<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">L’Ateneo durante il regime fascista</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-6464-5591" type="ORCID">
            <forename>Patrizia</forename>
            <surname>Guarnieri</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Florence, Italy</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Firenze e l’Università</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0282-4</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Emanuela Ferretti, Donatella Lippi, Antonella Salvini, Bernardo Sordi, Andrea Zorzi</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.12</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>In 1931, none of the Florentine academics refused to take the oath of allegiance to Fascism, as very few did throughout Italy. Yet, just six years earlier, the signatories of the so-called Croce manifesto from the University of Florence were more numerous than those from Rome and Turin. The leggi fascistissime crushed open dissent; pressures, recommendations, and violence isolated and silenced it. In the specific context of the university community in Florence, this article examines the different behaviors of its members: surrender, responsibility, conformism, resistance that remained in the shadows, social, gender and racist discrimination, voluntary and forcing removal, opportunism. A history of which we still do not know enough, and whose consequences would go beyond the fascist ventennio.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>history of the University</item>
            <item>Florence</item>
            <item>Fascism</item>
            <item>students</item>
            <item>antifascist professors and students</item>
            <item>racial laws In Italy</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.12<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.12" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">L’Ateneo durante il regime fascista<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1">*</hi></p><p rend="h1_author">Patrizia Guarnieri</p><p rend="h2 ParaOverride-1">1. Continuità di copertura, discontinuità di sostanza</p><p rend="text">Oltre due mesi prima dell’inaugurazione degli studi all’appena costituita università, Benito Mussolini ricevette un deciso, e sgrammaticato, messaggio: «È stato nominato Questore dell’Università di Firenze il prof. Chiarugi. Ciò non può né deve essere. Egli è un accanito antifascista, che porterà nell’Università un’[sic]antifascismo che oggi è solamente minimo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-068-backlink"><ref target="_12.html#footnote-068">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">A scriverlo, in una delle sue missive delatorie al Duce, era Dino Perrone Compagni, personaggio di spicco nel fascismo fiorentino, e non solo, di cui in quel periodo rappresentava l’ala moderata e minoritaria rispetto all’estremismo del rivale Tullio Tamburini. L’ambiente universitario non lo aveva frequentato neppure da studente (non era diplomato, né marchese come diceva), e la sua percezione che non vi fossero quasi antifascisti alla fine del 1924 era piuttosto soggettiva, come avrebbero dimostrato le numerose adesioni al cosiddetto Manifesto Croce qualche mese dopo. Comandante di spedizioni punitive, con l’omicidio a Firenze del ferroviere Spartaco Lavagnini nel 1921, Perrone Compagni pare fosse avvezzo ad inviare lettere minatorie ad amministratori e sindaci che riteneva indegni in quanto antifascisti, intimando loro di dimettersi se volevano evitare peggiori conseguenze, come ben sapevano il sindaco di Roccastrada, in provincia di Grosseto, dove furono uccisi tredici civili, e quello di Livorno minacciato di impiccagione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-067-backlink"><ref target="_12.html#footnote-067">2</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Non sappiamo se Giulio Chiarugi – 65 anni, docente di anatomia da 38, di cui 34 a Firenze dove era stato anche sindaco – fu mai informato, e da chi, dell’attenzione di Perrone Compagni nei suoi confronti. Quell’infuocata missiva dell’11 novembre 1924 si trova nel Carteggio Riservato della Segreteria particolare del Duce, non certo fra le carte del Rettorato. Dai verbali degli organi d’ateneo risulta che il 13 novembre 1924 il soprintendente Cesare Melli porgesse i suoi saluti al nuovo rettore in Consiglio e che in questa carica Giulio Chiarugi tenesse la prima seduta del Senato accademico e rispettivamente del Consiglio direttivo (di amministrazione) il 5 e il 27 gennaio 1925. Un anno dopo si dimise; esattamente quando e perché nei verbali si preferì non dire. </p><p rend="text">I documenti istituzionali dell’università durante il fascismo dicono poco o pochissimo di quel che accadeva. Opacizzano e alterano quanto si vorrebbe più sapere. Messi a confronto con altri documenti non istituzionali, privati o riservati, ben risalta quanto possano differire le narrazioni, e come la ricerca non possa dipendere dalle sole fonti ufficiali redatte sotto il regime. La varietà delle fonti, non solo di parte politicamente opposta ma anche di parte fascista come la lettera citata, fa sorgere numerosi e non inutili quesiti.</p><p rend="text">Aveva ragione il focoso Perrone Compagni a sostenere che la nomina di Chiarugi nel 1924 era una nomina sbagliata, dal punto di vista del fascismo? Definirlo un oppositore «accanito» del regime era forse troppo, ma nel ruolo decennale di parlamentare, consigliere e sindaco di Firenze nella giunta demo-sociale aveva pubblicamente espresso idee laiche e radicali mai rinnegate, parrebbe nel suo caso. E dunque, a Firenze, nella nuova università voluta da Mussolini – come ebbe a vantare il soprintendente (Merci 1925) nel discorso inaugurale 1924-25 – non sarebbe stato meglio dare il segno di una svolta con un rettore accanitamente o devotamente fascista? Tale fu difatti Enrico Burci, il secondo rettore insediato un anno dopo. Chiarugi fu nominato sotto il ministero del liberale Alessandro Casati; Burci sotto quello di Pietro Fedele, essendosi Casati dimesso il 5 gennaio 1925, contro la svolta autoritaria annunciata da Mussolini due giorni prima. L’inaugurazione dell’università presieduta da Chiarugi avvenne il 20 gennaio al cospetto del ministro Fedele, il quale avrebbe poi rivendicato di aver «sostituito con autentici fascisti quasi tutti i rettori» ereditati. </p><p rend="text">La fascistizzazione del mondo accademico e scolastico nazionale non fu repentina. A confronto della Germania nazista o della Spagna franchista, fu un processo volutamente all’insegna di una certa moderatezza per contenere il dissenso. Più che con lineare gradualità, direi che avanzò a sbalzi e pause per testare le reazioni prima di sferrare un’altra mossa. E le reazioni furono sempre più scarse nell’università italiana, che ha dato purtroppo prova di un crescente conformismo, adattandosi senza diventare mai centro o spinta all’opposizione, benché non siano mancati singoli universitari, non solo professori, che militarono nell’antifascismo e nella Resistenza. Quali siano le specifiche e concrete articolazioni di questo quadro generale va visto nelle singole sedi universitarie, e in questo senso il caso fiorentino è rilevante rispetto agli altri atenei del regno perché, come nel caso dell’Accademia di Milano, nell’a.a. 1924-25 si attuava il passaggio dall’Istituto di Studi Superiori fondato nel 1859 orgoglioso della propria autonomia, alla Regia Università che doveva rispondere ai requisiti della recente riforma Gentile legittimata da Mussolini. In questa trasformazione istituzionale, coeva al passaggio dal liberalismo al fascismo, e da un apparato normativo all’altro, ovunque si concentrarono discontinuità e continuità variamente intese (Signori 2007, 384-5). Se il partito di governo si mosse nell’università con una strategia non dello scontro, pur non mancando la violenza squadrista, la continuità continuamente dichiarata serviva da copertura, più apparente che sostanziale,  e presto venne meno. Questo almeno è quanto emerge guardando alla comunità universitaria fiorentina nel suo insieme, composta da studenti, personale amministrativo e docenti, donne e soprattutto uomini di varia età, che dentro e fuori le mura vivono percorsi culturali, politici e personali diversi.</p><p rend="text">Una sostanziale discontinuità fu con la riforma dell’insegnamento superiore decretata da Gentile: i rettori non venivano più eletti dal Collegio dei docenti, bensì nominati per un triennio rinnovabile dal re, e dunque del ministro, come pure i presidi delle Facoltà<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-066-backlink"><ref target="_12.html#footnote-066">3</ref></hi></hi>. Ma in continuità, a Firenze, appaiono le prime nomine sia del rettore sia dei presidi delle tre Facoltà che già esistevano nell’Istituto di Studi Superiori, a parte la quarta Facoltà appena inaugurata: Chiarugi divenne rettore dell’università dopo essere stato preside eletto di Medicina e chirurgia dell’Istituto fino all’anno prima per ventidue anni dal 1891-92; chi gli succedette alla presidenza della Facoltà era un cattedratico dell’Istituto da oltre vent’anni, il patologo Alessandro Lustig (1857-1937), senatore eletto nel 1911 nel gruppo Unione Democratica, nonché ebreo (ancora non ci si faceva caso) non iscritto al PNF (fin quando andò in pensione dall’ateneo nel 1932)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-065-backlink"><ref target="_12.html#footnote-065">4</ref></hi></hi>. Anche per le altre due Facoltà antecedenti al 1924-25 le nomine confermarono i presidi precedentemente eletti: il chimico Guido Pellizzari (1858-1938) in carica a Scienze matematiche, fisiche e naturali dal 1921-22, e il geografo Olinto Marinelli (1876-1926) in carica a Lettere e filosofia dal 1922-23. </p><p rend="text">Lo scenario politico si ribalta al secondo turno di nomine che furono tutte, meno una, anticipate rispetto alla prevista durata triennale. Il secondo rettore Enrico Burci fu, in realtà, subito considerato «il primo Rettore fascista che seppe con tatto e ferma volontà dare all’università fiorentina un indirizzo ed un impulso corrispondente alle aspirazioni politiche del regime»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-064-backlink"><ref target="_12.html#footnote-064">5</ref></hi></hi>. A Lettere il 16 marzo 1926 fu preside l’insigne studioso Paolo Emilio Pavolini (1864-1942), convinto fascista antemarcia e membro della prima Giunta comunale fascista, che nessun imbarazzo provava per le gesta di suo figlio, vice federale fiorentino dal 1927 e allora brillante studente dell’ateneo;  anzi, con lui il padre pare aderisse, simbolicamente, alla Banda dello sgombero. Alessandro aveva capeggiato la «canea urlante» contro il professor Salvemini, proprio nella Facoltà che suo padre fu chiamato a presiedere<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-063-backlink"><ref target="_12.html#footnote-063">6</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Nella Facoltà di Scienze il secondo preside fu il geologo e geografo Giotto Dainelli (1878-1968) chiamato nell’Università di Firenze nel 1924, convinto sostenitore di Mussolini che avrebbe seguito a Salò. Sarebbe stato uno degli appena sei professori ordinari sui 111 dell’ateneo fiorentino che nell’ottobre 1944 il Comitato per l’epurazione dell’Università di Firenze presieduto da Piero Calamandrei propose di immediatamente sospendere dal servizio. Si trattava della sanzione più severa, che il Comitato decise di limitare ad un numero esiguo di docenti – inferiore alla media nazionale –, rinviandone un numero assai maggiore all’attenzione del ministero. Pur senza entrare qui nella storia dell’epurazione dell’università, che la storiografia concorda nel definire in genere benevola o addirittura mancata – con strascichi fino al 1948 e per alcuni al 1963 –, non si possono non registrare le conclusioni del pur molto cauto Comitato dell’ateneo fiorentino, e dell’ancor più cauta Commissione ministeriale, su fatti che non potevano certo essere denunciati né verbalizzati sotto la dittatura. Nel caso di Dainelli, che fu anche podestà di Firenze, la sospensione venne ribadita<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-062-backlink"><ref target="_12.html#footnote-062">7</ref></hi></hi>. Nei verbali del dopo guerra, il Consiglio della Facoltà di Scienze argomentò a favore di un collega sottoposto a procedimento di epurazione, poi reintegrato e assolto, ma non difese l’ex preside Dainelli ed accusò l’ex collega Ivo Ranzi, ambedue all’epoca aggregati alla Statale di Milano perché erano andati e rimasti nel territorio della Repubblica sociale. Proprio per questo, nel 1948 Dainelli avrebbe ottenuto l’annullamento della sentenza di epurazione del 1944, sostenendo che non aveva potuto difendersi dalle accuse<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-061-backlink"><ref target="_12.html#footnote-061">8</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">In quanto ai presidi del primo rettorato, nel febbraio 1926 l’illustre Lustig si dimise, come Chiarugi, e nella Facoltà di Medicina fu sostituito da Girolamo Gatti (1866-1956), un docente dall’intenso percorso politico: già socialista intransigente rivoluzionario, dal novembre 1913 senatore «democratico rurale» (movimento fondato con Enrico Ferri, suo cognato), dal 1917 socialista riformista e interventista, Gatti era approdato al fascismo, e tesserato <hi rend="italic">ad honorem</hi> del PNF il 13 febbraio 1925, ma la tessera gli era stata offerta dal fascio di Firenze fin dal novembre 1924, perché evidentemente dei meriti fascisti già li aveva, tra cui l’aver fondato un’associazione universitaria fascista. Rimase preside oltre la scadenza triennale, fino al novembre 1930, e non venne sottoposto ai procedimenti epurativi nell’università essendo in pensione dal 1936; ma fu deferito il 7 agosto 1944 – pochi giorni prima della Liberazione di Firenze – dall’alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il fascismo e decaduto da senatore il 14 novembre 1945 e con sentenza di Cassazione l’8 luglio 1948<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-060-backlink"><ref target="_12.html#footnote-060">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">L’unico preside che dal rettorato di Chiarugi rimase in sella anche con il rettore fascista Burci fu Giovanni Brunetti (1867-1935) della Facoltà di Giurisprudenza, istituita appunto per la nuova università. Per la nomina del suo primo preside, i meriti politici valsero ben più di quelli scientifici e didattici. Non fosse stato così, al podestà di Pieve a Nievole nonché professore ordinario solo dal 1920 (si veda Caravale 1972) sarebbero stati di gran lunga preferiti altri cattedratici della stessa Facoltà; se non il giovane Calamandrei (1889-1956), certo l’autorevolissimo giurista Federico Cammeo (1872-1939), ordinario dal 1900, il quale sarebbe divenuto preside solo dopo la morte di Brunetti nel 1935, e cacciato con le leggi razziste del 1938. </p><p rend="text">Nella composizione ministeriale dei vertici dell’Università di Firenze, nel 1925, fu Brunetti l’unica vera novità, ed infatti i suoi interventi si distinsero subito da quelli degli altri membri che c’erano anche prima<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-059-backlink"><ref target="_12.html#footnote-059">10</ref></hi></hi>. Loro, scientificamente illustri, non durarono, lui invece sì. La sua nomina, nella tanto declamata continuità, è rivelativa e anticipatrice di sostanziali discontinuità che si imposero a più livelli. </p><p rend="text">Non di poco rilievo, per la comunità accademica, fu la parabola del direttore della segreteria dell’ateneo Oddone Marini, anche lui proveniente dall’Istituto. Elogiato nel Consiglio direttivo (l’allora CdA) per la sua valida esperienza pluridecennale, ringraziato dal primo rettore per essere riuscito nella miracolosa missione di farsi dare a Roma