<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Lo studium nel XIV e nel XV secolo</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-3245-2904" type="ORCID">
            <forename>Andrea</forename>
            <surname>Zorzi</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Firenze e l’Università</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0282-4</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Emanuela Ferretti, Donatella Lippi, Antonella Salvini, Bernardo Sordi, Andrea Zorzi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.06</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>The contribution overturns the narrative of the origins of the Florentine studium as a substantial 'failure'. Its events did not represent a particular case: as in other European cities of the late Middle Ages, the university experienced refoundations and movings of headquarters. The specificity of the Florentine studium must be identified in some characteristics of the evolution of Florentine society: a metropolis of international standing bent by the demographic crisis, an economy oriented towards trade but burdened by a growing public debt, a continuous state of warfare which allowed the subjugation of other cities, a literate society supported by private patronage. This context explains the events of the first two centuries of the history of the studium and the decision to move the headquarters elsewhere.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>studium</item>
            <item>history of universities</item>
            <item>Florence</item>
            <item>Middle Ages</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.06<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.06" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">Lo <hi rend="italic">studium</hi> nel XIV e nel XV secolo</p><p rend="h1_author ParaOverride-1">Andrea Zorzi</p><p rend="text">Come altre città europee anche Firenze fu sede di <hi rend="italic">studia</hi> e di luoghi di alta formazione nel tardo medioevo. Quasi ovunque la storia delle università fu caratterizzata da fondazioni, rifondazioni e spostamenti di sede acquisendo solo nel tempo una relativa stabilità di funzionamento<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="_06.html#footnote-033">1</ref></hi></hi>, per quanto le narrazioni locali abbiano teso a rivendicare una filiazione diretta degli attuali Atenei dalle prime attestazioni degli <hi rend="italic">studia</hi> nei secoli XII-XIV. La documentazione fiorentina, che ha consentito di individuare i periodi di effettiva quiescenza dello <hi rend="italic">studium</hi> nel corso dei secoli XIV e XV<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="_06.html#footnote-032">2</ref></hi></hi>, ha indotto gli studiosi a interpretarne concordemente la sua storia iniziale nei termini di ‘travagliata origine’, di ricorrenti ‘false partenze’, di ‘difficile convivenza’ con la città quando non di sostanziale ‘fallimento’ (cfr. in particolare Brucker 1969; Spagnesi 1979, 4-6, 29, 40-63; Garfagnini 1989). In realtà, le vicende fiorentine non rappresentarono un caso particolare, ma si proposero in termini analoghi a quanto accadde in altre città, anche là dove le università sorsero per iniziativa dei sovrani<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="_06.html#footnote-031">3</ref></hi></hi>: la specificità va individuata semmai in alcune caratteristiche proprie della società fiorentina e nella decisione di spostare altrove la sede dello <hi rend="italic">studium</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="_06.html#footnote-030">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">1. Una metropoli internazionale, un’economia affluente, una società alfabetizzata</p><p rend="text">Un primo interrogativo appare ineludibile. Per quali ragioni l’iniziativa di fondarvi uno <hi rend="italic">studium</hi> non sorse a Firenze prima del XIV secolo? Perché la città non seguì l’esempio di Bologna e di Padova o, per limitarsi alla Toscana, di Arezzo e di Siena, dove le prime notizie di attività universitarie risalgono al primo Duecento (cfr. Black 1996; Denley 2006)? La risposta è apparentemente semplice: a lungo la società fiorentina non ne avvertì la necessità (su questo punto cfr. anche Garfagnini 1989, 117-9).</p><p rend="text">Firenze conobbe infatti sin dal secolo XII una diffusa scolarizzazione per effetto dell’impetuoso sviluppo sociale ed economico che portò i suoi operatori a primeggiare nei mercati commerciali e finanziari internazionali in un arco di tempo che possiamo simbolicamente racchiudere tra la coniazione del fiorino nel 1252 e i clamorosi fallimenti bancari degli anni Quaranta del secolo successivo (cfr., per uno sguardo generale, Dini 1995). La città diventò una delle più alfabetizzate dell’Occidente, come vantato con enfasi dal cronista Giovanni Villani negli anni Trenta del Trecento: circa diecimila fanciulli (tre quarti dei maschi nella prima età scolare) vi avrebbero imparato a leggere e a scrivere in volgare in decine di scuole di base; tra i mille e i duemila avrebbero appreso la matematica in sei scuole cosiddette d’’abaco’; seicento proseguito gli studi secondari di latino in quattro scuole di grammatica<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="_06.html#footnote-029">5</ref></hi></hi>. Sin dalla metà del Duecento la città era venuta assicurando una solida formazione grammaticale e retorica, impartita non solo presso la scuola del capitolo della cattedrale ma anche in altre, private, gestite da laici (cfr. Faini 2017, 3-14 in particolare). Dalla fine del secolo furono attivi anche alcuni istituti ecclesiastici di alta formazione: tre <hi rend="italic">studia</hi> teologici – il francescano di Santa Croce (dal 1270 circa), il domenicano di Santa Maria Novella (dal 1299 e che dai primi anni del Trecento si profilò come il più importante in città) e l’agostiniano di Santo Spirito (dal 1324) – e una scuola di diritto canonico presso la cattedrale (cfr. Aranci 2021, 148-9; Davis 1988, 136). Le conoscenze filosofiche e medico-scientifiche – un campo ampio del sapere che integrava scienza medica, filosofia naturale e logica – si diffusero a Firenze grazie a questi ambienti (cfr. Diacciati, Faini 2021, 14-29): lo Studio francescano si aprì, per esempio, anche alla sperimentazione dell’alchimia farmacologica (cfr. Diacciati, Faini 2021, 26-7). Quei luoghi erano frequentati come uditori anche dai laici, che pure non potevano ottenervi alcun titolo accademico.</p><p rend="text">Non stupisce pertanto come in un tale contesto poterono formarsi e operare pensatori e letterati come il notaio e cancelliere Brunetto Latini, il teologo e predicatore Remigio de’ Girolami, il sommo Dante Alighieri, oltre a innumerevoli figure intellettuali di non minore spessore quali, per esempio, il giudice e letterato Bono Giamboni, il medico e docente Taddeo Alderotti, il poeta e filosofo Guido Cavalcanti o il mercante e cronista Dino Compagni. La vivacità culturale della società fiorentina del XIII e XIV secolo non ebbe bisogno di un’università per poter sviluppare un sapere avanzato.</p><p rend="text">Prendiamo in considerazione una peculiarità ulteriore. Agli inizi del Trecento Firenze superò i centomila abitanti per effetto dell’immigrazione dalle campagne di individui e famiglie attratti dalle opportunità di fortuna che offriva l’impetuosa crescita economica della città. Gli studi le riconoscono il rango di vera e propria metropoli dell’epoca, vale a dire di una città di notevoli dimensioni, caratterizzata da una dinamica vita sociale, economica e culturale. In Italia solo altri due centri conobbero uno sviluppo analogo: Milano e Venezia, che superarono rispettivamente i centocinquantamila e i centoventimila abitanti (cfr. Ginatempo, Sandri 1990, 40, 74, 80, 106). Tutte e tre le città si ponevano al centro di sistemi economici di raggio internazionale. Si noti come in nessuna di esse si affermò durevolmente uno <hi rend="italic">studium</hi>, a differenza di quanto accadde in città di minore rilievo come Bologna o Padova, che investirono invece strategicamente sull’affluenza di centinaia di studenti e docenti forestieri e sull’indotto economico generato dalla loro presenza in termini di consumi, mercato immobiliare, approvvigionamento di beni e sviluppo di servizi (cfr. Pini 1988, che ha censito la presenza a Bologna di un migliaio di studenti tra 1280 e 1350).</p><p rend="text">In altri termini, l’orientamento dell’economia verso la produzione manifatturiera e il grande commercio internazionale e l’avanzata alfabetizzazione garantita dalle scuole di grammatica e di abaco – come anche da apposite scuole professionali, a cominciare da quelle di notariato e di mercanzia (sulle quali cfr. Faini 2017, 4, 23; Ulivi 1998) – non favorirono la maturazione nelle élite fiorentine di un indirizzo favorevole a investire stabilmente in uno <hi rend="italic">studium</hi> che, sul modello delle altre università dell’epoca, avrebbe impartito con metodo ‘scolastico’ insegnamenti orientati alla costruzione di grandi sistematizzazioni del sapere più che alle attività pratiche. In ambito giuridico e medico le specializzazioni potevano essere conseguite altrove: principalmente a Bologna dove sin dal Duecento si formarono professionisti che poi operarono a Firenze e altrove, come nel caso dei medici personali reclutati dal re di Sicilia Carlo d’Angiò, tutti di origine fiorentina (Diacciati, Faini 2021, 21-3).</p><p rend="text">Ne derivò così una tardiva a tormentata relazione tra l’università e la città destinata a protrarsi nel tempo – per certi aspetti fino alla nostra contemporaneità – e soprattutto a segnarne le vicende tra XIV e XV secolo. Ai fautori che a più riprese sostennero l’esigenza di dotare la città di un ente di istruzione superiore sempre si contrappose una larga componente del gruppo dirigente restia quando non apertamente contraria. L’esito fu quello di un diretto controllo dello <hi rend="italic">studium</hi> da parte delle autorità cittadine e, di conseguenza, di una strutturale discontinuità delle attività, interrotte più volte e faticosamente riavviate perché subordinate all’erogazione pubblica del loro finanziamento.</p><p rend="h2">2. L’istituzione dello <hi rend="italic">studium</hi> nel 1321</p><p rend="text">Condizioni favorevoli all’istituzione dello Studio sembrarono proporsi all’inizio del terzo decennio del Trecento. L’esigenza di attivare insegnamenti di diritto civile e canonico è testimoniata da una norma del 1320 che impegnava i priori fiorentini a reclutare quattro dottori forestieri che insegnassero tali materie per almeno un biennio in uno Studio generale (la norma, in Gherardi 1881, 478, è stata datata al 21 marzo 1320 da Fiorelli 1996). Gli archivi ci restituiscono anche una corposa deliberazione approvata dai consigli cittadini nel 1321 (Gherardi 1881, 107-10) che delinea un progetto ambizioso (un’analisi attenta ne ha dato Spagnesi 1984, 117-28): creare uno <hi rend="italic">studium generale</hi>, adeguato al rango di <hi rend="italic">civitas regia</hi>, con caratteristiche analoghe a quelle dello Studio bolognese in termini di organizzazione degli insegnamenti – non solo in diritto canonico e civile ma anche in medicina «et in aliis scientiis» – e di diritti e doveri di docenti e studenti; istituire un’apposita commissione che sovrintendesse a tale attivazione; sollecitare l’intervento del pontefice a concedere la possibilità di addottorare i chierici anche in diritto civile, consentendo loro di continuare a godere dei benefici ecclesiastici durante gli studi. Sporadiche attestazioni di pagamenti a docenti di grammatica, logica, filosofia e diritto negli anni immediatamente seguenti indicano che le attività stentarono ad avviarsi e cessarono presto, come testimonia anche il fatto che il Villani, che pure fu tra i priori tra 1321 e 1322, non ne fece menzione alcuna nella sua cronaca.</p><p rend="text">La congiuntura apparentemente favorevole non si rivelò tale. Per più motivi. Essa sorse per una delle ricorrenti secessioni di maestri e scolari dell’università di Bologna che si produsse all’inizio del 1321 e della quale provarono ad approfittare anche altre città e altri Atenei, tentando di favorirne il trasferimento, sia pure senza grande successo (ricognizione in Spagnesi 1984, 111-6). È probabile inoltre che, all’esaurirsi della signoria esercitata su Firenze dal 1313 dal re di Napoli Roberto d’Angiò, il gruppo dirigente locale intendesse rilanciare la propria autonomia puntando anche su obiettivi di prestigio come quello di dotare la città di un elemento che fino ad allora era mancato: uno <hi rend="italic">studium</hi> <hi rend="italic">generale</hi>, vale a dire una scuola che, sul modello di quelle di Bologna e di Parigi, conferisse titoli di validità universale, riconosciuti cioè dal papa o dall’imperatore (cfr. Ermini 1942). Ciò spiega anche il motivo dell’insistito richiamo al rango di <hi rend="italic">civitas regia</hi> che Firenze rivendicava perlomeno dall’inizio del XIII secolo sulla scorta della leggendaria fondazione ad opera di Giulio Cesare e della successiva rifondazione da parte di Carlo Magno (sul mito delle origini, cfr. Benvenuti 1995): nella tradizione imperiale le città regie erano quelle in cui si poteva impartire l’insegnamento superiore del diritto.