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        <title type="main" level="a">Il lavoro nella letteratura medioevale di tecniche dell’arte</title>
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            <forename>Sandro</forename>
            <surname>Baroni</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.37</idno>
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          <p>Available for academic research purposes</p>
          <p>Open Access</p>
          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>This contribution aims to enunciate different conceptions regarding the work in the treatises on techniques of the arts during the Middle Ages. On the one hand, theocentric texts related to two conceptions of different religious origins (Theophilus and the Jewish Kabbalah), propose that the expulsion of Adam and Eve from the garden of Eden entails mortality and imperfection, but due to the emanation of the divine will, man is allowed to participate in the intelligence of the Creator. In other works, however, the awareness of work emerges as a form of active knowledge that allows one to transform and win, to dominate nature by becoming aware and master of its secrets. Largely transmitted through Hellenistic alchemy, this is a vein of an anthropocentric matrix that is a legacy of the ancient world.</p>
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            <item>Work</item>
            <item>Tecnical Art History</item>
            <item>Ellenistic Alchemy</item>
            <item>Jewish Kabbalah</item>
            <item>Theophilus</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.37<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.37" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter ParaOverride-1">Il lavoro nella letteratura medioevale di tecniche dell’arte</p><p rend="h1_author ParaOverride-2" ><hi rend="CharOverride-1">Sandro Baroni</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In questo contributo si raccolgono varie testimonianze medioevali sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, rintracciabili negli scritti tecnici per le arti, tenendo </hi><hi rend="CharOverride-1">presenti, di volta in volta, i tratti più o meno </hi><hi rend="CharOverride-1">accentuati che caratterizzano gli autori delle differenti opere. La</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricognizione si baserà principalmente sulla analisi dei prologhi di queste</hi><hi rend="CharOverride-1"> opere di particolare natura, luoghi testuali dove spesso si </hi><hi rend="CharOverride-1">incontrano eziologie del lavoro, o giustificazioni delle origini delle arti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> così come altre considerazioni relative all’esercizio dell’attività lavorativa.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il percorso proposto si integrerà e completerà con l’analisi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di alcune testimonianze testuali, apposte come commento a una selezione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei vari procedimenti descritti.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Eziologie del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In tempi</hi><hi rend="CharOverride-1"> relativamente recenti, un’analisi delle strutture dei prologhi della trattatistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> medioevale di tecniche delle arti è stata sviluppata da Maite</hi><hi rend="CharOverride-1"> Rossi (2008, 161-92), nell’ambito di uno studio sulle </hi><hi rend="CharOverride-1">concezioni filosofiche affioranti in questa particolare letteratura. L’autrice, concentrando</hi><hi rend="CharOverride-1"> la propria attenzione sui proemi delle opere, individua in quest</hi><hi rend="CharOverride-1">’ultimi, per singole unità di contenuto</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-017">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, alcune categorie ricorrenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> proponendo anche una classificazione sinottica delle diverse strutture, esemplificata in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’apposita tavola riassuntiva.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal complesso di questa analisi emerge </hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">una sorta di fondamentale divaricazione tra le diverse opere: da </hi><hi rend="CharOverride-1">una parte composizioni letterarie che sostanzialmente si rifanno ad un </hi><hi rend="CharOverride-1">mondo permeato di religiosità in cui il lavoro manuale, e </hi><hi rend="CharOverride-1">nello specifico artistico, riveste un ruolo derivante da una concezione </hi><hi rend="CharOverride-1">teocentrica. Dall’altra testi in cui il valore della esclusiva </hi><hi rend="CharOverride-1">ragione, l’utilità e l’esperienza, anche dei predecessori, sembrano </hi><hi rend="CharOverride-1">essere riferimenti fondamentali nello sviluppo dell’operatività artistica (Rossi 2008, 190).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3.