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        <title type="main" level="a">L’Accademia della Crusca e il linguaggio di genere</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-1573-9292" type="ORCID">
            <forename>Claudio</forename>
            <surname>Marazzini</surname>
            <placeName type="affiliation">Università del Piemonte Orientale - Accademia della Crusca, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>La lingua italiana in una prospettiva di genere</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0138-4</idno>) by </resp>
          <name>Maria Paola Monaco</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Firenze</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0138-4.05</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The article takes stock of the interventions of the Accademia della Crusca on the theme of gender language, retracing the history of the various problems that have emerged over time, and explains the reasons why schwa and asterisk cannot be accepted as recommended solutions.</p>
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            <item>Accademia della Crusca</item>
            <item>gender language</item>
            <item>schwa</item>
            <item>asterisk</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0138-4.05<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0138-4.05" /></p>


<p rend="h1_chapter" >L’Accademia della Crusca e il linguaggio di genere</p><p rend="h1_author" >Claudio Marazzini</p><p rend="text" >L’Accademia della Crusca è sempre stata attenta alle questioni di genere nel linguaggio, fin da quando alla guida dell’istituzione c’erano Francesco Sabatini e Nicoletta Maraschio. Mi limiterò qui a citare solo eventi avvenuti durante la mia Presidenza. Nel 2016, nella serie di libretti pubblicati dalla Crusca in collaborazione con il quotidiano <hi rend="italic">la </hi><hi rend="italic">Repubblica</hi>, fu inclusa una trattazione sul linguaggio di genere intitolata <hi rend="italic">Sindaco e sindaca</hi>, a cura di Cecilia Robustelli, una studiosa che saluto con piacere, perché partecipa a questo nostro incontro. Nel 2017 fu allestita una seconda tiratura del libretto, sostanzialmente identica, ma con diffusione più ampia. Nello stesso 2017, fu ospite in Accademia, in visita ufficiale, l’allora presidente della Camera, Laura Boldrini. Il linguaggio di genere fu il tema principale di quella giornata. Ancora nel 2017, l’Accademia della Crusca pubblicò un libro intitolato <hi rend="italic">«Quasi una rivoluzione». Femminili</hi><hi rend="italic"> di professione e cariche in Italia e all’estero</hi>. Il libro era nato da un’idea dell’accademico Vittorio Coletti, accolta dal nostro Direttivo. Avevamo bandito una borsa di studio, mediante concorso pubblico, per svolgere una ricerca sulla denominazione delle professioni e delle cariche non solo in Italia, ma in un quadro internazionale. Vincitore della borsa fu Giuseppe Zarra, oggi professore associato di Linguistica italiana. Nel 2021 pubblicammo gli atti del convegno organizzato in Crusca nel 2018 dalla Rappresentanza italiana della Commissione europea (Marazzini 2021). In quell’occasione, che oserei definire storica, si riunirono a Firenze, nella Villa medicea di Castello, che è la nostra sede, i rappresentanti di altre due grandi accademie europee, la Real Academia Española e <hi >l’Académie française</hi>. Per l’Accademia francese, la rappresentanza fu al massimo livello, con <hi >Madame Hélène Carr</hi>ère<hi > d’Encausse, </hi><hi rend="italic" >secrétaire perpétuel</hi> dell’accademia d’oltralpe. L’argomento dell’incontro riguardava i problemi linguistici in quel momento d’attualità nelle rispettive nazioni, Francia, Spagna e Italia, e il tema del linguaggio di genere fu trattato da tutti i relatori. Infine, il 24 settembre del 2021, l’accademico Paolo D’Achille, che dirige la consulenza dell’Accademia della Crusca, ha firmato un intervento intitolato “Un asterisco sul genere”, dedicato non solo all’asterisco, ma anche all’uso dello <hi rend="italic">schwa</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="05_.html#footnote-001">1</ref></hi></hi>. </p><p rend="text" >Questi sono stati i momenti in cui ufficialmente l’Accademia si è espressa a proposito