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        <title type="main" level="a">Farmaci, farmacisti e farmacie a Firenze</title>
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          <resp>This is a section of <title>Firenze e l’Università</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0282-4</idno>) by </resp>
          <name>Fulvio Conti, Emanuela Ferretti, Donatella Lippi, Antonella Salvini, Bernardo Sordi, Andrea Zorzi</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.29</idno>
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        <p>The Ars Pharmaceutica, which teaches the way to prepare, dispense and preserve all the components of the preparation and itself in excellent condition, has accompanied the history of the Florentine University with the School of Pharmacy since the foundation of the Royal Institute of Higher Studies (1859 ) until its transformation into a University in 1924. The Pharmacy studies held in the Arcispedale di S. Maria Nuova have seen numerous teachers hold the chairs of Pharmaceutical Chemistry and have important roles in international research, but also in the management of pharmacies in the area. This contribution reviews all the transformations that have historically occurred in the pharmacy throughout 100 years of the University's history.</p>
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            <item>History of florentine pharmacy</item>
            <item>School of Pharmacy</item>
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            <item>florentine pharmaceutical Industries</item>
            <item>Local pharmacies</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.29<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0282-4.29" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Farmaci, farmacisti e farmacie a Firenze</p><p rend="h1_author">Silvia Selleri</p><p rend="text">Michele Amari, docente di Lingua e letteratura araba, nella sua prima lezione, in occasione dell’inaugurazione del Regio Istituto di Studi Superiori di Firenze (1859), ricordava le origini della tradizione farmaceutica fiorentina: </p><p rend="quotation_b">il Consiglio del Popolo il 15 Maggio del 1321 promuove l’istituzione nella città del Giglio dello “Studio Generale” che comprendeva l’Ars Pharmaceutica accanto a quella Medica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-001-backlink"><ref target="_29.html#footnote-001">1</ref></hi></hi> a testimonianza del primato culturale della città rivolto alla tutela della salute della popolazione.</p><p rend="text">In realtà, l’<hi rend="italic">Ars Pharmaceutica</hi>, che insegna il modo di preparare, dispensare e conservare in ottimo stato tutti i componenti della preparazione ed essa stessa, ha accompagnato la storia dell’Ateneo fiorentino dalla fondazione del Regio Istituto di Studi Superiori (1859) fino alla sua trasformazione in Università (1924).</p><p rend="text">Negli anni Settanta dell’Ottocento, la Scuola di Farmacia aveva circa 40 studenti e tali sono rimasti fino all’inizio del XX secolo (Capetta, Piccolo 2004); ogni anno era sempre più evidente l’anacronismo che un Ateneo come quello fiorentino, con docenti di prestigio nelle discipline chimiche e farmaceutiche, non entrasse a pieno titolo nell’elenco delle Università italiane. Furono numerose le personalità di rilievo a livello nazionale e internazionale che si succedettero alla direzione della Scuola: Ugo Schiff (1892-1893), Augusto Piccini (1894-1905), Angelo Angeli, (1905-1915). Fu con Guido Pellizzari (1916-1931), che la Scuola di Farmacia ebbe riconosciuto un ruolo all’interno del neonato Ateneo fiorentino: fu il primo direttore, allievo di Ugo Schiff, cui fu affidata la cattedra di Chimica farmaceutica con una sede dedicata, l’Istituto di Chimica Farmaceutica in Via Gino Capponi insieme agli altri Istituti chimici. La sede storica è rimasta tale fino al trasferimento presso il Polo Scientifico di Sesto Fiorentino avvenuto nel 2003 e curato nella progettazione e nell’allestimento da Massimo Bambagiotti-Alberti.