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        <title type="main" level="a">Dall’assolutismo al liberalismo. L’idea di lavoro in Colbert, Turgot e Ricardo</title>
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          <persName n="1" ref="https://orcid.org/0000-0003-1482-656X" type="ORCID">
            <forename>Antonio</forename>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.60</idno>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>The aim of this essay is to outline the evolution of the idea of work in the transition stage from pre-revolutionary absolutism to post-revolutionary liberalism by analyzing the thought of three influential figures who lived between the mid-seventeenth and mid-nineteenth centuries: Colbert, Turgot and Ricardo.</p>
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            <item>Work</item>
            <item>Colbert</item>
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            <item>Ricardo</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.60<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.60" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Dall’assolutismo al liberalismo. L’idea di lavoro in Colbert, Turgot e Ricardo</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Antonio Magliulo</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Introduzione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In una celebre frase, </hi><hi rend="CharOverride-1">John Maynard Keynes sottolinea come gli uomini della pratica spesso </hi><hi rend="CharOverride-1">si ritengano immuni da ogni influenza intellettuale mentre in realtà</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono generalmente schiavi delle idee di qualche economista o filosofo</hi><hi rend="CharOverride-1"> defunto.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In due secoli, tra metà Seicento e metà Ottocento, </hi><hi rend="CharOverride-1">in Europa cambiano profondamente sia l’idea che la prassi </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Lo scopo di questa ricerca è delineare l’evoluzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’idea di lavoro nella fase di transizione dall’assolutismo</hi><hi rend="CharOverride-1"> prerivoluzionario al liberalismo postrivoluzionario attraverso il pensiero di tre personaggi-epoca</hi><hi rend="CharOverride-1"> che hanno vissuto tra metà Seicento e metà Ottocento: Colbert,</hi><hi rend="CharOverride-1"> Turgot e Ricardo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il saggio è, conseguentemente, articolato in tre</hi><hi rend="CharOverride-1"> parti. Nella prima, esamineremo l’idea di lavoro in Colbert</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel secolo dell’assolutismo mercantilistico (da metà Seicento a metà</hi><hi rend="CharOverride-1"> Settecento circa). Nella seconda, esploreremo la concezione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">di Turgot nella breve ma turbolenta stagione dell’assolutismo fisiocratico </hi><hi rend="CharOverride-1">che precede la Rivoluzione francese. Nella terza e ultima parte, </hi><hi rend="CharOverride-1">analizzeremo il pensiero del più grande tra gli economisti classici</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’età della Restaurazione: David Ricardo</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-004">1</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">. </hi></p><p rend="h2" ><hi>2. L’</hi><hi>assolutismo mercantilistico e il lavoro ‘controllato’ di Colbert </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">«L’</hi><hi rend="CharOverride-1">état, c’est moi». La frase attribuita a Luigi </hi><hi rend="CharOverride-1">XIV simboleggia il definitivo passaggio d’epoca, avvenuto in Europa, </hi><hi rend="CharOverride-1">da una ‘società senza Stato’, quella medioevale, dominata </hi><hi rend="CharOverride-1">dalla riflessione della Scolastica sulla ricerca della giustizia e del </hi><hi rend="CharOverride-1">bene comune, ad una ‘società di Stati assoluti’, </hi><hi rend="CharOverride-1">quella moderna, protesa alla ricerca della ricchezza e del potere </hi><hi rend="CharOverride-1">delle nazioni. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Luigi XIV regnò per circa settantadue anni, dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> maggio del 1643, alla morte, avvenuta nel 1715. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">Re Sole ascese al trono alla morte del padre, </hi><hi rend="CharOverride-1">quando aveva meno di cinque anni, affiancato dalla madre e</hi><hi rend="CharOverride-1"> dal cardinal Mazzarino. Nel marzo del 1661, alla morte del</hi><hi rend="CharOverride-1"> cardinale, assunse personalmente il potere e sei mesi dopo, </hi><hi rend="CharOverride-1">nel settembre dello stesso anno, fece arrestare il potente Sovrintendente</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nicolas Fouquet; una decisione, questa, che innescò una </hi><hi rend="CharOverride-1">vera rivoluzione nell’ordinamento statuale francese. La funzione di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Superintendent</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">venne soppressa e sostituita da un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Conseil royal des finances</hi><hi rend="CharOverride-1"> diretto da un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Contrôleur général des finances</hi><hi rend="CharOverride-1">. Del </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Conseil</hi><hi rend="CharOverride-1"> entrò subito a far parte Jean-Baptiste Colbert, che nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1665 divenne </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Contrôleur général des finances</hi><hi rend="CharOverride-1">, mantenendo l’</hi><hi rend="CharOverride-1">incarico fino alla morte, avvenuta nel 1683</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-003">2</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Francia, il</hi><hi rend="CharOverride-1"> mercantilismo prese il nome di colbertismo e la stessa </hi><hi rend="CharOverride-1">idea di lavoro, espressa dal potente </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Contrôleur </hi><hi rend="CharOverride-1">di Luigi XIV,</hi><hi rend="CharOverride-1"> scaturì dalla sua più generale visione dell’economia.