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        <title type="main" level="a">«Perscrutando o passado encontro o mito do tempo». L’Oriente di António Correia</title>
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            <forename>Michela</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Traduzione di &lt;i&gt;Deideia&lt;/i&gt; / &lt;i&gt;Dell’ideia&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Amagao meu amor&lt;/i&gt; / &lt;i&gt;Macao amore mio&lt;/i&gt;</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0173-5</idno>) by </resp>
          <name>António Correia, Michela Graziani, Anna Tylusinska-Kowalska</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0173-5.04</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This article aims to present the Lusitanian soul of António Correia, focusing on his deep relationship with Asia, specifically with India and Macao and the remembrance of the golden age of the Portuguese presence in Asia.</p>
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            <item>António Correia</item>
            <item>Lusitanian soul</item>
            <item>India</item>
            <item>Macao</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0173-5.04<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0173-5.04" /></p>
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">«Perscrutando o passado encontro o mito do tempo». L’Oriente di António Correia</p><p rend="h1_author">Michela Graziani</p><p rend="h2">Il viaggio e la pietra</p><p rend="text">«Que seria da vida sem a viagem?», si chiede filosoficamente Ernesto Matos nel paratesto del volume <hi rend="CharOverride-1">Naves in petris</hi> da lui curato insieme ad António Correia (Correia, Matos 2021, 13). La domanda in questione bene si presta a introdurre la figura dell’avvocato, poeta e scrittore portoghese Correia, che intendiamo qui ricordare a un anno dalla scomparsa, e che ha fatto del viaggio la sua cifra biografica e stilistica. Nato nel distretto di Viseu nel 1948 e deceduto a Lisbona il 13 giugno 2022, i suoi viaggi lusofoni, legati all’attività professionale bancaria e all’avvocatura, risalgono agli anni ’70 del secolo scorso, quando si recò <hi rend="CharOverride-1">in primis</hi> in Angola<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="04.html#footnote-011">1</ref></hi></hi> il 12 ottobre 1970, dove svolse il servizio militare, per poi, nel 1972, lavorare per la Banca d’Angola e rientrare in Portogallo nello stesso anno. A partire dal 1980 iniziò a viaggiare nell’Asia portoghese, anno in cui, su invito dell’ormai estinta Banca Totta&amp;Açores, si trasferì a Macao per rimanervi fino alla fine degli anni ’90. Ma anche una volta rientrato in Portogallo, e nonostante il passaggio dell’enclave asiatica sotto il governo cinese nel 1999, non smise di mantenere un legame stretto con la città di Macao, dove aveva fondato negli anni ’80, insieme a Rui Cunha, lo studio di avvocati “C&amp;C advogados”, collaborando altresì alla Radio di Macao “TDM Rádio Macau” (cfr. <hi rend="CharOverride-1">Hoje Macau</hi> 2022). Nel 1991 venne nominato membro del Consiglio Consultivo del Governo di Macao, mentre tra il 1992 e il 1996 ricoprì l’incarico di deputato nell’Assemblea Legislativa, nella medesima città (cfr. Pinheiro 2022), dedicandosi anche alla scrittura, da cui scaturirono opere in prosa e versi: racconti (<hi rend="CharOverride-1">Contos de Ou-Mun</hi>, 1996) e poesie (i sonetti riuniti nella raccolta <hi rend="CharOverride-1">Amagao meu amor</hi>, 1992; <hi rend="CharOverride-1">Macau 22-113</hi> uscito postumo). Nel 1989, durante il periodo macaense, Correia, accompagnato dalla famiglia e da alcuni amici, visitò anche l’antica India portoghese (Goa), da cui uscirono nel 1992 i sonetti riuniti nella raccolta <hi rend="CharOverride-1">Deideia</hi>. Infine, dal 16 maggio al 4 giugno 2015 si recò in Brasile per partecipare, come cronista di bordo, alla seconda parte della spedizione “Pedro Teixeira (1637-1639)”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="04.html#footnote-010">2</ref></hi></hi>, da Manaus a Belém do Pará, capitanata da António de Bacelar Carrelhas (cfr. Carrelhas 2017).</p><p rend="text">La figura e la produzione letteraria di Correia non sono etichettabili, poiché non appartengono a una corrente o a una scuola letteraria precisa, ma è possibile inserire l’autore tra quei poeti portoghesi che nel secolo scorso si sono recati nell’Asia lusitana (Miguel Torga a Goa, Eugénio de Andrade a Macao, solo per ricordarne due, visto che l’elenco degli autori che hanno soggiornato a Macao sarebbe molto più lungo), traendo dal viaggio in sé non una mera esperienza geografica d’oltreoceano, quanto un apprendistato interiore e letterario, alla scoperta delle proprie radici lusitane. Si tratta, invero, di includere anche António Correia all’interno di quel discorso estetico orientalista celebrato da Catarina Nunes de Almeida e Duarte Drumond Braga nell’antologia poetica <hi rend="CharOverride-1">Nau-sombra</hi>, secondo cui il legame storico-culturale, insieme alla continuità di certi valori simbolici, estetici e morali che hanno contraddistinto l’epoca di fine secolo (XIX) con la generazione di Pessanha, Wencelsau de Moraes e Alberto Osório de Castro (cfr. Almeida, Braga 2013, 14), sono stati recuperati da altri poeti portoghesi nella seconda metà del Novecento.</p><p rend="text">Una caratteristica di António Correia, ammessa da lui stesso nel paratesto di un altro volume curato insieme a Ernesto Matos, è quella di osservare con attenzione anche i dettagli apparentemente più piccoli e insignificanti; un aspetto che colloca nuovamente Correia nel “gruppo” dei poeti poc’anzi citati, tutti accomunati dal verbo osservare, vedere (non guardare), dal concetto di viaggiare con l’atteggiamento del viaggiatore (non del turista), e dalla sensibilità poetica che trasforma l’oggetto reale osservato in soggetto estetico da raffigurare poeticamente. L’osservazione si traduce, quindi, in esercizio mentale per decodificare la semplicità, la sorpresa oppure la suggestione di tutto quello che cattura l’attenzione del poeta.