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        <title type="main" level="a">L’Ateneo e le istituzioni letterarie e linguistiche</title>
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          <resp>This is a section of <title>Firenze e l’Università</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0282-4</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Emanuela Ferretti, Donatella Lippi, Antonella Salvini, Bernardo Sordi, Andrea Zorzi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.23</idno>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The contribution analyses the relationship between the Università degli Studi di Firenze and the city's literary and linguistic institutions in the hundred years of the University’existence. Three frameworks are dedicated to the link with the Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, the Società Dantesca Italiana and the Accademia Toscana di Scienze e Lettere 'La Colombaria' for literary side, and one to that between the University and the Accademia della Crusca for linguistic one.</p>
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            <item>Italian Linguistics</item>
            <item>Italian Literature</item>
            <item>Academies</item>
            <item>Cultural Institutions</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.23<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.23" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">L’Ateneo e le istituzioni letterarie e linguistiche </p><p rend="h1_author ParaOverride-1">Gino Tellini, Marco Biffi</p><p rend="text">Nel contesto di questo volume, e pertanto nei limiti stabiliti per ciascuna parte di esso, vista la presenza sul territorio fiorentino di numerose istituzioni letterarie e linguistiche di grande importanza e tradizione, si è scelto di trattare il tema limitandosi a  quattro quadri, dedicati al legame fra l’Ateneo e il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, la Società Dantesca Italiana e l’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria” per le istituzioni letterarie, e a quello fra l’Ateneo e l’Accademia della Crusca (con qualche piccola nota su altri centri di ricerca a essa comunque collegati) per le istituzioni linguistiche<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-024-backlink"><ref target="_23.html#footnote-024">1</ref></hi></hi>. </p><p rend="h2">1. Le istituzioni letterarie</p><p rend="h3 ParaOverride-2">1.1. Il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux</p><p rend="text">Nella complessa storia del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, che nel 2020 ha celebrato il bicentenario della sua fondazione (1820-2020), una data si segnala per immediata evidenza. Si tratta dell’anno 1919, quando l’Istituto è retto da Carlo Vieusseux, che lo ha ereditato nel 1892 alla morte del padre Eugenio, il quale a sua volta ne ha assunto le redini nel 1863 con la scomparsa dello zio Giovan Pietro (1779-1863), il fondatore della gloriosa azienda familiare. Dapprima situato nella storica sede di Palazzo Buondelmonti in piazza Santa Trinita (dove Manzoni ha incontrato Leopardi, il lunedì 3 settembre 1827, alle ore 19), il Gabinetto si è trasferito dal 1873 al 1898, sotto la guida di Eugenio, al pianterreno del quasi contiguo Palazzo Feroni, all’inizio di via Tornabuoni, quindi nel 1899, per volontà di Carlo, nella vicina via Vecchietti n. 5, in un immobile di proprietà. </p><p rend="text">In quel fatidico 1919 si avvertono aspri gli effetti della crisi economica postbellica e Carlo, che pure ha il merito di avere vent’anni prima sistemato lo «stabilimento» in una casa propria, si trova ora per angustie finanziarie nella necessità di cedere tutto (biblioteca, carte, archivio, arredi, suppellettili, edificio compreso) al Credito Italiano, che mira a entrare in possesso dei locali confinanti con la sua filiale fiorentina, in via Vecchietti n. 7. La svolta è cruciale perché il Gabinetto cessa di appartenere alla famiglia Vieusseux che lo ha fondato e cessa di essere un ente privato. Il Credito Italiano, per certo disinteressato a gestire un patrimonio culturale di tale entità e di tale impegno<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-023-backlink"><ref target="_23.html#footnote-023">2</ref></hi></hi>, tiene per sé naturalmente lo stabile («di tre piani con botteghe a terreno, mezzanini, soffitte e sottosuoli») e nel 1921 dona tutto il resto (definito dalla stampa cittadina con curioso ossimoro «prezioso ingombro») al Comune di Firenze. Così il Gabinetto Vieusseux, che trova ora sistemazione nel Palagio di Parte Guelfa, nei pressi di Ponte Vecchio (per passare nel 1940 nell’attuale sede di Palazzo Strozzi), entra di diritto, e in posizione preminente, tra le istituzioni pubbliche cittadine. </p><p rend="text">Va anche detto che durante la  ventennale stagione di via Vecchietti decade il prestigio culturale dell’Istituto che, già in declino nella nuova Italia postunitaria dopo la morte del fondatore, ha visto negli anni d’inizio Novecento circoscrivere il proprio ruolo unicamente alla funzione, comunque notevolissima, di signorile e un po’ mondana biblioteca circolante. Perciò il passaggio al Comune di Firenze si profila come auspicabile rilancio della sua vitalità e centralità di promozione culturale. Proprio a tale scopo, la Convenzione firmata il 13 luglio 1924 con l’Istituto di Studi Superiori (dal 1° dicembre 1924 Università degli Studi), prevede la presenza nel Consiglio di Amministrazione di rappresentati accademici. Questi sono dapprima in numero di tre (su sette complessivi), due nominati dal Senato Accademico e uno dall’Istituto «Cesare Alfieri» (oggi Scuola di Scienze politiche «Cesare Alfieri»), successivamente in numero di due (essendo uno soltanto il Consigliere nominato dal Senato Accademico).</p><p rend="text">Con la morte di Carlo Vieusseux nel 1923, la direzione del Gabinetto è assunta per breve tempo da uno storico dell’arte, il conte Arturo Jahn Rusconi, al quale segue nel febbraio 1925 il giovane Bonaventura Tecchi (1896-1968), compagno di prigionia al fronte della Grande Guerra di Ugo Betti e di Carlo Emilio Gadda, nel <hi rend="italic">lager </hi>riservato agli ufficiali a Celle, presso Hannover. Con il ventinovenne Tecchi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-022-backlink"><ref target="_23.html#footnote-022">3</ref></hi></hi>, che mantiene l’incarico fino all’aprile 1929, destinato a una brillante carriera di germanista e di narratore, s’inaugura la serie dei direttori che si connotano per una forte personalità letteraria, a iniziare dal suo successore e coetaneo, Eugenio Montale (1896-1981), già divenuto fiorentino nel 1927, operativo al Vieusseux dal 1929 al 1938. Poi si registra la felicissima e illuminante reggenza quasi quarantennale di Alessandro Bonsanti (1904-1984), scrittore, regista di importanti testate letterarie, straordinario operatore di cultura e per circa un anno anche Sindaco di Firenze (dal 14 marzo 1983, mandato interrotto dalla morte il 18 febbraio 1984), direttore del Vieusseux dal 1941 al 1980 e fondatore nell’ottobre 1975 dell’Archivio Contemporaneo che oggi porta il suo nome. Seguono le direzioni, nel biennio 1984-1985, di Geno Pampaloni (1918-2001), tra i più acuti interpreti del Novecento letterario, e nel periodo 1995-2006 di Enzo Siciliano (1934-2006), illustre saggista, critico e drammaturgo. A rendere conto del rilievo nei locali di palazzo Strozzi degli studi storico-letterari, in prospettiva internazionale, si rammenti che Giorgio Luti (1926-2008), titolare di Letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, è stato presidente dell’Istituto dal dicembre 1991 al gennaio 1995, e che tra i Consiglieri hanno svolto un ruolo attivo non pochi italianisti dell’Ateneo fiorentino, come Raffaello Ramat (dal 1961 al 1967), Lanfranco Caretti (dal 1974 al 1986)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-021-backlink"><ref target="_23.html#footnote-021">4</ref></hi></hi>, Domenico De Robertis (dal 1986 al 2000), Enrico Ghidetti (dal 2000 al 2012), Gino Tellini (dal 2012 al 2023), Simone Magherini (dal 2023), in un arco di tempo che dagli anni Sessanta del Novecento arriva al 2023. La cooperazione con l’Ateneo fiorentino da parte del rinnovato Gabinetto Vieusseux sotto l’egida comunale, nel corso di un secolo, ha riportato il venerando «stabilimento» di Giovan Pietro alla sua originaria vocazione cosmopolita, al suo spirito di libero spazio culturale aperto al dialogo internazionale.