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        <title type="main" level="a">Schiavitù, natura, barbarie e guerra nella Politica di Aristotele</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-5448-4544" type="ORCID">
            <forename>Federica</forename>
            <surname>Piangerelli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.09</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Are all the barbarians slaves by nature according to Aristotle? This contribution intends to answer this question, in the awareness that the theme of natural slavery is one of the most complex and tormented in Aristotelian philosophy. Through the analysis of some significant passages of the Politics, the article aims to show that for Aristotle natural slavery is not linked to ethnic categories, but to ethics one, therefore it does not necessarily and exclusively concern the barbarians. For this reason, the paper argues that Aristotelian thought seems to deviate, in a critical key, from the dominant ideology in the Greece of its time.</p>
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            <item>Aristotle</item>
            <item>natural slavery</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.09<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.09" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Schiavitù, natura, barbarie e guerra nella <hi rend="italic">Politica</hi> di Aristotele</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Federica Piangerelli</hi></p><p rend="epigraph_inscription_epigraph_2" ><hi rend="CharOverride-1">I barbari sono tutti schiavi (Euripide, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Elena</hi><hi rend="CharOverride-1">, 276).</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tra le questioni teoriche più tormentate e dibattute del pensiero aristotelico può essere annoverata quella della schiavitù (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">douleia</hi><hi rend="CharOverride-1">) naturale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-016">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che, nelle sue pieghe concettuali, si interseca con un altro tema articolato quale il giudizio di Aristotele intorno ai barbari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-015">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lungi da qualsiasi pretesa di completezza, il presente contributo intende tracciare alcuni possibili percorsi argomentativi finalizzati non tanto a sondare la schiavitù per natura in sé, quanto a capire se e in che misura, per lo Stagirita, tale condizione riguardi i popoli anellenici.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. «È naturale che i Greci dominino sui barbari»?</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel primo libro della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica </hi><hi rend="CharOverride-1">(I, 2, 1252a24 sgg.), nello scomporre la città (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">polis</hi><hi rend="CharOverride-1">) nei suoi </hi><hi rend="CharOverride-1">elementi essenziali, Aristotele muove dalla famiglia (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">oikos</hi><hi rend="CharOverride-1">), nella cui struttura rintraccia tre coppie oppositive, che poggiano su una precisa gerarchia naturale: marito e moglie, padre e figlio, padrone e schiavo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il corretto funzionamento della collettività (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">koinonia</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">dipende dall’adempimento da parte di ciascuno del ruolo specifico assegnatogli dalla natura: </hi><hi rend="CharOverride-1">per esempio, chi è dotato di intelligenza e capacità predittiva deve comandare (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">archon</hi><hi rend="CharOverride-1">) ed essere padrone, chi presenta doti fisiche adatte al lavoro manuale e ad eseguire gli ordini deve essere comandato (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">archomenon</hi><hi rend="CharOverride-1">) e schiavo (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica </hi><hi rend="CharOverride-1">I, 2, 1252a32-34). Per avvalorare la necessità di tale struttura di potere, Aristotele ragiona in chiave contrastiva e mostra gli esiti della condizione opposta: tra i barbari, che «non possiedono l’elemento che per natura comanda», cioè il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">logos</hi><hi rend="CharOverride-1">, viene meno ogni struttura gerarchica, infatti la moglie e lo schiavo sono sullo stesso livello. Per questo i poeti sostengono che «è naturale che i Greci dominino sui barbari» (cfr. Euripide, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ifigenia in Aulide</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1400), come se per natura fosse la stessa cosa «</hi><hi rend="CharOverride-1">essere barbaro» ed «essere schiavo» (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 2, 1252b5-9).