<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?>
<TEI xmlns="http://www.tei-c.org/ns/1.0">
  <teiHeader>
    <fileDesc>
      <titleStmt>
        <title type="main" level="a">Lucrezio e la fisica del lavoro</title>
        <author>
          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0002-8839-3923" type="ORCID">
            <forename>Enrico</forename>
            <surname>Piergiacomi</surname>
            <placeName type="affiliation">Israel Institute of Technology, Israel</placeName>
          </persName>
        </author>
        <respStmt>
          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
        </respStmt>
      </titleStmt>
      <publicationStmt>
        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.12</idno>
        <availability>
          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
          <licence source="text" target="https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/legalcode">
            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
          </licence>
          <licence source="metadata" target="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/legalcode">
            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
          </licence>
        </availability>
      </publicationStmt>
      <sourceDesc>
        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
      </sourceDesc>
    </fileDesc>
    <encodingDesc>
      <appInfo>
        <application version="2.2" ident="Booksflow">
          <desc>Digital edition XML powered by Booksflow</desc>
        </application>
      </appInfo>
    </encodingDesc>
    <profileDesc>
      <abstract xml:lang="en">
        <p>Through the analysis of book 5 of the De rerum natura, the paper reconstructs Lucretius’ explanation of the genealogy of work or labor, which is contained in his more general exposition of the history of technological development. The main point that will be defended is that the philosopher-poet is not per se against technology, for he believes that human beings are biologically endowed with creativity, or the capacity to discover crafts that can create the means for satisfying natural needs. However, Lucretius also believed that the labor must be kept under control. Crafts should be used not for amassing wealth at the expense of others, but for achieving two conditions that, according to Epicurus’ teaching, lead to the natural good of katasthematic pleasure: security and removal of pain.</p>
      </abstract>
      <textClass>
        <keywords>
          <list>
            <item>Biology</item>
            <item>Epicureanism</item>
            <item>Lucretius</item>
            <item>Progress</item>
            <item>Technology</item>
          </list>
        </keywords>
      </textClass>
    </profileDesc>
  </teiHeader>
  <text>
    <body>
      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.12<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.12" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Lucrezio e la fisica del lavoro</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Enrico Piergiacomi</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Della vita e dell’opera di Tito Lucrezio Caro (99-55 a.C. circa) conosciamo solo i particolari leggendari tramandati dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chronicon</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Eusebio di Cesarea, tradotto in latino da Sofronio Eusebio Girolamo, e le incursioni autobiografiche contenute nel suo poema </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De rerum natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> [</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1">]. Il caso vuole che queste ultime diano uno spaccato proprio </hi><hi rend="CharOverride-1">sul suo lavoro di espositore della filosofia di Epicuro in versi (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3, 1-30). Lucrezio dichiara di aver scritto il poema per incitare il patrono Gaio Memmio Gemello a sedare la guerra civile e per renderselo amico (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1, 20-43, 140-45). Ciò significa che il lavoro poetico è faticoso ma piacevole (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2</hi><hi rend="CharOverride-1">, 730; 3, 419), perché orientato ad ottenere sicurezza e amicizia: due condizioni indispensabili per godere del bene conforme a natura e di cui tutti sentono il bisogno, identificato da Epicuro nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> piacere catastematico dell’assenza di dolore (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Epistola a Meneceo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 128, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ratae sententiae </hi><hi rend="CharOverride-1">[</hi><hi rend="italic CharOverride-1">RS</hi><hi rend="CharOverride-1">] XXVIII, Gale 2003, </hi><hi rend="CharOverride-1">34).