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        <title type="main" level="a">Note al testo e alla traduzione</title>
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            <forename>Michela</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Traduzione di &lt;i&gt;Deideia&lt;/i&gt; / &lt;i&gt;Dell’ideia&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Amagao meu amor&lt;/i&gt; / &lt;i&gt;Macao amore mio&lt;/i&gt;</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0173-5</idno>) by </resp>
          <name>António Correia, Michela Graziani, Anna Tylusinska-Kowalska</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0173-5.07</idno>
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          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The aim of this article is to offer some useful notes about the two collections of sonnets here translated, together with some commentaries concerning the translation work undertaken.</p>
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            <item>Translation notes</item>
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            <item>Amagao meu amor</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0173-5.07<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0173-5.07" /></p>
      
      
      
      
      <p rend="h1_chapter">Note al testo e alla traduzione</p><p rend="h1_author">Michela Graziani</p><p rend="h2">Struttura e analisi delle due raccolte poetiche tradotte</p><p rend="text">A prescindere dal denominatore comune determinato dall’anno e luogo di pubblicazione (1992, Macao), dalla struttura composta da un apparato paratestuale, e dal macrotema: la celebrazione dei viaggi marittimi portoghesi del XV e XVI secolo, per una migliore comprensione delle due raccolte di sonetti tradotte, riporteremo i necessari approfondimenti in due appositi paragrafi separati.</p><p rend="h2">Deideia</p><p rend="text">Il paratesto della prima raccolta esaminata, composta da una dedica all’onorevole luso-goense Joaquim Maria Coutinho Salvador Figueiredo, da una sezione relativa al ricordo della storia d’oltremare portoghese con due citazioni (rispettivamente di António Sérgio e Joaquim Veríssimo Serrão), e da una postilla dell’autore, svolge la funzione di introdurre il lettore nel primo territorio asiatico (l’India) che nel XV secolo ha marcato l’inizio dell’impero marittimo portoghese<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-096-backlink"><ref target="07.html#footnote-096">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La raccolta è strutturata in sei parti: preludio, terra di Goa, volti, vibrazioni, segni, radici. La figura di Vasco da Gama, Pêro da Covilhã, Afonso de Albuquerque e la fortezza di Baçaim servono da cornice per ricordare, in chiave poetica, il trascorso storico portoghese in India. </p><p rend="text">Nel 1498 i portoghesi capitanati da Vasco da Gama<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-095-backlink"><ref target="07.html#footnote-095">2</ref></hi></hi> arrivarono <hi rend="CharOverride-1">in primis</hi> a Calicut (nell’attuale regione del Kerala), che all’epoca era già un rinomato emporio commerciale. Il viaggio da Lisbona fino al Capo delle Tormente (nel sud Africa) era già stato tracciato nel 1488 da Bartolomeo Dias, ma una volta circumnavigato il Capo (ribattezzato di Buona Speranza nel 1498), scoperto il Mozambico, e arrivati in prossimità di Malindi, i portoghesi anziché combattere contro i musulmani, come era usuale, trovano nella figura di Ahmad Majid<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-094-backlink"><ref target="07.html#footnote-094">3</ref></hi></hi> (Ahmad Ibn Majid) un loro alleato. Questo navigatore yemenita, grazie all’appoggio del sultano di Malindi che si alleò con i portoghesi contro i propri nemici musulmani, aiutò Vasco da Gama a intraprendere la giusta rotta dalla costa africana orientale fino alla costa indiana del Malabar (cfr. Lunde 2005)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-093-backlink"><ref target="07.html#footnote-093">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Anche se il sogno delle Indie Orientali era scaturito dal re Emanuele I di Portogallo, celebrato in letteratura da Camões nel poema epico nazionale <hi rend="CharOverride-1">Os Lusíadas </hi>(1572), è con Giovanni III che l’India diventa un obiettivo centrale nella politica portoghese attraverso la scoperta della rotta marittima Atlantico-Indica. Ma tra i due re appena citati, il merito di Giovanni II è stato quello di avere individuato nelle Indie Orientali un obiettivo da raggiungere diverso dall’Abissinia, altra meta ambita dalla corona portoghese nella speranza di entrare in contatto con il leggendario Prete Gianni, re cattolico in territorio orientale, con il quale allearsi per contrastare il nemico musulmano (cfr. Albuquerque 1994 vol. I, 389). Pêro da Covilhã (1460-1526)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-092-backlink"><ref target="07.html#footnote-092">5</ref></hi></hi> è il viaggiatore che nel 1487, insieme ad Afonso de Paiva, partì da Santarém nella missione voluta dal re Giovanni II verso l’attuale Etiopia. I due esploratori si separarono in prossimità della città di Aden, perché Paiva aveva il compito di fermarsi in Etiopia, mentre Covilhã di raggiungere le Indie. Solo la morte sopraggiunta di Paiva, portò Covilhã anche in Etiopia per portare a compimento la missione reale. Nel 1490, Pêro da Covilhã raggiunse la corte dell’imperatore dell’Abissina, Eskender, dove rimase fino al 1526. Il merito di Covilhã è stato quello di aver avviato i primi rapporti commerciali tra Portogallo ed Etiopia (cfr. Barroqueiro 2004; Lima 1954; Albuquerque 1994 vol. I, 324). </p><p rend="text">Ma tornando al 1498, a causa dell’impossibilità dei portoghesi di stringere accordi con il <hi rend="CharOverride-1">samorim</hi> di Calicut (per via della resistenza dei mercanti musulmani che detenevano il monopolio commerciale tra Oriente e Occidente lungo tutta la costa del Malabar, di cui faceva parte anche Cochim), e della partenza di Gama per Lisbona nell’agosto dello stesso anno (dopo soli tre mesi di permanenza), la conquista di altre roccaforti indiane costiere, nonché la formazione dello <hi rend="CharOverride-1">Estado Português da Índia</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-091-backlink"><ref target="07.html#footnote-091">6</ref></hi></hi> avvennero a partire dal secondo viaggio di Gama (dal 1502 al 1503), il quale venne accolto favorevolmente nelle città portuali di Cananor e Cochim, e nel 1524 (anno del terzo ed ultimo viaggio di Gama), quando il capitano portoghese ottenne il titolo di viceré della roccaforte portoghese di Baçaim<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-090-backlink"><ref target="07.html#footnote-090">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>(cfr. Albuquerque 1994, vol. I, 450-51). Tra queste ultime due date (1502 e 1524) si inseriscono la nascita dello <hi rend="CharOverride-1">Estado da Índia</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-089-backlink"><ref target="07.html#footnote-089">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>a partire dal 1505 con la rappresentanza, a Cochim, del primo viceré portoghese (<hi >Francisco</hi> de Almeida), e la figura di Afonso de Alburquerque<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-088-backlink"><ref target="07.html#footnote-088">9</ref></hi></hi> legata all’ampliamento dell’impero portoghese nel sudest asiatico, con la conquista, <hi rend="CharOverride-1">in primis</hi>, della città di Goa nel 1510, poi Malacca (1511) (cfr. Albuquerque 1994 vol. I, 390).