del linguaggio di genere, per non citare i corsi di vario tipo, prima di tutto quelli organizzati con l’Ordine dei giornalisti della Toscana, in cui il tema del linguaggio di genere è emerso più volte. Al di fuori di questi interventi ufficiali, le voci degli accademici si sono fatte sentire con opinioni di natura personale, assolutamente legittime, ma da distinguere rispetto alla funzione pubblica dell’Accademia della Crusca. Le polemiche e le ricadute giornalistiche non sono mancate. In molti casi si è trattato di un confronto di idee, in qualche occasione si è fatto ricorso all’elemento polemico nello stile dei <hi rend="italic">social</hi>, qualche volta all’ironia, coinvolgendo in maniera superficiale il nome stesso dell’Accademia. Citerò a questo proposito due casi analoghi, ma nati da atteggiamenti di segno opposto. Nel 2015, la nota conduttrice televisiva Luciana Littizzetto, in un intervento intitolato “Il pensiero debole”, in cui prendeva nettamente le distanze dai femminili di cariche e professioni che la Crusca aveva dichiarato legittimi, concludeva ironicamente che «per parità di genere» la nostra accademia avrebbe dovuto essere chiamata «l’Accademia della Crusca e del germe di grano» (Littizzetto 2015). Recentemente, la scrittrice Michela Murgia ha lanciato una petizione paradossale e ironica, ideata come controcanto a una petizione del linguista Massimo Arcangeli, che cruscante non è, ma firmata da vari intellettuali di fama, e, a titolo personale, anche da alcuni accademici della Crusca e dallo stesso presidente. La contropetizione si conclude attribuendo comicamente la petizione stessa al «Senato dell’Accademia dei Cinque Cereali». Ho citato questi due casi di deformazione del nome della nostra Accademia non solo per mostrare come l’uso distorto del nome di un vero o presunto avversario sia pratica corrente su fronti diversi, ma anche per far notare come un’istituzione prestigiosa possa essere messa sotto accusa per motivi opposti, da chi si lamenta del suo presunto atteggiamento conservatore, e da chi viceversa la ritiene colpevole di eccessive fughe in avanti. Ci si può trovare tra due fuochi. Questo non è certo di per sé un problema, anzi può essere segno di equidistanza e di equilibrio. Del resto è evidente che le questioni di genere, nate in Italia con gli interventi di Alma Sabatini dal 1986, non sono risolte. Risale al 1987 il più celebre libro di questa insegnante di inglese, nutrita di cultura anglosassone, lettrice di italiano nell’Università del Michigan, poi attiva nell’Università di Perugia, militante nei movimenti femministi, dal 1984 nella Commissione Nazionale per la realizzazione della Parità tra uomo e donna, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri al tempo del governo Craxi. Il risultato della sua militanza fu il libro <hi rend="italic">Il sessismo nella lingua italiana</hi>, scritto in collaborazione con Marcella Mariani, stampato dall’Istituto poligrafico dello Stato. L’anno precedente, nel 1986, erano state anticipate le sue <hi rend="italic">Raccomandazioni per un uso non </hi><hi rend="italic">sessista della lingua italiana. Per la scuola e per l’</hi><hi rend="italic">editoria scolastica</hi>, a firma della sola Alma Sabatini, la quale morì prematuramente nel 1988, quindi non molto dopo questi interventi.</p><p rend="text" >Per molti anni il quadro teorico è rimasto sostanzialmente quello esposto nei due libri citati. Solo di recente la situazione si è complicata per le nuove rivendicazioni di genere, che hanno esteso le proposte in modo prima impensabile, nello sforzo di trovare inclusività superando l’opposizione binaria di maschile e femminile in nome di libere scelte che prescindono dalla natura biologica, e le negano autorevolezza. L’asterisco e lo schwa sono appunto il risultato di questa nuova frontiera di rivendicazioni, che hanno anche un impatto sul sistema linguistico. Sono le rivendicazioni che hanno attirato l’attenzione dei <hi rend="italic">media</hi> negli ultimi mesi.