<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Regolarità e irregolarità morfosintattiche del vocativo nei manoscritti paleoslavi Codex Marianus e Codex Zographensis</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-7107-5657" type="ORCID">
            <forename>Andrea</forename>
            <surname>Trovesi</surname>
            <placeName type="affiliation">Sapienza University of Rome, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Studi contrastivi di linguistica slava: grammatica e pragmatica</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0216-9</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Lucyna Gebert, Andrea Trovesi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0216-9.12</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>In two of the most ancient Old Church Slavonic manuscripts, the Codex Marianus and the Codex Zographensis (10th/11th cent.), the morphologically marked vocative shows a substantial continuity with the inflectional classes by themes of Indo-European origin. From a functional or communicative point of view, the vocative case in both manuscripts is used in all contexts when required. Any evident variation in the use of the vocative as in modern Slavic languages was not detected. The few anomalies recorded concern foreign names (anthroponyms and toponyms), archaisms, such as the vocative of the adjective, or they were presumably induced by the effort to stick to the original Greek text. In general, it holds true that the morphological marking of the vocative case also depends on the philological-linguistic sensitivity of the translators themselves.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Vocative case; Case endings; Communicative functions; Old Church Slavonic</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0216-9.12<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0216-9.12" /></p>


<p rend="h1_chapter">Regolarità e irregolarità morfosintattiche del vocativo nei manoscritti paleoslavi <hi rend="italic">Codex Marianus</hi><hi rend="boldItalic"> </hi>e <hi rend="italic">Codex Zographensis</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="_12.html#footnote-015">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold" > </hi><hi rend="bold" >Abstract</hi><hi >: In two of the most ancient Old Church Slavonic manuscripts, the </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Codex Marianus</hi><hi > and the </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Codex Zographensis</hi><hi > (10th/11th cent.), the morphologically marked vocative shows a substantial continuity with the inflectional classes by themes of Indo-European origin. From a functional or communicative point of view, the vocative case in both manuscripts is used in all contexts when required. Any evident variation in the use of the vocative as in modern Slavic languages was not detected. The few anomalies recorded concern foreign names (anthroponyms and toponyms), archaisms, such as the vocative of the adjective, or they were presumably induced by the effort to stick to the original Greek text. In general, it holds true that the morphological marking of the vocative case also depends on the philological-linguistic sensitivity of the translators themselves.</hi></p><p rend="h1_indexAbstract ParaOverride-1"><hi rend="bold" >Keywords</hi><hi >: Vocative case, Case endings, Communicative functions, Old Church Slavonic.</hi></p><p rend="h2">1. Premesse<hi rend="italic"> </hi>e obiettivi</p><p rend="text">Come è noto, le funzioni che il vocativo svolge nel discorso sono fondamentalmente due: richiamare o mantenere l’attenzione dell’interlocutore (funzione appellativa) oppure rendere manifesta una valutazione soggettiva del primo nei confronti del secondo (funzione assiologica). In maniera non troppo dissimile, Topolińska distingue: <hi rend="italic">apel</hi> <hi rend="italic">właściwy</hi> ‘appellativo vero e proprio’, per richiamare l’attenzione; <hi rend="italic">apel konwencjonalny</hi> ‘appellativo convenzionale’, per mantenere attivo il canale comunicativo; <hi rend="italic">apel predykatywny</hi> ‘appellativo predicativo’, con il quale il parlante esprime un giudizio sull’interlocutore (cfr. Topolińska 1973).</p><p rend="text">Nelle indagini precedenti da noi condotte sul vocativo, l’attenzione era stata rivolta a due aspetti in particolare: a) allo stato di conservazione del vocativo nelle diverse lingue slave (cfr. Trovesi 2008); b) ai valori pragmatici che il vocativo in queste può esprimere. Era stato inoltre verificato che tali valori sono espressione della distanza tra parlante e interlocutore (carica affettiva positiva o carica affettiva negativa) e che si manifestano in maniera particolarmente esplicita nel vocativo di quelle lingue in cui la segnalazione morfologica della categoria dell’appello non è più obbligatoria (cfr. Trovesi 2013, 2019).</p><p rend="text">L’obiettivo del presente articolo è invece quello di studiare e verificare l’integrità morfematica del vocativo nelle fasi più remote dello sviluppo delle lingue slave. A tal fine sono state analizzate le forme di vocativo come appaiono nei manoscritti paleoslavi più antichi e meglio conservati, in particolare nel <hi rend="italic">Codex Marianus</hi> (Codice Mariano), ben noto per la sua arcaicità dal punto di vista morfologico e, come verifica, attraverso il confronto con le occorrenze di vocativo nel <hi rend="italic">Codex Zographensis</hi> (Codice Zografense). Si tratta di una raccolta di dati che, nelle intenzioni, dovrebbe fornire il punto di partenza per l’osservazione dello sviluppo storico-linguistico del vocativo nelle lingue slave. In altre parole, lo studio della segnalazione morfologica del vocativo nel paleoslavo mostrerebbe come e in quali contesti il vocativo si mantiene e fornirebbe in tal modo un termine di paragone con lo stadio di conservazione del vocativo osservato nelle ricerche sulle lingue slave contemporanee fin qui condotte. A questo proposito sono tuttavia necessarie alcune osservazioni preliminari.