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        <title type="main" level="a">Il futuro dell’Europa</title>
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            <forename>Carlos</forename>
            <surname>Fiolhais</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Coimbra, Portugal</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Europa: un progetto in costruzione</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0100-1</idno>) by </resp>
          <name>Michela Graziani, Ada Milani</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.19</idno>
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          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>One of David Sassoli's most outstanding initiatives was the Conference on the Future of Europe, concluded in 2022, which aimed to promote the European construction based on the voices of citizens. Given the Europe's historical relevance in the development of science and technology and my own European experience, I comment on this Sassoli's "political testament", highlighting three major challenges for Europe and arguing that, in addition to science and technology, the future of the European Union must be based on the values ​​he espoused.</p>
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            <item>Future</item>
            <item>Europe</item>
            <item>Sassoli</item>
            <item>Science</item>
            <item>Values</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.19<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0100-1.19" /></p>


<p rend="h1_chapter" >Il futuro dell’Europa</p><p rend="h1_author" >Carlos Fiolhais</p><p rend="text" >A maggio 2022 è stata divulgata, dall’Unione Europea, la Relazione Finale della <hi rend="italic">Conferenza sul</hi><hi rend="italic"> Futuro dell’Europa</hi>. L’italiano David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo che aveva lanciato l’iniziativa, era deceduto l’11 gennaio dello stesso anno, a soli 65 anni, motivo per cui non ha potuto vedere questo resoconto. Un fiorentino che ha studiato Scienze Politiche all’Università La Sapienza di Roma è diventato uno dei più noti giornalisti italiani in televisione, abbandonando questa attività nel 2009 a vantaggio di una carriera politica iniziata con l’ingresso nel Partito Democratico italiano e con la sua elezione, con significativo numero di voti, nelle liste di questo partito per il Parlamento Europeo. Rieletto per lo stesso Parlamento nel 2014 e nel 2019, è stato scelto dai suoi pari all’interno dell’istituzione, in questo ultimo anno, come Presidente (era già vicepresidente). È morto a causa di una malattia fulminante. I suoi ideali sono sempre stati l’Europa, la democrazia, la libertà, i diritti umani, la solidarietà e lo sviluppo.</p><p rend="text" >La <hi rend="italic">Conferenza sul Futuro dell</hi><hi rend="italic">’Europa</hi>,<hi rend="italic"> </hi>svoltasi tra l’aprile del 2021 e il mese di maggio del 2022, è stata una delle iniziative europee che più ha richiesto il suo impegno negli ultimi mesi di vita. Non si è trattato di un summit di leader ma di un insieme allargato di dibattiti che hanno coinvolto i cittadini di tutti i paesi (27, dall’uscita del Regno Unito nel 2020) che compongono l’Unione, superando la barriera della diversità linguistica (24 lingue) grazie a strumenti tecnologici innovatori (è stata sviluppata una <hi rend="italic">Multilingual Digital Platform</hi>). Più di cinque milioni di cittadini hanno acceduto alla piattaforma citata e oltre 700.000 città hanno partecipato a numerosi eventi realizzati in vari paesi, nonostante la pandemia da Covid-19 che all’epoca imperversava. Il 24 marzo 2021 si è insediata formalmente la <hi rend="italic">Conferenza sul Futuro dell’Europa </hi>nella sede dell’Unione Europea a Bruxelles, due settimane dopo la Dichiarazione Congiunta sulla Conferenza firmata da David Sassoli come Presidente del Parlamento Europeo, da António Costa, Primo Ministro portoghese all’epoca a capo del Consiglio Europeo, e Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea. In quell’occasione, David Sassoli ha detto: </p><p rend="quotation_b" >Il giorno di oggi segna un nuovo inizio per l’Unione Europea e per tutti i suoi cittadini. Con la Conferenza sul Futuro dell’Europa tutti i cittadini europei e la nostra società civile avranno un’occasione unica per costruire il futuro dell’Europa, un progetto comune che consente il buon funzionamento della democrazia europea. Invitiamo tutti a partecipare e a far sentire la vostra voce per costruire ciò che sarà l’Europa del domani, ciò che sarà la VOSTRA Europa (Sassoli 2021, traduzione nostra).