</p><p rend="quotation_b">Observador me confesso dos lugares por onde passo ao acaso dos meus passos, tentando olhar e ver os detalhes e os enigmas de cada paisagem, larga ou estreita, rural ou urbana, o mar, o rio, o monte, aquele cantinho esconso em que ninguém repara, o vetusto imóvel que transpira história, as fachadas e paredes onde a pátina lentamente desenhou a exaltação da memória de um tempo que passou. […] Encanta-me o exercício mental que faço para descodificar a simplicidade, a surpresa ou a sugestão de cada coisa que prende a minha atenção, prenúncio seguro de um poético enamoramento (Correia, Matos 2017, 13).</p><p rend="text">Tra i <hi rend="CharOverride-1">topoi</hi> rielaborati da Correia nei sonetti asiatici che tra breve analizzeremo, la memoria storica lusitana è senz’altro il tema dominante, poiché vedere le vestigia architettoniche o la pavimentazione portoghese (<hi rend="CharOverride-1">calçada</hi>), presente ancora oggi nei vari territori lusofoni e in Asia (a Macao e Goa), significa metaforicamente e simbolicamente ripercorrere con la vista o con il tatto l’antico passato lusitano, celebrato dalle scoperte marittime. Viaggiare nell’Asia lusitana significa ripercorrere a ritroso nel tempo e nello spazio il mitico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="04.html#footnote-009">3</ref></hi></hi> viaggio dell’epoca aurea portoghese, quando le Indie Orientali, da mero sogno, si trasformarono in realtà concreta. È come se le pietre osservate o calpestate riprendessero nuova vita, e attraverso la scrittura poetica, la memoria storica venisse rinnovata.</p><p rend="quotation_b"><hi >[…] Primeiro nasceu a luz do Mestre Ernesto e, dela, veio a imagem que foi convite irrecusável à oração da ideia de navegar sobre as ondas do sonho da viagem, havida e por haver. Tantos barcos nas calçadas e eu que os não via e passei a ver! (Correia, Matos 2021, 11).</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >[…] Comecei a olhar para o chão passando a distinguir, entre tantos pavimentos de artérias das cidades, essa maravilha artística que é a calçada portuguesa, herdeira de ancestrais raízes romanas, árabes e monásticas, mas com certidão de nascimento e título nobiliárquico, lavrado no século XIX, na então ainda capital de um império marítimo (Correia, Matos 2017, 13).</hi></p><p rend="h2">L’India portoghese</p><p rend="text">Quando nell’agosto del 1989 António Correia atterrò a Dabolim (aeroporto internazionale dello stato federale di Goa) non aveva grandi aspettative sulla città di Goa. Era pressoché sicuro che avrebbe trovato solo acqua, sole, palme e il conforto dell’hotel che aveva prenotato con l’agenzia di viaggi (cfr. Correia 1992b, 13). Della presenza portoghese in India le uniche informazioni che aveva, provenivano dall’infanzia, da alcune letture personali intraprese grazie a due maestri di storia particolarmente illuminanti che insegnarono al giovane Correia a «destruir, na mente, os mitos dos impérios» (Correia 1992b, 13). Recarsi quindi nell’antica India portoghese per Correia era solo, apparentemente, una meta come tante altre che avevano accompagnato altri suoi viaggi. Era convinto di non trovare nessuna novità nella presenza portoghese in loco, «pois já vira, mundo fora, pessoas que se reclamam de luso-descendentes, por vezes sem qualquer traço étnico aparente, mas presas, por ténues laços linguísticos e pelos seus próprios nomes, a uma idéia mítica de ancestralidade da glória» (Correia 1992b, 13), a causa anche della precedente esperienza africana che aveva annullato ogni suo dubbio circa il carattere ecumenico del popolo portoghese, «pois pude comparar o integralista conviver português com o segregacionista colonialismo belga, inglês e sul-africano» (Correia 1992b, 13-14). Anche i suoi amici goensi non erano mai riusciti a stimolare la sua curiosità, perché parlavano della propria terra «como o transmontano, o minhoto, o alentejano, o beirão, o estremenho, o ribatejano ou o algarvio falam da sua» (Correia 1992b, 14). La svolta arriva durante un momento epifanico quando il poeta scopre “all’improvviso” il nuovo territorio attorno a sé, da lui decifrato in una serie di immagini paesaggistiche e umane, di colori ed emozioni che risvegliano la sua memoria “addormentata” fino a quel momento, riempiendo gli occhi e l’anima di nuova linfa vitale per se stesso e per la scrittura poetica. Si viene a creare quello che Correia chiama “intima estasi genesiaca”; momenti, istanti, che colgono la bellezza dell’India portoghese da lui osservata e poi raffigurata nelle poesie riunite nella raccolta <hi rend="CharOverride-1">Deideia</hi>.</p><p rend="text">A differenza di Miguel Torga (1907-1995) che confessò, nel suo diario XV, di aver perso molto della sua <hi rend="CharOverride-1">dimensão lusíada</hi> nei tre giorni in cui visitò Goa dal 15 giugno al 17 giugno 1987 (Torga 2011, 219), Correia afferma di averla conquistata, tale dimensione, sin dal primo istante e nei giorni successivi, «que se não fosse o sonho da Índia, Portugal seria apenas mais um dos povos hispânicos dominados por Castela. Vá lá a gente a entender o Criador! A ele, favoreceu-o no estro; a mim, deu-me outro olhar!» (Correia 1992b, 14). Al sentimento<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="04.html#footnote-008">4</ref></hi></hi> di tristezza, inquietudine, solitudine, avvertito da Torga a Goa ed esplicitato nel diario XV,</p><p rend="quotation_b"><hi >O velho Índico quebra a meus pés e respinga-me, a bramir não sei com que raiva antiga. Num misto de orgulho e desânimo, enfrento a solidão. E confesso-me às ondas. Sim, sou o descendente infeliz de uma raça heroica e absurda, que senhoreou o mundo, e anda agora por ele a cabo a matar saudades. [...] Goa! Pelos séculos dos séculos, os anais hão-de referir que foi nas margens do Mandovi que o Ocidente teve o seu êxtase oriental (Torga 2011, 218, 219),</hi></p><p rend="text">Correia contrappone un sentimento gioioso nel vedere Goa e l’antica India portoghese