</hi><hi> Interpretazioni dell’eziologia biblica del lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il campione dei trattatisti </hi><hi rend="CharOverride-1">con prologo di stampo teologico e teocentrico ci è noto </hi><hi rend="CharOverride-1">sotto lo pseudonimo grecizzante di Teofilo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-016">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, utilizzato nel proporre</hi><hi rend="CharOverride-1"> una vasta trattazione dal titolo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diversarum artium Schedula</hi><hi rend="CharOverride-1">. L’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera, nota anche come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De diversis artibus</hi><hi rend="CharOverride-1">, è forse una</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra le più diffuse</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-015">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, note e commentate tra quelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> appartenenti alla vasta letteratura inerente alle tecniche esecutive dell’arte</hi><hi rend="CharOverride-1"> medioevale. L’autore è un colto monaco, presbitero, di notevole</hi><hi rend="CharOverride-1"> grado gerarchico ecclesiale</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-014">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A differenza d’altra analoga trattatistica </hi><hi rend="CharOverride-1">precedente, la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Schedula</hi><hi rend="CharOverride-1">, proprio mentre tratteggia una vera e propria</hi><hi rend="CharOverride-1"> summa delle competenze tecniche dell’artefice, disegna lucidamente, anche un</hi><hi rend="CharOverride-1"> vero e proprio manifesto programmatico del fine, della liceità e</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei mezzi della produzione artistica in ambito ecclesiastico. Tutto ciò</hi><hi rend="CharOverride-1"> si compie principalmente attraverso gli articolati prologhi, di grande valenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> teologica e culturale, premessi ai tre corrispettivi libri in cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> il componimento trova complessiva struttura. L’opera fu composta verosimilmente</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra secondo e quarto decennio del XII secolo, cercando, probabilmente,</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale motivazione non secondaria, di opporsi a varie tendenze pauperistiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> o rigoriste e alle critiche provenienti da alcuni stessi ambiti</hi><hi rend="CharOverride-1"> monastici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-013">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1"> e di avvalorare il lavoro nelle arti suntuarie, </hi><hi rend="CharOverride-1">portando attenzione alle sue diverse pratiche. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel prologo dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera Teofilo ricorre alla nota eziologia biblica delle arti (Gen </hi><hi rend="CharOverride-1">3). Per quanto qui ci interessa, però, con accorta </hi><hi rend="CharOverride-1">sensibilità, l’autore glissa la questione del lavoro banalmente interpretato </hi><hi rend="CharOverride-1">quale frutto del castigo inflitto ai progenitori con la cacciata </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’Eden.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il peccato originale causa la perdita della immortalità,</hi><hi rend="CharOverride-1"> tuttavia il lavoro e le arti sono per l’</hi><hi rend="CharOverride-1">uomo di Teofilo, positivamente, il frutto della «partecipazione alla </hi><hi rend="CharOverride-1">saggezza dell’intelligenza divina» che permane, tramandata ai discendenti di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Eva e Adamo quale «dignità dell’intelligenza e conoscenza»</hi><hi rend="CharOverride-1">. Così, mediante cura e sollecitudine, ciascuno può aver accesso </hi><hi rend="CharOverride-1">a tutto il contenuto delle arti e dell’ingegno, quasi </hi><hi rend="CharOverride-1">si trattasse di un diritto ereditario: l’abilità umana svilupperà, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel tempo, questa inclinazione, progredendo nelle diverse arti, perché l’</hi><hi rend="CharOverride-1">umanità, per disposizione divina, possa glorificare il nome e riconoscere, </hi><hi rend="CharOverride-1">in ciò, lo splendore di Dio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Tutt’altro che oscurantista, l</hi><hi rend="CharOverride-1">’interpretazione della eziologia del lavoro e delle arti di Teofilo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> segna forse, nella trattatistica tecnica, il punto massimo di valorizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e considerazione del lavoro dal punto di vista teologico cristiano</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-012">6</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le testimonianze della trattatistica tecnica delle arti mostrano, tuttavia, </hi><hi rend="CharOverride-1">che anche altre rilevanti correnti di pensiero svilupparono, più o </hi><hi rend="CharOverride-1">meno nello stesso periodo, e a partire da altra </hi><hi rend="CharOverride-1">tradizione religiosa, concezioni strutturalmente assai simili a quelle proposte da</hi><hi rend="CharOverride-1">lla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Schedula</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un inedito trattatello sulla fusione del cristallo, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Modus fundendi cristallum</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cito et facile</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-011">7</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, possiamo trovare, nel </hi><hi rend="CharOverride-1">prologo una curiosa attestazione: l’autore dichiara di aver ricevuto </hi><hi rend="CharOverride-1">«isto experimentum» da «quedam nigromante cui rex et dominus</hi><hi rend="CharOverride-1"> erat Raziel et fuit de ordine cherubini»</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-010">8</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">testo esplicita il fatto che l’opera è frutto degli </hi><hi rend="CharOverride-1">insegnamenti ricevuti da un «necromante». È noto che con</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo termine nel Medioevo si intendessero gli ebrei cabalisti, cosa</hi><hi rend="CharOverride-1"> che appare confermata dalla seconda parte della frase dove si</hi><hi rend="CharOverride-1"> fa riferimento a Razi’el</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-009">9</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Questi, nella tradizione (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">kabbalah</hi><hi rend="CharOverride-1">, appunto) ebraica è un arcangelo, interpretato quale «custode </hi><hi rend="CharOverride-1">dei segreti divini».