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        <title type="main" level="a">Dalla parsimonia al profitto: Plauto testimone delle trasformazioni economiche della sua epoca e dell’organizzazione del lavoro</title>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.10</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Plautus writes his comedies at the age of the Roman expansion in the Mediterranean, when remarkable social and economic transformations rapidly took place in Rome. He complains about the passage from ancestral moral customs to a new ethic of profit. Farms are now intended to produce for the market. A Roman senator is represented as the owner of a suburban villa, whose products are commended to his urban staff in order to be sold. Even more space is reserved to trade. An entire and very complex comedy, Mercator, is devoted to this subject, which is constantly treated and mentioned everywhere. While the Roman economy was growing, there was a similar parallel increase of professional activities, which are abundantly attested by Plautus.</p>
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            <item>agriculture</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.10<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.10" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Dalla parsimonia al profitto: Plauto testimone delle trasformazioni economiche della sua epoca e dell’organizzazione del lavoro</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Pasquale Rosafio</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">1. Plauto </hi><hi rend="CharOverride-1">nasce tra il 255 e il 250 a.C. a Sarsina, </hi><hi rend="CharOverride-1">centro all’epoca umbro (oggi romagnolo), conquistato dai Romani nel </hi><hi rend="CharOverride-1">266 a.C. e trasformato in alleato come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">civitas foederata</hi><hi rend="CharOverride-1">, vale</hi><hi rend="CharOverride-1"> a dire come città alleata. Il contesto nel quale visse</hi><hi rend="CharOverride-1"> è quello determinato dai profondi cambiamenti subiti dal mondo romano,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’arco di tempo compreso tra l’inizio della prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> guerra contro Cartagine e gli anni poco successivi la fine</hi><hi rend="CharOverride-1"> della seconda. Della sua vita non abbiamo molte notizie e</hi><hi rend="CharOverride-1"> quel poco che ci è pervenuto appare in parte romanzato.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Non è possibile stabilire se sia trasferito a Roma per</hi><hi rend="CharOverride-1"> esercitare la professione di commediografo o in conseguenza degli eventi</hi><hi rend="CharOverride-1"> militari dell’epoca, secondo l’esempio di altri scrittori come</hi><hi rend="CharOverride-1"> Livio Andronico, Nevio e Ennio. Altrettanto problematico è sia capire</hi><hi rend="CharOverride-1"> come abbia appreso il latino e il greco, sia rintracciare</hi><hi rend="CharOverride-1"> il percorso che lo portò al successo. Privo della cittadinanza</hi><hi rend="CharOverride-1"> romana, una volta giunto a Roma è fortemente in dubbio</hi><hi rend="CharOverride-1"> che l’abbia qui ottenuta. Ha composto palliate, commedie di</hi><hi rend="CharOverride-1"> soggetto ellenistico (tratto dalla commedia di mezzo e nuova), ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> completamente adattate all’ambiente romano, che ha riprodotto con indiscutibile</hi><hi rend="CharOverride-1"> verosimiglianza. Delle numerose commedie tramandate a suo nome solo 21</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono considerate autentiche, giudicate tali da Varrone. Scritte a partire</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’inizio della seconda guerra punica alla sua morte, avvenuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel 284 a.C., rappresentano una ricca e complessa testimonianza utile</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la ricostruzione della società del suo tempo. Plauto si</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivela un profondo conoscitore dell’economia, della politica, del diritto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> della religione e della morale di questo mondo con le</hi><hi rend="CharOverride-1"> loro dinamiche e le loro regole. Nonostante gli argomenti delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> commedie derivino da quelli ellenistici, essi riguardano la realtà genuinamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> romana, anche perché va ricordato che quest’ultima si trasforma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche per influsso di quella ellenistica e tende ad assorbire</hi><hi rend="CharOverride-1"> molte delle sue caratteristiche. