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        <title type="main" level="a">L’Ateneo e le istituzioni politiche</title>
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          <resp>This is a section of <title>Firenze e l’Università</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0282-4</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Emanuela Ferretti, Donatella Lippi, Antonella Salvini, Bernardo Sordi, Andrea Zorzi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.19</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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        <p>The essay concerns the Commitment of the University Professors within the most important local Political Institutions: the Municipality of Florence and the Tuscany Region. The chronological period examined in the first case goes from 1944 to 2019; in the first case goes from 1944 to 2019. For each election, within a brief historical-political framework, are indicated the Faculty Members who have held the position of Council members (Municipal or Regional), of Councillor or of Mayor, and the respective party to which they belong.</p>
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            <item>Tuscany Region</item>
            <item>Municipality of Florence</item>
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            <item>Council member</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.19<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.19" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">L’Ateneo e le istituzioni politiche</p><p rend="h1_author">Gabriele Paolini</p><p rend="h2 ParaOverride-1">1. Alle origini di un legame</p><p rend="text">I rapporti fra un grande Ateneo e le istituzioni politiche della città nella quale è insediato sono di natura molteplice e ricostruirli, specie in uno spazio necessariamente breve, non è certo agevole. Variano – è perfino banale dirlo – a seconda del sistema politico in cui l’università deve operare, a maggior ragione quando, come a Firenze, la sua nascita e la sua attività coincidono per più di un ventennio con il fascismo. </p><p rend="text">Non è stato forse soltanto un caso che sulle rive dell’Arno il primo cittadino, all’inizio e alla fine del Regime, lo abbia espresso l’Ateneo, con due grandi nomi nel campo delle rispettive discipline (Fisica e Geografia), ancorché dall’operato politico molto discutibile: Antonio Garbasso (1923-1928) e Giotto Dainelli (febbraio-luglio 1944). </p><p rend="text">Nell’Italia democratica e repubblicana, naturalmente, i rapporti con le istituzioni e i partiti investono una grande pluralità di figure nel corpo docente, amministrativo e studentesco, nel continuo moltiplicarsi di ruoli, impegni, aspirazioni. </p><p rend="text">Nell’ambito delle relazioni fra città e Ateneo, un posto di primo piano è infine rappresentato dal reperimento o dall’adeguamento delle strutture edilizie necessarie al funzionamento dei corsi di laurea, così come delle risorse per mantenerli nel tempo. Si pensi al periodo della ricostruzione postbellica o a quello della crescita esponenziale del numero di iscritti, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta, per effetto della liberalizzazione nell’accesso alle Facoltà.</p><p rend="text">In proposito, per le tante difficoltà del passato, del presente e certo anche del futuro, merita citare la sconsolata ma filosofica attitudine con cui il Magnifico Rettore Paolo Eustachio Lamanna (in carica dal 1953 al 1961) enumerava gli scogli sui quali aveva rischiato di infrangersi la sua pazienza, nei pluriennali ritardi per l’entrata in funzione del Consorzio per l’assetto edilizio dell’Università, formato dai cinque ministeri interessati (Lavori Pubblici, Istruzione, Tesoro, Finanze, Interni) e dai quattro enti locali consorziati  (Università, Comune, Provincia e Arcispedale). Per questi ultimi, il disbrigo delle formalità si protrasse per oltre diciotto mesi, suscitando il disappunto del Rettore, che non esitava ad esternarlo nella cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico, il 25 gennaio 1958.</p><p rend="quotation_b">Le formalità! Regno oscuro di leggi e regolamenti e statuti; di organi deliberanti e organi tutori e organi super-tutori; groviglio di fili complicati come quelli di una ragnatela, ma resistenti e rigidi come se fossero di bronzo; che ti tengono tenacemente; se ci caschi dentro, non riesci – quando pur riesci – a districartene senza fatica e senza macinare mesi sopra mesi. Sono porte chiuse che tu incontri una dopo l’altra, e ti sbarrano il cammino con una forza che ha l’impersonalità e l’ineluttabilità del destino. Non ha senso protestare contro ciò che è impersonale e ineluttabile. Gli uomini sono con te, pronti a collaborare con entusiasmo, ad affrettare l’esito auspicato. Ma non c’è buona volontà che possa infrangere certe maglie […] Occorse pazienza, tenacia, coraggio, fede, per superare le difficoltà che via via sorgevano (Università degli Studi di Firenze 1960, 16-7).