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        <title type="main" level="a">La Piazza universale di Tomaso Garzoni: una svolta nella letteratura del lavoro</title>
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            <forename>Paolo</forename>
            <surname>Cherchi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.53</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>Tomaso Garzoni’s Piazza universale di tutte le professioni del mondo (1585) describes about five hundred kinds of jobs, both intellectual and manual. Garzoni tells the story of each one of them, its origins, its tools, its performers. It is an astounding display of the variety of human activities, from kings to executioners, comes with endless lists of the tools used by each profession and a host of historic and erudite data. All works, be high or humble, are indispensable in society: there are no good or bad jobs but only good and bad workers. The Piazza represents a turning point in the history of the work: it collects what was known about it while giving to it a literary dignity; moreover its “technical” description prepares the terrain for the scientific understanding of the work.</p>
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            <item>Encyclopedism</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.53<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.53" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">La <hi rend="italic">Piazza universale</hi> di Tomaso Garzoni: una svolta nella letteratura del lavoro</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Paolo Cherchi</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="italic CharOverride-1">La piazza universale di tutte le</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> professioni del mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Tomaso Garzoni ebbe un’accoglienza straordinaria</hi><hi rend="CharOverride-1"> non perché il suo tema fosse nuovo, ma perché </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovo era il modo di trattarlo. Pubblicata a Venezia nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1585, l’opera ebbe ben tre ristampe/edizioni entro il </hi><hi rend="CharOverride-1">1589, anno della morte dell’autore. L’argomento fondamentale, cioè</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro visto come rassegna delle professioni e dei mestieri,</hi><hi rend="CharOverride-1"> non era una novità poiché autori quali Polidoro Virgilio (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">De rerum inventoribus</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1499), Cornelio Agrippa di Nettesheim (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">De</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> incertitudine et vanitate scientiarum</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1531), e Leonardo Fioravanti (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Specchio</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> di tutte le scienze</hi><hi rend="CharOverride-1">, 1561) lo avevano trattato cias</hi><hi rend="CharOverride-1">cuno in modo diverso. A Polidoro Virgilio importava sottolineare il </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto che quasi tutti i tipi di lavoro fossero presenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> già ai tempi della Bibbia, e avevano tutti la </hi><hi rend="CharOverride-1">loro nobiltà in quanto ‘antichi’ – il criterio della </hi><hi rend="CharOverride-1">nobiltà e dei suoi gradi era importante per stabilire le </hi><hi rend="CharOverride-1">‘precedenze’ secondo le quali si organizzavano le corporazioni e </hi><hi rend="CharOverride-1">si stabilivano le gerarchie sociali. Per Agrippa lo studio dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavori era l’occasione di mettere in luce le magagne </hi><hi rend="CharOverride-1">di tutti quelli che li esercitavano, e di mostrare che</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro crea ‘specialisti’ le cui conoscenze e arti</hi><hi rend="CharOverride-1"> specifiche sono un modo di ingannare gli altri approfittando</hi><hi rend="CharOverride-1"> della loro ignoranza: in ogni lavoro, dunque, le conoscenze del</hi><hi rend="CharOverride-1"> mestiere sono modi di ingannare gli altri. Fioravanti invece ha</hi><hi rend="CharOverride-1"> una visione molto pratica del mondo del lavoro, e </hi><hi rend="CharOverride-1">nel suo ridotto campo di osservazione mette in risalto i</hi><hi rend="CharOverride-1"> benefici e le peculiarità di ogni suo tipo. