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        <title type="main" level="a">Careggi: nascita di un ospedale</title>
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          <resp>This is a section of <title>Firenze e l’Università</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0282-4</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Emanuela Ferretti, Donatella Lippi, Antonella Salvini, Bernardo Sordi, Andrea Zorzi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.28</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The construction of the Careggi complex, today the largest healthcare center in Tuscany, took up much of the 20th century and is a process still in progress, which documents, from a particular perspective, the relationship between the Faculty of Medicine and Surgery and the City , in the broader context of the country's history of medicine and healthcare.</p>
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            <item>Careggi</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.28<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.28" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Careggi: nascita di un ospedale</p><p rend="h1_author">Donatella Lippi</p><p rend="text">Affrontare il tema dei rapporti tra la Facoltà di Medicina e Chirurgia, oggi Scuola di Scienze della Salute Umana, e la città impone una riflessione su più fronti: il piano della normativa, che, da un’ottica nazionale, si riflette nella situazione locale; il piano della patocenosi, attraverso l’esame di quelle malattie che sono state i marcatori dominanti nel corso del secolo, fino a quando si sono presentate, in anni recenti, nuove emergenze; il piano ospedaliero, evidenziando il ruolo delle strutture sanitarie ed il loro rapporto con la patocenosi; la nuova organizzazione universitaria, che vede, a partire dal 1923-24, la fondazione dell’Ateneo fiorentino.</p><p rend="text">I rapporti tra Università e città nella prospettiva della salute abbracciano varie realtà, oltre a quelle presenti nell’Arcispedale di Santa Maria Nuova, sede storica della formazione medico-chirurgica fiorentina e dell’assistenza, documentata almeno dal XVI secolo (Baldanzi 2019).</p><p rend="text">Alcune docenze, infatti, erano esercitate all’interno di strutture altre: la Psichiatria e la Neurologia erano state incardinate nell’Ospedale di San Salvi, mentre la Pediatria nell’Ospedale Meyer.</p><p rend="text">Nel 1891, infatti, veniva inaugurato l’Ospedale psichiatrico di San Salvi, intitolato dal 1924 a Vincenzo Chiarugi (Lippi 1997): il villaggio, con vasto parco alberato chiuso dal muro di cinta, ospitava le strutture ospedaliere e universitarie, la direzione e i servizi; i padiglioni dei malati, uomini e donne, erano separati, ma collegati da corridoi terrazzati e gallerie sotterranee; officine, spazi per le attività ricreative e una colonia agricola ne facevano un microcosmo autosufficiente<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-012-backlink"><ref target="_28.html#footnote-012">1</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Nello stesso anno, veniva fondato l’Ospedale pediatrico Anna Meyer, dove vennero spostate le attività della Clinica pediatrica, prima di allora allocate nei locali della Maternità, in via degli Alfani, e, dal 1957, anche quelle della Clinica chirurgica pediatrica ebbero sede nei locali di via Luca Giordano (Prezziner 1810)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-011-backlink"><ref target="_28.html#footnote-011">2</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">In particolare, nella rete dei rapporti tra l’Ateneo e la città, in una prospettiva sanitaria, riveste, però, importanza sostanziale la fondazione del grande Ospedale di Careggi, che attraversa interamente il XX secolo, vivendo tutte le modifiche normative che hanno attraversato la Sanità, a livello nazionale e regionale.</p><p rend="text">Non è un caso, infatti, che nel 1924 sia stato fondato l’Ateneo fiorentino e, nello stesso anno, l’Ospedale di Careggi abbia accolto i primi malati.</p><p rend="text">Correvano gli anni di fine Ottocento: l’Ospedale di Santa Maria Nuova aveva già 600 anni e sua la struttura, frutto di molteplici cantieri succedutisi nei secoli, presentava un’immagine estremamente complessa e antifunzionale, evidenziando tutta la sua inadeguatezza di fronte a quanto richiesto dalla cultura igienista del tempo, né potevano essere sufficienti gli ennesimi lavori di ristrutturazione e ampliamento dei vecchi locali, per far fronte al continuo aumento del numero dei malati, provenienti sia dalla città sia dai comuni circostanti<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-010-backlink"><ref target="_28.html#footnote-010">3</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Le proposte avanzate, rappresentative di un dibattito che coinvolgeva l’architettura sanitaria a livello nazionale ed internazionale, contemplavano tre possibilità:</p><p rend="text_list">1) 	edificazione di un nuovo complesso ospedaliero lontano dalla città, dove trasferire tutte le cliniche;</p><p rend="text_list">2) 	costruzione di un nuovo ospedale per 400 malati, in aggiunta agli esistenti;</p><p rend="text_list">3) 	ampliamento di S. Maria Nuova e di quanto restava del complesso di Bonifazio, in via San Gallo (Diana 2012)<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-009-backlink"><ref target="_28.html#footnote-009">4</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il Consiglio di Amministrazione del 14 Giugno 1902 approvò la prima soluzione ( ASF, OSMN, n. v., f. 1089, ins. 475): il progetto richiedeva, necessariamente, la riorganizzazione di tutto il sistema sanitario cittadino e il dibattito, che si protrasse per anni, trovò spazio anche sulla stampa locale. La delibera fu successivamente approvata anche dai clinici e dai medici primari di S. Maria Nuova, nella riunione con il direttore generale del 28 gennaio 1903.