quasi la metà degli oltre tre milioni di lire che il governo doveva all’Università di Firenze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-058-backlink"><ref target="_12.html#footnote-058">11</ref></hi></hi>, dal secondo rettore venne accusato: «per i suoi modi arroganti, per la sua assoluta mancanza di tatto, per una infatuazione arbitraria della importanza della sua opera e della sua indisponibilità e altresì (quel che più conta) per i suoi inconfutabili atteggiamenti antifascisti»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-057-backlink"><ref target="_12.html#footnote-057">12</ref></hi></hi>. Fu messo in congedo, con il formale consenso del suo Consiglio dove anche i rappresentanti dei professori erano stati conformemente sostituiti con Gino Arias, iscritto al PNF dal maggio 1923, ebreo poi convertito, e con Bindo De Vecchi, altro medico, presto rettore fascista. Anche per la direzione amministrativa dell’ateneo si mirò a individuare un personaggio affidabile politicamente, e non per le competenze. Fu Carlo Baccarini, che nel 1943 avrebbe lasciato Firenze per Salò<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-056-backlink"><ref target="_12.html#footnote-056">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">2. Dentro e fuori l’ateneo durante il primo rettorato </p><p rend="text">Cosa accadde dunque nella comunità accademica, riguardo al complicato intreccio fra cultura e politica, durante quel periodo avviato all’insegna della continuità, e concluso con dimissioni ed un radicale cambio ai vertici? Visti gli esordi e gli esiti, il breve rettorato di Chiarugi e il più conforme e stabile rettorato Burci meritano molta più attenzione di quanta ne abbiano ricevuta. </p><p rend="text">La prima adunanza del Senato universitario, il 5 gennaio 1925, si tenne a distanza maggiore di quella intercorsa fra le più numerose adunanze del Consiglio di amministrazione. L’ultima seduta senatoriale dell’Istituto di Studi Superiori era stata il 9 giugno1924<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-055-backlink"><ref target="_12.html#footnote-055">14</ref></hi></hi>. Fra le due riunioni e oltre, gravava nel paese la crisi seguita al delitto Matteotti, consumato il 10 giugno e per il quale, due giorni dopo, fu arrestato il feroce Amerigo Dumini (condannato poi a cinque anni, quattro condonati), a Firenze notissimo. Quel delitto segnò uno spartiacque persino dei comportamenti: non per Gentile, nonostante l’accorato appello del suo allievo Giuseppe Lombardo Radice a prendere le distanze dal fascismo, ma di certo, tra i fiorentini: per Salvemini e, diversamente, per Bianchi Bandinelli, nell’opposta direzione per Serpieri. Proprio allora e in dichiarata risposta all’assassinio di Matteotti, alcuni giovani si iscrissero al Partito socialista unitario insieme ai professori Salvemini e Ludovico Limentani: erano i dottori Piero Jahier e Carlo Rosselli, gli studenti Massimo Calabresi, Ugo Procacci e Tommaso Ramorino (figlio di Felice, docente antifascista alla Facoltà di Lettere), nonché Paolo Rossi fratello di Ernesto<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-054-backlink"><ref target="_12.html#footnote-054">15</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Quanto trapela avvenisse dentro l’ateneo va messo in relazione con quanto accadeva fuori, anche con la violenza montante che nella cosiddetta notte di San Bartolomeo del 1925 terrorizzò Firenze<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-053-backlink"><ref target="_12.html#footnote-053">16</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il 20 gennaio 1925 l’inaugurazione in piazza San Marco non fu festosa né tranquilla come parrebbe dai discorsi nell’<hi rend="italic">Annuario</hi> o da una stampa ossequiante. «L’università fiorentina è stata inaugurata a suon di manganello» esordiva il <hi rend="italic">Bollettino d’informazioni durante il ‘regime fascista’</hi>:</p><p rend="quotation_b">abbiamo diritto di sapere se, con le altre libertà, ci avviamo a perdere anche la libertà della scuola. Ai falsi maestri e ai falsi governatori gridiamo. Se non avete il coraggio di difendere l’università liberale dei nostri padri, se questo estremo baluardo della nostra civiltà lo cedete senza difesa […] Noi giovani la difenderemo. Se ci preparate l’Università del perfetto suddito […] Noi giovani la diserteremo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-052-backlink"><ref target="_12.html#footnote-052">17</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Naturalmente si tratta di resoconti di parte. Il <hi rend="italic">Non Mollare</hi>, foglio clandestino il cui titolo era venuto in mente al giovane Nello Rosselli, laureato in storia nel ’23, fornì nomi e cognomi di alcuni degli studenti manganellati, per non aver applaudito le autorità: Ugo Procacci di Lettere, e Bruno Pincherle e Massimo Calabresi di Medicina, due laureandi proprio del professor Chiarugi, il quale li conosceva bene<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-051-backlink"><ref target="_12.html#footnote-051">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nella seconda adunanza del Senato, il 13 febbraio 1925 il rettore lesse una proposta del preside Olinto Marinelli, che esprimeva il voto della sua Facoltà di Lettere ad inaugurare un monumento a Pasquale Villari, soprintendente dell’Istituto, e ad indicare quale oratore ufficiale Salvemini, che al maestro era succeduto nella cattedra di storia. Il preside di Giurisprudenza intervenne: non solo non voleva Salvemini, ma ritenendo che Villari fosse stato celebrato già abbastanza, sostenne che nell’occasione il Senato accademico consentisse «parole di circostanza soltanto» del rettore e del preside di Lettere. Presentò in tal senso un ordine del giorno; fu messo ai voti : su sei presenti ne ebbe due. Patteggiando si stabilì che Salvemini avrebbe fatto un discorso «breve», in data 8 marzo, e nessuno fuori dell’ambiente universitario andava invitato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-050-backlink"><ref target="_12.html#footnote-050">19</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Le cose andarono diversamente, anche se nei verbali null’altro appare. La cerimonia fu rinviata al 15 marzo. Quella domenica il portone del palazzo di piazza San Marco rimase chiuso. <hi rend="italic">Salvemini non deve parlare</hi>, aveva intitolato <hi rend="italic">Battaglie fasciste </hi>il giorno prima, annunciando la propria presenza in piazza<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-049-backlink"><ref target="_12.html#footnote-049">20</ref></hi></hi>. Il ben informato foglio clandestino <hi rend="italic">Non Mollare</hi> riferì che erano rimasti tutti fuori, ma che si erano dati appuntamento per l’indomani alla consueta lezione del professore di storia: «la sala era piena […] seduti negli stessi banchi vecchi professori e giovani alunni a fare atto di solidarietà e di affetto col maestro e col collega». Tra i docenti c’erano Guido Mazzoni, Mario Casella, Ludovico Limentani, Guido Ferrando e Ettore Bignone di Lettere, Giovanni Lorenzoni (sua figlia Tina sarebbe stata partigiana e medaglia d’oro in memoria), Giulio Paoli, Valeri e Calamandrei di Giurisprudenza: alla fine della lezione (non su Villari ma sulla questione di Tunisi al congresso di Berlino), «un caldissimo applauso che durò a lungo». </p><p rend="text">A quel punto però erano gli studenti antifascisti a contestare Chiarugi: «Un rettore di Università deve dare alla scolaresca esempio di carattere». Lui invece si era fatto intimidire dalle minacce; si era prestato al gioco dei professori fascisti (Brunetti e un innominato assistente di medicina). Perciò si appellavano</p><p rend="quotation_b">a quei professori che non hanno messo il cervello e il carattere a pigione presso il Fascio […]. Accettare senza proteste l’opera del Rettore significa dichiararsi disposti a qualunque sopraffazione fascista, comunista, teppista, comunque si voglia chiamarla. Qui non è questione di fascismo o antifascismo: è questione di libertà universitaria e di dignità<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-048-backlink"><ref target="_12.html#footnote-048">21</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Che per Chiarugi fosse molto difficile, e che probabilmente fosse impaurito, si capisce. Circa una settimana prima della fallita cerimonia, nello stesso palazzo di San Marco, c’era stata la tentata irruzione di fascisti capeggiati da Alessandro Pavolini nell’aula dove Salvemini stava facendo lezione. Tutto era avvenuto sotto gli occhi del sindaco professore di fisica Garbasso e del solito preside Brunetti, nascosti per sorvegliare la scena senza intervenire e pensando di non essere visti. Se ne accorse Calamandrei, che nel dopoguerra avrebbe raccontato l’episodio e il proprio sdegno per il loro comportamento (Calamandrei 1955, 101-2). Ebbe l’impressione che Garbasso fosse almeno imbarazzato. Il preside di Giurisprudenza invece continuò ad imperversare. In Senato si fece avanti per essere lui l’oratore ufficiale dell’ateneo nell’inaugurazione dell’anno accademico 1925-26. Il turno spettava, avvertì il rettore,  alla Facoltà di Scienze, il cui preside però si dichiarò d’accordo nel cederlo a Brunetti, che ringraziò<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-047-backlink"><ref target="_12.html#footnote-047">22</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il caso Salvemini divenne sempre più scottante. Sul suo clamoroso arresto l’8 giugno 1925, sul processo a luglio per il <hi rend="italic">Non mollare</hi> seguito dalla stampa anche internazionale, sul fatto che alcuni docenti presenti in tribunale ebbero la lezione che si meritavano cioè furono percossi (come vantò Perrone Compagni a Mussolini): su tutte queste e altre gravi vicende l’ateneo ufficialmente tacque. Unica traccia di una posizione istituzionale nei confronti di Salvemini è la comunicazione del rettore, amministrativa ma non solo, a fine settembre, che «a seguito dell’intervenuta amnistia» la sospensione del grado e dello stipendio gli era revocata<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-046-backlink"><ref target="_12.html#footnote-046">23</ref></hi></hi>. Il silenzio però, non era più possibile. Com’è noto, fu Salvemini a volerlo impedire: mandò alla stampa inglese la lettera delle sue dimissioni e delle sue vibranti motivazioni.</p><p rend="text">Il rettore convocò il Senato il 25 novembre 1925 in adunanza straordinaria a seguito – si noti –, di una lettera di Brunetti. La lesse, ma del suo contenuto a verbale non vi è cenno. Poi lesse la lettera di dimissioni di Salvemini, «come essa fu trasmessa al ministero ma non comunicata alla Facoltà di Lettere». Il preside Marinelli precisò che Salvemini aveva scritto a lui, con toni gentili verso i colleghi, e che la Facoltà aveva risposto cortesemente, come difatti risulta<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-045-backlink"><ref target="_12.html#footnote-045">24</ref></hi></hi>. Anche il preside di Medicina Lustig sembra volesse sdrammatizzare. E se dal verbale appare che il rettore definisse le motivazioni del docente «insussistenti, ingiuste e poco riguardose […] perché mai mancò al Salvemini stesso la libertà di insegnamento», Chiarugi inclinava ad aspettare le decisioni del ministero. Brunetti invece giudicò sconveniente indugiare oltre: presentò un voto di protesta da inviare a Mussolini, al ministro Fedele, a Salvemini e al “Popolo d’Italia” in cui il Senato accademico deplorava «le calunniose affermazioni della lettera», negava che si fossero «mai verificate, né da parte delle autorità accademiche né di altri», pressioni che turbassero gli insegnamenti, e chiedeva che il rettore informasse il ministero di tale voto e di averlo comunicato a Salvemini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-044-backlink"><ref target="_12.html#footnote-044">25</ref></hi></hi>. Il Senato approvò all’unanimità. </p><p rend="text">Nel verbale della successiva adunanza, il 28 gennaio 1926, oltre a menzionare un’ulteriore lettera di Salvemini («nuovi sofismi, nuove aberrazioni»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-043-backlink"><ref target="_12.html#footnote-043">26</ref></hi></hi>), Chiarugi dava notizia di incidenti provocati da alcuni studenti a danno dei passanti, e invitò il Senato a prendere provvedimenti. Brunetti lo sconsigliava perché impossibile distinguere, secondo lui, quei fatti goliardici dalla «generosa» manifestazione di protesta contro «la condotta antipatriottica» dell’ex «insegnante» di storia. Persino Arias era perplesso; propose un compromesso, un po’ critico degli studenti ‘goliardici’, molto accusatorio del professore antitaliano. Il Senato approvò e, già che c’erano, Arias e Brunetti ebbero incarico di occuparsi della laurea <hi rend="italic">ad honorem</hi> in Giurisprudenza che l’ateneo intendeva conferiva al Duce<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-042-backlink"><ref target="_12.html#footnote-042">27</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">In quel putiferio, finiva in ombra il lavoro che Chiarugi considerò prioritario, in quel primo anno di vita dell’università di Firenze, tra pressanti questioni finanziarie e gestionali: ossia il passaggio di essa tra le università di tipo A, secondo l’iniziale progetto dell’ex ministro Gentile, quelle totalmente a carico dello Stato. Le ragioni di questo ambito passaggio erano argomentate in una relazione per Mussolini, a verbale definito «il Fondatore dell’Università Fiorentina». Nel precedente Consiglio di amministrazione, Garbasso e l’onorevole professor Alessandro Martelli (rappresentante della Provincia) avevano riferito un avvertimento del ministro Fedele: non era proprio il caso di insistere con il Duce a chiedere la promozione dell’ateneo in A, se si voleva condurne in porto almeno la sistemazione edilizia<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-041-backlink"><ref target="_12.html#footnote-041">28</ref></hi></hi>. Altrimenti i soldi non sarebbero arrivati neppure per quella. Ad insistere, però, era stato proprio Chiarugi, in una argomentata lettera al Presidente del Consiglio del 12 dicembre 1925 che inviò in copia anche a S.E. Giovanni Gentile chiedendogli, a nome del Consiglio, di «patrocinare la nostra causa presso il Governo»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-040-backlink"><ref target="_12.html#footnote-040">29</ref></hi></hi>. Attendeva risposta. Gli arrivò, ma da Fedele. Il 28 gennaio 1926 il rettore la lesse al Senato: era, in sostanza, negativa. Trascorsi tre giorni, Chiarugi si dimise<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-039-backlink"><ref target="_12.html#footnote-039">30</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Si era dimesso per la «vergognosa gazzarra degli studenti fascisti dimentichi di quanto Egli aveva fatto per l’università di Firenze», asserì vent’anni dopo Giuseppe Levi, uno dei suoi allievi migliori, maestro di vincitori di Nobel<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-038-backlink"><ref target="_12.html#footnote-038">31</ref></hi></hi>. Una spiegazione molto parziale, eppure ripetuta anche di recente<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-037-backlink"><ref target="_12.html#footnote-037">32</ref></hi></hi>; essa sottovaluta gli attacchi orchestrati da certi professori, e la crescente solitudine in cui il primo rettore si ritrovò, con le proprie debolezze ed errori, isolato anche rispetto al fronte avverso al regime.