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        <title type="main" level="a">Lavoro, vocazione, condivisione: itinerari nel calvinismo</title>
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            <forename>Debora</forename>
            <surname>Spini</surname>
            <placeName type="affiliation">New York University in Florence, Italy</placeName>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.30</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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            <p>Content licence CC BY 4.0</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This chapter focuses on John Calvin as well as Johannes Althusius. First of all the chapter will analyse how, in Calvin’s theology, work is not any longer conceived as the punishment for Original Sin. On the contrary, work is politically relevant: exercising one’s vocation is a way to construct social bonds based upon solidarity and responsibility, as well as a way to structure one’s self. In the same perspective, Althusius’ Politica Methodice Digesta will also be taken into consideration, focusing upon the role of collegia in constructing the social fabric of the Consociatio Symbiotica. The theme of leisure, virtually absent in Althusius’ Politica, is instead quite relevant in Calvin. The chapter will show how the Reformer considered leisure almost as a duty: a time of silence where God’s vice could be heard.</p>
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            <item>Calvinism</item>
            <item>Althusius</item>
            <item>Vocation</item>
            <item>Grace</item>
            <item>consociatio symbiotica</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.30<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.30" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter ParaOverride-1">Lavoro, vocazione, condivisione: itinerari nel calvinismo</p><p rend="h1_author ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Debora Spini</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo capitolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> intende dimostrare come nel pensiero di Giovanni Calvino (1509-1564) il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, inteso come vocazione, perda l’originale carattere di punizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> per diventare invece un mezzo per la formazione del sé,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e al tempo stesso un terreno sul quale sviluppare legami</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociali basati su condivisione e responsabilità. In questa prospettiva, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro assume una rilevanza specificamente politica. Il tema della rilevanza</hi><hi rend="CharOverride-1"> politica del lavoro sarà esaminato anche in riferimento a Johannes</hi><hi rend="CharOverride-1"> Althusius (1557-c. 1638), un autore che pure si sviluppa nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> quadro culturale e teologico della cosiddetta </hi><hi rend="italic CharOverride-1">zweite Reformation</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">tema dell’ozio, latitante nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> althusiana, verrà invece discusso </hi><hi rend="CharOverride-1">nel caso di Calvino, che, pur riaffermando la necessità della </hi><hi rend="CharOverride-1">vita attiva, fa del cessare le proprie opere un passo </hi><hi rend="CharOverride-1">inevitabile per realizzare la volontà di Dio.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Calvino: il lavoro,</hi><hi> fra pena e responsabilità</hi></p><p rend="h3 ParaOverride-3" ><hi>2.1 Grazia e punizione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tema </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro deve essere considerato alla luce del nucleo più </hi><hi rend="CharOverride-1">profondo della teologia riformata, ovvero la questione del peccato e </hi><hi rend="CharOverride-1">della salvezza, nei termini che erano già stati impostati da </hi><hi rend="CharOverride-1">Lutero. Calvino si confronta con un importante filone della teologia </hi><hi rend="CharOverride-1">cattolica che sottolineava come il lavoro fosse il castigo ricevuto </hi><hi rend="CharOverride-1">da Adamo per il peccato originale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-021">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Calvino risponde </hi><hi rend="CharOverride-1">dando una interpretazione del testo della Genesi secondo la quale </hi><hi rend="CharOverride-1">la conseguenza della caduta non è il lavoro in sé </hi><hi rend="CharOverride-1">e per sé, quanto piuttosto la fatica e la pena </hi><hi rend="CharOverride-1">che lo accompagnano: il peccato cambia il lavoro, non lo </hi><hi rend="CharOverride-1">‘inventa’. Il commento a Gen 3, 17 riassume molto</hi><hi rend="CharOverride-1"> bene questa posizione: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">È l’opposto del lavoro piacevole al</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale si dedicava Adamo in precedenza, tanto che questo era</hi><hi rend="CharOverride-1"> per lui come un gioco o un passatempo. Infatti egli</hi><hi rend="CharOverride-1"> non era stato creato per non far nulla, ma per</hi><hi rend="CharOverride-1"> impegnarsi in tutto. Per questo motivo il Signore l’aveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> preposto su questo giardino per coltivarlo, ma egli provava in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quel lavoro solo un piacevole diletto. Adesso gli è ingiunto</hi><hi rend="CharOverride-1"> un lavoro servile (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">maintenant le travail servile lui est </hi><hi rend="italic CharOverride-1">enjoint</hi><hi rend="CharOverride-1">), come se fosse condannato ai lavori forzati (Calvino 2008,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 117). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nonostante questo, il lavoro non deve essere solo dolore</hi><hi rend="CharOverride-1"> e fatica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-020">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il tema, già presente in Lutero, del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorare con gioia si ripresenta con forza incomparabilmente maggiore, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> si iscrive nella più ampia prospettiva del senso della vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> cristiana. Secondo Calvino, Dio vuole che gli esseri umani siano</hi><hi rend="CharOverride-1"> felici, e che tutta la vita del credente sia vissuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> con gioia. Il Signore infatti ha lasciato nel mondo dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> segni della Sua grazia; questo vale anche per il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> non fa certo eccezione, e pertanto «vi sono delle </hi><hi rend="CharOverride-1">gioie frammiste alle fatiche degli uomini» (Calvino 2008, 117), Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro fa dunque parte del piano generale di Dio per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la felicità degli uomini (Bauer 2013), e del resto tutti</hi><hi rend="CharOverride-1"> i beni terreni non servono solo alla sopravvivenza, ma anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> a dare </hi><hi rend="italic CharOverride-1">plaisir et recréation</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Nostro Signore avrebbe dato </hi><hi rend="CharOverride-1">tanta bellezza ai fiori da colpire i nostri occhi senza </hi><hi rend="CharOverride-1">che sia lecito ricavarne piacere vedendola? Avrebbe forse dato loro </hi><hi rend="CharOverride-1">un sì buon profumo, se non volesse che l’uomo </hi><hi rend="CharOverride-1">ne goda? E non ha forse distinto i colori in </hi><hi rend="CharOverride-1">modo tale che alcuni abbiano maggior grazia degli altri? (Calvin </hi><hi rend="CharOverride-1">1971, 867). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Certo, per molti lavorare consiste essenzialmente in una </hi><hi rend="CharOverride-1">dura fatica, e in questo caso solo la fede può </hi><hi rend="CharOverride-1">trasformare la sofferenza in un sacrificio gradito a Dio. </hi></p><p rend="h3" ><hi>2.2 </hi><hi>Vocazione, costruzione del sé e legame sociale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non solo dunque il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro vede la misericordia divina addolcire l’aspetto punitivo; soprattutto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha grande dignità e valore perché è un modo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> collaborare all’opera di Dio. In forza della Salvezza per</hi><hi rend="CharOverride-1"> Grazia, insieme alla distinzione fra </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praecepta</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">consilia</hi><hi rend="CharOverride-1">, cade </hi><hi rend="CharOverride-1">anche la distinzione fra un tipo di vita di per </hi><hi rend="CharOverride-1">sé più ‘santo’ e un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">second best</hi><hi rend="CharOverride-1">: l’abbandono</hi><hi rend="CharOverride-1"> del mondo e la vita contemplativa non sono più garanzia</hi><hi rend="CharOverride-1"> di vicinanza a Dio. Il commento alla storia di Marta</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Maria (Lc 10, 38-42) ribadisce la fuga dal mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia ben lontana dal condurre a una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vie angélique</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma al contrario sia non solo un errore dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sorbonnistes</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma un atto di ambizione e espressione del peggiore orgoglio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cioè dell’illusione umana di poter essere artefici della propria</hi><hi rend="CharOverride-1"> salvezza.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Quelli che, spinti dall’ambizione, si sono ritirati dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> conversazione comune, o di quelli che delusi e contrariati abbiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> cercato di vivere in solitudine in libertà, sono diventati talmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> orgogliosi da credere di esser diventati uguali agli angeli per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il semplice fatto di non far niente; infatti hanno disprezzato</hi><hi rend="CharOverride-1"> la vita attiva come se ci portasse via dal Cielo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Calvino 1854, 349, trad. mia). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con questo, Calvino non condanna</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo studio o la meditazione, che vede piuttosto come una</hi><hi rend="CharOverride-1"> forma specifica di lavoro. Commentando il versetto 42, Calvino osserva</hi><hi rend="CharOverride-1"> che Maria era impegnata in un lavoro santo e utile,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cioè ascoltare gli insegnamenti del Maestro, dal quale non doveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere distratta (Calvino 1854, 350, trad. mia)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-019">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Institution</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> riecheggiando un tema già luterano, esprime una considerazione ancora più</hi><hi rend="CharOverride-1"> importante, cioè che fuggir via dal mondo «quasi per </hi><hi rend="CharOverride-1">odio del genere umano»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">e ritirarsi in un «deserto </hi><hi rend="CharOverride-1">per starvi solitario» e filosofeggiare interiormente «in un luogo segreto</hi><hi rend="CharOverride-1">» è un atto che va contro la fraternità cristiana </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">dilection chretienne</hi><hi rend="CharOverride-1">), e soprattutto costituisce un rifiuto alla più </hi><hi rend="CharOverride-1">importante richiesta che Dio rivolge agli uomini: «l’aiuto reciproco</hi><hi rend="CharOverride-1">»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Calvin 1971, 1483)</hi><hi rend="italic CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ciò che Dio si aspetta dagli </hi><hi rend="CharOverride-1">esseri umani è quindi che rimangano nel mondo, applicandosi alla </hi><hi rend="CharOverride-1">propria vocazione, rispondendo alla chiamata che rivolge loro:</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Ma noi </hi><hi rend="CharOverride-1">sappiamo che Dio ha creato gli uomini e li ha </hi><hi rend="CharOverride-1">messi al mondo perché si dedicassero a qualche lavoro e </hi><hi rend="CharOverride-1">attività</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-018">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">; e non c’è sacrificio più gradito a </hi><hi rend="CharOverride-1">Dio dell’attenersi alla propria vocazione e di darsi da </hi><hi rend="CharOverride-1">fare per portare qualche vantaggio alla società comune degli uomini </hi><hi rend="CharOverride-1">(Calvin 1854, 349, trad. mia).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro infatti permette</hi><hi rend="CharOverride-1"> agli uomini</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-017">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> di provvedere a se stessi, e di </hi><hi rend="CharOverride-1">contribuire al vantaggio generale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> facendo </hi><hi rend="CharOverride-1">al tempo stesso la volontà </hi><hi rend="CharOverride-1">di Dio, cioè di amarsi e aiutarsi reciprocamente</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-016">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Gli </hi><hi rend="CharOverride-1">uomini devono impiegare al meglio i talenti ricevuti da Dio, </hi><hi rend="CharOverride-1">e per questo </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">si dice che si diano ai traffici: </hi><hi rend="CharOverride-1">e infatti la vita dei fedeli si può con ragione </hi><hi rend="CharOverride-1">comparare con una serie di commerci, poiché essi devono dedicarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">a scambi e baratti, per mantenere in piedi la compagnia</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-015">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il fine ultimo della vocazione individuale, concretizzato nella vita </hi><hi rend="CharOverride-1">professionale, è di realizzare una mutua condivisione fra gli uomini </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">communication mutuelle entre les hommes</hi><hi rend="CharOverride-1">); il profitto di cui </hi><hi rend="CharOverride-1">parla la parabola è per Calvino è il progresso «di</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutta la compagnia dei fedeli in comune», a maggiore</hi><hi rend="CharOverride-1"> gloria di Dio (Calvin 1854, 524-25). A questo proposito, Miegge</hi><hi rend="CharOverride-1"> ha sottolineato come la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mutua inter homines communicatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> non coincida</hi><hi rend="CharOverride-1"> immediatamente con </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communio</hi><hi rend="CharOverride-1">: non ne ha infatti il carattere </hi><hi rend="CharOverride-1">fusionale, in quanto consiste nell’agire di una pluralità di </hi><hi rend="CharOverride-1">agenti, «non identici ma distinti e in qualche misura differenti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che mettono in comune o rendono comuni “cose”, </hi><hi rend="CharOverride-1">“opere” e “diritti” e di questi si fanno </hi><hi rend="CharOverride-1">reciprocamente partecipi» (Miegge in Malandrino 2005, 116).