</p><p rend="text">Quando l’Istituto di Studi Superiori di Firenze, dopo un cinquantennio di attività, fu trasformato in Università (1924) la Scuola di Farmacia contava soltanto sei ‘professori stabili’ ed alcuni incaricati e conferiva il diploma in Farmacia (quattro anni) e la laurea in Chimica e Farmacia (cinque anni) di vocazione industriale. Con l’istituzione della Laurea in Farmacia (1933), il percorso formativo rimase unico. </p><p rend="text">Le profonde modifiche della società e l’evolversi del sistema della qualità nella produzione farmaceutica hanno portato, nella seconda metà del XX secolo, a rivedere la figura del farmacista e, conseguentemente, la sua preparazione nel percorso formativo da compiere all’interno dell’Accademia. </p><p rend="text">Ciò che appare evidente nell’evoluzione della figura professionale del farmacista e del chimico farmaceutico è la vocazione alla tutela della salute, declinata in numerose forme che vanno dalla ricerca scientifica per la realizzazione di nuovi strumenti terapeutici, alla preparazione dei farmaci a livello industriale, alle relazioni con gli enti regolatori per l’approvazione delle specialità medicinali, fino alla dispensazione dei farmaci autorizzati presso le farmacie e gli ospedali del territorio. </p><p rend="h2">1. Un sodalizio importante: le aziende farmaceutiche del territorio e la Facoltà di farmacia</p><p rend="text">Con l’istituzione della Laurea in Farmacia, era naturale che i chimici farmaceutici diventassero interlocutori anche dell’industria farmaceutica, che già durante il II conflitto mondiale aveva rappresentato una voce importante nel panorama produttivo nazionale e non solo: nacque così, nel Settembre del 1967 il corso di Laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (CTF) che a Firenze venne inserito nello Statuto nel 1970, fortemente sostenuto dal mondo industriale farmaceutico del territorio, fatto di stabilimenti distaccati di importanti multinazionali (Boehringer Ingelheim, Eli Lilly) ma anche di realtà aziendali più piccole, destinate negli anni successivi ad avere grande sviluppo e in grado di produrre prodotti farmaceutici e cosmetici di altissima qualità (F.I.R.M.A, Manetti e Roberts, Menarini, Malesci, Molteni, Istituto Farmaco-biologico Pagni), oltre che dalla Scuola di Sanità Militare.</p><p rend="text">La realtà farmaceutica poliedrica e sfaccettata di Firenze la rende particolarmente adatta a comprendere la nascita della produzione industriale sul territorio nazionale, dissimile da quanto accaduto nel resto d’Europa. Infatti, la produzione su larga scala del farmaco è, nel territorio toscano, l’espressione dell’evoluzione dell’Officina della Farmacia Chimica ottocentesca, che felicemente si affermerà in Italia e all’estero, nei due secoli successivi: basti pensare alla Farmacia Molteni e alla Farmacia Anglo Americana Roberts.</p><p rend="text">La Molteni ha tradizioni antichissime: la sua storia affonda le radici nella farmacia del Canto al Diamante; fu nel 1892 che prese la denominazione Farmacia Molteni omonima dell’azienda, quando un giovane farmacista marchigiano, Alfredo Alitti, divenne direttore della farmacia di Leone Molteni; costui, con l’ausilio di una cerchia di colleghi, fra cui Bonifazi, anch’egli farmacista marchigiano, organizzò un laboratorio nel retro della Farmacia, mettendo a frutto le conoscenze sviluppate in Francia. Agli inizi del Novecento, la produzione fu trasferita nei laboratori del viale Principe Amedeo, dove con il fratello Aurelio iniziò la produzione su larga scala degli iniettabili, le famose fiale ipodermiche di Morfina e di Cardiostenolo, primi efficaci presidi per il trattamento del dolore severo. Fra i prodotti storici della Molteni Farmaceutici, lo Steridrolo nella confezione ad uso metropolitano e quella ad uso coloniale, quest’ultima riportata nel <hi rend="italic">vademecum</hi> della campagna d’Africa, utilizzato per la disinfezione delle ferite e la potabilizzazione delle acque, di cui fu dotato l’esercito italiano durante la guerra coloniale. Fu proprio la guerra d’Africa a dimostrare come l’organizzazione medica e farmaceutica fosse di importanza uguale a quella bellica. È proprio in questa occasione che si realizza un’alleanza vincente nel territorio toscano, per dotare i militari impegnati in guerra: il chinino di Stato, proveniente dal Farmaceutico Militare, il vaccino antitifico e anticolerico dall’Istituto Sclavo, il disinfettante Steridrolo per le ferite, per l’acqua, per i ferri chirurgici oltre che per i bendaggi, dalla Molteni Farmaceutici. Più di 188 ufficiali farmacisti, molti dei quali provenienti dagli studi di Farmacia dell’Ateneo, accompagnarono i medici e le 384 sorelle crocerossine che partirono per la campagna d’Africa orientale, con la denominazione di legione Dante Alighieri (Teruzzi 1933, 65-7); l’allora Preside di Farmacia, Mario Passerini (decorato con la croce al merito di guerra nel 1919), consapevole dell’importanza del supporto farmaceutico, auspicava con il Rettore di allora, Bindo De Vecchi, che gli studenti universitari in partenza per la guerra coloniale potessero tornare a concludere gli studi universitari.  </p><p rend="text">Altro esempio è quello della Manetti e Roberts, le cui origini si possono senz’altro far risalire alla Farmacia Roberts che apre nel 1843 come Farmacia della Legazione Britannica, nell’elegante via Tornabuoni. L’iniziativa si rivela proficua e prodiga di risultati perché, oltre ai medicinali, propone prodotti cosmetici e non solo. Nella sua prestigiosa farmacia, Henry Roberts studia e realizza due preparazioni cosmetiche destinate ad una grande fama: il primo tonico rinfrescante denominato «Acqua di rose» e la polvere bianca profumata e impalpabile, il primo Borotalco: due prodotti di bellezza, nati a Firenze, recente capitale del nuovo Regno d’Italia (1865-1870). Ma questa felice storia non finisce con Roberts; infatti, l’anno successivo alla sua scomparsa, prende le redini dell’azienda un altro farmacista inglese, Alfredo Houlston Morgan, che si consorzierà con il fiorentino Lorenzo Manetti, creando una società che porterà il nome dell’italiano e quello del fondatore, e che sposterà il laboratorio da via Tornabuoni allo stabilimento di via Carlo Pisacane. Questa azienda vede fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento un grande lancio sul mercato farmaceutico, con specialità medicinali per il sistema cardiovascolare e gastroenterico, insieme a integratori adatti all’infanzia. Contemporaneamente, proseguiva la grande tradizione cosmetica, realizzando una linea per l’infanzia che diviene a tutti gli effetti <hi rend="italic">competitor</hi> a livello internazionale dell’americana Johnson &amp; Johnson. A guidare questo importante sviluppo sarà la famiglia Orzalesi, che rimarrà proprietaria per più di un ventennio, fino al 1977, quando l’azienda sposta il suo stabilimento produttivo a Calenzano e viene successivamente venduta. Le relazioni con l’Università di Firenze sono molteplici: dirigenti aziendali come Renato Selleri e Giovanni Orzalesi divengono docenti incaricati e, più tardi, intraprendono la carriera universitaria, apportando al mondo accademico del settore le conoscenze più avanzate del mondo industriale farmaceutico; queste si riverberano efficacemente sugli insegnamenti nei corsi di Farmacia e CTF, di cui sono incaricati. Il sodalizio fra Manetti e Roberts e la Facoltà di Farmacia di Firenze porta anche ad un altro importante avanzamento culturale nella storia della cosmetica: la disciplina viene, infatti, affrontata per la prima volta in Italia con gli stessi canoni produttivi e di ricerca della Farmaceutica; l’impegno in questo ambito dei due docenti fiorentini presso l’Istituto Superiore di Sanità a far riconoscere al prodotto cosmetico la dignità di preparato, con etichetta identificativa dei componenti e data di scadenza, scaturirà soltanto molti anni più tardi in una norma di legge.</p><p rend="text">Questo è il periodo aureo della farmaceutica: importanti specialità medicinali nascono dal sodalizio tra ricerca universitaria e industria per il deposito di brevetti a copertura della proprietà intellettuale e successivo trasferimento tecnologico, altrimenti difficilmente sostenibile dal solo mondo accademico. Sono tessute relazioni fra l’Ateneo e gli Enti Regolatori del farmaco, nasce e si afferma il sistema qualità nella produzione farmaceutica, trasferito in termini di conoscenze e materiale di studio di molti insegnamenti dei corsi di laurea di CTF e Farmacia; sono promosse convenzioni azienda-Università, agli studenti è offerta la possibilità di svolgere tesi o periodi di tirocinio in azienda.