</p><p rend="text" >Il 9 maggio 2022, il giorno dell’Europa (in quanto anniversario della “Dichiarazione Schuman”, del 1950), gli organi direttivi della <hi rend="italic">Conferenza, riuniti a Strasburgo</hi>, hanno comunicato i risultati delle loro discussioni nella Relazione, in cui sono state elencate 49 proposte ai Presidenti del Parlamento Europeo, del Consiglio e della Commissione. I temi erano nove: cambiamenti climatici e ambiente; salute; economia più forte, giustizia sociale e occupazione; l’Unione Europea nel mondo; valori e diritti, leggi e sicurezza; cambiamento digitale; democrazia europea; migrazioni; e per finire, istruzione, cultura, gioventù e sport. Le centinaia di misure concrete che sono state segnalate figurano nella relazione menzionata.</p><p rend="text" >I risultati di questa Conferenza sono rimasti come un vero e proprio ‘testamento’ politico di David Sassoli, che credeva fermamente nel futuro dell’Europa. Come lui (succede che siamo della stessa età), credo che l’Europa abbia un futuro, nonostante lo debba costruire collettivamente superando mille e più difficoltà (Sassoli ha assistito alla diffusione della pandemia da Covid-19; ma non ha assistito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, due avversità che hanno rafforzato la debilitata coesione europea). Come lui, sono convinto che l’Europa non abbia altro futuro se non quello che realizzerà con le proprie mani, insieme. L’Europa è il Vecchio Continente, le cui origini risalgono alla preistoria (documentate dall’arte rupestre e da primitivi artefatti litici), ma le cui basi risiedono nell’eredità lasciata dall’Antichità greca e romana (che ci hanno unito, oltre all’arte, la scienza e il diritto) e nell’eredità cristiana (che ha impregnato la comunità di valori che ancora oggi prevalgono). La storia dell’Europa è stata segnata dalla Rivoluzione Scientifica e dalla Rivoluzione Industriale – la prima avvenuta nei secoli XVI e XVII, la seconda nei secoli XVIII e XIX – che sono stati i semi della conoscenza e dello sviluppo mondiali. L’Europa è stata il luogo della Magna Carta e della Rivoluzione francese che sono servite ad affermare, malgrado le contraddizioni, i valori di giustizia, libertà, uguaglianza e fraternità. Nonostante sia stata il palcoscenico di due guerre mondiali che hanno prodotto terribili devastazioni, è stata anche il palcoscenico dell’affermazione dei valori di libertà e democrazia dopo la Seconda guerra mondiale. Il mercato comune europeo è emerso poco dopo la nascita di Sassoli e lui stesso ha assistito, come reporter, alla caduta del muro di Berlino nel 1989 che ha dato luogo ad un grande ampliamento dell’Unione Europea.</p><p rend="text" >La mia vita, come quella di Sassoli e di tutti gli altri europei della nostra generazione, sarebbe stata un’altra senza la nascita e lo sviluppo del progetto dell’Unione Europea. Il Portogallo è entrato un po’ tardivamente, con la cerimonia celebrata, dal lato portoghese, dal Primo Ministro Mário Soares nel Monastero dei Gerolamini il 12 giugno 1985, nella quale si anticipò l’ingresso del Portogallo il 1° gennaio dell’anno successivo nell’allora denominata Comunità Economica Europea – CEE.</p><p rend="text" >In quella data avevo già attraversato buona parte dell’Europa, durante e dopo un soggiorno di tre anni e mezzo (tra l’agosto del 1979 e il dicembre del 1982) per il dottorato in Fisica Teorica presso l’Università Johann Wolfgang von Goethe a Frankfurt/Main, la città che è oggi la sede della Banca Centrale Europea. È stata un’opportunità magnifica che mi ha fatto conoscere un paese molto più sviluppato, sotto molteplici aspetti, in confronto al Portogallo dell’epoca. Dal cuore dell’Europa, e usando le buone vie ferroviarie europee, ho potuto viaggiare in vari paesi, a partire dalla stessa Germania (ho conosciuto la Germania dell’est prima e dopo la caduta del muro, notando le differenze), l’Austria, la Svizzera (che pur non appartenendo all’Unione Europea non è per questo meno europea), la Francia, la Spagna, l’Italia, la Jugoslavia (che oggi non esiste più così, ma esiste nelle singole parti in cui si è decomposta), il