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Garzoni indica </hi><hi rend="italic CharOverride-1">tutti</hi><hi rend="CharOverride-1"> i tipi di lavoro e ne</hi><hi rend="CharOverride-1"> incorpora gli aspetti rilevati dagli autori appena ricordati e</hi><hi rend="CharOverride-1"> da vari altri ancora che avevano scritto su singoli mestieri</hi><hi rend="CharOverride-1">, e crea così un quadro comprensivo delle origini, malizie, </hi><hi rend="CharOverride-1">pregi e funzioni di ogni lavoro e dei lavoratori. Questa </hi><hi rend="CharOverride-1">volontà omnicomprensiva rende originale il suo lavoro e fissa una </hi><hi rend="CharOverride-1">visione del mondo del lavoro sistemato fin dai tempi </hi><hi rend="CharOverride-1">antichi. Nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1">, dunque, troveremo una sua presentazione </hi><hi rend="CharOverride-1">complessiva; apprenderemo tantissimo su ogni singolo lavoro e sui </hi><hi rend="CharOverride-1">rispettivi aspetti pratici e morali; inoltre ricaveremo un’idea generale</hi><hi rend="CharOverride-1"> del ruolo che il lavoro svolge nella società. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. </hi><hi>Struttura</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> è costituita da 155 capitoli di misura </hi><hi rend="CharOverride-1">varia – da una a quaranta pagine – e ciascun </hi><hi rend="CharOverride-1">capitolo contiene la descrizione di uno o più lavori. Molti </hi><hi rend="CharOverride-1">capitoli vertono su soggetti unici (principi, notai, </hi><hi rend="CharOverride-1">sarti ecc.), ma altri raggruppano professioni e mestieri affini: </hi><hi rend="CharOverride-1">ad esempio, i ‘lanaroli’ includono i </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">battilani o </hi><hi rend="CharOverride-1">verghieri o scardassini, tonditori di lana, cernitori, pettinatori, tiratori, purgadori, </hi><hi rend="CharOverride-1">cimadori, emendatori, filiere, orditori, tessari, cordatori, folatori, tintori di lana, </hi><hi rend="CharOverride-1">chiodaruoli, drappieri, sargieri, rascieri, tapezzieri, berettari, capellari, e materassai» (disc.</hi><hi rend="CharOverride-1"> 102);</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">e con «i legnaioli o marangoni» troviamo </hi><hi rend="CharOverride-1">i «bottari, cadregari, intagliatori di legno, intarsiatori, sboscadori, spezzazochi, segarini,</hi><hi rend="CharOverride-1"> zoccolai, cestari o canestrari, cassieri, scatolieri, lavoratori in osso, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> madri di perle, e simili» (disc. 105); di </hi><hi rend="CharOverride-1">conseguenza il numero di lavori esaminati s’aggira sul mezzo </hi><hi rend="CharOverride-1">migliaio. Nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1">, dunque, figura ogni sorta di lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal magistrato al teologo, dallo scalpellino al boia, dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">ozioso di piazza al venditore di almanacchi allo spazzino e </hi><hi rend="CharOverride-1">allo stalliere e a tanti mestieri oggi dimenticati. L’impressione </hi><hi rend="CharOverride-1">generale è che non manchi alcun mestiere e professione e </hi><hi rend="CharOverride-1">che tutti vengano considerati indispensabili. Si può dire che Garzoni</hi><hi rend="CharOverride-1"> descriva una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">civitas</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, in quanto tale, non può fare</hi><hi rend="CharOverride-1"> a meno né del governante né del boia, quindi l</hi><hi rend="CharOverride-1">’idea di ordine coincide con quello di totalità. Ogni </hi><hi rend="CharOverride-1">lettore, qualunque lavoro egli faccia, ha la certezza di esservi</hi><hi rend="CharOverride-1"> rappresentato, e nello stesso tempo vi ritrova i propri vicini</hi><hi rend="CharOverride-1"> e magari apprende nuove cose sul loro conto. L’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> della ‘piazza’, infatti, sostituisce quella più frequente del </hi><hi rend="CharOverride-1">‘teatro’, e crea nei suoi lettori l’impressione di</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere insieme spettatori ed attori in un gran teatro del</hi><hi rend="CharOverride-1"> mondo: ragione non ultima del successo dell’opera. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Strutturalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> si divide </hi><hi rend="italic CharOverride-1">grosso modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> in due parti: la</hi><hi rend="CharOverride-1"> prima riguarda le professioni nobili o di concetto, mentre la</hi><hi rend="CharOverride-1"> seconda riguarda i lavori pratici o ‘banausici’, come </hi><hi rend="CharOverride-1">diceva Aristotele. Tuttavia tale organizzazione non è rigorosa, perché se</hi><hi rend="CharOverride-1"> nei primi discorsi troviamo i signori, i principi e i</hi><hi rend="CharOverride-1"> tiranni, e negli ultimi troviamo gli ‘stracciaroli’ e </hi><hi rend="CharOverride-1">i barattieri – quindi una tassonomia gerarchica –, di </hi><hi rend="CharOverride-1">fatto l’opera procede per blocchi, e a professioni nobili </hi><hi rend="CharOverride-1">si mescolano talvolta dei lavori manuali: segno che una pianificazione </hi><hi rend="CharOverride-1">originale fu sopraffatta dalle esigenze imposte dall’ordine della raccolta </hi><hi rend="CharOverride-1">dei materiali, per cui può capitare di trovare un capitolo </hi><hi rend="CharOverride-1">sugli «eretici e inquisitori» accanto a quello dei «</hi><hi rend="CharOverride-1">bicchierai». Il