</p><p rend="text">Tra le innumerevoli testimonianze sulla lunga vita del Vieusseux, ce n’è una singolare, rilasciata dalla figlia di Italo Svevo, Letizia Schmitz (1897-1993), sposata nel 1919 con l’istriano irredentista Antonio Fonda Savio. Durante la Grande Guerra, profuga da Trieste a Firenze, Letizia si è abbonata al Vieusseux di via Vecchietti il 7 gennaio 1918. Poi, a distanza di sessant’anni, è tornata a trovare il suo «vecchio amico» Vieusseux, questa volta in Palazzo Strozzi, per il Convegno <hi rend="italic">Italo Svevo</hi> organizzato d’intesa con l’Università nel febbraio 1979 (la Mostra bio-bibliografica e gli Atti, <hi rend="italic">Italo Svevo oggi</hi>, a cura di Marco Marchi, 1980):</p><p rend="quotation_b">Indimenticabili nel mio cuore le giornate passate a Firenze in occasione della mostra sveviana e della tavola rotonda organizzate dall’Università di Firenze e dal Gabinetto Vieusseux a Palazzo Strozzi.</p><p rend="quotation_b">Ma un’altra causa di commozione è stato l’incontro con un vecchio amico: il Gabinetto Vieusseux. Infatti durante la prima guerra mondiale io mi trovavo a Firenze, profuga da Trieste. Diciottenne [in realtà ventunenne] assetata di letture e di studi venni indirizzata da un’amica al Gabinetto Vieusseux. Si trattava allora di una grande e ben fornita biblioteca circolante della quale divenni assidua cliente e la strada che conduceva dal mio albergo alla Via dei Vecchietti divenne per me un percorso abituale. Non posso descrivere la mia meraviglia nel vedere il cambiamento radicale del Gabinetto Vieusseux, nel mio ricordo biblioteca circolante ed ora diventato un grande centro culturale: e questa cultura esso non la tiene gelosamente per sé ma la irradia nel mondo<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-020-backlink"><ref target="_23.html#footnote-020">5</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Da «biblioteca circolante» a «grande centro culturale». La proficua simbiosi con l’Università risalta con chiarezza, sul versante letterario (ma analoghe osservazioni si possono fare per l’ambito delle lingue straniere, degli studi storici, artistici, musicali, scientifici), se pensiamo, come attesta il ricordo della figlia di Svevo, a uno dei settori più significativi dell’attività promossa dall’Istituto, ovvero, nella suggestiva sala Ferri, a pianterreno di Palazzo Strozzi, l’organizzazione di Convegni su aspetti, temi e figure della moderna civiltà letteraria. Ricordo  – ma l’elenco è imponente e la drastica selezione della scelta indubitabilmente soggettiva  – <hi rend="italic">Dino Campana oggi</hi>, del marzo 1973 (Atti, con prefazione di Geno Pampaloni, 1973); <hi rend="italic">Palazzeschi oggi</hi>, del novembre 1976 (Atti, a cura di Lanfranco Caretti, 1978); <hi rend="italic">Emilio Cecchi oggi</hi>, dell’aprile 1979 (Atti, con presentazione di Roberto Fedi, 1981); <hi rend="italic">Editori a Firenze nel secondo Ottocento</hi>, del novembre 1981 (Atti, a cura di Ilaria Porciani, prefazione di Giovanni Spadolini, 1983); <hi rend="italic">Intellettuali di frontiera. Triestini a Firenze (1900-1950)</hi>, del marzo 1983 (Atti, a cura di Roberto Pertici, 2 voll., 1985); <hi rend="italic">Federigo Tozzi</hi>, del maggio 1984 (Atti, con premessa di Marino Raicich, 1985); <hi rend="italic">Manzoni a Firenze</hi>, del novembre 1985 (Atti, a cura di Gino Tellini, 1986); <hi rend="italic">Carlo Betocchi</hi>, dell’ottobre 1987 (Atti, a cura di Luigina Stefani, 1990); <hi rend="italic">L’opera di Arturo Loria</hi>, del febbraio 1991 (Atti, a cura di Rita Guerricchio, 1993); <hi rend="italic">Leopardi a Firenze</hi>, del giugno 1998 (Atti, a cura di Laura Melosi, 2002); <hi rend="italic">Niccolò Tommaseo e Firenze</hi>, del febbraio 1999 (Atti, a cura di Roberta Turchi e Alessandro Volpi, 2000); <hi rend="italic">Alfieri in Toscana</hi>, dell’ottobre 2000 (Atti, a cura di Gino Tellini e Roberta Turchi, 2 voll., 2002); <hi rend="italic">Vasco Pratolini (1913-2013)</hi>, dell’ottobre 2013 (Atti, a cura di Carla Maria Papini, Gloria Maghetti, Teresa Spignoli, 2015).</p><p rend="text">Di norma ogni Convegno è accompagnato da una Mostra documentaria illustrata da un accurato catalogo (ma Mostre con i rispettivi cataloghi sono allestite anche indipendentemente dai Convegni). Il primo catalogo della serie, <hi rend="italic">Mostra bio-bibliografica su Dino Campana</hi>, a cura di Maura Del Serra, Firenze, Marzo 1973, 24 (in occasione del Convegno campaniano di quell’anno), stampato presso il Centro Recupero e Restauro del Gabinetto G.P. Vieusseux, alla Certosa del Galluzzo, su ruvida carta paglia, con in copertina l’elaborazione grafica del noto ritratto di Campana opera di Franco Gentilini, è ricercatissimo dai bibliofili, autentica rarità per amatori. Reclama di essere citato anche il documentatissimo e illustrato <hi rend="italic">Scherzi di gioventù e d’altre età. Album Palazzeschi (1885-1974)</hi>, a cura di Simone Magherini e Gloria Manghetti, del 2001, abbinato al Convegno Internazionale dello stesso anno, <hi rend="italic">L’Opera di Aldo Palazzeschi</hi>, voluto e promosso dall’Università con la collaborazione del Vieusseux (Atti, a cura di Gino Tellini, 2002).</p><p rend="text">Si consideri, da ultimo, che l’Archivio Contemporaneo «Alessandro Bonsanti», fondato nel 1975, ospitato Oltrarno, in via Maggio 42, nel Palazzo Corsini Suarez, con i suoi oltre 160 fondi (da Arbasino a Betocchi, da Caproni a De Filippo, da Gadda alla Guidacci, da Luzi alla Manzini a Montale, da Moravia a Pasolini a Pratolini, da Savinio a Tozzi a Ungaretti), mette a disposizione di laureandi, dottorandi e studiosi un ineguagliabile patrimonio documentario di letteratura moderna.</p><p rend="h3">1.2. La Società Dantesca Italiana</p><p rend="text">I rapporti dell’area storico-letteraria e linguistica dell’Ateneo fiorentino con la Società Dantesca Italiana (che dal 1904 ha sede in un prestigioso e centralissimo edificio di proprietà, il trecentesco Palazzo dell’Arte della Lana, confinante con Orsanmichele) sono evidentemente intrinseci, per la natura stessa della Società, che è nata il 31 luglio 1888 in Palazzo Vecchio, quando ne viene approvato lo Statuto da un comitato di soci fondatori tra cui si segnalano alcuni eminenti docenti dell’Istituto di Studi Superiori, come lo storico della letteratura italiana Adolfo Bartoli (1833-1894), il filologo Pio Rajna (1847-1930), lo storico Pasquale Villari (1827-1917). Il <hi rend="italic">Bullettino della Società Dantesca Italiana</hi>, essenziale espressione di accertamenti critici e di programmi di ricerca (capitale, nel tempo, l’Edizione Nazionale delle opere dantesche), nato nel marzo 1890, è diretto dal 1893 dal pistoiese Michele Barbi (1867-1941), dantista di risalto internazionale, allora sottobibliotecario alla Biblioteca Medicea Laurenziana, poi dal 1923 ordinario di Letteratura italiana presso il fiorentino Istituto superiore femminile di Magistero, quindi emerito dal 1937 nel medesimo Istituto (divenuto Facoltà di Magistero). Suo è il volume <hi rend="italic">La nuova filologia e l’edizione dei nostri scrittori: da Dante a Manzoni </hi>(Firenze, Sansoni, 1938, poi 1973, 1977, quindi Firenze, Le Lettere, 1994, introduzione di Vittore Branca, con la bibliografia degli scritti di Michele Barbi, a cura di Silvio Adrasto Barbi), testo capitale della scuola filologica fiorentina, che pone le basi (o le rinnova) per le edizioni critiche della <hi rend="italic">Divina commedia</hi>, del <hi rend="italic">Decameron</hi>, del <hi rend="italic">Trecentonovelle </hi>di Sacchetti, dei <hi rend="italic">Ricordi</hi> di Guicciardini, delle <hi rend="italic">Grazie</hi> e dei <hi rend="italic">Promessi sposi</hi>. Dal 1906 la direzione del <hi rend="italic">Bullettino</hi> passa a Ernesto Giacomo Parodi (1862-1923), altro dantista di respiro europeo, allievo di Pio Rajna, dal 1899 ordinario di Storia comparata delle lingue classiche e neolatine presso l’Ateneo cittadino. </p><p rend="text">La presidenza della Società ha visto la successione nel tempo di filologi e di storici della letteratura italiana dell’Università fiorentina, a testimoniare nel corso degli anni una proficua collaborazione tra le istituzioni locali: Pio Rajna è presidente della Società dal 1927 al 1931; Guido Mazzoni (1859-1943), successore di Adolfo Bartoli come ordinario di Letteratura italiana dal 1894 al 1934, presiede la Dantesca dal 1931 al 1943 (a lui si deve l’avvio della <hi rend="italic">Lectura Dantis</hi> in Orsanmichele il 27 aprile 1899); la direzione (come Commissario straordinario) è tenuta dal 1946 al 1948 da Francesco Maggini (1886-1964), titolare di Letteratura italiana a Magistero dal 1938 al 1961; a Maggini succede per gli anni 1948-1956 Mario Casella (1886-1956), nominato nel 1925 successore di Rajna, come ordinario di Lingue e letterature neolatine (dal 1936 Filologia romanza) nella neonata Università fiorentina. La cattedra di Casella passa nel 1956 a Gianfranco Contini (1912-1990), che la tiene fino al 1974, quando si trasferisce alla Scuola Normale Superiore di Pisa, e Contini assume la direzione della Dantesca dal 1957 al 1968, quando passa a un allievo fiorentino di Guido Mazzoni, di Pio Rajna, di Mario Casella, di Attilio Momigliano (ordinario di Letteratura italiana a Firenze, come successore di Guido Mazzoni, dal 1934 al 1938, quindi espulso per le leggi razziali e reintegrato sulla sua cattedra nel 1945)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-019-backlink"><ref target="_23.html#footnote-019">6</ref></hi></hi>, ovvero a Francesco Mazzoni (1925-2007), ordinario di Filologia dantesca dal 1967 al 2001, che mantiene la direzione poco meno di quarant’anni, fino al 2005; poi la carica è ricoperta dal 2007 al 2012 da Enrico Ghidetti, titolare di Letteratura italiana a Firenze dal 1986 al 2010.