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">2. Il presente contributo è </hi><hi rend="CharOverride-1">diviso in tre parti. Nella prima parte, si ricordano le </hi><hi rend="CharOverride-1">radicali trasformazioni economiche seguite all’espansione romana nel Mediterraneo e </hi><hi rend="CharOverride-1">i conseguenti cambiamenti della mentalità della classe dirigente. Plauto denuncia </hi><hi rend="CharOverride-1">il rischio di un abbandono degli antichi costumi. In sostanza, </hi><hi rend="CharOverride-1">Plauto teme che la sostituzione della parsimonia con la ricerca </hi><hi rend="CharOverride-1">del profitto possa sfociare nel lusso e distruggere i patrimoni </hi><hi rend="CharOverride-1">delle più antiche famiglie. Il testo si limita ad analizzare </hi><hi rend="CharOverride-1">la testimonianza del commediografo nell’ambito delle attività produttive del </hi><hi rend="CharOverride-1">suo tempo. Le commedie forniscono utili informazioni per la ricostruzione </hi><hi rend="CharOverride-1">delle profonde trasformazioni avvenute nella storia romana in seguito al </hi><hi rend="CharOverride-1">rapido e vasto sviluppo territoriale a partire dalla fine delle </hi><hi rend="CharOverride-1">guerre sannitiche. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’elemento più caratteristico delle commedie plautine sono </hi><hi rend="CharOverride-1">la presenza e il ruolo degli schiavi. Uno dei contributi </hi><hi rend="CharOverride-1">più recenti e più rappresentativi sugli schiavi nel teatro di </hi><hi rend="CharOverride-1">Plauto è quello di Richlin (2018), di raffinata dottrina e </hi><hi rend="CharOverride-1">di notevole ampiezza. In una ricerca di Viglietti, è segnalato</hi><hi rend="CharOverride-1"> un breve pensiero di Livio (pref. 11-2), in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> rappresentativo della mentalità arcaica e della maniera con cui i</hi><hi rend="CharOverride-1"> Romani delle epoche successive erano soliti raffigurarla. In nessuna città,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dice lo storico, l’avidità e il lusso (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">avaritia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">luxuriaque</hi><hi rend="CharOverride-1">) si sono introdotte così tardi, mentre la povertà e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la parsimonia sono state apprezzate così a lungo (Viglietti 2011,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 71). Il binomio </hi><hi rend="italic CharOverride-1">paupertas</hi><hi rend="CharOverride-1">/</hi><hi rend="italic CharOverride-1">parsimonia</hi><hi rend="CharOverride-1"> è espressione del rifiuto dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’ostentazione ed è rappresentato da figure dell’epoca arcaica, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cincinnato e Curio Dentato.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">All’epoca della composizione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Trinummus</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(dopo il 194 a.C., Pansiéri 1997, 371-75), questo mondo </hi><hi rend="CharOverride-1">doveva essere scomparso da un pezzo. Nella scena iniziale del </hi><hi rend="CharOverride-1">primo atto il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">senex </hi><hi rend="CharOverride-1">deplora i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mali mores</hi><hi rend="CharOverride-1">, che crescono</hi><hi rend="CharOverride-1"> rigogliosamente dopo aver preso il posto dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">boni mores</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">aggrediti e distrutti da un morbo devastante (28-33; cfr. anche vv. </hi><hi rend="CharOverride-1">1028-40). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il peggioramento dei comportamenti in seno alla società dipende, </hi><hi rend="CharOverride-1">secondo Plauto, dal fatto che una parte dei cittadini agisce </hi><hi rend="CharOverride-1">per compiacere l’aristocrazia invece di agire nell’interesse della </hi><hi rend="CharOverride-1">maggioranza dei cittadini (34-5). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il prologo di questa commedia è </hi><hi rend="CharOverride-1">affidato a due figure astratte che fungono da divinità, rappresentative </hi><hi rend="CharOverride-1">di due condizioni umane, l’una, il lusso (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Luxuria</hi><hi rend="CharOverride-1">), </hi><hi rend="CharOverride-1">che genera l’altra, l’indigenza (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Inopia</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Luxuria</hi><hi rend="CharOverride-1"> sottintende </hi><hi rend="CharOverride-1">un comportamento negativo, contrario ai basilari principi attorno ai quali </hi><hi rend="CharOverride-1">ruotano le virtù dei Romani dell’età arcaica, mentre la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">parsimonia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cui si accostano la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">paupertas</hi><hi rend="CharOverride-1"> e, similmente, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">moderatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">abstinentia</hi><hi rend="CharOverride-1"> rappresentano le virtù (Viglietti 2011, 174). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">G</hi><hi rend="CharOverride-1">ià Fraenkel ha dimostrato che Plauto, pur avendo come modelli </hi><hi rend="CharOverride-1">i testi degli autori della commedia di mezzo e nuova, </hi><hi rend="CharOverride-1">li adatta alla realtà romana, che si coglie con un </hi><hi rend="CharOverride-1">notevole grado di verosimiglianza (Fraenkel 1960). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Leigh (2014, 98-157) ha poi dimostrato </hi><hi rend="CharOverride-1">che alcune polarità, come quella tra città e campagna e </hi><hi rend="CharOverride-1">quella, che in qualche modo è parallela, tra agricoltura e </hi><hi rend="CharOverride-1">commercio, giungono in Plauto attraverso i suoi modelli greci. Lo </hi><hi rend="CharOverride-1">studioso ha offerto esempi nella letteratura greca (soprattutto filosofi e </hi><hi rend="CharOverride-1">commediografi di età ellenistica) che richiamano, con argomentazioni simili, lo </hi><hi rend="CharOverride-1">scontro verificatosi anche in ambito romano tra i sostenitori dell’agricoltura, preferita </hi><hi rend="CharOverride-1">dai tradizionalisti che la consideravano un’attività più stabile e </hi><hi rend="CharOverride-1">sicura, e i loro oppositori, che anteponevano lo sviluppo del </hi><hi rend="CharOverride-1">commercio per i suoi rapidi e cospicui guadagni (cfr. l’</hi><hi rend="CharOverride-1">analisi rimasta insuperata di Cassola 1968).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A proposito di quest’ultima</hi><hi rend="CharOverride-1"> forma di arricchimento, ricordiamo la distinzione concettualizzata da Cicerone tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> piccola mercatura, per sua natura incline all’inganno e alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> truffa, e grande mercatura che certamente non va annoverata tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> le forme disonorevoli di guadagno (Giardina 1989, 280-81; 286-</hi><hi rend="CharOverride-1">87). In Plauto troviamo, quasi esclusivamente, esempi del secondo tipo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di commercio, praticato o da persone già appartenenti ai ceti</hi><hi rend="CharOverride-1"> abbienti o da onesti cittadini di condizioni più umili pervenuti</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai gradini più elevati della società grazie a questo mestiere.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Emblematico è il caso del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mercator</hi><hi rend="CharOverride-1">, il cui intreccio </hi><hi rend="CharOverride-1">rappresenta uno spaccato della società e può essere analizzato come </hi><hi rend="CharOverride-1">specchio della realtà. La commedia di Plauto è una sorta </hi><hi rend="CharOverride-1">di apologo, che narra le sorti di una famiglia di </hi><hi rend="CharOverride-1">cui descrive l’ascesa sociale nel corso di tre generazioni. </hi><hi rend="CharOverride-1">La fortuna economica della famiglia prende origine sul modesto fondo </hi><hi rend="CharOverride-1">di proprietà del nonno, dove il figlio, Demifone, fa le </hi><hi rend="CharOverride-1">sue prime esperienze lavorative. Alla sua morte, egli decide di </hi><hi rend="CharOverride-1">venderlo per comprare una nave e trasformarsi da agricoltore in </hi><hi rend="CharOverride-1">commerciante. Egli ha successo con la nuova professione, migliora notevolmente </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua posizione sociale divenendo vicino di casa e amico </hi><hi rend="CharOverride-1">di Lisimaco, iscritto nella lista dei giudici che, dopo la </hi><hi rend="CharOverride-1">prima fase condotta dal pretore, venivano chiamati a emettere le </hi><hi rend="CharOverride-1">sentenze nel processo civile romano bipartito (Gagliardi 2007, 202).