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        <title type="main" level="a">Il lavoro pratico arriva alla letteratura</title>
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            <forename>Paolo</forename>
            <surname>Cherchi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.52</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>The Sixteenth century gradually overcame the inadequate consideration previously accorded to pratical work. Cornelius Agrippa, De incertitudine scientiarum (1529) treated many menial jobs next to the noble ones, and he had a negative attitude towards the workers who tranformed necessary trades into fake disciplines. The “professors of secrets” dispelled such negativity by publishing the recipes of their products. Vannoccio Biringucci’s Pirotecnia (1540) showed that scientific kowledge goes into the extraction and fusion of metals. Leonardo Fioravanti in his Specchio di tutte le scienze (1563) described humble and noble works. He opened the door to a flood of publications on all sorts of practical works from silk production, to distillation, dancing and tailoring. Finally the work had become a worthy subject for literature.</p>
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            <item>Agrippa</item>
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            <item>trades</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.52<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.52" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Il lavoro pratico arriva alla letteratura</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Paolo Cherchi</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e i vari tipi di lavoratori sono sempre esistiti, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma solo nel Cinquecento diventano tutti oggetto di presentazione letteraria</hi><hi rend="CharOverride-1">. Le enciclopedie medievali (dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Didascalicon</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ugo di San </hi><hi rend="CharOverride-1">Vittore, allo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Speculum maius</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Vincenzo di Beauvais) l’avevano </hi><hi rend="CharOverride-1">incluso in uno schema teologico che alle sette virtù faceva </hi><hi rend="CharOverride-1">corrispondere sette ‘arti meccaniche’ o ‘arti minori’ trovate </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’uomo per alleviare le difficoltà causate dal peccato originale;</hi><hi rend="CharOverride-1"> e le numerose rappresentazioni di arti e mestieri confermano questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> modo di intendere il lavoro manuale. A cavallo tra il</hi><hi rend="CharOverride-1"> Quattro e il Cinquecento, le mutate condizioni economiche e il</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo delle signorie modificano alquanto quel modo di vedere </hi><hi rend="CharOverride-1">prestando molta attenzione agli sviluppi della tecnologia che eleva l’</hi><hi rend="CharOverride-1">ingegnere al rango dell’architetto, rende il costruttore di </hi><hi rend="CharOverride-1">macchine belliche una figura indispensabile, e l’idraulico diventa </hi><hi rend="CharOverride-1">il bonificatore di zone paludose e il costruttore di canali </hi><hi rend="CharOverride-1">navigabili. Sono i decenni dei Martini, dei Fontana e </hi><hi rend="CharOverride-1">dei Leonardo che la letteratura celebra come demiurghi e geni.</hi><hi rend="CharOverride-1"> In genere, però, gli artigiani e gli operai non </hi><hi rend="CharOverride-1">godono di alcuna attenzione, come invece accade solo nella seconda </hi><hi rend="CharOverride-1">metà del ‘500 quando la letteratura si occupa di loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> e li impone all’attenzione generale conferendo ad essi una</hi><hi rend="CharOverride-1"> dignità sociale mai prima avuta. È un aspetto che ci</hi><hi rend="CharOverride-1"> pare degno di attenzione perché è difficile avere una visione</hi><hi rend="CharOverride-1"> generale del lavoro pratico senza tener conto dei grandissimi numeri</hi><hi rend="CharOverride-1"> di chi lo svolgeva. Lo strumento migliore per ottenerla </hi><hi rend="CharOverride-1">è la rappresentazione letteraria che, descrivendo le tecniche e le </hi><hi rend="CharOverride-1">funzioni civili di quei lavori, conferisce ad essi una dignità </hi><hi rend="CharOverride-1">che crea anche una coscienza sociale che la corporazione non </hi><hi rend="CharOverride-1">dava. La commedia e la novellistica includevano lavoratori di</hi><hi rend="CharOverride-1"> basso rango, ma erano quasi sempre servi e ruffiani, </hi><hi rend="CharOverride-1">e quindi contribuivano a creare un’immagine negativa</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quei tipi di lavoro. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Agrippa e l’</hi><hi>incertezza dei saperi</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La prima opera che favorì il sorgere</hi><hi rend="CharOverride-1"> di questa consapevolezza fu il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De incertitudine et vanitate scientiarum</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> et artium atque excellentia verbi Dei declamatio invectiva</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1527) di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Cornelio Agrippa di Nettesheim, opera che prende in considerazione </hi><hi rend="CharOverride-1">un numero alto di lavori e li descrive abbastanza bene, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma li condanna tutti.