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        <title type="main" level="a">Per Sergio Caruso</title>
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            <forename>Silvana</forename>
            <surname>Sciarra</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>La cittadinanza tra giustizia e democrazia</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0112-4</idno>) by </resp>
          <name>Stefano Grassi, Massimo Morisi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0112-4.08</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>In a short message that testifies to a long and solid relationship of friendship, reference is made to the vast multidisciplinary culture of Sergio Caruso, to highlight his propensity to listen and constantly discover new landings, both in scientific research and in the activity of therapist.</p>
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            <item>Citizenship</item>
            <item>Social values</item>
            <item>Care</item>
            <item>Multisciplinarity</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0112-4.08<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0112-4.08" /></p>



<p rend="h1_chapter" >Per Sergio Caruso</p><p rend="h1_author" >Silvana Sciarra</p><p rend="text" >Sono riconoscente e anche molto emozionata per essere stata coinvolta, sia pure con un breve messaggio, nel ricordo di Sergio Caruso studioso e professore nella nostra Università e per poter rendere omaggio a un amico, un grande amico, stringendomi alla sua famiglia, che mi è molto cara e che ringrazio per avermi inclusa in questa giornata.</p><p rend="text" >Avverto un senso di inadeguatezza nel misurarmi con il lavoro scientifico di Sergio: la profondità, l’ampiezza dei riferimenti, l’ironia e insieme la sapienza, l’inarrestabile flusso della sua curiosità che per me, nel ricordo, corrisponde a un vezzo della sua mimica facciale, insieme un sorriso e un interrogativo nelle lunghe chiacchierate quando mi parlava di ciò che stava scrivendo. </p><p rend="text" >Sergio sapeva parlare e al tempo stesso ascoltare. Sergio comunicava perché aveva interesse reale negli altri. Osservava e rispettava le persone ciascuna con le sue caratteristiche. Era osservatore dell’animo umano nella sua profondità, da terapeuta, e osservatore della società come scienziato sociale, ma per noi amici era l’osservatore di ciascuno di noi.</p><p rend="text" >Rileggendo <hi rend="italic">Homo oeconomicus </hi>(Caruso 2012), un libro che reca una sua dedica e che conservo con cura, ho ritrovato nelle note assai minuziose la sua attenzione per i dettagli, il saper conservare e archiviare quelle che sembravano impressioni e invece si rivelavano quali dati accumulati, riscontrati e, se posso usare una metafora, <hi rend="italic">setacciati</hi>. Leggere le note di quel libro – come di ogni suo scritto – è come volare in molti cieli e scoprire di voler prendere nota di tutto, guardando dall’alto. Nelle note a piè di pagina, dotte, ma senza alcuno sfoggio nei riferimenti bibliografici, si alternano le citazioni di libri e saggi a quelle di articoli di giornali e di riviste. Ho capito, soffermandomi in questa lettura, perché Sergio, oltre a curare la sua vasta biblioteca, conservava anche tanti giornali, pile di giornali, che ora riappaiono nella mia mente in un ricordo molto vivo, specialmente nella casa al mare, un ricordo che abbino al vassoio con le tazze per il tè e al modo elegante che Sergio aveva di sorseggiarlo. Sorseggiare, pensare e scrivere, senza sosta, con passione, per cercare un messaggio da lanciare, per fare il punto, per sintetizzare e poi lasciare espandere il pensiero. Questo era Sergio, instancabile e generoso. Mai distratto, mai banale.</p><p rend="text" >E così per un assaggio, come fosse un sorso del suo tè, ascoltate queste parole quando scrive a proposito dell’<hi rend="italic">homo oeconomicus</hi> e lo mette a confronto con altri prototipi, gli uomini propensi a prendersi cura degli altri. «Gli aspetti della cura sono due […] una preoccupazione (cioè una priorità) che può essere transitiva oppure intransitiva; nel primo caso, come quando si dice che qualcuno cura i suoi interessi; nel secondo caso, allorché si tratta d’intervenire su altre persone per farle stare meglio […] come quando si dice prendersi cura di qualcuno.» Sergio sta parafrasando Heidegger, nell’intento di far emergere le potenzialità dell’<hi rend="italic">homo oeconomicus.</hi> Se si occupasse della cura intransitiva dovrebbe prendersi cura, ad esempio, del salariato o di chi offre la cura come lavoro. Siamo sicuri – si chiede Sergio – che l’<hi rend="italic">homo curans </hi>non ha niente a che fare con l<hi rend="italic">’homo oeconomicus</hi>? (<hi rend="italic">Ivi</hi>, 129-30). Ho letto il suo interrogativo come un’aspirazione a vedere più propensione alla cura intorno a noi e ho ricordato la sobrietà – e insieme l’intensità – dei suoi racconti sul coinvolgimento nell’attività di terapeuta.