</p><p rend="text" >A prescindere dalle rivendicazioni di spazi nuovi sottratti alla logica binaria, la realtà linguistica, nella concretezza dell’uso, a trentacinque anni dall’intervento di Alma Sabatini, mostra ancora notevole varietà. Chi era presente all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università degli studi di Firenze, il 21 febbraio scorso, ha potuto notare la gamma di forme allocutive con cui ci si è rivolti alla professoressa Cristina Messa, «ministra dell’Università», «ministro», «signora ministro». La rappresentante degli studenti dell’ateneo fiorentino ha rivendicato l’uso del femminile sovraesteso, come antidoto al maschile sovraesteso, quello che io, con terminologia che ritengo più fredda, quindi più adatta a un contesto scientifico, preferisco chiamare ‘maschile non marcato’. L’<hi rend="italic">incipit</hi> della rappresentante degli studenti, con questo femminile totale applicato anche ai maschi, ha avuto un innegabile effetto-sorpresa, ma è stato necessario un commento di natura metalinguistica che chiarisse il significato, che altrimenti sarebbe uscito stravolto: l’oratrice è stata costretta a spiegare che il femminile, nel suo modo di comunicare, includeva anche il maschile, e la spiegazione è giunta dopo che il pubblico sconcertato aveva inteso al contrario le sue parole. Il commento metalinguistico a cui la studentessa è stata costretta non è solo un chiarimento o una dichiarazione di fede: è soprattutto la prova dell’esistenza di un sistema a cui non si può sottrarre nemmeno chi intende contestarlo. Il seguito del discorso non ha conservato una costante coerenza rispetto alle premesse metalinguistiche. Ciò accade spesso nelle comunicazioni in cui non si cerca la regolarità di un uso sistematico, ma conta soprattutto la provocazione. Ho notato nel discorso, e subito ho annotato, espressioni come «siamo l’università con meno laureati», «obiettori di coscienza», «non vogliamo restare neutri», «ci fanno sentire inadeguati», tutti casi in cui è venuto meno il femminile sovraesteso che era stato annunciato all’inizio. Non mi stupisco di queste oscillazioni, seppure applicate a un oggetto del contendere che potrebbe essere considerato risolto fin dagli anni ’80 del secolo scorso, se solo si usassero i suggerimenti di Alma Sabatini, la quale consigliava la duplicazione, nella forma «studenti e studentesse», ormai stabilmente in uso da parte di quasi tutti gli oratori pubblici che cercano di adeguarsi a una norma condivisa, o che ritengono condivisa. Nemmeno coloro che impiegano un espediente così semplice sfuggono tuttavia a problemi di coerenza: nel programma elettorale del sindaco della mia città, accanto alla regolare reduplicazione «cittadini e cittadine», «studenti e studentesse», «lavoratori e lavoratrici», ho trovato casi residuali di maschile non marcato, come «i commercianti» o «i professionisti». Si tratta certo di piccole disattenzioni, ma non casuali. Si direbbe che la sensibilità al genere oscilli in relazione alla fiducia maggiore o minore verso alcune categorie professionali. Il tema a me pare tra i più interessanti, anche per distinguere tra stile, afflato retorico, e proposte linguistiche di sistema.</p><p rend="text" >Del resto, a proposito di contraddizioni, abbiamo sentito ripetere molte volte che lo <hi rend="italic">schwa</hi> si presentava come un ‘esperimento’, ma poi ci è toccato di imbatterci nello <hi rend="italic">schwa</hi> utilizzato in un genere testuale come il verbale di concorso, che noi linguisti abbiamo sempre riconosciuto come il più distante dalle innovazioni estemporanee e il più alieno dalla sperimentazione. Tuttavia, anche nel caso di questa sperimentazione discutibilmente introdotta in un genere di scrittura di natura burocratica e istituzionale, abbiamo visto la coerenza venir meno. Nel suo intervento sul <hi rend="italic">Corriere della Sera</hi>, in risposta all’attacco di Gian Antonio Stella (2022), l’estensore del verbale ha candidamente ammesso l’incoerenza nell’uso degli articoli maschili che si combinavano con i sostantivi modificati dallo <hi rend="italic">schwa</hi>. Aggiungo che il problema della coerenza avrebbe dovuto essere posto anche per gli aggettivi e i pronomi. Tuttavia è facile vedere che la coerenza non conta in questo come in altri analoghi casi, perché l’uso occasionale dello <hi rend="italic">schwa</hi> rappresenta soprattutto un elemento di forte valenza simbolica, un segno di identità e appartenenza che vale perché denuncia la rottura del sistema grafico e fonetico, indipendentemente dal risultato. Ciò vale tanto più quando (come