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Colbert, </hi><hi rend="CharOverride-1">come per gli altri mercantilisti inglesi del tempo, la ricchezza </hi><hi rend="CharOverride-1">di un paese non consiste, ma dipende, dall’accumulazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">oro e di altri metalli preziosi con cui si possono </hi><hi rend="CharOverride-1">acquistare tutte le cose necessarie per accrescere la potenza di </hi><hi rend="CharOverride-1">uno Stato, a partire da armi e mercenari. Un paese</hi><hi rend="CharOverride-1"> sprovvisto di miniere d’oro e d’argento può a</hi><hi rend="CharOverride-1">ccumulare i preziosi metalli solo incrementando il surplus commerciale attraverso</hi><hi rend="CharOverride-1"> la produzione e commercializzazione di prodotti nazionali di qualità superiore</hi><hi rend="CharOverride-1"> e/o prezzi inferiori rispetto a quelli esteri, comprese le </hi><hi rend="CharOverride-1">famose manifatture di lusso (porcellane e tappezzerie). Ma ciò richiedeva,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ed è questo il passaggio cruciale della dottrina mercantilista, un</hi><hi rend="CharOverride-1"> controllo statale delle esportazioni e delle importazioni, sia di prodotti</hi><hi rend="CharOverride-1"> che di fattori produttivi, compreso il lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per conseguire il </hi><hi rend="CharOverride-1">fine desiderato, Colbert costruisce e guida una potente macchina dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">economia. La produzione nazionale, per essere competitiva, in termini di </hi><hi rend="CharOverride-1">prezzo e qualità, doveva avvenire all’interno delle corporazioni </hi><hi rend="CharOverride-1">che Colbert, con un editto del 1673, consolidò come organismi </hi><hi rend="CharOverride-1">tendenzialmente obbligatori, esclusivi ed estesi all’intera economia nazionale. Scrive</hi><hi rend="CharOverride-1"> Heckscher (1936, 388), nella fondamentale opera sul mercantilismo: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’editto del 1673 non portò in sostanza nulla di </hi><hi rend="CharOverride-1">nuovo, ma curò maggiormente l’esecuzione delle disposizioni già da </hi><hi rend="CharOverride-1">lungo tempo esistenti… Il programma consisteva essenzialmente nel fissare le </hi><hi rend="CharOverride-1">corporazioni come norma generale della vita industriale, non solo nelle </hi><hi rend="CharOverride-1">città, ma anche nelle borgate e perfino nel contado.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Le merci,</hi><hi rend="CharOverride-1"> una volta prodotte, dovevano essere vendute, rapidamente e a</hi><hi rend="CharOverride-1"> costi ridotti, sia nel mercato interno che in quello internazionale.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Nel primo ambito, Colbert potenziò il «corps des ponts </hi><hi rend="CharOverride-1">et chaussées» (Blanco 1991) costruendo nuove infrastrutture viarie e </hi><hi rend="CharOverride-1">nel secondo, seguendo l’esempio inglese (e olandese), istituì o</hi><hi rend="CharOverride-1"> rilanciò una serie di compagnie privilegiate operanti, tra l’altro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> nelle Indie Orientali (Oceano indiano) e nelle Indie Occidentali (Americhe).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella visione di Colbert, il lavoro umano è un input </hi><hi rend="CharOverride-1">essenziale per conseguire l’obiettivo del surplus commerciale. I prodotti </hi><hi rend="CharOverride-1">nazionali dovevano essere infatti competitivi, rispetto a quelli esteri, sia </hi><hi rend="CharOverride-1">in termini di qualità che di prezzo. La qualità doveva </hi><hi rend="CharOverride-1">essere assicurata dalle corporazioni con minuziosi regolamenti che prescrivevano vincolanti </hi><hi rend="CharOverride-1">tecniche di fabbricazione e con una gerarchica organizzazione del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">che disciplinava la carriera interna alle singole corporazioni (dall’apprendista </hi><hi rend="CharOverride-1">al maestro) e il possibile (improbabile) passaggio da una corporazione </hi><hi rend="CharOverride-1">all’altra. Lo Stato favoriva inoltre l’immigrazione di esperti </hi><hi rend="CharOverride-1">o di schiavi e ostacolava l’emigrazione di lavoratori necessari </hi><hi rend="CharOverride-1">all’economia nazionale. A partire dal 1666 Colbert impose una </hi><hi rend="CharOverride-1">serie di regolamenti (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">règlements</hi><hi rend="CharOverride-1">) in cui erano definite le </hi><hi rend="CharOverride-1">tecniche per la lavorazione di importanti tessuti, come la lana, </hi><hi rend="CharOverride-1">o la fabbricazione di singoli prodotti, come i berretti. I </hi><hi rend="CharOverride-1">prezzi interni dovevano restare competitivi sia imponendo dazi sui prodotti</hi><hi rend="CharOverride-1"> esteri sia mantenendo bassi i salari. Ed è qui che,</hi><hi rend="CharOverride-1"> forse, meglio si palesa la concezione del lavoro di Colbert.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per mantenere bassi i salari, il grande Controllore utilizzò strumenti </hi><hi rend="CharOverride-1">diversi e complementari. Innanzitutto fece ricorso, sia pure in modo </hi><hi rend="CharOverride-1">eccezionale e temporaneo, alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corvée royale</hi><hi rend="CharOverride-1">, un istituto di antica</hi><hi rend="CharOverride-1"> origine feudale che obbligava, soprattutto i contadini, a prestare gratuitamente</hi><hi rend="CharOverride-1"> un certo numero di giornate lavorative per la costruzione e</hi><hi rend="CharOverride-1"> riparazione delle vie di comunicazione (Conchon 2016). Colbert </hi><hi rend="CharOverride-1">se ne servì per finalità di interesse pubblico nel progetto </hi><hi rend="CharOverride-1">di ampliamento dei «ponts et chaussées». Poi, per tenere </hi><hi rend="CharOverride-1">basso il prezzo dei cereali, che influiva pesantemente sui salari </hi><hi rend="CharOverride-1">nominali e reali dei lavoratori, impose dei divieti di esportazione </hi><hi rend="CharOverride-1">che, mantenendo elevata l’offerta interna, ne comprimevano il prezzo. </hi><hi rend="CharOverride-1">Infine, e soprattutto, varò un’articolata politica volta ad accrescere </hi><hi rend="CharOverride-1">la popolazione, e quindi l’offerta di lavoro, comprensiva di </hi><hi rend="CharOverride-1">incentivi demografici, lotta all’ozio e al vagabondaggio e impiego </hi><hi rend="CharOverride-1">di lavoro minorile. Con una legge del 1666 fu stabilito </hi><hi rend="CharOverride-1">che i giovani che si sposavano prima dei venti anni</hi><hi rend="CharOverride-1"> dovevano essere esonerati dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">taille</hi><hi rend="CharOverride-1"> (la temuta imposta che gravava</hi><hi rend="CharOverride-1"> sui contadini) fino al venticinquesimo anno. Colbert si scagliò </hi><hi rend="CharOverride-1">contro l’ozio (</hi><hi rend="italic CharOverride-1">fainéantise</hi><hi rend="CharOverride-1">)</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">arrivando a sostenere che esso </hi><hi rend="CharOverride-1">nasceva in tenera età: «Si è sempre fatta la certa </hi><hi rend="CharOverride-1">esperienza – disse una volta – che l’ozio dei </hi><hi rend="CharOverride-1">primi anni della vita di un bambino è la vera </hi><hi rend="CharOverride-1">sorgente di tutti i disordini della sua vita posteriore» (citato </hi><hi rend="CharOverride-1">in Heckscher 1936, 573). Per sradicare l’ozio, giustificò </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro minorile e, in una ordinanza del 1668, riguardante</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’industria dei merletti di Auxerre, richiese che tutti gli</hi><hi rend="CharOverride-1"> abitanti della città dovessero inviare i loro figli a</hi><hi rend="CharOverride-1"> partire dai sei anni, pena il pagamento di un’ammenda</hi><hi rend="CharOverride-1"> di 30 soldi per ogni figlio.