risultato è una sorta di enciclopedia aperta </hi><hi rend="CharOverride-1">che mira primariamente a dare una visione integrale di una </hi><hi rend="CharOverride-1">società che ha bisogno di tutti i lavori benché non </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti abbiano lo stesso livello sociale. </hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Descrizione dei lavori</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La descrizione di ogni professione o lavoro segue uno </hi><hi rend="CharOverride-1">schema che si ripete inalterato per tutta l’opera. Garzoni </hi><hi rend="CharOverride-1">indica sempre le origini più remote di ogni lavoro, ricavando</hi><hi rend="CharOverride-1"> i dati dagli autori classici. Già questi dati c</hi><hi rend="CharOverride-1">onferiscono un tono dotto ai discorsi garzoniani, zeppi di dati</hi><hi rend="CharOverride-1"> eruditi e di grappoli di citazioni. Ma a parte la</hi><hi rend="CharOverride-1"> patina erudita, questi dati confermano il principio della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">nobilitas ex</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> vetustate</hi><hi rend="CharOverride-1">, cioè ogni lavoro esiste fin da quando esiste </hi><hi rend="CharOverride-1">la società umana, e questa nobiltà, che non è quella </hi><hi rend="CharOverride-1">di sangue o di genia, vale per tutti i lavori. </hi><hi rend="CharOverride-1">Garzoni, insomma, tratterà del lavoro come se fosse un attributo </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’uomo e che nasce con lui. Da tale antichità </hi><hi rend="CharOverride-1">ogni lavoro ricava il proprio diritto ad avere un posto</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella ‘piazza’. Ovviamente ci sono dei lavori che </hi><hi rend="CharOverride-1">non esistevano nel mondo antico, come, ad esempio quello del </hi><hi rend="CharOverride-1">tipografo o anche degli artificieri che fanno armi da fuoco. </hi><hi rend="CharOverride-1">Garzoni è consapevole delle innovazioni che il tempo ha portato,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma queste rappresentano solo degli ‘accidenti’ e non la</hi><hi rend="CharOverride-1"> categoria del lavoratore. Il tipografo, ad esempio, continuerà in modo</hi><hi rend="CharOverride-1"> innovativo il lavoro degli antichi scribi, e l’artificiere</hi><hi rend="CharOverride-1"> rientrerà anche lui nella categoria dei militari. Insomma, esiste un</hi><hi rend="CharOverride-1"> margine di innovazione in certi campi, ma i lavori, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> quanto funzioni che assolvono i fabbisogni della società, esistono </hi><hi rend="CharOverride-1">da sempre e si direbbe che sono nati tutti simultaneamente </hi><hi rend="CharOverride-1">e concresciuti nel tempo. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Stabilita l’antichità dei vari tipi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoro, Garzoni passa a descrivere le rispettive operazioni. Sono</hi><hi rend="CharOverride-1"> le parti più ‘tecniche’ dei ogni capitolo. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si descrivono i vari tipi di lavoro, indicandone i prodotti,</hi><hi rend="CharOverride-1"> gli strumenti per realizzarli, le qualità e il consumo. A</hi><hi rend="CharOverride-1">d esempio, dei muratori si dirà che tipo di costruzioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> producono, come le producono e con che finalità; dei </hi><hi rend="CharOverride-1">macellai si dirà degli animali che macellano, che pubblico servono, </hi><hi rend="CharOverride-1">quali tempi siano migliori per il loro lavoro, e un’</hi><hi rend="CharOverride-1">infinità di dettagli di questa sorta. Le parti descritte</hi><hi rend="CharOverride-1"> con maggior minuzia sono gli strumenti usati nel tipo di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro: dei teologi si dirà delle scuole alle quali </hi><hi rend="CharOverride-1">appartengono, dei libri che consultano, dei problemi di cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> si occupano; dei marinai dirà dei tipi di </hi><hi rend="CharOverride-1">imbarcazioni, dei tipi di vela, dei nodi che usano… liste</hi><hi rend="CharOverride-1"> che si presentano come un profluvio di termini tecnici ripetuto</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad ogni capitolo e per ogni tipo di lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">e in certi casi si prolungano per varie pagine, offrendo </hi><hi rend="CharOverride-1">un vero tesoro per i lessicografi. Sono filze di nomi </hi><hi rend="CharOverride-1">senza alcuna glossa e senza confini precisi in quanto un</hi><hi rend="CharOverride-1"> elenco può estendersi all’infinito o può limitarsi a poche</hi><hi rend="CharOverride-1"> unità. Tali rassegne di strumenti e di prodotti contribuiscono </hi><hi rend="CharOverride-1">a sostenere l’idea della ‘totalità’ nella descrizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">ogni singolo lavoro, e con l’informazione tecnica producono </hi><hi rend="CharOverride-1">anche una sorta di reificazione