</p><p rend="text">Ai buoni propositi però non fecero seguito azioni continuative, per motivi altrettanto congiunturali. Le tensioni interne al regime – che nel primo lustro degli anni Venti del Trecento accentuò la concentrazione di potere intorno al priorato per fronteggiare la forte pressione dei magnati e dei banditi (cfr. Zorzi 2021) – si rivelarono di ostacolo all’attuazione di un programma ambizioso come quello di impianto di uno <hi rend="italic">studium</hi>. La resistenza dei primi a impegnarsi nelle campagne di guerra per fronteggiare l’espansionismo di Castruccio Castracani, signore di Lucca e Pisa, la scoperta di una congiura tramata dai secondi per rovesciare il regime, e l’inattesa e disastrosa sconfitta ad Altopascio nel 1325 che consentì a Castruccio di compiere scorrerie sotto le porte di Firenze, impedirono al gruppo dirigente fiorentino di destinare i finanziamenti adeguati a un progetto universitario.</p><p rend="h2">3. La rifondazione nel 1348</p><p rend="text">A determinare una nuova congiuntura favorevole al rilancio dello <hi rend="italic">studium</hi> furono invece i rovinosi fallimenti bancari degli anni Quaranta e la drammatica pestilenza del 1348, che ridimensionarono repentinamente il rango demografico di Firenze e il rilievo internazionale della sua economia (cfr. Tanzini 2018). La possibilità di attrarre in tempi rapidi nuova popolazione rilanciando l’economia locale attraverso la presenza di studenti e docenti fu alla base delle ragioni che indussero le autorità cittadine a vincere ogni remora residua e a riavviare il progetto dello Studio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="_06.html#footnote-028">6</ref></hi></hi>. Tra i fautori c’era il continuatore della cronaca di Giovanni Villani, il fratello Matteo che, tacendo anch’egli lo stentato avvio del 1321, ricondusse le origini dello Studio direttamente alla generale rinascita della città dopo l’epidemia (Villani 1995, vol. I, 23-4; cfr. l’analisi in Spagnesi 1984, 128-30). A una commissione di cittadini guidata dall’illustre giurista Tommaso Corsini (che poi vi tenne la cattedra di diritto civile; cfr. Bartocci 2013) fu dato mandato di rendere esecutiva la decisione con la possibilità di attingere fino a 2.500 fiorini stornati dal bilancio destinato ai lavori pubblici (per lo stanziamento, cfr. Gherardi 1881, 113-5): le attività furono avviate tra l’estate e l’autunno del 1348 prevedendo corsi di diritto civile e canonico, medicina, filosofia «et ceteris scientiis», e destinandovi come sede alcune case confiscate dal comune nell’area nei pressi della cattedrale (cfr. Ferretti 2009b, 91).</p><p rend="text">Uno degli elementi di forza della rifondazione fu rappresentato dalla concessione nel 1349 da parte di Clemente VI di una serie di privilegi a cominciare dal riconoscimento apostolico dei titoli dottorali conferiti dallo Studio generale, al pari di quelli di Bologna e Parigi (testo in Gherardi 1881, 116-8; sua analisi in Piana 1977, 19-22): per ottenerli si era prodigato direttamente il vescovo di Firenze Angelo Acciaiuoli che poteva vantare buoni rapporti con il pontefice avignonese e che, nel suo ruolo, esercitava anche quello di cancelliere dello Studio, la figura cioè che rilasciava i titoli accademici (cfr. Santi 2021, 33-4). La bolla prevedeva anche l’autorizzazione ad attivare corsi «in sacra pagina», cioè in teologia, che il pontefice intendeva allargare anche agli Atenei italiani<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="_06.html#footnote-027">7</ref></hi></hi> per rafforzarvi, di contro alla diffusione del radicalismo spirituale di Guglielmo di Ockham in quelli di Oxford e Parigi, la tradizione del pensiero di Tommaso d’Aquino (cfr. Santi 2021, 38-9).</p><p rend="text">Un insuccesso si rivelò invece nel 1351 il tentativo di nobilitare il corpo docente con una figura di grande prestigio come Francesco Petrarca, che declinò l’invito, avanzatogli di persona da Giovanni Boccaccio, perché in procinto di entrare a far parte della corte signorile dei Visconti e probabilmente anche per motivazioni intellettuali che non individuavano nell’insegnamento universitario la sede di elezione (da ultimo, limpide pagine in Santi 2021, 39-42). Peraltro, come già negli anni Venti, le attività dello Studio stentarono ad avviarsi al punto che nel 1354 gli edifici inizialmente destinati a ospitarle risultavano in decadenza per la mancata utilizzazione (Gherardi 1881, 124-7). Solo dal 1357 con l’acquisto di una nuova <hi rend="italic">domus</hi> e poi dal 1359 con l’affitto di un edificio destinato a ospitare l’amministrazione (siti sempre nella medesima area corrispondente all’attuale via dello Studio) (Gherardi 1881, 131-2; cfr. Ferretti 2009b, 91), le attività assunsero continuità sotto il coordinamento di appositi ufficiali, ai quali fu messo a disposizione dal comune uno stanziamento iniziale di 2.000 fiorini (Gherardi 1881, 128-30) sulla base di un primo nucleo di norme<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="_06.html#footnote-026">8</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Negli anni Sessanta il budget annuale oscillò tra i 1.500 e i 2.000 fiorini (come ricostruito da Brucker 1969, 222), con integrazioni mirate al pagamento degli stipendi dei docenti forestieri in Diritto e in Medicina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="_06.html#footnote-025">9</ref></hi></hi>. Per quel periodo la documentazione della camera del comune consente di rilevare come i lettori di quelle Facoltà guadagnassero, rispettivamente, più di 200 fiorini annui per gli insegnamenti di Diritto civile, tra i 150 e i 200 per quelli di Diritto canonico e di Medicina, mentre i docenti «in artibus» (Filosofia, Logica e Retorica) ricevessero mediamente 80 fiorini e quelli di Teologia (che appartenevano ai conventi mendicanti cittadini) quasi mai più di 30. Tra i meglio remunerati furono i medici Iacopo da Montecalvo (con 315 fiorini annui) e Giovanni Dondi (con 250), e i giuristi Baldo degli Ubaldi, Ricovero da San Miniato (entrambi con 300) e Riccardo di Saliceto (con 260) (cfr. Park 1980, 253-67). In quel decennio il funzionamento dello Studio entrò a pieno regime, con la copertura continuativa degli insegnamenti in tutte le Facoltà, con un ordinato svolgimento delle lezioni, sorvegliato da un apposito bidello, tenuto ad aprire edifici e aule, a suonare un’apposita campana per gli studenti, a controllarne il regolare svolgimento a cominciare dal comportamento degli studenti e dei professori, e a denunciare le infrazioni agli ufficiali<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="_06.html#footnote-024">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Non sorprende pertanto che nel 1364 Carlo IV riconobbe anche a quello fiorentino il privilegio di <hi rend="italic">studium generale</hi> e ne convalidò i titoli di studio rilasciati «in sacra pagina, in iure civili et canonico, ac medicina, philosophia, loica et gramatica, ac quavis alia licita facultate» (Gherardi 1881, 139-40). La tutela imperiale garantiva a docenti e studenti che si recassero a Firenze la piena libertà di accesso e immunità giuridiche e fiscali. A mediare per la città la concessione del diploma fu Pietro Corsini, il vescovo ordinato da pochi mesi nella diocesi fiorentina, abile diplomatico da tempo in stretta relazione col sovrano, che vide confermato il proprio ruolo di cancelliere dello Studio, con la facoltà di chiamare gli insegnanti e di conferire i titoli e la <hi rend="italic">licentia ubique </hi><hi rend="italic">docendi </hi>(cfr. Piana 1977, 22-3; Spagnesi 2021, 62-5).</p><p rend="h2">4. La riapertura nel 1385</p><p rend="text">Gli anni Settanta videro invece un improvviso declino dei finanziamenti, dirottati verso spese militari resesi necessarie per sedare la rivolta di San Miniato e fronteggiare l’espansionismo in Toscana dei Visconti e che finirono col determinare un’interruzione ufficiale delle attività dello Studio dal 1376 in coincidenza con la guerra che Firenze si trovò a combattere contro il papato (1375-1378) e con i rivolgimenti politici che ne seguirono, dal tumulto dei Ciompi all’affermazione di regimi guidati dalle arti minori (cfr. Brucker 1981b, 27-124). In quegli anni fu mantenuto solo un insegnamento di chirurgia le cui lezioni, dal 1376, si tennero «in civitate» e non più «in studio» (Park 1980, 266), cioè furono aperte a tutta la cittadinanza, così come già era avvenuto nel 1373 quando era stato affidato a Giovanni Boccaccio l’incarico di leggere il «librum qui vulgariter appellatur <hi rend="italic">Il Dante</hi>» nella chiesa di Santo Stefano in Badia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="_06.html#footnote-023">11</ref></hi></hi>. Solo la stabilizzazione di un regime oligarchico ripropose le condizioni per riavviare lo Studio dal 1385 con una dotazione annuale di 2.000 fiorini (poi elevata a 3.000<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="_06.html#footnote-022">12</ref></hi></hi>) garantita dalle tasse sul commercio dei generi alimentari<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="_06.html#footnote-021">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nel 1388 un’apposita commissione di docenti e studenti presieduta dal rettore dello <hi rend="italic">studium</hi> procedette a una revisione sistematica del suo statuto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="_06.html#footnote-020">14</ref></hi></hi>, che offre l’immagine di un’articolazione ormai matura raggiunta in termini di organi (il rettore – uno studente anziano con esperienze didattiche –, i suoi consiglieri ripartiti tra le tre Facoltà – Teologia, Diritto e Medicina e arti – e sei <hi rend="italic">nationes</hi> di studenti, il notaio, il bidello e gli stazionari che custodivano le copie dei libri da cui trarre le pecie), di cattedre ordinarie e straordinarie (i cui docenti erano scelti e stipendiati direttamente dagli studenti), di ordinamenti didattici e di svolgimento dei corsi (con accurata elencazione dei diritti e dei doveri dei docenti), di requisiti di accesso degli studenti, di modalità di svolgimento degli esami finali, e di pratiche quotidiane di vita dello Studio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="_06.html#footnote-019">15</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Dal 1385 gli ufficiali dello Studio tesero ad assumere continuità (un elenco degli ufficiali per il periodo 1385-1473 è in Davies 1998, 145-55). Per gli anni Novanta i documenti confermano come gli stipendi più pingui (250/300 fiorini annui) continuassero a essere pagati ai docenti forestieri di Diritto e di Medicina (Spagnesi 1979, 270-2). Il 1392 costituì un anno importante perché le autorità cittadine finanziarono la ristrutturazione delle case occupate sin dagli anni Cinquanta intesa a creare un unico nuovo edificio per ospitarvi gli organi dello Studio e le residenze di alcuni docenti (cfr. Spagnesi 1979, 31-5, 149-52; Ferretti 2009b, 91-2): da quel momento la sede ufficiale fu il palazzo tuttora visibile nell’attuale via dello Studio, mentre le lezioni continuarono a essere svolte in abitazioni private, in chiese e in conventi (qualche riferimento sulle sedi è in Ferretti 2009b, 123, nota 29). Sempre in quell’anno Bonifacio IX concesse ai chierici che si fossero recati a Firenze il privilegio di poter studiare il diritto civile, in deroga alle proibizioni canoniche, senza perdere il godimento dei benefici ecclesiastici (Gherardi 1881, 173-4).