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tale esempio è calzante, ma merita di essere problematizzato. Aristotele sembra attribuire la schiavitù dei barbari, assunti come una unità indistinta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-014">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, alla loro radicale mancanza di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">logos</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-013">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ovvero ad una grave menomazione della loro natura umana. Lo Stagirita, però, si appella all’opinione dei poeti, che rappresenta la piena espressione ideologica del comune sentire greco, sostenitrice della necessaria e legittima sovranità dell’Ellade su tutti i barbari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-012">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A fronte dei toni assoluti e radicali di questo snodo argomentativo è lecito chiedersi se Aristotele accolga senza riserve la tesi dell’identità naturale tra l’«essere barbaro»</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’«essere schiavo». Tutt’altro che immediata, la possibile risposta a tale domanda implica l’esame di altri luoghi del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Corpus aristotelicum</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. La liceità della schiavitù in guerra</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un primo passaggio si trova poco oltre nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica </hi><hi rend="CharOverride-1">(I, 6, 1255a3 sgg</hi><hi rend="CharOverride-1">.), laddove Aristotele ragiona intorno ai nessi tra la schiavitù per natura e quella per legge, inquadrandoli nei contesti di schiavitù in guerra.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Stagirita si confronta con la tesi di quanti negano la schiavitù per natura, ammettono quella per legge, ma sostengono che </hi><hi rend="italic CharOverride-1">solo i barbari</hi><hi rend="CharOverride-1"> possono essere schiavi dei Greci, perché questi ultimi non possono asservirsi tra loro.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Per smascherare l’illogicità di tale posizione, che sembra ascrivere la libertà e la schiavitù a ragioni etniche, quindi naturali, Aristotele sviluppa il seguente ragionamento (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 6, 1255a21 sgg.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pur ritendendo giusta solo la schiavitù in guerra, questa tesi nega che lo sia quando le cause della guerra sono ingiuste, perché potrebbe essere schiavizzato anche chi non lo merita, come i Greci ‘uomini nobilissimi’, ragione per cui solo i barbari possono essere considerati schiavi legittimi. Bisogna </hi><hi rend="CharOverride-1">ammettere, dunque, che alcuni sono schiavi ovunque, altri da nessuna parte, che alcuni sono nobili ovunque, altri solo ‘a casa propria’, come se la nobiltà e la libertà si declinassero sia in assoluto sia in relativo (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 6, 1255a28-36).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tale posizione, pertanto, riabilita l’identità tra lo schiavo per legge, lo schiavo per natura e il barbaro, nonché tra il libero per legge, il libero per natura e il greco, data la ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">nobiltà di stirpe’ (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">eugeneia</hi><hi rend="CharOverride-1">) di quest’ultimo. L’insistenza sull’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">eugeneia</hi><hi rend="CharOverride-1">, infatti, attribuisce alla libertà un fondamento naturale, tale per cui sono le genealogie ad orientare i rapporti di forza tra i popoli. Ogni motivazione differente dal lignaggio (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">genos</hi><hi rend="CharOverride-1">) non è contemplata, come testimoniano alcuni versi dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Elena</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Teodette (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 6, 1255a37-38): forte della sua origine divina, Elena non comprende le ragioni del suo asservimento. Per Aristotele, però, queste non devono essere ricercate nella sua stirpe, ma nella sua riprovevole condotta da adultera: </hi><hi rend="CharOverride-1">la libertà e la schiavitù non dipendono dal lignaggio, ma dalla virtù e dal vizio (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 6, 1255a39-1255b1) dei singoli e/o dei popoli.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Guadagnato tale assunto, lo Stagirita riscontra una ulteriore criticità nella tesi dei suoi interlocutori, la quale poggia sull’errata convinzione che nei processi generativi si trasmettano sia i caratteri fisici sia le qualità morali: come da un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">anthropos</hi><hi rend="CharOverride-1"> nasce un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">anthropos</hi><hi rend="CharOverride-1">, così da un ‘uomo buono’ nasce un ‘uomo buono’. La natura, tuttavia, intende fare ciò, ma senza riuscirvi sempre (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica </hi><hi rend="CharOverride-1">I, 6, 1255a28-1255b4</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il vizio e la virtù, infatti, non devono essere considerati un corredo psichico ereditario, funzionale a motivare la subordinazione dei barbari ai Greci. L’unica schiavitù legittima, piuttosto, è quella in cui tra l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">archon</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">archomenon</hi><hi rend="CharOverride-1"> si instaura una ‘utilità comune’ e una ‘amicizia reciproca’, </hi><hi rend="CharOverride-1">dovuta al fatto che il padrone e il servo sono tali per natura: se lo fossero per legge o per costrizione si otterrebbe l’effetto contrario.