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        <title type="main" level="a">Operosi e sabbatici. Lavoro e non-lavoro negli scrittori cristiani antichi</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0001-7623-6333" type="ORCID">
            <forename>Emiliano Rubens</forename>
            <surname>Urciuoli</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.22</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This chapter focuses on a carefully selected body of representations from ancient Christian writers concerning both work and non-work (in the sense of inoperativity). Spanning almost four centuries (i.e, from Paul to Augustine), the chapter consists of two parts. The first brings together statements pertaining to six different strategies of legitimization and valorization of labor (doxic, analogical, apologetic, polemical, soteriological, apocalyptic). The second concentrates on the intrinsic limits and constraints imposed on the emergence of a Christian ideology of inoperativity.</p>
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            <item>work</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.22<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.22" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Operosi e sabbatici. Lavoro e non-lavoro negli scrittori cristiani antichi</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Emiliano Rubens Urciuoli</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo capitolo per «lavoro» </hi><hi rend="CharOverride-1">si intende qualsiasi attività socialmente valorizzata, autorizzata o tollerata, richiedente </hi><hi rend="CharOverride-1">sforzo fisico e mentale esercitati al fine di ottenere una </hi><hi rend="CharOverride-1">compensazione materiale atta a garantire o ottimizzare la sopravvivenza. Con </hi><hi rend="CharOverride-1">«non-lavoro» si designa la sospensione di quella stessa attività </hi><hi rend="CharOverride-1">in forza dello scioglimento del soggetto dai vincoli economici inerenti </hi><hi rend="CharOverride-1">al processo di lavoro e di produzione. Quando questo scioglimento </hi><hi rend="CharOverride-1">è sostanziale e permanente, il non-lavoro si traduce nell’«inoperosità</hi><hi rend="CharOverride-1">» come forma di vita caratterizzata dal disconoscimento del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">come forma di mediazione sociale tra la garanzia di sopravvivenza </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’individuo e la riproduzione del collettivo. Il presente capitolo </hi><hi rend="CharOverride-1">si concentrerà su determinate rappresentazioni di antichi credenti in Cristo </hi><hi rend="CharOverride-1">relative al lavoro come definito sopra e al non-lavoro inteso </hi><hi rend="CharOverride-1">come inoperosità datate tra la metà del primo e l’</hi><hi rend="CharOverride-1">inizio del quinto secolo e.v. Altre forme di non-lavoro come </hi><hi rend="CharOverride-1">il tempo libero, l’inoccupazione e pensionamento resteranno fuori dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">mia ricognizione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Tre avvertenze metodologiche</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il materiale testuale selezionato per </hi><hi rend="CharOverride-1">questo capitolo è espressione delle condizioni storiche di organizzazione sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">della produzione e del lavoro in vigore nel mondo mediterraneo </hi><hi rend="CharOverride-1">antico nei primi quattro secoli dell’era volgare. Per capire </hi><hi rend="CharOverride-1">come operano i meccanismi discorsivi di legittimazione o svalorizzazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro non ci si può limitare allo studio delle relazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">e dei processi di lavoro ma occorre allargare lo sguardo </hi><hi rend="CharOverride-1">alla sfera sovraordinata della produzione sociale. Rapporti di subordinazione, sfruttamento </hi><hi rend="CharOverride-1">e dominio si investono nelle relazioni e nei processi di </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione; questi ultimi, al loro volta, si estrinsecano al di </hi><hi rend="CharOverride-1">fuori delle attività strettamente lavorative incardinandosi nelle forme di classificazione </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale (Godelier 1980, 168). Ad esempio, nel mondo in cui </hi><hi rend="CharOverride-1">vivono gli antichi credenti in Cristo lo status di lavoratore </hi><hi rend="CharOverride-1">non rientra nei parametri usati per determinare e gerarchizzare l’</hi><hi rend="CharOverride-1">inclusione sociale; la nozione di «cittadino come lavoratore» (Gorz 1989,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 15) resta inconcepibile. Al contempo, le società in cui prendono</hi><hi rend="CharOverride-1"> forma le rappresentazioni esaminate in questo capitolo sono organizzazioni schiaviste</hi><hi rend="CharOverride-1"> caratterizzate da una totale separazione tra un certo tipo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori, interamente associati al processo lavorativo, e un certo modello</hi><hi rend="CharOverride-1"> di proprietà di risorse e mezzi di produzione, rappresentata da</hi><hi rend="CharOverride-1"> individui completamente estranei al lavoro estrattivo. In riferimento a entrambi</hi><hi rend="CharOverride-1"> questi profili societari, resta tuttora valida la considerazione di Ernst</hi><hi rend="CharOverride-1"> Troeltsch per cui gli scrittori cristiani antichi </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">sembrano aver accettato</hi><hi rend="CharOverride-1"> senza riserve l’intera struttura sociale [del mondo che li</hi><hi rend="CharOverride-1"> circondava], inclusa la sua organizzazione professionale, la sua distribuzione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricchezza e della proprietà e le sue forme di classificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale come parte della vita dello stato (Troeltsch 1931, 120-21).