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        <title type="main" level="a">Discorsi intrecciati: David Sassoli e il rinnovamento del progetto europeo</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-0904-665X" type="ORCID">
            <forename>Luisa M. Antunes</forename>
            <surname>Paolinelli</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Madeira, Portugal</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Europa: un progetto in costruzione</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0100-1</idno>) by </resp>
          <name>Michela Graziani, Ada Milani</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.15</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>In his last speech as President of the European Parliament, on 16 December 2022, addressed to the heads of state of the European Union and entitled "Europe must show allegiance to its citizens“, David Sassoli underlines the importance of thinking about the Europe of the future. Bearing in mind the history and memory of the continent, the roots of the Euroean culture and its long traditions of humanistic and scientific knowledge, he presents three axes of development - innovation, protection and dissemination - for a Europe that must be thought of as a project, dynamic, hopeful, young spirited and faithful to its humanist and democratic basis.</p>
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            <item>European project</item>
            <item>traditions</item>
            <item>knowledge</item>
            <item>innovation</item>
            <item>dissemination</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.15<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.15" /></p>


<p rend="h1_chapter" >Discorsi intrecciati: David Sassoli e il rinnovamento del progetto europeo</p><p rend="h1_author" >Luísa M. Antunes Paolinelli</p><p rend="quotation_b" >[…] il Green Deal, la transizione digitale, un’Europa più forte e democratica, una maggiore giustizia sociale, sono progetti forti e indispensabili che l’Europa sta portando avanti, e dobbiamo riuscirci per lealtà verso i nostri concittadini. Ma l’Europa ha anche e soprattutto bisogno di un nuovo progetto di speranza, un progetto che ci accomuni, un progetto che possa incarnare la nostra Unione, i nostri valori e la nostra civiltà, un progetto che sia ovvio per tutti gli europei e che ci permetta di unirci (Sassoli 2022a).</p><p rend="text" >Dona Teodora Barbuda de Figueiroa, nobildonna di Caçarelhos, Miranda, chiede infastidita alla governante di Dona Ifigénia Ponce de Leão, che aveva finito di informarla che la signora era in viaggio per l’Europa: «Dov’è l’Europa?». La nobile signora trasmontana, erede del sangue che ha eretto il Portogallo, personaggio di <hi rend="italic">A Queda de um Anjo</hi>, di Camilo Castelo Branco,<hi rend="italic"> </hi>ascolta meravigliata la risposta di Tomásia: «l’Europa è questo mondo per cui vanno tutti, mia signora». «Ed è lontano?», vuole sapere Dona Teodora, «molto lontano», risponde l’altra.</p><p rend="text" >Calisto, il marito, e Ifigénia, l’amante brasiliana, vanno a istruirsi per le capitali europee. È un tour che, secondo il narratore, pulirà il loro spirito dalle tele, toglierà la polvere dagli occhi ridimensionando Lisbona, adesso piccola terra in confronto a Parigi o Roma, un’emancipazione del cuore. In fondo, l’Europa non è questo mondo dove la gente va, è il mondo che ci fa sentire un piccolo paese. Ed è l’Europa che si guarda con una certa tristezza e sgomento a partire dal Portogallo, «servilmente inferiore», come scriveva Gilberto Freyre sul modo in cui la cultura luso-brasiliana si sentiva in rapporto al mondo dell’Europa Centrale (cfr. Freyre 2010, 21).