</p><p rend="text">Un importante sodalizio con l’Ateneo e la Facoltà di Farmacia si realizza con Menarini; quest’azienda deve la sua nascita (1915) ad un intraprendente laureato in Farmacia che decide di spostare la propria attività, la Farmacia Internazionale con officina galenica di Napoli, a Firenze (via dei Sette Santi). La particolare connotazione ‘Internazionale’ rifletteva la vocazione di questa officina, dove si potevano acquistare farmaci e preparati provenienti da tutto il mondo, così come si potevano spedire in tutto il mondo. Archimede Menarini produceva da tempo medicamenti per altri farmacisti con il nome della sua azienda ed entra nella società imprenditoriale fiorentina attraverso conoscenze familiari. Si occupa personalmente della progettazione dello stabilimento, che viene realizzato con criteri di avanguardia. Sempre allo stesso indirizzo ancora oggi si trova il quartier generale dell’azienda, la più grande farmaceutica italiana nel mondo, presente in 120 paesi. Menarini, all’inizio del XX secolo, produceva prodotti a base di arsenico il cui successo è certamente legato all’azione dell’arsfenamina contro la sifilide. A questi preparati farmaceutici appartenenti all’antica Chimica terapeutica, si affiancarono farmaci sviluppati nei laboratori fiorentini di Menarini fra cui il Picropen, utilizzato negli anni Cinquanta per combattere la depressione respiratoria da barbiturici, dopo le morti eccellenti di Marilyn Monroe e di Cesare Pavese. Fu realizzato con la collaborazione di Leonardo Donatelli e di Mario Aiazzi Mancini (cui venne dedicato l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Firenze), quest’ultimo docente della Scuola di Farmacia fra gli anni 1925-1927. Le relazioni di Menarini con l’Ateneo fiorentino vedono negli anni Ottanta del Novecento alcuni esponenti delle attività di ricerca aziendale avere incarichi di insegnamento come Mario Ghelardoni, titolare di numerosissimi brevetti, valoroso collaboratore di Sergio Berlingozzi nella sua prima esperienza universitaria, insieme a Giorgio Adembri per la realizzazione della separazione di antipodi ottici. Una parte della ricerca sugli antitubercolari condotta in Menarini ha visto la consulenza scientifica di Carlo Musante, esperto chimico degli eterocicli, che aveva trascorso un periodo di perfezionamento a Zurigo presso i laboratori diretti da Paul Karrer, e che, oltre a ricoprire la carica di Preside della Facoltà di Farmacia nel decennio 1961-1971, entra in quegli anni a far parte del Consiglio Superiore di Sanità del Ministero della Salute.<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi xml:id="footnote-000-backlink"><ref target="_29.html#footnote-000">2</ref></hi></hi></p><p rend="text">Anche l’Istituto farmaco-biologico Pagni, fondato da Raffaello Pagni nel 1909, ebbe relazioni scientifiche con la Facoltà di Farmacia dell’Ateneo fiorentino; in particolare quando Giorgio Pagni rivolse la sua attenzione al settore odontoiatrico, realizzando negli anni Ottanta del Novecento, in collaborazione con Sergio Pinzauti e il suo gruppo di ricerca, il primo collutorio italiano a base di clorexidina. Fu inoltre studiata la produzione di anestetici per uso odontoiatrico privi dei conservanti parabeni che nel decennio successivo furono riconosciuti potenzialmente pericolosi per l’insorgenza di reazioni allergiche gravi.</p><p rend="text">Appartenente agli anni Trenta del Novecento, la storia di F.I.R.M.A., che produce preparati galenici a base di gluconato di calcio, sciroppo antibronchitico e linimenti. Al termine della Seconda guerra mondiale, il dottor Renato Cerchiai, farmacista prima a Firenze e poi a Napoli, rileva l’azienda e inizia a produrre specialità originali per la terapia calcio-magnesica che saranno poi vendute fino agli anni Sessanta. Nel 1984, F.I.R.M.A. inizia la collaborazione con Menarini, unitamente ad altre aziende italiane come Guidotti, Lusofarmaco e Malesci, entrata nel gruppo qualche anno prima. Quest’ultima aveva aperto i battenti nel 1850, per iniziativa di Pietro Malesci, in Borgo S.S. Apostoli, come Drogheria e Farmacia. Pietro Malesci era un chimico farmacista di spiccate capacità imprenditoriali e di grande lungimiranza. Da quella bottega, infatti, prese avvio l’Istituto farmaco-biologico Malesci, una delle prime aziende in Italia a capitale interamente italiano. È del 1946, infatti, la prima registrazione di un preparato xantinico, destinato a rimanere farmaco fondamentale per il trattamento delle crisi asmatiche e bronco-ostruttive. Nel 1978, Malesci si collega al Gruppo Menarini, che rappresenta il primo gruppo farmaceutico in Italia e uno dei più importanti a livello internazionale.