da lui ricordata (costa del Malabar, Damão, Diu, Baçaim) come una nuova idea di “impero universale”, illuminato dalla fede cristiana, composto da persone libere, con gli stessi diritti, che vivono in comunione reciproca. Per il poeta portoghese si tratta di riaffermare sia quella visione ecumenica storicamente celebrata all’epoca delle scoperte marittime dai navigatori portoghesi, che ha permesso la convivenza – non sempre pacifica – tra etnie e credenze religiose diverse (ricordato ad esempio da Joaquim Veríssimo Serrão nel volume III della sua <hi rend="CharOverride-1">História de Portugal</hi>), come pure la costruzione di un impero commerciale avviata nel XV secolo all’insegna dell’ignoto e dell’audacia, come riportato da António Sérgio in <hi rend="CharOverride-1">Breve interpretação da história de Portugal</hi>; due dettagli storici volutamente ricordati da Correia nell’apparato paratestuale di <hi rend="CharOverride-1">Deideia</hi> (cfr. Correia 1992b, 11, 9-10), per affermare il proprio orgoglio lusitano di sentirsi «co-herdeiro de uma cultura universalista, osmoticamente gerada ao longo de séculos, que é o mais saboroso e único eterno fruto da generosa aventura de nossos avós de Quinhentos» (Correia 1992b, 13).</p><p rend="text">Diversamente da Miguel Torga che arrivò a sentirsi un “infelice discendente di una razza eroica e assurda che ha dominato il mondo”, come riportato nella citazione precedente, nei sonetti di Correia scritti a Goa la lusitanità di epoca umanistico-rinascimentale viene esaltata attraverso il ricordo di alcuni illustri personaggi che all’epoca permisero di trasformare il sogno delle Indie Orientali da mito a realtà: Pero da Covilhã, Vasco da Gama, Afonso de Albuquerque, mettendo così in risalto la genesi dell’audace impresa marittima portoghese, ricordata precedentemente ed evidenziata anche dal titolo della raccolta in questione (<hi rend="CharOverride-1">Deideia</hi>, traducibile con “dell’idea”), ovvero l’idea che si trasforma in azione concreta ed ecumenica: «sonho da Índia foi um sonho certo; […] misturámos o sangue, num projecto / de cultura cristã, como um renovo”; “uma Ideia de paz, trocando e respeitando» (Correia 1992b, 109, 82).</p><p rend="text">Ma l’orgoglio lusitano di Correia, a differenza di quello portoghese del XV e XVI secolo (che pure viene ricordato dall’autore nei sonetti), rifiuta l’uso delle armi e la guerra, per abbracciare l’atteggiamento ecumenico di pace, amore e convivenza tra popoli di culture diverse, e di arricchimento spirituale, che ritorna per tutta la raccolta quasi come un leitmotiv: «conquista d’almas não se faz com guerra»; «a alma não quer nenhuma mordaça; /quer a luz, quer a fé, […] co’as armas não se toma o coração!» (Correia 1992b, 82, 110). In tal senso, anche se dal punto di vista storico Correia ricorda gli scontri tra portoghesi e indiani contro l’arabo nemico, come pure l’uso delle armi da parte ad esempio di Albuquerque (soprannominato non a caso “il Terribile”), dal punto di vista intimo, personale, preferisce lodarne l’audacia, il coraggio, e sottolinea che la propria idea di impero non si rifà ad una qualche accezione militare, belligerante, ma all’idea di un “impero universale” di stampo ecumenico, precedentemente anticipato, dove «cada povo é livre e com direito. […] / Ideia, sempre Ideia universal, / saída da Palavra, que nos vem / dizer que cada Homem é igual» (Correia 1992b, 111).</p><p rend="text">All’interno del concetto di orgoglio lusitano evidenziato da António Correia, si inserisce il tema della memoria<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="04.html#footnote-007">5</ref></hi></hi> storica lusitana celebrata nei sonetti di <hi rend="CharOverride-1">Deideia</hi>, attraverso l’osservazione diretta delle vestigia architettoniche ancora oggi visibili a Goa: i palazzi, i baluardi e l’arco dei viceré nella capitale, raffigurati come simboli, segni, eredità, modelli, memorie lapidali «da glória maior da epopeia; sonho realizado pela Ideia» (Correia 1992b, 99), della presenza del popolo portoghese in India e della memoria del tempo (Correia 1992b, 100), ricordata nel 1940 anche dal conte di Mahem<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="04.html#footnote-006">6</ref></hi></hi> (António de Noronha Paulino, nato e vissuto a Goa, per poi trasferirsi e morire a Lisbona), in un volume dedicato proprio alla sua terra d’origine:</p><p rend="quotation_b"><hi >Da nossa grandeza de outrora apenas restam poucos conventos. […] Ruínas que parecem estar em oração constante. […] Muros em ruínas que não se sabe de onde vêm e para onde se dirigem, como procissões humanas que se petrificaram. […] Tudo aqui [em Goa] vive do passado e faz nascer em nós uma emoção religiosa de fervor e beleza, desta terra, que parece povoada só de Deus (Conde de Mahem1940, 117).</hi></p><p rend="text">Si tratta di pietre, soprattutto quelle della vecchia Goa, che seppure silenti, danneggiate o ancora integre, continuano a parlare, così come hanno “parlato” a Correia del loro antico passato luso-indiano: «são as pedras que falam, Velha Goa, / falam ao porvir, falam, dizem tudo / de um passado que teima em não ser mudo» (Correia 1992b, 77). La città di Goa si traduce, quindi, nella capitale dell’antico impero e del nuovo “impero dell’Idea”, quale primo simbolo portoghese, in Asia, di <hi rend="CharOverride-1">miscigenação</hi> culturale, «Goa, caldeira cultural sempre em <hi >mistura</hi>, / semente de outra Ideia que alto voa!» (Correia 1992b, 19), ed è così che António Correia ha modo di “sentire” l’antica “voce portoghese” risuonare ancora tra le pietre di Goa: «perscrutando o passado, encontro o mito do tempo» (Correia 1992b, 21); quella “voce del passato” metaforicamente celebrata nel 1987 da Jack Braga nel titolo di un apposito volume relativo a Macao (cfr. Braga 1987).