</p><p rend="text">Innanzitutto, l’ipotesi su cui poggia questa ricerca è di natura ‘comparativa’ nell’accezione più stretta del termine e l’impostazione forse addirittura ‘neogrammatica’, poiché postula che nel protoslavo il vocativo fosse integro dal punto di vista desinenziale, anche se limitato solo al singolare per il numero e al maschile e femminile per il genere, come per l’indoeuropeo ricostruito. Dal punto di vista genetico, la linguistica storico-comparativa delle lingue slave identifica l’origine del vocativo nella continuazione del vocativo indoeuropeo, conservatosi, in modalità più o meno sistematiche, pressoché in tutte le lingue che da esso si fanno abitualmente derivare: sia per le lingue di antichissima attestazione, come sanscrito, greco antico e latino, ma anche per quelle con attestazioni più recenti, come appunto nei gruppi germanico, baltico e slavo. In linea con lo sviluppo delle altre lingue indoeuropee, in paleoslavo si osserva un’alterazione dell’apparato desinenziale del vocativo, tuttavia né una riduzione così drastica come, ad esempio, in latino, ma nemmeno un’estensione al plurale, a parte qualche rara eccezione<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="_12.html#footnote-014">2</ref></hi></hi>, come è accaduto in hindi/urdù (Koul 2008; Dymšic 2001).</p><p rend="text">Secondariamente, poiché il paleoslavo è una lingua elaborata con note finalità liturgiche e evangelizzatrici, pare lecito sospettare che un tratto colloquiale come il vocativo sia regolato da norme d’impiego tendenzialmente rigide o comunque di registro alto. Ciò nonostante, proprio grazie al fatto che il vocativo è strettamente connesso alla varietà colloquiale e che di conseguenza trova nei vangeli, data la loro natura dialogica, un naturale contesto d’uso, lo stato di salute del vocativo paleoslavo ha buone possibilità di rappresentare l’uso comune slavo del tempo.</p><p rend="text">Inoltre, essendo il paleoslavo una trascrizione di una varietà slava (IX secolo) diatopicamente meridionale e nello specifico macedone, si potrebbe obiettare che tra questo e le altre varietà del tardo protoslavo (termine con il quale si fa generalmente riferimento alla fase di progressiva disintegrazione del protoslavo<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="_12.html#footnote-013">3</ref></hi></hi>, V-XII sec. d.C), potrebbero esserci state già oscillazioni nell’uso del vocativo. Come attenuante a tale congettura può essere addotta la sorprendente omogeneità grammaticale tra le diverse parlate slave. Pertanto, l’ipotesi che le strategie di marcatura morfologica del caso vocativo fossero ancora intatte e omogenee in tutte le varietà diatopiche slave coeve al paleoslavo è del tutto plausibile. Solo successivamente, l’uso del vocativo nel corso dell’evoluzione storica di ogni singola lingua slava (o addirittura di una delle sue varietà) diventa via via sempre più condizionato da ragioni morfologiche e/o pragmatiche fino a ridursi progressivamente ad una scelta in sostanza stilistica (polacco e bulgaro) e il cui risultato finale può essere il totale assorbimento del suo dominio d’impiego originale nel caso nominativo (russo e sloveno)<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="_12.html#footnote-012">4</ref></hi></hi>. Tale percorso di degrammaticalizzazione è assai simile a quanto si può osservare in altri gruppi di lingue indoeuropee.</p><p rend="text">Il paleoslavo continua il principio organizzativo delle classi flessionali dell’indoeuropeo basato su temi, vocalici e consonantici, non distinte per genere, nonostante si possa osservare una incipiente ridistribuzione in questa direzione. Il quadro delle desinenze di vocativo in paleoslavo è riportato nella tabella sottostante:</p><p rend="caption_table">Tabella 1 –<hi rend="bold"> </hi>Desinenze di nominativo (N) e vocativo (V) in paleoslavo. Fonte: adattamento da Kurz 1969, 71-2.</p><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table001">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-2">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-3">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-4">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-5">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1 _idGenCellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">I declinazione</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">II declinazione</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1 _idGenCellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">III declinazione</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1 _idGenCellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in -<hi rend="italic">ŏ-</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1 _idGenCellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in -<hi rend="italic">’ŏ</hi>-</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in -<hi rend="italic">ŭ</hi>-</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-1 _idGenCellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in -<hi rend="italic">ĭ</hi>-</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-2"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">M</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">N</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">M</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">N</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">M</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">M</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">F</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="bold">N</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-ъ</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-o</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-’ь</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-’e</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-ъ</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-ь</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-</hi><hi rend="italic">ъ</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-6">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table"><hi rend="bold">V</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-e</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-o</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-’u</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-’e</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-u</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-i</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-1">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-i</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><table rend="Nessuno-stile-tabella" xml:id="table002">
				<!--<colgroup>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-1">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
					<!--<col
  class="_idGenTableRowColumn-7">--><!--</col>-->
				<!--</colgroup>-->
				
