono in rilievo che quanto più la traduzione tedesca tende a usare parole composte tanto più il significato originario del termine tradotto appare concreto e preciso, offrendo talvolta una definizione dell’oggetto designato per mezzo del segno linguistico stesso, per esempio: <hi rend="italic">Entwurfszeichnung </hi>– lett. «disegno-schizzo», parafrasabile con «disegno fatto per mezzo della tecnica dello schizzo»<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="text" >Sempre in discontinuità con le traduzioni precedenti, in alcuni contesti semantici la traduzione del <hi rend="italic">KHI</hi> ricorre anche al segno linguistico «disegno» per rendere un significato per il quale la L2 sembra – almeno in termini specialistici artistico-storiografici – non possedere un vero e proprio traducente: in tal caso, «disegno» è accostato a una serie di lessemi che rappresentano concetti altrettanto rilevanti nel pensiero vasariano (es. «idea», «grazia», «immaginazione», «invenzione», «giudizio» e «stile»; cfr. par. 2.2) e appare assumere un significato particolarmente complesso definibile solo attraverso la parafrasi offerta dallo stesso Vasari: in questa accezione «disegno» è quel principio che, «padre delle tre arti nostre, architettura, scultura e pittura, procedendo dall’intelletto, cava di molte cose un giudizio universale, simile a una forma o vero idea di tutte le cose della natura, la quale è singolarissima nelle sue misure».</p><p rend="text" >L’analisi ha offerto un altro risultato di discreta importanza per la lingua specialistica dell’arte in ottica contrastiva. Il confronto tra le due traduzioni qui prese in esame, in particolare di quei passi in cui Kupper mantiene l’originale L1 tra parentesi mentre <hi rend="italic">KHI</hi> traduce con espressioni tedesche, ha fatto emergere che non solo l’accezione resa dal <hi rend="italic">KHI</hi> per mezzo di «disegno» è particolarmente delicata: anche lo stesso significato di «disegno» come «schizzo» svolge un ruolo rilevante nel pensiero vasariano ed è fonte di problematiche traduttive che il confronto tra traduzioni è stato in grado almeno parzialmente di far affiorare in superficie e di spiegare. Il «disegno» come «schizzo» nel sistema concettuale vasariano assume due diversi significati: lo «schizzo» come «progetto / progettazione», traducibile con <hi rend="italic">Entwurf</hi>, e lo «schizzo» come «disegno che precede il disegno vero e proprio e fa da modello di un’opera», traducibile invece con <hi rend="italic">Vorzeichnung</hi>.</p><p rend="text" >L’analisi delle strategie traduttive ha aperto diverse prospettive di osservazione e di applicazione: da una parte, ha permesso di esplicitare uno spettro di significati che nel testo italiano rimangono impliciti e possono sfuggire alla lettura, offrendo così utili spunti pratici per la traduzione specialistica di ambito artistico. Dall’altra, ha fatto emergere le specificità che caratterizzano la lingua specialistica e la lingua comune dei due sistemi messi a confronto: così come l’italiano per rendere significati specifici si avvale dell’attribuzione per mezzo di sintagmi preposizionali, meccanismo che nella lingua specialistica si traduce in espressione polirematiche, allo stesso modo il tedesco attinge a uno dei meccanismi strutturali che maggiormente lo caratterizza: la formazione di parole complesse, in particolare la composizione nominale. </p><p rend="text" >Concludendo, con questo lavoro si spera di avere mostrato l’utilità e l’efficacia dell’analisi comparativa di testi in traduzione, messi in parallelo: estendere questo strumento e metodo all’analisi di interi corpora contenenti traduzioni di varia provenienza, di cui almeno una realizzata da esperti del settore, può fornire sia a chi si occupa di traduzione specialistica, in particolare della traduzione di un lessico fortemente legato al sostrato culturale della comunità linguistica L1, sia a chi si occupa di semantica lessicale, una risorsa di grande valore a livello sia pratico sia di riflessione linguistica.