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per la nostra indagine, tale snodo argomentativo è dirimente: nel definire lo schiavo per natura, Aristotele adduce criteri morali che sono del tutto scevri di connotazioni etniche e, parimenti, scalfisce la convinzione ideologica secondo cui l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">eugeneia</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei Greci motiva il loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> totale dominio sui barbari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-011">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. La guerra giusta per natura</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un ulteriore passaggio si trova sempre nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica </hi><hi rend="CharOverride-1">(I, 8 1256b13 sgg.), dove Aristotele </hi><hi rend="CharOverride-1">riflette intorno alla guerra giusta per natura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In linea con l’impianto teleologico sotteso all’intera realtà, il filosofo di Stagira sostiene che la natura non lascia nulla incompiuto né produce invano, ma predispone alcune piante in funzione degli animali e alcuni animali in funzione degli esseri umani, quelli domestici perché se ne serva e se ne nutra, quelli selvatici per sostentarsi e soddisfare altri bisogni.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A fronte di questo scenario, l’arte della guerra può essere considerata una sorta di ‘battuta di caccia’ di cui servirsi contro le belve e quegli esseri umani che, pur essendo nati per essere sottomessi, non si lasciano comandare: questa è una guerra giusta per natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 8, 1256b23-26), perché finalizzata ad inverare quella dialettica servo-padrone da cui scaturisce un vantaggio vicendevole per entrambi i poli coinvolti (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 6, 1255b12-13).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Spicca un dato: nell’argomentazione aristotelica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non vi è alcun riferimento diretto ai barbari</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo, tuttavia, potrebbe essere evinto solo </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’accostamento tra le ‘belve’ e alcuni ‘esseri umani’, che sembra rinviare alla nozione polivoca di bestialità (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">theriotes</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-010">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Per quanto rara, infatti, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">theriotes</hi><hi rend="CharOverride-1"> si registra con maggiore frequenza – ma non esclusivamente – presso i barbari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-009">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">intesa sia in senso ampio come un ‘vizio iperbolico’, proprio di quegli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">anthropoi</hi><hi rend="CharOverride-1"> che possiedono un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">logos</hi><hi rend="CharOverride-1"> corrotto, sia in senso tecnico come uno stato ‘diverso dal vizio’, perché </hi><hi rend="CharOverride-1">ingenerato in soggetti del tutto ‘privi di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">logos</hi><hi rend="CharOverride-1">’ (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">alogistoi</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Oltre a questo ipotetico nesso teorico, però, Aristotele non asserisce che la guerra giusta per natura è solo quella rivolta contro i barbari, considerati tutti </hi><hi rend="italic CharOverride-1">alogistoi</hi><hi rend="CharOverride-1">, quindi ritenuti gli unici schiavi naturali e legittimi dei Greci</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-008">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. I climi, i caratteri, gli ordinamenti politici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel terzo libro della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (III, 14, 1285a14-24), ragionando intorno alle varie forme di monarchia, Aristotele sostiene che i barbari hanno «</hi><hi rend="CharOverride-1">costumi per natura più servili» rispetto ai Greci e gli Asiatici rispetto agli Europei, per questo tollerano il dominio dispotico senza sdegnarsi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto cursorio, tale passaggio pone in campo alcune questioni centrali, già a partire dallo schema teorico adottato: dalla dicotomia greci-barbari</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-007">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, si passa alla diade europei-a</hi><hi rend="CharOverride-1">siatici, che disambigua la stessa categoria «barbaro», illuminandone l’articolazione interna. Lo Stagirita, inoltre, ascrive il dispotismo di questi popoli ai loro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">costumi</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">per natura</hi><hi rend="CharOverride-1">, sono più servili.