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In breve, per Colbert </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro è innanzitutto un dovere individuale, che ricade su </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti, anche sui fanciulli, e un indispensabile fattore produttivo che,</hi><hi rend="CharOverride-1"> al pari degli altri, deve essere ‘controllato’ dallo Stato per</hi><hi rend="CharOverride-1"> conseguire quel surplus commerciale necessario ad accumulare oro e quindi</hi><hi rend="CharOverride-1"> ad accrescere la ricchezza e la potenza della nazione.</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. </hi><hi>L’assolutismo fisiocratico e il lavoro ‘liberato’ di Turgot </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Colbert </hi><hi rend="CharOverride-1">muore nel 1683, Luigi XIV nel 1715; il successore, Luigi </hi><hi rend="CharOverride-1">XV, che regnerà fino al 1774, prosegue la politica assolutistica </hi><hi rend="CharOverride-1">del predecessore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In Francia la politica di Colbert, volta a promuovere</hi><hi rend="CharOverride-1"> le manifatture tenendo basso il prezzo del grano, e l</hi><hi rend="CharOverride-1">’alta pressione tributaria necessaria per finanziare le guerre e il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lusso di corte, danneggiano pesantemente l’agricoltura, il settore davvero</hi><hi rend="CharOverride-1"> primario dell’economia francese. Gli intellettuali attaccano il credo mercantilista</hi><hi rend="CharOverride-1">. Hume, per esempio, critica la possibilità di preservare un</hi><hi rend="CharOverride-1"> surplus commerciale senza che si attivino processi di aggiustamento </hi><hi rend="CharOverride-1">della bilancia dei pagamenti (l’afflusso d’oro, generando inflazione, </hi><hi rend="CharOverride-1">incentiva le importazioni e disincentiva le esportazioni). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La fisiocrazia è </hi><hi rend="CharOverride-1">una scuola di pensiero economico che ascende e declina in</hi><hi rend="CharOverride-1"> Francia a metà Settecento, partecipando al movimento illuminista volto a</hi><hi rend="CharOverride-1"> costruire un assolutismo o dispotismo illuminato dalla ragione. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I fisiocrati,</hi><hi rend="CharOverride-1"> capeggiati da François Quesnay, presentano una nuova teoria della ricchezza</hi><hi rend="CharOverride-1"> nazionale. I mercantilisti, come abbiamo visto, erano interessati soltanto ad</hi><hi rend="CharOverride-1"> individuare un meccanismo attraverso cui un paese potesse appropriarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">di una quota soddisfacente dell’esistente ricchezza mondiale: meccanismo che </hi><hi rend="CharOverride-1">individuarono nell’accumulazione di metalli preziosi attraverso il commercio internazionale. </hi><hi rend="CharOverride-1">I fisiocrati, al contrario, sono interessati a scoprire l’origine </hi><hi rend="CharOverride-1">della ricchezza. Per Quesnay, che nel 1758 pubblica la prima </hi><hi rend="CharOverride-1">edizione del suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tableaux économique</hi><hi rend="CharOverride-1">, l’origine della ricchezza è</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella produzione di materie prime, che possono essere utilizzate </hi><hi rend="CharOverride-1">direttamente per soddisfare bisogni umani (le derrate alimentari) oppure trasformate </hi><hi rend="CharOverride-1">in beni ugualmente utili (un tavolo di legno). Solo in </hi><hi rend="CharOverride-1">agricoltura si forma un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">produit net</hi><hi rend="CharOverride-1"> e cioè un’eccedenza </hi><hi rend="CharOverride-1">tra gli input impiegati e l’output ottenuto. Di conseguenza, </hi><hi rend="CharOverride-1">solo il lavoro agricolo può essere considerato realmente produttivo di </hi><hi rend="CharOverride-1">ricchezza. Gli altri settori, e i lavoratori in essi occupati,</hi><hi rend="CharOverride-1"> sono sterili, nel senso che trasformano soltanto la materia prima</hi><hi rend="CharOverride-1"> prodotta in agricoltura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La società si divide dunque in due </hi><hi rend="CharOverride-1">classi: una realmente produttiva e l’altra sterile, che vive </hi><hi rend="CharOverride-1">grazie alla ricchezza generata dalla prima. Poi, con l’introduzione </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’istituto della proprietà privata, la classe produttiva è tenuta </hi><hi rend="CharOverride-1">a pagare una rendita ai proprietari terrieri che formano così </hi><hi rend="CharOverride-1">la terza e ultima classe sociale. Ma, come si vede, </hi><hi rend="CharOverride-1">all’origine della ricchezza c’è sempre e solo l’</hi><hi rend="CharOverride-1">agricoltura.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La proposta di politica economica dei fisiocrati consegue allo schema</hi><hi rend="CharOverride-1"> appena delineato. L’obiettivo è ristabilire la centralità dell’agricoltura.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Si trattava, da un lato, di accrescere il valore</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle rendite per finanziare nuovi investimenti fondiari mediante un cambiamento</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei prezzi relativi tra agricoltura e industria. In particolare, i</hi><hi rend="CharOverride-1"> fisiocrati proponevano di eliminare sia le restrizioni all’esportazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dei cereali per raggiungere un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">bon prix</hi><hi rend="CharOverride-1"> sia i privilegi, </hi><hi rend="CharOverride-1">introdotti da Colbert, che mantenevano elevato il prezzo dei manufatti.