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        <title type="main" level="a">L’agricoltura e il lavoro agricolo</title>
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            <forename>Paolo</forename>
            <surname>Nanni</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.42</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>During the Middle Ages agriculture and agricultural labor was involved in a new system of values, due to the expansion of Christianity, and this valorization had a great impact on society and economic development of Western Europe. Agriculture was considered part of the artes mechanicae and peasants (laboratores) were recognized as one of the three orders of the social representation. However, in the 13th-15th centuries, there were some significant changes such as the shift from serfdom to contracted work, investments in agriculture by citizens, and the development of new connection between cities and the countryside. Historical treatises on agriculture and other public sources provide evidence of these news ideas, that viewed agriculture as the “most useful and necessary” craft.</p>
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            <item>Medieval History</item>
            <item>Labor History</item>
            <item>History of Agriculture</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.42<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.42" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">L’agricoltura e il lavoro agricolo</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Paolo Nanni</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Il lavoro </hi><hi>agricolo: realtà storiche, rappresentazioni, idee</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Storia delle idee, delle rappresentazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">e della realtà vissuta sono fili non facili da intrecciare, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel passato come nel presente. A voler vedere le cose </hi><hi rend="CharOverride-1">discendere dall’alto, dal piano delle idee alla loro concretizzazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">ci si arena sull’instabile terreno dell’agire umano, sempre </hi><hi rend="CharOverride-1">in bilico tra valori condivisi e prassi. Viceversa, capovolgendo il </hi><hi rend="CharOverride-1">verso della riflessione, cioè dall’emergere di cose nuove all’</hi><hi rend="CharOverride-1">affermarsi di principi nuovi, il percorso è altrettanto insidioso, dovendosi </hi><hi rend="CharOverride-1">misurare con l’incerto campo della consapevolezza. Occorre insomma osservare, </hi><hi rend="CharOverride-1">parafrasando Giovanni Cherubini (1991), che se in storia è più </hi><hi rend="CharOverride-1">difficile affermare principi nuovi che non creare cose nuove, ciò </hi><hi rend="CharOverride-1">non significa che ogni novità non sia anche manifestazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">nuove concezioni. E i secoli del Medioevo furono pieni di </hi><hi rend="CharOverride-1">novità, anche nelle campagne.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Due osservazioni fanno da premessa a queste</hi><hi rend="CharOverride-1"> pagine, debitrici per molti aspetti a una recente e </hi><hi rend="CharOverride-1">approfondita sintesi sulla storia del lavoro in Italia (Franceschi 2017a). </hi><hi rend="CharOverride-1">La prima è che la storia del lavoro dei campi </hi><hi rend="CharOverride-1">si inscrive in un nuovo sistema di valori della società </hi><hi rend="CharOverride-1">medievale (Degrassi 2017; Fossier 2002), che sotto l’influsso </hi><hi rend="CharOverride-1">della diffusione del cristianesimo inseriva il lavoro in un nuovo </hi><hi rend="CharOverride-1">senso della storia: la fatica del lavoro come riscatto di </hi><hi rend="CharOverride-1">Adamo ed Eva e la promozione del lavoro, a dispetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’ozio, esplicitato dal monito paolino («chi non lavora</hi><hi rend="CharOverride-1"> neppure mangi», 2Ts</hi><hi rend="italic CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 3) e realizzato nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ora</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> et labora</hi><hi rend="CharOverride-1"> della tradizione benedettina (Rapetti 2017; Fumagalli 1993)</hi><hi rend="CharOverride-1">. La seconda osservazione è che i secoli del Medioevo, </hi><hi rend="CharOverride-1">nonostante le diffuse semplificazioni circa i ‘secoli bui’, sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> connotati da più di una svolta ben prima del cosiddetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> Rinascimento. Se il Quattrocento è secolo di transizione, è chiaro</hi><hi rend="CharOverride-1"> per gli storici che quel secolo portò a compimento processi</hi><hi rend="CharOverride-1"> avviati molto prima, quantomeno fin dall’XI secolo, quando una</hi><hi rend="CharOverride-1"> imprevedibile crescita demografica ed economica interessò soprattutto l’Occidente europeo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Franceschi 2017b). Ma quanto di questi cambiamenti può essere </hi><hi rend="CharOverride-1">rintracciato nella consapevolezza della gente del tempo? Certo è </hi><hi rend="CharOverride-1">che l’attenzione per la fertilità dei territori, l’abbondanza </hi><hi rend="CharOverride-1">dei raccolti o la capacità di gestire ampie reti di </hi><hi rend="CharOverride-1">approvvigionamento di granaglie diviene punto di attenzione ricorrente nelle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">la</hi><hi rend="italic CharOverride-1">udes civitates</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra Due e Trecento (Mucciarelli 2017).