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        <title type="main" level="a">Valore modale ‘epistemico-doxastico’ dell’imperfetto in italiano e nelle lingue slave</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-7107-5657" type="ORCID">
            <forename>Andrea</forename>
            <surname>Trovesi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Studi contrastivi di linguistica slava: grammatica e pragmatica</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0216-9</idno>) by </resp>
          <name>Rosanna Benacchio, Lucyna Gebert, Andrea Trovesi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2023">2023</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0216-9.14</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The imperfetto epistemico-doxastico in Italian and the imperfekt na doseštane in Bulgarian refer to the modal usage of the imperfect tense in interrogative sentences when asking for a reminder about information previously known, but forgotten at present. This article has two aims. Firstly, it is illustrated how such modal meaning is displayed in Bulgarian and Italian, two languages where the imperfect tense is fully functioning. Due to the existence of the future past and dedicated narrative verbal forms, in Bulgarian this modal usage of the imperfect shows bigger constraints. Secondly, a comparison with other Slavic languages is made. Whereas in Slavic languages lacking the imperfect tense this meaning cannot be usually conveyed, in Serbian and Croatian some exceptions are observed (the imperfect relic forms beše ‘he/she/it was’ and zvaše ‘he/she/it was called’; the development of a fìxed imperfect marker beše, which is added to verbal forms in the present tense).</p>
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            <item>Imperfect; Epistemic-doxastic modality; Italian language; Bulgarian language; Interslavic comparison</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0216-9.14<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0216-9.14" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">Valore modale ‘epistemico-doxastico’ dell’imperfetto in italiano e nelle lingue slave<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="_14.html#footnote-010">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_indexAbstract"><hi rend="bold" >Abstract</hi><hi >: The </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >imperfetto epistemico-doxastico</hi><hi > in Italian and the </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >imperfekt na doseštane</hi><hi > in Bulgarian refer to the modal usage of the imperfect tense in interrogative sentences when asking for a reminder about information previously known, but forgotten at present. This article has two aims. Firstly, it is illustrated how such modal meaning is displayed in Bulgarian and Italian, two languages where the imperfect tense is fully functioning. Due to the existence of the future past and dedicated narrative verbal forms, in Bulgarian this modal usage of the imperfect shows bigger constraints. Secondly, a comparison with other Slavic languages is made. Whereas in Slavic languages lacking the imperfect tense this meaning cannot be usually conveyed, in Serbian and Croatian some exceptions are observed (the imperfect relic forms </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >beše</hi><hi > ‘he/she/it was’ and </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >zvaše</hi><hi > ‘he/she/it was called’; the development of a fìxed imperfect marker </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >beše</hi><hi >, which is added to verbal forms in the present tense).</hi></p><p rend="h1_indexAbstract ParaOverride-1"><hi rend="bold" >Keywords</hi><hi >:</hi><hi rend="bold CharOverride-1" > </hi><hi >Imperfect, Epistemic-doxastic modality, Italian language, Bulgarian language, Interslavic comparison.</hi></p><p rend="h2">1. Introduzione</p><p rend="text">L’etichetta ‘imperfetto epistemico-doxastico’ indica quell’uso modale dell’imperfetto con cui il parlante attraverso una frase interrogativa chiede che venga riattivata una conoscenza о un’informazione posseduta in precedenza, la quale nel momento in cui viene formulata la domanda è venuta a mancare. Si veda (1a) e (1b) rispettivamente per l’italiano e per il bulgaro:</p><p rend="quotation_b">(1a) 	Come <hi rend="bold">ti chiamavi</hi>?</p><p rend="quotation_b">(lb) 	<hi rend="italic">Как </hi><hi rend="boldItalic">ce казваше</hi><hi rend="italic">?</hi></p><p rend="text">Nel presente contributo si intende studiare contrastivamente il funzionamento di questo uso modale in italiano e bulgaro, lingue in cui l’imperfetto è ben conservato e ampiamente usato, per passare poi ad osservare se tale significato sia rintracciabile anche nelle altre lingue slave (a parte bulgaro e macedone) nelle quali o, come in ceco, polacco e russo, esiste un sola forma di passato, ossia la forma analitica derivata dal perfetto, oppure, come in serbo (BCS), i tempi passati sintetici, imperfetto e aoristo, benché considerati standard, sono ormai scomparsi dall’uso comune. Lo studio è stato realizzato attraverso un test, i cui risultati sono illustrati nel paragrafo 4. Nei paragrafi introduttivi (2 e 3), invece, sono esposte alcune considerazioni teoriche, rispettivamente, sull’imperfetto e sul suo valore modale epistemico-doxastico.</p><p rend="h2">2. L’imperfetto</p><p rend="text">La vasta letteratura esistente sull’imperfetto può essere suddivisa in due filoni di studi paralleli ma strettamente complementari. Da una parte, le ricerche che cercano di individuare, attraverso vari approcci, l’invariante о la configurazione nozionale di base dell’imperfetto e proporre un concetto unitario di questa forma verbale che ne giustifichi sia gli usi prototipici о temporali, sia quelli secondari о modali (“résidence identitaire”, Bres 2005, 2); dall’altra parte, le ricerche che elaborano classificazioni degli impieghi, innanzitutto modali, dell’imperfetto, e ciò per interesse prettamente tassonomico oppure al fine di determinare quali processi metaforici sono alla base dei vari usi dell’imperfetto, apparentemente così multiformi e contraddittori.</p><p rend="h3">2.1 L’invariante semantica dell’imperfetto</p><p rend="text">Nell’indagine sull’invariante semantica dell’imperfetto, i numerosi quadri teorici elaborati nel tempo, soprattutto nell’ambito della filosofia del linguaggio francese, prendono in considerazione, con modi e interpretazioni diversi, le categorie di tempo (passato), aspetto (imperfettivo), modo (epistemico), oppure, diversamente, non riconoscono all’imperfetto alcun valore fondamentale specifico.</p><p rend="text">Senza entrare nel dettaglio delle singole teorie elaborate a riguardo, ricordiamo che, in linea generale, si ritiene che il funzionamento dell’imperfetto dipende dalla disponibilità di un ancoraggio temporale nel passato, rispetto al quale l’imperfetto si comporta come un presente (presente nel passato: tra i molti cfr. Giorgi, Pianesi 2000; Stankov 1966). Più precisamente, in base alla descrizione datane da Nicolova (2008, 282) ma anche da Patard (2014, 74), che si rifanno al quadro teorico elaborato da Reichenbach, i tratti costitutivi dell’imperfetto sono i seguenti: a. R &lt; T<hi rend="CharOverride-2">0</hi> l’intervallo di riferimento (intervallo di cui si parla о a cui si pensa) è precedente al momento di enunciazione; b. E <hi rend="CharOverride-3">⸧</hi> R intervallo di riferimento è incluso nell’intervallo dell’evento. La descrizione dell’imperfetto data da Nicolova è solo apparentemente identica a quella di Patard (2014), poiché la seconda considera il tratto E <hi rend="CharOverride-3">⸧</hi> R rappresentazione della natura imperfettiva dell’imperfetto, mentre per Nicolova ciò non implica imperfettività<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="_14.html#footnote-009">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Anche