</p><p rend="text">La città di Goa (attuale Vecchia Goa), situata nell’isola di Tiswady (confinante, nel XV secolo, con il sultanato di Bijapur e l’impero indù di Vijayanagar) e governata da un sultanato musulmano bahmanide dal 1471 (cfr. Rodrigues 2011, 67), nel 1510 viene conquistata da Afonso de Albuquerque per la sua posizione strategica, diventando, nel 1530 (con il trasferimento del governatore Nuno da Cunha a Goa), la capitale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-087-backlink"><ref target="07.html#footnote-087">10</ref></hi></hi> politica dello <hi rend="CharOverride-1">Estado da Índia,</hi> nonché il principale centro di ridistribuzione delle merci asiatiche verso l’Europa seguendo la “Rotta del Capo” (o <hi rend="CharOverride-1">Carreira da Índia</hi>) – da cui l’epiteto di Goa <hi rend="CharOverride-1">dourada</hi> – (cfr. Boxer 1981, 65), fino al 1662, anno del suo lento declino (cfr. Albuquerque 1994 vol. I, 463; Cunha 2011, 81; Barreto, Garcia 1995, 37). Tale conquista rappresentò un vero e proprio cambiamento qualitativo della politica lusitana in India e nel sudest asiatico, non solo perché i portoghesi per la prima volta possedevano un territorio esercitando su di esso una sovranità effettiva, ma perché attuarono una strategia inclusiva che andava dal capo di Buona Speranza fino in Giappone, permettendo loro di controllare e gestire il traffico commerciale tra Oriente e Occidente (cfr. Cunha 2011, 95). La <hi rend="CharOverride-1">nau do trato</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-086-backlink"><ref target="07.html#footnote-086">11</ref></hi></hi>, la nave mercantile a cui abbiamo accennato nel saggio che fa parte di questo volume, che nel XVI secolo trasportava regolarmente le merci preziose da Goa al Giappone (facendo scalo a Macao), è un nitido esempio del monopolio commerciale portoghese poc’anzi indicato.</p><p rend="text">Sempre a partire dal 1510 assistiamo alla costruzione e fortificazione della città di Goa con edifici<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-085-backlink"><ref target="07.html#footnote-085">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>di stampo occidentale, fortezze, muraglie, archi (tra cui l’arco dei viceré<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-084-backlink"><ref target="07.html#footnote-084">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>costruito nel 1597 dal viceré Francisco da Gama con l’esplicito intento di omaggiare il suo bisnonno, Vasco da Gama, cfr. Oliveira 2011, 148), ma la città si trasforma altresì in uno dei poli più importanti per l’evangelizzazione in Asia (cfr. Barreto, Garcia 1995, 37). Nel 1533 diventa diocesi, a partire dal 1542 si instaurano le missioni dei gesuiti e di altri ordini religiosi (domenicani, francescani e carmelitani) e dal 1572 iniziano ad essere costruite molte chiese al di fuori della cerchia muraria della città, sulla cosiddetta “collina sacra”, e all’interno delle mura (cfr. Oliveira 2011, 149). Inoltre, la città indiana è legata alla figura e all’azione evangelizzatrice di Francesco Saverio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-083-backlink"><ref target="07.html#footnote-083">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>che visse a Goa da maggio a ottobre del 1542, e dal 1548 al 1549, dove fondò il collegio di S. Paolo da cui in seguito dipesero tutte le missioni in Oriente e dove la chiesa del Bom Jesus è ancora oggi a lui dedicata (cfr. Albuquerque 1994 vol. II, 1088). Questa ricca architettura cristiana a Goa, valse alla città l’epiteto di “Roma d’Oriente” (cfr. Albuquerque 1994 vol. I, 463).</p><p rend="text">Gli aspetti storici e architettonici qui riportati e rivisitati in chiave poetica da Correia, vanno ad aggiungersi ad altri elementi di natura diversa. Mi riferisco alle raffigurazioni del paesaggio<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-082-backlink"><ref target="07.html#footnote-082">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>goense osservato da Correia negli anni ’80 del secolo scorso, quando ormai da ventotto anni Goa non era più un territorio indo-portoghese<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-081-backlink"><ref target="07.html#footnote-081">16</ref></hi></hi>. Se le vacche sacre<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-080-backlink"><ref target="07.html#footnote-080">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>e i due fiumi (Zuari e Mandovi<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-079-backlink"><ref target="07.html#footnote-079">18</ref></hi></hi>, che bagnano l’isola di Tiswady nell’attuale distretto di Goa nord) fanno parte del paesaggio naturalistico, le osservazioni architettoniche si concentrano sul quartiere latino di Pangim (Panaji, attuale capitale dello stato di Goa dal 1843) chiamato <hi rend="CharOverride-1" >Fontainhas</hi><hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-078-backlink"><ref target="07.html#footnote-078">19</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>dalla piccola sorgente che sgorga dalla collina in cui si trova il quartiere in questione, sui templi indù<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-077-backlink"><ref target="07.html#footnote-077">20</ref></hi></hi> che popolano lo scenario goense insieme alle chiese occidentali, e sulle pietre della vecchia Goa<hi rend="notes_number CharOverride-3"><hi xml:id="footnote-076-backlink"><ref target="07.html#footnote-076">21</ref></hi></hi> che segnano indelebilmente la memoria storica portoghese di questo particolare e suggestivo territorio indiano.</p><p rend="text">La compresenza etnica e culturale indo-portoghese che dal Cinquecento ha contraddistinto Goa, sia in ambito architettonico come abbiamo accennato poc’anzi con il riferimento ai templi e alle chiese, ma anche a livello sociale, viene recuperata da Correia attraverso l’osservazione di alcune persone luso-goensi: l’anonimo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-075-backlink"><ref target="07.html#footnote-075">22</ref></hi></hi> (simbolo però dell’incontro tra le due culture), Sebastião<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-074-backlink"><ref target="07.html#footnote-074">23</ref></hi></hi>, Ângelo Rodrigues<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-073-backlink"><ref target="07.html#footnote-073">24</ref></hi></hi>, Clarisse<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-072-backlink"><ref target="07.html#footnote-072">25</ref></hi></hi>, il mendicante indù convertitosi al cristianesimo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-071-backlink"><ref target="07.html#footnote-071">26</ref></hi></hi>, oltre alla bellezza delle donne indiane<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-070-backlink"><ref target="07.html#footnote-070">27</ref></hi></hi> e al fascino misterioso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-069-backlink"><ref target="07.html#footnote-069">28</ref></hi></hi> di quelle musulmane<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-068-backlink"><ref target="07.html#footnote-068">29</ref></hi></hi>, ricordando così anche la compresenza etnica araba a Goa.</p><p rend="text">Ma l’attenzione di António Correia non poteva tralasciare la povertà dilagante in India e da lui osservata a Bombay<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-067-backlink"><ref target="07.html#footnote-067">30</ref></hi></hi> e il riferimento all’estrazione di materiali ferrosi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-066-backlink"><ref target="07.html#footnote-066">31</ref></hi></hi> di cui Goa è sempre stata ricca. Nella poesia dedicata al “minerale”, Correia ritrae in modo trasfigurato la storia del ferro che dalle miniere di Goa veniva trasferito a Mormugão per essere imbarcato per il Giappone dove veniva lavorato e trasformato. Da un punto di vista storico sappiamo che durante la <hi rend="CharOverride-1">governance</hi> portoghese a Goa (dal 1510 al 1961, anno in cui Goa è passata sotto il governo indiano), l’estrazione mineraria è stata una delle risorse principali del territorio in questione soprattutto dal XVIII secolo in poi, seppure a discapito di donne, bambini e minatori obbligati a un lavoro manuale molto faticoso, anche se a volte più retribuito in confronto al lavoro nei campi o a quello artigianale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="07.html#footnote-065">32</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Dalle osservazioni fin qui riportate, l’animo lusitano di Correia si manifesta sempre attraverso esortazioni e domande, come ad esempio: <hi rend="CharOverride-1">sou português? Que bom!