</p><p rend="text">Il glorioso <hi rend="italic">Bullettino</hi> cessa le pubblicazioni nel 1923 (l’ultimo numero, datato 1921, esce nel 1923, l’anno della morte di Parodi) e subentra, come organo ufficiale della Società Dantesca Italiana, la rivista <hi rend="italic">Studi Danteschi</hi>, fondata da Barbi nel 1920 come palestra operativa della propria autorevole scuola fiorentina di nuova filologia testuale. Nell’articolo programmatico del primo numero, <hi rend="italic">I nostri propositi</hi> [I, 1, 1920], firmato da Barbi, si afferma di volere ospitare «qualsiasi indagine che con sobria trattazione riesca ad accertare un fatto, a provare una verità; qualsiasi trattazione che valga a mettere in luce una piega dell’anima di Dante, a rivelare un segreto della sua arte, a far sentire una nota della sua poesia». Sobrietà, concretezza, puntualità d’analisi, oltre il recinto della documentazione positiva all’insegna della scuola storica. Anche nella direzione di <hi rend="italic">Studi Danteschi</hi> la cooperazione con gli studiosi dell’Ateneo cittadino è stretta. Dopo la morte di Barbi (1941) e dopo la pausa dovuta agli anni di guerra (l’ultimo fascicolo sotto la guida di Barbi esce nel 1943), la rivista riprende nel 1949 sotto la guida di Mario Casella fino al 1956, quando ne assume la direzione Gianfranco Contini, affiancato a partire dal 1971 da Francesco Mazzoni, il quale resta unico direttore fino al 2011, quando la responsabilità passa fino al 2012 a Enrico Ghidetti.</p><p rend="text">La interrelazione tra Dantesca e Ateneo si tocca con mano nei <hi rend="italic">Quaderni degli “Studi Danteschi”</hi>, che si affiancano alla rivista con approfondimenti monografici, commenti testuali, Atti di Convegni: rammento, in ordine cronologico, <hi rend="italic">Il libro della «Vita Nuova»</hi> (1961) di Domenico De Robertis (1921-2011), figlio di Giuseppe, titolare di Letteratura italiana a Firenze dal 1967 al 1991; <hi rend="italic">Contributi di filologia dantesca</hi> (1966) di Francesco Mazzoni; <hi rend="italic">Saggio di un nuovo commento alla «Divina Commedia». Inferno canti I-III </hi>(1967) dello stesso Mazzoni; <hi rend="italic">Otto saggi per Dante</hi> (1995) di Cesare Vasoli (1924-2013), titolare a Firenze di Filosofia morale (1970), di Storia della filosofia (1975), quindi di Storia della filosofia del Rinascimento (1980-1994); <hi rend="italic">Omaggio a Beatrice</hi> <hi rend="italic">(1290-1990)</hi>, Atti della Giornata di studi svoltasi a Firenze il 15 dicembre 1990 (1997), a cura di Rudy Abardo, allievo di Mazzoni, ricercatore e docente incaricato di Filologia dantesca a Firenze, a lui si deve, nei «Quaderni della Società Dantesca», anche la curatela dell’importante volume <hi rend="italic">Pio Rajna e le letterature neolatine</hi>, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Sondrio 24-25 settembre 1983 (1993); <hi rend="italic">Dante e dintorni</hi> (2003, con prefazione di Francesco Mazzoni), di Giancarlo Savino (1933-2019), titolare di Codicologia a Firenze dal 1986 al 2003; <hi rend="italic">Con Francesco Mazzoni. Chiose inedite a «Paradiso» I-XI</hi>, con Atti della Giornata di studio, Firenze 14 novembre 2007 (2008), premessa di Enrico Ghidetti (la Parte I presenta le chiose inedite di Francesco Mazzoni; la Parte II gli Atti della Giornata di studio a lui dedicata).</p><p rend="h3">1.3. L’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”</p><p rend="text">La Società Colombaria fiorentina nasce il 15 maggio 1735 dal sodalizio di alcuni amici, appassionati di erudizione e di antiquaria, soliti riunirsi dapprima nella bottega del libraio Anton Maria Piazzini, nel Corso, poi nel vicino Palazzo Pazzi, in Borgo Albizi, precisamente nell’altana in cima al torrino di detto Palazzo (altana o colombaia, ovvero lo spazio riservato ai colombi, donde il nome ufficiale dell’Istituzione), da dove si gode un impareggiabile panorama della città. All’inizio dell’Ottocento, la Società si viene orientando verso la specificità di studi sulla storia toscana grazie a Gino Capponi (1792-1876), inossidabile presidente per sessantacinque anni, dal 1811 al 1876, coadiuvato dall’operoso Cesare Guasti (1822-1889), socio corrispondente dal 1846 e soprintendente dell’Archivio di Stato fiorentino dal 1874 al 1889.</p><p rend="text">Alla duratura reggenza del leopardiano «candido Gino», segue quella ultraquarantennale, dal 1876 al 1919, del principe Tommaso Corsini (1835-1919), figura eminente dell’aristocrazia fiorentina, politico e amministratore sagace. Al tramonto del principe tiene dietro un ventennio, dal 1920 al 1941, che vede ancora prevalere la guida affidata al patriziato cittadino, fino alla presidenza, dal 1941 al 1948, di Mario Salmi (1889-1980), storico dell’arte presso il nostro Ateneo prima di transitare alla Sapienza di Roma. Ma lo studioso che più profondo lascia il segno, presidente per ventisei anni, dal 1948 al 1974, è Giacomo Devoto (1897-1974), Rettore per un anno dell’Università di Firenze (dal novembre 1967 all’ottobre 1968), linguista di fama internazionale, ordinario di Glottologia dal 1935 al 1967, fondatore con Bruno Migliorini nel 1939 della rivista ancora attiva <hi rend="italic">Lingua nostra</hi>. Dopo Devoto si apre la stagione della presidenza affidata a insigni storici della filosofia dell’Ateneo fiorentino, prima con il quinquennio, dal 1975 al 1980, di Eugenio Garin (1909-2004), ordinario di Storia della filosofia dal 1949 al 1979, poi con il quasi trentennio, dal 1980 al 2009, di Francesco Adorno (1921-2010), ordinario di Storia della filosofia antica dal 1965 al 1991. Trascorsa la presidenza, dal 2009 al 2014, di Danilo Torre (1930-2014), ordinario di Paleontologia e Paleoecologia dal 1973 al 2003, l’Accademia è presa nel 2015 nelle salde mani di Sandro Rogari, ordinario di Storia contemporanea dal 1999 al 2017.</p><p rend="text">Dopo la distruzione nel 1944 della sede ottocentesca (un appartamento presso Ponte Vecchio, donato dal socio avvocato Alessandro Rivani nel 1836), sotto la presidenza di Giacomo Devoto l’Istituto, ospitato in locali del Comune di Firenze nel complesso dell’antico convento delle Oblate, in via Sant’Egidio, si è profondamente riorganizzato, con l’approvazione nel 1951 del nuovo Statuto e una nuova intitolazione (Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”). L’attività, articolata in quattro Classi disciplinari (Filologia e Critica letteraria; Scienze storiche e filosofiche; Scienze giuridiche, economiche e sociali; Scienze fisiche, matematiche e naturali), si avvale di una costante collaborazione con i docenti delle Università toscane e si sviluppa soprattutto nelle aree dell’antichistica (filologia greca e latina, archivistica, paleografia e diplomatica, paleontologia, papirologia, egittologia, etruscologia, semitistica), della filosofia, della linguistica, delle scienze storiche e giuridiche, delle scienze economiche e sociali, delle scienze fisiche e naturali, della storia dell’arte, delle lingue straniere. </p><p rend="text">Come attesta la consultazione dei volumi delle <hi rend="italic">Memorie </hi>(dal 1747) e degli <hi rend="italic">Atti </hi>(dal 1893), poi degli <hi rend="italic">Atti e Memorie</hi> (dal 1947), l’area della letteratura italiana è coltivata con non frequenti sondaggi (tra gli altri di Pio Rajna, Francesco Maggini, Guido Mazzoni, Mario Casella, Gianfranco Contini). L’orientamento è confermato dalla collana <hi rend="italic">Studi</hi>, inaugurata nel 1953 e giunta nel 2020 al vol. 252, dove altrettanto rari sono i contributi degli italianisti dell’Università fiorentina (ricordo una ricerca di Paola Luciani su Francesco De Sanctis del 1983 e una <hi rend="italic">Giornata di studio </hi>su Giuseppe De Robertis, a cura di Lanfranco Caretti del 1985).</p><p rend="text">Per certo non è mancata nel tempo e non manca oggi la collaborazione di filologi e storici della letteratura italiana del nostro Ateneo tra i soci dell’Accademia, come Adolfo Bartoli, Pio Rajna, Michele Barbi, Ernesto Giacomo Parodi, Guido e Francesco Mazzoni, Francesco Maggini, Mario Casella, Gianfranco Contini, Giuseppe e Domenico De Robertis, Walter Binni, Lanfranco Caretti, Claudio Varese, Giorgio Luti, Mario Martelli, D’Arco Silvio Avalle, Rosanna Bettarini, Piero Bigongiari, Luigi Baldacci, Michele Arcangelo Feo, Riccardo Bruscagli, Anna Nozzoli. Una così onorevole pattuglia, per quanto il terreno dell’italianistica non risulti tra i più frequentati, garantisce l’alta qualità delle perlustrazioni.