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        <title type="main" level="a">Marta e Maria. Prospettive di genere su lavoro e ozio nella tradizione del primo cristianesimo</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-2167-7179" type="ORCID">
            <forename>Maria</forename>
            <surname>Dell'Isola</surname>
            <placeName type="affiliation">University of Milan La Statale, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.21</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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            <p>Metadata licence CC0 1.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The present paper attempts to analyze the relevance of work in early Christianity by adopting a gender perspective. The New Testament episode of Martha and Mary (Lk 10:38-42) will be used as a privileged case study to emphasize the connection between work and idleness against the wider theoretical background of the temporally oriented economic structure of ancient society. The episode of Martha and Mary, with its emphasis on domestic work is a highly representative case in this regard. By focusing on the nexus between temporality, economy and working activity, an attempt will therefore be made to frame female agency within the broader framework of gender roles as they were conceived in ancient Mediterranean society.</p>
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            <item>Gender</item>
            <item>Work</item>
            <item>Temporality</item>
            <item>Christianity</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.21<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.21" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Marta e Maria. Prospettive di genere su lavoro e ozio nella tradizione del primo cristianesimo</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Maria Dell’Isola</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il presente</hi><hi rend="CharOverride-1"> contributo si propone di analizzare lo stretto nesso che intercorre</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra lavoro e ozio nel cristianesimo antico mediante l’adozione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una prospettiva di genere e scegliendo, dunque, come laboratorio</hi><hi rend="CharOverride-1"> privilegiato d’osservazione l’episodio narrato da Luca nel suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> vangelo che vede protagoniste due donne, di nome Marta e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Maria (Lc 10, 38-42)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-010">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Più nello specifico, si </hi><hi rend="CharOverride-1">tenterà di coniugare nella suddetta analisi due differenti prospettive teoriche: </hi><hi rend="CharOverride-1">quella della temporalità da una parte, e dall’altra quella </hi><hi rend="CharOverride-1">della dimensione lavorativa della struttura sociale. A dispetto delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> specificità distinte delle due chiavi interpretative appena menzionate, un legame</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fondo, soprattutto sul piano degli esiti dell’analisi</hi><hi rend="CharOverride-1">, appare invece evidente. Infatti, poiché l’attività lavorativa </hi><hi rend="CharOverride-1">è tradizionalmente inserita in uno schema sociale ed economico convenzionalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">strutturato e scandito da una ripartizione temporale (cfr. a tal </hi><hi rend="CharOverride-1">proposito Zerubavel 1981 e Gurvitch 1961), una sua analisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dovrà necessariamente tenere conto dell’azione dei concetti di tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> e temporalità, laddove per tempo si intende qui generalmente e</hi><hi rend="CharOverride-1"> per necessaria semplificazione il flusso/ordine degli eventi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-009">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e per </hi><hi rend="CharOverride-1">temporalità la percezione incorporata del tempo stesso (e degli eventi </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali a cui esso è ancorato), come sottolineato da Kattan</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gribetz e Kaye (2019). Sullo sfondo di una tale </hi><hi rend="CharOverride-1">prospettiva teorica, si cercherà dunque di inquadrare l’agire femminile </hi><hi rend="CharOverride-1">– e le attività a esso connesse, come il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">domestico per esempio – nel quadro più ampio dei ruoli </hi><hi rend="CharOverride-1">di genere così come essi venivano concepiti e percepiti nella </hi><hi rend="CharOverride-1">società mediterranea antica (cfr. a tal proposito Karaman 2018).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="CharOverride-1">noto episodio di Marta e Maria rappresenta un caso altamente </hi><hi rend="CharOverride-1">rappresentativo delle tendenze sopra delineate. L’enfasi sul lavoro domestico </hi><hi rend="CharOverride-1">(e sulla conseguente sottrazione a esso) offre interessanti spunti di </hi><hi rend="CharOverride-1">riflessione sul tempo del lavoro e sulla sua specifica declinazione </hi><hi rend="CharOverride-1">nella prospettiva di genere. Inoltre, l’elevatissima frequenza con cui </hi><hi rend="CharOverride-1">la pericope lucana ricorre nella tradizione letteraria cristiana successiva consente </hi><hi rend="CharOverride-1">di indagare il nesso teorico tra lavoro e ozio su </hi><hi rend="CharOverride-1">una prospettiva di più ampio raggio e respiro, individuando le </hi><hi rend="CharOverride-1">attribuzioni di significato ulteriori aggiunte dall’esegesi patristica e monastica. </hi><hi rend="CharOverride-1">In tal modo, come d’altronde è stato già ampiamente </hi><hi rend="CharOverride-1">osservato, è possibile riconoscere come l’identificazione simbolica di Marta </hi><hi rend="CharOverride-1">e Maria con le idee di lavoro e ozio sia </hi><hi rend="CharOverride-1">un portato quasi del tutto assente nel racconto lucano, essendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato introdotto, al contrario, dalla ricezione posteriore della pericope evangelica.