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        <title type="main" level="a">Razionalità economica, lavoro salariato e divisione del lavoro in Mandeville</title>
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            <forename>Mauro</forename>
            <surname>Simonazzi</surname>
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          <resp>This is a section of <title>Idee di lavoro e di ozio per la nostra civiltà</title>(DOI: <idno type="DOI">10.36253/979-12-215-0319-7</idno>) by </resp>
          <name>Giovanni Mari, Francesco Ammannati, Brogi Stefano, Tiziana Faitini, Arianna Fermani, Francesco Seghezzi, Annalisa Tonarelli</name>
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        <publisher>Firenze University Press</publisher>
        <pubPlace>Florence</pubPlace>
        <date when="2024">2024</date>
        <idno type="DOI">https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.62</idno>
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          <p>Copyright Author(s)</p>
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        <p>This is original content, published for academic research purposes</p>
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        <p>Mandeville lives in a transitional age in which economics, morality and politics are not clearly distinguished. He emphasises the contrast between the emerging economic rationality and Christian ethics, between utilitarianism and strict ethics. The motto 'private vices, public benefits' highlights this contradiction. The Dutch philosopher is not an economist in the modern sense, but he questions the causes of the nation's wealth and adopts some of the assumptions of mercantilism, such as the importance of a surplus balance of trade and the policy of low wages. He argues that the primary cause of a nation's wealth is wage labour and is one of the first to grasp the importance of the division of labour. He distinguishes between two types of work: wage labour, which only concerns the poor and is performed out of sheer necessity, and self-employment, which, on the other hand, allows for the satisfaction of the fundamental passions of human nature, such as the desire to improve one's condition and to be esteemed.</p>
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            <item>Mandeville</item>
            <item>division of labour</item>
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      <p>It is available online at https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.62<ref target="https://doi.org/10.36253/979-12-215-0319-7.62" /></p>
      
      <p rend="h1_chapter">Razionalità economica, lavoro salariato e divisione del lavoro in Mandeville</p><p rend="h1_author ParaOverride-1" ><hi rend="CharOverride-1">Mauro Simonazzi</hi></p><p rend="h2" ><hi>1. Cenni biografici</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Bernard Mandeville (1670-1733) nasce a Rotterdam</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel 1670 da una famiglia di medici e avvocati. Studia</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla Scuola Erasmiana, si laurea in medicina e filosofia</hi><hi rend="CharOverride-1"> all’Università di Leida e attorno al 1693 si </hi><hi rend="CharOverride-1">trasferisce a Londra, dove inizia ad esercitare come medico </hi><hi rend="CharOverride-1">delle malattie nervose. Nel 1705 pubblica anonimo l’apologo </hi><hi rend="CharOverride-1">dal titolo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’alveare scontento, o i furfanti resi onesti</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> L’apologo passa quasi inosservato e Mandeville lo ripubblica nel</hi><hi rend="CharOverride-1"> 1714 in un’opera più ampia, dal titolo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La </hi><hi rend="italic CharOverride-1">favola delle api</hi><hi rend="CharOverride-1">, che comprende una serie di </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Note</hi><hi rend="CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">esplicative, una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Prefazione</hi><hi rend="CharOverride-1">, una </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Introduzione</hi><hi rend="CharOverride-1"> e un saggio dal</hi><hi rend="CharOverride-1"> titolo </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ricerca sull’origine della