</p><p rend="text">Infine, ma non per importanza, due grandi colossi della farmaceutica che hanno iniziato la loro attività in Italia proprio nelle vicinanze di Firenze, la tedesca Boehringer Ingelheim e l’americana Eli Lilly. Quest’ultima apre nel settembre 1959, scegliendo una particolare zona di Sesto, alle pendici della collina ricca di acqua, dove era possibile edificare con criteri innovativi lo stabilimento farmaceutico. La ricognizione del territorio per l’edificazione venne vagliata con l’ausilio di alcuni docenti della Facoltà di Farmacia con esperienza specifica nell’allestimento di impianti industriali e nel trattamento delle acque. L’azienda Eli Lilly Sesto venne dedicata alla produzione mondiale di cefalosporine orali ed iniettabili. La realizzazione di un granulato ad uso pediatrico rappresenterà per anni il farmaco di punta nella sua produzione; realizzata anche la consulenza tecnologico-farmaceutica del gruppo di Piero Papini, la specialità fu vincente sul mercato per il suo accattivante colore e piacevole aroma, oltre che per la sua facile ricostituzione in forma di sospensione <hi rend="italic">per os</hi>. L’impegno di Eli Lilly in ambito pediatrico è dimostrato dall’introduzione alla fine degli anni Novanta della clownterapia; il progetto, in collaborazione con l’Ospedale pediatrico Meyer, venne identificato con il nome di <hi rend="italic">Clown in corsia</hi>, poi esportato in molti ospedali pediatrici europei, e dimostrò la sua efficacia nel ridurre la degenza ospedaliera e nel dimezzare l’uso degli anestetici nei piccoli pazienti.</p><p rend="text">Nel 1972 la tedesca Boehringer Ingelheim costruisce a Reggello uno stabilimento all’avanguardia dotato anche di tutti i comfort per i dipendenti, integrato nell’ambiente, con magazzino completamente robotizzato (primo esempio in Italia). L’azienda era nata sotto l’egida di Albert Boehringer nel 1885 ed è da sempre considerata la prima azienda di produzione biotecnologica, avendo scoperto con il suo fondatore il processo che vede utilizzare i batteri per la produzione di acido lattico e successivamente quella dell’acido citrico con particolari funghi. Dagli anni Cinquanta del Novecento, l’azienda oltrepassa i confini nazionali e nasce negli anni Sessanta anche l’area dei farmaci ad uso veterinario. La sede di Reggello condividerà con Manetti e Roberts per qualche anno la direzione tecnica dello stabilimento produttivo e la produzione di alcune specialità medicinali e sarà in grado di sviluppare farmaci, ancora oggi di punta in alcune aree terapeutiche, come ad esempio Bisolvon, con l’ausilio di esponenti della ricerca farmaceutica arruolati nell’Ateneo fiorentino. La collaborazione di alto profilo con aziende statunitensi leader nel settore biotecnologico consentono all’azienda una partnership di rilievo nella produzione di farmaci all’avanguardia per il trattamento dell’infarto e del diabete. Tuttavia, dal 2011 Boehringer Ingelheim inizia il trasferimento a Milano, che si conclude nel 2014 con la vendita dello stabilimento consociato con l’Istituto De Angeli, alla francese Fareva.</p><p rend="text">Insieme al mondo farmaceutico industriale anche l’Accademia di Sanità Militare (soppressa a Firenze nel novembre 1997), che formava tenenti medici e farmacisti, e l’Istituto Farmaceutico Militare (via Reginaldo Giuliani) sono stati importanti interlocutori dell’Ateneo fiorentino. </p><p rend="text">Lo stabilimento chimico-farmaceutico militare istituito nel Giugno 1853 a Torino, per volere di Vittorio Emanuele II, nella forma di azienda farmaceutica di Stato, inizia ad operare a Firenze nell’ottobre del 1931. Fra i compiti istituzionali, studio e ricerca tecnologica nel settore farmaceutico, addestramento di personale tecnico addetto al settore, produzione e distribuzione agli enti sanitari delle Forze Armate di medicinali e materiale da medicazione, allestimento di dotazioni sanitarie di mobilitazione e per la protezione civile. L’Istituto, fin dal momento della sua nascita, ricopriva quindi il ruolo di organo di consulenza tecnica per i problemi farmaceutici del ministero della Difesa con la sua vocazione ad intraprendere rapporti di collaborazione con il personale impegnato nella ricerca e nella formazione farmaceutica che si trovava arruolato nell’Ateneo fiorentino e in quelli toscani in genere, nel quadro generale di impegno sociale delle Forze Armate ma anche per le esigenze di protezione civile. </p><p rend="text">Nelle farmacie di guerra dislocate nelle zone limitrofe ai combattimenti, venivano allestiti preparati officinali; al farmacista era richiesto di effettuare analisi chimiche e batteriologiche per la valutazione dell’acqua e la sua relativa potabilizzazione, analisi bromatologiche degli alimenti destinati alle truppe, analisi tossicologiche per la valutazione dei terreni e degli oggetti contaminati dai gas di guerra. È opportuno ricordare come, sotto la direzione di Achille Sclavo, l’Istituto Sieroterapico e Vaccinogeno omonimo fornì il vaccino antitifico sia per le forze armate sia per la popolazione civile; le malattie infettive nel periodo bellico erano molteplici, dal colera al tifo petecchiale o alla leptospirosi contratta dai topi presenti in trincea; i feriti venivano sottoposti a sieroprofilassi antitetanica ed è proprio per l’ottenimento degli ottimi risultati che questa buona prassi verrà adottata su tutta la popolazione dopo il conflitto.