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Si trattava, poi, di ridurre la pressione fiscale sulla classe</hi><hi rend="CharOverride-1"> produttiva introducendo un’imposta unica sulla rendita. In sostanza, la</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricetta dei fisiocrati prevedeva libero scambio e semplificazione tributaria. Ovvero,</hi><hi rend="CharOverride-1"> per rievocare il celebre motto di de Gournay: «laissez faire,</hi><hi rend="CharOverride-1"> laissez passer».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Quesnay pubblica l’ultima edizione del suo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Tableaux</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel 1766 e muore nel 1774. Queste due date </hi><hi rend="CharOverride-1">sono particolarmente significative anche per Turgot: nel 1766 esce la </hi><hi rend="CharOverride-1">sua principale opera teorica, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Les Réflections sur la formation et</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> la distribution des richesses</hi><hi rend="CharOverride-1">, in cui chiarisce e approfondisce </hi><hi rend="CharOverride-1">alcuni aspetti della dottrina fisiocratica e nel 1774 viene no</hi><hi rend="CharOverride-1">minato Controllore generale del nuovo re, Luigi XVI, l’ultimo</hi><hi rend="CharOverride-1"> dell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">ancien régime</hi><hi rend="CharOverride-1">. Prima ancora, nel 1761, era </hi><hi rend="CharOverride-1">stato nominato Intendente di Limousine, carica che mantenne fino al</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1774</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-002">3</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La concezione del lavoro di Turgot emerge principalmente </hi><hi rend="CharOverride-1">dagli scritti e dalle scelte che connotarono la sua azione </hi><hi rend="CharOverride-1">politica. Come Intendente, modificò la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corvée</hi><hi rend="CharOverride-1"> in lavoro di </hi><hi rend="CharOverride-1">uomini liberi retribuiti su fondi comunali. Come Controllore, nel gennaio</hi><hi rend="CharOverride-1"> del 1776, propose i famosi Sei Editti che miravano </hi><hi rend="CharOverride-1">ad attuare una riforma fisiocratica della monarchia francese: quattro ampliavano </hi><hi rend="CharOverride-1">l’editto sul libero commercio del grano approvato nel settembre </hi><hi rend="CharOverride-1">del 1774, proprio all’inizio del suo mandato, e </hi><hi rend="CharOverride-1">gli altri abbattevano i due pilastri portanti del vecchio regime: </hi><hi rend="CharOverride-1">le corporazioni e la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corvée</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Turgot, il male sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">del suo tempo è il privilegio corporativo che si è</hi><hi rend="CharOverride-1"> radicato ovunque: dalle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corvée</hi><hi rend="CharOverride-1"> alle corporazioni (o giurande). La</hi><hi rend="CharOverride-1"> causa del male si annida nell’indebita trasformazione (e </hi><hi rend="CharOverride-1">appropriazione) del personale e naturale ‘diritto di lavorare’ in </hi><hi rend="CharOverride-1">‘diritto regio’. La cura è la libertà, da </hi><hi rend="CharOverride-1">non temere, che, come l’esperienza mostra, è sempre salutare. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si trattava quindi di eliminare ogni forma di lavoro imposto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’interno e all’esterno delle corporazioni, riconoscendo e ris</hi><hi rend="CharOverride-1">pettando l’inalienabile ‘diritto di lavorare’ necessario anche per </hi><hi rend="CharOverride-1">tutelare il naturale e personale ‘diritto di vivere’. Scrive</hi><hi rend="CharOverride-1"> Turgot: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Dio, dotando l’uomo di bisogni, rendendogli necessario di</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricorrere al lavoro, ha fatto sì che il diritto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorare diventasse proprietà di ogni uomo, prima più sacra e</hi><hi rend="CharOverride-1"> più imprescrittibile di ogni proprietà. Noi consideriamo quale uno dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> primi doveri della nostra giustizia e come atto tra i</hi><hi rend="CharOverride-1"> più degni della nostra beneficenza l’affrancamento dei nostri sudditi</hi><hi rend="CharOverride-1"> da ogni offesa recata a questo diritto inalienabile dell’uomo</hi><hi rend="CharOverride-1"> (citato da Einaudi 1934, 138). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Gli Editti furono pubblicati </hi><hi rend="CharOverride-1">nel febbraio del 1776 ma il Parlamento si rifiutò di </hi><hi rend="CharOverride-1">registrarli. Allora il Re, accogliendo il suggerimento di Turgot, dispose</hi><hi rend="CharOverride-1"> un </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lit de justice</hi><hi rend="CharOverride-1"> per promulgarli e gli Editti furono</hi><hi rend="CharOverride-1"> registrati il 12 marzo dello stesso anno. Fu solo una</hi><hi rend="CharOverride-1"> vittoria di Pirro. Il Re, sotto la convergente pressione della</hi><hi rend="CharOverride-1"> corte, dell’amministrazione e di quanti si sentivano colpiti dalle</hi><hi rend="CharOverride-1"> riforme, il 12 maggio destituì Turgot, che si ritirò a</hi><hi rend="CharOverride-1"> vita privata.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In breve, per Turgot il lavoro è innanzitutto </hi><hi rend="CharOverride-1">un inalienabile diritto dell’uomo. Lo Stato ha il dovere</hi><hi rend="CharOverride-1"> di assicurare a ciascuno il ‘diritto di lavorare’ anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> per garantire a tutti il ‘diritto di vivere’. </hi><hi rend="CharOverride-1">Il lavoro, che doveva essere ‘liberato’, è sempre utile </hi><hi rend="CharOverride-1">ma solo il lavoro agricolo è produttivo di ricchezza e </hi><hi rend="CharOverride-1">cioè generatore di quella materia prima che, direttamente o mediante </hi><hi rend="CharOverride-1">trasformazione, soddisfa i bisogni umani.</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. Il liberalismo classico e </hi><hi>il lavoro ‘vincolato’ di Ricardo</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’8 agosto del 1788, in</hi><hi rend="CharOverride-1"> un disperato tentativo di uscire dalla grave crisi economica che</hi><hi rend="CharOverride-1"> attanagliava il paese, Luigi XVI convoca gli Stati Generali della</hi><hi rend="CharOverride-1"> Francia. È il prologo della Rivoluzione.