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Va poi aggiunto</hi><hi rend="CharOverride-1"> che tratti comuni e significative varianti rappresentano le costanti sponde</hi><hi rend="CharOverride-1"> entro cui si muove la ricostruzione storica dell’Europa. Senza</hi><hi rend="CharOverride-1"> contare che il muoversi in questo alveo non scorre in</hi><hi rend="CharOverride-1"> modo lineare anche a causa della incostante e diversificata disponibilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> di fonti, come ad esempio testi letterari, normativi o filosofici,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei quali sia possibile rintracciare elaborazioni di nuove idee o</hi><hi rend="CharOverride-1"> rielaborazioni di antiche. Parole e immagini, ovvero lessici e fonti</hi><hi rend="CharOverride-1"> iconografiche, finiscono per risultare più aderenti all’intento di seguire</hi><hi rend="CharOverride-1"> una storia delle idee del lavoro agricolo che neanche specifiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> trattazioni, se non altro per l’uso corrente delle parole</hi><hi rend="CharOverride-1"> o per la riconoscibilità dell’iconografia da parte della gente</hi><hi rend="CharOverride-1"> del tempo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Considerando l’esigenza di una trattazione di sintesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella cornice della presente opera, prenderò le mosse</hi><hi rend="CharOverride-1"> da un ciclo figurativo del primo Trecento, funzionale a </hi><hi rend="CharOverride-1">mettere a fuoco alcuni dei principali punti di svolta su </hi><hi rend="CharOverride-1">cui ritornerò in modo più dettagliato.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. I due mondi </hi><hi>del lavoro agricolo nel campanile di Giotto</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’edificio simbolo del</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempo, il campanile, anche Firenze ebbe la sua rappresentazione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, ideata e in parte realizzata da Andrea Pisano </hi><hi rend="CharOverride-1">(Verdon 2016). I due ordini di bassorilievi si compongono di</hi><hi rend="CharOverride-1"> formelle esagonali sormontate da losanghe: le prime – le più</hi><hi rend="CharOverride-1"> basse e più visibili – contengono la rappresentazione del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e di una storia del lavoro dalle origini alla sistemazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei saperi; le seconde propongono una sequenza che parte </hi><hi rend="CharOverride-1">dai pianeti (il cosmo), prosegue con le virtù (teologali e</hi><hi rend="CharOverride-1"> cardinali) e poi con le arti liberali (trivio e quadrivio).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ma vediamo nel dettaglio. La prima faccia del campanile, quella</hi><hi rend="CharOverride-1"> prospicente al battistero, mostra la creazione di Adamo, quella </hi><hi rend="CharOverride-1">di Eva, i lavori delle origini (Adamo con la </hi><hi rend="CharOverride-1">zappa ed Eva con la rocca), la pastorizia, la </hi><hi rend="CharOverride-1">musica, la metallurgia, la viticoltura (nelle losanghe superiori i pianeti). </hi><hi rend="CharOverride-1">Il secondo lato, quello che guarda verso il centro della </hi><hi rend="CharOverride-1">città, contiene un’interessantissima articolazione professionale: l’astronomia, l’edilizia</hi><hi rend="CharOverride-1">, la medicina, l’equitazione, la tessitura, la legislazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">la meccanica (al di sopra le virtù). Sul lato </hi><hi rend="CharOverride-1">orientato verso la sede dello </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Studium</hi><hi rend="CharOverride-1">, troviamo poi una sistemazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei saperi, che nella realizzazione originale (prima cioè dell’apertura</hi><hi rend="CharOverride-1"> della porta) vedeva un seguito di figure riconducibili in parte</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle classificazioni delle arti meccaniche: la navigazione, il mito</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ercole e Caco, l’agricoltura, la teatrica, la pittura,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la scultura, l’architettura (al di sopra le arti liberali)</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È dal confronto tra questa immagine dell’agricoltura con </hi><hi rend="CharOverride-1">la prima del lavoro dei progenitori che possiamo ravvisare un </hi><hi rend="CharOverride-1">mutamento radicale. Mentre Adamo (la prima formella ‘agricola’) </hi><hi rend="CharOverride-1">imbraccia chinato una zappa, l’agricoltura della seconda formella vede</hi><hi rend="CharOverride-1"> al centro una coppia di buoi che tirano l’aratro</hi><hi rend="CharOverride-1"> manovrato da un contadino che si erge mentre compie il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo lavoro. Il realismo dei gesti, degli attrezzi (l’aratro</hi><hi rend="CharOverride-1"> semplice), della coppia di buoi aggiogati sferzati da un giovane,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei solchi che preparano il terreno, lascia implicitamente intendere non</hi><hi rend="CharOverride-1"> le solo l’evoluzione tecnica (dalla zappa all’aratro), ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche i nuovi rapporti di lavoro del mondo mezzadrile, </hi><hi rend="CharOverride-1">che prevedevano forme di compartecipazione per assicurare la presenza sui </hi><hi rend="CharOverride-1">poderi degli animali da lavoro, la forza motrice del tempo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il ciclo di Andrea Pisano si offre così alla nostra </hi><hi rend="CharOverride-1">attenzione per l’intreccio di realtà materiali, concezioni e idee </hi><hi rend="CharOverride-1">del tempo. Le formelle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">reinterpretano</hi><hi rend="CharOverride-1"> innanzitutto la rappresentazione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">dei campi dei calendari dei mesi, inserendo l’agricoltura nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> più generale contesto della operosità e della creatività degli uomini.