</p><p rend="text">A fronte di tanti fili da dipanare, per ricostruire i rapporti istituzionali consueti, una forma concreta e di più facile resa, nell’ambito delle poche pagine seguenti, è sembrata quella di delineare l’impegno diretto dei docenti dell’università fiorentina nelle due principali realtà amministrative e politiche della città: il Comune e la Regione, in quasi ottant’anni di vita democratica. Non si tratta quindi di esaminare personaggi di assoluto rilievo nazionale – Piero Calamandrei, Giorgio La Pira, Giovanni Spadolini – e neppure gli appartenenti a quel manipolo di deputati e senatori che non sono passati, prima o dopo, al vaglio delle elezioni locali in riva d’Arno, bensì di elencare, nel modo il più esauriente possibile<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="_19.html#footnote-001">1</ref></hi></hi> (ma riportandone solo brevi cenni di servizio), quei tanti approdati, in momenti diversi della loro vita e della loro carriera accademica, sugli scranni del Comune e della Regione<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="_19.html#footnote-000">2</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Un elenco popolato di ordinari, incaricati, liberi docenti, assistenti, associati e ricercatori, che affonda decisamente le sue radici nelle settimane culminanti della Resistenza.  </p><p rend="h2">2. Sugli scranni di Palazzo Vecchio</p><p rend="text">L’11 agosto 1944 il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale, congiuntamente all’inizio dell’insurrezione contro i nazifascisti, insediava la nuova amministrazione comunale di Firenze: prima e tangibile prova, agli Alleati avanzanti (che poi l’avrebbero recepita e riconosciuta), della precisa e decisa volontà di autogoverno della città. </p><p rend="text">Fra i quindici nomi dei componenti della Giunta comunale, tre erano di docenti dell’Ateneo fiorentino e tra questi il sindaco designato, Gaetano Pieraccini (1864-1957). Figura storica del socialismo toscano, già deputato alla Camera dal 1909 al 1913 e dal 1921 al 1924, aveva svolto studi pionieristici alla base di una nuova disciplina, la Medicina del lavoro, di cui aveva ottenuto (nel 1908) per primo in Italia la Libera Docenza, sotto la denominazione di Patologia del lavoro di natura medica, tenendone poi, come professore incaricato, i corsi alla Facoltà di Medicina di Firenze. Nel 1924 fu allontanato dall’Ospedale di Santa Maria Nuova, dov’era primario, per la sua opposizione al fascismo, dignitosamente mantenuta anche nei momenti più cupi del Ventennio e che gli costò, nel 1932, l’esclusione dal concorso a cattedra di Medicina del lavoro all’Università di Napoli. </p><p rend="text">Per il Partito Liberale entrava Giacomo Devoto (1897-1974), linguista di fama mondiale, ordinario di Glottologia a Firenze dal 1935 al 1967. Fu poi Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dal 1953 al 1955, Presidente della Camera di Commercio di Firenze (1945-1959) e infine Rettore, dal 1° novembre 1967 al 31 ottobre 1968.</p><p rend="text">Bruno Borghi (1900-1958), ordinario di Patologia generale a Medicina, designato assessore all’Igiene, proveniva invece dalle file della Democrazia Cristiana, così come Roberto Bracco (1903-1967), nominato dall’Amministrazione Militare Alleata il 21 ottobre 1944. All’epoca Bracco era ordinario di Diritto commerciale nell’Università di Siena, ma dall’anno accademico 1953-54 sarebbe passato a Firenze sulla stessa cattedra, nella Facoltà di Economia e Commercio, dove concluse l’attività di docente, associata a prestigiosi incarichi nel mondo bancario. </p><p rend="text">La Giunta, confermata anche dopo il termine della guerra, rimase in carica fino alle prime elezioni amministrative, che si tennero a Firenze il 10 novembre 1946. In quell’occasione la vittoria andò alla coalizione social-comunista (ma in Giunta c’erano anche i repubblicani), che designarono sindaco Mario Fabiani (PCI). Tra i consiglieri della maggioranza troviamo Armando Sapori (1892-1976), ordinario di Storia economica ad Economia e Commercio, eletto come indipendente nella lista del PCI; in questa veste fu anche senatore nella prima legislatura (1948-1953). Meno nota la figura di Paolo Tincolini (nato nel 1915), eletto per il PCI e designato assessore ai Servizi pubblici e ai Trasporti; dal 1944 era incaricato di Impianti tecnici ad Architettura, ruolo mantenuto poi per molti anni.   </p><p rend="text">Ben quattro i docenti che facevano il loro ingresso in Consiglio per la DC. Bruno Borghi, entrato poi in carica come Magnifico Rettore il 1° novembre 1947; Roberto Bracco; Ugo Teodori (nato nel 1911), incaricato di Semeiotica medica e poi ordinario di Patologia speciale medica e Metodologia clinica; Giulio Giannelli (1889-1980), ordinario di Storia greca e romana a Lettere, Facoltà di cui fu Preside dal 1955 al 1958. Per il Partito Liberale era eletto Eugenio Artom (1896-1975), libero docente e incaricato di Storia moderna a Magistero. Infine, per la lista dell’Uomo Qualunque ma con una successiva adesione ai liberali, entrava Ubaldo Rogari (1918-2015), negli anni Sessanta incaricato di Contabilità dello Stato e degli Enti Pubblici alla Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri. </p><p rend="text">Al primo rinnovo, nel giugno 1951, la vittoria andava alla coalizione centrista, analoga a quella di governo guidata da Alcide De Gasperi (democristiani, liberali, socialdemocratici e repubblicani), che eleggeva sindaco Giorgio La Pira, dal 1933 ordinario di Diritto romano a Giurisprudenza. </p><p rend="text">Trovavano conferma Bracco e Borghi (Rettore in carica fino al 31 ottobre 1953), ma molti e rilevanti erano i nuovi ingressi in Consiglio per lo Scudo Crociato. Due i docenti dell’Ateneo che ricoprirono per quel partito la carica di assessore ai Lavori pubblici. Prima fu la volta di Livio Zoli (1900-1994), ordinario di Sistemazioni idraulico-forestali ad Agraria. Alle sue dimissioni, nel maggio 1955, subentrò Lando Bartoli (1914-2002), dal 1946 incaricato di Disegno