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">La Rivoluzione sovverte l’</hi><hi rend="CharOverride-1">antico ordine. Da un punto di vista strettamente economico, si</hi><hi rend="CharOverride-1"> assiste ad un duplice e divergente movimento: di liberalizzazione interna</hi><hi rend="CharOverride-1"> e protezione esterna. In Francia la legge Le Chapelier, </hi><hi rend="CharOverride-1">approvata nel giugno del 1791, abroga le istituzioni dell’antico </hi><hi rend="CharOverride-1">regime, comprese le corporazioni, riabilitando (idealmente) Turgot. Lo stesso anno </hi><hi rend="CharOverride-1">viene varata una nuova tariffa protettiva e nel 1806 Napoleone </hi><hi rend="CharOverride-1">Bonaparte decreta il Blocco continentale che costringe l’Inghilterra a </hi><hi rend="CharOverride-1">dissodare terre poco fertili per soddisfare il fabbisogno alimentare interno. </hi><hi rend="CharOverride-1">Nel 1812, a causa del Blocco, il prezzo del grano</hi><hi rend="CharOverride-1"> sale a 126 scellini per </hi><hi rend="italic CharOverride-1">quarter</hi><hi rend="CharOverride-1"> facendo lievitare le rendite</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondiarie. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il duplice movimento si propaga dalla Francia all’Inghilterra.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Lo Statute of Artificiers viene prima aggirato e poi, nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1813-14, formalmente abolito. La liberalizzazione del mercato del lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">sarebbe stata completa se nel 1795, al momento della abrogazione </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’Act of Settlement del 1662, non fosse stato introdotto </hi><hi rend="CharOverride-1">il sistema dei sussidi per i poveri della Speenhamland Law.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Una legge questa – ha scritto Polanyi (1944, 101) </hi><hi rend="CharOverride-1">– che «di fatto introduceva una innovazione sociale ed economica</hi><hi rend="CharOverride-1"> come quella del “diritto di vivere” e fino a</hi><hi rend="CharOverride-1"> che non fu abolita nel 1834 essa impedì l’istituzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> di un mercato concorrenziale del lavoro». Nel 1815 l</hi><hi rend="CharOverride-1">’Inghilterra, paese vincitore e leader, approva la Corn Law per</hi><hi rend="CharOverride-1"> frenare, dopo la fine del Blocco napoleonico, la caduta dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> prezzi agricoli e delle rendite fondiarie.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nel sovvertito ordine sociale </hi><hi rend="CharOverride-1">sorge, in Inghilterra ma anche altrove, un potenziale conflitto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> interessi tra classi: tra salari/sussidi e profitti, a causa</hi><hi rend="CharOverride-1"> della rinnovata legge sui poveri, e tra rendite e </hi><hi rend="CharOverride-1">profitti a causa delle reiterate </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corn laws</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">È in questo </hi><hi rend="CharOverride-1">contesto che fiorisce la riflessione dei classici e di Ricardo </hi><hi rend="CharOverride-1">in particolare</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-001">4</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">I classici, a partire da Smith, elaborano </hi><hi rend="CharOverride-1">una teoria dello sviluppo economico centrata sul lavoro umano. Per </hi><hi rend="CharOverride-1">Smith la ricchezza è (implicitamente) un fondo di beni tangibili </hi><hi rend="CharOverride-1">e permutabili. Conseguentemente, egli distingue tra lavoro produttivo (di beni </hi><hi rend="CharOverride-1">tangibili) e improduttivo (i servizi). La creazione di ricchezza dipende </hi><hi rend="CharOverride-1">dall’impiego di lavoro produttivo e dalla produttività del lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">entrambi correlati all’accumulazione di capitale e cioè alla quota </hi><hi rend="CharOverride-1">di reddito destinata alla produzione (anziché al consumo). Vi è </hi><hi rend="CharOverride-1">dunque un inscindibile nesso tra distribuzione e produzione di ricchezza.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ricardo</hi><hi rend="CharOverride-1"> si propone di emendare il modello di Smith, che</hi><hi rend="CharOverride-1"> considera sostanzialmente valido. L’accumulazione di capitale, da cui dipendono</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’impiego di lavoro produttivo e la produttività del lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> procede con l’attuazione di nuovi investimenti che gli imprenditori</hi><hi rend="CharOverride-1"> decidono di realizzare solo in presenza di un adeguato saggio</hi><hi rend="CharOverride-1"> di profitto. L’alternativa, infatti, sempre possibile, è quella </hi><hi rend="CharOverride-1">di destinare il reddito a consumi improduttivi o di acquistare </hi><hi rend="CharOverride-1">titoli e vivere di rendita. In entrambi i casi vi </hi><hi rend="CharOverride-1">sarebbe un rallentamento del processo di accumulazione del capitale e</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi di crescita economica. Ricardo vede il pericolo </hi><hi rend="CharOverride-1">che, a causa di un declino del saggio di profitto,</hi><hi rend="CharOverride-1"> il sistema economico possa scivolare verso un angusto stato stazionario</hi><hi rend="CharOverride-1"> di stasi della crescita e, per scongiurare il pericolo dello</hi><hi rend="CharOverride-1"> stato stazionario, propone una serie di misure volte ad </hi><hi rend="CharOverride-1">invertire la tendenziale caduta del saggio di profitto. A questo </hi><hi rend="CharOverride-1">fine, ritiene necessario riformulare la teoria smithiana della distribuzione correggendo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> preliminarmente, la teoria del valore.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Smith, come noto, Il</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro necessario a produrre le merci determina il loro valore</hi><hi rend="CharOverride-1"> di scambio solo in una idealizzata economia precapitalistica dove le</hi><hi rend="CharOverride-1"> terre sono libere e il lavoratore è proprietario dei mezzi</hi><hi rend="CharOverride-1"> di produzione. In quella economia, per citare il celebre </hi><hi rend="CharOverride-1">esempio, un castoro si scambia con due cervi semplicemente perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> richiede un tempo doppio di cacciagione. Nell’economia capitalistica, invece,</hi><hi rend="CharOverride-1"> quando si è pienamente realizzata la divisione tra lavoratori, capitalisti</hi><hi rend="CharOverride-1"> e proprietari terrieri, le merci si scambiano (valgono) in relazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> ai costi richiesti per la loro produzione, pari alla </hi><hi rend="CharOverride-1">somma di salari, profitti e rendite.