</p><p rend="h2">2. Le istituzioni linguistiche: l’Accademia della Crusca</p><p rend="text">L’intensità del rapporto tra l’Ateneo e l’Accademia della Crusca risulta evidente anche soltanto da un mero dato quantitativo: sono 40 i docenti dell’Ateneo nel numero degli accademici dal 1924 a oggi (prevalentemente riconducibili alla linguistica e alla filologia, affiancati da quelli di area letteraria, ma anche giuridica e persino matematica)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-018-backlink"><ref target="_23.html#footnote-018">7</ref></hi></hi>. Tra essi spiccano molti dei protagonisti degli studi linguistici italiani dell’ultimo secolo, di rilievo anche per i ruoli istituzionali che hanno ricoperto nelle due istituzioni e per l’impatto decisivo sulla vita dell’Accademia: Giacomo Devoto (docente di Glottologia, accademico corrispondente dal 1946, accademico ordinario dal 1952, Presidente dell’Accademia dal 1964 al 1972, e Rettore dell’Università degli Studi di Firenze, unico dell’area umanistica, dal 1967 al 1968<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-017-backlink"><ref target="_23.html#footnote-017">8</ref></hi></hi>), Bruno Migliorini (docente di Storia della lingua italiana, cattedra da lui inaugurata a Firenze nel 1939 e da lui tenuta fino al 1967, accademico dal 1946, Presidente dell’Accademia dal 1949 al 1963), Giovanni Nencioni (docente di Storia della lingua italiana, accademico corrispondente dal 1955, accademico ordinario dal 1960, Presidente dell’Accademia dal luglio 1972 al 2000). Oltre a Devoto, Migliorini e Nencioni hanno ricoperto il ruolo di Presidente dell’Accademia anche Guido Mazzoni (docente di Letteratura italiana, accademico corrispondente dal 1895, accademico ordinario dal 1896, Presidente dal 1930 al 1942), Luigi Foscolo Benedetto (docente di Letteratura francese, accademico dal 1936, Presidente dal 1946 al 1949) e infine Nicoletta Maraschio, la prima e unica presidente donna (docente di Storia della lingua italiana, accademica corrispondente dal 1995, accademica ordinaria dal 1997, Presidente dal 2008 al 2014)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-016-backlink"><ref target="_23.html#footnote-016">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il 1924, l’anno della trasformazione dell’Istituto di Studi Superiori in Università, colse l’Accademia della Crusca in una situazione difficile e di grande trasformazione che la spingeva o, meglio, la costringeva, a un rapporto molto stretto con l’Ateneo fiorentino. </p><p rend="text">Dalla fine dell’Ottocento, e ancor più con l’avvio del secolo successivo, l’Accademia della Crusca si era trovata costretta a chiedere un investimento maggiore da parte dello Stato nell’impresa del <hi rend="italic">Vocabolario,</hi> di cui, a partire dal 1863, si stava pubblicando la quinta impressione, per quanto molte fossero le critiche alla lentezza della pubblicazione. Il 25 febbraio 1908 fu nominata una commissione incaricata di preparare un disegno di riforme da sottoporre all’Accademia e quindi al Ministero (cfr. Parodi 1983a, 157-60 per maggiori dettagli). Molti sono gli appunti e le proposte emergenti dalle sedute degli accademici, finché non si giunse a una proposta definitiva (approvata il 26 aprile 1910) che, oltre all’obiettivo principale (il completamento del <hi rend="italic">Vocabolario</hi>), prevedeva: la messa in cantiere di «buoni vocabolari dialettali colle corrispondenze della lingua viva toscana»; la conferma della stesura a fianco dell’edizione maggiore «di un <hi rend="italic">Vocabolario minore</hi> per l’uso dell’italiano corrente»; la richiesta di «valersi di giovani, e specialmente laureati, come aiuti, con equa retribuzione o mediante borse di studio»; la promozione di adunanze pubbliche e che «in relazione ad esse» si facesse «degli Atti accademici una pubblicazione di fascicoli, destinata a raccogliere memorie, anche di non accademici, purché presentate da alcuno degli accademici, sulla lingua e sulla sua storia»; la continuazione della compilazione del <hi rend="italic">Glossario </hi>(in cui erano raccolte le voci relative a quelle parole ormai morte, ma che occorreva in qualche modo preservare per consentire la comprensione degli antichi scrittori); e infine l’aggregazione della Reale Commissione dei Testi di Lingua. A fronte di un piano strategico così strutturato e ancora più vicino da vari punti di vista alle esigenze della Nazione, l’Accademia, che sarebbe diventata <hi rend="italic">Accademia della Crusca per la lingua d’Italia</hi>, chiedeva un maggiore impegno finanziario allo Stato (cfr. Parodi 1983a, 160-1).</p><p rend="text">Negli anni dell’attesa di una risposta da parte di un Ministero per la Istruzione pubblica che tergiversava, l’Accademia fu sottoposta a un duro attacco, in particolare tra il 1910 e il 1912 a opera di Cesare de Lollis che, con una serie di sette articoli pubblicati nella rivista <hi rend="italic">La Cultura</hi> (poi raccolti in un volume dal titolo <hi rend="italic">La Crusca in fermento</hi>, Vallecchi, 1922), insisteva sull’antiquato fiorentinismo dell’istituzione, sul timore di una sua ingerenza linguistica e sulla convinzione che fosse impossibile realizzare un dizionario a vocazione storica come quello dell’Accademia per la vastità degli scrittori da spogliare (cfr. Parodi 1983a, 168). Furono anni difficili per l’Italia, anche finanziariamente, prima per la guerra di Libia e poi con lo scoppio della Prima guerra mondiale, ma le critiche all’Accademia trovarono terreno fertile, tanto che la così lungamente attesa risposta del Ministero non fu quella sperata. La Commissione – nominata nel 1920 dal ministro Andrea Torre per rispondere alla Crusca e composta da Cesare De Lollis, Giovanni Gentile e Vittorio Rossi – rese pubblica la sua relazione nel 1921 (ministro Benedetto Croce) vibrando il primo colpo di scure sull’attività lessicografica dell’Accademia. Con una serie di faziose e contraddittorie valutazioni suggeriva la chiusura dei lavori intorno al <hi rend="italic">Vocabolario</hi>. Si suggeriva che tutto il materiale preparatorio già pronto fosse messo a disposizione degli studiosi che, secondo l’analisi ministeriale, avrebbero potuto fare meglio il dizionario lavorando da soli anziché in un gruppo formato da esperti eccellenti come gli accademici. E infine si proponeva che la nuova funzione dell’Accademia fosse quella di editrice dei testi delle origini<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-015-backlink"><ref target="_23.html#footnote-015">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">A pochi mesi dalla marcia su Roma, il neo-ministro Giovanni Gentile reificava le proposte della commissione portando alla firma il Regio Decreto dell’11 marzo 1923, n. 735, che nei primi due articoli le accetta interamente:</p><p rend="quotation_b">Art. 1°</p><p rend="quotation_b">Ogni lavoro per l’edizione in corso del Vocabolario degli Accademici della Crusca e degli Atti di questa Accademia cessa dall’entrata in vigore del presente decreto.</p><p rend="quotation_b">Il materiale pronto per la pubblicazione e tutte le schede preparate per il Vocabolario suddetto saranno affidati, perché restino a disposizione degli studiosi, alla Biblioteca Riccardiana di Firenze, presso la quale l’Accademia della Crusca avrà la sua sede.</p><p rend="quotation_b">Art. 2°</p><p rend="quotation_b">È soppressa la Commissione per i testi di lingua avente sede in Bologna. È affidata all’Accademia della Crusca la cura di promuovere l’edizione critica degli scrittori italiani dei primi secoli e la pubblicazione di vocabolari della lingua italiana<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-014-backlink"><ref target="_23.html#footnote-014">11</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Ma, ancora più significativo per il rapporto con l’Ateneo, è l’articolo 3:</p><p rend="quotation_b">L’Accademia della Crusca si comporrà di dieci membri nominati con Nostro decreto: quattro a scelta del Ministro dell’Istruzione pubblica e gli altri sei su designazione delle Facoltà di Lettere e Filosofia della R. Università ed Istituti Superiori<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-013-backlink"><ref target="_23.html#footnote-013">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">L’apporto dell’Istituto di Studi Superiori era stato importante fino a questo momento (si pensi a figure come Isidoro del Lungo, Domenico Comparetti, Ernesto Giacomo Parodi, Pasquale Villari, Guido Mazzoni, Pio Rajna, Girolamo Vitelli, Michele Barbi<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="_23.html#footnote-012">13</ref></hi></hi>), ma con il Regio Decreto del 1923 si assiste a un radicale cambiamento, una sorta di commissariamento a cui l’Accademia della Crusca è sottoposta sotto il controllo del Ministero e dell’Istituto di lì a poco Reale Università degli Studi di Firenze. E la sua attività viene decisamente orientata nella direzione degli studi filologici.