</p><p rend="text">Nel 1905, venne formata una Commissione, che includeva anche la componente medica dei professionisti, per individuare un’area che offrisse le caratteristiche più adeguate per l’edificazione della nuova struttura. Il luogo dove costruire l’ospedale fu individuato dall’Ing. Luigi/Gino Casini nella zona a valle della città, compresa fra il Romito e Rifredi, estesa nella insenatura formata dalla valle del torrente Terzolle: era la tenuta di Careggi, composta da dieci poderi di proprietà della famiglia Boutorline-Misciatelli<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-008-backlink"><ref target="_28.html#footnote-008">5</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Essendo Santa Maria Nuova un’istituzione pubblica di assistenza e beneficenza, secondo quanto stabilito dalla legge Crispi del 17 luglio 1890 n. 6972, Capo IV art. 36 c. C, era necessaria l’approvazione della Giunta Provinciale Amministrativa, nominata dal Consiglio provinciale, che, nella seduta del 10 febbraio del 1908, pubblicata sul <hi rend="italic">Nuovo Giornale</hi> del giorno successivo, deliberò la costruzione dell’Ospedale di Careggi, capace di 374 letti. </p><p rend="text">Il 3 dicembre 1908, la Commissione provinciale di assistenza e beneficenza pubblica (istituita con la legge Giolitti del 18 luglio 1904 n. 390) espresse parere favorevole all’acquisto, per £. 410.000, e il contratto fu firmato il 21.04.1910. </p><p rend="text">Il 19 marzo 1912, il Consiglio di Amministrazione di Santa Maria Nuova, sotto la direzione di una commissione tecnico-sanitaria di vigilanza, costituita dall’ingegner Casini, dal direttore generale dottor Giacomo Bessone e dal professor Alessandro Lustig<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-007-backlink"><ref target="_28.html#footnote-007">6</ref></hi></hi>, con l’aggiunta del medico provinciale, affidò il progetto definitivo all’ispettore patrimoniale, ingegner architetto Italo Guidi, con piene funzioni direttive. </p><p rend="text">La decisione ebbe forti ripercussioni in ambito cittadino, in quanto gli abitanti della zona di Careggi e di Rifredi temevano che il futuro ospedale avrebbe provocato una malsana diffusione dei miasmi, pericolosa per gli abitanti, e un processo di urbanizzazione incontrollata, che avrebbe sconvolto l’assetto di tutta l’area. </p><p rend="text">Dopo un lungo dibattito, la donazione di una cospicua somma da parte della Cassa di Risparmio di Firenze fu determinante: una revisione del progetto integrava, così, il precedente, con la costruzione della sezione autonoma per tubercolosi di 140 letti, che sarebbe stata la prima parte dell’ospedale sussidiario – Villa Ognissanti, ora Ospedale Meyer – (ASF, OSMN, n. v., f. 902, ins. 191).</p><p rend="text">L’avvio di questo cantiere nel marzo 1912 sbloccò la situazione e, mentre veniva deliberata la completa dismissione del complesso di Bonifazio<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-006-backlink"><ref target="_28.html#footnote-006">7</ref></hi></hi>, veniva posta la prima pietra dei padiglioni per Malattie comuni a Careggi (Diana 2012, 381), su un progetto che ampliava quello del 1912: oltre ai due padiglioni per Malattie infettive, diventavano tre quelli per le Malattie comuni e si riproponeva la costruzione degli Istituti biologici, di un edificio per «l’osservazione dei cadaveri» e la ristrutturazione di parte della fattoria di Careggi come alloggio per le Oblate, quelle «pie donne» che dalla Fondazione di Santa Maria Nuova, nel 1288, continuavano a rappresentare una silenziosa e fattiva risorsa per l’assistenza. </p><p rend="text">I posti-letto diventavano, in seguito, 901, distribuiti in cinque padiglioni per malati comuni e un padiglione per gli oftalmici (540+150), una sezione autonoma per tubercolosi (156) e 3 padiglioni di isolamento (53), oltre a strutture di servizi (Diana 2012, 381).</p><p rend="text">Il progetto architettonico dei vari edifici fu redatto probabilmente dallo stesso Servizio Tecnico, in stile eclettico classicheggiante, secondo un impianto a padiglioni comune a molta edilizia utilitaria pubblica tardo ottocentesca. I disegni conservati presso l’Archivio Storico dell’Università di Firenze, anche se riferibili all’aggiornamento degli anni Venti (<hi rend="italic">terminus post quem</hi> è il cartiglio dove compare la dicitura «Università»), documentano la morfologia degli edifici probabilmente già al 1915 perché compaiono, sempre con la stessa sagoma, sia nelle planimetrie degli anni Dieci che in quelle degli anni Venti.</p><p rend="text">Durante la Prima guerra mondiale, con l’impiego dei prigionieri di guerra, furono edificati i padiglioni di Medicina generale, i tre padiglioni di Ponte Nuovo e vennero terminati i padiglioni del Sanatorio. </p><p rend="text">Nel 1919, gli Istituti Biologici venivano inseriti nella redazione di un ulteriore aggiornamento, che faceva seguito alla convenzione tra Stato, Comune e Provincia di Firenze per il riassetto del Regio Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento di Firenze (approvata con L.22.6.1913 n. 856), che aveva stanziato la prima somma per costruire otto fabbricati: Istituto di Anatomia Normale, Istituto di Anatomia patologica, Istituto di Patologia generale, Istituto di Igiene, Istituto di Medicina legale e, ancora, Istituto di Fisica, Chimica e Istituto e Museo di Geologia. </p><p rend="text">In questa fase del progetto, gli Istituti biologici (Anatomia, Anatomia patologica, Medicina legale) venivano ad essere collocati in una vasta area tra il borgo di Rifredi e la barriera daziaria, al di qua del Terzolle, in tre distinti edifici, lungo un viale in progetto che diventerà l’attuale Viale Morgagni, affiancati da altri due fabbricati universitari, destinati agli Istituti di Patologia Generale e di Igiene.