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        <title type="main" level="a">Unione per mezzo della democrazia</title>
        <author>
          <persName n="1">
            <forename>Ivanor Luiz</forename>
            <surname>Guarnieri</surname>
            <placeName type="affiliation">Federal University of Rondônia, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Europa: un progetto in costruzione</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0100-1</idno>) by </resp>
          <name>Michela Graziani, Ada Milani</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.17</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This article brings an implicit problem: How to unite different peoples and cultures, that are in constant tranformation, around a commom project? The democratic regime is the most approprieate for this task, as it respects diferences and combines it with freedom and justice to promote equal opportunities. On the other hand, the union carried out democratically improves democracy, both favoring each other.</p>
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            <item>Democracy. Freedom. Union of Peoples</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.17<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.17" /></p>

<p rend="h1_chapter" >Unione per mezzo della democrazia</p><p rend="h1_author" >Ivanor Luiz Guarnieri</p><p rend="text" >Nell’Anno Europeo della Gioventù siamo chiamati a osservare l’Europa come un luogo distante e allo stesso tempo molto vicino a noi, dall’America. Se potessimo personificare il Vecchio Continente, vedremmo in esso la varietà dei volti modellati in un percorso di secoli di esistenza, vedremmo l’Europa come una professoressa che forma uomini e culture sia per se stessa sia per altre parti del mondo. Un esempio lo troviamo nel modo in cui vediamo le cose e alle quali diamo importanza, in base all’apprendistato fornito in tenera età, nelle famiglie, fino alla maturità educativa superiore. Molto del mondo culturale che viviamo, proviene dall’Europa. Dico questo, visto che i fatti sociali (cfr. Durkheim 2012) modellano gli individui e questi fatti sono stati costruiti, in buona parte, in Europa e da essa portati nel Nuovo Continente.</p><p rend="text" >Sono fatti europei presenti tra noi: la lingua portoghese, la religione, le scienze e le arti, che compongono il procedimento formativo tramite contenuto e forma. La forma risiede nel modo in cui i bambini sono educati nelle famiglie; il contenuto, in quello che gli alunni ricevono nelle scuole. Questi contenuti custodiscono la presenza indelebile di due sfere: Natura e Cultura. Per quanto riguarda la natura, ad esempio, c’è la sessualità umana che spinge le coppie a generare figli e questo avviene in tutto il mondo; per quanto riguarda la cultura, possiamo citare la religiosità cristiana che impone dettami morali per i quali è necessario mantenere i comportamenti entro certi margini ritenuti accettabili dalla religione con sede nel cuore d’Europa.</p><p rend="text" >Se tutte le strade portano a Roma, da Roma partono discorsi che devono essere replicati nella città e nel mondo. Voci sacerdotali hanno tuonato dai pulpiti, predicando concetti, difendendo idee, creando mentalità in persone timorose dell’inferno e piene di speranza nel paradiso. Cito questi aspetti legati al fenomeno religioso in quanto servono come indice della presenza europea in terre distanti da quella dove il Cristianesimo è nato, dispiegato in secoli di eventi basati sulla fede.</p><p rend="text" >L’Europa è la culla di realizzazioni in varie aeree. L’Università è nata lì ed è diventata indispensabile per lo sviluppo della intelligenza umana. Max Weber evidenzia le arti, la scienza e il modo di essere esclusivamente occidentali, inclusa l’ «organizzazione capitalistica razionale fondata sul lavoro libero (almeno formalmente)» (Weber 1999, 7). L’Europa, intesa come opera in sviluppo permanente, è un progetto che si dispiega nella creazione di artefatti e idee nuove, contribuendo al dominio sulla natura e all’organizzazione della vita sociale.