Guentchéva (1988) e Desclés, Guentchéva (1990) non condividono l’interpretazione dell’imperfetto come forma imperfettiva e elaborano un’analisi di questo tempo verbale secondo la quale “l’imparfait est un indicateur d’état ou de processus non accompli et jamais un indicateur d’événement” (Guentchéva 1988, 402). Dalla rappresentazione grafica elaborata alla luce di questa teoria (Desclés, Guentchéva 1990, 241; Guentchéva 1990, 28-9) si evince che l’azione espressa da un verbo all’imperfetto si svolge sempre con il limite destro aperto, con cui si mostra che nulla è detto sulla sua interruzione, sia che si tratti di stato che di processo:</p><p rend="quotation_b">(2)</p><p rend="quotation_b">stato 	----------------------]/////////////////////////[----------------------	</p><p rend="quotation_b ParaOverride-1">processo 	----------------------[/////////////////////////[----------------------	</p><p rend="h3">2.2 Le classificazioni degli usi modali dell’imperfetto</p><p rend="text">Accanto ai significati fondamentali о primari о temporali dell’imperfetto, quali 1. imperfetto processuale (3), 2. imperfetto stativo о continuativo (4), 3. imperfetto abituale о iterativo (5):</p><p rend="quotation_b">(3) 	È stato arrestato mentre <hi rend="bold">preparava</hi> un attentato.</p><p rend="quotation_b">(4) 	L’uomo <hi rend="bold">era</hi> alto e magro e <hi rend="bold">aveva</hi> una folta barba.</p><p rend="quotation_b">(5) 	Un tempo d’estate <hi rend="bold">andavamo</hi> sempre al mare.</p><p rend="text">l’imperfetto può assumere altri valori, non temporali bensì modali, in cui cioè il tempo dell’evento non è direttamente collegato al valore temporale di passato:</p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi >Под ‘модална употреба’ разбираме използуването на имперфектната форма с цел да се изрязат вторични модални отсенки, излизащи извън рамките на нормалната изявителна (или преизказна) модалност на формата, в случаите когато имперфектната форма като че ли изгубва специфичното си темпорално значение и изразява действия, които притежават фактически друга ‘неимперфектна’</hi><hi > темпорална ориентация. (Stankov 1966, 131)</hi></p><p rend="quotation_b">‘Con ‘uso modale’ intendiamo l’impiego della forma dell’imperfetto per esprimere sfumature modali secondarie, che esulano dalla normale modalità indicativa (o riportiva) della forma, nei casi in cui la forma di imperfetto pare perdere il suo significato temporale specifico e esprime azioni che acquisiscono un orientamento temporale di fatto ‘non di imperfetto’.’</p><p rend="text">Diverse e spesso assai dettagliate sono le classificazioni degli usi non temporali dell’imperfetto.</p><p rend="text">Si vedano qui sotto le sintesi che Nannoni (2004, 15-37); De Mulder (2012, 102-3) e Stankov (1966, 131-44; 1994-1995, 196-200) propongono rispettivamente per l’italiano, il francese e il bulgaro:</p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">a.	onirico: <hi rend="italic">Ho sognato che io avevo fame e tu ti mangiavi tutta la torta.</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">b.	fantastico: <hi rend="italic">Peccato che non ci siamo portati via quella bella insegna. Già, e poi magari passava un vigile e ci conciava per le feste.</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">c.	ludico: <hi rend="italic">(Facciamo che) io ero il re e tu la principessa</hi>.</p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">d.	conato о imminenziale: <hi rend="italic">L’aereo decollava già dalla pista, quando il pilota si accorse che un motore perdeva colpi.</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">e.	ipotetico: <hi rend="italic">Se lo sapevo prima, arrivavo in tempo a salutarti.</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">f.	epistemico e potenziale: <hi rend="italic">Vincenzo doveva essere qui, non capisco che cosa gli sia successo</hi>.</p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">g.	attenuativo о di cortesia: <hi rend="italic">Cosa desiderava, signora?</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">h.	ipocoristico: <hi rend="italic">Aveva fame la mia bambina?</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">i.	epistemico-doxastico: <hi rend="italic">Quand’è che partiva il tuo aereo domani?</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">j.	pianificazione: <hi rend="italic">Domani andavo in biblioteca.</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">a.	<hi >de politesse ou d’atténuation: </hi><hi rend="italic" >Je voulais vous demander d’intercéder en ma faveur.</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">b.	forain: <hi rend="italic">Qu’est-ce qu’elle voulait la petite dame?</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">c.	hypocoristique: <hi rend="italic">Dans un phylactère de la bande dessinée Drame de la jalousie (Brétécher, Les Frustrés 5), un homme, qui garde les enfants de son amie en son absence, tente de consoler le petit garçon d’un gros chagrin en le prenant dans ses bras et dit: – Ch’est unpauvre bébé cha… il avait le coeur brijé…</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">d.	préludique: <hi rend="italic">Moi, j’étais le gendarme et tu avais volé une voiture.</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">e.	hypothétique: <hi rend="italic">Si je gagnais le gros lot, je le partagerais avec vous.</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">f.	imparfait exprimant un souhait ou un désir: <hi rend="italic">Ah, si j’avais une fortune!</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-2">g.	contrefactuel: <hi rend="italic">Elle mit la main sur le loquet… un pas de plus, elle était dans la rue. <lb/>– Sergent, cria-t-il, ne voyez vous.</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1 ParaOverride-2">a.	politesse<hi >: </hi><hi rend="italic">Исках да ви помоля за една услуга.</hi><hi > </hi>‘Volevo chiederle un favore.’</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-2">b.	rappel: <hi rend="italic">Bиe как ce казвахте?</hi> ‘Come si chiamava?’</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-2">c.	optativ<hi >: </hi><hi rend="italic">Да можех да му помогна!</hi><hi > </hi>‘Potevo aiutarlo!’</p><p rend="quotations_quotation_b2 ParaOverride-2">d.	irréel<hi >: </hi><hi rend="italic">Ако бях пo</hi><hi rend="italic" >-млад и имах повече пари, бих заминал на работа в чужбина.</hi><hi > </hi>‘Se fossi più giovane e avessi più soldi, me ne andrei a lavorare all’estero.’</p><p rend="quotations_quotation_b3 ParaOverride-2">e.	éventuel<hi >: </hi><hi rend="italic">И ако някой влезеше, щеше да види, че в стаята няма никой.</hi><hi > </hi>‘E se anche entrasse / fosse entrato qualcuno, vedrebbe / avrebbe visto che nella stanza non c’è / c’era nessuno.’</p><p rend="text">Patard (2014, 78) raggruppa gli usi modali dell’imperfetto in tre classi di significato:</p><p rend="quotation_b ParaOverride-3"><hi rend="italic">epistemic</hi>:	the speaker wishes to communicate the uncertainty or unreality of the eventuality;</p><p rend="quotation_b ParaOverride-3"><hi rend="italic">evidential</hi>:	the speaker wants to refer to the source or evidence for her statement;</p><p rend="quotation_b ParaOverride-3"><hi rend="italic">intersubjective</hi>:	the speaker intends to express a specific attitude towards the hearer, typically politeness.</p><p rend="text">Sulle motivazioni che generano questi significati secondari о modali le ipotesi sono diverse a seconda dei quadri teorici applicati. Qui oltre si metteranno brevemente in luce solo alcuni punti, mentre per una rassegna bibliografica dettagliata si rimanda a Nannoni (2004) e Patard (2014).