</p><p rend="h2">3. Dal «primo Rettore fascista» a Serpieri</p><p rend="text">Il secondo rettore Enrico Burci, adeguatamente fascista, poté contare su una squadra di senatori compatta. Poco o nulla risolse della non trascurabile questione finanziaria. Nonostante la reiteratamente dichiarata fedeltà al Duce, i «telegramma di devozione a lui inviati» ancora nel 1932, il ministero dell’Educazione Nazionale ribadì che «non può in alcun modo intervenire a favore dell’Università stessa»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-036-backlink"><ref target="_12.html#footnote-036">33</ref></hi></hi>. Quello cui Burci si dedicò «con encomiabile energia [… fu il] riordinamento completo dell’Amministrazione universitaria, travagliata da gravi perturbamenti»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-035-backlink"><ref target="_12.html#footnote-035">34</ref></hi></hi>. Esemplare la vicenda del direttore amministrativo Oddone Marini, che aveva affiancato Chiarugi. Il nuovo rettore sostenne che «docenti, studenti, impiegati», per non dire della stampa, cioè <hi rend="italic">Battaglie fasciste</hi>, gliene chiedevano «la espulsione legale ed anche… violenta»! Diceva d’essersi trovato «costretto, egli Rettore, <hi rend="italic">pro bono pacis</hi>» e sentite le autorità superiori, a disporlo in congedo. E ancor prima di aver raccolto delle prove a carico, che poi Burci avrebbe formulato alquanto vagamente così: «più d’una volta e già da tempo indeterminato […] e in varie circostanze» Marini aveva espresso la sua contrarietà al fascismo, persino chiamando «teppisti» dei fascisti cittadini. Forse si poteva non ravvisarvi una vera e propria propaganda antifascista, ammise il rettore, ma in un ambiente già «tristamente inquinato dalla nefasta propaganda del Salvemini», meglio estirpare ogni «incompatibilità con le direttive del Governo». Ecco perciò che «dopo esauriente discussione» – di cui non v’è traccia a verbale, ammesso che qualcuno avesse avuto da ridire –, il Consiglio all’unanimità dette mandato al magnifico rettore di chiedere al prefetto l’applicazione del R. decreto del gennaio 1927 artt. 5 e 6, che prevedeva la sospensione dal servizio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-034-backlink"><ref target="_12.html#footnote-034">35</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il fascicolo personale di Marini purtroppo manca, nell’Archivio storico di ateneo, e così pure la serie del personale non docente prima del 1961. Ma il verbale insolitamente dettagliato basta a vedere come l’operazione venne condotta, costruendo un consenso che probabilmente non c’era, con una «soluzione politica» del tutto incurante per la perdita di una risorsa professionale qualificata e per il conseguente danno inflitto alla cosa pubblica. Difficile escludere che non fossero persecuzioni politiche anche successive inchieste su degli amministrativi, che Burci sospese dal servizio e dallo stipendio e rinviò alle autorità giudiziarie con il consenso formale del Consiglio<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-033-backlink"><ref target="_12.html#footnote-033">36</ref></hi></hi>. Con una tipica alternanza di punizioni ed elargizioni, nell’adunanza in cui cacciò il direttore amministrativo, sempre su proposta del rettore Burci, all’unanimità il Consiglio di Ateneo deliberò un aumento di retribuzione al dottor Carlo Baccarini, su «plauso votato dalla Facoltà di Giurisprudenza» e del preside Brunetti. A luglio Burci comunicò che Marini «ha chiesto di essere collocato a riposo per motivi di salute»: una motivazione ufficiale adottata in altri casi analoghi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-032-backlink"><ref target="_12.html#footnote-032">37</ref></hi></hi>. Baccarini invece fece carriera. Divenne il direttore amministrativo dell’ateneo dal 1933 fino al ‘43 quando si unì alla Repubblica sociale italiana. Nel ’44 lo ritroviamo epurando, sospeso da Piero Calamandrei che pare, dal suo <hi rend="italic">Diario</hi>, non lo avesse prima ben inquadrato<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-031-backlink"><ref target="_12.html#footnote-031">38</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Al rettorato di Burci seguì quello, il più longevo, di Bindo De Vecchi (1877-1936), il terzo rettore sempre appartenente a Medicina (i cui verbali sarebbero preziosi, se tornassero disponibili). Seguace dell’Associazione nazionalistica italiana, rimase in carica dal 1930 fino al dicembre del 1936 (quando si ammalò e morì), anno in cui fu approvato un nuovo Statuto e furono costituite Architettura, Agraria, Economia e commercio e Magistero, nuove Facoltà in vecchie sedi, e nel 1938 Scienze Politiche<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-030-backlink"><ref target="_12.html#footnote-030">39</ref></hi></hi>. Le annose questioni dello sviluppo edilizio e delle finanze dell’ateneo passavano da un rettore all’altro; dopo i dieci mesi retti dal prorettore Giorgio Abetti (1882-1982), astronomo di Arcetri, fino all’ottobre 1937<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-029-backlink"><ref target="_12.html#footnote-029">40</ref></hi></hi>, fu il rettore Serpieri ad annunciare un ampliato progetto di ristrutturazione edilizia con il cofinanziamento autorizzato dal Duce, nel 1939, poi bloccato per la guerra<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-028-backlink"><ref target="_12.html#footnote-028">41</ref></hi></hi>. Il suo rettorato dall’ottobre 1937 durò quasi sei anni, fino al 29 luglio 1943. Nel totale smarrimento dell’8 settembre, convocato urgentemente il Senato il 14 settembre sotto il preside più anziano, Niccolò Rodolico di Scienze politiche – durante il fuggevole rettorato di Calamandrei, che era formalmente in carica dal 30 luglio –, si arrivò a proporre Dainelli come delegato, nella seduta dell’11 ottobre 1943, e a chiedere a Serpieri di tornare<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-027-backlink"><ref target="_12.html#footnote-027">42</ref></hi></hi>. Siccome questi declinò l’invito, Jacopo Mazzei accettò la delega del Senato di subentrare al rettore Calamandrei che, ritirandosi per la propria incolumità nella casa di campagna umbra, dopo appena due mesi lasciò la problematica gestione dell’ateneo nell’ottobre 1943. Dal febbraio 1944 essa passò a Mario Marsili Libelli per altri quattro mesi fino alla Liberazione di Firenze, quando il Comitato di Liberazione Nazionale delegò dal 13 agosto 1944 Enrico Greppi alla guida dell’ateneo, che fu poi ripresa da Calamandrei. </p><p rend="text">La ricostruzione precisa di ciascuno di questi rettorati su fonti ancora poco esplorate riserverà certo rilevanti sorprese, oltre a quelle di cui si è detto qui per il primo periodo. Lo ha ben mostrato lo studio recente su Mazzei e l’ateneo fiorentino dopo l’8 settembre 1943 (Moretti 2019). Ancora da fare è un’indagine sul rettorato lungo e decisivo di Serpieri, che non scinda il profilo di docente e studioso dal suo operato politico e non sorvoli sulle implicazioni politiche della sua produzione intellettuale fino a mettere in parentesi, come una drammatica fatalità, che sia stato il rettore fascista delle leggi razziste e come si sia comportato<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-026-backlink"><ref target="_12.html#footnote-026">43</ref></hi></hi>. Fin dai primi anni Venti, Serpieri aveva assunto il ruolo di «politico con competenze di tecnico»: sottosegretario al ministero dell’Economia nazionale del primo governo Mussolini, nell’aprile 1924 eletto alla Camera nel listone fascista, dal 1929 al 1935 sottosegretario alla bonifica integrale nel ministero dell’Agricoltura;  parallela fu la sua ascesa accademica, dall’Istituto Forestale di Firenze alla facoltà universitaria di Agraria inaugurata nel ’36, fino a rettore nel 1937. Frequentò, in certi anni, ambienti anche molto diversi: a Firenze persino il Circolo di Cultura di Borgo SS. Apostoli che i fascisti chiamavano Circolo di Salvemini, il quale in realtà aveva dato soltanto la sua adesione e con notevole scetticismo<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-025-backlink"><ref target="_12.html#footnote-025">44</ref></hi></hi>. Fra i tredici del Comitato direttivo infatti Salvemini non c’era, ma con i giovani Carlo Rosselli e Ernesto Rossi, con Piero Calamandrei, vi appaiono altri due futuri rettori fascisti, entrambi poi epurandi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="_12.html#footnote-024">45</ref></hi></hi>: Mario Marsili Libelli (1875-1971) professore all’Istituto di Scienze sociali e Arrigo Serpieri (1877-1960). Chi li aveva coinvolti addirittura nel direttivo? Il documento che lo attesta, datato novembre 1923, ci richiama alla necessità di scansionare cronologicamente i non lineari percorsi biografici. Quando il 31 dicembre 1925, com’è noto, il Circolo venne devastato dai fascisti, con gran falò di seggiole, libri e riviste in piazza, Calamandrei subito avvisò Serpieri, ed il collega gli palesò il suo giudizio: l’assalto non era «che la giusta reazione a un’indegna campagna di calunnie che il fascismo ha avuto la debolezza di sopportare troppo a lungo»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="_12.html#footnote-023">46</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il 1° luglio 1927 Serpieri prese la tessera del PNF<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="_12.html#footnote-022">47</ref></hi></hi>: non era obbligatoria per i professori ordinari e alcuni ne fecero a meno, nonostante le pressioni ad iscriversi. Non la prese mai il primo rettore Giulio Chiarugi, che anche lui aveva assunto cariche importanti nella politica della città e del paese, facendo valere le proprie competenze tecniche. Alla Camera si segnalò per aver chiesto la riduzione a otto ore dell’orario legale giornaliero di lavoro per le infermiere ospedaliere<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="_12.html#footnote-021">48</ref></hi></hi>. Serpieri invece escogitò un coefficiente tecnico che per la prima volta sancì l’abituale discriminazione ai danni delle donne nei salari. Il cosiddetto coefficiente Serpieri stabilì, in una legge del 1934, che il lavoro delle donne in agricoltura valesse lo 0,60 del lavoro maschile. Sarebbe stato abolito dopo mobilitazioni di piazza organizzate dall’UDI, solo nel 1964<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="_12.html#footnote-020">49</ref></hi></hi>. Gli effetti della trovata di Serpieri, studioso di economia agraria, riguardarono oltre quattro milioni di italiane che nel 1936 lavoravano nei campi; i ministri fascisti della Pubblica istruzione si limitarono a peggiorare le cose per le poche laureate e aspiranti tali: Gentile cercò di ridurne la crescita numerica inventando il liceo femminile da cui era vietato accedere all’università; alle donne nel 1926 ridussero gli spazi di insegnamento – perché la filosofia era materia virile, diceva –; negarono la carriera in magistratura e gli studi giuridici perché le definivano difettive, per natura, nel giudicare; le spinsero a Farmacia e nei laboratori come assistenti tecniche di discipline neo-idealisticamente svalutate a saperi empirici e pseudoconcetti. Non è così strano che il direttore dell’Istituto di Farmacologia dell’ateneo di Firenze trattasse una ricercatrice, che aveva meritato finanziamenti statunitensi, come una che gli doveva tenere in ordine il laboratorio e la biblioteca. Da assistente universitaria di ruolo la fece declassare a insegnante di istituto tecnico, e trasferire a Viareggio, «riservatamente», con l’appoggio di Serpieri. Il rettore l’anno dopo cacciò tra, gli altri, anche il marito di Giselda Biancalani, un ortopedico rumeno ebreo che lei poi raggiunse a New York. Il nome di Carlo Shapira si trova nell’elenco degli allontanati dalle leggi razziste; la «fannullona godi-stipendi», cattolica e di idee antifasciste, fu una espulsa invisibile. Nemmeno i suoi nipoti, fino a poco fa, ne conoscevano l’incredibile vicenda<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="_12.html#footnote-019">50</ref></hi></hi>.</p><p rend="h2">4. Gli oppositori e il conformismo</p><p rend="text">Se la stabilizzazione fascista dei vertici dell’ateneo era raggiunta già con l’operato di Burci, val la pena cercare di capire come poi il processo di fascistizzazione si concretizzò nella variegata comunità universitaria. Guardando a certe scansioni nazionali calate nel peculiare contesto fiorentino si può coglierne caratteristiche e ritmi specifici, anche se il quadro generale andrà via via articolato e corretto. </p><p rend="text">L’ultima volta in cui si confrontarono pubblicamente tra professori, anche davanti agli allievi, fu per dar risposta al <hi rend="italic">Manifesto degli intellettuali del fascismo</hi> di Gentile. Quanti firmarono il contromanifesto antifascista redatto da Croce e pubblicato il 1° maggio 1925, in un clima già pesante, erano «quaranta protestanti», si tentò tipicamente di minimizzare. Ma gli elenchi si allungarono a circa 400 nomi (non solo di accademici); dalla sola Università di Firenze furono in 19: più che a Roma, molto più che a Torino, seconda solo a Napoli<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="_12.html#footnote-018">51</ref></hi></hi>. Ovunque, la protesta aperta contro Gentile (che invocava una pretesa continuità con il passato e ineluttabilità del fascismo) fu soprattutto nelle Facoltà di Giurisprudenza e di Lettere e filosofia. A Firenze si opposero in modo addirittura schiacciante a Filosofia, che Gentile (anni addietro candidato respinto da quella Facoltà) aveva colpito con particolare accanimento nel 1923 per smantellare – altro che continuità! – l’indirizzo della didattica e della ricerca costruita, dal soprintendente Pasquale Villari e dal suo gruppo, all’insegna delle moderne scienze umane, psicologia, antropologia, storia in rapporto con la filosofia soprattutto teoretica. </p><p rend="text">Gli universitari fiorentini che firmarono il manifesto Croce erano: Piero Calamandrei, Mario Casella, Ugo Coli, Epicarmo Corbino, Vincenzo Del Giudice, Francesco De Sarlo, Guido Ferrando, Enrico Finzi, Eustachio Paolo Lamanna, Ludovico Limentani, Giovanni Lorenzoni, E. Maddalena, Giovanni Montanelli, Giuseppe Melli, Ugo Enrico Paoli, Giorgio Pasquali, Gaetano Salvemini, Manfredi Siotto Pintor, Giuseppe Valeri. </p><p rend="text">Qualcuno poi cambiò idea. Paolo Lamanna appena poté non compiacere più il suo professore e suocero De Sarlo (che difatti ne diffidava), passò tra i fascisti; «epurando» per essersi troppo compromesso, rapidamente si riconvertì, fu preside, e dal 1953 al 1961 rettore. Ma la maggior parte dei docenti citati rimasero antifascisti, non necessariamente militanti.