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        <title type="main" level="a">Il lavoro in Senofonte tra tradizione e innovazione</title>
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            <forename>Fabio</forename>
            <surname>Roscalla</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Pavia, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.07</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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      <abstract xml:lang="en">
        <p>The article traces a brief profile of Xenophon's influence in the History of Economic Thought, in particular in Marx's labour theory. Some passages from Xenophon’s works are presented, from which the idea of an embryonic division of labour emerges, as well as the proposal to free citizens to carry out manual activities in order to face the economic hardship following the Peloponnesian War. In this perspective manual tasks as well are not to be seen as unworthy of a free man.</p>
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            <item>Xenophon</item>
            <item>division of labour</item>
            <item>manual activities</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.07<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.07" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il lavoro in Senofonte tra tradizione e innovazione</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Fabio Roscalla</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_3" ><hi rend="CharOverride-1">Non solo Senofonte risalì la Persia in aiuto di Ciro ma, cercando attraverso la sua educazione un’ascesa che potesse condurlo a Zeus, descrisse i fatti dei Greci e ricordò come è bella la sapienza di Socrate.</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_3" ><hi rend="CharOverride-1">Anche se, Senofonte, i cittadini di Cranao e di Cecrope</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-009">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> ti condannarono all’esilio per l’amico Ciro, Corinto ospitale ti accolse, godendo della quale (così ti piace) hai deciso anche di </hi><hi rend="CharOverride-1">rimanere lì per sempre</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-008">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I due epigrammi, tramandati da Diogene Laerzio (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vitae phil</hi><hi rend="CharOverride-1">. II, 58) e raccolti anche nell’Antologia Palatina (VII, 97, 98), fissano sinteticamente i momenti salienti della vita</hi><hi rend="CharOverride-1">, con il dibattuto esilio per le posizioni filo oligarchiche, e le opere principali, apprezzate fin dall’antichità, dell’ateniese Senofonte (430/25-355 a.C. ca.), soprannominato l’’ape attica’ per le qualità dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> stile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-007">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Da una parte si allude alla produzione di carattere storico con l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Anabasi</hi><hi rend="CharOverride-1">, sulla nota spedizione, a cui Senofonte partecipò con un ruolo di primo piano, dei mercenari greci al servizio di Ciro il Giovane contro il fratello Artaserse, e le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Elleniche</hi><hi rend="CharOverride-1">, la continuazione delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storie</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Tucidide, dal 411 a.C. alla battaglia di Mantinea (362 a.C.), che segna la fine dell’egemonia tebana e l’inizio del dominio macedone. Dall’altra parte, trascurando la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ciropedia</hi><hi rend="CharOverride-1">, molto più di un’ideale descrizione dell’educazione di Ciro il Vecchio e dell’organizzazione dell’impero persiano, è messo in luce l’interesse costante per Socrate, con i quattro libri dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Memorabili</hi><hi rend="CharOverride-1">, una raccolta di conversazioni ed episodi della vit</hi><hi rend="CharOverride-1">a del maestro, l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Apologia</hi><hi rend="CharOverride-1">, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Simposio</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economico</hi><hi rend="CharOverride-1">, un trattato sull’amministrazione domestica in cui, oltre all’elogio per l’attività agricola, si tratteggia tra l’</hi><hi rend="CharOverride-1">altro la figura di un nuovo professionista, quella appunto dell’amministratore di un patrimonio altrui. All’interesse per la ricerca di nuove professioni si aggiunge anche l’analisi delle finanze statali, come è testimoniato dal trattato</hi><hi rend="CharOverride-1"> i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Poroi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le entrate</hi><hi rend="CharOverride-1">), l’ultima opera composta poco prima della morte, in cui è avanzato un omogeneo progetto per il risanamento della difficile situazione in cui versò Atene nella prima metà del IV secolo. Se il tema del lavoro trova ampio spazio proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e nei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Poroi</hi><hi rend="CharOverride-1">, esso attraversa tutta la sua copiosa produzione, tanto che a Senofonte guardarono per tale ambito molti pensatori e storici.