</p><p rend="text">Il consolidamento delle attività dello <hi rend="italic">studium</hi> negli ultimi lustri del Trecento è confermato anche dai rapporti crescenti che esso intrattenne con settori importanti della società fiorentina. In primo luogo con quello medico: con la fondazione nel 1288 dell’Ospedale di Santa Maria Nuova vi prese avvio una scuola importante, che rappresentò un punto di riferimento ineludibile sia per il collegio interno all’arte dei medici e speziali (che dopo la peste del 1348 rafforzò i criteri di selezione per l’accesso all’esercizio della professione) che vi organizzava due volte l’anno le dissezioni anatomiche, sia per gli insegnamenti di chirurgia offerti dallo <hi rend="italic">studium</hi> che si appoggiavano a loro volta all’ospedale per le esercitazioni pratiche (cfr. Mannelli 1984, 897-907; Sandri 2012; Lippi 2017). Lo <hi rend="italic">studium</hi> si allargò inoltre a offrire insegnamenti di grammatica a livello scolastico – che affiancarono quelli già attivi in sedi private – per servire le esigenze di una società che chiedeva percorsi di approfondimento preuniversitari spendibili in vari ambiti professionali: i maestri pagati dallo Studio erano insegnanti di scuola secondaria e i loro programmi seguivano l’impianto tradizionale delle regole di sintassi e di retorica (cfr. ora Black 2007, 245-326 in particolare; 2021). Un’apertura alla cittadinanza fu anche perseguita attivando alcuni insegnamenti in lingua volgare: nel 1391, per esempio, il nipote di Giovanni Villani, Filippo, affiancò al corso di Retorica la lettura di Dante alla cittadinanza sul modello di quella condotta da Boccaccio un ventennio prima<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="_06.html#footnote-018">16</ref></hi></hi>; mentre nel 1394 all’agostiniano Grazia Castellani, docente di Teologia, fu affidata la lettura in volgare dell’<hi rend="italic">Apocalisse</hi> nella chiesa di Santo Stefano a Ponte (Spagnesi 1979, 171).</p><p rend="h2">5. Il ripiegamento della città e della sua economia, la fioritura culturale</p><p rend="text">L’evoluzione dello Studio accompagnò le profonde trasformazioni che la società fiorentina attraversò tra XIV e XV secolo. All’inizio del Quattrocento Firenze aveva ormai perso la dimensione di metropoli e visto ridimensionarsi la propria economia: la popolazione scese a meno di quarantamila abitanti nel 1427, le produzioni manifatturiere non attingevano più i livelli del secolo precedente e gli operatori economici non primeggiavano come in passato nei traffici internazionali (cfr. Goldthwaite 2013; Ginatempo, Sandri 1990, 109-10). Nondimeno, ricorrendo anche a un’imponente dilatazione del debito pubblico, le autorità furono in grado di fronteggiare l’espansionismo militare dei Visconti e un lungo stato di guerra che dagli anni Ottanta del secolo XIV si prolungò fino alla metà del successivo. In quei decenni Firenze sottomise Arezzo, Pistoia, Pisa, Volterra e moltissimi centri minori, dando vita a un dominio territoriale che ne consolidò l’egemonia in Toscana marginalizzando peso e ruolo di Lucca e Siena (cfr. Molho 1971; Zorzi, Connell 2001).</p><p rend="text">È dunque nel contesto di un generale ripiegamento della società e dell’economia che occorre collocare gli sviluppi dello <hi rend="italic">studium</hi>. Questi si comprendono meglio se si tiene presente anche l’alto grado di alfabetizzazione che la popolazione mantenne nel corso del Quattrocento, testimoniato dalla pratica quotidiana di scrivere in volgare non solo documenti d’affari ma anche lettere e diari, diffusa anche tra i gruppi sociali più modesti (cfr. Anselmi, Pezzarossa, Avellini 1980; Tognetti 2020). La società fiorentina era una delle più colte dell’Occidente, al punto che le élite benestanti diversificarono le proprie attività economiche investendo in beni di lusso (mobili, oreficerie, arazzi, pitture e sculture) con cui arredavano palazzi e luoghi di culto privati: la formazione di una domanda diffusa alimentò la fioritura artistica e architettonica rinascimentale (cfr. Goldthwaite 1996). Non sorprende che la riscoperta delle <hi rend="italic">humanae litterae</hi>, cioè delle discipline classiche che concorrevano alla formazione dell’uomo, sviluppatasi a Padova alla fine del Duecento e coltivata nelle reti di intellettuali italiani legati alla curia avignonese nel corso del Trecento, finì col trovare a Firenze l’ambiente ideale per la diffusione del processo di reinvenzione del presente attraverso il confronto con le opere degli antichi (cfr. Witt 2005; Luzzatto, Pedullà, De Vincentiis 2010).</p><p rend="text">Gli storici dell’Umanesimo e delle università hanno sottolineato come il fenomeno non sorse negli <hi rend="italic">studia</hi> ma da una discontinuità di metodo rispetto alla tradizione ‘scolastica’ che vi veniva insegnata sin dalle loro origini, e hanno anche messo in relazione la debolezza strutturale dello Studio fiorentino con la sua sostanziale estraneità al fenomeno intellettuale più vivo che investì parte delle élite cittadine. Se il primo elemento è un dato dell’evidenza, il secondo è l’esito della precomprensione diffusa che identifica la qualità degli Atenei a partire dalle discipline umanistiche – laddove essi in realtà erano orientati a servire in primo la formazione avanzata nelle professioni giuridiche, mediche e teologiche – e riflette la rivendicazione di una pari dignità degli insegnamenti di <hi rend="italic">humanae litterae</hi> che la struttura delle discipline universitarie non riconosceva. Allora come oggi la cultura e l’innovazione non originavano solo all’interno delle aule universitarie anche se queste potevano poi farsene voce. Il caso di Firenze mostra proprio come la cultura tradizionale degli <hi rend="italic">studia</hi> e quella che proponeva, attraverso una rilettura del pensiero antico, un’educazione etica e politica dei singoli e delle comunità, diedero vita a un intenso confronto di esperienze (una dotta ricognizione è in Vasoli 1984; cfr. anche Garfagnini 2004).</p><p rend="text">Intellettuali di spicco come Coluccio Salutati e l’allievo Leonardo Bruni, che guidarono la cancelleria fiorentina tra 1375 e 1444 impegnandosi attivamente nella vita civile e promuovendo gli ideali fondati sull’imitazione dei classici, non si erano formati negli <hi rend="italic">studia</hi> ma nelle scuole di grammatica e di notariato (cfr. Bianca 2010; Viti 1990). Nondimeno fu proprio il primo a farsi promotore, anche esautorando gli ufficiali dello Studio, della chiamata di alcune figure di umanisti di alto livello a insegnare nello <hi rend="italic">studium</hi> sovvenzionato dal comune (cfr. Spagnesi 2012): probabilmente già il maestro aretino Giovanni di Bandino nel 1376, che tenne corsi di grammatica e retorica (cfr. Spagnesi 1979, 182, 222 e <hi rend="italic">passim</hi>; Black 2021, 178, 180-1); il citato Grazia Castellani o Giovanni Malpaghini docente di retorica e poi lettore di Dante (Spagnesi 1979, 44); e certamente il dotto filologo bizantino Manuele Crisolora cui fu affidata dal 1397 la promozione dell’insegnamento del greco destinata a una lunga continuità nel tempo, e alle cui lezioni, non riservate ai soli scolari, accorsero molti studiosi da fuori Firenze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="_06.html#footnote-017">17</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">6. Le ristrettezze finanziarie del primo Quattrocento</p><p rend="text">Lo Studio fiorentino si trovò stretto, così, tra l’orientamento tradizionale delle élite economiche cittadine verso una formazione di tipo pratico e l’apertura delle élite culturali e politiche ai nuovi interessi umanistici. A pesare sul suo sviluppo non fu però una diminuita attenzione da parte dei gruppi dirigenti bensì, più prosaicamente, il prosciugamento delle finanze del comune in seguito all’onerosissima conquista di Pisa nel 1406 che era costata oltre un milione e mezzo di fiorini e aveva dilatato il debito pubblico (cfr. Molho 1971, 9-21, 60-112). Fu questa la ragione principale per cui le attività furono sospese nuovamente nel 1407 e riavviate nel 1413 con una dotazione di 1.500 fiorini (schiacciata dalla cifra di 200.000 fiorini pagati ogni anno dalla camera del comune per gli interessi sul debito) (Gherardi 1881, 185-6 e 389; cfr. anche Molho 1971, 20). La fase politica fu segnata inoltre da tensioni fortissime all’interno del regime (cfr. Brucker 1981b, 371-543), che si riverberarono nella decisione assunta nel 1420 di esautorare gli officiali dello Studio e di rimetterne per tre anni l’amministrazione ai consoli dell’arte dei mercanti di Calimala e a una commissione di cui fecero parte alcuni esponenti di vertice che ne avevano a cuore le sorti, tra i quali Niccolò da Uzzano e Palla Strozzi (Gherardi 1881, 201-2; Davies 1998, 80).</p><p rend="text">È indubbio che l’investimento finanziario non raggiunse mai quello di cui beneficiarono <hi rend="italic">studia</hi> di altre città come Bologna, Padova, Pavia o anche Perugia (cfr. Brucker 1969, 225; Park 1980, 271). Ciò spiega perché le attività dell’Ateneo continuarono a essere soggette a precarietà anche nel Quattrocento: già durante la guerra contro i Visconti iniziata nel 1423 il budget annuo fu drasticamente ridotto anche a soli 100 fiorini; una boccata d’ossigeno fu data da Martino V che, su probabile interessamento del segretario apostolico Poggio Bracciolini (un umanista, si noti), concesse nel 1429 alle autorità fiorentine di imporre una tassa annua di 1.500 fiorini sui beni ecclesiastici per finanziarne le attività (Gherardi 1881, 218-20). I priori disposero il restauro degli edifici dello Studio (Gherardi 1881, 220-1), e fino al 1432 poterono essere reclutati una media di 27 lettori (cfr. Park 1980, 270). Peraltro, le ristrettezze non impedirono di reclutare in quel periodo docenti di vaglia come i giuristi Paolo di Castro e Domenico da San Gimignano e il medico Ugo Benzi da Siena: quest’ultimo risulta il più pagato (con 600 fiorini annui), così come anche i civilisti Dionigi da Perugia (con 440), Ludovico Santi da Roma (con 400) e il canonista Giovanni da Anania (con 400). La documentazione consente di verificare come i lettori meglio remunerati continuassero a essere quelli di diritto civile (con una media di 136 fiorini annui) e di medicina (125 fiorini), seguiti da quelli di diritto canonico (107 fiorini), mentre lo stipendio dei lettori di discipline umanistiche ammontava alla metà (57 fiorini). Nel complesso però i salari erano inferiori rispetto a quelli degli anni Sessanta del Trecento (cfr. Park 1980, 270-1 e 272-290 per gli elenchi dei docenti). </p><p rend="text">Mentre ancora una volta nei consigli cittadini si levavano voci per stornare risorse pubbliche dal finanziamento dello <hi rend="italic">studium</hi> perché, «considerato i pochi scholari [che] vi sono», «sarebbe utile si facesse sanza leggere» (cioè insegnare) fino a che non si fosse usciti dalle difficoltà finanziare<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="_06.html#footnote-016">18</ref></hi></hi>, si rivelò importante, per il suo sviluppo, l’impegno profuso dai citati Niccolò da Uzzano e Palla Strozzi, due tra le maggiori figure dello spazio politico cittadino sia pure in un contesto di crescente conflitto tra la fazione alla guida del regime e quella medicea in ascesa<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="_06.html#footnote-015">19</ref></hi></hi>. Il mercante Palla Strozzi, il più ricco tra i contribuenti fiorentini nel 1427 con un patrimonio accertato di oltre 100.000 fiorini, grande cultore delle <hi rend="italic">humanae litterae</hi> e mecenate, era stato fautore della chiamata a Firenze del Crisolora e fu cinque volte tra gli ufficiali dello Studio tra 1414 e 1429<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="_06.html#footnote-014">20</ref></hi></hi>. Niccolò da Uzzano, di fatto il <hi rend="italic">leader</hi> del regime oligarchico, più volte gonfaloniere di giustizia e ambasciatore presso pontefici e sovrani (sull’Uzzano, cfr. Dainelli 1932), dispose nel 1429 una cospicua donazione di 12.500 fiorini investiti nel debito pubblico (che fruttavano 1.000 fiorini annui di interessi) per edificare un collegio destinato a ospitare una quarantina di studenti bisognosi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="_06.html#footnote-013">21</ref></hi></hi>. Da un lato l’iniziativa ne emulava di analoghe assunte in altre città rimarcando come in esse gli studi non vi avessero poi mai interrotto le attività<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="_06.html#footnote-012">22</ref></hi></hi>; dall’altra intendeva offrire un incentivo concreto alle famiglie fiorentine per rispettare il divieto di inviare i propri figli a studiare altrove che, stabilito sin dal 1388, era stato sempre largamente disatteso<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="_06.html#footnote-011">23</ref></hi></hi>, e che si stimava riguardasse ormai circa 250 giovani fiorentini e circa 5.000 fiorini annui per i loro costi di soggiorno fuori patria (così, esplicitamente, nella provvisione del 1429: Gherardi 1881, 211). L’area fu individuata nei pressi del convento di San Marco sul sito che ospita l’odierno rettorato dell’Ateneo. Il complesso, indicato come «casa e collegio della Sapienza», era destinato a residenza senza l’intento di concentravi la sede dello <hi rend="italic">studium</hi> e le aule didattiche (nello specifico, cfr. Ferretti 2009b, 96-8). Uzzano dispose che a sovrintendere alla fabbrica fosse l’arte dei mercanti di Calimala, che amministrava da tempo varie opere assistenziali, mediante dei provveditori nominati a vita, tra i quali figurò Palla Strozzi. Pur rimanendo attiva la gestione finanziaria dell’opera fino alle soglie dell’età ducale, il cantiere fu interrotto già nel 1436 (cfr. anche Ferretti 2009a, 36-9 in particolare) non solo per l’aggravarsi congiunturale delle spese di guerra ma anche perché, morto l’Uzzano nel 1431 e rovesciato il regime nel 1434 (con l’esilio di Palla Strozzi a Padova, dove aprì un cenacolo umanistico), l’affermazione della fazione guidata da Cosimo de’ Medici impresse al controllo dello Studio un nuovo indirizzo (cfr. Kent 1978, 289-351).