</p><p rend="text" >Per quanto concerne la vita sociale, la Politica è l’arte maestra, come afferma il maestro di coloro che sanno, Aristotele (2011), poiché, di fatto, è lei che organizza le cariche e le altre arti della polis. Le forme di organizzazione della vita sociale esistono in ogni luogo in cui gli uomini decidono di coabitare gli spazi. Ma è in Europa che è nata la democrazia. Seppure limitata a un ristretto gruppo di uomini, gli ateniesi che partecipavano alla democrazia sembravano consapevoli della necessità di osservare il diritto di parola, come pure il senso di uguaglianza tra di loro. Sull’esempio dell’Europa, la democrazia è anche un progetto in costruzione, in quanto fa parte della sua natura esigere dai partecipanti impegno e zelo nel coltivarla.</p><p rend="h2" >1. L’Europa e la Democrazia</p><p rend="text" >La Democrazia è uno dei principi dell’Unione Europea. La democrazia è un modo di fare politica rispettando il principio della regola della maggioranza, ma è anche uno spirito che guida il modo in cui i poteri e i cittadini si relazionano. I principi democratici si sposano bene con la libertà, che è figlia della giustizia e della solidarietà, come ha ricordato David Maria Sassoli, assumendo la presidenza del Parlamento Europeo. In effetti, possiamo aggiungere altri valori come il benessere sociale, il rispetto verso la diversità, il diritto di conoscenza e informazione, elezioni trasparenti, tra gli altri punti che servono da caposaldo alla Democrazia, attraverso la quale c’è la promozione della cittadinanza e senza la quale la cittadinanza sarebbe solo un nome. Attento all’atmosfera politica, nel suo discorso Sassoli ha affermato che era necessario rispondere in modo energico ai desideri dei cittadini. Un’idea del tutto ragionevole, visto che «la dottrina democratica riposa su di una concezione individualista di società» (Bobbio 2002, 23, traduzione nostra). Occorre dunque valutare i desideri delle persone ed evitare un certo tipo di sistema che tratta i cittadini come gregge.</p><p rend="text" >Nonostante i concetti di libertà, giustizia, rispetto e cittadinanza possano essere accusati di essere più facili a dirsi anziché a farsi, è doveroso riconoscere la pertinenza di tali concetti quando si ha davanti agli occhi una realtà così diversa come quella dell’Unione Europea. Democrazia, Libertà e Giustizia sono un’idea che tocca tutte le persone, visto che non sono escludenti, al contrario, l’inclusione umana implica il rispetto di questi valori senza i quali la convivenza tra le differenze sarebbe distrutta e di conseguenza la pace sarebbe impraticabile.</p><p rend="text" >La pratica della politica democratica richiede di considerare i desideri dei cittadini e questi hanno gli occhi rivolti al futuro, visto che in esso sono proiettati i sogni attorno ai quali il corso della vita può essere indifferente. Gli elettori sono sedotti da proposte capaci di raggiungere i loro sentimenti. Quando sentono che con questo o quel candidato, la vita sarà migliore – per sé e per i suoi –, gli elettori riversano nel politico professionista la loro fiducia e il loro voto. Per questo il candidato deve proferire parole il cui profumo piaccia all’olfatto dei desideri degli elettori. Senza questo, la conquista del voto è quasi impossibile.</p><p rend="text" >In democrazia i politici sono gli operai della costruzione della casa amministrativa nella quale abitano loro e gli altri membri della comunità. La figura del politico è costruita quotidianamente da lui stesso o da terzi. È questa figura che l’elettore-cittadino conosce. Chi lui sia esattamente, è una missione difficile da realizzare e molte volte impossibile da provare. Per questo, costruire un’immagine pubblica positiva è una regola fondamentale nella condotta personale e nell’esposizione del politico, affinché lui diventi il prescelto davanti ad altri. In questo lavoro di costruzione, la lingua infuocata del giornalismo può bruciacchiare reputazioni o bruciare per sempre le pretese di potere dei candidati agli incarichi elettivi. Ma allo stesso tempo, è grazie alla luce del giornalismo che la democrazia si sostiene nel falò di abusi e affari pubblici fatti a beneficio del proprio interesse e non del bene comune. Le luci della stampa, se proiettate sui favori notturni dei negoziati, hanno un effetto sano rispetto all’uso del denaro pubblico ed è una luce deleteria all’immagine pubblica dei malfattori. L’opinione pubblica costruisce o distrugge le reputazioni. Ma chi costruisce l’opinione pubblica? La risposta è la stampa, ma non solo.