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Marta e Maria: la pericope lucana</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Luca introduce l’episodio</hi><hi rend="CharOverride-1"> che vede protagoniste Marta e Maria alla fine del capitolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10 del suo vangelo, dopo aver narrato di come Gesù</hi><hi rend="CharOverride-1"> fornisse istruzione ai discepoli riguardo l’opera di diffusione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> predicazione del suo messaggio nelle città e nelle case (cfr.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Lc 10, 1-12), e dopo aver riferito di come</hi><hi rend="CharOverride-1"> un dottore della legge chiedesse a lui come comportarsi per</hi><hi rend="CharOverride-1"> ereditare la vita eterna, ottenendo come risposta l’esortazione </hi><hi rend="CharOverride-1">a prendersi cura del prossimo come se stessi, secondo quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">esposto dalla parabola del buon Samaritano (cfr.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Lc 10, 25-37)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Subito dopo, l’incontro di Gesù con Marta e </hi><hi rend="CharOverride-1">Maria è introdotto:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ell</hi><hi rend="CharOverride-1">a aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta </hi><hi rend="CharOverride-1">ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta</hi><hi rend="CharOverride-1"> invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece</hi><hi rend="CharOverride-1"> avanti e disse: “Signore, non ti importa nulla che </hi><hi rend="CharOverride-1">mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque</hi><hi rend="CharOverride-1"> che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “</hi><hi rend="CharOverride-1">Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte</hi><hi rend="CharOverride-1"> cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta</hi><hi rend="CharOverride-1">”</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-008">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come si legge in Wyant (2019)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-007">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la critica</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha da sempre prestato un’attenzione particolare all’analisi dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’episodio che vede Marta e Maria protagoniste di un breve</hi><hi rend="CharOverride-1"> dialogo con Gesù nella loro casa. Nonostante la natura concisa</hi><hi rend="CharOverride-1"> e agile della narrazione, numerose ed estremamente approfondite sono state</hi><hi rend="CharOverride-1"> le indagini sul significato storico e simbolico di questa </hi><hi rend="CharOverride-1">scena neotestamentaria. In particolare, sottolinea Wyant, sono state esplorate specialmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> le questioni di genere evocate dall’esegesi femminista. Uno dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> contributi maggiormente significativi in tal senso è stato offerto da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Schüssler Fiorenza (1986), la quale ha individuato nella pericope </hi><hi rend="CharOverride-1">lucana un intento esplicito, da parte dell’autore, di riduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">o silenziamento dell’agire femminile, concretizzatosi nella volontà gesuana di </hi><hi rend="CharOverride-1">azzittire Marta e contemporaneamente esaltare il silenzio di Maria, nonostante</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’allusione nel testo alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">diakonia</hi><hi rend="CharOverride-1"> («servizio», «ufficio</hi><hi rend="CharOverride-1">», «ministero») di Marta sia prova inequivocabile del suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruolo di guida attiva nella comunità</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-006">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Al contrario, altri</hi><hi rend="CharOverride-1"> filoni interpretativi hanno intravisto nel messaggio lucano un annuncio esplicito</hi><hi rend="CharOverride-1"> di liberazione delle donne dalle costrizioni patriarcali antiche. Come </hi><hi rend="CharOverride-1">ipotizzato da Brennan (1971, 293), ad esempio, la pericope in</hi><hi rend="CharOverride-1"> questione potrebbe riflettere una realtà storica in cui le </hi><hi rend="CharOverride-1">donne erano pienamente ammesse nei circoli ristretti del ministero di </hi><hi rend="CharOverride-1">Gesù</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-005">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La stessa posizione è sostenuta anche in Carter </hi><hi rend="CharOverride-1">(1996).