</p><p rend="text">Molto diffusa, in passato soprattutto, l’idea che l’origine dei significati modali dell’imperfetto risieda in una traslazione metaforica (<hi rend="italic">transpozicija / prenosna upotreba</hi>) della sua configurazione temporale о tempo-aspettuale. Così Bertinetto (1986, 368): </p><p rend="quotation_b">Tali manifestazioni hanno come denominatore comune, la caratteristica di operare una sorta di traslazione del mondo reale in un altro, frutto di immaginazione (o di supposizione) da parte del locutore. (Cfr. anche Bertinetto 1991)</p><p rend="text_NOindent">e Bazzanella (1994, 103): “La lontananza temporale diventa metaforicamente una lontananza modale”.</p><p rend="text">Insieme al concetto di traslazione, come motivazione alla base della possibilità di impiego modale dell’imperfetto viene spesso evocata la natura imprecisa dei suoi contorni categoriali. Desclés e Guentchéva affermano che è proprio collocando una situazione nell’inattuale che si possono generare i significati modali dell’imperfetto: “un inactuel par rapport à l’acte d’énonciation, qu’il s’agisse d’une valeur de présent translaté, de politesse, forain, ludique, hypocoristique” (Desclés, Guentchéva 2004, 17-8) e in modo simile an che Bertinetto (1986, 380) secondo il quale l’imperfetto è “lo strumento deputato, per eccellenza, ad esprimere il senso di inattualità”.</p><p rend="text">Scostandosi dall’idea di un’operazione di traslazione metaforica e verso la ricerca di una maggior compattezza nella definizione categoriale dell’imperfetto che sia in grado di giustificare sia gli usi prototipici che quelli modali, Bres (Bres 2003, 2009; Bres, Mellet 2009) sostiene che questa forma verbale si presta ad essere lo strumento ideale per esprimere la distanza epistemica del parlante nei confronti del contenuto proposizionale dell’enunciato poiché l’imperfetto è il tempo usato nel discorso riportato: “le procès à l’IMP est sous la dépendance d’une parole ou d’une pensée” (Barceló, Bres 2006, 55).</p><p rend="text">Patard (2014) sviluppa organicamente questa linea interpretativa applicandola allo studio dei tempi passati nelle lingue germaniche e romanze. Qui, in primo luogo, la studiosa sostiene che i tempi verbali possiedono uno <hi rend="italic">schematic meaning</hi> di natura temporale, dal quale derivano nell’uso una serie di <hi rend="italic">extensions</hi>, cioè di impieghi e accezioni modali: “Non past interpretations of past tenses are pragmatic extensions of the schematic meaning” (Patard 2014, 73). In secondo luogo, muovendo da esempi come (6), Patard afferma che l’imperfetto delle lingue romanze attiva interpretazioni modali grazie ad una semantica che permette una sorta di proiezione esterna alla proposizione, la quale annulla il valore temporale di passato e aspettuale dell’imperfetto (il passato è <hi rend="italic">fake tense</hi> e l’imperfettivo <hi rend="italic">fake aspect</hi>, Patard 2014, 76):</p><p rend="quotation_b"><hi >(6) 	</hi><hi rend="italic" >Mary a dit que John </hi><hi rend="boldItalic" >restait</hi><hi rend="italic" > demain jusqu’</hi><hi rend="italic">à quatre heures.</hi></p><p rend="text">Tale proiezione è resa possibile dal fatto che nell’imperfetto il riferimento temporale passato non riguarda il contenuto proposizionale dell’enunciato, bensì l’intervallo di validità epistemica che ha inizio a partire dal momento in cui è stata pronunciata la frase che il parlante riferisce о riporta. In altre parole, il punto di riferimento può funzionare, secondo Patard, a volte come <hi rend="italic">evaluation point</hi> (R = Ep), cioè il punto dal quale è considerata la validità epistemica della proposizione (“from which the epistemic validity (V) of the uttered proposition is considered”, Patard 2014, 74).</p><p rend="text">L’intuizione di Patard circa la possibilità che l’imperfetto permette di proiettare il contenuto proposizionale al di fuori del tempo passato è senza dubbio cruciale nello studio dei suoi valori modali. Al tempo stesso, va considerato fondamentale anche quanto sostenuto da Bres, secondo cui l’istruzione di base che l’imperfetto veicola o, in altre parole, la sua configurazione nozionale di base, rimane sempre inalterata, senza che sia necessario immaginare annullamenti о neutralizzazioni dei suoi tratti.</p><p rend="h2">3. L’imperfetto epistemico-doxastico</p><p rend="text">Uno tra gli usi modali dell’imperfetto più comuni nel parlato, benché non necessariamente substandard, è il cosiddetto imperfetto epistemico-doxastico dell’italiano e l’imperfetto <hi rend="italic">na doseštane</hi>, detto anche <hi rend="italic">za pripomnjane</hi> (‘di rammento’, ‘di ricordo’) del bulgaro<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="_14.html#footnote-008">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Come già ricordato nell’introduzione, per epistemico-doxastico si intende l’uso dell’imperfetto in frasi interrogative con le quali il parlante richiede informazioni che si presuppone siano già presenti nell’universo del discorso condiviso tra parlante e ascoltatore, ma che nel momento dell’elocuzione sono state dimenticate: l’imperfetto rimanda “a stati epistemici e/o doxastici del locutore” (Conte 1984, 202) e di cui quindi il parlante chiede conferma. In questo senso Stankov (1966, 137-38) afferma che l’imperfetto rimanda a un’informazione precedente о pregressa (“бивша осведоменост”).<hi rend="italic"> </hi></p><p rend="text">Patard fa riferimento a quest’uso dell’imperfetto con il termine di <hi rend="italic">echo questions</hi> (Patard 2014, 82) e lo considera una manifestazione degli <hi rend="italic">evidential uses</hi>, usi nei quali l’imperfetto funziona da strumento di segnalazione di un’informazione riferita. Precedentemente, considerazioni simili si trovano in De Mulder (2012, 99, “interprétations épistémiques ou évidentielles”), che si rifà ai lavori di Brisard e Langacker, e in Squartini (2001, 309), che propone di intendere la semantica modale dell’imperfetto in simili casi come evidenziale “the modal semantics of the imperfect in such cases as […] b<hi >asically involving evidentiality”</hi>. Già Berretta (1992, 141) faceva notare che attraverso l’imperfetto epistemico-doxastico il parlante segnala che ha acquisito l’informazione di cui riferisce “non per esperienza diretta, bensì per ‘sentito dire’, testimonianza altrui e simili”.</p><p rend="text">In linea con queste riflessioni, l’origine dell’uso epistemico-doxastico dell’imperfetto viene identificato a livello sintattico nel discorso indiretto. In base alle regole della <hi rend="italic">consecutio temporum</hi>, infatti, l’imperfetto è il tempo usato al posto di presente о di futuro in frasi secondarie rette da principali contenenti un <hi rend="italic">verbum dicendi</hi> (cfr. Bazzanella 1990, 450-52). Nello specifico, l’uso dell’imperfetto sotto osservazione sarebbe generato da una frase scissa in seguito all’elisione della principale:</p><p rend="quotation_b ParaOverride-4">(7)	Che cosa <hi rend="bold">c’era</hi> al cinema stasera? &lt; Che cosa [hai detto che] c’era stasera al cinema?</p><p rend="quotation_b ParaOverride-4">(8) 	Dove <hi rend="bold">andava</hi> domani? &lt; Dove [ha detto che] andava domani?</p><p rend="text">Si veda a questo proposito quanto scrivono Bres (2009, 13): “Dans ces imparfaits des dires, on a affaire à une subordination énonciative (relayée, en discours indirect, par la subordination syntaxique)” e Patard (2014, 75-7; 82-3), per la quale si è in presenza di “marked interpretations in past reported speech”. Per spiegare tale valore modale dell’imperfetto viene spesso chiamato in causa anche il discorso indiretto libero (cfr. Conte 1984).</p><p rend="text">Negli studi sull’uso dell’imperfetto <hi rend="italic">na doseštane</hi> in bulgaro non vi è mai alcun riferimento all’evidenzialità che viene espressa in bulgaro con forme dedicate; tuttavia, anche in bulgaro, l’imperfetto può essere usato al posto del presente in frasi subordinate rette da verbi <hi rend="italic">sentiendi</hi>, <hi rend="italic">cogitandi</hi>, <hi rend="italic">dicendi</hi> al passato (cfr. per il bulgaro Stojanov 1983, 329-330; Nicolova 2008, 284; per l’italiano Bertinetto 1991, 75):</p><p rend="quotation_b"><hi >(9) 	</hi><hi rend="italic">Тя не знаеше, къде </hi><hi rend="boldItalic">ce намираше</hi><hi rend="italic"> / намира площадът?