</p><p rend="text">Eppure, nel 1931, sei anni dopo, soltanto pochissimi professori universitari rifiutarono il giuramento di fedeltà al fascismo, da appena cinque atenei. E nessuno da quello di Firenze. Oltre alle note ragioni asserite da Croce e dalla Chiesa per rimanere al proprio posto e perciò giurare, occorre guardare a cosa intercorse fra i due citati eventi. Entrambi furono iniziative di Gentile, con un nesso che lui stesso spiegò, in privato: ai firmatari del manifesto di Croce, l’obbligo di giurare offriva un mezzo di riposizionarsi senza l’imbarazzo di «una palese ritrattazione»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="_12.html#footnote-017">52</ref></hi></hi>. Cercava dunque di non umiliare valenti professori suoi colleghi? L’obbiettivo era stroncare resistenze e dissenso, ogni partecipazione e libertà. Fu un duplice trionfo: appena una dozzina di professori su 1225 non giurarono, e nell’università nessuno manifestò proteste o solidarietà. </p><p rend="text">Coloro che si erano esposti, prima di tutti i ‘firmatari’ nel 1925, prima o poi finirono sorvegliati dalla polizia fascista, se non anche dai picchiatori, per anni ed anni. Dal controllo delle mosse e della corrispondenza di uno si risaliva a suoi allievi e conoscenti, anche loro sospetti. Così il mite professor Limentani mise involontariamente nei guai un ex studente (che a dire il vero già c’era), Mario Favilli, che gli scriveva le proprie «disavventure col Preside fascista del ginnasio di Portoferraio»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="_12.html#footnote-016">53</ref></hi></hi>. L’appartenenza effettiva o presunta ad uno schieramento condizionava i rapporti fra colleghi, e con gli studenti, persino nella didattica e nella ricerca. Il conformismo cresceva perché chi non si conformava, oltre che isolato, rischiava di venir sanzionato, punito fino alla perdita del posto. </p><p rend="text">A questo servirono le nuove leggi contro i funzionari dello Stato che «non diano piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri o si pongano in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del regime»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="_12.html#footnote-015">54</ref></hi></hi>. Ci poteva stare qualsiasi accusa, discrezionalmente, nonché le delazioni di interessati colleghi. Talvolta si procedette a tappeto «ad un esame della situazione del personale dipendente dal Ministero della Pubblica istruzione per stabilire a carico di chi si dovessero applicare le disposizioni della citata legge»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="_12.html#footnote-014">55</ref></hi></hi>. Quanti ne furono colpiti nell’Università di Firenze? Quanti vennero minacciati senza dirlo per la paura, e cedettero ai ‘buoni consigli’? Con la scusa della discrezione, di un preteso rispetto, non si andava a gridarlo ai quattro venti, e neppure a metterlo a verbale. Persino a Salvemini avevano offerto una via d’uscita: bastava chiedesse un congedo per studio che l’avrebbero lasciato andare all’estero, mettendo a tacere la questione. Lui rifiutò; allora pretesero che fosse stato non lui a dimettersi per le ragioni che aveva sostenuto, ma l’ateneo a destituirlo per «ingiustificata assenza» (quando era in galera?). Tutta quella gazzarra l’aveva provocata lui. Loro in genere cercavano di evitarla. </p><p rend="text">8 aprile 1926: «Scoppia la bomba. Giunge la lettera del ministro in cui è detto che mi sono posto in condizioni di incompatibilità con le direttive del governo. Nello stesso giorno gli rispondo che io non conosco altre direttive che quelle della scienza che professo»<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="_12.html#footnote-013">56</ref></hi></hi>. Così nel suo diario dettò al figlio, poi studente e assistente a Giurisprudenza, il professor Francesco De Sarlo, che al congresso nazionale della Società Filosofica Italiana, a Milano, aveva appena tenuto una relazione su <hi rend="italic">L’alta cultura e la libertà</hi>, applauditissima. Ne era seguita una dichiarazione di «fede fascista» letta dal professor Armando Carlini di Pisa, riferirono gli informatori in incognito al prefetto che lo riferì al ministro dell’Interno Federzoni. Carlini riferì a Gentile, il quale ostentò, dalle pagine de <hi rend="italic">Il popolo d’Italia</hi>, filosofica superiorità sugli «sbandati» colleghi, e in privato reclamò che fossero puniti con la legge appena fatta. </p><p rend="text">Il congresso fu chiuso dalla polizia. De Sarlo fu messo in congedo forzato. Il suo caso fu discusso addirittura al Consiglio dei ministri, e il rettore Burci ne venne informato per via «Riservata personale». Ufficialmente, nello «Stato di servizio» del docente redatto dall’Università di Firenze, nulla compare se non un congedo di appena un mese per «depressione nervosa». De Sarlo tornò a fare lezione a novembre, sappiamo dal suo taccuino, ma mancò alle adunanze di Facoltà. Nel 1933 chiese il pensionamento anticipato; rifiutò il giuramento richiestogli all’Accademia dei Lincei e ne uscì. Al suo funerale, nel 1937, fu proibito partecipare, salvo ai congiunti<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="_12.html#footnote-012">57</ref></hi></hi>; e nel maggio 1938 per ordine ministeriale il Consiglio di ateneo di Serpieri rifiutò la biblioteca De Sarlo perché donata a «condizioni non opportune»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="_12.html#footnote-011">58</ref></hi></hi>. Il noto rifiuto fatto da Burci per la biblioteca di Salvemini si ripeteva, solo che non se ne parlò. Analoghi danni vennero inferti a persone e beni di cultura, e dunque a tutta la comunità, senza che lo si sapesse allora, e spesso neppure si sappia adesso.</p><p rend="text">Verificata la mancanza di reazioni pubbliche, si alzò il tiro: quanto la citata legge fascistissima sugli «incompatibili» prevedeva fino al 31 dicembre 1926, da transitorio divenne definitivo e con una più vaga formulazione. Con il R.D.L. del 13 gennaio 1927, n. 38, coloro che «a insindacabile giudizio dell’Amministrazione non possiedono il requisito della regolare condotta morale e politica» non erano ammissibili ai concorsi, e se ammessi, non erano nominabili. Il Testo Unico del 1933 recepiva (art. 75) questa e altre norme precedenti: il giuramento di fedeltà veniva esteso nel 1932 ai professori incaricati (art. 83) e ai liberi docenti per esercitare l’insegnamento (artt. 123 e 235). Anche l’iscrizione al PNF divenne preferibile e poi obbligatoria per un numero crescente di categorie. Espulsi nel 1931 i professori ordinari irriducibili, il controllo e la persecuzione si accentuò sul mondo del precariato universitario, come si dice oggi. </p><p rend="text">Se contro gli strutturati dissidenti la vittoria del 1931 fu sbandierata, le resistenze nascoste dei non strutturati sfuggono, per definizione, ad una documentata contabilità. Eppure ci furono, assai più di quanto si sappia. Più mobili, più ricattabili ma anche più svincolati, taluni che non erano ancora di ruolo nell’accademia preferirono starne fuori o cercare altrove in Italia, poi all’estero. Il medico di S. Maria Nuova Gaetano Pieraccini non partecipò ad un concorso universitario perché non aveva né voleva la tessera. Nel 1933 Ugo Paoli (fratello del professore di penale Giulio Paoli che già nel 1929 riparò all’Università di Pavia dopo che i fascisti a Firenze gli avevano bruciato la casa) venne escluso dal concorso di antichità greche, ma fece carriera all’Università di Genova dove erano meno solerti a chiedere la tessera<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="_12.html#footnote-010">59</ref></hi></hi>. Emanuele Padoa (1905-1980), biologo precario, rimandò così tanto l’iscrizione al PNF che nel giugno 1938 il rettore Arrigo Serpieri lo dispose «cessa[to] dall’ufficio di Aiuto presso l’Istituto di anatomia comparata»; e lui si spostò con famiglia a Napoli lavorando per un po’ alla Stazione zoologica di Dohrn che non era ente statale<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="_12.html#footnote-009">60</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Tanti spostamenti di sede, senza andare all’estero o prima di farlo, erano dettati dal tentativo di sfuggire a difficoltà ambientali, per motivi politici propri o magari del proprio professore che si ripercuotevano sui giovani collaboratori, come è documentabile nelle ricostruite storie di allievi di Chiarugi, oppure di De Sarlo e di Casella<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="_12.html#footnote-008">61</ref></hi></hi>. </p><p rend="h2">5. Le leggi razziste</p><p rend="text">Gli esiti del giuramento del 1931 non sono separabili dai processi che il regime aveva messo in atto, e vi contribuirono. Non lo sono neppure le leggi razziste del 1938, che ebbero gli effetti più tragici. Quando vennero applicate era ormai dilagato, dopo anni ed anni, il conformarsi, lo sforzo di non distinguersi dalla maggioranza, il sollievo di non essere indicati come diversi. Se la mappatura degli antifascisti nelle università avviata con il manifesto del 1925 si era rivelata strumento per il controllo e la persecuzione del dissenso, tanto più e più tragicamente lo fu per gli ebrei il censimento del 1938. Che esso sarebbe stato utilizzabile ad una capillare discriminazione e persecuzione non era difficile immaginarsi, pur non sapendo delle atrocità dei campi. Già a gennaio 1938 il rettore Serpieri aveva dato risposta in appena tre giorni ad una circolare ministeriale che chiedeva l’elenco degli studenti ebrei stranieri iscritti. Si iniziava dai meno protetti; e furono i primi infatti ad essere colpiti. Ad agosto il censimento in città, sui cui risultati si chiedeva riservatezza. Perché mai, quell’estate, tanti non ebrei compilarono la scheda anche se vi era l’avviso che solo gli ebrei erano tenuti a farlo? Ebreo era, persino<hi rend="italic"> La Nazione</hi> lo spiegò, «non persona […] di una determinata professione religiosa ma persona d’una data razza»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="_12.html#footnote-007">62</ref></hi></hi>. Perché taluni si ingegnarono a fornire prove, non richieste, di ‘arianità’ e di italianità? Analoghi atteggiamenti prevalsero tra professori di elevata cultura e autorevolezza; anche loro tutti risposero ai questionari che il rettore Serpieri fece distribuire. Favorire il successo del censimento interno, concluso in meno di un mese, di fatto significò contribuire alle sue tragiche conseguenze. I provvedimenti «per la difesa della razza» furono un evento improvviso, come si dice spesso? Dipende per chi, in quali ambienti. Non tra gli universitari, a parte i seguaci di Mussolini che s’illudevano d’essere protetti. Gli intellettuali che avendone i mezzi decisero di lasciare l’Italia spesso si erano attivati addirittura prima dell’emanazione delle leggi; lo mostrano tante loro richieste di aiuto. </p><p rend="text">In Italia, solo dopo sessant’anni dalle leggi, sono state pubblicate le liste dei docenti ebrei espulsi dalle varie università, grazie alle indagini di studiosi ebrei come Roberto Finzi e Angelo Ventura; e per Firenze dallo storico Enzo Collotti con un gruppo di giovani studiosi nel 1999 nell’ambito di una più ampia ricerca finanziata dalla Regione Toscana. Sul censimento degli ebrei in città, il materiale analizzato da Francesca Cavarocchi «è stato ritrovato nel doppio fondo di un tavolo», prima nascosto e in parte indefinibile eliminato (Cavarocchi 1999, 464 nota 29). Le schede dell’università pure non sono rimaste, ma il quadro delle espulsioni è stato ricostruito e confermato (eccetto un caso) dal recente aggiornamento della stessa Cavarocchi (2023): circa 40 studenti ebrei stranieri, un numero superiore ma imprecisato di italiani, pare nessuno del personale non docente, e 39 docenti di varia qualifica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="_12.html#footnote-006">63</ref></hi></hi>. Poiché le donne docenti erano poche (e nessuna professoressa ordinaria, la prima in ateneo fu nel 1951), le espulse furono solo cinque, ma in percentuale la componente femminile fu la più colpita; e anche questo andò a danno della modernizzazione dell’intera comunità<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="_12.html#footnote-005">64</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Sui verbali dell’ateneo, i provvedimenti che sconvolsero la vita di tante persone furono liquidati in poche righe: in Senato Accademico, il 7 ottobre 1938, il rettore Serpieri «dà lettura delle disposizioni ministeriali per la difesa della razza»; nessuno intervenne. Qualcosa di più nei verbali di Facoltà disponibili. Degli espulsi furono salutati ufficialmente i professori ordinari, con rispetto per le gerarchie, non per le persone. </p><p rend="text">L’ateneo di Firenze fu tra i più colpiti del Regno, soprattutto a Lettere e a Medicina, che si confermano le Facoltà paradigmatiche. In effetti i «dispensati» ed i «decaduti» non erano pochi. Ma oltre a loro c’erano gli invisibili. Quanti dopo la laurea avevano superato l’esame per esercitare la professione vennero radiati o non più ammessi negli albi professionali dai Sindacati fascisti che avevano sostituito gli Ordini. I neolaureati nel 1938-39 e negli anni immediatamente successivi, benché non espulsi, di fatto erano privati del loro futuro, delle possibilità di mettere a frutto i loro studi. Se indietro con gli esami, gli studenti ebrei non potevano proseguire gli studi. Alcuni li abbandonarono. Altri neppure fecero in tempo a iscriversi, perché solo nel 1938 avevano raggiunto l’agognato traguardo del diploma di maturità. Nelle stesse famiglie dei docenti in elenco, ad essere colpiti dalle leggi razziste erano loro ed altri, adulti e ragazzi, bambine e bambini. Cosa fecero? Molti presero la difficile decisione di espatriare. Circa la metà, anzi di più se consideriamo i tentativi non riusciti ma documentati. </p><p rend="text">Si tratta di un fenomeno sommerso. Per la ricerca in corso sugli <hi rend="italic">Intellettuali in fuga dall’Italia fascista</hi>, che in un sito web ad accesso gratuito, con centinaia di foto, mappe e timeline di mobilità, reti familiari, ricostruisce le storie di vita di quanti andarono all’estero, si sono utilizzate anzitutto le fonti di organizzazioni e paesi di accoglienza, archivi esteri, memorialistica, e la documentazione offerta dai discendenti, molti non in Italia. È da quelle carte, da quei contatti, che sono cresciuti sopra ad ogni previsione i numeri della migrazione intellettuale per «motivi politici e razziali», secondo un’ottica di mobilità anziché da un luogo di espulsione. Da nuove domande, un approccio diverso, emergono storie dimenticate, da ricostruire e far conoscere, di sofferenze, determinazione, e talenti. </p><p rend="h2">6. Le perdite: <hi rend="italic">a serious blow</hi> </p><p rend="text">Gli allontanamenti rappresentarono tutti una perdita immediata per l’università, per le scienze, per la cultura. <hi rend="italic">A serious blow</hi>: l’allarme circolò presto in riviste come <hi rend="italic">Science</hi>, tra la Rockefeller Foundation e le associazioni a Londra e a New York sorte per i <hi rend="italic">German scholars</hi> in fuga dal nazismo nel 1933, e che nel 1938 iniziarono a ricevere sempre più richieste dagli <hi rend="italic">scholars </hi>in Italia, e persino segnalazioni: quei talenti non potevano andare sprecati. Se nel loro paese, come in Germania e altrove in Europa, non avevano più diritti né lavoro, bisognava aiutarli, «<hi rend="italic">for the protection of science and learning</hi>». In questa significativa titolazione della <hi rend="italic">Society</hi> inglese, c’era un programma duplice: umanitario ma anche di reclutamento di risorse qualificate. Enrico Fermi aveva appena vinto il Nobel nel 1938, i fisici italiani erano rinomati; anche in altre campi l’eccellenza italiana era riconosciuta, nelle arti e negli studi classici, in settori delle <hi rend="italic">medical sciences</hi> e della <hi rend="italic">psychobiology</hi> cosiddetta dalla Rockefeller che inviava i propri osservatori a caccia di cervelli anzitutto in Svizzera e in Italia (dove, nel 1937, il loro osservatore riferì un pesante declino scientifico dovuto soprattutto, diceva, alle idee di Croce e alla politica; cfr. Lewis 2003). Di qualunque campo fossero, si trattava comunque di risorse intellettuali disponibili a basso costo. </p><p rend="text">Il governo fascista invece negò, naturalmente, il grave colpo: «né la scienza, né l’insegnamento soffriranno [… anzi], forze tenute lontane fino ad oggi avanzeranno finalmente nella strada sgomberata», asserì il ministro dell’Educazione Nazionale (Bottai 1938,339), che professore universitario era divenuto, a Pisa, ma per «chiara fama», nel 1944 destituito dal ruolo, poi persino lui reintegrato (Cassese 1971). La minimizzazione è consistita anche di cancellazioni – nomi, diritti di autore, persino necrologi –; si è ribadita nei mancati reintegri e nelle mancate epurazioni del dopoguerra, ha prodotto narrazioni edulcorate e false; la cosiddetta rimozione denunciata alla fine degli anni Novanta non è estranea alla persistente mentalità che nell’università italiana non favorisce i rientri degli espatriati.