</p><p rend="h2">7. Il regime mediceo</p><p rend="text">Il nuovo regime attuò subito una salda presa sull’amministrazione dello Studio anche per evitare il ripetersi di episodi di contestazione come quelli che avevano visto protagonista l’inquieto umanista Francesco Filelfo, docente di retorica alla cui chiamata aveva concorso Palla Strozzi, che tra 1432 e 1433 si era scagliato più volte durante le lezioni contro la fazione medicea ed era stato vittima di un agguato organizzato dal rettore dell’università degli studenti dietro al quale fu sospettato di agire come mandante lo stesso Cosimo (cfr. Davies 1998, 83-5; sul Filelfo, cfr. Viti 1997). Tra gli ufficiali dello Studio e i provveditori della Sapienza figurarono costantemente alcuni membri della famiglia Medici e alcuni tra i più fidati sostenitori. Il fratello Lorenzo fu ufficiale più volte dal 1434 al 1437, il figlio Giovanni nel 1437-1438, il figlio Piero nel 1445-1446, 1455-1456 e dal 1458 al 1461 e poi provveditore<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="_06.html#footnote-010">24</ref></hi></hi>. Soprattutto, tra coloro che tra il 1434 e il 1473 figurarono tra i cosiddetti ‘accoppiatori’ (il fulcro del regime mediceo, che controllava l’elezione del collegio di governo; sugli accoppiatori, cfr. Rubinstein 1971, 37-64) ben 52 servirono anche come ufficiali dello Studio (come ha ricostruito in dettaglio Davies 1998, 87). In altri termini, l’università fu per decenni sotto il vigile controllo del regime mediceo.</p><p rend="text">Ciò non significò però un incremento del budget finanziario, che il perdurante stato di guerra con Milano costrinse a mantenere limitato e che fluttuò sempre tra i 1.500 e i 2.000 fiorini annui (Gherardi 1881, 252-3, 260-2). Le attività dovettero essere interrotte nuovamente tra il 1449 e il 1451, anche perché a molti docenti non erano stati pagati stipendi arretrati (Gherardi 1881, 486-8). Peraltro, in anni più felici, si era continuato a remunerare lautamente alcuni lettori (cfr. Park 1980, 291-303), così come erano stati reclutati docenti di fama quali il medico Bartolomeo da Montignana o il retore Giorgio di Trebisonda in seguito alla vasta eco lasciata in città dal concilio tra la chiesa cattolica e quella ortodossa che vide convenirvi nel 1439 i maggiori intellettuali bizantini (Gherardi 1881, 446; Vasoli 1984, 170-1). La provvisione che stanziò 1.700 fiorini per riavviare i corsi nel 1451 offre anche un quadro dei finanziamenti che delinea una gerarchia dell’importanza conferita ai vari insegnamenti: 440 fiorini furono destinati a quelli di Diritto civile, 350 a quelli di Retorica e Poesia, 300 a quelli di Diritto canonico e a quelli di Medicina, 120 a quelli di Grammatica, 70 a quelli di Filosofia e Teologia, 40 a quelli di Astrologia e a quelli di Chirurgia, 20 a quelli (affidati a studenti anziani) di Istituzioni e di Logica (Gherardi 1881, 260-2).</p><p rend="text">Negli anni successivi le ristrettezze di bilancio impedirono di reclutare studiosi di valore e a patirne furono soprattutto gli insegnamenti di diritto, che ovunque rappresentavano il cuore gli <hi rend="italic">studia</hi> e ne definivano reputazione e attrattività e che a Firenze finirono col registrare pochi iscritti e addottorati mentre i docenti furono reclutati prevalentemente in sede locale (cfr. Brucker 1981a, 518-9). Fu così che il collegio dei docenti in Medicina e arti finì con l’acquisire maggiore rilievo rispetto a quello dei giuristi (cfr. Davies 1998, 173-99), anche se ciò non attenuò la strutturale migrazione degli studenti fiorentini in Medicina tra i centri universitari dell’Italia settentrionale (cfr. Rosso 2012). Accanto all’assunzione di maestri che seguivano le discipline filosofiche tradizionali pur aprendosi al confronto con le interpretazioni platoniche, come per esempio il medico Niccolò Tignosi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="_06.html#footnote-009">25</ref></hi></hi>, fu soprattutto nell’ambito letterario che gli ufficiali dello Studio si assicurarono in quegli anni la presenza a Firenze del maestro bizantino Giovanni Argiropulo, cui fu affidata la cattedra di Lettere e Filosofia greca dal 1458 al 1471<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="_06.html#footnote-008">26</ref></hi></hi>, e dell’umanista Cristoforo Landino, cui fu affidato l’insegnamento di Oratoria e di Poesia, che tenne fino alla morte nel 1498 affiancandolo alle letture pubbliche di Dante (cfr. Field 1981; Field 1986).</p><p rend="text">Questi esempi mostrano come i Medici utilizzassero anche i ruoli universitari per coltivare in città le <hi rend="italic">humanae litterae</hi>, nonostante i magri finanziamenti riservati allo <hi rend="italic">studium</hi>. Il munifico mecenatismo di Cosimo, però, non fu rivolto al suo diretto sostegno<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="_06.html#footnote-007">27</ref></hi></hi>, come indicano due episodi significativi. Proprio negli anni in cui fu interrotto il cantiere del collegio della Sapienza voluto dall’acerrimo antagonista Niccolò da Uzzano, Cosimo avviò la costruzione a poche decine di metri di distanza della grande biblioteca del convento di San Marco, destinata ad essere aperta al pubblico nel 1444 e a ospitare il lascito della leggendaria raccolta del bibliofilo Niccolò Niccoli (cfr. Ullman, Stadter 1972). Parimenti, quando all’interno del gruppo dirigente fiorentino si tornò a discutere del futuro dello <hi rend="italic">studium</hi>, Cosimo donò nel 1462 al filosofo Marsilio Ficino la villa di Careggi per farne la sede di un cenacolo di studi poi noto come ‘accademia platonica’, frequentato non solo da umanisti e filosofi ma anche da giuristi, medici, teologi, poeti e musicisti oltre che dai figli di Piero, Giuliano e Lorenzo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="_06.html#footnote-006">28</ref></hi></hi>. Le sovvenzioni medicee erano dunque rivolte più al sostegno delle libere attività culturali che ai luoghi dell’alta formazione professionale.</p><p rend="h2">8. Lo spostamento dello <hi rend="italic">studium</hi></p><p rend="text">Si comprende allora perché le autorità cittadine cominciarono a prendere in considerazione l’ipotesi di spostare altrove le attività dello <hi rend="italic">studium</hi>. Già nella commissione affidata nel 1458 ad alcuni <hi rend="italic">leaders</hi> del regime per perpetrare presso il pontefice la riproposizione del privilegio di poter imporre sui beni ecclesiastici una tassa finalizzata a sostenerne le attività era indicata l’eventualità che esso potesse avere sede «o nella nostra città o nel nostro territorio» (Gherardi 1881, 266-7). Nei collegi governativi la questione fu affrontata apertamente nel 1460 (il testo è edito in Brucker 1981a, 528-33) prospettando per la prima volta la possibilità di spostarne le attività a Pisa, una città precipitata in una gravissima crisi demografica ed economica per la fuga delle sue élite, e dove lo Studio locale era rimasto a lungo inattivo dopo l’assoggettamento a Firenze nel 1406<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="_06.html#footnote-005">29</ref></hi></hi>. Favorevoli e contrari si confrontarono sulle implicazioni che tale soluzione poneva. I primi evidenziarono come la storia dell’Ateneo fiorentino dimostrasse come esso non fosse mai stato un istituto di qualità per l’indifferenza mostrata dalla città e per lo scarso riconoscimento riservato agli studiosi che vi si recavano a insegnare, come Firenze ricavasse ricchezza e fama dai commerci e conferisse pertanto poco valore allo studio delle arti, come lo stile di vita cosmopolita distraesse i giovani scolari esponendoli al vizio mentre Pisa avrebbe costituito l’ambiente ideale alla concentrazione per l’assenza di distrazioni. I secondi sottolinearono come gli studenti avessero immesso risorse nell’economia locale, come lo Studio avesse portato fama alla città e non vi fossero ragioni per favorire di tali vantaggi un centro ostile come Pisa, costringendo oltretutto le famiglie fiorentine a sostenere i costi fuori sede dei propri rampolli (cfr. Brucker 1981a, 517-33; 1988).</p><p rend="text">L’opposizione fu superata quando il giovane Lorenzo de’ Medici assunse con decisione la guida del regime (sull’interesse del Magnifico per lo Studio, cfr. Denley 1996). Vincendo le ultime resistenze il Magnifico riuscì a fare approvare nel 1472 dai consigli cittadini un abile progetto d’insieme (Gherardi 1881, 273-6). Lo <hi rend="italic">studium</hi> mantenne a Firenze la direzione politica – vale a dire i suoi ufficiali, tutti cittadini fiorentini, tra i quali figurò stabilmente lo stesso Lorenzo fino al 1483 (contravvenendo significativamente al costume personale di non assumere cariche)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="_06.html#footnote-004">30</ref></hi></hi> – e alcuni insegnamenti; i suoi statuti trecenteschi furono adottati da quello pisano e il nuovo Ateneo assunse la denominazione di «generale studium florentine reipublice» (documento citato in Fabbri 2021a, 220). In altri termini, lo <hi rend="italic">studium</hi> pisano non assorbì quello fiorentino, e quello fiorentino non fu soppresso: il primo fu semmai rilanciato, mentre il secondo dislocò strategicamente le sue attività. In questo modo anche Firenze veniva a dotarsi di un’università di stato, come già avevano fatto Venezia e Milano rafforzando gli studi in città assoggettate come Padova e Pavia senza provvederne di propri (cfr. Silvano 1996, 988-92 in particolare per Firenze).</p><p rend="text">La sede pisana avviò le attività nel 1473 immatricolando 175 studenti che poterono seguire corsi di Diritto civile e canonico, Medicina, Filosofia, Retorica e Teologia tenuti da 27 docenti (Verde 1973-2010, vol. I, 293-4); nel 1488 gli studenti erano già saliti a 204 (Verde 1973-2010, vol. III, 958-60, 984-6). Per rendere attrattivi i corsi furono reclutati docenti di rango come il giurista Bartolomeo Sozzini o il medico Bernardo Torni (sui quali cfr. Nardi 2018; Baldanzi, Zipoli 2020). L’investimento finanziario fu imponente e poté giovarsi dell’autorizzazione concessa da Sisto IV a Lorenzo di tassare il clero del dominio per 6.000 fiorini annui<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="_06.html#footnote-003">31</ref></hi></hi>, mentre la dotazione ordinaria del comune rimase quella di circa 1.500 fiorini annui<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="_06.html#footnote-002">32</ref></hi></hi>. Tutti gli studenti appartenenti al dominio fiorentino vennero obbligati a iscriversi al nuovo Studio senza poter espatriare (cfr. Brucker 1981a, 525). A Firenze rimase lo ‘Studio ordinario’, che continuò a offrire corsi di Retorica e Lettere greche e latine rivolti a tutta la cittadinanza per coltivarne i valori etico-politici fondati sulla tradizione classica<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="_06.html#footnote-001">33</ref></hi></hi>: tra i docenti fu anche l’umanista Angelo Poliziano, già precettore della famiglia dei Medici (cfr. Cesarini Martinelli 1996; Bausi 2012). Peraltro anche la sede pisana rimase precaria. Già tra il 1478 e il 1480 le attività furono trasferite temporaneamente a Pistoia e nel 1482 e nel 1486 a Prato, per l’insorgenza di epidemie nel Pisano (cfr. Fabbri 2021a, 215, 218-21). </p><p rend="text">Furono soprattutto i rivolgimenti epocali innescati nel 1494 dalla discesa in Italia del re di Francia Carlo VIII, che diede avvio alle decennali <hi rend="italic">horrende guerre</hi> che avrebbero repentinamente avviato il declino della società italiana e che immediatamente si riverberò nella caduta del regime dei Medici, a indurre i nuovi governanti a spostare lo Studio dall’infida Pisa. Tutti gli insegnamenti furono riportati a Firenze nel 1497 in coincidenza con la ribellione della città tirrenica. Pur con un budget più limitato, e nonostante alcune voci lamentassero che i tempi fossero ormai adatti «più da operar l’arme che lettere»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="_06.html#footnote-000">34</ref></hi></hi>, l’organico dei docenti rimase corposo, con una media di 44/45 lettori e la prevalenza degli insegnamenti di Diritto su quelli di Medicina (Verde 1973-2010, vol. I, 293). Tra i docenti più illustri furono l’umanista Marcello Adriani, che guidò la cancelleria della Repubblica in cui mosse i suoi primi passi Niccolò Machiavelli (da ultimo cfr. Black 2012; Fabbri 2021a, 226-9), e il matematico Luca Pacioli (Verde 1973-2010, vol. II, 462-64; Vasoli 1984, 191). La ribellione di Arezzo del 1502 esaurì però anche le ultime risorse destinabili allo Studio che dopo il 1503 riuscì a garantire per qualche anno un numero ridotto di insegnamenti – tra i quali quello di istituzioni di diritto affidato al giovanissimo Francesco Guicciardini – solo grazie al sostegno del clero fiorentino (cfr. Fabbri 2021a, 246-9). La riconquista di Pisa nel 1509 e il ritorno dei Medici alla guida della città nel 1512 posero le basi per la riattivazione dello Studio generale a Pisa, dapprima provvisoriamente dal 1515 e poi definitivamente dal 1543 per volontà del duca Cosimo I (cfr. Verde 1998; Del Gratta 2000, 42-3).