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In secondo luogo, data la natura eminentemente letteraria delle testimonianze </hi><hi rend="CharOverride-1">a disposizione e il carattere elitario della relativa competenza nel </hi><hi rend="CharOverride-1">mondo mediterraneo antico, è molto difficile, benché non impossibile, accedere </hi><hi rend="CharOverride-1">direttamente alle rappresentazioni del lavoro o del non-lavoro fornite dai </hi><hi rend="CharOverride-1">loro esecutori. Non solo ma le testimonianze contenute in questo </hi><hi rend="CharOverride-1">capitolo provengono da persone le cui possibilità di sostentamento materiale, </hi><hi rend="CharOverride-1">quando sono note, consentono loro di scrivere da una prospettiva </hi><hi rend="CharOverride-1">‘archimedea’ sui </hi><hi rend="italic CharOverride-1">negotia</hi><hi rend="CharOverride-1"> umani, al contempo esterna e interna </hi><hi rend="CharOverride-1">ai rapporti lavorativi e di produzione in oggetto. Stiamo parlando, </hi><hi rend="CharOverride-1">infatti, di «produttori culturali», intellettuali e specialisti religiosi ora </hi><hi rend="italic CharOverride-1">freelance</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">ora incardinati in strutture ecclesiastiche, la cui autorità, unitamente al </hi><hi rend="CharOverride-1">valore sociale dell’insieme di attività di direzione religiosa cui </hi><hi rend="CharOverride-1">sono dediti, è il prodotto della costruzione di una nuova </hi><hi rend="CharOverride-1">posizione nel campo religioso dell’epoca (Stowers 2011). La caratteristica </hi><hi rend="CharOverride-1">principale di questa posizione, una volta istituita, sarà la possibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">di esonero parziale o esenzione totale dal lavoro tradizionalmente inteso </hi><hi rend="CharOverride-1">a prescindere dalle disponibilità patrimoniali e dalle capacità di auto-sostentamento. </hi><hi rend="CharOverride-1">È l’atto di nascita del clero professionalizzato come ceto </hi><hi rend="CharOverride-1">transregionale di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">holy poor</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Brown 2016).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, entro le coordinate cronologiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> del capitolo non si dà testimonianza o notizia di alcuno</hi><hi rend="CharOverride-1"> scritto di autori cristiani sull’idea di lavoro considerata separatamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalle sue forme particolari. A eccezione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De opere monachorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Agostino non esiste un trattato dedicato a una forma</hi><hi rend="CharOverride-1"> specifica di occupazione corrispondente a o comprendente attività di tipo</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorativo. Se si esclude il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De idololatria</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Tertulliano, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘mondo del lavoro’ non è mai identificato come il</hi><hi rend="CharOverride-1"> piano di svolgimento del conflitto cosmico tra Dio e i</hi><hi rend="CharOverride-1"> falsi dei. Le ‘fonti’ di questo capitolo sono insiemi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di enunciati di varia provenienza testuale relativi alla fattualità, alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessità e alla desiderabilità del lavoro umano sulla base di</hi><hi rend="CharOverride-1"> motivazioni e interessi religiosi non necessariamente riconducibili o sovrapponibili a</hi><hi rend="CharOverride-1"> motivazioni e interessi economici. Da un lato, all’interno di</hi><hi rend="CharOverride-1"> queste pratiche discorsive</hi><hi rend="italic CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> diverse coppie di opposizioni interagenti con </hi><hi rend="CharOverride-1">l’organizzazione sociale del lavoro – come quelle tra arti </hi><hi rend="CharOverride-1">e mestieri, lavoro e opera, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">quaestus sordidi</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e quaestus liberales</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> arti del corpo e attività dello spirito – si distribuiscono</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo vecchie e nuove configurazioni normative che gerarchizzano le forme</hi><hi rend="CharOverride-1"> di occupazione in base alla loro rilevanza sociale, liceità morale</hi><hi rend="CharOverride-1"> e qualità spirituale; dall’altro, le uniche traiettorie di diversificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> occupazionale oggetto di riflessione specifica sono quelle che investono direttamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> il mondo degli specialisti religiosi: la professionalizzazione del clero e</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo status lavorativo dei monaci. Al di fuori del ristretto</hi><hi rend="CharOverride-1"> circolo di capi religiosi e virtuosi dell’ascesi, non c</hi><hi rend="CharOverride-1">’è traccia di valorizzazione professionale nei termini di una teologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> positiva della chiamata. In relazione alla gente comune non ci</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono le condizioni per parlare di un «cambio di atteggiamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> spirituale verso il mondo del lavoro» (Le Goff 1980, 115),</hi><hi rend="CharOverride-1"> tantomeno di una «rivoluzione dell’approccio verso il lavoro manuale»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Geoghegan 1925, 229). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Organizzato alla luce delle precedenti considerazioni, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> presente contributo si compone di due parti. La prima raccoglie</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed esamina enunciati attinenti a sei differenti strategie di legittimazione e valorizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro (dossica, analogica, apologetica, polemica, soteriologica individuale, apocalittica). La</hi><hi rend="CharOverride-1"> seconda si concentra su limiti intrinseci e vincoli imposti all</hi><hi rend="CharOverride-1">’insorgenza di un’ideologia cristiana dell’inoperosità. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Legittimazione e</hi><hi> valorizzazione del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">1) Come ogni società divisa in classi, </hi><hi rend="CharOverride-1">il mondo mediterraneo antico è pervaso da un’accettazione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dossica</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">della doverosità del lavoro che consente alla macchina sociale di </hi><hi rend="CharOverride-1">girare in automatico. Posto che non esiste organizzazione complessa della </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione sociale senza un’etica tacita del lavoro, gli autori </hi><hi rend="CharOverride-1">cristiani antichi si associano all’idea che lavoro manuale e </hi><hi rend="CharOverride-1">gestionale siano «fatti della vita» (Grant 1977, 67; cfr. </hi><hi rend="CharOverride-1">Geoghegan 1945, 98). La legittimità del manovrare l’aratro o </hi><hi rend="CharOverride-1">dello scavare la pietra vanno da sé (Giustino, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Prima apologia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">55, 3). Lavorare non è né più né meno che </hi><hi rend="CharOverride-1">‘fare il proprio lavoro’, cioè stare al proprio posto.