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questi rilievi preliminari suggeriscono che Lucrezio concepisse il lavoro come un’attività strumentale al benessere. L’ipotesi è rinforzata da uno sguardo alla teologia lucreziana. In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 156-73 e 6, 387-422, Lucrezio esclude che gli dèi si siano sobbarcati il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> di creare e governare il mondo, perché esseri beati e immortali non hanno bisogno di accingersi alla creazione o al governo. Se così fosse, essi vorrebbero ottenere un bene dalla gratitudine degli umani,</hi><hi rend="CharOverride-1"> o cambiare la loro condizione di vita, il che implica l’assurdo che non erano beati prima di diventare creatori/governatori. Ne segue che la divinità è immune da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Catto 1986, 306-13), più in generale che chi è già felice non lavora e che lavorare mira a conquistare una felicità</hi><hi rend="CharOverride-1"> assente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma la stessa necessità del lavoro prova che il mondo non può essere una creazione divina (cfr. qui Gale 2003, 28-38; Morel 2016, 460-66). Lucrezio insiste sulle gravi fatiche del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> agricolo. I presunti dèi creatori avrebbero dovuto risparmiarle agli umani, donando loro una terra perennemente fertile e che fa crescere frutti senza aratro (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 783-836), come peraltro fece per un tempo limitato la natura delle origini:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò che resta di terra coltivabile, la natura con la propria forza / lo coprirebbe tuttavia di rovi, se non le resistesse la forza dell’uomo, / per i bisogni della vita avvezzo a gemere sul robusto / bidente e a solcare la terra cacciandovi a fondo l’aratro. Se, rivoltando col vomere le glebe feconde e domando / il suolo della terra, non le stimolassimo al nascere, / spontaneamente le piante non potrebbero sorgere nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">aria pura; e nondimeno, talora, procurate con grande fatica, / quando già per i campi frondeggiano e tutte fioriscono, / o le brucia con eccessivi calori l’etereo sole / o le distruggono improvvise piogge e gelide brine, / e le devasta con violento turbine il soffiare dei venti (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN </hi><hi rend="CharOverride-1">5, 206-17, trad. di Giancotti; cfr. anche </hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN </hi><hi rend="CharOverride-1">1, 206-14 e 1157-163).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando però l’umanità si sobbarcò </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro nel senso ‘istituzionale’ del termine? La risposta è nella seconda metà del libro 5, dedicata alla genealogia della storia (sulla cui periodizzazione, cfr. Sasso 1978, 91-162). Dapprincipio, gli umani vivevano nudi e si sostentavano con i frutti spontanei della terra, senza obbedire a leggi e mirare al bene comune</hi><hi rend="CharOverride-1"> (931-61). Avvenuta la scoperta delle capanne, del vestiario e del fuoco (1082-104), essi acquisirono un’indole più mansueta, iniziarono ad associarsi in famiglie, crearono una prima forma di giustizia e comunità (</hi><hi rend="CharOverride-1">1011-27). Infine, gli umani si organizzarono in regni, istituendo la proprietà privata e la divisione del lavoro:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">E di giorno in giorno sempre più a mutare il cibo e la vita / anteriore con nuove scoperte e col fuoco insegnavano loro / quelli che eccellevano per ingegno e vigore d’animo. / I re incominciarono a fondare città e a costruire rocche, / per trovarsi essi stessi difesa e rifugio, e divisero il bestiame e i campi, e li donarono / secondo la bellezza e la forza e l’ingegno di ciascuno; / perché la bellezza ebbe molto valore e la forza gran pregio. / Più tardi fu scoperta la ricchezza e fu trovato l’oro, / che facilmente tolse onore sia ai belli che ai forti (1105-114, trad. di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Giancotti).