</hi>; <hi rend="CharOverride-1">Casa, igrejas, templos!</hi>; <hi rend="CharOverride-1">Goa dourada, luz, Lisboa!</hi> Ma in due sonetti in particolare, il poeta accenna in modo più o meno esplicito al sentimento della <hi rend="CharOverride-1">saudade</hi> avvertito presso l’Hotel Mandovi, nel momento in cui sente suonare la banda dell’albergo, avvertendo in questo una sorta di “abbraccio” antico e amico, un “soffio” della Patria lontana che rende tutto atemporale: «[...] parece um forte abraço, muito amigo, / co’ a saudade presa ali no ar. / É da alma que sai esse cantar, / na língua que foi berço e foi abrigo, / e a emoção me vem e não consigo / uma lágrima terna disfarçar» (Correia 1992b, 55). L’altro sonetto in questione si rifà alla “nostra voce”, ovvero alla presenza portoghese in India, dove malgrado la gloria del periodo aureo sia ormai tramontata, l’anima lusitana (“la voce”) non si spegnerà mai fino a quando il sentimento di appartenenza, di inclusione con gli ex-territori d’oltremare, rimarrà vivo: «[…] do fundo da alma algo nos fala, / como palha do berço em que nascemos, / como parte de nós que nos abala» (Correia 1992b, 21). Tale sentimento ha a che fare con le radici culturali portoghesi e con dei valori umani ed ecumenici fortemente sentiti da Correia e celebrati nei sonetti di <hi rend="CharOverride-1">Deideia</hi>, quali la fratellanza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="07.html#footnote-064">33</ref></hi></hi>, il sogno, l’opera/azione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="07.html#footnote-063">34</ref></hi></hi>, la liberazione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="07.html#footnote-062">35</ref></hi></hi>, la costruzione di un impero dell’Idea<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="07.html#footnote-061">36</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2"><hi rend="CharOverride-4">Amagao meu amor</hi></p><p rend="text">Il paratesto della seconda raccolta poetica, composta da una dedica dell’autore alla moglie Maria Teresa Portela, da un’epigrafe pessoana e da una postilla dell’autore, svolge la funzione di introdurre il lettore nel territorio di Macao (Cina meridionale) che nel XVI secolo ha segnato il consolidamento dell’impero marittimo portoghese. L’epigrafe in particolare merita attenzione, perché i versi scelti da Correia provengono dall’unica opera in lingua portoghese pubblicata in vita da Fernando Pessoa, <hi rend="CharOverride-1">Mensagem</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="07.html#footnote-060">37</ref></hi></hi> (1934); una raccolta poetica che oltre ad esprimere, in modo simbolico ed esoterico, il fervore patriottico verso il periodo glorioso del Portogallo (l’epoca delle scoperte marittime), diffonde una nuova idea di patria segnata dalla spiritualità, dalla poesia, dal potere della lingua (cfr. Ramos, Braga 2010, 13) e dall’Ora, il tempo portoghese dell’epoca che meglio si prestava a celebrare “l’anima nazionale” (cfr. Lourenço <hi rend="CharOverride-1">apud</hi> Seabra 1993, XX). I versi riportati nell’epigrafe: «sono una sola cosa l’uomo e l’ora / quando Dio crea e la storia è fatta», appartengono alla seconda sezione (<hi rend="CharOverride-1">I castelli</hi>) della prima parte (<hi rend="CharOverride-1">Blasone</hi>) della raccolta pessoana, che si configura come il ritratto araldico dell’antica patria portoghese (cfr. Quadros <hi rend="CharOverride-1">apud</hi> Seabra 1993, 233). Nello specifico, i versi provengono dalla poesia dedicata al re Giovanni I (1357-1433), “il Grande”, fondatore della seconda dinastia portoghese (gli Aviz, con la quale sono iniziati i viaggi di scoperta marittimi a partire dal 1415); Gran Maestro dell’Ordine d’Aviz e colui che ha difeso la patria lusitana dal nemico castigliano nella battaglia di Aljubarrota del 1385 (cfr. Alves <hi rend="CharOverride-1">apud</hi> Seabra 1993, 254). I versi in questione celebrano, grazie alla volontà divina, l’unione tra l’azione umana e l’epoca dell’impero portoghese d’oltremare (<hi rend="CharOverride-1">siglo de oro</hi> della storia portoghese).</p><p rend="text">La raccolta dei sonetti di Correia è strutturata da un preludio e da cinque parti: le origini, terra macaense, simboli, volti, ansia. Il trascorso storico portoghese in Cina viene celebrato da Correia tramite il ricordo di alcune figure, immagini e valori-simbolo: la caravella<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="07.html#footnote-059">38</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>(imbarcazione per eccellenza usata dai navigatori portoghesi a partire dal XV secolo), Vasco da Gama<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="07.html#footnote-058">39</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>(che svolge la funzione di<hi rend="CharOverride-1"> trait d’union</hi> con la raccolta precedente), Jorge Álvares<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="07.html#footnote-057">40</ref></hi></hi> (il primo portoghese ad essere arrivato a Macao, stringendo i primi veri rapporti commerciali e diplomatici con i cinesi), Tomé Pires<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="07.html#footnote-056">41</ref></hi></hi> (l’ambasciatore portoghese che prima di Álvares aveva cercato di avviare l’alleanza con la Cina), ma anche il coraggio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="07.html#footnote-055">42</ref></hi></hi>, la grandezza<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="07.html#footnote-054">43</ref></hi></hi>, l’audacia di peregrinare verso l’ignoto e di affrontare ogni pericolo (i pirati asiatici che nel XVI secolo infestavano i mari del sud della Cina e gli olandesi che nel Seicento volevano sottrarre il monopolio commerciale portoghese nel sudest asiatico)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="07.html#footnote-053">44</ref></hi></hi>, rivedendo così nei navigatori portoghesi del Cinquecento il valore degli antichi argonauti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="07.html#footnote-052">45</ref></hi></hi>, e simbolicamente il valore di coloro il cui nome è rimasto anonimo, senza essere ricordato nei libri di storia.</p><p rend="text">La prima presenza portoghese lungo la costa cinese risale al 1513, questo perché se l’India, nel Quattrocento, era stato il “sogno”, l’antico mito da conseguire realisticamente, nel Cinquecento il nuovo obiettivo da raggiungere diventa la Cina, in quanto i portoghesi sapevano che geograficamente l’Impero di Mezzo era una terra ancora più lontana, più grande e più ricca dell’India. Inoltre, all’epoca, ai motivi commerciali si affiancavano sempre dei motivi religiosi: in India l’obiettivo non era solo quello di avviare nuovi commerci con le popolazioni autoctone indiane e di togliere il monopolio dei traffici commerciali asiatici agli arabi, ma andare alla ricerca della tomba di S. Tommaso che si sapeva essere in India anche se nessuno l’aveva mai trovata. In Cina, le esigenze economiche di avviare dei commerci con un popolo, come quello cinese, che fino ad allora non aveva mai stretto rapporti commerciali con gli europei, vennero affiancate dall’azione missionaria dei padri gesuiti per cercare di evangelizzare il popolo cinese. </p><p rend="text">Grazie ad altre roccaforti conquistate da Afonso de Albuquerque nel sudest asiatico, tra cui Malacca nel 1511, dove era frequente commerciare con mercanti cinesi, i portoghesi iniziarono a navigare sempre più verso oriente. Tra questi è doveroso ricordare Tomé Pires (1465-1524?), autore della <hi rend="CharOverride-1">Suma Oriental</hi>, che partì da Lisbona per l’India nel 1511 e successivamente, per volere del viceré Albuquerque, si recò a Cochim nel 1512 per poi spostarsi a Malacca. Il passaggio successivo che lo portò in Cina avvenne nel 1516 con l’incarico di ambasciatore presso l’imperatore cinese, arrivando a Canton nel 1517, insieme al capitano Fernão Peres de Andrade. Qui Pires dovette soggiornare fino al 1520 per poi essere ricevuto a Pechino. Ma per una serie di equivoci o fraintendimenti tra la diplomazia cinese e quella portoghese, Pires e i suoi compagni dovettero tornare a Canton dove vennero imprigionati e condannati a morte, perché ritenuti “piccoli ladri di mare”. Non è chiaro quando e in che modo morì Pires, di sicuro la sua opera (<hi rend="CharOverride-1">Suma Oriental</hi>), scritta durante i vari spostamenti, è ancora oggi di fondamentale importanza per comprendere la variegata realtà commerciale e sociale nel sudest asiatico della prima metà del XVI secolo (cfr. Albuquerque 1994 vol. II, 908, 909) e lui è stato il primo ambasciatore portoghese in Cina.