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ci sono passi canonici in cui Gesù di Nazareth, lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso predicatore messianico che altrove sottrae manodopera all’industria ittica</hi><hi rend="CharOverride-1"> per risanare l’economia salvifica (Mc 1, 16-20 par.), </hi><hi rend="CharOverride-1">non ragiona molto diversamente da un nobile dell’antico regime: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Chi di voi, se ha un servo ad arare o </hi><hi rend="CharOverride-1">a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: </hi><hi rend="CharOverride-1">“Vieni subito e mettiti a tavola?” Non gli dirà </hi><hi rend="CharOverride-1">piuttosto: “Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e</hi><hi rend="CharOverride-1"> servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e</hi><hi rend="CharOverride-1"> berrai tu?” Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché </hi><hi rend="CharOverride-1">ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 7-10; trad. Corsani-Buzzetti 1996). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Altrettanto pacifico è l’assunto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro libero va risarcito e pagato (Lc 10, </hi><hi rend="CharOverride-1">7; 2Tm 2, 6; Gc 5, 4; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didaché</hi><hi rend="CharOverride-1"> 13, 2;</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cipriano, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lettera</hi><hi rend="CharOverride-1"> 55, 2), retribuito il giusto entro i limiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una società che non conosce né piena occupazione né</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto del lavoro né contratti collettivi di categoria – come</hi><hi rend="CharOverride-1"> sperimentano gli operai della vigna di Mt 20, 1-16. La</hi><hi rend="CharOverride-1"> capacità di auto-sostentamento materiale tramite lavoro autonomo o salariato (Giustino,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dialogo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">con Trifone</hi><hi rend="CharOverride-1"> 88, 8; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didascalia apostolorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4, 3, 1),</hi><hi rend="CharOverride-1"> il rifiuto del parassitismo (2Ts 3, 8; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didaché</hi><hi rend="CharOverride-1"> 12,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3-5; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lettera di Barnaba</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10, 4; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didascalia apostolorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 63,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1) e la volontà di raggiungimento dell’indipendenza economica sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> atteggiamenti e disposizioni onorevoli (1Ts 4, 11-2; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">1 Clemente </hi><hi rend="CharOverride-1">34, 1) che possono persino sfociare in spirito competitivo </hi><hi rend="CharOverride-1">e costituire motivo di vanto personale (</hi><hi rend="CharOverride-1">1Cor 9, 14-5). Oscurato dai «super-apostoli», Paolo di Tarso si </hi><hi rend="CharOverride-1">distingue come super-lavoratore (1Ts 2, 9; 2Ts 3, 8; </hi><hi rend="CharOverride-1">At 20, 34). In un mondo sensibile all’avidità dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> mercanti ma ignaro dell’esistenza del plus-valore, la frode può</hi><hi rend="CharOverride-1"> risolversi in un carattere individuale della persona senza apparire come</hi><hi rend="CharOverride-1"> dato connaturato allo svolgimento profittevole di alcune specifiche professioni (Agostino,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Esposizioni sui Salmi </hi><hi rend="CharOverride-1">70, 17; MacCormack 2001, 225).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">2) La </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione letteraria cristiana antica è tuttavia punteggiata di giustificazioni non </hi><hi rend="CharOverride-1">dossiche del lavoro. La più studiata è quella che celebra </hi><hi rend="CharOverride-1">la matrice </hi><hi rend="italic CharOverride-1">analogica </hi><hi rend="CharOverride-1">della prestazione lavorativa umana collegandola al modello </hi><hi rend="CharOverride-1">supremo di operosità. Il Dio dei cristiani di orientamento non-gnostico </hi><hi rend="CharOverride-1">è un essere supremo creatore. La sua attività di messa-in-forma </hi><hi rend="CharOverride-1">del mondo ha carattere ingegneristico-demiurgico e, di conseguenza, lo status </hi><hi rend="CharOverride-1">creaturale del suo capolavoro poietico, l’essere umano (Gen 1,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 27), è operoso. Non manca chi ha rivolto a questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> struttura analogica, rafforzata dal successivo comando divino a sottomettere a</hi><hi rend="CharOverride-1"> sé l’intera creazione (Gen 1, 28), uno sguardo </hi><hi rend="CharOverride-1">weberiano teso a riconoscere nelle disposizioni intellettuali e morali maturate </hi><hi rend="CharOverride-1">sull’esempio dell’Artigiano terrestre uno dei principali «fondamenti cristiani </hi><hi rend="CharOverride-1">della tecnica occidentale» (Benz 1964; cfr. White 1967). Il tema </hi><hi rend="CharOverride-1">non conosce variazioni significative dai tempi in cui </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Genesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1 </hi><hi rend="CharOverride-1">era un mito ebraico a quelli in cui assurge a </hi><hi rend="CharOverride-1">cosmogonia ufficiale dell’impero romano (cfr. Ovitt 1986, 487). La</hi><hi rend="CharOverride-1"> seguente reazione di Tertulliano al sospetto lanciato dagli Accademici sull</hi><hi rend="CharOverride-1">’affidabilità del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sensorium</hi><hi rend="CharOverride-1"> umano è forse quella che più icasticamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> trasmette il carattere citazionale e incrementale del lavoro umano: «</hi><hi rend="CharOverride-1">Non è forse tramite questi [scil. i sensi] che l’</hi><hi rend="CharOverride-1">intera creazione si rende a noi accessibile? Non è forse </hi><hi rend="CharOverride-1">per loro mezzo che una seconda forma viene impressa anche </hi><hi rend="CharOverride-1">al mondo?» (Tertulliano, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’anima </hi><hi rend="CharOverride-1">17, 11; trad.