</p><p rend="text" >Edgar Morin e Mario Cerutti, nel volume <hi rend="italic">La Nostra Europa</hi>, pubblicato nel 2013, riflettendo sull’Europa delle origini, l’Europa di oggi e il desiderio di un’Europa del futuro, pongono giustamente la questione di pensarsi adottando delle linee di un percorso al contempo comune e molteplice delle nazioni che la costituiscono, nella sua totalità, per la sua reinterpretazione moderna. Tra l’altro, ciò che trovano di unico nella cultura europea, è un pensiero che si interroga costantemente e che problematizza la natura, l’uomo, la ragione, la fede e si caratterizza per la dialogica, ovvero, per una convivenza in antagonismo. Mai come oggi, in un’epoca in cui pericolosamente ci avviciniamo a una involuzione e una decomposizione a causa di forze paralizzanti e disgreganti, che si riflettono sulla società europea in generale, concludono Morin e Cerutti, le responsabilità del pensiero e della cultura sono state così grandi, poiché è in questo binomio che risiede il cambiamento e la sopravvivenza (cfr. Morin, e Cerutti 2013).</p><p rend="text" >Se da un lato c’è l’idea, bene espressa da Camilo Castelo Branco nel secolo XIX o da José Saramago nella <hi rend="italic">Zattera di pietra</hi> o nel <hi rend="italic">Viaggio dell’elefante</hi>, secondo cui esistono paesi come il Portogallo che sentono la distanza dall’Europa come blocco di paesi che si situano al centro del continente e detengono più potere politico ed economico, esiste ugualmente la consapevolezza di latenti costanti che ci possono salvare dal pericolo di una disgregazione. Si intende, con questo, una frammentazione non solo politica ma soprattutto di affetti e di sentimenti di appartenenza che possono portare, all’interno dell’Unione Europa, alla crisi, alla paralisi e alla disperazione.</p><p rend="text" >David Sassoli fece notare giustamente, nel suo ultimo intervento come Presidente del Parlamento Europeo il 16 dicembre 2022, intitolato <hi rend="italic">L’Europa deve essere leale </hi><hi rend="italic">con i suoi cittadini</hi>, rivolto ai capi di stato dell’Unione Europea, l’importanza di pensare l’Europa del futuro. Se Hölderlin affermava che dove cresce il pericolo cresce anche quello che ci può salvare, come scrivono Morin e Cerutti, esiste anche un’Europa storica, culturale, sociale, filosofica e artistica che segue delle linee di un percorso al contempo comune e molteplice nelle nazioni che costituiscono l’Europa. Da questa Europa delle origini, l’Europa di oggi ha la responsabilità di pensare il futuro, di pianificarlo e immaginarlo. Solo come comunità proiettata e pensata a partire dalle tradizioni che l’hanno abitata e che la abitano, le diverse nazionalità che la compongono possono sentirsi uniche nel molteplice e ogni individuo si può identificare in una società con valori e obiettivi comuni.</p><p rend="text" >Un progetto di speranza è quello che perorava David Sassoli. Creato a partire dalla consapevolezza della diversità, che superi le contraddizioni tra nord e sud, centro e sud, ovest ed est, i sentimenti di superiorità e inferiorità, che rispetti ogni cittadino indipendentemente dal luogo in cui nasce o vive. Se l’Europa è sempre stata un luogo di convivenze molteplici, molte volte quasi impossibili, e di conflitti spesso sanguinosi, è stata anche lo spazio in cui si è sviluppato lo spirito moderno, irrequieto e interrogativo. Ciò che ha indirizzato questo modo di pensare, di sviluppare e agire, è stata la possibilità di speranza, la capacità di conoscersi, a partire dai viaggi marittimi, provincia del mondo, costituita da un pluricentrismo dinamico e una forma fluida, molteplice e unita che si aggrega a un progetto comune.</p><p rend="text" >Poliglotta, riconosce nelle sue lingue un passato condiviso, frutto della negoziazione non sempre pacifica, dell’eredità greca, romana, del nord Europa, ebraica, cristiana, araba, africana, americana. Questa storia di parole che ci uniscono, costituisce lo spazio europeo e permette la reinterpretazione di quello che è stato per pensare ciò che può essere. Sapendosi figlia di innamoramenti tra popoli, culture e lingue, l’Europa riconosce la sua natura impura, meticcia – allontanando così sentimenti di superiorità e tentativi di creazione di centri che si oppongono ad altri in imprese egemoniche. Nel progetto dell’Europa, ci sono obiettivi comuni, come scrive Sassoli – l’ambiente, la giustizia sociale, la transizione digitale, il rafforzamento della democrazia – ma ognuno di questi si può disfare, se non si comprende che l’Unione è un progetto politico di cittadini, di frontiere desacralizzate e non cancellate per imposizione, di flussi di persone che rispondono, come bene afferma Morin, alle necessità del neocosmopolitismo e non un progetto di abolizione della varietà e dell’identità nazionale. Un progetto politico comune che esige, per questo, un’unione davanti ai pericoli e alle insicurezze interne, ma anche esterne, di responsabilità e di costante sforzo del pensiero che costruisce la speranza del futuro, giovane.