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il ricco</hi><hi rend="CharOverride-1"> e articolato intreccio di questa commedia apre un significativo squarcio</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla società romana dell’epoca del commediografo. Le rapide e</hi><hi rend="CharOverride-1"> incessanti trasformazioni (Gabba 1988, 70), che portarono al sorgere e</hi><hi rend="CharOverride-1"> al rafforzamento dell’impero, determinarono nel mondo del lavoro un</hi><hi rend="CharOverride-1"> notevole incremento di mestieri e professioni. Descrivere il fenomeno, peraltro</hi><hi rend="CharOverride-1"> in continua evoluzione nel corso della produzione artistica di Plauto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e coglierne la complessiva organizzazione non è possibile nel breve</hi><hi rend="CharOverride-1"> spazio di questo contributo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un tentativo in questa direzione è </hi><hi rend="CharOverride-1">stato già compiuto da Feuvrier-Prévotat. La studiosa ha raggruppato le</hi><hi rend="CharOverride-1"> categorie di mestieri, identificabili nel teatro plautino, in tre tipologie</hi><hi rend="CharOverride-1"> operanti in altrettante sfere di intervento: la prima agisce all</hi><hi rend="CharOverride-1">’interno della sfera familiare, la seconda racchiude la cerchia di</hi><hi rend="CharOverride-1"> coloro che esercitano innumerevoli e svariati mestieri e che compaiono</hi><hi rend="CharOverride-1"> normalmente in modo fugace e la terza, quella che</hi><hi rend="CharOverride-1"> opera in uno spazio esterno più ampio, cioè il commercio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> da cui il discorso ha preso avvio ed è stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> finora sviluppato (Feuvrier-Prévotat 2005).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mercator</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono incluse tutte e </hi><hi rend="CharOverride-1">tre queste sfere. Alla terza, come si è visto, è </hi><hi rend="CharOverride-1">dedicata la maggior parte della storia narrata nella commedia. Della </hi><hi rend="CharOverride-1">prima, invece, fanno parte tutti coloro che, in condizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">schiavitù, sono al servizio delle due famiglie dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">senes</hi><hi rend="CharOverride-1">. La</hi><hi rend="CharOverride-1"> seconda nel teatro plautino è, da una parte, quella numericamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> più rappresentata e, dall’altra, quella che ha ruoli o</hi><hi rend="CharOverride-1"> apparizioni più effimere. Spesso le categorie professionali vengono solo citate,</hi><hi rend="CharOverride-1"> talvolta anche all’interno di un elenco, e, normalmente, ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> personaggi che le rappresentano non viene neanche dato un nome.</hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">3. Prima di trattare brevemente questa seconda sfera, è necessario</hi><hi rend="CharOverride-1"> accennare al fenomeno della cosiddetta villa schiavistica, che permise all</hi><hi rend="CharOverride-1">’agricoltura di compiere il salto di qualità. Questo tipo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> aziende, infatti, orientano verso il mercato la produzione, che riguarda</hi><hi rend="CharOverride-1"> principalmente olio e vino, merci facilmente trasportabili soprattutto sulle navi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Capogrossi 1999, 91-3).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La complementarità economica tra città e campagna </hi><hi rend="CharOverride-1">appare chiaramente descritta nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Casina</hi><hi rend="CharOverride-1">. All’inizio della commedia troviamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> delineata la distinzione tra il gruppo degli schiavi domestici </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">familia urbana</hi><hi rend="CharOverride-1">), guidati dall’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">atriensis</hi><hi rend="CharOverride-1">, da una parte, </hi><hi rend="CharOverride-1">e quello degli schiavi rurali (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">familia rustica</hi><hi rend="CharOverride-1">), al cui </hi><hi rend="CharOverride-1">capo è collocato il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vilicus</hi><hi rend="CharOverride-1">, dall’altra (100-4). L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Asinaria</hi><hi rend="CharOverride-1"> illustra in poche battute il meccanismo della coltivazione nelle ville,</hi><hi rend="CharOverride-1"> le aziende suburbane dirette dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vilicus</hi><hi rend="CharOverride-1">, e la conseguente </hi><hi rend="CharOverride-1">vendita del vino e dell’olio a cura dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">atriensis</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dopo il trasporto delle merci in città (432-36).