dei lavoratori, identificandoli in buona </hi><hi rend="CharOverride-1">parte con gli strumenti che utilizzano. </hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Etica professionale</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dopo le</hi><hi rend="CharOverride-1"> informazioni storiche e tecniche, è la volta delle persone </hi><hi rend="CharOverride-1">che esercitano le rispettive professioni e lavori. È la parte </hi><hi rend="CharOverride-1">‘narrativa’ della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1">, ricca di personaggi presentati nel brevissimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> giro dell’aneddoto. Il proposito di questa aneddotica non </hi><hi rend="CharOverride-1">è però quello narrativo – anche se è un condimento che</hi><hi rend="CharOverride-1"> rende piacevole la lettura della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza </hi><hi rend="CharOverride-1">– bensì quello di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘umanizzare’ il lavoro. E qui bisogna intendersi: per Garzoni</hi><hi rend="CharOverride-1"> i lavori e le professioni non sono di per sé</hi><hi rend="CharOverride-1"> ne buoni né cattivi, non sono, cioè modi di</hi><hi rend="CharOverride-1"> usare un’arte o mestiere per ingannare gli utenti –</hi><hi rend="CharOverride-1"> questa era l’opinione di fondo dell’opera di Agrippa</hi><hi rend="CharOverride-1"> – ma sono funzioni che vengono usate bene o male</hi><hi rend="CharOverride-1"> a seconda di chi le pratica. I lavori, insomma, </hi><hi rend="CharOverride-1">sono tutti necessari, e ci sono lavoratori che li assolvono </hi><hi rend="CharOverride-1">bene e altri che li praticano con malizia e inganno </hi><hi rend="CharOverride-1">– e ciò s’intende in linea generale, perché banditi</hi><hi rend="CharOverride-1"> o ‘i bravi’ di memoria manzoniana, sono persone </hi><hi rend="CharOverride-1">prave in modo assoluto. In genere la moralità non </hi><hi rend="CharOverride-1">dipende dai lavori in sé, bensì dalla natura dell’individuo </hi><hi rend="CharOverride-1">che li esplica. Un teologo potrà svolgere il proprio lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1"> in modo irreprensibile, ma alcuni possono tralignare e magari diventare</hi><hi rend="CharOverride-1"> eretici; il lavoro del macellaio di per sé è indispensabile,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma c’è il macellaio che vende carne di animali</hi><hi rend="CharOverride-1"> vecchi spacciandoli per giovani, quello che conserva un bel taglio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di carne per un’amica, e quello che altera la</hi><hi rend="CharOverride-1"> bilancia per incassare di più: sono difetti non ‘prescritti’</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla natura del lavoro, ma sono inerenti alla natura di</hi><hi rend="CharOverride-1"> chi lo pratica. La conferma di questa visione si ricava</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal fatto che gli aneddoti normalmente si distribuiscono in due</hi><hi rend="CharOverride-1"> fasce, una dei lavoratori onesti, e una di chi</hi><hi rend="CharOverride-1"> non fa un uso corretto dei suoi strumenti. In questo</hi><hi rend="CharOverride-1"> modo Garzoni contesta la vena scetticheggiante degli autori come </hi><hi rend="CharOverride-1">Agrippa e di tanta letteratura ‘picaresca’ e moralistica in </hi><hi rend="CharOverride-1">generale che associava certi lavori alla sfera della truffa. La </hi><hi rend="CharOverride-1">morale per Garzoni, insomma, dipendeva dalla persona e non dalla </hi><hi rend="CharOverride-1">natura del lavoro. Era la conclusione inevitabile alla quale perveniva </hi><hi rend="CharOverride-1">chi sosteneva allo stesso tempo la ‘necessità’ di ogni </hi><hi rend="CharOverride-1">tipo di lavoro e la libertà della morale: il tutto </hi><hi rend="CharOverride-1">era previsto nell’ottica della stabilità sociale voluta dall’ortodossia</hi><hi rend="CharOverride-1"> post-tridentina. Se la moralità dipendesse dal tipo di lavoro, esisterebbe</hi><hi rend="CharOverride-1"> una sorta di predestinazione, anche perché i lavoratori della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> sembrano destinati fin dalla nascita ad esercitare un lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">anziché un altro. I lavori si ereditano dai genitori e </hi><hi rend="CharOverride-1">nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> non c’è spazio per alcuna mobilità. </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. </hi><hi>Fonti d’informazione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">A conclusione di ogni discorso o capitolo l</hi><hi rend="CharOverride-1">’autore appone una specie di ‘nota bibliografica’, per </hi><hi rend="CharOverride-1">lo più consistente nell’indicazione di qualche libro sull’argomento. </hi><hi rend="CharOverride-1">Sono in parte forme di depistaggio perché l’uso dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> libri consultati e plagiati è immenso e quasi mai</hi><hi rend="CharOverride-1"> dichiarato. La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> lascia