</p><p rend="text">Perdite ce ne furono prima e dopo il 1938, a più livelli, con ripercussioni a catena. Ciascuna delle situazioni e scansioni che si sono ricordate comportarono allontanamenti e perdite: i fuorusciti, gli «incompatibili», ma anche chi temeva di non tornare a casa intero. </p><p rend="text">Contare e scorrere i nomi nei preziosi elenchi dei docenti ebrei espulsi da un certo ateneo non rende abbastanza l’idea del danno devastante inflitto alla cultura in generale, ed a quella specifica comunità di studi. L’isolamento o l’allontanamento di certe persone significa mancata trasmissione, e dunque perdita di idee, di progetti e programmi di ricerca, lasciati vuoti o sostituiti da docenti e insegnamenti indubbiamente fascisti, tanto che la fisionomia di alcune Facoltà o Istituti subì una rapida mutazione, a tratti eclatante (i corsi di cultura militare, l’antropologia di mantegazziana scuola che da Lettere spostata a Scienze divenne antropologia della razza), molto più spesso strisciante (la psichiatria dal 1938 subordinata alla neurologia; la psicologia che per sopravvivere divenne psicotecnica applicata alle esigenze del fascismo, solo così entrando nel CNR). </p><p rend="text">Si disse che gli espulsi sarebbero stati prontamente sostituiti. Non tutti lo furono, non sempre in modo degno. Ancor prima delle leggi razziste che spinsero i fisici italiani ad emigrare, gli studenti della formidabile scuola di Arcetri videro allontanarsi i migliori. Non era, è stato sottolineato (Turchetti 2019), solo ordinaria mobilità degli avanzamenti di carriera, che confermerebbe comunque l’incapacità della direzione, dopo la morte di Garbasso, di mantenere i progetti ed i ricercatori più innovativi. Bruno Rossi – cui andarono dietro, da Firenze a Padova, De Benedetti e Eugenio Curiel –, fu sostituito da Bernardini che pure se ne andò e che fu sostituito da Vincenzo Ricca, «sovranamente non interessato» alla ricerca. Così constatò un suo laureando per forza (la possibilità di scegliere un relatore per la tesi era ormai piuttosto ridotta): «per noi giovani […] veramente avvilente era l’atteggiamento succube fino al ridicolo della maggior parte dei docenti universitari, dei nostri maestri». In un’occasione ufficiale, un accademico aveva persino esclamato che fosse «l’ora di smetterla di insegnare nelle nostre università la matematica ebraica», dunque né Einstein né Levi-Civita (Università degli studi di Firenze 2001, 45).</p><p rend="text">Le sostituzioni produssero lacerazioni tra colleghi e nelle facoltà. Alcune durarono insanabili oltre il rientro dei sostituiti; sono perciò note. Momigliano non smise mai di protestare contro il doppiamente ingiusto trattamento (espulso e poi ripreso solo in sovrannumero) e contro De Robertis. Ma chi non rientrò di solito tacque. Proprio questo suggerisce maggiore cautela nel dar credito alla presunta linea di continuità, che assolve, consola e lenisce certi imbarazzi verso chi tolse il disturbo. Che il subentrante fosse un parente o un ex allievo di per sé non garantisce certo la continuità nella trasmissione delle idee e delle competenze. Basti pensare che l’insegnamento di De Sarlo passò per filosofia al genero Lamanna, culturalmente e politicamente antitetico; al posto del positivista Limentani entrò l’insegnante di liceo Eugenio Garin il quale, più concretamente vicino a Gentile, nella tardiva commemorazione del defunto professore ebreo volle precisare che «non l’abbiamo amato per i suoi libri […] che anzi mi trovo impegnato piuttosto a discuterli e a confutarli»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="_12.html#footnote-004">65</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Non tutti gli allontanati dall’ateneo vi rientrarono dopo la fine della guerra, quando le normative riparatorie del 1944 prevedevano l’abolizione delle leggi razziste, e varie forme di reintegro. Alla Liberazione di Firenze, sui 39 docenti espulsi, dieci non c’erano più, a causa di decessi non tutti naturali e due pensionamenti. Il rientro meno difficile era per chi era rimasto nascosto in Italia, ma anche qui va visto caso per caso: trascorsi gli anni, quando esattamente, a quale punto della propria carriera, a quale età (vicino alla pensione?), in quale posizione? Clara Di Capua Bergamini, già incaricata di chimica a Medicina, rientrò nel 1948 e in sovrannumero; l’anno dopo Giulio Augusto Levi, ordinario di letteratura italiana, in sovrannumero ad architettura perché a Magistero non lo vollero. Non volevano neppure Salvemini, e lui ammise che di tornare tra i fascisti aveva poca voglia: infatti nella Facoltà di Lettere presieduta da Lamanna, che apprese la notizia dalla radio, rientrò solo nel 1949, a 76 anni, per intervento del ministro, e messo in sovrannumero nonostante le iniziali promesse di Calamandrei<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="_12.html#footnote-003">66</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Le difficoltà di reintegro erano oggettivamente maggiori per gli espatriati. Per recuperare non un posto di lavoro, ma appena l’inserimento nell’elenco dei liberi docenti, trascorrevano anni. Nell’agosto 1944 una circolare del ministro De Ruggero – in carica da appena sei mesi – attribuì agli atenei la necessità di provvedere. Il rettore di Firenze accampò la consueta giustificazione dell’assoluta irreperibilità. Fu il ministero perciò a contattare Isacco Sciaky; né il filosofo rettore Lamanna, né i rettori precedenti ci avevano provato. Alla sorprendente efficienza e rapidità nell’applicare le leggi razziste corrisposero lentezza, inghippi burocratici, dimenticanze nelle misure riparatorie, per così dire. </p><p rend="text">Erano gli interessati che non ci tenevano, che non volevano tornare, si disse e si continua spesso a dire. Come se fosse dipeso tutto da loro. Che possibilità avevano di rientrare nell’università coloro la cui carriera era stata spezzata prima che avessero una posizione stabile e strutturata? O i loro figli che erano partiti studenti, o professionalmente esordienti, e all’estero si erano inseriti? I giovani ebbero difficoltà per certi aspetti inferiori a quelle dei genitori, e spesso ottimi risultati, come rivelano le storie della seconda generazione di questi migranti colti e benestanti. La questione del ritorno, che più o meno tutti gli espatriati si posero riattraversando l’oceano per vedere di persona, per capire e decidere, non riguarda però esclusivamente loro bensì la ripresa dell’Italia liberata, della cultura e, nello specifico, dell’università. Quali politiche di attrazione furono messe in campo, per recuperare le perdite? Non si parla solo di giustizia per le vittime, ma di convenienza per il paese. Il valore delle risorse perdute nel 1938 e negli anni precedenti non era rimasto invariato; dopo otto anni di esperienze all’estero, spesso a contatto con studiosi di altri paesi, in ambienti di lavoro meglio attrezzati, quel valore era decisamente cresciuto e prezioso per un’Italia per anni autarchica, impoverita dal fascismo e dalla guerra.</p><p rend="h2">7. Bigi e grigi</p><p rend="text">Se il fascismo ai vertici preferì ostentare continuità e ‘rispetto’ di facciata per il mondo degli studi superiori, anche nei comportamenti individuali di universitari antifascisti, e soprattutto di non fascisti, prevalsero strategie di adattamento nel quotidiano convivere, dietro cui possono celarsi dissensi effettivi ma poco appariscenti, salvo casi minoritari. A Firenze si chiamavan «bigi». Un bigio era «una persona che senza essere esplicitamente a definitivamente antifascista, era però considerato estraneo e in qualche modo avverso all’entusiasmo che il fascismo voleva da tutti»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="_12.html#footnote-002">67</ref></hi></hi>. Franco Fortini, un ex studente fiorentino di giurisprudenza laureato in Lettere (il cui cognome fino al 1940 era Lattes, ebraico) raccontò che suo padre l’aveva educato a nutrire sentimenti antifascisti ma anche a nasconderli. Ettore Lattes, avvocato, arrestato nel 1925, sorvegliato almeno dal 1932 al 1943, alla polizia fascista più che bigio sembrava rosso; ma era contento che suo figlio Franco partecipasse ai Littoriali (e vincesse), promossi da Pavolini e da Bottai per la prima edizione ufficiale a Firenze nel 1934<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="_12.html#footnote-001">68</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Sul proprio diario un professore della Facoltà di Lettere, Ranuccio Bianchi Bandinelli, nel 1937 annotava le seguenti riflessioni: «Tutti “fanno” i fascisti, nessuno, quasi, lo è». La chiamava spregiudicatezza degli italiani: </p><p rend="quotation_b">il formale ossequio alle gerarchie che farebbe ribellare un ingenuo «uomo libero» iperboreo, non costa loro fatica e non intacca la loro personale indipendenza. Sono troppo abituati a farsi il segno della croce guardando i polpacci della ragazza inginocchiata dinanzi a loro.</p><p rend="text">Non era tuttavia un’assoluzione, tanto meno verso i comportamenti degli accademici su cui esprimeva giudizi durissimi e un sofferto disagio «politico[...] morale e spirituale». Al contrario:</p><p rend="quotation_b">Quello che di pericoloso vi è, nel fascismo, non è la sua ideologia (di fatto inesistente e ridotta, in sostanza, allo specchietto per le allodole del patriottismo […]). Quello che vi è di pericoloso è la scuola di immoralità e di cinismo data a una società che è già di per sé immorale e cinica, e il fatto che esso si sostiene sopra una rete di interessi di una classe, nonostante certe futili apparenze conformi allo slogan di «andare verso il popolo» (Bianchi Bandinelli 1996, 59).</p><p rend="text">Di Bianchi Bandinelli abbiamo anche le famose foto accanto a Hitler e Mussolini cui fece da guida per i monumenti di Firenze nel maggio1938, senza sottrarsi all’incarico, e senza ucciderli come gli era balzato in testa (Bianchi Bandinelli 1996, 112-36). </p><p rend="text">È molto difficile distinguere nel grigiore del generale conformismo, l’ingenuità e l’arroganza, l’indifferenza finché non si è direttamente toccati, dall’opportunismo e trasformismo per vantaggi personali nella carriera. Fascisti convinti all’università c’erano; approvavano i picchiatori anche quando non usavano di persona il manganello, approvarono l’antisemitismo anche se disposti a qualche gentile maniera verso loro personali conoscenti giudei. Gli aiuti eventualmente prestati a qualche ebreo furono uno degli argomenti più utilizzati nei memoriali difensivi degli epurandi, non sempre veritieri come nella falsa storia che Enzo Bonaventura avesse avuto la cattedra a Gerusalemme grazie ad Agostino Gemelli in commissione alla Hebrew University, dove ovviamente l’antisemita frate psicologo e rettore non fu mai, e lo  documentano le carte archivistiche di quel concorso (Guarnieri 2019a). In ogni caso, benevoli comportamenti privati hanno un peso irrisorio rispetto alle posizioni assunte da un proprio ruolo pubblico. La camicia nera Mazzei non solo nascose a casa sua dei colleghi in pericolo, l’antifascista La Pira e l’ebreo Enrico Finzi come quest’ultimo volle testimoniare nel 1945<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="_12.html#footnote-000">69</ref></hi></hi>, ma da delegato del Senato accademico (non del ministro, perché non volle essere «prorettore dei tedeschi») non fornì i richiesti nomi degli studenti per controllare se stessero adempiendo ai doveri militari; per non farli trovare fece cancellare gli indirizzi degli iscritti della classe di leva del 1925; non comunicò i nomi dei docenti irreperibili dopo settembre 1943 -che se identificati sarebbero stati sospesi e denunciati all’autorità giudiziaria-, anzi li avvertì della richiesta ministeriale cui non rispose. Se le sue scelte furono queste, con i tedeschi che avevano occupato la città e San Marco, non erano prive di rischi. Il rettore Serpieri invece non escogitò nessunissimo espediente a tutela degli studenti perché aveva il convincimento profondo che dovessero andare in guerra; il suo zelo nel cacciare gli ebrei non fu una neutra applicazione delle leggi emanate. Né era attività culturale il suo promuovere, nel dicembre 1941, conferenze «d’interesse razziale» dentro l’Università di Firenze invitando il giornalista Giulio Evola, razzista fanatico, a parlare sui <hi rend="italic">Protocolli dei savi anziani di Sion</hi>, una notoria falsificazione (Calamandrei 2015, 459). </p><p rend="text">Quello che qui si vuole suggerire, almeno in modo frammentario allo stato attuale e in questa sede, è di guardare alle differenze di comportamento possibili persino davanti agli ordini. Non tutti si comportarono allo stesso modo, persino tra i personaggi compromessi con il fascismo, e neppure tra i grigi e i bigi, anche senza essere militanti o eroi. </p><p rend="text">Da oltre oceano, Gaetano Salvemini continuava a stare ‘controcorrente’.  Non poteva dimenticare che nel 1931 Croce, rifiutandosi di prestare il giuramento nelle accademie di cui era socio, aveva però consigliato di giurare a chi insegnava nelle università: «altro era non condannare chi giurava, altro era consigliare gl’incerti» a farlo. Le conseguenze di quella linea furono deleterie, come si è visto. Nell’agosto 1944, respingendo ancora una volta l’appellativo di esule, Salvemini polemizzava   ponendo domande semplici e ineludibili: neppure Croce poteva chiudere la bocca a quelli come lui, «col semplice dire che la gente, quando saprà come andarono le cose, riconoscerà che non si poteva fare altrimenti [… E] perché?» (La Piana e Salvemini 1946, 69). </p><p rend="h2 ParaOverride-2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Arieti, Stefano. 2006. “Lustig Alessandro.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi>, vol. 66. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Baccetti, Baccio. 1980. “Emanuele Padoa e lo sviluppo della biologia italiana.” <hi rend="italic">Boll. Zool</hi>. 47: 419-34.</p><p rend="bib_indx_bib">Bianchi Bandinelli, Ranuccio. 1996. <hi rend="italic">Diario di un borghese</hi>. Roma: Editori Riuniti.</p><p rend="bib_indx_bib">Boatti, Giorgio. 2001. <hi rend="italic">Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini</hi>. Torino: Einaudi.</p><p rend="bib_indx_bib">Bottai, Giuseppe. 1938. “Primo: la scuola.” <hi rend="italic">Critica fascista</hi>, 15 dicembre.</p><p rend="bib_indx_bib">Calamandrei, Piero. 1955. “Il manganello, la cultura e la giustizia.” In <hi rend="italic">Non mollare </hi>(1925), 71-112. Firenze, La Nuova Italia.</p><p rend="bib_indx_bib">Calamandrei, Piero. 2015. <hi rend="italic">Diario</hi>. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</p><p rend="bib_indx_bib">Cantagalli, Roberto. 1972.  <hi rend="italic">Storia del fascismo fiorentino: 1919-1925</hi>. Firenze: Vallecchi.</p><p rend="bib_indx_bib">Caravale, Mario. 1972. “Brunetti, Giovanni.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi>, vol. 14. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Cassese, Sabino. 1971. “Bottai Giuseppe.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi>, vol. 13. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Cavarocchi, Francesca e Alessandra Minerbi. 1999. “Politica razziale e persecuzione antiebraica nell’Ateneo fiorentino.” In <hi rend="italic">Razza e fascismo. La persecuzione contro gli ebrei in Toscana</hi>, a cura di E. Collotti, 467-510. Roma: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib">Cavarocchi, Francesca. 1999. “Il censimento del 1938 a Firenze.” In <hi rend="italic">Razza e fascismo. La persecuzione contro gli ebrei in Toscana</hi>, a cura di E. Collotti, 433-66. Roma: Carocci.</p><p rend="bib_indx_bib">Cavarocchi, Francesca. 2023. “L’applicazione e le conseguenze della legislazione antisemita nell’Ateneo di Firenze.” In <hi rend="italic">«Perché di razza ebraica». Il 1938 e l’università italiana</hi>, a cura di T. Dell’Era e D. Meghnagi, 255-86. Bologna: il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Cavarocchi, Francesca. 2023. “L’Ateneo fiorentino e la transizione postbellica (1944-1947) fra ricostruzione, epurazione e reintegrazione.” In <hi rend="italic">La difficile transizione</hi>, a cura di S. Salustri e T. Colacicco, 129-39. Bologna: il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Ciappina, Sergio (a cura di). 2019-. “Normative fasciste e normative riparatorie (1925-2000).” In Guarnieri 2023-. <ref target="https://intellettualinfuga.com/it/leggi_fascistissime">https://intellettualinfuga.com/it/leggi_fascistissime</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Coen, Miriam. 