</p><p rend="text" >L’opinione è nella testa delle persone. Tra le altre cose, la parola «idea» (gr. „δέα) significa «immagine» ed è con la testa piena di immagini concettuali che le opinioni sono date e le decisioni sono prese. Per il bene della democrazia, il cittadino deve essere correttamente informato e istruito, il che implica prendersi cura dell’educazione. Osare sapere, <hi rend="italic">Sapere </hi><hi rend="italic">Aude </hi>(cfr. Kant 2005) è al contempo il lemma dell’Illuminismo e quasi un’imposizione a coloro che desiderano il mantenimento e il perfezionamento della vita democratica. Questo perché l’apparato democratico ha senso quando le persone decidono di rompere a partire dalla loro partecipazione consapevole nel sistema politico, ed ha ancora più senso quando il cittadino è educato. Per educazione, formale o informale, si intende il percorso formativo che va dall’infanzia alla fine della vita. Lo studio non finisce mai, visto che i cambiamenti culturali e tecnologici impongono al cittadino di stare attento al mondo in trasformazione.</p><p rend="text" >In tal senso, preparare l’Europa per l’era digitale, che è una delle sei priorità della Commissione Europea, è indice di preoccupazione e di sforzo di aggiornamento formativo. La testa delle persone è formata dall’educazione, ma questa va oltre i muri scolastici. Se il lavoro trasforma l’uomo e questo, una volta modificata la sua intelligenza al lavoro, modifica il modo di fare le cose, se la fotografia e il cinema hanno cambiato la percezione del mondo grazie a nuove tecniche di riproduzione (cfr. Benjamin 1975); se l’utilizzo di strumenti tipici dell’era digitale (cfr. Lévy 1999) trasformano la nostra percezione del mondo, tutto questo richiede l’apprendimento dell’apprendimento. In modo impercettibile, le persone cambiano il loro modo di vedere e considerare le cose, ossia cambiano il loro modo di agire. L’effetto dell’utilizzo delle risorse digitali è molto ampio per essere indagato qui, ma non può essere trascurato. Dai corsi di formazione professionale a distanza, passando dal modo in cui ci informiamo, anche a causa dell’esibizione di notizie false che fuorviano le persone, tutto questo esige una preparazione del cittadino verso l’era digitale. Che la persona domini le risorse informatiche è una delle questioni. L’altra, è quella di distinguere tra ciò che importa e quello che diffama la persona umana.</p><p rend="text" >Quando il Parlamento Europeo mette in evidenza la difesa della libertà di espressione, lo fa certamente nella prospettiva di Voltaire, per il quale il diritto di difendere le idee, anche se contrarie alle sue, è un diritto inalienabile. La nuova realtà di internet ha portato nuovi problemi, il che potrebbe condurre qualcuno a chiedersi se ogni espressione debba essere libera, anche se menzognera? Chi avrebbe l’autorità per distinguere il vero dal falso? A partire da quali criteri? Ogni espressione è valida e deve essere libera? La risposta può risiedere nella stessa vita democratica. La democrazia è il continuo procedimento di perfezionamento di se stessa, ragione per cui il dibattito sui problemi è centrale nelle forme politiche democratiche. In questo modo, gli scontri di idee realizzati in discussioni, studi e dibattiti, lanciano nuova luce sulla migliore narrativa o, per lo meno, possono smentire le proposte il cui tenore sembra essere vero ma è solo un depistaggio. Per questo la democrazia è sempre rinnovata e si fortifica sul proprio rinnovamento grazie alla libertà con cui i cittadini si devono esprimere. Nonostante non siano i cittadini a deliberare in ultima istanza, alle persone deve essere garantito il diritto di opinare. Non essendo possibile la democrazia diretta, per le assemblee deliberative sono scelti i rappresentanti, come nel caso di David Sassoli, eletto per il principale forum di dibattiti dell’Unione Europea, il Parlamento Europeo.</p><p rend="h2" >2. Il leader</p><p rend="text" >L’uomo che guida è una promessa del futuro. La totalità della persona del leader non è raggiungibile, quello che conosciamo di lui è solo la sua immagine pubblica. I discorsi da lui proferiti edificano parte di questa immagine, gli ambienti nei quali il leader conduce il suo lavoro discorsivo formano l’altra parte di questa costruzione imagetica.