</p><p rend="h2">Macao</p><p rend="text">Immaginandoci anche noi sulla “grande Nave” (<hi rend="CharOverride-1">nau do trato</hi>) celebrata da Correia in <hi rend="CharOverride-1">Deideia</hi> (cfr. Correia 1992b, 95) che da Goa, all’epoca dei viaggi marittimi portoghesi, arrivava in Giappone facendo scalo a Macao, una volta arrivati nella città del loto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="04.html#footnote-005">7</ref></hi></hi>, raffigurata da Correia nelle poesie della raccolta <hi rend="CharOverride-1">Amagao meu amor</hi>, ritroviamo l’atmosfera ecumenica dei sonetti indiani. Se Goa si configura come luogo “primordiale” (<hi rend="CharOverride-1">primórdios</hi>, Correia 1992b, 82) dell’espansione della fede cristiana nel continente asiatico del XV secolo, Macao ne diventa il luogo del consolidamento, nel XVI secolo, attraverso la figura di Francesco Saverio quale simbolo della diffusione della fede cristiana in Asia, da Goa (dove la chiesa del Bom Jesus contiene la tomba del santo) a Macao (dove la cappella di Francisco Xavier a Coloane custodisce una sua reliquia): «[São Francisco Xavier] quis levar o evangelho a toda a China; / Portugal o guiou nas caravelas. […] / e Macau, por nascer, dele colheu / a missão de espalhar de Cristo a Fé, / com ele, por patrono, lá no céu» (Correia 1992a, 85). Ma anche, a livello toponimico, in uno dei nomi attribuiti alla città: «Santo Nome de Deus» (Correia 1992a, 15), e come luogo di convivenza, fratellanza e tolleranza sui generis tra etnie e religioni diverse (europee e asiatiche), perché quasi privo di tensioni militari nel corso dei quattrocento anni di <hi rend="CharOverride-1">governance</hi> portoghese: «epopeia do amor, exemplo vivo / de convívio sadio, sem amarras, / sem lugar p’ra senhor nem p’ra cativo» (Correia 1992a, 113); «há igrejas, pagodes, lado a lado. / O Supremo Deus, Deus em que acredito, tem aqui um Olhar bem mais bonito, / tolerante, subtil, não magoado» (Correia 1992a, 38).</p><p rend="text">Tale interculturalità, interreligiosità, o meglio, “coesistenza culturale” che di fatto è l’aspetto dominante di Macao (cfr. Ramalho 1964; Azevedo 1984; Pires 1988), essendo il risultato dell’incontro culturale luso-cinese risalente al XVI secolo che si è mantenuto nel tempo, ci riporta nuovamente alla riflessione sul concetto di lusitanità, orgoglio lusitano, e alla presenza della memoria storica portoghese nella città del loto. Anche in questo caso, dalla penna di Correia percepiamo l’orgoglio lusitano di avere tra i suoi avi figure del calibro di Jorge Álvares e Tomé Pires che resero possibile la materializzazione del secondo antico sogno portoghese: stringere rapporti commerciali e culturali duraturi con il popolo cinese. «Pouco a pouco, uma nau mais outra nau, / um gesto, uma oferenda e o coração / / aberto aos mandarins lá em Cantão, / [Jorge Álvares] foi dando corpo ao Sonho que é Macau!» (Correia 1992a, 24); «Tomé Pires, primeiro embaixador […] / de espada nenhuma era portador; / diplomata, homem culto, […] / em via sacra andou por muita gente, / em busca dum acordo, feito ponte, / que ligasse o Ocidente ao Oriente» (Correia 1992a, 25).</p><p rend="text">La memoria storica portoghese a Macao è dunque raffigurata attraverso alcune delle vestigia architettoniche ancora oggi visibili, nonché simboli lapidali della continuazione tra passato e presente: il faro da Guia definito da Correia «a luz de Portugal, luzeiro amigo» (Correia 1992a, 67); il municipio (Leal Senado), quale esempio di conferma dell’amore patrio e di quella storica lealtà che ha portato la città di Macao ad appoggiare sempre il Portogallo (e non la Spagna) durante il periodo della monarchia duale (1580-1640): «uma fé renovada, Leal Senado / p’ra que sejas do povo, a voz, a casa; […] / cidade não há outra mais leal» (Correia 1992a, 68); la fortezza del monte, «símbolo do passado [e] sentinela da memória» (Correia 1992a, 69); la chiesa di S. Paolo, «símbolo sagrado […] / luz e voz do passado, heróica nau» (Correia 1992a. 70).</p><p rend="text">Come Pessoa ha scritto in <hi rend="CharOverride-1">Mensagem</hi>: «o Homem e a hora são um só / quando Deus faz e a história é feita» – versi questi, ripresi da Correia come epigrafe dei sonetti macaensi –, il binomio tra l’azione umana e divina, in un contesto non belligerante ma ecumenico, è celebrato da António Correia per ricordare le origini della presenza portoghese a Macao: «quis Deus que a caravela aqui chegasse / para que a China abrisse ao mundo inteiro, / o saber do seu povo, pioneiro, / nos segredos dos astros e da face! / Viemos por bem, sem nenhum disfarce; / do Ocidente, trouxemos o luzeiro / da Fé de Cristo e o sonho aventureiro / de ao ignoto fazer o desenlace!» (Correia 1992a, 22).</p><p rend="text">Ma l’orgoglio culturale lusitano è qui abbinato a un sentimento di profonda tenerezza nei confronti della città macaense che non ritroviamo con la città di Goa nei sonetti indiani, e che accomuna Correia ad altri autori portoghesi che nel secolo scorso hanno avuto modo di trasferirsi o soggiornare nell’enclave asiatica. Probabilmente tale sentimento si generava per le forti somiglianze tra Macao e Lisbona, riscontrabili ad esempio nella dolcezza del clima in alcuni momenti dell’anno, nel paesaggio collinare, nella sincronia stagionale, ricordati da Pessanha nel 1924: «assim é Macau a única terra do ultramar português em que as estações são as mesmas da Metrópole e sincrónicas com estas» (<hi >Pessanha</hi> 1993, 122), come pure nel cromatismo dei mercati e nel movimento cittadino accennati dal cronista Afonso Correia (contemporaneo e ammiratore del macaense Luís Gonzaga Gomes, 1907-1976)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="04.html#footnote-004">8</ref></hi></hi> in un volume del 1951 che racchiude le impressioni della sua permanenza macaense: «Macau e Lisboa mostram muitos pontos de contacto, no movimento e na cor dos mercados. […] Há um <hi >misticismo</hi> de olhares e andares que dura, perdura e se eterniza» (Correia 1951, 39, 40).