Belgio, l’Olanda. Una delle esperienze che mi ha segnato maggiormente è stato il fatto di poter viaggiare per l’Europa della CEE in completa libertà. Prima del 1986 c’erano forti limitazioni per l’entrata e uscita delle persone in Portogallo (a Vilar Formoso le barriere impedivano che si circolasse di notte: era come se il paese fosse chiuso per sonno). Durante questi viaggi ho potuto notare che la libertà era una condizione di sviluppo. Uno dei miei primi scorci di libertà di costumi che si viveva al di fuori dei confini portoghesi, l’ho vissuto quando nell’estate del 1975 sono stato quasi due settimane a Londra. La libertà era appena arrivata in Portogallo, mentre nel Regno Unito campeggiava già da molto.</p><p rend="text" >La differenza di lingue e culture non è mai stata un ostacolo al lavoro congiunto; ad esempio ho potuto testimoniare la buona integrazione dei lavoratori portoghesi in Germania (al contrario di quanto succede oggi, i portoghesi migranti erano in generale persone di umili condizioni che fuggivano dalla povertà del loro paese nativo). In un diverso inquadramento organizzativo, i lavoratori portoghesi erano al livello dei migliori. Ci mancava in casa – e ci manca tutt’oggi – un’organizzazione che sia accettata e resa consapevole.</p><p rend="text" >Nel 1987 ho avuto modo di assistere a come molti studenti portoghesi, alcuni di loro miei alunni, hanno potuto beneficiare di soggiorni in istituzioni di insegnamento e ricerca sparpagliati per l’Europa, grazie all’apertura del programma <hi rend="italic">Erasmus</hi>, una delle istituzioni europee più riuscite. Nel 2002, molti anni dopo il mio rientro in Portogallo, ho assistito, con soddisfazione, all’entrata in circolazione dell’euro, in Portogallo come in molti altri paesi europei. Ho fatto parte del gruppo di quei molti europei che hanno visto con dolore l’uscita del Regno Unito dall’Europa dopo il referendum del 2016, visto che quel paese, nonostante la rottura con l’unione politica a cui apparteneva dal 1973, non ha smesso e non smetterà di fare parte dell’Europa.</p><p rend="text" >Il rapporto tra l’Europa e la scienza è intimo: se la conoscenza razionale è nata nell’antica Grecia, è stata assai rivitalizzata nel Rinascimento con l’italiano Galileo Galilei, il ‘padre’ del metodo scientifico (che, seppure nato a Pisa, ha vissuto a Firenze, come Sassoli). La scissione religiosa che è scoppiata in Europa all’inizio del XVI secolo e ha segnato la geografia culturale europea non ha impedito che scienziati contemporanei di Galilei, come il tedesco Giovanni Keplero, e successori come l’inglese Isaac Newton, rafforzassero insieme il potere della scienza. Il lavoro della comunità scientifica è stato spinto da accademie scientifiche come l’Accademia dei Lincei e l’Accademia del Cimento, rispettivamente a Roma e Firenze, in Italia, e la Royal Society di Londra, nel Regno Unito, le prime due legate a Galileo e ai suoi discepoli, la terza a Newton. Il Portogallo, che anticipato la Rivoluzione Scientifica con i viaggi delle Scoperte e l’ha trasferita in Estremo Oriente, distribuendola in quelle terre remote, è riuscito solo con l’Illuminismo, attraverso la riforma pombalina dell’Università di Coimbra nel 1772, a istituzionalizzare l’insegnamento fondato sul metodo scientifico, seppure con alcune limitazioni (ad esempio i cosiddetti <hi rend="italic">estrangeirados</hi>, come João Jacinto Magalhães a Londra oppure Luís António Verney a Roma, che avvertivano difficoltà ad esercitare il loro magistero in Portogallo). Il ‘ritardo portoghese’ può essere comprovato dal fatto che la Royal Society è stata fondata nel 1660 (il re inglese Carlo II, che la riconobbe formalmente, era sposato con la nostra Caterina di Braganza), mentre la prima accademia portoghese di scienze, la Reale Accademia delle Scienze di Lisbona, è stata creata solo nel 1789. Ho beneficiato, come molte persone in Portogallo, degli investimenti che l’Europa ha fatto in Portogallo, sia nella formazione superiore (pre e post diploma) sia nello sviluppo della ricerca scientifica, che è stato straordinariamente favorito da José Mariano Gago, professore di Fisica e politico con cui ho avuto il piacere di essere intimo (è stato il primo titolare della cattedra di Scienza e Tecnologia nel 1995, con il primo governo di António Guterres). Senza il finanziamento europeo, la scienza in Portogallo, essendo ancora al di sotto della media europea (1,6% del PIL di investimento rispetto al 2,2% della media europea, secondo le statistiche del 2020), sarebbe di sicuro a un livello ancora più basso. Come professore e ricercatore ho visitato vari centri universitari europei (il maggiore dei quali è l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare ‒ CERN, un bel simbolo della forza scientifica europea) e ho partecipato a vari programmi europei.