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        <title type="main" level="a">Le trasformazioni nel mondo del lavoro come sfida per la giustizia. Prospettive e criteri dell’etica sociale cattolica</title>
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            <forename>Markus</forename>
            <surname>Vogt</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.32</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The transformations of work, which were the starting point for the elaboration of Catholic social teaching in the 19th century, are still a central challenge today. However, precarious work that now seems to prevail is not a destiny. In accordance with the encyclical “Laborem Exercens” (1981), a key document of the Catholic social teaching analysed in this chapter, the dignity of work and the priority of work over capital as well as the right to work and to a fair wage must be respected. The minimum wage as well as the balance between work and leisure through the protection of rest days are among the tools that can transpose these ethical guidelines into the contemporary world of work.</p>
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            <item>Catholic social teaching</item>
            <item>John Paul II</item>
            <item>precarious work</item>
            <item>minimum wage</item>
            <item>social justice</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.32<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.32" /></p>
      
      
      <p rend="h1_chapter">Le trasformazioni nel mondo del lavoro come sfida per la giustizia. Prospettive e criteri dell’etica sociale cattolica<hi rend="notes_number _idGenCharOverride-1"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_44_263-273.html#footnote-000">1</ref></hi></hi></p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Markus Vogt</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. I cambiamenti radicali del mondo lavorativo come punto di</hi><hi> partenza della dottrina sociale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La trasformazione del mondo del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">fu, nella prima enciclica sociale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rerum novarum </hi><hi rend="CharOverride-1">(Leone XIII 1891), </hi><hi rend="CharOverride-1">l’occasione per la prima intromissione della Chiesa in questioni </hi><hi rend="CharOverride-1">economico-politiche. Anche oggi il problema di una giusta distribuzione, retribuzione </hi><hi rend="CharOverride-1">e organizzazione del lavoro è un punto cruciale dei conflitti </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali. Dato che le condizioni di lavoro si sono trasformate </hi><hi rend="CharOverride-1">e tutt’ora si trasformano radicalmente attraverso l’industrializzazione, la </hi><hi rend="CharOverride-1">digitalizzazione, e anche la globalizzazione, le possibilità di entrare nel </hi><hi rend="CharOverride-1">mondo del lavoro e con ciò anche la probabilità di </hi><hi rend="CharOverride-1">godere del benessere e dell’inclusione sociali devono essere continuamente </hi><hi rend="CharOverride-1">rinegoziate (Hirsch-Kreinsen 2020). Una giusta organizzazione del lavoro poggia su </hi><hi rend="CharOverride-1">un equilibrio tra prestazione e compenso (salario) e perciò è </hi><hi rend="CharOverride-1">da correlare in modo particolare alla giustizia commutativa.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella ricerca di</hi><hi rend="CharOverride-1"> un orientamento etico per venire a capo degli attuali processi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di trasformazione, la dottrina sociale cattolica non dà alcuna risposta</hi><hi rend="CharOverride-1"> immediata. Questo perché gli attuali e determinanti fenomeni di digitalizzazione,</hi><hi rend="CharOverride-1"> globalizzazione e precarietà lavorativa sono relativamente nuovi e nella dottrina</hi><hi rend="CharOverride-1"> sociale non sono ancora considerati come distinti. La dottrina sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> può tuttavia servire anche oggi da bussola e sistema di</hi><hi rend="CharOverride-1"> riferimento per un ragionamento sull’etica. Il suo principio base</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentale è la dignità del lavoro quale fonte, criterio e</hi><hi rend="CharOverride-1"> obiettivo di una buona economia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I documenti più importanti della </hi><hi rend="CharOverride-1">dottrina sociale ufficiale riguardo al problema del lavoro sono: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Laborem </hi><hi rend="italic CharOverride-1">exercens</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Giovanni Paolo II 1981) e il sesto capitolo del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Compendio della dottrina sociale della Chiesa </hi><hi rend="CharOverride-1">(stilato dal Pontificio Consiglio </hi><hi rend="CharOverride-1">della Giustizia e della Pace 2006). In questi documenti non </hi><hi rend="CharOverride-1">c’è alcuna occorrenza del concetto di ‘lavoro precario’.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Alcuni suoi aspetti, però, vengono nominati nel Compendio sotto alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> voce </hi><hi rend="italic CharOverride-1">res novae</hi><hi rend="CharOverride-1">, per esempio: insicurezza, instabilità, flessibilizzazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, così come la pressione per l’adattamento dei processi </hi><hi rend="CharOverride-1">di produzione alla logica del mercato finanziario e della competizione </hi><hi rend="CharOverride-1">globale (nn. 310-22). Nel complesso, il cambiamento attuale del</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo del lavoro viene descritto come ‘drammatico’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se la</hi><hi rend="CharOverride-1"> giustizia ambisce a delle condizioni sociali in cui quanti più</hi><hi rend="CharOverride-1"> esseri umani possano sviluppare le proprie facoltà, la questione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro ritorna al centro del suo esercizio (Francesco I 2020, 162).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ciò perché il lavoro è – per lo meno nelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> società occidentali – la chiave per una partecipazione attiva, basata</hi><hi rend="CharOverride-1"> su un equilibrio di dare e ricevere. Un’organizzazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro efficiente e socialmente equa è il cuore dinamico della</hi><hi rend="CharOverride-1"> giustizia economica.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Fondamenta teologiche: la vocazione dell’essere umano </hi><hi>al lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal punto di vista teologico, l’enciclica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Laborem exercens</hi><hi rend="CharOverride-1"> si basa su una spiritualità del lavoro (Giovanni Paolo </hi><hi rend="CharOverride-1">II 1981, nn. 24-7). Il lavoro è la partecipazione </hi><hi rend="CharOverride-1">attiva alla Creazione divina. In quanto ritratto di Dio, l’</hi><hi rend="CharOverride-1">essere umano è chiamato a creare attivamente. Il lavoro viene </hi><hi rend="CharOverride-1">inteso come servizio (ebraico </hi><hi rend="italic CharOverride-1">abad</hi><hi rend="CharOverride-1">, servire e lavorare) a Dio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’essere umano e alla Creazione. Anche Gesù, il figlio</hi><hi rend="CharOverride-1"> del falegname, viene descritto come lavoratore. In un ‘Vangelo </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro’ il lavoro viene considerato come parte essenziale dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> sviluppo umano e personale di sé.