</p><p rend="text" >Per questo bisogna superare la sclerosi delle volontà e del disanimo in rapporto allo spazio europeo che è anche sgomento in relazione al percorso che intraprende oggi l’umanità, e attraverso la memoria, i saperi e l’etica, sognare la nostra longevità.</p><p rend="quotation_b" >Un’Europa che innanzi tutto innova. L’innovazione di cui stiamo parlando non è solo l’innovazione tecnologica, che pure è tanto necessaria per la nostra economia. Quello di cui abbiamo bisogno è un’innovazione in tutti i settori, un rinnovato senso di creatività, per le nostre istituzioni, per le nostre politiche, per i nostri modi di agire e anche per i nostri stili di vita, poiché è ciò che la transizione ecologica richiede. […] E queste innovazioni non ci esimono neppure dall’adeguare il nostro quadro finanziario alle sfide del nostro secolo, riformando in maniera realista il Patto di stabilità e crescita. Non possiamo più ingabbiare il nostro futuro e quello dei nostri figli nella regola del 3%. (Sassoli 2022a).</p><p rend="text" >David Sassoli ricorda quanto, per l’Europa, siano assolutamente essenziali l’innovazione e la creatività: per l’economia, per l’ambiente, per le istituzioni, per le politiche, in ogni settore. Le radici dell’evoluzione della cultura occidentale sono, secondo quanto sostiene il filosofo italiano Vittorio Mathieu, profondamente legate, da un lato, all’incontro e confronto culturale tra popoli, persone e tradizioni diversi, dall’altro, allo spirito scientifico. Uno dei vettori che caratterizza le nazioni europee è giustamente la sua essenza <hi rend="italic">ad ventura</hi> (trovando nella figura di Ulisse la sua materializzazione, passata poi dai cavalieri erranti, dai navigatori e dagli scienziati) che cerca di trasformare l’ignoto in qualcosa di noto attraverso la ricerca e l’incontro – con terre, popoli, culture e tradizioni (cfr. Mathieu 2002, 15). L’altro vettore da prendere in considerazione, d’accordo con lo studioso, è lo spirito scientifico, l’incontro e il confronto tra l’uomo e il reale e la costruzione di saperi nell’ambito delle scienze umane e delle scienze.</p><p rend="text" >È significativo che lo studioso abbia scelto come titolo della prima parte del suo libro <hi rend="italic">La Navigazione</hi> – nell’incontro con nuove persone e terre, l’unico pericolo è la dimenticanza del centro, del luogo d’origine, dei suoi valori di base. Molte sono le questioni che sfidano l’uomo moderno in termini di etica nella scienza, dei valori e della responsabilità. Se storicamente e sociologicamente l’uomo occidentale, per il suo carattere ‘irrequieto’, per il movimento sia fisico sia delle idee, non si è mai ridotto ad essere una monade, un organismo semplice o molto piccolo, non ha nemmeno smesso di interrogarsi su come la creatività e l’innovazione siano generatrici di cambiamenti positivi e negativi, e su come affrontarli. Da ciò, Sassoli riferisce l’importanza dell’istituzione di norme, soprattutto nei nuovi settori dell’economia, mettendo in risalto il percorso realizzato nella protezione dei dati personali e quello che resta da fare in rapporto alla regolamentazione dei mercati digitali, in modo da evitare che i giganti del web legiferino al posto dei cittadini.</p><p rend="text" >Settori come l’energia, l’ambiente, le tecnologie, l’alimentazione, la salute, sono essenziali per la crescita armoniosa della stessa Europa, sia nell’ambito interno, sia in quello internazionale e l’istituzione di una politica di impegno e appoggio all’innovazione e alla creatività, è fondamentale. Sassoli ribadisce l’importanza di innovare e divulgare come un binomio che si comprende solo in associazione, nel senso di rafforzare la sicurezza e proteggere i cittadini.