stupiti per il cumulo veramente </hi><hi rend="CharOverride-1">‘mostruoso’ dei dati eruditi, anche tenendo conto del </hi><hi rend="CharOverride-1">periodo in cui il sapere erudito era normale ed in </hi><hi rend="CharOverride-1">alcuni casi raggiungeva livelli sbalorditivi. L’opera è un immenso </hi><hi rend="CharOverride-1">e sistematico lavoro di copia e incolla. Per dare solo </hi><hi rend="CharOverride-1">alcune indicazioni, ricordiamo che la maggior parte degli elenchi lessicali </hi><hi rend="CharOverride-1">sono ricavati </hi><hi rend="italic CharOverride-1">verbatim</hi><hi rend="CharOverride-1"> dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tipocosmia</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Alessandro Citolini. Se</hi><hi rend="CharOverride-1"> ci sorprendono le indicazioni storico-erudite sulle origini delle professioni </hi><hi rend="CharOverride-1">e mestieri, vediamo che Garzoni le trasse in gran parte </hi><hi rend="CharOverride-1">dal </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Catalogus gloriae mundi</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1546) di Barthélémy Chasseneux Cassaneo.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Se ammiriamo la varietà degli aneddoti distribuiti con buon senso</hi><hi rend="CharOverride-1"> del ritmo e della misura narrativa in tutta l’opera,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricordiamo che la fonte principale dalla quale dipendono era l</hi><hi rend="CharOverride-1">’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Officina</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ravisio Testore. Molti capitoli, naturalmente, hanno fonti specifiche</hi><hi rend="CharOverride-1"> e queste sono di grande varietà. Garzoni ebbe il genio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di incorporare nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza </hi><hi rend="CharOverride-1">i ‘segreti’ che una ormai</hi><hi rend="CharOverride-1"> folta letteratura aveva reso noti, e che ora venivano</hi><hi rend="CharOverride-1"> raccolti in un inedito ‘monumento’ alla operosità umana. </hi></p><p rend="h2" ><hi>6. Ruolo del lavoro nel mondo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> è un’enciclopedia </hi><hi rend="CharOverride-1">per lo spirito e per l’intenzione di dare una </hi><hi rend="CharOverride-1">visione totale del mondo del lavoro; e grazie a questo </hi><hi rend="CharOverride-1">progetto enciclopedico tutti i lavori, anche i più bassi, trovano </hi><hi rend="CharOverride-1">una voce e una rappresentazione. Fu una conquista storico-culturale di </hi><hi rend="CharOverride-1">notevole entità in quanto tutti i lavori diventavano necessari e </hi><hi rend="CharOverride-1">indispensabili. Inoltre, l’apparato dotto e tecnico con cui venivano </hi><hi rend="CharOverride-1">trattati i singoli lavori conferiva a ciascuno di essi una </hi><hi rend="CharOverride-1">dignità letteraria. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La conseguenza maggiore di questo approccio para-enciclopedico</hi><hi rend="CharOverride-1"> è quasi un paradosso: quel mondo popolato di ogni tipo</hi><hi rend="CharOverride-1"> di lavoratori crea l’immagine di un brulichio immobile. In</hi><hi rend="CharOverride-1"> genere le strutture enciclopediche immobilizzano il mondo nel senso che</hi><hi rend="CharOverride-1"> incasellano i soggetti che ne costituiscono le ‘voci’, </hi><hi rend="CharOverride-1">ma non studiano i rapporti che possono intercorrere fra di </hi><hi rend="CharOverride-1">esse, o tutt’al più le inseriscono in una categoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> generale (nel nostro esempio «i lavoratori della lana»). </hi><hi rend="CharOverride-1">Garzoni è fedele a questo tipo di presentazione, per cui </hi><hi rend="CharOverride-1">la sua enciclopedia ha una carattere museale o da ‘esposizione</hi><hi rend="CharOverride-1">’ che rappresenta una fotografia del mondo, ma lo priva</hi><hi rend="CharOverride-1"> di movimento e di dinamica. Il lavoro risulta isolato, </hi><hi rend="CharOverride-1">quasi privo di vera socialità: il contadino non stringe alcuna </hi><hi rend="CharOverride-1">relazione con il sensale che vende i suoi prodotti, né </hi><hi rend="CharOverride-1">con il mugnaio né con i «carriolanti» né con </hi><hi rend="CharOverride-1">altri tipi di lavoro; e se qualche volta Garzoni accenna </hi><hi rend="CharOverride-1">a tali contatti, non indugia mai a studiare la natura </hi><hi rend="CharOverride-1">delle relazioni che ne risultano. Non esiste mai alcun cenno</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle difficoltà fisiche ed economiche legate al mondo dei lavori,</hi><hi rend="CharOverride-1"> né si parla mai di profitti o di stenti. Anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> quando il discorso verte sui ladri o sui «bravi</hi><hi rend="CharOverride-1">» o sulle folle che fanno sommosse davanti ai negozi</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei fornai, non si fa mai cenno alle cause </hi><hi