</p><p rend="text">António Correia esprime il proprio sentimento di affetto nei confronti della città di Macao sia nel titolo della raccolta qui analizzata, “amore mio”, dove riporta tra l’altro il nome macaense della città (Amagao), che nella terzina finale del sonetto scelto dall’autore come preludio: «Amagao, meu amor e meu encanto, / meu olhar-coração, cá bem do fundo, / te venera, no nada deste canto!» (Correia 1992a, 15). Ma questa sensazione gioiosa e affettiva va accompagnata al corrispettivo dualistico, complementare, determinato dalla tristezza e preoccupazione per il futuro dell’enclave nel 1999, anno in cui la città è passata sotto il governo cinese (seppure mantenendo uno statuto speciale fino al 2050), e della sopravvivenza della sua memoria storica lusitana, sui cui l’autore si interroga in tre appositi sonetti, di cui riportiamo i versi più salienti: «o passado ali mora, com a mágoa / dum porvir, que é incerto» (Correia 1992a, 115); «a palavra ou o gesto, que incendeia / a incerteza, e que faz tremer a fé, / insinua-se já, pé ante pé, / como sopro, estratégia da ideia» (Correia 1992a, 116); «que ficará de nós nesta paragem?» (Correia 1992a, 117). Ma l’auspicio di Correia, per il futuro storico e mnemotopico della città si rivela speranzoso e illuminato dalla fede cristiana: «com muita fé, eu quero acreditar / que o futuro há-de ser bem promissor; / a árvore do passado dará flor / e fruto, noutras mãos que a vão tratar» (Correia 1992a, 114), perché nel XVI secolo, come scrive l’autore, portoghesi e cinesi, fiduciosi l’uno dell’altro, dettero vita al futuro di Macao: «o de dar, receber, em comunhão, / as culturas de mundos tão distantes. / As marcas aí ‘stão, aí reinantes, / nas pedras e nas línguas, na fusão / dos sangues, nos costumes e na mão / amiga, que se dá a cada instante» (Correia 1992a, 113). I versi finali di un componimento poetico di Benjamin Videira Pires, che risalgono al 1986, esplicitano nuovamente il legame storico-culturale luso-cinese che contraddistingue la città: «Macau é jarra da China, / com flores de Portugal» (Pires <hi rend="CharOverride-1">apud</hi> Abreu 1991, 21).</p><p rend="text">Da un punto di vista più strettamente letterario, il futuro speranzoso di cui sopra può essere incarnato nella figura di Camões (celebrato da Correia in entrambi i sonetti qui analizzati), quale ulteriore esempio di memoria culturale lusitana nell’Asia portoghese: soldato e poeta che nel 1553 partì veramente per le Indie Orientali (vivendo a Goa), per poi imbarcarsi nuovamente su un’altra nave che forse lo portò fino a Macao, dove tra realtà e leggenda naufragò e continuò a scrivere i <hi rend="CharOverride-1">Lusiadi</hi> presso la collina di Patane.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-2">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="quotation_b ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-1">Camões a Goa</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="quotation_b ParaOverride-2"><hi rend="CharOverride-1">Camões a Macao</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-3">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">Na tormenta da vida, de onda em onda,</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">espada e pena, sem rede mão dada,</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">ergueu a brisa em vento e trovoada,</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">ordenando que o estro lhes responda.</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">[…]</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">O Olimpo foi aqui na Velha Goa,</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">onde o Vate pariu a grande Ideia</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">de dar voz à trombeta que ressoa.</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">Naufrágios e prélios, monções,</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">a dar corpo, a dar alma à Epopeia,</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">que grita em cada verso de Camões</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">(Correia 1992b, 89).</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella CellOverride-1">
							<p rend="quotation_b ParaOverride-2">Os Lusíadas e éclogas suaves,</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">tudo aqui o ar guarda! E desabrocha</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">a alma lusa, em grandeza, que se mostra</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">universal, humana, sem entraves.</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">[…]</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">O soldado poeta tudo ouvia;</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">na mão a pena; a espada que se dane,</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">que alguém tem de anotar a valentia</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">Dum Povo, em som e cor, luzes miríades!</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">Foi assim que a colina do Patane</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">foi berço de Amagao e d’Os Lusíadas!</p>
							<p rend="quotation_b ParaOverride-3">(Correia 1992a, 79, 80).</p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="text">Di sicuro ancora oggi il suo busto in bronzo è conservato nella leggendaria grotta a Macao (oggi facente parte del Giardino che reca il nome del Vate) e Eugénio de Andrade, durante la breve permanenza macaense nel 1990, da cui scaturì il suo <hi rend="CharOverride-1">Pequeno Caderno de Oriente</hi>, sottolinea come sia la poesia di Camões a «perpetuar a imagem do português no Oriente» (Andrade 2002, 25).</p><p rend="text">Complessivamente, per António Correia la città di Macao è un magnifico esempio di tolleranza e pace per tutto il mondo, è «terra chinesa que preserva a sua herança cultural, <hi >é</hi> chão sagrado onde até os deuses dão as mãos! Nele convivem, harmoniosamente, gentes de culturas e credos plurais, que se comunicam mais por gestos, sorrisos e olhares, que pela voz, derrubando as barreiras linguísticas!» (Correia 2022a, 5); un luogo certamente di contraddizioni, ma anche melodico (determinato soprattutto dal nome macaense della città, Ou Mun: «melódica língua local<hi >») e di emozioni:</hi></p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-2">Eu amo e sei de cor o ignoto</hi></p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-2">pulsar da tua alma, cidade</hi></p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-2">onde por amor morro e não me importo.