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Agrippa considerò in blocco i</hi><hi rend="CharOverride-1"> vari tipi di lavoro, e paradossalmente la sua negatività </hi><hi rend="CharOverride-1">richiamò l’attenzione sui lavori pratici e spinse l’opinione </hi><hi rend="CharOverride-1">generale a considerarli positivamente. Il suo atteggiamento può sembrare scettico </hi><hi rend="CharOverride-1">ma di fatto sottolinea la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">incertitudo</hi><hi rend="CharOverride-1"> della conoscenza basata sui </hi><hi rend="CharOverride-1">sensi (come vuole Aristotele) e quindi la sua ‘vanità’ </hi><hi rend="CharOverride-1">ai fini della vera conoscenza che per Agrippa rimane di </hi><hi rend="CharOverride-1">stampo platonico. Quando viene a parlare dei lavori ‘manuali’,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non nega la loro importanza, ma ne sottolinea la </hi><hi rend="CharOverride-1">corruzione e la decadenza rispetto alla funzione primaria per la</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale sono nati. Prendiamo, ad esempio, il cuoco: inizialmente </hi><hi rend="CharOverride-1">questo lavoro assolve la funzione della preparazione del cibo, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">nel tempo si evolve in una vera disciplina che mira </hi><hi rend="CharOverride-1">a creare pasti elaboratissimi, e ciò, secondo Agrippa, porta </hi><hi rend="CharOverride-1">ad una degenerazione che passa per ‘arte’. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’opera</hi><hi rend="CharOverride-1"> contiene cento capitoli più due conclusivi, uno generale </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De scientiarum</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> magistri</hi><hi rend="CharOverride-1"> e un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ad encominum asini digressio</hi><hi rend="CharOverride-1">. Molti sono </hi><hi rend="CharOverride-1">dedicati a lavori intellettuali (teologi, filosofi, matematici, storici, giuristi); vari</hi><hi rend="CharOverride-1"> altri alle scienze legate all’occulto, (geomanzia, cabala, magia </hi><hi rend="CharOverride-1">venefica, interpretazione dei sogni, e simili); non mancano capitoli dedicati</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai cortigiani e cortigiane, alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">histrionica</hi><hi rend="CharOverride-1">, alla danza, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi ai mercanti, ai pastori, ai pescatori, agli araldi, ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> veterinari, agli alchimisti e vari altri. La presentazione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ogni attività lavorativa si risolve in un’accusa contro chi</hi><hi rend="CharOverride-1"> la pratica e la corrompe. E, come si conveniva</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai suoi tempi, la narrazione è sistematicamente condita di aneddoti</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricavati dal mondo classico. La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">declamatio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Agrippa offre per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la prima volta un’ampia visione del lavoro nel momento</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesso in cui lo mette universalmente sotto accusa. Bisogna però</hi><hi rend="CharOverride-1"> insistere sul fatto che Agrippa condanni non il lavoro ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> le sue degenerazioni. Il lavoro pratico – egli sostiene sulla</hi><hi rend="CharOverride-1"> falsariga di un’epistola di Seneca (n. 90) – è</hi><hi rend="CharOverride-1"> un’invenzione degli uomini e non dei filosofi, come </hi><hi rend="CharOverride-1">si sostiene: l’uomo ha inventato la casa per ripararsi, </hi><hi rend="CharOverride-1">e poi gli architetti hanno voluto renderla bella e comoda </hi><hi rend="CharOverride-1">e sfarzosa, usando un sapere che scambia il superfluo per </hi><hi rend="CharOverride-1">il necessario. Ogni lavoro, sia pratico che intellettuale, è necessario</hi><hi rend="CharOverride-1"> in quanto adempie alla sua funzione primaria; i problemi nascono</hi><hi rend="CharOverride-1"> quando si perde di vista la finalità per le quali</hi><hi rend="CharOverride-1"> esistono. È interessante che in questa tesi cada l’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> della superiorità di un tipo di lavoro su un altro</hi><hi rend="CharOverride-1"> perché ciò implica la riabilitazione del lavoro pratico. Per </hi><hi rend="CharOverride-1">altro il vizio dell’inganno e l’incertezza del vano </hi><hi rend="CharOverride-1">sapere domina in entrambi le forme di attività. Comunque stiano</hi><hi rend="CharOverride-1"> le cose, grazie all’opera di Agrippa molti lavori, </hi><hi rend="CharOverride-1">programmaticamente dimenticati da letterati schifiltosi, arrivano alla dignità letteraria,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e sono per la maggior parte i lavori classificati come</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘arti minori’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’opera affiorava quella corrente scettica </hi><hi rend="CharOverride-1">e antilibresca che era alquanto diffusa e che si trovava </hi><hi rend="CharOverride-1">in sintonia con certi aspetti del pensiero riformistico ormai incamminato </hi><hi rend="CharOverride-1">ad armarsi contro l’egemonia della Chiesa Romana. Pertanto l’</hi><hi rend="CharOverride-1">opera di Agrippa trovò imitatori fra i cosiddetti ‘scapigliati’ </hi><hi rend="CharOverride-1">come, ad esempio, Niccolò Franco, il