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Lei non sapeva dove si trovava / trova la piazza?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(10) 	</hi><hi rend="italic">Той не каза ли как </hi><hi rend="boldItalic">ce казваше</hi><hi rend="italic"> / казва?</hi><hi > </hi></p><p rend="quotation_b">	‘Lui non ha detto come si chiamava / chiama?’</p><p rend="text">In questo lavoro si ritiene che il valore epistemico-doxastico dell’imperfetto si manifesti in presenza di alcune condizioni.</p><p rend="text">Il valore epistemico-doxastico è usato in frasi interrogative che, come visto poc’anzi, si possono intendere come generate da interrogative indirette nelle quali l’ancoraggio al passato è fornito nella ipotetica frase reggente.</p><p rend="text">Tale significato modale si attiva esclusivamente con verbi imperfettivi. Delimitazione questa necessaria per il bulgaro (e il serbo-croato), in cui i verbi sono marcati in base all’opposizione perfettivo / imperfettivo e dove l’imperfetto dei verbi perfettivi viene impiegato in particolari tipi di frase, anche di valore modale, come nella protasi del periodo ipotetico della possibilità о contrafattuale (11), mentre non può essere usato con valore epistemico-doxastico (12a):</p><p rend="quotation_b"><hi >(11)	</hi><hi rend="italic">Aко </hi><hi rend="boldItalic">прочетеше</hi><hi rend="italic"> този разказ, щеше да промени мнението си за мен.</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Se <hi rend="bold">leggesse</hi> questo racconto cambierebbe la sua opinione su di me.’</p><p rend="quotation_b"><hi >(12</hi>a<hi >) *</hi><hi rend="italic">Tи утре рано ли </hi><hi rend="boldItalic">заминаше</hi><hi rend="italic" >?</hi></p><p rend="quotation_b"><hi >(12</hi>b<hi >) </hi><hi rend="italic">T</hi><hi rend="italic">и утре рано ли </hi><hi rend="boldItalic">заминаваше</hi><hi rend="italic" >?</hi><hi > (</hi>Pašov<hi > 1999, 145)</hi></p><p rend="quotation_b">	‘<hi rend="bold">Partivi</hi><hi > </hi>domani<hi > </hi>mattina<hi >?</hi>’</p><p rend="text">Dall’analisi dell’imperfetto epistemico-doxastico sono escluse frasi contenenti verbi modali, soprattutto ‘dovere’ (malgrado proprio imperfetti di verbi modali siano spesso citati come esempi di uso epistemico-doxastico (13) e (14)), poiché il significato modale di tali verbi potrebbe oscurare il funzionamento dell’imperfetto con valore modale<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="_14.html#footnote-007">4</ref></hi></hi>:</p><p rend="quotation_b">(13)	A che ora <hi rend="bold">doveva</hi> passare?</p><p rend="quotation_b"><hi >(14)	</hi><hi rend="italic">Кой текст </hi><hi rend="boldItalic">трябваше</hi><hi rend="italic"> да подготвите за днес? </hi>(Nicolova 2004, 285)</p><p rend="quotation_b">	‘Quale testo <hi rend="bold">dovevate</hi> preparare per oggi?’</p><p rend="text">L’uso dell’imperfetto epistemico-doxastico si trova in contesti in cui il tempo della situazione può essere о nel presente о nel futuro. Il valore di futuro è attivato da verbi non stativi о telici, come in:</p><p rend="quotation_b">(15)	A che ora <hi rend="bold">lavavi</hi> la macchina oggi / domani?</p><p rend="text">Sono esclusi, invece, casi in cui il tempo dell’evento è nel passato, i quali hanno valore più marcatamente contrafattuale, benché non siano del tutto privi di una sfumatura epistemico-doxastica</p><p rend="quotation_b">(16)	A che ora <hi rend="bold">arrivava</hi> il treno ieri?</p><p rend="text">Infine, va notato che in conseguenza della configurazione malleabile dell’imperfetto si registra spesso una forte solidarietà tra le sue accezioni modali. Accanto ai valori epistemici e evidenziali, infatti, l’uso dell’imperfetto epistemico-doxastico può veicolare sfumature di significato che nelle tassonomie dei valori modali dell’imperfetto sono rubricate a parte. Si tratta, in particolare, del valore di cortesia nella formulazione di richieste (17), che serve a mitigare l’effetto brusco di una richiesta e a minimizzare la potenziale offesa per l’eventuale dimenticanza da parte del parlante, e del valore prospettivo о di pianificazione dell’imperfetto (18), che si attiva con verbi non stativi per l’espressione di azioni “предвиждани за реализиране”, ‘previste per la realizzazione’ (Stankov 1966, 61):</p><p rend="quotation_b">(17)	Come <hi rend="bold">si</hi> <hi rend="bold">chiamava</hi>? [Dando del lei a una persona]</p><p rend="quotation_b">(18)	- Non puoi farlo domani?</p><p rend="quotation_b">	- No, domani <hi rend="bold">andavo</hi> in biblioteca. (Nannoni 2004, 65)</p><p rend="h2">4. Il test</p><p rend="text">L’analisi dell’uso epistemico-doxastico è stata effettuata con un breve questionario di frasi sottoposte a una decina di parlanti per lingua (italiano, bulgaro, serbo, ceco, polacco, russo) in cui sono stati testati tre aspetti: 1. l’ammissibilità di tale valore con verbi dalla diversa semantica verbale (stativo – non stativo); 2. l’ammissibilità di tale vа1оге con tempo dell’evento esplicitamente futuro; 3. quali le possibili forme sostitutive (a parte il presente о il futuro).</p><p rend="text">I risultati sono stati combinati con i dati tratti dalle grammatiche e dagli studi sull’argomento.</p><p rend="h3">4.1 L’italiano</p><p rend="text">Il punto di partenza è stato l’italiano, dove anche rispetto al francese tale impiego è più frequente e diffuso. In italiano non ci sono restrizioni dovute alla semantica verbale, come mostrano gli esempi seguenti:</p><p rend="quotation_b">(19)	Come <hi rend="bold">ti chiamavi</hi>?</p><p rend="quotation_b">(20)	Quand’<hi rend="bold">era</hi> il compleanno di Ivan?</p><p rend="quotation_b">(21)	A che ora <hi rend="bold">partiva</hi> il tuo treno?</p><p rend="quotation_b">(22)	Quando <hi rend="bold">lavava</hi> la macchina?</p><p rend="text">Nel caso dei verbi non stativi, in un contesto opportuno, si può attivare un chiaro valore prospettivo:</p><p rend="quotation_b">(23)<hi rend="italic">	</hi>In che aula <hi rend="bold">lavoravi</hi> domani?</p><p rend="quotation_b">(24)	Con chi <hi rend="bold">ti incontravi</hi> domani?</p><p rend="text">L’imperfetto in queste frasi può essere sostituito con il condizionale presente, che evidenzia il significato potenziale, о con il condizionale passato, con valore contrafattuale:</p><p rend="quotation_b">(25)	Quando <hi rend="bold">sarebbe stato</hi> il compleanno di Ivan?</p><p rend="text">Circa la neutralizzazione tra imperfetto e condizionale passato per l’espressione del futuro nel passato, già Bertinetto (1986, 375, 395) nota che non c’è equivalenza di senso e che l’imperfetto lascia aperte più possibilità interpretative in termini di effettualità / contrafattualità, mentre il condizionale passato è più marcatamente contrafattuale.</p><p rend="quotation_b">(26)	In che aula <hi rend="bold">avresti lavorato</hi> domani?</p><p rend="quotation_b">(27)	Con chi <hi rend="bold">ti saresti incontrato</hi> domani?</p><p rend="text">Il carattere epistemico di quest’uso dell’imperfetto italiano deriva dall’atteggiamento di distanza e incertezza rispetto al contenuto di un enunciato che viene inteso come riportato о riferito. Nannoni (2004, 82) scrive che con l’imperfetto in questi casi “il locutore limita la propria assunzione di responsabilità accusando l’origine estranea della parola” e riconosce a questa forma verbale una funzione prettamente quotativa.</p><p rend="h3">4.2 Il bulgaro</p><p rend="text">Il bulgaro mostra un sistema estremamente complesso di modi e tempi verbali. Tra i tempi passati distingue forme sintetiche, aoristo e imperfetto, e forme analitiche, perfetto e trapassato, a cui si possono aggiungere il futuro nel passato e il futuro anteriore nel passato. Ai fini della nostra ricerca, rilevanti sono le forme dell’imperfetto imperfettivo (<hi rend="italic">четеше</hi> ‘leggeva’) e quelle dedicate di futuro nel passato (<hi rend="italic">щеше да чете</hi> ‘avrebbe letto’). Di entrambi questi tempi esistono i corrispondenti al modo narrativo (detto anche evidenziale), usati con valore conclusivo о quotativo (<hi rend="italic">четял</hi>; <hi rend="italic">щял да</hi> e <hi rend="italic">чел</hi>). La forma evidenziale dell’imperfetto coincide con quella del presente.