</p><p rend="text">Per quanto riguarda la figura di Jorge Álvares i dati relativi alla sua vita e al suo passaggio in Oriente sono alquanto scarsi e per di più confusi frequentemente con quelli di un omonimo a lui contemporaneo. Tra i due Álvares, quello che a noi interessa per comprendere meglio il sonetto di Correia, è lo scrivano, nonché “uomo d’armi”, che nel 1513 arrivò in Cina presso il porto di Tamau/Ta-mang (Tamão nel sonetto di Correia) nell’isola di Hau Chuen non lontana da Macao, dove eresse un monumento celebrativo (<hi rend="CharOverride-1">padrão</hi>) in pietra con le armi portoghesi incise. Lo ritroviamo poi a Canton nel 1520 dove morì. L’altro Álvares viene attestato in Cina tra il 1450-1550 e fu amico intimo di Francesco Saverio (cfr. Albuquerque 1994 vol. I, 59). I due Álvares non giunsero mai a Macao, però il loro merito è stato quello di aver stretto i primi veri rapporti commerciali con i cinesi, tanto che a Macao, ancora oggi, una statua celebra la figura generica di Jorge Álvares. Inoltre tra il 1520 e il 1557 i viaggi marittimi portoghesi lungo la costa cinese continuarono in prossimità delle isole di Lampacão/Liampó, Chinchéu, arrivando nel 1543 fino in Giappone, commerciando in modo clandestino con le autorità cinesi locali visto che dal 1520 un decreto imperiale proibiva alle navi straniere di raggiungere Canton (per via della fallita ambasciata di Pires). Tuttavia, ai cinesi, i portoghesi facevano comodo per contrastare la pirateria<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="07.html#footnote-051">46</ref></hi></hi> nei loro mari e per le conoscenze nautiche e belliche che possedevano; ai portoghesi interessava un luogo sicuro che potesse fare da “base” per i loro spostamenti nel mare di Cina. Il compromesso fu Macao, che senza diventare una colonia (perché la città non venne mai conquistata dai portoghesi ma solo governata insieme alle autorità imperiali cinesi) si trasformò in luogo strategico per i mercanti portoghesi e per le missioni cattoliche; per i cinesi avere i portoghesi stanziati in un territorio preciso significava controllarli con maggiore facilità.</p><p rend="text">Tra le varie notizie confuse relative anche allo stanziamento dei portoghesi nella città e penisola di Macao emerge la data: 1557 anno a partire dal quale i portoghesi iniziano ad abitare e governare ufficialmente il territorio asiatico grazie a un permesso imperiale, anche se una lettera di Fernão Mendes Pinto (viaggiatore, scrittore e autore della cronaca di viaggi <hi rend="CharOverride-1">Peregrinação</hi> edita postuma, nel 1614) documenta la loro permanenza già nel 1555 (quanto Pinto si trovava a Macao). Una data certa riguarda invece il 1575, anno in cui viene fondata la diocesi di Macao e la città diventa il centro missionario asiatico più importante (cfr. Jesus 1990; Barreto 2006; Loureiro 1997), celebrato simbolicamente da Correia nel sonetto rivolto a Francesco Saverio e alla sua missione evangelizzatrice da Goa, al Giappone, alla Cina, che ha preceduto la fondazione della diocesi, arrivando a morire nell’isola di Sanchoão, non lontano da Macao, nel 1552 (cfr. Albuquerque 1994 vol. II, 1089). </p><p rend="text">Nel XVII secolo, il nuovo pericolo per la città di Macao diventano gli olandesi. Nel 1602, la nascita ad Amsterdam della VOC (Compagnia Olandese delle Indie Orientali) diventa il nemico per eccellenza dei portoghesi nel sudest asiatico per sottrarre loro il monopolio commerciale. Delle varie roccaforti costiere portoghesi, alcune vennero conquistate dagli olandesi, tra cui la strategica isola di Giava, mentre i ripetuti tentativi di impossessarsi della città di Macao si rivelarono fallimentari grazie alla fermezza dei macaensi, insieme ai portoghesi e cinesi, ma anche alla difesa della città con un armamentario bellico e una serie di fortezze che la resero sempre inespugnabile (come ad esempio la fortezza del Monte<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="07.html#footnote-050">47</ref></hi></hi>, i cui cannoni vennero costruiti da Manuel Tavares Bocarro quando arrivò a Macao nel 1625, e la fortezza di Santiago da Barra<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="07.html#footnote-049">48</ref></hi></hi>, costruita all’inizio del XVII secolo, oggi adibita a <hi rend="CharOverride-1">pousada</hi>; due dei simboli architettonici dell’antica identità lusitana a Macao, celebrati da Correia). Tuttavia, il momento più difficile per i portoghesi a Macao si concretizzò con la battaglia combattuta il 24 giugno 1622<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="07.html#footnote-048">49</ref></hi></hi>, quando l’ammiraglio Kormlis van Reyerszoon/Kornelis Reyersz van Derzton (non Roggers come indicato da Correia) lanciò un duro attacco alla città, ma la sua azione venne respinta in modo altrettanto energico dai tiri di cannone di padre Rho, famoso astronomo di Pechino (Giacomo Rho, 1593-1638), che partito per Goa nel 1618 raggiunse Macao nel 1622, dove partecipò attivamente alla difesa della città contro gli olandesi (cfr. Jesus 1990, 81; Maldavsky 2016).</p><p rend="text">Tra gli altri simboli architettonici rievocati da Correia, che testimoniano ancora oggi l’identità lusitana a Macao, emergono il faro da Guia (il faro più antico della Cina costruito nel 1865, vero e proprio punto di riferimento per le navi che quando lo avvistavano permetteva loro di capire di essere giunti presso la costa macaense), la chiesa di S. Paulo (distrutta quasi totalmente dall’incendio del 1835, di cui è rimasta illesa solo la bellissima facciata barocca, ricca di simbologia occidentale e orientale), il Leal Senado (il municipio che anche durante il periodo della perdita dell’indipendenza del Portogallo dal 1580 al 1640 è sempre rimasto fedele alla corona portoghese, per questo definito “leale” dal re Giovanni VI e ritenuto esempio celeberrimo di “amore patrio”, di fedeltà alla bandiera del popolo, <hi rend="CharOverride-1">da Grei</hi>, come ricordato da Correia); le <hi rend="CharOverride-1">portas do cerco.</hi> In realtà si tratta di un arco eretto nel 1574 ma ricostruito nel 1674 e per ultimo nel 1870 con uno stile occidentale, dopo aver demolito quello cinese del 1867, che svolgeva la funzione di dogana con la Cina continentale. Era ed è ancora oggi la porta d’accesso per coloro che entrano a Macao dalla Cina e viceversa. In prossimità di questa <hi rend="CharOverride-1">porta</hi> la storia di Macao ricorda due episodi legati all’orgoglio lusitano, quando in occasione di due attacchi cinesi avvenuti nel XIX secolo, la città venne eroicamente difesa rispettivamente dal capitano João Maria Ferreira do Amaral (nel 1846) e dal colonnello Mesquita (nel 1849)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="07.html#footnote-047">50</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La memoria identitaria portoghese nell’enclave asiatica si conclude con il ricordo di tre illustri poeti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="07.html#footnote-046">51</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-2"> </hi>che hanno vissuto a Macao, in epoche diverse. Mi riferisco <hi rend="CharOverride-1">in primis</hi> a Luís Vaz de Camões<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="07.html#footnote-045">52</ref></hi></hi> (1524-1580), il poeta-soldato dalla vita errabonda al quale abbiamo già accennato nel precedente saggio, di cui Correia, nella raccolta di sonetti che stiamo commentando, riporta la citazione di due versi provenienti dal canto II, 54, dei <hi rend="CharOverride-1">Lusiadi</hi> (1572): «fino