</p><p rend="text" >È importante, però, considerare che l’innovazione per Sassoli non è un taglio con il passato. In effetti, non si può pensare un futuro per l’Europa senza capire la sua storia umanistica e scientifica, tessuta nel dialogo e nell’ampia divulgazione della conoscenza tra i vari paesi che compongono il continente. Ernst Robert Curtius, in <hi rend="italic">European Literature and the Latin Middle Ages</hi> (1948), ricorda che l’Europa di oggi è nata da un ambiente di latinità condivisa anche dai paesi anglosassoni e germanici. Il passato che ci unisce deve, per questo, far riflettere inevitabilmente sulla cultura umanistica e l’importanza che questa ha dato all’<hi rend="italic">ethos</hi>, al comportamento etico dell’uomo e della società e alla riflessione che ha permesso lo sviluppo della conoscenza. La dimenticanza, da un lato, e la cristallizzazione dall’altro lato, in ultima analisi, sono entrambe attitudini di disgregazione dal passato che portano ad un atteggiamento distorto della percezione e comprensione del presente, mettendo a rischio il futuro. L’autore illustra, pertanto, come la conoscenza debba essere intesa, richiamando l’attenzione verso una formazione dell’uomo che favorisca «a widening and a clarification of consciousness» (Curtius 1963, 3).</p><p rend="quotation_b" >[…] Un’Europa che protegge. Dobbiamo ripristinare l’idea che l’Europa ci protegge, l’Europa protegge i suoi confini, i suoi cittadini, agisce per la loro sicurezza, per il bene comune e per la sovranità di ciascuno dei suoi Stati membri. […] Significa in primo luogo rafforzare la nostra politica di difesa e di sicurezza comune in modo da poter intervenire insieme più rapidamente e con maggiore incisività quando sono minacciati i nostri interessi. […] Proteggere gli europei significa anche saper rafforzare con determinazione l’integrazione delle nostre politiche di gestione della migrazione e delle frontiere esterne (Sassoli 2022a).</p><p rend="text" >Erano note le preoccupazioni di David Sassoli sui tentativi egemonici e imperialisti provenienti da paesi che oggi minacciano la stabilità europea. Quando Mosca, nell’aprile 2021, annunciò le sanzioni a vari funzionari dell’Unione Europa, tra cui lo stesso Presidente del Parlamento Europeo e la vicepresidente della Commissione Europea, Vera Jourova, minacciando i Valori e la Trasparenza, Sassoli reagì su Twitter: «A quanto pare, non sono il benvenuto al Cremlino? Lo sospettavo un po’. Nessuna sanzione o intimidazione fermerà il Parlamento europeo o me dalla difesa dei diritti umani, della libertà e della democrazia.<hi rend="CharOverride-1"> </hi>Le minacce non ci zittiranno. Come ha scritto Tolstoj, non c’è grandezza dove non c’è verità» (Sassoli 2022b).</p><p rend="text" >Sassoli ricordava alla Russia che anche la sua cultura era stata per anni la verità e la libertà, attraverso la citazione di uno dei suoi più grandi autori, evidenziando in questo modo il fatto che la nazione che lo sanzionava faceva ugualmente parte di una tradizione che l’avvicinava al resto d’Europa. Tuttavia, e nonostante la fermezza della reazione, come alto responsabile di uno degli organi massimi dell’Unione, sentiva il pericolo della debolezza dell’Europa politica davanti a una crisi mondiale: se era riuscita ad affrontare e rispondere in gruppo a una pandemia, come sarebbe andata in caso di pericolo alle frontiere dell’Unione? Conosceva le diverse forze centrifughe che si moltiplicavano all’interno dello spazio europeo, il dover gestire tutto in assenza di una vera politica esterna e di difesa comune, il deficit democratico che si disegnava in alcuni paesi dell’Unione, la forza degli interessi finanziari e il peso di una macchina burocratica e di gestione che rende difficile la presa di decisioni.