</p><p rend="text">Relativamente al valore epistemico-doxastico dell’imperfetto, gli esempi riportati nelle grammatiche mostrano un uso e una distribuzione simile a quello dell’italiano. Si tratta di esempi presi prevalentemente da testi letterari, soprattutto di verbi non telici e dunque privi di valore prospettivo, cfr. esempi in Stojanov (1983, 333):</p><p rend="quotation_b"><hi >(28)	</hi><hi rend="italic">Как </hi><hi rend="boldItalic">ce казваше</hi><hi rend="italic" >? Небрежно попита тя.</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Come <hi rend="bold">ti chiamavi</hi>? Le chiese noncurante.’</p><p rend="quotation_b ParaOverride-4"><hi >(29)	</hi><hi rend="italic">Каква </hi><hi rend="boldItalic">беше</hi><hi rend="italic"> поръчката ви? – обърна се тя към Павел без да съзнава точно какво изговаря.</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-4">	‘Qual <hi rend="bold">era</hi> la vostra ordinazione?’ – si rivolse a Pavel senza rendersi esattamente conto di quello che stava dicendo.</p><p rend="quotation_b"><hi >(30)	</hi><hi rend="italic">He</hi><hi rend="italic" > </hi><hi rend="boldItalic">живееше</hi><hi rend="italic"> ли у вас една учителка? Росица Енева се казва.</hi> </p><p rend="quotation_b">	‘Non <hi rend="bold">viveva</hi> qui da voi una maestra? Si chiama Rosica Eneva.’</p><p rend="text">Pochi sono gli esempi riportati nelle grammatiche consultate in cui il tempo dell’evento è chiaramente successivo al momento di nunciazione:</p><p rend="quotation_b"><hi >(31)	</hi><hi rend="italic">Та в колко часа </hi><hi rend="boldItalic">беше</hi><hi rend="italic"> събранието утре?</hi><hi > </hi>(Stankov 1966, 137) </p><p rend="quotation_b">	‘E a che ora <hi rend="bold">era</hi> la riunione domani?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(32)	</hi><hi rend="italic">Tи утре рано ли </hi><hi rend="boldItalic">заминаваше</hi><hi rend="italic" >?</hi><hi > </hi>(Pašov 1999, 145)</p><p rend="quotation_b">	‘<hi rend="bold">Partivi</hi> domani mattina?’</p><p rend="text">Secondo Stankov (1966, 138), però, l’imperfetto <hi rend="italic">na doseštane</hi> ha nella lingua parlata un impiego molto più ampio di quanto emerga dagli esempi presi dalla letteratura.</p><p rend="text">I dati tratti dal questionario confermano l’uso soprattutto con verbi stativi o comunque non telici:</p><p rend="quotation_b"><hi >(33)</hi><hi >	</hi><hi rend="italic">Кога </hi><hi rend="boldItalic">беше</hi><hi rend="italic"> рожденият ден на Иван?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Quando <hi rend="bold">era</hi> il compleanno di Ivan?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(34)	</hi><hi rend="italic">Къде </hi><hi rend="boldItalic">живееше</hi><hi rend="italic"> той?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Dove <hi rend="bold">abitava</hi><hi >?</hi>’</p><p rend="quotation_b"><hi >(35)	</hi><hi rend="italic">Tu къде точно </hi><hi rend="boldItalic">работеше</hi><hi rend="italic" >?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Dove <hi rend="bold">lavoravi</hi> tu esattamente?’</p><p rend="text">Mentre con altre classi di verbi si registrano oscillazioni. L’esempio (36) non genera perplessità:</p><p rend="quotation_b">(36)	<hi rend="italic">В колко часа </hi><hi rend="boldItalic">заминаваше</hi><hi rend="italic"> влакът ти?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘A che ora partiva il tuo treno?’</p><p rend="text">Nell’esempio (37) per alcuni informanti l’interpretazione di default è quella di passato abituale, che è l’unica ammessa nel caso alla frase venga aggiunto l’avverbio <hi rend="italic">обикновено</hi> ‘di solito’, mentre l’attivazione del valore epistemico-doxastico è favorita dall’avverbio <hi rend="italic">точно</hi> ‘esattamente’.</p><p rend="quotation_b"><hi >(37)	</hi><hi rend="italic">Той кога (обикновено/точно) </hi><hi rend="boldItalic">си миеше</hi><hi rend="italic"> колата?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Quando lui (di solito / esattamente) <hi rend="bold">lavava</hi> la macchina?’</p><p rend="text">In (38) con un avverbio che rimanda a un tempo dell’azione futuro prossimo, l’imperfetto non viene escluso, ma ad esso è preferito il presente (39) o il futuro nel passato (40):</p><p rend="quotation_b"><hi >(38)	</hi><hi rend="italic CharOverride-4"> </hi><hi rend="italic">Ти с кого </hi><hi rend="boldItalic">ce срещаше</hi><hi rend="italic"> довечера?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Con chi <hi rend="bold">ti incontravi</hi> stasera?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(39)	</hi><hi rend="italic">Tи с кого </hi><hi rend="boldItalic">се срещаш</hi><hi rend="italic"> довечера?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Con chi <hi rend="bold">ti incontri</hi> stasera?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(40)	</hi><hi rend="italic">Tи с кого </hi><hi rend="boldItalic">щеше да се срещаш</hi><hi rend="italic"> довечера?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Con chi <hi rend="bold">ti saresti incontrato</hi> stasera?’</p><p rend="text">La dispreferenza per l’imperfetto si è mostrata molto più evidente qualora il tempo dell’evento è chiaramente collocato nel futuro.</p><p rend="quotation_b"><hi >(41)	</hi><hi rend="italic" >*Кога точно той </hi><hi rend="boldItalic">cи миеше</hi><hi rend="italic"> колата утре?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Quando lui esattamente <hi rend="bold">lavava</hi> la macchina domani?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(42)</hi><hi rend="italic" >	*</hi><hi rend="italic">Tи къде го </hi><hi rend="boldItalic">срещаше</hi><hi rend="italic"> утре?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Dove lo <hi rend="bold">incontravi</hi> domani?’</p><p rend="text">Le uniche eccezioni sono quella nell’esempio (43) col verbo “essere”, che non genera dubbi di alcun tipo, e quella dell’esempio (44), considerato accettabile solo da alcuni parlanti:</p><p rend="quotation_b"><hi >(43)	</hi><hi rend="italic">Утре ли </hi><hi rend="boldItalic">беше</hi><hi rend="italic"> рожденият ден на Иван?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘<hi rend="bold">Era</hi> domani il compleanno di Ivan?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(44)	</hi><hi rend="italic CharOverride-4" >?</hi><hi rend="italic">Утpe в колко часа </hi><hi rend="boldItalic">заминаваше</hi><hi rend="italic"> влакът?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘A che ora <hi rend="bold">partiva</hi> domani il treno?’</p><p rend="text">Coloro che sostengono che in (44) l’uso dell’imperfetto sia ammissibile, sottolineano come qui l’informazione sia certa poiché esiste un orario ben definito (quello ufficiale del treno). In realtà, motivazioni simili sono addotte anche per commentare l’accettabilità degli esempi precedenti: l’imperfetto si può usare quando l’informazione, qui segnalata come dimenticata, è comunque certa e sicura. Pare dunque che l’uso dell’imperfetto <hi rend="italic">na doseštane</hi> in bulgaro sia privo delle sfumature epistemiche dell’imperfetto italiano.</p><p rend="text">Per quanto riguarda le prove di sostituzione, i parlanti indicano come possibili forme alternative all’imperfetto, e spesso ad esso preferite, il futuro nel passato (45) e (46) о l’evidenziale (47a) e (48a) Il futuro nel passato viene proposto per azioni previste nel passato ma realizzate nel futuro, benché come in italiano questo tempo segnali una sfumatura più intensa di controfattualità:</p><p rend="quotation_b"><hi >(45)	</hi><hi rend="italic">Кога </hi><hi rend="boldItalic">щеше да е</hi><hi rend="italic"> рожденият ден на Иван?