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ricardo vuole dimostrare che la</hi><hi rend="CharOverride-1"> smithiana teoria del lavoro contenuto si applica anche in un</hi><hi rend="CharOverride-1">’economia capitalistica, ma solo nel mercato interno, dove vige la</hi><hi rend="CharOverride-1"> piena libertà di circolazione di beni e fattori produttivi. Nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> mercato internazionale, invece, caratterizzato dalla imperfetta mobilità dei fattori</hi><hi rend="CharOverride-1">, le merci si scambiano in base ai costi comparati </hi><hi rend="CharOverride-1">e non ai costi assoluti di produzione. Ricardo ricorre al</hi><hi rend="CharOverride-1"> noto esempio dello scambio di stoffe (manufatti) e vino (derrate)</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra Inghilterra e Portogallo. In Inghilterra occorrono 100 lavoratori per</hi><hi rend="CharOverride-1"> produrre una unità di stoffa e in Portogallo 80 </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori per produrre una unità di vino. Nel mercato internazionale </hi><hi rend="CharOverride-1">è possibile che una unità di vino portoghese si scambi </hi><hi rend="CharOverride-1">con una unità di stoffa inglese. «Uno scambio siffatto» </hi><hi rend="CharOverride-1">– scrive Ricardo (1821, 284) – «non potrebbe avvenire tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> persone dello stesso paese. Il lavoro di 100 inglesi non</hi><hi rend="CharOverride-1"> si può scambiare con quello di 80 inglesi». Nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> mercato interno, infatti, le merci si scambiano in relazione </hi><hi rend="CharOverride-1">ai costi assoluti di produzione espressi in tempo di lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">impiegato</hi><hi rend="notes_number CharOverride-2"><hi><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-000">5</ref></hi></hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Smith le merci si scambiano in base al</hi><hi rend="CharOverride-1"> costo di produzione richiesto, dato dalla somma di salari,</hi><hi rend="CharOverride-1"> profitti e rendite. Ricardo vuole dimostrare che il costo assoluto</hi><hi rend="CharOverride-1"> è pari alla somma solo di salari e profitti mentre</hi><hi rend="CharOverride-1"> la rendita non è una causa (una componente) del prezzo,</hi><hi rend="CharOverride-1"> ma semmai un effetto. Salari e profitti sono compensi </hi><hi rend="CharOverride-1">per il lavoro direttamente impiegato per produrre i beni finali </hi><hi rend="CharOverride-1">di consumo e indirettamente i mezzi di produzione utilizzati.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> emendata teoria del valore, Ricardo riformula la teoria della distribuzione.</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’approccio è teorico ma sullo sfondo si vedono </hi><hi rend="CharOverride-1">gli aridi campi di grano inglesi dissodati prima per fronteggiare </hi><hi rend="CharOverride-1">il napoleonico Blocco continentale e poi tenuti in vita dalle </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corn laws</hi><hi rend="CharOverride-1">. Con l’aumento della popolazione, e nell’impossibi</hi><hi rend="CharOverride-1">lità di importare materie prime e derrate alimentari, un paese </hi><hi rend="CharOverride-1">è costretto a dissodare terre di decrescente fertilità. Nell’ipotesi, </hi><hi rend="CharOverride-1">cruciale, che in agricoltura si manifestino, nonostante i progressi tecnici, </hi><hi rend="CharOverride-1">rendimenti decrescenti, la coltivazione di terre via via meno fertili</hi><hi rend="CharOverride-1"> fa aumentare la rendita differenziale: gli imprenditori agricoli s</hi><hi rend="CharOverride-1">aranno infatti disposti a pagare qualcosa in più, rispetto alla </hi><hi rend="CharOverride-1">terra peggiore o marginale, pur di avere le terre migliori </hi><hi rend="CharOverride-1">o inframarginali. Il prezzo del grano viene determinato dal costo </hi><hi rend="CharOverride-1">di produzione sostenuto sulla terra peggiore o marginale, su cui </hi><hi rend="CharOverride-1">non si paga alcuna rendita differenziale, ma il cui impiego</hi><hi rend="CharOverride-1"> è necessario per soddisfare il fabbisogno della popolazione. Via </hi><hi rend="CharOverride-1">via che vengono messe a coltura terre di decrescente fertilità, </hi><hi rend="CharOverride-1">aumenta il costo di produzione sostenuto sulle terre marginali, sale </hi><hi rend="CharOverride-1">il prezzo del grano e si ingrossano le rendite. Scrive</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ricardo (1821, 229): «Il grano non è caro perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> si paga una rendita, ma si paga una rendita perché</hi><hi rend="CharOverride-1"> il grano è caro».</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nell’industria le rendite sono </hi><hi rend="CharOverride-1">inferiori e tuttavia anche lì si manifestano i perversi effetti </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’aumentata rendita fondiaria. Il prezzo del grano incide infatti </hi><hi rend="CharOverride-1">sul livello di vita di tutti i lavoratori costringendo gli </hi><hi rend="CharOverride-1">imprenditori di ogni settore a pagare maggiori salari nominali per </hi><hi rend="CharOverride-1">mantenere invariati i salari reali che tendono a convergere verso </hi><hi rend="CharOverride-1">un livello di sussistenza storicamente determinato. Il profitto è dunque </hi><hi rend="CharOverride-1">un residuo inversamente correlato a rendita e salario. Un aumento </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’una o dell’altro provoca, </hi><hi rend="italic CharOverride-1">coeteris paribus</hi><hi rend="CharOverride-1">, una contrazione</hi><hi rend="CharOverride-1"> dei profitti e quindi un rallentamento della crescita economica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ricardo </hi><hi rend="CharOverride-1">elabora una chiara proposta di politica economica. Per scongiurare il </hi><hi rend="CharOverride-1">pericolo dello stato stazionario occorre risollevare i profitti abrogando sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">poor laws</hi><hi rend="CharOverride-1">, che sottraggono fondi destinati agli investimenti </hi><hi rend="CharOverride-1">produttivi, sia le </hi><hi rend="italic CharOverride-1">corn laws</hi><hi rend="CharOverride-1"> che, limitando l’importazione di </hi><hi rend="CharOverride-1">grano, accrescono le rendite a danno dei profitti. La soluzione </hi><hi rend="CharOverride-1">prospettata è la libertà economica, interna ed esterna, che permette </hi><hi rend="CharOverride-1">di accumulare il capitale necessario per impiegare lavoro produttivo e </hi><hi rend="CharOverride-1">intensificare quella divisione, tecnica e territoriale, del lavoro da cui</hi><hi rend="CharOverride-1"> scaturisce la produttività del lavoro. Scrive Ricardo (1821, 257) </hi><hi rend="CharOverride-1">con riferimento alle leggi sui poveri: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">queste leggi invece di </hi><hi rend="CharOverride-1">arricchire i poveri impoveriscono i ricchi: e finché restano in </hi><hi rend="CharOverride-1">vigore le leggi attuali, è nell’ordine naturale delle cose </hi><hi rend="CharOverride-1">che il fondo per il mantenimento dei poveri aumenti progressivamente </hi><hi rend="CharOverride-1">sino ad assorbire tutto il reddito netto del paese o </hi><hi rend="CharOverride-1">per lo meno quanto lo Stato ci avrà lasciato dopo </hi><hi rend="CharOverride-1">aver soddisfatto le inesauste esigenze della spesa pubblica.