virtù morale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Nove anni </hi><hi rend="CharOverride-1">più tardi, nel 1723, pubblica una nuova edizione della </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Fa</hi><hi rend="italic CharOverride-1">vola </hi><hi rend="CharOverride-1">con l’aggiunta di altri due saggi, dal titolo: </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Indagine sulla natura della società</hi><hi rend="CharOverride-1"> e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Saggio sulla carità e </hi><hi rend="italic CharOverride-1">sulle Scuole di carità</hi><hi rend="CharOverride-1">. Questa edizione verrà condannata dal Gran</hi><hi rend="CharOverride-1"> Jury del Middlesex e segnerà l’inizio della fortuna di</hi><hi rend="CharOverride-1"> scandalo di Mandeville. Nel dicembre del 1728 pubblica i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dialoghi tra Orazio e Cleomene</hi><hi rend="CharOverride-1">, un’opera in sei dialoghi</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella quale due personaggi, Cleomene e Orazio, commentano le tesi</hi><hi rend="CharOverride-1"> contenute nella </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Favola</hi><hi rend="CharOverride-1">. Infine, nel 1732 dà alle stampe</hi><hi rend="CharOverride-1"> la </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ricerca sull’origine dell’onore e sull’utilità </hi><hi rend="italic CharOverride-1">del cristianesimo in guerra</hi><hi rend="CharOverride-1">, che rappresenta idealmente la continuazione de</hi><hi rend="CharOverride-1">i </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dialoghi</hi><hi rend="CharOverride-1">. Mandeville muore a Londra a causa di un</hi><hi rend="CharOverride-1">’influenza il 21 gennaio 1733, all’età di 62 anni.</hi></p><p rend="h2" ><hi>2. Vizi privati, pubblici benefici: la nascita della razionalità economica</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mandeville è uno dei principali interpreti delle grandi trasformazioni che</hi><hi rend="CharOverride-1"> avvengono in Inghilterra negli anni successivi alla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Glorious Revolution </hi><hi rend="CharOverride-1">(1688)</hi><hi rend="CharOverride-1">. Dal punto di vista socio-economico, il filosofo olandese </hi><hi rend="CharOverride-1">critica gli ideali di virtù dell’umanesimo civico, legati alla </hi><hi rend="CharOverride-1">proprietà terriera e al contesto rurale, ed elabora una teoria</hi><hi rend="CharOverride-1"> che apparentemente giustifica le istituzioni finanziarie e politiche della nascente</hi><hi rend="CharOverride-1"> società commerciale e il lusso del nuovo ambiente urbano. </hi><hi rend="CharOverride-1">La nuova razionalità economica utilitarista che emerge da questo contesto </hi><hi rend="CharOverride-1">è in contrasto con i principi dell’etica cristiana (Simonazzi </hi><hi rend="CharOverride-1">2011, 109-14) e questo contrasto è riassunto in maniera icastica </hi><hi rend="CharOverride-1">dal paradosso ‘vizi privati, pubblici benefici’, dove i vizi</hi><hi rend="CharOverride-1"> consistono nella ricerca del proprio interesse e i benefici pubblici</hi><hi rend="CharOverride-1"> nella ricchezza della nazione. È il paradosso di una </hi><hi rend="CharOverride-1">società in trasformazione, nella quale sta emergendo la nuova morale </hi><hi rend="CharOverride-1">utilitarista, ma nella quale non è ancora declinata la morale </hi><hi rend="CharOverride-1">cristiana e per questa ragione convivono due ‘fini ultimi’</hi><hi rend="CharOverride-1">: l’utile economico e il bene morale, che il </hi><hi rend="CharOverride-1">filosofo olandese riassume nella massima evangelica «non fare agli </hi><hi rend="CharOverride-1">altri ciò che non vorresti fosse fatto a te». </hi><hi rend="CharOverride-1">Il problema è che la logica dell’utile economico legittima</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’egoismo, cioè la massimizzazione dell’interesse personale, senza curarsi</hi><hi rend="CharOverride-1"> delle conseguenze</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> </hi><hi rend="CharOverride-1">(Mandeville 1987, 37-9). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Dal punto di vista antropologico,</hi><hi rend="CharOverride-1"> invece, elabora una nuova teoria della natura umana con la</hi><hi rend="CharOverride-1"> quale decostruisce il soggetto morale della tradizione cristiana, mostrando quali</hi><hi rend="CharOverride-1"> siano i reali moventi delle azioni umane. Infatti, secondo il</hi><hi rend="CharOverride-1"> filosofo olandese sono soprattutto gli scambi economici a rivelare la</hi><hi rend="CharOverride-1"> dimensione profonda della natura umana. Mandeville ritiene che l’</hi><hi rend="CharOverride-1">errore compiuto da filosofi e moralisti di tutti i tempi </hi><hi rend="CharOverride-1">sia stato quello di credere che l’uomo possa agire</hi><hi rend="CharOverride-1"> mosso esclusivamente da «un’ambizione razionale di essere buono»</hi><hi rend="CharOverride-1"> (Mandeville 1987, 29), cioè dai propri principi morali, mentre i</hi><hi rend="CharOverride-1"> reali moventi delle azioni umane sono le passioni: «credo</hi><hi rend="CharOverride-1"> che l’uomo […] sia un composto di diverse passioni</hi><hi rend="CharOverride-1"> ciascuna delle quali, se viene eccitata e diventa dominante, di</hi><hi rend="CharOverride-1"> volta in volta lo governa, lo voglia egli o meno</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Mandeville 1987, 23). E le passioni fondamentali rispondono alla </hi><hi rend="CharOverride-1">logica del desiderio di appropriazione («Il desiderio di migliorare </hi><hi rend="CharOverride-1">la nostra condizione [è] la caratteristica più peculiare della nostra </hi><hi rend="CharOverride-1">specie», Mandeville 1978, 123) e del bisogno di riconoscimento </hi><hi rend="CharOverride-1">sociale:</hi></p><p rend="quotations_quotation_b1" ><hi rend="CharOverride-1">Che gli uomini siano desiderosi di lode e amino</hi><hi rend="CharOverride-1"> essere approvati dagli altri, è il risultato, l’evidente conseguenza</hi><hi rend="CharOverride-1"> di quella predilezione per se stessi che domina la natura</hi><hi rend="CharOverride-1"> umana, ed è sentita da ciascuno prima ancora di avere</hi><hi rend="CharOverride-1"> tempo o capacità di riflettere e pensare ad altro (</hi><hi rend="CharOverride-1">Mandeville 1998, 17-9).</hi></p><p rend="h2" ><hi>3. Produzione di ricchezza e lavoro</hi><hi> salariato</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Come ha osservato Luisa Pesante, Mandeville distingue due tipologie di lavoratori (Pesante 2013, 256-</hi><hi rend="CharOverride-1">69; Silvestrini 2020): quelli autonomi, come l’artigiano </hi><hi rend="CharOverride-1">o il commerciante, per i quali il lavoro è parte </hi><hi rend="CharOverride-1">della propria autorealizzazione individuale perché richiede iniziativa, fantasia, capacità e </hi><hi rend="CharOverride-1">competenze specifiche; e i lavoratori salariati o dipendenti, che devono </hi><hi rend="CharOverride-1">svolgere le mansioni più umili, faticose e meno remunerative, che </hi><hi rend="CharOverride-1">nessuno vorrebbe svolgere se non fosse in una condizione di </hi><hi rend="CharOverride-1">estrema necessità: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Chi ha avuto una qualche educazione può scegliere </hi><hi rend="CharOverride-1">di propria iniziativa di fare l’agricoltore ed essere diligente </hi><hi rend="CharOverride-1">nell’eseguire il lavoro più sporco e faticoso, ma in </hi><hi rend="CharOverride-1">tal caso deve trattarsi della sua proprietà e sono l’</hi><hi rend="CharOverride-1">avarizia, la preoccupazione per la famiglia o qualche altro motivo </hi><hi rend="CharOverride-1">urgente a spingerlo a quel lavoro; lo stesso uomo non </hi><hi rend="CharOverride-1">vorrebbe certo divenire un buon dipendente salariato e servire un </hi><hi rend="CharOverride-1">fattore per una miserevole ricompensa; almeno non sarebbe adatto a </hi><hi rend="CharOverride-1">questo tipo di lavoro come un bracciante che ha sempre </hi><hi rend="CharOverride-1">lavorato l’aratro, ha sempre spinto il carro del letame </hi><hi rend="CharOverride-1">e che non ricorda di aver mai vissuto in altra </hi><hi rend="CharOverride-1">maniera (Mandeville 1987, 200-1). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’analisi del lavoro si svolge</hi><hi rend="CharOverride-1"> quindi su due piani. Il primo è quello dei </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori autonomi, che sono in competizione tra loro e che </hi><hi rend="CharOverride-1">sono mossi sia dalla passione acquisitiva, che si soddisfa </hi><hi rend="CharOverride-1">con l’accumulazione, sia dalle passioni dell’io, come il </hi><hi rend="CharOverride-1">desiderio di stima, la vanità e l’invidia (Pulcini 2001,</hi><hi rend="CharOverride-1"> 61-89). Su questo piano i vizi privati (che corrispondono</hi><hi rend="CharOverride-1"> alla ricerca del proprio interesse) producono benefici pubblici (contribuiscono alla</hi><hi rend="CharOverride-1"> ricchezza complessiva della società) e lo sviluppo avviene in maniera</hi><hi rend="CharOverride-1"> impersonale secondo un processo evolutivo.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il secondo piano riguarda invece </hi><hi rend="CharOverride-1">il lavoro salariato, che nasce dal bisogno e quindi riguarda </hi><hi rend="CharOverride-1">le classi sociali più povere e ignoranti. Il lavoro non </hi><hi rend="CharOverride-1">ha alcuna funzione di realizzazione personale, ma è solo una</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessità che risponde esclusivamente al bisogno di sopravvivenza. Nelle società</hi><hi rend="CharOverride-1"> moderne ci sono lavori che nessuno farebbe, se non fosse</hi><hi rend="CharOverride-1"> costretto. Eppure sono lavori necessari per mantenere ricco e potente</hi><hi rend="CharOverride-1"> uno Stato. Mandeville non esita a definire i lavoratori salariati</hi><hi rend="CharOverride-1"> come i moderni schiavi: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">In una nazione libera dove </hi><hi rend="CharOverride-1">non è permesso tenere schiavi, la ricchezza più sicura consiste </hi><hi rend="CharOverride-1">in una moltitudine di poveri laboriosi […] Per garantire la </hi><hi rend="CharOverride-1">felicità a una nazione e la tranquillità alla gente anche </hi><hi rend="CharOverride-1">in circostanze sfavorevoli, è necessario che un gran numero di </hi><hi rend="CharOverride-1">persone sia ignorante e povero (Mandeville 1987, 199).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mandeville riteneva</hi><hi rend="CharOverride-1"> che la diversa educazione tra ricchi e poveri avesse creato</hi><hi rend="CharOverride-1"> una differenza artificiale, ma reale, nella natura degli uomini. Mentre</hi><hi rend="CharOverride-1"> i ricchi avevano un costante desiderio di migliorare la propria</hi><hi rend="CharOverride-1"> condizione, invece i poveri, che non potevano ambire realmente a</hi><hi rend="CharOverride-1"> un miglioramento, erano pigri e indolenti. Questo voleva dire </hi><hi rend="CharOverride-1">che i poveri potevano essere motivati al lavoro solo dalla</hi><hi rend="CharOverride-1"> necessità immediata e per questa ragione Mandeville sosteneva l’</hi><hi rend="CharOverride-1">importanza di mantenere un certo numero di poveri nell’indigenza </hi><hi rend="CharOverride-1">e nell’ignoranza: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">L’abbondanza e il basso prezzo delle</hi><hi rend="CharOverride-1"> derrate dipende in gran misura dal prezzo e dal valore</hi><hi rend="CharOverride-1"> di questo lavoro e di conseguenza il benessere di tutte</hi><hi rend="CharOverride-1"> le società […] esige che il lavoro sia compiuto da</hi><hi rend="CharOverride-1"> quei suoi componenti che, forti e robusti, non abituati all</hi><hi rend="CharOverride-1">’ozio e alla pigrizia, si accontentano del solo necessario per</hi><hi rend="CharOverride-1"> vivere e sono felici di vestirsi sempre con le stoffe</hi><hi rend="CharOverride-1"> più grossolane, si preoccupano soltanto che il cibo basti a</hi><hi rend="CharOverride-1"> nutrire il corpo (Mandeville 1987, 198).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Mandeville non concepisce ancora </hi><hi rend="CharOverride-1">l’economia come una scienza autonoma e quindi non la </hi><hi rend="CharOverride-1">separa dall’antropologia, dalla morale e dalla politica, tuttavia si </hi><hi rend="CharOverride-1">interroga su come rendere ricca e prospera una nazione e </hi><hi rend="CharOverride-1">sostiene che la ricchezza non dipende dall’oro, dall’argento </hi><hi rend="CharOverride-1">o dal denaro in circolazione, ma dalla quantità di lavoro, </hi><hi rend="CharOverride-1">cioè dalla produzione e dalla circolazione dei beni di consumo. </hi><hi rend="CharOverride-1">Si tratta di un’idea diffusa tra i mercantilisti dell’</hi><hi rend="CharOverride-1">epoca, con i quali condivide la convinzione che la prosperità </hi><hi rend="CharOverride-1">della nazione dipende dalla bilancia commerciale in attivo, ovvero dall’</hi><hi