alla estrema Cina navigando / e all’Isole remote dell’Oriente» (Camões 2002, 135) che rievocano le audaci gesta dei navigatori portoghesi fino in Cina. Il secondo poeta portoghese è Manuel Maria Barbosa du Bocage<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="07.html#footnote-044">53</ref></hi></hi> (1765-1805), poeta arcadico e irriverente, dalla vita avventurosa, autore di un celebre componimento sarcastico sulla città del loto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="07.html#footnote-043">54</ref></hi></hi>, che ha vissuto in India (1786-1789) e a Macao (ottobre 1789-marzo 1790) cercando di ricalcare le orme di Camões, suo principale modello di riferimento. L’ultimo, in ordine cronologico, è Camilo Pessanha<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="07.html#footnote-042">55</ref></hi></hi> (1867-1926) il poeta simbolista-decadentista che ha fatto di Macao la sua terra d’esilio, raggiunta per la prima volta nel 1894 nella speranza di alleviare la propria anima inquieta. Qui ha vissuto come professore, saggista, poeta e scrittore, arrivando a comporre il suo capolavoro poetico (<hi rend="CharOverride-1">Clepsydra</hi>, 1920), dedicandosi con passione allo studio della cultura cinese, e intervallando viaggi in Portogallo per motivi di salute. Ma la morte è avvenuta a Macao, tanto che la sua tomba si trova ancora oggi nel cimitero di S. Michele<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="07.html#footnote-041">56</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Oltre a questo spaccato storico-culturale, Correia si sofferma brevemente sulla mitica fondazione della città di Macao legata alla dea A-Má<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="07.html#footnote-040">57</ref></hi></hi> o Tin Hau<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="07.html#footnote-039">58</ref></hi></hi>, la “sovrana del cielo”, nonché protettrice dei pescatori e navigatori, la cui festività è celebrata ogni anno il 23° giorno della terza luna. La leggenda vuole che in un’epoca imprecisata un solo pescatore trasportò sulla propria barca da Fukien a Macao una fanciulla che aveva bisogno di un passaggio. Inizialmente nessun pescatore accettò, allora la fanciulla contemplò il cielo e questo si rannuvolò all’improvviso scatenando un terribile temporale. Solo quando l’unico pescatore la trasportò sulla sua barca il cielo si rasserenò e nello scendere a terra, in prossimità della baia da Barra a Macao, la fanciulla si incamminò verso la collina per dileguarsi in cielo. Il pescatore allora capì di aver aiutato A-Má e decise di erigere in suo onore un tempio nella zona della collina da Barra dove ancora oggi la dea è venerata dalla comunità cinese di Macao (cfr. Barros 2003b, 15-6; Gomes, 25-8).</p><p rend="text">Tra le altre festività cinesi, ancora oggi ricorrenti, il poeta portoghese menziona la danza del leone<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="07.html#footnote-038">59</ref></hi></hi> (un rituale che si svolge principalmente durante il capodanno cinese per le strade e piazze della città, insieme allo scoppio dei petardi, allo scambio di bigliettini rossi bene-auguranti, i <hi rend="CharOverride-1">lai-si</hi>, e degli auguri di buon anno che in cinese cantonese si dice <hi rend="CharOverride-1">Kung Hei Fat Choi</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="07.html#footnote-037">60</ref></hi></hi>); il <hi rend="CharOverride-1">bolo lunar</hi>, chiamato anche festività d’Autunno, che ha luogo il 15° giorno dell’ottavo mese lunare, quando le pasticcerie di Macao preparano il “dolcetto lunare”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="07.html#footnote-036">61</ref></hi></hi>, dolce tradizionale cinese, addobbando il proprio locale con lanterne e quadri allusivi a varie leggende abbinate a questa festività e alla dea lunare Heng-O/Chang-O<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="07.html#footnote-035">62</ref></hi></hi> (cfr. Barros 2003b, 70). L’ultima festività riportata da Correia è quella della barca-dragone<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="07.html#footnote-034">63</ref></hi></hi>, che ha luogo il 5° giorno del quinto mese lunare e che rievoca annualmente una tradizione secolare risalente al 402-201 a.C. (il regno dei Combattenti); uno dei periodi più agitati in Cina. La ricorrenza in questione è una regata dedicata a Kun Ian, statista e funzionario di corte, nonché poeta e saggio del regno dei Combattenti che un giorno decise di suicidarsi buttandosi nelle acque del fiume Mek-Ló (nella provincia di Hunan), quale esempio di patriottismo per via delle forti inimicizie tra i territori confinanti. Il suo corpo non venne mai trovato, ma sembra che durante il terzo giorno di ricerche apparve lo spirito di Kun Ian informando che i mostri dell’acqua divoravano il cibo che invece era destinato a lui. Per questo motivo è ancora oggi abitudine lanciare nelle acque di Macao palline di riso glutinoso, molto apprezzato dalla comunità cinese, per far sì che lo spirito di Kun Ian sia sempre nutrito, mentre la regata simboleggia l’antica flotta che è andata alla ricerca del corpo di Kun Ian per giorni interi (cfr. Barros 2003b, 71-2).</p><p rend="text">Il dettaglio che Correia abbia vissuto nella città del loto a partire dal 1980 non è un aspetto di secondaria importanza, quando parliamo di Macao, perché è il periodo a partire dal quale la fisionomia della città subisce profonde trasformazioni in ambito urbanistico e nautico con la costruzione degli aliscafi (<hi rend="CharOverride-1">jetfoil</hi>)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="07.html#footnote-033">64</ref></hi></hi> per raggiungere più velocemente la vicina Hong Kong ma anche per trasportare i clienti intenzionati a giocare nei casinò della città (tra cui il celebre Hotel Lisbona<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="07.html#footnote-032">65</ref></hi></hi> situato nel centro di Macao), macchine, barche a motore, grattacieli, ponti di collegamento tra Macao e le isole di Taipa e Coloane, il rifacimento del circuito automobilistico dove a partire dal 1954 venivano disputati i gran premi di formula 3<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="07.html#footnote-031">66</ref></hi></hi>. Tutta questa urbanizzazione fornisce a Macao un nuova immagine legata al progresso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="07.html#footnote-030">67</ref></hi></hi>, al mondo notturno<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="07.html#footnote-029">68</ref></hi></hi>, ma intrisa di contraddizioni<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="07.html#footnote-028">69</ref></hi></hi> e contrasti: tra il progresso e la miseria dilagante, tra la ricchezza (ostentata dai gioielli di donne facoltose e dalle auto di uomini benestanti) e la povertà degli abitanti raffigurata da una serie di umili professioni ancora esistenti negli anni’80 del secolo scorso, di cui sono un esempio i venditori ambulanti di oggetti in ferro (<hi rend="CharOverride-1">tintins</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="07.html#footnote-027">70</ref></hi></hi>, così chiamati dal suono delle loro merci in ferro che sbattendo tra di sé anticipavano la figura di questo venditore ambulante, segnalando il suo arrivo per le strade e le piazze della città), i pescatori<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="07.html#footnote-026">71</ref></hi></hi>, il barbiere<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="07.html#footnote-025">72</ref></hi></hi>, il lavatore di auto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="07.html#footnote-024">73</ref></hi></hi>, la tancareira (guidatrice di una piccola imbarcazione chiamata tancá)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="07.html#footnote-023">74</ref></hi></hi>, il venditore di frutta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="07.html#footnote-022">75</ref></hi></hi>, l’uomo del risciò<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="07.html#footnote-021">76</ref></hi></hi>. I contrasti riguardano anche la compresenza di casinò, grattacieli