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tale questione è</hi><hi rend="CharOverride-1"> affrontata con maggiore ampiezza argomentativa nel settimo libro della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> VII, 1327b23-33). Secondo un ragionamento dall’eco ippocratica, perché attento anche agli influssi dei climi sui temperamenti dei popoli</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-006">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, Aristotele sostiene che gli Europei, stanziati nelle regioni fredde, eccedono in coraggio ma difettano in intelligenza e abilità nelle arti, motivo per cui vivono liberi, ma privi di costituzione e incapaci di dominare i popoli vicini; gli Asiatici, invece, insediati in luoghi torridi, eccedono in intelligenza (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">dianoia</hi><hi rend="CharOverride-1">) e abilità nelle arti (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">techne</hi><hi rend="CharOverride-1">) ma difettano in coraggio (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">thumos</hi><hi rend="CharOverride-1">), per questo sono sottomessi a regimi dispotici; i Greci, infine, collocati ‘nel mezzo’ e in regioni dal clima temperato, partecipano delle sole caratteristiche positive</hi><hi rend="CharOverride-1"> di entrambi i poli, ovvero sono coraggiosi, intelligenti e liberi.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attraverso un modello concettuale triadico, il Nostro mostra che gli Europei e gli Asiatici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-005">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, in quanto popoli ‘ai margini’, sono entrambi distanti dalla giusta misura, ma per ra</hi><hi rend="CharOverride-1">gioni differenti e complementari, ovvero non sono passibili di una critica incondizionata, perché entrambi presentano aspetti di lode e di biasimo. Da qui, puntando il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">focus</hi><hi rend="CharOverride-1"> sugli Asiatici si evince che il loro dispotismo endemico non è imputabile alla totale recisione del</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> logos</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma ad un indebolimento dello </hi><hi rend="italic CharOverride-1">thumos</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-004">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che è controbilanciato da una spiccata </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dianoia</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">techne</hi><hi rend="CharOverride-1">: la loro inclinazione alla schiavitù non risponde ad un ‘determinismo biologico’, dovuto ad una menomazione antropologica o ad una spinta innata alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">douleia</hi><hi rend="CharOverride-1">, ma politico, cioè ascritto all’articolato ma variabile </hi><hi rend="CharOverride-1">intreccio tra fattori climatici, morali e culturali, che determina il loro complessivo ‘livello di sviluppo’</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-003">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sotteso a tale ragionamento, infatti, vi è l’assunto per cui «la natura è il fine» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 2, 1252b32) e in un’ottica politica il fine è la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">polis</hi><hi rend="CharOverride-1"> greca, che si configura come l’orizzonte in cui la natura dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">anthropos</hi><hi rend="CharOverride-1"> trova piena realizzazione. In questa prospettiva, dunque, le monarchie orientali sono considerate espressione di una civiltà umana, non (ancora) completamente compiuta</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-002">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>6</hi><hi>. In conclusione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Alla luce dei guadagni teorici ottenuti nella sintetica indagine che qui si conclude, è possibile avanzare una risposta all’interrogativo sollevato in apertura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’argomentazione del primo libro della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (cfr. I, 2, 1252b5-9</hi><hi rend="CharOverride-1">) per cui si dà una naturale equivalenza tra gli schiavi e i barbari, dovuta alla radicale mancanza di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">logos</hi><hi rend="CharOverride-1"> di questi ultimi, non sembra trovare riscontro in altri luoghi del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Corpus aristotelicum</hi><hi rend="CharOverride-1">. Fatti salvi gli individui bestiali </hi><hi rend="italic CharOverride-1">alogistoi</hi><hi rend="CharOverride-1">, che si trovano soprattutto ma non solo presso i barbari, lo Stagirita non considera i popoli anellenici privi «dell’elemento che per natura comanda» né li reputa i soli schiavi naturali e legittimi dei Greci. Infatti, laddove discute la liceità della schiavitù in guerra e la guerra giusta per natura, Aristotele fa riferimento a dinamiche trasversali, cioè prive di connotazioni etniche, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">inerenti ai rapporti di forza tra gli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">anthropoi qua talis</hi><hi rend="CharOverride-1">. Laddove, invece, sostiene che i barbari hanno costumi per natura più servili dei Greci e gli Asiatici degli Europei, egli </hi><hi rend="CharOverride-1">disambigua la categoria di «barbaro», mostrandone l’intrinseca eterogeneità, e imputa la naturale propensione degli Orientali al dispotismo a ragioni politiche, cioè riguardanti la struttura </hi><hi rend="CharOverride-1">complessiva della loro civiltà.