</p><p rend="text" >David Sassoli è una figura pubblica i cui discorsi davano il tono della musica politica sulla quale buona parte degli europei amavano lanciarsi in passi danza nel salone della democrazia europea. Dopo essere prodotti e intonati, i testi politici, a volte, risuonavano come una partitura diplomatica da condurre con maestria in altri spazi pubblici, replicando le note intonate con idee come: promuovere i valori fondamentali della libertà, dei diritti umani, mettere l’economia al servizio delle persone, stimolare la democrazia e soprattutto promuovere lo Stato di diritto e i diritti fondamentali dell’uomo mirando alla giustizia sociale e lottando per la tolleranza e l’uguaglianza. Che sia sua o di colei che lo ha succeduto, Roberta Metsola, o di altri leader dell’Unione Europea, questa concezione di organizzazione politica si esprime nei punti prioritari di tale organizzazione.</p><p rend="text" >Quando si assiste all’adempimento dei leader nei loro discorsi, la prima impressione è che essi pensano autonomamente. Ed è vero, visto che al contrario non avrebbero la forza espressiva sufficiente per convincere gli altri dei loro successi, se non fossero i primi a credere in quello che dicono. Dall’altro lato, non è meno vero pensare che i leader siano le guide delle persone per il fatto di essere sensibili quanto basta per captare e sintetizzare in sé i desideri della maggioranza. La sensibilità del leader si sviluppa attraverso certi stimoli associati al suo lavoro e alla convivenza.</p><p rend="text" >Giornalista di professione con oltre due decadi di lavoro con le notizie, David Sassoli aveva il dominio dell’aura comunicativa che ogni presentatore di telegiornale ha bisogno di controllare e conosceva le tecniche di costruzione delle informazioni con cui le persone si alimentano sugli eventi. Misurato per raggiungere buoni indici di ascolto, compiendo il dovere dell’utilità pubblica, tipica del lavoro giornalistico. La formazione umana è graduale e il suo lavoro come giornalista, dal giornale <hi rend="italic">Il Giorno</hi> fino al Tg1, formava in modo indelebile la figura pubblica scelta tra 345 dei suoi pari per diventare, nel 2019, il Presidente del Parlamento Europeo.</p><p rend="text" >Dirigere il forum delle decisioni e dei dibattiti politici in cui si vogliono soddisfare i desideri dei cittadini degli Stati dell’Unione Europea, è un onore e una sfida enorme. I faretti della stampa illuminano Sassoli, adesso non più come l’uomo che informa sulle azioni di altri uomini, ma come qualcuno capace di guidare il Parlamento Europeo sul quale pesano decisioni sulle direttive di ciò che è prioritario sviluppare. Nel suo discorso del 2019, Sassoli riconosce l’amore che i cittadini europei rivolgono ai propri paesi, ma evidenzia il pericolo di nazionalismi che creano ideologie e idolatrie. In questo discorso adempie il ruolo del leader capace di indicare percorsi, ma anche di saper mettere in guardia dai pericoli.</p><p rend="text" >Affermando la promozione dei valori che si fondano sulla libertà, il discorso di Sassoli intende dire che questi devono essere perseguiti all’interno e al di fuori dell’Unione Europea. A volte siamo inclini a desiderare che gli altri siano come noi vogliamo che essi siano. Ma ognuno vuole essere a modo proprio e per questo non sempre voler plasmare gli altri funziona. Quando Kant difende l’idea secondo cui dobbiamo agire in modo tale che il nostro modo di procedere possa essere preso come legge universale, sembra indicare la coscienza dell’individuo morale. Tuttavia, pensare che si debba imporre agli altri un tale disegno può creare problemi di relazione tra le persone di culture diverse. <hi rend="italic">Andere </hi><hi rend="italic">Länder, andere Sitten</hi>, allora, se altri paesi hanno altre usanze conviene convincerli di ciò che sembra migliore ma con la diplomazia e la forza degli argomenti che l’Unione Europea rivela di possedere, mostrando nuovi percorsi. Non si può non voler influenzare altre persone, visto che fa parte della natura umana. Tuttavia, il modo in cui questa influenza è esercitata, è dato dalla cultura umana e in tal senso le decisioni su come farlo sono opzioni più raziocinanti che naturali.