</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Abbondanza, Roberto. 1959. “Gli atti degli Ufficiali dello Studio fiorentino dal maggio al settembre 1388.” <hi rend="italic">Archivio storico italiano</hi> 117: 80-110.</p><p rend="bib_indx_bib">Ames-Lewis, Francis. 1984. <hi rend="italic">The Library and M</hi><hi rend="italic">anuscripts of Piero di Cosimo de’ Medici</hi>. New York: Garland.</p><p rend="bib_indx_bib">Anselmi, Gian Mario, Fulvio Pezzarossa, Luisa Avellini. 1980. <hi rend="italic">La memoria dei mercatores. Tendenze ideologiche, ricordanze artigianato in versi nella Firenze del Quattrocento</hi>. Bologna: Pàtron.</p><p rend="bib_indx_bib">Aranci, Gilberto. 2021. “La teologia a Firenze nei secoli XIV e XV.” In <hi rend="italic">Studium florentinum: l’</hi><hi rend="italic">istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo</hi>, a cura di L. Fabbri, 147-61. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Arnaldi, Girolamo. 1982. “Fondazione e rifondazioni dello Studio di Napoli in età sveva.” In <hi rend="italic">Università e società nei secoli XII-XVI</hi>, 81-105. Pistoia: Centro Italiano di Studi di Storia e d’Arte. </p><p rend="bib_indx_bib">Baldanzi, Francesco, Giovanna Zipoli. 2020. <hi rend="italic">Il medico fiorentino Bernardo Torni (1452-1497) e gli usi alimentari nella Firenze dei Medici</hi>. Firenze: Pontecorboli.</p><p rend="bib_indx_bib">Baldassarri, Stefano U., Fabrizio Ricciardelli, Enrico Spagnesi (a cura di). 2012. <hi rend="italic">Umanesimo e Università in Toscana (1300-1600)</hi>. Firenze: Le Lettere.</p><p rend="bib_indx_bib">Baldi Bellini, Davide. 2021. “L’insegnamento del greco a Firenze da Leonzio Pilato a Pier Vettori (1360-1583).” In <hi rend="italic">Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo</hi>, a cura di L. Fabbri, 83-146. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Bartocci, Andrea. 2013. “Corsini, Tommaso.” In <hi rend="italic">Dizionario biografico dei giuristi italiani (XII-XX secolo)</hi>, diretto da Italo Birocchi et alii, vol. I, 583-4. Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Bausi, Francesco. 2012. “Le prolusioni accademiche di Angelo Poliziano.” In <hi rend="italic">Umanesimo e Università in Toscana (1300-1600)</hi>, a cura di S. U. Baldassarri, F. Ricciardelli, E. Spagnesi, 275-304. Firenze: Le Lettere.</p><p rend="bib_indx_bib">Benvenuti, Anna. 1995. “«Secondo che raccontano le storie»: il mito delle origini cittadine nella Firenze comunale.” In <hi rend="italic">Il senso della storia nella cultura medievale italiana (1100-1350)</hi>, 205-52. Pistoia: Centro Italiano di Studi di Storia e d’Arte.</p><p rend="bib_indx_bib">Bianca, Concetta (a cura di). 2010. <hi rend="italic">Coluccio Salutati e l’invenzione dell’Umanesimo</hi>. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Black, Robert (a cura di). 1996. <hi rend="italic">Studio e scuola in Arezzo durante il medioevo e il Rinascimento. I documenti d’archivio fino al 1530</hi>. Arezzo: Accademia Petrarca di lettere arti e scienze.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Black, Robert. 2007.</hi><hi > </hi><hi rend="italic" >Education and Society in Florentine Tuscany: Teachers, Pupils and Schools, c. 1250-1500</hi><hi >. Leiden: Brill.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Black, Robert. </hi><hi >2012. “A Pupil of Marcello Virgilio Adriani at the Florentine Studio.” </hi>In <hi rend="italic">Umanesimo e Università in Toscana (1300-1600)</hi>, a cura di S. U. Baldassarri, F. Ricciardelli, E. Spagnesi, 15-32. Firenze: Le Lettere.</p><p rend="bib_indx_bib">Black, Robert. 2021. “Maestri e insegnamento della grammatica allo Studio fiorentino nel XIV e XV secolo.” In <hi rend="italic">Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo</hi>, a cura di L. Fabbri, 177-96. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Böninger, Lorenz. 2021. “Per una storia degli studenti. Le campagne per l’immatricolazione e il ritorno degli scolari dagli ‘strani Studii’ (ca. 1396-1447).” In <hi rend="italic">Studium florentinum: l’</hi><hi rend="italic">istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo</hi>, a cura di L. Fabbri, 197-212. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Brucker, Gene A. <hi >1969</hi>. <hi >“Florence and its University, 1348-1434.” In </hi><hi rend="italic" >Action and Conviction in </hi><hi rend="italic" >Early Modern Europe. Essays in Memory of E.H. Harbison</hi><hi >, a cura di T. K. Rabb, J. E. Seigel, 220-36. Princeton: Princeton University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Brucker, Gene A. 1981a</hi><hi >. “A Civic Debate on Florentine Higher Education (1460).” </hi><hi rend="italic">Renaissance Quarterly</hi> XXXIV: 517-33.</p><p rend="bib_indx_bib">Brucker, Gene A. 1981b. <hi rend="italic">Dal comune alla signoria. La vita pubblica a Firenze nel primo Rinascimento</hi>. Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Brucker, Gene A. 1988. “Renaissance Florence: Who Needs a University?.” In </hi><hi rend="italic" >The University and the City: From Medieval Origins to the P</hi><hi rend="italic" >resent</hi><hi >, a cura di T. H. Bender, 47-58. </hi>Oxford: Oxford University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Cardini, Franco. 2004. “Firenze e l’Università.” In <hi rend="italic">L’Università degli studi di Firenze, 1924-2004</hi>, vol. I, 1-36. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Cesarini Martinelli, Lucia. 1996. “Poliziano professore allo Studio fiorentino.” In <hi rend="italic">La Toscana al tempo di Lorenzo il Magnifico. Politica Economia Cultura Arte</hi>, vol. II, 463-81. Pisa, Pacini.</p><p rend="bib_indx_bib">Dainelli, Amelia. 1932. “Niccolò da Uzzano nella vita politica dei suoi tempi.” <hi rend="italic" >Archivio storico </hi><hi rend="italic" >italiano</hi><hi > s. VII, 17: 35-86, 185-216.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Davies, Jonathan. 1998. </hi><hi rend="italic" >Florence and its University during the Early Renaissance</hi><hi >. </hi>Leiden: Brill.</p><p rend="bib_indx_bib">Davis, Charles T. 1988. <hi rend="italic">L’Italia di Dante</hi>. Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Del Gratta, Rodolfo. 2000. “L’età della dominazione fiorentina (1406-1543).” In <hi rend="italic">Storia dell’Università di Pisa, 1 (1343-1737)</hi>, 33-78. Pisa: Plus.</p><p rend="bib_indx_bib">Denley, Peter. 1996. “Signore and Studio: Lorenzo in a comparative context.” In <hi rend="italic">Lorenzo the Magnificent: culture and politics</hi>, a cura di M. Mallett, N. Mann, 203-16. <hi >London: University of London.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Denley, Peter</hi><hi >. </hi>2006. <hi rend="italic">Commune and Studio in Late Medieval and Renaissance Siena</hi>. Bologna: Clueb.</p><p rend="bib_indx_bib">Diacciati, Silvia, Enrico Faini. 2021. “Ricerche sulla formazione dei laici a Firenze nel tardo Duecento.” In <hi rend="italic">Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo</hi>, a cura di L. Fabbri, 1-30. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Dini, Bruno. 1995. <hi rend="italic">Saggi su una economia-mondo. Firenze e l’Italia fra Mediterraneo ed Europa (secc. XIII-XVI)</hi>. Pisa: Pacini Editore.</p><p rend="bib_indx_bib">Ermini, Giuseppe. 1942. “Il concetto di ‘studium generale’.” <hi rend="italic">Archivio giuridico “F. Serafini”</hi> CXXVII-CXXVIII: 3-24.</p><p rend="bib_indx_bib">Fabbri, Lorenzo. 2021a. “Un esilio in patria: lo Studio della Repubblica fiorentino durante la guerra di Pisa.” In <hi rend="italic">Studium florentinum</hi><hi rend="italic">: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo</hi>, a cura di L. Fabbri, 213-55. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Fabbri, Lorenzo (a cura di). 2021b. <hi rend="italic">Studium florentinum</hi><hi rend="italic">: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo</hi>. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Faini, Enrico. 2017. “Prima di Brunetto. Sulla formazione intellettuale dei laici a Firenze ai primi del Duecento.” <hi rend="italic">Reti medievali Rivista</hi> 18, 1: 189-218.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferretti, Emanuela. 2009a. “La Sapienza di Niccolò da Uzzano e le stalle di Lorenzo de Medici.” In <hi rend="italic">La sede della Sapienza a Firenze. L’Università e l’Istituto Geografico Militare a San Marco</hi>, a cura di A. Belluzzi, E. Ferretti, 31-68. Firenze: Istituto Geografico Militare.</p><p rend="bib_indx_bib">Ferretti, Emanuela. 2009b. “La Sapienza di Niccolò da Uzzano: l’istituzione e le sue tracce architettoniche nella Firenze rinascimentale.” <hi rend="italic">Annali di storia di Firenze</hi> IV: 89-149.</p><p rend="bib_indx_bib">Field, Arthur. 1981. <hi >“An Inaugural Oration by Cristoforo Landino in Praise of Virgil.” </hi><hi rend="italic">Rinascimento</hi> XXI: 235-45.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Field</hi><hi >, Arthur. 1986. “Cristoforo Landino’s first lectures on Dante.” </hi><hi rend="italic" >Renaissance Quarterly</hi><hi > XXXIX: 15-48.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Field, Arthur. </hi><hi >1988. </hi><hi rend="italic" >The Origins of the Platonic Academy of Florence</hi><hi >. </hi>Princeton: Princeton University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Fiorelli, Piero. 1996. “Una data per l’Università di Firenze.” In <hi rend="italic">Le vie della ricerca. Studi in onore di Francesco Adorno</hi>, a cura di M. S. Funghi, 491-6. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Frova, Carla. 2019. “Tignosi, Niccolò (Niccolò da Foligno).” In <hi rend="italic">Dizionario biografico degli italiani</hi>, vol. 95, 676-8. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Garfagnini, Gian Carlo. 1989. “Città e Studio a Firenze nel XIV secolo: una difficile convivenza.” In <hi rend="italic">Luoghi e metodi d’insegnamento nell</hi><hi rend="italic">’Italia medioevale</hi>, a cura di L. Gargan, O. Limone, 101-20. Galatina: Congedo.</p><p rend="bib_indx_bib">Garfagnini, Gian Carlo. 2004. “Università e cenacoli culturali a Firenze tra fine Trecento e primo Quattrocento.” <hi rend="italic">Vivens Homo</hi> XV: 17-31.</p><p rend="bib_indx_bib">Gentile, Sebastiano, David Speranzi. 2010. “Coluccio Salutati e Manuele Crisolora.” In <hi rend="italic">Coluccio Salutati e l’invenzione dell’Umanesimo</hi>, a cura di C. Bianca, 3-47. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Gherardi, Alessandro (a cura di). 1881. <hi rend="italic">Statuti della Università e Studio fiorentino dell’anno MCCCLXXXVII seguiti da un’appendice di documenti dal MCCCXX al MCCCCLXXII</hi>. Firenze: Regie Deputazioni sugli studi di storia patria di Toscana, dell’Umbria e delle Marche.</p><p rend="bib_indx_bib">Ginatempo, Maria, Lucia Sandri. 1990. <hi rend="italic">L’Italia delle città. Il popolamento urbano tra medioevo e Rinascimento (secoli XIII-XVI)</hi>. Firenze: Le Lettere.</p><p rend="bib_indx_bib">Goldthwaite, Richard A. 1996. <hi rend="italic">Ricchezza e domanda nel mercato dell’arte in Italia dal Trecento al Seicento. La cultura materiale e le origini del consumismo</hi>. Milano: Unicopli.