</p><p rend="text" >Proteggere i cittadini europei significava anche, per Sassoli, trovare soluzioni che non abbandonassero il cittadino alla povertà energetica e ai tentativi di lucro facile dei mercati mondiali. Una vita dignitosa, un salario decente e corrispondente al lavoro realizzato, il diritto di ognuno di vedere soddisfatti i propri bisogni, esigevano per il Presidente del Parlamento, misure audaci per affrontare momenti che potrebbero diventare critici. Sembrava prevedere quello che è accaduto in seguito all’invasione russa dell’Ucraina e il suo ultimo discorso dovrebbe essere il primo di cui oggi i funzionari dell’Unione si dovrebbero ricordare quando analizzano il contesto attuale.</p><p rend="text" >Citare un romanziere russo sottolinea anche la valorizzazione della mentalità umanistica che ha guidato il discorso e la posizione di David Sassoli. Il progetto europeo corrisponde a una idea fondata sulla solidarietà, sulla conoscenza, sul dialogo che mette in contatto popoli al di là delle sue frontiere. L’Europa non ha mai avuto così tanto bisogno, come oggi, dei suoi scrittori, pensatori e uomini di cultura. La convivenza storica in Europa, contraddistinta da momenti di grande dolore e da equilibri difficili tra religione, diritto, arbitrio e democrazia, ha portato nel corso dei secoli a una messa in discussione (da parte) dell’uomo che è essenziale alla libertà e alla creazione di valori condivisi che pongono al centro il rispetto per l’altro.</p><p rend="text" >I flussi migratori incontrollati hanno portato, nelle ultime decadi, alle popolazioni che li accolgono, problemi che molte volte hanno dovuto affrontare da sole. La mancanza di una politica congiunta dell’Unione Europa nell’ambito delle migrazioni e dei rifugiati è stata oggetto di critiche in vari paesi e strumentalizzata da partiti che si situano all’estremità dello spettro politico. Incentivata dal malcontento verso chi si è trovato impreparato a ricevere i flussi di persone che fuggono da povertà, persecuzioni politiche e religiose e da guerre, l’estrema destra ha guadagnato successo in Europa, causando in alcuni territori un deficit democratico e una vera crisi di valori. È per questo motivo che Sassoli vede le migrazioni come una delle problematiche principali della politica europea degli anni a venire.</p><p rend="text" >L’Europa è nata dall’incontro di popoli ed è sempre stata uno spazio multiculturale, senza razze o culture ‘pure’. Ricordare ai cittadini questo fatto è uno dei compiti dell’Unione Europea: deve avere, per questo, un compito pedagogico, sociale e diretto all’inclusione e coesione all’interno dello spazio europeo, che passi dalla constatazione dell’inevitabile incontro e convivenza con diversi popoli e culture di altri spazi.</p><p rend="text" >Per Juan Goytisolo, parlare di multiculturalismo e abitudini tradizionali, positive o negative, sembra</p><p rend="quotation_b" >una redundancia pues toda cultura – la española, la francesa, la italiana o la árabe – es la suma de las influencias exteriores que ha recibido a lo largo de su historia, y la lista de éstas es en la nuestra larguísima. En cuanto a los usos y costumbres de otros países, musulmanes y no musulmanes, que no choquen con los principios del Estado de derecho pueden ser enriquecedores para el conjunto de nuestra sociedad globalizada (Goytisolo 2008, 347).</p><p rend="text" >Anche Jacques Le Goff ricorda l’importanza della mescolanza dei popoli nella storia europea, fatta di assimilazioni e incroci, come ad esempio, con l’arrivo in massa dei ‘barbari’ nell’impero romano, l’instaurazione del commercio tra nord e sud, lo scambio di abitudini e termini linguistici (cfr. Le Goff 2008, 38-9).</p><p rend="text" >Per lo studioso, il destino dell’Europa ha a che fare, giustamente, con questa lunga storia di convivenza e interazione tra popoli: sottolinea inoltre che la ‘purezza etnica’ non esiste nello spazio europeo, perché l’incrocio tra le popolazioni è la legge delle società umane che altrimenti sarebbero sterili e limitate. I popoli che si sono formati dagli incroci e che possiedono varie culture nel suo spazio, continua l’autore, sono generalmente più ricchi e fecondi in termini di cultura e istituzioni, essendo la mobilità e mescolanza delle popolazioni una fonte di progresso.