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Non si tratta dell’unico esempio – basti pensare a</hi><hi rend="CharOverride-1">i portali delle cattedrali di Venezia, Modena, Piacenza, Verona o </hi><hi rend="CharOverride-1">alla fontana maggiore di Perugia –, sebbene il ciclo fiorentin</hi><hi rend="CharOverride-1">o possieda elementi di originalità (Gandolfo 1984). In secondo </hi><hi rend="CharOverride-1">luogo i basso rilievi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">confermano</hi><hi rend="CharOverride-1"> la promozione del lavoro agricolo </hi><hi rend="CharOverride-1">tra le arti meccaniche al di sotto delle arti liberali,</hi><hi rend="CharOverride-1"> decretato un paio di secoli prima da Ugo da San</hi><hi rend="CharOverride-1"> Vittore, che nel suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didascalicon</hi><hi rend="CharOverride-1"> specificava le sette </hi><hi rend="italic CharOverride-1">artes </hi><hi rend="italic CharOverride-1">mechanicae</hi><hi rend="CharOverride-1">: «primam lanificium, secundam armaturam, tertiam navigationem, quartam agriculturam, quintam</hi><hi rend="CharOverride-1"> venationem, sextam medicinam, septimam theatricam», ovvero lavorare la lana, </hi><hi rend="CharOverride-1">fabbricare le armi, la navigazione, l’agricoltura, la caccia, la </hi><hi rend="CharOverride-1">medicina, l’arte teatrale (Degrassi 2017; Capezzone 2007). In terzo</hi><hi rend="CharOverride-1"> luogo l’iconografia del Campanile </hi><hi rend="italic CharOverride-1">astrae</hi><hi rend="CharOverride-1"> su un piano più</hi><hi rend="CharOverride-1"> generale (dalla storia biblica inscritta nei cicli naturali dei pianeti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle arti meccaniche in relazione a quelle liberali) quella più</hi><hi rend="CharOverride-1"> realisticamente rappresentata da Ambrogio Lorenzetti a Siena negli stessi anni</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1338): a Firenze la sintesi del lavoro nell’edificio simbolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> del tempo; nella sala del Buon Governo un elaborato strumento</hi><hi rend="CharOverride-1"> di comunicazione politica che, come tale, doveva restituire in modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> credibile e ben riconoscibile la concreta realtà del progetto politico</hi><hi rend="CharOverride-1"> del governo dei Nove (Piccinni 2022). Nonostante le notevoli diversità</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra il ciclo fiorentino e l’affresco senese entrambe le</hi><hi rend="CharOverride-1"> opere mostrano un profondo radicamento nella ‘terra di città’.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Campagne cioè costruite dalle città, che proiettavano sui </hi><hi rend="CharOverride-1">propri contadi modelli produttivi e investimenti fondiari (la mezzadria), politiche </hi><hi rend="CharOverride-1">di governo, idealità (Mucciarelli, Pinto, e Piccinni 2009), fino a farne</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumento di comunicazione politica come nel caso di Siena.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Partendo </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’osservatorio delle due figure dell’agricoltura di Andrea Pisano</hi><hi rend="CharOverride-1">, possiamo fissare alcuni punti che rappresentano principali svolte nei </hi><hi rend="CharOverride-1">secoli medievali.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. </hi><hi rend="italic">Laboratores</hi><hi>, ovvero contadini</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Arti figurative e storia di</hi><hi rend="CharOverride-1"> parole riflettono le principali svolte che si osservano già dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> IX-X secolo. All’epoca della rinascita carolingia si deve</hi><hi rend="CharOverride-1"> non solo l’elaborata cura delle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">villae</hi><hi rend="CharOverride-1"> del noto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Capitulare</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Carlo Magno</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Fois 1981), ma anche il consolidato </hi><hi rend="CharOverride-1">tema iconografico del lavoro dei progenitori (Adamo che zappa e </hi><hi rend="CharOverride-1">Eva che fila della Bibbia di Carlo il Calvo) e </hi><hi rend="CharOverride-1">l’inaugurazione dei ‘cicli dei mesi’ (Cammarosano 2017). Il </hi><hi rend="CharOverride-1">tempo dell’anno solare veniva a identificarsi non solo con </hi><hi rend="CharOverride-1">i lavori stagionali, le opere da svolgere, ma era personificato</hi><hi rend="CharOverride-1"> da altrettante figure di lavoratori, secondo un’invenzione iconografica medievale</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Mane 2015). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il termine </hi><hi rend="italic CharOverride-1">laboratores</hi><hi rend="CharOverride-1"> del latino medievale viene inoltre</hi><hi rend="CharOverride-1"> a definire in modo specifico i contadini, e più </hi><hi rend="CharOverride-1">in generale uno degli ordini della nota rappresentazione tripartita della</hi><hi rend="CharOverride-1"> società, composta da </hi><hi rend="italic CharOverride-1">bellatores</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">oratores</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">laboratores</hi><hi rend="CharOverride-1">, ovvero quelli</hi><hi rend="CharOverride-1"> che facevano la guerra, quelli che pregavano e la grande</hi><hi rend="CharOverride-1"> componente di coloro che lavoravano la terra. Si trattava di</hi><hi rend="CharOverride-1"> una rappresentazione fortemente gerarchizzata, che rifletteva non solo un sistema</hi><hi rend="CharOverride-1"> di valori, ma anche funzioni, ordini o stati sociali (Arnoux</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2012). L’essenziale distinzione del mondo contadino, che stime </hi><hi rend="CharOverride-1">approssimative calcolano intorno al 90% della popolazione europea, aveva connotati </hi><hi rend="CharOverride-1">di natura giuridica, che comprendevano uomini liberi e le varie </hi><hi rend="CharOverride-1">forme di lavoro servile (Panero 2017). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei secoli tra alto</hi><hi rend="CharOverride-1"> e basso Medioevo, anche il mondo contrassegnato dalla permanenza di</hi><hi rend="CharOverride-1"> signorie rurali vide progressive modifiche nei rapporti tra signori e</hi><hi rend="CharOverride-1"> contadini (Panero 2018), che si accompagnarono a una valorizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> del lavoro come fulcro della creazione di un nuovo spazio</hi><hi rend="CharOverride-1"> della produzione e dello scambio. Processi di autonomie dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">villains</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono stati individuati nelle campagne inglesi dopo la Peste </hi><hi rend="CharOverride-1">Nera (Bailey 2021). Le stesse rivolte contadine della seconda </hi><hi rend="CharOverride-1">metà del Trecento documentano mutamenti della società, oltre a riflettere,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ancora una volta, le diversità del continente europeo, dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">jaquerie</hi><hi rend="CharOverride-1"> francese del 1356, alle rivolte inglesi del 1381, ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> conflitti interni al mondo mezzadrile (Cherubini 1995; Bourin et al.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2008).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sullo sfondo di questi cambiamenti, tra XIV e XV </hi><hi rend="CharOverride-1">secolo, emergono con chiarezza le specificità delle aree connotate dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">permanenza di signori e comunità rurali (Rao 2015; Provero 2020), </hi><hi rend="CharOverride-1">rispetto alle campagne profondamente permeate dal mondo delle città specialmente </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’Italia centro settentrionale. Leggendo tra le righe della metafora </hi><hi rend="CharOverride-1">di Piero l’Aratore (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piers Ploughman</hi><hi rend="CharOverride-1">, seconda metà del </hi><hi rend="CharOverride-1">Trecento) di William Langland, Arnoux (2006) ha sottolineato ad esempio sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> il nuovo valore attribuito al lavoro, tratto comune del «momento</hi><hi rend="CharOverride-1"> medievale dell’economia» europea nella transizione tra Medioevo ed età</hi><hi rend="CharOverride-1"> moderna, sia aspetti più specifici del contesto inglese, dove il</hi><hi rend="CharOverride-1"> riconoscimento attribuito al protagonista del lavoro dei campi non sostituiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> i compiti sociali della classe dei cavalieri. Nel sogno di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Langland, Piero è colui che indica la strada, conferendo così</hi><hi rend="CharOverride-1"> al lavoro contadino un valore etico nella società, ma rimane</hi><hi rend="CharOverride-1"> al suo posto, poiché toccherà sempre a lui la </hi><hi rend="CharOverride-1">fatica di coltivare i campi. Una realtà molto diversa a </hi><hi rend="CharOverride-1">cospetto della ‘terra di città’, dove la stessa attrazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> occupazionale del mondo cittadino poteva offrire nuove opportunità di lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Dallo stato giuridico al lavoro contrattato</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">Dalla dipendenza personale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">al lavoro contrattato</hi><hi rend="CharOverride-1"> è il felice sottotitolo del già citato </hi><hi rend="CharOverride-1">volume sulla storia del lavoro nel Medioevo (Franceschi 2017a), che </hi><hi rend="CharOverride-1">risulta quanto mai efficace per enucleare le trasformazioni tra alto </hi><hi rend="CharOverride-1">e basso Medioevo (Nanni 2017; Piccinni 2017). Il documento che </hi><hi rend="CharOverride-1">emblematicamente attesta questo passaggio è il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Liber Paradisus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Bologna </hi><hi rend="CharOverride-1">del 1257. Il noto </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Memoriale</hi><hi rend="CharOverride-1"> riporta l’elenco completo dei </hi><hi rend="CharOverride-1">servi e delle serve bolognesi affrancati dal Comune dietro il </hi><hi rend="CharOverride-1">pagamento di un riscatto. I prologhi delle quattro porte iniziano </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti con un analogo esordio, in cui sono «espresse le </hi><hi rend="CharOverride-1">premesse ideali (le motivazioni giuridiche, le riflessioni religiose e le </hi><hi rend="CharOverride-1">istanze etiche) che giustificarono l’intervento comunale» (Antonelli 2007, xxii).</hi><hi rend="CharOverride-1"> Gli oltre cinquemila nomi di servi e serve riscattati dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> Comune di Bologna rappresentano il più noto esempio di abolizione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della servitù da parte di molti comuni italiani (Antonelli e Giansante</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2008). Nell’ampio prologo del quartiere di Porta Procola,</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’agire del Comune di Bologna è inscritto nella storia</hi><hi rend="CharOverride-1"> della creazione – «Paradisum voluptatis plantavit Dominus Deus omnipotens» (un</hi><hi rend="CharOverride-1"> Paradiso di gioia creò al principio Dio onnipotente) – e</hi><hi rend="CharOverride-1"> della salvezza, marcata dall’opposizione dei termini libertà e servitù.