e umili abitazioni cinesi a un piano solo seppure con antenne satellitari sui tetti che danno a Correia l’impressione di essere dei “quartieri di latta aerei”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="07.html#footnote-020">77</ref></hi></hi>, come recita l’apposito sonetto. Agli occhi di Correia Macao è una città moderna e antica allo stesso tempo, per la presenza della memoria storica portoghese precedentemente ricordata, insieme ad altri edifici storici, tra cui l’Hotel Bela Vista<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="07.html#footnote-019">78</ref></hi></hi> (sulla collina da Penha) inaugurato nel 1890, che rievoca un’epoca passata, quando artisti, poeti, diplomatici di ogni parte del mondo tendevano a soggiornare in questo albergo dalla magnifica veduta e dallo stile neoclassico, e dove Camilo Pessanha insegnò dal 1917 al 1923. In ambito sociale, la raffigurazione antica della città è determinata dalla presenza della figura dell’indovino<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="07.html#footnote-018">79</ref></hi></hi> e del fumatore<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="07.html#footnote-017">80</ref></hi></hi> (che rievoca la figura di Camilo Pessanha e il periodo dell’oppio, quando questa sostanza diventò legale in Cina a causa della liberalizzazione voluta dalla Gran Bretagna che scatenò le due guerre dell’oppio: 1839-1842; 1856-1860)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="07.html#footnote-016">81</ref></hi></hi>. Dal punto di vista paesaggistico Correia si sofferma nuovamente su alcuni elementi contrastanti: il rilassante giardino di Lou Lim Ioc<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="07.html#footnote-015">82</ref></hi></hi>, l’eleganza della giunca cinese a vela<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="07.html#footnote-014">83</ref></hi></hi>, la bellezza cromatica dell’acacia rossa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="07.html#footnote-013">84</ref></hi></hi>, i vicoli stretti, le abitazioni a un piano, le chiese e i templi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="07.html#footnote-012">85</ref></hi></hi>, il verde delle colline dell’isola di Coloane (un tempo rifugio di pirati)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="07.html#footnote-011">86</ref></hi></hi> che rappresentano sia il ricordo estetico e architettonico dell’antica Macao che la dolcezza paesaggistica ancora oggi visibile in alcune zone della città, in confronto alla modernizzazione e al progresso urbanistico che ha coinvolto l’isola di Taipa (con la costruzione dell’aeroporto), alla casa del dottor Sun Yat Sen<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="07.html#footnote-010">87</ref></hi></hi> (il “padre della nazione”, fautore della repubblica cinese, che sacrificò buona parte della sua vita alla grande riforma sociale, ovvero alla trasformazione della Cina in una nazione prospera e civilizzata seguendo il modello europeo)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="07.html#footnote-009">88</ref></hi></hi>, alla presenza dei clandestini cinesi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="07.html#footnote-008">89</ref></hi></hi> (che rievoca i flussi migratori che si sono riversati dalla Cina verso Macao durante le guerre cino-giapponesi e le politiche maoiste degli anni ’60 del secolo scorso)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="07.html#footnote-007">90</ref></hi></hi>, alla brutalità dei tifoni che in più occasioni hanno devastato la città, tra cui quello del 22 settembre 1874<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="07.html#footnote-006">91</ref></hi></hi>, ricordato da Correia come “tifone mitologico”<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="07.html#footnote-005">92</ref></hi></hi> per la sua irruenza, e trasfigurato nelle leggende cinesi di Macao come un’entità maligna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="07.html#footnote-004">93</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Visto che la permanenza macaense di Correia si concluse alla fine degli anni ’90, i dubbi, l’incertezza, i timori degli abitanti di Macao sul destino dell’enclave asiatica a partire dal 1999 (anno del passaggio di Macao sotto il governo cinese) vennero avvertiti anche da Correia e riportati nei sonetti finali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="07.html#footnote-003">94</ref></hi></hi> della raccolta in questione.</p><p rend="text">Tuttavia, il ricordo dominante della città di Macao è quello ecumenico celebrato nel preludio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="07.html#footnote-002">95</ref></hi></hi> di <hi rend="CharOverride-1">Amgao meu amor</hi>, dove il riferimento alla costruzione di un “impero universale” (l’Idea), all’incontro tra culture, credo religiosi ed etnie differenti è lo stesso che ritroviamo nella poesia <hi rend="CharOverride-1">Primórdios</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="07.html#footnote-001">96</ref></hi></hi> facente parte della raccolta <hi rend="CharOverride-1">Deideia</hi>. Entrambe le poesie possono essere viste come la celebrazione di quell’incontro con l’Altro relativo al periodo iniziale dei viaggi di scoperta marittimi, quando prima in India, poi in Cina, i portoghesi si sono “aperti” al mondo esportando un “umanesimo pratico” centrato sulla capacità di osservazione, di relazionarsi con l’Altro, di percepire l’Altro diversamente dagli altri regni europei, assumendo quindi un nuovo atteggiamento basato spesso sulla tolleranza e l’interazione culturale (cfr. Sabino <hi rend="CharOverride-1">apud</hi> Santos, Silva 2011, 195; Barreto, Garcia 1995, 18).</p><p rend="h2">La traduzione italiana</p><p rend="text">“Il verso è l’espressione ritmica del linguaggio verbale”, così si esprimeva Amorim de Carvalho nel 1941 nella prima edizione del suo <hi rend="CharOverride-1">Tratado da versificação portuguesa</hi>, separando il concetto di poesia da quello di verso, secondo il quale:</p><p rend="quotation_b">Pode haver poesia sem verso e pode haver verso sem poesia. Esta nasce de um sentimento de idealidade que nos faz ver as coisas através do aspecto mais ou menos elevado ou sobrenatural. Quando o senso geral diz que tal paisagem é <hi rend="CharOverride-1">poética</hi>, pretende significar que a sua contemplação suscita o devaneio e o sonho. Mas este devaneio e este sonho ganham em idealidade se o poeta os traduz numa linguagem rítmica ou musical. O mais que se poderia dizer, com relação ao <hi rend="CharOverride-1">verso</hi>, é que este é <hi rend="CharOverride-1">poetizante</hi> pela idealidade que, através do ritmo, já confere ao pensamento verbal, mas é neste pensamento que, fundamentalmente, está ou não está a Poesia (Carvalho 1981, 15).</p><p rend="text">Fermo restando che «il termine sonetto è la trasposizione italiana del provenzale <hi rend="CharOverride-1">sonet</hi>, e in origine designa in senso proprio una melodia» (Beltrami 2002, 274), e che il ritmo è la <hi rend="CharOverride-1">toada</hi> (il suono, la voce, il motivo) del verso (cfr. Carvalho 1981, 17), l’approccio intrapreso per la traduzione delle due raccolte di sonetti ha cercato di seguire tali insegnamenti. Nello specifico, abbiamo lavorato soprattutto sul linguaggio utilizzato da Correia e sul ritmo, oltre che sul conteggio sillabico (nei limiti del possibile) e sulla rima (quando possibile).</p><p rend="text">I sonetti di Correia sono strutturati in due quartine e due terzine in versi decasillabi (il verso eletto dalla poesia classica portoghese) e seguono la distribuzione rimica camoniana (ABBA ABBA, CDC DCD oppure CDE CDE oppure CDE EDC)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="07.html#footnote-000">97</ref></hi></hi>, anche se l’ultima terzina mostra una delle tante varianti ammesse nel sonetto portoghese del Cinquecento: ABBA ABBA, CDC EDE.