</p><p rend="text">Nel 1921, fuori le mura, lungo il Viale Morgagni, l’Istituto di Patologia Generale, preso a modello in una pubblicazione della Rockfeller Foundation, costruito con straordinari criteri di modernità sanitaria grazie ad Alessandro Lustig, professore di Patologia Generale Umana e Sperimentale, era stato terminato nel 1921 (Lustig 1928, 81-8).</p><p rend="text">I primi malati a Careggi furono trasportati dall’Arciconfraternita della Misericordia il 16 dicembre 1924, per un totale di 458 degenti, di cui 155 tubercolosi e 303 cronici. </p><p rend="text">Nello stesso anno, l’Istituto di Studi Superiori si convertiva in Università di Firenze, incrementando il suo ruolo all’interno della città e rafforzando la sua posizione nel processo di costruzione di Careggi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-005-backlink"><ref target="_28.html#footnote-005">8</ref></hi></hi>. </p><p rend="text">Il cantiere riprese nel 1927, con la prosecuzione dei lavori al padiglione per malattie comuni adiacente al Terzolle e la ripresa dei lavori al terzo, collocato a est, mentre si lamentava il deterioramento del secondo, iniziato nel 1916 e sospeso l’anno successivo.</p><p rend="text">Mentre venivano proposte soluzioni temporanee per alcune cliniche, si registravano le conseguenze della crisi economica: il cantiere Careggi era bloccato e nel 1930 comprendeva ancora soltanto i tre padiglioni del Sanatorio, la sezione del Ponte Nuovo, i due padiglioni per malattie comuni acute, la lavanderia, l’alloggio per 50 infermiere. </p><p rend="text">Durante questo decennio, emergevano alcune necessità logistiche, come il potenziamento dei trasporti, l’adeguamento della viabilità intorno al policlinico e la realizzazione di un impianto di illuminazione pubblica; la cascina veniva trasformata in padiglione per i cronici (attuale Monna Tessa) e si iniziava il primo lotto del padiglione di Chirurgia generale, ultimato nel 1934. Fu approvata la sistemazione edilizia dei servizi di Radiologia e della Farmacia, unitamente alla destinazione di una apposita struttura per la Scuola Convitto Professionale per Infermiere, già prevista dal 1930.</p><p rend="text">Si riprendeva, inoltre, in esame il progetto per la Clinica oculistica, quello per i padiglioni di Clinica medica e gli Istituti di Igiene, Farmacologia e Fisiologia.</p><p rend="text">Il 20 luglio 1933, veniva stipulata una convenzione per l’assetto edilizio della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Regia Università di Firenze ai fini della costituzione di un consorzio che sovrintendesse la prosecuzione dei lavori e che sarebbe stato formato dallo Stato, dal Comune di Firenze, dall’Università e dall’Arcispedale di S. Maria Nuova (Diana 2012, 427 nota 119).</p><p rend="text">In realtà, molte delle decisioni che vennero prese in questo senso riflettevano anche il nuovo corso degli studi medici, conseguente alla emanazione del testo Unico delle Leggi sulla Istruzione Superiore del 1933, che prevedeva, tra l’altro, la clinicizzazione degli ospedali nelle città, che fossero sedi di Facoltà, l’obbligo del riscontro diagnostico dei cadaveri, la disponibilità dei degenti degli altri ospedali per la didattica e la destinazione dei cadaveri non reclamati, a scopo scientifico.</p><p rend="text">Il progetto per la costruzione dell’edificio centrale di accesso a Careggi fu deliberato nel 1935 e, nell’anno successivo, gli uffici amministrativi vennero trasferiti nella Villa Medicea di Careggi, acquistata e restaurata da Cosimo il Vecchio (1389-1464), nel XIV secolo, che era stata testimone, nel 1492, della morte del Magnifico Lorenzo.</p><p rend="text">Proprio in questo periodo, prendeva avvio più concreto la vicenda dell’edificio degli Istituti Anatomici, nel quadro di uno sviluppo dell’insediamento sostenuto fortemente dalla politica fascista, alla ricerca di una maggior visibilità delle attività del Regime.</p><p rend="text">Dal verbale del Consorzio per l’assetto edilizio del 28 luglio 1933 è possibile ricavare che, a tale data, erano stati redatti, o aggiornati, i progetti di tutti gli edifici universitari in programma e erano state già costruite le fondazioni degli edifici di Igiene, Anatomia Umana e Medicina legale, ma iniziava a profilarsi l’idea di spostare l’ubicazione degli Istituti Anatomici in un’area sulla riva sinistra del Terzolle, ricompresa tra l’ansa del fiume e via delle Gore, per non intralciare i percorsi dei servizi ai malati e, per contenere al minimo il costo dell’area da espropriare, prefigurando la costruzione di un unico edificio in luogo dei tre già progettati.</p><p rend="text">Il progetto vincitore del bando, redatto dall’ingegner Giovanni Ranieri di Sorbello e dal professor architetto Piero Frenguelli, prevedeva un edificio dalla facciata principale curvilinea, che riuniva e distribuiva i tre bracci in cui erano previsti i locali dei tre istituti, mentre un piccolo padiglione tergale era destinato alle ricerche sui cadaveri, collegato all’edificio principale attraverso cunicoli sotterranei.