</hi><hi rend="CharOverride-1"> mia).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">3) Se ogni creatura è operosa per analogia col</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo creatore, è pur vero che ogni sistema societario si</hi><hi rend="CharOverride-1"> divide (e divide) tra chi lavora di più e chi</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavora di meno. Per quanto disinteressate a promuovere l’emergenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">homo oeconomicus</hi><hi rend="CharOverride-1"> e indisposte a favorire la crescita economica</hi><hi rend="CharOverride-1"> via accelerazione tecnologica (Finley 1973), le élite sociopolitiche del Mediterraneo</hi><hi rend="CharOverride-1"> antico non erano tuttavia prive di opzioni ideologiche volte a</hi><hi rend="CharOverride-1"> garantire produzione e riproduzione sociali: tra queste, ad esempio, una</hi><hi rend="CharOverride-1"> diffusa concezione organicistica del corpo sociale come composizione ordinata degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> sforzi produttivi di tutti i membri (cfr</hi><hi rend="italic CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">1Cor 12, </hi><hi rend="CharOverride-1">12-31). Non stupisce dunque trovare tra gli autori cristiani antichi </hi><hi rend="CharOverride-1">un framework </hi><hi rend="italic CharOverride-1">apologetico</hi><hi rend="CharOverride-1"> di valorizzazione del lavoro in quanto celebrazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del proprio carico di lavoro, teso cioè a vantare la </hi><hi rend="CharOverride-1">produttività dei credenti in Cristo come capacità di rendimento uguale </hi><hi rend="CharOverride-1">e complementare a quella dei non-cristiani. È di nuovo Tertulliano </hi><hi rend="CharOverride-1">il nostro apologeta di riferimento: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Un’altra imputazione ci viene </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora rivolta: siamo ritenuti improduttivi negli affari. In qual modo </hi><hi rend="CharOverride-1">potrebbero esserlo degli uomini che vivono insieme a voi, prendono </hi><hi rend="CharOverride-1">lo stesso nutrimento, indossano le stesse vesti, ricevono la medesima </hi><hi rend="CharOverride-1">istruzione, hanno le stesse necessità di vita? […]. Noi ci </hi><hi rend="CharOverride-1">ricordiamo di dover gratitudine al nostro Dio, signore e creatore: </hi><hi rend="CharOverride-1">non rifiutiamo alcun frutto delle sue opere, solamente ci guardiamo </hi><hi rend="CharOverride-1">dal servircene in maniera smodata o dall’abusarne. Quindi, non </hi><hi rend="CharOverride-1">senza il vostro foro, non senza il vostro mercato della </hi><hi rend="CharOverride-1">carne, non senza i vostri bagni, le vostre botteghe, le </hi><hi rend="CharOverride-1">vostre fabbriche, le vostre locande e i vostri giorni di </hi><hi rend="CharOverride-1">mercato, e il resto della vita di commercio, noi viviamo </hi><hi rend="CharOverride-1">con voi in questo mondo. Navighiamo con voi; militiamo con </hi><hi rend="CharOverride-1">voi, coltiviamo la terra e commerciamo con voi. Egualmente scambiamo </hi><hi rend="CharOverride-1">con voi le nostre arti, vendiamo i nostri prodotti come </hi><hi rend="CharOverride-1">fate voi. Come possiamo sembrare non redditizi per i vostri </hi><hi rend="CharOverride-1">affari, quando viviamo con voi e il nostro vivere dipende </hi><hi rend="CharOverride-1">da voi, proprio non lo so (Tertulliano, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Apologetico</hi><hi rend="CharOverride-1"> 42, 1-3; </hi><hi rend="CharOverride-1">trad. mia).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">4) Separatamente dalla produttività collettiva, l’operosità individuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> funziona, ieri e oggi, come accreditamento di status della persona.</hi><hi rend="CharOverride-1"> In segmenti sottosocietari quali le prime </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ekklēsiai</hi><hi rend="CharOverride-1"> cristiane, caratterizzate, al</hi><hi rend="CharOverride-1"> contempo, da limitata disponibilità di risorse e vincoli di altruismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di gruppo, la disponibilità all’auto-mantenimento può essere apertamente rivendicata</hi><hi rend="CharOverride-1"> come criterio di distinzione per lo specialista religioso in deficit</hi><hi rend="CharOverride-1"> di capitale religioso (1Cor</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">9, 14-15; 2Ts 3, 9).</hi><hi rend="CharOverride-1"> In questo senso Paolo di Tarso è il primo interprete credente in Cristo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un filone </hi><hi rend="italic CharOverride-1">polemico</hi><hi rend="CharOverride-1"> di valorizzazione del lavoro che stabilisce</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il vero apostolo, il vero profeta e il vero</hi><hi rend="CharOverride-1"> maestro, benché ne abbiano diritto (1Cor 9, 4; 11;</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2Ts 3, 9; 1Tm 5, 18), non si fanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> mantenere dalla propria clientela (cfr. anche Giustino, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dialogo con </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Trifone</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 3). Episodi più o meno storicamente plausibili di</hi><hi rend="CharOverride-1"> abuso dei gruppi e dei patroni da parte di carismatici</hi><hi rend="CharOverride-1"> cristiani scrocconi e fraudolenti sono attestati nella letteratura cristiana (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Atti di Pietro </hi><hi rend="CharOverride-1">8) e non (Luciano, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La morte di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Peregrino</hi><hi rend="CharOverride-1">). Per prevenire tali disordini, il più antico documento a</hi><hi rend="CharOverride-1"> noi pervenuto per la regolamentazione interna di un gruppo cristiano,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didaché</hi><hi