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lucrezio spiega che l’economia delle origini fu di tipo pastorale-rurale e che, in una fase più tarda della storia, i criteri di distribuzione del terreno da coltivare / per </hi><hi rend="CharOverride-1">pascolare fu lo scambio di metalli pregiati. Il brano </hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 1241-296 chiarisce che la scoperta di questi ultimi fu dovuta o al caso, o alla stoltezza degli umani. Questi potrebbero averli estratti dal terreno</hi><hi rend="CharOverride-1"> durante una guerra con il fuoco, o mossi dall’avidità di sfruttare più risorse naturali (1245-249).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il risultato del caso o della follia umana fu</hi><hi rend="CharOverride-1"> una sorta di ‘pareggio’ tra esiti costruttivi e risultati distruttivi (cfr. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">aexequata</hi><hi rend="CharOverride-1"> in 1296). Da un lato, i metalli permisero di inventare l’utile arte della tessitura (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 1350-360</hi><hi rend="CharOverride-1">) e di perfezionare l’agricoltura, che divenne un lavoro meno oneroso e manifestò persino dei lati </hi><hi rend="CharOverride-1">piacevoli (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 1289, 1295, 1361-378). Dall’altro, essi furono usati per costruire armi con cui uccidere altri umani (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 1262-268, 1290-294), determinarono l’avvento dello sfruttamento dei lavoratori nelle miniere (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 6, 808-15) e istigarono una dannosa bramosia di ricchezze. Lucrezio sostiene spesso che oro e argento accendono </hi><hi rend="CharOverride-1">il desiderio dell’eccesso, quindi inducono a favorire, al lavoro onesto che aspira a quanto basta per vivere bene, le occupazioni lucrose ma criminose che creano più frustrazioni che benefici (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3</hi><hi rend="CharOverride-1">, 59-73, 995-1002; 5, 1120-135, 5, 1423-425, con Roskam 2007, 90-9).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sarebbe vano cercare nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De rerum natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> ulteriori delucidazioni sulla concezione epicurea del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal versante istituzionale-sociale. Il massimo che si può aggiungere è che Lucrezio pensava che acquisire e conservare una discreta sostanza non ha nulla di male in sé, come pare emergere dalla critica all’innamorato che dissipa l’eredità paterna guadagnata con mezzi onesti (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN </hi><hi rend="CharOverride-1">4, 1121-140). Se paragonata </hi><hi rend="CharOverride-1">all’attività del suo quasi contemporaneo Filodemo, autore di un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Oeconomicus</hi><hi rend="CharOverride-1"> che dedica dettagliate analisi del lavoro (Laurenti 1973; Tsouna 2007, 163-94), l’analisi lucreziana</hi><hi rend="CharOverride-1"> sul tema appare modesta. D’altro canto, tale limite è motivato dal fatto che, come da titolo, il poema di Lucrezio riguarda la «natura delle cose»: è un discorso principalmente fisico. Non è perciò un caso che è sul </hi><hi rend="CharOverride-1">lato della filosofia naturale che il testo fornisce un altro importante contributo sul </hi><hi rend="italic CharOverride-1">labor</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lucrezio evidenzia una causa decisiva che stimola l’umanità al lavoro. Essa si intravede nella chiusa del libro 5:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Navi e colture dei campi, mura, leggi, / armi, vie, vesti &lt;e&gt; le altre cose siffatte, / i doni e anche le delizie della vita, tutte quante, / canti, pitture e statue lavorate con arte, levigate, gradatamente / li insegnarono il bisogno e, insieme, lo sperimentare / della mente alacre agli uomini avanzanti passo passo. / Così gradatamente il tempo rivela ogni cosa / e la ragione la innalza alle plaghe della luce. / Difatti con la mente vedevano chiarirsi una cosa dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">altra, / finché con le arti giunsero al culmine più alto (1448-457, trad. di Giancotti, leggermente modificata; cfr. anche </hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 1276-280).