quale nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Risposta alla lucerna</hi><hi rend="CharOverride-1"> che è una delle nelle sue </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Epistole</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(1538), affianca ai vizi dei grammatici e medici quelli degli</hi><hi rend="CharOverride-1"> scardassatori, tipografi, sarti e vari altri artigiani. Il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> incertitudine</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Agrippa fu tradotto in italiano da Ludovico </hi><hi rend="CharOverride-1">Domenichi nel 1548, quindi con un certo ritardo, che potrebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">significare il venire meno della sua forza polemica o anche </hi><hi rend="CharOverride-1">un incoraggiamento a rispondere. Intanto bisogna ricordare che nella compatta</hi><hi rend="CharOverride-1"> tradizione umanistica affiorava qualche attenzione verso il mondo del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> materiale. Lo si vede per esempio nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De tradendis </hi><hi rend="italic CharOverride-1">disciplinis</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1531) di Luis Vives, in cui esorta gli studiosi </hi><hi rend="CharOverride-1">ad ampliare le loro conoscenze del lavoro pratico ma non</hi><hi rend="CharOverride-1"> leggendo i classici bensì visitando le officine dei lavoratori. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. La replica ad Agrippa </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Una prima risposta al discredito sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo del lavoro meccanico venne con la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Pirotecnia</hi><hi rend="CharOverride-1"> del senese</hi><hi rend="CharOverride-1"> Vannoccio Biringucci pubblicata nel 1540 dove non si fa </hi><hi rend="CharOverride-1">menzione dell’opera di Agrippa, che, a dire il vero, </hi><hi rend="CharOverride-1">non conosce niente del lavoro della fusione dei metalli di </hi><hi rend="CharOverride-1">cui parla il senese. Semmai l’opera deve la sua</hi><hi rend="CharOverride-1"> ispirazione al </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Birmannus sive de re metallica</hi><hi rend="CharOverride-1"> del tedesco </hi><hi rend="CharOverride-1">Agricola apparsa nel 1530, che anticipa temi ripresi nel capolavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De re metallica</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1556. La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Pirotecnia</hi><hi rend="CharOverride-1"> tratta «di</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto s’appartiene all’arte della fusione o getto de</hi><hi rend="CharOverride-1">’ metalli, fare campane, artiglierie, fuochi artificiati, et altre diverse </hi><hi rend="CharOverride-1">cose utilissime». Una buona parte è dedicata al modo </hi><hi rend="CharOverride-1">di ritrovare le miniere, di separare i metalli dalle</hi><hi rend="CharOverride-1"> scorie, di fonderli, del modo di costruire i forni, le</hi><hi rend="CharOverride-1"> polveri da sparo e di creare leghe; pertanto vediamo </hi><hi rend="CharOverride-1">che molti tipi di lavoratori collaborano ciascuno con la propria</hi><hi rend="CharOverride-1"> specializzazione ad imprese collettive. Ma, come si indica nel </hi><hi rend="CharOverride-1">titolo, una parte notevole è dedicata alla fabbricazione delle campane </hi><hi rend="CharOverride-1">e ai pezzi d’artiglieria, specialmente cannoni e fucili. Sono </hi><hi rend="CharOverride-1">due prodotti che toccano aspetti essenziali della vita associata: le </hi><hi rend="CharOverride-1">campane sono il culto, il senso del tempo, lo strumento </hi><hi rend="CharOverride-1">degli annunci festivi e funerei, di allarme e di vittoria…;</hi><hi rend="CharOverride-1"> le artiglierie sono gli strumenti della difesa e della conquista.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Sono, insomma strumenti ‘vitali’, e nessuno può metterne </hi><hi rend="CharOverride-1">in discussione la dignità. Per fabbricarli è necessaria una conoscenza </hi><hi rend="CharOverride-1">specialistica di scienze naturali, dall’acustica alla mineralogia, ma è </hi><hi rend="CharOverride-1">veramente indispensabile una conoscenza sperimentale e pratica. L’arte militare</hi><hi rend="CharOverride-1"> anche in questo caso si mostra all’avanguardia dei progressi</hi><hi rend="CharOverride-1"> tecnici, e da sola produce una letteratura sul lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">delle fortificazioni delle città, sulla costruzione di ponti, strade,</hi><hi rend="CharOverride-1"> accampamenti e armi. L’artiglieria moderna imponeva fortificazioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> diverse da quelle medievali: per fare un solo esempio, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> cannone rendeva inutili i merletti. La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Pirotecnia</hi><hi rend="CharOverride-1"> mostrava una</hi><hi rend="CharOverride-1"> totale indifferenza alle ‘essenze’ di matrice teologica e puntava</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto sulla esperienza e sull’esperimento, e lo faceva </hi><hi rend="CharOverride-1">con tale forza da imporsi senza destare polemiche perché tutto </hi><hi rend="CharOverride-1">in essa era nuovo, non solo la materia ma la </hi><hi rend="CharOverride-1">visione della sua importanza nel mondo dei saperi. È notevole </hi><hi rend="CharOverride-1">che Biringucci non citi mai un classico: segno che si</hi><hi rend="CharOverride-1"> stava entrando in una nuova concezione del sapere pratico </hi><hi rend="CharOverride-1">e operativo.