</p><p rend="text">Alla fine della grande guerra, il numero dei farmacisti militari mobilitati arrivava alle 2.000 unità (Romeo Jasinski, Monaco 2018) con oltre 1.900 di complemento all’organico di soli 83 ufficiali in servizio permanente; le carenze di personale vennero appianate attingendo al mondo civile con la chiamata alle armi dei farmacisti con la scala gerarchica assimilata al grado militare. Fu riconosciuto loro il grande impegno nella tutela della salute delle truppe come in quella della popolazione civile e, al termine del conflitto, i farmacisti a pieno titolo insieme ai medici costituirono il Corpo di Sanità Militare. Dopo l’8 settembre del 1943, l’Istituto dovette cessare la sua attività e soltanto nel 1947, per la tenacia degli ufficiali e delle maestranze arruolate, la riprese, aggiornando la sua produzione fino a raggiungere il livello di industria chimico-farmaceutica. Molte furono le collaborazioni con l’Ateneo, testimoniate da numerose pubblicazioni scientifiche, sia per l’attività di ricerca sia per l’allestimento di reparti per la produzione di preparati ad uso iniettabile, di materiali da medicazione, di dotazioni sanitarie e veterinarie oltre che per l’allestimento di una ‘banca del sangue’. Fino agli ultimi anni del Novecento, è stato diretto da un colonello chimico farmacista e fino dagli anni Ottanta si è occupato della produzione di farmaci ‘orfani’.</p><p rend="text">Numerosi sono stati i docenti all’interno del percorso formativo dei Corsi di studio dell’Area del farmaco che hanno avuto esperienza di dirigenza sia nell’industria farmaceutica sia nei laboratori di igiene provinciali, apportando un grande valore aggiunto all’interno del mondo accademico e rendendolo allineato alla realtà del settore, da sempre in rapidissima evoluzione. </p><p rend="h2">2. La Facoltà di Farmacia e le farmacie del territorio</p><p rend="text">Le relazioni con il mondo delle farmacie del territorio si realizzano attraverso assidue consultazioni da parte dei docenti della Facoltà di Farmacia con l’Ordine Professionale dei Farmacisti, che a tutto titolo entrerà molto più tardi (anni Duemila), come importante interlocutore nel sistema gestionale della qualità dei Corsi di studio dell’Area del farmaco.</p><p rend="text">Le farmacie comunali nascono nel 1952 per volere di Giorgio La Pira, padre costituente e allora sindaco di Firenze, per garantire diritto ai medicinali e servizi ai più poveri quando ancora in Italia non esisteva il sistema sanitario nazionale, e rappresentano a tutti gli effetti una fra le più importanti iniziative di carattere sociale realizzate dal ‘sindaco santo’ (Caniglia 2023).</p><p rend="text">Annualmente, l’Ordine Professionale dei Farmacisti sceglieva al suo interno i commissari che insieme al corpo docente e ai tecnici di laboratorio, allestivano le prove per l’esame di Stato all’abilitazione professionale di farmacista, fino al cambiamento dell’ordinamento didattico avvenuto nell’anno accademico 2022-2023, quando il titolo si è trasformato in laurea abilitante. A proposito del personale tecnico dei laboratori didattici, elemento cardine nella formazione del laureato in Farmacia e CTF per l’alta vocazione laboratoriale dei Corsi di studio dell’Ateneo, il ricordo va ad una figura di spicco cui potremmo attribuire il titolo di decano, Pasquale Lacrimini che, come ‘Angiolino’ (Angelo Venturi) tecnico di Schiff, Pellizzari ed Angeli, dopo aver prestato il suo prezioso contributo servendo l’istituzione per più di quarant’anni, ha continuato a frequentare i laboratori didattici di Farmacia fino a pochi mesi dalla sua morte (novembre 2021).