</p><p rend="text" >Lo stesso aveva scritto Eduardo do Prado Coelho: accettando l’energia del meticciato come matrice di ogni cultura, stiamo dicendo, in fondo, che anche la cultura europea è meticcia e che è come «ogni cultura, ovvero, tutte le culture nella misura in cui comunicano e si traducono nel linguaggio della ragione universale. È per questo che la cultura europea non si mondializza a caso; si mondializza per essenza» (Coelho 1997, 86, traduzione nostra).</p><p rend="text" >Ci deve essere così, per Sassoli, una specifica preoccupazione verso le politiche di accoglienza e aiuto, senza dimenticare l’essenza e le basi della cultura europea, ma creando direttrici comuni e di aiuto reciproco tra i popoli europei, riducendo in questo modo l’esistenza di conflitti e sfruttamenti che potrebbero disaggregare le comunità. Agli uomini di cultura tocca combattere per l’etica e per un nuovo umanesimo che dia all’individuo responsabilità e senso al valore delle sue scelte, ricordando che a tutti spetta riflettere sulla questione morale, il senso e la giustizia.</p><p rend="quotation_b" >Più che la resilienza, l’Europa deve quindi ritrovare l’orgoglio del suo modello democratico. […] Mi auguro che il prossimo 9 maggio, data in cui si celebra la Giornata dell’Europa, sia l’occasione di una manifestazione comune, forte e unitaria, che testimoni del nostro impegno comune per il progetto europeo e per i valori e la civiltà che trasmette (Sassoli 2022a).</p><p rend="text" >Walter Laqueur, in<hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Fascismi. Passato, Presente, Futuro,</hi> pone la questione delle prospettive del fascismo, neofascismo, neonazismo (possiamo aggiungere la nuova estrema destra 2.0), nell’Europa e nell’America del secolo XXI, a partire dalla domanda su che cosa potrebbe succedere se i regimi democratici occidentali si rivelassero incapaci di affrontare le sfide che li mettono alla prova (Laqueur 2008, 296). La mancanza di fiducia nei partiti politici, la paura di perdere la sovranità territoriale e sociale, e la proliferazione di ideologie estremiste, sono considerate dall’autore dei veri pericoli alla sopravvivenza della democrazia, ma il suo ottimismo in rapporto al percorso intrapreso fino ad oggi nelle società democratiche, apre un orizzonte di speranza nel mantenimento della libertà e nella difesa dei diritti acquisiti.</p><p rend="text" >Fiducia, ma non ingenuità, è quello che ha trasmesso José Saramago in un’intervista al <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, il 26 marzo 2007:</p><p rend="quotation_b" >Io credo che ci sia la possibilità che il fascismo stia aspettando di tornare in Europa. Non verrà con le camicie nere, né brune, né cose simili. […] Ma il fascismo non si nasconde più. È lì, è uscito in strada, è arrivato anche sui media. E può succedere che ci troviamo in una situazione politica prefascista senza rendercene conto. E che improvvisamente il fascismo arrivi a governare. E noi continuiamo a non rendercene conto. Perché la facciata si mantiene. E la facciata è l’illusione democratica (Saramago 2007).</p><p rend="text" >Dunque è necessario non smettere di rinnovare il «nostro progetto europeo», come lo definisce Sassoli, usando un pronome che ci unisce e responsabilizza e che mira, d’accordo con il discorso da lui proferito nel Parlamento Europeo, a «innovare, proteggere, diffondere». Mi permetto di ricorrere a un grande scrittore, politico e statista, Emilio Lussu, per ricordare quello che ha scritto sulla ‘autonomia’. Per Lussu, l’autonomia è un problema specifico delle strutture istituzionali, essendo necessario identificare percorsi possibili e democratici per trasformare lo Stato in uno Stato delle comunità, con strutture che garantiscano l’imparzialità, le energie centrate sul sociale, proteggendo i cittadini dagli interessi che li possano controllare (cfr. Caboni, e Ortu 2001). Per questo, il politico e teorico considera essenziale la conoscenza acquisita da parte della comunità, sia a livello sociale che culturale, e la creazione di un rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, rapporto questo, in cui il cittadino non si senta trattato come parte di una massa acritica, ma la cui collaborazione sia essenziale alla democrazia.