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La chiusa è a volte letta come una critica </hi><hi rend="CharOverride-1">allo sviluppo tecnico, sostenendo che il culmine o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">summum</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cacumen</hi><hi rend="CharOverride-1"> del progresso va interpretato come il degrado a cui giunge l’umanità che inventa arti inutili o dannose, come la navigazione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 999-1006) e le «armi» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">i.a.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Fowler 1978, 22-7; Grilli 1995, 43-44). Ritengo, invece, che Lucrezio svolga un elogio </hi><hi rend="CharOverride-1">autentico delle tecniche (e dei lavori ad esse associati), senza negare che esse possano essere usate in modo deleterio (cfr. Isnardi Parente 1966, 382-415; Barigazzi 1989; Morel 2016, 415-18). Egli dice chiaramente che alla loro base sta il bisogno, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">i.e.</hi><hi rend="CharOverride-1"> l</hi><hi rend="CharOverride-1">a spinta naturale a liberarsi dal dolore e a ottenere il piacere. Persino le «armi» rientrano in questa logica, se sfruttate, ad esempio, per difendersi dai pericoli (cfr. l</hi><hi rend="CharOverride-1">’uso delle clave nei primitivi in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 968).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La naturalità e la relativa bontà della scoperta tecnica sono peraltro confermate tanto dal precedente di Epicuro, il quale scrisse che</hi><hi rend="CharOverride-1">…</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">la natura sia stata istruita e costretta dai fatti stessi e che in seguito il ragionamento precisò accuratamente ciò che era stato prescritto dalla natura e fece nuove scoperte (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Epistola a Erodoto</hi><hi rend="CharOverride-1"> 75, trad. Verde 2010, 59).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">…quanto dal libro 4 del poema di </hi><hi rend="CharOverride-1">Lucrezio che, in una digressione anti-finalistica sull’origine delle funzioni organiche (822-57; su cui Sasso 1978, 166-212), riporta che il vivente è spinto per natura o dal bisogno ad acquisire capacità che prima non aveva. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro sarebbe così l’attualizzazione, sul piano socio-antropologico, di una propensione biologica:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Si può dunque credere che siano state inventate per l’uso / queste cose che sono state scoperte secondo i bisogni della vita (851-52, trad. di </hi><hi rend="CharOverride-1">Giancotti).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quel che riguarda il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">summum cacumen</hi><hi rend="CharOverride-1">, va escluso che Lucrezio sostenga che le tecniche non possano più svilupparsi, visto che scrive in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 330-37 che esse si evolvono ancora. Ritengo allora che</hi><hi rend="CharOverride-1"> tale apice sia da identificare con Epicuro (così Perelli 1966-1967, 281-84, e Sasso 1978, 224-39; più cauta Asmis 1996, 776-78). Questi è</hi><hi rend="CharOverride-1"> lodato, nel proemio del libro 6, che non a caso segue l’elogio lucreziano delle tecniche, come colui che seppe indirizzare il lavoro e l’economia verso la vera ricchezza di natura, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">i.e. </hi><hi rend="CharOverride-1">di nuovo il piacere che non si accresce dopo aver raggiunto il grado zero della sottrazione del dolore (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">6, 1-34; cfr. anche </hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 1-54, 1117-119, 1430-435, con Epicuro, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">RS</hi><hi rend="CharOverride-1"> XVIII)</hi><hi rend="CharOverride-1">. La filosofia epicurea è così un’integrazione al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnologico. È probabile che, a livello psichico, Epicuro insegni a frenare la spinta a cercare la novità (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 1412-415) e a usare l’inventiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnica per limitarsi a soddisfare il bisogno reale del piacere catastematico.