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. La stampa valorizza il lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel processo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> acquisizione di un profilo sociale di ogni tipo di lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ebbe un ruolo primario la stampa che rese noti i</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘segreti professionali’ e creò nuovi protagonisti. Se le </hi><hi rend="CharOverride-1">rivelazioni potevano danneggiare gli interessi ‘corporativi’, in compenso davano</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad essi la dignità della stampa. I primi a</hi><hi rend="CharOverride-1"> rendere noti i loro strumenti furono gli autori dei ‘</hi><hi rend="CharOverride-1">segreti’, ossia di quel tipo di letteratura che produceva </hi><hi rend="CharOverride-1">‘ricette’ o formule per smacchiare i panni, curare i </hi><hi rend="CharOverride-1">vermi dei bambini, far bollire presto i fagioli, proteggersi dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">pulci, riparare un piatto e un’infinità di occorrenze del </hi><hi rend="CharOverride-1">quotidiano domestico. È una letteratura che dovrebbe screditare chi la </hi><hi rend="CharOverride-1">praticava, e in effetti non ebbe mai pretese letterarie,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma ebbe una diffusione impareggiata, rompeva un tabù, era destinata</hi><hi rend="CharOverride-1"> in buona parte ad un pubblico femminile e produsse anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> alcune ‘autrici’ (ad es. Isabella Cortese), allargò la </hi><hi rend="CharOverride-1">categoria dei ‘ciarlatani’, ossia praticanti che si muovevano fra</hi><hi rend="CharOverride-1"> le arti magiche e mediche e affluirono nelle schiere</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei medici paracelsiani. Si pensi che un’opera come </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> segreti</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">di Alessio piemontese</hi><hi rend="CharOverride-1"> (pseudonimo di Girolamo Ruscelli) (1555) ebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> un numero altissimo di edizioni e una circolazione europea </hi><hi rend="CharOverride-1">tale da raggiungere cifre che nessun altro libro italiano ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> mai raggiunto. Per noi conta il fatto che un lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia pure di dubbia natura, emerga dall’oscurità per entrare</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel circuito delle attività utili per la società, ed </hi><hi rend="CharOverride-1">essendo per definizione ‘segreta’, mostrandosi al sole refutava </hi><hi rend="CharOverride-1">i sospetti d’inganno inculcati da Agrippa. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel 1561 apparve </hi><hi rend="CharOverride-1">la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tipocosmia</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Alessandro Citolini, una sorta di compilazione lessicografica </hi><hi rend="CharOverride-1">relativa a tutto il ‘cosmo’, ivi compreso il lavoro.</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’opera è organizzata secondo il sistema dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">hexameron</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">cioè secondo lo schema della creazione divina in sei giorni.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Quando si arriva al giorno della creazione dell’uomo, </hi><hi rend="CharOverride-1">vengono elencate tutte le sue professioni e mestieri conosciuti, enumerandone </hi><hi rend="CharOverride-1">rispettivamente tutte le attività e tutti gli utensili in liste </hi><hi rend="CharOverride-1">sterminate che costituiscono un tesoro lessicografico unico. Così, ad esempio, </hi><hi rend="CharOverride-1">se si parla degli stallieri si descrivono tutti i tipi </hi><hi rend="CharOverride-1">di strumenti che usano per strigliare i cavalli, i tipi </hi><hi rend="CharOverride-1">di sella che usano, i passi dei cavalli e così </hi><hi rend="CharOverride-1">via dicendo; e lo stesso accade per ogni tipo di </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro, nobile o ignobile, senza distinzione alcuna di livello. La</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tipocosmia</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un caso unico sia per la lingua che</hi><hi rend="CharOverride-1"> per la struttura, e nonostante la sua ricchezza onomastica non</hi><hi rend="CharOverride-1"> descrive mai un’attività ma si limita a registrarne gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> strumenti. È però un indizio delle nuove possibilità di </hi><hi rend="CharOverride-1">valutazione che vengono da un’organizzazione enciclopedica. Nel 1563 </hi><hi rend="CharOverride-1">Frobenius ed Episcopio, gli editori di Basilea che stampavano</hi><hi rend="CharOverride-1"> spesso autori italiani, pubblicarono la traduzione italiana del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De </hi><hi rend="italic CharOverride-1">re metallica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Georg Agricola. Fu un evento </hi><hi rend="CharOverride-1">che consacrò il tema del lavoro meccanico fra i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">magnalia</hi><hi rend="CharOverride-1">,</hi><hi rend="CharOverride-1"> come direbbe Dante, cioè fra i grandi temi letterari. L</hi><hi rend="CharOverride-1">’opera ‘scopriva’ un nuovo mondo, quello sotterraneo e che</hi><hi