</p><p rend="text" >Per questo Sassoli, come Lussu, fonda il progetto di una comunità di comunità nel vasto ambito delle idee, coinvolgendo i cittadini a partecipare. È inutile avere idee progressiste se non vengono trasmesse bene e non arrivano a tutti, perché l’informazione e il sapere, la formazione e la discussione, sono i veri strumenti di un progetto coeso, partecipato e dinamico. Per questo, al pari dell’innovazione e della protezione, il Presidente del Parlamento Europeo ha messo la divulgazione come il pilastro dell’Europa del futuro: «La nostra Unione è imperfetta, è sempre in divenire».</p><p rend="text" >Se l’Europa è stata (e lo è ancora oggi) un luogo di lotte e sangue, lo spazio dell’Unione Europea rappresenta un ambiente che ha le condizioni affinché i cittadini possano partecipare alla gestione del bene comune attraverso la partecipazione democratica. Abbiamo la possibilità di cambiare con il voto quello che non ci piace, di suggerire, criticare e circolare liberamente per molte patrie o molte matrie, se sceglieremo di pensare al nostro viaggio come caratterizzato dalla curiosità dello stupore infantile. Il fatto è che possiamo incorporare vari territori nella nostra geografia affettiva, se guarderemo all’Europa con disponibilità, senza paure e con responsabilità. Sassoli ci ricorda che l’Unione Europea è quello che conosciamo adesso ma anche quello che si può sempre rendere migliore, soprattutto se lasciamo in essa una parte di noi, come il politico italiano ha fatto. Quello che ci ha lasciato è stato il rifiuto del ‘è sempre stato così’, del ‘è quello che c’è’ e la scommessa sul rinnovamento, senza rinunce e senza lasciare agli altri la decisione, consapevoli della propria responsabilità. Sassoli ha concepito l’Unione come ‘nostra’ e non solo di coloro che stanno negli uffici, ha vaticinato un domani e ha indicato, nel suo discorso ai capi di Stato e a tutti gli europei, un percorso di etica, compromesso e irrequieto spirito di gioventù, ossia di futuro. Imperfetta, l’Unione si fa così, senza dimenticare la storia, ma senza cristallizzazioni, in un progetto.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Caboni, G., e Ortu, G. 2001. <hi rend="italic">Emilio Lussu. L’Utopia del Possibile</hi>. <hi >Cagliari: Cuec - Cooperativa</hi><hi > Universitaria Editrice Cagliaritana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Coelho, E. P. 1997. </hi><hi rend="italic" >O Cálculo das </hi><hi rend="italic" >Sombras</hi><hi >. Porto: Asa.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" >Curtius, E. R. 1968. <hi rend="italic" >European Literature and </hi><hi rend="italic" >the Latin Middle Ages</hi><hi >. </hi>New York: Harper &amp; Row.</p><p rend="bib_indx_bib" >Goytisolo, J. 2008. “Convivencia con el islam.” <hi rend="italic">Quaderns de la </hi><hi rend="italic">Mediterrània </hi>10: 343-47.</p><p rend="bib_indx_bib" >Laqueur, W. 2008. <hi rend="italic">Fascismi. Passato, presente, futuro</hi>. Milano: Marco Tropea Editore.</p><p rend="bib_indx_bib" >Le Goff, J. 2008. <hi rend="italic">L’Europa Raccontata da</hi><hi rend="italic"> Jacques Le Goff</hi>. Roma: Editori Laterza. </p><p rend="bib_indx_bib" >Mathieu, V. 2002. <hi rend="italic">Le Radici Classiche dell’Europa</hi>. 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          <bibl n="114761">Sassoli, D. 2022a. “Europa che innova, protegge e fa da modello democratico. Il progetto di speranza per l&amp;#39;UE di David Sassoli”. Eunews. https://www.eunews.it/2022/01/11/europa-cheinnova- protegge-e-fa-da-modello-democratico-il-progetto-di-speranza-per-lue-di-davidsassoli/ (10/22).</bibl>
          <bibl n="114915">Sassoli, D. 2022b. “Putin dichiar&amp;#242;@David Sassoli”. Gianni Riotta on Twitter. https://twitter.com/riotta/status/1497548211036241922 (10/22).</bibl>
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