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In realtà, al di là della centralità delle due</hi><hi rend="CharOverride-1"> figure femminili nel passo in esame e nel vangelo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Luca in generale (per cui si veda D’Angelo 1990)</hi><hi rend="CharOverride-1">, occorre rilevare che l’attribuzione simbolica dei concetti di </hi><hi rend="CharOverride-1">ozio e lavoro ai ritratti evangelici di Marta e Maria</hi><hi rend="CharOverride-1"> viene introdotta solo in epoca patristica, a cominciare dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">testimonianza più incidente in tal senso di Origene, per protrarsi</hi><hi rend="CharOverride-1"> poi fino all’età medievale. Come si legge </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora in Wyant (2019, 9-12), nelle tendenze esegetiche sopra menzionate</hi><hi rend="CharOverride-1"> il ruolo delle donne non riveste un’importanza esclusiva,</hi><hi rend="CharOverride-1"> mentre assoluta centralità è attribuita al tema del discepolato, senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> che questo venga tuttavia affrontato in termini di genere o</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia in tal senso connotato. Effettivamente, la dinamica narrativa dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’intera pericope risulta costruita esclusivamente sul concetto di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">diakonia</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">termine greco che può essere inteso sia letteralmente a indicare </hi><hi rend="CharOverride-1">il servizio domestico, sia in maniera più ampia in riferimento </hi><hi rend="CharOverride-1">al servizio ecclesiastico, come sottolineato in Ernst (2009, 181-203). </hi><hi rend="CharOverride-1">E al di là delle due diverse sfumature di significato </hi><hi rend="CharOverride-1">che il termine può abbracciare nell’episodio narrato da Luca,</hi><hi rend="CharOverride-1"> è solamente a partire dalle interpretazioni esegetiche successive che l</hi><hi rend="CharOverride-1">’associazione con la coppia antinomica ozio-lavoro diventa più pregnante e</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricca di accezioni dai contorni più decisamente definiti</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-004">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Ritengo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tuttavia, che la questione della centralità della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">diakonia</hi><hi rend="CharOverride-1"> rivendicata da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Wyant non possa non essere messa in stretta correlazione col</hi><hi rend="CharOverride-1"> genere delle due protagoniste del racconto, tanto più che, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> sopra menzionato, il servire cui Luca allude può riferirsi direttamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche al lavoro domestico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-003">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Marta e Maria: ozio </hi><hi>e lavoro nell’esegesi patristica e ascetica</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’interpretazione patristica </hi><hi rend="CharOverride-1">più incidente e determinante nella classificazione tradizionale di Marta e </hi><hi rend="CharOverride-1">Maria come personaggi simboleggianti metaforicamente le idee contrapposte di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e ozio è sicuramente quella di Origene, che nel </hi><hi rend="CharOverride-1">suo commento al vangelo di Luca descrive esplicitamente Marta come </hi><hi rend="CharOverride-1">simbolo dell’azione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1">) e Maria come quello della </hi><hi rend="CharOverride-1">contemplazione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">theōria</hi><hi rend="CharOverride-1">), stabilendo contemporaneamente una gerarchia che vede l’</hi><hi rend="CharOverride-1">atto contemplativo ergersi a fine ultimo dell’esperienza religiosa: l’</hi><hi rend="CharOverride-1">esortazione alla vita attiva, all’interno di questo quadro generale, </hi><hi rend="CharOverride-1">ha senso semplicemente se funzionale al raggiungimento dello stato contemplativo. </hi><hi rend="CharOverride-1">Tuttavia, l’una e l’altra azione sono indispensabili tra </hi><hi rend="CharOverride-1">loro, e l’esperienza religiosa risulta perfettibile solo nella mutua </hi><hi rend="CharOverride-1">interazione fra i due stati corporali e spirituali sopra menzionati:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">E certamente a ragione potresti considerare come espressione dell’azione </hi><hi rend="CharOverride-1">Marta, e della contemplazione Maria. Il mistero dell’amore viene </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti sottratto a colui o colei che si dedica alla </hi><hi rend="CharOverride-1">vita attiva, se non indirizza l’insegnamento e l’esortazione </hi><hi rend="CharOverride-1">all’azione verso la contemplazione. L’azione e la contemplazione </hi><hi rend="CharOverride-1">non esistono infatti l’una senza l’altra</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-002">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quando tuttavia</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’esegesi si sposta sul versante più propriamente interno della</hi><hi rend="CharOverride-1"> letteratura ascetica, soprattutto se in relazione alla confutazione di movimenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> considerati ereticali, allora l’atteggiamento di difesa o al contrario</hi><hi rend="CharOverride-1"> rifiuto dell’attività manuale associata alla figura di Marta si</hi><hi rend="CharOverride-1"> fa ancora più pregnante. Privilegiando l’allontanamento dalla vita mondana</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dalle ordinarie attività quotidiane, alcune tendenze ascetiche dei primi</hi><hi rend="CharOverride-1"> secoli ponevano di conseguenza la vita contemplativa al di</hi><hi rend="CharOverride-1"> sopra di quella attiva, rifiutando completamente il lavoro manuale, </hi><hi rend="CharOverride-1">come nel caso dei messaliani esposto da Ernst (2009, 218-21).