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Quando <hi rend="bold">sarebbe stato</hi> il compleanno di Ivan?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(46)	</hi><hi rend="italic">Той кога </hi><hi rend="boldItalic">щеше да мие</hi><hi rend="italic"> колата?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Quando <hi rend="bold">avrebbe lavato</hi> la macchina?’</p><p rend="text">Si vedano a questo proposito Rusinov, Georgiev (2000, 220), secondo i quali l’imperfetto si usa al posto del futuro nel passato per esprimere maggiore categoricità (“по-голяма категоричност”) e Stankov che scrive:</p><p rend="quotation_b"><hi >няма съвпадение </hi><hi rend="CharOverride-5" >в</hi><hi > темпорално отношение на имперфекта и бъдеще в миналото, защото имперфектинте действия тук не притежават характера на неосъщественост, присъщ на действията в бъдеще в миналото. (Stankov 1966, 76)</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3">‘non c’è coincidenza dal punto di vista temporale tra l’imperfetto e il futuro nel passato, perché le azioni espresse all’imperfetto non assumono carattere di irrealizzabilità, presente nelle azioni espresse al futuro nel passato.’</p><p rend="text">L’evidenziale al presente / imperfetto (47а) (48а) о al futuro (47b) (48b) è invece preferito quando deve essere esplicitato che si tratta di un’informazione riportata о nota per sentito dire:</p><p rend="quotations_quotation_b1"><hi >(47а)</hi><hi >	</hi><hi rend="italic">Та кога </hi><hi rend="boldItalic">бил</hi><hi rend="italic"> рожденият ден на Иван?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2"><hi >(47</hi>b<hi >)</hi><hi >	</hi><hi rend="italic">Кога </hi><hi rend="boldItalic">щял да е</hi><hi rend="italic"> рожденият ден на Иван?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">	‘Quando <hi rend="bold">era</hi> il compleanno di Ivan?’</p><p rend="quotations_quotation_b2"><hi >(48а) </hi><hi rend="italic">Той кога </hi><hi rend="boldItalic">миел</hi><hi rend="italic"> колата си?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2"><hi >(48</hi>b<hi >)</hi><hi >	</hi><hi rend="italic">Той кога </hi><hi rend="boldItalic">щял да мие</hi><hi rend="italic"> колата си?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">	‘Quando <hi rend="bold">lavava</hi> la macchina?’</p><p rend="h3">4.3 Le altre lingue slave</p><p rend="text">In ceco (a), così come in polacco (b), in russo (c), e in tutte le lingue slave in cui è conservata una sola forma (analitica) di passato, tale forma non può esprimere il valore epistemico-doxastico: il tempo dell’evento così espresso è sempre collocato nel passato. Su ciò non influisce il fatto che il verbo sia di aspetto perfettivo о imperfettivo. Frasi con verbi al passato e avverbiale di tempo al futuro risultano agrammaticali (51): </p><p rend="quotations_quotation_b1">(49)a. <hi rend="italic">Kdy </hi><hi rend="boldItalic">byly</hi><hi rend="italic"> jeho narozeniny?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">    <hi >b. </hi><hi rend="italic" >Kiedy </hi><hi rend="boldItalic" >były</hi><hi rend="italic" > jego urodziny?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">    <hi >с. </hi><hi rend="italic">Когда у него </hi><hi rend="boldItalic">был</hi><hi rend="italic"> день рождения?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">        ‘Quando era il suo compleanno?’ (nel passato)</p><p rend="quotations_quotation_b2">(50)а. <hi rend="italic">V kolik hodin </hi><hi rend="boldItalic">odjižděl</hi><hi rend="italic"> vlak?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">    <hi >b. </hi><hi rend="italic">О</hi><hi rend="italic" > której </hi><hi rend="boldItalic" >odjeżdżał</hi><hi rend="italic" > pociąg?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">    <hi >с. </hi><hi rend="italic">Во сколько </hi><hi rend="boldItalic">отправлялся</hi><hi rend="italic"> поезд?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">        ‘A che ora <hi rend="bold">partiva</hi> il treno?’ (nel passato)</p><p rend="quotations_quotation_b1">(51)a. <hi rend="italic">*V kolik hodin </hi><hi rend="boldItalic">odjížděl</hi><hi rend="italic"> vlak zitra?</hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">    <hi >b. *</hi><hi rend="italic" >O której </hi><hi rend="boldItalic" >odjeżdżał</hi><hi rend="italic" > pociąg jutro?</hi><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="_14.html#footnote-006">5</ref></hi></hi></p><p rend="quotations_quotation_b2">    <hi >с. *</hi><hi rend="italic" >Bo</hi><hi rend="italic"> сколько </hi><hi rend="boldItalic">отправлялся</hi><hi rend="italic"> поезд завтра?</hi></p><p rend="quotations_quotation_a2">   ‘A che ora <hi rend="bold">partiva</hi> il treno domani?’<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="_14.html#footnote-005">6</ref></hi></hi></p><p rend="h3">4.4 Il serbo (BSCM)</p><p rend="text">Nelle grammatiche del serbo (e delle lingue standard codificate in seguito alla frammentazione del serbocroato о croatoserbo) tra i tempi passati normativi, accanto al consueto passato composto (<hi rend="italic">čitao sam</hi>), sono riportate anche le forme sintetiche, aoristo (<hi rend="italic">pročita</hi>) e imperfetto (<hi rend="italic">čitaše</hi>) (cfr. Stevanović 1964, 346-48; Stanojčić 2010, 175-77). Nonostante ciò, come scrive ad esempio Mrazović, l’imperfetto:</p><p rend="quotation_b">praktično je iščezao u savremenom govoru, osim u malom delu narodnih govora, nema ga ni u jeziku štampe, radija i televizije. <hi >Potisnut je perfektom, a u pričanju (i pisanju) tzv. ‘istorijskim perfektom’. </hi>(Mrazović 2009, 149)</p><p rend="quotations_quotation_b3">‘nella lingua parlata contemporanea è praticamente scomparso, ad eccezione di una piccola parte di dialetti, non c’è più nemmeno nel linguaggio della stampa, della radio e della televisione. È stato sostituito dal perfetto, mentre nel parlato (ma anche nello scritto) dal cosiddetto ‘perfetto storico.’</p><p rend="text">Usato in passato spesso nei testi letterari, l’imperfetto oggi è conservato solo a livello diatopico, in particolare nella zona sud-occidentale dell’area linguistica štokava (Montenegro), benché ormai anche qui in forte contrazione, e in alcuni proverbi. Si è potuto tuttavia osservare che nel serbo (e croato) contemporaneo vi sono alcune eccezioni. Infatti, l’imperfetto continua ad essere usato con i verbi <hi rend="italic">biti</hi> ‘essere’ e <hi rend="italic">zvati se</hi> ‘chiamarsi’, esclusivamente con valore epistemico-doxastico<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="_14.html#footnote-004">7</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">L’occorrenza dell’imperfetto con valore epistemico-doxastico con tali verbi è registrata già nella grammatica di Maretić e poi nei lavori dei linguisti jugoslavi alla metà del secolo scorso, periodo in cui si è avuto un intenso dibattito sull’imperfetto, probabilmente in conseguenza della sua già considerevole contrazione funzionale (Stojićević 1951; Vuković 1955; Stevanović 1953-54; Sladoević 1953-54; Stevanović 1959). Al valore epistemico-doxastico possono essere ricondotti alcuni esempi riprodotti nella grammatica di Maretić (1963 [1931], 624) e in altri lavori sull’argomento degli anni Cinquanta quando si parla di <hi rend="italic">imperfek(a)t za pravu sadašnjost</hi>, ‘imperfetto per il presente attuale’: <hi rend="italic">što veljaše?,</hi> ‘che cosa dicevi?’ (cioè che cosa dici?), <hi rend="italic">a vi otkle beste</hi>? ‘e voi di dove eravate?’ (cioè di dove siete?)<hi rend="notes_number CharOverride-6"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="_14.html#footnote-003">8</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il medesimo test impiegato per il bulgaro è stato somministrato anche a parlanti nativi di Belgrado e Novi Sad.