</hi></p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-2">Bem sei que </hi><hi rend="CharOverride-2" >és</hi><hi rend="CharOverride-2"> enigma e acredito</hi></p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-2">que todo o teu mistério </hi><hi rend="CharOverride-2" >é</hi><hi rend="CharOverride-2"> enlevo</hi></p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-2">que faz de mim diapasão</hi></p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-2">do cósmico silêncio onde levito</hi></p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-2">nesse sonho maior que não me atrevo</hi></p><p rend="quotation_b"><hi rend="CharOverride-2">dissecar porque tudo </hi><hi rend="CharOverride-2" >é</hi><hi rend="CharOverride-2"> emoção!</hi></p><p rend="quotation_b">(Correia 2022a, 129).</p><p rend="h2">Conclusioni</p><p rend="text">Avviandoci alle conclusioni, non è errato vedere in António Correia quel «menino que queria ver o mar», titolo del suo ultimo libro per l’infanzia, edito in portoghese nel 1987 e successivamente in cinese, la cui versione cinese non ha avuto il tempo di vedere, purtroppo, a causa del decesso (cfr. Pinheiro 2022, 15). Se «navegar é viver e viajar é a resposta a tudo», come ricordato da Ernesto Matos (Correia, Matos 2021, 13), Correia incarna il “bambino” della finzione narrativa sopra ricordata, che da piccolo ascoltava le storie fantastiche del nonno marinaio, iniziando così a sognare il mare che non aveva mai visto (cfr. Correia 2002a). Ma Correia non si è limitato a sognare, è riuscito a realizzare i suoi progetti, navigando il mare Oceano (Atlantico e Indiano), rievocando metaforicamente e poeticamente le imprese dei navigatori portoghesi del XV secolo che riuscirono a trasformare in realtà il mitico sogno d’Oriente.</p><p rend="quotation_b">Petrifiquei o olhar de tanto sonhar o longe e ver o fumo de um navio, a sumir no horizonte, onde os azuis de mar e céu se fundem na volúpia da viagem e dei por mim a sentir o coração das pedras, com batidas de ondas, no orgasmo das manhãs. Foi nesse instante mágico, em que a luz rasga a noite para parir o dia, que meus olhos se abriram em espasmos de <hi >água</hi>, mas não de lágrimas […], não, porque sereno, cristalino e sonhador <hi >é</hi> esse enxergar de distâncias por haver, o ignoto por chamamento e a memória a emergir do suor dos homens que esculpiram a pedra, […] modelando barcos de tantas viagens que nem em sonhos fizeram! (Correia, Matos 2021, 27).</p><p rend="text">La sua cultura lusitana è racchiusa nei seguenti versi estratti da <hi rend="CharOverride-1">Deideia</hi>: «a raíz mais profunda da cultura / que me corre nas veias, mora aqui, / nas almas e nas pedras» (Correia 1992b, 105) e nella foto scelta appositamente per questo lavoro, perché l’autore incarna i mitici viaggi di scoperta simboleggiati dalla torre-nave di Belém, che vediamo sullo sfondo, da cui nei secoli XV-XVI partivano le navi verso il mitico Oriente.</p><p rend="Normal ParaOverride-4"><hi rend="CharOverride-3"><graphic url="04-web-resources/image/AntonioCorreia__Lisboa_2_c.jpg" rend="img _idGenObjectAttribute-1" mimeType="image/jpeg"/></hi></p><p rend="caption_figure">Ernesto Matos, <hi rend="CharOverride-1">António Correia</hi>, Lisboa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="04.html#footnote-003">9</ref></hi></hi></p><p rend="text">Ma l’attaccamento affettivo nei confronti della città di Lisbona, da cui Correia partiva per ogni viaggio verso Oriente, o verso i suoi viaggi lusofoni, si riscontra anche in una raccolta di <hi rend="CharOverride-1">haiku</hi> edita nel 2015<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="04.html#footnote-002">10</ref></hi></hi>, accompagnata dai bellissimi dipinti della moglie Teresa Portela. Avvalendosi della struttura dello <hi rend="CharOverride-1">haiku</hi> (17 sillabe distribuite in tre versi di 5-7-5 sillabe), senza essere mai stato in Giappone, ma lasciandosi trasportare dalla concisione e dal gusto estetico tipico del genere poetico nipponico, la capitale lusitana è metaforicamente raffigurata, nella raccolta in questione, in un modo poliedrico: come una bella fanciulla (una geisha giapponese), una caravella e un porto metafisico. Attraverso i dolci occhi a mandorla della “geisha”, il soggetto poetico contempla il fiume Tago e si lascia incantare dalle luci<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="04.html#footnote-001">11</ref></hi></hi> della città:</p><p rend="quotation_b">Contemplo e deslumbro</p><p rend="quotation_b">as essências das luzes</p><p rend="quotation_b">de Lisboa a gueisha</p><p rend="quotation_b">(Correia 2019 [s.p.], haiku 35).</p><p rend="quotation_b"><hi >À </hi>espera que o rio</p><p rend="quotation_b">deságue de mansinho</p><p rend="quotation_b"><hi >nos teus belos olhos</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >(Correia 2019 [s.p.], haiku 31).</hi></p><p rend="text">Ma il riferimento metaforico alla geisha giapponese non è casuale, perché Correia scegliendo il genere <hi rend="CharOverride-1">haiku</hi> per questa sua raccolta poetica, intende omaggiare simbolicamente gli antichi viaggi marittimi in Giappone e l’apertura culturale tra Portogallo e la Terra del Sol Levante con il ricordo dell’isola di Tanegashima (dove per primi arrivarono i commercianti portoghesi nel 1543) e dello scrittore Fernão Mendes Pinto che in Giappone si recò tre volte (probabilmente nel 1546 – la data del primo arrivo non è chiara; 1549 e 1556, avendo avuto l’opportunità di conoscere Francesco Saverio a Malacca nel 1547 grazie all’intermediazione di tre giapponesi).<hi rend="notes_number CharOverride-4"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="04.html#footnote-000">12</ref></hi></hi></p><p rend="quotation_b">Oh! Tanegashima</p><p rend="quotation_b">fogo que fez união</p><p rend="quotation_b">imprensa e bênção</p><p rend="quotation_b">(Correia 2019 [s.p.], haiku 24).