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2 _idGenCellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">IV declinazione</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2 _idGenCellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">V declinazione</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-9">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in<lb/> -<hi rend="italic">ā</hi> -</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in <lb/>-<hi rend="italic">’ā</hi>- (&gt;-<hi rend="italic">’i</hi>-)</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in <lb/>-<hi rend="italic">ū(v)</hi>-</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in <lb/>-<hi rend="italic">r</hi>-</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2 _idGenCellOverride-1" >
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in <lb/>-<hi rend="italic">n</hi>-</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in<lb/> -<hi rend="italic">s</hi>-</p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella top CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2">temi in<lb/> -<hi rend="italic">nt</hi>-</p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-2"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-2"/>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">F-M</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">F</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">F</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">M</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">N</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">N</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2 _idGenCellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="bold">N</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="bold">N</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-a</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-’a, -’i</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-y</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-i</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-y</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-ę</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-o</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella base_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-ę</hi></p>
						</cell>
					</row>
					<row rend="Nessuno-stile-tabella _idGenTableRowColumn-8">
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table"><hi rend="bold">V</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-o</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-’e, -’i</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-y</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-i</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-y</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-ę</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-o</hi></p>
						</cell>
						<cell rend="Nessuno-stile-tabella down_line CellOverride-2">
							<p rend="table ParaOverride-2"><hi rend="italic">-ę</hi></p>
						</cell>
					</row>
				
			</table><p rend="h3">1.1 Le fonti</p><p rend="text">Il Codice Mariano (qui citato come <hi rend="italic">Mar</hi>,<hi rend="italic"> </hi>dall’edizione di Jagić 1883)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="_12.html#footnote-011">5</ref></hi></hi> è un manoscritto glagolitico di 173 fogli di pergamena risalente al periodo a cavallo del X e XI secolo e che riproduce in traduzione paleoslava i quattro vangeli (Matteo, Luca, Marco, Giovanni). Nel Codice Mariano mancano i capitoli iniziali (Mt I-V, 24) e la conclusione (Gv XXI, 17-21), i quali sono stati integrati da Vatroslav Jagić traendoli rispettivamente dal Vangelo di Dečani e dal Codice Zografense.</p><p rend="text">Come il Codice Mariano anche il Codice Zografense (qui citato come <hi rend="italic">Zogr</hi>, dall’edizione di Jagić 1879)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="_12.html#footnote-010">6</ref></hi></hi> è un manoscritto redatto in alfabeto glagolitico e composto in area bulgaro-macedone nel medesimo periodo, tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. Il Codice in sé consta di 304 fogli di pergamena, di cui però solo 288 riproducono la traduzione del testo evangelico, mentre 16 riportano un menologio in alfabeto cirillico. Così come il menologio cirillico è un’aggiunta successiva, anche una parte del tetravangelo, il cosiddetto Zografense B (Mt 16, 20 – 24, 20) è un’interpolazione più tarda, entrambe risalenti ai secoli XI e XII<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="_12.html#footnote-009">7</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">2. I dati e la loro analisi</p><p rend="text">Delle occorrenze di vocativo sono state considerate tutte quelle riconducibili alle tipologie flessionali riportate nella Tab. 1. Si distinguono forme di vocativo di nomi senza modificatore (2.1); vocativo di sostantivi in sintagmi nominali ‘sostantivo + aggettivo’ (2.2); sostantivi al vocativo con apposizione (2.3). Da questi vanno distinti quei nomi che non prevedono forme specializzate di vocativo (2.4).</p><p rend="h3"> 2.1 [sostantivo<hi rend="CharOverride-3">voc</hi>]<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="_12.html#footnote-008">8</ref></hi></hi></p><p rend="text">Si tratta di sostantivi usati al caso vocativo senza modificatori aggettivali né espansioni appositive:</p><p rend="quotation_b">— temi in -’<hi rend="italic">ŏ- </hi>симон<hi rend="bold">е </hi>(Lc XXII, 31) &lt; симонъ e in -‘<hi rend="italic">ŏ- </hi>оучител<hi rend="bold">ю </hi><hi >(</hi>Mt<hi > </hi>VIII<hi >, 19) &lt; </hi>оучитель<hi >;</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >— </hi>temi<hi > </hi>in<hi > -</hi><hi rend="italic">ĭ-</hi><hi rend="italic" > </hi>г[оспод<hi >]</hi><hi rend="bold">и</hi><hi rend="bold" > </hi><hi >(</hi>Gv<hi > </hi>XXI<hi >, 15) &lt; господь;</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >— </hi>temi<hi > </hi>in<hi > -’</hi><hi rend="italic">ā-</hi><hi rend="italic" > </hi>жен<hi rend="bold">о</hi><hi rend="bold" > </hi><hi >(</hi>Lc<hi > </hi>XXII<hi >, 57) </hi><hi >&lt; жен</hi><hi rend="bold">а</hi><hi rend="bold" > </hi><hi rend="italic">f</hi><hi rend="italic" >.</hi><hi rend="bold" > </hi><hi >/ </hi>июд<hi rend="bold">о</hi><hi rend="bold" > </hi><hi >(</hi>Lc<hi > </hi>XXII<hi >, 48) &lt; </hi>июд<hi rend="bold">а</hi><hi rend="bold" > </hi><hi rend="italic">m</hi><hi rend="italic" >.</hi><hi >; </hi>in<hi > -’</hi><hi rend="italic">ā-</hi><hi rend="italic" > </hi>дѣвиц<hi rend="bold">е</hi><hi rend="bold" > </hi><hi >(</hi>Mc<hi > </hi>V<hi >, 41) &lt; </hi>дѣвиц<hi rend="bold">a</hi><hi >.