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lungi dalla contraddizione</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-001">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, una ipotesi interpretativa per questo quadro teorico potrebbe essere la seguente: Aristotele, dapprima, richiama la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communis opinio</hi><hi rend="CharOverride-1"> senza condividerla appieno</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, ma solo per rendere immediatamente intuibile al suo uditorio il proprio ragionamento relativo ai naturali rapporti di forza tra il padrone e il servo; poi, però, decostruisce dall’interno il carattere ideologico della mentalità greca, perché, nello sviluppare le sue stesse argomentazioni, </hi><hi rend="CharOverride-1">non circoscrive la schiavitù naturale ai soli barbari, ma la presenta come una ‘possibilità umana’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al fondo di tale movenza teorica si staglia netto un dato: la difficoltà di Aristotele nel fornire una giustificazione concettuale alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">douleia</hi><hi rend="CharOverride-1">, ovvero ad un fatto sociale dall’indubitabile legittimità nella Grecia classic</hi><hi rend="CharOverride-1">a. Pur ragionando nei termini di un certo grado di disparità e diseguaglianza tra gli esseri umani, soprattutto sul versante politico, il Nostro riconosce la schiavitù come un problema complesso e scivoloso, che deve essere esaminato con cautela, contro ogni accettazione acritica. E di tale postura problematizzante Aristotele offre una chiara testimonianza non solo nelle sue riflessioni teoriche ma anche con le sue scelte concrete</hi><hi rend="CharOverride-1">: tra le sue ultime volontà (cfr. Diogene Laerzio, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vite dei filosofi</hi><hi rend="CharOverride-1"> V, 11), infatti, vi è la liberazione dei suoi stessi schiavi, Ambracide, Filone, Olimpio e i loro figli.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Aristotele</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Politica</hi><hi rend="CharOverride-1">, libro I. Direzione di Lucio Bertelli, e Mauro Moggi, a cura di Giuliana Besso, e Michele Curnis. Roma: «L’Erma» di Bretschnneider.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Berti, Enrico. 2008. “I «barbari» di Platone e Aristotele.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Nuovi studi aristotelici</hi><hi rend="CharOverride-1">, III.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Filosofia pratica</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Enrico Berti, 251-68. Brescia: Morcelliana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fermani, Arianna. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’etica di Aristotele. Il mondo della vita umana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Brescia: Morcelliana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fermani, Arianna. 2015. “Modelli esplicativi della schiavitù in Aristotele.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studi su Aristotele e l’Aristotelismo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Elisabetta Cattanei, Francesco Fronterotta, e Stefano Maso, 77-92. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hall, Edith. 1989. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Inventing the Barbarian. Greek Self-Definition through Tragedy</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oxford: Clarendon Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Kullmann, Wolfgang. 1992. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il pensiero politico di Aristotele</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Guerini e Associati.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Laurenti, Renato. 1992. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Introduzione alla Politica di Aristotele</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma-Napoli: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici-L’officina tipografica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Radice, Roberto, Gammacurta, Tatiana, Bombacigno, Roberto, et al., edited by. 2005. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Aristoteles – Lexicon</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> electronic edition by Roberto Bombacigno. Milano: Biblia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Salis, Rita. 2009. “L’idea di Europa in Aristotele.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I Filosofi e l’Europa</hi><hi rend="CharOverride-1">. Atti del XXVI Congresso nazionale di filosofia della Società filosofica italiana. Verona, 26-29 aprile 2007, a cura di Riccardo Pozzo, e Mario Sgarbi, 37-44. Milano: Mimesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vegetti, Mario. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il coltello e lo stilo. Animali, schiavi, barbari e donne alle origini della razionalità scientifica</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Pistoia: Petite Plaisance.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ward, Julie. 2002. “Ethnos in the </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politics</hi><hi rend="CharOverride-1">: Aristotle and Race.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Philosophers on race. Critical essays</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Julie Ward, and Tommy Lott, 14-37. Oxford: Blackwell Publisher.