rend="CharOverride-1">sociali di questi fenomeni: le osservazioni di tale natura fanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> parte dei ‘vizi’ dei lavoratori, e non sono oggetto</hi><hi rend="CharOverride-1"> di studio, come avviene in certe enciclopedie come quella di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Antonino da Firenze. Ciò non toglie che le descrizioni di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Garzoni offrano degli spaccati preziosi sulla vita del tempo: basti</hi><hi rend="CharOverride-1"> vedere la quantità di dati che si ricavano dai capitoli</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi commercianti, sui loro traffici e viaggi, sull’organizzazione delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘catene di produzione’ e dei loro scambi. La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> descrive come venivano gestite le poste, come si svolgeva il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro nelle tipografie, nel mondo degli scolari, dei notai, dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> veterinari e dei cuochi. C’è molta vita e brio</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella pagine della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1">, e tuttavia c’è anche </hi><hi rend="CharOverride-1">un senso di immobilità, di un quadro vivace ma infinite </hi><hi rend="CharOverride-1">volte ripetuto, insomma un mondo ‘stabile’ che continua i </hi><hi rend="CharOverride-1">modi e le funzioni di ogni tipo di lavoro stabilito </hi><hi rend="CharOverride-1">fin dai primordi della civiltà. </hi></p><p rend="h2" ><hi>7. Svolta nella storia del</hi><hi> lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ma la</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> non è una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">summa</hi><hi rend="CharOverride-1"> inerte di </hi><hi rend="CharOverride-1">tutte le professioni del mondo: è invece un monumento che </hi><hi rend="CharOverride-1">segna una svolta nella nozione di lavoro. E Garzoni era </hi><hi rend="CharOverride-1">consapevole di aver fatto cosa nuova, come dimostra l’introduttivo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Discorso universale in lode delle scienze e delle arti liberali </hi><hi rend="italic CharOverride-1">in comune</hi><hi rend="CharOverride-1">, unitamente alla lettera ad Abramo Colorni, l’ingegnere</hi><hi rend="CharOverride-1"> che fortificò la mura di Mantova. Entrambi i testi </hi><hi rend="CharOverride-1">costituiscono un vero ‘proclama’ sulla dignità e indispensabilità di </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti i lavori, intellettuali o manuali, ognuno di essi autonomo </hi><hi rend="CharOverride-1">e con i propri ‘strumenti’ o tecniche, ma tutti </hi><hi rend="CharOverride-1">coordinati ad assicurare la vita civile. Tuttavia è difficile asserire</hi><hi rend="CharOverride-1"> che Garzoni misurasse perfettamente l’entità dell’innovazione che </hi><hi rend="CharOverride-1">solo il tempo avrebbe reso evidente. La sintesi garzoniana </hi><hi rend="CharOverride-1">andava oltre le semplici descrizioni dei lavori trattati</hi><hi rend="CharOverride-1"> in opere precedenti, e ne fece una ‘componente strutturale</hi><hi rend="CharOverride-1">’ del vivere umano, come il respirare, il riprodursi, </hi><hi rend="CharOverride-1">il convivere e ad altre funzioni organiche e morali che</hi><hi rend="CharOverride-1"> assicurano la durabilità e stabilità della società umana. Nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si avverte più un’esortazione all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ora</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> et labora</hi><hi rend="CharOverride-1">, bensì un imperativo naturale che sta a </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamento della società, tanto che non si potrà più parlare</hi><hi rend="CharOverride-1"> del vivere civile senza tener conto del lavoro che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostiene. La ‘svolta’ implicita nella visione totalizzante della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> si apprezza meglio nel passaggio dall’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">homo faber </hi><hi rend="CharOverride-1">all’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">homo opifex </hi><hi rend="CharOverride-1">o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">operarius</hi><hi rend="CharOverride-1">. La prima nozione domina nel mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> umanistico-rinascimentale che nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">faber</hi><hi rend="CharOverride-1"> sottolinea la dimensione prometeica dell’inventore</hi><hi rend="CharOverride-1"> e del genio, per cui vengono esaltate le professioni </hi><hi rend="CharOverride-1">‘costruttive’ ed ‘esploratrici’, come l’architettura, la balistica,</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’ingegneria, la nautica e simili. La seconda sottolinea l</hi><hi rend="CharOverride-1">’importanza del lavoro