</p><p rend="h2" >Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib" >Ballestracci, Sabrina, Buffagni Claudia, e Carolina Flinz. <hi >2020a. </hi><hi rend="italic" >Das deutsche LBC-Korpus</hi><hi >. </hi>Firenze: Firenze University Press. <ref target="http://corpus.lessicobeniculturali.net/de/">http://corpus.lessicobeniculturali.net/de/</ref> (22/12/2022). </p><p rend="bib_indx_bib" >Ballestracci, Sabrina, Buffagni Claudia, e Carolina Flinz. 2020b. “Il corpus LBC tedesco. Costruzione e possibili applicazioni.” In <hi rend="italic">I corpora LBC. Informatica Umanistica per il Lessico dei Beni Culturali</hi>, a cura di Riccardo Billero, Annick Farina e María Carlota Nicolás Martínez, 55-75. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib" >Biffi, Marco. 2013. “Alcune prime osservazioni sulla lingua artistica di Leonardo.” <hi rend="italic">Studi di Memofonte</hi> 10/13: 183-205.</p><p rend="bib_indx_bib" >Biffi, Marco. 2019. “Tra tradizione e innovazione: Leonardo e le parole”, <hi rend="italic">Treccani Magazine online</hi>, 27 maggio 2019. <ref target="https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/Leonardo/Biffi.html">https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/speciali/Leonardo/Biffi.html</ref>  (22/12/2022).</p><p rend="bib_indx_bib" >Carrara, Eliana. 2013. “Giorgio Vasari.” In <hi rend="italic">Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti. Il contributo italiano alla storia del pensiero. 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In questa sede desidero ringraziare Alessandro Nigro, Marina Foschi, Annick Farina, Carolina Flinz, Giovanna Siedina, Riccardo Billero, le curatrici del volume e i revisori anonimi per le critiche e i consigli preziosi, anche bibliografici.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-012-backlink">2</ref></hi>	La polisemia del termine vasariano è messa minuziosamente in rilievo anche dall’analisi condotta da Faietti (2011) sui verbi occorrenti con la parola «disegno», in particolare «fare», «vedere» e «ragionare».</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-011-backlink">3</ref></hi>	Si veda a tale proposito l’ampia panoramica proposta da Kemp 1974.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-010-backlink">4</ref></hi>	Si pensi ad espressioni quali «disegno di legge» (lingua politica), «disegno di trasmissione/di analisi» (lingua informatica) e «disegno di manovra» (lingua militare).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-009-backlink">5</ref></hi>	Un ambito in cui una tale poliedricità semantica affiora in superficie e richiede un particolare sforzo cognitivo è quello della traduzione, in cui alla fluida dicotomia tra <hi rend="italic">signifiant</hi> e <hi rend="italic">signifié</hi>,<hi rend="italic"> </hi>già presente a livello intralinguistico (cfr. de Saussure 1967, 97-103), si aggiunge l’ancor più delicato e labile rapporto di corrispondenze o non corrispondenze semantiche tra i sistemi di segni linguistici e concettuali della lingua di partenza (L1) e della lingua di arrivo (L2), fenomeno che nella teoria della traduzione trova espressione in concetti quali <hi rend="italic">realia</hi>, intraducibili, <hi rend="italic">dynamic equivalence</hi>, <hi rend="italic">cultural-bound problems</hi>, <hi rend="italic">Kulturspezifika</hi> e simili (cfr. tra gli altri Humboldt 1963 [1816], Nida 1964; Newmark 1988; Nedergaard-Larsen 1993; Markstein 1998; Koller 2004).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-008-backlink">6</ref></hi>	<hi >Nel suo saggio </hi><hi rend="italic" >Disegno. Beiträge zur Geschichte des Begriffs zwischen 1547 und 1607</hi><hi >, prendendo spunto da una traduzione di Erwin Panofsky del passo citato in esergo nel presente contributo (cfr. Panofsky 1960, 33), Kemp commenta: «Die Übersetzung hebt hervor, daß wir es hier mit einem zwiefachen Verständnis des Begriffs Disegno zu tun haben. Vasari verwendet das Wort zunächst im zeitgemäß erhöhten und genealogisch aufbereiteten Sinn. Disegno tritt auf als der Vater der Künste, es wird seine geistige Herkunft betont und gleichzeitig wird seine