</p><p rend="quotation_b">Fernão Mendes Pinto</p><p rend="quotation_b">por mão de chins Xavier -</p><p rend="quotation_b">Macau Nau do Trato</p><p rend="quotation_b">(Correia 2019 [s.p.], haiku 23).</p><p rend="text">In tal senso, la città di Lisbona trasfigurata nella geisha di cui sopra, incarna simbolicamente l’apertura e lo spirito ecumenico di unione e fratellanza tra le due culture, solo geograficamente distanti.</p><p rend="quotation_b">Abertos os braços</p><p rend="quotation_b">ao outro e ao mais distante</p><p rend="quotation_b">o amor acontece</p><p rend="quotation_b">(Correia 2019 [s.p.], haiku 27).</p><p rend="quotation_b">Subtil a presença</p><p rend="quotation_b">distância que se estreita</p><p rend="quotation_b">junto ao coração</p><p rend="quotation_b">(Correia 2019 [s.p.], haiku 9).</p><p rend="quotation_b">Por isso as raízes</p><p rend="quotation_b">ofertam vinho e café</p><p rend="quotation_b">venerando o chá</p><p rend="quotation_b">(Correia 2019 [s.p.], haiku 6).</p><p rend="text">Ma attraverso la celebrazione dei viaggi portoghesi, Correia ritrae la capitale lusitana come una caravella, “la caravella Saudade”, dove questo rimando all’immagine di una città-nave che “viaggia”, che solca l’Oceano con il desiderio di <hi rend="CharOverride-1">ir além</hi>, <hi rend="CharOverride-1">de onda em onda</hi> (cfr. Correia 2019 [s.p.], haiku 2, 4), rievoca inesorabilmente quella decantata da José Cardoso Pires, che nel 1997 vedeva la città di Lisbona «pousada sobre o Tejo como uma cidade de navegar. Não me admiro: sempre que me sinto em alturas de abranger o mundo, no pico de um miradouro ou sentado numa nuvem, vejo-te em cidade-nave, barca com ruas e jardins por dentro» (Pires 1997 [s.p.]).</p><p rend="text">La città-nave di Correia è una celebrazione dell’apoteosi del sentimento tipicamente lusitano della <hi rend="CharOverride-1">saudade</hi>, parola intraducibile, ma rinviabile a un sentimento nostalgico molto elaborato che, negli <hi rend="CharOverride-1">haiku</hi> in questione, si avverte ad ogni viaggio di partenza ogniqualvolta si lascia Lisbona insieme alla musica del fado che la avvolge con le sue note malinconiche, ma affascinanti, cariche di <hi rend="CharOverride-1">saudade</hi>.</p><p rend="quotation_b">Vai de onda em onda</p><p rend="quotation_b">na caravela Saudade</p><p rend="quotation_b">é esse seu fado</p><p rend="quotation_b">(Correia 2019 [s.p.], haiku 4).</p><p rend="text">In tal senso la “caravella Saudade” di Correia è come se, spingendosi verso mari “altri” con uno spirito ecumenico di conoscere l’ignoto, volesse dimostrarsi aperta sia a ricevere culture nuove sia a farsi conoscere, portando con sé gli elementi culturali che più la contraddistinguono, con il simbolico desiderio di far rivivere l’antico mitico sogno d’Oriente, avviando un fraterno scambio culturale con il Giappone, nel nostro caso specifico, ma <hi rend="CharOverride-1">lato sensu</hi> con ogni cultura “altra”. Lisbona è così un “porto metafisico” (Correia 2019 [s.p.], haiku 1), simbolo della compresenza tra sogno, miti e simboli: «o ignoto inexiste / para ela porque bebe / símbolos e mitos<hi >» (Correia 2019 [s.p.]</hi>, haiku 7) e simbolo dell’anima lusitana di Correia, altrettanto aperta verso l’Altro: «do Tejo, sentinela; / saudade da Viagem / ou do Sonho dela!» (Correia 2020, Lux C141).</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Abreu A.G. de. 1991. <hi rend="CharOverride-1">Por Macau, ao encontro da poesia</hi>. In <hi rend="CharOverride-1">Comunicações dos serões da beira. Os descobrimentos e a poesia</hi>. Camâra Municipal de Moimenta da Beira, Moimenta da Beira: 16-21.</p><p rend="bib_indx_bib">Albuquerque L. de. 1994a. <hi rend="CharOverride-1">Dicionário de história dos descobrimentos portugueses</hi>, vol. I. 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Orientalia, Roma: 81-95.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Hoje Macau 2022. </hi><hi rend="CharOverride-1">Advogado António Correia morreu ontem em Lisboa</hi>. <hi >«</hi><hi >Hoje Macau», 14 de Junho, https://hojemacau.com.mo/2022/06/14/obito-advogado-antonio-correia-morreu-ontem-em-lisboa/ (06/22).</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Laborinho A.P. et al. 1999. </hi><hi rend="CharOverride-1" >A vertigem do Oriente. </hi><hi rend="CharOverride-1">Modalidades discursivas no encontro de culturas.</hi> <hi >Edições Cosmos/Instituto Português do Oriente, Lisboa-Macau.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Machado Á.M. 1983. <hi rend="CharOverride-1">O mito do Oriente na literatura portuguesa</hi>. Instituto de Cultura e Língua Portuguesa/Ministério da Educação: Lisboa.</p><p rend="bib_indx_bib">Pessanha C. 1993. <hi rend="CharOverride-1">China. Estudos e traduções</hi>, prefácio de D. Pires. Vega: Lisboa.</p><p rend="bib_indx_bib">Pinheiro G.L. 2022. <hi rend="CharOverride-1">Publicado conto infantil de António Correia a título póstumo</hi>. In <hi rend="CharOverride-1">Ponto Final - Cultura</hi> 16 de novembro: 15.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Pires B.V. 1988. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Os extremos conciliam-se</hi><hi >. Instituto Cultural de Macau: Macau.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Pires J.C. 1997. </hi><hi rend="CharOverride-1" >Lisboa livro de bordo. Vozes, olhares, memorações</hi><hi >. Publicações Dom Quixote: Alfragide.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Ramalho É. 1964. <hi rend="CharOverride-1">Coexistência cultural</hi>. Centro de Informação e Turismo: Macau.</p><p rend="bib_indx_bib">Rangel J.A.H. 2007. <hi rend="CharOverride-1">No centenário de Luís Gonzaga Gomes</hi>. Instituto Internacional de Macau: Macau.</p><p rend="bib_indx_bib">Saldanha M.J.G. de. 1990. <hi rend="CharOverride-1">História de Goa: História política,</hi> vol. II, parte III. 