</p><p rend="text" >Tornando alla <hi rend="italic">Conferenza sul Futuro dell’Europa, </hi>la caratteristica che più salta agli occhi è il suo carattere democratico: Sassoli e altri dirigenti europei volevano un’Europa costruita dal basso verso l’alto, preoccupata prima di tutto dei bisogni dei cittadini, e non dall’alto verso il basso. La<hi rend="italic"> Conferenza </hi>ha offerto una pluralità di eventi in vari paesi, compreso il nostro (nonostante il Portogallo non sia stato purtroppo tra i più dinamici). Hanno partecipato più o meno attivamente tutti coloro che lo hanno voluto.</p><p rend="text" >Nella sessione plenaria di chiusura della Conferenza, circa un centinaio di cittadini che rappresentavano i numerosi e diversi partecipanti, hanno sottolineato che l’Europa è basata sulla solidarietà, sulla giustizia sociale e sull’uguaglianza; che la leadership europea nella transizione climatica ed energetica (strettamente legate, del resto) e nella creazione di un’economia sostenibile deve essere un obiettivo; che l’Europa ha bisogno di essere più democratica e partecipativa; che è necessaria una maggiore armonizzazione tra le politiche nazionali in vari ambiti; che l’Europa deve cercare di essere più autonoma e competitiva nel mondo globale in cui oggi viviamo; che è e deve continuare ad essere fondata su dei valori; che è necessario rafforzare la coscienza europea; e, per finire, che l’istruzione e l’apprendimento permanente sono assai rilevanti, visto che senza di essi non esiste un vero potere dei cittadini.</p><p rend="text" >Attualmente, l’Europa e il mondo affrontano sfide tremende. Vale la pena distinguerne tre, che le conclusioni della <hi rend="italic">Conferenza sul Futuro dell’Europa </hi>ha messo in luce: le questioni legate ai cambiamenti globali (il Portogallo è uno dei paesi più soggetti ai cambiamenti climatici, vista la maggior suscettibilità alle siccità connesse agli incendi forestali e l’innalzamento del livello dei mari); le questioni legate all’intelligenza artificiale (che nel mondo in generale e in Portogallo nello specifico stanno cambiando le nostre vite); e le questioni legate alla salute, soprattutto alle malattie da invecchiamento (nel 2050 il Portogallo sarà uno dei paesi più vecchi del mondo, il che avrà ricadute sul suo sistema sanitario). Queste grandi questioni dovranno essere risolte non solo con una migliore informazione tecnico-scientifica, ma anche sulla base di solide nozioni etiche e su di un intervento politico orientato verso il bene comune.</p><p rend="text" >Il migliore omaggio che oggi possiamo rivolgere a David Sassoli è quello di rimanere fedeli ai valori europei che lui ha difeso in modo così convinto. La scienza e la tecnologia saranno decisive nel determinare il nostro futuro, ma senza i valori europei come quelli di libertà, uguaglianza e solidarietà, la scienza e la tecnologia potranno fare ben poco.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Sassoli, D. 2021. “Conferência sobre o Futuro da Europa: Dialogar com os cidadãos para construir uma Europa mais resiliente.” <hi rend="italic">Presidência Portuguesa do Conselho da União Europeia</hi>. &lt;https://www.2021<ref target="http://portugal.eu/pt/noticias/conferencia-sobre-o-futuro-da-europa-dialogar-com-os-cidadaos-para-construir-uma-europa-mais-resiliente/">portugal.eu/pt/noticias/conferencia-sobre-o-futuro-da-europa-dialogar-com-os-cidadaos-para-construir-uma-europa-mais-resiliente/</ref>&gt; (10/22).</p>


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          <bibl n="114747">Sassoli, D. 2021. “Confer&amp;#234;ncia sobre o Futuro da Europa: Dialogar com os cidad&amp;#227;os para construir uma Europa mais resiliente”. Presid&amp;#234;ncia Portuguesa do Conselho da Uni&amp;#227;o Europeia. https://www.2021portugal.eu/pt/noticias/conferencia-sobre-o-futuro-da-europadialogar- com-os-cidadaos-para-construir-uma-europa-mais-resiliente/ (10/22</bibl>
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