rend="CharOverride-1">, applica a tutti gli specialisti di passaggio </hi><hi rend="CharOverride-1">un rigoroso principio di discernimento – due giorni di ospitalità </hi><hi rend="CharOverride-1">e poi via, altrimenti sono ciarlatani (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didaché</hi><hi rend="CharOverride-1"> 11, 3-5). Quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> estende questo stesso criterio all’accoglienza del credente in Cristo in</hi><hi rend="CharOverride-1"> generale, vincolando la permanenza all’operosità e trasformando così il</hi><hi rend="CharOverride-1"> network cristiano locale in una «specie di ufficio di collocamento»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Geoghegan 1945, 128):</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Chiunque venga nel nome del Signore deve </hi><hi rend="CharOverride-1">essere accolto. Dopodiché, mettendolo alla prova, lo riconoscerete perché saprete </hi><hi rend="CharOverride-1">distinguere che cosa è vero e che cosa è falso. </hi><hi rend="CharOverride-1">Se colui che viene è semplicemente di passaggio, aiutatelo il </hi><hi rend="CharOverride-1">più possibile. Non dovrebbe trattenersi da voi più di due </hi><hi rend="CharOverride-1">o tre giorni, se necessario. Se invece vuole stabilirsi da </hi><hi rend="CharOverride-1">voi e conosca un mestiere, fatelo lavorare e si guadagni </hi><hi rend="CharOverride-1">da mangiare. Se non ha un mestiere, usate la vostra </hi><hi rend="CharOverride-1">lungimiranza per stabilire come, da cristiano, possa vivere tra voi </hi><hi rend="CharOverride-1">senza essere ozioso. E se non vuole comportarsi in questo </hi><hi rend="CharOverride-1">modo, allora è un trafficante di Cristo. Evitate queste persone </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didaché</hi><hi rend="CharOverride-1"> 12, 3-4; trad. mia).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">5) Il rapporto tra salvezza </hi><hi rend="CharOverride-1">individuale del cristiano e lavoro è un tema che più </hi><hi rend="CharOverride-1">direttamente attiene ad altre sezioni di questo volume. Tuttavia, la </hi><hi rend="CharOverride-1">ricerca nei testi cristiani antichi di un paradigma </hi><hi rend="italic CharOverride-1">soteriologico individuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di giustificazione e promozione del lavoro come protocollo di impiego </hi><hi rend="CharOverride-1">ordinario del corpo funzionale (anche) al perfezionamento spirituale non è </hi><hi rend="CharOverride-1">operazione né anacronistica né velleitaria (Ovitt 1986, 486). L’apparizione </hi><hi rend="CharOverride-1">del tema coincide con una strategia di ri-legittimazione e ri-valorizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro subordinato (nello specifico: servile) tramite sovrapposizione del padrone </hi><hi rend="CharOverride-1">con Cristo, del servizio materiale con quello spirituale, della compensazione </hi><hi rend="CharOverride-1">terrena con la ricompensa celeste: i lavoratori manuali sono invitati </hi><hi rend="CharOverride-1">a trasfigurare spiritualmente (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">as if</hi><hi rend="CharOverride-1">) le proprie mansioni correnti </hi><hi rend="CharOverride-1">(Ef 6, 5-8). La compossibilità di prestazioni manuali e servizi</hi><hi rend="CharOverride-1"> divini assume però una dimensione disciplinare quando l’organizzazione monastica</hi><hi rend="CharOverride-1"> della vita ascetica si propone di suturare forme di lavoro e funzioni sociali</hi><hi rend="CharOverride-1"> tradizionalmente considerate antitetiche perché associate a categorie cetuali (anche) occupazionalmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> separate. «I monaci» – ha scritto Lynn White – «furono</hi><hi rend="CharOverride-1"> il primo grande gruppo di intellettuali disposto a sporcarsi le</hi><hi rend="CharOverride-1"> unghie» (White 1963, 287). Se per Ambrogio il lavoratore comune</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un asceta che tiene mani e mente occupate per</hi><hi rend="CharOverride-1"> eludere tentazioni poi inaccessibili a un corpo sfinito (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">paradiso</hi><hi rend="CharOverride-1"> 15, 77), per Agostino il monaco è un servitore </hi><hi rend="CharOverride-1">di Dio che si trova a dover gestire la medesima </hi><hi rend="CharOverride-1">composizione di obblighi materiali e libertà mentali delle classi lavoratrici </hi><hi rend="CharOverride-1">ordinarie:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Quanto al cantare i canti divini, può esser fatto facilmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche da parte di chi lavora con le mani, allietando</hi><hi rend="CharOverride-1"> così il proprio lavoro quasi col ritmo di una celestiale</hi><hi rend="CharOverride-1"> cadenza. Chi infatti può dire di non sapere che tanti</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori, mentre le loro mani si danno da fare col</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, autorizzano cuore e lingua a cantare gli insulsi e,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il più delle volte, anche turpi motivi uditi nelle rappresentazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> teatrali? Chi può dunque impedire al servo di Dio, mentre</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavora con le mani, di meditare la legge del Signore</hi><hi rend="CharOverride-1"> e cantare salmi a gloria del nome del Signore altissimo?</hi><hi rend="CharOverride-1"> Basta che abbia ore sufficienti per imparare ciò che ripeterà</hi><hi rend="CharOverride-1"> a memoria (Agostino, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il lavoro dei monaci </hi><hi rend="CharOverride-1">17, 20; trad. </hi><hi rend="CharOverride-1">mia).