nel biennio propedeutico di Ingegneria, attivo presso la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali: un ruolo mantenuto nei successivi 25 anni, ed anche con la nascita della Facoltà di Ingegneria, per poi concludere la carriera come ordinario di Architettura tecnica. Un altro Consigliere membro della Giunta fu Francesco Leoncini (1880-1953), assessore all’Igiene, ordinario di Medicina legale e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dal novembre 1950 fino alla morte. Semplici Consiglieri, infine, Generoso Patrone (1902-1980), ordinario di Assestamento forestale ad Agraria e per due volte Preside di Facoltà (1947-1953, 1968-1971), e Gian Gualberto Archi (1908-1997), entrato in carica per surroga il 21 maggio 1954. Ordinario di Diritto romano, consigliere alla Provincia dal novembre 1960, Archi ricoprirà la carica di Magnifico Rettore dal 1961 al 1967.</p><p rend="text">Altri due consiglieri posti alla guida di assessorati venivano espressi dal Partito Liberale, nelle persone di Rogari (Beni immobili ed Economato) e Artom, titolare  degli Affari legali e dell’Urbanistica. </p><p rend="text">Tra le fila del Partito Repubblicano si trovavano Bernardino Barbadoro (1889-1961) ordinario di Storia a Magistero e Preside di Facoltà dal 1945 al 1950, ed Enrico Greppi, ordinario di Clinica generale e Terapia medica, già delegato alle funzioni di Rettore dal Comitato Toscano di Liberazione (13 agosto-24 settembre 1944), commissario straordinario della Facoltà di Medicina dal settembre 1944 all’ottobre 1947. Membro della Deputazione provinciale (allora di nomina prefettizia) dal 1944 al 1951, nel marzo 1953 sostituiva il defunto Leoncini come assessore all’Igiene.</p><p rend="text">Anche Gaetano Pieraccini, dal 1948 senatore dei socialisti liberali, era eletto consigliere; nel 1952 ricevette il titolo di professore emerito presso l’Università di Firenze, come riconoscimento della sua ininterrotta attività di scienziato. 	</p><p rend="text">Tra le file dell’opposizione di sinistra, troviamo – per il Partito Socialista guidato da Pietro Nenni – Raffaello Ramat (1905-1967) all’epoca incaricato di Letteratura italiana a Magistero, poi ordinario nella stessa materia e nella medesima Facoltà. Per il PCI si aveva la conferma di Tincolini e l’ingresso di una figura destinata a restare per un ventennio in Consiglio, rappresentando un autentico punto di riferimento per il partito, e non solo in città: Ernesto Ragionieri (1926-1975), libero docente, incaricato e poi ordinario di Storia del Risorgimento e Storia contemporanea a Lettere. </p><p rend="text">Anche le elezioni del 27 maggio 1956 si segnalavano per il cospicuo numero di docenti dell’Ateneo. Oltre a La Pira, la DC annoverava Teodori e Bartoli. Il Partito Liberale confermava Artom, quello Socialista Ramat. Collegata con il PSI era la lista di Unità Popolare, la formazione politica tenuta a battesimo da Calamandrei pochi anni prima, che aveva avuto un ruolo decisivo nel mancato scatto del <hi rend="italic">quorum</hi> per la legge maggioritaria alle politiche del 1953. Fra i suoi eletti troviamo lo stesso Calamandrei (già malato e venuto a mancare il 27 settembre dello stesso anno) e Edoardo Detti (1913-1984), all’epoca incaricato di Decorazione ad Architettura e poi ordinario di Urbanistica nella stessa Facoltà. Per i comunisti, c’erano Ragionieri e il medico Antonio Morettini (1924-2006), in seguito assistente, aiuto, libero docente in Clinica medica generale e primario di Gastroenterologia a Careggi, allora all’inizio di una lunga presenza nelle istituzioni locali.</p><p rend="text">Dopo un travagliatissimo inizio, che vide contrapposti per l’elezione del primo cittadino La Pira (poi prevalso solo per anzianità) da un lato e Calamandrei e Ramat dall’altro, il sindaco riconfermato costituiva una Giunta praticamente di minoranza, perché basata esclusivamente sui voti di democristiani e socialdemocratici (28 consiglieri su 60), con Teodori assessore alla Sanità e Bartoli ai Lavori pubblici. Durava quindi meno di un anno, entrando in crisi con l’approvazione delle delibere finanziarie, per le quali era prevista la maggioranza assoluta. L’impossibilità di trovare un accordo politico con i socialisti, negato dal Segretario nazionale DC Fanfani, che riteneva prematura e sbagliata un’intesa di centro-sinistra, portava nel giugno 1957 alla nomina di un Commissario Prefettizio, rimasto in funzione per il resto della consiliatura.</p><p rend="text">L’esito delle elezioni del 6 novembre 1960, sia pure con molte difficoltà, consentì l’attesa apertura a sinistra, anticipando di oltre due anni quella analoga del governo nazionale. Democristiani, socialisti e socialdemocratici raggiungevano un accordo che portava alla rielezione di La Pira e all’ingresso in Giunta di vari assessori del partito di Nenni. </p><p rend="text">Detti fu assessore all’Urbanistica, e in tal veste formulò il nuovo Piano Regolatore. Ramat si occupò della Cultura e delle Belle Arti. Alla guida delle aziende municipalizzate andò un ex allievo di Calamandrei, Carlo Furno (1913-1970), al momento della nomina ordinario a Pisa, ma trasferitosi dal 1963 nella Facoltà fiorentina di Giurisprudenza, sulla cattedra di Procedura civile. Per l’opposizione, sul versante della sinistra il PCI confermava Ragionieri e Morettini; su quello di destra i liberali esprimevano Artom, Rogari e Giovanni Cavina (1886-1969), libero docente di Clinica chirurgica a Medicina, primario e direttore all’Ospedale di San Giovanni di Dio.