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A partire dalla propria </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione dell’umano, la tradizione ebraico-cristiana non squalifica alcuna attività </hi><hi rend="CharOverride-1">particolare (Baumgarten e Korff 1999, 90). Il lavoro umano, non importa di </hi><hi rend="CharOverride-1">quale tipo, è partecipazione all’opera di Dio. Esso è </hi><hi rend="CharOverride-1">segno della destinazione particolare dell’essere umano, che lo avvicina </hi><hi rend="CharOverride-1">a Dio. L’essere umano viene condotto oltre sé stesso, </hi><hi rend="CharOverride-1">oltre la propria esistenza semplicemente naturale verso la più elevata </hi><hi rend="CharOverride-1">condizione culturale. Attraverso il lavoro, l’essere umano dispiega le </hi><hi rend="CharOverride-1">possibilità insite in lui e nel suo mondo (Baumgarten e Korff 1999,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 90). Questa notevole valorizzazione del lavoro come vocazione dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">essere umano è particolarmente evidente nel Calvinismo. Una sua attualizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">si trova per esempio in un documento ufficiale della Chiesa </hi><hi rend="CharOverride-1">Evangelica tedesca (Evangelische Kirche in Deutschland, EKD, 2008). Invece da </hi><hi rend="CharOverride-1">parte cattolica il pathos teologico del lavoro viene accompagnato </hi><hi rend="CharOverride-1">più chiaramente, nel Compendio della dottrina sociale, da delle prese </hi><hi rend="CharOverride-1">di distanza (per esempio, Pontificio Consiglio della Giustizia e della </hi><hi rend="CharOverride-1">Pace 2006, n. 257: «il lavoro va onorato […] ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si deve cedere alla tentazione di idolatrarlo, perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> in esso non si può trovare il senso ultimo e</hi><hi rend="CharOverride-1"> definitivo senso della vita»).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La complementarità di lavoro e </hi><hi rend="CharOverride-1">riposo ha avuto effetti storico-culturali attraverso la regola benedettina </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ora </hi><hi rend="italic CharOverride-1">et labora</hi><hi rend="CharOverride-1">, prega e lavora, o meglio: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">labora ex oratione</hi><hi rend="CharOverride-1">, lavora nello spirito della preghiera (Kreikebaum 1999, 58). Nella </hi><hi rend="CharOverride-1">modernità si è imposta tuttavia una priorità della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vita activa</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">rispetto alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vita contemplativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> Dal punto di vista storico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per lungo tempo è stato vero l’inverso. Secondo Hannah</hi><hi rend="CharOverride-1"> Arendt (1960) deve essere trovata una nuova classificazione. L’autrice</hi><hi rend="CharOverride-1"> difende la ‘vita contemplativa’ come un contrappeso necessario e</hi><hi rend="CharOverride-1"> di pari importanza alla ‘vita attiva’, che è </hi><hi rend="CharOverride-1">andata parzialmente persa nella società moderna e che svolge una </hi><hi rend="CharOverride-1">funzione irrinunciabile nell’acquisizione di significato. La differenziazione greca tra </hi><hi rend="italic CharOverride-1">poiesis</hi><hi rend="CharOverride-1"> (produzione), </hi><hi rend="italic CharOverride-1">praxis</hi><hi rend="CharOverride-1"> (attività che la accompagna) e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">theoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> (vera </hi><hi rend="CharOverride-1">e propria attuazione dell’agire nella contemplazione, per esempio, del </hi><hi rend="CharOverride-1">sacrificio) può essere, secondo Arendt, un correttivo. La focalizzazione della </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione moderna del lavoro sulla fabbricazione di prodotti viene criticata </hi><hi rend="CharOverride-1">anche più volte nei documenti della Dottrina Sociale cattolica. Li </hi><hi rend="CharOverride-1">si può classificare come causa essenziale della crisi ecologica (Vogt </hi><hi rend="CharOverride-1">2021, 147-83). La protezione del riposo domenicale è uno strumento </hi><hi rend="CharOverride-1">importante per l’equilibrio sociale tra lavoro e riposo.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-2" ><hi>3. Elementi</hi><hi> di un’antropologia del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal punto di vista antropologico, </hi><hi rend="CharOverride-1">si considera come lavoro qualsiasi forma dell’attività umana indirizzata </hi><hi rend="CharOverride-1">ad un fine e determinata da una prestazione. Esso ha </hi><hi rend="CharOverride-1">un carattere duplice: da un lato la fatica, il fardello, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’imposizione e lo sforzo per dominarsi, dall’altro la </hi><hi rend="CharOverride-1">creatività, la gioia e il compimento di sé (Baumgartner e Korff 1999, </hi><hi rend="CharOverride-1">88; Haeffner 1999). Esso è contemporaneamente mezzo necessario per il </hi><hi rend="CharOverride-1">proprio sostentamento e per uno sviluppo del carattere umano e </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’integrazione sociale. Il lavoro, in questo senso antropologico-esistenziale è </hi><hi rend="CharOverride-1">molto più che impiego remunerativo. Esso fa parte della forma </hi><hi rend="CharOverride-1">d’esistenza dell’essere umano anche nella sfera privata e </hi><hi rend="CharOverride-1">familiare.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella modernità il lavoro viene accostato al sempre più ampio</hi><hi rend="CharOverride-1"> uso e sfruttamento della Creazione (Baumgartner e Korff 1999, 93). Il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> è il vettore del progresso, sta alla radice della modernità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> plasma la dinamica di quest’ultima ed è la vera</hi><hi rend="CharOverride-1"> fonte del benessere umano. È la forza trainante verso l</hi><hi rend="CharOverride-1">’ascesa della civilizzazione umana.