</p><p rend="text">Rimane di fatto immutato da parte dell’Università fiorentina con i propri docenti arruolati nella didattica per i Corsi di studio dell’Area del farmaco, l’impegno ad un’assidua partecipazione con l’Ordine Professionale a tavoli di consultazione, a riunioni per la messa a punto di un protocollo per il nuovo tirocinio curriculare e per lo svolgimento della nuova prova pratica valutativa, a conferenze tematiche, a confronti per il miglioramento della cultura del laureato in Farmacia.</p><p rend="text">Nel 2018, le Farmacie Comunali del comprensorio fiorentino hanno adottato lo statuto di società benefit, diventando la prima rete di farmacie al mondo e la prima azienda a capitale misto pubblico-privato, in cui nel proprio statuto è indicato come dovere l’obiettivo del «bene comune». La vocazione sociale della farmacie è cambiata da luogo di distribuzione dei farmaci a presidio per la salute del cittadino; l’esperienza della pandemia di Covid-19 ha di fatto suggellato questa nuova vocazione: da farmacia dei prodotti a farmacia dei servizi per il primo livello assistenziale del cittadino con test diagnostici e vaccinazioni.</p><p rend="h2">3. La formazione farmaceutica a Firenze</p><p rend="text">La tradizione della ricerca in ambito alimentare ha visto un ampio sviluppo a partire dagli anni Novanta del Novecento, particolarmente incentrata su olio e vino, tipici prodotti della tradizione toscana che ha portato non solo all’individuazione di molecole bioattive proposte come integratori e/o nutraceutici ma anche alla valorizzazione degli scarti di lavorazione per il miglioramento dell’economia circolare. </p><p rend="text">Per quanto riguarda l’alta formazione, si ricorda che dalla fine degli anni Ottanta, sotto la direzione di Franco Francesco Vincieri è nata la Scuola di Specializzazione in Farmacia Ospedaliera, che ha visto coinvolti numerosi docenti accanto al personale delle aziende ospedaliere del territorio; mentre, nei primi  anni Ottanta era nato il Dottorato in Chimica del farmaco, patrocinato da Fulvio Gualtieri, più volte Preside della Facoltà di Farmacia, prima in un rapporto consortile con le Università di Camerino, Perugia e Pisa, più tardi divenuto autonomo, si è poi trasformato in un percorso formativo con due curricula farmaceutico e farmacologico con la nuova denominazione di Area del Farmaco e Trattamenti Innovativi nei primi anni del XXI secolo.</p><p rend="text">Agli inizi del nuovo millennio, sempre per le mutate esigenze della società, sono stati istituiti alcuni percorsi formativi triennali come Tecniche erboristiche, Tossicologia dell’ambiente, Informazione scientifica del farmaco e Scienze farmaceutiche applicate-controllo qualità. Quest’ultimo, naturale evoluzione del Diploma Controllo qualità nel settore industriale farmaceutico, fortemente sostenuto dalle aziende del settore, rimane ad oggi l’unico Corso di studi triennale dell’Area del farmaco. Si ricorda che il nostro Ateneo aveva già al suo attivo una precedente esperienza per l’istituzione di un Corso di Erboristeria presso la Facoltà di Farmacia (1941) e un Corso per Propagandisti dell’industria farmaceutica (1951).</p><p rend="text">Numerose sono le figure di docenti della Facoltà di Farmacia, che si sono distinte per le loro ricerche in ambito internazionale e i cui contributi scientifici hanno migliorato non solo la conoscenza dei farmaci di oggi e del loro meccanismo di azione ma anche dei contaminanti ambientali. </p><p rend="text">La vocazione internazionale, l’apertura verso il mondo produttivo, le strette relazioni con le istituzioni territoriali a tutela della salute, la pratica laboratoriale che da sempre contraddistingue tutti i Corsi di studio dell’Area del farmaco, ne hanno fatto oggi, all’interno della Scuola di Scienze della Salute Umana, importanti partner per la formazione di figure professionali del settore di elevata competenza.</p><p rend="h2">Riferimenti bibliografici</p><p rend="bib_indx_bib">Buffoni, Franca, 2004. “Gli studi di Farmacia a Firenze.” In <hi rend="italic">Università degli studi di Firenze: 1924- 2004</hi>, 1000-72. Firenze: Olschki. </p><p rend="bib_indx_bib">Capetta, Francesca, Sara Piccolo (a cura di). 2004. <hi rend="italic">Archivio storico dell’Università degli Studi di Firenze (1860-1960)</hi>. Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib">Carocci, Guido. 1891. “Le Arti fiorentine e le loro residenze.” <hi rend="italic">Arte e storia</hi> X, 22: 177-9.</p><p rend="bib_indx_bib">Costa, Maria Grazia. 