</p><p rend="text">L’unica forma accettata dai nativi, oltre a quella di <hi rend="italic">zvati</hi> se fornita come esempio (52), è risultata essere quella con il verbo <hi rend="italic">biti</hi> ‘essere’ anche con valore temporale di futuro, cfr. (53) e (54):</p><p rend="quotation_b">(52)	<hi rend="italic">Kako </hi><hi rend="boldItalic">se zvaše</hi><hi rend="italic"> onaj lekar?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Come <hi rend="bold">si chiamava</hi> quel medico?’</p><p rend="quotation_b">(53)	<hi rend="italic">Kada </hi><hi rend="boldItalic">beše</hi><hi rend="italic"> Ivanov rođendan?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Quando <hi rend="bold">era</hi> il compleanno di Ivan?’</p><p rend="quotation_b">(54)	<hi rend="italic">Da li sutra </hi><hi rend="boldItalic">beše</hi><hi rend="italic"> Ivanov rodendan?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘<hi rend="bold">Era</hi> domani il compleanno di Ivan?’</p><p rend="text">Diversamente, imperfetti epistemici-doxastici con altri verbi sono di solito giudicati non accettabili:</p><p rend="quotation_b">(55)	<hi rend="italic">*Gde </hi><hi rend="boldItalic">življaše</hi><hi rend="italic"> ovaj?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Dove <hi rend="bold">abitava</hi>?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(56)	</hi><hi rend="italic" >*U koliko sati </hi><hi rend="boldItalic" >polažaše</hi><hi rend="italic" > tvoj voz?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘A che ora <hi rend="bold">partiva</hi> il tuo treno?’</p><p rend="text">Un informante linguista commenta che tali impieghi dell’imperfetto sono possibili solo in teoria, ma non nell’uso comune, al di fuori, forse, di qualche dialetto (“Samo teoretski, nije u živoj upotrebi u savremenom jeziku. Sem možda u dijalektu”). Del tutto escluso invece l’uso dell’imperfetto quando chiara è l’indicazione di futuro:</p><p rend="quotation_b"><hi >(57)	*</hi><hi rend="italic" >U kojoj sobi ti </hi><hi rend="boldItalic" >rađaše</hi><hi rend="italic" > sutra?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘In che stanza <hi rend="bold">lavoravi</hi> domani?’</p><p rend="quotation_b">(58)	*<hi rend="italic">S kime </hi><hi rend="boldItalic">se sretaše</hi><hi rend="italic"> sutra?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘Con chi <hi rend="bold">ti incontravi</hi> domani?’</p><p rend="text">Per quanto riguarda, invece, le forme sostitutive (a parte presente e futuro), all’unanimità sono state indicate strutture del tutto inattese, accettabili per tutti i verbi (stativi e non stativi), con tempo dell’evento sia presente che futuro e costruite con la terza persona singolare dell’imperfetto seguita dal verbo coniugato al presente, senza congiunzione, secondo il modello: ‘<hi rend="italic">beše </hi>(essere:<hi rend="CharOverride-5">imperfetto.</hi>3<hi rend="CharOverride-5">ps</hi>) + verbo:<hi rend="CharOverride-5">presente</hi>’:</p><p rend="quotation_b ParaOverride-5"><hi >(59)	</hi><hi rend="italic" >U kojoj sobi ti </hi><hi rend="boldItalic" >beše</hi><hi rend="italic" > radiš (sutra)?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘In che stanza lavoravi (domani)?’</p><p rend="quotation_b"><hi >(60)	</hi><hi rend="italic" >U koliko sati </hi><hi rend="boldItalic" >beše</hi><hi rend="italic" > polazi tvoj voz (sutra)?</hi></p><p rend="quotation_b">	‘A che ora partiva il tuo treno (domani)?’</p><p rend="quotation_b">(61)	<hi rend="italic">S kime se </hi><hi rend="boldItalic">beše</hi><hi rend="italic"> nalaziš (sutra)?</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-6">	‘Con chi ti incontravi (domani)?’</p><p rend="text">Kovačević (2008), senza essere a conoscenza delle teorie e degli studi sull’uso dell’imperfetto epistemico-doxastico dell’italiano о del bulgaro, riconosce a queste strutture una funzione deittica, nel senso che queste forme servirebbero a rimandare a conoscenze pregresse<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="_14.html#footnote-002">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2 ParaOverride-7">5. Conclusioni</p><p rend="text">L’osservazione dei dati raccolti ci permette di trarre alcune considerazioni conclusive e generali sull’accezione epistemico-doxastica dell’imperfetto.</p><p rend="text">Innanzitutto, per quanto riguarda italiano e bulgaro, che sono le due lingue dove quest’uso è ben radicato, l’esistenza in bulgaro di forme verbali dedicate di futuro nel passato e di forme evidenziali determina restrizioni nell’uso dell’imperfetto con questo valore quando il tempo dell’evento è al futuro e quando viene esplicitato che si tratta di informazione riportata. Per questo sembra mancare in bulgaro un marcato atteggiamento epistemico di dubbio nei confronti del contenuto dell’enunciato. Diversamente, in italiano, l’imperfetto epistemico-doxastico ha una gamma di impieghi molto più ampio e il valore evidenziale e epistemico della forma sono più netti. Del resto, come nota De Mulder (2012, 109), anche tra francese e italiano vi sono differenze relativamente all’impiego di questo valore modale: in francese, infatti, l’uso epistemico-doxastico dell’imperfetto si trova solitamente con il verbo modale ‘dovere’ e meno di frequente con un verbo non modale. Si può dire così che le rispettive etichette date a questi usi dell’imperfetto in italiano (epistemico-doxastico) e in bulgaro (<hi rend="italic">na doseštane</hi>) riflettono le differenze tra le due lingue.</p><p rend="text">Ciononostante, la configurazione nozionale dell’imperfetto, da cui ha origine questa accezione modale, è comunque identica in tutte le lingue. Affinché il valore epistemico-doxastico si possa attivare è necessario che l’intervallo di validità epistemica (così come chiamato da Patard che fa riferimento all’intervallo di tempo nel quale è giudicato possibile che l’evento si realizzi) si possa estendere al momento dell’enunciazione e oltre permettendo che il tempo della situazione ‘transiti’ liberamente dal tempo dell’ancoraggio temporale al passato verso il presente e eventualmente il futuro. Alla luce del fatto che in bulgaro questo uso modale dell’imperfetto si manifesta solo con verbi di aspetto imperfettivo, riprendendo l’interpretazione della configurazione nozionale dell’imperfetto data da Desclés e Guentchéva (Desclés, Guentchéva 1990, 241; Guentchéva 1990, 28-9) e riportata al paragrafo 1.1, si può affermare che condizione necessaria perché il valore epistemico-doxastico sia attivato è che tutti i limiti a destra siano aperti. Ciò significa che a destra deve essere aperto non solo il limite temporale ma anche quello aspettuale.</p><p rend="text">Una conferma di ciò ci viene dai dati delle altre lingue slave dove si è consolidato un sistema verbale radicato nell’opposizione imperfettivo / perfettivo. Qui, infatti, il valore epistemico-doxastico non può essere espresso. Benché la forma analitica di passato dei verbi imperfettivi abbia rilevato in gran parte le funzioni dell’imperfetto (significati prototipici), essa non ammette facilmente l’interpretazione epistemico-doxastica. L’imperfettività della forma verbale appare così non essere condizione sufficiente alla manifestazione di tale valore, per il quale è necessaria l’attivazione contemporanea della configurazione nozionale del tempo imperfetto, che consiste nell’apertura del limite temporale di destra. Sembra dunque che nel passato analitico imperfettivo delle lingue slave il limite destro sia in qualche modo chiuso, ovvero che la situazione descritta sia considerata come ‘finita’, ancorché senza raggiungere un culmine dopo il quale si instaura uno stato diverso di qualche partecipante alla situazione stessa о ne sia mostrato il risultato (ovvero la situazione codificata dall’aspetto perfettivo)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="_14.html#footnote-001">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il caso del serbo è particolarmente interessante per il fatto che, nonostante l’imperfetto sia scomparso dal sistema temporale della lingua contemporanea, se ne osserva la sopravvivenza in due forme relitto (verbi stativi) proprio in un’accezione, quella epistemica-doxastica, che il passato analitico imperfettivo non può esprimere. A ciò va aggiunto che la lacuna nozionale formatasi in seguito alla scomparsa dell’imperfetto viene colmata attraverso una strategia sostitutiva che permette la creazione di un intervallo di validità epistemica con ancoraggio nel passato ma con proiezione verso il presente e il futuro. Nella struttura sopra discussa ‘<hi rend="italic">beše</hi> + presente del verbo’, <hi rend="italic">beše</hi> può essere ritenuta una marca di ‘imperfetto’ cristallizzata che esprime analiticamente la validità epistemica dell’intervallo, separata dal contenuto proposizionale trasmesso dal verbo coniugato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="_14.html#footnote-000">11</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Barceló, G. J., et J. 