</p><p rend="text">Le piante dei vari livelli mostrano due grandi aule semicircolari gemelle, destinate alle lezioni di anatomia.</p><p rend="text">Il progetto esecutivo, ultimato nel 1937, venne approvato e si deliberava l’inizio della costruzione, che però verrà più volte rimandato per carenza di fondi.</p><p rend="text">Negli stessi anni, veniva completata anche l’edificazione delle cliniche universitarie, con l’inaugurazione, nel 1937, della Clinica medica, dell’Istituto di Fisiologia, dell’Istituto di Igiene, della Biblioteca medica e di Farmacologia. </p><p rend="text">Durante gli anni tra il 1938 e il 1939, il progetto del complesso degli Istituti Anatomici è oggetto di una serie di varianti e modificazioni, con l’obiettivo di corrispondere alle necessità dei singoli Dipartimenti, attraverso una semplificazione progettuale per contenerne i costi. </p><p rend="text">In tale ambito, il RD 1595 del 5 maggio 1938 aveva stanziato £ 1.100.000 affinché la struttura degli Istituti Anatomici venisse realizzata secondo il progetto del 1933, che prevedeva che all’edificio di Anatomia Umana Normale (l’unico per cui, a questa data, erano iniziati i lavori, peraltro quasi subito interrotti) venissero accorpati gli Istituti di Anatomia patologica e di Medicina legale, così da formare un unico blocco, posto in asse con la strada e il ponte sul torrente (Diana 2012, 405).</p><p rend="text">Veniva previsto anche un percorso sotterraneo per collegare gli Istituti Anatomici alle cliniche: nel 1939, una convenzione fra Stato, Università e Regio Arcispedale consentiva il riassetto edilizio di alcune strutture e, l’anno successivo, si applicavano le Istruzioni per la disciplina dei rapporti tra gli Ospedali e le Regie Cliniche, sulla base del Decreto 24 agosto 1940, che stabiliva l’assegnazione in uso all’Università dei locali e dei letti assegnati all’assistenza.</p><p rend="text">Quanto all’accettazione degli infermi, veniva fatto riferimento all’art. 6 del Regolamento, approvato con R. Decreto del 24 maggio 1925 n. 1144: veniva ribadito come gli ammalati venissero in qualche modo ‘scelti’ per l’insegnamento nel reparto di osservazione e trasferiti nelle Cliniche o nei reparti di isolamento per le malattie contagiose.</p><p rend="text">L’edificazione degli Istituti Anatomici, frutto di un lungo dibattito progettuale, assumerà la configurazione che sarà poi effettivamente realizzata solo nel 1956: un blocco quadrangolare ad andamento simmetrico, con due corti interne che identificano tre bracci destinati ai tre Istituti; i tre corpi di fabbrica sono riuniti nell’avancorpo centrale della facciata principale, col porticato a piano terra, dove sono collocati gli ingressi<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-004-backlink"><ref target="_28.html#footnote-004">9</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La parte tergale veniva ad essere collegata al blocco principale tramite esili tratti dei corridoi di distribuzione e, molto probabilmente, deriva dall’accorpamento delle funzioni che nel progetto originario erano previste nel padiglione isolato, destinato alle ricerche sui cadaveri. </p><p rend="text">Il sopraggiungere della Seconda guerra mondiale rallentò il cantiere e il conflitto mise a dura prova l’intero ospedale, con nuove realtà e nuove emergenze, a partire dall’autunno del 1940, con l’arrivo di un considerevole contingente di militari feriti in Albania. </p><p rend="text">Nel 1941, ad esempio, buona parte delle strutture del Ponte Nuovo furono destinate ai militari: nel frattempo, diversi complessi venivano convertiti per fronteggiare l’emergenza bellica.</p><p rend="text">Dopo la guerra, quando furono lasciati sgombri i padiglioni di Careggi, in gran parte occupati dalle truppe belligeranti (Tedeschi prima e Alleati poi) o da rifugiati civili, l’Amministrazione dovette affrontare il compito di riportarli alle condizioni iniziali e alle loro specifiche funzioni di accoglienza e cura dei cittadini ammalati: spoliazioni, vandalismi, danneggiamenti e furti li avevano ridotti in condizioni deplorevoli. </p><p rend="text">Nel locale del Museo anatomico, il recente ritrovamento della scritta «<hi rend="italic">Ladies restroom</hi>», sull’architrave di una porta, conferma la voce che gli Alleati vi avessero organizzato un <hi rend="italic">night club</hi>. </p><p rend="text">Il collaudo venne effettuato solo nel 1945, in parallelo alle opere di risanamento dei danni sopravvenuti per i bombardamenti e le occupazioni; in questo frangente, oltre alla risistemazione di gran parte delle coperture, vengono trasformati o aggiunti alcuni impianti.</p><p rend="text">Un comitato cittadino di soccorso per l’Ospedale di Careggi, di cui era Presidente il dottor Alberto Terzani, allora vice-presidente dell’Ordine dei Medici di Firenze, partecipò alla ristrutturazione del complesso ospedaliero, organizzando una campagna di propaganda con la stampa, con la radio, nelle officine e nelle industrie, nelle manifestazioni sportive (Terzani 1963). Cercò i contributi tra i commercianti, gli imprenditori, i lavoratori, sollecitò l’aiuto delle autorità, per consentire alla macchina amministrativa di ritrovare la stabilità e le risorse finanziarie per rimettersi in moto e iniziare la ricostruzione. </p><p rend="text">Nel 1956, veniva, quindi, inaugurata la struttura di Anatomia Umana e nel 1958-59 quella di Medicina legale (Diana 2012, 520); nel 1958 veniva deliberata la costruzione di una nuova aula gradonata da destinare all’Istituto di Anatomia Patologica, a seguito di numerose controversie sull’utilizzo dell’aula magna del primo piano, l’attuale aula Pacini, che era stata assegnata alla Sezione di Anatomia Umana. La costruzione dell’aula lezioni terminerà nel 1960. </p><p rend="text">Il progetto fu affidato all’ingegner Arduino Matassini, che predispose la costruzione della nuova aula in cemento armato, impostandola alla quota del primo livello e addossandola al tratto distributivo di congiunzione tra il corpo dell’Anatomia Patologica e la parte tergale dell’edificio, dove è evidente ancora oggi l’innesto di una costruzione dai caratteri tipici degli anni Cinquanta.