2007. “L’Arte Farmaceutica Fiorentina: una costola della Medicina e successivamente della Chimica.” In<hi rend="italic"> Atti del Convegno di Fondamenti e Storia della Chimica</hi>, 287-95. Roma: Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL <ref target="https://gnfsc.it/wp-content/uploads/2022/03/ATTI-2007.pdf">https://gnfsc.it/wp-content/uploads/2022/03/ATTI-2007.pdf</ref>&gt; (2023-12-18).</p><p rend="bib_indx_bib">Fittipaldi, Olimpia (a cura di). 2011. <hi rend="italic">Il Nuovo Ricettario Fiorentino (1498)</hi>. &lt;<ref target="http://www.pluteus.it/wp-content/uploads/2014/01/nuovo%20ricettario.pdf">http://www.pluteus.it/wp-content/uploads/2014/01/nuovo%20ricettario.pdf</ref>&gt; (2023-11-25).</p><p rend="bib_indx_bib">Fontani, Marco, Silvia Selleri. 2013. “Mario Torquato Passerini: l’uomo dietro la Reazione.” In <hi rend="italic">Rendiconti Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL.</hi><hi rend="italic"> Memorie di Scienze Fisiche e Naturali</hi> 37, 2: 83-94. </p><p rend="bib_indx_bib">Fontani, Marco, Orna Maria Virginia, Maria Grazia Costa. 2015. <hi rend="italic">Chimica e chimici a Firenze. </hi>Firenze: Firenze University Press.</p><p rend="bib_indx_bib"><hi rend="italic">Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento in Firenze</hi>. 1859. Firenze: Stamperia Reale.</p><p rend="bib_indx_bib">Pomini Daniela et al. 1999.<hi rend="italic"> </hi>“Luigi Guerri e i disinfettanti.”<hi rend="italic"> Giornale di medicina militare</hi> 149: 303-4.</p><p rend="bib_indx_bib">Romeo Jasinski, Riccardo, e Maria Enrica Monaco, a cura di. 2018. <hi rend="italic">La Sanità Militare e la Croce Rossa Italiana nella Grande Guerra. Atti del Convegno Nazionale di Storia (Abbazia di Vallombrosa, Reggello, Firenze, 16/17/18 giugno 2017)</hi>. Viareggio: Grafiche Ancora.</p><p rend="bib_indx_bib">Teruzzi, Attilio. 1933. <hi rend="italic">La Milizia delle Camicie Nere e le sue specialità</hi>. Milano: Mondadori.</p><p rend="bib_indx_bib">Caniglia, Rosaria. 2023. <hi rend="italic">Punto Pace Pax Christi di Catania</hi>. &lt;<ref target="https://retepacedisarmo.org/educazione-pace/2023/giorgio-la-pira-il-sindaco-santo/">https://retepacedisarmo.org/educazione-pace/2023/giorgio-la-pira-il-sindaco-santo/</ref>&gt; (2023-11-25).</p><p rend="bib_indx_bib">Atti del Convegno Nazionale di Storia “La Sanità Militare e la Croce Rossa Italiana nella Grande Guerra”. 2017. </p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_29.html#footnote-001-backlink">1</ref></hi>	Discorso pronunciato dal professor Michele Amari nell’inaugurazione dell’Istituto di studi superiori il 29 gennaio 1860 (Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento in Firenze, 1859, 10-5; l’opuscolo raccoglie anche documenti del 1860).</p><p rend="layout_notes"><hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><ref target="_29.html#footnote-000-backlink">2</ref></hi>	<ref target="https://www.soc.chim.it/sites/default/files/Chimici%20Italiani.pdf">https://www.soc.chim.it/sites/default/files/Chimici%20Italiani.pdf</ref></p>
      
      
      
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          <head>References</head>
          <bibl n="132131">Buffoni, Franca.&amp;quot; Gli studi di Farmacia a Firenze, in Universit&amp;#224; degli studi di Firenze: 1924- 2004&amp;quot;, Firenze,  Leo S. Olschki, 2004, pp. 1000-1072</bibl>
          <bibl n="132172">Capetta, Francesca e Piccolo Sara a cura di, Archivio storico dell’Universit&amp;#224; degli Studi di Firenze (1860-1960) volume piccolo pag.1-146</bibl>
          <bibl n="132299">Carocci, Guido Le Arti fiorentine e le loro residenze, in &amp;quot;Arte e Storia&amp;quot;, X, 1891, 22, pp. 177–179.</bibl>
          <bibl n="132024">Costa Maria Grazia, 2007. L’Arte Farmaceutica Fiorentina: una costola della Medicina e successivamente della Chimica, Atti del Convegno di Fondamenti e Storia della Chimica, pp. 287-295.</bibl>
          <bibl n="132408">Fittipaldi Olimpia a cura di. 2011. Il Nuovo Ricettario Fiorentino (1498)</bibl>
          <bibl n="132102">
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            <idno type="DOI">10.4399/97888548xxxxx5</idno>
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          <bibl n="132250">Fontani, Marco; Orna Maria Virginia; Costa Maria Grazia (2015) Chimica e chimici a Firenze. University Press Firenze</bibl>
          <bibl n="132154">Pomini Daniela, Vanni Duccio, Ottaviani Roberto. Vanni Paolo. (1999) “Luigi Guerri e i disinfettanti”. Giornale di Med.militare. 149, 303-304.</bibl>
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