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Bergamo: Bergamo University Press.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_14.html#footnote-009-backlink">2</ref></hi>	Si potrebbe dire che Patard parla di ‘aspetto’ mentre Nicolova di ‘tempo’ nel senso di <hi rend="italic">tense</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="_14.html#footnote-008-backlink">3</ref></hi>	Relativamente alla terminologia, nella linguistica bulgara quest’uso è noto a partire da Stankov (1966, 136) come “otsenka na doseštane<hi >, </hi>na pripomnjane na dejstivijata ot govoreštija’ ‘sfumatura di rammento, di ricordo dell’azione da parte del parlante’, in francese “valeur de rappel” (Stankov 1994-1995, 200). Cfr. anche Stojanov (1983, 332-33), Pašov (1999, 145). Vedi anche “imperfekt za pripomnjane” in Nicolova (2008, 285). Per l’italiano, l’etichetta “epistemico-doxastico” è stata coniata da Maria-Elisabeth Conte (Conte 1984, 202) e ripresa poi nei lavori dei valori modali dell’imperfetto (cfr. Bazzanella 1994; Nannoni 2004). Per il serbocroato, gli usi dell’imperfetto prossimi al valore epistemico-doxastico sono classificati da Maretić 1963 (1931, 624) come “imperfekat za pravu sadašnjost” (‘imperfetto per il presente attuale’) e tale definizione viene più о meno conservata negli studi sull’argomento e nelle grammatiche successive (“imperfekat u obuhvatanju sadašnjosti”, ‘imperfetto con inclusione del presente’ in Vuković 1955, 158-71; si veda anche la definizione “označava jedno stanje koje […] nije bilo takvo samo u prošlosti nego je takvo i u vreme govora – stalno”, ‘indica uno stato che […] non era tale solo nel passato, ma che anche al momento dell’enunciazione – costante’, in Stevanović 1953-54, 49). Cfr. Anche Roglić (2000, 28, 68). Più recentemente, Kovačević (2008) definisce quest’uso come deittico.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_14.html#footnote-007-backlink">4</ref></hi>	Notevole è a questo proposito anche il fatto che in bulgaro manca una forma dedicata di futuro nel passato per il verbo <hi rend="italic">трябва</hi> ‘dovere’, in sostituzione della quale è impiegato l’imperfetto <hi rend="italic">трябваше</hi>. Un comportamento simile si osserva del restо in italiano con “bisogna! / “bisognava”</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_14.html#footnote-006-backlink">5</ref></hi>	L’esempio seguente, tratto dal romanzo di Ignacy Karpowicz <hi rend="italic">Ości</hi> (2013, 425), mostra tuttavia che in polacco l’accezione modale epistemico-doxastica del passato imperfettivo, benché non frequente, sia tuttavia possibile: “Jutro przyjeżdżała matka Andrzeja. <hi >Zdumiewające: jutro (przyszlość) przyjeżdżała (przeszłość).</hi>”<hi > </hi>‘<hi >Domani arrivava la madre di Andrzej. </hi>Incredibile: domani (futuro) arrivava (passato).’</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_14.html#footnote-005-backlink">6</ref></hi>	Il significato epistemico-doxastico può essere espresso dal passato del verbo “dovere”, cfr. ceco: <hi rend="italic">Zitra jsme měli jít do kina</hi> о polacco: <hi rend="italic">Jutro mieliśmy iść do kina </hi>‘Domani dovevamo andare al cinema’. Tuttavia in questa ricerca il valore epistemico-doxastico dei modali al passato non è stato considerato (cfr. par. 2).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_14.html#footnote-004-backlink">7</ref></hi>	“Essere” e “chiamarsi” sono i due medesimi verbi che Stankov per il bulgaro riferisce essere quelli più frequentemente usati con il valore modale epistemico-doxastico.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_14.html#footnote-003-backlink">8</ref></hi>	“<hi >Vrlo je rijedak imperfekt za pravu sadašnjost, i to samo u pitanjima: što </hi><hi rend="italic" >veljaše</hi><hi >? (tj. što veliš? tako se u južnom primorju odzivaju žene i djevojke). V[ukov] rječn[ik] kod </hi>о<hi rend="bold" >j </hi>чу<hi rend="bold" >j</hi><hi >, a vi otkle </hi><hi rend="italic" >beste</hi><hi >? (tj. otkle ste?). M[ilićević] 33, što se ono u planini sjaše? nar[odne] pjes[me] 1, 37</hi>’ (L’imperfetto per il presente attuale è molto raro e si trova solo in domande: che cosa <hi rend="italic">dicevi</hi>? (cioè che cosa dici?, parlano cosi donne e ragazze sulla costa meridionale), Dizionario di Vuk [<hi rend="italic">Srpski rječnik istumačen njemačkijem o latinskijem riečima, skupio ga i na svijet izdao Vuk Stef. Karadžić.</hi> U Beču, 1852 - R.B., L.G.] alla voce ‘oi čuj’; e voi di dove <hi rend="italic">eravate</hi>? (cioè di dove siete?) Milićević [<hi rend="italic">Zimnje večeri, price iż narodnog zivota u Srbiji, napisao M. Dj. Milićević</hi>. U Beogradu 1885 - R.B., L.G.] 33; che cosa <hi rend="italic">brillava</hi> sulla montagna? Canti popolari [<hi rend="italic">Srpske narodne pjesme. </hi><hi rend="italic" >Skupio ih i na svijet izdao Vuk Stef. Karadžić</hi><hi >. U Beču, 1841 - R.B., L.G.] I, 37).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_14.html#footnote-002-backlink">9</ref></hi>	Kovačević (2008, 149) inoltre segnala che accanto alla possibilità di usare <hi rend="italic">beše</hi> con il presente: <hi rend="italic">Kako se ti beše zoveš?</hi> lett. ‘come ti [era] chiami’, si può trovare l’imperfetto: <hi rend="italic">Kako se ti beše</hi><hi rend="italic"> zvaše</hi>? lett. ‘come ti [era] chiamavi’, e, più di rado, il passato composto: <hi rend="italic">Šta si ono beše rekao?</hi> lett. ‘che cosa hai [era] detto’.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-6"><ref target="_14.html#footnote-001-backlink">10</ref></hi>	L’impossibilità di attivare il valore epistemico-doxastico vale anche per i tempi passati semplici dell’inglese (<hi rend="italic">Where did he live?</hi> / <hi rend="italic">*Where did he go tomorrow?</hi>) e del tedesco (<hi rend="italic">Wo wohnte er?</hi> / <hi rend="italic">*Wohin ging er morgen?</hi>), che vengono classificati come neutri dal punto di vista aspettuale (Patard 2014). Tuttavia, sia tedesco che inglese ammettono a volte e ‘eccezionalmente’ questo valore modale con verbi stativi (<hi rend="italic">What was your name again?</hi>;<hi rend="italic"> Wie hiess er noch?</hi>), grazie alla loro semantica che non prevede infatti limite alcuno: “assert that a state existed before the moment of speech, but they do no say whether that state exists in the present or not” (Palmer 2001, 220).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_14.html#footnote-000-backlink">11</ref></hi>	Questa struttura ricorda le frase scisse dell’inglese, del tipo: <hi rend="italic">Where was it you live again?</hi>, le quali permettono una lettura epistemico-doxastica, e dell’italiano, dove accanto a: “Dove era che andavi domani?” si può sentire: “Dov’era che vai domani?”, benché di registro molto basso e per qualcuno addirittura al limite dell’accettabilità.</p>
      
      
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