</hi></p><p rend="text">Le forme di vocativo della I declinazione possono mostrare mutamenti morfonologici della radice rispetto al nominativo: петр<hi rend="bold">е </hi>(Lc XXII, 34) &lt; петъръ + <hi rend="bold">е </hi>(ъ / ø); дроу<hi rend="bold">же </hi>(Mt XX, 13) &lt; дроугъ + <hi rend="bold">е </hi>(g / ž).</p><p rend="h3">2.2 [sostantivo<hi rend="CharOverride-3">voc</hi>] + [aggettivo<hi rend="CharOverride-3">nom</hi>]</p><p rend="text">Normativi sono i sintagmi ‘sostantivo + aggettivo’: ис[оу]с<hi rend="bold">е </hi>с[ы]н<hi rend="bold">е </hi>б[о]жии (Mt VIII, 29); с[ы]н<hi rend="bold">оу </hi>д[aвыдо]въ (Mt IX, 27); о род<hi rend="bold">е </hi>невѣрънъ (Mc IX, 19); oтъ<hi rend="bold">че </hi>нашъ (Lc XI, 2), nei quali il sostantivo è al vocativo, mentre l’aggettivo ad esso riferito è formalmente al nominativo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="_12.html#footnote-007">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="h3">2.3 [sostantivo<hi rend="CharOverride-3">voc</hi>] + [sostantivo<hi rend="CharOverride-3">voc</hi>]</p><p rend="text">I sintagmi che contengono due o più sostantivi sono di solito in rapporto ‘testa + modificatore’. Il modificatore assume il ruolo sintattico di apposizione e va in accordo di caso con la testa a cui si riferisce: и[coy]с<hi rend="bold">е </hi>с[ы]н<hi rend="bold">е </hi>б[oг]а вышънѣаго (Mc V, 7); oт[ь]<hi rend="bold">че </hi>г[оспод]<hi rend="bold">и </hi>н[e]б[e]се и земл<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi> (Lc X, 21); oть<hi rend="bold">че </hi>авраам<hi rend="bold">е </hi>(Lc XVI, 30); i[coy]с<hi rend="bold">е </hi>наставънич<hi rend="bold">е </hi>(Lc XVII, 13).</p><p rend="h3">2.4 Sostantivi senza forme dedicate di vocativo</p><p rend="text">Come è possibile inferire anche dalla Tab. 1, vari sono i sostantivi il cui paradigma non prevede segnalazione esplicita della funzione di vocativo e nei quali dunque il vocativo è uguale al nominativo. Si tratta dei sostantivi neutri, quelli in -<hi rend="italic">’i- </hi>della IV declinazione e i nomi della V declinazione, sia in -<hi rend="italic">ū(v)- </hi>che in consonante, a cui si aggiungono i plurali di tutte le declinazioni.</p><p rend="text">Alcuni esempi dai codici: neutro ч<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi>до (Mt IX, 2), sostantivo in -<hi rend="italic">’i- </hi>балии <hi rend="italic">m. </hi>(Lc IV, 23), in consonante дъшти (Mc V, 34) (qui in -<hi rend="italic">r-</hi>, cfr. russo: NSg дочь – GSg доче<hi rend="italic">р</hi>и), nomi al plurale маловѣри <hi rend="italic">m. </hi>(Mt XVI, 8), дъштери <hi rend="italic">f. </hi>(Lc XXIII, 28), ч<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi>да <hi rend="italic">n. </hi>(Mc X, 24).</p><p rend="text">Tra le forme senza segnalazione morfologica del vocativo vanno considerati anche i participi passati usati in funzione di appello: радоуи с<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi> благодатънаѣ. г[оспод]ь съ тобо<hi rend="CharOverride-4">ѭ</hi>. бл[a]г[o]с[ловл<hi rend="CharOverride-4">ѥ</hi>]на ты в женахъ (Lc I, 28). Comprensibilmente, anche nel caso di nomi indeclinabili il vocativo è identico a tutte le altre forme della flessione: равви (Mc XIV, 45), равъви (Mt XXIII, 7-8), равьви (Mt XXVI, 25), раввоуни (Mc X, 51)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="_12.html#footnote-006">10</ref></hi></hi> etc.</p><p rend="h2">3. Casi anomali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="_12.html#footnote-005">11</ref></hi></hi></p><p rend="text">Centrali in questa ricerca sono alcune forme anomale di vocativo, le quali non possono essere ricondotte alle categorie precedentemente illustrate. Nello specifico si tratta dei casi in cui il vocativo è uguale al nominativo quando la segnalazione morfologica del vocativo è invece attesa (3.1); di vocativo dell’aggettivo, sia in sintagmi nominali nei quali l’aggettivo va in accordo di caso con il sostantivo, sia nelle occorrenze di aggettivi singoli (3.2); di casi di apparente accordo sintattico mancato, cioè quando la configurazione sintattica dell’enunciato indurrebbe ad attendersi un vocativo, mentre in realtà è impiegato un altro caso (3.3).</p><p rend="h3">3.1 Vocativo = Nominativo</p><p rend="text">Il fenomeno della ‘trasformazione’ morfologica delle forme di vocativo in nominativo rappresenta il consueto <hi rend="italic">cline </hi>di degrammaticalizzazione che si osserva nella maggior parte delle lingue indoeuropee. Le motivazioni vanno ricercate sia a livello grammaticale (morfologia, sintassi) che a quello funzionale (pragmatica). Relativamente all’aspetto grammaticale, le caratteristiche morfologiche del sostantivo possono inibire l’impiego del vocativo quando il nome in questione viene percepito come ‘strano’ o ‘straniero’ e dunque non riconducibile ad alcun modello flessionale. Si ricorda, del resto, che il paradigma di vocativo è in sé incompleto, poiché né il neutro al singolare, né il plurale di tutti e tre i generi possiedono forme dedicate, cosa che vale per tutte le lingue indoeuropee, sia di attestazione antica, sia di attestazione recente. Rispetto alla sintassi, invece, il vocativo viene di solito considerato come una frase autonoma e slegata dal resto dell’enunciato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="_12.html#footnote-004">12</ref></hi></hi>. Morfologia e sintassi sono i sottosistemi che sono solitamente chiamati in causa per spiegare la facilità con cui il vocativo viene sostituito dal nominativo: il nome mantiene la stessa funzione identificativa, privato però del gesto ostensivo implicito nel vocativo, gesto il quale, a sua volta, può essere rimpiazzato da eventuali esclamazioni. Di più, a livello prosodico la giusta curva intonazionale può far percepire il nominativo del nome come sintatticamente indipendente dalla proposizione a cui si accompagna.