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Tuttavia, sottolinea sempre Ernst (2009, 220), in risposta alle</hi><hi rend="CharOverride-1"> tendenze sopra individuate ci sono pervenuti anche testi ascetici, </hi><hi rend="CharOverride-1">come i Detti dei Padri del deserto, che invece esaltano</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’attività lavorativa, considerandola indispensabile a quella ascetico-contemplativa, così </hi><hi rend="CharOverride-1">come Marta è indispensabile a Maria. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Al contrario, Cassiano, nelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> sue </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Conversazioni con i Padri</hi><hi rend="CharOverride-1">, considera la contemplazione delle </hi><hi rend="CharOverride-1">cose divine di gran lunga preferibile e superiore alla vita </hi><hi rend="CharOverride-1">attiva e a qualsiasi attività manuale che allontani la mente </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’occupazione di Dio, secondo quanto stabilito dal giudizio di </hi><hi rend="CharOverride-1">Gesù nei confronti di Marta e Maria:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Infatti Marta, mentre </hi><hi rend="CharOverride-1">si prodigava con pia sollecitudine ed era occupata da quell’</hi><hi rend="CharOverride-1">operosità, accorgendosi di non potere attendere da sola a quel </hi><hi rend="CharOverride-1">servizio così importante, richiede l’aiuto della sorella rivolgendosi al </hi><hi rend="CharOverride-1">Signore con queste parole: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Non ti colpisce che mia sorella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mi abbia lasciata sola a lavorare? Dille qualcosa dunque perché </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mi aiuti! </hi><hi rend="CharOverride-1">La stava senza dubbio sollecitando non certo per </hi><hi rend="CharOverride-1">un lavoro di poco conto, bensì per un servizio degno </hi><hi rend="CharOverride-1">di lode. Ma che cosa si sente dire dal Signore? </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti davvero per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">molte cose. Ma in realtà c’è bisogno di poco, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">anche di una cosa sola. Maria ha scelto la parte </hi><hi rend="italic CharOverride-1">buona, quella che non le sarà tolta</hi><hi rend="CharOverride-1">. Vedete dunque come</hi><hi rend="CharOverride-1"> il Signore abbia riposto il bene principale solamente nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">theōria</hi><hi rend="CharOverride-1">, ossia nella conoscenza divina. Quando infatti il Signore dice: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tu ti affanni e ti agiti davvero per molte cose. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ma in realtà c’è bisogno di poco, anche di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">una cosa sola</hi><hi rend="CharOverride-1">, vuol dire che ha posto il sommo</hi><hi rend="CharOverride-1"> bene non nell’azione pratica, per quanto lodevole e portatrice</hi><hi rend="CharOverride-1"> di frutti, ma nella semplice e sola contemplazione di lui</hi><hi rend="CharOverride-1"> […]. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Maria ha scelto la parte buona, quella che non</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> le sarà tolta</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questo deve essere considerato con molta </hi><hi rend="CharOverride-1">attenzione perché quando dice: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Maria ha scelto la parte buona</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sebbene taccia di Marta e non sembri per nulla redarguirla,</hi><hi rend="CharOverride-1"> lodando tuttavia l’altra, afferma che quella occupa una posizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> inferiore. Di nuovo, quando dice che </hi><hi rend="italic CharOverride-1">quella parte non le</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> sarà tolta</hi><hi rend="CharOverride-1">, mostra che a quella potrà esser tolta </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua parte (l’impiego corporale non può infatti </hi><hi rend="CharOverride-1">rimanere per sempre in una persona), mentre insegna che lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> zelo dell’altra [Maria] può assolutamente non avere mai</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine e a nessuna età</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-001">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo è un punto</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentale dell’esegesi cassianea, perché introduce una distinzione temporale in</hi><hi rend="CharOverride-1"> diretta associazione al binomio vita attiva-contemplativa. Come sottolinea Stewart (1998,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 49), infatti, Cassiano associa il lavoro manuale a un </hi><hi rend="CharOverride-1">presente che consuma, mentre la contemplazione delle cose divine corrisponde </hi><hi rend="CharOverride-1">al tempo dell’eternità che si situa al di là </hi><hi rend="CharOverride-1">della finitudine temporale della vita terrena e delle attività mondane</hi><hi rend="CharOverride-1"> a essa collegate. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ancora più esplicito in tal senso </hi><hi rend="CharOverride-1">è Agostino quando, nel suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sermone</hi><hi rend="CharOverride-1"> 104, afferma esplicitamente che</hi><hi rend="CharOverride-1"> Marta e Maria rappresentano rispettivamente la vita presente e quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> futura, quella della fatica, e quella della quiete, quella del</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempo terreno e quella eterna, poiché Marta è impegnata in</hi><hi rend="CharOverride-1"> attività che hanno valore solo nel qui e ora, mentre</hi><hi rend="CharOverride-1"> Maria con il suo stato contemplativo anticipa ciò che le cristiane e i</hi><hi rend="CharOverride-1"> cristiani sperano di ottenere come ricompensa eterna:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Voi dunque, carissimi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> vedete e, a mio giudizio, già capite il simbolismo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> queste due donne ch’erano state ambedue grate al Signore,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ambedue amabili, ambedue discepole; voi dunque vedete e capite, quali</hi><hi rend="CharOverride-1"> che siate voi che lo comprendete, un mistero importante, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> dovete ascoltare e sapere anche voi che non lo capite;</hi><hi rend="CharOverride-1"> che cioè in queste due donne sono simboleggiate due vite:</hi><hi rend="CharOverride-1"> la presente e la futura; l’una vissuta nella fatica</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’altra nel riposo; l’una travagliata, l’altra</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">beata; l’una temporanea, l’altra eterna. Sono due vite</hi><hi rend="CharOverride-1"> che ho descritto brevemente </hi><hi rend="CharOverride-1">come ho potuto; tocca a voi</hi><hi rend="CharOverride-1"> considerarle più a lungo. […] V’erano dunque in quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> casa queste due vite e c’era la sorgente della</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita in persona. In Marta era la prefigurazione delle realtà</hi><hi rend="CharOverride-1"> presenti, in Maria quella delle future. Noi siamo adesso nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’attività svolta da Marta, mentre speriamo quella in cui era</hi><hi rend="CharOverride-1"> occupata Maria. Facciamo bene la prima per avere pienamente la</hi><hi rend="CharOverride-1"> seconda. Orbene, che cosa abbiamo noi di quella occupazione, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> qual misura l’abbiamo finché viviamo quaggiù? Quant’è ciò</hi><hi rend="CharOverride-1"> che abbiamo di quell’attività? Che cos’è ciò che</hi><hi rend="CharOverride-1"> abbiamo di essa? In effetti anche adesso si compie in</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualche misura quell’attività. Lontani dalle faccende, lasciate da parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> le preoccupazioni familiari, voi vi siete riuniti qui, voi state</hi><hi rend="CharOverride-1"> in piedi ed ascoltate; in quanto fate ciò, siete simili</hi><hi rend="CharOverride-1"> a Maria; inoltre voi fate più facilmente ciò che faceva</hi><hi rend="CharOverride-1"> Maria che non io quel che faceva Cristo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-000">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. </hi><hi>Tempo del lavoro e identità di genere nel cristianesimo antico</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> scissione temporale messa in rilievo da Cassiano e Agostino in</hi><hi rend="CharOverride-1"> riferimento all’episodio di Marta e Maria così come viene</hi><hi rend="CharOverride-1"> descritto da Luca nel suo vangelo offre un ulteriore spunto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di riflessione per l’inquadramento del rapporto tra dinamiche sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> e ruoli di genere nei primi secoli che videro l</hi><hi rend="CharOverride-1">’affacciarsi del cristianesimo sulla scena religiosa. L’attesa escatologica che</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratterizzò la prima diffusione del messaggio gesuano almeno fino alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine del II secolo (si veda a tal proposito Grant</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1917 e più in generale Gauthier 2013), insieme alla </hi><hi rend="CharOverride-1">contrazione temporale imposta dalla pratica martiriale prima (cfr. Rebillard 2017) </hi><hi rend="CharOverride-1">e dall’esercizio ascetico delle istituzioni monastiche poi (cfr. Rubenson</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1998), esercitò un’influenza diretta sulla configurazione sociale, andando </hi><hi rend="CharOverride-1">in tal senso a incidere anche sui ruoli di genere </hi><hi rend="CharOverride-1">che ne costituivano la base. L’attesa della fine imminente</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei tempi imponeva l’abbandono dello stato presente delle cose,</hi><hi rend="CharOverride-1"> soprattutto sul piano del tradizionale assetto familiare. La donna, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> tal senso, poteva rinunciare al proprio ruolo di moglie e</hi><hi rend="CharOverride-1"> madre in virtù di un sistema religioso che anteponeva la</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricompensa futura ed eterna alla conservazione delle strutture sociali e</hi><hi rend="CharOverride-1"> familiari della tradizione. Come ho già sottolineato altrove (cfr. Dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’Isola 2022 e 2023), una tale incorporazione della struttura</hi><hi rend="CharOverride-1"> temporale dominante continuò a far sentire i suoi effetti sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> sotto la pressione del martirio, sia anche con il graduale</hi><hi rend="CharOverride-1"> assorbimento dell’esercizio ascetico cristiano negli ambienti monastici dei secoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> successivi (cfr. Dell’Isola 2020). L’abbandono del mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> comportava inevitabilmente la dissoluzione delle strutture mondane, la quale a</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua volta implicava la sottrazione al tempo presente delle cose.