nella strutturazione e conservazione della società. Garzoni</hi><hi rend="CharOverride-1"> non dimentica il momento ‘eurematico’ o de ‘i </hi><hi rend="CharOverride-1">primi’ che inventarono arti e mestieri, ma per lui gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> inventori non sono dei geni o degli ‘evemeri’ benefattori</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’umanità, bensì persone che aggiungono un organo o </hi><hi rend="CharOverride-1">un tassello al corpo del mondo affinché raggiunga la sua </hi><hi rend="CharOverride-1">perfezione che non ammette deficienza alcuna. Gli ‘inventori’ della</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> non hanno più il ruolo semidivino che avevano nelle</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Genealogie</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Boccaccio o </hi><hi rend="italic CharOverride-1">De rerum inventoribus</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Polidoro Virgilio,</hi><hi rend="CharOverride-1"> e pertanto non suscitano più l’ammirazione riservata ai</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘geni’, ma hanno già quel colore di antiquariato</hi><hi rend="CharOverride-1"> che prevarrà nella cultura del Sei-Settecento, e riportano il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro nell’alveo della storia. La nozione della ‘necessità’</hi><hi rend="CharOverride-1"> di ciascun lavoro ebbe una conseguenza epocale: smantellò l’idea</hi><hi rend="CharOverride-1"> aristotelica che il lavoro creativo fosse frutto dell’ozio o</hi><hi rend="CharOverride-1"> della libertà dal lavoro manuale, e gli assegnò una responsabilità</hi><hi rend="CharOverride-1"> civico-sociale che prima non aveva. Di conseguenza gli ‘intellettuali’</hi><hi rend="CharOverride-1"> venivano chiamati per la prima volta nell’era moderna ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> ‘impegnarsi’ per mantenere la stabilità della società; e </hi><hi rend="CharOverride-1">tale impegno entrerà in modo permanente nell’idea del lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Un altro fattore di svolta nella storia del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">è la ‘reificazione’ di chi lo esegue. Garzoni indica </hi><hi rend="CharOverride-1">con stupefacente meticolosità gli strumenti utilizzati e le cose prodotte,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per cui le professioni e i mestieri si identificano </hi><hi rend="CharOverride-1">o fanno tutt’uno con i mezzi che impiegano e </hi><hi rend="CharOverride-1">con le cose che producono. La ‘specializzazione’ fissa i</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori nel loro rango, ma valorizza enormemente le arti </hi><hi rend="CharOverride-1">meccaniche che migliorano le condizioni della vita; grazie ad essa</hi><hi rend="CharOverride-1"> il lavoro cessa di essere una semplice attività e diventa</hi><hi rend="CharOverride-1"> un ‘sapere’. Anche i lavori più bassi, dal </hi><hi rend="CharOverride-1">facchino ai ripulitori di latrine, sono voluti e programmati dagli </hi><hi rend="CharOverride-1">uomini per migliorare la vita umana, e hanno anch’</hi><hi rend="CharOverride-1">essi le proprie tecniche o strumenti. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La necessità e la </hi><hi rend="CharOverride-1">specializzazione dei lavori restringono e perfino respingono il </hi><hi rend="CharOverride-1">ruolo del ‘genio’ e minimizzano le differenze tra studi</hi><hi rend="CharOverride-1"> umanistici e studi scientifici. Si ricordi che l’ultimo capitolo</hi><hi rend="CharOverride-1"> della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> è dedicato agli umanisti considerati come veri professionisti</hi><hi rend="CharOverride-1"> con strumenti e funzioni proprie e non più confondibili con</hi><hi rend="CharOverride-1"> altri specialisti. A lungo andare quest’attenzione all’aspetto tecnico</hi><hi rend="CharOverride-1"> promuoverà l’idea del laboratorio e agevolerà la nascita della</hi><hi rend="CharOverride-1"> nuova scienza che si basa, appunto, sull’uso degli strumenti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e non dei libri. Vista in quest’ampia parabola, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> acquista un ruolo storico singolare segnando una prima e</hi><hi rend="CharOverride-1"> chiara presa di coscienza del fatto che il lavoro non</hi><hi rend="CharOverride-1"> costituisca più un normale tema accademico o religioso, ma </hi><hi rend="CharOverride-1">coinvolga i fondamenti del modo in cui il mondo</hi><hi rend="CharOverride-1"> si sostenta e si regola. L’epoca ‘delle ‘opere</hi><hi rend="CharOverride-1"> e i giorni’ trova nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1"> la sua massima </hi><hi rend="CharOverride-1">sistemazione e allo stesso tempo si pone come una solida </hi><hi rend="CharOverride-1">piattaforma per avviare una nuova epoca che sarà quella ‘dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> filosofi e le macchine’. E in questa potente sintesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> non si perdono neppure ‘i vizi’ dei lavoratori che</hi><hi rend="CharOverride-1"> riaffioreranno con il nuovo nome di ‘errori popolari’ </hi><hi rend="CharOverride-1">in opere come gli </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Pseudodoxia epidemica</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Thomas Brown</hi><hi rend="CharOverride-1">e o il </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Teatro crítico universal</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Benito Feijóo.