</p><p rend="text">Dopo la legalizzazione del decreto, gli Accademici si riuniscono l’8 gennaio 1924 nel nuovo organigramma conseguente alla riforma, che vede come accademici di nomina della Facoltà di Lettere e Filosofia Guido Mazzoni, Pio Rajna<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="_23.html#footnote-011">14</ref></hi></hi>, Vittorio Rossi (che non insegna a Firenze); di nomina ministeriale sono invece Michele Barbi (che insegna a Firenze dal 1923), Mario Casella (docente a Catania, ma che sarà a Firenze dal 1925), Cesare De Lollis, Clemente Merlo, Nicola Zingarelli, Francesco Torraca. Rajna fu nominato Presidente. Isidoro del Lungo, che per molto tempo aveva lavorato anche ufficiosamente perché la riforma proposta dall’Accademia di rilancio dell’attività lessicografica fosse accolta dal Ministero, designato dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, non accetta la nomina<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="_23.html#footnote-010">15</ref></hi></hi>. Il nuovo sistema, che stabilisce la durata di cinque anni del mandato, resta in vigore fino al 1935, quando viene varato un nuovo Statuto secondo il quale la «Reale Accademia della Crusca si compone di dieci membri, nominati a vita con Regio Decreto, su proposta del Ministero per l’Educazione Nazionale. Di essi sei almeno devono essere residenti a Firenze. Per le successive proposte, in caso di vacanze di posti, dopo la nomina dei primi dieci Accademici, il Ministro […] terrà conto delle designazioni eventualmente fatte dall’Accademia stessa…»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="_23.html#footnote-009">16</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">I dieci accademici nominati furono Michele Barbi, Luigi Foscolo Benedetto, Francesco Maggini, Guido Mazzoni, Giorgio Pasquali, Giulio Bertoni, Clemente Merlo, Vittorio Rossi, Giuseppe Vandelli, Alfredo Schiaffini (i primi cinque docenti dell’Ateneo).</p><p rend="text">Il legame tra Accademia e Ateneo torna in primo piano in occasione del ripensamento del governo sul ruolo della Crusca con il Regolamento accademico del 24 marzo 1938, che le attribuisce l’obiettivo di promuovere e agevolare lo studio scientifico della lingua italiana: questo è indicato come primo compito, e precede nel testo anche quello di procurare «edizioni critiche di testi importanti alla storia di essa», e nel proseguo del testo si intravede all’orizzonte anche un possibile ritorno all’attività lessicografica, seppure in chiave storica. Il primo articolo si conclude poi con l’auspicio «che a tale fine» all’Accademia non manchi «la cooperazione delle Facoltà di Lettere e Filosofia e particolarmente di quella fiorentina»<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="_23.html#footnote-008">17</ref></hi></hi> (auspicio dovuto alle insistenze di Michele Barbi, che più volte aveva messo in rilevo l’importanza della collaborazione con l’Università; cfr. Parodi 1983a, 177).</p><p rend="text">Movimenti importanti si registrano anche nella direzione che va dall’Accademia all’Ateneo: nel 1937 forti sono le pressioni degli accademici per la creazione della prima cattedra di Storia della lingua italiana dell’Università di Firenze, inaugurata effettivamente due anni dopo da Bruno Migliorini. Sempre nel 1937, con Regio Decreto dell’8 luglio, in seno all’Accademia nasce il Centro di studi di filologia italiana, con cui si rafforzano i rapporti con l’Ateneo e il cui primo direttore è Luigi Foscolo Benedetto (docente di francese a Firenze, in seguito, come abbiamo visto, Presidente; cfr. Parodi 1983a, 177-8). Il Centro sarà da lui diretto fino al 1946: gli succederanno Francesco Maggini, Giorgio Pasquali (dal 1949), Mario Casella (dal 1953), Gianfranco Contini (dal 1956), Domenico De Robertis (dal 1971), tutti docenti dell’Ateneo (successivamente saranno invece direttori Luca Serianni, dal 2001 e Claudio Ciociola, dal 2021).</p><p rend="text">Le difficoltà a cui andò incontro la ‘nuova’ Crusca, a cui si aggiunse presto la guerra, spinsero a proporre ancora una volta radicali riforme: un primo tentativo è datato all’aprile del 1942, con la Commissione Straordinaria presieduta da Giovanni Gentile, ma composta da docenti dell’Ateneo (Pasquali e Casella); il secondo è quello della Commissione nominata dal Governo militare alleato nel febbraio 1945, guidata da Luigi Foscolo Benedetto e completata da Bruno Migliorini e Antonio Momigliano (tutti provenienti dell’Ateneo per quanto gli ultimi due non ancora accademici; cfr. Parodi 1983a, 178-87). Benedetto fu nominato Presidente nel 1947, dopo due anni di commissariato straordinario, e rimase in carica fino al 1949, quando gli succedette Bruno Migliorini.</p><p rend="text">Sotto la presidenza di Bruno Migliorini (fino al 1963), di Giacomo Devoto (fino al 1972) e di Giovanni Nencioni (fino al 2000) nell’immediato dopoguerra e per quasi quarant’anni l’Accademia si proiettò nella realizzazione di un dizionario storico, per altro concepito come strumento estremamente moderno e innovativo, per il quale si prevedeva tra l’altro l’impiego dei più moderni strumenti informatici. La progettazione di un dizionario storico iniziò negli anni Cinquanta. Tra il 1953 e il 1954 Giovanni Nencioni preparò una <hi rend="italic">Relazione dell’Accademia della Crusca sul Vocabolario della lingua italiana</hi>, che fu presa in esame e discussa dal corpo accademico il 21 gennaio 1954 (e poi pubblicata negli «Studi di Filologia Italiana»); e nel 1957 Migliorini (allora Presidente) presentò il progetto al colloquio internazionale <hi rend="italic">Lessicologia e lessicografia francesi e romanze. Orientamenti ed esigenze attuali</hi>. All’interno del convegno, organizzato dal CNR francese come punto di partenza per l’avvio ai lavori del proprio dizionario storico moderno, i partecipanti, provenienti dalle istituzioni accademiche europee di eccellenza, si scambiarono notizie sulle principali imprese lessicografiche in corso e condivisero l’idea di usare tecniche di spoglio e inventariazione meccanografiche (che furono a breve seguite da quelle elettroniche). Così nel 1964 Devoto, diventato nel frattempo Presidente, affidò la direzione dei lavori ad Aldo Duro – l’unico nella fucina finora descritta a non avere legami con l’Ateneo – nel quadro di una fitta rete di contatti col <hi rend="italic">Trésor de la langue française </hi>che consolidò e migliorò l’approccio informatico alle fasi di spoglio per la stesura delle voci del dizionario. All’Ateneo fiorentino appartenevano invece Domenico De Robertis, direttore dell’Ufficio filologico per la preparazione della tavola dei citati del nuovo <hi rend="italic">Vocabolario</hi>, e Carlo Alberto Mastrelli, direttore dell’Ufficio di documentazione linguistica.</p><p rend="text">La realizzazione del dizionario incontrò non pochi ostacoli, anche a causa della scelta fortemente innovativa voluta dagli accademici, dal momento che la complessità e la lunghezza dei lavori si scontrò con la rapidità dell’evoluzione informatica, con la conseguenza diretta di continui aggiornamenti che spesso costringevano a ricominciare il lavoro di costruzione del corpus rappresentativo da cui doveva partire la redazione delle voci lessicografiche del dizionario storico. Il progetto non arrivò a compimento in seno all’Accademia: nel gennaio del 1983 il CNR assunse in proprio l’impresa, e nel 1985 venne costituito il Centro di Studi Opera del Vocabolario Italiano del CNR in convenzione con l’Accademia della Crusca, il cui primo direttore fu un docente dell’Ateneo, Carlo Alberto Mastrelli (nel 1992 sostituito da Pietro G. Beltrami, a cui sono seguiti altri due direttori esterni all’Ateneo, Lino Leonardi e Paolo Squillacioti, per quanto la collaborazione con l’Ateneo sia continuata)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="_23.html#footnote-007">18</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Gli ultimi anni della presidenza di Giovanni Nencioni si caratterizzano anche per la transizione a una nuova era della storia dell’Accademia, che, libera dall’incombenza del lavoro di preparazione del dizionario storico, conosce una inusitata vitalità e un rilancio verso l’esterno. Oggi in Italia e nel mondo l’Accademia della Crusca è uno dei principali punti di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana. Come si legge nella pagina di presentazione del sito ufficiale, il suo impegno attuale persegue i seguenti obiettivi: a) sostenere, attraverso i suoi Centri specializzati e in collaborazione con le