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ricardo muore </hi><hi rend="CharOverride-1">nel 1823, due anni dopo aver pubblicato la terza e </hi><hi rend="CharOverride-1">ultima edizione dei suoi </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Principi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Quando muore sono ancora in</hi><hi rend="CharOverride-1"> vigore le leggi che aveva tanto avversato, che di </hi><hi rend="CharOverride-1">lì a poco sarebbero state abrogate, soprattutto per opera di</hi><hi rend="CharOverride-1"> suoi seguaci e sostenitori. Nel 1834 viene approvata una nuova</hi><hi rend="CharOverride-1"> legge sui poveri, ispirata da Senior, che elimina l’assistenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> esterna prevista dalla Speenhamland law prevedendo solo l’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">indoor relief</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle orrende </hi><hi rend="italic CharOverride-1">workhouse</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nel 1846 il parlamento inglese, dopo</hi><hi rend="CharOverride-1"> la campagna promossa dall’Anti-Corn Law League di Cobden, </hi><hi rend="CharOverride-1">abroga le leggi sul grano mentre nel 1844 era stato</hi><hi rend="CharOverride-1"> approvato il Bank Charter Act che, sempre ispirandosi alle idee</hi><hi rend="CharOverride-1"> di Ricardo, delineava un sistema monetario a base aurea.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Ricardo, </hi><hi rend="CharOverride-1">insieme agli altri economisti classici, concorre alla elaborazione di un </hi><hi rend="CharOverride-1">modello di liberalismo classico che finirà per conquistare i maggiori</hi><hi rend="CharOverride-1"> paesi europei dopo la restaurazione postrivoluzionaria: un modello fondato </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla libertà economica, interna ed esterna (Magliulo 2022, cap. 3).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In breve, per Ricardo il lavoro umano è </hi><hi rend="italic CharOverride-1">il</hi><hi rend="CharOverride-1"> fondamentale</hi><hi rend="CharOverride-1"> fattore produttivo di ricchezza ma è e deve restare vincolato</hi><hi rend="CharOverride-1"> al capitale. Lo sviluppo economico, e lo stesso benessere dei</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoratori, dipendono infatti dalla permanenza di un saggio di </hi><hi rend="CharOverride-1">profitto adeguato a sostenere gli investimenti e la crescita economica</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Conclusione</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per Colbert, come abbiamo visto, il lavoro è </hi><hi rend="CharOverride-1">un dovere sociale e un fattore produttivo che, come gli </hi><hi rend="CharOverride-1">altri, deve essere ‘controllato’ dallo Stato per essere indirizzato verso </hi><hi rend="CharOverride-1">il superiore fine della ricchezza e potenza nazionali. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Turgot, al </hi><hi rend="CharOverride-1">contrario, pensa che il lavoro sia un inalienabile diritto dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">uomo che va ‘liberato’ dal controllo statale per garantire a </hi><hi rend="CharOverride-1">tutti il diritto di vivere ed anche per accrescere la </hi><hi rend="CharOverride-1">ricchezza del paese.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Infine, per Ricardo, il lavoro è il fondamentale</hi><hi rend="CharOverride-1"> fattore produttivo di ricchezza ma va ‘vincolato’ al capitale sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> per salvare il capitalismo dallo spettro dello stato stazionario sia</hi><hi rend="CharOverride-1"> per assicurare il benessere degli stessi lavoratori.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei due secoli </hi><hi rend="CharOverride-1">circa che separano la ‘presa del potere’ di Colbert </hi><hi rend="CharOverride-1">e la vittoria postuma di Ricardo si passa dal dovere </hi><hi rend="CharOverride-1">al diritto di lavorare, dal controllo dello Stato al vincolo </hi><hi rend="CharOverride-1">del mercato. Nella realtà si assiste ad una analoga e </hi><hi rend="CharOverride-1">parallela trasformazione: dal consolidamento allo smantellamento delle corporazioni, dalla elisabettiana </hi><hi rend="CharOverride-1">legge sui poveri del 1601 alla sua definitiva abrogazione nel </hi><hi rend="CharOverride-1">1834 che sancisce la nascita di un mercato del lavoro.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nei secoli che vanno dall’assolutismo al liberalismo, il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">si libera ma resta un tipico o normale fattore produttivo </hi><hi rend="CharOverride-1">e il suo compenso, il salario, viene trattato come una</hi><hi rend="CharOverride-1"> tra le altre variabili dipendenti nel modello di politica economica</hi><hi rend="CharOverride-1"> orientato alla massimizzazione della ricchezza nazionale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Nella seconda rivoluzione europea, </hi><hi rend="CharOverride-1">quella del 1848, si cercherà di passare dal ‘diritto di</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavorare’ al ‘diritto al lavoro’ e nel Novecento </hi><hi rend="CharOverride-1">si moltiplicheranno i tentativi di concepire il lavoro come un </hi><hi rend="CharOverride-1">fattore </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sui generis</hi><hi rend="CharOverride-1"> (perché intrinsecamente connesso alla personalità umana) e </hi><hi rend="CharOverride-1">persino di considerare il salario una variabile indipendente, predeterminata secondo </hi><hi rend="CharOverride-1">criteri etico-politici.