</p><p rend="text">Il nuovo corpo edilizio che completa la cortina stradale del fronte nord del fabbricato fu completato e collaudato nel 1962. </p><p rend="text">Da allora, il complesso di Careggi è stato più volte interessato da restauri, ampliamenti, integrazioni: negli anni Sessanta, veniva costruito il Centro Traumatologico Ortopedico (CTO). Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, infatti, si ebbe un riassetto dell’area ospedaliera a cura dell’architetto Edoardo Detti e si intensificò l’attività edilizia, a cui dettero un significativo contributo anche gli architetti Raffaello Fagnoni e Pierluigi Spadolini. Fu infatti quest’ultimo, grazie all’iniziativa del clinico Oscar Scaglietti, a progettare, a partire dal 1955, grazie al finanziamento dell’INAIL, una struttura all’avanguardia per l’epoca, il CTO, che avvia la sua attività alla metà degli anni Sessanta, per poi entrare a far parte della USL 10/D e dei padiglioni dell’ospedale all’indomani della approvazione della Legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, all’inizio degli anni Ottanta<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-003-backlink"><ref target="_28.html#footnote-003">10</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">Il CTO ospitava, quindi, la Clinica ortopedica, fino ad allora presso l’Istituto ortopedico Toscano: è l’opera di maggior rilevanza, con cui la sanità fiorentina superava il concetto del monoblocco. Con un edificio di 220.000 metri cubi, era uno dei primi ospedali specializzati costruiti in Italia nel dopoguerra, con una capienza di 600 posti letto, 4 sale operatorie e 3 sale gessi.</p><p rend="text">Una ulteriore svolta della pianificazione avvenne nel 1989, quando l’Università e la USL/10D definirono un primo programma strategico denominato Piano di Careggi 2000 e orientato all’unificazione delle strutture ospedaliere. Ad esso seguì poi il progetto Nuovo Careggi, che conta tra le sue principali realizzazioni l’edificio del Nuovo Ingresso Careggi, simbolica porta d’accesso e interfaccia pubblica dell’Azienda verso la città. </p><p rend="text">Nel 1996, si costituiva l’attuale Azienda ospedaliero-universitaria e nel 2000 è stato avviato il progetto di ristrutturazione del Nuovo Careggi.</p><p rend="text">Nel 1995, anche l’Ospedale Meyer diventava Azienda Ospedaliera Autonoma, per poi trasferirsi, nel 2007, sulla collina di Careggi, nei locali del vecchio ospedale di Ognissanti, inglobando progressivamente anche altre strutture.</p><p rend="text">Nel 2003, a seguito dell’accordo fra Aziende Ospedaliere di Careggi e Università, il Consiglio comunale deliberò l’approvazione del Piano Unitario, che costituisce lo strumento urbanistico attuativo per il rinnovamento dell’area di Careggi, in continua evoluzione architettonico-urbanistica<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-002-backlink"><ref target="_28.html#footnote-002">11</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">In quegli anni venne discusso e approvato il primo Atto Aziendale, poi aggiornato, e venne avviato il processo di dipartimentalizzazione<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="_28.html#footnote-001">12</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">La Riforma del Servizio Sanitario, avviata nel 1992 e completatasi nel 1999, ha riscritto la partecipazione concorrente delle Università alla programmazione regionale in materia sanitaria.</p><p rend="text">In particolare il D.Lgs. 21.12.99 n. 517 ha dettato le norme per la regolamentazione dell’apporto delle Facoltà di Medicina e Chirurgia alle attività assistenziali del servizio sanitario regionale, da attuarsi attraverso protocolli d’intesa fra Università e Regioni per il perseguimento degli obiettivi di: sviluppo della collaborazione tra sistema sanitario regionale e sistema formativo universitario; potenziamento della ricerca biomedica e medico-clinica accanto alla formazione del personale medico e sanitario; programmazione congiunta delle attività assistenziali da attuarsi attraverso le aziende ospedaliero-universitarie.</p><p rend="text">Tale decreto ha regolato la disciplina relativa ai rapporti tra Servizio Sanitario e Università, individuando i principi portanti quali l’integrazione delle attività assistenziali, formative e di ricerca svolte dal Servizio Sanitario Regionale e dalle Università, al fine di rispondere all’esigenza di consentire l’espletamento delle funzioni istituzionali delle Facoltà di Medicina e Chirurgia.</p><p rend="text">Il percorso istituzionale effettuato ha portato l’Università di Firenze a partecipare a pieno titolo al Sistema Sanitario Regionale, non più attraverso l’istituto della convenzione, ma tramite la trasformazione delle Aziende ospedaliere in Aziende ospedaliero-universitarie.