2006. <hi rend="italic">Bruno Pincherle</hi>. Pordenone: Studio Tesi.</p><p rend="bib_indx_bib">De Sanctis, Gaetano. 1970. <hi rend="italic">Ricordi della mia vita</hi>, a cura di S. Accame, 149-50. Firenze: le Monnier. </p><p rend="bib_indx_bib">Dini, Mario. 2005. “Arrigo Serpieri.” In <hi rend="italic">Università degli studi di Firenze fra istituzioni e cultura nel decennale della scomparsa di G. Spadolini</hi>, a cura di C. Ceccuti e S. Rogari, 65-99. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Flamigni, Mattia. 2019. <hi rend="italic">Professori e università di fronte all’epurazione dalle ordinanze alla pacificazione 1943-1948</hi>. Bologna: il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Frosinini, Cecilia. 2019. “Procacci Ugo.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi>, vol. 85. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Fumian, Carlo. 1979. “Modernizzazione, tecnocrazia, ruralismo: Arrigo Serpieri.”<hi rend="italic"> Italia contemporanea </hi>137, 3-34.</p><p rend="bib_indx_bib">Garin, Eugenio. 2007. “Ricordo di Ludovico Limentani.” [1946] In <hi rend="italic">Ludovico Limentani a Eugenio Garin</hi>, a cura di M. Torrini, 157-81. Napoli: Bibliopolis.</p><p rend="bib_indx_bib">Giaconi, Daniela. 2017. “L’epurazione dei docenti fascisti. Il caso degli economisti.” <hi rend="italic">Ricerche Storiche</hi> 47.</p><p rend="bib_indx_bib">Goetz, Helmut. 2000. <hi rend="italic">Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista</hi>. Firenze-Milano: La Nuova Italia-Rizzoli. </p><p rend="bib_indx_bib">Guarnieri, Patrizia. 2012. <hi rend="italic">Senza cattedra. L’Istituto di psicologia di Firenze tra idealismo e fascismo</hi>. <hi >Firenze: Firenze University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Guarnieri, Patrizia. 2016. </hi><hi rend="italic" >Italian Psychology and Jewish Emigration Under Fascism</hi><hi >. </hi><hi rend="italic" >From Florence to Jerusalem and New York</hi><hi >. New York-London: Palgrave Macmillan.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Guarnieri, Patrizia. 2019. <hi rend="italic">Displaced scholars in cerca di libertà e lavoro in America: reti familiari, genere e generazioni</hi>. In <hi rend="italic">L’emigrazione intellettuale. Studenti e studiosi ebrei dell’Università di Firenze in fuga all’estero</hi>, a cura di P. Guarnieri, 89-117. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Guarnieri, Patrizia. 2019a. “Enzo Bonaventura.” In Guarnieri 2023-. <ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Bonaventura/Enzo/26">https://intellettualinfuga.com/it/Bonaventura/Enzo/26</ref>. </p><p rend="bib_indx_bib">Guarnieri, Patrizia. 2019b. “Carlo Schapira poi Sorell.” In Guarnieri 2023-. <ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Sorell/Carlo/155">https://intellettualinfuga.com/it/Sorell/Carlo/155</ref>.</p><p rend="bib_indx_bib">Guarnieri, Patrizia. 2020. “Massimo Calabresi.” In Guarnieri 2023-. <ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Calabresi/Massimo/33">https://intellettualinfuga.com/it/Calabresi/Massimo/33</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Guarnieri, Patrizia. 2021. “Giselda Biancalani Schapira.” In Guarnieri 2023-. <ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Biancalani%20Schapira/Giselda/23">https://intellettualinfuga.com/it/Biancalani%20Schapira/Giselda/23</ref>.</p><p rend="bib_indx_bib">Guarnieri, Patrizia. 2022. “Invisibili e meritevoli studiose. Il valore aggiunto nell’emigrazione qualificata dall’Italia fascista.” In <hi rend="italic">Annali di storia delle università</hi> 26: 61-83.</p><p rend="bib_indx_bib">Guarnieri, Patrizia. 2023-. <hi rend="italic">Intellettuali in fuga dall’Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici o razziali</hi>. 2a ed. riv. e ampl. (1a ed. 2019-22). Firenze: Firenze University Press. <ref target="https://intellettualinfuga.com/">https://intellettualinfuga.com/</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Gussoni, Alice. 2021. “Gaetano Salvemini.” In Guarnieri 2023-. <ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Salvemini/Gaetano/148">https://intellettualinfuga.com/it/Salvemini/Gaetano/148</ref></p><p rend="bib_indx_bib">Gurrieri, Francesco, e Zangheri,Luigi. 2004. “L’assetto edilizio dell’Ateneo.” In <hi rend="italic">L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004</hi>, vol. 1, 37-48. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Iacoponi, Valentina. 2022. “Chi parte e chi resta. La prospettiva delle contadine.” In <hi rend="italic">Esodo e ritorno: i contadini italiani dalla grande trasformazione ad oggi</hi>, a cura di G. Nenci e G. Gotti Roma, 135-56. Roma: Viella.</p><p rend="bib_indx_bib">La Piana, Giorgio e Salvemini, Gaetano. sd., ma 1946, “Benedetto Croce e i segreti degli Dei (New York 1944).” in A.aVv, <hi rend="italic">Benedetto Croce</hi>, 68-77. Boston: Edizioni Controcorrente.</p><p rend="bib_indx_bib">Levi, Alessandro. 2002. <hi rend="italic">Ricordi dei fratelli Rosselli</hi>. Firenze: Centro editoriale toscano.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Levi, Giuseppe. 1946. “Commemorazione del socio Giulio Chiarugi letta dal socio Giuseppe Levi nella seduta del 16 ottobre 1946.” In </hi><hi rend="italic" >Atti dell’Accademia nazionale dei Lincei</hi><hi > 343: 1218-22</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi >Lewis, Aubrey. 2003. “Aubrey Lewis’s Report on his visits to psychiatric centers in Europe in 1937.” </hi><hi rend="italic" >Medical History </hi><hi >22: 95-105.</hi></p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">L’Università degli studi di Firenze 1924-2004</hi>, 2 voll. 2004. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Marcolini, Alberto. 1993. <hi rend="italic">Firenze in camicia nera</hi>. Firenze: Edizione Medicea.</p><p rend="bib_indx_bib">Marsili Libelli, Mario. 1957. <hi rend="italic">Un processo di epurazione in Firenze 1944-45</hi>. Firenze: Arti Grafiche.</p><p rend="bib_indx_bib">Mastrangelo, Carmela. 2014. “Pavolini, Paolo Emilio.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi>, vol. 81. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Merci, Cesare 1925. <hi rend="italic"> </hi>“Per la solenne inaugurazione degli studi. XX gennaio MCMXXV. Discorso del Soprintendente del R. Istituto di Studi Superiori” In <hi rend="italic">Annuario per l’anno accademico 1924-925</hi>, 5-13. Firenze: Tipografia Galletti e Cocci.</p><p rend="bib_indx_bib">Misiani, Simone. “Serpieri Arrigo.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi>, vol. 92. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Moretti, Mauro. 2019. “Jacopo Mazzei nell’Ateneo fiorentino. Note e documenti.” In <hi rend="italic">Jacopo Mazzei. Il dovere della politica economica</hi>, a cura di A. Moioli, L. Pagliai, 332-84. Roma: Studium.</p><p rend="bib_indx_bib">Nanni, Paolo. 2023. “Arrigo Serpieri, i georgofili e l’Ateneo fiorentino.” In <hi rend="italic">Arrigo Serpieri un grande maestro</hi>, 71-87. Firenze: Società Editrice Fiorentina.</p><p rend="bib_indx_bib">Palla,<hi rend="italic"> </hi>Marco. 1978. <hi rend="italic">Firenze nel regime fascista 1929-1934</hi>. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Palla, Marco. 2015. “Perrone Compagni Dino.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi>, vol. 82. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Pozzoli, Francesca. 2023. “Paolo Rossi.” In Patrizia, Guarnieri. 2023-.  Firenze: Firenze University Press. &lt;<ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Rossi/Paolo%20Aldo%20Guido/412">https://intellettualinfuga.com/it/Rossi/Paolo%20Aldo%20Guido/412</ref>&gt;</p><p rend="bib_indx_bib">Roero Clara Silvia (a cura di). 2021. “Regime e dissenso, 1931. I professori che rifiutarono il giuramento fascista.” <hi rend="italic">Rivista di storia dell’Università di Torino</hi> 10, 2.</p><p rend="bib_indx_bib">Rogari, Sandro. 2010. “Il “Cesare Alfieri” da Istituto a Facoltà di Scienze Politiche.” <hi rend="italic">Rassegna Storica Toscana</hi> 1: 147-210.</p><p rend="bib_indx_bib">Salvemini, Gaetano. 2001. <hi rend="italic">Memorie e soliloqui. Diario 1922-1923</hi>. Bologna: il Mulino.</p><p rend="bib_indx_bib">Schettino, Vincenzo. 2004. “Le scienze sperimentali ed esatte nell’Ateneo fiorentino.” In <hi rend="italic">L’Università degli studi di Firenze 1924-2004</hi>, vol. 1, 201-50. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Signori, Elisa. 2007. “Università e fascismo.” In <hi rend="italic">Storia delle università in Italia</hi>, a cura di G. P. Brizzi et al., 381-423. Messina: GEM. </p><p rend="bib_indx_bib">Signori, Elisa. 2021.“La svolta del 1931 negli Atenei italiani.” <hi rend="italic">Rivista di storia dell’Università di Torino</hi> 10, 2: 1-17.</p><p rend="bib_indx_bib">Sircana, Giuseppe e Vicario, Salvatore. 1999. “Gatti Gerolamo.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi>, vol. 52. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Sordi, Bernardo. 2004. “Giurisprudenza: sprazzi di storia nella cronaca di una Facoltà.” In <hi rend="italic">L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004</hi>, vol. 1. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Tarassi, Massimo. (a cura di). 2021. “Intellettuali e politica negli anni del fascismo.” <hi rend="italic">Quaderni del Circolo Rosselli</hi> 41: 141.</p><p rend="bib_indx_bib">Teodori, Giovanni. 2014. “Pavolini Alessandro.” In <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi>, vol. 81. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib">Turchetti, Simone. 2019. “Tracce e transiti: vite ed esperienze di studio dei fisici di Firenze durante e dopo il fascismo.” In <hi rend="italic">L’emigrazione intellettuale. Studenti e studiosi ebrei dell’Università di Firenze in fuga all’estero</hi>, a cura di P. Guarnieri, 57-72. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Turi, Gabriele. 2000. “L’Università di Firenze e la persecuzione razziale.”<hi rend="italic"> Italia contemporanea</hi> 219: 227-47.</p><p rend="bib_indx_bib">Università degli studi di Firenze. Dipartimento di Fisica. 2001. <hi rend="italic">Commemorazione di Michele Della Corte. Firenze 21 settembre 1999</hi>. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-068-backlink">1</ref></hi><hi rend="notes_number CharOverride-1">*</hi>	Per la ricerca e la stesura di questo saggio, debbo suggerimenti e preziose discussioni a Mauro Moretti ed Elisa Signori. Per l’individuazione delle fonti in ASUFi (Archivio storico dell’Università degli Studi di Firenze), ringrazio Fabio Silari. Le referenze bibliografiche ed archivistiche sono strettamente inerenti al testo; una bibliografia adeguata ai giganteschi temi attraversati, richiederebbe molto più spazio di quello concesso.</p><p rend="layout_notes">	ACS, Segreteria particolare del Duce, Carteggio Riservati, 94/F, f. Perrone Compagni marchese Dino, a Benito Mussolini, Firenze 11 novembre 1924. Ringrazio Sergio Ciappina per avermi trasmesso copia di questo rilevante fasc. Si veda Palla (2015). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-067-backlink">2</ref></hi>	Cantagalli 1972, 205. Si veda Senato della Repubblica, <hi rend="italic">Perrone Compagni Dino (1879-1950)</hi>, con i documenti della sua irrisoria attività parlamentare fino al 7 agosto 1944, quando fu decaduto dall’Alta Corte di giustizia per le sanzioni contro il fascismo. Molto interessante la storia archivistica del suo carteggio personale: «Nel 1946 parte delle carte di Dino Perrone Compagni furono sequestrate per disposizioni ministeriali e custodite presso l’Archivio di Stato di Firenze; nel 1953 il figlio Giorgio ne chiese la restituzione, che poi avvenne nel 1973»; in Siusa, <hi rend="italic">Archivi di personalità, Perrone Compagni Dino</hi>. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-066-backlink">3</ref></hi>	R.D. 2012, 30 settembre 1923, art. 8 e 11, GU, 64, n. 239, 11 ottobre 1923. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-065-backlink">4</ref></hi>	Arieti (2006) e sul sito del Senato, <hi rend="italic">Lustig Piacezzi Alessandro </hi>dalla cui scheda si accede al fascicolo personale che contiene anche l’acquisito tesseramento al PNF di alcuni Senatori, 28 dicembre 1932. In ASUFi, AC, Stato di servizio, 1190, Lustig Alessandro, mancanti i fascicoli personali suo e dei presidi Pellizzari e Marinelli. I profili firmati da M. Fontani e rispettivamente da G. Patrizi nel <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli italiani</hi> ne tralasciano la dimensione politica. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-064-backlink">5</ref></hi>	ASUFi, Consiglio, 21 gennaio 1931, 377.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-063-backlink">6</ref></hi>	Quell’episodio di violenza dentro l’ateneo nel marzo 1925, notissimo, sarebbe stato raccontato pubblicamente solo dopo la guerra da Calamandrei (1955, 99-100), che ne fu testimone. Per i profili bio-biografici di figlio e padre, mi limito a citare Teodori (2014) e Mastrangelo (2014). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-062-backlink">7</ref></hi>	Dainelli fu anche l’unico professore dell’Ateneo di Firenze chiamato a rispondere del suo operato in sede penale, poi assolto. Cfr. Flamigni (2019, 169 e nota). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-061-backlink">8</ref></hi>	Flamigni (2019, 116 e nota, 206 e 251 sulla riassunzione il 14 luglio 1948). Per la difesa del chimico G. Canneri da parte del Consiglio di facoltà, sorvolando su Dainelli, vedi Schettino (2004, 229). Il bilancio più preciso si deve a Cavarocchi (2023).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-060-backlink">9</ref></hi>	Le sanzioni sono precisate nella scheda su Senatori d’Italia, <hi rend="italic">Gatti Girolamo</hi>, da cui è accessibile il suo fascicolo personale con le relative ordinanze e, fra l’altro, la sopra citata dichiarazione del tesseramento <hi rend="italic">ad honorem</hi>, s.d. ma 1924. Vedi inoltre Sircana e Vicario (1999).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-059-backlink">10</ref></hi>	Si confrontino i nomi in ASUFi, Registro verbali 1908-1929, l’ultima adunanza dell’Istituto di Studi Superiori il 9 giugno 1924, 305-8; alla successiva pagina, la prima adunanza dell’università il 5 gennaio 1925, 309. Anche Angelo Angeli, direttore della Scuola di Farmacia nel 1913-14, in continuità rimase, in un ruolo decisamente inferiore a quello di preside di Facoltà. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-058-backlink">11</ref></hi>	ASUFi, Adunanze e deliberazioni del Consiglio direttivo, 15 ottobre 1918-2 maggio 1925 (continuativa anche la verbalizzazione dall’Istituto all’Università) poi Consiglio di amministrazione (d’ora innanzi Consiglio), 27 gennaio 25, 414-15 e 2 febbraio 1925, 429 sgg.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-057-backlink">12</ref></hi>	ASUFi, Consiglio, 18 aprile 1927, 121.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-056-backlink">13</ref></hi>	ASUFi, Senato, comunicazione di Calamandrei, 25 settembre 1944.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-055-backlink">14</ref></hi>	La datazione delle adunanze in ASUFi, Consiglio direttivo, vol. 2, 15 ottobre 1918-2 maggio 1925. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-054-backlink">15</ref></hi>	ISRT, Archivio storico, Firenze, Fondo Salvemini, “I sottoscritti”, dattiloscritto s.d., ma 1924. Sulla figura finora ignorata di Paolo Rossi vedi la sezione a lui dedicata, con foto, mappa, familiari e art. in Guarnieri (2023-).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-053-backlink">16</ref></hi>	Sul contesto fiorentino, rinvio a Guarnieri (2016, specie cap. 3); per anni successivi a Palla (1978).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-052-backlink">17</ref></hi>	<hi rend="italic">Non mollare</hi>. 1925a. “All’insegna del manganello.” 