Università, l’attività scientifica e la formazione di nuovi ricercatori nel campo della linguistica e della filologia italiana; b) acquisire e diffondere, nella società italiana e in particolare nella scuola, la conoscenza storica della nostra lingua e la consapevolezza critica della sua evoluzione attuale, nel quadro degli scambi interlinguistici del mondo contemporaneo; c) collaborare con le principali istituzioni affini di altri Paesi e con le istituzioni governative italiane e dell’Unione Europea per una politica a favore del plurilinguismo del nostro continente<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="_23.html#footnote-006">19</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Una delle protagoniste indiscusse di questo cambiamento, insieme allo stesso Nencioni e ai presidenti successivi, è senza dubbio Nicoletta Maraschio, non soltanto nel suo ruolo di Presidente dal 2008 al 2014 (dopo Nencioni era stata preceduta da Francesco Sabatini e sarà seguita da Claudio Marazzini e Paolo D’Achille), ma già a partire dalla sua nomina ad accademica nel 1995 e in particolare nel suo ruolo di componente del Consiglio Direttivo (dal 1997 al 2014), di Vicepresidente (dal 2000 al 2008) e di Presidente onorario dal 2014. Grazie alla sua azione i rapporti tra Accademia della Crusca e Ateneo si sono notevolmente infittiti in varie direzioni: finanziamenti o cofinanziamenti da parte dell’Accademia di borse di ricerca o di dottorato, posti di ricercatore a tempo determinato, assegni di ricerca presso l’Ateneo (1 borsa triennale di dottorato, 1 posto di RTD nel regime Moratti, oltre 120 annualità di assegni di ricerca<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="_23.html#footnote-005">20</ref></hi></hi>); progetti di ricerca, a vari livelli, di ambito linguistico e informatico-linguistico (Accademia e Università di Firenze sono state partner in numerosi FIRB, PRIN, progetti finanziati dalla Regione Toscana o dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze); collaborazioni per attività didattiche e corsi di perfezionamento; collaborazioni per convegni scientifici o attività di terza missione; pubblicazioni.</p><p rend="text">I legami dell’Accademia hanno riguardato soprattutto il Dipartimento di Italianistica e – in seguito alle riforme statutarie determinate dalla Legge 240/2010 – il Dipartimento di Lettere e Filosofia (con cui tuttora esiste un accordo quadro<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="_23.html#footnote-004">21</ref></hi></hi> su cui hanno insistito e insistono vari accordi operativi per importanti progetti, come ad esempio l’informatizzazione della quinta impressione del <hi rend="italic">Vocabolario degli Accademici della Crusca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="_23.html#footnote-003">22</ref></hi></hi>, la banca dati <hi rend="italic">Proverbi Italiani</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="_23.html#footnote-002">23</ref></hi></hi>, <hi rend="italic">l’Archivio Digitale dell’Accademia della Crusca</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="_23.html#footnote-001">24</ref></hi></hi>, il <hi rend="italic">Vocabolario Dantesco</hi><hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="_23.html#footnote-000">25</ref></hi></hi>); ma hanno coinvolto in modo consistente anche il Centro di Linguistica Storica e Teorica Italiano, Lingue Europee, Lingue Orientali (CLIEO) dell’Università degli Studi di Firenze, nato da un progetto perseguito e realizzato da Nicoletta Maraschio e da lei diretto dal 2004 al 2007, che vede come uno dei suoi enti fondatori proprio l’Accademia. Il Centro nasceva dall’idea di aggregare in un’unica realtà di ricerca e di alta formazione istituzioni diverse da tempo attive a Firenze nel campo della linguistica. Le strutture dell’Ateneo coinvolte al momento della fondazione furono il Dipartimento di Italianistica, il Dipartimento di Studi sul Medioevo e Rinascimento, il Dipartimento di Linguistica, il Centro Interuniversitario di Geoparemiologia. Fra i vari progetti comuni tra l’Accademia e il CLIEO (scientifici, didattici, di terza missione) in questo contesto va certamente ricordato il Convegno di Studi tenuto a Firenze il 27-28 maggio 2004 in occasione dell’ottantesimo anniversario della nascita dell’Ateneo, dal titolo <hi rend="italic">Firenze e la lingua italiana fra nazione ed Europa</hi>, i cui atti (Maraschio 2007) costituiscono ancora oggi uno degli strumenti fondamentali per ricostruire in modo analitico il rapporto tra la linguistica e le varie anime scientifiche e le strutture della nostra Università.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Biffi, Marco. 2011<hi rend="italic">. </hi>“La Crusca in rete.” In <hi rend="italic">L’italiano dalla nazione allo Stato</hi>, a cura di V. Coletti, 275-92. Firenze: Le Lettere. </p><p rend="bib_indx_bib">Biffi, Marco. 2018. “La banca dati ‘Proverbi italiani’”. In <hi rend="italic">Fraseologia, paremiologia e lessicografia</hi>, III Convegno dell’Associazione italiana di fraseologia e paremiologia Phrasis, a cura di E. Benucci, Daniela Capra, Salomé Vuelta García e Paolo Rondinelli, 115-28. Roma: Aracne editrice.</p><p rend="bib_indx_bib">Caretti, Lanfranco. 1984. “Un debito di riconoscenza.” <hi rend="italic">Antologia Vieusseux</hi> XX, 3: 8-10.</p><p rend="bib_indx_bib">Caretti, Lanfranco. 1987. “Ricordo di Bonsanti.” In <hi rend="italic">Montale, e altri</hi>, 189-93. Napoli: Morano.</p><p rend="bib_indx_bib">Dei, Adele (a cura di). 2016. <hi rend="italic">L’Istituto di Studi Superiori e la cultura umanistica a Firenze</hi>, 2 voll. Pisa: Pacini Editore. </p><p rend="bib_indx_bib">Desideri, Laura (a cura di). 2001. <hi rend="italic">Il Vieusseux. Storia di un Gabinetto di lettura 1819-2000. Cronologia Saggi Testimonianze</hi>. Firenze: Edizioni Polistampa.</p><p rend="bib_indx_bib">Desideri, Laura (a cura di). 2020. <hi rend="italic">Il Vieusseux dei Vieusseux. Libri e lettori tra Otto e Novecento (1820.-1923)</hi>, in collaborazione con F. Conti. Firenze: Edizioni Polistampa.</p><p rend="bib_indx_bib">Desideri, Laura. 1994. “Il Gabinetto Vieusseux nel primo ’900: alcuni giudizi di illustri contemporanei.” <hi rend="italic">il Vieusseux</hi> VII, 21: 81-112.</p><p rend="bib_indx_bib">Franchi, Raffaello. 1927. “La nuova vita del Gabinetto Vieusseux.” <hi rend="italic">La Fiera Letteraria</hi> III, 11: 2.</p><p rend="bib_indx_bib">Giachetti, Cipriano. 1921. “Il Gabinetto Vieusseux nuovo centro di cultura nazionale?” <hi rend="italic">Le Lettere</hi> II, 5: 3.</p><p rend="bib_indx_bib">Luti, Giorgio. 1986. “La tradizione della Letteratura italiana.” In <hi rend="italic">Storia dell’Ateneo fiorentino. Contributi di studio</hi>, 2 voll., vol. I, 343-67. Firenze: Edizioni Parretti.</p><p rend="bib_indx_bib">Maraschio, Nicoletta (a cura di). 2017. <hi rend="italic">Firenze e la lingua italiana fra nazione ed Europa</hi>. Atti del Convegno di studi, Firenze 27-28 maggio 2004. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Marchi, Marco (a cura di). 1979. <hi rend="italic">Testimonianze e ricordi sul Gabinetto scientifico letterario G.P. Vieusseux raccolti da Marco Marchi celebrandosi il secondo centenario della morte del fondatore (1779-1979)</hi>. Firenze: Tipografia Mori.</p><p rend="bib_indx_bib">Parodi, Severina. 1983a. <hi rend="italic">Quattro secoli di Crusca</hi>. Firenze: Accademia della Crusca.</p><p rend="bib_indx_bib">Parodi, Severina. 1983b. <hi rend="italic">Catalogo degli Accademici</hi>. Firenze: Accademia della Crusca.</p><p rend="bib_indx_bib">Prosdocimi, Aldo L. 1991. “Devoto, Giacomo.” In <hi rend="italic">Dizionario biografico degli italiani</hi>, vol. 39. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Treccani.</p><p rend="h2 ParaOverride-3">Appendice. Elenco dei docenti dell’Ateneo attivi come Accademici della Crusca dal 1924 al 2023 (in ordine di nomina)</p><p rend="text">Nell’elenco si segnalano le nomine come «Accademico» o come «Corrispondente» (vedi nota 9) ed eventuali ruoli di particolare importanza ricoperti negli organi direttivi all’Accademia. L’ordinamento è quello cronologico di ingresso in base all’anno della prima nomina.</p><list type="ordered">
				<item>Guido Mazzoni (Corrispondente 1895, Accademico 1896), Accademico segretario 1897-1923 e 1924-1930, Presidente 1930-1942.</item>
				<item>Michele Barbi (Corrispondente 1909, Accademico 1918), componente della giunta esecutiva 1924-1937.</item>
				<item>Antonio Garbasso (Corrispondente 1916).</item>
				<item>Ermenegildo Pistelli (Corrispondente 1922, Accademico 1924).</item>
				<item>Mario Casella (Accademico 1923), Segretario dell’Accademia e membro della giunta per lo statuto e il regolamento 1924-1929.</item>
				<item>Luigi Foscolo Benedetto (Accademico 1936), componente della giunta esecutiva dal 1936, commissario straordinario, nominato dall’Allied Military Government (AMG) 1945-1946, Presidente 1946-1949.</item>