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">6) Il problema del rapporto tra tempo, salvezza e </hi><hi rend="CharOverride-1">operosità è al centro dell’ultimo filone protocristiano di valorizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, il più paradossale: quello </hi><hi rend="italic CharOverride-1">apocalittico</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quando la pressione</hi><hi rend="CharOverride-1"> escatologica cala e la sentenza cosmica è rimandata </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sine die</hi><hi rend="CharOverride-1">, il progresso tecnico-scientifico, ingegneristico, medico, gastronomico, semiotico e artistico </hi><hi rend="CharOverride-1">umano diventa prova della benevola provvidenza di Dio, che offre </hi><hi rend="CharOverride-1">materia da trasformare, energia fisica da impiegare, tempo per applicarsi, </hi><hi rend="CharOverride-1">scoprire e inventare: se il mondo è sdoganato, lo è </hi><hi rend="CharOverride-1">anche il lavoro (Origene, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Contro Celso</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4, 76; Agostino, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> città di Dio</hi><hi rend="CharOverride-1"> 12, 24). Come vedremo, invece, quando non</hi><hi rend="CharOverride-1"> si ha tempo perché il tempo concesso al mondo sta</hi><hi rend="CharOverride-1"> per scadere, l’urgenza e l’accelerazione sociali legate alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricerca di nuove forme di organizzazione dell’esistenza individuale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> collettiva possono connettersi alla percezione e concettualizzazione di una collaterale</hi><hi rend="CharOverride-1"> perdita di senso di quelle ordinarie, incluse, ovviamente, quelle lavorative</hi><hi rend="CharOverride-1"> (cfr. Festinger, Riecken e Schacther 1957). Non si tratta </hi><hi rend="CharOverride-1">tuttavia di una regola infallibile. «Il sabato è stato fatto </hi><hi rend="CharOverride-1">per l’uomo e non l’uomo per il sabato!» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Mc 2, 27), «il Padre mio lavora ancora e </hi><hi rend="CharOverride-1">anch’io lavoro» (Gv 5, 17) e «chi non </hi><hi rend="CharOverride-1">vuole lavorare neppure mangi» (2Ts 3, 10) sono infatti </hi><hi rend="CharOverride-1">tre esempi di enunciati canonizzati di codificazione operosa dello stato </hi><hi rend="CharOverride-1">di sospensione escatologica dei rapporti sociali ordinari determinati da una prospettiva di fine più o meno imminente</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il terzo è qui più pertinente perché direttamente </hi><hi rend="CharOverride-1">e originariamente riferito al lavoro dei credenti come corretta gestione </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale del tempo che resta:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Fratelli, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, vi raccomandiamo di tenervi lontani da ogni fratello che conduce una vita disordinata, non secondo l’insegnamento che vi è stato trasmesso da noi. Sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi (2T</hi><hi rend="CharOverride-1">s 3, 6-10; trad. Corsani-Buzzetti 1996).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Confinamento e contenimento del</hi><hi> non-lavoro </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da Paolo ad Agostino, passando per Tertulliano, Cipriano, Giovanni</hi><hi rend="CharOverride-1"> Crisostomo, i mestieri sono un oggetto polemico e un soggetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> pastorale tanto più rilevante e frequente quanto più il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> si rivela banco di prova fondamentale di lealtà religiosa. Non</hi><hi rend="CharOverride-1"> esiste alcuna superstite voce cristiana antica – neanche la più</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘integrata’ – che sia disposta a dissentire sul fatto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> la finalità economica del lavoro deve essere subordinata al perfezionamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> spirituale e dunque alla salvezza del credente. Si potrebbero, al</hi><hi rend="CharOverride-1"> contrario, riempire decine di pagine commentando testi che incardinano il</hi><hi rend="CharOverride-1"> tema del lavoro (dei laici, dei chierici, dei monaci), considerato</hi><hi rend="CharOverride-1"> sotto diversi profili normativi (quanto e quando lavorare? quali lavori</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare e quali evitare? quale l’atteggiamento da adottare?), nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> meccanismo di scambio escatologico tra risarcimento immediato e ricompensa ultraterrena.</hi><hi rend="CharOverride-1"> La sintesi offerta dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didascalia apostolorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> (un ordinamento ecclesiastico di</hi><hi rend="CharOverride-1"> terzo secolo di provenienza siro-palestinese) può considerarsi rappresentativa dell’orientamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> assiologico generale: il «vero lavoro» del vero cristiano è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> «culto» di Dio (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didascalia apostolorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 60, 6).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il rifiuto</hi><hi rend="CharOverride-1"> ideologicamente motivato del lavoro non è tuttavia la stessa cosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un atteggiamento di critica religiosa verso il totale assorbimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle energie psicofisiche umane nell’acquisizione di mezzi di sostentamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> e accumulazione di profitti. Una giustificazione-</hi><hi rend="italic CharOverride-1">cum</hi><hi rend="CharOverride-1">-valorizzazione teologica dell’inoperosità</hi><hi rend="CharOverride-1"> non è una mera questione di priorità, un’operazione contabile</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ‘tesori in terra’ devoluti e scambiati con ‘tesori in</hi><hi rend="CharOverride-1"> cielo’ entro una borsa valori che fissa e controlla i</hi><hi rend="CharOverride-1"> tassi di cambio tra la valuta terrestre e quella celeste.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Richiede di smettere di produrre, faticare e sudare, obbedire e</hi><hi rend="CharOverride-1"> lottare «in vista di un qualche bene altro dal piacere</hi><hi rend="CharOverride-1"> derivante dal lavoro medesimo» (Thomas 1999, XIII); impone di sciogliersi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal vincolo interpersonale che media tra la garanzia di sopravvivenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’individuo e la riproduzione del collettivo; in una parola,</hi><hi rend="CharOverride-1"> significa fermare quella che la macchina Lewis Mumford ha chiamato</hi><hi rend="CharOverride-1"> la «mega-macchina» della produzione economica e sociale (Mumford 1967).