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sulla valutazione del ruolo rivestito da Senofonte all’interno di una storia della riflessione economic</hi><hi rend="CharOverride-1">a hanno fortemente influito, nel panorama degli studi classici, i giudizi di due autorevoli studiosi quali Moses Finley e Jean-Pierre Vernant. Pur muovendo da differenti presupposti ed interessi, entrambi concordano nel negargli una funzione determinante: l’inapplicabilità al mondo antico di un’analisi incentrata sul mercato, tesi sostenuta tra gli altri da studiosi del calibro di Max Weber e Karl Polanyi, fa sì che si cercherebbe invano un principio economico o un’analisi economica in cui rientri anche una valutazione del lavoro in tutte le sue dinamiche e i suoi rapporti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A dispetto di tali riserve, Senofonte ha tuttavia offerto spunti di riflessione al pensiero economico moderno. Sebbene non apertamente citato, non è azzardato ipotizzare che egli abbia influenzato Adam Smith nella sua concezione della divisione del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-006">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. A lui si richiama invece in modo esplicito Karl Marx nel primo libro del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Capitale</hi><hi rend="CharOverride-1">, all’interno della quarta sezione sulla produzione del plusvalore relativo, più precisamente nel dodicesimo capitolo, che ha per tema la divisione del lavoro e della manifattura. Pur riconoscendo che l’economia politica considera la divisione del lavoro solo di tipo manifatturiero «come mezzo per produrre più merce con la stessa quantità di lavoro e quindi per ridurre le merci più a buon mercato e per accelerare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’accumulazione del capitale», mentre gli scrittori dell’antichità classica «si tengono esclusivamente alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">qualità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">valore d’uso</hi><hi rend="CharOverride-1">», Marx non manca di notare che all’interno di questa visione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-005">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, comune a Platone e a </hi><hi rend="CharOverride-1">Senofonte, quest’ultimo «col suo caratteristico istinto borghese s’avvicina già di più alla divisione del lavoro entro l’officina» (Marx 1968, 408-10). Senofonte sembra dunque precorrere nella prospettiva di Marx alcune concezioni moderne, con maggiori aperture rispetto a Platone. Il riferimento è ad un passo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ciropedia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (VIII, 2), più volte richiamato dalla bibliografia successiva quando si parla di lavoro nel mondo antico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-004">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Esso si inserisce all’interno di un contesto più generale volto ad illustrare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’amore di Ciro il Vecchio, il fondatore dell’impero persiano, per il prossimo (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">philantropia</hi><hi rend="CharOverride-1">), atteggiamento da non interpretare come generato da puro altruismo, quanto piuttosto teso a creare nei sottoposti, anche nei servitori domestici, consenso e buona disposizione verso di lui: fondamentale è in una tale prospettiva la condivisione delle gioie, dei dolori, delle fatiche e dei lavori, oltre alla distribuzione dei doni ai meritevoli. In questa politica della lode e delle ricompense non c’è nulla di più gradito della distribuzione dei cibi e delle bevande, in grado di creare una gerarchia ai diversi livelli della scala sociale, in quanto gli omaggiati dal re sono a loro volta rispettati dai ceti inferiori della popolazione. Se dunque l’accesso alle vivande regali, distribuite dal re in persona, o inviate ai rispettivi destinatari, ha già in sé un forte valore simbolico, in grado com’è di creare un gruppo di affiatati sudditi, le pietanze hanno anche un’indubbia migliore qualità a causa delle modalità di preparazione:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Come infatti tutti gli altri mestieri (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">technai</hi><hi rend="CharOverride-1">) sono praticati in modo superiore nelle grandi città, allo stesso modo anche i cibi presso il re sono prodotti in modo di molto superiore. Nelle piccole città infatti le stesse persone fanno il letto, la porta, l’aratro, il tavolo, spesso è la stessa persona che anche costruisce la casa ed è contento se trova delle persone che gli offrono del lavoro (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ergodotas</hi><hi rend="CharOverride-1">) capaci di mantenerlo. Ѐ pertanto impossibile che una persona, compiendo molti mestieri, li faccia tutti bene. Nelle grandi città invece, dal momento che molti hanno bisogno di ciascuno, a ciascuno basta anche un solo mestiere per essere mantenuto, spesso neppure uno tutto intero, ma uno fa le scarpe maschili, un altro femminili. Si dà anche il caso che uno si mantiene cucendo solo le scarpe, un altro separando il cuoio, un altro tagliando solo le vesti, un altro ancora non facendo nulla di ciò, ma mettendo insieme i pezzi. Ѐ inevitabile che colui che si impegna in un lavoro molto limitato è costretto a svolgerlo anche nel modo migliore (VIII, 2, 5).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ѐ quello che avviene anche alla corte del re, dove gli alimenti sono preparati da diverse persone con un compito ben preciso e circoscritto: la bollitura della carne, la rosticceria, la cottura del pesce, la grigliatura, la preparazione del pane, non tutto, ma di un tipo speciale, e così via.