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zizza, Cesare. 2014. “Aristotele, i popoli anellenici della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica </hi><hi rend="CharOverride-1">e l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">exemplum</hi><hi rend="CharOverride-1"> degli Achei e degli Eniochi del Ponto. Modelli e antimodelli?” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’idéalisation de l’autre. Faire un modèle d’un anti-modèle</hi><hi rend="CharOverride-1">. Actes du</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2e colloque SoPhia – Société Politique, Historie de l’Antiquité tenu à Besançon les 26-28 novembre 2012, sous la direction de Antonio Gonzalès &amp; Maria Teresa Schettino. Besançon: Presses universitaire de Franche - Comté, 115-55. </hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-016-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nella filosofia aristotelica, la schiavitù e la schiavitù naturale sono questioni così critiche da rivelarsi sul crinale tra </hi><hi rend="italic CharOverride-1">complessità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">contraddizione</hi><hi rend="CharOverride-1">. Secondo lo Stagirita, infatti</hi><hi rend="CharOverride-1">, lo schiavo (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">doulos</hi><hi rend="CharOverride-1">) è uno «strumento animato» verso il quale, in quanto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">doulos</hi><hi rend="CharOverride-1">, non può darsi amicizia, ma, in quanto essere umano (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">anthropos</hi><hi rend="CharOverride-1">), sì (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Etica Nicomachea</hi><hi rend="CharOverride-1"> VIII, 11, 1161b3-6). Lo schiavo, dunque, per la sua intrinseca polivocità, richiede di essere studiato secondo scenari argomentativi opposti, che siano capaci di tenere insieme e di rendere ragione di tutti i suoi eterogenei profili costitutivi. Per un approfondimento Fermani (2015, 77-92). Non solo. Come sottolinea Berti (2008, 261) la schiavitù per natura, dovuta al depotenziamento o alla totale assenza del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">logos </hi><hi rend="CharOverride-1">in alcuni soggetti, sembra contraddire gli assunti di fondo dell’antropologia aristotelica: l’«essere umano» è un genere «semplice», che «non presenta differenze» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le ricerche sugli animali</hi><hi rend="CharOverride-1"> 490b16-19), l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">anthropos</hi><hi rend="CharOverride-1"> è una sostanza che «non ha contrari» e non ammette «il più e il meno» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Categorie</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3b24-24; 3b33-4a2)</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’essere umano è un «animale dotato di ragione» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Etica Nicomachea</hi><hi rend="CharOverride-1"> X, 7, 1178 a6-8) e un «animale politico» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 2, 1253a7-18).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-015-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Pur </hi><hi rend="CharOverride-1">non dedicando una trattazione specifica alla figura del barbaro, Aristotele affronta tale argomento in più luoghi delle sue opere, come è testimoniato, per esempio, dalle 20 occorrenze, nell’intero </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corpus</hi><hi rend="CharOverride-1">, del lemma </hi><hi rend="italic CharOverride-1">barbaros</hi><hi rend="CharOverride-1">, 6 di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">barbarikos</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3 di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">barbarismos </hi><hi rend="CharOverride-1">e una del verbo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">barbarizo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Radice et. al. 2005). A queste, tuttavia, si devono aggiungere anche i molteplici riferimenti ai vari popoli barbari appellati con i loro etnonimi, dei quali offre una prima ricognizione Zizza (2014, 115-55).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-014-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ovvero a prescindere da ogni differenziazione etnica: i barbari, in questo caso, sono tutti i popoli non Greci.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-013-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Ricorda Berti (2008, 261) che «questa espressione è stata interpretata sia in senso sociologico, cioè come indicante la mancanza di una classe dirigente capace di governare, sia in senso psicologico, cioè come riferentesi ad una parte dell’anima, quella che comanda, la ragione, o la capacità deliberativa. Non c’è dubbio che, in entrambi i casi, Aristotele vuol dire che i barbari mancano di qualche cosa, cioè della capacità di governarsi da sé, o come popoli o come individui, il che li fa essere praticamente tutti schiavi, sia gli uomini sia le donne».</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-012-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Soprattutto in seguito all’epopea delle Guerre Persiane, i tragediografi rivestono un ruolo dirimente nell’orientare l’immaginario collettivo greco verso una assoluta e ideologica avversione al barbaro, inteso come nemico per eccellenza dei Greci, nonché come totale antitesi della Grecità, stando a quanto argomentato da Hall (1989).