1-2, gennaio 1925 (fogli consultati presso l’ISRT).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-051-backlink">18</ref></hi>	<hi rend="italic">Non mollare</hi>. 1925b. “L’inaugurazione dell’Università di Firenze.” 1-2, gennaio 1925. Della manganellatura al padre ha raccontato più volte Guido Calabresi, anche nella nostra università per l’inaugurazione della mostra a mia cura, <hi rend="italic">Per scelta e per forza. La psicologia fiorentina fra antifascismo, persecuzione razziale ed esilio</hi>, Dipartimento di Psicologia, 26 ottobre 2010. Si veda Frosinini (2019), Coen (2006); Guarnieri (2020).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-050-backlink">19</ref></hi>	ASUFi, adunanze Senato, 5 gennaio 1925, 315-7. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-049-backlink">20</ref></hi>	Il testo dell’art. “Salvemini non deve parlare a Firenze.” <hi rend="italic">Battaglie fasciste</hi>, 14 marzo 1925, è riprodotto in  Calamandrei (1955, 100).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-048-backlink">21</ref></hi>	<hi rend="italic">Non mollare</hi>. 1925c. “I fascisti all’Università di Firenze.”  9, marzo 1925.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-047-backlink">22</ref></hi>	ASUFi, Senato, 320; nel CdA la scelta di Brunetti passò senza neppure quella minima resistenza, ASUFi, Consiglio, 1° giugno 1925, 12. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-046-backlink">23</ref></hi>	ASUFi, Consiglio, 28 settembre 1925, 30. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-045-backlink">24</ref></hi>	ASUFi, Consiglio 25 novembre 1925, e Verbali Facoltà di Lettere, 10 novembre 1925, 112. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-044-backlink">25</ref></hi>	ASUFi, Senato, 25 novembre 1925, 334-336. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-043-backlink">26</ref></hi>	ASUFi, Senato, 28 gennaio 1926, 341. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-042-backlink">27</ref></hi>	ASUFi, Senato, 28 gennaio 1926, 341.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-041-backlink">28</ref></hi>	ASUFi, Consiglio, 30 dicembre 1925, 62, e prima, l’11 dicembre 1925, con telegramma a Mussolini, 53.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-040-backlink">29</ref></hi>	Nell’ampio carteggio di Giovanni Gentile, depositato all’archivio del Senato, questa è l’unica lettera di Chiarugi, s.d., e senza risposta (con all. lettera a Mussolini, 12 dicembre 1925).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-039-backlink">30</ref></hi>	Nell’<hi rend="italic">Annuario 1925-26 </hi>solo le date di inizio e fine della carica, a pagina 35.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-038-backlink">31</ref></hi>	Levi G. (1946).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-037-backlink">32</ref></hi>	Nella curatela di Calamandrei 2015, 199 nota.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-036-backlink">33</ref></hi>	ASUFi, Consiglio, 8 giugno 1932. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-035-backlink">34</ref></hi>	ASUFi, Consiglio, 21 gennaio 1931, 377.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-034-backlink">35</ref></hi>	ASUFi, Consiglio, 18 aprile 1927, 121 sgg. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-033-backlink">36</ref></hi>	Per esempio si vedano i verbali del 7 luglio 1927 e 24 luglio 1927 contro il dottor Fausto de Capo, ASUFi, Consiglio, 24 novembre 1927, 181-3.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-032-backlink">37</ref></hi>	ASUFi, Consiglio, 7 luglio 1927.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-031-backlink">38</ref></hi>	ASUFi, Epurazione (riordino in corso) sospensione immediata provvisoria di Baccarini e altri amministrativi, 4 dicembre 1944 e cfr. Calamandrei (2015 <hi rend="italic">ad indicem</hi>). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-030-backlink">39</ref></hi>	Si veda Rogari (2010) e per la storia dei singoli Istituti o Scuole trasformati in Facoltà, si rinvia ai rispettivi saggi in <hi rend="italic">L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004</hi>, vol. 2.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-029-backlink">40</ref></hi>	ASUFi, Senato, 9 dicembre 1936; c’era già Abetti essendo De Vecchi in malattia. Le date in <hi rend="italic">L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004</hi>, vol. 1, VII, non corrispondono sempre a quelle nei verbali delle adunanze.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-028-backlink">41</ref></hi>	Vedi i saggi, qui per Careggi, di Donatella Lippi, e prima Gurrieri e Zangheri 2004, 37-48, con ampia citazione da Serpieri (ma senza fonte), 45-6.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-027-backlink">42</ref></hi>	ASUFi, date, presenze e passaggi si rilevano dai verbali delle adunanze degli organi che ho esaminato. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-026-backlink">43</ref></hi>	Al recente convegno dell’Accademia dei Georgofili, su “arrigo Serpieri un grande maestro”, cfr. Nanni (2023), che riproduce i documenti sull’epurazione. Anche Dini (2005).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-025-backlink">44</ref></hi>	Vedi la pagina del 18 gennaio 1923 di Salvemini (2001, 174-5) e la conferma nel 1947 da Levi (2002, 73-4). Al Circolo di cultura è dedicato Tarassi (2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-024-backlink">45</ref></hi>	Anziché nasconderla come tutti, il primo pubblicò la propria vicenda (Marsili Libelli 1957). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-023-backlink">46</ref></hi>	Così nel ricordo di Calamandrei (1955, 79), che diceva di essere stato ingenuo a credere che Serpieri fosse solidale con il Circolo. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-022-backlink">47</ref></hi>	La data di iscrizione al PNF è in Giaconi (2017, tab. 1); si veda inoltre Fumian (1979, p.5) e Misiani (2018). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-021-backlink">48</ref></hi>	L’intervento citato risale al 1902, come si vede dal sito della Camera, <hi rend="italic">Giulio Chiarugi</hi>. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-020-backlink">49</ref></hi>	Cfr. Iacoponi (2022). Ringrazio Giacomo Gibbuti e Rolf Petri per le tante indicazioni su Serpieri ‘tecnico’. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-019-backlink">50</ref></hi>	A partire dal fascicolo di Biancalani Schapira ritrovato a New York nell’archivio dell’Emergency Committee in Aid of Displaced Foreign Scholars, si veda Guarnieri (2021) aggiornato dopo che i discendenti mi hanno contattata rivelandomi che aveva cambiato cognome in Sorell con il marito; sul quale si veda Guarnieri (2019b).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-018-backlink">51</ref></hi>	<hi rend="italic">Il popolo d’Italia</hi>. 1925. “Il manifesto antifascista. I quaranta protestanti.”, 2 maggio 1925, all’indomani del primo elenco dei firmatari pubblicato in <hi rend="italic">Il Mondo</hi>, 1° maggio 1925, cui altri seguirono il 10 e 22 maggio. Per i nomi degli universitari, che furono la maggioranza, divisi per sede, ricorro a Signori (2007, 419).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-017-backlink">52</ref></hi>	Gentile espresse questo suo ragionamento per persuadere (invano) De Sanctis (1970, 149-50). Cfr. Roero (2021), specie Signori (2021), oltre ai noti Goetz (2000) e Boatti (2001).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-016-backlink">53</ref></hi>	ACS, DGPS, CPC, b. 2787, Limentani Lodovico, copia delle lettere di M. Favilli, specie marzo 1935, e le «riservatissime» del prefetto di Firenze al prefetto di Livorno, 27 marzo 1935 e seguenti al Ministero Interno, CPC.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-015-backlink">54</ref></hi>	Cfr. il testo della Legge 24 dicembre 1925, n. 2300, G.U., 4 gennaio 1926, i testi normativi sono accessibili nella raccolta digitalizzata a cura di Ciappina (2019-).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-014-backlink">55</ref></hi>	ACS, DGPS, CPC, b. 2778, Alessandro Levi, il prefetto Rizzatti al Ministero dell’interno 11 gennaio 1933, e direttore della Divisione Politica, alla Divisione Affari generali e riservati, 21 ottobre 1939. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-013-backlink">56</ref></hi>	Anche per le citazioni e fonti rinvio alla ricostruzione dettagliata di questa vicenda e di quella più ampia che segnò la fine della internazionalmente rinomata scuola fiorentina di psicologia, fondata nel 1903-1904, in Guarnieri (2012, 113-26).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-012-backlink">57</ref></hi>	Guarnieri (2012, 122-3). Il riscontro è stato fatto in ASUFi, Verbali adunanze della Facoltà di Lettere dal 1926 al 1932. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-011-backlink">58</ref></hi>	ASUFi, Consiglio, 2 maggio 1938, 56. Tre anni dopo, il 22 marzo 41 (ivi, 485) cambiarono idea, ma non trovo che ‘l’inopportuna’ borsa in onore di De Sarlo fosse attivata.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-010-backlink">59</ref></hi>	Notizie tratte da Sordi 2004, 173 e nota. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-009-backlink">60</ref></hi>	Cfr. Baccetti 1980 (certi passaggi di memoria dell’autore, suo allievo, vanno verificati nei documenti). Ringrazio molto il nipote Pietro Rizzo. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-008-backlink">61</ref></hi>	Tali furono il cardiologo Massimo Calabresi, e rispettivamente le sue sorelle Renata psicologa e Cecilia letterata; sui loro casi esemplari di mobilità interna e poi estera, analizzati in chiave di genere, Guarnieri<hi rend="italic"> </hi>(2019). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-007-backlink">62</ref></hi>	Cfr. s.a., <hi rend="italic">La Nazione</hi>, 20 agosto 1938, 4.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-006-backlink">63</ref></hi>	In ordine di qualifica, per Facoltà e segnalando in corsivo i nomi degli espulsi che poi espatriarono e che si trovano in Guarnieri 2023- (&lt;<ref target="https://intellettualinfuga.com/it/elenco_intellettuali">https://intellettualinfuga.com/it/elenco_intellettuali</ref>&gt;). A Medicina: Clara Di Capua Bergamini, <hi rend="italic">Mario Volterra </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Volterra/Mario/169">https://intellettualinfuga.com/it/Volterra/Mario/169</ref>&gt;), Elia Baquis, Mario Baquis, Renzo De Cori, Giorgio Pereyra,<hi rend="italic"> Alessandro Fiano </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Fiano/Alessandro%20/358">https://intellettualinfuga.com/it/Fiano/Alessandro%20/358</ref>&gt;),<hi rend="italic"> </hi>Umberto Franchetti<hi rend="italic">, Giacomo Ancona </hi>(&lt;<ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Ancona/Giacomo/6">https://intellettualinfuga.com/it/Ancona/Giacomo/6</ref>&gt;), Alberto Salmon, <hi rend="italic">Carlo Shapira</hi>, poi Sorell (&lt;<ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Sorell/Carlo/155">https://intellettualinfuga.com/it/Sorell/Carlo/155</ref>&gt;), Nathan Cassuto, <hi rend="italic">Alessandro Bieber </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Bieber/Alessandro/24">https://intellettualinfuga.com/it/Bieber/Alessandro/24</ref>&gt;), <hi rend="italic">Sergio Levi </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Levi/Sergio/95">https://intellettualinfuga.com/it/Levi/Sergio/95</ref>&gt;), Eugenia Jona. A Lettere: Ludovico Limentani<hi rend="italic"> </hi>e<hi rend="italic"> Attilio Momigliano </hi>(&lt;<ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Momigliano/Attilio/116">https://intellettualinfuga.com/it/Momigliano/Attilio/116</ref>&gt;); <hi rend="italic">Enzo Bonavent</hi><hi rend="italic">ura </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Bonaventura/Enzo/26">https://intellettualinfuga.com/it/Bonaventura/Enzo/26</ref>&gt;),<hi rend="italic"> Elia Samuele Artom </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Artom/Elia%20Samuele/11">https://intellettualinfuga.com/it/Artom/Elia%20Samuele/11</ref>&gt;),<hi rend="italic"> David Diringer</hi> (&lt;<ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Diringer/David/48">https://intellettualinfuga.com/it/Diringer/David/48</ref>&gt;) (che era anche a Magistero), Giulio Augusto Levi, <hi rend="italic">Teodoro Levi </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Levi/Teodoro%20(Doro)/328">https://intellettualinfuga.com/it/Levi/Teodoro%20(Doro)/328</ref>&gt;),<hi rend="italic"> Isacco Sciaky </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Sciaky/Isacco%20/276">https://intellettualinfuga.com/it/Sciaky/Isacco%20/276</ref>&gt;<hi rend="italic">)</hi>; a Magistero: Gualtiero Sarfatti. A Economia: Riccardo Dalla Volta, Enrico Finzi, Giorgio Pacifico De Semo (poi arianizzato e reintegrato) Mario Ghiron, Lea Oberdorfer. A Giurisprudenza: Federico Cammeo, Cesare Cammeo ed Edoardo Vitta; a Scienze politiche: <hi rend="italic">Renzo Ravà </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Rav%C3%A0/Renzo/140">https://intellettualinfuga.com/it/Rav%C3%A0/Renzo/140</ref>&gt;). A Scienze: Simone Franchetti<hi rend="italic"> </hi>,<hi rend="italic"> Enrico Jolles </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Jolles/Enrico%20Zvi/85">https://intellettualinfuga.com/it/Jolles/Enrico%20Zvi/85</ref>&gt;), Enrica Calabresi. Ad Agraria: Giorgio Rossi, <hi rend="italic">Avigail Vigodsky </hi>(<hi rend="italic">&lt;</hi><ref target="https://intellettualinfuga.com/it/Vigodsky%20De%20Philippis/Avigail/164">https://intellettualinfuga.com/it/Vigodsky%20De%20Philippis/Avigail/164</ref>&gt;),<hi rend="italic"> Giulio Perugia</hi>. <hi >Elenco tratto da Cavarocchi (2023, 257) nella collana del Cisui, Centro interuniversitario per la storia delle università italiana, al quale purtroppo l’ateneo di Firenze non ha finora aderito. Da cfr. con Cavarocchi e Minerbi (1999) e con il successivo saggio di Turi (2000).</hi></p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-005-backlink">64</ref></hi>	Per questo, e per alcuni casi esemplari al femminile, rinvio a Guarnieri (2022).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-004-backlink">65</ref></hi>	Così in un discorso che Bobbio nel 1946 preferì non pubblicare e che è apparso postumo (cfr. Garin 2007), mentre un omaggio a Limentani rese Cesare Luporini nella sua ultima lezione, maggio 1979. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-003-backlink">66</ref></hi>	Tra i Verbali del Consiglio di Facoltà di Lettere, in particolare 13 settembre 1948 lo scambio tra Lamanna e Salmi; ho ricostruito la vicenda in Guarnieri 2016, 197 e n.; documentata da Mauro Moretti, nella relazione «Gaetano Salvemini nell’università di Firenze» al recente convegno “L’ultimo Salvemini”, Firenze 5-7 ottobre 2023. Vedi anche la sezione dedicata a <hi rend="italic">Gaetano Salvemini 1873-1957</hi>, con l’art. pdf di Gussoni (2021).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-002-backlink">67</ref></hi>	La citazione riprodotta da Marcolini (1993, 156-9), con l’elenco degli studenti fiorentini che, come Franco Lattes poi Fortini, parteciparono ai littoriali senza essere necessariamente fascisti o pur essendo antifascisti. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-001-backlink">68</ref></hi>	Si veda ACS, CPC, b.2731, Lattes Dino.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_12.html#footnote-000-backlink">69</ref></hi>	ACS, DGIS, Professori universitari epurati, b.22, f. Mazzei Jacopo, lettera di E. Finzi 27 luglio 1945, citata da Moretti (2019, 339 e nota).</p>
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="132434">&amp;quot;All’insegna del manganello.&amp;quot; Non mollare, 1-2, gennaio 1925.</bibl>
          <bibl n="132429">&amp;quot;I fascisti all’Universit&amp;#224; di Firenze&amp;quot;, Non mollare, marzo 1925</bibl>
          <bibl n="132364">&amp;quot;Il manifesto antifascista. I quaranta protestanti, Il popolo d’Italia, 2 maggio 1925</bibl>