</p><p rend="text">Le amministrative del 22 novembre 1964 inauguravano un periodo tormentato, soprattutto per le vicende relative alla carica di sindaco, pretesa dai socialisti e che i democristiani non volevano assolutamente cedere. Si ebbe così la breve titolarità di Lelio Lagorio (PSI), da febbraio a novembre 1965, e poi l’arrivo di un nuovo commissario prefettizio, fino allo scioglimento anticipato. Molte, comunque, le riconferme. La Pira, alla sua ultima esperienza in Consiglio, per la DC; Detti per il PSI; Ragionieri e Morettini per il PCI; Artom e Rogari per il PLI. Nuovo ingresso quello del giovane Danilo Zolo (1936-2018), eletto per la DC e allora vicinissimo a La Pira, padre Ernesto Balducci e don Lorenzo Milani. All’epoca assistente di Filosofia del diritto a Giurisprudenza, Zolo sarebbe diventato poi ordinario della stessa materia a Siena, dove rimase per un breve periodo, rientrando quindi in pianta stabile a Firenze.  </p><p rend="text">Le elezioni del 12 giugno 1966 consegnavano una maggioranza di centro-sinistra piuttosto debole, ma la DC otteneva la nomina di Piero Bargellini, il cui mandato coincise con la tragedia dell’alluvione. Nel Consiglio allora eletto ritroviamo Morettini e Ragionieri per il PCI, Artom e Rogari per il PLI, mentre un nuovo ingresso si aveva per la DC, quello di Giorgio Sozzi (1938-1991), per surroga di altro consigliere dall’ottobre 1967. Sozzi, all’epoca assistente di Lingua e letteratura francese a Scienze politiche, fu in seguito associato per quella disciplina nella stessa Facoltà.</p><p rend="text">La tornata del 7 giugno 1970 coincise con le prime elezioni regionali (cfr.<hi rend="italic"> infra</hi>) e da allora si poté assistere al perdurare (salvo eccezioni di cui si dirà) di una fase improntata sulla diversa maggioranza – e relative Giunte – in Consiglio comunale e in quello regionale. Di centro-sinistra a Palazzo Vecchio, con il sindaco espresso in alternanza dalla DC e dai partiti così detti laici (nello specifico, repubblicani e socialisti, visto che i liberali, pur entrati in Giunta, non ebbero mai quella poltrona); di sinistra alla Regione, nella stabile alleanza fra socialisti e comunisti, con i primi chiamati ad esprimere i Presidenti negli anni Settanta e i secondi nel successivo decennio. </p><p rend="text">Sempre allora si assisteva ad un certo rinnovamento fra i consiglieri provenienti dalle file dell’Ateneo.  Una sola riconferma, quella di Morettini per il PCI, dal momento che Rogari optava per il Consiglio regionale, pur essendo stato eletto anche a quello comunale.  Nuovi ingressi: Giovanni Ferrara (1928-2007), ordinario di Storia romana a Lettere, per il Partito Repubblicano; Ettore Casari (1933-2019), ordinario di Filosofia della scienza a Lettere, Facoltà di cui fu nominato Preside pochi anni dopo (1974-1977), eletto per il Partito Comunista; Luigi Cappugi (1936), all’epoca assistente di Politica economica e finanziaria a Economia e commercio, per la Democrazia Cristiana. </p><p rend="text">Le amministrative del giugno 1975 segnavano la vittoria di socialisti e comunisti (32 seggi su 60) anche a Palazzo Vecchio e l’elezione di un sindaco del PCI (Elio Gabbuggiani). Nelle file di quel partito in Consiglio, provenienti dai ruoli dell’Ateneo, si registravano una riconferma (Morettini) e due nuovi ingressi: Cesare Luporini (1909-1993), ordinario di Filosofia morale a Lettere, già senatore per il PCI durante la terza legislatura (collegio di Volterra); e Giorgio Mori (1927-2011), ordinario di Storia economica a Economia e commercio, già eletto nel 1960 e nel 1964 in Provincia, dove aveva ricoperto le cariche di assessore alle Finanze, allo Sviluppo Economico  e alla Cultura. Per i socialisti iniziava il suo lungo percorso nelle istituzioni Valdo Spini (1946), assistente a Economia e poi associato di Storia economica a Scienze politiche. </p><p rend="text">Quattro gli ingressi per la DC. Da Giurisprudenza entrava in Consiglio Ugo Zilletti (1933-1997), ordinario di Diritto romano, eletto nell’ottobre 1976 al Consiglio Superiore della Magistratura, di cui assunse la vicepresidenza il 15 febbraio 1980, tre giorni dopo l’assassinio di Vittorio Bachelet. Provenivano da Medicina Alberto Zurli (1930-2004), professore di Endocrinologia, e Osvaldo Marras (1930-2011), docente di Medicina del lavoro. Due anche gli ingressi da Scienze politiche, avvenuti per surroga, rispettivamente nel 1977 e nel 1979. Si trattava di personalità entrambe destinate a percorrere l’intero <hi rend="italic">cursus</hi> accademico alla Cesare Alfieri. Per la DC entrava Pier Luigi Ballini (1942), già assistente e incaricato di Storia contemporanea, poi associato e ordinario nella stessa disciplina. Per il Movimento Sociale Italiano, Marco Tarchi (1952), poi ricercatore, associato e ordinario di Scienza politica. </p><p rend="text">Questi docenti venivano in larga parte confermati alle amministrative del giugno 1980. Ballini, Marras e Zurli per la DC. Morettini e Mori per il PCI; partito che registrava anche l’ingresso di Giacomo Becattini (1927-2017), ordinario di Economia politica nella Facoltà di Economia e Commercio. </p><p rend="text">Quando, nel maggio 1985, si tennero le successive consultazioni, la maggioranza era passata nuovamente di mano da circa due anni, all’insegna della formula di pentapartito (DC-PSI-PSDI-PRI-PLI) e furono i socialisti ad esprimere il sindaco. In Consiglio, dai ruoli dell’Ateneo, si aveva un pareggio tra riconferme ed esordienti. Per le prime, Ballini e Zurli (DC), Morettini (PCI), Spini (PSI), in carica come assessore alla Cultura dal 16 ottobre 1989 fino al termine del mandato. Per i secondi il nome più prestigioso era quello di Paolo Barile (1917-2000), da molti anni ordinario di Diritto costituzionale a Giurisprudenza, antico esponente del Partito d’Azione fiorentino, ora eletto per il PCI. Allo stesso schieramento appartenevano Giorgio Pizziolo (1940), già assistente di Disegno e poi associato e ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica ad Architettura, e Giorgio Bonsanti (1944), all’epoca impegnato con incarichi di direzione museale nella Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici ma dal 2003 ordinario di Museologia e Critica del restauro nella Facoltà di Lettere. Infine, per la DC, era eletto Angelo Passaleva (1933), immunologo ed allergologo, associato a Medicina. </p><p rend="text">Quelle del 6 maggio 1990 furono le ultime amministrative a tenersi sotto le insegne dei vecchi partiti, destinati di lì a poco a sparire o trasformarsi profondamente, sotto il peso di vicende internazionali (crisi e dissoluzione dell’Unione Sovietica) o interne (Tangentopoli). Dalla Facoltà di Scienze politiche si avevano una riconferma – Ballini, nominato assessore alla Cultura nella Giunta guidata dal sindaco socialista Giorgio Morales – e un nuovo ingresso, nella persona di Laura Sturlese (1937), associata di Diritto pubblico comparato, titolare dell’assessorato al Turismo e allo Sport dal 1993 al 1995. Per i repubblicani si assisteva al ritorno in Consiglio di Giovanni Ferrara. In seguito dalla lista del PCI, per surroga di altri consiglieri, sarebbero entrati Danilo Zolo e Anna Scattigno (1945), ricercatrice a tempo indeterminato di Storia del cristianesimo nella Facoltà di Lettere.  </p><p rend="text">Un profondo cambiamento – in termini di sigle, contenuti e nomi – caratterizzò le amministrative del 23 aprile 1995, le prime della così detta Seconda Repubblica, segnate da una riforma elettorale maggioritaria e dall’elezione diretta del sindaco, secondo quanto previsto dalla legge n. 81 del 25 marzo 1993, che aveva demandato al primo cittadino il potere di nomina e revoca degli assessori, la cui carica diventava incompatibile con quella di consigliere comunale. </p><p rend="text">A Firenze la vittoria al primo turno, con quasi il 60% dei voti, andava alla coalizione dei Progressisti, imperniata sul Partito Democratico della Sinistra (erede ‘riformato’ del vecchio PCI) e al suo candidato sindaco, Mario Primicerio (1940), in gioventù molto vicino a La Pira, di cui era stato accompagnatore ad Hanoi nel novembre 1965, quando l’ex primo cittadino di Firenze si impegnò in un generoso e tutt’altro che velleitario tentativo di mediazione fra il Vietnam del Nord e gli Stati Uniti. Primicerio, già assistente e incaricato di Statica e Meccanica razionale ad Architettura, aveva ottenuto la cattedra in Meccanica razionale e Matematica applicata nel 1975, alla Facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali, di cui fu Preside dal 1984 al 1986. In Giunta volle due colleghi d’Ateneo. Guido Clemente (1942-2021), ordinario di Storia romana, arrivato a Firenze nel 1976, Preside di Lettere per molti anni (1983-1995), fu assessore alla Cultura. Piero Roggi (1941-2020), ordinario di Storia del pensiero economico alla Facoltà di Economia e commercio, fu assessore allo Sviluppo economico. Per l’opposizione di centro-destra (che aveva partecipato alla competizione elettorale con due liste separate) entrò in Consiglio per Forza Italia Antonio Andreani (1943), già docente di Istituzioni di diritto pubblico a Economia e poi ordinario nella stessa disciplina a Scienze politiche. </p><p rend="text">Nuove elezioni si ebbero quattro anni dopo, a scadenza naturale, in quanto la già citata legge del 1993 aveva ridotto la durata del mandato. Si trattò della sola volta in cui trovò applicazione su questo punto, perché il successivo Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (decreto legislativo n. 267 del 18 agosto 2000) avrebbe poi ripristinato la durata di cinque anni. </p><p rend="text">Il 13 giugno 1999 Leonardo Domenici, candidato sindaco per i Democratici di Sinistra (nuova denominazione del PDS), risultato vincitore al primo turno con il 51,65% dei voti, prevalse sul secondo e sul terzo classificato, entrambi docenti dell’Ateneo. Franco Scaramuzzi (1927-2020), già ordinario di Coltivazioni arboree ad Agraria e Magnifico Rettore dal 1979 al 1991, si presentava con una propria lista (Azione per Firenze) ma, sostenuto dalla coalizione di centro-destra (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Centro Cristiano Democratico), otteneva il 35,65%. Rifondazione Comunista, che aveva rotto, anche a livello nazionale, con la coalizione progressista de L’Ulivo, correva da sola e presentava un proprio candidato, al quale andava il 5,35%: si trattava di Enrico Falqui (1946), associato in Pianificazione ambientale e Progettazione del paesaggio ad Architettura. </p><p rend="text">A livello di Consiglio si aveva l’ingresso, per Alleanza Nazionale, di Giovanni Orlandini (1934-2022), già assistente e libero docente a Medicina, poi ordinario di Anatomia umana a Parma, nel 1974 chiamato per trasferimento a Firenze, dove fu Preside di Facoltà dal 1986 al 2001. Da registrare anche il ritorno di Giorgio Bonsanti, per i Democratici di Sinistra. Nel marzo 2002 Domenici chiamava in Giunta, come assessore al Bilancio e vicesindaco, Giuseppe Matulli (1938), alla fine degli anni Sessanta già assistente in Statistica economica alla Facoltà di Economia e commercio. Matulli aveva alle spalle una lunga carriera politica in Regione e alla Camera per la DC (cfr. <hi rend="italic">infra</hi>).