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Avendo </hi><hi rend="CharOverride-1">in apertura sottoscritto l’affermazione netta di Troeltsch sull’atteggiamento </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamentalmente «acritico» degli autori cristiani verso le «idee economiche» che </hi><hi rend="CharOverride-1">sottendono all’organizzazione sociale del tempo, sarebbe illogico proporre spericolati </hi><hi rend="CharOverride-1">allineamenti ideologici con le moderne teorizzazioni anti-lavoriste di pensatori come </hi><hi rend="CharOverride-1">Paul Lafargue, Guy Debord o André Gorz (cfr. Hemmens 2019).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Preferisco dunque procedere elencando tre strategie di confinamento e contenimento</hi><hi rend="CharOverride-1"> del non-lavoro e dell’inoperosità. Concluderò poi soffermandomi su quella che ritengo essere la più</hi><hi rend="CharOverride-1"> efficace modalità di gestione cristiana della tensione tra, da un</hi><hi rend="CharOverride-1"> lato, la convalida dello status quo nell’organizzazione della produzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e del lavoro e, dall’altro, la proposta di cambiamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> radicale del suo sistema metafisico di giustificazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">1) Il dispositivo </hi><hi rend="CharOverride-1">analogico non ha offerto garanzie reali di liberazione. Per quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">il riposo volontario di Dio a coronamento della creazione (Gen</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2, 2-3) suggerisca che il lavoro non può essere il</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine dell’esistenza umana (Richardson 1953, 38), la cooptazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> mitema ebraico nelle emergenti cosmogonie cristiane avviene in massima parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> senza trasferimento delle relative implicazioni ortopratiche. Sfilata dall’antigiudaismo romano,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la critica della pigrizia ebraica va di pari passo con</hi><hi rend="CharOverride-1"> una spiritualizzazione spinta del comandamento sabbatico; l’inoperosità in giorno</hi><hi rend="CharOverride-1"> di sabato verrà ufficialmente interdetta ai cristiani dal canone 29</hi><hi rend="CharOverride-1"> del concilio di Laodicea (380 CE). Al contempo, la trasformazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle regolari assemblee liturgiche del «giorno del Signore» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didaché</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">14, 1; Ignazio, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lettera ai Magnesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 9, 1; </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vangelo di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Pietro </hi><hi rend="CharOverride-1">35, 50) – altrimenti detto «primo giorno dopo il </hi><hi rend="CharOverride-1">sabato» (At 20, 7; 1Cor 16, 2) o «ottavo giorno»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Lettera di Barnaba</hi><hi rend="CharOverride-1"> 15, 9) – nell’istituzione calendariale </hi><hi rend="CharOverride-1">della domenica (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">dies solis – dies dominicus</hi><hi rend="CharOverride-1">) corrisponde a </hi><hi rend="CharOverride-1">un atto di imperio di Costantino le cui motivazioni prescindono </hi><hi rend="CharOverride-1">dal modello ebraico (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Codice giustinianeo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 13, 12, 2-3; 7 marzo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 321 CE). Eusebio di Cesarea (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Commento ai Salmi</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4, 91, 1-4)</hi><hi rend="CharOverride-1"> non tarderà a fornire ex post una spiegazione </hi><hi rend="CharOverride-1">in linea con il sostituzionismo teologico che esautora e proscrive l’inattività sabbatica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Bauckham 1982, 252-84; in generale Rüpke 2011, 163-66). </hi><hi rend="CharOverride-1">Concessa o imposta come giorno di riposo per i ceti </hi><hi rend="CharOverride-1">urbani, l’esenzione accordata ai lavoratori agricoli (il 90% della </hi><hi rend="CharOverride-1">popolazione!) certifica che la nuova festività non funziona in modo </hi><hi rend="CharOverride-1">tale da requisire regolarmente manodopera al sistema e quindi ostruire </hi><hi rend="CharOverride-1">la «mega-macchina». Anzi, contribuendo alla profanizzazione del resto della settimana </hi><hi rend="CharOverride-1">(Bauckham 1982, 284), l’‘invenzione della domenica’ serve a rigenerare</hi><hi rend="CharOverride-1"> energie pronte a essere liberate per la messa a lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> ordinaria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">2) Per tutto il periodo di formazione del cristianesimo, </hi><hi rend="CharOverride-1">il racconto sulla saldatura postlapsaria tra trasformazione della natura e </hi><hi rend="CharOverride-1">logoramento fisico è sistematicamente interpretato come mito eziologico della fatica </hi><hi rend="CharOverride-1">e mai usato come innesco di speranze palingenetiche e utopie </hi><hi rend="CharOverride-1">pratiche. L’esegesi patristica di Gen 3, 17-8 non ha </hi><hi rend="CharOverride-1">mai attinto al potenziale sovversivo e de-naturalizzante (rispetto a teorie </hi><hi rend="CharOverride-1">e pratiche della divisione sociale del lavoro) rappresentato da un </hi><hi rend="CharOverride-1">originale lavoro giocoso, piacevole, senza dispendio (Ovitt 1986, 488). Mentre </hi><hi rend="CharOverride-1">Ambrogio vede nell’ingiunzione alla fatica la genesi di un </hi><hi rend="CharOverride-1">approvvigionamento «razionale» in opposizione a quello «irrazionale» degli animali (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Esposizione</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> del vangelo di Luca </hi><hi rend="CharOverride-1">prolog. 6), Agostino si spinge a</hi><hi rend="CharOverride-1"> definire il lavoro agricolo edenico un «gioioso esercizio della volontà»,</hi><hi rend="CharOverride-1"> una predisposizione naturale a trarre «godimento spirituale» dal impegno manuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> di cui è rimasta traccia nell’indisponibilità del contadino felice</hi><hi rend="CharOverride-1"> a distogliersi dalla sua attività o dedicarsi a un’altra</hi><hi rend="CharOverride-1"> (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Genesi alla lettera </hi><hi rend="CharOverride-1">8, 8, 15). Infine, non c’</hi><hi rend="CharOverride-1">è ragione di credere che la teo-cosmogonia gnostica di un </hi><hi rend="CharOverride-1">dio inoperoso e di un demiurgo sub-divino, a cui logicamente </hi><hi rend="CharOverride-1">si collegherebbe un’interpretazione negativa del lavoro </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tout court</hi><hi rend="CharOverride-1"> come </hi><hi rend="CharOverride-1">fatica inutile esatta da un creatore dilettante, abbia mai operato </hi><hi rend="CharOverride-1">nel senso di un’ideologia sovvertitrice del rapporti di lavoro. </hi><hi rend="CharOverride-1">Non ne abbiamo notizia nemmeno dagli antagonisti della galassia gnostica, </hi><hi rend="CharOverride-1">in genere parecchio interessati a enfatizzare, o direttamente inventare, caratteri </hi><hi rend="CharOverride-1">devianti della dottrina avversaria.