</p><p rend="text">L’aspetto più “facile” della traduzione ha riguardato il mantenimento della struttura metrica dei sonetti, e la resa italiana del lessico adoperato da Correia che non ha creato particolari problemi. La difficoltà maggiore ha interessato il ritmo, poiché l’intento era quello di ricreare nella língua d’arrivo, per quanto possibile, il ritmo dei sonetti di partenza, avvalendoci dell’insegnamento di Buffoni legato allo studio del ritmo, visto che per i poeti «ciò che conta del ritmo è il momento in cui esso si fa parola, cioè diventa linguaggio e dunque si realizza attraverso una particolare intonazione» (Buffoni 2002, 9-10). L’altro tentativo è stato quello di mantenere, nei limiti del possibile, il conteggio sillabico originario.</p><p rend="text">Tra le scelte traduttologiche più salienti merita indicare l’utilizzo del passato prossimo italiano al posto del passato remoto portoghese per rendere la lettura più attuale, “moderna”, visto che gli stessi sonetti non sono stati composti nel Cinquecento ma nel secolo scorso. Tuttavia, nel caso dei sonetti relativi alle leggende abbiamo optato per il mantenimento del passato remoto per mantenere simbolicamente l’antichità temporale a cui appartiene ogni leggenda.</p><p rend="text">Per quanto riguarda l’epigrafe pessoana, abbiamo ripreso la traduzione italiana già esistente di Paolo Collo (cfr. Pessoa 2003, 37), mentre i nomi di persone e divinità cinesi presenti nella seconda raccolta di sonetti non sono stati tradotti, come pure il termine <hi rend="CharOverride-1">saudade, </hi>insieme ai nomi di pietanze e di generi musicali, al gioco cinese del <hi rend="CharOverride-1">mahjong, </hi>ad altri giochi usuali nei casinò,<hi rend="CharOverride-1"> </hi>agli auguri di buon anno lunare (<hi rend="CharOverride-1">Kung Hei Fat Choi</hi>), ai bigliettini rossi bene-auguranti (<hi rend="CharOverride-1">lai-si</hi>), alla moneta macaense (<hi rend="CharOverride-1">pataca</hi>), alla parlata di Macao (<hi rend="CharOverride-1">patuá</hi>) e ad alcuni personaggi tipici della città, sono stati mantenuti in lingua originale, in corsivo.</p><p rend="text">Il titolo della prima raccolta è stato reso in italiano con “Dell’idea”, scindendo le due parole (<hi rend="CharOverride-1">Deideia – De Ideia</hi>) che anche in portoghese comparirebbero separate (e non unite come ha fatto Correia), per mettere in risalto uno dei punti centrali della raccolta, ossia l’idea di un “impero universale”.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Albuquerque L. de. 1986. <hi rend="CharOverride-1">Introdução à história dos descobrimentos portugueses</hi>. 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Si vedano almeno Boxer 1981; Albuquerque 1986.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-095-backlink">2</ref></hi>	Correia 1992b, 81.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-094-backlink">3</ref></hi>	Correia 1992b, 81.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-093-backlink">4</ref></hi>	Per ulteriori approfondimenti si rimanda a Russel, Cohn 2012.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-092-backlink">5</ref></hi>	Correia 1992b, 78.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-091-backlink">6</ref></hi>	Nome dato all’insieme di <hi rend="CharOverride-1">feitorias</hi> e città fortificate che andavano da Sofala a Macao (cfr. Barreto, Garcia 1995, 33).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-090-backlink">7</ref></hi>	Correia 1992b, 100.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-089-backlink">8</ref></hi>	La rappresentanza del viceré in India era di fondamentale importanza per esercitare autorità e potere nel nascente impero d’oltremare portoghese (cfr. Saldanha 2011, 25).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-088-backlink">9</ref></hi>	Correia 1992b, 85.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-087-backlink">10</ref></hi>	Correia 1992b, 19.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-086-backlink">11</ref></hi>	Correia 1992b, 95.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-085-backlink">12</ref></hi>	Correia 1992b, 96.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-084-backlink">13</ref></hi>	Correia 1992b, 99.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-083-backlink">14</ref></hi>	Correia 1992b, 39.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-082-backlink">15</ref></hi>	Correia 1992b, 27, 28, 29, 30, 31.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-081-backlink">16</ref></hi>	Ricordiamo brevemente che Goa è stata governata dai portoghesi dal 1510 al 1961, anno in cui con l’operazione Vijay, la città è stata annessa all’Unione indiana (cfr. Khera 1974).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-080-backlink">17</ref></hi>	Correia 1992b, 57.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-079-backlink">18</ref></hi>	Correia 1992b, 67, 68.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-078-backlink">19</ref></hi>	Correia 1992b, 32. Una caratteristica di <hi rend="CharOverride-1">Fontainhas</hi> è la presenza numerosa di case in stile coloniale color pastello che lo rendono un quartiere molto mediterraneo e lusitano.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-077-backlink">20</ref></hi>	Correia 1992b, 35.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-076-backlink">21</ref></hi>	Correia 1992b, 77.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-075-backlink">22</ref></hi>	Correia 1992b, 40.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-074-backlink">23</ref></hi>	Correia 1992b, 42.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-073-backlink">24</ref></hi>	Correia 1992b, 43.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-072-backlink">25</ref></hi>	Correia 1992b, 73.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-071-backlink">26</ref></hi>	Correia 1992b, 41.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-070-backlink">27</ref></hi>	Correia 1992b, 65.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-069-backlink">28</ref></hi>	Abbiamo usato volutamente l’aggettivo “misterioso”, perché nel sonetto in questione la bellezza della donna musulmana è nascosta dal burka (<hi rend="CharOverride-1">manto-aberração</hi>) che copre tutto: corpo e volto, e per questo Correia parla di “schiavitù” in riferimento alla veste che deve indossare ma anche agli obblighi verso l’uomo (sia esso marito o padre) al quale è sottomessa.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-068-backlink">29</ref></hi>	Correia 1992b, 47, 51.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-067-backlink">30</ref></hi>	Correia 1992b, 74.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-066-backlink">31</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2"/>Correia 1992b, 56. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2" ><ref target="07.html#footnote-065-backlink">32</ref></hi><hi >	«Reports of minerals in Goa date back very far. The existence of iron ore was known to the Portuguese from the early 1700s, but it was hushed up for fear of invasion by others. However iron ore was extracted through the entire Portuguese period by certain groups . […] Mining really took off after the world war as demand soared for the reconstruction. Japan in particular found it easier politically to import iron ore from Portuguese Goa, instead of British India. By the time of liberation in 1961 some 800 mining concession had been granted. […] Women and children carried the mineral on their heads upto bullock carts. The minerals were then transported upto the jetty where sail boats were loaded again by hand. Finally at Mormugao the boats were unloaded and ships loaded a third time manually. The money paid by the miners were many times more than was possible through agriculture and traditional occupations» (The Goenchi Mati Movement 2023).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-064-backlink">33</ref></hi>	Correia 1992b, 105, 106.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-063-backlink">34</ref></hi>	Correia 1992b, 109.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-062-backlink">35</ref></hi>	Correia 1992b, 110.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-061-backlink">36</ref></hi>	Correia 1992b, 111.