</p><p rend="text" >Nel libro che ho citato, Sergio mette insieme i molti lati del suo sapere, un sapere sconfinato che non è mai dispersivo, proprio perché aggancia e tiene insieme i tanti aspetti della sua vita professionale e pervade di introspezione il metodo dello scienziato politico e del filosofo della politica. C’è un sottofondo di spiritualità in quello che scrive, un accento di spiritualità laica.</p><p rend="text" >E veniamo al tema di oggi, che ripercorre la sua <hi rend="italic">lectio</hi> sulla cittadinanza e sulla nuova filosofia della cittadinanza (Caruso 2014). </p><p rend="text" >Nuova rispetto a cosa? Rispetto a una nozione statica che deve trasformarsi in un – sono sue le parole – «fascio di funzioni sociali» e «forza collettiva emergente», accenti molto stimolanti per chi come me ha coltivato per anni e non ha smesso di coltivare la passione e la pratica del diritto del lavoro e dei diritti sociali. Parlo di fronte a grandi maestri che questi temi hanno scandagliato, molto più di me, per diffondere la cultura della cittadinanza.</p><p rend="text" >Ecco, dunque, il nesso che Sergio crea con Thomas Marshall, al cui pensiero fa risalire la «radice morale del nesso diritti-doveri» per poi spostare la sua attenzione su Habermas e affermare che nell’integrazione europea la lealtà dei cittadini deve orientarsi verso valori comuni, che travalicano lo Stato (<hi rend="italic">ivi</hi>, 24, 41 ss).</p><p rend="text" >È di straordinaria attualità questa riflessione e sono certa che emergerà dai lavori di questo convegno dedicato a Sergio. Si può certo affermare oggi che, andando oltre lo Stato, rivendicare la sovranità è segno di forza, ma può, al tempo stesso, diventare ostentazione di potenza.</p><p rend="text" >Mi limito a ricordare – per condividere con voi anche la mia esperienza recente nel lavoro di Giudice costituzionale – il richiamo che in sintonia con la Corte di giustizia dell’Unione europea, la Corte costituzionale fa in modo ricorrente all’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea. I valori fondanti dell’Unione, che il Trattato definisce <hi rend="italic">comuni</hi>, sono tali proprio perché la società deve essere caratterizzata da pluralismo, non discriminazione, solidarietà e parità tra uomo e donna. L’art. 4 esprime, a completamento di un quadro coerente, il principio di leale collaborazione fra Unione e Stati membri, per il rispetto reciproco che non può mancare nell’adempimento dei compiti derivanti dal Trattato.</p><p rend="text" >In questo sforzo comune, che è molto chiaro e presente nell’opera di Sergio, si riflette, oggi più che mai, il lavoro delle corti costituzionali, per la difesa dei diritti. L’interrogativo è come far convergere le identità nazionali nella diversità europea, come preservare i valori costituzionali nazionali espandendoli in una dimensione europea, come massimizzare le tutele all’interno di ordinamenti integrati, superando criteri di gerarchia fra le fonti e ampliando i valori dello stato di diritto.</p><p rend="text" >Tutto questo serve a preservare lo stato di diritto, messo a rischio in alcuni paesi europei, proprio perché si stenta a riconoscere i principi della cittadinanza europea, frutto del primato del diritto dell’Unione. Serve riscoprire il patto sottoscritto dagli Stati membri per costruire nuovi obiettivi di integrazione.</p><p rend="text" >È lungimirante Sergio quando parla il suo linguaggio multidisciplinare così schietto, così naturale, e descrive le «valenze psicosociologiche delle cittadinanze (come fonte d’identità condivisa e come insieme di competenze sociali) […] mezzi di inclusione, ma anche di esclusione» (<hi rend="italic">ivi</hi>, 81).</p><p rend="text" >Ecco il punto: la cittadinanza e l’inclusione, due parole due concetti che le drammatiche vicende che stiamo vivendo portano continuamente in primo piano: sovranità e uso della forza, aggressione e solidarietà, fuga e accoglienza. </p><p rend="text" >Provo a immaginare come sarebbe stato stimolante e al tempo stesso istruttivo parlare con Sergio oggi di questi temi. Sarebbe stato, come sempre è stato per me, un arricchimento, un conforto, un’apertura verso altro, un tornare a casa per continuare a pensare. E questo avverrà oggi in questo convegno così articolato, dedicato a lui che partecipa con noi con il suo sorriso e si ferma per ascoltare. Ci avrebbe ripetuto che «è sempre più difficile oggi essere un cittadino, ma sempre più urgente imparare a esserlo».</p><p rend="h2" >Bibliografia</p><p rend="bib_indx_bib" >Caruso, Sergio. 2012. <hi rend="italic">Homo oeconomicus. Paradigma, critiche, revisioni</hi>. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib" >Caruso, Sergio. 2014. <hi rend="italic">Per una nuova filosofia della cittadinanza</hi>. Firenze: Firenze University Press (ora in appendice al presente volume).</p>


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          <head>References</head>
          <bibl n="113003">Caruso, Sergio. 2012. Homo oeconomicus. Paradigma, critiche, revisioni. Firenze: Firenze University Press.</bibl>
          <bibl n="112924">Caruso, Sergio. 2014. Per una nuova filosofia della cittadinanza. Firenze: Firenze University Press (ora in appendice al presente volume).</bibl>
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