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">3) Il vettore apocalittico di svalorizzazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro può raccomandare ora simulazione ora inoperosità come stati confacenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’attesa o l’avvento del Regno. In altri termini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> persuadere a lavorare come se non si lavorasse (1Cor </hi><hi rend="CharOverride-1">7, 30-1) o cessare del tutto di lavorare (2Ts </hi><hi rend="CharOverride-1">3, 11-2). Già durante il secondo secolo il potenziale anti-sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">di questa posizione confluisce e si smorza nella proposta di </hi><hi rend="CharOverride-1">uno «</hi><hi rend="italic CharOverride-1">shabbat</hi><hi rend="CharOverride-1"> escatologico». Riferita ora all’interpretazione in termini di riposo dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’ingresso salvifico nel tempo-che-resta (escatologia futura o apocalittica) ora alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> cessazione delle pene terrene a seguito dell’esperienza presente della</hi><hi rend="CharOverride-1"> salvezza (escatologia realizzata o sapienziale), l’inoperosità si trasforma in</hi><hi rend="CharOverride-1"> una figura spoliticizzata della teologia cristiana del Regno (Bauchkam 1982,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 252-55). In definitiva, il sabbatismo escatologico come forma di vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> in grado di sospendere e compromettere rapporti interpersonali di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> non ha retto l’impatto delle forze preposte al suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> precoce contenimento teologico e disinnesco catechetico. L’anticipazione terrena della</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine del lavoro è stata una delle varie vittime della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sopravvivenza storica del cristianesimo legata al fallimento delle profezie originali.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La genesi e la strutturazione ecclesiastica del cristianesimo </hi><hi rend="CharOverride-1">è stata opera di uomini che hanno dedicato una parte </hi><hi rend="CharOverride-1">tutto sommato marginale delle loro energie mentali alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">santificazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della </hi><hi rend="CharOverride-1">necessità del lavoro e della sua divisione sociale. Fornendo nuovi </hi><hi rend="CharOverride-1">e vecchi argomenti per una convalida metafisica dei rapporti di </hi><hi rend="CharOverride-1">produzione e di lavoro, alcuni di questi intellettuali cristiani hanno altresì</hi><hi rend="CharOverride-1"> contributo a creare un nuovo e più ‘democratico’ (Brown </hi><hi rend="CharOverride-1">2016, 12) dominio di applicazione della ripartizione tra lavoro materiale </hi><hi rend="CharOverride-1">e lavoro mentale attraverso la professionalizzazione della leadership religiosa degli </hi><hi rend="CharOverride-1">individui e dei collettivi. La creazione di carriere ecclesiastiche, prima, </hi><hi rend="CharOverride-1">e di forme di vita monastiche, poi, è coincisa con </hi><hi rend="CharOverride-1">l’apertura dei canali di reclutamento della specializzazione religiosa a </hi><hi rend="CharOverride-1">personale sub-elitario autorizzato ad astenersi dal lavoro manuale o, preferibilmente, </hi><hi rend="CharOverride-1">a subordinarlo a quello di perfezionamento spirituale, amministrazione religiosa e </hi><hi rend="CharOverride-1">direzione pastorale. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Senza essere mai legittimato e valorizzato in quanto </hi><hi rend="CharOverride-1">inoperosità, il non-lavoro come fatto sociale non è stato tuttavia </hi><hi rend="CharOverride-1">ignorato. Come hanno dimostrato studi importanti il cui tema esula </hi><hi rend="CharOverride-1">dal focus di questo contributo (Brown 1992; Holman 2001), l’</hi><hi rend="CharOverride-1">improduttività coatta dei più poveri tra i credenti è stata presa in carico da </hi><hi rend="CharOverride-1">un più ampio sistema di protezione sociale reso </hi><hi rend="CharOverride-1">possibile dalla centralizzazione ecclesiastica ed episcopale della carità (Finn 2006)</hi><hi rend="CharOverride-1">. L’integrazione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">elemosina come scambio materiale-spirituale in un sistema più articolato di </hi><hi rend="CharOverride-1">governo centralizzato delle chiese ha funzionato come strategia di compensazione </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale e rammendo urbano di contraddizioni e ineguaglianze strutturali. Se </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro dei più abbienti trova ulteriore e sempre maggiore </hi><hi rend="CharOverride-1">giustificazione nella destinazione caritatevole dei guadagni, una platea imponente di ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">poveri reali,’ periodicamente o permanentemente inoccupati, precedentemente esclusi dai meccanismi </hi><hi rend="CharOverride-1">di beneficenza pubblica e patronato privato, conosce nelle reti della </hi><hi rend="CharOverride-1">redistribuzione e nelle istituzioni di accoglienza allestite dai ‘poveri di </hi><hi rend="CharOverride-1">vocazione’ nuove possibilità di sopravvivere </hi><hi rend="italic CharOverride-1">inoperosamente</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bauckham, Richard </hi><hi rend="CharOverride-1">J. 1982. “Sabbath and Sunday in the Post-Apostolic Church.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">From Sabbath to Lord’s Day: A Biblical, Historical, and Theological Investigation</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Donald Arthur Carson, 251-98. 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