</p><p rend="text">Nei due codici paleoslavi studiati, il nominativo al posto del vocativo è impiegato una volta con un antroponimo (1) e tre volte con toponimi (2) e (3):</p><p rend="quotation_b">(1)	март<hi rend="CharOverride-5">а</hi> марът<hi rend="CharOverride-5">а</hi> печеши с<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi> и млъвиши о мьнозѣ (Lc X, 41 <hi rend="italic">Mar</hi>)</p><p rend="quotation_b">	мар’т<hi rend="CharOverride-5">а</hi> мар’т<hi rend="CharOverride-5">а</hi> печеши с<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi> и мльвиши о мнозѣ (Lc X, 41 <hi rend="italic">Zogr</hi>)</p><p rend="quotation_b">	Μάρθα Μάρθα, μεριμνᾷς καὶ θορυβάζῃ περὶ πολλά (Lc X, 41)</p><p rend="quotation_b">	Martha, Martha, sollicita es et turbaris plurima (Lc X, 41)</p><p rend="quotation_b">(2)	и ты каперънаоум<hi rend="CharOverride-5">ъ</hi> вьзнесыи с<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi> до н[e]б[e]се (Mt XI, 23 <hi rend="italic">Mar</hi>)</p><p rend="quotation_b">	ι ты каф‘ерънаоум<hi rend="CharOverride-5">ъ</hi> вьзнесы с<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi> до нeб[e]съ (Mt XI, 23 <hi rend="italic">Zogr</hi>)</p><p rend="quotation_b">	καὶ σὺ, Καφαρναούμ, μὴ ἕως οὐρανοῦ ὑψωθήσῃ; (Mt XI, 23)</p><p rend="quotation_b">	Et tu Capharnaum, numquid usque in caelum exaltaberis, (Mt XI, 23)</p><p rend="quotation_b">(3)	горе тебѣ хоразин<hi rend="CharOverride-5">ъ</hi>, горе тебѣ видьсаид<hi rend="CharOverride-5">а</hi> (Lc X, 13 <hi rend="italic">Mar</hi>)</p><p rend="quotation_b">	горе тебѣ хоразин<hi rend="CharOverride-5">ъ</hi>, горе тебѣ видъсаιд<hi rend="CharOverride-5">а</hi> (Lc X, 13 <hi rend="italic">Zogr</hi>)</p><p rend="quotation_b">	Οὐαί σοι, Χοραζίν, οὐαί σοι, Βηθσαϊδά (Lc X, 13)</p><p rend="quotation_b"><hi >	Vae tibi Corozain, vae tibi </hi><hi >Bethsaida (Lc X, 13)</hi></p><p rend="text">Non è del tutto chiaro quale possa essere il motivo per l’impiego del nominativo al posto del vocativo. Come ricordato sopra, si ritiene che sia l’alterità strutturale dei nomi di origine non slava a sfavorire l’uso di desinenze del vocativo, comportamento morfologico identico peraltro in alcune lingue slave contemporanee relativamente a nomi stranieri. Una prova però che potenzialmente tali desinenze potrebbero essere impiegate ci viene dall’esempio (4) nel Codice Mariano<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="_12.html#footnote-003">13</ref></hi></hi>:</p><p rend="quotations_quotation_b1">(4)	ι ты каперънаоум<hi rend="bold">е</hi><hi rend="bold" > </hi>до неб[e<hi >]се </hi>възнесыи<hi > </hi>с<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi><hi > (</hi>Lc<hi > </hi>X<hi >, 15 </hi><hi rend="italic">Mar</hi><hi >)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">	ι ты каферънаоум<hi rend="CharOverride-5">ъ</hi> до н[ебе<hi >]се </hi>вьзнесъ<hi > </hi>с<hi rend="CharOverride-4">ѧ</hi><hi > (</hi>Lc<hi > </hi>X<hi >, 15 </hi><hi rend="italic">Zogr</hi><hi >)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">	καὶ<hi > </hi>σὺ<hi >, </hi>Καφαρναούμ<hi >, </hi>μὴ<hi > </hi>ἕως<hi > </hi>οὐρανοῦ<hi > </hi>ὑψωθήσῃ<hi >; (</hi>Lc<hi > </hi>X<hi >, 15)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">	Et tu Capharnaum <hi rend="italic">usque ad caelum exaltata</hi></p><p rend="h3">3.2 [sostantivo<hi rend="CharOverride-3">voc</hi> + aggettivo<hi rend="CharOverride-3">voc</hi>] e [aggettivo<hi rend="CharOverride-3">voc</hi>]</p><p rend="text">Le formule del titolo ([sostantivo<hi rend="CharOverride-6">voc</hi> + aggettivo<hi rend="CharOverride-6">voc</hi>] / [aggettivo<hi rend="CharOverride-6">voc</hi>]) rimandano a casi di sintagmi nominali in cui l’aggettivo è dipendente dal sostantivo e, conseguentemente, è usato con marcatura morfologica esplicita di vocativo (5) oppure a sintagmi aggettivali (6):</p><p rend="quotation_b ParaOverride-3">(5)	фарисе<hi rend="bold">ю </hi>слѣп<hi rend="bold">е </hi>(Mt XXIII, 26 <hi rend="italic">Mar</hi>)</p><p rend="quotation_b">	Фарисѣ<hi rend="bold">ю </hi>слѣп<hi rend="bold">е </hi>(Mt XXIII, 26 <hi rend="italic">Zogr B</hi>)</p><p rend="quotation_b">	φαρσαῖε τυφλέ (Mt XXIII, 26)</p><p rend="quotation_b">	Pharisaee caece (Mt XXIII, 26)</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-4">(6)	безоумьн<hi rend="bold">е </hi>(Lc XII, 20 <hi rend="italic">Mar</hi>, <hi rend="italic">Zogr</hi>)</p><p rend="elegy_elegy_2">	ἄφρων (Lc XII, 20)</p><p rend="elegy_elegy_3">	Stulte (Lc XII, 20)</p><p rend="text">Kurz (1969, 85), citando proprio questo esempio, ricorda che la forma breve dell’aggettivo singolare maschile, come per le altre terminazioni di caso, segue la declinazione nominale. In particolare ciò accade quando si tratta di un aggettivo sostantivato, come pare il caso dell’esempio (6)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="_12.html#footnote-002">14</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Talvolta le due forme, quella vocativa e quella nominativa, si alternano, come mostra l’esempio (7) dal Codice Mariano:</p><p rend="quotation_b ParaOverride-3">(7)	добр<hi rend="CharOverride-5">ы</hi> рабе и благ<hi rend="CharOverride-5">ы</hi><hi > и </hi>вѣрьн<hi rend="bold">е</hi><hi > (</hi>Mt<hi > </hi>XXV<hi >, 21 </hi><hi rend="italic">Mar</hi><hi >)</hi></p><p rend="quotation_b">	добр<hi rend="CharOverride-5">ы</hi> рабе и благ<hi rend="CharOverride-5">ы</hi><hi > и </hi>вѣрън<hi rend="CharOverride-5">ы</hi><hi > (</hi>Mt<hi > </hi>XXV<hi >, 21 </hi><hi rend="italic">Zogr</hi><hi >)</hi></p><p rend="quotation_b">	εὖ<hi >, </hi>δοῦλε<hi > </hi>ἀγαθὲ<hi > </hi>καὶ<hi > </hi>πιστέ<hi > (</hi>Mt<hi > </hi>XXV<hi >, 21)</hi></p><p rend="quotation_b">	Euge serve bone et fidelis (Mt XXV, 21)</p><p rend="text">Più spesso però l’aggettivo nei sintagmi nominali vocativi è di forma lunga, quindi di flessione propriamente aggettivale (etimologicamente pronominale), soprattutto al femminile, neutro, duale e plurale, e non segue così la declinazione del sostantivo.</p><p rend="text">Del resto, come ben mostrano gli esempi (5)-(7), anche in greco e latino gli aggettivi maschili dei modelli flessionali più produttivi, in particolare se sostantivati, possono assumere le desinenze di vocativo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="_12.html#footnote-001">15</ref></hi></hi>.</p><p rend="h3">3.3 Mancato accordo sintattico (apparente)</p><p rend="text">Il mancato accordo tra il potenziale vocativo, strumento morfologico esplicito per segnalare il destinatario dell’enunciato, e il ruolo sintattico del suo altrettanto potenziale referente extralinguistico, e dunque il vero e proprio destinatario, è probabilmente la questione più spinosa. Si tratta di una congettura che muove dall’ipotesi che sia l’accordo <hi rend="italic">ad sensum </hi>a prevalere sulla reggenza morfosintattica, richiesta solitamente da verbi, sostantivi, aggettivi, e nel caso sotto osservazione, anche da interiezioni o esclamazioni<hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="_12.html#footnote-000">16</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">A livello sintattico, l’influsso della lingua greca, da cui i vangeli in paleoslavo registrati nei due codici presi in considerazione sono stati tradotti, deve aver giocato un ruolo decisivo nella selezione del caso nelle corrispondenti frasi paleoslave. Una verifica nel <hi rend="italic">Vocabolario del Greco del Nuovo Testamento</hi> (Rusconi 1997) mostra che l’interiezione