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        <title type="main" level="a">David Sassoli: Europa, Europa!</title>
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            <forename>Daniela</forename>
            <surname>Marcheschi</surname>
            <placeName type="affiliation">Open University, Lisbon, Portugal</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Europa: un progetto in costruzione</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0100-1</idno>) by </resp>
          <name>Michela Graziani, Ada Milani</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.12</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>David Sassoli has best interpreted the great Italian tradition of Europeanism, which had in Giuseppe Mazzini, Vincenzo Gioberti, Altiero Spinelli and Ernesto G. Rossi, the highest and most concrete theoretical and political expressions of the contemporary age. Europe means democracy, therefore freedom, social justice, solidarity among the peoples and within the peoples that make up the European Union. It means building and looking upwards towards peace.</p>
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            <item>Europe</item>
            <item>democracy</item>
            <item>solidarity</item>
            <item>social justice</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.12<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.12" /></p>



<p rend="h1_chapter" >David Sassoli: Europa, Europa!</p><p rend="h1_author" >Daniela Marcheschi</p><p rend="text" >Nato a Firenze nel 1956, David Sassoli è stato per anni conosciuto come conduttore del telegiornale di RAI 1 e di altri programmi e trasmissioni di successo alla televisione italiana: un giornalista garbato, con una pronuncia chiara e una sua propria misura nel trattare i vari argomenti del giorno. La stessa misura che ha portato nella sua attività politica di parlamentare d’Europa, quindi di Presidente del Parlamento Europeo.</p><p rend="text" >Se questo costituiva il tratto più evidente dell’uomo serio e perbene che era, sul piano politico Sassoli ha il merito di essersi fatto portabandiera di una delle più belle e grandi tradizioni italiane di pensiero: quella che è fiorita nell’Ottocento, grazie a Giuseppe Mazzini e a Vincenzo Gioberti, e che ha dato altri frutti nel Novecento. Del 1941, per l’esattezza, è infatti l’iniziativa del <hi rend="italic">Manifesto di Ventotene</hi>, quello <hi rend="italic">Per un’Europa</hi><hi rend="italic"> libera e unita</hi>, stilato da Altiero Spinelli e da Ernesto G. Rossi, allora al confino nell’isola tirrenica, e pubblicato a Roma, dalle Edizioni del Movimento Italiano per la Federazione Europea, nel 1944, in terza stesura con la prefazione di Eugenio Colorni.</p><p rend="text" >Si tratta della tradizione che, fin dal Risorgimento, ha sempre strettamente legato la lotta per la liberazione dell’Italia dal dominio straniero e per la sua Unità nazionale insieme con la costruzione di una Europa formata da liberi Stati democratici, votati alla costruzione di una pace duratura.</p><p rend="text" >Di “Giovine Europa” parlava infatti in concreto Mazzini, fin dal 15 aprile 1834 quando, dopo due e più secoli di utopie europeistiche, dette vita a una associazione sovranazionale per combattere contro i regimi assoluti, che conculcavano allora la giusta indipendenza dei popoli. Poco importa che, sul piano pratico, lo strenuo impegno di Mazzini non desse i risultati sperati: troppi, all’epoca, i «figli del passato», come ebbe poi a scrivere (cfr. Pastore 1961, 27), che ne frenavano l’azione. E Gioberti, pur nella diversità dell’impostazione politica (il progetto ‘neoguelfo’ presto abbandonato), con il <hi rend="italic">Primato morale e civile degli italiani</hi>, avrebbe nel 1843 sottolineato l’importanza della multiculturalità e multietnicità dell’Italia del proprio tempo come punto di forza per guidare le altre nazioni nel processo di costruzione di una Europa nuova, libera e rispettosa della ‘varietà’ dei popoli e delle lingue nella ‘unità’ degli intenti civili.</p><p rend="text" >Quello che vogliamo qui ribadire è che il <hi rend="italic">Manifesto di Ventotene</hi>, erede di quella lungimirante lezione ottocentesca, riaffermava l’urgenza di una profonda «riforma della società» e il bisogno di risolvere la «crisi della civiltà moderna» per costruire o, meglio, <hi rend="italic">costruendo</hi> l’«unità europea»: uno Stato federale, capace di salvaguardare libertà e giustizia sociale, così come le tante peculiarità nazionali dei singoli stati aderenti.</p><p rend="text" >Di questi slanci si è fatto interprete appassionato Sassoli nel suo ruolo europeo sia di parlamentare (dal 2009) sia di Presidente del parlamento stesso. Fin dal suo discorso di insediamento, il 3 luglio 2019, ha infatti ribadito come l’Unione Europea non abbia avuto origine da «un incidente della Storia», bensì dalla condivisione di vicende comuni: quella Storia, fatta di «dolore» e di «sangue» (termini di chiara discendenza mazziniana), segnata dalla Seconda guerra mondiale. Accanto a questa, però, ha messo radici da nutrire senza posa anche un forte desiderio di libertà: lo stesso, vitale, di Sophie Scholl (nel 1941-1943) e di chi partecipò alla rivolta del ghetto di Varsavia (aprile-maggio 1943) o alla Primavera di Praga (gennaio-agosto 1968). In breve, parliamo di una Storia in cui l’obbedienza ai dittatori e ai regimi oppressivi «non è più una virtù», come ha insegnato il fiorentino Don Lorenzo Milani (cfr. Milani 1965), caro a Sassoli perché nemico del militarismo, delle ingiustizie sociali, delle discriminazioni.</p><p rend="text" >Il riferimento a simili personalità e fatti storici era proposto da Sassoli per ricordare come Europa non significhi rinnegare l’amore naturale per il proprio paese, bensì immettere nella nostra società un efficace ‘antidoto’ contro la degenerazione nazionalista, contro quei ‘virus’ e contro quei conflitti distruttivi che il nazionalismo sempre finisce con l’innescare.</p><p rend="text" >In coerenza con quel pensiero europeista di cui la cultura italiana può essere fiera, Sassoli ha sempre sottolineato la necessità del rispetto della democrazia, di cui non c’è mai abbastanza bisogno, e delle sue regole eque: le sole che possono frapporre un argine solido a ogni pericolo di ‘balcanizzazione’ dell’Unione Europea.</p><p rend="text" >Da tutto ciò sono derivate la richiesta di Sassoli di una maggiore solidarietà europea e l’avanzamento di concrete proposte politiche, come ad esempio la creazione degli eurobond o la cancellazione del debito degli Stati per le spese in tempo di pandemia.</p><p rend="text" >Solidarietà per Sassoli significava qualcosa di cui si sente una enorme urgenza: una più decisa lotta alla povertà, un maggior rispetto e spazio per le donne, più ampia e salda libertà di informazione, più fattivo riguardo per la Natura.</p><p rend="text" >Possiamo ben dirlo: David Sassoli, intellettuale e politico europeo di lingua e cultura italiana.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Milani, L. 1965. <hi rend="italic">L’</hi><hi rend="italic">obbedienza non è più una virtù.</hi> Firenze: Libreria Editrice Fiorentina.</p><p rend="bib_indx_bib" >Pastore, M. 1961. <hi rend="italic">L’idea di una Giovine Europa in Mazzini.</hi> Galatina: Editrice Salentina.</p>


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          <head>References</head>
          <bibl n="115012">Milani, L. 1965. L’obbedienza non &amp;#232; pi&amp;#249; una virt&amp;#249;. Firenze: Libreria Editrice Fiorentina</bibl>
          <bibl n="115017">Pastore, M. 1961. L&amp;#39;idea di una Giovine Europa in Mazzini. Galatina: Editrice Salentina</bibl>
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