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se tale lettura risultasse plausibile, verrebbe ridimensionata la linea esegetica del ‘primitivismo’ lucreziano, secondo cui Lucrezio rimpiange la condizione dei primitivi (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">e.g.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Blickman 1989; sfumato Sasso 1978, 251-57). È vero che egli oppone i mali minori della scarsità di risorse del passato a quelli maggiori indotti dall’avidità del presente (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5</hi><hi rend="CharOverride-1">, 999-1010) e loda i piaceri delle danze spensierate a cui i contadini delle origini si abbandonavano dopo un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> leggero (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1379-411). Tuttavia, i primitivi erano a loro volta ostaggio dei mali ancora attuali, tra cui la paura della morte, il freddo, il desiderio dell’eccesso </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN </hi><hi rend="CharOverride-1">5, 982-98, 1416-422, 1426-427; Asmis 1996, 769-71). E questi possono essere vinti o tramite le tecniche, o appunto dalla filosofia di Epicuro, che non sarebbe stata scoperta senza il linguaggio, concomitante della socializzazione indotta dall’invenzione del fuoco / della giustizia (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 1028-90), e senza tessere papiri che conservano gli scritti del filosofo (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">DRN</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3, 10).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più che nostalgico, dunque, lo sguardo di Lucrezio alle origini </hi><hi rend="CharOverride-1">sembra essere dialettico. Esso dimostrerebbe la necessità di raggiungere un temperato avanzamento tecnologico, per non ricadere nei malesseri dei primitivi, ma avvertirebbe anche a non confondere la tecnologica con la panacea di ogni male</hi><hi rend="CharOverride-1">, come potrebbero credere i ‘progressisti’ di oggi (Perelli 1966-1967, 264-85; Barigazzi 1978, 5; </hi><hi rend="CharOverride-1" >Boels-Janssen 2005</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi><hi rend="CharOverride-1">La felicità è una sapiente unione della tecnologia e dell’applicazione delle teorie morali di Epicuro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In conclusione, Lucrezio fornisce uno sguardo selettivo sulla concezione epicurea del lavoro. Fermo restando che il suo poema ha l’obiettivo di provare che sottoporsi al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> è inevitabile per procurarsi il piacere, esso è soprattutto un testo che si focalizza sulle premesse fisiche dell’attività lavorativa. Lucrezio ne spiega la genesi storico-naturale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ne rivela la matrice biologica, sottolinea il carattere ‘neutro’ delle scoperte tecniche, che sono buone se applicate alla soddisfazione dei bisogni, cattive se deviano dal fine della soppressione della sofferenza.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Asmis, Elizabeth. 1996. “Lucretius on the Growth of Ideas.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Epicureismo greco e romano</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. II</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Gabriele Giannantoni, e Marcello Gigante, 763-78. Napoli: Bibliopolis. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Barigazzi, Adelmo. 1989. “Sulla chiusa del libro V di Lucrezio.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Prometheus</hi><hi rend="CharOverride-1"> 15: 67-79</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Blickman, Daniel. 1989. “Lucretius, Epicurus, and Prehistory.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Harvard Studies in Classical Philology</hi><hi rend="CharOverride-1"> 92: 157-91.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Boëls-Janssen, Nicole. 2005. “Lucrèce et l’Âge d’or.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De Cyrène à Catherine: trois mille ans de Lybyennes</hi><hi rend="CharOverride-1">, édité par Fabrice Poli, et Guy Vottéro, 269-87. Paris: A.D.R.A,</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Catto, Bonnie.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1986. “Lucretian </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Labor</hi><hi rend="CharOverride-1"> and Vergil’s </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Labor Improbus</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Classical Journal</hi><hi rend="CharOverride-1"> 81, 4: 305-18.