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella credenza tradizionale, costituita da un </hi><hi rend="CharOverride-1">inestricabile flusso di versioni che si riallacciano l’una all’</hi><hi rend="CharOverride-1">altra, Razi’el fu portatore di un rotolo che conteneva </hi><hi rend="CharOverride-1">tutta la conoscenza divina e terrena, identificato spesso dai cabbalisti </hi><hi rend="CharOverride-1">con il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sefer Raziel</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">HaMalakh</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-008">10</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, opera pseudo-epigrafica ancor oggi </hi><hi rend="CharOverride-1">conservata in ebraico e in traduzioni latine del XIII secolo. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il libro, secondo la tradizione, venne consegnato a Adamo </hi><hi rend="CharOverride-1">e da lui passò ai discendenti o (altra versione) venne </hi><hi rend="CharOverride-1">riproposto da Razi’el ad Abramo e successivamente (altra versione) </hi><hi rend="CharOverride-1">fu custodito da Salomone, trasmettendo così la scienza per comporre </hi><hi rend="CharOverride-1">celebri talismani e sviluppare i segreti di tutte le arti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Anche qui, il lavoro delle arti discende quindi dalla partecipazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’essere umano, pur cacciato dall’Eden, alla conoscenza divina. </hi><hi rend="CharOverride-1">Non è castigo, ma anzi dono ed eredità trasmessa all’</hi><hi rend="CharOverride-1">uomo. Questa, perciò, nella conoscenza e proprio esercizio può condurre </hi><hi rend="CharOverride-1">alla contemplazione della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Shekhinah</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-007">11</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la resilienza e splendore di </hi><hi rend="CharOverride-1">Dio. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Adottando una prospettiva di comparazione, le due concezioni a </hi><hi rend="CharOverride-1">matrice religiosa, quella di Teofilo e quella della Cabbala ebraica </hi><hi rend="CharOverride-1">del XII-XIII secolo, sono strutturalmente molto simili. La cacciata dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">Eden comporta mortalità ed imperfezione, ma in un modo o </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’altro, per predisposizione divina o comunque per emanazione della </hi><hi rend="CharOverride-1">sua volontà, resta all’uomo la possibilità di partecipazione alla </hi><hi rend="CharOverride-1">intelligenza, celeste e terrena, del Creatore. Il lavoro nelle varie </hi><hi rend="CharOverride-1">arti non è altro che partecipazione alla conoscenza della saggezza </hi><hi rend="CharOverride-1">e intelligenza di Dio. Ciò al fine di contemplarne o</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconoscerne, in entrambe le concezioni, lo «Splendore», ovvero </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua Gloria.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Concezioni antropocentriche</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se queste appaiono importanti attestazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">dovute alla interpretazione della eziologia biblica del lavoro in dottrine </hi><hi rend="CharOverride-1">teocentriche</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-006">12</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, non possiamo trascurare il fatto che ben altre </hi><hi rend="CharOverride-1">concezioni emergono però come un flusso continuo, proveniente dall’antico. </hi><hi rend="CharOverride-1">Un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">fil rouge</hi><hi rend="CharOverride-1"> capace di riemergere e riattivarsi, in particolare, </hi><hi rend="CharOverride-1">a partire dallo stesso periodo che vede proprio l’apogeo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quelle appena considerate.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Già un anonimo traduttore di procedure </hi><hi rend="CharOverride-1">provenienti dal mondo ellenistico romano, alle prese con la tradi</hi><hi rend="CharOverride-1">zione di scritti greci pseudodemocritei, al principio dell’alto Medioevo </hi><hi rend="CharOverride-1">testimonia il trasferimento e gli adattamenti del mondo latino di </hi><hi rend="CharOverride-1">concezioni molto antiche (Baroni e Riccardi 2021, 17-9 e Baroni, Pizzigoni, e Travaglio 2013, 187-90). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella serie di prescrizioni </hi><hi rend="CharOverride-1">inerenti alle lavorazioni del vetro, che erano nel testo originario </hi><hi rend="CharOverride-1">seguite da osservazioni o sentenze conclusive ora intercluse al testo, </hi><hi rend="CharOverride-1">si constata la avvenuta trasformazione della natura (φύσις) di questo </hi><hi rend="CharOverride-1">materiale: tradotta in due consecutive sentenze, rispettivamente, con i termini </hi><hi rend="italic CharOverride-1">natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ingenium</hi><hi rend="CharOverride-1">. È così che quasi al termine dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’ultima prescrizione si introduce una breve, considerazione del narratore. Questi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dichiara infatti: «Et videbis artem et ingenium vinci ingenium».</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’evocazione di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ars et ingenium</hi><hi rend="CharOverride-1"> mostra l’autore del</hi><hi rend="CharOverride-1"> commento, che ricordiamo è uomo dell’alto Medioevo, porsi su</hi><hi rend="CharOverride-1"> un elevato piano di cultura letteraria. Egli utilizza, infatti, </hi><hi rend="CharOverride-1">una citazione implicita del pensiero di autori latini classici ed </hi><hi rend="CharOverride-1">una scelta di traduzione-traslazione, notevolmente raffinata. Il traduttore e autore </hi><hi rend="CharOverride-1">del testo latino ha molto probabilmente avanti a sé la </hi><hi rend="CharOverride-1">comune sentenza che appare esclusivamente nella letteratura pseudo democritea: «la</hi><hi rend="CharOverride-1"> natura vince la natura» (ἡ φύσις τὴν φύσιν νικᾷ</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-005">13</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tuttavia, mentre rende il testo al passivo e </hi><hi rend="CharOverride-1">introduce </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ingenium</hi><hi rend="CharOverride-1"> (natura, qualità connaturata) per rendere φύσις, non può</hi><hi rend="CharOverride-1"> o non vuole trascurare tutta l’elaborazione latina legata a</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo termine. Questa trova le proprie radici nella</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">definizione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> rapporto tra </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ars</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ingenium</hi><hi rend="CharOverride-1"> già contenuta nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ars poetica</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di Orazio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-004">14</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, che successivamente diventerà appunto canone di ogni</hi><hi rend="CharOverride-1"> riflessione estetica e non solo, anche medioevale. La scelta di</hi><hi rend="CharOverride-1"> aggiungere </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ars</hi><hi rend="CharOverride-1"> traccia qui la consapevolezza della conoscenza acquisita </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’Arte (Sacra), nel lavoro di trasformazione della materia, da</hi><hi rend="CharOverride-1"> interpretarsi quindi: «Con arte e natura è vinta la </hi><hi rend="CharOverride-1">natura». </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro per questo autore è essenzialmente conoscenza. Allontanandosi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dallo sguardo del testo alchemico greco originario, essenzialmente neutrale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> contemplativo, in questa traduzione si perviene a un nuovo orizzonte</hi><hi rend="CharOverride-1">: quello che integra un ipotetico e possibile </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ingenium vincit </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ingenium</hi><hi rend="CharOverride-1">, con </hi><hi rend="italic CharOverride-1">artem et ingenium vinci ingenium</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Troveremo ancora </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ars</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> et ingenium</hi><hi rend="CharOverride-1"> evocati in modo quasi automatico in una serie</hi><hi rend="CharOverride-1"> di testi tecnici medievali, con progressiva traslazione di sfumature di</hi><hi rend="CharOverride-1"> significato sia per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ars</hi><hi rend="CharOverride-1">, quanto per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ingenium</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-003">15</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. Tuttavia, </hi><hi rend="CharOverride-1">l’associazione del lavoro delle arti ad una forma profonda </hi><hi rend="CharOverride-1">di conoscenza dei segreti della natura stessa trasformata, si tramanderà </hi><hi rend="CharOverride-1">restando un dato permanente.