antico greca <hi rend="italic">οὐαὶ </hi>può essere seguita dal dativo ma anche dal nominativo. Similmente anche in paleoslavo dopo <hi rend="italic">горе </hi>troviamo questi due casi, dativo in (8) e nominativo in (9) (10):</p><p rend="quotations_quotation_b1">(8)	Горе вамъ законьник<hi rend="bold">омъ </hi>(Lc XI, 52 <hi rend="italic">Mar</hi>, <hi rend="italic">Zogr</hi>)</p><p rend="quotations_quotation_b2">	οὐαὶ ὑμῖν τοῖς νομικοῖς (Lc XI, 52)</p><p rend="quotations_quotation_b2"><hi >	Vae vobis legisperitis (Lc XI, 52)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1">(9)	Горе<hi > </hi>вамъ<hi > </hi>кънижьниц<hi rend="bold">и</hi><hi rend="bold" > </hi>и<hi > </hi>фарисѣ<hi rend="bold">и</hi><hi rend="bold" > </hi>ѵпокрит<hi rend="bold">и</hi><hi rend="bold" > </hi><hi >(Mt XXIII, 25 </hi><hi rend="italic" >Mar</hi><hi >)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">	Горе<hi > </hi>вамъ<hi > </hi>книжъниц<hi rend="bold">и</hi><hi rend="bold" > </hi>ı ѵпокрит<hi rend="bold">и</hi><hi rend="bold" > </hi><hi >(Mt XXIII, 25 </hi><hi rend="italic" >Zogr B</hi><hi >)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">	Οὐαὶ<hi > </hi>ὑμῖν<hi >, </hi>γραμματεῖς<hi > </hi>καὶ<hi > </hi>φαρισαῖοι<hi > </hi>ὑποκριταί<hi > (Mt XXIII, 25)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2"><hi >	Vae vobis scribae et pharisaei hypocritae (Mt XXIII, 25)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1">(10)	Горе<hi > </hi>вамъ<hi > </hi>къникьчи<hi rend="bold CharOverride-4">ѩ</hi><hi > </hi>и<hi > </hi>фарисѣ<hi rend="bold">и</hi><hi > </hi>лицемѣр<hi rend="bold">и</hi><hi > (Mt XXIII, 14 </hi><hi rend="italic" >Mar</hi><hi >)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">	Горе<hi > </hi>вамъ<hi > </hi>кънигъчи<hi rend="bold CharOverride-4">ѩ</hi><hi > ı </hi>фарис<hi >e</hi><hi rend="bold" >ı</hi><hi > </hi>лицемѣр<hi rend="bold">и</hi><hi > (Mt XXIII, 14 </hi><hi rend="italic" >Zogr B</hi><hi >)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3">	Vae vobis scribae et pharisaei hypocritae (Mt XXIII, 14)</p><p rend="text">Non avendo a disposizione i testi originali greci, non possiamo affermare con certezza che sia stato il greco a suggerire al traduttore il caso da impiegare; ciononostante, partendo dalla constatazione che in paleoslavo il vocativo plurale è identico al nominativo, si potrebbe sostenere che il ‘nominativo’ dopo <hi rend="italic">горе </hi>sia in realtà un vocativo plurale e che quindi in (9) e (10) la funzione appellativa o, in questo caso, piuttosto assiologica, trattandosi di un’invettiva diretta, prevalga sull’accordo, il quale è invece rispettato in (8). Come ricordato all’inizio del paragrafo, si tratta di un’ipotesi difficilmente dimostrabile e che richiederebbe ricerche più estese e approfondite.</p><p rend="h2">4. Conclusioni</p><p rend="text">Alla fine di questa breve indagine esplorativa del vocativo in paleoslavo si può dunque concludere che nei manoscritti di più antica attestazione (il Codice Mariano e il Codice Zografense) il vocativo morfologicamente marcato mostra un alto grado di fedeltà dal punto di vista formale alla tradizionale suddivisione in classi flessionali per temi (vocalici o consonantici) ereditata dall’indoeuropeo. Dal punto di vista funzionale o comunicativo il vocativo viene impiegato in tutti i contesti che lo richiedono. Evidenti oscillazioni nell’uso del vocativo come nelle lingue slave moderne non sono state rilevate. Le poche anomalie registrate riguardano nomi stranieri (antroponimi e toponimi) o arcaismi (vocativo dell’aggettivo), oppure sono state presumibilmente indotte dallo sforzo di aderire al testo originale (greco).</p><p rend="text">In generale vale che la presenza o, al contrario, l’omissione della marcatura morfologica di vocativo dipende anche dalla sensibilità filologico-linguistica dei copisti, redattori e, s’intende, dei traduttori stessi.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Cejtlin, R. M., Večerka, R., i E. Blagova. 1994. <hi rend="italic">Staroslavjanskij slovar’ (po rukopisjam X-XI vekov)</hi>. Moskva: Russkij jazyk.</p><p rend="bib_indx_bib">Dinekov, P. 1985-2002. <hi rend="italic">Kirilo-Metodievska enciklopedija (v 4 toma)</hi>. Sofija: Bălgarska akademija na naukite.</p><p rend="bib_indx_bib">Donati, M. 2013. <hi rend="italic">Il vocativo nel processo identitario dell’interazione linguistica. Prospettive dalle lingue classiche</hi>. München: Lincom.</p><p rend="bib_indx_bib">Dymšic, Z. M. 2001. <hi rend="italic">Grammatika jazyka</hi><hi rend="italic"> urdu</hi>. Moskva: RAN Vostočnaja literatura.</p><p rend="bib_indx_bib">Gorazd. s.d. <hi rend="italic">Slovník nejstarších staroslověnských památek</hi>. GORAZD, Digitální portál staroslověnštiny. &lt;<ref target="http://gorazd.org/?q=cs/node/23">http://gorazd.org/?q=cs/node/23</ref>&gt; (2021-01-10).</p><p rend="bib_indx_bib">Jagić, V., edidit. 1879. <hi rend="italic">Quattuor evangeliorum Codex glagoliticus olim </hi><hi rend="italic">zographensis</hi>. Berolini: Apud Weidmannos.</p><p rend="bib_indx_bib">Jagić, V., edidit. 1883. <hi rend="italic">Quattuor Evangeliorum versionis palaeoslovenicae Codex Marianus / Mariinskoe četveroevangelie s primečanijami i priloženijami</hi>. <hi >Sankt-Peterburg: Tipografija imperatorskoj akademii nauk</hi><hi >.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Koul, O. N. 2008. </hi><hi rend="italic" >Modern Hindi Grammar</hi><hi >. Springfield: Dunwoody Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Kurz, J. 1969. </hi><hi rend="italic" >Učebnice jazyka </hi><hi rend="italic" >staroslověnského</hi><hi >. Praha: SPN.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Merk, A., edidit. </hi>1992<hi rend="superscript _idGenCharOverride-1">11. </hi><hi rend="italic">Novum Testamentum Graece et Latine</hi>. Romae: Sumptibus Pontificii Instituti Biblici.</p><p rend="bib_indx_bib">Rusconi, C. 1997. <hi rend="italic">Vocabolario del Greco del Nuovo Testamento</hi>. Bologna: EDB.</p><p rend="bib_indx_bib">Sonnenhauser, B., and P. Noel Aziz Hanna. <hi >2013. “Introduction: Vocative!”. In </hi><hi rend="italic" >Vocative! Addressing between System and Performance</hi><hi >, </hi><hi >edited by B. Sonnenhauser, and P. Noel Aziz Hanna, 1-24. Berlin-Boston: De Gruyter.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Stifter, D. 2013. “Vocative for nominative”. </hi><hi >In </hi><hi rend="italic" >Vocative! Addressing between System and Performance</hi><hi >, edited by B. Sonnenhauser, and P. Noel Aziz Hanna, 43-85. Berlin-Boston: De Gruyter.