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro è una categoria storico-filosofica </hi><hi rend="CharOverride-1">in particolare in Hegel, Marx e Heidegger. Attraverso il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">l’essere umano si traspone dalla notte della possibilità alla </hi><hi rend="CharOverride-1">reale determinazione della sua libertà nel giorno del presente (Hegel). </hi><hi rend="CharOverride-1">Marx comprende la storia come il processo di »produzione dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’uomo attraverso il lavoro». L’essere umano crea </hi><hi rend="CharOverride-1">la propria identità quale essere culturale innanzitutto attraverso il lavoro. </hi><hi rend="CharOverride-1">Per questo secondo Marx è così centrale l’umanizzazione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e il superamento dell’alienazione, delle frammentazioni e dei </hi><hi rend="CharOverride-1">rapporti di dipendenza, connessi all’industrializzazione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questa antropologia del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro trova la propria eco in </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Laborem exercens</hi><hi rend="CharOverride-1">: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un bene dell’uomo – è un bene della</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua umanità – perché mediante il lavoro l’uomo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">non</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> solo trasforma la natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> adattandola alle proprie necessità, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma anche </hi><hi rend="italic CharOverride-1">realizza se stesso</hi><hi rend="CharOverride-1"> come uomo ed anzi, </hi><hi rend="CharOverride-1">in un certo senso, “diventa più uomo” (Giovanni</hi><hi rend="CharOverride-1"> Paolo II 1981, n. 9). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La critica radicale heideggeriana del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e della tecnica non viene ripresa. Heidegger riconosce nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> pathos hegeliano e marxiano del lavoro una causa essenziale delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> aberrazioni della modernità, che concede priorità alla modificazione della natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> mediante il lavoro rispetto all’‘autenticità’ della pura esistenza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In guisa di riassunto si può stabilire: il lavoro è </hi><hi rend="CharOverride-1">un bene molto elevato e pertanto a rischio. A causa </hi><hi rend="CharOverride-1">del suo doppio carattere soggettivo-personale e funzionale-finalizzato, un adeguato ordine </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’economia e del lavoro deve trovare un sempre nuovo </hi><hi rend="CharOverride-1">equilibrio tra efficienza e organizzazione umana del lavoro. Minacce al </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro umano si trovano tra l’altro nella divisione del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, nella separazione tra lavoro e capitale, così come nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> divergenza tra il mondo lavorativo organizzato economicamente e il mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> personale delle relazioni. L’aspetto che carica di senso il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro e la sua valorizzazione economica devono essere portati ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> un sempre nuovo equilibrio in condizioni in trasformazione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Principi </hi><hi>guida etici</hi></p><p rend="h3 ParaOverride-3" ><hi>4.1 La dignità del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dalla prospettiva teologica ed </hi><hi rend="CharOverride-1">antropologica qui abbozzata, risulta che il valore del lavoro non </hi><hi rend="CharOverride-1">deriva solo dal prezzo dei suoi prodotti, bensì altrettanto dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">realizzazione personale di chi compie il lavoro (Vogt 2010). In </hi><hi rend="CharOverride-1">quanto dimensione essenziale del dispiegamento umano, al lavoro spetta una </hi><hi rend="CharOverride-1">particolare dignità, di cui si deve conseguentemente tenere conto nella </hi><hi rend="CharOverride-1">sua organizzazione. Se il lavoro diventa merce, allora anche l’</hi><hi rend="CharOverride-1">essere umano diventa merce. Secondo la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Laborem exercens</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo sarebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">una inversione nell’ordine della Creazione. «Il principio della priorità</hi><hi rend="CharOverride-1"> del “lavoro” nei confronti del “capitale”» è un</hi><hi rend="CharOverride-1"> caposaldo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Laborem exercens</hi><hi rend="CharOverride-1">; la proprietà deve servire il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro: essa sottostà al dovere sociale e nel caso dei </hi><hi rend="CharOverride-1">beni collettivi sottostà all’utilità comune (Giovanni Paolo II 1981</hi><hi rend="CharOverride-1">, 12). Secondo Giovanni Paolo II, «l’errore del </hi><hi rend="CharOverride-1">primitivo capitalismo» consiste nel trattare il lavoratore solo come mezzo</hi><hi rend="CharOverride-1"> per un fine (1981, 7, 9). Questo è a</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi occhi il tallone d’Achille del capitalismo (Emunds 2008,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 17). Per questo il capitalismo necessita di una «revisione </hi><hi rend="CharOverride-1">incessante», per far valere i diritti umani nel modo </hi><hi rend="CharOverride-1">più ampio possibile anche nei rapporti di lavoro (Giovanni Paolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> II 1981, 14, 6; cfr. anche Francesco 2020, nn.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 20, 110, 116, 127, 130, 162, 168, 169).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche il </hi><hi rend="CharOverride-1">Compendio della Dottrina Sociale postula una priorità della dignità del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, che deve essere osservata in tutte le condizioni (Pontificio </hi><hi rend="CharOverride-1">Consiglio per la Giustizia e la Pace 2006, nn. </hi><hi rend="CharOverride-1">270-75). Qui alcune citazioni: «La soggettività conferisce al lavoro la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua peculiare dignità, che impedisce di considerarlo come una semplice</hi><hi rend="CharOverride-1"> merce o un elemento impersonale dell’organizzazione produttiva» (Pontificio</hi><hi rend="CharOverride-1"> Consiglio per la Giustizia e la Pace 2006, n. 271)</hi><hi rend="CharOverride-1">; «Il lavoro umano non soltanto procede dalla persona, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">è anche essenzialmente ordinato e finalizzato ad essa» (Pontificio</hi><hi rend="CharOverride-1"> Consiglio per la Giustizia e la Pace 2006, n. 272)</hi><hi rend="CharOverride-1">; «Il lavoro, per il suo carattere soggettivo o personale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> è superiore ad ogni altro fattore di produzione: questo </hi><hi rend="CharOverride-1">principio vale, in particolare, rispetto al capitale» (Pontificio Consiglio</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la Giustizia e la Pace 2006, n. 276; «Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto tra lavoro e capitale trova espressione anche attraverso l</hi><hi rend="CharOverride-1">a partecipazione dei lavoratori alla proprietà, alla sua gestione, ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi frutti» (Pontificio Consiglio per la Giustizia e la </hi><hi rend="CharOverride-1">Pace 2006, n. 281).