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Essendo parte integrante della scansione temporale della vita quotidiana, anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro rientrava in quel tradizionale assetto sociale che veniva</hi><hi rend="CharOverride-1"> religiosamente scardinato, e l’esegesi patristica e ascetica della pericope</hi><hi rend="CharOverride-1"> lucana al centro della presente analisi ne è la testimonianza</hi><hi rend="CharOverride-1"> diretta. In aggiunta, essendo la donna tradizionalmente legata a un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro esclusivamente domestico, la sottrazione religiosamente determinata a esso comportava</hi><hi rend="CharOverride-1"> un sovvertimento delle strutture tradizionali della società e della famiglia</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancor più incisivo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come ampiamente illustrato in de Beauvoir (19</hi><hi rend="CharOverride-1">53), i tradizionali ruoli di genere, a loro volta </hi><hi rend="CharOverride-1">convenzionalmente stabiliti sulla base dei cicli biologici cui i corpi </hi><hi rend="CharOverride-1">sessualmente identificati sono soggetti, relegano la donna all’esperienza di </hi><hi rend="CharOverride-1">una ripetizione ciclica che la immobilizza nella disposizione culturalmente costruita</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’attesa. Nell’ambito di un tale sfondo, Pickard (2020)</hi><hi rend="CharOverride-1"> mette in rilievo come, muovendosi nell’orizzonte di un </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo eternamente presente vissuto nel perimetro dello spazio domestico, la </hi><hi rend="CharOverride-1">donna sia sottratta alla proiezione nel futuro, la quale viene </hi><hi rend="CharOverride-1">invece attribuita all’uomo che agisce al di fuori dello </hi><hi rend="CharOverride-1">spazio domestico, essendo associata a lui la garanzia del progresso </hi><hi rend="CharOverride-1">lineare della storia, come spiega sempre de Beauvoir (2016, 408-79</hi><hi rend="CharOverride-1">) e su cui si sofferma ampiamente anche Kristeva</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1979). Questa differenza che tradizionalmente si registra sul </hi><hi rend="CharOverride-1">piano dell’agire sociale viene messa in crisi nel momento </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui la percezione dei mutamenti delle coordinate temporali va </hi><hi rend="CharOverride-1">a incidere sui ruoli di genere e sociali culturalmente definiti, </hi><hi rend="CharOverride-1">annullandone la normatività e consentendo la sottrazione a essi. Esempi </hi><hi rend="CharOverride-1">famosi di questo ribaltamento della tradizione temporalmente determinato sono quelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Tecla, che negli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Atti di Paolo e Tecla</hi><hi rend="CharOverride-1"> rifiuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> il suo ruolo di moglie dopo aver ascoltato la predicazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> paolina sulla continenza escatologica, o quello di Perpetua e Felicita</hi><hi rend="CharOverride-1"> che nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Passione di Perpetua e Felicita</hi><hi rend="CharOverride-1"> rinunciano al loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> ruolo di madri sotto la pressione del martirio imminente (per un’analisi di questi due casi sulla base delle coordinate teoriche sopra esposte si veda sempre Dell’Isola 2022).</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. </hi><hi>Conclusione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’episodio lucano di Marta e Maria, così come viene</hi><hi rend="CharOverride-1"> riproposto nell’esegesi patristica, diventa esempio emblematico di quell’</hi><hi rend="CharOverride-1">eterno tempo presente che consuma se stesso nella ripetizione ciclica </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’attività domestica cui abbiamo accennato sopra. Quando, tuttavia, sopraggiunge </hi><hi rend="CharOverride-1">una frattura a interrompere la progressione del flusso temporale, come </hi><hi rend="CharOverride-1">nel caso della pressione esercitata dall’attesa escatologica e martiriale </hi><hi rend="CharOverride-1">o dall’esercizio contemplativo-ascetico, ecco che la ripetitività circolare dei </hi><hi rend="CharOverride-1">cicli culturali della produzione e riproduzione sociale viene messa in </hi><hi rend="CharOverride-1">crisi. Nella percezione di Cassiano o Agostino, Maria arriva a </hi><hi rend="CharOverride-1">simboleggiare proprio questo, ossia la proiezione dell’esistenza umana (e </hi><hi rend="CharOverride-1">femminile, in questo caso specifico) al di fuori della limitatezza </hi><hi rend="CharOverride-1">temporale mediante la prospettiva dell’eternità garantita dall’abbandono delle </hi><hi rend="CharOverride-1">attività umane e materiali. E poiché il tempo della vita </hi><hi rend="CharOverride-1">terrena include inevitabilmente quello del lavoro, e il tempo del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro riflette anche la distinzione dei ruoli di genere nella </hi><hi rend="CharOverride-1">società, risulta chiaro che l’esperienza religiosa qui individuata rappresenta </hi><hi rend="CharOverride-1">un fattore di sovvertimento del tradizionale assetto sociale.