rend="CharOverride-1"> rimaneva inutilizzato fino a quando non si trovava il </hi><hi rend="CharOverride-1">modo di ubicarlo e di portarlo alla luce, e compiere </hi><hi rend="CharOverride-1">questa operazione significava aggiungere un quinto ‘elemento’, vitale come</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’aria e il fuoco perché infiniti erano i vantaggi</hi><hi rend="CharOverride-1"> che l’uomo poteva trarre da essi. Il minatore e</hi><hi rend="CharOverride-1"> il fonditore erano gli operai che davano questi beni al</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo. Per giunta lo stile classicheggiante e il sapiente uso</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei riferimenti al mondo classico rendeva l’opera degna </hi><hi rend="CharOverride-1">di autentica ammirazione. Davanti ad essa cadevano tutte le riserve </hi><hi rend="CharOverride-1">che Agrippa aveva avanzato sul valore del lavoro pratico. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Attorno </hi><hi rend="CharOverride-1">agli stessi anni Benedetto Varchi tornava sulla divisione dei saperi </hi><hi rend="CharOverride-1">e così scriveva del lavoro pratico: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">È ancora da notare</hi><hi rend="CharOverride-1"> che come tutte le scienze possono, non già per loro</hi><hi rend="CharOverride-1"> stesse ma solo per colpa di coloro che l’esercitano,</hi><hi rend="CharOverride-1"> diventare vili e meccaniche, così l’arti possono, non per</hi><hi rend="CharOverride-1"> virtù di chi l’opera, divenire non solo laudevoli ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> eziandio onoratissime, quantunque di sua stessa natura fussero basse e</hi><hi rend="CharOverride-1"> disonorate (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">La divisione della filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1">). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Si affaccia così</hi><hi rend="CharOverride-1"> una valutazione ‘etica’ che annulla la divisione tradizionale dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavori pur senza eliminarla. Cadeva un’altra riserva che per</hi><hi rend="CharOverride-1"> secoli aveva diviso il lavoro intellettuale da quello pratico.</hi><hi rend="CharOverride-1"> E tutto lasciava prevedere l’avvento di una nuova epoca.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Con Citolini l’autonomia del mondo del lavoro all’interno</hi><hi rend="CharOverride-1"> di una ‘cosmogonia’ segnalava che i tempi erano maturi</hi><hi rend="CharOverride-1"> per portare sulla scena un personaggio/valore che si chiamava </hi><hi rend="CharOverride-1">‘lavoro’. Mai come allora le osservazioni di Seneca mediat</hi><hi rend="CharOverride-1">e da un Agrippa, o i versi di Lucrezio sull’</hi><hi rend="CharOverride-1">origine dei mestieri e in particolare dei minatori sembravano così </hi><hi rend="CharOverride-1">attuali e reali come quelli presentati nella pagine di Biringucci </hi><hi rend="CharOverride-1">e di Agricola! </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Fioritura di opere in volgare sul</hi><hi> lavoro </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E arrivò il momento in cui un autore di</hi><hi rend="CharOverride-1"> formazione non classica, e per giunta un autore di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘segreti’ (famoso per l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">elexir</hi><hi rend="CharOverride-1"> che prese il suo</hi><hi rend="CharOverride-1"> nome) scrisse un’opera semi-enciclopedica su tutte le professioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> e mestieri del mondo. Parliamo di Leonardo Fioravanti, autore d</hi><hi rend="CharOverride-1">ello </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Specchio di tutte le scienze</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Venezia, 1562). </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel suo libro, oltre ai vari capitoli sulla medicina e </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla grammatica, la retorica e le altre arti liberali, troviamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> capitoli sull’agricoltura, sull’arte del fabbro, sui beccari, osti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sarti, tessitori, ‘speciali’ o farmacisti, fonditori, marinai, commercianti, cosmografi,</hi><hi rend="CharOverride-1"> calzolai, cuoiai, stampatori e svariati altri lavori presenti nelle cosiddette</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘arti minori’. Abbiamo citato senza alcun ordine perché </hi><hi rend="CharOverride-1">non si vede che Fioravanti ne segua alcuno nel descriverli. </hi><hi rend="CharOverride-1">L’opera, in stile piano e condito di qualche aneddoto, </hi><hi rend="CharOverride-1">punta sulla descrizione delle professioni e dei mestieri, ricordandone minutamente </hi><hi rend="CharOverride-1">le funzioni e gli strumenti. Nello </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Specchio</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutto diventa ‘scienza</hi><hi rend="CharOverride-1">’, ossia conoscenza del mondo, e ogni sapere ha le</hi><hi rend="CharOverride-1"> sue rispettive ‘tecniche’ o quel ‘saper fare’ che</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo rende utile. Fioravanti non ricorda mai gli inventori dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> mestieri o delle professioni perché quel tipo di erudizione non</hi><hi rend="CharOverride-1"> era del suo bagaglio culturale, e le sue informazioni sembrano</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricavate da una conoscenza diretta dei lavori, inclusi quelli che</hi><hi