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I mercati finanziari mettono sotto pressione le</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprese e costringono il mondo </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro ad accettare il</hi><hi rend="CharOverride-1"> principio della solvibilità (Brinkmann, Dörre e Röbenach 2006, 12). Nella logica dell’accumulazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> guidata dal mercato finanziario, i salari, i tempi di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e le condizioni di lavoro sono soltanto grandezze residue, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> devono essere flessibilmente adattate alle necessità del mercato. Le amministrazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> aziendali trasmettono i rischi del mercato ai loro dipendenti (Brinkmann, Dörre e Röbenach</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2006, 12). Considerati questi sviluppi, la massima per cui il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro non deve essere trattato e organizzato come merce è</hi><hi rend="CharOverride-1"> un criterio etico della più grande attualità. Questo criterio aiuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> a trovare un compromesso tra incrementi di efficienza e oneri</hi><hi rend="CharOverride-1"> soggettivi causati della permanente insicurezza lavorativa.</hi></p><p rend="h3" ><hi>4.2 Il diritto al </hi><hi>lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel Compendio alla Dottrina Sociale, un paragrafo specifico è dedicato</hi><hi rend="CharOverride-1"> al diritto al lavoro (Pontificio Consiglio per la Giustizia e</hi><hi rend="CharOverride-1"> la Pace 2006, nn. 287-300). «Il lavoro è </hi><hi rend="CharOverride-1">un bene di tutti, che deve essere disponibile per tutti</hi><hi rend="CharOverride-1"> coloro che ne sono capaci» (Pontificio Consiglio per la </hi><hi rend="CharOverride-1">Giustizia e la Pace 2006, n. 288). La piena occupazione </hi><hi rend="CharOverride-1">è quindi un fine obbligatorio per ogni ordine economico diretto </hi><hi rend="CharOverride-1">alla giustizia e al bene comune. «La società del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">» indica che esso, oltre al conseguimento di reddito, ha </hi><hi rend="CharOverride-1">anche altre funzioni importanti: il lavoro consente riconoscimento e integrazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e sicurezza sociali. Fino a quando sarà così, il diritto </hi><hi rend="CharOverride-1">alla partecipazione sociale implicherà sempre il diritto ad una possibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorativa e ad un lavoro appropriato, buono. Per quanto riguarda </hi><hi rend="CharOverride-1">i migranti, nel Compendio viene richiesto che a loro vengano </hi><hi rend="CharOverride-1">attribuiti gli stessi diritti di cui godono i lavoratori autoctoni, </hi><hi rend="CharOverride-1">senza differenza (Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace </hi><hi rend="CharOverride-1">2006, n. 298).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per la realizzazione del diritto al lavoro è</hi><hi rend="CharOverride-1"> richiesta una politica attiva diretta alla formazione e all’interno</hi><hi rend="CharOverride-1"> del mercato del lavoro. Questo postulato si rivolge esplicitamente, oltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> che allo Stato, anche alle imprese e ad un libero</hi><hi rend="CharOverride-1"> processo di autosufficienza organizzata della società (Pontificio Consiglio per la</hi><hi rend="CharOverride-1"> Giustizia e la Pace). Lo Stato può e deve assicurarsi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> attraverso adatte condizioni di base, che gli imprenditori offrano lavoro.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Questo però, come sottolinea lo studio della EKD del 2008,</hi><hi rend="CharOverride-1"> riguarda anche l’etica degli imprenditori responsabili. Il memorandum, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> pone l’accento sull’agire creativo e responsabile dell’imprenditore,</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un importante completamento della prospettiva cattolica, che fino ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> ora ha posto l’accento piuttosto sul fondamento antropologico e</hi><hi rend="CharOverride-1"> sulla sua concretizzazione socio-politica. Il paragrafo sul lavoro (EKD 2008,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nn. 58-65) è tuttavia qualcosa di paternalistico improntato all</hi><hi rend="CharOverride-1">’esortazione alla responsabilità individuale degli imprenditori. Ciononostante, vengono nominati degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> aspetti importanti, ad esempio lo sviluppo prudente e trasparente del</hi><hi rend="CharOverride-1"> personale, l’incoraggiamento del talento, l’apprendimento permanente, una cultura</hi><hi rend="CharOverride-1"> di impresa che incoraggi la flessibilità e allo stesso tempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> offra stabilità, o i valori come base per validi processi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di trasformazione (EKD 2008, n. 51 sg.).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo Stato </hi><hi rend="CharOverride-1">può stabilire un secondo mercato del lavoro basato sulla promozione </hi><hi rend="CharOverride-1">diretta di quel lavoro socialmente necessario che non è adatto </hi><hi rend="CharOverride-1">al mercato. Nella misura in cui questo intento sostiene l’</hi><hi rend="CharOverride-1">occupazione – e non la disoccupazione – di persone socialmente </hi><hi rend="CharOverride-1">svantaggiate in ambiti strutturalmente fragili, è da approvare eticamente. Secondo </hi><hi rend="CharOverride-1">il criterio dei principi sociali cattolici, però, il secondo mercato </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro deve essere organizzato come sussidiario, ovvero come strumento </hi><hi rend="CharOverride-1">di transizione verso il primo mercato del lavoro, come compensatorio </hi><hi rend="CharOverride-1">e non autonomo, e deve mirare al reinserimento nel primo </hi><hi rend="CharOverride-1">mercato del lavoro e non alla concorrenza ad esso.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con parole</hi><hi rend="CharOverride-1"> insolitamente chiare, nel Compendio alla Dottrina Sociale si esige il</hi><hi rend="CharOverride-1"> diritto al lavoro anche per le donne: «Il genio </hi><hi rend="CharOverride-1">femminile è necessario in tutte le espressioni della vita sociale, </hi><hi rend="CharOverride-1">perciò va garantita la presenza delle donne anche in ambito </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorativo» (Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace 2006,</hi><hi rend="CharOverride-1"> n. 295). La vocazione della donna al lavoro e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua dignità in esso vengono come sempre discriminate in modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> degradante (Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace 2006,</hi><hi rend="CharOverride-1"> n. 295). La rivalutazione del suo lavoro non può tuttavia</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere pianificato in modo da costringere le donne a rinunciare</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla propria peculiarità o in un modo per cui la</hi><hi rend="CharOverride-1"> famiglia, in cui le donne percepiscono di avere un ruolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> insostituibile in quanto madri, venga danneggiata.