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Alciati, Roberto, a cura di. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Conversazioni con i Padri di Giovanni Cassiano</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Paoline.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brennan, </hi><hi rend="CharOverride-1">Irene. 1971. “Women in the Gospels.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">New Blackfriars</hi><hi rend="CharOverride-1"> 52: 291-99.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carrozzi, Luigi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> traduzione e note di. 1983. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Opere di Sant’Agostino. Discorsi 2./2 (86-116): Sul Nuovo Testamento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Città Nuova.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carter,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Warren. 1996. “Getting Martha out of the Kitchen: Luke 10:38-42</hi><hi rend="CharOverride-1"> Again.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Catholic Biblical Quarterly April</hi><hi rend="CharOverride-1"> 58, 2: 264-80.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">D’Angelo, Mary Rose. 1990. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Women in Luke-Acts: A Redactional View.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Journal of Biblical Literature</hi><hi rend="CharOverride-1"> 109, 3: 441-61.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">De</hi><hi rend="CharOverride-1"> Beauvoir, Simone. 2016. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il secondo sesso</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di Roberto Cantini e Mario Andreose. Milano: Il Saggiatore.</hi><hi rend="CharOverride-1"> (trad. di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le Deuxième Sexe</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Paris: Gallimard, 1949).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dell’Isola, Maria. 2020. “Shaping Women’s Agency Through Temporality </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Life and Activity of the Holy and Blessed Teacher Syncletica</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studia Philologica Valentina</hi><hi rend="CharOverride-1"> 19: 13-31.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dell’Isola, Maria. 2022. “Waiting </hi><hi rend="CharOverride-1">for the End. 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Paris: Centre de documentation </hi><hi rend="CharOverride-1">universitaire.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Karaman, Elif Hilal. 2018. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ephesian Women in Greco-Roman and Early Christian Perspective</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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Berlin:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Akademie Verlag.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rebillard, Éric. 2017. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Greek and Latin Narratives about the Ancient Martyrs</hi><hi rend="CharOverride-1">. Oxford: Oxford University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rubenson, Samuel. 1998. “Christian Asceticism and the Emergence of the </hi><hi rend="CharOverride-1">Monastic Tradition.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Asceticism</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Vincent L. Wimbush, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Richard Valantasis, 49-57. Oxford: Oxford University Press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Schüssler Fiorenza, Elisabeth.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1986. “A Feminist Critical Interpretation for Liberation: Martha and Mary,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lk </hi><hi rend="CharOverride-1">10:38-42.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Religion and Intellectual Life</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 21-36.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stewart, Columba. 1998. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cassian the Monk</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-010-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Le figure di Marta e Maria vengono menzionate</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche nel vangelo di Giovanni (cfr. Gv 11, 1-44; </hi><hi rend="CharOverride-1">12, 1-3), in cui tuttavia l’attenzione è interamente incentrata</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla morte e resurrezione di Lazzaro, il fratello delle </hi><hi rend="CharOverride-1">due donne. In questa sede mi concentrerò dunque esclusivamente sulla </hi><hi rend="CharOverride-1">pericope lucana, dato l’interesse primario per l’idea del </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporto ozio-lavoro al centro del presente contributo. Tale rapporto, infatti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non sembra rivestire un’importanza fondamentale nel racconto giovanneo, essendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> presente una fugace allusione al servizio di Marta soltanto nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> primi versetti del capitolo 12. Si segnala, tuttavia, in </hi><hi rend="CharOverride-1">Gv 11, 1-44, una distinzione di atteggiamenti e reazioni relativamente </hi><hi rend="CharOverride-1">alle due donne che sembra richiamare direttamente l’opposizione tra </hi><hi rend="CharOverride-1">attività e passività che Luca attribuisce rispettivamente a Marta e </hi><hi rend="CharOverride-1">a Maria. Quando, infatti, saputo che Lazzaro era morto, Gesù </hi><hi rend="CharOverride-1">decise di recarsi a Betania, il villaggio in cui vivevano </hi><hi rend="CharOverride-1">le due sorelle, Marta, saputa la notizia dell’arrivo dello </hi><hi rend="CharOverride-1">stesso Gesù, subito gli corse incontro, mentre Maria restò seduta </hi><hi rend="CharOverride-1">in casa (cfr. Gv 11,20). Dopo un breve ma intenso </hi><hi rend="CharOverride-1">scambio con Gesù a proposito della resurrezione, Marta andò a </hi><hi rend="CharOverride-1">chiamare Maria, che ancora restava in casa, per chiederle di</hi><hi rend="CharOverride-1"> raggiungere il luogo in cui Gesù stesso si trovava (cfr.