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non si può certo chiedere a Senofonte, lucido testimone della sua epoca, una valutazione del lavoro estranea al suo orizzonte, che precorra i tempi, in assenza di una società borghese e di una concezione del lavoro che ha come fine precipuo l’accumulo di denaro. A una tale visione, che antepone il guadagno (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">kerdos</hi><hi rend="CharOverride-1">), Senofonte, interprete dell’etica socratica, sostituisce come valori di riferimento l’utile (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ophelimon</hi><hi rend="CharOverride-1">) e il bene (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">agathon</hi><hi rend="CharOverride-1">) dell’uomo: in questo consiste l</hi><hi rend="CharOverride-1">’essere lavoratore, mentre l’inattivo è colui che fa qualche cosa di malvagio o di dannoso (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mem</hi><hi rend="CharOverride-1">. I, 2, 57). Il passo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ciropedia</hi><hi rend="CharOverride-1"> tuttavia, spesso citato per metterne in luce i limiti, mi sembra che contenga alcuni spunti di interesse, anche di una certa novità, se inserito nel giusto contesto storico. In particolare Senofonte in questa parte appare essere il primo a presupporre in modo consapevole un embrionale mercato del lavoro</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-003">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, con una domanda e un’offerta della prestazione, che subentra ad uno stadio di pura autosufficienza, dove ognuno provvede come può a se stesso. Ѐ la lingua a lasciarcelo intendere: il termine </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ergodotes</hi><hi rend="CharOverride-1">, propriamente </hi><hi rend="CharOverride-1">«colui che offre lavoro», ha la sua prima attestazione proprio qui in Senofonte. La tradizione lessicografica antica (Poll., </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Onom</hi><hi rend="CharOverride-1">. VII, 182-83) lo contrappone ad </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ergolabos</hi><hi rend="CharOverride-1"> «colui che accoglie un lavoro, che offre una prestazione lavorativa», presente nel secondo libro della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Repubblica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Platone (373c) all’interno di una rassegna di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">technitai</hi><hi rend="CharOverride-1">, di esecutori di mestieri, tra cui i rapsodi, gli attori, i coreuti e appunto gli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ergolaboi</hi><hi rend="CharOverride-1">, nel contesto platonico propriamente «coloro che operano nel teatro», ma poi più estesamente «quelli che intraprendono un lavoro», con lo scopo di trarne un qualche guadagno. Non si tratta dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">unica novità linguistica attribuibile a Senofonte in un tale contesto. Il contributo alla creazione di un linguaggio specifico dimostra come egli sia interessato a riflettere su nuove forme di lavoro, a definirne meglio gli ambiti, superando una visione tradizionale. All’interno dell’etica socratica del lavoro si aprono così spazi di novità che richiederebbero una rivalutazione ben più approfondita, impossibile in questa sede.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mi limito qui a richiamare l’attenzione su uno dei capitoli finali del secondo libro dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Memorabili</hi><hi rend="CharOverride-1"> (II, 7), che si possono interpretare come una vera e propria sezione unitaria, a suo modo emblematica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedicata al lavoro. Senofonte, interessato a fornire ulteriori prove della natura di Socrate come uomo utile nei confronti di chi lo frequenta, tratta il tema dell’aiuto agli amici, di cui un aspetto fondamentale è l’indicazione di come poter reperire le risorse per mantenere se stesso e il proprio patrimonio. Tutto questo si colloca all’indomani della fine della Guerra del Peloponneso, nel momento del governo filo-spartano dei Trenta e della guerra civile, con la fuga di molti democratici costretti all’esilio. Ciò determinò un generale impoverimento, anche per la perdita da parte dei ricchi possidenti delle proprietà estere nelle cleruchie cedute al nemico, il che comportò la mancanza di importanti fonti di reddito. Ѐ il caso di un certo Aristarco, personaggio non altrimenti noto, che si vide costretto ad ospitare in casa sua sorelle, nipoti e cugine lasciate sole: difficile trovare il sostentamento per quattordici donne tutte libere, visto che non si può ricavare nulla dalla terra, in mano ai nemici. Anche i beni mobili non hanno mercato e non è possibile chiedere in prestito del denaro, per la scarsissima disponibilità di moneta circolante. Socrate risponde presentando il caso di Ceramone, altro personaggio non noto, che, pur mantenendo molti, è in grado di fornire i viveri a sé e a loro e anche di produrre accumulo, così da risultare ricco. Non vale l’obiezione di Aristarco che Ceramone ha a che fare con schiavi, mentre nel suo caso deve trattare con liberi: i liberi sono migliori degli schiavi e quindi è vergognoso che Ceramone si trovi nell’abbondanza grazie a persone di minore considerazione, mentre Aristarco sia in difficoltà. Non vale neppure l’ulteriore precisazione che Ceramone può contare su artigiani (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">technitai</hi><hi