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Alla perdita della «perfectissimam et perpetuam libertatem» (perfetta e perenne</hi><hi rend="CharOverride-1"> libertà) da parte del genere umano sottomesso ad «alterationi </hi><hi rend="CharOverride-1">et gravissime servituti» (decadenza e opprimente servitù) rispondeva Dio con </hi><hi rend="CharOverride-1">l’incarnazione del Figlio che restituiva «pristine liberati» (antica libertà),</hi><hi rend="CharOverride-1"> e in questo alveo si giustificava l’azione del Comune</hi><hi rend="CharOverride-1">:</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Cuius rei consideratione nobilis civitas Bononi eque semper pro libertate</hi><hi rend="CharOverride-1"> pugnavit, preteritorum memorans et futura providens in honorem nostri redemptoris</hi><hi rend="CharOverride-1"> domini Iesu Christi nummario pretio redemit omnes quos in civitate</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bononie ac episcopatu reperit servili condictione adscrictos et liberos esse</hi><hi rend="CharOverride-1"> decrevit inquisitione habita diligenti (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Liber Paradisus</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1).</hi></p><p rend="quotations_quotation_b3" ><hi rend="CharOverride-1">(Considerando tutto ciò,</hi><hi rend="CharOverride-1"> la nobile città di Bologna, che sempre si è battuta</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la libertà, memore del passato e preparando il futuro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> in onore del Signore nostro, Gesù Cristo Redentore, riscattò per</hi><hi rend="CharOverride-1"> denaro tutti coloro che, nella città e nella diocesi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bologna, trovò oppressi dalla condizione servile e dopo attenta indagine</hi><hi rend="CharOverride-1"> decretò che fossero liberi) </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La ricostruzione storiografica ha messo in</hi><hi rend="CharOverride-1"> evidenza i vari elementi implicati da queste liberazioni collettive nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> contesto storico dell’affermazione di governi ‘di popolo’.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ma soprattutto segna un’evidente impatto sul mondo delle campagne</hi><hi rend="CharOverride-1"> da parte del mondo cittadino: liberando i lavoratori dei campi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dai vincoli di servitù la città si assicurava una nuova</hi><hi rend="CharOverride-1"> componente di popolazione tassabile, favoriva il dinamismo del mercato della</hi><hi rend="CharOverride-1"> terra e del lavoro agricolo, promuoveva il popolamento delle campagne</hi><hi rend="CharOverride-1"> al fine di assicurare l’approvvigionamento alimentare. La diffusione delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> forme di lavoro contrattato, affitto a canone fisso e soprattutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> la mezzadria, determinò un nuovo assetto economico e sociale del</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo contadino: le relazioni tra proprietari cittadini e contadini</hi><hi rend="CharOverride-1"> non sono le stesse che tra signori e contadini o</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra signori e comunità rurali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’esempio rivelatore di queste</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuove relazioni emerge tra le righe della cosiddetta ‘satira </hi><hi rend="CharOverride-1">del villano’ (Cherubini 1974). Il repertorio di aggettivi che</hi><hi rend="CharOverride-1"> qualificano l’immagine dei contadini sul piano sociale, culturale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> finanche fisico si articola con una nuova connotazione tipicamente economica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come ha osservato Massimo Montanari (2009, 699): «il contadino continua</hi><hi rend="CharOverride-1"> a essere bestiale, immondo, immorale, ricettacolo di ogni vizio; ma,</hi><hi rend="CharOverride-1"> soprattutto, diventa </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ladro</hi><hi rend="CharOverride-1">». Si tratta insomma di uno spazio </hi><hi rend="CharOverride-1">relazionale che si svolge nell’ambito del podere e di </hi><hi rend="CharOverride-1">un contratto, dove più che idee sul lavoro dei campi</hi><hi rend="CharOverride-1"> si contrappongono le istanze dei mezzadri e le prerogative dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> proprietari, che si concretizzavano negli epiteti con cui aggettivavano </hi><hi rend="CharOverride-1">i lavoratori. I primi poterono farsi forti della penuria di</hi><hi rend="CharOverride-1"> manodopera dopo la Peste, tanto che «volieno tali patti», scriveva</hi><hi rend="CharOverride-1"> Marchionne di Coppo Stefani, che quasi sembravano «loro i poderi</hi><hi rend="CharOverride-1"> tanto di buoi, di seme, di presto e di vantaggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> voleano» (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Cronica</hi><hi rend="CharOverride-1">, 636). I secondi si avvalevano della facoltà</hi><hi rend="CharOverride-1"> di frapporre una barriera nelle relazioni con i lavoratori, secondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> le precauzioni prescritte da Giovanni di Pagolo Morelli o da</hi><hi rend="CharOverride-1"> Paolo da Certaldo, per difendersi dalle astuzie e sottigliezze dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> contadini, accusati anche di essere «bacalari» (saccenti), ironicamente «gramatici», </hi><hi rend="CharOverride-1">oltre che «ingrati» e «sconoscenti» (Piccinni 2006).