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Topolińska, Z. 197</hi><hi >3. “Vocativus – kategoria gramatyczna”. In </hi><hi rend="italic" >Otázky slovanské syntaxe, III. Modální výstavby</hi><hi rend="italic" > výpovědi v slovanských jazycích</hi><hi >, eds. </hi>M. Jelínek, a M. Grepl, 269-74. Brno: Universita J.E. Purkyně.</p><p rend="bib_indx_bib">Trovesi, A. 2008. “Il vocativo nelle lingue slave. Un quadro articolato”. In <hi rend="italic">Le lingue slave tra innovazione e conservazione: grammatica e semantica</hi>. Atti del I Incontro di Linguistica slava (Bergamo, 4-5 maggio 2007), a cura di Andrea Trovesi, 207-34. Bergamo: Università degli Studi di Bergamo (<hi rend="italic">Linguistica e Filologia</hi> 26).</p><p rend="bib_indx_bib">Trovesi, A. 2013. “Pragmatic aspects of the vocative-nominative competition in addressative function across Slavic languages”: In <hi rend="italic">Contributi Italiani al XV Congresso Internazionale degli Slavisti </hi>(Minsk, 20-27 agosto 2013), a cura di M. Garzaniti, A. Alberti, M. Perotto, e B. Sulpasso, 211-27. Firenze: University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Trovesi, A. 2019. “Concorrenza e/o alternanza di ‘vocativo: nominativo’ nei termini volgari in serbo(croato), polacco e bulgaro. Un’analisi qualitativa”. In <hi rend="italic">Studi di linguistica slava. Nuove prospettive e metodologie di ricerca (VII Incontro di Linguistica slava)</hi>, a cura di I. Krapova, S. Nistratova, e L. Ruvoletto, 579-603. Venezia: Edizioni Ca’ Foscari.</p><p rend="bib_indx_bib">Večerka, R. 1993. <hi rend="italic">Altkirchenslavische (altbulgarische) Syntax. Bd. 2, Die innere Satzstruktur</hi>. Freiburg: Weiher.</p><p rend="bib_indx_bib">Večerka, R. 1996. <hi rend="italic">Altkirchenslavische (altbulgarische) Syntax. Bd. 3, Die Satztypen: Die einfache Satz</hi>. <hi >Freiburg: Weiher.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Walsh, Y. 2014. </hi><hi rend="italic" >Forms of Address in Contemporary Ukrainian Newspapers. Morphology, Gender and Pragmatics</hi><hi >. Columbus: </hi><hi >The Ohio State University.</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-015-backlink">1</ref></hi>	Originariamente pubblicato in E. Gherbezza, V. Laskova, A. M. Perissutti (a cura di), <hi rend="italic">Le lingue slave: sviluppi teorici e prospettive applicative. Atti del VIII incontro di linguistica slava (Udine 10-12 settembre 2020)</hi>, Aracne editrice, Roma 2021: 27-45.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-014-backlink">2</ref></hi>	In ucraino, ad esempio, è usata la forma <hi rend="italic">panove! </hi>‘signori! (e signore)’. Per dettagli cfr. Walsh 2014, 38-9.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-013-backlink">3</ref></hi>	La fase del tardo paleoslavo viene tradizionalmente collocata in prospettiva cronologica tra l’ipotetico inizio della migrazione degli slavi intorno al V secolo d.C. e le prime e più antiche attestazioni di varietà slave, riconducibili al concreto consolidamento dei primi stati medievali intorno al XII secolo. Come sempre per quanto riguarda qualsiasi tipo di storia, anche quella delle lingue si fonda su segmentazioni in parte arbitrarie.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_12.html#footnote-012-backlink">4</ref></hi>	L’assunto da cui si parte in questo contributo è che il vocativo come espressione di modalità comunicative sia relativamente più libero e meno soggetto alle regole di distribuzione morfosintattica degli altri casi. Una prova pare essere il fatto che il vocativo non possa essere considerato a pieno titolo nemmeno il soggetto di un predicato all’imperativo: “Die verbalen Imperativformen sind dann Prädikate anderer, im Kontext den Vokativsätzen benachbarter Sätze, deren pronominale Subjekte (<hi rend="italic">ty</hi>, <hi rend="italic">va</hi>, <hi rend="italic">vy</hi>) nicht explizit ausgedrückt werden müssen und in den gegebenen Fällen meist auch nicht ausgedrückt sind, weil sie ganz eindeutig durch die Konjugationsendungen der Prädikatsverben impliziert sind” (Večerka 1993, 405). Se è vero che singoli vocativi e imperativi costituiscono enunciati separati anche sintatticamente, rimandando a informazioni reperibili a vari livelli, dall’immediato contesto comunicativo fino alle conoscenze enciclopediche, la sensazione che i vocativi nelle frasi: <hi rend="italic">отроковиц</hi><hi rend="boldItalic">е</hi><hi rend="italic"> въстани </hi>(Lc VIII, 54 <hi rend="italic">Mar</hi>), <hi rend="italic">Лазар</hi><hi rend="boldItalic">е</hi><hi rend="italic"> гр</hi><hi rend="italic CharOverride-4">ѧ</hi><hi rend="italic">ди</hi><hi rend="italic"> вонъ </hi>(Gv XI, 43 <hi rend="italic">Mar</hi>), <hi rend="italic">не бои с</hi><hi rend="italic CharOverride-4">ѧ</hi><hi rend="italic"> мари</hi><hi rend="boldItalic">е </hi>(Lc I, 30 <hi rend="italic">Mar</hi>), <hi rend="italic">р</hi><hi rend="italic">адоуu с</hi><hi rend="italic CharOverride-4">ѧ</hi> <hi rend="italic">ц</hi>[ѣ]<hi rend="italic">с</hi>[<hi rend="italic">a</hi>]<hi rend="italic">р</hi><hi rend="boldItalic">ю</hi><hi rend="italic"> июдеискъ </hi>(Gv XIX, 3 <hi rend="italic">Mar</hi>) siano in qualche modo legati al predicato, è piuttosto netta. Tale legame, che potrebbe essere anche mediato, attraverso, cioè, un rimando a un ‘tu’ (o ‘voi’) co-referenziale con il soggetto dell’imperativo, renderebbe il vocativo indirettamente partecipe alla struttura sintattica dell’enunciato. Sullo status linguistico del vocativo cfr. anche la rassegna dei punti di vista dei linguisti (prevalentemente europei occidentali o americani) in Sonnenhauser, Noel Aziz Hanna 2013.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-011-backlink">5</ref></hi>	Il nome del <hi rend="italic">Codex Marianus </hi>deriva dal monastero di Santa Vergine Maria sull’Athos, presso il quale è stato ritrovato dallo slavista russo Viktor Grigorovič nel 1845. Oggi la maggior parte del manoscritto è conservata a Mosca presso la Rossijskaja gosudarstvennaja biblioteka<hi rend="CharOverride-7"> </hi>(Biblioteca statale russa, ex Lenin) con la segnatura Grig. № 6 / M.1689, mentre due fogli separati si trovano a Vienna alla Österreichische Nationalbibliothek<hi rend="italic"> </hi>(Biblioteca nazionale austriaca) sotto la segnatura <hi rend="italic">Vindob. Slavo. 146</hi>. oma 2021, 27-45.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-010-backlink">6</ref></hi>	Il codice è stato rinvenuto presso il monastero di Zograf sul Monte Athos negli anni Quaranta del XIX secolo, ma solo nel 1860 i monaci decidono di farne dono allo zar Alessandro II. Da allora è conservato presso la <hi rend="italic">Rossijskaja </hi><hi rend="italic">nacional’naja biblioteka </hi>(Biblioteca nazionale russa, ex<hi rend="italic"> </hi>Saltykov-Ščedrin) con la segnatura Glag. I.