</p><p rend="text">Le Aziende ospedaliero-universitarie di riferimento per l’Università degli Studi di Firenze sono: l’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e l’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer, referente in ambito pediatrico, con funzioni di riferimento per tutta la Regione Toscana, ambedue facenti parte dell’Area Vasta Centro (Regione Toscana, 6).</p><p rend="text">L’Area Vasta è definita come la «dimensione operativa a scala interaziendale, individuata come livello ottimale per la programmazione integrata dei servizi e per la gestione in forma unitaria di specifiche attività tecnico amministrative delle aziende sanitarie»: in ciascuna Area Vasta è costituito un comitato composto dai direttori generali delle aziende sanitarie facenti parte dell’area e dal direttore dell’ESTAV, Enti per i Servizi Tecnico-Amministrativi di Area Vasta, con il compito di governare il processo di integrazione interaziendale.</p><p rend="text">Se le Aziende ospedaliero-universitarie, quindi, assicurano prestazioni di ricovero, ambulatoriali specialistiche e di emergenza urgenza, con attività di ricerca e didattica, si occupano principalmente di alta specializzazione e utilizzano le tecniche più avanzate per la diagnosi e la cura dei pazienti, le Aziende Sanitarie Locali (ASL) garantiscono alla popolazione l’universalità dell’assistenza: dalle attività di prevenzione, all’assistenza territoriale (cure primarie e medicina di famiglia, salute mentale, consultori ecc.), alle cure ospedaliere. </p><p rend="text">Gli Statuti descrivono la missione istituzionale delle nuove Aziende Ospedaliero-Universitarie, che hanno come obiettivo </p><p rend="quotation_b">il raggiungimento del più elevato livello di risposta alla domanda di salute, intesa come recupero e mantenimento della salute fisica, psichica e sociale, in un processo che includa in modo inscindibile la didattica, intesa come strumento di costruzione e miglioramento delle competenze degli operatori e dei soggetti in formazione, e la ricerca volta al continuo progresso delle risorse cliniche e biomediche (Statuto della Fondazione Careggi 2023).</p><p rend="text">I Dipartimenti ad Attività Integrata (DAI) sono stati individuati con gli atti aziendali di costituzione dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e dell’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer, approvati dagli organi accademici e dalla Giunta regionale Toscana e sottoscritti rispettivamente in data 25 luglio e 16 ottobre 2003, ovvero con successivi provvedimenti di riorganizzazione.</p><p rend="text">I DAI sono centri di responsabilità, adottati come modello di gestione operativa delle attività assistenziali, tali da garantire l’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca, dotati di autonomia gestionale e tecnica professionale nel rispetto delle risorse e degli obiettivi assegnati (Maciocco 2023)<hi rend="notes_number CharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="_28.html#footnote-000">13</ref></hi></hi>.</p><p rend="text">In questo percorso, lungo un secolo, queste strutture, oltre a modificarsi nell’organizzazione, hanno dovuto affrontare situazioni nuove, dal punto di vista delle malattie, che hanno caratterizzato la patocenosi della popolazione fiorentina: la pandemia influenzale del 1918, le malattie esantematiche, la difterite, la meningite cerebro-spinale epidemica, la febbre puerperale, il vaiolo, la febbre tifoide, le malattie tubercolari e le malattie delle vie intestinali… </p><p rend="text">Se questa è storia, l’ultima pandemia da Covid-19, ha, invece, i tratti della cronaca: superati il SARS-CoV e il MERS-CoV, che hanno infettato l’uomo nel 2003 e nel 2012, rispettivamente, causando infezioni respiratorie gravi con elevata mortalità, il Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Ateneo fiorentino è stato pesantemente coinvolto nella epidemia di influenza iniziata nel 2009 e poi nella tragica pandemia da SARS-CoV-2, quando si è fatto riferimento a misure di controllo solo apparentemente nuove: sorveglianza attiva, distanziamento sociale, isolamento precoce dei casi e dei relativi contatti e <hi rend="italic">contact tracing</hi>.</p><p rend="text">L’emergenza ha determinato tra i professionisti della sanità una spinta verso l’innovazione, che ha contribuito a lanciare una grande sfida sanitaria: presa in carico globale dei pazienti, azioni che limitassero la diffusione dell’infezione, nuovi modelli gestionali, riorganizzazione di spazi e <hi rend="italic">setting</hi> assistenziali.</p><p rend="text">Non solo: l’Ateneo ha accelerato alcune buone pratiche e innovazioni, adottando la teledidattica come strategia formativa nel momento emergenziale: mentre gli ospedali pianificavano nuovi utilizzi degli spazi, facendo seguito a quanto la scienza disponeva nel dialogo planetario, che si è acceso in tutti i laboratori di ricerca del mondo e anche in quelli fiorentini, l’Università assumeva provvedimenti conseguenti, attraverso forme di didattica a distanza.</p><p rend="text">Emergenza sanitaria, economica, formativa: la didattica universitaria si è trasferita <hi rend="italic">online</hi>, così come è stata potenziata la telemedicina: nel momento in cui la vita accademica e cittadina sono tornate progressivamente alla normalità, si sono intrapresi nuovi percorsi, che confermano questa alleanza nel quadro di quella che, oggi, si chiama <hi rend="italic">One health</hi>, l’approccio integrato e unificante, fondato sulla collaborazione interprofessionale e multidisciplinare tra settori diversi, che mira a valutare e potenziare in modo sostenibile la salute di persone, animali ed ecosistemi.</p><p rend="h2 ParaOverride-1">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Baldanzi, Francesco. 