</p><p rend="bib_indx_bib">Goldthwaite, Richard A. 2013. <hi rend="italic">L’economia della Firenze rinascimentale</hi>. Bologna: Il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Gregory, Heather J. 1987. “Palla Strozzi’s patronage and pre-Medicean Florence</hi><hi >.” In </hi><hi rend="italic" >Patronage, Art and Society in Renaissance Italy</hi><hi >, a cura di F. W. Kent, P. Simons, 201-20. </hi>Oxford: Clarendon Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Guerri, Domenico. 1926. <hi rend="italic">Il commento del Boccaccio a Dante</hi>. <hi >Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Hankins, James. 1990</hi><hi >. “Cosimo de’ Medici and the platonic academy.” </hi><hi rend="italic" >Journal of the Warburg and Courtauld Institutes</hi><hi > 53: 144-62.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Kent, Dale V. 1978. </hi><hi rend="italic" >The R</hi><hi rend="italic" >ise of the Medici. Faction in Florence 1426-1434</hi><hi >. Oxford: Oxford University Press, </hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Kent, Dale V. 2000. </hi><hi rend="italic" >Cosimo de’ Medici and the Florentine Renaissance. The Patron’s </hi><hi rend="italic" >Oeuvre</hi><hi >. </hi>New Haven: Yale University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Leonardi, Claudio. 1984. “L’Ateneo fiorentino dallo Studium generale (1321) all’Istituto di Studi Superiori (1859).” In <hi rend="italic">Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio</hi>, vol. I, 13-20. Firenze: Edizioni F.&amp;F. Parretti Grafiche.</p><p rend="bib_indx_bib">Lippi, Donatella. 2017. “La scuola medico-chirurgica.” In <hi rend="italic">Santa Maria Nuova attraverso i secoli. Assistenza, scienza e arte nell’</hi><hi rend="italic">ospedale dei fiorentini</hi>, a cura di G. Landini, 93-114. Firenze: Polistampa.</p><p rend="bib_indx_bib">Luzzatto, Sergio, Gabriele Pedullà, Amedeo De Vincentiis (a cura di). 2010. <hi rend="italic">Atlante della letteratura italiana. Vol. 1: Dalle origini al Rinascimento.</hi> Torino: Einaudi.</p><p rend="bib_indx_bib">Mannelli, Maria A. 1984. “Le scienze mediche.” In <hi rend="italic">Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio</hi>, vol. II, 893-947. Firenze: Edizioni F.&amp;F. Parretti Grafiche.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Molho, Anthony. 1971. </hi><hi rend="italic" >Florentine public finances in the early Reanissance, 1400-1433</hi><hi >. </hi>Cambridge: Harvard University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Nardi, Paolo. 2018. “Sozzini (Socini), Bartolomeo.” In <hi rend="italic">Dizionario biografico degli italiani</hi>, vol. 93, 413-17. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Novati, Francesco. 1896. “Sul riordinamento dello Studio fiorentino nel 1385. Documenti e notizie.” <hi rend="italic">Rassegna bibliografica della letteratura italiana</hi> 4: 318-23.</p><p rend="bib_indx_bib">Park, Katharine. 1980. <hi >“The Readers at the Florentine Studio According to Communal Fiscal Records </hi><hi >(1357-1380, 1413-1446).” </hi><hi rend="italic">Rinascimento</hi> s. II, 20: 249-310.</p><p rend="bib_indx_bib">Piana, Celestino. 1977. <hi rend="italic">La facoltà teologica dell’Università di Firenze nel Quattro e Cinquecento</hi>. Grottaferrata, Editiones Collegii S. Bonaventurae ad Claras Aquas.</p><p rend="bib_indx_bib">Pini, Antonio I. 1988. “Discere turba volens. Studenti e vita studentesca a Bologna dalle origini dello Studio alla metà del Trecento.” In <hi rend="italic">Studenti e università degli studenti dal XII al XIX secolo</hi>, a cura di G. P. Brizzi, A. I. Pini, 45-136. Bologna: Istituto per la Storia dell’Università.</p><p rend="bib_indx_bib">Ricci, Pier Giorgio. 1952. “La prima cattedra di greco in Firenze.” <hi rend="italic">Rinascimento</hi> 3: 159-65.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Riché, Pierre, Jacques Verger. 2006. </hi><hi rend="italic" >Des nains sur des épaules de géants. Maîtres et élèves au Moyen Âge</hi><hi >, Paris</hi> :<hi > Tallandier.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Rondoni,</hi><hi > Giuseppe. </hi>1884. “Ordinamenti e vicende principali dell’antico Studio fiorentino.” <hi rend="italic">Archivio storico italiano</hi> s. IV, 14: 41-64, 194-220.</p><p rend="bib_indx_bib">Rosso, Paolo. 2012. “Studiare e insegnare in Studiis alienis. La peregrinatio medica toscana negli Studia generalia dell’Italia settentrionale (Padova, Pavia, Torino, secoli XIV-XV).” In <hi rend="italic">Umanesimo e Università in Toscana (1300-1600)</hi>, a cura di S. U. Baldassarri, F. Ricciardelli, E. Spagnesi, 111-182. Firenze: Le Lettere.</p><p rend="bib_indx_bib">Rosso, Paolo. 2021. <hi rend="italic">Le università nell’Italia medievale. Cultura, società e politica (secoli XII-XV)</hi>. Roma: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib">Rubinstein, Nicolai. 1971. <hi rend="italic">Il governo di Firenze sotto i Medici (1434-1494)</hi>. Firenze: La Nuova Italia.</p><p rend="bib_indx_bib">Sandri, Lucia. 2012. “Il Collegio medico fiorentino e la riforma di Cosimo I: origini e funzioni (secc. XIV-XVI).” In <hi rend="italic">Umanesimo e Università in Toscana (1300-1600)</hi>, a cura di S. U. Baldassarri, F. Ricciardelli, E. Spagnesi, 183-211. Firenze: Le Lettere.</p><p rend="bib_indx_bib">Santi, Francesco. 2021. “Avignone, Firenze e la rinascita dello Studium nel 1348. Per un altro sguardo sulla metà del secolo XIV.” In <hi rend="italic">Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo</hi>, a cura di L. Fabbri, 31-44. <hi >Roma: Edizioni di storia e letteratura.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Seigel, Jerrold E.</hi><hi > 1969. “The Teaching of Argyropulos and the Rhetoric of the First Humanists.” In </hi><hi rend="italic" >Action and Conviction in Early Modern Europe. Essays in Memory of E.H. Harbison</hi><hi >, a cura di T. K. Rabb, J. E. Seigel, 237-260. Princeton: Princeton University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Silvano, Giovanni. 1996. “Stato, territorio e istituzioni: lo ‘Studio generale’ a Padova, Pavia e Pisa al tempo di Lorenzo il Magnifico.” In <hi rend="italic">La Toscana al tempo di Lorenzo il Magnifico. Politica Economia Cultura Arte</hi>, vol. III, 981-94. Pisa: Pacini.</p><p rend="bib_indx_bib">Spagnesi, Enrico. 1979. <hi rend="italic">Utiliter</hi><hi rend="italic"> edoceri. Atti inediti degli ufficiali dello Studio fiorentino (1391-96)</hi>, Milano, Giuffré.</p><p rend="bib_indx_bib">Spagnesi, Enrico. 1984. “I documenti costitutivi dalla provvisione del 1321 allo statuto del 1388.” In <hi rend="italic">Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio</hi>, vol. I, 109-45. Firenze: Edizioni F.&amp;F. Parretti Grafiche.</p><p rend="bib_indx_bib">Spagnesi, Enrico. 2007. “Lo Studio fiorentino e i suoi statuti del 1388.” In <hi rend="italic">Gli statuti universitari. Tradizione dei testi e valenze politiche</hi>, a cura di A. Romano, 101-20. Bologna: Clueb.</p><p rend="bib_indx_bib">Spagnesi, Enrico. 2012. “Ser Coluccio cancelliere e lo Studium florentinum.” In <hi rend="italic">Le radici umanistiche dell’Europa. Coluccio Salutati cancelliere e politico</hi>, a cura di R. Cardini, P. Viti, 139-70. Firenze: Polistampa.</p><p rend="bib_indx_bib">Spagnesi, Enrico. 2021. “Lo Studium florentinum: approvazioni papali e imperiali, statuti.” In <hi rend="italic">Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo</hi>, a cura di L. Fabbri, 45-82. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Tanzini, Lorenzo. 2018. <hi rend="italic">1345. La bancarotta di Firenze. Una storia di banchieri, fallimenti e finanza</hi>. Roma: Salerno.</p><p rend="bib_indx_bib">Tognetti, Sergio. 2009. “Gli affari di messer Palla Strozzi (e di suo padre Nofri). Imprenditoria e mecenatismo nella Firenze del primo Rinascimento.” <hi rend="italic">Annali di storia di Firenze</hi> IV: 7-88.</p><p rend="bib_indx_bib">Tognetti, Sergio (a cura di). 2010. <hi rend="italic">Firenze e Pisa dopo il 1406. La creazione di un nuovo spazio regionale</hi>. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Tognetti, Sergio. 2020. “Una civiltà di ragionieri. Archivi aziendali e distinzione sociale nella Firenze basso medievale e rinascimentale.” <hi rend="italic">Reti medievali Rivista</hi> 21, 2: 221-50.</p><p rend="bib_indx_bib">Ulivi, Elisabetta. 1998. “Le scuole d’abaco a Firenze (seconda metà del sec. XIII-prima metà del sec. XVI).” In <hi rend="italic">Luca Pacioli e la matematica del Rinascimento</hi>, a cura di E. Giusti, 41-60. Città di Castello: Petruzzi.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Ullman, Berthold L., Philip A. Stadter</hi><hi >. 1972. </hi><hi rend="italic" >The Public Library of Renaissance Florence. </hi><hi rend="italic">Niccolò Niccoli, Cosimo de’ Medici and the library of San Marco</hi>. Padova: Antenore.</p><p rend="bib_indx_bib">Vasoli, Cesare. 1984. “L’insegnamento filosofico: uno Studio tra scienza e humanae litterae.” In <hi rend="italic">Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio</hi>, vol. I, 147-99. Firenze: Edizioni F.&amp;F. Parretti Grafiche.</p><p rend="bib_indx_bib">Verde, Armando F. 1973-2010. <hi rend="italic">Lo Studio fiorentino: 1473-1503. Ricerche e documenti</hi>, 6 voll. Firenze: Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento.</p><p rend="bib_indx_bib">Verde, Armando F. 1998. “Il secondo periodo dello Studio fiorentino (1504-1528).” In <hi rend="italic">L’università e la sua storia. Origini, spazi istituzionali e pratiche didattiche dello Studium cittadino</hi>, a cura di P. Renzi, 105-31. Siena: Protagon.</p><p rend="bib_indx_bib">Villani, Giovanni. 1990-1991. <hi rend="italic">Nuova cronica</hi>, a cura di G. Porta, 3 voll. Parma: Guanda.</p><p rend="bib_indx_bib">Villani, Matteo. 1995. <hi rend="italic">Cronica</hi>, a cura di G. Porta, 2 voll. Parma: Guanda.</p><p rend="bib_indx_bib">Viti, Paolo (a cura di). 1990. <hi rend="italic">Leonardo Bruni. Cancelliere della Repubblica di Firenze</hi>. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Viti, Paolo. 1997. “Filelfo, Francesco.” In <hi rend="italic">Dizionario biografico degli italiani</hi>, vol. 47, 613-26. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Witt, Ronald G. 2005. <hi rend="italic">Sulle tracce degli antichi. Padova, Firenze e le origini dell’Umanesimo</hi>. Roma: Donzelli.</p><p rend="bib_indx_bib">Zorzi, Andrea, Connell William (a cura di). 2001. <hi rend="italic">Lo stato territoriale fiorentino (secoli XIV-XV). Ricerche, linguaggi, confronti</hi>. Pisa: Pacini.</p><p rend="bib_indx_bib">Zorzi, Andrea. 2021. “Firenze dalla condanna di Dante alla cacciata del Duca d’Atene.” In <hi rend="italic">«Onorevole e antico cittadino di Firenze». Il Bargello per Dante</hi>, a cura di L. Azzetta, S. Chiodo, T. De Robertis, 49-57. Firenze: Mandragora.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-033-backlink">1</ref></hi>	Per un inquadramento generale, cfr. Rosso (2021) e Riché, Verger (2006), 185-308 in particolare.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-032-backlink">2</ref></hi>	Una parte di questa documentazione è stata edita in Gherardi (1881), Spagnesi (1979) e Verde (1973-2010).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-031-backlink">3</ref></hi>	Valga l’esempio dello <hi rend="italic">studium</hi> di Napoli su cui Arnaldi (1982).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-030-backlink">4</ref></hi>	Manca ancora uno studio di sintesi sui primi secoli di vita dello <hi rend="italic">studium</hi>, limitandosi al periodo tra 1385 e 1473 quello di Davies (1998). Oltre ai testi che verrò citando, ricordo i contributi di Leonardi (1984) e Cardini (2004), e le recenti sillogi a cura di Baldassarri, Ricciardelli, Spagnesi (2012) e Fabbri (2021b).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-029-backlink">5</ref></hi>	Giovanni Villani (1991, vol. III, 198). I dati sono stati in parte ridimensionati: cfr. Black (2007, XIII), che è studio fondamentale sull’alfabetizzazione fiorentina.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-028-backlink">6</ref></hi>	Le ragioni economiche dovettero essere rese esplicite nel proemio della provvisione istitutiva del 29 agosto 1348 per fronteggiare le argomentazioni delle componenti della cittadinanza che continuavano a opporsi all’utilità di tale investimento: «et quod propter dicta scientiarum studia civitas Florentina recipiet incrementa honorum et rerum commoda uberius; et quod cives civitatis, ac etiam districtuales, et maxime artifices, multipliciter habundabunt, et ex inde magna commoda subsequentur», cfr. Gherardi (1881, 111). Peraltro negli anni immediatamente successivi i collegi governativi discussero richieste di tagli al budget e financo di chiusura temporanea dello Studio: cfr. Gherardi (1881, 121-3) e Brucker (1969, 222-3). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-027-backlink">7</ref></hi>	Oltre a Firenze gli insegnamenti di Teologia furono riconosciuti anche a Pisa nel 1343, a Bologna nel 1360 e a Padova nel 1363: cfr. Spagnesi (2021, 60-2).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-026-backlink">8</ref></hi>	Raccolte in un apposito statuto andato perduto: cfr. Spagnesi (1984, 136-7; 2021, 73-4).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-025-backlink">9</ref></hi>	Come, per esempio, i 1.200 fiorini appositamente destinati nel 1362: Gherardi (1881, 138).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-024-backlink">10</ref></hi>	Come normato da apposite provvisioni edite in Gherardi (1881, 145-6, 149-51 e, <hi rend="italic">passim</hi>, 287-340).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-023-backlink">11</ref></hi>	Il documento della nomina è edito in Guerri (1926, 205-9).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-022-backlink">12</ref></hi>	Ma certamente esigua, per esempio, rispetto a quella stanziata per lo Studio di Pavia nel 1387 (equivalente a 12.000 fiorini): Brucker (1969, 225) osserva come la spesa ordinaria mensile del comune di Firenze ammontasse nei primi anni del XV secolo a 50.000 fiorini annui.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-021-backlink">13</ref></hi>	Gherardi (1881, 162-4, 165-6). Cfr. Novati (1896) e Abbondanza (1959). Sulla vita dello Studio dopo il 1385 cfr. Davies (1998, 9-48 in particolare).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-020-backlink">14</ref></hi>	Della commissione fece parte il docente di Diritto civile Angelo da Perugia: cfr. Gherardi (1881, 3-4); il testo è edito in Gherardi (1881, 5-104). Sulla tradizione e l’edizione del codice cfr. Spagnesi (2021, 66-75).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-019-backlink">15</ref></hi>	Un’ampia e ancor valida analisi dei contenuti dello statuto è in Rondoni (1884). Cfr. Spagnesi (2007).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-018-backlink">16</ref></hi>	Spagnesi (1979, 145 e 148); la «lectura Dantis» fu rinnovata al Villani nel 1404 per un quinquennio: Gherardi (1881, 382); e poi affidata ad altri maestri nel 1412 e nel 1417: cfr. Vasoli (1984, 164, 166-7).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-017-backlink">17</ref></hi>	Gherardi (1881, 364-5, 367); cfr. Gentile, Speranzi (2010). Già Boccaccio si era fatto promotore negli anni Sessanta dell’insegnamento del Greco: cfr. Ricci (1952), Baldi Bellini (2021, 83-8).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-016-backlink">18</ref></hi>	Come accadde ancora nel maggio 1432: Gherardi (1881, 246-7).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-015-backlink">19</ref></hi>	Sul conflitto, cfr. Kent (1978, 234-35 in particolare per i riflessi sulle vicende dello Studio); cfr. anche Davies (1998, 80-1).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-014-backlink">20</ref></hi>	Sullo Strozzi, cfr. Gregory (1987) e Tognetti (2009); per il suo impegno a favore dello Studio dopo il 1413, cfr. anche Spagnesi (1979, 69-70).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-013-backlink">21</ref></hi>	Fondamentale è ora lo studio di Ferretti (2009b). Cfr. anche Molho (1971, 134-5).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-012-backlink">22</ref></hi>	«Dove sono state queste Sapientie si vide mai li Studii vi son manchati»: Gherardi (1881, 212, e 210-14 per la provvisione),</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-011-backlink">23</ref></hi>	Cfr. Abbondanza (1959, 94) per il 1388; uno sguardo generale è in Böninger (2021), con liste di studenti multati per il periodo da 1396 al 1447.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-010-backlink">24</ref></hi>	Cfr. Davies (1998, 86 e anche appendice I, <hi rend="italic">ad vocem</hi>). Sul ruolo di Piero di Cosimo de’ Medici nelle vicende dello Studio, cfr. anche Ames-Lewis (1984, 10-1).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-009-backlink">25</ref></hi>	Sul quale, cfr. Frova (2019). Sugli insegnamenti tradizionali, cfr. Vasoli (1984, 173-6).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-008-backlink">26</ref></hi>	E che arrivò a guadagnare 400 fiorini annui e a ottenere la cittadinanza fiorentina: Gherardi (1881, 446-7, 492-3); cfr. anche Seigel (1969).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-007-backlink">27</ref></hi>	Significativa è l’assenza di riferimenti allo <hi rend="italic">studium</hi> nel volume di Kent (2000).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-006-backlink">28</ref></hi>	Cfr. Field (1988, 77-106 in particolare per i rapporti con lo Studio) e Hankins (1990).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-005-backlink">29</ref></hi>	Cfr. Tognetti (2010). Sullo Studio pisano in quella fase, cfr. Del Gratta (2000, 33-5).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-004-backlink">30</ref></hi>	Verde (1973-2010, vol. I, 263-6, 271-81 per gli elenchi degli ufficiali dal 1445 al 1503, 273-4 per Lorenzo).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-003-backlink">31</ref></hi>	Cfr. Silvano (1996, 990-1); il sussidio fu poi rinnovato dai successori: Verde (1973-2010, vol. V, 16-20).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-002-backlink">32</ref></hi>	Cfr. Fabbri (2021a, 240-1), che ricostruisce anche il budget per gli anni 1495-1503 (2021, 242-4).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-001-backlink">33</ref></hi>	Una ricognizione delle maggiori figure di docenti è in Vasoli (1984, 184 sgg.).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_06.html#footnote-000-backlink">34</ref></hi>	Sul ritorno a Firenze dello Studio, cfr. ora la pregevole ricerca di Fabbri (2021a, 219 per la citazione).</p>
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="132133">Abbondanza, Roberto. 1959. “Gli atti degli Ufficiali dello Studio fiorentino dal maggio al settembre 1388.” Archivio storico italiano 117: 80-110.</bibl>
          <bibl n="132283">Ames-Lewis, Francis. 1984. The Library and Manuscripts of Piero di Cosimo de’ Medici. New York: Garland.</bibl>
          <bibl n="132007">Anselmi, Gian Mario, Fulvio Pezzarossa, Luisa Avellini. 1980. La memoria dei mercatores. Tendenze ideologiche, ricordanze artigianato in versi nella Firenze del Quattrocento. Bologna: P&amp;#224;tron.</bibl>
          <bibl n="131967">Aranci, Gilberto. 2021. “La teologia a Firenze nei secoli XIV e XV.” In Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo, a cura di L. Fabbri, 147-61. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="132000">Arnaldi, Girolamo. 1982. “Fondazione e rifondazioni dello Studio di Napoli in et&amp;#224; sveva.” In Universit&amp;#224; e societ&amp;#224; nei secoli XII-XVI, 81-105. Pistoia: Centro Italiano di Studi di Storia e d’Arte.</bibl>
          <bibl n="132088">Baldanzi, Francesco, Giovanna Zipoli. 2020. Il medico fiorentino Bernardo Torni (1452- 1497) e gli usi alimentari nella Firenze dei Medici. Firenze: Pontecorboli.</bibl>
          <bibl n="132121">Baldassarri, Stefano U., Fabrizio Ricciardelli, Enrico Spagnesi (a cura di). 2012. Umanesimo e Universit&amp;#224; in Toscana (1300-1600). Firenze: Le Lettere.</bibl>
          <bibl n="131904">Baldi Bellini, Davide. 2021. “L’insegnamento del greco a Firenze da Leonzio Pilato a Pier Vettori (1360-1583).” In Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo, a cura di L. Fabbri, 83-146. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="132048">Bartocci, Andrea. 2013. “Corsini, Tommaso.” In Dizionario biografico dei giuristi italiani (XII-XX secolo), diretto da Italo Birocchi et alii, vol. I, 583-4. Bologna: Il Mulino.</bibl>
          <bibl n="131976">Bausi, Francesco. 2012. “Le prolusioni accademiche di Angelo Poliziano.” In Umanesimo e Universit&amp;#224; in Toscana (1300-1600), a cura di S. U. Baldassarri, F. Ricciardelli, E. Spagnesi, 275-304. Firenze: Le Lettere.</bibl>
          <bibl n="131915">Benvenuti, Anna. 1995. “&amp;#171;Secondo che raccontano le storie&amp;#187;: il mito delle origini cittadine nella Firenze comunale.” In Il senso della storia nella cultura medievale italiana (1100-1350), 205-52. Pistoia: Centro Italiano di Studi di Storia e d’Arte.</bibl>
          <bibl n="132215">Bianca, Concetta (a cura di). 2010. Coluccio Salutati e l’invenzione dell’Umanesimo. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="132022">Black, Robert (a cura di). 1996. Studio e scuola in Arezzo durante il medioevo e il Rinascimento. I documenti d’archivio fino al 1530. Arezzo: Accademia Petrarca di lettere arti e scienze.</bibl>
          <bibl n="132216">Black, Robert. 2007. Education and Society in Florentine Tuscany: Teachers, Pupils and Schools, c. 1250-1500. Leiden: Brill.</bibl>
          <bibl n="131959">Black, Robert. 2012. “A Pupil of Marcello Virgilio Adriani at the Florentine Studio.” In Umanesimo e Universit&amp;#224; in Toscana (1300-1600), a cura di S. U. Baldassarri, F. Ricciardelli, E. Spagnesi, 15-32. Firenze: Le Lettere.</bibl>
          <bibl n="131909">Black, Robert. 2021. “Maestri e insegnamento della grammatica allo Studio fiorentino nel XIV e XV secolo.” In Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo, a cura di L. Fabbri, 177-96. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="131873">B&amp;#246;ninger, Lorenz. 2021. “Per una storia degli studenti. Le campagne per l’immatricolazione e il ritorno degli scolari dagli ‘strani Studii’ (ca. 1396-1447).” In Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo, a cura di L. Fabbri, 197-212. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="131944">Brucker, Gene A. 1969. “Florence and its University, 1348-1434.” In Action and Conviction in Early Modern Europe. Essays in Memory of E.H. Harbison, a cura di T.K. Rabb, J. E. Seigel, 220-36. Princeton: Princeton University Press.</bibl>
          <bibl n="132246">Brucker, Gene A. 1981a. “A Civic Debate on Florentine Higher Education (1460).” Renaissance Quarterly XXXIV: 517-33.</bibl>
          <bibl n="132229">Brucker, Gene A. 1981b. Dal comune alla signoria. La vita pubblica a Firenze nel primo Rinascimento. Bologna: Il Mulino.</bibl>
          <bibl n="131990">Brucker, Gene A. 1988. “Renaissance Florence: Who Needs a University?.” In The University and the City: From Medieval Origins to the Present, a cura di T. H. Bender, 47-58. OXford: OXford University Press.</bibl>
          <bibl n="132189">Cardini, Franco. 2004. “Firenze e l’Universit&amp;#224;.” In L’Universit&amp;#224; degli studi di Firenze, 1924-2004, vol. I, 1-36. Firenze: Olschki.</bibl>
          <bibl n="132008">Cesarini Martinelli, Lucia. 1996. “Poliziano professore allo Studio fiorentino.” In La Toscana al tempo di Lorenzo il Magnifico. Politica Economia Cultura Arte, vol. II, 463-81. Pisa, Pacini.</bibl>
          <bibl n="132180">Dainelli, Amelia. 1932. “Niccol&amp;#242; da Uzzano nella vita politica dei suoi tempi.” Archivio storico italiano s. VII, 17: 35-86, 185-216.</bibl>
          <bibl n="132095">Davies, Jonathan. 1998. Florence and its University during the Early Renaissance. Leiden: Brill. Davis, Charles T. 1988. L’Italia di Dante. Bologna: Il Mulino.</bibl>
          <bibl n="132137">Del Gratta, Rodolfo. 2000. “L’et&amp;#224; della dominazione fiorentina (1406-1543).” In Storia dell’Universit&amp;#224; di Pisa, 1 (1343-1737), 33-78. Pisa: Plus.</bibl>
          <bibl n="132001">Denley, Peter. 1996. “Signore and Studio: Lorenzo in a comparative context.” In Lorenzo the Magnificent: culture and politics, a cura di M. Mallett, N. Mann, 203-16. London: University of London.</bibl>
          <bibl n="132313">Denley, Peter. 2006. Commune and Studio in Late Medieval and Renaissance Siena. Bologna: Clueb.</bibl>
          <bibl n="131912">Diacciati, Silvia, Enrico Faini. 2021. “Ricerche sulla formazione dei laici a Firenze nel tardo Duecento.” In Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo, a cura di L. Fabbri, 1-30. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="132181">Dini, Bruno. 1995. Saggi su una economia-mondo. Firenze e l’Italia fra Mediterraneo ed Europa (secc. XIII-XVI). Pisa: Pacini Editore.</bibl>
          <bibl n="132253">Ermini, Giuseppe. 1942. “Il concetto di ‘studium generale’.” Archivio giuridico “F. Serafini” CXXVII-CXXVIII: 3-24.</bibl>
          <bibl n="131905">Fabbri, Lorenzo. 2021a. “Un esilio in patria: lo Studio della Repubblica fiorentino durante la guerra di Pisa.” In Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo, a cura di L. Fabbri, 213-55. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="132116">Fabbri, Lorenzo (a cura di). 2021b. Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="132107">Faini, Enrico. 2017. “Prima di Brunetto. Sulla formazione intellettuale dei laici a Firenze ai primi del Duecento.” Reti medievali Rivista 18, 1: 189-218.</bibl>