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con il conflitto tra </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro e famiglia si nomina un aspetto centrale del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">precario, tuttavia manca la concretezza, così le affermazioni restano alla </hi><hi rend="CharOverride-1">fine vuote e indeterminate dal punto di vista normativo. Dato </hi><hi rend="CharOverride-1">che per un grande numero di donne un’occupazione atipica </hi><hi rend="CharOverride-1">e spesso non tutelata era ed è una realtà costante, </hi><hi rend="CharOverride-1">sono qui necessarie riflessioni specifiche. Nella discussione etica ci sono </hi><hi rend="CharOverride-1">a tal proposito dibattiti controversi, in quanto proprio da parte </hi><hi rend="CharOverride-1">femminista talora l’erosione del modello maschile del lavoro normale </hi><hi rend="CharOverride-1">viene visto come liberazione dalla divisione gerarchica del lavoro basata </hi><hi rend="CharOverride-1">sul genere.</hi></p><p rend="h3" ><hi>4.3 Stipendio giusto e lavoro buono</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’etica economica </hi><hi rend="CharOverride-1">l’esigenza di uno ‘stipendio giusto’ è controversa; un’</hi><hi rend="CharOverride-1">esigenza che si snoda come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cantus firmus </hi><hi rend="CharOverride-1">attraverso le prese </hi><hi rend="CharOverride-1">di posizione dottrinali sulla questione del lavoro di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rerum novarum </hi><hi rend="CharOverride-1">(Leone XIII 1891)</hi><hi rend="italic CharOverride-1">, Quadragesimo anno</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Pio XI 1931, nn</hi><hi rend="CharOverride-1">. 198-202), </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gaudium et spes</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Paolo VI 1965, n. 67),</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Laborem exercens</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Giovanni Paolo II, n. 19) fino al </hi><hi rend="CharOverride-1">catechismo della Chiesa cattolica e al Compendio della Dottrina Sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">(n. 302 s.). Il lavoro «va ricompensato in misura tale</hi><hi rend="CharOverride-1"> da garantire all’uomo la possibilità di disporre dignitosamente la</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita materiale, sociale, culturale e spirituale sua e dei suoi</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace 2006, </hi><hi rend="CharOverride-1">n. 302; cfr. Paolo VI 1965, n. 67). Si aggiunge</hi><hi rend="CharOverride-1"> tuttavia la limitazione: «in relazione ai compiti e al </hi><hi rend="CharOverride-1">rendimento di ognuno, alle condizioni dell’azienda e al </hi><hi rend="CharOverride-1">bene comune». Contro tutte le critiche la dottrina sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">ecclesiastica avrebbe potuto rifarsi qui anche alla Dichiarazione Universale dei </hi><hi rend="CharOverride-1">diritti umani del 1948, nel cui articolo 23 si trovano </hi><hi rend="CharOverride-1">affermazioni pregnanti sulla questione della giustizia salariale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il dibattito sulla giustizia</hi><hi rend="CharOverride-1"> salariale si è acuito negli anni passati sulla questione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">salario minimo</hi><hi rend="CharOverride-1">. La Carta Sociale Europea esige come salario </hi><hi rend="CharOverride-1">minimo almeno il 60% dello stipendio netto medio dei rispettivi </hi><hi rend="CharOverride-1">paesi. La maggior parte dei paesi europei lo ha introdotto. </hi><hi rend="CharOverride-1">È uno strumento efficace contro l’eccessivo riversamento del peso </hi><hi rend="CharOverride-1">della razionalizzazione sulle spalle dei più deboli e protegge dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">concorrenza perpetrata attraverso estremo dumping salariale quelle imprese che vogliono </hi><hi rend="CharOverride-1">pagare equamente i propri collaboratori. Non è tuttavia uno strumento </hi><hi rend="CharOverride-1">sufficiente per impedire il dilagare di stipendi estremamente bassi che </hi><hi rend="CharOverride-1">spesso, nonostante un impiego a tempo pieno, sono appena sufficienti </hi><hi rend="CharOverride-1">per garantire la sussistenza. Per questo sono contemporaneamente necessari degli </hi><hi rend="CharOverride-1">sforzi nazionali e internazionali per una politica attiva di formazione </hi><hi rend="CharOverride-1">e di mercato del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dalla prospettiva della dottrina sociale cattolica</hi><hi rend="CharOverride-1"> è decisivo che la discussione sul salario minimo non distolga</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo sguardo dalla qualità del lavoro. Il modo in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui i beni sono prodotti e distribuiti è un criterio </hi><hi rend="CharOverride-1">centrale per il benessere economico (Pontificio Consiglio per la Giustizia </hi><hi rend="CharOverride-1">e la Pace 2006, n. 303). Il lavoro è quindi </hi><hi rend="CharOverride-1">non solo mezzo, bensì contemporaneamente – come detto all’inizio </hi><hi rend="CharOverride-1">– fonte, criterio e fine dell’attività economica. Lo Stato, </hi><hi rend="CharOverride-1">le imprese e i sindacati sono oggi chiamati a nuove </hi><hi rend="CharOverride-1">forme di intervento al fine di garantire le condizioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">un buon lavoro (Pontificio Consiglio per la Giustizia e la </hi><hi rend="CharOverride-1">Pace 2006, n. 308). I sindacati devono ampliare il raggio </hi><hi rend="CharOverride-1">d’azione della loro solidarietà anche a «lavoratori con contratti</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">atipici</hi><hi rend="CharOverride-1"> o a tempo determinato» così come a disoccupati </hi><hi rend="CharOverride-1">immigrati e lavoratori stagionali (Pontificio Consiglio per la Giustizia e </hi><hi rend="CharOverride-1">la Pace 2006, n. 308). Qui risuonano già i problemi </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro precario che sono oggi centrali.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Lavoro precario</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Non </hi><hi rend="CharOverride-1">ogni occupazione atipica è precaria. Il lavoro è precario perciò </hi><hi rend="CharOverride-1">quando il salario è chiaramente sotto la media, non rende </hi><hi rend="CharOverride-1">possibile una pianificazione affidabile del futuro per i singoli e </hi><hi rend="CharOverride-1">i diritti dei lavoratori sono ridotti (Brinkmann, Dörre e Röbenack 2006, 5, 17). </hi><hi rend="CharOverride-1">Il precariato è perciò una categoria relazionale, rapportata alla definizione </hi><hi rend="CharOverride-1">degli standard sociali di normalità.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il concetto di precariato è stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> coniato dal sociologo francese Bourdieu, che descrive anche i suoi</hi><hi rend="CharOverride-1"> lati soggettivi: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Il precariato ha effetti profondi su colui che</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo subisce. Lasciando il futuro generalmente nell’incertezza, al contempo</hi><hi rend="CharOverride-1"> sottrae a chi ne è colpito qualsiasi anticipazione del futuro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sopra ogni cosa qualsiasi minima speranza e fede nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> futuro, così necessarie per una ribellione principalmente collettiva contro un</hi><hi rend="CharOverride-1"> presente ancora così intollerabile (Bourdieu 1998, 97 sg.). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> concezione di Bourdieu il precariato diventa potenzialmente un concetto politico</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lotta contro il sistema di fede dell’economia neoclassica</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Brinkmann, Dörre e Röbenack 2006, 8).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un problema centrale per la discussione etica </hi><hi rend="CharOverride-1">è l’uso spesso ampio del termine come concetto generale </hi><hi rend="CharOverride-1">impreciso, sotto il quale vengono sussunti tipi differenti di insoddisfazione </hi><hi rend="CharOverride-1">riguardo le condizioni lavorative fino anche a includere fenomeni di </hi><hi rend="CharOverride-1">povertà ed emarginazione. Questo riguarda tuttavia problemi e condizioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">vita estremamente diversi, al punto che un tale uso del </hi><hi rend="CharOverride-1">concetto perde forza analitica chiarificatrice. Preferisco perciò una comprensione ristretta </hi><hi rend="CharOverride-1">del termine, che si rapporta direttamente alle condizioni lavorative, l</hi><hi rend="CharOverride-1">e cui caratteristiche sono (Brinkmann, Dörre e Röbenack 2006, 18):</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">1)	Nessuna retribuzione che </hi><hi rend="CharOverride-1">assicuri la sussistenza, sebbene l’attività costituisca la fonte principale </hi><hi rend="CharOverride-1">di reddito;</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">2)	Nessuna integrazione con pari diritti nelle reti sociali;</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">3)	</hi><hi rend="CharOverride-1">Mancanza di un pieno godimento dei diritti e delle possibilità </hi><hi rend="CharOverride-1">di partecipazione sanciti istituzionalmente;</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">4)	Sottaciuto o ridotto riconoscimento sociale per </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro;</hi></p><p rend="quotation_b ParaOverride-4" ><hi rend="CharOverride-1">5)	Attività legata a costante perdita di senso o</hi><hi rend="CharOverride-1"> a iperidentificazione patologica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Secondo le ricerche di Dörre (tra gli </hi><hi rend="CharOverride-1">altri) le relazioni precarie di lavoro producono sentimenti importanti di </hi><hi rend="CharOverride-1">insicurezza non solo nei diretti interessati, coinvolgendo anche altri lavoratori. </hi><hi rend="CharOverride-1">Precarietà significa quindi anche percezione di insicurezza e ansia del </hi><hi rend="CharOverride-1">futuro. Il sentimento diffuso della sostituibilità si diffonde anche tra </hi><hi rend="CharOverride-1">i lavoratori stabili. L’instabile condizione di insicurezza costante e </hi><hi rend="CharOverride-1">la connessa inibizione di qualsiasi progetto di vita diventano stile </hi><hi rend="CharOverride-1">di vita. La precarizzazione non è un fenomeno ai margini </hi><hi rend="CharOverride-1">della società del lavoro, bensì è un fenomeno molto più </hi><hi rend="CharOverride-1">diffuso di disorientamento (Burzan 1998, 7 e 10-2). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’insicurezza </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale è tornata al centro della società. Il lavoro retribuito </hi><hi rend="CharOverride-1">dipendente non può più compiere sufficientemente la sua funzione, che </hi><hi rend="CharOverride-1">gli è toccata nell’ultimo secolo, di legante e strumento </hi><hi rend="CharOverride-1">centrale dell’integrazione sociale (Brinkmann, Dörre e Röbenack 2006, 5). La crescita professionale </hi><hi rend="CharOverride-1">in Germania di quanti guadagnano poco è calata significativamente negli </hi><hi rend="CharOverride-1">ultimi due decenni. Questo trend rappresenta una peculiarità anche </hi><hi rend="CharOverride-1">in comparazione internazionale (Brinkmann, Dörre e Röbenack 2006, 37). Una parte in continua crescita </hi><hi rend="CharOverride-1">della popolazione affida la sicurezza del proprio sostentamento di vita </hi><hi rend="CharOverride-1">a forme flessibili di lavoro (Burzan 2008, 8-10).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’impiego atipico</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non standardizzato è diventato da molto tempo un fenomeno</hi><hi rend="CharOverride-1"> di massa. Nel settore edile e del commercio al dettaglio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella maggior parte dei casi, i rapporti normali di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> non sono più possibili (Brinkmann, Dörre e Röbenack 2006, 41). Nel settore edile,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’industria dei fast-food, così come nel campo delle pulizie</hi><hi rend="CharOverride-1"> e dei trasporti si espande il subappalto. I tirocini retribuiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> come accesso a lavori attrattivi sono statisticamente insufficienti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La pressione </hi><hi rend="CharOverride-1">esercitata sui singoli attraverso la trasformazione strutturale al fine di </hi><hi rend="CharOverride-1">costringerli ad adattarsi è così grande che spesso non può </hi><hi rend="CharOverride-1">essere superata in modo adeguato individualmente. Lo Stato sociale può </hi><hi rend="CharOverride-1">prendere il controllo su di essa solo a fatto compiuto. </hi><hi rend="CharOverride-1">Secondo il principio etico della prevenzione, il compito consiste essenzialmente </hi><hi rend="CharOverride-1">nella formazione e nel consentire opportunità di integrazione nel buon </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro di un maggior numero di uomini e donne. La </hi><hi rend="CharOverride-1">formazione è la base per un’integrazione nel buon lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">di quanti più uomini e donne possibili, e precisamente così </hi><hi rend="CharOverride-1">essa giova anche alle imprese. Accanto a questo, i seguenti </hi><hi rend="CharOverride-1">aspetti devono essere trattati con particolare attenzione:</hi></p><list type="unordered">
				<item><hi rend="CharOverride-1">l’apprendimento permanente </hi><hi rend="CharOverride-1">è importante, in quanto il livello delle pretese avanzate nel </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro si alza e il periodo di deperimento di molte </hi><hi rend="CharOverride-1">qualificazioni lavorative diventa sempre più breve. Ciò viene trascurato dagli</hi><hi rend="CharOverride-1"> impiegati con contratti a breve termine;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">contro il mito</hi><hi rend="CharOverride-1"> secondo cui i lavoratori più anziani non sono più produttivi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> si riscopre lentamente che la loro esperienza talvolta è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitale più prezioso delle aziende;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">la capacità di lavorare</hi><hi rend="CharOverride-1"> in gruppo, la competenza sociale e il pensiero connesso sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualificazioni decisive per l’etica del lavoro in trasformazione;</hi></item>
				<item><hi rend="CharOverride-1">non conta esclusivamente la preparazione ad un lavoro determinato, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche l’acquisizione di competenze generali verso l’occupabilità (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">employability</hi><hi rend="CharOverride-1">, cfr. Kreikebaum 1999, 57).</hi></item>