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-060-backlink">37</ref></hi>	La bibliografia relativa agli studi accademici su <hi rend="CharOverride-1">Mensagem</hi> sarebbe troppo lunga da riportare in questa sede. Mi limito a indicare le edizioni critiche e le traduzioni più significative: Seabra 1993; Lopes 1986; Quadros 1990;  Pessoa 1997, 2003; Lourenço 2008; Ramos, Braga 2010.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-059-backlink">38</ref></hi>	Correia 1992a, 22.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-058-backlink">39</ref></hi>	Correia 1992a, 23.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-057-backlink">40</ref></hi>	Correia 1992a, 24.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-056-backlink">41</ref></hi>	Correia 1992a, 25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-055-backlink">42</ref></hi>	Correia 1992a, 25.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-054-backlink">43</ref></hi>	Correia 1992a, 26.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-053-backlink">44</ref></hi>	Correia 1992a, 28, 29.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-052-backlink">45</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2"/>Correia 1992a, 30.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-051-backlink">46</ref></hi>	Tra i pirati più temuti risalta la figura di Chang Si Lao (cfr. Jesus 1990, 41) che nel sonetto di Correia compare come Chan Tsi-Lau (Correia 1992a, 27). Per approfondimenti sulla pirateria nel mare di Cina si veda Barros 2003a.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-050-backlink">47</ref></hi>	Correia 1992a, 69.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-049-backlink">48</ref></hi>	Correia 1992a, 72.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-048-backlink">49</ref></hi>	Correia 1992a, 29.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-047-backlink">50</ref></hi>	Per approfondimenti si rimanda a Jesus 1990, 218-22, 234.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-046-backlink">51</ref></hi>	Per approfondimenti sui poeti portoghesi a Macao si veda Azevedo 1984.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-045-backlink">52</ref></hi>	Correia 1992a, 79, 80.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-044-backlink">53</ref></hi>	Correia 1992a, 81. Per approfondimenti su Bocage si veda il recente volume miscellaneo di Mendes, Pina 2017.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2" ><ref target="07.html#footnote-043-backlink">54</ref></hi><hi >	«Um governo sem mando, um bispo tal, / de freiras virtuosas um covil, / três conventos de frades, cinco mil, / Nh’s e chins cristãos, que obram mal; / Uma Sé que hoje existe tal e qual, / catorze prebendados sem ceitil, / muita pobreza, muita mulher vil, / cem portugueses, tudo em um curral; / seis fortes, cem soldados, um tambor, / três freguesias cujo ornato é pau, / um vigário-geral sem promotor, / dois colégios, um deles muito mau, / um Senado que a tudo é superior, / é quanto Portugal tem em Macau» (Bocage </hi><hi rend="CharOverride-1" >apud</hi><hi > Santos, Neves 1988 vol. I, 281).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-042-backlink">55</ref></hi>	Correia 1992a, 82, 83.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-041-backlink">56</ref></hi>	Sulla vita e opera di Pessanha, si vedano almeno: Pires 1992; José, Cascais 2004.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-040-backlink">57</ref></hi>	Correia 1992a, 21.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-039-backlink">58</ref></hi>	Per la precisione Correia e Gomes ne parlano come sinonimi, mentre Barros distingue questa divinità femminile dall’altra, A-Má, ricordando che il tempio dedicato a Tin Hau si trova in un’altra zona della città e nell’isola di Taipa.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-038-backlink">59</ref></hi>	Correia 1992a, 43.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-037-backlink">60</ref></hi>	Correia 1992a, 53-7.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-036-backlink">61</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Correia 1992a, 59.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-035-backlink">62</ref></hi>	Cfr. <hi rend="CharOverride-1">Dizionario della Sapienza Orientale</hi> 1991, 154.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-034-backlink">63</ref></hi>	Correia 1992a, 74-5.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-033-backlink">64</ref></hi>	Correia 1992a, 45.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-032-backlink">65</ref></hi>	Correia 1992a, 73.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-031-backlink">66</ref></hi>	Correia 1992a, 60.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-030-backlink">67</ref></hi>	Correia 1992a, 61.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-029-backlink">68</ref></hi>	Correia 1992a, 36.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-028-backlink">69</ref></hi>	Correia 1992a, 62.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-027-backlink">70</ref></hi>	Correia 1992a, 41.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-026-backlink">71</ref></hi>	Correia 1992a, 95, 96.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-025-backlink">72</ref></hi>	Correia 1992a, 98.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-024-backlink">73</ref></hi>	Correia 1992a, 99.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-023-backlink">74</ref></hi>	Correia 1992a, 100.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-022-backlink">75</ref></hi>	Correia 1992a, 101.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-021-backlink">76</ref></hi>	Correia 1992a, 102.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-020-backlink">77</ref></hi>	Correia 1992a, 40.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-019-backlink">78</ref></hi>	Correia 1992a, 84.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-018-backlink">79</ref></hi>	Correia 1992a, 103.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-017-backlink">80</ref></hi>	Correia 1992a, 97.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-016-backlink">81</ref></hi>	Per approfondimenti si veda Barros 2004, 65-68.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-015-backlink">82</ref></hi>	Correia 1992a, 42.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-014-backlink">83</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2"> </hi>Correia 1992a, 44.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-013-backlink">84</ref></hi>	Correia 1992a, 46.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-012-backlink">85</ref></hi>	Correia 1992a, 35.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-011-backlink">86</ref></hi>	Correia 1992a, 51.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-010-backlink">87</ref></hi>	Correia 1992a, 86.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-009-backlink">88</ref></hi>	Sun Yat Sen ha esercitato come medico anche a Macao, dove prese residenza. <hi >Cfr. Gomes 1996, 171-76.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-008-backlink">89</ref></hi>	<hi >Correia 1992a, 104-8.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-007-backlink">90</ref></hi>	<hi >Cfr. Botas 2021.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-006-backlink">91</ref></hi>	<hi >Cfr. Jesus  1990, 282-3.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-005-backlink">92</ref></hi>	<hi rend="CharOverride-2" > </hi><hi >Correia 1992a, 48, 49.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-004-backlink">93</ref></hi>	<hi >Cfr. Gomes 1986, 55-9.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-003-backlink">94</ref></hi>	Correia 1992a, 115, 116, 117.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-002-backlink">95</ref></hi>	Correia 1992a, 15.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-001-backlink">96</ref></hi>	Correia 1992b, 82.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="CharOverride-2"><ref target="07.html#footnote-000-backlink">97</ref></hi>	Cfr. Camões 2010.</p>
      
      
      
      
      
      
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