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Di </hi><hi rend="CharOverride-1">seguito si fa riferimento a un altro schiavo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">familia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">urbana</hi><hi rend="CharOverride-1">, che è stato incaricato di svolgere all’esterno un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">opus</hi><hi rend="CharOverride-1">) in cambio di un compenso, di cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">atriensis</hi><hi rend="CharOverride-1"> chiede conto. Si tratta di un contratto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">locatio operis</hi><hi rend="CharOverride-1">, attraverso cui un terzo prendeva in affitto </hi><hi rend="CharOverride-1">lo schiavo fino alla realizzazione di un lavoro a cottimo </hi><hi rend="CharOverride-1">(441-43). I contratti di lavoro potevano poi riguardare anche </hi><hi rend="CharOverride-1">operai che prestavano singole giornate (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">locatio operarum</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La gamma </hi><hi rend="CharOverride-1">dei lavori che uno schiavo poteva svolgere, come si vede nel caso di Pasicompsa (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mercator</hi><hi rend="CharOverride-1">, 508-9), </hi><hi rend="CharOverride-1">si estendeva a tutto ciò che </hi><hi rend="CharOverride-1">sapeva fare e che tornava utile al padrone. Dal punto </hi><hi rend="CharOverride-1">di vista dei mestieri non c’era, in teoria, alcuna </hi><hi rend="CharOverride-1">differenza tra quelli svolti dagli schiavi o dai liberi. La </hi><hi rend="CharOverride-1">differenza tra il lavoro di un libero e quello di </hi><hi rend="CharOverride-1">uno schiavo consisteva semplicemente, com’è ovvio, nel fatto che </hi><hi rend="CharOverride-1">il primo lavorava in maniera autonoma e ricavava un guadagno, </hi><hi rend="CharOverride-1">con il quale poteva mantenere se stesso e la famiglia, </hi><hi rend="CharOverride-1">mentre il secondo era permanentemente al servizio del padrone, che </hi><hi rend="CharOverride-1">provvedeva al suo mantenimento. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Naturalmente uno schiavo era privo di </hi><hi rend="CharOverride-1">capacità giuridica, ma il proprietario poteva investirlo dell’autorità di </hi><hi rend="CharOverride-1">agire in sua vece. Tuttavia, già all’età di Plauto, </hi><hi rend="CharOverride-1">prima che il diritto romano introducesse la possibilità di trasferire </hi><hi rend="CharOverride-1">sul padrone la responsabilità delle azioni che lo schiavo svolgeva </hi><hi rend="CharOverride-1">in suo nome (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">actiones adiecticiae qualitatis</hi><hi rend="CharOverride-1">), il secondo poteva </hi><hi rend="CharOverride-1">essere incaricato di svolgere anche compiti delicati per conto del </hi><hi rend="CharOverride-1">primo. </hi></p><p rend="text_top" ><hi rend="CharOverride-1">4. Tornando ai contratti di lavoro sopra menzionati (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">locatio operis</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> operarum</hi><hi rend="CharOverride-1">), è necessario richiamare l’attenzione sul </hi><hi rend="CharOverride-1">problema dell’esistenza o meno nella Roma antica del mercato </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, che fino a non molto tempo fa era </hi><hi rend="CharOverride-1">negata da molti studiosi, mentre oggi l’idea contraria sembra </hi><hi rend="CharOverride-1">prevalere (Holleran 2016). Tra gli esempi più significativi possiamo ricordare </hi><hi rend="CharOverride-1">quello dei cuochi, che appaiono frequentemente in occasione di feste, </hi><hi rend="CharOverride-1">spesso in abbinamento con flautiste, anch’esse ingaggiate in affitto. </hi><hi rend="CharOverride-1">Addirittura abbiamo un brano dedicato a un mercato dei cuochi </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">forum coquinum</hi><hi rend="CharOverride-1">), che possono essere affittati a prezzi variabili </hi><hi rend="CharOverride-1">a seconda della loro abilità a esercitare il mestiere (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Pseudolus</hi><hi rend="CharOverride-1">, 790-892). In generale, si può affermare che l’universo </hi><hi rend="CharOverride-1">plautino è popolato da svariate figure di lavoratori. Basti ricordare</hi><hi rend="CharOverride-1"> i 25 diversi mestieri menzionati in un elenco, certamente non</hi><hi rend="CharOverride-1"> esaustivo (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Aulularia</hi><hi rend="CharOverride-1">, 508-22; cfr. Nonnis 2016, 275). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Vi sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancora due tipi di lavori cui è opportuno accennare. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> primo consiste nelle attività finanziarie, che prendono avvio e si</hi><hi rend="CharOverride-1"> incrementano rapidamente, soprattutto a Roma e, in modo particolare, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> foro, di cui Plauto offre una ricca e articolata testimonianza</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Andreau 1968). L’altro riguarda la produzione di prodotti, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> oggi si potrebbero definire di lusso, come i profumi, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’erogazione di servizi diretti alla cura della persona. Quest</hi><hi rend="CharOverride-1">’ultimo aspetto, per quanto possa sembrare più futile e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> minore spessore, è tuttavia un interessante indice del livello di</hi><hi rend="CharOverride-1"> raffinatezza, che la società romana aveva ormai raggiunto (Squillace 2016,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 608; 616). </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Andreau, Jean. 1968. “Banque grecque et</hi><hi rend="CharOverride-1"> banque romaine dans le théâtre de Plaute et de Terence.</hi><hi rend="CharOverride-1">” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Melanges d’archéologie et d’histoire</hi><hi rend="CharOverride-1"> 80: 461-526.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Aubert, Jean-Jacques.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Business Managers in Ancient Rome. 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Roma: </hi><hi rend="CharOverride-1">Castelvecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Feuvrier-Prévotat, Claire. 2005. “Travail et travailleurs dans le théâtre de</hi><hi rend="CharOverride-1"> Plaute.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dialogue d’histoire ancienne</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Hommage à Pierre Lévêque)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">supplement</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1: 91-111.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fraenkel, Eduard. 1960. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Elementi plautini in Plauto</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Firenze: La Nuova Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gabba, Emilio. 1988. “Arricchimento e ascesa sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Plauto e Terenzio.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Del buon uso della</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> ricchezza. 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Roma: Castelvecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Squillace, “I</hi><hi rend="CharOverride-1"> mestieri del lusso”. In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia del lavoro in Italia. L</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’età romana. Liberi, semiliberi e schiavi in una società premoderna</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. I, a cura di Arnaldo Marcone, 605-38. Roma: Castelvecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stewart, </hi><hi rend="CharOverride-1">Roberta. 2020. “Slave Labor in Plautus.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">A Companion</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> to Plautus</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by George Frederic Franco and Dorota Dutsch</hi><hi rend="CharOverride-1">. Hoboken (New Jersey): John Wiley &amp; Sons.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Viglietti, Cristiano.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il limite del bisogno. 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