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A questa concezione di base si </hi><hi rend="CharOverride-1">aggregheranno nel tempo l’ammirazione per la perizia e conoscenza </hi><hi rend="CharOverride-1">degli antichi</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-002">16</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, stimolo alla emulazione, oppure il riconoscimento dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">autorevolezza della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">scientia philosophorum</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-001">17</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">, la Scienza al cui fianco </hi><hi rend="CharOverride-1">le varie Arti, personificate, si verranno a porre, o</hi><hi rend="CharOverride-1"> da cui saranno considerate comunque discendenti. In altre attestazioni, </hi><hi rend="CharOverride-1">più tarde, subentreranno l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">utilitas</hi><hi rend="CharOverride-1"> o la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">delectatio</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-000">18</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Assistiamo, </hi><hi rend="CharOverride-1">in questa linea di testimonianze, alla progressiva affermazione di una </hi><hi rend="CharOverride-1">concezione delle arti e del lavoro basata essenzialmente, come forma </hi><hi rend="CharOverride-1">embrionale, in </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">germi di concezioni che, pur procedendo dall’antico, </hi><hi rend="CharOverride-1">rappresenteranno un ulteriore contributo alla incubazione degli sviluppi seguenti. Si </hi><hi rend="CharOverride-1">tratta della consapevolezza del lavoro quale forma di conoscenza attiva </hi><hi rend="CharOverride-1">che consente di trasformare e vincere, di dominare la natura (</hi><hi rend="CharOverride-1">Rossi 2008, 189),</hi></p><p rend="text_NOindent" ><hi rend="CharOverride-1">rendendosi consapevoli e padroni dei suoi stessi segreti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le </hi><hi rend="CharOverride-1">radici di questa concezione e le sue forme, sono molteplici, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma certamente nell’ambito della trasmissione medioevale di tecnica delle </hi><hi rend="CharOverride-1">arti, dove riaffiorano, trovano in gran parte ragione nel trasferimento </hi><hi rend="CharOverride-1">di tecniche elaborate o trasmesse dall’ambito alchemico ellenistico. Inutile </hi><hi rend="CharOverride-1">rammentare come tutti i pigmenti artificiali trovino prima dettagliata descrizione, </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’approntamento, in quel vasto e variegato ambito di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> o trasformazione della materia, raccolto e sistematizzato dall’alchimia del</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo tardoantico. Al pari tutti i procedimenti metallurgici dell’oreficeria</hi><hi rend="CharOverride-1"> medioevale provengono dal medesimo ambito, così come la</hi><hi rend="CharOverride-1"> crisografia e l’argirografia, le tinture tessili o dell’osso,</hi><hi rend="CharOverride-1"> corno e avorio, la porpora e le sue imitazioni. Infine</hi><hi rend="CharOverride-1"> a questo stesso alveo va ricondotto il vetro e la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua colorazione, dove per vetro si intendono ovviamente manufatti </hi><hi rend="CharOverride-1">quali vasi potori o vetrate, ma anche gemme artificiali, tessere</hi><hi rend="CharOverride-1"> musive, smalti e decorazioni ceramiche, compresi i lustri metallici. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Pensare</hi><hi rend="CharOverride-1"> che il pur frammentato e dilazionato trasferimento di queste tecniche,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal mondo tardoantico al Medioevo, sia avvenuto senza alcuna infiltrazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle concezioni che nel contesto originario accompagnavano, connotandola, una scienza</hi><hi rend="CharOverride-1"> ritenuta sacra, è perlomeno pregiudizio ingenuo. Lo stesso Teofilo, del</hi><hi rend="CharOverride-1"> resto, crede nella trasmutazione dei metalli e dimostra di conoscere</hi><hi rend="CharOverride-1"> testi della letteratura alchemica che pure utilizza (Baroni e Riccardi 2021, 36-9</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusioni</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per quanto concerne le concezioni relative al </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, accanto alle più vistose proposte offerte dalle giustificazioni eziologiche </hi><hi rend="CharOverride-1">di natura religiosa, più sopra indicate, ne convivono altre, dove </hi><hi rend="CharOverride-1">questa attività umana è fondata quale frutto di ingegno e </hi><hi rend="CharOverride-1">conoscenza. Eredità del mondo antico, trasmessa in gran parte attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’alchimia ellenistica, una vena, sostanzialmente a matrice antropocentrica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> si perpetua e scorre in modo meno appariscente di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quella della cultura dominante.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Questo stesso fertile substrato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">underground</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel XII e XIII secolo, si mostrerà tuttavia pronto a </hi><hi rend="CharOverride-1">recepire la riscoperta di Aristotele, il primo ermetismo, le traduzioni </hi><hi rend="CharOverride-1">di testi tecnici di origine antica provenienti dal mondo islamizzato. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro nelle arti troverà allora esclusivo fondamento, giustificazione e </hi><hi rend="CharOverride-1">spiegazione, nella fisica dello Stagirita, nelle dottrine di Ermete Trismegisto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Scientia</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei filosofi della natura. Ciò, a costituire le</hi><hi rend="CharOverride-1"> basi dei successivi sviluppi, ormai però, non più medioevali.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti</hi><hi> bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Avilés, A. G. 1997. “Alfonso X y el Liber Razielis: imágenes de la magia astral judía en el scriptorium alfonsí.