Funktion als eine Art synthetisches Urteilsvermögen festgelegt. Diese Sinngebungen erlauben, ja gebieten es, das Wort Disegno unübersetzt zu lassen. […] Bei fortschreitender Entwicklung des Gedankens verlagert sich die Bedeutung jedoch prononciert auf die Forma-Seite. Disegno heißt jetzt mit einem Mal, was mit der Hand hervorgebracht wird und was eine Konkretisierung des geistigen Vorwurfs bedeutet. War der Disegno zunächst noch dazu befähigt, das Concetto herzustellen, so ist er wenige Zeilen später lediglich im Stande, dieses Erzeugnis in der künstlerischen Praxis nachzubilden und ihm Anschaulichkeit zu verleihen. […] Für alle diese Stellen erscheint die Übersetzung des Begriffs Disegno mit Zeichnung angebracht» (Kemp 1974, 227).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-007-backlink">7</ref></hi>	La stessa strategia è utilizzata da Kupper con altre parole tipicamente vasariane e concettualmente rilevanti per l’arte rinascimentale come, per esempio, «grazia», «invenzione» e «colorito»<hi rend="italic"> </hi>(cfr. par. 2.2.)<hi rend="italic">.</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-006-backlink">8</ref></hi>	Il paragone tra Raffaello e Michelangelo è uno dei nodi tematici attraverso cui Vasari sviluppa la propria teoria del disegno: «Der <hi rend="italic">paragone</hi> zwischen Raffael und Michelangelo, zwischen <hi rend="italic">grazia</hi> und <hi rend="italic">terribilità</hi>, der sich wie ein roter Faden durch die Lebensbeschreibung zieht, wird sogleich in den ersten Sätzen der Vita eingeführt. <hi >Dieser Vergleich wird in der 1568er-Edition der Vita immer mehr zu einem Versuch, anhand der beiden Künstler Begriffe wie </hi><hi rend="italic" >disegno</hi><hi >,</hi><hi rend="italic" > invenzione </hi><hi >und</hi><hi rend="italic" > colore</hi><hi > zu thematisieren und Vasaris eigenes, in der 1550er-Edition postuliertes Kunstmodell partiell zu revidieren» (cfr. Gründler 2011, 7).</hi></p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-005-backlink">9</ref></hi>	Sia «disegno» sia «disegnatore» sono derivati di «disegnare» (cfr. «disegno» in TLIO).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-004-backlink">10</ref></hi>	Sebbene sia Kupper (cfr. Vasari 2008) sia i curatori e la traduttrice del <hi rend="italic">KHI</hi> (cfr. Vasari 2004-2015) abbiano tenuto conto anche dell’edizione torrentiniana (1550), le due edizioni e/o traduzioni, come quelle precedenti, si basano essenzialmente sul testo più ampio dell’edizione giuntina, in particolare sull’edizione di Barocchi e Bettarini (1966-1987) (cfr. Vasari 2008: 6-22; Lorini 2015: 34-40). Questa stessa edizione, disponibile in formato digitale grazie al progetto della Fondazione Memofonte, è qui utilizzata per le citazioni dalla <hi rend="italic">Vita di Raffaello</hi> (cfr. Vasari 2006 [1966-1987; ed. or. 1568]; da qui in poi Vasari 2006). Per la stesura del presenta articolo è stata consultata anche l’edizione italiana di Barocchi (1981) con i commenti di Gaetano Milanesi, da cui è tratto il passo in esergo.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-003-backlink">11</ref></hi>	Da qui in poi grassetti e sottolineature negli esempi sono di chi scrive. I corsivi invece, anche tra parentesi quadre, se non diversamente segnalato, sono originali.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-002-backlink">12</ref></hi>	Sebbene si tratti di una struttura morfo-sintatticamente diversa da quella della L1, dal punto di vista semantico-lessicale non si rilevano fenomeni degni di nota.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-001-backlink">13</ref></hi>	Il fenomeno è descritto nelle grammatiche come caso di apposizione particolare e denominato <hi rend="italic">lockerer Nachtrag</hi> (lett. «aggiunta allentata, sciolta»; cfr. Duden 2016: 350-51).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="04.html#footnote-000-backlink">14</ref></hi>	Per tradurre il singolare «disegno», il plurale <hi rend="italic">Entwürfe </hi>compare una sola volta. </p>



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