2019. “Nell’Ospedale di «Santa Maria Nuova di Firenze a imparare il cerusico»: origini e primo consolidamento della Scuola Medica e Chirurgica (XVI-XVIII secolo).” <hi rend="italic">Archivio Storico Italiano</hi> 177, 2: 273-304.</p><p rend="bib_indx_bib">Diana, Esther. 2012. <hi rend="italic">Santa Maria Nuova ospedale dei Fiorentini. Architettura ed assistenza nella Firenze tra Settecento e Novecento</hi>. Firenze: Polistampa.</p><p rend="bib_indx_bib">Filza 1089. <hi rend="italic">Opera di Santa Maria Nuova</hi>. Firenze: Archivio di Stato.</p><p rend="bib_indx_bib">Filza 902. <hi rend="italic">Opera di Santa Maria Nuova</hi>. Firenze: Archivio di Stato.</p><p rend="bib_indx_bib">Filza 1366. <hi rend="italic">Opera di Santa Maria Nuova</hi>. Firenze: Archivio di Stato.</p><p rend="bib_indx_bib">Lippi, Donatella (a cura di). 2021. <hi rend="italic">Di là dal Rio Freddo. Anatomia, Anatomia patologica, Medicina legale. Careggi 1956-2021</hi>. Firenze: Mandragora.</p><p rend="bib_indx_bib">Lippi, Donatella. 1997. <hi rend="italic">San Salvi. Storia di un manicomio.</hi> Firenze: Olschki.</p><p rend="bib_indx_bib">Prezziner, Guido. 1810. <hi rend="italic">Storia del pubblico studio e delle società scientifiche e letterarie di Firenze</hi>. Firenze: Carli.</p><p rend="bib_indx_bib">Regione Toscana. 2009. <hi rend="italic">Guida della salute.</hi></p><p rend="bib_indx_bib">Statuto della Fondazione Careggi. 2023. <ref target="https://fondazionecareggi.org/chi-siamo/">https://fondazionecareggi.org/chi-siamo/</ref> (09.07.2023).</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Sulla necessità di nuove costruzioni ospedaliere per Firenze sull’opportunità a tale scopo dell’acquisto della tenuta di Careggi. Memoria illustrativa del Consiglio di Amministrazione del R. Arcispedale di Santa Maria Nuova e Stabilimenti riuniti di Firenze. Responso della Commissione sulla scelta del sito, Allegato D, Firenze.</hi> 1906. Firenze: Stabilimento Tipografico Aldino.</p><p rend="bib_indx_bib">Terzani, Alberto. 1963. <hi rend="italic">L’opera del Comitato cittadino di soccorso per l’ospedale di Careggi (1946-1951).</hi> Firenze: Tipografia Bruno Coppini &amp; c.</p><p rend="bib_indx_bib">Maciocco, Gavino. 2023. <ref target="https://www.saluteinternazionale.info/2016/09/quando-ciampi-salvo-il-servizio-sanitario-nazionale/">https://www.saluteinternazionale.info/2016/09/quando-ciampi-salvo-il-servizio-sanitario-nazionale/</ref> (23.04.2023).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-012-backlink">1</ref></hi>	Nel 1978 è iniziata la chiusura del manicomio, conclusasi nel 1998, con il trasferimento delle attività a Careggi. La Legge Basaglia, n. 180 del 13 maggio 1978 sanciva la chiusura dei manicomi civili e regolamentava il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di Igiene mentale pubblici.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-011-backlink">2</ref></hi>	«Dallo Spedale di S. Maria Nuova facciam qui passaggio a quello degl’Innocenti. Una Cattedra ivi istituita con Motuproprio del Re Lodovico I in data degli 8 aprile 1802 somministra materia interessante alla nostra Storia. La Cattedra aperta allora in detto luogo fa qual si conveniva ad uno Stabilimento pubblico destinato a ricevere gli esposti Infanti, quella cioè delle Malattie infantili; il soggetto poi chiamato subito a coprirla fu il Sig. Dott. Gaetano Palloni, che ottenne perciò il mensuale stipendio di 25 scudi fiorentini ed il titolo di Professore onorario dell’Università di Pisa. Il Sig. Palloni dietro agli ordini sovrani fece subito i corsi delle sue lezioni in ore pomeridiane, e così venne subito la sua Scuola frequentata dagli studenti Giovani medici non impediti in tali ore da altre lezioni. Dopo che ebbe per due anni pubblicamente insegnato, egli diede alle stampe un Saggio sopra l’utilità e il metodo d’innestare la Vaccina, ed in tal guisa potette il Pubblico avere un argomento luminoso de’ di lui studi e delle di lui premure pel vantaggio de’ teneri fanciulli» (Prezziner 1810, 247).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-010-backlink">3</ref></hi>	Il testo rappresenta una elaborazione di quanto pubblicato in Lippi (2012), basato sulla relazione storica inserita nel <hi rend="italic">Progetto redatto in base alle ricerche condotte dal Laboratorio Sperimentale di Ateneo</hi>, Università degli Studi di Firenze, Area Edilizia.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-009-backlink">4</ref></hi>	Ringrazio Esther Diana per la revisione del testo.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-008-backlink">5</ref></hi>	<hi rend="italic">Sulla necessità di nuove costruzioni ospedaliere per Firenze sull’opportunità a tale scopo dell’acquisto della tenuta di Careggi. Memoria illustrativa del Consiglio di Amministrazione del R. Arcispedale di Santa Maria Nuova e Stabilimenti riuniti di Firenze. Responso della Commissione sulla scelta del sito</hi>, Allegato D, Firenze: Stabilimento Tipografico Aldino 1906.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-007-backlink">6</ref></hi>	Alessandro Lustig (1857-1937) fu dal 1892 titolare della cattedra di Patologia generale, a Firenze.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-006-backlink">7</ref></hi>	Dalla fine del XVIII secolo, il complesso di Bonifazio era stato destinato a cutanei, invalidi, dementi, incurabili: alla fine del secolo XIX, si trasformò, fino al 1924, in ospedale per oftalmici, tisici e invalidi. Venne poi acquistato dalla Provincia e fu sede del Provveditorato agli Studi dal 1927 al 1938, anno in ci vi fu trasferita la Questura che vi ha ancora sede. Lippi, Donatella 1997. <hi rend="italic">San Salvi. Storia di un manicomio</hi>. Firenze: Olschki.