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gv 11, 21-31). Anche in seguito, quando i tre si</hi><hi rend="CharOverride-1"> furono recati presso il sepolcro in cui Lazzaro era stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> sepolto, è solo Marta a interloquire attivamente con Gesù (cfr.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gv 11, 38-44).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-009-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Cfr. Dinshaw 2012 per una </hi><hi rend="CharOverride-1">sintesi delle varie posizioni filosofiche sul concetto di tempo, dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’antichità fino ad arrivare all’età contemporanea. Particolarmente interessante</hi><hi rend="CharOverride-1"> è la connessione sociologica individuata da Dinshaw tra tempo lineare</hi><hi rend="CharOverride-1"> e progressivo e processi di produzione e riproduzione. Una tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> connessione risulta centrale specialmente nel caso in cui ad essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> attrici sociali siano le donne, ossia coloro che per via</hi><hi rend="CharOverride-1"> della predisposizione naturale del corpo consentono la continuità della riproduzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale (cfr. in tal senso Dinshaw 2012, 41-72).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-008-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Lc 10, 38-42. Traduzione tratta da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Bibbia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di Gerusalemme</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2011.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-007-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La bibliografia sulla pericope lucana al centro</hi><hi rend="CharOverride-1"> del presente contributo è vastissima. In questa sede verranno </hi><hi rend="CharOverride-1">citati solo i singoli contributi necessari all’argomentazione, mentre per </hi><hi rend="CharOverride-1">un repertorio completo dei lavori scientifici dedicati al tema si </hi><hi rend="CharOverride-1">rimanda al volume recentissimo di Wyant sopra menzionato.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-006-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il </hi><hi rend="CharOverride-1">rimando allo studio di Schüssler Fiorenza è contenuto in Wyant </hi><hi rend="CharOverride-1">2019, 6.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-005-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come sopra, il rimando allo studio di Brennan è contenuto in Wyant 2019, 7.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-004-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per ragioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">spazio, non posso analizzare in questa sede tutte le testimonianze </hi><hi rend="CharOverride-1">letterarie della ricezione delle pericopi evangeliche su Marta e Maria. </hi><hi rend="CharOverride-1">Mi limiterò quindi a menzionare quelle più significative e funzionali </hi><hi rend="CharOverride-1">al nesso teorico che intendo esaminare.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-003-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questa associazione, in riferimento alla stessa Marta, è presente anche in Gv 12, 2.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-002-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Orig. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">FrLc.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 171 (ed. Rauer 1959). Traduzione mia.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-001-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Cass. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Conl. </hi><hi rend="CharOverride-1">I, 8, 2-4 (ed. Petschenig 1886).</hi><hi rend="CharOverride-1"> La traduzione italiana è di Alciati 2019.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_30_167-175.html#footnote-000-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Aug. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Serm</hi><hi rend="CharOverride-1">. 104,4 (ed. Lambot 1950) citato in Ernst (2009, 217). La traduzione italiana è di Carrozzi 1983.</hi></p></item>
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        <listBibl>
          <head>References</head>
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          <bibl n="145416">Carrozzi, Luigi, traduzione e note di. 1983. Opere di Sant’Agostino. Discorsi 2./2 (86-116): Sul Nuovo Testamento. Roma: Citt&amp;#224; Nuova.</bibl>
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          <bibl n="144574">Dell’Isola, Maria. 2022. “Waiting for the End. Two Case Studies on the Relationship Between Time and Gender in Early Christianity.” Zeitschrift f&amp;#252;r Antikes Christentum 26, 3: 446-72.</bibl>
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</TEI>