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bulletin of Hispanic Studies</hi><hi rend="CharOverride-1"> 74, 1: 21-39.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baroni Sandro, e </hi><hi rend="CharOverride-1">Maria Pia Riccardi. 2021. “Tracce di Alchimia in latino, prima dell’Alchimia latina.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Medioevo europeo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 5, 1: 5-50. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baroni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sandro, e Paola Travaglio. 2020. “De vitri coloribus: fortuna medievale di un trattato bimillenario. Colorazione del vetro, delle gemme artificiali, degli smalti, della decorazione ceramica.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Europeo</hi><hi rend="CharOverride-1"> 4, 1: 5-40.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Baroni,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sandro, Pizzigoni, Giuseppe, e Paola Travaglio, 2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mappae Clavicula. Alle origini dell’alchimia in Occidente. Testo, Traduzione, Note</hi><hi rend="CharOverride-1">. Saonara (Vicenza): Il </hi><hi rend="CharOverride-1">Prato.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Caprotti, Gaia. 2016. “Il Liber de coloribus diversarum rerum.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studi</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Memofonte</hi><hi rend="CharOverride-1"> 16: 197-226.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Clarke, Marc. 2001</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Art of All Colours: Medieval Recipe Books for Painters and Illuminators</hi><hi rend="CharOverride-1">. London: Archetipe.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Dodwell, Charles Reginald. 1961. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Theophilus: De Diversis Artibus</hi><hi rend="CharOverride-1">. London-Edinburgh: </hi><hi rend="CharOverride-1">Thomas Nelson. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fodor, Alexander. 2006. “An Arabic Version of Sefer Ha-Razim.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Jewish Studies Quarterly</hi><hi rend="CharOverride-1"> 13, 4: 412-27.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">González Sánchez, y Ana Rosa. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">El Liber Razielis alfonsí en su contexto hebreo</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Espéculo. Nro. 46. Revista de estudios literarios</hi><hi rend="CharOverride-1">. Madrid: Universidad Complutense de Madrid.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Grippo, Giovanni. 2010</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sepher Raziel: Das Buch des Erzengels Raziel</hi><hi rend="CharOverride-1">. s.l.e.: Giovanni Grippo Verlag (traduzione ebraico-tedesco).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Grippo, Giovanni. 2009. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sepher Raziel ha Malakh: Book of Raziel</hi><hi rend="CharOverride-1">. s.l.e.: Giovanni Grippo. (traduzione ebraico - inglese).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Halleux, Robert, et Paul Meyvaert. 1987. </hi><hi rend="CharOverride-1">“Les origines de la “Mappae Clavicula”.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Archives d’Histoire doctrinale et litteraire du Moyen Âge</hi><hi rend="CharOverride-1"> 54: 7-58.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">HaRishon, Adán. 2021. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">El Libro del Ángel Raziel: Sefer Raziel HaMalaj</hi><hi rend="CharOverride-1">. s.l.e.: Ed. Indip.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Kroustallis</hi><hi rend="CharOverride-1">, Stefanos. 2014. “Theophilus Matters: The Thorny Question of the ‘Schedula diversarum artium’.”</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">In</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Zwischen Kunsthandwerk und Kunst. Die “schedula diversarum artium”</hi><hi rend="CharOverride-1">, hrsg. von Speer Andreas, 52-71. Berlino: Walter de</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gruyter.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mäkinnen, M. 2006. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Between herbals and alia. Intertextuality in Medieval English Herbals</hi><hi rend="CharOverride-1">. Helsinki: Helsinki University, PhD Thesis.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Margalioth, Mordencai. </hi><hi rend="CharOverride-1">1966. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sepher Ha-Razim: a newly recovered book of magic from the Talmudic period</hi><hi rend="CharOverride-1">. Jerusalem: Yediot Achronot.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mari, Giovanni. 2019.</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Libertà nel lavoro. La sfida della rivoluzione digitale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Morgan, Michael A. 1983. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sepher Ha-Razim: The book of the mysteries</hi><hi rend="CharOverride-1">. Chico (California): Scholars </hi><hi rend="CharOverride-1">Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rebiger, B., und P. Schäfer. 2009. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sefer ha-Razim I/II – Das Buch der Geheimnisse I/II</hi><hi rend="CharOverride-1">. Tubingen: Mohr Siebeck.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rossi, Maite. 2008. “</hi><hi rend="CharOverride-1">Il pensiero e il colore.