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-011-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Dello stesso avviso è, per esempio, Salis (2009, 42).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-010-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per un approfondimento si veda Fermani (2012, 138-46).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-009-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Etica Nicomachea</hi><hi rend="CharOverride-1"> VII, 1, 1145a30-33; </hi><hi rend="CharOverride-1">4, 1148b15-29; 5, 1149a9-11; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> VIII, 4, 1338b19-24.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-008-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come, invece, vorrebbe il ragionamento proposto in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 2, 1252b5-9, nonché Vegetti, (2018, 144 sgg.).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-007-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Adottato anche in tutti i passaggi della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> finora esaminati.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-006-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il rinvio è al celebre trattato ippocratico </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arie Acque Luoghi</hi><hi rend="CharOverride-1"> parr. 12-24.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-005-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Che, pur essendo ‘non greci’, non sono appellati come ‘barbari’.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-004-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Anche a causa dei climi caldi delle regioni in cui abitano. Cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Problemi</hi><hi rend="CharOverride-1"> XIV, 16, 910a38-918b8.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-003-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Dello stesso avviso è, per esempio, Ward (2002, 21 e 30).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-002-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In altri luoghi del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corpus</hi><hi rend="CharOverride-1">, per esempio in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> I, 2, 1252b19-22</hi><hi rend="CharOverride-1">; III, 14, 1285 a30-33, Aristotele ricorda che la monarchia, un tempo, era in vigore anche nell’Ellade e lo è ancora presso alcuni popoli greci (la Grecia, infatti, non è assunta come un blocco monolitico, ma composito). Secondo uno schema teorico ‘temporale’</hi><hi rend="CharOverride-1">, il presente dei barbari è il passato dei Greci, in quanto civiltà collocate a due stadi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">diversi </hi><hi rend="CharOverride-1">di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">stessa </hi><hi rend="CharOverride-1">scala evolutiva. Come opportunamente nota Berti (2008, 264-65): «I barbari sono uomini che non hanno ancora sviluppato completamente la propria natura di animali politici, cioè fatti per vivere nella πόλις. Sono uomini, diremmo oggi, ‘incivili’</hi><hi rend="CharOverride-1">, non nel senso moderno di «selvaggi» (fatti per vivere nelle selve), ma nel senso di «non civili», cioè non cittadini di una πόλις … Dire che i barbari hanno un carattere più servile per natura equivale allora a dire che essi si trovano a uno stadio di sviluppo della natura umana ancora imperfetto, cioè non compiuto, che sono insomma, come si direbbe oggi, “in via di sviluppo”».</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-001-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come, invece, sostiene Kullmann (1992, 74, n. 20).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_14_71-77.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Dello stesso avviso è, per esempio, Besso (2011, 207-8). Invece, per Laurenti (1992, 102-3), Aristotele condivide del tutto la posizione di Euripide e della mentalità greca nel suo complesso, per cui «è naturale che i Greci dominino sui barbari».</hi></p></item>
				</list>  
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="144770">Berti, Enrico. 2008. “I &amp;#171;barbari&amp;#187; di Platone e Aristotele.” In Nuovi studi aristotelici, III. Filosofia pratica, a cura di Enrico Berti, 251-68. Brescia: Morcelliana.</bibl>
          <bibl n="146610">Fermani, Arianna. 2012. L’etica di Aristotele. Il mondo della vita umana. Brescia: Morcelliana.</bibl>
          <bibl n="144198">Fermani, Arianna. 2015. “Modelli esplicativi della schiavit&amp;#249; in Aristotele.” In Studi su Aristotele e l’Aristotelismo, a cura di Elisabetta Cattanei, Francesco Fronterotta, e Stefano Maso, 77-92. Roma: Edizioni di Storia e Letteratura.</bibl>
          <bibl n="146202">Hall, Edith. 1989. Inventing the Barbarian. Greek Self-Definition through Tragedy. Oxford: Clarendon Press.</bibl>
          <bibl n="146772">Kullmann, Wolfgang. 1992. Il pensiero politico di Aristotele. Milano: Guerini e Associati.</bibl>
          <bibl n="145163">Laurenti, Renato. 1992. Introduzione alla Politica di Aristotele. Roma-Napoli: Istituto Italiano per gli Studi Filosofici-L’officina tipografica.</bibl>
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        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>