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Furley, David. 1978. “Lucretius the Epicurean. </hi><hi rend="CharOverride-1">On the History of Man.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lucrèce huit exposés suivis de discussions</hi><hi rend="CharOverride-1">, édité par Olof Gigon, 1-27. Vandoeuvres-Genève: </hi><hi rend="CharOverride-1">Fondation Hardt.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gale, Monica. 2013. “Piety, Labour, and Justice in Lucretius and Hesiod.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lucretius: Poetry, Philosophy, Science</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Daryn Lehoux, Archibald Morrison, Alison </hi><hi rend="CharOverride-1">Sharrok, 25-50. Oxford: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Grilli, Alberto. 1995. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Lucrezio ed Epicuro: la storia dell’uomo.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La parola del passato</hi><hi rend="CharOverride-1"> 50: 11-45.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Isnardi Parente, Margherita. 1966. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Techne: momenti del pensiero greco da Platone a Epicuro</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: La Nuova Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Laurenti, Renato. 1973. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filodemo e il pensiero economico degli epicurei</hi><hi rend="CharOverride-1">. Genova: Goliardica.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lucrezio. 1994.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> La natura</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Francesco Giancotti. Milano: Rizzoli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morel, Pierre-Marie. 2016. “Travail et émancipation dans l’épicurisme antique: Prométhée revisité.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Revue internationale de philosophie</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4, 278: 451-67.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Perelli, Luciano. 1966-1967. “La storia dell’umanità nel V libro di Lucrezio.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Atti dell</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’Accademia delle Scienze di Torino</hi><hi rend="CharOverride-1"> 101: 171-285.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Roskam, Geert. 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Live Unnoticed (Λάθε βιώσας). On the Vicissitudes of an Epicurean Doctrine</hi><hi rend="CharOverride-1">. Leiden: Brill.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sasso, Gennaro. 1979. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il progresso e la morte. Saggi su Lucrezio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tsouna, Voula. 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Ethics of Philodemus.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Oxford: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Verde, Francesco, a cura di. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Epicuro: Epistola a Erodoto</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Campbell, Gordon. 2003. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lucretius on Creation and Evolution: a Commentary on</hi><hi rend="CharOverride-1"> De rerum natura 5.772-1104. Oxford: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Konstan, David. 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lucrezio e la psicologia epicurea</hi><hi rend="CharOverride-1">, trad. it. Di Ilaria Ramelli. Milano: Vita &amp; Pensiero.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Manuwald, Bernd. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Der Aufbau der lukrezischen Kulturentstehungslehre (</hi><hi rend="CharOverride-1">De rerum natura </hi><hi rend="italic CharOverride-1">5, 925-1457)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Wiesbaden: Steiner.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mitsis, Phillip. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La teoria etica di Epicuro: i piaceri dell’invulnerabilità</hi><hi rend="CharOverride-1">, trad. it. Enrico Piergiacomi. Roma: L’Erma di Bretschneider.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spinelli, Emidio. 1996. “Epicuro contro l’avidità di denaro.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Epicureismo greco e romano</hi><hi rend="CharOverride-1">, vol. I, a cura di Gabriele Giannantoni, e Marcello Gigante, 409-19. Napoli: Bibliopolis. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tsouna, Voula. 2020. “Lucrèce sur les origines et le développement des arts et des métiers.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Aitia</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10: </hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://doi.org/10.4000/aitia.7921</hi></ref></p>  