rend="CharOverride-1">), mentre Aristarco su persone educate da libere. L’essenziale è individuare cosa sanno fare di utile le donne in casa di Aristarco e certamente esse sanno come svolgere i classici lavori femminili, come per esempio fare il pane e confezionare gli abiti. Come mostrano gli altri casi addotti da Socrate, il problema non è tanto la distinzione tra schiavi e liberi, quanto piuttosto la consapevolezza che i liberi in caso di necessità non devono solo mangiare e rimanere inattivi, ma attuare i valori dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">operosità e dell’impegno, indispensabili per produrre ciò che è utile. Pur muovendosi dunque all’interno dei valori tradizionali di riferimento, Senofonte attraverso la lezione di Socrate cerca di rendere accettabile anche alle persone educate liberamente il lavoro manuale, non più da affidare unicamente agli schiavi. Contrariamente all’uso comune, Socrate definisce </hi><hi rend="italic CharOverride-1">technitai</hi><hi rend="CharOverride-1"> non dei lavoratori specifici, ma «coloro che sanno fare qualche cosa di utile» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mem</hi><hi rend="CharOverride-1">. II, 7, 5), in tal modo inglobando nella categoria anche i liberi in possesso di certe abilità e conoscenze, che possono essere messe a frutto in determinate occasioni. Più che di un declassamento del ceto dei liberi al livello dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">technitai</hi><hi rend="CharOverride-1">, si tratta di un innalzamento delle attività dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">technitai</hi><hi rend="CharOverride-1">, al punto che esse sono considerate degne anche dei liberi. Questi lavori hanno permesso l’accrescimento del patrimonio dei personaggi ricordati di seguito da Socrate, per noi semplici nomi, ma certamente intraprendenti nuovi arricchiti che sanno creare eccedenza e risultare utili per la città, sostenendo le liturgie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutto ciò ha inoltre una notevole ricaduta nei rapporti personali. La situazione attuale in cui si trova Aristarco fa sì che egli consideri le donne presenti in casa come un peso: ciò mina il rapporto vicendevole di affetto (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">philia</hi><hi rend="CharOverride-1">), creando ostilità in famiglia. In questo nuovo contesto si stabilisce invece una virtuosa dinamica del lavoro, in cui Aristarco sovrintende alle occupazioni delle donne: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">tu vorrai bene a loro, vedendo che ti sono utili, e quelle proveranno affetto per te, accorgendosi che tu sei contento di loro e, ricordandovi con più piacere dei precedenti benefici, ne sarete più riconoscenti e grazie a questi instaurerete un rapporto più affettuoso e familiare» (II, 7, 9). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa nuova forma di occupazione ha quindi anche il merito di stemperare le tensioni sociali. Ciò che Socrate consiglia ad Aristarco di proporre alle donne non è nulla di vergognoso, come potrebbe essere la prostituzione, ma esse svolgeranno quello che conoscono e tutti svolgono nel modo più facile, rapido, migliore e più piacevole quello che sanno fare. Una tale dinamica metterà Aristarco nelle condizioni di chiedere finalmente un prestito come capitale iniziale, propriamente, stando al greco, il punto di partenza (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">aphorme</hi><hi rend="CharOverride-1">) per iniziare le attività, in quanto nella nuova prospettiva ci sono buone possibilità di poterlo restituire</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-002">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Si tratta di un altro concetto estremamente importante, che Senofonte elabora in chiave economica: l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">aphorme</hi><hi rend="CharOverride-1"> presuppone ed incentiva la circolazione del denaro accumulato e non utilizzato e ciò sarà alla base delle iniziative proposte nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sulle entrate</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la finanza pubblica ateniese</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-001">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Soluzioni simili altrettanto innovatrici sono presentate nei capitoli successivi del secondo libro dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Memorabili</hi><hi rend="CharOverride-1">, da cui emergono altri profili professionali di persone libere, quali l’amministratore di beni altrui (II</hi><hi rend="CharOverride-1">, 8), ampiamente delineato nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economico</hi><hi rend="CharOverride-1">, o la particolare figura di colui che potremmo definire la guardia speciale di chi non vuole grattacapi ed è intento a curare i suoi interessi, evitando attacchi da coloro che sono pronti a fargli dei torti per estorcergli guadagni; una specie quindi di servitore ad ampio raggio, abile di mano e di mente (II, 9).