</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti </hi><hi>bibliografici</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_74_455-461.html#footnote-000">-1</ref></hi></hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bragonzoni, Renzo. 2012. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Uno scrittore del tardo Cinquecento: Tommaso Garzoni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bagnacavallo: Discanti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cherchi, Paolo. 1981. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Enciclopedismo e politica della riscrittura: Tommaso Garzoni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Pisa: Pacini.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cherchi, Paolo. 2022. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Die Eroberung der Würde der Arbeit bei Garzoni und Grimmelshausen</hi><hi rend="CharOverride-1">. In </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Grimmelshausen 400</hi><hi rend="CharOverride-1">. Hrsg.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Italo Battafarano, Lousanne, Peter Lang, 99-117. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Cherchi, Paolo, e Walter Pretolani. 2007.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Saggio di una bibliografia garzoniana</hi><hi rend="CharOverride-1">. Ravenna: VACA. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garzoni, Tomaso. 1993. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Opere</hi><hi rend="CharOverride-1">, a c</hi><hi rend="CharOverride-1">ura di Paolo Cherchi. Ravenna: Longo (discorsi scelti de </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza</hi><hi rend="CharOverride-1">, </hi><hi rend="CharOverride-1">543-652).</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Garzoni, Tomaso. 1996. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La piazza universale di tutte le professioni del mondo</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Paolo Cherchi, e </hi><hi rend="CharOverride-1">Beatrice Collina, 2 voll. Torino: Einaudi. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mocarelli, Luca 2011. “Attitudes to Work and Commerce in the Late Italian Renaissance: A Comparison between Tomaso Garzoni’s </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La Piazza Universale</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">and Leonardo Fioravanti’s </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dello Specchio Di Scientia Universale</hi><hi rend="CharOverride-1">.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">International Review of Social History</hi><hi rend="CharOverride-1"> 56: 89-106.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-3"><ref target="OP08885_int_online_chapter_74_455-461.html#footnote-000-backlink">-1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	I dati di questa</hi><hi rend="CharOverride-1"> bibliografia riguardano esclusivamente la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Piazza </hi><hi rend="CharOverride-1">di Garzoni. Per informazioni sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro in genere si rimanda ai riferimenti bibliografici del saggio precedente.</hi></p></item>
				</list>  
      
      
      <div>
        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="146371">Bragonzoni, Renzo. 2012. Uno scrittore del tardo Cinquecento: Tommaso Garzoni. Bagnacavallo: Discanti.</bibl>
          <bibl n="146554">Cherchi, Paolo. 1981. Enciclopedismo e politica della riscrittura: Tommaso Garzoni. Pisa: Pacini.</bibl>
          <bibl n="144774">Cherchi, Paolo. 2022. Die Eroberung der W&amp;#252;rde der Arbeit bei Garzoni und Grimmelshausen. In Grimmelshausen 400. Hrsg. Italo Battafarano, Lousanne, Peter Lang, 99-117.</bibl>
          <bibl n="146616">Cherchi, Paolo, e Walter Pretolani. 2007. Saggio di una bibliografia garzoniana. Ravenna: VACA.</bibl>
          <bibl n="146107">Garzoni, Tomaso. 1993. Opere, a cura di Paolo Cherchi. Ravenna: Longo (discorsi scelti de La Piazza, 543-652).</bibl>
          <bibl n="145104">Garzoni, Tomaso. 1996. La piazza universale di tutte le professioni del mondo, a cura di Paolo Cherchi, e Beatrice Collina, 2 voll. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="144091">Mocarelli, Luca 2011. “Attitudes to Work and Commerce in the Late Italian Renaissance: A Comparison between Tomaso Garzoni’s La Piazza Universale and Leonardo Fioravanti’s Dello Specchio Di Scientia Universale.” International Review of Social History 56: 89-106.</bibl>
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