			</list><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il fenomeno della povertà e </hi><hi rend="CharOverride-1">insicurezza nonostante il lavoro è diventato una sfida politica centrale. </hi><hi rend="CharOverride-1">Particolarmente coinvolte sono le famiglie che non possono prendersi cura </hi><hi rend="CharOverride-1">adeguatamente dei figli e che a causa della situazione familiare </hi><hi rend="CharOverride-1">hanno bisogno di un maggior grado di sicurezza. La tesi </hi><hi rend="CharOverride-1">di Hannah Arendt, enunciata alla fine degli anni ‘50 </hi><hi rend="CharOverride-1">e da allora sempre nuovamente ripresa, per cui noi siamo </hi><hi rend="CharOverride-1">una società del lavoro a cui sta venendo meno il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, sembra però confutata. La Germania e molti altri paesi </hi><hi rend="CharOverride-1">negli ultimi 15 anni hanno avuto un discreto successo nella </hi><hi rend="CharOverride-1">battaglia contro la disoccupazione. Nemmeno il fenomeno di incertezza del </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro è necessario. È una questione di inquadramento politico e </hi><hi rend="CharOverride-1">quindi di giustizia: può essere circoscritto. Questo richiede però un </hi><hi rend="CharOverride-1">intenso processo decisionale politico e sociale, su tutti i livelli. </hi><hi rend="CharOverride-1">Anche la percezione di sofferenza e dei processi di alienazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">che il lavoro concreto implica per tantissimi, è di importanza </hi><hi rend="CharOverride-1">sostanziale (Nagelschimdt 2020).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Né nel passaggio alla società post-industriale dei servizi</hi><hi rend="CharOverride-1"> né nella de-standardizzazione del lavoro retribuito è presente un meccanismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> automatico di precarizzazione. La creazione economica del valore nella società</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnica e digitale dipende però da una nuova interazione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitale e lavoro (Hirsch-Kreinsen 2020). La coordinazione tra coloro che</hi><hi rend="CharOverride-1"> offrono la propria capacità umana e coloro che riescono imprenditorialmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> a introdurre lavoro non può essere abbandonata alla logica dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> mercati finanziari; essa è compito della progettazione politica ed è</hi><hi rend="CharOverride-1"> una chiave per la giustizia all’interno del campo conflittuale</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra solidarietà ed equità.</hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Conclusione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le trasformazioni del lavoro furono</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel XIX secolo il punto di partenza per la nascita e il consolidamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> della dottrina sociale cattolica. Esse sono anche oggi una sfida</hi><hi rend="CharOverride-1"> centrale, in cui il fattore lavoro si trova sotto pressione</hi><hi rend="CharOverride-1"> soprattutto a causa della digitalizzazione, della globalizzazione, della de-standardizzazione dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> contratti di lavoro così come a causa del dominio dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> mercati finanziari. La precarizzazione del lavoro non è tuttavia un</hi><hi rend="CharOverride-1"> destino necessario. Conformemente all’enciclica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Laborem Exercens</hi><hi rend="CharOverride-1">, il documento </hi><hi rend="CharOverride-1">cardine della dottrina sociale cattolica dell’etica del lavoro, la </hi><hi rend="CharOverride-1">dignità soggettiva del lavoro e la priorità del lavoro sul </hi><hi rend="CharOverride-1">capitale così come il diritto al lavoro e ad uno </hi><hi rend="CharOverride-1">stipendio giusto devono essere rispettati. Il salario minimo così come </hi><hi rend="CharOverride-1">l’equilibrio tra lavoro e tempo libero attraverso la protezione </hi><hi rend="CharOverride-1">del riposo domenicale sono strumenti che indicano la strada per </hi><hi rend="CharOverride-1">la trasposizione di queste linee guida etiche nel mondo moderno </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Amnesty international, Sektion der Bundesrepublik Deutschland. 2003. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Allgemeine Erklärung der Menschenrechte</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.amnesty.de/alle-30-artikel-der-allgemeinen-erklaerung-der-menschenrechte</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2024-03-13).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Arendt, H. 1960. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">activa</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vita</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">oder</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">vom</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tätigen</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Leben</hi><hi rend="CharOverride-1">. Stuttgart: Kohlhammer.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baumgartner, A., und W. Korff. 2009. “Wandlungen in der Begründung</hi><hi rend="CharOverride-1"> und Bewertung von Arbeit.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Handbuch</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">der</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Wirtschaftsethik</hi><hi rend="CharOverride-1">, Bd. I, Hg. Korff, W. u.a., 88-99. Gütersloh</hi><hi rend="CharOverride-1">: Gütersloher Verlagshaus.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bourdieu, P. 1998. “Prekarität ist überall.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gegenfeuer</hi><hi rend="italic CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Wortmeldungen</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">im</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dienste</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">des</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Widerstands</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">gegen</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">die</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">neoliberale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Invasion</hi><hi rend="CharOverride-1">, 96-102. Konstanz: : UVK Universitätsverlag Konstanz.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Brinkmann, U., Dörre, K., und Röbenack, S. 2006. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Prekäre</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arbeit.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ursachen,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ausmaß,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">soziale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Folgerungen</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">und</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">subjektive</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Verarbeitungsformen</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">unsicherer</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Beschäftigungsverhältnisse</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bonn: Friedrich-Ebert-Stiftung.