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="144595">Asmis, Elizabeth. 1996. “Lucretius on the Growth of Ideas.” In Epicureismo greco e romano, vol. II, a cura di Gabriele Giannantoni, e Marcello Gigante, 763-78. Napoli: Bibliopolis.</bibl>
          <bibl n="146897">Barigazzi, Adelmo. 1989. “Sulla chiusa del libro V di Lucrezio.” Prometheus 15: 67-79.</bibl>
          <bibl n="146002">Blickman, Daniel. 1989. “Lucretius, Epicurus, and Prehistory.” Harvard Studies in Classical Philology 92: 157-91.</bibl>
          <bibl n="144670">Bo&amp;#235;ls-Janssen, Nicole. 2005. “Lucr&amp;#232;ce et l’&amp;#194;ge d’or.” In De Cyr&amp;#232;ne &amp;#224; Catherine: trois mille ans de Lybyennes, &amp;#233;dit&amp;#233; par Fabrice Poli, et Guy Vott&amp;#233;ro, 269-87. Paris: A.D.R.A,</bibl>
          <bibl n="146301">Catto, Bonnie. 1986. “Lucretian Labor and Vergil’s Labor Improbus.” The Classical Journal 81, 4: 305-18.</bibl>
          <bibl n="144573">Furley, David. 1978. “Lucretius the Epicurean. On the History of Man.” In Lucr&amp;#232;ce huit expos&amp;#233;s suivis de discussions, &amp;#233;dit&amp;#233; par Olof Gigon, 1-27. Vandoeuvres-Gen&amp;#232;ve: Fondation Hardt.</bibl>
          <bibl n="144301">Gale, Monica. 2013. “Piety, Labour, and Justice in Lucretius and Hesiod.” In Lucretius: Poetry, Philosophy, Science, edited by Daryn Lehoux, Archibald Morrison, Alison Sharrok, 25-50. Oxford: Oxford University Press.</bibl>
          <bibl n="146478">Grilli, Alberto. 1995. “Lucrezio ed Epicuro: la storia dell’uomo.” La parola del passato 50: 11-45.</bibl>
          <bibl n="145881">Isnardi Parente, Margherita. 1966. Techne: momenti del pensiero greco da Platone a Epicuro. Firenze: La Nuova Italia.</bibl>
          <bibl n="146698">Laurenti, Renato. 1973. Filodemo e il pensiero economico degli epicurei. Genova: Goliardica.</bibl>
          <bibl n="147230">Lucrezio. 1994. La natura, a cura di Francesco Giancotti. Milano: Rizzoli.</bibl>
          <bibl n="145048">Morel, Pierre-Marie. 2016. “Travail et &amp;#233;mancipation dans l’&amp;#233;picurisme antique: Prom&amp;#233;th&amp;#233;e revisit&amp;#233;.” Revue internationale de philosophie 4, 278: 451-67.</bibl>
          <bibl n="145343">Perelli, Luciano. 1966-1967. “La storia dell’umanit&amp;#224; nel V libro di Lucrezio.” Atti dell’Accademia delle Scienze di Torino 101: 171-285.</bibl>
          <bibl n="146054">Roskam, Geert. 2007. Live Unnoticed (Λάθε βιώσας). On the Vicissitudes of an Epicurean Doctrine. Leiden: Brill.</bibl>
          <bibl n="146923">Sasso, Gennaro. 1979. Il progresso e la morte. Saggi su Lucrezio. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="147091">Tsouna, Voula. 2007. The Ethics of Philodemus. Oxford: Oxford University Press.</bibl>
          <bibl n="147123">Verde, Francesco, a cura di. 2010. Epicuro: Epistola a Erodoto. Roma: Carocci.</bibl>
          <bibl n="145321">Campbell, Gordon. 2003. Lucretius on Creation and Evolution: a Commentary on De rerum natura 5.772-1104. Oxford: Oxford University Press.</bibl>
          <bibl n="146097">Konstan, David. 2007. Lucrezio e la psicologia epicurea, trad. it. Di Ilaria Ramelli. Milano: Vita &amp;amp; Pensiero.</bibl>
          <bibl n="145682">Manuwald, Bernd. 1980. Der Aufbau der lukrezischen Kulturentstehungslehre (De rerum natura 5, 925-1457). Wiesbaden: Steiner.</bibl>
          <bibl n="145202">Mitsis, Phillip. 2020. La teoria etica di Epicuro: i piaceri dell’invulnerabilit&amp;#224;, trad. it. Enrico Piergiacomi. Roma: L’Erma di Bretschneider.</bibl>
          <bibl n="144581">Spinelli, Emidio. 1996. “Epicuro contro l’avidit&amp;#224; di denaro.” In Epicureismo greco e romano, vol. I, a cura di Gabriele Giannantoni, e Marcello Gigante, 409-19. Napoli: Bibliopolis.</bibl>
          <bibl n="146332">
            <bibl>Tsouna, Voula. 2020. “Lucr&amp;#232;ce sur les origines et le d&amp;#233;veloppement des arts et des m&amp;#233;tiers.” Aitia 10:</bibl>
            <idno type="DOI">10.4000/aitia.7921</idno>
          </bibl>
        </listBibl>
      </div>
    </body>
  </text>
</TEI>