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Dal viaggio in Angola è scaturita la raccolta di racconti intitolata <hi rend="CharOverride-1">Ngola</hi>, edita a Macao nel 1990, all’interno della quale l’autore evidenzia il legame intimo, gioioso e drammatico, con questa terra africana, in quanto luogo di colori, profumi, danze e canti che hanno sedotto l’autore al suo arrivo, ma anche luogo di sepoltura di suo padre, José Correia, morto a Namboangongo il 29 novembre 1952, da lui definito «herói anónimo que pagou com a vida, aos 27 anos de idade, o seu amor a uma Angola sem escravos, ideal de cuja herança se orgulha seu filho» (Correia 1990, 5).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-010-backlink">2</ref></hi>	L’obiettivo della spedizione era di stampo educativo, per far conoscere ai giovani brasiliani dell’Amazzonia la figura di Teixeira e il valore storico della sua spedizione secentesca, in modo che potessero comprendere meglio il motivo per cui in Amazzonia si parla portoghese e non spagnolo (cfr. Carrelhas 2017).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-009-backlink">3</ref></hi>	La bibliografia sul mito d’Oriente è vasta. Per questo indichiamo simbolicamente il volume più autorevole al riguardo, anche perché risalente agli anni ’80 del secolo scorso, quando Correia si recò in India (cfr. Machado 1983). Tuttavia, al di là del tema specifico del mito d’Oriente (che fa parte della letteratura di viaggi portoghese) è doveroso ricordare un altro volume che affronta il macrotema della “vertigine” d’Oriente manifestatasi durante i viaggi di scoperta e recuperata nei secoli successivi da altri viaggiatori che si sono recati nel sudest asiatico (cfr. Laborinho et al. 1999).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-008-backlink">4</ref></hi>	Questa sensazione percepita da Torga, a Goa e Macao, in realtà fa parte di un sentimento di frustrazione più ampio derivante soprattutto dall’analisi critica rivolta alla realtà politico-sociale portoghese durante il regime salazarista, alla difesa dei diritti umani, alla contrarietà del poeta di fronte all’asfissia e alienazione del popolo portoghese, maturato durante la stesura del suo <hi rend="CharOverride-1">Diário</hi> dal 1932 al 1994 (cfr. <hi rend="CharOverride-1">Dicionário Cronológico de Autores Portugueses</hi> 1997).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-007-backlink">5</ref></hi>	Si vedano al riguardo le conferenze riunite nel volume di Santos, Silva 2011.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-006-backlink">6</ref></hi>	Si tratta di un titolo nobiliare voluto dal re Carlo I di Portogallo e creato con decreto regio a partire dal 1893 (cfr. Saldanha 1990).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-005-backlink">7</ref></hi>	Si tratta di uno dei toponimi con cui è chiamata la città di Macao. Per approfondimenti sulla toponimia in questione si veda Graziani 2022.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-004-backlink">8</ref></hi>	Cfr. Rangel 2007, 20.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-003-backlink">9</ref></hi>	Ringraziamo Ernesto Matos, autore della foto gentilmente concessa, e i familiari di António Correia per l’autorizzazione alla pubblicazione.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-002-backlink">10</ref></hi>	L’edizione qui consultata è la seconda (2019). Ricordiamo un’altra piccola antologia di <hi rend="CharOverride-1">haiku</hi> curata dalla Câmara Municipal di Lisbona, in collaborazione con l’Ambasciata del Giappone a Lisbona, alla quale ha partecipato anche Correia con un <hi rend="CharOverride-1">haiku</hi> in omaggio alla città lusitana e alla sua quotidianità popolare:</p><p rend="layout_notes">	tabernas nos becos </p><p rend="layout_notes">	o vinho o chouriço</p><p rend="layout_notes">	sardinhas no pão (cfr. Câmara Municipal de Lisboa 2012: [s.p.]).</p><p rend="layout_notes">	Ricordiamo altresì che l’attenzione di Correia verso generi poetici orientali, oltre allo <hi rend="CharOverride-1">haiku </hi>giapponese, si è indirizzata anche verso le <hi rend="CharOverride-1">muwassaha</hi> arabe, di cui abbiamo una testimonianza in un’altra raccolta curata dalla Câmara Municipal di Lisbona insieme all’Ambasciata del Marocco a Lisbona, che riportiamo di seguito:</p><p rend="layout_notes">	Lisboa, com o Tejo, a conjugar</p><p rend="layout_notes">	claridades do Sul e o verbo amar…</p><p rend="layout_notes">	no espaço de um abraço, bem irmão,</p><p rend="layout_notes"><hi >	porque todos são filhos de Abraão</hi></p><p rend="layout_notes">	quem a fez tão mestiça e, assim, tão</p><p rend="layout_notes">	tolerante amiga, com seu ar</p><p rend="layout_notes">	de donzela que sonha namorar</p><p rend="layout_notes"><hi >	com quem saiba beijar suas colinas</hi></p><p rend="layout_notes">	e guarde os segredos das esquinas,</p><p rend="layout_notes"><hi >	quando as noites não dormem, pois divinas</hi></p><p rend="layout_notes"><hi >	são as sonoridades do luar</hi></p><p rend="layout_notes"><hi >	se D. Denis se põe a solfejar:</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-1">	Quer’eu en maneyra de proençal</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-1">	fazer agora hun cantar d’amor</hi><hi > (cfr. </hi>Câmara Municipal de Lisboa 2013: [s.p.]).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5" ><ref target="04.html#footnote-001-backlink">11</ref></hi><hi >	Sulla lucentezza di Lisbona si veda un’altra raccolta poetica curata insieme a Ernesto Matos, dove Correia fornisce la propria descrizione estetico-spirituale: «a luz de Lisboa é de muitas luzes feita, desde as alegres ou pardacentas auroras até aos assombros crepusculares de inúmeros matizes. […] Luz plúrima e mística, que nos fascina e atrai como um ímam, é ela que se aloja na alma de quem tem olhos para ver e coração para sentir o pulsar de uma cidade tolerante e amiga» (Correia, Matos 2020, 9).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-5"><ref target="04.html#footnote-000-backlink">12</ref></hi>	Cfr. Albuquerque 1994b, vol. II, 904-906; 1086-1090; Albuquerque 1994a, vol. I: 538.</p>
      
      
      
      
      
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