rend="CharOverride-1"> costano «il sudore della fronte». È importante tener </hi><hi rend="CharOverride-1">conto del fatto che Fioravanti non fosse di estrazione ‘umanistica</hi><hi rend="CharOverride-1">’. La sua vita di viaggi e la sua professione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di medico, anche se di un medico </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sui generis</hi><hi rend="CharOverride-1"> con</hi><hi rend="CharOverride-1"> curiosità alchimistiche e vicino alla letteratura dei ‘segreti’, </hi><hi rend="CharOverride-1">lo mettevano a contatto con il mondo reale più che </hi><hi rend="CharOverride-1">con i libri, e per questo contava molto in lui </hi><hi rend="CharOverride-1">la vicinanza con il mondo delle tecniche e dei lavori </hi><hi rend="CharOverride-1">manuali. Il fatto poi che i lavori descritti siano tanti </hi><hi rend="CharOverride-1">fu determinante nell’imporre un tema ormai avvertito ma non </hi><hi rend="CharOverride-1">ancora sfruttato. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Specchio</hi><hi rend="CharOverride-1"> inaugurò un genere di opere letterarie </hi><hi rend="CharOverride-1">e in volgare che descrivevano i lavori e i loro </hi><hi rend="CharOverride-1">strumenti pur senza proporsi come opere didattiche, per cui possiamo </hi><hi rend="CharOverride-1">dire che finalmente con lo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Specchio</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro, incluso quello</hi><hi rend="CharOverride-1"> rappresentato dalle arti minori, fosse arrivato alla letteratura. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nasce da</hi><hi rend="CharOverride-1"> questo momento in poi una stagione di pubblicazioni dedicate ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> vari lavori che fugano ogni sospetto di inganno lasciato dall</hi><hi rend="CharOverride-1">’opera di Agrippa. Ne offriamo un breve campionario limitandoci </hi><hi rend="CharOverride-1">a segnalare i titoli apparsi entro la data del </hi><hi rend="CharOverride-1">1585. Per le fortificazioni: Giacomo Lanteri, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Due libri del modo di fare</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> fortificazioni di terra intorno alle città e di fare forti</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> in campagna</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1557; Francesco Marchi, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Architettura militare</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1579); Giulio Bellino,</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Disegni delle più illustri città e fortificazioni del mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1569);</hi><hi rend="CharOverride-1"> Girolamo Maggi, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Libri III della fortificazione della città</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1584). Per</hi><hi rend="CharOverride-1"> la guerra: Gabriello Busca, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Istruzione per i bombardieri</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1584). L</hi><hi rend="CharOverride-1">’agricoltura domina con </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le venti giornate dell’agricoltura </hi><hi rend="CharOverride-1">di Agostino Gallo </hi><hi rend="CharOverride-1">(1569); con il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Trattato delle lodi e della coltivazione</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> degli ulivi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1569) di Pier Vettori; con il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Trattato dell</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’agricoltura </hi><hi rend="CharOverride-1">di Africo Clemente (1572); con </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le ricchezze dell’agricoltura</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1584) di Gio. Maria Bonardo. Sulla produzione della seta: Giovanni</hi><hi rend="CharOverride-1"> Corsuccio, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il vermicello della seta</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1581); Magino Gabrielli, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Sopra l</hi><hi rend="italic CharOverride-1">’utili sue invenzioni sopra la seta</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1583). Sulla cucina: Cristoforo</hi><hi rend="CharOverride-1"> Messisbugo, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Banchetti e compositione di vivande</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1581); Bartolomeo Scappi, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> cuoco segreto di Papa Pio V </hi><hi rend="CharOverride-1">(1570). Sui cavalli: </hi><hi rend="CharOverride-1">Pasquale Caracciolo, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La gloria del cavallo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1566). Per i corrieri: </hi><hi rend="CharOverride-1">Cherubino Stella, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Poste per diverse parti del mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1976). Per </hi><hi rend="CharOverride-1">la danza: Fabrizio Coroso, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il ballerino</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1581). Sulla distillazione: Gerolamo </hi><hi rend="CharOverride-1">Rossi, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De distillatione</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1585). Sugli orologiai: Giovanni Padovani, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De