				<item>Francesco Maggini (Accademico 1936), Accademico segretario 1936-1942.</item>
				<item>Giorgio Pasquali (Accademico 1936).</item>
				<item>Bruno Migliorini (Accademico 1946), Presidente 1949-1963, poi Presidente onorario.</item>
				<item>Attilio Momigliano (Accademico 1946).</item>
				<item>Giacomo Devoto (Corrispondente 1946, Accademico 1952), Presidente 1964-1972.</item>
				<item>Vittorio Santoli (Corrispondente 1952, Accademico 1952), Accademico Segretario 1959-1963, Vicepresidente 1969-1971.</item>
				<item>Gianfranco Contini (Corrispondente 1952, Accademico 1956).</item>
				<item>Giovanni Nencioni (Corrispondente 1955, Accademico 1960), Vicepresidente 1971-1972, Presidente 1972-2000.</item>
				<item>Carlo Battisti (Corrispondente 1955, Accademico 1964).</item>
				<item>Umberto Bosco (Corrispondente 1955, Accademico 1970).</item>
				<item>Arrigo Castellani (Corrispondente 1957, Accademico 1972), Accademico segretario 1975-1976, componente del Consiglio Direttivo fino al 6 dicembre 1985.</item>
				<item>Roberto Longhi (Corrispondente 1964).</item>
				<item>Carlo Alberto Mastrelli (Accademico 1967), Accademico segretario 1967-1972, Vicepresidente 1972-1997.</item>
				<item>Raffaele Spongano (Corrispondente 1961, Accademico 1968).</item>
				<item>Domenico De Robertis (Corrispondente 1968, Accademico 1970), Accademico segretario 1972-1975.</item>
				<item>Piero Fiorelli (Corrispondente 1970, Accademico 1972), Accademico segretario 1976-1997 e 2003-2012, componente del Consiglio Direttivo 1975-1997 e 2002-2012.</item>
				<item>Francesco Mazzoni (Corrispondente 1970, Accademico 1980).</item>
				<item>D’Arco Silvio Avalle (Corrispondente 1971, Accademico 1975).</item>
				<item>Ghino Ghinassi (Corrispondente 1972).</item>
				<item>Rosanna Bettarini (Corrispondente 1977, Accademica 1988), componente del Consiglio Direttivo 2008-2012.</item>
				<item>Ornella Castellani Pollidori (Corrispondente 1990, Accademica 1995), componente del Consiglio Direttivo 2008-2012.</item>
				<item>Nicoletta Maraschio (Corrispondente 1995, Accademico 1997), componente del Consiglio direttivo 1997-2014, Vicepresidente 2000-2008, Presidente 2008-2014 (poi Presidente onoraria). </item>
				<item>Gabriella Giacomelli (Corrispondente 1999).</item>
				<item>Mario Luzi (Accademico 2003).</item>
				<item>Alberto Nocentini (Corrispondente 2003).</item>
				<item>Leonardo Maria Savoia (Corrispondente 2003).</item>
				<item>Massimo Luca Fanfani (Corrispondente 2011, Accademico 2011), Accademico segretario e membro del consiglio direttivo 2012-2017.</item>
				<item>Paola Manni (Corrispondente 2011, Accademica 2011), Vicepresidente 2012-2014.</item>
				<item>Paolo Grossi (Accademico 2013).</item>
				<item>Giancarlo Breschi (Corrispondente 2013, Accademico 2017).</item>
				<item>Emanuela Cresti (Corrispondente 2014).</item>
				<item>Federigo Bambi (Corrispondente 2017, Accademico 2022), componente del Consiglio Direttivo 2022-2023.</item>
				<item>Marco Biffi (Corrispondente 2022).</item>
				<item>Francesco Bausi (Corrispondente 2023).</item>
			</list><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-024-backlink">1</ref></hi>	Il lavoro è il risultato di una progettazione comune; il par. 1 è stato redatto da Gino Tellini, il par. 2 e l’<hi rend="italic">Appendice</hi> sono stati redatti da Marco Biffi.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-023-backlink">2</ref></hi>	La penna caustica di un cronista coevo commenta in questi termini (in un articolo ricco peraltro di utili dettagli informativi sulla transazione tra Credito Italiano e Comune di Firenze): «Ecco dunque un Istituto di Credito diventare proprietario… di una biblioteca, come chi dicesse il diavolo e l’acqua santa» (Giachetti 1921; l’articolo è riprodotto in Desideri 1994, 100).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-022-backlink">3</ref></hi>	Sulla direzione di Bonaventura Tecchi, sulla sua tenacia nel lavoro di apertura culturale dell’Istituto, attraverso contatti con istituzioni anche straniere, si sofferma il critico e saggista solariano Raffaello Franchi (1927, 2; l’articolo è riprodotto in Desideri 1994, 102-104).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-021-backlink">4</ref></hi>	Sullo stretto e affettuoso sodalizio che ha legato Caretti a Bonsanti, a «quella sua virtù di persuasione che coniugava insieme la discrezione più elegante con la più inalterabile fermezza», vedi Caretti 1984, 9 (poi Caretti 1987, 191).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-020-backlink">5</ref></hi>	Testimonianza di Letizia Svevo Fonda Savio, in Marchi 1979, 13. Vedi anche Desideri 2020, 178-9. Per la data di abbonamento della figlia di Svevo, vedi Desideri 2001, 87-8.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-019-backlink">6</ref></hi>	I professori universitari espulsi in Italia nel settembre 1938 perché ebrei (il loro numero esatto ammonta a 896) in molti casi non sono stati reintegrati nel 1945 (oppure per essere reintegrati hanno dovuto superare enormi ostacoli e resistenze). Invece a Firenze, dove nel 1938 Attilio Momigliano (1883-1952) è sostituito da Giuseppe De Robertis (1888-1963) chiamato dal ministro Giuseppe Bottai «per chiara fama», nel 1945 Momigliano riprende la propria cattedra (fino al 1952, anno della morte), ma resta in servizio anche De Robertis, fino al pensionamento nel 1958. «La sua [di Momigliano] incisiva presenza nell’Ateneo fiorentino doveva essere interrotta dopo appena quattro anni in seguito all’applicazione delle leggi fasciste per la difesa della razza. Ebreo di origine, fu allontanato nel 1938 dall’insegnamento universitario: iniziò così per lui un doloroso periodo di isolamento durante il quale non cessò la sua attività di lettore e di interprete dei grandi testi della nostra letteratura affinando, se possibile, i suoi strumenti di analisi. Reintegrato nella sua cattedra fiorentina dopo la fine del conflitto mondiale e dopo la liberazione, riprese il suo insegnamento con grande impegno e con grande seguito di allievi. Personalmente ricordo nel 1945 la sua prima lezione nella grande aula di S. Marco, fitta di allievi e di pubblico: la sua piccola figura, curva sulla grande cattedra comunicava a noi giovanissimi un senso d’inquietudine e di smarrimento; e pur tuttavia la sua voce che appena sussurrava le ottave della <hi rend="italic">Gerusalemme</hi> esercitava anche allora un fascino straordinario, ci convinceva della sua indistruttibile passione per l’arte e per la poesia. L’ultimo periodo del suo insegnamento fu assai breve: nel 1952, ancora in piena attività universitaria, era stroncato da una grave malattia sopportata con grande coraggio. […] Dopo la guerra, tornato Momigliano all’insegnamento universitario nel 1945 [e rimasto in servizio Giuseppe De Robertis], l’Ateneo fiorentino poteva così disporre di due grandi maestri, contare sulla formativa influenza di due tra le fondamentali esperienze della critica letteraria italiana del ’900» (Luti 1986, 357-8 e 361, nell’opera collettiva dedicata ai sessanta anni dell’Università di Firenze).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-018-backlink">7</ref></hi>	Per tutte le informazioni sulla storia dell’Accademia della Crusca e sui suoi accademici, al di là dei riferimenti puntuali riportati nelle note, si rimanda a Parodi 1983a e Parodi 1983b, alle <hi rend="italic">Notizie sull’Accademia</hi> che dal 1971 a oggi sono riportate all’interno di ogni numero della rivista <hi rend="italic">Studi di Filologia Italiana</hi> SFI, e infine al <hi rend="italic">Catalogo degli Accademici della Crusca</hi> consultabile all’indirizzo &lt;<ref target="https://www.accademicidellacrusca.org/">https://www.accademicidellacrusca.org/</ref>&gt; (2023.12.11). Indispensabile per la ricostruzione della storia dell’Accademia è poi il materiale d’archivio, inventariato e schedato nell’<hi rend="italic">Archivio Digitale dell’Accademia della Crusca</hi>, consultabile all’indirizzo &lt;<ref target="https://www.adcrusca.it">https://www.adcrusca.it</ref>&gt; (2023.12.11), da cui si accede anche a numerose riproduzioni facsimilari in digitale. Ringrazio Elisabetta Benucci, responsabile dell’Archivio, e Fiammetta Fiorelli, collaboratrice, per il prezioso aiuto che mi hanno fornito nella consultazione del materiale, sia fisico che digitale.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-017-backlink">8</ref></hi>	Nel 1967 Devoto abbandonò l’insegnamento per raggiunti limiti di età e fu eletto rettore dell’Università di Firenze, trovandosi così ad affrontare la contestazione del 1968, in città precocemente scoppiata nell’autunno del 1967. Il 31 ottobre 1968 rassegnò le dimissioni da rettore, ma per l’impossibilità di trovare un successore dovette restare in carica, come dimissionario, ancora per un anno (cfr. Prosdocimi 1991).