</p><p rend="text" >L’influenza europea all’interno del quadro dei rapporti tra i paesi del blocco europeo, e di questi con altri paesi, riporta all’antico problema della costruzione del Diritto Internazionale laico. La storia europea presenta momenti nei quali l’autorità papale si poneva come sovranazionale per decidere su argomenti terreni. Bolle come la <hi rend="italic">Inter Coetera</hi>, di Alessandro VI, nel secolo XV, ad esempio, interferivano con le questioni mondane dei paesi, definendo possedimenti e dando altri ordini con prerogative di legalità. Se questo sembra autoritario, agli occhi di oggi, è opportuno ricordare che la democrazia è molto giovane e dipendente, in primis da idee legate al diritto naturale e in secondo piano, dal liberalismo per iniziare ad essere accettata, gradualmente, con più titolarità. Vari problemi sono ancora molto presenti nei rapporti tra i paesi. Se ogni paese ha un suo ordinamento giuridico, con autorità di Stato, con la possibilità immediata dell’uso della forza per far sì che i cittadini rispettino la legge di ogni paese, in termini internazionali sembra mancare ancora un organo con lo stesso potere di convincimento. Inoltre, essendo il regime democratico desiderabile all’interno dei territori dei paesi, anche la democrazia lo è per i rapporti tra i paesi.</p><p rend="text" >In Europa, dai greci si discute sulla forma migliore di organizzazione politica, chiedendoci quali siano le fonti di potere da dove si estrae la legittimità delle autorità costituite. Si può dire che la fonte è il popolo. Ma il popolo è una parola ideale e astratta, che chiede di essere confermata nell’esistenza concreta degli Stati-Membri, ognuno con le sue specificità di abitudini e interessi. Trovare dei concetti capaci di aggregare la diversità di circa 450 milioni di persone, esige attenzione dalle leadership del blocco e molto spirito democratico per accogliere le differenze in un progetto comune. Il lavoro di diversi attori politici dipende dal carisma dei suoi leader, con autorità, ma senza autoritarismi.</p><p rend="text" >Dalle prime formulazioni di Hugo Grotius in <hi rend="italic">Il diritto della guerra e della pace</hi> (<hi rend="italic">De iure belli ac pacis) </hi>(cfr. Grotius 2005), la cui prima edizione risale al 1625, siamo andati molto avanti con la proposta di costruzione del diritto internazionale laico, ad esempio con la Lega delle Nazioni, poi con l’ONU e la stessa Unione Europea e i suoi settori istituzionali. Il Parlamento Europeo è parte rilevante in queste discussioni che risultano dall’istituzione di nuovi organi e leggi. I suoi leader, come nel caso di David Sassoli, hanno sulle spalle un lavoro immenso nella sintesi di proposte, dialoghi e suggerimenti capaci di convincere e imporre dei procedimenti.</p><p rend="text" >La storia della costruzione dell’Unione Europea può servire da modello per pensare a una costruzione democratica capace di unire popoli diversi attorno a obiettivi comuni. Il lemma «Unità nella Diversità» è alquanto indicativo della validità del suo esempio storico. L’elemento che ha tenuto insieme questa unità è stato l’interesse economico mirando al bene comune. Cercando soluzioni ai problemi derivanti dalla Guerra, i paesi originari del blocco economico hanno dimostrato il successo di unirsi attorno a degli obiettivi. L’esempio ben riuscito del Belgio, dell’Olanda e del Lussemburgo (BENELUX), aveva subito attirato altri paesi, come Italia, Francia e Germania creando la CECA e, in seguito, la Comunità Economica Europea – CEE, nel 1957. Gli sviluppi storici marcati da discussioni, accordi e trattati, come quello di Maastricht, hanno portato alla costruzione dell’attuale Unione Europea, con i suoi 27 paesi.</p><p rend="text" >Dal punto di vista storico, l’aspetto economico spinge gli interessi ad aggregarsi oppure separarsi dal blocco. L’Europa è sempre stata in trasformazioni che si sono accelerate sempre di più. La distante Prussia, della prima metà del XIX secolo, dava già segno di questi cambiamenti proponendo la Deutscher Zollverein, mirando a promuovere il commercio tra gli stati tedeschi tramite una maggiore libertà doganale e di frontiera. Questa unione iniziale ha finito per favorire l’unificazione della Germania nel 1871, con un procedimento capitanato anche dalla Prussia. Nonostante si debbano conservare le caratteristiche di ogni epoca e gli eventi, continua ad essere interessante osservare come l’Europa, di ieri e di oggi, si modifichi e reinventi, affratellandosi e unendo principati e paesi spinti da problemi economici.