compositione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">et usu multiformium horologiorum solarium</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1582); Raffaele Mirami, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Compendiosa introduzione </hi><hi rend="italic CharOverride-1">alla prima parte della specularia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1582). Sui profumieri: Timoteo Rossello, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La seconda parte de’ secreti universali in ogni materia</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1574);</hi><hi rend="CharOverride-1"> Isabella Cortese, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I secreti ne’ quali si contengono cose </hi><hi rend="italic CharOverride-1">minerali, medecinali, artificiose et alchemiche et molte dell’arte della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">profumatoria appartenenti ad ogni signora </hi><hi rend="CharOverride-1">(1584). Per la caccia: Domenico</hi><hi rend="CharOverride-1"> Boccamazza, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Otto libri di cose appartenenti alli cacciatori</hi><hi rend="CharOverride-1">. Per </hi><hi rend="CharOverride-1">la meccanica: Guidubaldo del Monte, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le mecaniche</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1581). Sono tutte </hi><hi rend="CharOverride-1">opere utilizzate nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Garzoni, pubblicata nel 1585. Fra </hi><hi rend="CharOverride-1">lo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Specchio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Fioravanti e la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Garzoni intercorrono </hi><hi rend="CharOverride-1">due decenni che vedono l’esplosione di una nuova moda </hi><hi rend="CharOverride-1">letteraria e di una nuova concezione del lavoro, due fattori </hi><hi rend="CharOverride-1">che insieme caratterizzano una vera ‘epoca’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Sono libri diversi </hi><hi rend="CharOverride-1">tra di loro. Ad esempio, quello di Caracciolo sui cavalli</hi><hi rend="CharOverride-1"> è voluminoso e ricco di riferimenti al mondo classico, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> allo stesso tempo è molto tecnico. Il libro sulla seta</hi><hi rend="CharOverride-1"> non ha riferimenti al mondo classico, e si dilunga in</hi><hi rend="CharOverride-1"> una narrazione che segue la crescita dei bachi, quindi la</hi><hi rend="CharOverride-1"> raccolta dei bozzoli e la lavorazione dei fili di seta.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Il libro sulla danza è molto tecnico come deve essere</hi><hi rend="CharOverride-1"> la descrizione dei passi del ballo e delle posizioni del</hi><hi rend="CharOverride-1"> corpo. Sono anche libri diversi per il tipo di </hi><hi rend="CharOverride-1">competenze che richiedono: ad esempio, le opere di meccanica </hi><hi rend="CharOverride-1">richiedono conoscenze matematiche, quelli di agricoltura presuppongono un’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">expertise</hi><hi rend="CharOverride-1"> in </hi><hi rend="CharOverride-1">campo meteorologico e chimico, quelle sulla danza si servono di </hi><hi rend="CharOverride-1">dati musicali. Insomma, sono tutti libri per ‘specialisti’, </hi><hi rend="CharOverride-1">se così possiamo dire, perché si soffermano sugli aspetti tecnici</hi><hi rend="CharOverride-1">, come veri libri didattici che vogliono far conoscere i </hi><hi rend="CharOverride-1">segreti del mestiere e farli apparire come frutto di un</hi><hi rend="CharOverride-1"> sapere acquisito con secolare sperimentazione. Hanno tutti in comune</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’orgoglio di presentare un lavoro che solo gli addetti</hi><hi rend="CharOverride-1"> sanno svolgere con economia di energia perché lo conoscono</hi><hi rend="CharOverride-1"> da ‘specialisti’. In tutti questi libri circola l’</hi><hi rend="CharOverride-1">idea che l’attività operativa bandisce l’ozio legato a </hi><hi rend="CharOverride-1">sua volta all’idea di aristocrazia e degli studi umanistici, </hi><hi rend="CharOverride-1">e per questo si comincia a vedere il lavoro pratico</hi><hi rend="CharOverride-1"> con entusiasmo e non più come una maledizione che s</hi><hi rend="CharOverride-1">i espia con il ‘sudore della fronte’. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro diventa una ‘passione’ in senso positivo. Si respira</hi><hi rend="CharOverride-1"> aria nuova, un vero piacere di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">esserci</hi><hi rend="CharOverride-1">, di far </hi><hi rend="CharOverride-1">parte di un periodo nuovo nella cultura, di un’atmosfera </hi><hi rend="CharOverride-1">che oseremmo definire ‘esiodea’ delle ‘opere e i giorni</hi><hi rend="CharOverride-1">’.