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Burzan, N. 2008. “Die Absteiger. Verunsicherung</hi><hi rend="CharOverride-1"> in der Mitte der Gesellschaft.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">APuZ</hi><hi rend="CharOverride-1"> 33-34: 6-12.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dörre, K. 2008. “Armut, Abstieg, Unsicherhei.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">APuZ</hi><hi rend="CharOverride-1"> 33-34: 3-6.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">EKD [Evangelische Kirche in Deutschland]</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2008. “Unternehmerisches Handeln in evangelischer Perspektive, Eine Denkschrift.” Gütersloh: Gütersloher Verlagshaus.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Emunds, B. 2008. “Armut und prekäre Arbeit. Herausforderung für die Kirche und ihre Caritas als Gerechtigkeitsbewegung.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Limburger</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Caritas-Impulse</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3: 11-29.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Haeffner, G. 1999. “Elemente einer Anthropologie der Arbeit.” </hi><hi rend="CharOverride-1">In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arbeit</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">im</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Umbruch</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">–</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sozialethische</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Maßstäbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">für</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">die</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arbeitswelt</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">von</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">morgen</hi><hi rend="CharOverride-1">, hrsg. von G. Haeffner, K. G. </hi><hi rend="CharOverride-1">Mieth, D. Guggenberger, 1-23. Stuttgart: Kohlhammer.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hirsch-Kreinsen, H. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Digitale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Transformation</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">der</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arbeit:</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Entwicklungstrends</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">und</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gestaltungsansätze</hi><hi rend="CharOverride-1">. Stuttgart: Kohlhammer.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Kreikebaum, H. 1999. “Ethische Aspekte der künftigen Arbeitsgesellschaft.”</hi><hi rend="CharOverride-1"> In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Handbuch</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">der</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Wirtschaftsethik</hi><hi rend="CharOverride-1">, hrsg. W. Korff, u.a., Bd. IV, 56-68. </hi><hi rend="CharOverride-1">Gütersloh: Gütersloher Verlagshaus.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Nagelschmidt, T. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Arbeit.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Roman</hi><hi rend="CharOverride-1">. Frankfurt am Main: Fischer.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Papa Francesco</hi><hi rend="CharOverride-1">. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fratelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tutti.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fraternità</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">e</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sull’amicizia</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2024-03-13).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Papa Giovanni Paolo II. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Laborem</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">exercens</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_14091981_laborem-exercens.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2024-03-13).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Papa Leone XIII. 1891. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Rerum</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Novarum</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2024-03-13).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1" >Papa </hi><hi rend="CharOverride-1" >Paolo VI. 1965. </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >Gaudium</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >et</hi><hi rend="CharOverride-1" > </hi><hi rend="italic CharOverride-1" >spes</hi><hi rend="CharOverride-1" >. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_en.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1" >&gt; (2024-03-13).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Papa Pio XI. </hi><hi rend="CharOverride-1">1931. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quadragesimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">anno</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.vatican.va/content/pius-xi/it/encyclicals/documents/hf_p-xi_enc_19310515_quadragesimo-anno.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1" >&gt;</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1" >(2024-03-13).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pontificio Consiglio per la </hi><hi rend="CharOverride-1">Giustizia e la Pace. 2006. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Compendio</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">della</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">dottrina</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sociale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">della</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Chiesa</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html</hi></ref><hi rend="CharOverride-1" >&gt; (2024-03-13).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vogt, Markus. 2010. “Die katholische Soziallehre gibt der Arbeit den Vorrang.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Gemeinde</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">creativ</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4: 6-7.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Vogt, Markus. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Christliche</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Umweltethik,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Grundlagen</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">und</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">zentrale</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Herausforderungen</hi><hi rend="CharOverride-1">. Freiburg: </hi><hi rend="CharOverride-1">Herder.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_44_263-273.html#footnote-000-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il testo è qui pubblicato nella traduzione dal tedesco di Giulia Valpione.</hi></p></item>
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          <bibl n="144135">Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace. 2006. Compendio della dottrina sociale della Chiesa. &amp;lt;https://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html&amp;gt; (2024-03-13).</bibl>
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