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-009-backlink">7</ref></hi>	Le informazioni riguardo ai due codici, Mariano e Zografense, sono prese da Dinekov 1985-2002; Cejtlin et al.<hi rend="italic"> </hi>1994, 13-25, <hi rend="italic">Slovník nejstarších staroslověnských památek</hi> (Gorazd, <hi rend="italic">Digitální portál staroslověnštiny</hi>: &lt;<ref target="http://gorazd.org/?q=cs/node/23"><hi rend="CharOverride-1">http://gorazd.org/?q=cs/node/23</hi></ref>&gt;).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-008-backlink">8</ref></hi>	Per i casi di sostituzione vocativo <hi rend="CharOverride-8">↔</hi> nominativo, cfr. Trovesi 2013, 2019 e Stifter 2013.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-007-backlink">9</ref></hi>	Per le questioni di accordo tra sostantivo e aggettivo attributivo cfr. Večerka 1993, 213.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-006-backlink">10</ref></hi>	Nel Codice Zografense si incontrano le forme <hi rend="italic">pавви, рав’ви, рабби</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-005-backlink">11</ref></hi>	In questo paragrafo gli esempi di vocativo riportati dai manoscritti paleoslavi presi in considerazione sono accompagnati dai versi evangelici corrispondenti, in greco antico e in latino standardizzati, e tratti da Merk 1992. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-004-backlink">12</ref></hi>	“Syntaktisch autonome Äußerungen stellen die Vokative dar, die daher in der Fachliteratur als ‘vokativische Nominalsätze’ bzw. Vokativsätze’ bezeichnet werden” (Večerka 1996, 155). Cfr. a riguardo anche la nota 4.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-003-backlink">13</ref></hi>	A questo proposito e rispetto a (1) va anche notato che nel Codice Assemani è invece usato il vocativo марѳ<hi rend="bold">о </hi>(Lc X, 41) (cfr. Večerka 1996, 156).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_12.html#footnote-002-backlink">14</ref></hi>	Per una trattazione del vocativo in paleoslavo con gli aggettivi cfr. Večerka 1996, 156-58.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="_12.html#footnote-001-backlink">15</ref></hi>	Per i dettagli sull’uso del vocativo con gli aggettivi nelle lingue classiche cfr. Donati 2013.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-000-backlink">16</ref></hi>	Sulle frasi interiettive o esclamative cfr. Večerka 1996, 158-59.</p>



      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="126905">[GORAZD] Slovn&amp;#237;k nejstarš&amp;#237;ch staroslověnsk&amp;#253;ch pam&amp;#225;tek (GORAZD, Digit&amp;#225;ln&amp;#237; port&amp;#225;l staroslověnštiny): http://gorazd.org/?q=cs/node/23 (Ultimo accesso: 10.01.2021).</bibl>
          <bibl n="126965">Cejtlin, R.M., Večerka, R., Blagova, E. 1994. Staroslavjanskij slovar’ (po rukopisjam X-XI vekov). Moskva: Russkij jazyk.</bibl>
          <bibl n="127016">Dinekov, P. 1985-2002. Kirilo-Metodievska enciklopedija (v 4 toma). Sofija: Bălgarska akademija na naukite.</bibl>
          <bibl n="126927">Donati, M. 2013. Il vocativo nel processo identitario dell’interazione linguistica. Prospettive dalle lingue classiche. M&amp;#252;nchen: Lincom.</bibl>
          <bibl n="127122">Dymšic, Z.M. 2001. Grammatika jazyka urdu. Moskva: RAN Vostočnaja literatura.</bibl>
          <bibl n="127006">Jagić, V. (ed.). 1879. Quattuor evangeliorum Codex glagoliticus olim zographensis. Berolini: Apud Weidmannos.</bibl>
          <bibl n="126876">Jagić, V. (ed.). 1883. Quattuor Evangeliorum versionis palaeoslovenicae Codex Marianus / Mariinskoe četveroevangelie s primečanijami i priloženijami. Sankt-Peterburg: Tipografija imperatorskoj akademii nauk.</bibl>
          <bibl n="127146">Koul, O.N. 2008. Modern Hindi Grammar. Springfield: Dunwoody Press.</bibl>
          <bibl n="127155">Kurz, J. 1969. Učebnice jazyka staroslověnsk&amp;#233;ho. Praha: SPN.</bibl>
          <bibl n="127032">Merk, A. (ed.). 1992. Novum Testamentum Graece et Latine. Romae: Sumptibus Pontificii Instituti Biblici.</bibl>
          <bibl n="127128">Rusconi, C. 1997. Vocabolario del Greco del Nuovo Testamento. Bologna: EDB.</bibl>
          <bibl n="126884">Sonnenhauser, B., Noel Aziz Hanna, P. 2013. Introduction: Vocative!. In B. Sonnenhauser, P. Noel Aziz Hanna (eds.). Vocative! Addressing between System and Performance. Berlin-Boston: 1-24.</bibl>
          <bibl n="126903">Stifter, D. 2013. Vocative for nominative. In B. Sonnenhauser, P. Noel Aziz Hanna (eds.). Vocative! Addressing between System and Performance. Berlin-Boston: 43-85.</bibl>
          <bibl n="126875">Topolińska, Z. 1973. Vocativus – kategoria gramatyczna. In M. Jel&amp;#237;nek, M. Grepl (red.). Ot&amp;#225;zky slovansk&amp;#233; syntaxe, III. Mod&amp;#225;ln&amp;#237; vystavby vypovědi v slovanskych jazyc&amp;#237;ch. Brno: Universita J.E. Purkyně: 269-274.</bibl>
          <bibl n="126848">Trovesi, A. 2008. &amp;quot;Il vocativo nelle lingue slave: un quadro articolato&amp;quot;. In A. Trovesi (a cura di). Le lingue slave tra innovazione e conservazione: grammatica e semantica (I Incontro di Linguistica slava; Bergamo, 4-5 maggio 2007). Linguistica e Filologia 26: 207-34.</bibl>
          <bibl n="126826">Trovesi, A. 2013. Pragmatic Aspects of the Vocative-Nominative Competition in Addressative Function across Slavic Languages. In M. Garzaniti, A. Alberti, M. Perotto, B. Sulpasso (a cura di). Contributi Italiani al XV Congresso Internazionale degli Slavisti (Minsk, 20-27 agosto 2013). Firenze: University Press: 211-227.</bibl>
          <bibl n="126824">Trovesi, A. 2019. Concorrenza e/o alternanza di ‘vocativo: nominativo’ nei termini volgari in serbo(croato), polacco e bulgaro. Un’analisi qualitativa. In I. Krapova, S. Nistratova, L. Ruvoletto (a cura di). Studi di linguistica slava. Nuove prospettive e metodologie di ricerca (VII Incontro di Linguistica slava). Venezia: Ca’ Foscari: 579-603.</bibl>
          <bibl n="126989">Večerka, R. 1993. Altkirchenslavische (altbulgarische) Syntax. Bd. 2, Die innere Satzstruktur. Freiburg: Weiher.</bibl>
          <bibl n="126966">Večerka, R. 1996. Altkirchenslavische (altbulgarische) Syntax. Bd. 3, Die Satztypen: Die einfache Satz. Freiburg: Weiher.</bibl>
          <bibl n="126917">Walsh, Y. 2014. Forms of Address in Contemporary Ukrainian Newspapers. Morphology, Gender and Pragmatics. Columbus: The Ohio State University.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>