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La vocazione individuale </hi><hi rend="CharOverride-1">che si esprime nel lavoro rende possibile conciliare libertà e </hi><hi rend="CharOverride-1">responsabilità. Il credente è infatti libero in quanto affrancato dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">Legge; ma, non avendo modo di garantirsi la salvezza per </hi><hi rend="CharOverride-1">mezzo dell’osservanza di norme o pratiche, la condizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">libertà è al tempo stesso segnata da profonda incertezza, anzi </hi><hi rend="CharOverride-1">da vera e propria angoscia. A costituire una barriera efficace </hi><hi rend="CharOverride-1">contro questa ansia devastante</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-014">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> non è tanto il successo come</hi><hi rend="CharOverride-1"> comprova dell’avvenuta elezione, come vorrebbe una certa lettura affrettata</hi><hi rend="CharOverride-1"> del testo weberiano, ma l’attività costante e riflessiva intesa</hi><hi rend="CharOverride-1"> come risposta alla chiamata di Dio. La vocazione diventa così</hi><hi rend="CharOverride-1"> il terreno saldo sul quale fondare l’autonomia individuale, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto costituisce «il principio e fondamento per dirigerci rettamente </hi><hi rend="CharOverride-1">in ogni frangente»; la scelta vocazionale plasma il progetto </hi><hi rend="CharOverride-1">di tutta una vita, tenendone insieme i pezzi.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«Infine se</hi><hi rend="CharOverride-1"> non consideriamo la nostra vocazione come regola perenne, non esisterà</hi><hi rend="CharOverride-1"> ferma condotta né armonia fra le varie parti della nostra</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita». Per questo deve essere seguita con costanza e</hi><hi rend="CharOverride-1"> dedizione: «ognuno per proprio conto deve considerare che il </hi><hi rend="CharOverride-1">suo stato è per lui come un punto fermo assegnato </hi><hi rend="CharOverride-1">da Dio perché non volteggi e svolazzi sconsideratamente per tutto </hi><hi rend="CharOverride-1">il corso della sua vita» in modo da non lasciare</hi><hi rend="CharOverride-1"> che l’intelletto dell’uomo «bruci di inquietudine» (Calvino</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1971, 870-71). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si delinea così un modello di soggetto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> risultato di un processo lungo e faticoso di costruzione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> sé, capace di autonomia individuale e al tempo stesso inserito</hi><hi rend="CharOverride-1"> in una rete di rapporti sociali perché capace di rendersi</hi><hi rend="CharOverride-1"> responsabile verso gli altri. L’ideale di Calvino è il</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Sanctus Paterfamilias</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè un uomo dedito al governo di </hi><hi rend="CharOverride-1">sé e della propria famiglia: come sottolinea Miegge, il governo </hi><hi rend="CharOverride-1">di sé e della propria famiglia non è un agire </hi><hi rend="CharOverride-1">confinato nella sfera privata, ma al contrario è di grande </hi><hi rend="CharOverride-1">rilevanza pubblica (Miegge 1989, 12), una prospettiva che si ritroverà </hi><hi rend="CharOverride-1">fra breve in Althusius. L’importanza di questo ruolo tipicamente </hi><hi rend="CharOverride-1">maschile mette in luce un aspetto che non deve essere </hi><hi rend="CharOverride-1">trascurato nella riflessione calviniana su lavoro e vocazione: per le </hi><hi rend="CharOverride-1">donne, l’ambito nel quale si risponde alla chiamata di </hi><hi rend="CharOverride-1">Dio è in buona sostanza limitato alla sola vita familiare. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si apre qui un tema di grande importanza, ovvero se </hi><hi rend="CharOverride-1">e in che misura la Riforma abbia contribuito, e in </hi><hi rend="CharOverride-1">che misura, alla libertà delle donne, o se piuttosto le </hi><hi rend="CharOverride-1">abbia ricacciate nella dimensione della domesticità</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-013">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: un tema che </hi><hi rend="CharOverride-1">non è possibile esplorare in questa sede come si meriterebbe, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma che rimane in ogni caso in filigrana ogniqualvolta si </hi><hi rend="CharOverride-1">rifletta sulla vocazione.</hi></p><p rend="h3" ><hi>2.3 Il riposo come mortificazione </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Date queste premesse,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non è certo una sorpresa che la condanna dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">oisiveté</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia una delle armi principali di Calvino rispetto al suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> obbiettivo polemico, la superiorità della vita contemplativa. Se l’ozio</hi><hi rend="CharOverride-1"> è manifestamente contrario alla volontà di Dio, il riposo ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> invece un ruolo importante nella teologia calviniana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-012">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che si</hi><hi rend="CharOverride-1"> trova di fronte un compito non semplice: da un lato</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconciliare il comandamento del Sabato con l’affermazione che «</hi><hi rend="CharOverride-1">Dio lavora sempre» e dall’altro ribadire il superamento della</hi><hi rend="CharOverride-1"> Legge avvenuto in Cristo, che quindi rende vuoti i tradizionali</hi><hi rend="CharOverride-1"> obblighi liturgici e cerimoniali</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-011">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Calvino risponde a queste sfide</hi><hi rend="CharOverride-1"> collocando la questione del Sabato nella prospettiva escatologica della resurrezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e l’avvento del Regno di Dio: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Si può dunque</hi><hi rend="CharOverride-1"> ritenere che con il settimo giorno il Signore abbia voluto</hi><hi rend="CharOverride-1"> raffigurare al suo popolo la perfezione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sabbath</hi><hi rend="CharOverride-1"> che avrà</hi><hi rend="CharOverride-1"> luogo all’ultimo giorno, onde stimolarlo a desiderare quella perfezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> durante questa vita, con meditazione continua (Calvin 1971, 517). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> riposo dunque non è una ricreazione (Biéler 1959, 402), ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> una vera e propria forzatura della natura umana</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-010">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> che </hi><hi rend="CharOverride-1">è altrimenti naturalmente destinata all’azione. Il comandamento del riposo </hi><hi rend="CharOverride-1">vuole condurci «a meditare sul regno di Dio sapendoci morti</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai nostri propri sentimenti e alle nostre proprie opere»:</hi><hi rend="CharOverride-1"> funzione del Sabato è creare, anche andando contro alle inclinazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> umane, uno spazio di vuoto e silenzio nel quale possa</hi><hi rend="CharOverride-1"> parlare lo Spirito di Dio, un momento in cui si</hi><hi rend="CharOverride-1"> smette di essere attivi per lasciarsi invece guidare e governare</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal Signore (Calvin 1971, 515). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il comandamento del Sabato, sebbene</hi><hi rend="CharOverride-1"> decaduto nel suo carattere cerimoniale in quanto parte della legge</hi><hi rend="CharOverride-1"> antica, sussiste quindi per adempiere a una triplice funzione. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> primo luogo, perché si potesse avere «un’immagine del </hi><hi rend="CharOverride-1">riposo spirituale» (Calvin 1983, 22)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-009">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Calvino, seguendo le orme</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Paolo, non scorge nel Sabato altro che l’‘ombra</hi><hi rend="CharOverride-1">’ della vita futura; ciononostante, ne riconosce la funzione pedagogica. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il Signore ha infatti ordinato che ci fosse un giorno </hi><hi rend="CharOverride-1">nel quale «il popolo fosse guidato, dalla pedagogia della Legge,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a meditare sul riposo spirituale che è eterno»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Calvin </hi><hi rend="CharOverride-1">1971, 517). Osservare il giorno di riposo è dunque immagine </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">figure</hi><hi rend="CharOverride-1">) del vero riposo spirituale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-008">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La debolezza degli </hi><hi rend="CharOverride-1">esseri umani (cioè la loro fragilità e inclinazione a errare) </hi><hi rend="CharOverride-1">rende necessario indicare un giorno specifico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-007">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">: subentrano qui le </hi><hi rend="CharOverride-1">considerazioni ispirate dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">police</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ecclesiastique</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè dell’organizzazione della Chiesa</hi><hi rend="CharOverride-1"> in funzione della parola di Dio, e della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">police commune</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè il buon ordine della vita sociale. L’avere</hi><hi rend="CharOverride-1"> un giorno stabilito è utile per poter osservare «l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ordine legittimo della Chiesa, per ascoltare la parola di Dio </hi><hi rend="CharOverride-1">per l’amministrazione dei sacramenti e per le preghiere pubbliche»</hi><hi rend="CharOverride-1">, e anche perché «quelli che vivono sotto il potere</hi><hi rend="CharOverride-1"> d’un altro […] potessero avere un po’ di </hi><hi rend="CharOverride-1">riposo dalla loro fatica» (Calvin 1983, 22)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-006">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Althusius </hi><hi>e la </hi><hi rend="italic">consociatio symbiotica</hi><hi> </hi></p><p rend="h3 ParaOverride-3" ><hi>3.1 Santa, giusta, vantaggiosa e felice </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La centralità del tema del lavoro e della vocazione nella </hi><hi rend="CharOverride-1">riflessione teologica calviniana è assolutamente evidente, così come nel caso </hi><hi rend="CharOverride-1">del puritanesimo seicentesco. I termini della questione sono invece più </hi><hi rend="CharOverride-1">elusivi nel caso di Johannes Althusius, da molti considerato l’</hi><hi rend="CharOverride-1">espressione più matura del calvinismo politico</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-005">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il sindaco di </hi><hi rend="CharOverride-1">Emden, per decenni confinato a qualche pagina di manuale, ha </hi><hi rend="CharOverride-1">conosciuto negli ultimi decenti un vero e proprio revival</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-004">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Fra le ragioni di questo rinnovato interesse è senza dubbio </hi><hi rend="CharOverride-1">il suo radicamento nella tradizione della teologia federale (Elazar 1979; </hi><hi rend="CharOverride-1">Hueglin 2017), che lo rendeva particolarmente interessante in un momento </hi><hi rend="CharOverride-1">in cui la teoria politica si confrontava con la crisi </hi><hi rend="CharOverride-1">del modello hobbesiano di sovranità. Tuttavia, il suo debito verso </hi><hi rend="CharOverride-1">le categorie teologiche calviniane non è stato sempre al centro </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’attenzione, mentre più spesso si mettevano in luce le </hi><hi rend="CharOverride-1">risonanze con un vocabolario aristotelico. L’opera althusiana delinea infatti </hi><hi rend="CharOverride-1">un complesso schema per cui una lunga catena di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">consociationes</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> di cui la prima e naturale è la famiglia, trova</hi><hi rend="CharOverride-1"> il punto culminante nella comunità politica propriamente detta, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Universalis</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> major consociatio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-003">19</ref></hi></hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">definita </hi><hi rend="italic CharOverride-1">symbiotica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il corpo del popolo, detentore</hi><hi rend="CharOverride-1"> della sovranità e fonte dell’autorità legittima, risulta dalla unione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di più </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corpora</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Althusius 2009, 311); la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">consociatio universalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> non</hi><hi rend="CharOverride-1"> è quindi formata da individui, come nel modello contrattualista hobbesiano.</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’analisi in profondità del lessico di Althusius (Ingravalle e</hi><hi rend="CharOverride-1"> Malandrino 2005) ha invece messo in luce il suo legame</hi><hi rend="CharOverride-1"> diretto con Calvino, a partire proprio dalla centralità della nozione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communicatio </hi><hi rend="CharOverride-1">nella costruzione della comunità politica (Miegge in Ingravalle</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Malandrino 2005), ragione per cui la dicotomia fra privato</hi><hi rend="CharOverride-1"> pubblico si articola in Althusius in modo ben diverso che</hi><hi rend="CharOverride-1"> in Aristotele.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I due autori, pur ricorrendo a volte a </hi><hi rend="CharOverride-1">un vocabolario diverso, concordano nell’accordare rilevanza pubblica, e pertanto </hi><hi rend="CharOverride-1">politica, a sfere di azione a prima vista ‘private’,</hi><hi rend="CharOverride-1"> a partire proprio dall’attività professionale. Nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica Methodice Digesta</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro non è trattato direttamente e esplicitamente in relazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla vocazione e al rapporto con Dio come in Calvino,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma per il ruolo che ha nella costruzione della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">consociatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">symbiotica</hi><hi rend="CharOverride-1">; per quanto presente solo in secondo piano, è </hi><hi rend="CharOverride-1">comunque a fondamento dell’edificio politico althusiano in quanto fattore </hi><hi rend="CharOverride-1">importante nel realizzare la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mutua communicatio</hi><hi rend="CharOverride-1">. La politica è «</hi><hi rend="CharOverride-1">l’arte di unire gli uomini tra loro nella costituzione, </hi><hi rend="CharOverride-1">nella cura e nella conservazione della vita sociale. Perciò viene </hi><hi rend="CharOverride-1">detta simbiotica». Scopo di ogni </hi><hi rend="italic CharOverride-1">consociatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> è la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Communicatio</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> cioè la condivisione, della legge e dei beni materiali e</hi><hi rend="CharOverride-1"> spirituali; la più alta di tutte le consociazioni, la comunità</hi><hi rend="CharOverride-1"> politica – </hi><hi rend="italic CharOverride-1">politia</hi><hi rend="CharOverride-1"> – ha il compito di assicurare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’utilità e il benessere comune di tutta la città. Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> fine dell’uomo politico simbiotico è la «simbiosi santa, </hi><hi rend="CharOverride-1">giusta, vantaggiosa e felice, e una vita che non manchi </hi><hi rend="CharOverride-1">di nulla di ciò che è necessario o utile» (Althusius</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2009, 221). Ritorna quindi con forza il tema dell’attività</hi><hi rend="CharOverride-1"> professionale come modo per esercitare la responsabilità e ancor più</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’amore verso il prossimo. La comunanza di opere tanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessaria al bene comune infatti può accadere per dovere di</hi><hi rend="CharOverride-1"> carità (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">per officia caritatis</hi><hi rend="CharOverride-1">), nel qual caso i </hi><hi rend="CharOverride-1">cittadini si prestano l’un l’altro ciò di cui </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno bisogno «cosicché l’atto d’amore (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">dilectio</hi><hi rend="CharOverride-1">) prestato</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia efficace». Ma soprattutto, la collaborazione fra cittadini e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la comunanza delle opere avviene nell’espletamento e nell’amministrazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei compiti e delle attività produttive «necessario e utili </hi><hi rend="CharOverride-1">alla vita sociale e alla simbiosi» (Althusius 2009, 381)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-002">20</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> I cittadini contribuiscono al benessere generale mettendo in comune le</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprie opere </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">nell’ambito del mestiere, lavoro o compito che</hi><hi rend="CharOverride-1"> il cittadino esercita in città; e ciò avviene per esempio</hi><hi rend="CharOverride-1"> quando uno confeziona panni un altro scarpe vitto e vestiario</hi><hi rend="CharOverride-1"> un altro produce strumenti necessari un altro ancora dispensa consigli</hi><hi rend="CharOverride-1"> o istruzione, come richiedono la condotta di vita, la necessità</hi><hi rend="CharOverride-1"> e la comodità per l’esistenza di ogni cittadino (Althusius</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2009, 387)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-001">21</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="h3" ><hi>3.2 Legame sociale e agire politico</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="CharOverride-1">tema del lavoro come fonte di legame sociale non solo </hi><hi rend="CharOverride-1">riappare in Althusius, ma acquista ancora un ulteriore declinazione: l’</hi><hi rend="CharOverride-1">appartenenza professionale è infatti la via d’accesso alla cittadinanza </hi><hi rend="CharOverride-1">politica. Sotto questo aspetto, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Politica</hi><hi rend="CharOverride-1"> è espressione di un </hi><hi rend="CharOverride-1">ethos essenzialmente borghese nel senso etimologico della parola, ben lontano </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla concezione aristocratica della democrazia antica o anche del repubblicanesimo </hi><hi rend="CharOverride-1">moderno. Al di sopra della famiglia (definita </hi><hi rend="italic CharOverride-1">consociatio naturalis</hi><hi rend="CharOverride-1">) lo</hi><hi rend="CharOverride-1"> schema althusiano pone il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collegium</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè qualsiasi associazione nella </hi><hi rend="CharOverride-1">quale tre o più persone si uniscono per la stessa </hi><hi rend="CharOverride-1">professione, o studio, o modo di vita (Althusius 2009, 296), </hi><hi rend="CharOverride-1">una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">consociatio </hi><hi rend="CharOverride-1">definita </hi><hi rend="italic CharOverride-1">civilis </hi><hi rend="CharOverride-1">anche se privata e non pubblica</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-000">22</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communicatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> che esiste fra colleghi consiste nella mutua </hi><hi rend="CharOverride-1">assistenza – secondo patti e leggi convenuti – per favorire </hi><hi rend="CharOverride-1">il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">propositum vitae</hi><hi rend="CharOverride-1">; i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collegia</hi><hi rend="CharOverride-1"> infatti hanno il compito di</hi><hi rend="CharOverride-1"> creare le condizioni più favorevoli possibile all’attività professionale dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> propri membri. I </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collegia</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono un vero e proprio microcosmo</hi><hi rend="CharOverride-1"> politico: sono proprietari di beni e hanno organi rappresentativi e</hi><hi rend="CharOverride-1"> regolamenti propri, che mettono in atto una forma specifica di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communicatio juris</hi><hi rend="CharOverride-1"> (304-12), secondo un modello che a un primo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sguardo presenta molti punti di contatto con la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bürgerliche Gesellschaft</hi><hi rend="CharOverride-1"> hegeliana. Ciononostante, il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collegium</hi><hi rend="CharOverride-1"> appartiene in pieno alla sfera</hi><hi rend="CharOverride-1"> della politica, proprio perché nel calvinista Althusius «ogni società </hi><hi rend="CharOverride-1">è politica» (Mancina 1984; Duso 2007, 130). La politicità dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collegia</hi><hi rend="CharOverride-1"> è resa ancor più evidente dal fatto che, mentre</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’unione di più </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collegia</hi><hi rend="CharOverride-1"> crea appunto un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corpus</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">successivamente vari corpi si uniscono (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">coeunt</hi><hi rend="CharOverride-1">) nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corpus universitatis</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Althusius 2009, 327). Althusius inoltre afferma esplicitamente che il diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">simbiotico della città, detto ‘politeuma’ o ‘diritto della città</hi><hi rend="CharOverride-1">’ (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">civitatis jus</hi><hi rend="CharOverride-1">) si origina dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communicatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> specifica dei </hi><hi rend="CharOverride-1">cittadini, orientata all’autosufficienza </hi><hi rend="italic CharOverride-1">(autarchia</hi><hi rend="CharOverride-1">) e alla simbiosi (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">symbiosis</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Althusius 2009, 373). Si può quindi concludere che </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communicatio utilitatis</hi><hi rend="CharOverride-1">, scopo principale dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collegia</hi><hi