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono appunto le oggettive difficoltà dei tempi che offrono la possibilità ai più abbienti di circondarsi di collaboratori, disponibili più a buon mercato, cioè di «possedere buoni amici ad ottimo prezzo» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mem</hi><hi rend="CharOverride-1">. II, 10, 4). All’interno dei rapporti regolati da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">philia</hi><hi rend="CharOverride-1">, questi lavori, potenzialmente squalificanti o comunque subalterni per un libero, non solo diventano nella lettura di Senofonte una soluzione alla crisi, ma aprono anche nuove prospettive per la considerazione sociale delle varie attività, sia di coloro che, per riprendere l’espressione del trattato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sulle entrate</hi><hi rend="CharOverride-1">, (5, 3) «possono accumulare ricchezza (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">chrematizesthai</hi><hi rend="CharOverride-1">) con la loro intelligenza (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">gnome</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-000">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e con il loro denaro (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">argyrion</hi><hi rend="CharOverride-1">)» e quindi si trovano nelle condizioni di offrire lavoro, sia di chi anche per necessità si vede costretto a fornire la sua forza lavoro. Senofonte, lungi dall’essere un puro conservatore, delinea nuove frontiere, al cui interno inserire, oltre alle attività tradizionali, pratiche inusuali, viste con sospetto dalla vecchia aristocrazia. Il Socrate senofonteo ha il compito di spiegarle, di renderle accettabili e di far comprendere che anche per un libero non è un disonore lavorare con la propria forza fisica nella Grecia di IV secolo.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bevilacqua, Fiorenza 2019. “Etica ed economia nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economico</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Senofonte.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">magazzino di filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">11, 34: 11-59.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bevilacqua, Fiorenza, a cura di. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Senofonte,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Memorabili</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: UTET.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Figueira,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Thomas J. 2012. “Economic Thought and Economic Fact in the Works of Xenophon.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Xenophon: Ethical Principles and Historical Enquiry</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Christopher Tuplin, and F</hi><hi rend="CharOverride-1">iona Hobden, 665-87. Leiden-Boston: Brill. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1163/9789004234192_023</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Finley, Moses Israel. 1974. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’economia degli antichi e dei moderni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma-Bari: Laterza</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1973. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Ancient Economy</hi><hi rend="CharOverride-1">. Berkeley-Los Angeles: University of California Press).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Johnstone, Steven. 2010. “Virtuous Toil, Vicious Work: Xenophon on Aris</hi><hi rend="CharOverride-1">tocratic Style.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Xenophon</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Vivienne J. Gray, 137-66. Oxford: Oxford University Press (1994. “Virtuous Toil, Vicious Work: Xenophon on Aristocratic Style”</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Classical Philology</hi><hi rend="CharOverride-1"> 89, 3: 219-40. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.1086/367417</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lianos, Theodore P. 2014. “Xenophon’s Theory of Money.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">History of Economic Ideas</hi><hi rend="CharOverride-1"> 22, </hi><hi rend="CharOverride-1">2: 41-53.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lowry, S. Todd. 1979. “Recent Literature on Ancient Greek Economic Thought.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Journal of Economic Literature</hi><hi rend="CharOverride-1"> 17, 1: 65-86.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marein, Marie-Françoise.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1993. “L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Economique</hi><hi rend="CharOverride-1"> du Xénophon: traité de morale? Traité de propagande?” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bulletin Budé</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3:</hi><hi rend="CharOverride-1"> 226-44. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.3406/bude.1993.1556</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marx, K. 1968. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Capitale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Libro primo, trad. di D. Cantimori, introd. di M. Dobb. Roma: Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Meek</hi><hi rend="CharOverride-1">, Ronald L., and Skinner, Andrew S. 1973. “The Development of Adam Smith’s Ideas on the Division of Labour.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Economic Journal</hi><hi rend="CharOverride-1"> 83, 332:</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1094-116. </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.2307/2230843</hi></ref><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Senofonte. 1991.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Economico</hi><hi rend="CharOverride-1">, introduzione e traduzione di a cura di Fabio Roscalla, con un saggio di Diego Lanza. Milano: BUR.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vernant,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Jean-Pierre. 