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Quaderni dell’abbazia</hi><hi rend="CharOverride-1">, 161-92. Morimondo: Fondazione Sanctae Mariae de Morimundo-Museo </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’abbazia di Morimondo.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Savedow, Steve. 2000. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sepher Rezial Hemelach: The Book of the Angel Rezial</hi><hi rend="CharOverride-1">. York Beach, ME: Samuel Weiser</hi><hi rend="CharOverride-1"> (traduzione inglese).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Stannard, J. 1982. “Rezeptliteratur as Fachliteratur.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studies on Medieval Fachliteratur</hi><hi rend="CharOverride-1">, edited by W. </hi><hi rend="CharOverride-1">Eamon, 88-114. Bruxelles: Ominel UFSAL.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sznol, Shifra. 1989. “Sefer ha-Razim. El libro de los secretos. Introducción y comentario al vocabulario griego.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Erytheia: Revista de estudios bizantinos y neogriegos</hi><hi rend="CharOverride-1"> 10, 2: 265-88.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Tosatti, Silvia Bianca. 2010. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I trattati di tecniche artistiche medievali</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: CUSL.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-017-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Secondo una linea di analisi funzionale del linguaggio inaugurata </hi><hi rend="CharOverride-1">da Stannard (1982) e ripresa in Mäkinnen (2006).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-016-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’autore, in apertura al primo dei tre prologhi </hi><hi rend="CharOverride-1">che scansionano i rispettivi tre libri della propria opera, si </hi><hi rend="CharOverride-1">dichiara «humilis presbyter» e «indignus nomine et professione monachi</hi><hi rend="CharOverride-1">», utilizzando però, fin da subito, anche la formula </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Servus</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> servorum Dei</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per una articolata valutazione del profilo di </hi><hi rend="CharOverride-1">Theophilus, si veda Kroustallis 2014. Per la bibliografia di riferimento </hi><hi rend="CharOverride-1">Clarke 2001.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-015-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Tutti i testimoni manoscritti e principali edizioni del testo di Teofilo si possono reperire in &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">http://schedula.uni-koeln.de/index.shtml</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2024-03-01).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-014-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Teofilo è certamente capace </hi><hi rend="italic CharOverride-1">artifex</hi><hi rend="CharOverride-1">, anche molto aggiornato, come</hi><hi rend="CharOverride-1"> si evince dai molti contenuti tecnici dell’opera, ma appartiene</hi><hi rend="CharOverride-1"> a gradi assai elevati della gerarchia ecclesiastica: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Servus servorum Dei</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">non è intestazione che viene utilizzata da qualunque monaco e</hi><hi rend="CharOverride-1"> presbitero.</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-013-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Tra gli antefatti circostanziali al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Diversarum artium </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Schedula</hi><hi rend="CharOverride-1"> potrebbe infatti essere la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Littera </hi><hi rend="CharOverride-1">I, scritta verso il </hi><hi rend="CharOverride-1">1124 da Bernardo di Chiaravalle al cugino Roberto. Questo scritto </hi><hi rend="CharOverride-1">mostra di considerare la vita monastica dei benedettini di Cluny, </hi><hi rend="CharOverride-1">quale ambito che nega i valori di povertà, austerità e </hi><hi rend="CharOverride-1">di conseguenza santità.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-012-backlink">6</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Si vedano le considerazioni di Tosatti 2001 e Mari 2019.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-011-backlink">7</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Manoscritto in: Lucca, Biblioteca Statale ms.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1939, fine XIII sec.; Oxford, Bodleian Library ms. Canonici 128,</hi><hi rend="CharOverride-1"> XV sec.; Modena, Biblioteca Estense, ms. a T.7.3, XV sec.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il testo sembra tuttavia risalire ad epoca più antica, ed</hi><hi rend="CharOverride-1"> il prologo al XII-XIII sec. </hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-010-backlink">8</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Trad.: […] E</hi><hi rend="CharOverride-1"> nota che questo procedimento […] da un certo necromante</hi><hi rend="CharOverride-1"> il cui signore e re era Razi’el che fu</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’ordine dei cherubini.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-009-backlink">9</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In ebraico: </hi><hi rend="CharOverride-3">רזיאל</hi><hi rend="CharOverride-1">; in italiano Rasaele, nome teoforo, traducibile letteralmente come «Segreto di Dio».