rend="CharOverride-1">, e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communicatio juris</hi><hi rend="CharOverride-1">, tipica </hi><hi rend="CharOverride-1">della politica, siano piuttosto che mutualmente antitetiche il graduale sviluppo </hi><hi rend="CharOverride-1">l’una dell’altra; e che pertanto il lavoro si </hi><hi rend="CharOverride-1">posizioni nel luogo di origine della stessa sovranità politica. </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. </hi><hi>Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il tema del lavoro e della vocazione in Calvino è</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato così di frequente dibattuto ed esplorato da far pensare</hi><hi rend="CharOverride-1"> che non ci sia più nulla da dire; ciononostante, presenta</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancora aspetti non del tutto noti, a patto di lasciar</hi><hi rend="CharOverride-1"> da parte alcune distorsioni e luoghi comuni. Molto, anzi troppo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> frequentemente si guarda a Calvino attraverso la lente della categoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ‘calvinismo’, a sua volta dipendente da una </hi><hi rend="CharOverride-1">lettura – spesso affrettata – di Weber; una scelta che </hi><hi rend="CharOverride-1">conduce a dare per scontato che esista un nesso diretto </hi><hi rend="CharOverride-1">fra la nozione calviniana di vocazione con il capitalismo e </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti i suoi ben noti mali. Più specificamente, alcune interpretazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">recenti sostengono che la concezione calviniana della vocazione avrebbe non </hi><hi rend="CharOverride-1">solo favorito l’individualismo e l’egoismo del soggetto tipico </hi><hi rend="CharOverride-1">del capitalismo, ma avrebbe reso superfluo il dovere individuale di </hi><hi rend="CharOverride-1">esercitare carità e misericordia, promuovendo invece la fiducia nella capacità </hi><hi rend="CharOverride-1">della mano invisibile del mercato (Gregory 2012, 269; Bruni </hi><hi rend="CharOverride-1">2015, 162). Dalla seppur sommaria ricognizione qui riassunta in alcuni</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei testi principali si possono però trarre degli elementi che</hi><hi rend="CharOverride-1"> restituiscono invece l’immagine di un Calvino sicuramente meno ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">calvinista’ (Lüthy 1970, 20), e al contrario sottolineano l’aspetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> della responsabilità collettiva e della condivisione. Il lascito calviniano –</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, come si è visto, continua anche in Althusius –</hi><hi rend="CharOverride-1"> non consiste nell’aver creato «individui senza comunità» (Bruni</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2015, 167). Al contrario, Calvino ha contribuito a svincolare definitivamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro dall’ambito del castigo e della punizione per</hi><hi rend="CharOverride-1"> il peccato; mediante la categoria di vocazione, lo riposiziona senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> esitazioni nel quadro dell’economia dell’amore cristiano. Il lavoro/vocazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> diventa così la fonte di legami sociali non fusionali, creando</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communicatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> piuttosto che </hi><hi rend="italic CharOverride-1">communio</hi><hi rend="CharOverride-1">; parallelamente, struttura un soggetto che</hi><hi rend="CharOverride-1"> è capace al tempo stesso di scelte autonome e di</hi><hi rend="CharOverride-1"> autogoverno. A far da sfondo, l’idea – comune anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad Althusius – che l’organizzazione della vita individuale, nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi aspetti sia familiari che professionali, non sia confinata nell</hi><hi rend="CharOverride-1">’ambito del privato, ma che al contrario, se esercitata in</hi><hi rend="CharOverride-1"> spirito di amore reciproco e di responsabilità, abbia comunque un</hi><hi rend="CharOverride-1"> rilievo pubblico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La centralità del lavoro in due autori che</hi><hi rend="CharOverride-1"> hanno un ruolo tanto importante nell’affermarsi della modernità deve</hi><hi rend="CharOverride-1"> naturalmente essere rivista nella prospettiva del loro contesto storico. Quasi</hi><hi rend="CharOverride-1"> inutile ricordare come si tratti di teorie che si sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppate in società nelle quali il lavoro si svolgeva in</hi><hi rend="CharOverride-1"> modalità sostanzialmente premoderne, nel quadro di organismi sociali quali le</hi><hi rend="CharOverride-1"> corporazioni; e tuttavia, persino Althusius non si limita semplicemente a</hi><hi rend="CharOverride-1"> far da specchio della società cetuale, in quanto anche nei</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collegia</hi><hi rend="CharOverride-1"> inserisce un elemento di autogoverno rappresentativo. Ugualmente, si è</hi><hi rend="CharOverride-1"> visto come si tratti di un pensiero che si sviluppa</hi><hi rend="CharOverride-1"> in un quadro che rimane ancora essenzialmente patriarcale; anche in</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo caso però è importante sottolineare gli elementi che li</hi><hi rend="CharOverride-1"> differenziano dalla pur e semplice riproposizione di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tropoi</hi><hi rend="CharOverride-1"> precedenti, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> partire proprio dall’eredità aristotelica. La famiglia è sì una</hi><hi rend="CharOverride-1"> società naturale, (il che ovviamente ne rafforza le gerarchie interne);</hi><hi rend="CharOverride-1"> tuttavia, è pur sempre strutturata dalla priorità della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mutua communicatio</hi><hi rend="CharOverride-1">, invece che semplicemente dal potere naturale esercitato dal padre/patriarca. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Più di queste seppur doverose considerazioni, sono piuttosto le circostanze </hi><hi rend="CharOverride-1">attuali a porre domande alle quali è difficile far fronte </hi><hi rend="CharOverride-1">alla luce delle categorie calviniane e calviniste. Come ripensare il </hi><hi rend="CharOverride-1">concetto di «vocazione» nell’epoca della fine del lavoro? </hi><hi rend="CharOverride-1">come può il lavoro precario, atipico, flessibile, svolgere quel ruolo </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamentale nello strutturare un sé responsabile che gli attribuiva Calvino, </hi><hi rend="CharOverride-1">oppure continuare a essere fonte di legame sociale e veicolo </hi><hi rend="CharOverride-1">alla cittadinanza come in Althusius? Domande che restano aperte, e </hi><hi rend="CharOverride-1">che certo non possono trovare risposta in questa sede; la </hi><hi rend="CharOverride-1">loro urgenza, tuttavia, ricorda quanto sia importante riportare il ‘lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">’ al centro della riflessione filosofico-politica.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Althusius, Johannes. 2009.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> La Politica. Elaborata organicamente con metodo, e illustrata con esempi sacri e profani</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Corrado Malandrino. Torino: Claudiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Biéler, </hi><hi rend="CharOverride-1">André. 1959. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La pensée oeconomique et sociale de Calvin</hi><hi rend="CharOverride-1">. Genève: Librairie de l’Université. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bruni, Luigino.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il mercato e il dono</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Università Bocconi Editore.