ha fatto il prof. Maurizio Decastri) lo si difende invocando il confronto con la varietà della lingua e la storicità del lessico. Qualunque linguista sa che la storicità del lessico è cosa diversa dalla stabilità delle strutture morfologiche di una lingua. Giacomo Devoto avrebbe forse parlato della lingua come istituto, con un richiamo al diritto, diritto che a sua volta non si riduce alla proliferazione dei diritti, ma armonizza l’incarnarsi della lingua nella storia, per cui il mutare, che pure esiste, è sottoposto a un confronto con la società nel suo complesso, e non solo con le punte avanzate delle rivendicazioni, talora giuste, talora elitarie, isolate o provocatorie, pur se comprensibili nelle loro ragioni fondamentali. Ma tutto questo è ancora oggetto di polemiche e discussioni. Da parte mia, invito a tenere conto delle opinioni espresse da tre studiose, tre donne. La prima è Cecilia Robustelli, che ha scritto sul tema un articolo per <hi rend="italic">Micromega</hi>. Cecilia Robustelli è qui, e avrà modo di far sentire la sua opinione. Le altre due sono Elena Lowenthal, che ha tracciato la storia dello <hi rend="italic">schwa</hi> in un libro pubblicato nel 2021 per la Nave di Teseo. La terza è Cristiana De Santis, in un bell’intervento nel sito della Treccani (De Santis 2022). Il momento storico forse non è favorevole. Penso a quanto è stato dichiarato dall’ex ministro Giulio Tremonti, che, sul <hi rend="italic">Giornale</hi> del 24 febbraio, ha fatto notare (e poi lo ha ribadito il 26 sera parlando in Tv a La 7) che nel comunicato del G7 di Carbis Bay, in Cornovaglia, del 13 giugno, su 70 paragrafi e 25 pagine, alla questione Russa sono stati dedicati due piccoli paragrafi, per un totale di mezza pagina, mentre molto più vasto è stato lo spazio dedicato alla <hi rend="italic">gender equality</hi> (Carnieletto 2022). Occorre dunque equilibrio e senso della storia<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="05_.html#footnote-000">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2" >Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib" >Carnieletto, Matteo. 2022. “Ora parla Tremonti: “Vi dico perché l’Occidente ha sbagliato con Putin”.” <hi rend="italic">il Giornale</hi>, 24 febbraio, 2022. <hi >&lt;</hi><ref target="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/ora-parla-tremonti-vi-dico-perch-loccidente-ha-sbagliato-2012879.html"><hi >https://www.ilgiornale.it/news/mondo/ora-parla-tremonti-vi-dico-perch-loccidente-ha-sbagliato-2012879.html</hi></ref><hi >&gt; 2023-06-20).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >D</hi><hi >’Achille. </hi>Paolo. 2021. “Un asterisco sul genere.” <hi rend="italic">Italiano digitale</hi> 18 (3): 72-82.</p><p rend="bib_indx_bib" >De Santis, Cristiana. 2022. “L’emancipazione grammaticale non passa per una e rovesciata.” <hi rend="italic">Treccani </hi>9 febbraio, 2022. &lt;<ref target="https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/Schwa.html">https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/Schwa.html</ref>&gt; (2023-06-20). </p><p rend="bib_indx_bib" >Gomez Gane, Yorick, a cura di. 2017. <hi rend="italic">«Quasi una rivoluzione». I femminili di professioni e cariche in Italia e all’estero</hi>, con un saggio di Giuseppe Zarra e interventi di Claudio Marazzini. Firenze: Accademia della Crusca. </p><p rend="bib_indx_bib" >Littizzetto, Luciana. 2015. “Il pensiero debole.” <hi rend="italic">La Stampa</hi>, 26 marzo, 2015. <hi >&lt;</hi><ref target="https://www.lastampa.it/torinosette/rubriche/il-pensiero-debole/2015/03/26/news/il-pensiero-debole-1.37668621"><hi >https://www.lastampa.it/torinosette/rubriche/il-pensiero-debole/2015/03/26/news/il-pensiero-debole-1.37668621</hi></ref><hi >&gt;</hi><hi > (2022-01-22; oggi il testo non risulta più raggiungibile online).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi >Lowenthal, Elena. </hi>2021. <hi rend="italic">Libertà vigilata. Perché le donne sono diverse</hi><hi rend="italic"> dagli uomini</hi>. Bologna: La Nave di Teseo.</p><p rend="bib_indx_bib" >Marazzini, Claudio, a cura di. 2021. <hi rend="italic">Il patrimonio linguistico europeo, un tesoro da</hi><hi rend="italic"> proteggere</hi>. Firenze: Accademia della Crusca.</p><p rend="bib_indx_bib" >Robustelli, Cecilia. 