</p><p rend="text">Le elezioni del giugno 2004 segnavano la riconferma di Domenici, ma solo al secondo turno, dove prevaleva facilmente (66%) sull’esponente di centro-destra, mentre al primo si era fermato al 49,15%. Determinante, per il ricorso al ballottaggio, si rivelò la candidatura espressa dalla cosiddetta Sinistra antagonista nella persona di Ornella De Zordo (1949), ordinaria di Letteratura inglese alla Facoltà di Lettere, che aveva conseguito al primo turno il 12,30%. Altra presenza riconducibile all’Ateneo in Consiglio, quella di Matulli, eletto per La Margherita (nuova aggregazione che comprendeva popolari e liberal-democratici). Matulli, tuttavia, passò in Giunta, essendo nominato vicesindaco e assessore.</p><p rend="text">Cinque anni dopo (giugno 2009) anche Matteo Renzi, candidato del Partito Democratico (nato dalla fusione dei Democratici di Sinistra con La Margherita) doveva ricorrere al ballottaggio (47,40%) nell’ormai consueta sfida con il centro-destra perché ‘insidiato’ dalle candidature di due docenti dell’Ateneo: quelle di De Zordo (4,13%) e di Valdo Spini (8,37%), reduce da un’ultraventennale esperienza alla Camera dei Deputati e presentatosi con una propria lista. Entrambi tornavano dunque in Consiglio. In Giunta, Renzi chiamava due studiose dell’Ateneo. Cristina Scaletti (1968), ricercatrice a tempo indeterminato di Medicina interna, per il ruolo di assessore all’Ambiente; Cristina Giachi (1969), ricercatrice a tempo indeterminato e poi associata di Diritto romano e Diritti dell’antichità a Giurisprudenza, per la carica di assessore all’Università, Ricerca e Politiche Giovanili. </p><p rend="text">Le successive elezioni si tennero nel maggio 2014 ed erano collegate alle dimissioni di Renzi, salito nel frattempo alla guida del governo nazionale. Il candidato del Partito Democratico, Dario Nardella, passava agevolmente al primo turno (59%). In Consiglio venivano elette Cristina Scaletti (candidata sindaco con una propria lista) e Cristina Giachi (PD). Quest’ultima, tuttavia, non assumeva la carica in quanto nominata vicesindaco, con deleghe a Educazione, Università e Ricerca. </p><p rend="text">Le ultime amministrative (26 maggio 2019) consentivano nuovamente al primo turno la vittoria di Nardella, che rinnovava la fiducia a Giachi, vicesindaco con deleghe alla Protezione Civile, Anagrafe, Avvocatura e Toponomastica; incarichi mantenuti fino all’elezione in Regione, nel settembre 2020. </p><p rend="h2">3. Il tempo della Regione</p><p rend="text">Con l’effettiva creazione delle Regioni a statuto ordinario, in concreta attuazione molti anni dopo del dettato costituzionale, una nuova istituzione di ambito certo più vasto ma ben radicata a Firenze, andava a coinvolgere, nella propria attività consiliare (e certo non solo in essa), diversi esponenti dell’Ateneo cittadino. Quelli che seguono, ove non diversamente indicato, furono tutti eletti nella circoscrizione di Firenze, a dimostrazione di un ulteriore rapporto e raccordo con il capoluogo e il suo territorio.</p><p rend="text">Fra i nomi della prima legislatura regionale (votazioni il 6-7 giugno 1970), troviamo Giorgio Mori (PCI) e Ubaldo Rogari, (unico eletto in Toscana per il Partito Liberale Italiano), che durante il mandato legò soprattutto il suo nome, come estensore e relatore, alla legge regionale n. 8 del 1974, istitutiva del Difensore Civico. E ancora, per la DC, Tommaso Bisagno (1935-2014), assistente ad Agraria nell’ambito della cattedra di Agricoltura montana e Alpicoltura, e il già ricordato Giuseppe Matulli. </p><p rend="text">Nelle elezioni della seconda legislatura (15-16 giugno 1975) faceva il suo ingresso Stefano Passigli (1938), ordinario di Scienza politica alla Cesare Alfieri, eletto per il Partito Repubblicano (di cui era l’unico rappresentante in Regione). La DC confermava Bisagno, mentre Matulli, ricandidatosi, non venne eletto; subentrò nell’ultima fase della legislatura proprio a Bisagno, dimessosi nell’aprile 1979 per partecipare alle politiche anticipate del giugno di quell’anno e nelle quali risultò eletto alla Camera, divenendo punto di riferimento della corrente di Giulio Andreotti in Toscana.</p><p rend="text">Per la terza Assemblea regionale (votazioni l’8-9 giugno 1980), si riconfermavano Matulli e Passigli. Nuovo ingresso risultò invece quello di Edda Fagni (1927-1996), docente alla Facoltà di Magistero, già assessore al Comune di Livorno, eletta per il Partito Comunista nella circoscrizione labronica. </p><p rend="text">Per le consultazioni del maggio 1985 si registrava ancora la vittoria di Passigli e Matulli, che poi si dimise per presentarsi alle elezioni politiche del 1987, nelle quali ottenne un seggio alla Camera. Due, invece, i nuovi ingressi per due nuovi partiti della Sinistra. Angelo Baracca (1939-2023), associato di Fisica teorica e Modelli matematici, conquistò il seggio per Democrazia Proletaria, mentre il già ricordato Enrico Falqui lo ebbe per la Lista Verde. Falqui si dimise il 28 novembre 1989 perché eletto al Parlamento europeo. </p><p rend="text">Alle elezioni del maggio 1990 si ebbe la riconferma di Baracca e Passigli. Il primo, eletto stavolta nella lista dei Verdi, si dimise da consigliere l’8 marzo 1994, per la riconosciuta impossibilità di conciliare come avrebbe voluto l’incarico istituzionale con la docenza universitaria. Passigli restò in carica fino al febbraio 1992, quando si dimise per candidarsi alla Camera nelle elezioni politiche dell’aprile seguente, nelle file dei repubblicani, per i quali ottenne il seggio. Due i nuovi ingressi dalla Facoltà di Medicina; quelli di Antonio Morettini per il PCI e di Angelo Passaleva per la DC.  </p><p rend="text">Cinque anni dopo, in un contesto politico e partitico profondamente mutato, le consultazioni regionali (23 aprile 1995) si tennero con una legge elettorale nuova, tendenzialmente presidenzialista e maggioritaria. S’introduceva infatti l’investitura diretta da parte degli elettori del Presidente della Giunta e il 20% dei seggi (ovvero 10 nel caso toscano) era assegnato alla coalizione vincitrice.</p><p rend="text">Tre furono gli eletti provenienti dal corpo docente dell’Ateneo: due nuovi e una riconferma. Passaleva, presentatosi ora nella lista del Partito Popolare Italiano (il nuovo soggetto politico nato dalla crisi della DC), assumeva dopo la vittoria della coalizione di centro-sinistra di cui il suo partito faceva parte, la carica di presidente dell’Assemblea Regionale e la manteneva per tutta la legislatura. Maria Concetta Zoppi (1946), ordinaria di Urbanistica alla Facoltà di Architettura (di cui era stata anche Preside fino al 1994), veniva eletta per i Laburisti. Nel listino regionale, direttamente collegato con il candidato Presidente riuscito vincitore (Vannino Chiti, del Partito Democratico della Sinistra) otteneva un seggio Franco Cazzola (1941), ordinario di Scienza politica alla Cesare Alfieri, che aderiva al gruppo consiliare del PDS e andava a ricoprire in Giunta l’assessorato alle istituzioni culturali, spettacolo e ricerca. Sul finire della legislatura il numero di consiglieri con esperienze in Ateneo salì ulteriormente, perché Morettini, primo dei non eletti nella lista del PDS per la circoscrizione di Firenze, subentrò nell’autunno 1999 a Michele Ventura.</p><p rend="text">Nelle votazioni per la settima legislatura (16 aprile 2000) Passaleva fu riconfermato per il Partito Popolare e venne nominato dal nuovo Presidente della Giunta, Claudio Martini (Democratici di Sinistra), assessore con competenze per le riforme istituzionali, i rapporti con gli enti locali e le politiche sociali. Nel marzo 2001 si dimise dalla carica di consigliere, anticipando un orientamento politico divenuto poi prevalente e sancito dal nuovo Statuto regionale, entrato in vigore dal 2005: ossia quello di una sostanziale incompatibilità fra la carica di assessore e di consigliere. Passaleva fu dunque confermato quale assessore ‘esterno’; così come da esterna Mariella Zoppi, per tutta la legislatura, ebbe in Giunta (in quota Democratici di Sinistra) la titolarità di Cultura, sport e rapporti con le comunità toscane all’estero. </p><p rend="text">Nell’ottava legislatura (elezioni svoltesi il 3 e 4 aprile 2005) si registrava l’ingresso di un solo consigliere proveniente dall’Ateneo: Stefania Fuscagni (1944), associata di Storia greca nella Facoltà di Lettere, prorettore per due mandati. Già deputato alla Camera nella dodicesima legislatura (1994-1996), venne eletta sia come candidato regionale nella lista di Forza Italia che nella circoscrizione di Grosseto, optando per quest’ultima. </p><p rend="text">La Giunta iniziava i suoi lavori con la riconferma (per i Democratici di Sinistra) all’assessorato alla Cultura di Mariella Zoppi che però, nel giugno 2006, presentava le sue dimissioni e tornava a dedicarsi all’insegnamento universitario. Giova infatti ricordare che il Decreto del Presidente della Repubblica n. 382 dell’11 luglio 1980, per lungo tempo (ed in certa misura ancora oggi) testo base della docenza universitaria, aveva sancito il divieto di cumulo dell’ufficio di professore con altri incarichi, fra i quali l’elezione al Parlamento nazionale od europeo, la nomina a Ministro, quella a Presidente o componente delle Giunte regionali.</p><p rend="text">Per la nona legislatura (elezioni del 28-29 marzo 2010) si avevano dal corpo docente dell’Ateneo una conferma e un nuovo e pur brevissimo ingresso in Consiglio, anche se gli interessati furono in realtà tre. Fuscagni (lista Il Popolo della Libertà) riusciva sia come candidata regionale che come candidata provinciale nella circoscrizione di Firenze e optava stavolta per la prima. L’11 maggio trovava un ulteriore e significativo riconoscimento politico nell’ambito della coalizione di centro-destra venendo nominata portavoce dell’opposizione in Consiglio. </p><p rend="text">Francesco Pardi (1945), associato di Urbanistica alla Facoltà di Architettura, animatore dal 2002 insieme ad altri due docenti dell’Ateneo fiorentino (Paul Ginsborg e Ornella De Zordo) del  movimento dei Girotondi, già eletto al Senato nel 2008 per la lista Italia dei Valori (fondata dall’ex protagonista di Mani Pulite, il magistrato Antonio Di Pietro), era uno dei nomi presenti nel listino regionale, collegato con il candidato Presidente Enrico Rossi, riuscito vincitore per la coalizione Toscana Democratica. Nella seduta di insediamento del 23 aprile il Consiglio prese atto delle dimissioni di Pardi per incompatibilità con la carica di parlamentare. Gli subentrò come consigliere, ma solo per pochi giorni, Cristina Scaletti; infatti, il 7 maggio lasciava la carica in quanto nominata assessore alla Cultura commercio e turismo nella Giunta guidata da Enrico Rossi.  </p><p rend="text">Le elezioni per la decima legislatura (31 maggio 2015) registrano per la prima volta l’assenza in Consiglio di personale strutturato dell’Ateneo fiorentino. Un vuoto colmato alle consultazioni successive (ed ultime in ordine di tempo), quelle del 20-21 settembre 2020, che vedono l’ingresso (per il Partito Democratico nella circoscrizione di Firenze) di Cristina Giachi. </p><p rend="h2">4. Un primo bilancio</p><p rend="text">Al termine di una simile carrellata, che taluni potranno considerare fin troppo arida, è comunque possibile formulare certe conclusioni e suggerire ulteriori approfondimenti. </p><p rend="text">Emerge l’intensità complessiva di un impegno e di un intreccio davvero innegabili, nelle diverse sensibilità personali e nella specificità delle posizioni politiche, talvolta contrapposte, ma sempre con un’identità dei valori di fondo tra università e società civile, fra università e istituzioni democratiche. Un intreccio e un’osmosi testimoniati dai nomi e dai ruoli, nella stessa alternanza fra personalità che possono essere considerate, senza retorica, autentiche colonne della propria disciplina e figure meno note e certo di minor rilievo accademico; e tuttavia nella rispettiva epoca importanti per la vita di Facoltà e per la disponibilità con cui si spesero nelle stanze dell’Ateneo e in quelle del Comune e della Regione. </p><p rend="text">Da registrare è poi l’ampiezza e la rilevanza della partecipazione che caratterizza la maggior parte della lunga stagione cominciata nell’agosto 1944 e arrivata fino ad oggi, pur nell’alternarsi delle formule politiche. Con l’avvertenza, però, che nell’ultimo ventennio il tasso di incidenza dei docenti nella vita delle istituzioni politiche locali risulta notevolmente sceso, secondo una tendenza di carattere nazionale e regionale, più evidente ancora per gli Atenei di Pisa e di Siena. Infine, il numero davvero molto limitato, almeno sino ad anni abbastanza prossimi, delle docenti, dovuto ai ritardi tipici della realtà italiana, nella lenta apertura dell’accademia e della politica al mondo femminile.</p><p rend="text">Chi vorrà e potrà andare oltre queste pagine, ricostruendo in profondità l’operato scientifico e politico di qualcuno dei tanti nomi qui appena inquadrati nel rispettivo contesto, resterà ulteriormente colpito. Sia che esamini pubblicazioni grandi e piccole degli interessati, sia che si addentri a sfogliare i verbali delle sedute consiliari o a leggere le interviste rilasciate agli organi di stampa locali e nazionali. Un’impressione più forte per quella partecipazione continua e continuamente rinnovata dell’Ateneo alla vita politica e culturale fiorentina, pur nel variare dei tempi e nell’intensità della presenza.    </p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://Aa.Vv">Aa.Vv</ref>. 1960-2020. <hi rend="italic">Dizionario Biografico degli Italiani</hi>, 100 voll<hi rend="italic">.</hi> Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana.</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="http://Aa.Vv">Aa.Vv</ref>. 2004. <hi rend="italic">L’Università degli Studi di Firenze 1924-2004</hi>, 2 voll. Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Annuario dell’Università degli Studi di Firenze.</hi> Firenze, pubblicazioni dall’anno accademico 1924-1925 all’anno accademico 1970-1971.</p><p rend="bib_indx_bib">Bagnoli, Paolo, Carli Massimo e Alessandro Pizzorusso. 2012. <hi rend="italic">Il tempo della Regione. La Toscana. 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Firenze: Ateneo Fiorentino.</p><p rend="h2">Sitografia</p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://www.consiglio.regione.toscana.it/default?nome=storicocrt">https://www.consiglio.regione.toscana.it/default?nome=storicocrt</ref> </p><p rend="bib_indx_bib"><ref target="https://www.regione.toscana.it/regione/giunta/giunte-precedenti">https://www.regione.toscana.it/regione/giunta/giunte-precedenti</ref> </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_19.html#footnote-001-backlink">1</ref></hi>	È certo molto probabile che qualche nome sia sfuggito durante la ricerca condotta per la stesura di queste pagine. In tal caso me ne scuso con i diretti interessati, i loro discendenti, le istituzioni di appartenenza. E, naturalmente, anche con i lettori.  </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_19.html#footnote-000-backlink">2</ref></hi>	In questa sede si tiene dunque conto dei docenti risultati eletti in Comune o in Regione e di quelli chiamati a far parte delle Giunte da ‘esterni’; non, quindi, di tutte le candidature in lista. </p>
      
      
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          <head>References</head>
          <bibl n="132177">Annuario dell’Universit&amp;#224; degli Studi di Firenze, Firenze, pubblicazioni dall’anno accademico 1924-1925 all’anno accademico 1970-1971.</bibl>
          <bibl n="132259">AA.VV., Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1960-2020, voll. 1 – 100.</bibl>
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          <bibl n="132168">La Provincia di Firenze e i suoi amministratori dal 1860 a oggi, a cura di Simonetta Merendoni e Giorgio Mugnaini, Firenze, Olschki, 1996.</bibl>
          <bibl n="132141">L’Universit&amp;#224; degli Studi di Firenze fra istituzioni e cultura, a cura di Sandro Rogari e Cosimo Ceccuti, Firenze, Firenze University Press, 2005.</bibl>
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          <bibl n="132334">Luigiaurelio Pomante, L&amp;#39;Universit&amp;#224; della Repubblica (1946-1980), Il Mulino, Bologna, 2022.</bibl>
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