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Calvin,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Jean. 1554. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Commentaire de M. Jean Calvin sur le premier livre de Moyse, dit Genèse</hi><hi rend="CharOverride-1">. Genève: chez Jean Gerard.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Calvin, Jean. 1854. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Commentaires de Jehan Calvin sur le Nouveau Testament</hi><hi rend="CharOverride-1">. Paris:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Libr. de Ch. Meyrueis et Cie.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Calvin, Jean. 1873. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cathechisme de l’Eglise de Geneve</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Genève: Imprimerie de Jean Guillaume Flick.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Calvin, Jean. 1978.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Institution de la Religion Chretienne</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Genève: Kerygma.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Duso, Giuseppe. 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La logica del potere. Storia concettuale come filosofia politica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Monza: Polimetrica. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://concpolpd.hypotheses.org/248</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt;</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fuchs, Eric. 1990. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Éthique Protestante. Histoire et enjeux</hi><hi rend="CharOverride-1">. Genève: Labor et Fides.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gregory, </hi><hi rend="CharOverride-1">Brad. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Unintended Reformation: How a Religious Revolution Secularized Society</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cambridge (MA): Harvard University Press/Belknap.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hueglin, Thomas. 2017. “Althusius, Back to the Future.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">System Order and International Law: The Early History of International Legal Thought from Machiavelli to Hegel</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by Stefan Kadelbach, et al., 115-33. Oxford: Oxford University press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ingravalle, Francesco, e Corrado</hi><hi rend="CharOverride-1"> Malandrino, a cura di. 2005. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Lessico della Politica di Johannes Althusius</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’arte della simbiosi santa, giusta, vantaggiosa e felice</hi><hi rend="CharOverride-1">. Firenze: </hi><hi rend="CharOverride-1">Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Lüthy, Herbert. 1970. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">From Calvin to Rousseau</hi><hi rend="CharOverride-1">. New York: Basic Books.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Malandrino, Corrado, e Luca </hi><hi rend="CharOverride-1">Savarino, a cura di. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Calvino e il Calvinismo Politico</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Claudiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mancina, </hi><hi rend="CharOverride-1">Claudia. 1984. “Hegel e la famiglia moderna.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studi Storici</hi><hi rend="CharOverride-1"> 25</hi><hi rend="CharOverride-1">, 4: 985-1017.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Miegge, Mario. 1989. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vocation et travail. Essai sur l’éthique puritaine</hi><hi rend="CharOverride-1">. Genève: Labor et Fides </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Miegge, Mario. 2005. “Communicatio Mutua. Althusius</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Calvino.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Lessico della Politica di Johannes Althusius. L’arte della simbiosi santa, giusta, vantaggiosa e felice</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Francesco Ingavalle, </hi><hi rend="CharOverride-1">e Corrado Malandrino, 115-24. Firenze: Olschki.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Peyronel Rambaldi, Susanna. 1992. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Introduzione. Per una storia delle donne nella Riforma.” In </hi><hi rend="CharOverride-1">Roland H. Bainton, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Donne della Riforma in Germania, in Italia e in Francia</hi><hi rend="CharOverride-1">, traduzione di Flavio Sarni, 9-45. Torino:</hi><hi rend="CharOverride-1"> Claudiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Spini, Debora. 2011. “Il calvinismo alle radici della modernità.</hi><hi rend="CharOverride-1">” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Calvino e il Calvinismo Politico</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Corrado Malandrino, e Luca </hi><hi rend="CharOverride-1">Savarino, 307-17. Torino: Claudiana.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Walzer, Michael. 2000 (1965). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Rivoluzione dei Santi. Il puritanesimo alle origini del radicalismo politico</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Torino: Claudiana.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-021-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Questo giudizio può suonare estremamente sommario, e </hi><hi rend="CharOverride-1">in certa misura lo è; evidentemente, nella teologia cattolica esiste </hi><hi rend="CharOverride-1">un ventaglio molto più ampio di posizioni, molte delle quali </hi><hi rend="CharOverride-1">sottolineano il valore e la dignità del lavoro. Per non </hi><hi rend="CharOverride-1">fare che i riferimenti più ovvi, Agostino difende la dignità </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro anche manuale, che diventerà poi il secondo polo </hi><hi rend="CharOverride-1">della regola monastica benedettina insieme alla preghiera. Con questo, la </hi><hi rend="CharOverride-1">superiorità della vita contemplativa su quella attiva non è sostanzialmente </hi><hi rend="CharOverride-1">messa in questione; Tommaso d’Aquino infatti non solo ribadisce </hi><hi rend="CharOverride-1">la gerarchia fra vita contemplativa, vita attiva e lavoro manuale </hi><hi rend="CharOverride-1">vero e proprio, ma indica il lavoro come punizione per </hi><hi rend="CharOverride-1">il peccato (Aquinas 2014, II, II, q. 164).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-020-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Su questo tema, la trattazione di André Biéler è assolutamente fondamentale (Biéler 1959)</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-019-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Con questo, Calvino non torna ad affermare la superiorità </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro intellettuale su quello manuale. Marta non sbaglia nel </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorare, ma nel modo in cui lavora.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-018-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Secondo Calvino l’</hi><hi rend="CharOverride-1">uomo è stato creato per l’azione, come indica il </hi><hi rend="CharOverride-1">commento a Gen 3, 17.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-017-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’uso del maschile è intenzionale, per motivi che saranno discussi fra breve. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-016-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Per questo è fondamentale che la professione sia liberamente scelta, </hi><hi rend="CharOverride-1">a differenza del luterano </hi><hi rend="italic CharOverride-1">bleibe im deine Beruf</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-015-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Come </hi><hi rend="CharOverride-1">fa notare Miegge (Miegge in Malandrino e Savarino 2011, 14) </hi><hi rend="CharOverride-1">il termine </hi><hi rend="italic CharOverride-1">compagnie</hi><hi rend="CharOverride-1"> – che indicava una associazione professionale – </hi><hi rend="CharOverride-1">è lo stesso che Calvino usa per definire la Chiesa </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Compagnie des fidèles</hi><hi rend="CharOverride-1">).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-014-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	M. Walzer (2000) rilegge la teoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Calvino proprio a partire dalla necessità di contenere l</hi><hi rend="CharOverride-1">’ansia che deriva dall’incertezza della Grazia.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-013-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Vedi Peyronel Rambaldi, in Bainton 1992, 9-45. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-012-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per un’analisi precisa vedi Biéler 1959, 393-96.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-011-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I Cristiani devono infatti «astenersi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dall’osservare i giorni in modo superstizioso» (Calvin 1971, </hi><hi rend="CharOverride-1">518).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-010-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Catechisme de l’Église de Genève</hi><hi rend="CharOverride-1">, Calvino</hi><hi rend="CharOverride-1"> usa addirittura il termine «mortificazione della carne» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">En mortifiant</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> notre chair</hi><hi rend="CharOverride-1">), Calvin 1873, 49.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-009-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Queste affermazioni si ritrovano</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Istituzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Calvin 1971, 514-21), e nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cathechisme de</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> l’Église de Genève</hi><hi rend="CharOverride-1">; da qui, le espressioni </hi><hi rend="italic CharOverride-1">police </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ecclesiastique </hi><hi rend="CharOverride-1">e alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">police commune</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Calvin 1873, 48-9). </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-008-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Catechisme de l’Église de Genève</hi><hi rend="CharOverride-1"> specifica che non è </hi><hi rend="CharOverride-1">necessario che l’immagine sia «del tutto uguale alla verità;</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualche somiglianza è sufficiente» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">du tout pareille à la</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> vérité, mais suffit qu’il y ait quelque semblance</hi><hi rend="CharOverride-1">) </hi><hi rend="CharOverride-1">(Calvin 1873, 50, trad. mia).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-007-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Calvino chiarisce immediatamente </hi><hi rend="CharOverride-1">che la pratica esteriore del riposo di per se non </hi><hi rend="CharOverride-1">ha alcun valore; non si deve infatti ricercare il riposo </hi><hi rend="CharOverride-1">spirituale solo un giorno alla settimana, al contrario,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">«lo </hi><hi rend="CharOverride-1">si deve osservare continuamente. poiché una volta iniziato, dobbiamo continuare </hi><hi rend="CharOverride-1">per tutta la nostra vita»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(</hi><hi rend="italic CharOverride-1">il se doit faire </hi><hi rend="italic CharOverride-1">continuellement. Car depuis que nous avons commencé, il nous faut </hi><hi rend="italic CharOverride-1">poursuivre toute notre vie</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Calvin 1873, 184, trad. mia).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-006-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Catechisme de l’Église de Genève</hi><hi rend="CharOverride-1"> aggiunge anche che </hi><hi rend="CharOverride-1">avere un giorno fisso per il riposo è importante «in</hi><hi rend="CharOverride-1"> modo che tutti si abituino a lavorare per i resto</hi><hi rend="CharOverride-1"> del tempo» (Calvin 1873, 49, trad. mia).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-005-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Fino </hi><hi rend="CharOverride-1">a qualche decennio fa, una affermazione simile sarebbe stata tutt’</hi><hi rend="CharOverride-1">altro che scontata. Sulla categoria di ‘calvinismo politico</hi><hi rend="CharOverride-1">’ mi permetto di rimandare al mio Spini 2011.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-004-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la fortuna di Althusius, vedi C. Malandrino, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Introduzione</hi><hi rend="CharOverride-1">, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> Althusius 2009, 31 e sgg.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-003-backlink">19</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Quest’ultima consiste </hi><hi rend="CharOverride-1">in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">administratio juris universalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">symbiotica communio universalis</hi><hi rend="CharOverride-1"> (a sua </hi><hi rend="CharOverride-1">volta suddivisa in ecclesiastica e secolare).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-002-backlink">20</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Più oltre, Althusius </hi><hi rend="CharOverride-1">chiarisce in cosa esse consistano: «le attività produttive private riguardano</hi><hi rend="CharOverride-1"> affari miranti principalmente all’utilità di coloro che amministrano e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di conseguenza all’utilità pubblica della città o di tutti.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Tali sono le varie occupazioni tecniche, la vita rurale, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’agricoltura e la mercatura» (Althusius 2009, 383).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-001-backlink">21</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Di conseguenza, Althusius dà grande importanza anche al commercio.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_42_241-250.html#footnote-000-backlink">22</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Nell’originale: </hi><hi rend="CharOverride-1">«ejusdem artis opificii vitae studii et professionis, homines, ad commune</hi><hi rend="CharOverride-1"> quid inter se in eo munere, vitae genere, vel in</hi><hi rend="CharOverride-1"> ea arte, quam profitentur, simul habendum consociantur». Tale associazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> può definirsi anche </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collectio societas</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">coetus sodalitas</hi><hi rend="CharOverride-1">, sinagoga, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">conventus</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">synodus</hi><hi rend="CharOverride-1">. I </hi><hi rend="italic CharOverride-1">collegia</hi><hi rend="CharOverride-1"> si dividono in due categorie principali: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">secularia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (suddivisi a seconda dei mestieri) e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ecclesiastica.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p></item>
				</list>  
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
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