rend="CharOverride-1">esportazione dei beni di consumo, dall’alto numero di poveri </hi><hi rend="CharOverride-1">e dai bassi salari. Questo crea una situazione contraddittoria: il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro manuale è all’origine della ricchezza nazionale, ma i </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoratori devono essere tenuti in una condizione di indigenza. Il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro manuale non solo non costituisce un elemento di emancipazione </hi><hi rend="CharOverride-1">o di realizzazione personale ma, al contrario, riduce ad una </hi><hi rend="CharOverride-1">condizione servile alla quale ci si sottomette per mera necessità. </hi><hi rend="CharOverride-1">Affinché i poveri laboriosi continuino a mantenere nel lusso i </hi><hi rend="CharOverride-1">ricchi, occorre che rimangano nell’ignoranza e nella convinzione di </hi><hi rend="CharOverride-1">essere inferiori rispetto ai propri padroni perché «nessuno si sottomette</hi><hi rend="CharOverride-1"> volentieri ai propri eguali e se un cavallo sapesse tutto</hi><hi rend="CharOverride-1"> quello che sa un uomo, non vorrei certo essere il</hi><hi rend="CharOverride-1"> suo cavaliere» (Mandeville 1987, 201).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il filosofo olandese, in buona</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostanza, teorizza l’esistenza di due tipi umani: il povero,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che non è molto diverso dalle bestie e che come</hi><hi rend="CharOverride-1"> tale deve essere trattato, e il ricco, che invece realizza</hi><hi rend="CharOverride-1"> pienamente la propria umanità, avendo la possibilità di soddisfare le</hi><hi rend="CharOverride-1"> passioni che caratterizzano l’essere umano (Pongiglione e Tolonen 2016).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Per </hi><hi rend="CharOverride-1">questa ragione, Mandeville non solo auspicava che la classe di</hi><hi rend="CharOverride-1"> poveri laboriosi fosse sempre molto numerosa, ma sosteneva anche</hi><hi rend="CharOverride-1"> che occorresse scoraggiare la mobilità sociale attraverso tre misure: </hi><hi rend="CharOverride-1">salari molto bassi (Mandeville 1987, 198), istruzione a pagamento </hi><hi rend="CharOverride-1">(Mandeville 1987, 207) e nessuna interferenza dello Stato per favorire</hi><hi rend="CharOverride-1"> l’istruzione (Mandeville 1987, 209).</hi></p><p rend="h2" ><hi>4. La divisione del</hi><hi> lavoro</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">L’aspetto più originale della riflessione di Mandeville sul</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro riguarda i vantaggi della specializzazione e della divisione del</hi><hi rend="CharOverride-1"> lavoro. Nell’</hi><hi rend="italic CharOverride-1">Indice </hi><hi rend="CharOverride-1">dei </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dialoghi</hi><hi rend="CharOverride-1">, alla voce </hi><hi rend="italic CharOverride-1">lavoro</hi><hi rend="CharOverride-1">, troviamo</hi><hi rend="CharOverride-1"> il seguente rimando «l’utilità di dividerlo e suddividerlo»</hi><hi rend="CharOverride-1">. La divisione del lavoro aumenta l’abilità dell’operaio </hi><hi rend="CharOverride-1">e quindi la sua produttività. L’argomento è esposto attraverso </hi><hi rend="CharOverride-1">tre esempi. Il primo riguarda la costruzione di una nave </hi><hi rend="CharOverride-1">da guerra, Mandeville afferma che la nave potrebbe essere costruita </hi><hi rend="CharOverride-1">da semplici operai, anche senza la guida di un ingegnere, </hi><hi rend="CharOverride-1">purché specializzati ognuno nel proprio ambito particolare: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">In questa nazione </hi><hi rend="CharOverride-1">c’è un gran numero di operai che, se in </hi><hi rend="CharOverride-1">possesso di tutti i materiali necessari, sarebbero in grado in </hi><hi rend="CharOverride-1">meno di sei mesi di costruire e di equipaggiare una </hi><hi rend="CharOverride-1">nave da guerra di prima classe e di metterla in </hi><hi rend="CharOverride-1">grado di navigare. Tuttavia è certo che questo lavoro sarebbe </hi><hi rend="CharOverride-1">impossibile se non lo si dividesse e sottodividesse in un </hi><hi rend="CharOverride-1">gran numero di diversi lavori (Mandeville 1978, 95).