2016. <hi rend="italic">Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere</hi>, con la postfazione di Claudio Claudio Marazzini. Roma: Gruppo editoriale L’Espresso.</p><p rend="bib_indx_bib" >Robustelli, Cecilia. 2021. “Lo “schwa” al vaglio della linguistica.” <hi rend="italic">MicroMega</hi> 5 (40): 5-18.</p><p rend="bib_indx_bib" >Sabatini, Alma. 1987. <hi rend="italic">Il sessismo </hi><hi rend="italic">nella lingua italiana</hi>, scritto in collaborazione con Marcella Mariani. Roma: Istituto poligrafico dello Stato.</p><p rend="bib_indx_bib" >Stella, Gian Antonio. 2022. “Schwa, la petizione contro la «e» capovolta: «Così si azzerano secoli di cultura».” <hi rend="italic">Corriere</hi><hi rend="italic"> della Sera</hi>, 8 febbraio, 2022. &lt;<ref target="https://www.corriere.it/cronache/22_febbraio_08/schwa-petizione-d27f1dca-886d-11ec-8804-7df4f9fb61d8.shtml">https://www.corriere.it/cronache/22_febbraio_08/schwa-petizione-d27f1dca-886d-11ec-8804-7df4f9fb61d8.shtml</ref>&gt; (2023-06-20).</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="05_.html#footnote-001-backlink">1</ref></hi>	L’articolo è ora pubblicato nella rivista <hi rend="italic">Italiano digitale</hi>, per cui si veda D’Achille 2021.</p><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="05_.html#footnote-000-backlink">2</ref></hi>	Questo intervento è stato già pubblicato nella rivista <hi rend="italic">Italiano digitale</hi> e qui ripreso con delle modifiche: Claudio Marazzini, “La lingua italiana in una prospettiva di genere.” <hi rend="italic">Italiano digitale</hi> 20, 2022: 269-72. <ref target="https://doi.org/10.35948/2532-9006/2022.17705">https://doi.org/10.35948/2532-9006/2022.17705</ref> </p>



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          <head>References</head>
          <bibl n="117977">Carnieletto, Matteo. 2022. “Ora parla Tremonti: “Vi dico perch&amp;#233; l’Occidente ha sbagliato con Putin”.” il Giornale, 24 febbraio, 2022. &amp;lt;https://www.ilgiornale.it/news/mondo/ora-parla-tremonti-vi-dico-perch-loccidente-ha-sbagliato-2012879.html&amp;gt; 2023-06-20).</bibl>
          <bibl n="118088">D’Achille. Paolo. 2021. “Un asterisco sul genere.” Italiano digitale 18 (3): 72-82.</bibl>
          <bibl n="117999">De Santis, Cristiana. 2022. “L’emancipazione grammaticale non passa per una e rovesciata.” Treccani 9 febbraio, 2022. &amp;lt;https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/Schwa.html&amp;gt; (2023-06-20).</bibl>
          <bibl n="117995">Gomez Gane, Yorick, a cura di. 2017. &amp;#171;Quasi una rivoluzione&amp;#187;. I femminili di professioni e cariche in Italia e all’estero, con un saggio di Giuseppe Zarra e interventi di Claudio Marazzini. Firenze: Accademia della Crusca.</bibl>
          <bibl n="117978">Littizzetto, Luciana. 2015. “Il pensiero debole.” La Stampa, 26 marzo, 2015. &amp;lt;https://www.lastampa.it/torinosette/rubriche/il-pensiero-debole/2015/03/26/news/il-pensiero-debole-1.37668621&amp;gt; (2022-01-22; oggi il testo non risulta pi&amp;#249; raggiungibile online).</bibl>
          <bibl n="118063">Lowenthal, Elena. 2021. Libert&amp;#224; vigilata. Perch&amp;#233; le donne sono diverse dagli uomini. Bologna: La Nave di Teseo.</bibl>
          <bibl n="118053">Marazzini, Claudio, a cura di. 2021. Il patrimonio linguistico europeo, un tesoro da proteggere. Firenze: Accademia della Crusca.</bibl>
          <bibl n="118031">Robustelli, Cecilia. 2016. Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere, con la postfazione di Claudio Claudio Marazzini. Roma: Gruppo editoriale L’Espresso.</bibl>
          <bibl n="118078">Robustelli, Cecilia. 2021. “Lo “schwa” al vaglio della linguistica.” MicroMega 5 (40): 5-18.</bibl>
          <bibl n="118038">Sabatini, Alma. 1987. Il sessismo nella lingua italiana, scritto in collaborazione con Marcella Mariani. Roma: Istituto poligrafico dello Stato.</bibl>
          <bibl n="117975">Stella, Gian Antonio. 2022. “Schwa, la petizione contro la &amp;#171;e&amp;#187; capovolta: &amp;#171;Cos&amp;#236; si azzerano secoli di cultura&amp;#187;.” Corriere della Sera, 8 febbraio, 2022. &amp;lt;https://www.corriere.it/cronache/22_febbraio_08/schwa-petizione-d27f1dca-886d-11ec-8804-7df4f9fb61d8.shtml&amp;gt; (2023-06-20).</bibl>
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