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-005-backlink">8</ref></hi>	<hi >Il primo Rettore fu l’anatomico Giulio Chiarugi (1859-1944), che si dedicò allo studio dell’anatomia macro-e micros</hi>copica e dell’embriologia, secondo il moderno approccio citologico-embriologico e anatomo-comparativo. Scrisse <hi rend="italic">Istituzioni di anatomia dell’uomo</hi>, le cui prime edizioni (Milano 1904-17, in 3 voll.; 1921-26, in 4 voll.) furono seguite da altre da lui personalmente curate e rinnovate, fino alla sesta (1943-45) e il <hi rend="italic">Trattato di embriologia</hi> (1929-44, in 4 voll.), che riuscì a completare un anno prima della morte. Chiarugi lasciò il ruolo di Rettore nel 1925, per divergenze di natura politica. Gli successe il chirurgo Enrico Burci (1862-1933).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-004-backlink">9</ref></hi>	<hi rend="italic">Progetto di massima per la definitiva sistemazione dell’Ospedale, delle Cliniche e degli Istituti Biologici a Careggi</hi>, 1935-36 (ASF, OSMN, n. v., f. 1366, ins. 169).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-003-backlink">10</ref></hi>	La aziendalizzazione è frutto degli impianti normativi del d.lgs. 502/92 e d.lgs. 517/1999. La legge n. 386 del 17 agosto 1974 aveva trasferito l’assistenza ospedaliera dagli enti mutualistici alle Regioni, attraverso un’opera di decentramento delle funzioni che si sarebbe dovuta concretizzare nei piani sanitari regionali. Con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (legge 23/12/1978 n. 833) la potestà regionale interviene sia in veste di soggetto della programmazione sanitaria, sia come soggetto titolare delle funzioni legislative in materia sanitaria all’interno di questa legge-quadro, in cui si tende alla stretta integrazione dei rapporti anche tra Università, Enti ospedalieri e Regione, con la successiva trasformazione delle Aziende ospedaliere in Aziende miste ospedaliero-universitarie: queste, nella loro duplice forma di Aziende ospedaliero-universitarie integrate col Sistema Sanitario Nazionale e Aziende ospedaliero-universitarie integrate con l’Università, rappresentano i due modelli di riferimento attualmente possibili, corredate da norme estremamente precise per quanto riguarda gli organi e il personale.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-002-backlink">11</ref></hi>	Con la riforma sanitaria del 1978 furono costituite le Unità Sanitarie Locali. Sia Careggi sia il CTO vengono a far parte della USL 1O/D, staccandosi da Santa Maria Nuova che faceva parte della USL 10/A. Poiché le USL sono strutture operative dei Comuni, il patrimonio edilizio venne ad essere del Comune di Firenze, seppure con vincolo sanitario. Con i decreti legislativi 502/1992 e 517/1993 furono istituite le Aziende sanitarie. Careggi, comprensivo del CTO, venne ad essere, in considerazione delle sue caratteristiche di alta specialità, una Azienda Ospedaliera.</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number CharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-001-backlink">12</ref></hi>	Delibera Giunta Regionale 1173 del 29.10.2001 per l’approvazione degli allegati A e B; Allegato A: Stipulato il 06.11.2001 inerente l’applicazione al protocollo d’intesa tra la Regione Toscana e le Università di Firenze,Siena e Pisa delle disposizioni recate dagli articoli 5 e 6 del D.Lgs. n. 517 del 1999; Allegato B: Stipulato il 06.11.2001 inerente l’utilizzazione dei professori universitari di cui all’art. 15 nonies, comma 2, del D.Lgs. 502 del 1992 e successive modificazioni; Protocollo d’Intesa Regione-Università del 22.04.2002 per le attività assistenziali (Delibera del Consiglio Regionale n. 60 del 09.04.02).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_28.html#footnote-000-backlink">13</ref></hi>	Ringrazio G. Maciocco e M. Geddes per la revisione della normativa.</p>
      
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="131956">Baldanzi, Francesco 2019. “Nell&amp;#39;Ospedale di &amp;#171;Santa Maria Nuova di Firenze a imparare il cerusico&amp;#187;: origini e primo consolidamento della Scuola Medica e Chirurgica (XVI-XVIII secolo)”. Archivio Storico Italiano 177.2: 273-304.</bibl>
          <bibl n="132119">Diana, Esther 2012. Santa Maria Nuova ospedale dei Fiorentini. Architettura ed assistenza nella Firenze tra Settecento e Novecento. Firenze: Polistampa</bibl>
          <bibl n="132142">Lippi, Donatella, a cura di. 2021. Di l&amp;#224; dal Rio Freddo. Anatomia, Anatomia patologica, Medicina legale. Careggi 1956-2021. Firenze: Mandragora.</bibl>
          <bibl n="132398">Lippi, Donatella 1997. San Salvi. Storia di un manicomio. Firenze: Olschki.</bibl>
          <bibl n="132237">Prezziner, Guido 1810. Storia del pubblico studio e delle societ&amp;#224; scientifiche e letterarie di Firenze. Firenze: Carli.</bibl>
          <bibl n="132447">Regione Toscana. Guida della salute 2009</bibl>
          <bibl n="131918">Memoria illustrativa del Consiglio di Amministrazione del R. Arcispedale di Santa Maria Nuova e Stabilimenti riuniti di Firenze. Responso della Commissione sulla scelta del sito, Allegato D, Firenze, 1906. Firenze: Stabilimento Tipografico Aldino.</bibl>
          <bibl n="132146">Terzani, Alberto 1963. L&amp;#39;opera del Comitato cittadino di soccorso per l&amp;#39;ospedale di Careggi (1946-1951). Firenze: Tipografia Bruno Coppini &amp;amp; c.</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>