          <bibl n="131891">Ferretti, Emanuela. 2009a. “La Sapienza di Niccol&amp;#242; da Uzzano e le stalle di Lorenzo de Medici.” In La sede della Sapienza a Firenze. L’Universit&amp;#224; e l’Istituto Geografico Militare a San Marco, a cura di A. Belluzzi, E. Ferretti, 31-68. Firenze: Istituto Geografico Militare.</bibl>
          <bibl n="132044">Ferretti, Emanuela. 2009b. “La Sapienza di Niccol&amp;#242; da Uzzano: l’istituzione e le sue tracce architettoniche nella Firenze rinascimentale.” Annali di storia di Firenze IV: 89-149.</bibl>
          <bibl n="132261">Field, Arthur. 1981. “An Inaugural Oration by Cristoforo Landino in Praise of Virgil.” Rinascimento XXI: 235-45.</bibl>
          <bibl n="132284">Field, Arthur. 1986. “Cristoforo Landino’s first lectures on Dante.” Renaissance Quarterly XXXIX: 15-48.</bibl>
          <bibl n="132275">Field, Arthur. 1988. The Origins of the Platonic Academy of Florence. Princeton: Princeton University Press.</bibl>
          <bibl n="132060">Fiorelli, Piero. 1996. “Una data per l’Universit&amp;#224; di Firenze.” In Le vie della ricerca. Studi in onore di Francesco Adorno, a cura di M. S. Funghi, 491-6. Firenze: Olschki.</bibl>
          <bibl n="132090">Frova, Carla. 2019. “Tignosi, Niccol&amp;#242; (Niccol&amp;#242; da Foligno).” In Dizionario biografico degli italiani, vol. 95, 676-8. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana.</bibl>
          <bibl n="131970">Garfagnini, Gian Carlo. 1989. “Citt&amp;#224; e Studio a Firenze nel XIV secolo: una difficile convivenza.” In Luoghi e metodi d’insegnamento nell’Italia medioevale, a cura di L. Gargan, O. Limone, 101-20. Galatina: Congedo.</bibl>
          <bibl n="132173">Garfagnini, Gian Carlo. 2004. “Universit&amp;#224; e cenacoli culturali a Firenze tra fine Trecento e primo Quattrocento.” Vivens Homo XV: 17-31.</bibl>
          <bibl n="131991">Gentile, Sebastiano, David Speranzi. 2010. “Coluccio Salutati e Manuele Crisolora.” In Coluccio Salutati e l’invenzione dell’Umanesimo, a cura di C. Bianca, 3-47. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="131899">Gherardi, Alessandro (a cura di). 1881. Statuti della Universit&amp;#224; e Studio fiorentino dell’anno MCCCLXXXVII seguiti da un’appendice di documenti dal MCCCXX al MCCCCLXXII. Firenze: Regie Deputazioni sugli studi di storia patria di Toscana, dell’Umbria e delle Marche.</bibl>
          <bibl n="132123">Ginatempo, Maria, Lucia Sandri. 1990. L’Italia delle citt&amp;#224;. Il popolamento urbano tra medioevo e Rinascimento (secoli XIII-XVI). Firenze: Le Lettere.</bibl>
          <bibl n="131856">Goldthwaite, Richard A. 1996. Ricchezza e domanda nel mercato dell’arte in Italia dal Trecento al Seicento. La cultura materiale e le origini del consumismo. Milano: Unicopli. Goldthwaite, Richard A. 2013. L’economia della Firenze rinascimentale. Bologna: Il Mulino. Gregory, Heather J. 1987. “Palla Strozzi’s patronage and pre-Medicean Florence.” In Patronage, Art and Society in Renaissance Italy, a cura di F. W. Kent, P. Simons, 201-20. OXford: Clarendon Press.</bibl>
          <bibl n="132403">Guerri, Domenico. 1926. Il commento del Boccaccio a Dante. Bari: Laterza.</bibl>
          <bibl n="132201">Hankins, James. 1990. “Cosimo de’ Medici and the platonic academy.” Journal of the Warburg and Courtauld Institutes 53: 144-62.</bibl>
          <bibl n="132277">Kent, Dale V. 1978. The Rise of the Medici. Faction in Florence 1426-1434. OXford: OXford University Press,</bibl>
          <bibl n="132217">Kent, Dale V. 2000. Cosimo de’ Medici and the Florentine Renaissance. The Patron’s Oeuvre. New Haven: Yale University Press.</bibl>
          <bibl n="131945">Leonardi, Claudio. 1984. “L’Ateneo fiorentino dallo Studium generale (1321) all’Istituto di Studi Superiori (1859).” In Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio, vol. I, 13-20. Firenze: Edizioni F.&amp;amp;F. Parretti Grafiche.</bibl>
          <bibl n="132041">Lippi, Donatella. 2017. “La scuola medico-chirurgica.” In Santa Maria Nuova attraverso i secoli. Assistenza, scienza e arte nell’ospedale dei fiorentini, a cura di G. Landini, 93-</bibl>
          <bibl n="132073">Luzzatto, Sergio, Gabriele Pedull&amp;#224;, Amedeo De Vincentiis (a cura di). 2010. Atlante della letteratura italiana. Vol. 1: Dalle origini al Rinascimento. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="132085">Mannelli, Maria A. 1984. “Le scienze mediche.” In Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio, vol. II, 893-947. Firenze: Edizioni F.&amp;amp;F. Parretti Grafiche.</bibl>
          <bibl n="132223">Molho, Anthony. 1971. Florentine public finances in the early Reanissance, 1400-1433. Cambridge: Harvard University Press.</bibl>
          <bibl n="132111">Nardi, Paolo. 2018. “Sozzini (Socini), Bartolomeo.” In Dizionario biografico degli italiani, vol. 93, 413-17. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana.</bibl>
          <bibl n="132094">Novati, Francesco. 1896. “Sul riordinamento dello Studio fiorentino nel 1385. Documenti e notizie.” Rassegna bibliografica della letteratura italiana 4: 318-23.</bibl>
          <bibl n="132103">Park, Katharine. 1980. “The Readers at the Florentine Studio According to Communal Fiscal Records (1357-1380, 1413-1446).” Rinascimento s. II, 20: 249-310.</bibl>
          <bibl n="132080">Piana, Celestino. 1977. La facolt&amp;#224; teologica dell’Universit&amp;#224; di Firenze nel Quattro e Cinquecento. Grottaferrata, Editiones Collegii S. Bonaventurae ad Claras Aquas.</bibl>
          <bibl n="131883">Pini, Antonio I. 1988. “Discere turba volens. Studenti e vita studentesca a Bologna dalle origini dello Studio alla met&amp;#224; del Trecento.” In Studenti e universit&amp;#224; degli studenti dal XII al XIX secolo, a cura di G. P. Brizzi, A. I. Pini, 45-136. Bologna: Istituto per la Storia dell’Universit&amp;#224;.</bibl>
          <bibl n="132333">Ricci, Pier Giorgio. 1952. “La prima cattedra di greco in Firenze.” Rinascimento 3: 159-65.</bibl>
          <bibl n="132211">Rich&amp;#233;, Pierre, Jacques Verger. 2006. Des nains sur des &amp;#233;paules de g&amp;#233;ants. Ma&amp;#238;tres et &amp;#233;l&amp;#232;ves au Moyen &amp;#194;ge, Paris : Tallandier.</bibl>
          <bibl n="132143">Rondoni, Giuseppe. 1884. “Ordinamenti e vicende principali dell’antico Studio fiorentino.” Archivio storico italiano s. IV, 14: 41-64, 194-220.</bibl>
          <bibl n="131866">Rosso, Paolo. 2012. “Studiare e insegnare in Studiis alienis. La peregrinatio medica toscana negli Studia generalia dell’Italia settentrionale (Padova, Pavia, Torino, secoli XIV-XV).” In Umanesimo e Universit&amp;#224; in Toscana (1300-1600), a cura di S. U. Baldassarri, F. Ricciardelli, E. Spagnesi, 111-182. Firenze: Le Lettere.</bibl>
          <bibl n="132247">Rosso, Paolo. 2021. Le universit&amp;#224; nell’Italia medievale. Cultura, societ&amp;#224; e politica (secoli XII-XV). Roma: Carocci.</bibl>
          <bibl n="132288">Rubinstein, Nicolai. 1971. Il governo di Firenze sotto i Medici (1434-1494). Firenze: La Nuova Italia.</bibl>
          <bibl n="131911">Sandri, Lucia. 2012. “Il Collegio medico fiorentino e la riforma di Cosimo I: origini e funzioni (secc. XIV-XVI).” In Umanesimo e Universit&amp;#224; in Toscana (1300-1600), a cura di S. U. Baldassarri, F. Ricciardelli, E. Spagnesi, 183-211. Firenze: Le Lettere.</bibl>
          <bibl n="131887">Santi, Francesco. 2021. “Avignone, Firenze e la rinascita dello Studium nel 1348. Per un altro sguardo sulla met&amp;#224; del secolo XIV.” In Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo, a cura di L. Fabbri, 31-44. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="131901">Seigel, Jerrold E. 1969. “The Teaching of Argyropulos and the Rhetoric of the First Humanists.” In Action and Conviction in Early Modern Europe. Essays in Memory of E.H. Harbison, a cura di T. K. Rabb, J. E. Seigel, 237-260. Princeton: Princeton University Press.</bibl>
          <bibl n="131916">Silvano, Giovanni. 1996. “Stato, territorio e istituzioni: lo ‘Studio generale’ a Padova, Pavia e Pisa al tempo di Lorenzo il Magnifico.” In La Toscana al tempo di Lorenzo il Magnifico. Politica Economia Cultura Arte, vol. III, 981-94. Pisa: Pacini.</bibl>
          <bibl n="132224">Spagnesi, Enrico. 1979. Utiliter edoceri. Atti inediti degli ufficiali dello Studio fiorentino (1391-96), Milano, Giuffr&amp;#233;.</bibl>
          <bibl n="131974">Spagnesi, Enrico. 1984. “I documenti costitutivi dalla provvisione del 1321 allo statuto del 1388.” In Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio, vol. I, 109-45. Firenze: Edizioni F.&amp;amp;F. Parretti Grafiche.</bibl>
          <bibl n="132012">Spagnesi, Enrico. 2007. “Lo Studio fiorentino e i suoi statuti del 1388.” In Gli statuti universitari. Tradizione dei testi e valenze politiche, a cura di A. Romano, 101-20. Bologna: Clueb.</bibl>
          <bibl n="131971">Spagnesi, Enrico. 2012. “Ser Coluccio cancelliere e lo Studium florentinum.” In Le radici umanistiche dell’Europa. Coluccio Salutati cancelliere e politico, a cura di R. Cardini,P. Viti, 139-70. Firenze: Polistampa.</bibl>
          <bibl n="131930">Spagnesi, Enrico. 2021. “Lo Studium florentinum: approvazioni papali e imperiali, statuti.” In Studium florentinum: l’istruzione superiore a Firenze fra XIV e XVI secolo, a cura di L. Fabbri, 45-82. Roma: Edizioni di storia e letteratura.</bibl>
          <bibl n="132243">Tanzini, Lorenzo. 2018. 1345. La bancarotta di Firenze. Una storia di banchieri, fallimenti e finanza. Roma: Salerno.</bibl>
          <bibl n="132023">Tognetti, Sergio. 2009. “Gli affari di messer Palla Strozzi (e di suo padre Nofri). Imprenditoria e mecenatismo nella Firenze del primo Rinascimento.” Annali di storia di Firenze IV: 7-88.</bibl>
          <bibl n="132212">Tognetti, Sergio (a cura di). 2010. Firenze e Pisa dopo il 1406. La creazione di un nuovo spazio regionale. Firenze: Olschki.</bibl>
          <bibl n="132045">Tognetti, Sergio. 2020. “Una civilt&amp;#224; di ragionieri. Archivi aziendali e distinzione sociale nella Firenze basso medievale e rinascimentale.” Reti medievali Rivista 21, 2: 221-50.</bibl>
          <bibl n="131972">Ulivi, Elisabetta. 1998. “Le scuole d’abaco a Firenze (seconda met&amp;#224; del sec. XIII-prima met&amp;#224; del sec. XVI).” In Luca Pacioli e la matematica del Rinascimento, a cura di E. Giusti, 41-60. Citt&amp;#224; di Castello: Petruzzi.</bibl>
          <bibl n="132061">Ullman, Berthold L., Philip A. Stadter. 1972. The Public Library of Renaissance Florence. Niccol&amp;#242; Niccoli, Cosimo de’ Medici and the library of San Marco. Padova: Antenore.</bibl>
          <bibl n="131982">Vasoli, Cesare. 1984. “L’insegnamento filosofico: uno Studio tra scienza e humanae litterae.” In Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio, vol. I, 147-99. Firenze: Edizioni F.&amp;amp;F. Parretti Grafiche.</bibl>
          <bibl n="132134">Verde, Armando F. 1973-2010. Lo Studio fiorentino: 1473-1503. Ricerche e documenti, 6 voll. Firenze: Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento.</bibl>
          <bibl n="131935">Verde, Armando F. 1998. “Il secondo periodo dello Studio fiorentino (1504-1528).” In L’universit&amp;#224; e la sua storia. Origini, spazi istituzionali e pratiche didattiche dello Studium cittadino, a cura di P. Renzi, 105-31. Siena: Protagon.</bibl>
          <bibl n="132089">Villani, Giovanni. 1990-1991. Nuova cronica, a cura di G. Porta, 3 voll. Parma: Guanda. Villani, Matteo. 1995. Cronica, a cura di G. Porta, 2 voll. Parma: Guanda.</bibl>
          <bibl n="132285">Viti, Paolo (a cura di). 1990. Leonardo Bruni. Cancelliere della Repubblica di Firenze.Firenze: Olschki.</bibl>
          <bibl n="132150">Viti, Paolo. 1997. “Filelfo, Francesco.” In Dizionario biografico degli italiani, vol. 47, 613-26. Roma: Istituto della Enciclopedia italiana.</bibl>
          <bibl n="132267">Witt, Ronald G. 2005. Sulle tracce degli antichi. Padova, Firenze e le origini dell’Umanesimo. Roma: Donzelli.</bibl>
          <bibl n="132138">Zorzi, Andrea, Connell William (a cura di). 2001. Lo stato territoriale fiorentino (secoli XIV-XV). Ricerche, linguaggi, confronti. Pisa: Pacini.</bibl>
          <bibl n="131937">Zorzi, Andrea. 2021. “Firenze dalla condanna di Dante alla cacciata del Duca d’Atene.” In &amp;#171;Onorevole e antico cittadino di Firenze&amp;#187;. Il Bargello per Dante, a cura di L. Azzetta, S. Chiodo, T. De Robertis, 49-57. Firenze: Mandragora.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>