          <bibl n="132423">&amp;quot;L’inaugurazione dell’Universit&amp;#224; di Firenze.&amp;quot;, Non mollare, 1925.</bibl>
          <bibl n="132404">&amp;quot;Salvemini non deve parlare a Firenze&amp;quot;, Battaglie fasciste, 14 marzo 1925</bibl>
          <bibl n="132258">2003. &amp;quot;Aubrey Lewis’s Report on his visits to psychiatric centers in Europe in 1937.&amp;quot;, Medical History 22: 95-105.</bibl>
          <bibl n="132182">Arieti, Stefano. 2006. &amp;quot;Lustig Alessandro.&amp;quot; In Dizionario Biografico degli Italiani. volume 66. Roma: Istituto Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="132226">Baccetti, Baccio. 1980. &amp;quot;Emanuele Padoa e lo sviluppo della biologia italiana.&amp;quot; Bollettino di zoologia 47, 3-4: 419-434.</bibl>
          <bibl n="132379">Bianchi Bandinelli, Ranuccio. 1996. Diario di un borghese. Roma: Editori riuniti.</bibl>
          <bibl n="132240">Boatti, Giorgio. 2001. Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="132382">Bottai, Giuseppe. 1938. &amp;quot;Primo: la scuola.&amp;quot;, Critica fascista, 15 dicembre 1938.</bibl>
          <bibl n="132171">Calamandrei, Piero. 1955. &amp;quot;Il manganello, la cultura e la giustizia.&amp;quot; in Non mollare, riproduzione fotografica. Firenze: La Nuova Italia.</bibl>
          <bibl n="132369">Calamandrei, Piero. 2015. Diario. volume II. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</bibl>
          <bibl n="132340">Cantagalli, Roberto. 1972. Storia del fascismo fiorentino: 1919-1925, Firenze: Vallecchi.</bibl>
          <bibl n="132176">Caravale, Mario. 1972. &amp;quot;Brunetti, Giovanni.&amp;quot; In Dizionario Biografico degli Italiani. volume XIV. Roma: Istituto Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="132158">Cassese, Sabino. 1971. &amp;quot;Bottai Giuseppe.&amp;quot; In Dizionario Biografico degli Italiani. volume XIII. Roma: Istituto della Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="131914">Cavarocchi, Francesca, e Alessandra Minerbi. 1999. &amp;quot;Politica razziale e persecuzione antiebraica nell’ateneo fiorentino.&amp;quot; In Razza e fascismo. La persecuzione contro gli ebrei in Toscana, a cura di Enzo Collotti, 467-510. volume I. Firenze: Carocci.</bibl>
          <bibl n="132005">Cavarocchi, Francesca. 1999. &amp;quot;Il censimento del 1938 a Firenze.&amp;quot; In Razza e fascismo. La persecuzione contro gli ebrei in Toscana, a cura di Enzo Collotti, 433-466. volume I. Firenze: Carocci.</bibl>
          <bibl n="131919">Cavarocchi, Francesca. 2023. &amp;quot;L’applicazione e le conseguenze della legislazione antisemita nell’Ateneo di Firenze.&amp;quot; In “Perch&amp;#233; di razza ebraica”. Il 1938 e l’universit&amp;#224; italiana, a cura di Tommaso Dell’Era, e David Meghnagi. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="131920">Cavarocchi, Francesca. 2023. &amp;quot;L’ateneo fiorentino e la transizione postbellica (1944-1947) fra ricostruzione, epurazione e reintegrazione.&amp;quot; In La difficile transizione, a cura di Simona Salustri, e Tamara Colacicco,  120-139. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="131867">
            <bibl>Ciappina, Sergio, a cura di. 2019-. &amp;quot;Normative fasciste e normative riparatorie (1925-2000).&amp;quot; In Guarnieri, Patrizia. 2023- . Intellettuali in fuga dall&amp;#39;Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali.  2a ed. riv. e ampl. Firenze: FUP. &amp;lt;https://intellettualinfuga.com/it/leggi_fascistissime&amp;gt;</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-648-3 10.36253/979-12-215-0032-5</idno>
          </bibl>
          <bibl n="132435">Coen, Miriam. 2006. Bruno Pincherle. Pordenone: Studio Tesi.</bibl>
          <bibl n="132309">De Sanctis, Gaetano. 1970. Ricordi della mia vita, a cura di Silvio Accame. Firenze: le Monnier.</bibl>
          <bibl n="131977">Dini, Mario. 2005. &amp;quot;Arrigo Serpieri.&amp;quot; In Universit&amp;#224; degli studi di Firenze fra istituzioni e cultura nel decennale della scomparsa di G. Spadolini, a cura di Cosimo Ceccuti, e Sandro Rogari, 65-99. Firenze: FUP.</bibl>
          <bibl n="132375">Dipartimento di Fisica. 2001. Commemorazione di Michele Della Corte. Firenze: FUP.</bibl>
          <bibl n="132167">Flamigni, Mattia. 2019. Professori e universit&amp;#224; di fronte all’epurazione dalle ordinanze alla pacificazione 1943-1948. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="132196">Frosinini, Cecilia. 2019. &amp;quot;Procacci Ugo.&amp;quot; In Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 85. Roma: Istituto Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="132255">Fumian,&amp;#160;Carlo. 1979. &amp;quot;Modernizzazione, tecnocrazia, ruralismo: Arrigo Serpieri.&amp;quot; In&amp;#160;Italia contemporanea 137: 3-34.</bibl>
          <bibl n="132113">Garin, Eugenio. 2007. &amp;quot;Ricordo di Ludovico Limentani.&amp;quot; In Ludovico Limentani a Eugenio Garin, a cura di  Maurizio Torrini, 157-181. Napoli: Bibliopolis.</bibl>
          <bibl n="132268">Giaconi, Daniela. 2017. &amp;quot;L’epurazione dei docenti fascisti. Il caso degli economisti.&amp;quot;, Ricerche Storiche, 47.</bibl>
          <bibl n="132135">Goetz, Helmut. 2000 ( ed.or. 1993). Il giuramento rifiutato. I docenti universitari e il regime fascista. Firenze-Milano: La Nuova Italia-Rizzoli.</bibl>
          <bibl n="131892">
            <bibl>Guarnieri,  Patrizia. 2020. &amp;quot;Massimo Calabresi.&amp;quot; In Guarnieri, Patrizia. 2023- Intellettuali in fuga dall’Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali. 2a ed. riv. e ampl. Firenze: FUP &amp;lt;https://intellettualinfuga.com/it/Calabresi/Massimo/33.&amp;gt;</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-648-3 10.36253/979-12-215-0032-5</idno>
          </bibl>
          <bibl n="132241">
            <bibl>Guarnieri, Patrizia. 2012. Senza cattedra. L’Istituto di psicologia di Firenze tra idealismo e fascismo. Firenze: FUP.</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-6655-292-5</idno>
          </bibl>
          <bibl n="132100">
            <bibl>Guarnieri, Patrizia. 2016. Italian Psychology and Jewish Emigration Under Fascism. From Florence to Jerusalem and New York. NewYork-London: Palgrave Macmillan</bibl>
            <idno type="DOI">10.1057/9781137306562</idno>
          </bibl>
          <bibl n="131879">
            <bibl>Guarnieri, Patrizia. 2019. &amp;quot;Displaced scholars in cerca di libert&amp;#224; e lavoro in America: reti familiari, genere e generazioni.&amp;quot; In L’emigrazione intellettuale dall&amp;#39;Italia fascista. Studenti e studiosi dell&amp;#39;Universit&amp;#224; di Firenze in fuga all&amp;#39;estero, a cura di Patrizia Guarnieri, 89-117. Firenze: Fup.</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-6453-874-7</idno>
          </bibl>
          <bibl n="131890">
            <bibl>Guarnieri, Patrizia. 2019a. &amp;quot;Enzo Bonaventura.&amp;quot; In Guarnieri, Patrizia. 2023-. Intellettuali in fuga dall&amp;#39;Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali.  2a ed. riv. e ampl. Firenze: FUP. &amp;lt; https://intellettualinfuga.com/it/Bonaventura/Enzo/26&amp;gt;</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-648-3 10.36253/979-12-215-0032-5</idno>
          </bibl>
          <bibl n="131889">
            <bibl>Guarnieri, Patrizia. 2019b. &amp;quot;Carlo Schapira poi Sorell.&amp;quot; In Guarnieri, Patrizia.2023-. Intellettuali in fuga dall&amp;#39;Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali.  2a ed. riv. e ampl. Firenze: FUP https://intellettualinfuga.com/it/Sorell/Carlo/155</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-648-3 10.36253/979-12-215-0032-5</idno>
          </bibl>
          <bibl n="131875">
            <bibl>Guarnieri, Patrizia. 2021. &amp;quot;Giselda Biancalani Shapira, poi Sorell.&amp;quot; In Guarnieri, Patrizia.2023-. Intellettuali in fuga dall&amp;#39;Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali.  2a ed. riv. e ampl. Firenze: FUP &amp;lt;https://intellettualinfuga.com/it/Biancalani%20Schapira/Giselda/23&amp;gt;</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-648-3 10.36253/979-12-215-0032-5</idno>
          </bibl>
          <bibl n="132049">Guarnieri, Patrizia. 2022. &amp;quot;Invisibili e meritevoli studiose. Il valore aggiunto nell’emigrazione qualificata dall’Italia fascista.&amp;quot; Annali di storia delle universit&amp;#224; 26: 61-83.</bibl>
          <bibl n="131968">
            <bibl>Guarnieri, Patrizia. 2023-. Intellettuali in fuga dall’Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali. 2a ed. riv. e ampl.(1a ed. 2019-22). Firenze: FUP &amp;lt;https://intellettualinfuga.com/&amp;gt;</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-648-3 10.36253/979-12-215-0032-5</idno>
          </bibl>
          <bibl n="132083">Gurrieri, Francesco, e  Luigi Zangheri. 2004. &amp;quot;L’assetto edilizio dell’ateneo.&amp;quot; In L’universit&amp;#224; degli Studi di Firenze 1924-2004. volume I: 37-48. Firenze: Olschki.</bibl>
          <bibl n="131894">
            <bibl>Gussoni, Alice. 2021. &amp;quot;Gaetano Salvemini.&amp;quot; In Guarnieri, Patrizia. 2023-. Intellettuali in fuga dall&amp;#39;Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali.  2a ed. riv. e ampl. Firenze: FUP. &amp;lt;https://intellettualinfuga.com/it/Salvemini/Gaetano/148&amp;gt;</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-648-3 10.36253/979-12-215-0032-5</idno>
          </bibl>
          <bibl n="131946">Iacoponi, Valentina. 2022. &amp;quot;Chi parte e chi resta. La prospettiva delle contadine.&amp;quot; In Esodo e ritorno: i contadini italiani dalla grande trasformazione ad oggi, a cura di Giacomina Nenci, e Gabriella Gotti, 135-156. Roma: Viella.</bibl>
          <bibl n="132071">La Piana, Giorgio, e  Salvemini, Gaetano. s.d. 1946. &amp;quot;Benedetto Croce e i segreti degli Dei (New York 1944).&amp;quot; In Benedetto Croce, 68-77. Boston: edizioni Controcorrente.</bibl>
          <bibl n="132338">Levi, Alessandro. 2022. Ricordi dei fratelli Rosselli. Firenze: Centro editoriale toscano.</bibl>
          <bibl n="132026">Levi, Giuseppe. 1946. &amp;quot;Commemorazione del socio Giulio Chiarugi letta dal socio Giuseppe Levi nella seduta del 16 ottobre 1946.&amp;quot; In Atti dell’Accademia nazionale dei Lincei 343: 1218-22.</bibl>
          <bibl n="132390">Marcolini, Alberto. 1993. Firenze in camicia nera. Firenze: Edizione Medicea.</bibl>
          <bibl n="132262">Marsili Libelli, Mario. 1957. Un processo di epurazione in Firenze 1944-45. Firenze:, Arti Grafiche “Il Torchio”</bibl>
          <bibl n="132140">Mastrangelo, Carmela. 2014. &amp;quot;Pavolini, Paolo Emilio.&amp;quot; In Dizinario Biografico degli Italiani. volume LXXXI. Roma: Istituto Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="132004">Merci, Cesare. 1925. &amp;quot;Per la solenne inaugurazione degli studi XX gennaio MCMXXV. Discorso del Soprintendente del R. Istituto di Studi Superiori.&amp;quot; Annuario per l’anno accademico 1924-925”: 5-13.</bibl>
          <bibl n="132197">Misiani, Simone. 2018. &amp;quot;Serpieri Arrigo.&amp;quot; In Dizionario Biografico degli Italiani. Vol. 92. Roma: Istituto Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="131994">Moretti, Mauro. 2019. &amp;quot;Jacopo Mazzei nell’ateneo fiorentino. Note e documenti.&amp;quot; In Jacopo Mazzei. Il dovere della politica economica, a cura di Angelo Moioli e Letizia Pagliai, 332-384. Roma: Studium.</bibl>
          <bibl n="132101">Nanni, Paolo. 2023. &amp;quot;Arrigo Serpieri, i georgofili e l’ateneo fiorentino.&amp;quot; In Arrigo Serpieri un grande maestro, 71-87. Firenze: Societ&amp;#224; Editrice Fiorentina.</bibl>
          <bibl n="132395">Palla, Marco. 1978. Firenze nel regime fascista 1929-1934. Firenze: Olschki.</bibl>
          <bibl n="132186">Palla, Marco. 2015. &amp;quot;Perrone Compagni Dino.&amp;quot; In Dizionario Biografico degli italiani. vol. 82. Roma: Istituto Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="131888">
            <bibl>Pozzoli, Francesca. 2023. &amp;quot;Paolo Rossi.&amp;quot; In Patrizia, Guarnieri. 2023-. Intellettuali in fuga dall&amp;#39;Italia fascista. Migranti, esuli e rifugiati per motivi politici e razziali.  2a ed. riv. e ampl. Firenze: FUP &amp;lt;https://intellettualinfuga.com/it/Rossi/Paolo%20Aldo%20Guido/412&amp;gt;</bibl>
            <idno type="DOI">10.36253/978-88-5518-648-3 10.36253/979-12-215-0032-5</idno>
          </bibl>
          <bibl n="132074">Roero, Clara Silvia, a cura di. 2021. &amp;quot;Regime e dissenso, 1931. I professori che rifiutarono il giuramento fascista.&amp;quot; Rivista di storia dell’Universit&amp;#224; di Torino X, 2.</bibl>
          <bibl n="132218">Rogari, Sandro. 2010. &amp;quot;Il “Cesare Alfieri” da Istituto a Facolt&amp;#224; di Scienze Politiche.&amp;quot; Rassegna Storica Toscana 1: 147-210.</bibl>
          <bibl n="132370">Salvemini, Gaetano. 2001. Memorie e soliloqui. Diario 1922-1923. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="132068">Schettino, Vincenzo. 2004. &amp;quot;Le scienze sperimentali ed esatte nell’ateneo fiorentino.&amp;quot; In L’Universit&amp;#224; degli studi di Firenze 1924-2004, vol. I, 201-50. Firenze: Olschki.</bibl>
          <bibl n="132032">Senato della Repubblica, &amp;quot;Perrone Compagni Dino (1879-1950).&amp;quot; &amp;lt;https://notes9.senato.it/web/senregno.nsf/876b34df7222a9fac125785e003ca629/b515fe1ba6c5bf754125646f005e5c54?OpenDocument&amp;gt;</bibl>
          <bibl n="132081">Senato della Repubblica. &amp;quot;Gatti Girolamo.&amp;quot; &amp;lt;https://notes9.senato.it/web/senregno.nsf/643aea4d2800e476c12574e50043faad/6fa16d1d6967e2514125646f005c0ebe?OpenDocument&amp;gt;</bibl>
          <bibl n="132091">Signori,  Elisa. 2021, &amp;quot;La svolta del 1931 negli atenei italiani: interpretazioni, prospettive, bilanci.&amp;quot; Rivista di storia dell&amp;#39;universit&amp;#224; di Torino X, 2: 1-17.</bibl>
          <bibl n="132063">Signori, Elisa. 2007. &amp;quot;Universit&amp;#224; e fascismo.&amp;quot;, In Storia delle universit&amp;#224; in Italia, a cura di Gian Paolo Brizzi, Piero Del Negro, e Andrea Romano, 381-423. Messina: GEM.</bibl>
          <bibl n="132117">Sircana, Giuseppe,  Vicario, Salvatore. 1999. &amp;quot;Gatti Gerolamo.&amp;quot; In Dizionario Biografico degli Italiani. Vol. 52. Roma: Istituto Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="131948">Siusa Archivi di personalit&amp;#224;, &amp;quot;Perrone Compagni Dino.&amp;quot; &amp;lt;https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&amp;amp;RicDimF=2&amp;amp;Chiave=50719&amp;amp;RicProgetto=personalita&amp;amp;RicSez=prodpersone&amp;amp;RicVM=indice&amp;amp;RicTipoScheda=pp&amp;gt;</bibl>
          <bibl n="132050">Sordi, Bernardo. 2004. &amp;quot;Giurisprudenza: sprazzi di storia nella cronaca di una facolt&amp;#224;.&amp;quot; In L’universit&amp;#224; degli Studi di Firenze. 1924-2004. volume I, 165-201. Firenze: Olschki</bibl>
          <bibl n="132206">Tarassi, Massimo, a cura di. 2021. &amp;quot;Intellettuali e politica negli anni del fascismo.&amp;quot; Quaderni del Circolo Rosselli XLI, 141.</bibl>
          <bibl n="132159">Teodori, Giovanni. 2014. &amp;quot;Pavolini Alessandro.&amp;quot; In Dizionario Biografico degli Italiani. volume LXXXI. Roma: Istituto Enciclopedia Italiana.</bibl>
          <bibl n="131880">Turchetti, Simone. 2019. &amp;quot;Tracce e transiti: vite ed esperienze di studio dei fisici di Firenze durante e dopo il fascismo.&amp;quot; In L’emigrazione intellettuale dall&amp;#39;Italia fascista. Studenti e studiosi dell&amp;#39;Universit&amp;#224; di Firenze in fuga all&amp;#39;estero, a cura di Patrizia Guarnieri, 57-72. Firenze: FUP.</bibl>
          <bibl n="132269">Turi, Gabriele. 2000. &amp;quot;L’Universit&amp;#224; di Firenze e la persecuzione razziale.&amp;quot; Italia contemporanea 219: 227-247.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>