</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Dalle </hi><hi rend="italic">artes </hi><hi rend="italic">mechanicae</hi><hi> al sistema delle arti</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo quasi cinquant’anni dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Liber</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Paradisus </hi><hi rend="CharOverride-1">fu un giudice bolognese, Pier de’ Crescenzi, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> redigere «il più importate trattato di agronomia medievale» (Toubert </hi><hi rend="CharOverride-1">1984), la cui risonanza è attestata dai numerosi volgarizzamenti in </hi><hi rend="CharOverride-1">diverse lingue europee, oltre a vari emulatori e, per certi</hi><hi rend="CharOverride-1"> aspetti, anche innovatori. Più che l’intrinseco valore nell’</hi><hi rend="CharOverride-1">ambito delle scienze agrarie, l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Opus</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">commodorum</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">ruralium</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1304-1309) di </hi><hi rend="CharOverride-1">Pier de’ Crescenzi ha un’importanza notevole per la visione</hi><hi rend="CharOverride-1"> della proprietà terriera da parte di ceti cittadini, con un</hi><hi rend="CharOverride-1">’impostazione chiaramente ancorata all’importanza dell’investimento fondiario. Ritornato nella</hi><hi rend="CharOverride-1"> sua patria bolognese «disideroso del pacifico e tranquillo stato, dopo</hi><hi rend="CharOverride-1"> la divisione e scisma di quella nobil cittade, onde piangere</hi><hi rend="CharOverride-1"> si dovrebbe» come esplicita nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Proemio</hi><hi rend="CharOverride-1">, mise mano alla </hi><hi rend="CharOverride-1">sua opera poiché tra tutte le imprese «niuna è miglior </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’agricoltura, niuna più abbondevole, niuna più dolce, e niuna </hi><hi rend="CharOverride-1">più degna dell’uomo libero, siccome dice Tullio». E rafforzava </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua lode del «coltivamento della villa», poiché assicurava uno </hi><hi rend="CharOverride-1">«stato tranquillo», «eccita dall’oziosità, e il danno de’ prossimi</hi><hi rend="CharOverride-1"> si schifa» e, se ben condotta, «più agevolmente, e </hi><hi rend="CharOverride-1">abbondantemente si riceve utilità, e s’acquista diletto» tanto che </hi><hi rend="CharOverride-1">«meritevolmente è da desiderare da’ buoni uomini, che senza danno</hi><hi rend="CharOverride-1"> d’alcuno vogliono vivere giustamente delle rendite delle lor possessioni».</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E analoga enfasi sulle virtù dell’agricoltura risuona anche nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> prologo della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Divina villa</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Corniolo della Cornia, redatta </hi><hi rend="CharOverride-1">negli anni Venti del Quattrocento: «però che nelle usançe humane</hi><hi rend="CharOverride-1"> niuna cosa più fertile de l’agricoltura, niuna più secura,</hi><hi rend="CharOverride-1"> niuna più gioconda si trova, ancor mo niuna cosa tanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> salutifera, niuna tanto honesta, niuna tanto necessaria». Come ha evidenziato</hi><hi rend="CharOverride-1"> nell’introduzione alla nuova edizione critica Carla Gambacorti (2018), il</hi><hi rend="CharOverride-1"> trattato perugino non è solo un compendio del de’ </hi><hi rend="CharOverride-1">Crescenzi, ma si arricchisce anche del recupero di autori latini, </hi><hi rend="CharOverride-1">come il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De re rustica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Columella, rinvenuto da Poggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> Bracciolini agli inizi del Quattrocento.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se l’avvio di </hi><hi rend="CharOverride-1">questa nuova stagione di trattatistica agraria ha un significato rilevante </hi><hi rend="CharOverride-1">nella storia delle idee sul lavoro dei campi, ampiamente arricchita </hi><hi rend="CharOverride-1">dal XV secolo e per tutta l’età moderna (Saltini</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2002; Gaulin 2007), c’è un ulteriore passo che</hi><hi rend="CharOverride-1"> può essere documentato per chiudere il cerchio. Si tratta cioè</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’inserimento della conduzione di proprietà terriere nel sistema </hi><hi rend="CharOverride-1">delle arti, ben documentabile grazie alla ricca documentazione senese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> generale riassetto delle campagne dopo la Peste del 1348 (Nanni</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2022; Luongo 2022), due provvedimenti promulgati a Siena nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1427 e nel 1446, recentemente pubblicati da Gabriella Piccinni, </hi><hi rend="CharOverride-1">meritano attenzione. In entrambi i casi si trattava di interventi</hi><hi rend="CharOverride-1"> relativi al mondo mezzadrile, il primo per limitare imposizioni fiscali</hi><hi rend="CharOverride-1"> da parte delle comunità rurali, il secondo per arginare l</hi><hi rend="CharOverride-1">’appropriazione da parte di quelle stesse comunità di terre inselvatichite</hi><hi rend="CharOverride-1"> di proprietà di cittadini senesi. Qui interessa il lungo </hi><hi rend="CharOverride-1">brano di «impianto teorico», che esprime più o meno con </hi><hi rend="CharOverride-1">gli stessi termini la giustificazione degli atti, rinverdendo «l’</hi><hi rend="CharOverride-1">idea antica del primato dell’agricoltura» (Piccinni 2020a):</hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Conciò sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> cosa che l’agricoltura sia la più utile et bisognevole</hi><hi rend="CharOverride-1"> arte et exercitio che sia, perché per lei si mantiene</hi><hi rend="CharOverride-1"> et conserva la vita dell’ uomo et per essi </hi><hi rend="CharOverride-1">si mantengono tutte l’altri arti et mestieri de le </hi><hi rend="CharOverride-1">quali tutte essa agricoltura è principio et fondamento et mantenimento </hi><hi rend="CharOverride-1">et è quella la quale sola è necessaria, (…) così </hi><hi rend="CharOverride-1">è dovuto che chi à el governo de la città </hi><hi rend="CharOverride-1">et luoghi et à autorità di fare leggi et ordini </hi><hi rend="CharOverride-1">per bonificamento della città stia più svegliato, sollicito et attento </hi><hi rend="CharOverride-1">allo accrescimento et mantenimento d’essa, veduto che essa agricoltura </hi><hi rend="CharOverride-1">è quella la quale mantiene et conserva la città et </hi><hi rend="CharOverride-1">contado di Siena in fertilità et abondanza et è quello </hi><hi rend="CharOverride-1">principale membro per lo quale procedono le intrate, richeze et </hi><hi rend="CharOverride-1">abondanze d’essa città (ASSi, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Regolatori</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma c’è</hi><hi rend="CharOverride-1"> un ulteriore passo da evidenziare. Le stesse considerazioni sull’</hi><hi rend="CharOverride-1">agricoltura come «la più utile et bisognevole arte et exercitio </hi><hi rend="CharOverride-1">che sia» ritornavano alla metà dello stesso secolo a sostegno </hi><hi rend="CharOverride-1">di una vertenza. A Guido di Carlo Piccolomini era stata</hi><hi rend="CharOverride-1"> contestata la nomina a podestà della comunità di Asciano perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> non faceva ‘arte’, richiamando la norma statutaria del </hi><hi rend="CharOverride-1">1425 «Scioperati sint privati officiis» contro «oziosi e sfaccendati» </hi><hi rend="CharOverride-1">(Piccinni 2020b), che stabiliva che ogni cittadino fino al cinquantesimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> anno di età «sia tenuto et debba exercitarsi in fare</hi><hi rend="CharOverride-1"> o far fare mercantia o traffico o mestiero nella città</hi><hi rend="CharOverride-1"> o contado di Siena». L’argomento addotto in favore del</hi><hi rend="CharOverride-1"> Piccolomini davanti al Consiglio Generale di Siena è significativo (Piccinni</hi><hi rend="CharOverride-1"> 2020a). Anche se non faceva «arte secondo el</hi><hi rend="CharOverride-1"> vulgare parlare et forse secondo dispongono li vostri statuti», egli</hi><hi rend="CharOverride-1"> faceva «la più utile e la più necessaria arte che</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia», ovvero il «grande exercitio» di capitali investiti per</hi><hi rend="CharOverride-1"> fare lavorare le proprie terre: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">E avendo lui confidentia che</hi><hi rend="CharOverride-1"> tale statuto parla per li vagabundi, acciò che altri si</hi><hi rend="CharOverride-1"> exerciti parendoli avere grande exercitio come à di fare lavorare</hi><hi rend="CharOverride-1"> le sue possessioni et in esse tenere grandi quantità di</hi><hi rend="CharOverride-1"> denari e in bestiame e in prestanze di mezaioli etcetera</hi><hi rend="CharOverride-1"> come le possesioni richieggono et fatiga (ASSi, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Consiglio Generale</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">227).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Se la svolta delle basi economiche della ricchezza in </hi><hi rend="CharOverride-1">Toscana vede il passaggio dalle prevalenti attività mercantili e finanziarie </hi><hi rend="CharOverride-1">all’investimento fondiario, in questi atti troviamo anche un riflesso </hi><hi rend="CharOverride-1">esplicitamente teorizzato.</hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Dalla terra al «bel paesaggio»</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Conflittualità e </hi><hi rend="CharOverride-1">integrazione tra città e campagna rappresentano il terreno particolare dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">Italia centrale, dove il lavoro agricolo si inserì in un</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuovo quadro concettuale che includeva relazioni economiche nelle forme del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro, ma anche un nuovo valore attribuito agli investimenti produttivi</hi><hi rend="CharOverride-1"> in agricoltura. Si confermano così i due poli della svolta</hi><hi rend="CharOverride-1"> avvenuta durante i secoli del basso Medioevo evidenziata attraverso l</hi><hi rend="CharOverride-1">e due formelle del campanile di Giotto, così come il </hi><hi rend="CharOverride-1">Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti è documento di campagne costruite </hi><hi rend="CharOverride-1">dalle città, che proiettavano sui propri contadi modelli produttivi, politiche </hi><hi rend="CharOverride-1">di governo, idealità. Una trama di relazioni tessuta attraverso la </hi><hi rend="CharOverride-1">diffusione della proprietà fondiaria da parte di cittadini e da </hi><hi rend="CharOverride-1">relazioni economiche che presiedevano alle forme di conduzione e organizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro, la mezzadria appunto. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un contesto storico che risalta </hi><hi rend="CharOverride-1">in modo palese se posto a confronto con un altro </hi><hi rend="CharOverride-1">notevole ciclo figurativo, quello della Torre Aquila del Castello del </hi><hi rend="CharOverride-1">Buonconsiglio di Trento della fine del Trecento (Šebesta 1996). </hi><hi rend="CharOverride-1">Anche in questo caso risalta la meticolosa ricostruzione degli attrezzi </hi><hi rend="CharOverride-1">e dell’insieme delle attività agro-silvo-pastorali. Ma soprattutto è la</hi><hi rend="CharOverride-1"> più netta separazione tra mondo contadino e mondo signorile ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> attirare l’attenzione, rappresentati sempre in fasce contrapposte a segnare</hi><hi rend="CharOverride-1"> un diverso tipo di relazione/separazione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A chiusura di queste </hi><hi rend="CharOverride-1">pagine c’è un ultima tessera che ritengo debba essere </hi><hi rend="CharOverride-1">considerata nella proiezione di nuove idealità dal mondo delle città </hi><hi rend="CharOverride-1">verso le campagne. Nella</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Storia del paesaggio agrario</hi><hi rend="CharOverride-1"> Emilio </hi><hi rend="CharOverride-1">Sereni (1961) insisteva sulla necessità di tenere «viva la coscienza </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’unitarietà del processo storico» riflessa nello specchio del paesaggio, </hi><hi rend="CharOverride-1">particolarmente chiaro nel caso della Toscana: tecniche, rapporti agrari, sviluppo </hi><hi rend="CharOverride-1">economico e sociale, vita cittadina non sono disgiungibili «dalla realtà </hi><hi rend="CharOverride-1">storica di una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">cultura</hi><hi rend="CharOverride-1"> toscana, nella quale il gusto del </hi><hi rend="CharOverride-1">contadino per il “bel paesaggio” agrario», che Sereni vedeva strettamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> legato al «bel paesaggio pittorico» di Benozzo Gozzoli, o</hi><hi rend="CharOverride-1"> a quello «poetico» del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ninfale fiesolano</hi><hi rend="CharOverride-1"> del Boccaccio (Sereni</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1961, 25). Anche questa è una svolta, sulla soglia dell</hi><hi rend="CharOverride-1">’età moderna.</hi></p><p rend="h2 ParaOverride-2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Antonelli, Armando, a cura di. 2007. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Liber Paradisus. Con un’antologia di fonti bolognesi in materia</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> di servitù medievale (942-1304)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Venezia: Marsilio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Antonelli, Armando, e </hi><hi rend="CharOverride-1">Massimo Giansante, a cura di. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Liber Paradisus e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">le liberazioni collettive nel XIII secolo. Cento anni di studi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">(1906-2008)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Venezia: Marsilio.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Arnoux, Mathieu. 2006. “Apogeo, crisi e modernizzazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’economia.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Storia d’Europa e del Mediterraneo. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dal Medioevo all’età della globalizzazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, IV:</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Il medioevo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">(secoli V-XV)</hi><hi rend="CharOverride-1">, VIII: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Popoli, poteri, dinamiche</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di</hi><hi rend="CharOverride-1"> S. Carocci, 771-95. Roma: Salerno editrice.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Arnoux, Mathieu. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Les</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> temps des laboureurs. 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Dalla dipendenza personale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">al lavoro contrattato</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Castelvecchi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Franceschi, Franco. 2017b. “La crescita</hi><hi rend="CharOverride-1"> economica dell’Occidente medievale: un tema storico non ancora esaurito.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Introduzione.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La crescita economica dell’Occidente medievale: un</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> tema storico non ancora esaurito</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1-24. Roma: Viella.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Fumagalli, </hi><hi rend="CharOverride-1">Vito. 1993. “Monaci contadini.” In Fumagalli, Vito, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’alba del</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Medioevo</hi><hi rend="CharOverride-1">, 81-94. Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Gambacorta, Carla. 2018. 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Studi per Salvatore Fodale</hi><hi rend="CharOverride-1">, a</hi><hi rend="CharOverride-1"> cura di Patrizia Sardina, Daniela Santoro, Maria Antonietta Russo, e </hi><hi rend="CharOverride-1">Marcello Pacifico, 741-59. Palermo: New Digital Frontiers.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Piccinni, Gabriella. 2022. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Operazione Buon Governo. Un laboratorio di comunicazione politica nell’Italia </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del Trecento</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Provero, Luigi. 2020. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Contadini e potere</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> nel Medioevo. Secoli IX-XV</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rao, Riccardo. 2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I paesaggi dell’Italia medievale</hi><hi rend="CharOverride-1">. 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