1982</hi><hi rend="superscript CharOverride-2">2</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mito e pensiero presso i Greci. Studi di psicologia storica</hi><hi rend="CharOverride-1">, tr. it. Torino: Einaudi [1965. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mythe et pensée chez les Grecs. Études de psychologie historique</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris: Librairie François Maspero]</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-009-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Mitici sovrani di Atene.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-008-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In realtà sugli ultimi momenti della sua vita poco si sa di certo.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-007-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si veda per es. il lessico bizantino della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Suda</hi><hi rend="CharOverride-1">, s.v. Ξενοφών.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-006-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come è noto, essa occupa i primi due capitoli delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Sui possibili rapporti tra Senofonte e Smith si vedano Lowry (1979, 73-4) e Figueira (2012, 683 e nota 81), a cui rimando anche per ulteriori lavori di S. T. Lowry. Non va comunque confusa la parcellizzazione del lavoro di Smith con la divisione del lavoro di Senofonte.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-005-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Marx ne rintraccia altri segnali in un verso dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Odissea</hi><hi rend="CharOverride-1"> (14, 228: «uno prova piacere per un lavoro, un altro per un altro»), in Archiloco (f</hi><hi rend="CharOverride-1">r. 25 West: «uno rasserena il suo cuore con un lavoro, un altro con un altro») e nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Margite</hi><hi rend="CharOverride-1"> omerico (fr. 3 West: «conosceva molti lavori, ma li conosceva tutti male»), passo quest’ultimo ripreso dal dialogo pseudo platonico </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Alcibiade II</hi><hi rend="CharOverride-1"> (147b) all’interno di un interessante contesto volto a dimostrare come la conoscenza di molte attività risulti inutile, quando non dannosa, in assenza della conoscenza del meglio (146e). Si tratta di un passo assai emblematico per cogliere come la divisione del lavoro sia considerata all’</hi><hi rend="CharOverride-1">interno di una più vasta prospettiva etica.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-004-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. per es. Finley 1974, 208.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-003-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come si sa, oggi si parla in senso proprio di mercato del lavoro a partire dalla Rivoluzione industriale.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-002-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	C’è ancora un aspetto da far accettare alle donne, non marginale: esse alla fine accusano Aristarco di essere l’unico in questa organizzazione domestica a non fare nulla, a mangiare rimanendo inattivo. Come però spiega Socrate, anche Aristarco ha una funzione attiva, che egli potrà ben illustrare ricorrendo alla favola del cane che protegge il gregge dall’assalto dei lupi e dai furti degli uomini. A causa del suo ruolo di sovrintendente e di custode, è giusto che sia tenuto in maggiore onore.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-001-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. 3, 6; 3, 9; 3, 12; 4, 34.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_10_53-59.html#footnote-000-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. anche 4, 22 per la distinzione tra lavoro materiale ed intellettuale.</hi></p></item>
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        <listBibl>
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          <bibl n="147208">Bevilacqua, Fiorenza, a cura di. 2010. Senofonte, Memorabili. Torino: UTET.</bibl>
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            <idno type="DOI">10.1163/9789004234192_023</idno>
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            <bibl>Johnstone, Steven. 2010. “Virtuous Toil, Vicious Work: Xenophon on Aristocratic Style.” In Xenophon, edited by Vivienne J. Gray, 137-66. Oxford: Oxford University Press (1994. “Virtuous Toil, Vicious Work: Xenophon on Aristocratic Style”. Classical Philology 89, 3: 219-40.</bibl>
            <idno type="DOI">10.1086/367417</idno>
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            <idno type="DOI">10.3406/bude.1993.1556</idno>
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            <bibl>Meek, Ronald L., and Skinner, Andrew S. 1973. “The Development of Adam Smith’s Ideas on the Division of Labour.” The Economic Journal 83, 332: 1094-116.</bibl>
            <idno type="DOI">10.2307/2230843</idno>
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          <bibl n="145649">Senofonte. 1991. Economico, introduzione e traduzione di a cura di Fabio Roscalla, con un saggio di Diego Lanza. Milano: BUR.</bibl>
          <bibl n="144264">Vernant, Jean-Pierre. 19822. Mito e pensiero presso i Greci. Studi di psicologia storica, tr. it. Torino: Einaudi [1965. Mythe et pens&amp;#233;e chez les Grecs. &amp;#201;tudes de psychologie historique. Paris: Librairie Fran&amp;#231;ois Maspero].</bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>