</p><p rend="text" >Ma l’essere umano non è solo economia. «È quello che testimoniano molte azioni proprie del genere umano. Tra queste, che sono tipiche dell’uomo, si trova il bisogno di società, ossia, di comunità, non una qualsiasi, ma pacifica e organizzata d’accordo con i dati della sua intelligenza» (Grotius 2005, 37, traduzione nostra). In vista di ciò, la necessità di rispettare i diritti umani, essere un regime politico democratico ed avere stabilità economica per poter far parte del blocco dei paesi dell’Unione Europea, attrae il desiderio dei popoli che vogliono vivere meglio, appartenendo a questo gruppo, e funziona anche come una specie di marchio di qualità agli ammessi in questa comunità di Stati.</p><p rend="text" >L’equilibrio tra politica ed economia è quello che consolida l’unione. I vantaggi economici sono fattori che devono essere presi con attenzione in ogni legame politico. L’ambiente democratico, del rispetto delle regole di convivenza e divisione di compiti e potere, è l’altro fattore preponderante nella scelta di coloro che possono essere ammessi o desiderano essere accettati per prendere posto al tavolo come membro di organizzazioni come l’Unione Europea.</p><p rend="text" >Altre organizzazioni economiche sono state create in altre parti del mondo, come il NAFTA, accordo nordamericano per il libero scambio e il Mercosul – Mercato Comune dell’America Meridionale. Seppure rivolti all’aspetto economico, si ispirano a grandi linee all’antica Comunità Economica Europea, favorendo lo sviluppo di settori dell’economia a partire dalla firma di trattati che amplificano la libertà di commercio e la circolazione di persone. L’influenza dell’Unione Europea è benefica e si auspica che l’ispirazione ai diritti umani, democrazia ed equilibrio economico sia anche la nota dominante di questi nuovi blocchi che uniscono Stati attorno a proposte comuni.</p><p rend="text" >Per tutti questi motivi, dire che l’Europa sembra un luogo distante da noi, nell’America Latina, è solo una parte della questione, visto che essa ha raggiunto e continua a raggiungere un certo sviluppo umano e sociale appetibile per altri luoghi del pianeta. Ma è anche vicina, perché è dentro di noi, nelle nostre origini e nel senso per cui i fatti sociali della società in cui viviamo sono stati elaborati a partire dalle lezioni provenienti dal mondo culturale europeo.</p><p rend="text" >Conservate le diversità planetarie, l’unione degli uomini sembra possibile in un ambiente di rispetto nei confronti della democrazia, dei diritti relativi alla persona umana e nell’attenzione all’equilibrio economico. Siamo al contempo individuo – società – specie umana (cfr. Morin 2002) e impariamo dall’Europa, come educatrice di uomini e donne, ad essere capaci di fortificarci in questa ricerca dell’identità umana per mezzo della convivenza dell’unione tra popoli. L’unione è fatta per mezzo della democrazia, ma dall’altro lato, la democrazia fortifica l’unione dei popoli per promuovere il rispetto alla libertà dell’altro senza il quale non c’è giustizia possibile.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Aristóteles. 2011.<hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic">Política</hi>, trad. N. S. Chaves, Rio de Janeiro: Nova Fronteira.</p><p rend="bib_indx_bib" >Benjamin, W. 1975. “A obra de arte na época de suas técnicas de reprodução.” In <hi rend="italic">Textos escolhidos</hi>, orgs. W. Benjamin et al. Trad. J. L. Grünewald, 9-34. São Paulo: Abril Cultural. </p><p rend="bib_indx_bib" >Bobbio, N. 2002. <hi rend="italic">O futuro da democracia</hi>, trad. M. A. 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Szmrecsányi e T. J. M. K. Szmrecsányi. São Paulo: Pioneira. </p>


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          <bibl n="114859">Benjamin, W. 1975. “A obra de arte na &amp;#233;poca de suas t&amp;#233;cnicas de reprodu&amp;#231;&amp;#227;o”. In Textos escolhidos, orgs. W. Benjamin et al. Tradu&amp;#231;&amp;#227;o de J.L. Gr&amp;#252;newald. S&amp;#227;o Paulo: Abril Cultural</bibl>
          <bibl n="115005">Bobbio, N. 2002. O futuro da democracia. Tradu&amp;#231;&amp;#227;o de M.A. Nogueira. S&amp;#227;o Paulo: Paz e Terra</bibl>
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