</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-008-backlink">10</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In ebraico:</hi><hi rend="CharOverride-3"> ספר רזיאל המלאך</hi><hi rend="CharOverride-1">, traducibile letteralmente come «Libro</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’angelo Razi’el». Dal punto di vista della</hi><hi rend="CharOverride-1"> analisi letteraria si tratta in realtà di una raccolta di</hi><hi rend="CharOverride-1"> diverse opere della tradizione di differente datazione: Aviles 1997, González</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sánchez 2010. Ed. e trad.: </hi><hi rend="CharOverride-3" >רזיאל </hi><hi rend="CharOverride-3" >המלאך</hi><hi rend="CharOverride-1" >. </hi><hi rend="CharOverride-1">Amsterdam </hi><hi rend="CharOverride-1">(1701); Savedow 2000; Grippo 2009; 2010; HaRishon 2021. Razi’el </hi><hi rend="CharOverride-1">e gli scritti a lui attribuiti, anche attraverso traduzioni, non</hi><hi rend="CharOverride-1"> resteranno ignoti al mondo medioevale latino</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-007-backlink">11</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In ebraico: </hi><hi rend="CharOverride-3" >שכינה</hi><hi rend="CharOverride-1"> (šekīnah)</hi><hi rend="CharOverride-1"> spesso traslitterato in caratteri latini </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Shekina</hi><hi rend="CharOverride-1"> o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Shechina</hi><hi rend="CharOverride-1">. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">termine non compare nella Bibbia ma subentra negli scritti rabbinici </hi><hi rend="CharOverride-1">posteriori alla Diaspora. Può essere tradotto letteralmente come «divina presenza</hi><hi rend="CharOverride-1">».</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-006-backlink">12</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Altro prologo con eziologia delle arti, fondata su</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gen 3, è nel Libro dell’arte di Cennino Cennini</hi><hi rend="CharOverride-1">, da datarsi ormai ai primissimi anni del Quattrocento.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-005-backlink">13</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="CharOverride-1">La sentenza nella sua corrispondenza con l’antecedente testo greco </hi><hi rend="CharOverride-1">di stampo pseudodemocriteo venne già segnalata da Halleux-Meyvaert (1987, </hi><hi rend="CharOverride-1">24). Da questi autori tuttavia considerata ancora quale parte integrante </hi><hi rend="CharOverride-1">di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mappae clavicula</hi><hi rend="CharOverride-1">, non fu commentata nella, non proprio letterale,</hi><hi rend="CharOverride-1"> traduzione latina.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-004-backlink">14</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	L’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ars Poetica </hi><hi rend="CharOverride-1">o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Epistula ad Pisones</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">di Quinto Orazio Flacco è in questo caso l’opera </hi><hi rend="CharOverride-1">di più appropriato riferimento ed in un certo senso, a </hi><hi rend="CharOverride-1">sua volta, esito di una riflessione che coinvolse varie personalità </hi><hi rend="CharOverride-1">del mondo latino nel I secolo a.C. </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-003-backlink">15</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	In Eraclio, </hi><hi rend="CharOverride-1">ad esempio: Merryfield 1849, I, 189, e pure nel brevissimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> componimento metrico </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sensim per partes</hi><hi rend="CharOverride-1">: Travaglio e Borea d’Olmo </hi><hi rend="CharOverride-1">2021.</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-002-backlink">16</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Eraclio, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De coloribus et de artibus romanorum</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Proemio,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">8-10: «Quis nunc has artes investigare valebit quas isti </hi><hi rend="CharOverride-1">artifices immensa mente potentes invenere sibi?». Trad:. «chi ora potrà investigare queste arti che artefici dall’immensa facoltà intellettuale trovarono per sè?».</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-001-backlink">17</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">scientia philosophorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">è vista come una eredità lasciata dai Romani nella più </hi><hi rend="CharOverride-1">antica traduzione del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Liber Sacerdotum</hi><hi rend="CharOverride-1">, probabilmente condotta da Platone da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Tivoli (Baroni e Travaglio 2020).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_51_297-304.html#footnote-000-backlink">18</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Liber de coloribus diversarum </hi><hi rend="italic CharOverride-1">rerum</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">Prologo 1-2: «Quoniam ex coloribus magna sit occulorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> delectatio, et ex quibusdam coloribus immensa procedit utilitas»</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Caprotti 2016). Trad: «Poichè dai colori proviene un grande piacere per gli occhi e da alcuni colori deriva immensa utilità».</hi></p></item>
				</list>  
      
      
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