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il secondo esempio</hi><hi rend="CharOverride-1"> è relativo alla differenza tra i selvaggi, che non conoscono</hi><hi rend="CharOverride-1"> la specializzazione e la divisione del lavoro, e gli uomini</hi><hi rend="CharOverride-1"> civilizzati: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Ma se uno si applica solo a fare archi</hi><hi rend="CharOverride-1"> e frecce, mentre un altro provvede al cibo, un terzo</hi><hi rend="CharOverride-1"> costruisce capanne, un quarto fa abiti e un quinto utensili</hi><hi rend="CharOverride-1"> essi non divengono solamente utili gli uni agli altri, ma</hi><hi rend="CharOverride-1"> nel medesimo tempo perfezionano le arti e i mestieri più</hi><hi rend="CharOverride-1"> che se ciascuno dei cinque si fosse applicato indifferentemente a</hi><hi rend="CharOverride-1"> tutte queste diverse occupazioni (Mandeville 1978, 193).</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il terzo esempio </hi><hi rend="CharOverride-1">riguarda l’amministrazione pubblica, Mandeville sostiene che l’organizzazione della </hi><hi rend="CharOverride-1">struttura che prevede una rigida divisione del lavoro è più </hi><hi rend="CharOverride-1">importante dell’abilità dei singoli funzionari: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Dividendo le funzioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">un grande ufficio e suddividendole ancora in molte parti si </hi><hi rend="CharOverride-1">rendono tanto agevoli e tanto ben determinate le mansioni di </hi><hi rend="CharOverride-1">ciascuno, da rendere quasi impossibile l’errore, per poco che </hi><hi rend="CharOverride-1">si conosca il proprio lavoro (Mandeville 1978, 220). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Queste teorie </hi><hi rend="CharOverride-1">sulla divisione del lavoro influenzarono Adam Smith, come segnalò Marx </hi><hi rend="CharOverride-1">ne </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Capitale</hi><hi rend="CharOverride-1">, quando nel capitolo intitolato </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Divisione del lavoro</hi><hi rend="italic CharOverride-1"> e manifattura</hi><hi rend="CharOverride-1"> sostenne che Adam Smith aveva copiato ‘parola </hi><hi rend="CharOverride-1">per parola’ un intero brano dalla </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Favola delle api </hi><hi rend="CharOverride-1">(Marx 1970, vol. I, 398, nota 57). </hi></p><p rend="h2" ><hi>5. Considerazioni conclusive</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro svolge un ruolo fondamentale nella società perché è considerato </hi><hi rend="CharOverride-1">all’origine della ricchezza delle nazioni, ma è </hi><hi rend="CharOverride-1">concepito in maniera ambivalente, a seconda che riguardi il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">salariato, nel quale sono impiegati i poveri, oppure il lavoro </hi><hi rend="CharOverride-1">autonomo, che invece riguarda esclusivamente le classi più abbienti. Per </hi><hi rend="CharOverride-1">comprendere il significato che Mandeville attribuisce al lavoro occorre ampliare </hi><hi rend="CharOverride-1">il contesto e prendere in considerazione la teoria della natura </hi><hi rend="CharOverride-1">umana, i suoi moventi e i fini ultimi. Nel caso </hi><hi rend="CharOverride-1">del lavoro salariato il lavoro ha la funzione di soddisfare </hi><hi rend="CharOverride-1">i bisogni di sopravvivenza e pertanto è una necessità che </hi><hi rend="CharOverride-1">non contribuisce allo sviluppo umano, mentre per quanto riguarda il </hi><hi rend="CharOverride-1">lavoro autonomo, le cose stanno diversamente perché soddisfa le passioni </hi><hi rend="CharOverride-1">fondamentali della natura umana del desiderio di acquisizione e di </hi><hi rend="CharOverride-1">riconoscimento sociale.</hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Queste riflessioni sul lavoro e, più in generale, </hi><hi rend="CharOverride-1">le sue analisi economiche non ebbero molta fortuna e nel </hi><hi rend="CharOverride-1">corso dell’Ottocento Mandeville venne quasi completamente dimenticato (tranne che</hi><hi rend="CharOverride-1"> da Karl Marx e pochi altri). Diverso è il</hi><hi rend="CharOverride-1"> discorso per quanto riguarda la teoria sulla divisione del lavoro,</hi><hi rend="CharOverride-1"> che verrà ripresa sia da Rousseau sia da Smith, e</hi><hi rend="CharOverride-1"> le sue riflessioni sull’utilità del lusso, che suscitarono un</hi><hi rend="CharOverride-1"> ampio dibattito, soprattutto in Francia. </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">Rimane aperto un problema interpretativo</hi><hi rend="CharOverride-1"> rilevante, che riguarda l’intera opera. Per quanto la </hi><hi rend="CharOverride-1">descrizione del lavoro salariato rifletta gli stereotipi del proprio tempo, </hi><hi rend="CharOverride-1">il tono e gli esempi utilizzati dal filosofo olandese fanno</hi><hi rend="CharOverride-1"> sorgere un dubbio. L’analisi della società commerciale inglese</hi><hi rend="CharOverride-1"> è una legittimazione del nascente sistema capitalista (Hayek 1966),</hi><hi rend="CharOverride-1"> oppure è una provocazione satirica che mira a mettere in</hi><hi rend="CharOverride-1"> evidenza le contraddizioni di quel sistema di produzione (Colletti </hi><hi rend="CharOverride-1">1969)? Probabilmente la domanda è mal posta. Il filosofo</hi><hi rend="CharOverride-1"> olandese ha sempre ripetuto che il suo progetto filosofico era</hi><hi rend="CharOverride-1"> semplicemente quello di compiere «un’anatomia della parte invisibile </hi><hi rend="CharOverride-1">dell’uomo» (Mandeville 1987, 95) e di limitarsi a descrivere</hi><hi rend="CharOverride-1"> il funzionamento della società senza parteggiare per un partito o</hi><hi rend="CharOverride-1"> per l’altro («Non ho niente a che fare</hi><hi rend="CharOverride-1"> con Whigs o Tories», Mandeville 1998, 153). Il </hi><hi rend="CharOverride-1">tono cinico di certe descrizioni sembra far emergere la rassegnata </hi><hi rend="CharOverride-1">delusione di un moralista disincantato, che non crede che «la</hi><hi rend="CharOverride-1"> gente [possa] essere resa migliore con il dire loro qualcosa</hi><hi rend="CharOverride-1">» (Mandeville 1987, 5), ma che al tempo stesso non</hi><hi rend="CharOverride-1"> pensa di vivere nel migliore dei mondi possibili: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Se, mettendo</hi><hi rend="CharOverride-1"> da parte ogni grandezza e vanità mondana, mi si chiedesse</hi><hi rend="CharOverride-1"> dove penso che gli uomini abbiano maggiore probabilità di godere</hi><hi rend="CharOverride-1"> della vera felicità, anteporrei una piccola società pacifica in </hi><hi rend="CharOverride-1">cui gli uomini, né invidiati né stimati dai loro vicini, </hi><hi rend="CharOverride-1">vivono contenti del prodotto naturale del luogo in cui abitano, </hi><hi rend="CharOverride-1">ad una grande moltitudine ricca e potente, sempre intenta a </hi><hi rend="CharOverride-1">fare conquiste con le armi fuori delle frontiere, e a </hi><hi rend="CharOverride-1">corrompersi con il lusso straniero in patria (Mandeville 1987, 7). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">In un passo molto significativo, Mandeville scrive: </hi></p><p rend="quotation_b" ><hi rend="CharOverride-1">Quando dico che </hi><hi rend="CharOverride-1">le società non possono raggiungere ricchezza, potenza e il vertice </hi><hi rend="CharOverride-1">della gloria terrena senza vizi, non credo di invitare gli </hi><hi rend="CharOverride-1">uomini ad essere viziosi, più di quanto li inviti ad </hi><hi rend="CharOverride-1">essere litigiosi o avidi, quando sostengo che la professione legale </hi><hi rend="CharOverride-1">non potrebbe mantenere in modo così splendido tante persone, se </hi><hi rend="CharOverride-1">non vi fosse abbondanza di gente troppo egoista e litigiosa </hi><hi rend="CharOverride-1">(Mandeville 1987, 155). </hi></p><p rend="text" ><hi rend="CharOverride-1">E forse era proprio questo lucido e </hi><hi rend="CharOverride-1">freddo atteggiamento descrittivo che piaceva a Karl Marx, che nel </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Capitale</hi><hi rend="CharOverride-1"> lo definì «uomo onesto e mente chiara» (Marx </hi><hi rend="CharOverride-1">1970, vol. I, 674).</hi></p><p rend="h2" ><hi>Riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Colletti, Lucio. 1969. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ideologia e società</hi><hi rend="CharOverride-1">. Bari: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hayek, Friedrich A. 1966. “Dr. Bernard Mandeville.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Proceedings of the British Academy </hi><hi rend="CharOverride-1">62</hi><hi rend="CharOverride-1">: 125-41. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mandeville, Bernard. 1978. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Dialogo tra Cleomene e Orazio</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Giulia Belgioioso. Lecce: Milella.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mandeville, Bernard. 1987. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">La favola delle api</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Tito Magri. Bari-Roma: Laterza.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Mandeville, Bernard. 1998. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Ricerca sull’origine dell’onore e sull’utilità del cristianesimo in guerra</hi><hi rend="CharOverride-1">, a cura di Andrea Branchi. Firenze: La Nuova Italia.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Marx, Karl. 1970. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Il Capitale</hi><hi rend="CharOverride-1">, 3 voll. Roma: Editori Riuniti.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pesante, Maria Luisa. 2013. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Come servi. Figure del lavoro salariato dal diritto naturale all’economia politica</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pongiglione, Francesca, and Mikko Tolonen. 2016. “Mandeville on Charity Schools: Happiness, Social Order and the Psychology of Poverty.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Erasmus Journal for Philosophy and Economics </hi><hi rend="CharOverride-1">9, 1: 82-100. h</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">ttps://doi.org/10.23941/ejpe.v9i1.215</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Pulcini, Elena. 2001. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">L’individuo senza passioni. Individualismo moderno e perdita del legame sociale</hi><hi rend="CharOverride-1">. Torino: Bollati Boringhieri.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Silvestrini, Gabriella. 2020. “Contro l’utopia. Mandeville e la pubblica felicità divisa nel minor numero.” </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Filosofia politica </hi><hi rend="CharOverride-1">1: 25-42. h</hi><ref target="0"><hi rend="CharOverride-1">ttps://doi.org/10.1416/96093</hi></ref></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Simonazzi, Mauro. 2011. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Mandeville</hi><hi rend="CharOverride-1">. Roma: Carocci. </hi></p><p rend="bib_indx_bib_tit" ><hi>Altri riferimenti bibliografici</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Carrive, Paulette. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Bernard Mandeville. Passions, Vices, Vertus</hi><hi rend="CharOverride-1">.</hi><hi rend="CharOverride-1"> Paris: Vrin.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Hundert, Edward. 1994. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">The Enlightenment’s Fable. Bernard Mandeville and the Discovery of Society</hi><hi rend="CharOverride-1">. Cambridge: Cambridge University Press.</hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Scribano, Maria Emanuela. 1980. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Natura umana e società competitiva. Studio su Mandeville</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: Feltrinelli. </hi></p><p rend="bib_indx_bib" ><hi rend="CharOverride-1">Simonazzi, Mauro. 2008. </hi><hi rend="italic CharOverride-1">Le favole della filosofia. Saggio su Bernard Mandeville</hi><hi rend="CharOverride-1">. Milano: FrancoAngeli. </hi></p>  
      
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          <head>References</head>
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          <bibl n="146804">Mandeville, Bernard. 1987. La favola delle api, a cura di Tito Magri. Bari-Roma: Laterza.</bibl>
          <bibl n="144996">Mandeville, Bernard. 1998. Ricerca sull’origine dell’onore e sull’utilit&amp;#224; del cristianesimo in guerra, a cura di Andrea Branchi. Firenze: La Nuova Italia.</bibl>
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          <bibl n="146109">Scribano, Maria Emanuela. 1980. Natura umana e societ&amp;#224; competitiva. Studio su Mandeville. Milano: Feltrinelli.</bibl>
          <bibl n="146375">Simonazzi, Mauro. 2008. Le favole della filosofia. Saggio su Bernard Mandeville. Milano: FrancoAngeli.</bibl>
        </listBibl>
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