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-016-backlink">9</ref></hi>	Gli statuti accademici del periodo considerato hanno spesso previsto un duplice tipo di nomina: agli Accademici, che partecipano al Collegio e che hanno assunto il nome di ‘Residenti’ od ‘Ordinari’ a seconda degli statuti, per la maggior parte dei cento anni considerati sono stati affiancati Accademici (o Soci) Corrispondenti (anche Esteri). Nell’Appendice posta a corredo al capitolo proponiamo l’elenco completo dei docenti dell’Ateneo divenuti accademici. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-015-backlink">10</ref></hi>	Cfr. Parodi 1983a, 168-9, in cui si riporta quasi per intero la <hi rend="italic">Relazione per la Riforma dell’Accademia della Crusca</hi>.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-014-backlink">11</ref></hi>	<hi rend="italic">Regio Decreto 11 marzo 1993 n° 735 che dispone il nuovo ordinamento dell’Accademia della Crusca e sopprime la Commissione per i Testi di lingua</hi> (si cita da Parodi 1983a, 223).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-013-backlink">12</ref></hi>	<hi rend="italic">Regio Decreto 11 marzo 1993 n° 735</hi>, citato alla nota precedente.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-012-backlink">13</ref></hi>	Per un quadro analitico completo dei rapporti tra l’Istituto di Studi Superiori e la cultura umanistica a Firenze, in un arco cronologico, quindi, in cui i confini tra i settori scientifici non erano così netti come oggi (e comunque, quando ci fossero, non ricalcavano gli stessi esatti tracciati), si veda Dei 2016. Nei due volumi dell’opera, invero, non è previsto uno spazio specifico dedicato ai rapporti con l’Accademia della Crusca né con la linguistica in generale, per cui occorre senz’altro integrare con alcuni contributi contenuti in Maraschio 2007. Per un quadro completo degli accademici provenienti dall’Istituto si vedano Parodi 1983b e il <hi rend="italic">Catalogo degli Accademici</hi> in rete (vedi nota 7), dove per ognuno è riportata anche l’attività svolta.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-011-backlink">14</ref></hi>	Pio Rajna – accademico corrispondente dal 1898, accademico residente dal 1908, Presidente dell’Accademia dal 1924 al 1930 – è stato docente di Lingue e letterature neolatine nell’Istituto di Studi Superiori, ma era stato collocato a riposo già nel 1922: pertanto, per quanto operativo in Accademia anche dopo il 1924, non lo si è considerato nel numero dei docenti dell’Ateneo.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-010-backlink">15</ref></hi>	Le informazioni sono ricavate direttamente dal verbale della seduta, riportato in Parodi 1983a, 173. Il documento originale è consultabile nell’archivio, riprodotto anche nell’Archivio Digitale dell’Accademia della Crusca (vedi nota 7): Accademia della Crusca – Archivio storico, Serie Diari e Verbali, Sottoserie Diari e verbali moderni (1812-1992), fascetta 384. Verbali 17 (1924-1964), cc. 1-4.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-009-backlink">16</ref></hi>	Accademia della Crusca, Statuto, 11 aprile 1935, art. 1 (cfr. Parodi 1983a, 225).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-008-backlink">17</ref></hi>	Cfr. Regolamento (dell’Accademia della Crusca), 24 marzo 1938, Art. 1 (si cita da Parodi 1983a, 229).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-007-backlink">18</ref></hi>	Cfr. Biffi 2011, 275-6. Il Centro di studi è stato successivamente confermato, con lo stesso nome e senza aggregazioni, come Istituto, ed è operativo come tale dal 15 giugno 2002. Per quanto riguarda la collaborazione con quest’ultimo si segnala, a partire dal 2016, l’accordo quadro con il DILEF Dipartimento di Lettere e Filosofia per la collaborazione a progetti scientifici di interesse comune, attività di tirocinio curriculare e di dottorandi, attività didattiche comuni all’interno dei corsi di studio incardinati nel dipartimento, associazione all’OVI di docenti, ricercatori, assegnisti e dottorandi del DILEF, sulla base di specifici progetti di collaborazione scientifica.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-006-backlink">19</ref></hi>	Cfr. <hi rend="italic">Presentazione</hi>, <ref target="http://www.accademiadellacrsca.it">www.accademiadellacrsca.it</ref> (2023.12.11).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-005-backlink">20</ref></hi>	I dati sono stati comunicati dall’Ufficio ragioneria dell’Accademia, ma in modo parziale, e sono stati pertanto integrati da quelli in possesso di chi scrive, direttamente coinvolto come responsabile di numerosi assegni.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-004-backlink">21</ref></hi>	L’accordo quadro di collaborazione venne stipulato nel 2017: come si legge nel dispositivo dello stesso accordo, esso fa seguito ad «anni una collaborazione tra l’Accademia e il DILEF, sia sul piano della ricerca sia su quello della formazione» e ha come scopo che «tale opportunità» possa «essere rafforzata e incentivata dall’esistenza di convenzioni che regolino e facilitino i rapporti tra Accademia e DILEF». Prevede la «collaborazione a progetti scientifici di interesse comune nelle forme che di volta in volta verranno stabilite secondo i regolamenti interni delle Parti», la «gestione comune di risorse e strumenti realizzati in progetti precedenti con il contributo di entrambe le Parti (<hi rend="italic">Lessico Italiano Televisivo</hi>, <hi rend="italic">Lessico Italiano Radiofonico</hi>, realizzati su fondi FIRB e PRIN assegnati al Dipartimento, ma […] gestiti anche con il supporto dell’Accademia)», «attività di tirocinio curriculare presso l’Accademia di studenti dei Corsi di Studio triennale e magistrale incardinati nel DILEF», «attività di tirocinio di dottorandi dei dottorati incardinati nel DILEF».</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-003-backlink">22</ref></hi>	Sul progetto, cfr. Biffi 2019, 225-6 (la banca dati è consultabile in versione provvisoria all’indirizzo &lt;<ref target="http://new.lessicografia.it/"><hi rend="CharOverride-2">http://new.lessicografia.it/</hi></ref>&gt;; 2023.12.11).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-002-backlink">23</ref></hi>	Sul progetto, cfr. Biffi 2018 (la banca dati è consultabile in versione provvisoria all’indirizzo &lt;<ref target="https://www.proverbi-italiani.org/"><hi rend="CharOverride-2">https://www.proverbi-italiani.org/</hi></ref>&gt;; 2023.12.11). </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-001-backlink">24</ref></hi>	Vedi nota 7.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_23.html#footnote-000-backlink">25</ref></hi>	<hi rend="italic">Vocabolario dantesco</hi>, <ref target="http://www.vocabolariodantesco.it/"><hi rend="CharOverride-2">http://www.vocabolariodantesco.it/</hi></ref> (2023.12.11).</p>
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="132169">Biffi, Marco. 2011. “La Crusca in rete”. In L’italiano dalla nazione allo Stato, a cura di Vittorio Coletti, 275-292. Firenze: Le Lettere</bibl>
          <bibl n="131876">Biffi, Marco. 2018. “La banca dati ‘Proverbi italiani’”. In Fraseologia, paremiologia e lessicografia, III Convegno dell’Associazione italiana di fraseologia e paremiologia Phrasis, a cura di Elisabetta Benucci, Daniela Capra, Salomé Vuelta García e Paolo Rondinelli, 115-128. Roma: Aracne editrice.</bibl>
          <bibl n="132153">Caretti, Lanfranco. 1984. “Un debito di riconoscenza”, Antologia Vieusseux XX, 3 (luglio- settembre 1984, fascicolo dedicato a Bonsanti): 8-10</bibl>
          <bibl n="132300">Caretti, Lanfranco. 1987. “Ricordo di Bonsanti”. In Montale, e altri, pp. 189-193. Napoli: Morano.</bibl>
          <bibl n="132219">Dei, Adele, a cura di. 2016. L’Istituto di Studi Superiori e la cultura umanistica a Firenze. Pisa: Pacini Editore. 2 voll.</bibl>
          <bibl n="132104">Desideri, Laura, a cura di. 2001. Il Vieusseux. Storia di un Gabinetto di lettura 1819-2000. Cronologia Saggi Testimonianze. Firenze: Edizioni Polistampa.</bibl>
          <bibl n="132037">Desideri, Laura, a cura di. 2020. Il Vieusseux dei Vieusseux. Libri e lettori tra Otto e Novecento (1820.-1923), in collaborazione con Francesco Conti. Firenze: Edizioni Polistampa.</bibl>
          <bibl n="132086">Desideri, Laura. 1994. “Il Gabinetto Vieusseux nel primo ’900: alcuni giudizi di illustri contemporanei”, il Vieusseux&amp;#187; VII, 21 (settembre-dicembre 1994): 81-112.</bibl>
          <bibl n="132256">Franchi, Raffaello. 1927, “La nuova vita del Gabinetto Vieusseux”, La Fiera Letteraria III, 11 (13 marzo 1927): 2.</bibl>
          <bibl n="132214">Giachetti, Cipriano. 1921. “Il Gabinetto Vieusseux nuovo centro di cultura nazionale?”, Le Lettere II, 5 (21 marzo 1921): 3.</bibl>
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