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Da Colbert in poi sono stati compiuti molti passi</hi><hi rend="CharOverride-1"> in avanti, anche se resta lontana la mèta di </hi><hi rend="CharOverride-1">un’economia a servizio dell’uomo che riconosca il primato </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro sugli altri fattori produttivi. </hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Bellofiore, Riccardo. 2020.</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Smith, Ricardo, Marx, Sraffa. 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Bologna: il Mulino.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Polanyi, Karl. 1944</hi><hi rend="CharOverride-1"> (1974). </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Einaudi.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Ricardo, David. 1821 (2006).</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Principi di economia politica e dell’imposta</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Milano Finanza Editori.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Sargent, Arthur John. 1899. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The economic policy of Colbert</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> New York-Bombay: Longmans-Green and Co.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Zagari, Eugenio. 2000. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’economia politica dal mercantilismo ai nostri giorni</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Giappichelli.</hi></p><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-004-backlink">1</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sull’idea di lavoro nella storia </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’economia politica, cfr. Campanella (1982); su mercantilismo e fisiocrazia, </hi><hi rend="CharOverride-1">cfr. Zagari (2000, capp. 2-3), sugli economisti classici, cfr.</hi><hi rend="CharOverride-1"> O’Brien (1984).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-003-backlink">2</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla vita e l’opera di Jean-Baptiste Colbert (1619-1683), cfr. Sargent (1899).</hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-002-backlink">3</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla vita e</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’opera di Anne Robert Jacques Turgot (1727-1781), cfr. Ingrao</hi><hi rend="CharOverride-1"> e Ranchetti (1996, 1-45). Una raccolti di scritti di </hi><hi rend="CharOverride-1">Turgot è stata curata da Finzi (1978).</hi></p></item>
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					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-001-backlink">4</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Sulla vita e</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’opera di David Ricardo (1772-1823), cfr. Ingrao e </hi><hi rend="CharOverride-1">Ranchetti (1996, 83-125); per una aggiornata interpretazione, cfr. Bellofiore (</hi><hi rend="CharOverride-1">2020, 101-40). </hi></p></item>
				</list><list type="ordered">
					<item><p rend="layout_notes" ><hi rend="notes_number CharOverride-2"><ref target="OP08885_int_online_chapter_86_517-526.html#footnote-000-backlink">5</ref></hi><hi rend="CharOverride-1">	Il costo comparato è il rapporto tra</hi><hi rend="CharOverride-1"> i costi assoluti interni a ciascun paese. Nell’esempio di</hi><hi rend="CharOverride-1"> Ricardo, il costo comparato del vino è 1,2 in Inghilterra</hi><hi rend="CharOverride-1"> (120/100 unità di lavoro) e 0,88 in Portogallo (80/90) mentre</hi><hi rend="CharOverride-1"> il costo comparato della stoffa è 0,83 in Inghilterra (100/120)</hi><hi rend="CharOverride-1"> e 1,12 in Portogallo (90/80). Il costo comparato del</hi><hi rend="CharOverride-1"> vino è, come si vede, più basso in Portogallo </hi><hi rend="CharOverride-1">(0,88 &lt; 1,2) mentre quello della stoffa è più basso </hi><hi rend="CharOverride-1">in Inghilterra (0,83 &lt; 1,12). All’Inghilterra conviene quindi specializzarsi </hi><hi rend="CharOverride-1">nella produzione di stoffe e importare vino dal Portogallo (e</hi><hi rend="CharOverride-1"> viceversa). Nel mercato internazionale 1 unità di stoffa, prodotta col</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro di 100 inglesi, si scambia con 1 unità </hi><hi rend="CharOverride-1">di vino prodotta col lavoro di 80 portoghesi: un tale scambio non sarebbe possibile nel mercato interno.</hi></p></item>
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        <listBibl>
          <head>References</head>
          <bibl n="145396">Bellofiore, Riccardo. 2020. Smith, Ricardo, Marx, Sraffa. Il lavoro nella riflessione economico-politica. Torino: Rosenberg &amp;amp; Sellier.</bibl>
          <bibl n="145512">Blanco, Luigi. 1991. Stato e funzionari nella Francia del Settecento: gli &amp;#171;ing&amp;#233;nieurs des ponts et chauss&amp;#233;es&amp;#187;. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="144655">Campanella, Francesco. 1982. “Lavoro.” In Dizionario di economia politica, diretto da Giorgio Lunghini con la collaborazione di Mariano D’Antonio, 93-148. Torino: Boringhieri.</bibl>
          <bibl n="145328">Conchon, Anne. 2016. La corv&amp;#233;e des grands chemins au xviiie si&amp;#232;cle: &amp;#201;conomie d’une institution. Rennes: Presses universitaires de Rennes.</bibl>
          <bibl n="146878">Einaudi, Luigi. 1934. “La corporazione aperta.” Riforma sociale (marzo-aprile): 129-50.</bibl>
          <bibl n="146181">Finzi, Roberto, a cura di. 1978. Turgot. Le ricchezze, il progresso e la storia universale. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="146012">Heckscher, Eli Filip. 1936. “Mercantilismo.” In Storia economica, a cura di Gino Luzzatto, 346-729. Torino: UTET.</bibl>
          <bibl n="146776">Ingrao, Bruna e Ranchetti, Fabio. 1996. Il mercato nel pensiero economico. Milano: Hoepli.</bibl>
          <bibl n="146582">Magliulo, Antonio. 2022. A History of European Economic Thought. London and New York: Routledge.</bibl>
          <bibl n="147236">O’Brien, Denis Patrick. 1984. Gli economisti classici. Bologna: il Mulino.</bibl>
          <bibl n="145688">Polanyi, Karl. 1944 (1974). La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca. Torino: Einaudi.</bibl>
          <bibl n="146251">Ricardo, David. 1821 (2006). Principi di economia politica e dell’imposta. Milano: Milano Finanza Editori.</bibl>
          <bibl n="146486">Sargent, Arthur John. 1899. The economic policy of Colbert. New York-Bombay: Longmans-Green and Co.</bibl>
          <bibl n="146453">Zagari, Eugenio. 2000. L’economia politica dal mercantilismo ai nostri giorni. Torino: Giappichelli.</bibl>
        </listBibl>
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    </body>
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