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’aspetto specialistico si manifesta nel taglio monografico o </hi><hi rend="CharOverride-1">monotematico delle opere ricordate che è utile citare insieme</hi><hi rend="CharOverride-1"> perché da quella comunanza risulta ormai indiscutibile l’importanza del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro nella società. E quell’insieme presenta un quadro </hi><hi rend="CharOverride-1">ormai molto mutato rispetto a quello del primo Cinquecento, quando</hi><hi rend="CharOverride-1"> era viva l’immagine del ‘vile meccanico’. A </hi><hi rend="CharOverride-1">tale trasformazione contribuì anche l’apporto di opere nate con </hi><hi rend="CharOverride-1">altri propositi, ad esempio il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Catalogus gloriae mundi </hi><hi rend="CharOverride-1">di Bartolomeo </hi><hi rend="CharOverride-1">Chasseneux, che assegnava un posto ‘giuridico’ a tutte le </hi><hi rend="CharOverride-1">forme di lavoro, intellettuale e pratico. Fra queste opere si </hi><hi rend="CharOverride-1">deve porre il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Syntaxeon</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Pierre Grégoire, il Tolosano,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che nell’ordine del mondo inseriva i mestieri in quanto</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte integrante del vivere civile, benché il suo insegnamento </hi><hi rend="CharOverride-1">verrà valorizzato appieno dalla generazione di fine secolo. Lo spirito </hi><hi rend="CharOverride-1">di ‘opere e giorni’ si manifesta anche nelle raccolte </hi><hi rend="CharOverride-1">di stampe come lo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ständbuch</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Jost Amman e Hans </hi><hi rend="CharOverride-1">Sachs (1568) e i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Nova reperta</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1590) di Johannes Stradanus. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La forma ‘monografica’ non lascia intravvedere la società, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">certamente la prepara, anzi la esige perché tante nuove acquisizioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si disperdano. Sarà Tomaso Garzoni a presentare quel mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di specialisti in una visione unitaria dove tutti trovano la</hi><hi rend="CharOverride-1"> ragione di essere. E non solo: Garzoni includerà anche </hi><hi rend="CharOverride-1">lavori come quello dei mendicanti e del boia che non </hi><hi rend="CharOverride-1">rientravano nel novero delle arti. Quel che ora importa </hi><hi rend="CharOverride-1">sottolineare è che il lavoro pratico aveva trovato la propria</hi><hi rend="CharOverride-1"> identità nel linguaggio della letteratura, ed era una conquista </hi><hi rend="CharOverride-1">perché attestava una presenza e una consapevolezza che poneva le</hi><hi rend="CharOverride-1"> basi per quel che sarebbe venuto in seguito, dalla medicina</hi><hi rend="CharOverride-1"> per il lavoro, alla presa di coscienza politica. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cherchi, Paolo. 2014. “Il lavoro e letteratura dall’antichità al Rinascimento.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Annali di Italianistica</hi><hi rend="CharOverride-1"> 32: 31-52.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Eamon, William. 1964. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Science and the Secrets of Nature</hi><hi rend="italic CharOverride-1">. Books of Secrets in Medieval and Early Modern Culture</hi><hi rend="CharOverride-1">. Princeton: Princeton University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mari, Giovanni. 2019. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Libertà nel lavoro. La sfida della rivoluzione industriale</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi><hi rend="CharOverride-1">Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">McClure, George W. 2004. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Culture of Profession in Late Renaissance Italy</hi><hi rend="CharOverride-1">. Toronto: University of</hi><hi rend="CharOverride-1"> Toronto Press. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Perrone Compagni, Vittoria. 2021. “Heinric Cornelius Agrippa von</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nettesheim.” In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Stanford Encyclopedia of Philosophy</hi><hi rend="CharOverride-1">. &lt;</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">https://plato.stanford.edu/entries/agrippa-nettesheim/</hi></ref><hi rend="CharOverride-1">&gt; (2024-03-07).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ray, Meredith K. </hi><hi rend="CharOverride-1">2015. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Daughters of Alchemy. Women and Scientific Culture in Modern Early Italy</hi><hi rend="CharOverride-1">. Florence: I Tatti Studies in Italian Renaissance History.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Rossi, Paolo. 1962. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">I filosofi e le macchine</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli.</hi></p>  
      
      
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="145976">Cherchi, Paolo. 2014. “Il lavoro e letteratura dall’antichit&amp;#224; al Rinascimento.” Annali di Italianistica 32: 31-52.</bibl>
          <bibl n="145072">Eamon, William. 1964. Science and the Secrets of Nature. Books of Secrets in Medieval and Early Modern Culture. Princeton: Princeton University Press.</bibl>
          <bibl n="146418">Mari, Giovanni. 2019. Libert&amp;#224; nel lavoro. La sfida della rivoluzione industriale. Bologna: il Mulino.</bibl>
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          <bibl n="144518">Perrone Compagni, Vittoria. 2021. “Heinric Cornelius Agrippa von Nettesheim.” In Stanford Encyclopedia of Philosophy. &amp;lt;https://plato.stanford.edu/entries/agrippa-nettesheim/&amp;gt; (2024-03-07).</bibl>
          <bibl n="144992">Ray, Meredith K. 2015. Daughters of Alchemy. Women and Scientific Culture in Modern Early Italy. Florence: I Tatti Studies in Italian Renaissance History.</bibl>
          <bibl n="147434">Rossi, Paolo. 1962. I filosofi e le macchine. Milano: Feltrinelli.</bibl>
        </listBibl>
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